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Meteo, tutta Italia in verde dopo l’addio all’afa: ma oggi la svolta con maltempo, le previsioni

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(Adnkronos) – Dopo il passaggio dell'Anticiclone delle Azzorre nei giorni scorsi, che hanno decretato la fine del caldo afoso che ha caratterizzato l'estate 2026, l'Italia continua ad essere caratterizzata da temperature miti, o da un "clima settembrino", come l'hanno definito gli esperti. Ciò è confermato anche dal bollettino sulle ondate di calore pubblicato dal Ministero della Salute.  Tutta Italia, infatti, è in verde almeno fino a domani, giovedì 17 settembre: tutte e 27 le città monitorate dal Ministero presentano un livello di allerta zero per la salute. Sembrano ormai un ricordo i bollini rossi e arancioni che hanno caratterizzato i mesi scorsi quando c'era il caldo africano.  Come spiegano gli esperti de IlMeteo.it, da oggi arriverà un fronte temporalesco dall'Atlantico che porterà pioggia prima sulle Alpi e poi nelle prossime ore sulle regioni centro-settentrionali. Venerdì previsti rovesci anche al Sud. Ma già da domenica 20 settembre potrebbe cambiare ulteriormente la situazione dal momento che l'alta pressione comincerà ad affacciarsi di nuovo sul Belpaese e la prossima settimana tornerà addirittura l'anticiclone.   
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Ucraina-Russia, le minacce di Mosca: “Europa avvicina armi nucleari, Polonia può sparire in 2 giorni”

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(Adnkronos) –
La tregua energetica tra Ucraina e Russia non decolla, Mosca prende tempo e il copione non cambia. La guerra sul terreno prosegue, quella ibrida si arricchisce di un nuovo capitolo con l'abbattimento di un drone in Lituania ad opera di due caccia italiani impiegati dalla Nato. "La presenza italiana con il personale e gli aerei della Task Force Air 'Baltic Thunder III', testimonia concretamente il nostro impegno per la sicurezza del fianco orientale e per una responsabilità europea sempre più condivisa. In questo quadro resta centrale la necessità di raggiungere la pace in Ucraina, elemento fondamentale per la sicurezza dell’intero continente", dice il ministro della Difesa Guido Crosetto in visita proprio in Lituania. "L'Italia è ormai impegnata all'interno delle operazioni della Nato sul fianco Est da oltre 10 anni".  Da Mosca, intanto, arrivano segnali contrastanti. La proposta di una tregua energetica avanzata da Donald Trump viene giudicata positivamente dal Cremlino. Il 'sì' di Vladimir Putin, però, non arriva. Piovono, invece, accuse e soprattutto minacce. La Russia accusa l'Ucraina, che continuerebbe a mettere raffinerie e impianti nel mirino. 
Niente fumata bianca, quindi. E la responsabilità, secondo la posizione russa, è sempre di qualcun altro. Se gli Stati Uniti non avessero abbandonato gli accordi raggiunti nell'agosto 2025 da Putin e Trump ad Anchorage, in Alaska, il conflitto in Ucraina sarebbe già terminato da un anno, dice il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, durante una tavola rotonda con gli ambasciatori sulla guerra in Ucraina. "Se gli americani non avessero abbandonato gli accordi di Anchorage, se l'Europa non li avesse tirati fuori da questi accordi, vivremmo senza guerra da un anno ormai. È un dato di fatto", afferma Lavrov, secondo quanto riferito dall'agenzia Interfax. Nel corso dell'incontro, il ministro ribadisce che la Russia è pronta a cercare "compromessi ragionevoli" per una soluzione del conflitto, ma non accetterà che la Nato si avvicini ai suoi confini.  Al coro si unisce il consigliere del presidente Putin, Nikolai Patrushev. Non sono state apprezzate le dichiarazioni di Radoslaw Sikorski, ministro degli Esteri polacco, secondo cui la Nato non avrebbe difficoltà ad imporsi sulla Russia in un eventuale conflitto. "La Polonia sparirà in due-tre giorni" se dovesse attaccare la Russia, dice Patrushev. "Sikorski, affermando la superiorità militare della Polonia sulla Russia, non si rende conto che, in caso di azioni militari contro Mosca, Varsavia scomparirebbe in due o tre giorni". Nella staffetta di dichiarazioni subentra la portavoce Maria Zakharova, che accusa senza mezzi termini l'Europa per i rischi di escalation: sta cercando di avvicinare armi nucleari ai confini della Russia con il pretesto di una presunta e "mitica" minaccia. "Un passo che rende molto più semplice per i nostri militari, riducendo la distanza agli obiettivi importanti, per possibili raid delle nostre capacità che si espandono così in modo considerevole", aggiunge la portavoce, che non usa sbandierare la minaccia nucleare ai livelli di altri esponenti della galassia della propaganda di Mosca, come Dmitry Medvedev o Vladimir Soloviov. "Consigliamo a queste teste calde occidentali di dare uno sguardo sobrio al mondo e di considerare i nostri avvertimenti con la massima serietà", afferma.  Nel mirino della Russia c'è Kiev in maniera dichiarata. Nelle ultime ore la Russia sollecita il personale delle ambasciate straniere nella capitale ucraina a lasciare il Paese dopo il raid di domenica che ha colpito un treno a poca distanza dal confine con la Polonia pochi minuti dopo il passaggio, proprio sullo stesso binario, di un convoglio con a bordo esponenti o ex esponenti di governi europei, fra cui l'ex Premier britannico Boris Johnson. Il monito di Mosca "rimane in vigore" malgrado le richieste occasionali su canali diplomatici di garantire a "turisti politici" occidentali il passaggio sicuro in Ucraina. "Politici e diplomatici occidentali devono valutare in modo chiaro i rischi esistenti. Volodymir Zelensky usa gli stranieri in visita come scudi umani". 
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Legge elettorale, attesa la prova finale della Camera. Ciriani: “Fiducia? Si decide a tempo debito”

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(Adnkronos) – Ottenuto l'ok (scontato) al Senato con 113 sì, 71 no e 2 astenuti, la legge elettorale voluta del centrodestra ora è attesa alla Camera, in terza lettura. Un passaggio insidioso. Che potrebbe trasformarsi nelle forche caudine della maggioranza. Ed è proprio questo ultimo giro di boa ad agitare i sonni di Giorgia Meloni: complice lo scrutinio segreto, i franchi tiratori sono sempre in agguato. Da qui i dubbi del governo sulla opportunità politica o meno di porre la questione di fiducia.   Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, confida nella lealtà degli alleati, Fi, Lega e Noi moderati. ''Sono ottimista'', taglia corto, raggiunto dai cronisti al ristorante di palazzo Madama per poi aggiungere: ''Perché bisognerebbe votare contro questa legge? Oggi al Senato abbiamo compiuto un grande passo in avanti". Allo stato, l'esecutivo non ha ancora deciso cosa fare. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, conferma che a Palazzo Chigi si sta riflettendo sulla strategia da adottare, perché il momento è cruciale. ''Per quanto riguarda la fiducia alla Camera – dice Ciriani, uno dei fedelissimi della premier – il governo deciderà a tempo debito se è opportuno porla o meno…''.  Mentre il governo riflette, La Russa esprime tutta la sua soddisfazione per il via libera della Camera alta e si chiede: ''Perché una parte dice che questa legge non va bene?''. Prende spunto dal premio di maggioranza introdotto dalla riforma elettorale, pronto a scattare a favore della coalizione che supererà il 42% , per assicurare: ''Questa legge, alla fine, dà la possibilità a tutti di competere. Nessuno è favorito. Fa vincere chi ha un voto in più. C'è la certezza che la coalizione guidata da Meloni o mister 'X' possa raggiungere il 42%, visto che non si sa chi è il capo del campo largo? No. E allora come si fa a dire che la riforma favorisce l'uno o l'altro? Nessuno veramente può essere contrario a questa legge se non per motivi propagandistici''. Anche il ministro delle Riforme, Elisabetta Casellati, non vede trappole a Montecitorio: ''Non vedo nessuno scoglio, sono ottimista che passerà anche alla Camera. Mi pare non ci siamo dubbi di qualche sovvertimento". Quanto all'ipotesi fiducia, pure la ministra non si sbilancia più di tanto: "Non lo so, facciamo un passo alla volta…''.  Tra le principali novità del testo varato dal Senato, soprannominato da Fi 'Stabilicum' e destinato a sostituire il Rosatellum: il proporzionale con premio di governabilità appunto (che scatta quando una coalizione ottenga almeno il 42% dei voti validi in entrambi i rami del Parlamento), preferenze ma con capilista bloccati, soglia di sbarramento e nome del candidato premier indicato dalla coalizione (ma non sulla scheda elettorale), aumento della soglia delle firme necessarie per presentare una lista, almeno 6mila in ogni collegio per quelle formazioni politiche non presenti alla Camera e al Senato.  
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“Organizzeremo i disertori”, il messaggio virale di Virginia Libero: le parole della leader dei giovani dem

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"Organizzeremo i disertori". Il discorso di Virginia Libero, leader dei Giovani Democratici, rimbalza dal palco della Festa dell'Unità ai social e diventa un tema politico. Le posizioni espresse dalla 28enne accendono il dibattito per il messaggio che ruota soprattutto attorno al tema della guerra e della posizione dell'Italia in politica estera. In sostanza, uno degli argomenti centrali per il campo largo che – tra Pd e M5S – cerca una linea comune. "Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori", dice Libero nell'intervento. "Perché per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra, significa dare a tutti un salario dignitoso, garantire cure. Significa che nessuno nel nostro paese deve sentirsi solo, al punto da perdere ogni singola speranza. Per arrivare a tutto questo, ci servono scelte politiche coraggiose da fare. E la sinistra questo coraggio ce lo deve avere. Io ho speranza perché so che Elly Schlein queste cose le crede davvero. E allora non saremo spettatori e arriveremo senza chiedere il permesso. Al tuo fianco, Elena", dice rivolgendosi alla segretaria del Pd, Elly Schlein. A favore di Libero si pronunciano diversi esponenti dem. "Il discorso di Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia è stato chiaro, radicale e inequivocabile. Ha dato voce a generazioni di giovani che ripudiano la guerra e sono disposti a battersi per la pace", dice la deputata Laura Boldrini. "Parole che danno speranza per il futuro in un mondo che invece purtroppo corre verso il riarmo, in cui le guerre sono tornate ad essere lo strumento per risolvere i contrasti tra i Paesi e il diritto internazionale viene calpestato. A giovani donne come Virginia dobbiamo dire grazie per il loro impegno e per la determinazione con cui guardano verso un futuro senza conflitti", aggiunge. "Vedo che molti se la prendono con Virginia Libero, la segretaria dei Giovani Democratici. E allora ci tengo a mettere a verbale che ero a Reggio Emilia e ho ascoltato lì il suo tanto criticato intervento… e ho assai applaudito. E ricordo anche che la nostra Costituzione tanto citata in queste ore per attaccare Virginia ha anche il bellissimo art.11 che ripudia la guerra", dice Matteo Orfini. "A chi se la prende con la segretaria dei Gd per aver semplicemente spiegato che c'è una generazione che non vuole vivere in un mondo in fiamme, mi limito a dire che il fatto che ci siano ragazze e ragazzi che continuano a sognare la pace è una delle poche cose che dà speranza", aggiunge. "C’è solo da ringraziare Virginia Libero che restituisce la parola a una generazione di ragazze e di ragazzi che pensano che la pace sia una politica e che va organizzata. Di fronte a chi teorizza che in Europa dobbiamo acquisire una mentalità di guerra è una boccata di ossigeno", scrive sui social il deputato del Pd Arturo Scotto. 
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Il Kennedy Center chiude. Trump: “Riapre solo col mio nome”

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(Adnkronos) – Il board del Kennedy Center di Washington ha votato per la sua chiusura per problemi finanziari e per la disputa sull'attribuzione del nome di Donald Trump al centro. Un giudice federale aveva bloccato il tentativo del 'board' del centro per le arti performative di dare all'edificio in cui ha sede, sulle rive del Potomac, il nome del Presidente, denunciandone l'illegalità.  Trump ha reso noto quindi che il Kennedy Center chiuderà immediatamente. Il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che il 'board' ha votato "quasi all'unanimità" per chiudere il centro per lavori di ristrutturazione urgenti e che non riaprirà più fino a una corte di grado più elevato non sosterrà il cambiamento di nome. 
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Fiorentina-Pisa 3-0, viola agli ottavi di Coppa Italia contro il Napoli

FIRENZE (ITALPRESS) – La Fiorentina fa il proprio dovere e accede agli ottavi di finale di Coppa Italia battendo il Pisa fra le mura amiche del ‘Franchì, in un derby toscano sempre molto sentito. Un successo che permette ai viola di conquistare gli ottavi e la sfida contro il Napoli di Allegri. Al di là del 3-0 finale, non è stata una passeggiata per De Gea e compagni, che conquistano il secondo successo consecutivo con il “nuovo-vecchio” tecnico Paolo Vanoli, al suo ritorno sulla panchina della squadra nella quale ha anche giocato da calciatore. I nerazzurri di Paolo Bianco, reduci dal pesantissimo 1-4 subito alla Cetilar Arena contro l’Entella, hanno reso la vita difficile ai gigliati facendoli soffrire per almeno mezz’ora e colpendo anche un palo con Rao. Poi proprio dopo il legno colpito dal migliore dei suoi, si sono spenti ed è uscita alla distanza la Fiorentina che, in mezzo a due rigori contestati, ma non assegnati da un incerto Marinelli, ha sbloccato la partita con Pellegrino. L’ex Parma ha siglato il suo terzo gol di fila raccogliendo una respinta di Scuffet su conclusione da fuori area di Mandragora. I padroni di casa hanno avuto percentuali anche del 90% del possesso palla ma hanno tirato poco in porta, contro un Pisa che è partito da un 3-4-2-1, che però di fatto si trasformava quasi sempre in un 5-4-1, provando a sfruttare gli esterni di centrocampo. A farne le spese Joao Mario, il peggiore dei suoi, anche se sono apparsi nervosi tutti i viola, e non è un caso che perfino un talento come Mastantuono si sia fatto ammonire. Privo di Atta, Vanoli ha lanciato Gnonto come esterno, dato una chance ad Oulai sulla linea mediana, e rispolverato Valdepenas a sinistra. I difetti visti sotto la guida di Fabio Grosso sono tutt’altro che scomparsi, ma almeno per il momento c’è il conforto dei risultati fra campionato e coppa. Il Pisa ci ha provato, con tutti i limiti del caso, con Bianco che ha dato spazio a molte delle cosiddette secondo linee, facendo entrare Moreo e Petagna solo allo scoccare dell’ora di gioco, mentre Vanoli come contromossa ha deciso di passare al 4-2-3-1 con Pedro Goncalves come trequartista. E’ Gnonto a chiudere la contesa con il raddoppio dopo una serpentina con assist vincente di Njie. Il 3-0 finale è di Pedro Goncalves che si presenta al meglio davanti ai propri tifosi. Punizione forse troppo severa per gli ospiti che a Mantova domenica prossima cercheranno il rilancio in serie B. Per i viola all’orizzonte la super sfida con il Napoli nel primo lunch match stagionale di serie A.
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(ITALPRESS).

Ucraina, Conte: “No armi a Kiev, altrimenti siamo come il governo Meloni”

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(Adnkronos) –
No alle armi all'Ucraina per cambiare rispetto al governo di Giorgia Meloni. "Io credo che un progetto progressista non possa che essere alternativo all'azione di governo e alla politica estera sin qui attuata a Palazzo Chigi", dice Giuseppe Conte, leader del M5S, rispondendo a DiMartedì alle domande sulla linea da seguire in politica estera in caso di vittoria del campo largo alle elezioni. "Quindi se dobbiamo essere progressisti significa che il giorno dopo si dà una svolta in politica estera. Se noi continuiamo a mandare le armi, se noi continuiamo a dire che sta andando tutto bene così come sta, in che cosa ci caratterizziamo in senso progressista?", dice Conte. Elly Schlein, segretaria del Pd, domenica nella chiusura della Festa dell'Unità, ha ribadito il sostegno a Kiev e ha chiesto uno sforzo per ridare all'Ue un ruolo centrale nel negoziato.  "Se dobbiamo dare una svolta all'Italia e cambiare questo paese, dobbiamo assolutamente anche cambiare l'Europa perché oggi ormai sta prevalendo la legge del più forte: non c'è più neppure un orizzonte di sicurezza e di pace, ma solo del riarmo che crea un'illusione di sicurezza perché ci sta facendo rotolare in guerra. Allora dico, fino ad ora la vostra scommessa per la vittoria militare l'avete fatta, è fallita. Adesso dateci un mandato per cambiare", dice Conte auspicando una svolta.
 Nel centrosinistra, la leadership potrebbe passare per il voto delle primarie: un passaggio rischioso?"E' un discorso che non va sottovalutato, perché la prima volta vanno insieme comunità politiche, elettorati diversi, che in passato si sono anche fatti la guerra… Però attenzione, innanzitutto abbiamo fatto un percorso molto serio col nuovo corso e una identità progressista in questo campo è ben chiara. Secondo, il tema è che io l'ho detto dall'inizio, non può essere la soluzione riconoscere che il segretario del partito più forte fa asso piglia tutto", chiarisce. In assenza di un 'nome terzo' "l'unica possibilità a questo punto è di andare alle primarie, che è una parola che ricorre nello statuto del Pd non so se venti volte, tantissime volte. Non è nella nostra testa, ma un gesto anche di generosità per cercare di tenere un processo costruttivo. E ho aggiunto che per quanto mi riguarda queste primarie per me non saranno mai divisive". Il campo largo comprenderà anche Matteo Renzi? "Io ho sempre detto che non è un problema di persone, stiamo personalizzando. Quel che è certo è che nessuno può avere la golden share. Non possiamo affidare a nessuno il potere di decidere la caduta di un governo. Quindi dobbiamo assumere delle contromisure per evitare che qualcuno possa, come è successo in passato" far cadere il governo.  
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SuperEnalotto, estrazione di oggi 15 settembre 2026: numeri vincenti

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(Adnkronos) – Nessun 6 né 5+1 all'estrazione del SuperEnalotto di oggi, martedì 15 settembre. In 5 hanno centrato il montepremi a disposizione dei punti 5, portandosi a casa rispettivamente 34.423,33 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti 6 raggiunge così quota 28.100.000,00 euro.  La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.  Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: – con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; – con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; – con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; – con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; – con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.  E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.  Estratta la combinazione vincente del SuperEnalotto: 3, 12, 18, 32, 47, 54; Numero Jolly 69; SuperStar 28.  
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Bologna, manichino di Valditara alle finestre del liceo Minghetti: “Nemico degli studenti”

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(Adnkronos) – Un manichino raffigurante il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, è stato appeso oggi, martedì 15 settembre, in mattinata in occasione del primo giorno di scuola, a una delle finestre del Liceo Minghetti a Bologna. A organizzare la protesta è stato il collettivo di opposizione studentesca Osa.  
"Meloni e Valditara sono nemici degli studenti e delle studentesse", hanno detto gli attivisti che in un cartellone hanno sottolineato: "Il futuro non è scritto, conquistiamolo. Respingiamo guerra, razzismo e imperialismo". 
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Sondaggio centrosinistra, Conte batte Schlein nelle primarie

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(Adnkronos) –
Giuseppe Conte vincerebbe le primarie contro Elly Schlein. L'esito dell'eventuale sfida per la leadership del centrosinistra è al centro di un sondaggio di Only numbers di Alessandra Ghisleri per Porta a porta. Secondo la rilevazione, il 38,8% degli elettori del campo largo preferirebbe il presidente del Movimento 5 Stelle alla segretaria del Partito democratico, che invece ferma la sua corsa al 24,7%, tallonata dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, data al 19,6%. Più indietro Matteo Renzi, con il 5,1% dei potenziali voti, Angelo Bonelli con il 2,4% e Nicola Fratoianni con lo 0,4%. Entrando nello specifico dei vari partiti, Conte raccoglierebbe il 20,3% dal Pd, il 35% da Avs, addirittura il 79% dal M5s e il 28% da Italia viva. Mentre Schlein avrebbe per sé il 34,9% dei voti degli elettori dem, il 30% dai rossoverdi, il 7,5% dai pentastellati e solo il 12% dai renziani, che dal canto loro preferirebbero Salis (32%) al loro leader Renzi (24%). La sindaca di Genova, ancora, nel suo bottino potrebbe avere il 28,4% dei voti dal Partito democratico. Quanto alla presenza di Italia viva-Casa riformista nel campo progressista, il 51,8% degli elettori del campo largo è a favore, mentre il 31,4% è contrario. Tra i più favorevoli Pd (63,4%), Avs (60%) e Iv (92%), tra i più contrari i pentastellati, con il 53,7% che non vedrebbe di buon occhio l'arrivo dell'ex premier dentro la coalizione. 
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