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Petruzzelli (Lampada Aladino): “Cure oncologiche siano uguali per tutti, indipendentemente dal territorio”

(Adnkronos) – “Anche in oncologia l’innovazione è viva e sta cambiando la quantità e la qualità della vita. Per noi pazienti, però, è fondamentale che i nuovi trattamenti arrivino in tempi rapidi e certi e che l’accesso alle cure non dipenda dal codice di avviamento postale. Non possiamo accettare che la qualità e la quantità delle cure siano condizionate dal territorio in cui si vive”. Lo ha detto Davide Petruzzelli, presidente di La Lampada di Aladino Ets e vicepresidente Favo, all’incontro ‘Generare innovazione. Creare salute’, a Roma, durante il quale sono stati annunciati i progetti vincitori della quinta edizione dei Bandi Gilead. 

Petruzzelli ha indicato tra le priorità anche il passaggio da una logica di prestazione sanitaria a una vera presa in carico della persona. “In oncologia si parla sempre più di cronicità e questo richiede un approccio diverso: non dobbiamo limitarci alla cura dell’organo, della cellula o delle mutazioni. Dietro ogni trattamento ci sono persone, giovani e anziani, che lavorano o non lavorano e che hanno bisogni che vanno oltre la dimensione strettamente sanitaria. È questa la prospettiva in cui misurare il valore reale dell’innovazione”.  

Sul fronte delle politiche sanitarie, il rappresentante delle associazioni pazienti ha richiamato la necessità di rendere operative le misure già previste. “Non servono nuovi documenti: bisogna dare attuazione a ciò che abbiamo già scritto. Il Piano oncologico nazionale 2023-2027 è in gran parte ancora inattuato, così come ci sono documenti e accordi sull’oncologia territoriale, sul ruolo delle associazioni dei pazienti e sulla Rete nazionale dei tumori rari. Chiediamo semplicemente che tutto questo venga tradotto nella vita reale delle persone malate”. 

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cronaca

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Il sesso, la vecchiaia, la malattia, così parlava Tinto Brass: “La morte non mi spaventa”

(Adnkronos) – Nel 2021, nel pieno della pandemia, l’Adnkronos fece visita a Tinto Brass nella sua casa di Isola Farnese, alle porte di Roma, per una lunga intervista dopo l’ischemia che lo aveva colpito pochi mesi prima. In occasione della sua scomparsa, avvenuta oggi a 93 anni, riproponiamo quel colloquio intimo e senza filtri, in cui il maestro del cinema erotico italiano rifletteva sulla malattia, sulla libertà, sull’amore per la moglie Caterina Varzi e sul rapporto con la morte, senza rinunciare alle sue proverbiali provocazioni. Dai ricordi della Nouvelle Vague alle critiche alle restrizioni anti-Covid, fino all’appello rivolto ai giovani a non smettere di vivere e amare, Brass si raccontava con la schiettezza e l’irriverenza che hanno contraddistinto tutta la sua carriera. Riproponiamo, qui di seguito, quell’intervista integrale: 

Ci vuole talento a chiamarsi Tinto Brass. E ci vogliono una forza e un coraggio senza pari per uscire indenne dalla bufera che ti colpisce alla soglia degli 89 anni. Il maestro del cinema erotico si è appena ripreso da un’ischemia che lo ha colpito lo scorso gennaio e pochi giorni fa è uscito dall’ospedale in cui è stato ricoverato per quasi due settimane. “Ho passato cinque giorni in pronto soccorso – racconta all’Adnkronos – non mi rendevo conto di dove fossi, mi chiedevo dove fosse Caterina, perché non venisse e mi sentivo disperato. Poi ho capito che nessuno poteva entrare a causa del Covid, mi sono adeguato a quelle regole balorde. Ma sapevo che lei c’era sempre ad aspettarmi”. Brass ci accoglie nel salotto della sua casa di Isola Farnese, buen retiro alle porte di Roma, con la moglie Caterina Varzi. Una scatola di sigari adagiata sul divano, la coperta di pile sulle gambe e gli inseparabili occhiali dalla montatura rossa calati sul viso. “Sono tornato a casa con la barba lunga, sembravo un barbone – spiega il regista -. Non ricordo di essere stato lavato per giorni. La situazione di emergenza per le misure anti Covid non può essere gestita con misure che limitano gravemente la libertà delle persone e il loro diritto all’affetto e alle cure nei momenti più difficili”. 

Caterina non l’ha abbandonato un istante. Al contrario, ogni giorno, per ore, ha aspettato che un medico uscisse a darle notizie. Ma con il Covid che ha rialzato la testa e gli ospedali al limite del collasso, anche nella struttura di Roma Nord nella quale era ricoverato il regista i posti letti scarseggiavano. Finché Caterina ha sollevato il caso e tramite l’avvocato Rita Rossi ha indirizzato una lettera alla direzione sanitaria. Dopo 5 giorni Tinto è stato trasferito in reparto. “Dopo un’emorragia cerebrale, un ictus e due ischemie il mio pensiero è più chiaro – confessa Brass -. La libertà di un uomo si evince anche davanti alla malattia e quindi alla morte. In questo momento di emergenza, se un medico mi chiedesse di scegliere tra la mia vita e quella di un giovane non esiterei. Ho dato al mondo tutto quello che avevo da dare. Ora ogni mia speranza per un mondo migliore risiede nei giovani”. La paura della vecchiaia, tuttavia, non sembra sfiorarlo. “Non mi spaventa affatto – dice -. Ho fatto quello che potevo fare e non ho rimpianti su nulla. Vivo la mia vita serenamente e sono perdutamente, ‘grandemente’, innamorato di Caterina. Ciò non significa che abbia perso la gioia di vivere, sono felice di ogni momento”. Neanche il coronavirus lo spaventa: “Figuriamoci, lo lascio fuori dalla porta di casa” ammette, e anzi, si dice “pronto ad accogliere la sfida di un simpatico produttore napoletano, quello di girare il mio ultimo film da remoto”.  

 

Ad addolorarlo, non lo nasconde, è però il pensiero di dover lasciare Caterina sola un domani. “Ma mi consola sapere che una donna come lei non resterà mai sola” obietta. Ex psicanalista, ex avvocato e attrice, Caterina è una donna affascinante e colta. Lo ascolta, lo incoraggia e lo guarda innamorata. “Io ovviamente a queste affermazioni protesto” spiega, mentre ripercorre il suo primo incontro con il regista. “A legarci è l’insofferenza che abbiamo entrambi rispetto all’ipocrisia e a tutto ciò che è la rappresentazione del potere – osserva -. E poi c’è una libertà di fondo che ci unisce profondamente”. Insieme a Caterina, Tinto ha realizzato un corto, ‘Hotel Courbet’, che portò a Venezia nel 2009 e scritto ‘Madame Pipì’ per i tipi di Bompiani. In totale il maestro del cinema erotico ha girato 30 film “di cui 29 censurati – fa notare -. A eccezione della pellicola ‘La vacanza’ che poi ha ricevuto il premio della critica a Venezia. Ma Ziva resta il mio sogno. L’ho scritto e mai girato”. In questi giorni il suo pensiero è rivolto ai giovani, soprattutto a quelli che vivono un momento di isolamento e magari rinunciano ad avere rapporti: “Trasgredite e fregatevene delle regole” suggerisce. Quanto al sesso, non usa mezzi termini: “Con o senza mascherina, ma fatelo comunque e fatelo spesso”. Proprio il sesso, fa notare il maestro, ancora oggi continua a essere un tabu per molti: “Non certo per me – dice – ma per le femministe dell’ultima ora: provano a cambiare approccio ma non ci riescono perché sono imprigionate nella loro ideologia””  

Oggi, sottolinea, il sesso viene trattato come fosse ‘mordi e fuggi’ e non viene mai approfondito nei film “perché si ha paura di addentrarsi in un territorio che è ancora un tabu” spiega Brass. Non per lui, che sul grande schermo ha sperimentato ogni tipo di realtà e non solo per quanto riguarda l’eros. Negli anni ‘50 quando Tinto vola a Parigi, dove fa l’archivista per la Cinématheque, entrando in contatto con i grandi della Nouvelle Vague: “Mi confrontavo con Godard, Truffaut – spiega -. Di Parigi conservo un ricordo bellissimo, respiravo grande libertà, per me Parigi ha rappresentato una grande gioia di vivere”. E’ da questo confronto che nasce la sua concezione cinematografica, il suo modo di intendere il cinema, che doveva essere di rottura rispetto alla tradizione e quindi sperimentale. Rimpianti non ne ha. Come quando rinunciò ad ‘Arancia meccanica’. “Stavo girando ‘L’urlo’ – ricorda – lo avrei potuto girare subito dopo ma non era possibile, allora l’ha fatto Kubrick ma io non mi sono mai pentito”. Con le sue attrici ha sempre avuto un ottimo rapporto sul set: “All’inizio erano sospettose ma poi si adattavano completamente alla mia cinematografia – ammette -. Adesso non ne vedo nessuna…tranne Anna Ammirati (protagonista di ‘Monella’, ndr) che viene ancora a trovarmi ed è sempre presente e vicina. Ha anche voluto che conoscessi sua figlia”.  

Sulla biblioteca di casa campeggiano tre manifesti elettorali di quando nel 2010 si candidò con Marco Pannella ed Emma Bonino in Veneto. ‘Meglio un culo che una faccia di culo’ si legge. “Oggi la crisi la sto seguendo pochissimo – fa notare – non c’è nessun politico in grado di rompere o fare cose nuove oggi. Mario Draghi? E’ un tecnico, potrebbe essere un buon premier, è sicuramente il meno peggio. Conte invece è finito, basta”. Alle donne in politica invece, un consiglio lo dà volentieri: “Dovrebbero avere il coraggio di osare, di fare di più ma ricadono negli stessi cliché di potere degli uomini. Questo mi delude molto, le donne dovrebbero rompere con il modo di fare degli uomini, smarcarsi dalle loro dinamiche”. Mentre a un giovane che vorrebbe fare il suo stesso mestiere direbbe “di impegnarsi, di farlo con determinazione, di seguire la sua strada, la sua visione del mondo, sfidando le convenzioni”. L’intervista finisce, ma Caterina chiede se c’è altro che vogliamo sapere. Così ne approfittiamo: ‘Una volta disse che il culo è lo specchio dell’anima, la pensa ancora così’? “Sì – ride soddisfatto il maestro – ma ora ho buttato lo specchio ed è rimasta l’anima”. (di Federica Mochi) 

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spettacoli

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Galliani ha depositato la sua candidatura alla presidenza della Figc

ROMA (ITALPRESS) – Adriano Galliani ha presentato la sua candidatura alla presidenza della Figc in vista delle elezioni del 14 dicembre. Come apprende l’Italpress, la candidatura è stata depositata materialmente da un delegato dell’attuale senatore. L’ex amministratore delegato di Milan e Monza si presenta all’appuntamento elettorale di Roma con il sostegno di Assocalciatori e Assoallenatori e sfiderà l’attuale commissario della Federcalcio Giovanni Malagò. Quest’ultimo, accreditato da undici club di Serie A, ha depositato la propria candidatura nel pomeriggio di ieri.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Gianfranco Minissale è il nuovo capo della squadra mobile di Roma: “Non un’unica mano dietro le 18 bombe”

(Adnkronos) – “Non tutte le 18 bombe che abbiamo registrato negli ultimi mesi sono riconducili a un unico disegno criminale”. Gianfranco Minissale, da oggi nuovo dirigente della squadra mobile capitolina, incontrando la stampa, affronta subito il tema degli ordigni fatti esplodere in diverse zone di Roma, per l’esattezza 18 in quattro mesi, che hanno creato un certo allarme nella popolazione. Tanto che a Roma Est i cittadini sono scesi in piazza più volte con diverse fiaccolate contro la criminalità organizzata. Si tratta di una “terra di contesa” da sempre “perché lì le piazze di spaccio hanno offerto la maggiore redditività”, ha detto. E tra i recenti episodi anche l’esplosione del 23 ottobre scorso a Ostia, ha ricordato Minissale, “particolarmente grave in termini di portata, perché ha reso una palazzina inagibile. Anche quel territorio richiama una grandissima attenzione da parte nostra”. 

“Evidentemente c’è un tema di conquista o di riconquista di porzioni di territorio redditizie dal punto di vista del traffico di droga – ha spiegato Minissale – e riteniamo che dietro non ci sia una sola mano mentre è ben probabile che alcuni episodi siano riconducibili a dissidi tra gruppi familiari per motivi diversi a volte legati allo spaccio a volte no”. “La riflessione che stiamo facendo è che la bomba stia diventando la modalità per risolvere qualsiasi tipo di situazione”, ha sottolineato spiegando la difficoltà dal punto di vista investigativo di risalire agli autori. Alcune di queste esplosioni hanno preso di mira autonoleggi, le cui vetture sono spesso considerate dalla criminalità ‘corrieri perfetti’. Da parte delle vittime di questi attacchi però “non c’è stata collaborazione” alle indagini, ha chiarito il capo della Mobile. 

“C’è un tema che riguarda il riciclaggio che deriva da grosse somme di denaro legato al traffico di stupefacenti – ha aggiunto – E’ interessante indagare anche e sopratutto su come questi patrimoni vengano reinvestiti sul territorio”. E da questo punto di vista, precisa Minissale, “le attività di ristorazione e quelle ricettive sono state sempre luoghi privilegiati per riciclare il denaro fin dagli anni ’80 e ’90”.  

 

Minissale, 62 anni, originario della provincia di Messina, è entrato nei ruoli dell’amministrazione della Pubblica Sicurezza nel 1990. Dopo il corso di formazione per funzionari della Polizia, ha iniziato il suo percorso investigativo in questura a Palermo, dove ha ricoperto anche l’incarico di responsabile della Sezione Investigativa del Commissariato sezionale Zisa e, successivamente, quello di dirigente del Commissariato di Corleone. Nel corso della sua lunga e qualificata carriera ha maturato una consolidata esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata, distinguendosi in particolare nell’ambito delle attività investigative antimafia. Alla Squadra Mobile di Palermo, ha diretto prima la Sezione Catturandi e, successivamente, la Sezione Criminalità Organizzata, contribuendo a complesse operazioni di polizia giudiziaria e alla cattura di numerosi latitanti di vertice appartenenti alle principali organizzazioni mafiose. Dal 2021 ha guidato le Squadre Mobili di Messina, Genova e Reggio Calabria, sedi nelle quali ha ulteriormente consolidato il proprio patrimonio professionale, sviluppando strategie investigative innovative e coordinando articolate attività di contrasto ai fenomeni criminali più insidiosi.  

“Roma – ha spiegato – rappresenta un unicum sia dal punto di vista investigativo che sociale per quanto riguarda le dinamiche che ruotano attorno ai fenomeni criminali. Leggendo le indagini e i provvedimenti degli ultimi anni ritrovo esponenti di Cosa Nostra, della ‘ndrangheta e della Camorra e credo che tracciare e mappare questi gruppi particolarmente attivi sia importante per predisporre una strategia investigativa. Credo che la squadra mobile di Roma abbia una buonissima tradizione in materia di contrasto al crimine organizzato. Io cercherò di portare il mio contributo, che è quello che scaturisce da esperienze pregresse, sia in terra di Cosa Nostra che in terra di ‘Ndrangheta. Però certamente la criminalità organizzata e tutti i reati che dalla criminalità organizzata derivano e che ne sono strettamente connaturati rappresentano la priorità della squadra mobile”. 

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cronaca

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L’Atalanta riparte dall’Europa, Sarri “Giusto andare in ritiro, Kairat pericoloso”

BERGAMO (ITALPRESS) – La decisione di andare in ritiro dopo la sconfitta col Parma “è stata giusta, è arrivata in un momento in cui bisognava fermarsi. Siamo tutti consapevoli delle difficoltà e vogliamo rendere questo periodo difficile il più corto possibile”. Maurizio Sarri e l’Atalanta provano a ripartire. Domani c’è il Kairat Almaty in Conference, un avversario che “negli ultimi 12 mesi ha perso 2-1 a San Siro con l’Inter e 3-2 a Londra con l’Arsenal. Anche le nazioni che sembrano meno evolute hanno in realtà avuto un’evoluzione feroce negli ultimi anni. Sono una squadra pericolosa anche se hanno cambiato da poco allenatore e abbiamo poche cose su cui lavorare”, dice a Sky Sarri, per il quale questi giorni di ritiro sono stati l’occasione “per stare insieme, per avere più rapporti con i giocatori, colloqui collettivi e individuali, anche senza necessariamente parlare di calcio”.

Anche perchè i mali dell’Atalanta non sono solo in campo. “Lunedì avevamo fatto un ottimo primo tempo, poi ci sono le reazioni emotive, caratteriali che incidono come il calcio giocato. Un gol preso a fine primo tempo non aveva compromesso la partita e dovevamo entrare in campo con altra convinzione. Invece all’intervallo c’era un’atmosfera di depressione”.

“Non ci sono calciatori adatti al mio calcio? A sprazzi lo stanno giocando, col Parma ho visto nel primo tempo una squadra che giocava con i dettami con cui facciamo gli allenamenti”, ribatte Sarri. Per quanto riguarda la sua posizione, “tanti anni fa ho imparato che siamo in discussione ogni tre giorni, l’ho accettato e non mi fa nessuna impressione. Vedo però all’interno della società tutte le componenti che cercano di aiutare, che danno fiducia, appoggio, sono contento di quello che vedo intorno”.

– Foto Ipa Agency –
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A Ecomondo piano industriale di Iren Ambiente al 2035, investimenti da 2,2 mld

RIMINI (ITALPRESS) – E’ stato presentato oggi, nell’ambito della partecipazione del Gruppo Iren a Ecomondo, il piano industriale di Iren Ambiente al 2035, che traccia il percorso di sviluppo dell’azienda nella gestione dei rifiuti, nel recupero di materia e nei servizi ambientali per i territori: a delineare obiettivi e sfide della business unit sono stati il Presidente esecutivo e l’Amministratore delegato del Gruppo, Luca Dal Fabbro e Gianluca Bufo, e l’Amministratore delegato di Iren Ambiente, Massimo Ferrari.
Il Piano prevede 2,2 miliardi di euro di investimenti tra il 2026 e il 2035, pari a circa il 21 per cento dei 10,4 miliardi complessivi del Business Plan del Gruppo, e risponde ad alcune delle principali sfide che interessano oggi il settore ambientale: l’evoluzione dei modelli di raccolta, la necessità di trasformare una quota crescente di rifiuti in nuove materie prime, il rafforzamento della dotazione impiantistica e il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi.
L’obiettivo non è quindi soltanto raccogliere più rifiuti, ma valorizzare meglio quelli raccolti, completando le filiere del recupero di materia e di energia e facendo leva sull’innovazione e sulla digitalizzazione dei processi.
In questo quadro, una priorità è rappresentata dalla chiusura del ciclo dei rifiuti: senza un’adeguata dotazione di impianti, anche di termovalorizzazione, il percorso che parte dalla raccolta e dal recupero di materia rimane incompleto.
Sul fronte della raccolta, il piano conferma il perimetro delle concessioni e punta a completare la trasformazione dei modelli di servizio, con processi ottimizzati e digitalizzati per migliorarne la qualità per i cittadini. L’obiettivo è portare l’indice medio di raccolta differenziata nei territori serviti al 75 per cento nel 2035.
Cresce anche la dotazione impiantistica per il trattamento:i rifiuti gestiti negli impianti del Gruppo arriveranno a 4,8 milioni di tonnellate nel 2035, mentre la produzione di biometano dalla frazione organica salirà da 13 a 30 milioni di metri cubi.
Il Piano di Iren Ambiente si inserisce nella strategia di sostenibilità del Gruppo, che destina il 73 per cento degli investimenti complessivi del decennio a progetti di sostenibilità e transizione e individua l’economia circolare tra le cinque principali aree di intervento. In questo quadro, lo sviluppo della Business Unit punta a consolidare un modello capace di integrare raccolta, recupero di materia, trattamento e valorizzazione energetica, contribuendo alla progressiva chiusura del ciclo dei rifiuti e alla creazione di valore.
E’ questo modello industriale che Iren porta a Ecomondo con il proprio stand “Costruiamo ambiente”, dedicato all’intera filiera ambientale del Gruppo: dai servizi di raccolta rivolti ai cittadini agli impianti che trasformano gli scarti in nuova materia ed energia, lo spazio racconta attraverso progetti, tecnologie e competenze delle persone il percorso con cui Iren punta a rendere più efficiente e circolare la gestione dei rifiuti e a rafforzare il proprio contributo ai territori.
-foto f45/Italpress-
(ITALPRESS).

JAKALA Insurance Radar, il 62% degli italiani non gestisce la propria protezione

MILANO (ITALPRESS) – JAKALA ha ospitato oggi nella sua sede milanese un nuovo Digital Coffee dedicato alle trasformazioni in atto nel settore assicurativo. Al centro dell’incontro, la presentazione di Insurance Radar 2026, la ricerca di JAKALA che incrocia le prospettive di 521 consumatori italiani, 100 agenti assicurativi e cinque esperti del settore, evidenziando le distanze tra bisogni di protezione, comportamenti di acquisto e strategie delle compagnie. Dallo studio emerge che gli italiani riconoscono i rischi, ma non sempre si assicurano per affrontarli. Il portafoglio medio conta tre polizze per nucleo familiare, mentre il divario tra rischi percepiti e coperture sottoscritte equivale a circa due polizze, soprattutto negli ambiti della salute, degli eventi meteorologici e dei viaggi.
La tavola rotonda, moderata da Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC, ha approfondito le principali direttrici di evoluzione del mercato, grazie ai contributi di Tiziana Lamberti (Intesa Sanpaolo), Paolo Crivello (Reale Mutua Assicurazioni), Alberto Federici (Unipol), Federico Mancin (SBAM), Pasquale Imbimbo, Dafne Birtig e Francesca Antiga (JAKALA).
La ricerca individua tre atteggiamenti verso la protezione: il 38% degli intervistati è Proattivo, si informa e aggiorna periodicamente le coperture; il 36% è Abitudinario, possiede polizze ma tende a non rivederle; il restante 26% è Costretto e si assicura principalmente in risposta a necessità o scadenze.
Complessivamente, il 62% degli intervistati non gestisce attivamente la propria protezione: un dato che evidenzia un significativo potenziale di sviluppo per il mercato assicurativo. Da un lato, la possibilità di accompagnare i clienti già assicurati nella revisione e nell’adeguamento delle coperture; dall’altro, l’opportunità di intercettare e attivare bisogni di protezione ancora inespressi, superando una logica di acquisto prevalentemente reattiva.
Anche le coperture riflettono questa tendenza: il 72% degli intervistati è assicurato per incidenti stradali, il 58% per furto o danni al veicolo, mentre soltanto il 38% dispone di una copertura per la casa. A frenare le scelte sono soprattutto il prezzo (64%) e la complessità dei prodotti: il 54% considera la chiarezza delle condizioni un criterio determinante.
“Il 62% degli intervistati non gestisce la propria protezione in modo proattivo. E’ un segnale che dovrebbe cambiare l’agenda delle compagnie: la prossima grande opportunità di crescita sarà far emergere bisogni che oggi restano inespressi e trasformarli in protezione concreta. Chi saprà leggere meglio i cambiamenti nella vita delle persone, anticiparne i rischi e attivare la risposta giusta guiderà il mercato. Perchè per essere più esperti di rischio, le assicurazioni dovranno diventare molto più esperte dei propri clienti”, commenta Pasquale Imbimbo, Partner & Insurance Market Leader di JAKALA.
Nonostante la crescente autonomia digitale, il 97% degli intervistati desidera interagire con un consulente almeno in una fase del percorso assicurativo. Il 33% si affida completamente a un’agenzia, mentre il 29% segue un percorso ibrido, informandosi online prima di rivolgersi a un intermediario.
Il digitale si afferma quindi come strumento di ricerca e confronto, senza sostituire il valore della consulenza nelle decisioni più complesse. Un orientamento condiviso anche dagli agenti: soltanto il 5% immagina un futuro della distribuzione prevalentemente digitale.
Per le compagnie, la sfida non è soltanto digitalizzare la relazione, ma utilizzare il digitale per rafforzare la capacità commerciale della rete: intercettare nuovi bisogni, qualificare le opportunità e rendere la consulenza più efficace. In questa prospettiva, l’innovazione digitale può diventare una leva di crescita e produttività distributiva, oltre che di efficienza operativa.
“Dal punto di vista psicologico, proteggersi significa immaginare oggi scenari incerti e poco piacevoli, e per questo la mente può tendere a rimandare o ad affidarsi a ciò che è più tangibile e immediato. E’ qui che si spiega il 97% che avvalora l’interazione con un consulente: per alleggerire, probabilmente, una decisione difficile. Comprendere questi comportamenti richiede un doppio ascolto: quello dei clienti, per cogliere ciò che davvero li muove, e quello del mercato, per leggere i segnali, le dinamiche e i contesti in cui le scelte prendono forma. E’ dall’incontro di queste due voci che i dati diventano comprensione”, osserva Dafne Birtig, Insight Research Expert di JAKALA.
“Il settore assicurativo ha davanti a sè una sfida fondamentale: passare dalla vendita di protezione alla costruzione di consapevolezza. In un mercato in cui bisogni e comportamenti sono sempre più diversificati, la capacità di comunicare in modo chiaro, personalizzato e rilevante diventa una leva strategica per costruire fiducia. E’ qui che si gioca il futuro della relazione tra compagnie e consumatori, ben oltre il momento della sottoscrizione”, aggiunge Federico Mancin, Head of Strategy di SBAM.
L’Intelligenza Artificiale è già una realtà per le reti distributive: il 65% degli agenti intervistati dichiara di utilizzare strumenti di AI, soprattutto per la comunicazione con i clienti, l’analisi dei bisogni e la gestione documentale.
La nuova frontiera per le compagnie sarà trasformare questa adozione in valore commerciale, superando gli utilizzi prevalentemente operativi per integrare dati e AI nei processi di consulenza e distribuzione. Individuare clienti con bisogni di protezione ancora inespressi, riconoscere i momenti più rilevanti per attivarli e supportare gli intermediari nella formulazione di proposte personalizzate rappresentano alcune delle principali opportunità. La tecnologia non sostituisce la relazione umana, ma può rafforzarla, contribuendo ad aumentare la qualità della consulenza, le opportunità di conversione e il valore della relazione nel tempo.
“La ricerca fa emergere che non esiste un unico profilo di cliente assicurativo. Bisogni, aspettative, comportamenti e approcci, anche nei confronti dell’AI, cambiano sensibilmente tra i diversi segmenti. Per questo anche le tecnologie più avanzate hanno bisogno di partire dall’ascolto delle persone: la ricerca è ciò che permette di usarle al meglio, e di rendere la consulenza davvero efficace”, conclude Francesca Antiga, Digital Insights Director di JAKALA.

– foto ufficio stampa JAKALA –
(ITALPRESS).

Prix Galien Italia a Italfarmaco per terapia in malattia rara

(Adnkronos) – Givinostat, molecola che “ha dimostrato negli studi clinici di rallentare la progressione della distrofia muscolare di Duchenne” grazie a un nuovo meccanismo di azione, vince il Prix Galien Italia nella categoria ‘Malattie Rare’. Il farmaco – informa una nota – rappresenta una storia di eccellenza scientifica italiana ed è il risultato della ricerca e sviluppo di Italfarmaco. L’assegnazione del Premio è avvenuta ieri a Torino.  

“La vittoria del Prix Galien premia non solo una molecola innovativa come givinostat, ma anche una storia imprenditoriale e scientifica costruita nel tempo attraverso investimenti costanti nella ricerca e nello sviluppo – spiega Francesco Di Marco, Group Ceo -. Il riconoscimento assume un significato ancora più importante, perché arriva in un’area caratterizzata da bisogni medici rilevanti e da una forte necessità di innovazione, dove per lungo tempo le opzioni terapeutiche disponibili sono state limitate. Questo risultato valorizza il percorso di innovazione intrapreso da Italfarmaco e la capacità della ricerca italiana di generare progresso scientifico e tradurlo in soluzioni terapeutiche concrete per i pazienti”.  

“Questo prestigioso riconoscimento ci riempie di orgoglio – afferma Julie De Santis, membro del Consiglio di amministrazione di Italfarmaco Holding -. Italfarmaco fu fondata nel 1938 a Milano. Forti della nostra tradizione familiare, siamo guidati da una visione a lungo termine, profondamente radicata nella nostra eredità e sostenuta da un team internazionale. In questi 88 anni l’azienda ha costantemente investito in ricerca e sviluppo e givinostat è il risultato di questo impegno. Vogliamo condividere il Prix Galien con i clinici e le associazioni pazienti che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo della molecola. Il nostro obiettivo è fornire risposte ai bisogni clinici ancora insoddisfatti, in particolare nelle malattie rare, e grazie a givinostat è stato compiuto un importante passo avanti”.  

 

“Frutto della ricerca italiana, givinostat – si legge nella motivazione del riconoscimento – rappresenta un’innovazione terapeutica nella distrofia muscolare di Duchenne perché introduce un meccanismo d’azione diverso e indipendente dalla specifica mutazione genetica, con potenziale applicabilità ad un’ampia popolazione di pazienti eleggibili secondo le indicazioni autorizzate. In associazione ai corticosteroidi, ha dimostrato di rallentare la progressione della malattia e di contribuire al mantenimento più prolungato della funzionalità motoria e dell’autonomia, rispondendo a un bisogno terapeutico rilevante nel campo delle malattie rare, con un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie”.  

La distrofia muscolare di Duchenne è una rara malattia genetica neuromuscolare che colpisce quasi esclusivamente i bambini di sesso maschile ed è causata dall’assenza o da grave carenza della distrofina. Quando questa proteina è assente o non funziona correttamente, le fibre muscolari diventano più fragili e, nel tempo, si attiva un processo infiammatorio con sostituzione del tessuto muscolare con tessuto fibroso.  

“La progressione della malattia determina nel tempo una perdita significativa della forza muscolare, della capacità di movimento e dell’autonomia – sottolinea Eugenio Maria Mercuri, ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore -. I pazienti affrontano anche gravi complicanze come cardiomiopatie, problemi respiratori e neurologici, con un significativo impatto sulla funzione cognitiva. Givinostat, che agisce sui meccanismi cellulari che contribuiscono al danno muscolare, è un importante passo avanti nel trattamento, perché rallenta in modo significativo la progressione della malattia. Il farmaco appartiene alla classe degli inibitori dell’istone deacetilasi, proteine che regolano l’attività di numerosi geni. Uno degli aspetti che caratterizzano la molecola è la possibilità di offrire un’opportunità terapeutica indipendentemente dalla specifica mutazione genetica, ampliando così il numero di pazienti che possono beneficiare del trattamento e contribuendo a preservare la funzionalità motoria e l’autonomia dei pazienti nel tempo”. 

 

“I risultati dei primi studi preclinici, su modelli di topo con distrofia muscolare di Duchenne, sono stati significativi – spiega Paolo Bettica, Chief Medical Officer, Drug Development Italfarmaco -. Da qui è partito lo sviluppo clinico della molecola. In collaborazione con le associazioni dei pazienti e con i clinici italiani, abbiamo disegnato uno studio di fase 2 che ha permesso di valutare l’effetto di givinostat direttamente nel muscolo, grazie a biopsie muscolari eseguite dopo un anno di trattamento. Questo studio di fase 2 è stato condotto interamente in Italia. I risultati osservati sono stati molto positivi, perché hanno replicato quanto osservato nel modello murino. Abbiamo quindi promosso uno studio registrativo internazionale di fase 3, Epidys, che ha dimostrato il beneficio di givinostat sia in termini funzionali sia nel muscolo, utilizzando la risonanza magnetica nucleare. L’esperienza dei pazienti con distrofia muscolare di Duchenne e dei clinici è stata determinante per individuare gli endpoint rilevanti delle sperimentazioni. L’inibizione dell’istone deacetilasi è stata studiata in diverse malattie, ma givinostat è il primo farmaco della sua classe sviluppato per la distrofia muscolare di Duchenne”. 

“Il riconoscimento ricevuto – conclude Francesco Di Marco – premia il valore scientifico della molecola e il suo contributo alla comunità Duchenne, che ha offerto un supporto fondamentale nella realizzazione degli studi clinici. Il Prix Galien rappresenta un momento di particolare rilevanza nel percorso di Italfarmaco, che ha saputo coniugare solide radici scientifiche e imprenditoriali con una costante vocazione all’innovazione. Il riconoscimento non costituisce un punto di arrivo, ma una tappa significativa di un percorso che continua. Rafforza infatti la missione di Italfarmaco di trasformare la ricerca scientifica in valore concreto per i pazienti e conferma il nostro impegno che va oltre lo sviluppo di una terapia, abbracciando l’obiettivo più ampio di offrire nuove prospettive ai pazienti che convivono con la malattia e alle loro famiglie”. 

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cronaca

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Muore operaio alla Fincantieri di Marghera, forse intossicato da sostanza chimica

(Adnkronos) –
Un operaio di 34 anni ha perso la vita stamane alla Fincantieri di Marghera (Venezia) mentre era al lavoro all’interno di una nave in costruzione. L’uomo sarebbe stato colto da un malore provocato da una sostanza che lo avrebbe intossicato. Colto dallo stesso malessere e aiutato immediatamente dal Suem 118 anche un soccorritore della Fincantieri che era corso in suo aiuto. Sul posto, oltre al Suem 118, anche il nucleo Nbcr dei vigili del fuoco e gli ispettori Spisal dell’azienda sanitaria veneziana per accertare cause e modalità del decesso. A scopo precauzionale, l’area è stata sgomberata. I rilievi ambientali sulla qualità dell’aria sono in corso. 

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cronaca

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Real Madrid, Nadal entra nel club: “Fiero di questo ruolo, accetto con entusiasmo”

(Adnkronos) – Il Real Madrid annuncia un nuovo acquisto: Rafa Nadal. Oggi, mercoledì 4 novembre, i Blancos hanno annunciato l’ingresso dell’ex tennista spagnolo, tifosissimo madridista, nel proprio Consiglio di Amministrazione: “Il Consiglio di Amministrazione del Real Madrid CF, riunitosi oggi ha deliberato di sottoporre all’Assemblea Generale dei Soci Delegati la ratifica della nomina di Rafael Nadal Parera, socio numero 67.778 del nostro club, quale nuovo membro del Consiglio di Amministrazione”, ha comunicato il club sul proprio sito ufficiale. 

“Rafael Nadal, membro onorario del Real Madrid, è una delle più grandi leggende nella storia dello sport e uno degli atleti spagnoli più ammirati e riconosciuti al mondo”, ha scritto il club spagnolo, “per il Real Madrid e per tutti i tifosi madrileni, è motivo di grande orgoglio che una figura del suo calibro sportivo e umano, punto di riferimento dello sport spagnolo e mondiale, entri a far parte del nostro Consiglio di Amministrazione e contribuisca, da questa posizione di responsabilità, al presente e al futuro del nostro club”. 

“Con il suo straordinario palmarès di 92 titoli individuali, tra cui 22 titoli del Grande Slam, 2 medaglie d’oro olimpiche, 5 Coppe Davis con la Spagna e il primo posto nella classifica mondiale, Rafael Nadal ha costruito una carriera sportiva leggendaria. Ma la sua figura rappresenta molto più dei suoi successi: il suo talento, la sua costante spinta al miglioramento, la sua capacità di sacrificio, la sua competitività, la sua umiltà, il rispetto per avversari e compagni di squadra e il suo impegno per la solidarietà lo rendono un esempio sia dentro che fuori dal campo. Tutti questi valori fanno parte dell’identità del Real Madrid e Rafael Nadal li ha rappresentati e difesi per tutta la sua carriera sportiva, diventando un modello per milioni di persone in tutto il mondo”, ha concluso il club. 

 

In risposta alla decisione del Real è arrivata la reazione, gioiosa, di Nadal: “Voglio ringraziare il presidente Florentino Pérez e la Giunta per avermi proposto di far parte del Consiglio di Amministrazione del Real Madrid”. 

“Ho accettato questa proposta con grande entusiasmo, desiderio di apprendere e la volontà di contribuire con tutto ciò che posso”, ha scritto l’ex tennista sul proprio profilo ufficiale X. 

 

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