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Costa (Ieg): “Come organizzatori di Ecomondo diamo l’esempio sui temi green”

(Adnkronos) – “Come organizzatori di Ecomondo, questa è la 29esima edizione, sentiamo anche l’onere morale di dare l’esempio sui temi della sostenibilità, della circolarità economica e dell’efficienza energetica. Il nostro quartiere ha un sistema di riciclo delle acque pionieristico che non spreca nulla di quello che va nelle nostre fontane e nell’utilizzo quotidiano della fiera, poi, impiegato per l’irrigazione”. Così Carlo Costa, Chief Corporate Officer Italian Exhibition Group, durante la diretta Adnkronos da Ecomondo.  

“Abbiamo un impianto fotovoltaico sul tetto che sarà oggetto di un progetto importante di revamping insieme ad un privato per incrementare la produzione di energia e soprattutto lo scambio sul posto che quindi evita le dispersioni elettriche, aumenta l’efficienza e per noi ha anche un bell’impatto sulla bolletta a fine trimestre che di questi tempi non è cosa da poco”, continua.  

Inoltre, “stiamo completando l’efficientamento di tutto il sistema di illuminazione del nostro quartiere qui a Rimini, ma anche della sede che abbiamo a Vicenza. Sono altri 80mila metri quadri espositivi sul quartiere di Vicenza. Anche lì c’è tutto un processo di sostituzione di impianti ormai obsoleti con altri efficienti che consumano meno. Come società quotata abbiamo un report di sostenibilità che illustra il nostro impegno sia sui temi ambientali ma anche su quelli sociali e della trasparenza”. 

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economia

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Ispra a Ecomondo, le strategie per rigenerare i suoli e proteggere il mare

(Adnkronos) – Ripristino ambientale e tutela del mare. Ispra porta a Ecomondo il suo ruolo nel panorama della ricerca e delle competenze ambientali e il suo impegno nel promuovere la conoscenza scientifica a supporto della transizione ecologica. L’edizione 2026 del Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, il lavoro curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), quest’anno non misura soltanto il fenomeno ma rende disponibile anche una prima mappatura nazionale di suolo potenzialmente recuperabile. Stando ai dati, con oltre 2.100 kmq di superfici disponibili l’Italia può iniziare a recuperare terreno e realizzare nuovi spazi verdi urbani, depavimentare e limitare il consumo di suolo che, nel 2025, ha segnato il record, avanzando di altri 102 kmq a un ritmo superiore a 3 mq al secondo, pari a oltre 280mila metri quadrati al giorno.  

“Quello che riusciamo a fare noi è riportare all’interno di un rapporto un dato che oggi vede la crescita di consumo del suolo e dare un indirizzo per poter ripristinare un percorso grazie anche alle nuove tecnologie – ha detto Maria Alessandra Gallone, presidente dell’Ispra e di Snpa, durante la diretta trasmessa dall’Adnkronos da Ecomondo – Il tema della rigenerazione è la parola chiave. Bisogna cercare di utilizzare ciò che già c’è, ciò che è costruito male e fare in modo di farlo diventare edificio rigenerato”. 

Dal territorio al mare con il progetto Pnrr Marine Ecosystem Restoration (Mer) grazie al quale sono stati “raggiunti moltissimi risultati”. “Il primo è la nave oceanica che solcherà i nostri mari – ha detto – Abbiamo costruito una nave oceanica che è un laboratorio galleggiante attraverso la quale noi tuteleremo le nostre coste e i nostri fondali. A bordo ogni tipo di strumentazione per andare in profondità fino a 4000 metri ed esplorare le montagne sottomarine. Abbiamo realizzato anche il progetto sulle reti fantasma che andavano ad alterare gli ecosistemi”. Insieme al ripascimento delle ostriche, alla ripiantumazione della Posidonia e al monitoraggio delle coste per attività di prevenzione.  

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cronaca

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Ladri di antichità e crimini contro l’arte, a Catania l’incontro promosso da Icom Sicilia

CATANIA (ITALPRESS) – Il traffico illecito di beni culturali, i furti di opere d’arte e la sicurezza dei musei sono questioni centrali per la tutela del patrimonio e la salvaguardia della memoria collettiva. In occasione della Giornata Internazionale UNESCO contro il traffico illecito di beni culturali, il Coordinamento regionale ICOM Sicilia promuove l’incontro “Ladri di antichità. Crimini contro l’arte e sicurezza nei musei”, in programma il 12 novembre, alle 16, presso l’Accademia di Belle Arti di Catania.

L’incontro si svolge in una giornata particolarmente significativa anche per il consolidamento dei rapporti tra ICOM Sicilia e l’Accademia di Belle Arti di Catania. In questa occasione viene formalizzato l’accordo tra le due istituzioni che stabilisce presso la sede dell’Accademia, in via Raimondo Franchetti 5, la sede del Coordinamento regionale ICOM Sicilia per il triennio 2026-2028.

L’intesa, si legge in una nota, rappresenta un passaggio importante per rafforzare la presenza di ICOM sul territorio e consolidare una collaborazione stabile con un’istituzione di alta formazione artistica, favorendo lo sviluppo di attività di ricerca, formazione, aggiornamento professionale e divulgazione sui temi della tutela, della valorizzazione e della gestione del patrimonio culturale.

La sede diventerà un punto di riferimento per la rete dei musei e dei professionisti siciliani, favorendo il dialogo tra istituzioni culturali, università, organismi di tutela e comunità professionali. L’incontro è introdotto dai saluti di Antonella Pinna, Presidente ICOM Italia. Intervengono Luca Zamparo, Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Musei, legalità e territorio” di ICOM Italia; Federica Sacco, Gruppo di Lavoro “Prevenzione, Sicurezza ed Emergenza” di ICOM Italia; Fabio Isman, giornalista e scrittore; Serena Epifani, archeologa e giornalista, direttrice di The Journal of Cultural Heritage Crime.

Saranno inoltre presenti Simona Modeo e Serena Raffiotta, archeologhe e curatrici del volume “Ladri di antichità II. Il mercato clandestino di reperti archeologici e di opere d’arte in Italia: traffici illeciti e leciti recuperi” (Lussografica, 2026). Modera Laura Barreca, Coordinatrice regionale ICOM Sicilia e docente dell’Accademia di Belle Arti di Catania.

La recente vicenda del furto delle opere di Antonello da Messina ha riportato l’attenzione pubblica sulla vulnerabilità del patrimonio culturale e sulla necessità di rafforzare le strategie di prevenzione, i sistemi di sicurezza e la collaborazione tra istituzioni culturali, forze investigative, studiosi e professionisti del settore. Il tema si inserisce in un quadro più ampio, che coinvolge le reti del mercato clandestino, le dinamiche delle archeomafie e le criticità normative e operative che interessano la protezione dei beni culturali. L’incontro prende spunto dal volume Ladri di antichità II.

Il mercato clandestino di reperti archeologici e di opere d’arte in Italia: traffici illeciti e leciti recuperi, curato da Simona Modeo e Serena Raffiotta. Dopo avere indagato, in una precedente pubblicazione (Ladri di antichità I, Lussografica, 2020), il mercato clandestino dei reperti archeologici e delle opere d’arte in Sicilia, le due archeologhe ampliano lo sguardo alla dimensione nazionale del fenomeno, approfondendo il rapporto tra criminalità, tutela e sicurezza, ma anche il ruolo dell’educazione al patrimonio. Il volume riunisce trenta contributi dedicati a casi di studio, esperienze investigative, pratiche di recupero e iniziative educative e formative, offrendo strumenti per comprendere la complessità dei traffici illeciti e le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nella tutela.

Il confronto riunirà rappresentanti di ICOM Italia, giornalisti, studiosi e professionisti impegnati nella tutela del patrimonio culturale, con l’obiettivo di promuovere una riflessione condivisa sulle misure di prevenzione, sulla gestione del rischio e sul ruolo dei musei nella costruzione di una cultura della legalità. L’iniziativa si inserisce nell’attività del Coordinamento regionale ICOM Sicilia volta a rafforzare il dialogo tra istituzioni museali, università, organismi di tutela e comunità professionali, promuovendo la circolazione di competenze e la costruzione di reti territoriali sui temi della sicurezza e della responsabilità pubblica nei confronti del patrimonio culturale.

-Foto locandina evento ufficio stampa ICOM Sicilia-
(ITALPRESS).

Petruzzelli (Lampada Aladino): “Cure oncologiche siano uguali per tutti, indipendentemente dal territorio”

(Adnkronos) – “Anche in oncologia l’innovazione è viva e sta cambiando la quantità e la qualità della vita. Per noi pazienti, però, è fondamentale che i nuovi trattamenti arrivino in tempi rapidi e certi e che l’accesso alle cure non dipenda dal codice di avviamento postale. Non possiamo accettare che la qualità e la quantità delle cure siano condizionate dal territorio in cui si vive”. Lo ha detto Davide Petruzzelli, presidente di La Lampada di Aladino Ets e vicepresidente Favo, all’incontro ‘Generare innovazione. Creare salute’, a Roma, durante il quale sono stati annunciati i progetti vincitori della quinta edizione dei Bandi Gilead. 

Petruzzelli ha indicato tra le priorità anche il passaggio da una logica di prestazione sanitaria a una vera presa in carico della persona. “In oncologia si parla sempre più di cronicità e questo richiede un approccio diverso: non dobbiamo limitarci alla cura dell’organo, della cellula o delle mutazioni. Dietro ogni trattamento ci sono persone, giovani e anziani, che lavorano o non lavorano e che hanno bisogni che vanno oltre la dimensione strettamente sanitaria. È questa la prospettiva in cui misurare il valore reale dell’innovazione”.  

Sul fronte delle politiche sanitarie, il rappresentante delle associazioni pazienti ha richiamato la necessità di rendere operative le misure già previste. “Non servono nuovi documenti: bisogna dare attuazione a ciò che abbiamo già scritto. Il Piano oncologico nazionale 2023-2027 è in gran parte ancora inattuato, così come ci sono documenti e accordi sull’oncologia territoriale, sul ruolo delle associazioni dei pazienti e sulla Rete nazionale dei tumori rari. Chiediamo semplicemente che tutto questo venga tradotto nella vita reale delle persone malate”. 

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cronaca

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Il sesso, la vecchiaia, la malattia, così parlava Tinto Brass: “La morte non mi spaventa”

(Adnkronos) – Nel 2021, nel pieno della pandemia, l’Adnkronos fece visita a Tinto Brass nella sua casa di Isola Farnese, alle porte di Roma, per una lunga intervista dopo l’ischemia che lo aveva colpito pochi mesi prima. In occasione della sua scomparsa, avvenuta oggi a 93 anni, riproponiamo quel colloquio intimo e senza filtri, in cui il maestro del cinema erotico italiano rifletteva sulla malattia, sulla libertà, sull’amore per la moglie Caterina Varzi e sul rapporto con la morte, senza rinunciare alle sue proverbiali provocazioni. Dai ricordi della Nouvelle Vague alle critiche alle restrizioni anti-Covid, fino all’appello rivolto ai giovani a non smettere di vivere e amare, Brass si raccontava con la schiettezza e l’irriverenza che hanno contraddistinto tutta la sua carriera. Riproponiamo, qui di seguito, quell’intervista integrale: 

Ci vuole talento a chiamarsi Tinto Brass. E ci vogliono una forza e un coraggio senza pari per uscire indenne dalla bufera che ti colpisce alla soglia degli 89 anni. Il maestro del cinema erotico si è appena ripreso da un’ischemia che lo ha colpito lo scorso gennaio e pochi giorni fa è uscito dall’ospedale in cui è stato ricoverato per quasi due settimane. “Ho passato cinque giorni in pronto soccorso – racconta all’Adnkronos – non mi rendevo conto di dove fossi, mi chiedevo dove fosse Caterina, perché non venisse e mi sentivo disperato. Poi ho capito che nessuno poteva entrare a causa del Covid, mi sono adeguato a quelle regole balorde. Ma sapevo che lei c’era sempre ad aspettarmi”. Brass ci accoglie nel salotto della sua casa di Isola Farnese, buen retiro alle porte di Roma, con la moglie Caterina Varzi. Una scatola di sigari adagiata sul divano, la coperta di pile sulle gambe e gli inseparabili occhiali dalla montatura rossa calati sul viso. “Sono tornato a casa con la barba lunga, sembravo un barbone – spiega il regista -. Non ricordo di essere stato lavato per giorni. La situazione di emergenza per le misure anti Covid non può essere gestita con misure che limitano gravemente la libertà delle persone e il loro diritto all’affetto e alle cure nei momenti più difficili”. 

Caterina non l’ha abbandonato un istante. Al contrario, ogni giorno, per ore, ha aspettato che un medico uscisse a darle notizie. Ma con il Covid che ha rialzato la testa e gli ospedali al limite del collasso, anche nella struttura di Roma Nord nella quale era ricoverato il regista i posti letti scarseggiavano. Finché Caterina ha sollevato il caso e tramite l’avvocato Rita Rossi ha indirizzato una lettera alla direzione sanitaria. Dopo 5 giorni Tinto è stato trasferito in reparto. “Dopo un’emorragia cerebrale, un ictus e due ischemie il mio pensiero è più chiaro – confessa Brass -. La libertà di un uomo si evince anche davanti alla malattia e quindi alla morte. In questo momento di emergenza, se un medico mi chiedesse di scegliere tra la mia vita e quella di un giovane non esiterei. Ho dato al mondo tutto quello che avevo da dare. Ora ogni mia speranza per un mondo migliore risiede nei giovani”. La paura della vecchiaia, tuttavia, non sembra sfiorarlo. “Non mi spaventa affatto – dice -. Ho fatto quello che potevo fare e non ho rimpianti su nulla. Vivo la mia vita serenamente e sono perdutamente, ‘grandemente’, innamorato di Caterina. Ciò non significa che abbia perso la gioia di vivere, sono felice di ogni momento”. Neanche il coronavirus lo spaventa: “Figuriamoci, lo lascio fuori dalla porta di casa” ammette, e anzi, si dice “pronto ad accogliere la sfida di un simpatico produttore napoletano, quello di girare il mio ultimo film da remoto”.  

 

Ad addolorarlo, non lo nasconde, è però il pensiero di dover lasciare Caterina sola un domani. “Ma mi consola sapere che una donna come lei non resterà mai sola” obietta. Ex psicanalista, ex avvocato e attrice, Caterina è una donna affascinante e colta. Lo ascolta, lo incoraggia e lo guarda innamorata. “Io ovviamente a queste affermazioni protesto” spiega, mentre ripercorre il suo primo incontro con il regista. “A legarci è l’insofferenza che abbiamo entrambi rispetto all’ipocrisia e a tutto ciò che è la rappresentazione del potere – osserva -. E poi c’è una libertà di fondo che ci unisce profondamente”. Insieme a Caterina, Tinto ha realizzato un corto, ‘Hotel Courbet’, che portò a Venezia nel 2009 e scritto ‘Madame Pipì’ per i tipi di Bompiani. In totale il maestro del cinema erotico ha girato 30 film “di cui 29 censurati – fa notare -. A eccezione della pellicola ‘La vacanza’ che poi ha ricevuto il premio della critica a Venezia. Ma Ziva resta il mio sogno. L’ho scritto e mai girato”. In questi giorni il suo pensiero è rivolto ai giovani, soprattutto a quelli che vivono un momento di isolamento e magari rinunciano ad avere rapporti: “Trasgredite e fregatevene delle regole” suggerisce. Quanto al sesso, non usa mezzi termini: “Con o senza mascherina, ma fatelo comunque e fatelo spesso”. Proprio il sesso, fa notare il maestro, ancora oggi continua a essere un tabu per molti: “Non certo per me – dice – ma per le femministe dell’ultima ora: provano a cambiare approccio ma non ci riescono perché sono imprigionate nella loro ideologia””  

Oggi, sottolinea, il sesso viene trattato come fosse ‘mordi e fuggi’ e non viene mai approfondito nei film “perché si ha paura di addentrarsi in un territorio che è ancora un tabu” spiega Brass. Non per lui, che sul grande schermo ha sperimentato ogni tipo di realtà e non solo per quanto riguarda l’eros. Negli anni ‘50 quando Tinto vola a Parigi, dove fa l’archivista per la Cinématheque, entrando in contatto con i grandi della Nouvelle Vague: “Mi confrontavo con Godard, Truffaut – spiega -. Di Parigi conservo un ricordo bellissimo, respiravo grande libertà, per me Parigi ha rappresentato una grande gioia di vivere”. E’ da questo confronto che nasce la sua concezione cinematografica, il suo modo di intendere il cinema, che doveva essere di rottura rispetto alla tradizione e quindi sperimentale. Rimpianti non ne ha. Come quando rinunciò ad ‘Arancia meccanica’. “Stavo girando ‘L’urlo’ – ricorda – lo avrei potuto girare subito dopo ma non era possibile, allora l’ha fatto Kubrick ma io non mi sono mai pentito”. Con le sue attrici ha sempre avuto un ottimo rapporto sul set: “All’inizio erano sospettose ma poi si adattavano completamente alla mia cinematografia – ammette -. Adesso non ne vedo nessuna…tranne Anna Ammirati (protagonista di ‘Monella’, ndr) che viene ancora a trovarmi ed è sempre presente e vicina. Ha anche voluto che conoscessi sua figlia”.  

Sulla biblioteca di casa campeggiano tre manifesti elettorali di quando nel 2010 si candidò con Marco Pannella ed Emma Bonino in Veneto. ‘Meglio un culo che una faccia di culo’ si legge. “Oggi la crisi la sto seguendo pochissimo – fa notare – non c’è nessun politico in grado di rompere o fare cose nuove oggi. Mario Draghi? E’ un tecnico, potrebbe essere un buon premier, è sicuramente il meno peggio. Conte invece è finito, basta”. Alle donne in politica invece, un consiglio lo dà volentieri: “Dovrebbero avere il coraggio di osare, di fare di più ma ricadono negli stessi cliché di potere degli uomini. Questo mi delude molto, le donne dovrebbero rompere con il modo di fare degli uomini, smarcarsi dalle loro dinamiche”. Mentre a un giovane che vorrebbe fare il suo stesso mestiere direbbe “di impegnarsi, di farlo con determinazione, di seguire la sua strada, la sua visione del mondo, sfidando le convenzioni”. L’intervista finisce, ma Caterina chiede se c’è altro che vogliamo sapere. Così ne approfittiamo: ‘Una volta disse che il culo è lo specchio dell’anima, la pensa ancora così’? “Sì – ride soddisfatto il maestro – ma ora ho buttato lo specchio ed è rimasta l’anima”. (di Federica Mochi) 

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spettacoli

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Galliani ha depositato la sua candidatura alla presidenza della Figc

ROMA (ITALPRESS) – Adriano Galliani ha presentato la sua candidatura alla presidenza della Figc in vista delle elezioni del 14 dicembre. Come apprende l’Italpress, la candidatura è stata depositata materialmente da un delegato dell’attuale senatore. L’ex amministratore delegato di Milan e Monza si presenta all’appuntamento elettorale di Roma con il sostegno di Assocalciatori e Assoallenatori e sfiderà l’attuale commissario della Federcalcio Giovanni Malagò. Quest’ultimo, accreditato da undici club di Serie A, ha depositato la propria candidatura nel pomeriggio di ieri.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Gianfranco Minissale è il nuovo capo della squadra mobile di Roma: “Non un’unica mano dietro le 18 bombe”

(Adnkronos) – “Non tutte le 18 bombe che abbiamo registrato negli ultimi mesi sono riconducili a un unico disegno criminale”. Gianfranco Minissale, da oggi nuovo dirigente della squadra mobile capitolina, incontrando la stampa, affronta subito il tema degli ordigni fatti esplodere in diverse zone di Roma, per l’esattezza 18 in quattro mesi, che hanno creato un certo allarme nella popolazione. Tanto che a Roma Est i cittadini sono scesi in piazza più volte con diverse fiaccolate contro la criminalità organizzata. Si tratta di una “terra di contesa” da sempre “perché lì le piazze di spaccio hanno offerto la maggiore redditività”, ha detto. E tra i recenti episodi anche l’esplosione del 23 ottobre scorso a Ostia, ha ricordato Minissale, “particolarmente grave in termini di portata, perché ha reso una palazzina inagibile. Anche quel territorio richiama una grandissima attenzione da parte nostra”. 

“Evidentemente c’è un tema di conquista o di riconquista di porzioni di territorio redditizie dal punto di vista del traffico di droga – ha spiegato Minissale – e riteniamo che dietro non ci sia una sola mano mentre è ben probabile che alcuni episodi siano riconducibili a dissidi tra gruppi familiari per motivi diversi a volte legati allo spaccio a volte no”. “La riflessione che stiamo facendo è che la bomba stia diventando la modalità per risolvere qualsiasi tipo di situazione”, ha sottolineato spiegando la difficoltà dal punto di vista investigativo di risalire agli autori. Alcune di queste esplosioni hanno preso di mira autonoleggi, le cui vetture sono spesso considerate dalla criminalità ‘corrieri perfetti’. Da parte delle vittime di questi attacchi però “non c’è stata collaborazione” alle indagini, ha chiarito il capo della Mobile. 

“C’è un tema che riguarda il riciclaggio che deriva da grosse somme di denaro legato al traffico di stupefacenti – ha aggiunto – E’ interessante indagare anche e sopratutto su come questi patrimoni vengano reinvestiti sul territorio”. E da questo punto di vista, precisa Minissale, “le attività di ristorazione e quelle ricettive sono state sempre luoghi privilegiati per riciclare il denaro fin dagli anni ’80 e ’90”.  

 

Minissale, 62 anni, originario della provincia di Messina, è entrato nei ruoli dell’amministrazione della Pubblica Sicurezza nel 1990. Dopo il corso di formazione per funzionari della Polizia, ha iniziato il suo percorso investigativo in questura a Palermo, dove ha ricoperto anche l’incarico di responsabile della Sezione Investigativa del Commissariato sezionale Zisa e, successivamente, quello di dirigente del Commissariato di Corleone. Nel corso della sua lunga e qualificata carriera ha maturato una consolidata esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata, distinguendosi in particolare nell’ambito delle attività investigative antimafia. Alla Squadra Mobile di Palermo, ha diretto prima la Sezione Catturandi e, successivamente, la Sezione Criminalità Organizzata, contribuendo a complesse operazioni di polizia giudiziaria e alla cattura di numerosi latitanti di vertice appartenenti alle principali organizzazioni mafiose. Dal 2021 ha guidato le Squadre Mobili di Messina, Genova e Reggio Calabria, sedi nelle quali ha ulteriormente consolidato il proprio patrimonio professionale, sviluppando strategie investigative innovative e coordinando articolate attività di contrasto ai fenomeni criminali più insidiosi.  

“Roma – ha spiegato – rappresenta un unicum sia dal punto di vista investigativo che sociale per quanto riguarda le dinamiche che ruotano attorno ai fenomeni criminali. Leggendo le indagini e i provvedimenti degli ultimi anni ritrovo esponenti di Cosa Nostra, della ‘ndrangheta e della Camorra e credo che tracciare e mappare questi gruppi particolarmente attivi sia importante per predisporre una strategia investigativa. Credo che la squadra mobile di Roma abbia una buonissima tradizione in materia di contrasto al crimine organizzato. Io cercherò di portare il mio contributo, che è quello che scaturisce da esperienze pregresse, sia in terra di Cosa Nostra che in terra di ‘Ndrangheta. Però certamente la criminalità organizzata e tutti i reati che dalla criminalità organizzata derivano e che ne sono strettamente connaturati rappresentano la priorità della squadra mobile”. 

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cronaca

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L’Atalanta riparte dall’Europa, Sarri “Giusto andare in ritiro, Kairat pericoloso”

BERGAMO (ITALPRESS) – La decisione di andare in ritiro dopo la sconfitta col Parma “è stata giusta, è arrivata in un momento in cui bisognava fermarsi. Siamo tutti consapevoli delle difficoltà e vogliamo rendere questo periodo difficile il più corto possibile”. Maurizio Sarri e l’Atalanta provano a ripartire. Domani c’è il Kairat Almaty in Conference, un avversario che “negli ultimi 12 mesi ha perso 2-1 a San Siro con l’Inter e 3-2 a Londra con l’Arsenal. Anche le nazioni che sembrano meno evolute hanno in realtà avuto un’evoluzione feroce negli ultimi anni. Sono una squadra pericolosa anche se hanno cambiato da poco allenatore e abbiamo poche cose su cui lavorare”, dice a Sky Sarri, per il quale questi giorni di ritiro sono stati l’occasione “per stare insieme, per avere più rapporti con i giocatori, colloqui collettivi e individuali, anche senza necessariamente parlare di calcio”.

Anche perchè i mali dell’Atalanta non sono solo in campo. “Lunedì avevamo fatto un ottimo primo tempo, poi ci sono le reazioni emotive, caratteriali che incidono come il calcio giocato. Un gol preso a fine primo tempo non aveva compromesso la partita e dovevamo entrare in campo con altra convinzione. Invece all’intervallo c’era un’atmosfera di depressione”.

“Non ci sono calciatori adatti al mio calcio? A sprazzi lo stanno giocando, col Parma ho visto nel primo tempo una squadra che giocava con i dettami con cui facciamo gli allenamenti”, ribatte Sarri. Per quanto riguarda la sua posizione, “tanti anni fa ho imparato che siamo in discussione ogni tre giorni, l’ho accettato e non mi fa nessuna impressione. Vedo però all’interno della società tutte le componenti che cercano di aiutare, che danno fiducia, appoggio, sono contento di quello che vedo intorno”.

– Foto Ipa Agency –
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A Ecomondo piano industriale di Iren Ambiente al 2035, investimenti da 2,2 mld

RIMINI (ITALPRESS) – E’ stato presentato oggi, nell’ambito della partecipazione del Gruppo Iren a Ecomondo, il piano industriale di Iren Ambiente al 2035, che traccia il percorso di sviluppo dell’azienda nella gestione dei rifiuti, nel recupero di materia e nei servizi ambientali per i territori: a delineare obiettivi e sfide della business unit sono stati il Presidente esecutivo e l’Amministratore delegato del Gruppo, Luca Dal Fabbro e Gianluca Bufo, e l’Amministratore delegato di Iren Ambiente, Massimo Ferrari.
Il Piano prevede 2,2 miliardi di euro di investimenti tra il 2026 e il 2035, pari a circa il 21 per cento dei 10,4 miliardi complessivi del Business Plan del Gruppo, e risponde ad alcune delle principali sfide che interessano oggi il settore ambientale: l’evoluzione dei modelli di raccolta, la necessità di trasformare una quota crescente di rifiuti in nuove materie prime, il rafforzamento della dotazione impiantistica e il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi.
L’obiettivo non è quindi soltanto raccogliere più rifiuti, ma valorizzare meglio quelli raccolti, completando le filiere del recupero di materia e di energia e facendo leva sull’innovazione e sulla digitalizzazione dei processi.
In questo quadro, una priorità è rappresentata dalla chiusura del ciclo dei rifiuti: senza un’adeguata dotazione di impianti, anche di termovalorizzazione, il percorso che parte dalla raccolta e dal recupero di materia rimane incompleto.
Sul fronte della raccolta, il piano conferma il perimetro delle concessioni e punta a completare la trasformazione dei modelli di servizio, con processi ottimizzati e digitalizzati per migliorarne la qualità per i cittadini. L’obiettivo è portare l’indice medio di raccolta differenziata nei territori serviti al 75 per cento nel 2035.
Cresce anche la dotazione impiantistica per il trattamento:i rifiuti gestiti negli impianti del Gruppo arriveranno a 4,8 milioni di tonnellate nel 2035, mentre la produzione di biometano dalla frazione organica salirà da 13 a 30 milioni di metri cubi.
Il Piano di Iren Ambiente si inserisce nella strategia di sostenibilità del Gruppo, che destina il 73 per cento degli investimenti complessivi del decennio a progetti di sostenibilità e transizione e individua l’economia circolare tra le cinque principali aree di intervento. In questo quadro, lo sviluppo della Business Unit punta a consolidare un modello capace di integrare raccolta, recupero di materia, trattamento e valorizzazione energetica, contribuendo alla progressiva chiusura del ciclo dei rifiuti e alla creazione di valore.
E’ questo modello industriale che Iren porta a Ecomondo con il proprio stand “Costruiamo ambiente”, dedicato all’intera filiera ambientale del Gruppo: dai servizi di raccolta rivolti ai cittadini agli impianti che trasformano gli scarti in nuova materia ed energia, lo spazio racconta attraverso progetti, tecnologie e competenze delle persone il percorso con cui Iren punta a rendere più efficiente e circolare la gestione dei rifiuti e a rafforzare il proprio contributo ai territori.
-foto f45/Italpress-
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JAKALA Insurance Radar, il 62% degli italiani non gestisce la propria protezione

MILANO (ITALPRESS) – JAKALA ha ospitato oggi nella sua sede milanese un nuovo Digital Coffee dedicato alle trasformazioni in atto nel settore assicurativo. Al centro dell’incontro, la presentazione di Insurance Radar 2026, la ricerca di JAKALA che incrocia le prospettive di 521 consumatori italiani, 100 agenti assicurativi e cinque esperti del settore, evidenziando le distanze tra bisogni di protezione, comportamenti di acquisto e strategie delle compagnie. Dallo studio emerge che gli italiani riconoscono i rischi, ma non sempre si assicurano per affrontarli. Il portafoglio medio conta tre polizze per nucleo familiare, mentre il divario tra rischi percepiti e coperture sottoscritte equivale a circa due polizze, soprattutto negli ambiti della salute, degli eventi meteorologici e dei viaggi.
La tavola rotonda, moderata da Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC, ha approfondito le principali direttrici di evoluzione del mercato, grazie ai contributi di Tiziana Lamberti (Intesa Sanpaolo), Paolo Crivello (Reale Mutua Assicurazioni), Alberto Federici (Unipol), Federico Mancin (SBAM), Pasquale Imbimbo, Dafne Birtig e Francesca Antiga (JAKALA).
La ricerca individua tre atteggiamenti verso la protezione: il 38% degli intervistati è Proattivo, si informa e aggiorna periodicamente le coperture; il 36% è Abitudinario, possiede polizze ma tende a non rivederle; il restante 26% è Costretto e si assicura principalmente in risposta a necessità o scadenze.
Complessivamente, il 62% degli intervistati non gestisce attivamente la propria protezione: un dato che evidenzia un significativo potenziale di sviluppo per il mercato assicurativo. Da un lato, la possibilità di accompagnare i clienti già assicurati nella revisione e nell’adeguamento delle coperture; dall’altro, l’opportunità di intercettare e attivare bisogni di protezione ancora inespressi, superando una logica di acquisto prevalentemente reattiva.
Anche le coperture riflettono questa tendenza: il 72% degli intervistati è assicurato per incidenti stradali, il 58% per furto o danni al veicolo, mentre soltanto il 38% dispone di una copertura per la casa. A frenare le scelte sono soprattutto il prezzo (64%) e la complessità dei prodotti: il 54% considera la chiarezza delle condizioni un criterio determinante.
“Il 62% degli intervistati non gestisce la propria protezione in modo proattivo. E’ un segnale che dovrebbe cambiare l’agenda delle compagnie: la prossima grande opportunità di crescita sarà far emergere bisogni che oggi restano inespressi e trasformarli in protezione concreta. Chi saprà leggere meglio i cambiamenti nella vita delle persone, anticiparne i rischi e attivare la risposta giusta guiderà il mercato. Perchè per essere più esperti di rischio, le assicurazioni dovranno diventare molto più esperte dei propri clienti”, commenta Pasquale Imbimbo, Partner & Insurance Market Leader di JAKALA.
Nonostante la crescente autonomia digitale, il 97% degli intervistati desidera interagire con un consulente almeno in una fase del percorso assicurativo. Il 33% si affida completamente a un’agenzia, mentre il 29% segue un percorso ibrido, informandosi online prima di rivolgersi a un intermediario.
Il digitale si afferma quindi come strumento di ricerca e confronto, senza sostituire il valore della consulenza nelle decisioni più complesse. Un orientamento condiviso anche dagli agenti: soltanto il 5% immagina un futuro della distribuzione prevalentemente digitale.
Per le compagnie, la sfida non è soltanto digitalizzare la relazione, ma utilizzare il digitale per rafforzare la capacità commerciale della rete: intercettare nuovi bisogni, qualificare le opportunità e rendere la consulenza più efficace. In questa prospettiva, l’innovazione digitale può diventare una leva di crescita e produttività distributiva, oltre che di efficienza operativa.
“Dal punto di vista psicologico, proteggersi significa immaginare oggi scenari incerti e poco piacevoli, e per questo la mente può tendere a rimandare o ad affidarsi a ciò che è più tangibile e immediato. E’ qui che si spiega il 97% che avvalora l’interazione con un consulente: per alleggerire, probabilmente, una decisione difficile. Comprendere questi comportamenti richiede un doppio ascolto: quello dei clienti, per cogliere ciò che davvero li muove, e quello del mercato, per leggere i segnali, le dinamiche e i contesti in cui le scelte prendono forma. E’ dall’incontro di queste due voci che i dati diventano comprensione”, osserva Dafne Birtig, Insight Research Expert di JAKALA.
“Il settore assicurativo ha davanti a sè una sfida fondamentale: passare dalla vendita di protezione alla costruzione di consapevolezza. In un mercato in cui bisogni e comportamenti sono sempre più diversificati, la capacità di comunicare in modo chiaro, personalizzato e rilevante diventa una leva strategica per costruire fiducia. E’ qui che si gioca il futuro della relazione tra compagnie e consumatori, ben oltre il momento della sottoscrizione”, aggiunge Federico Mancin, Head of Strategy di SBAM.
L’Intelligenza Artificiale è già una realtà per le reti distributive: il 65% degli agenti intervistati dichiara di utilizzare strumenti di AI, soprattutto per la comunicazione con i clienti, l’analisi dei bisogni e la gestione documentale.
La nuova frontiera per le compagnie sarà trasformare questa adozione in valore commerciale, superando gli utilizzi prevalentemente operativi per integrare dati e AI nei processi di consulenza e distribuzione. Individuare clienti con bisogni di protezione ancora inespressi, riconoscere i momenti più rilevanti per attivarli e supportare gli intermediari nella formulazione di proposte personalizzate rappresentano alcune delle principali opportunità. La tecnologia non sostituisce la relazione umana, ma può rafforzarla, contribuendo ad aumentare la qualità della consulenza, le opportunità di conversione e il valore della relazione nel tempo.
“La ricerca fa emergere che non esiste un unico profilo di cliente assicurativo. Bisogni, aspettative, comportamenti e approcci, anche nei confronti dell’AI, cambiano sensibilmente tra i diversi segmenti. Per questo anche le tecnologie più avanzate hanno bisogno di partire dall’ascolto delle persone: la ricerca è ciò che permette di usarle al meglio, e di rendere la consulenza davvero efficace”, conclude Francesca Antiga, Digital Insights Director di JAKALA.

– foto ufficio stampa JAKALA –
(ITALPRESS).