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Da un bacio di 67 anni fa ai canguri visti in Australia, in 60 Rsa un progetto salva i ricordi degli anziani

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(Adnkronos) – Un timido bacio di 67 anni fa, i canguri visti in Australia, una vespa bianca e una luna rossa su Rimini. Sono i ricordi che resistono al passare del tempo, saldi nella memoria degli anziani. Ricordi di amore, amicizia, famiglia e viaggi. Momenti da custodire, da salvare. E' la missione del progetto 'L'Albero dei ricordi – la memoria condivisa non si perde', realizzato durante l'estate 2026 nella rete di Rsa Anni Azzurri. Un progetto che ha raccolto, grazie al dialogo con gli operatori, oltre 500 ricordi degli ospiti, in vista della Giornata mondiale dell'Alzheimer (21 settembre), con l'obiettivo di restituire valore e visibilità al vissuto di ciascuno e di conservarne la memoria. Il progetto ha coinvolto le 60 Rsa distribuite in tutta Italia, con narratori tra gli 80 e i 95 anni. Ogni ricordo è stato trascritto e trasformato in una foglia di carta viola, fino a comporre, struttura per struttura, un albero simbolico che rappresenta la memoria collettiva della rete. Dai racconti emergono temi ricorrenti: l'amore e il matrimonio, il pianto di gioia dopo la nascita di un figlio (Angela, 84 anni), la soddisfazione per il lavoro fatto bene di una segretaria stimata dal presidente della banca dove lavorava (Antonia, 82 anni), un chirurgo che ricorda la gioia dopo un'operazione riuscita (Isacco, 87 anni). E poi i momenti di pace: le camminate solitarie nei boschi in cerca di funghi (Giovanni, 84 anni), il gelato di una giovane coppia di sposi sul lago di Lecco nel 1957 (Beniamino, 91 anni), una gita a Rimini in Vespa bianca sotto una luna rossa, appena sposati (Luigina, 80 anni), i giri a Bergamo Alta con gli amici permessi solo a chi era andato bene a scuola (Alessandrina, 89 anni), e una sera lontana in cui un ragazzo invita a ballare una ragazza e balla con lei tutta la sera (Clara, 86 anni). Maria, 80 anni, di Milano, racconta invece di un viaggio in Australia, tra canguri e koala visti da vicino per la prima volta e lunghi tragitti in auto tra una città e l'altra. Ricorda l'Opera House di Sydney vista dal vivo, e soprattutto l'accoglienza degli australiani incontrati lungo il percorso, sorpresa scoprire quanto amassero l'Italia e gli italiani. Giorgio, 95 anni, di Rapallo, racconta invece del primo bacio a sua moglie: lo ricorda come fosse oggi, "timido, quasi una prova, ma fu un impegno per sempre". Succedeva 67 anni fa. A raccogliere questi racconti, giorno per giorno, sono gli educatori delle strutture. "Ogni foglia dell'albero – racconta Salvatore Lo Medico, coordinatore degli educatori Anni Azzurri – nasce da un ascolto vero, senza fretta: spesso è la prima volta che quel ricordo viene raccontato a qualcuno. Il nostro compito non è soltanto raccogliere aneddoti, ma soprattutto dare a chi li racconta il tempo e l'attenzione perché quel ricordo torni a contare per lui, prima ancora che per noi". Il valore clinico dell'iniziativa lo spiega lo psichiatra Adolfo Bandettini di Poggio, direttore medico dell'area Psichiatria del Gruppo Kos: "La memoria non è soltanto un archivio del passato, ma uno strumento attraverso cui la persona anziana ricostruisce il senso della propria identità nel presente. Raccontare la propria storia, ed essere ascoltati con attenzione, restituisce a chi narra la percezione di avere un ruolo attivo nella quotidianità: far sentire la propria voce. La condivisione del vissuto diventa una leva concreta per il benessere cognitivo dell'anziano, che si sente riconosciuto non per la propria fragilità, ma per la ricchezza della propria esperienza". Il progetto 'L'Albero dei Ricordi' troverà spazio dal 21 settembre, Giornata mondiale dell'Alzheimer, sul sito di Anni Azzurri, che per l'occasione si tingerà di viola e ospiterà audio e immagini dei ricordi raccolti. L'iniziativa si inserisce nel percorso più ampio sulla cura della persona anziana, con particolare attenzione alle strutture dedicate all'assistenza di ospiti con decadimento cognitivo. L'approccio di psicogeriatria, denominato 'Argento Vivo', spiega il Gruppo Kos, ripensa gli spazi e le pratiche di cura nelle Rsa per migliorare la qualità di vita, secondo il principio dello spazio protesizzato: l'ambiente, insieme alle competenze del personale, diventa un supporto terapeutico, capace di compensare le difficoltà cognitive e favorire il benessere. Gli spazi vengono progettati per rispondere ai bisogni di orientamento e memoria, con stimoli delicati, rumori ridotti e ambienti che richiamano esperienze familiari: fermate dell'autobus, finestre dipinte, piazzette e percorsi sensoriali aiutano a evocare ricordi, ridurre il disorientamento e favorire un senso di sicurezza. A questi interventi si affiancano la formazione del personale e l'impiego di terapie non farmacologiche (pet therapy, snoezelen, doll therapy), che hanno mostrato di ridurre i disturbi comportamentali, con benefici concreti sulla qualità di vita. 
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Messi, ennesimo trionfo e… lite in campo con presidente Mls

(Adnkronos) –
Leo Messi vince la Campeones Cup, ennesimo trofeo di una carriera scintillante, ma al termine della premiazione è protagonista di un (inaspettato) episodio diventato presto virale sul web. Cos'è successo? Dopo la finalissima vinta 2-0 contro il Cruz Azul – che ha messo di fronte ai dominatori della Major League Soccer i vincitori del campionato messicano – il fuoriclasse argentino dell'Inter Miami(autore tra l'altro di un gol di testa) si è scagliato contro il presidente della Mls Don Garber, urlando più volte la frase "Non con me". La fotografia di una certa tensione tra i due.  
A cosa si lega l'episodio? I rapporti tra Messi e il numero uno della Mls sono difficili ormai dal luglio del 2026, quando il numero dieci era stato squalificato per una giornata dopo aver deciso di saltare l'All-Star Game Mls per gestire al meglio la sua condizione fisica. 
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Cina, portavoce Commercio “Stretti contatti con Usa per riduzione dazi”

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – I team economici e commerciali di Cina e Stati Uniti stanno mantenendo una stretta comunicazione su varie questioni, tra cui la riduzione dei dazi. Lo ha dichiarato oggi il ministero cinese del Commercio.

Il portavoce del ministero He Yadong ha formulato queste osservazioni durante una conferenza stampa, rispondendo a una domanda sugli ultimi progressi nelle consultazioni relative a un’intesa quadro per la riduzione reciproca dei dazi, che riguarderebbe, per ciascuna parte, prodotti per un valore di 30 miliardi di dollari statunitensi.

Ulteriori sviluppi saranno resi noti a tempo debito, ha affermato il portavoce.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

Malattie del rene, oltre 2 mld di risparmi per Ssn con prevenzione e diagnosi

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(Adnkronos) – Un valore che compare in fondo a un referto delle analisi delle urine può dire, con anni di anticipo, quali pazienti perderanno la funzione renale e finiranno in dialisi. È la proteinuria, la quantità di proteine disperse nelle urine, e sulla sua corretta lettura si gioca buona parte della prognosi di chi soffre di glomerulonefriti, un gruppo eterogeneo di malattie che danneggiano il filtro del rene e colpiscono spesso persone giovani. Il problema è che, nella pratica clinica quotidiana, si tratta di un valore misurato e interpretato in modo non uniforme. Per questo è stata presentata oggi a Milano, presso la Sala Stampa Nazionale, una consensus nazionale coordinata da Helaglobe, realtà specializzata in consulenza, ricerca e comunicazione scientifica, che ha riunito 43 esperti di diverse discipline, tra nefrologi, reumatologi ed economisti, coordinati da 9 rappresentanti firmatari del documento. Il risultato è un corpus di raccomandazioni condivise valide per tutte le forme di glomerulonefrite. Criteri più rigidi per i nuovi trattamenti. Il lavoro nasce in un momento di forte innovazione terapeutica. «Sono anni importanti per il trattamento delle glomerulonefriti primitive e secondarie: abbiamo a disposizione strategie terapeutiche che cambiano la prognosi dei nostri pazienti – ha spiegato Gabriella Moroni, professore associato di Nefrologia della Humanitas University di Milano –. Ma per scegliere le cure giuste per il paziente giusto, è indispensabile avere chiaro il valore prognostico delle variabili cliniche». Da qui il messaggio al centro del documento: la proteinuria è un valore dinamico. «Non va valutata in una singola occasione, ma regolarmente, poiché sappiamo che è la variabile che meglio si associa all'andamento della malattia e che ci permette di stabilire più correttamente la prognosi del paziente». Quando, allora, scatta l'allarme? "La presenza di proteinuria, indipendentemente dal valore, va sempre indagata – ha chiarito la professoressa Roberta Fenoglio, Scdu Nefrologia-Dialisi e Cmid presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Torino –. Diventa un segnale di allarme quando i livelli sono consistenti e si associano a un'attività infiammatoria del sedimento urinario o a una riduzione del filtrato glomerulare".   Quattro miliardi l'anno, e la metà si spende alla fine. Alla dimensione clinica il panel ha affiancato quella economica, con un dato che colloca la questione tra le priorità di sistema. «Oggi la malattia renale cronica costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 4 miliardi di euro l'anno, il 3,2% della spesa sanitaria complessiva, e oltre la metà di questi costi si concentra nelle fasi terminali, cioè quando la proteinuria non è stata controllata – ha dichiarato il professor Andrea Marcellusi, ricercatore Tenure Track (Rtt) presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano. «Il salto è enorme: un paziente in fase iniziale costa qualche migliaio di euro, un paziente che finisce in dialisi tra i 30 e i 50mila euro l'anno. La proteinuria è il marcatore che ci dice chi rischia di fare questo salto» ha aggiunto Marcellusi. Di qui la lettura in chiave di investimento: "Alcune stime ci dicono che ritardare di cinque anni la progressione, anche solo nel 10% dei pazienti in stadio avanzato, vale fino a 2,5 miliardi di euro di risparmio per un Servizio Sanitario Nazionale sottoposto a una pressione importante, sia per l'invecchiamento della popolazione sia per le innovazioni in arrivo. Ridurre precocemente la proteinuria non è solo un obiettivo clinico: è un investimento per tutto il sistema". Dal documento alla pratica. L'obiettivo dichiarato della consensus, realizzata con il contributo non condizionante di Otsuka Pharmaceutical Italy, è ora quello di tradurre le raccomandazioni in pratica clinica quotidiana, favorendo una maggiore uniformità nella gestione delle glomerulonefriti sul territorio nazionale e migliorando la valutazione del rischio, la personalizzazione delle cure e gli esiti a lungo termine. «La composizione del panel non è stata casuale: riflette la natura delle glomerulonefriti, un gruppo di patologie molto eterogenee la cui gestione richiede competenze ed esperienze che non si limitano al dato nefrologico» ha spiegato la professoressa Margherita Zen, UOC di Reumatologia, Dipartimento di Medicina (Dimed), Università di Padova. Dello stesso avviso, Davide Cafiero, Managing Director di Helaglobe, che ha commentato: «Mettere allo stesso tavolo nefrologi, reumatologi e un economista sanitario non è una scelta di forma. Significa accettare che su queste patologie nessuna singola specialità ha il quadro completo, e costruire un linguaggio comune a partire da lì. È la parte più difficile di un lavoro come questo, ed è anche quella che ne determina l'impatto che vorremmo vedere poi realizzato a beneficio dei pazienti e di tutto il Servizio Sanitario Nazionale».  "L’innovazione terapeutica sta trasformando la gestione delle malattie renali, migliorando outcome clinici e qualità di vita dei pazienti. Tuttavia, il suo impatto è massimo quando si accompagna a diagnosi precoce e prevenzione. La proteinuria rappresenta un marcatore fondamentale per identificare tempestivamente i pazienti a rischio, anche tra i più giovani», ha dichiarato Lorenza Macrina, Medical Affairs & Qa Director di Otsuka Pharmaceutical Italy. «Per questo abbiamo sostenuto questa consensus: promuovere consapevolezza e diffondere raccomandazioni condivise significa favorire l’identificazione precoce dei pazienti a rischio e consentire un accesso più tempestivo alle opportunità terapeutiche oggi disponibili". Il documento è stato sviluppato con metodologia Real-Time Delphi, un'evoluzione della classica metodologia Delphi che consente ai membri del panel di esprimere il proprio giudizio sulle singole affermazioni visualizzando in tempo reale le valutazioni degli altri esperti, con possibilità di rivedere la propria posizione. Il risultato è un processo di convergenza più rapido e trasparente rispetto ai tradizionali round sequenziali. 
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Porti, Autorità Mar Tirreno Centro Settentrionale riceve Smart Ports Award

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(Adnkronos) – L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale ha ricevuto lo Smart Ports Award 2026 nell’ambito degli Stati Generali degli Smart Ports, dedicati al tema “Porti, innovazione e sostenibilità: traiettorie operative per la transizione”, a RemTech Expo. A ritirare il premio è stato il presidente Raffaele Latrofa. Il riconoscimento è stato assegnato “per la visione integrata dello sviluppo sostenibile e per la concreta azione volta alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione e all’integrazione porto-città”, attraverso progetti dedicati alle energie rinnovabili, all’innovazione tecnologica e alla tutela dell’ambiente marino, per un sistema portuale più efficiente, resiliente e aperto alla comunità. Tra i principali interventi dell’Adsp figurano l’elettrificazione delle banchine di Civitavecchia, con investimenti per oltre 80 milioni di euro, lo sviluppo delle energie rinnovabili e la realizzazione della prima Hydrogen Valley portuale italiana. “Non dobbiamo scegliere tra crescita e sostenibilità. Dobbiamo costruire porti più competitivi, innovativi e sostenibili. Il cold ironing consentirà alle navi di spegnere i motori durante la permanenza in porto, riducendo le emissioni e migliorando la qualità dell’aria. All’Interporto, inoltre, Cfft ha già inaugurato il primo distributore di idrogeno e stiamo valutando un progetto per portare un treno alimentato a idrogeno direttamente in banchina, unendo transizione energetica e intermodalità”, ha dichiarato Latrofa.  Particolare attenzione è riservata alla tutela del mare, attraverso un progetto di restauro e recupero degli habitat marini sviluppato dall’Università della Tuscia, che coinvolge ricerca scientifica, operatori e cittadini e si collega alle iniziative internazionali per la resilienza degli ecosistemi costieri. “La nostra idea di Smart Port non è semplicemente un porto con più tecnologia, ma uno scalo che utilizza innovazione e infrastrutture per ridurre il proprio impatto ambientale e creare valore per il territorio. In questa visione si inserisce anche il progetto del Parco delle Dune del Mediterraneo, per ricucire il rapporto tra Civitavecchia e il suo porto. Porto e città devono crescere insieme. Questo riconoscimento – ha concluso Latrofa – appartiene a tutta la struttura dell’Autorità di Sistema Portuale, alle istituzioni, alle imprese, ai lavoratori e agli operatori. È il risultato di un sistema che lavora insieme, con una direzione chiara e una visione comune”. 
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Ucraina, Meloni: “Putin cerca un’escalation in Europa perché la guerra non va come previsto”

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(Adnkronos) – Evitare la trappola delle provocazioni di Mosca. Secondo la premier italiana, Giorgia Meloni la Russia starebbe alzando la pressione al confine europeo per mascherare i problemi strategici, riscontrati nel conflitto ucraino. "Io credo che queste provocazioni da parte di Mosca si stiano moltiplicando perché Putin ha bisogno di spostare l'attenzione, cercando un'escalation con l'Europa – ha detto al termine dell'incontro a Oslo con il Primo Ministro norvegese Jonas Gahr Støre -, da una situazione sul campo della guerra in Ucraina che non sta andando come Putin aveva previsto, dichiarato, promesso al suo popolo. E quindi noi dobbiamo chiederci a chi conviene un'eventuale escalation e agire di conseguenza". "Penso che non bisogna rispondere" alle provocazioni di Mosca, "penso che rispondere a queste provocazioni sarebbe più nell'interesse di Mosca che non dell'Europa". Sulla nomina di un rappresentante dell'Europa per il dossier Ucraina "l'ho già detto in diverse occasioni: io penso che individuare e formalizzare chi parla a nome dell'Europa sarebbe un elemento che rafforza la posizione europea. E attenzione: parlo di Europa e non di Unione Europea".  "Per noi la Norvegia è un partner di primo piano in Europa" dice Meloni. "Lo è certamente per il ruolo che tutti conoscono che ha nella diversificazione degli approvvigionamenti energetici italiani: è il nostro quarto fornitore di gas". Rispondendo a una domanda sul fatto che la visita in Norvegia fosse legata anche alla necessità di approvvigionamenti energetici, Meloni ha osservato: "Non sono qui solo per questo". La premier ha quindi sottolineato che "l'Italia e la Norvegia sono due nazioni che cooperano in maniera molto forte" e che il partenariato può esprimere "enormi potenzialità" anche in altri settori.  "Da una lettura velocissima" della lettera di Schlein in materia di energia "posso dire che sono contenta vi sia un implicito riconoscimento del lavoro del governo. Perché, lo ricordo, quando il Partito Democratico diceva che il Piano Casa era fuffa, che non serviva a niente, che era vuoto… oggi si chiede di metterci più risorse. Conto Termico 3.0, ricorderete che è un provvedimento che è stato varato da questo governo: ci abbiamo messo 900 milioni l'anno. Ci si chiede di mettere più risorse, vuol dire che è uno strumento che funziona e funziona bene. Quindi mi accontento per ora dell'impronta del lavoro che abbiamo fatto fin qui, ma sicuramente approfondirò e, se ci sono cose interessanti e buone, non ho problemi a portarle avanti".  Per quanto riguarda la difesa, Roma e Oslo fanno parte "della stessa famiglia Atlantica, condividiamo le stesse priorità. Dobbiamo saper rafforzare le nostre capacità industriali, dobbiamo sviluppare sistemi competitivi e complementari, dobbiamo costruire filiere che sostengano nel tempo le nostre esigenze di sicurezza allargata. Anche qui le opportunità per un partenariato di eccellenza tra Roma e Oslo sono moltissime".  
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Safety Expo, la sicurezza sul lavoro non si esaurisce nelle norme

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(Adnkronos) – La sicurezza sul lavoro non si esaurisce nelle norme. Si misura nella capacità di governare la complessità dei luoghi di lavoro e dei processi produttivi, mettendo in relazione responsabilità, competenze e strumenti di prevenzione. E' il punto fermo che emerge dalla chiusura di Safety Expo 2026-sicurezza sul lavoro, che alla Fiera di Bergamo, conclude due giornate di confronto tra istituzioni, imprese, professionisti, associazioni, tecnici e operatori del settore. Al centro, la necessità di una cultura della sicurezza capace di evolvere insieme al mondo del lavoro. “In Italia in questo momento – sottolinea Stefano Massera, esperto di sicurezza sul lavoro, responsabile del Servizio prevenzione e protezione e referente Health and Safety del Policlinico Gemelli (Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS) – c’è un elemento che sta funzionando: il tema della sicurezza sul lavoro è sempre più al centro dell’attenzione e, dal punto di vista culturale, siamo sempre meno disposti ad accettare il fenomeno infortunistico. La domanda di sicurezza cresce e la grande partecipazione a una manifestazione come Safety Expo lo dimostra”.  “Quello che ancora non sta funzionando – spiega – è il dato degli infortuni, che non diminuisce o diminuisce troppo poco. Continuiamo ad affrontare il tema con un’ottica eccessivamente prescrittiva: non riusciamo a semplificare e a snellire i processi e carichiamo la sicurezza di una serie di adempimenti formali che incidono poco sugli effetti concreti nei reparti e negli ambienti di lavoro. Come abbiamo ricordato più volte anche nel corso dei convegni di questi giorni, i fatti hanno la brutta abitudine di prescindere dalle sovrastrutture. Abbiamo bisogno di maggiore semplificazione e di concentrare energie e risorse su ciò che può produrre effetti concreti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”. Safety Expo 2026, con oltre 11mila presenze, ha rappresentato per due giorni un luogo di confronto nel quale mettere in relazione competenze, esigenze e punti di vista differenti. Il valore della manifestazione non è soltanto nella quantità degli appuntamenti proposti, ma nella possibilità di far dialogare mondi diversi intorno a una responsabilità comune: rendere la prevenzione sempre più concreta, comprensibile ed efficace. L’edizione 2026 di Safety Expo – Sicurezza sul Lavoro si chiude con questa prospettiva: non una conclusione, ma un punto di ripartenza per continuare a costruire una cultura nella quale la sicurezza non sia mai considerata acquisita, ma resti ogni giorno una responsabilità condivisa. 
Assosistema Confindustria, 1,9 mld euro valore mercato dpi
 Nel 2024 il valore del mercato nazionale è stimato in 1,9 miliardi di euro, con le prime previsioni per il 2025 che confermano lo stesso ordine di grandezza. I dati evidenziano la sostanziale tenuta del comparto e il suo progressivo consolidamento dopo le dinamiche eccezionali che hanno contraddistinto il periodo pandemico. Sono i numeri del mercato dei dispositivi di protezione individuale (dpi) elaborati dal Centro studi di Assosistema Confindustria, che fotografano il peso economico di una filiera sempre più articolata e specializzata e il ruolo delle imprese italiane nello sviluppo di prodotti e soluzioni per la sicurezza sul lavoro. E' anche attraverso questo mercato che passa il Made in Italy della prevenzione. “Safety Expo è diventato negli anni un appuntamento nel quale le aziende non vengono soltanto a presentare i propri prodotti, ma soprattutto a incontrarsi, confrontarsi e costruire nuove relazioni”, afferma Andrea Pais, presidente di Safety Expo. “La partecipazione sempre più qualificata delle imprese dimostra che la manifestazione è riconosciuta come un punto di riferimento per un settore che ha bisogno di mettere in dialogo competenze, innovazione e mercato. Il nostro obiettivo è continuare a rafforzare questo ruolo, facendo di Safety Expo un luogo nel quale le aziende possano anticipare le esigenze di un mondo del lavoro in continua evoluzione”. Le aziende presenti rappresentano una realtà ampia e altamente specializzata, con prodotti e tecnologie che coprono i principali ambiti della sicurezza: abbigliamento professionale, distributori automatici di DPI, gestione degli abiti da lavoro e dei dispositivi di protezione, qualità dell’aria negli ambienti interni, protezione dalle cadute dall’alto, protezione di mani, occhi, piedi, viso e vie respiratorie, rilevatori di gas, segnaletica di sicurezza, strumenti di controllo e di misura. Tra le innovazioni presentate in fiera figurano soluzioni che mostrano come la ricerca e lo sviluppo tecnologico possano tradursi in una maggiore protezione dei lavoratori, controlli più puntuali e una gestione della sicurezza sempre più efficiente. La presenza di queste realtà restituisce la fotografia di un comparto industriale nel quale capacità manifatturiera, qualità e innovazione rispondono a una domanda di sicurezza sempre più evoluta e specializzata. La sicurezza diventa così anche un terreno di innovazione e competitività, nel quale le imprese sono chiamate a sviluppare prodotti capaci di rispondere a rischi e necessità differenti. “Il mercato dei dpi – sottolinea Claudio Galbiati, presidente della sezione Safety di Assosistema Confindustria – sta cambiando e con esso cambiano le esigenze degli utilizzatori: cresce la richiesta di prodotti più confortevoli, facilmente accettabili dal lavoratore e capaci di integrare nuove tecnologie. In questo scenario, l’Italia può contare su competenze e produzioni di eccellenza riconosciute a livello internazionale, in particolare nella protezione delle vie respiratorie, nelle calzature di sicurezza e nell’abbigliamento da lavoro, dove le nostre imprese hanno saputo coniugare innovazione, tecnologia, design e comfort. Anche l’Intelligenza Artificiale sta iniziando a entrare nel settore, offrendo nuove possibilità per sviluppare prodotti, monitorarne il corretto utilizzo e collegare in modo più preciso rischi e dispositivi di protezione. Siamo ancora all’inizio di un percorso che potrà aprire nuove prospettive per la sicurezza”. Secondo i dati di Assosistema Confindustria, l’Italia rappresenta il 12,42% del valore complessivo del mercato dei DPI nell’Unione europea, confermando un peso significativo nel panorama continentale. Nel 2024 la quota più rilevante del mercato italiano è rappresentata dai guanti da lavoro, con il 30,1%, seguiti dalle scarpe antinfortunistiche, con il 24,9%, e dall’abbigliamento da lavoro e protettivo, con il 24,4%. Completano il quadro caschi ed elmetti da lavoro, occhiali e visiere protettive e apparecchi per la protezione delle vie respiratorie. Una composizione che riflette la varietà dei rischi presenti nei luoghi di lavoro e la crescente necessità di soluzioni specifiche, certificate e adeguate ai diversi contesti produttivi. 
Sul campo come sul lavoro bisogna saper leggere rischio e decidere
 Sul campo una decisione sbagliata può cambiare una partita. Sul lavoro può cambiare o togliere una vita. E' il punto di partenza della riflessione di Manuela Nicolosi, arbitra internazionale dal 2010, protagonista oggi a Safety Expo 2026 – Sicurezza sul Lavoro, alla Fiera di Bergamo, dell’incontro 'Arbitrare la sicurezza. Decisioni che fanno la differenza'. Nicolosi ha messo a confronto due ruoli apparentemente lontani, ma accomunati da una stessa responsabilità: saper leggere ciò che accade, prevenire il rischio e avere il coraggio di intervenire prima che sia troppo tardi. “Ciò che accomuna un arbitro e un responsabile della sicurezza sono soprattutto la prevenzione e la protezione”, spiega Nicolosi. “L’arbitro deve prevenire possibili incidenti e proteggere l’incolumità dei calciatori. In azienda, il responsabile della sicurezza ha la stessa responsabilità: prevenire gli incidenti e proteggere le persone”. Ma prevenire significa anche decidere sotto pressione: “Un arbitro deve avere il coraggio di prendere una decisione anche quando sa che quella scelta può cambiare il risultato di una partita. Nel mondo del lavoro è ancora più importante: un responsabile della sicurezza deve intervenire anche quando qualcuno pensa che si possa fare un’eccezione, perché ci vogliono solo cinque minuti. Quei cinque minuti possono mettere in pericolo una vita”. Per Nicolosi, alla base di ogni decisione corretta c’è soprattutto la preparazione: “La preparazione è fondamentale. Un arbitro deve conoscere il regolamento ed essere pronto fisicamente; allo stesso modo, chi si occupa di sicurezza deve sapere come intervenire, ma, soprattutto, deve essere capace di osservare, valutare e decidere rapidamente”. Ed è proprio la capacità di leggere ciò che sta accadendo, prima che diventi un incidente, il cuore del parallelismo: “Più tardi si interviene, maggiore è il rischio. La prevenzione significa essere nella posizione giusta per vedere il pericolo e avere la prontezza di intervenire”. Una lezione che dal campo di calcio arriva direttamente nei luoghi di lavoro: la sicurezza non dipende soltanto dalle regole, ma dalla capacità delle persone di riconoscere il rischio, assumersi la responsabilità e agire nel momento giusto.   
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Bayram, Caputo: “Ora il salto quantico. E lanciamo il Ministero del Futuro”

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(Adnkronos) – Prima lo spazio, il cosmo e una generazione chiamata a riconoscersi e “contarsi”. Adesso il salto quantico: la discontinuità, l’uscita dai vecchi schemi, l’idea che il futuro non sia semplicemente qualcosa da attendere o prevedere, ma un insieme di possibilità da immaginare e, almeno in parte, scegliere. Bayram torna sabato 10 ottobre al MAXXI di Roma per la sua seconda edizione. Una giornata, dalle 10 alle 21, costruita su tre percorsi paralleli: i monologhi di “Viaggi nel futuro” nell’Auditorium, i confronti di “Dialoghi sul futuro” nella Sala Carlo Scarpa e le presentazioni di “Leggere il futuro” nella Sala Graziella Lonardi Buontempo. L’ingresso ai panel è gratuito ma bisogna registrarsi (qui). Se nel 2025 la parola chiave era stata “generazione cosmica”, questa volta il lessico viene dalla meccanica quantistica. Ma il quantum è insieme oggetto concreto di discussione (dalla computazione alla sicurezza) e metafora utilizzata per leggere una società nella quale alleanze, identità e rapporti di potere appaiono sempre meno binari. Il programma attraversa deliberatamente territori lontani: dalla poesia all’intelligenza artificiale, dalla danza alla geopolitica, dal nucleare alla spiritualità, dalla cyberwarfare al futuro del giornalismo. E mette accanto fisici, artisti, religiosi, manager, studiosi, giornalisti ed esperti di tecnologia. Tra gli appuntamenti, l’intervista a Marco Minniti su “Caoslandia”, il nuovo disordine internazionale nel quale geopolitica, informazione, infrastrutture e competizione tecnologica si sovrappongono; il confronto su “Il secolo dei quanti”; quello sui “Futuri preferibili”; e un panel dedicato alla “quarta dimensione del quarto potere”, che prova a interrogarsi su che cosa resti del mestiere del giornalista quando la sfida non consiste più soltanto nell’arrivare per primi, ma nel riconoscere i segnali prima che diventino evidenti. La novità politica e culturale arriva alla fine della giornata. Bayram lancerà infatti il suo “Ministero del Futuro”: nel programma è descritto come un possibile luogo nel quale riunire futurologi, scrittori, filosofi, artisti e scienziati insieme a economisti, giuristi ed esperti di politica e finanza, per provare a costruire idee prima che il futuro diventi “destino irreversibile”. Una provocazione, certamente. Ma Sebastiano Caputo avverte: “Più seria che no”. 
L’anno scorso avevate chiamato a raccolta la “generazione cosmica”. Che fine le avete fatto fare?
 “Ancora non lo sappiamo”, ride Caputo. “La prima edizione, il 4 ottobre 2025, era una scommessa, un foglio bianco che abbiamo provato a riempire radunando quella che avevamo definito la generazione cosmica: giovani professionisti provenienti dalle discipline più diverse. In qualche modo li abbiamo chiamati a raccolta per contarci. La seconda edizione serve anche a dare continuità a quell’esperimento”. “Il mio piano per Bayram è abbastanza semplice: considero le prime tre edizioni una fase di consolidamento. Vogliamo costruire una piattaforma, un marchio e soprattutto una comunità, mantenendo per questi primi anni la formula di una grande giornata aperta gratuitamente al pubblico. Questo significa anche costruire nel tempo un rapporto con partner e sponsor che ci permetta di mantenere questa caratteristica. La generazione cosmica, insomma, non sparisce: ce la portiamo dietro e proviamo ad allargarla”. 
Però quest’anno, a differenza della prima edizione, alla fine lasciate anche una proposta: il Ministero del Futuro. Cos'è?
 “È una provocazione, ma è anche una proposta potenzialmente concreta. Nella storia recente non sono mancati ministeri costruiti attorno a problemi o fenomeni nuovi e apparentemente insoliti. Noi proviamo a fare la stessa operazione sul futuro”. “Non voglio anticipare troppo su come immaginiamo di strutturarlo, perché lo presenteremo il 10 ottobre al MAXXI. Ma direi che la proposta è provocatoria ma seria. L’idea è chiedersi se non serva un luogo istituzionale capace di pensare ciò che ancora non esiste, invece di occuparsene soltanto quando è già diventato emergenza”. 
Quest’anno tutto ruota attorno al “salto quantico”. Quantum rischia di diventare la nuova AI, appiccicata a qualsiasi cosa?
 “Penso che in parte accadrà. Oggi ‘rivoluzione quantica’ non è ancora un’espressione mainstream, ma basta guardare a quello che stanno facendo istituzioni pubbliche, aziende, centri di ricerca: stanno nascendo gruppi di lavoro, studi, paper. Credo davvero che entreremo in una fase di rivoluzione quantica. Con Bayram abbiamo voluto darle però una declinazione che non fosse soltanto fisica o computazionale. Abbiamo utilizzato il campo semantico della meccanica quantistica anche per costruire il programma: una società non più organizzata secondo schemi rigidamente binari, ma attraversata da infinite possibilità di posizione, alleanza, relazione e sinergia”. 
Il “salto” è una metafora?
 “È anche una metafora. Il salto quantico richiama il passaggio da uno stato a un altro, una discontinuità rispetto a ciò che viene prima. Nel linguaggio comune significa superare vecchi sistemi, vecchie abitudini e vecchie ritualità per arrivare a una consapevolezza nuova. Si lega bene anche al lavoro che facciamo sull’ucronia, sui futuri possibili e probabili. Il programma di quest’anno è volutamente densissimo: dentro ci sono poesia, geopolitica, spiritualità, energia, tecnologia. Cerchiamo di metterle sotto uno stesso cappello. L’anno scorso avevamo costruito il nostro lessico attorno allo spazio e al cosmo; quest’anno ci muoviamo dentro quello della fisica quantistica”. 
Nel programma c’è una frase volutamente provocatoria: il giornalismo dovrebbe non soltanto raccontare ciò che accade, ma “predire e determinare” le notizie. Ma se il giornalista determina la notizia non rischia di diventare egli stesso la notizia?
 “È uno dei temi sui quali vogliamo discutere nel panel di apertura, costruito con l’Instituto Cervantes e con giornalisti italiani e spagnoli. La mia idea è che il giornalista molto bravo, nel XXI secolo, debba sempre più utilizzare alcuni metodi propri dell’intelligence. Non nel senso di diventare un agente politico o un propagandista, naturalmente, ma nel metodo. Significa lavoro sulle fonti, rapporto con le fonti, capacità di andare oltre la superficie. In una condizione di sovrainformazione, non basta più ricevere un fatto e raccontarlo. Bisogna saper unire i puntini”. 
Quindi decifrare i segnali prima degli altri.
 “Esatto: i segnali forti, quelli deboli e quelli intermedi. È questo il senso della ‘quarta dimensione del quarto potere’. Al di là dello scoop, la differenza può farla la capacità di vedere una relazione che altri ancora non vedono e capire verso dove conduce. Da questo punto di vista la buona notizia è che il giornalismo non è morto”. 
Che ospiti ci saranno quest'anno?
 “Nella logica di allargare progressivamente la comunità di Bayram, direi che circa il 90% degli ospiti di quest’anno è nuovo. È una delle cose che mi rende più soddisfatto del programma. L’obiettivo è continuare a far entrare persone e discipline diverse, senza trasformare Bayram in un circuito chiuso”. 
Chi segnaleresti tra i profili più originali?
 “Rebecca Bianchi, étoile del Teatro dell’Opera di Roma, che non verrà a Bayram per danzare ma per tenere un monologo. Mi interessa molto perché la danza è una disciplina che spesso resta ai margini del dibattito culturale, mentre per me ha una dimensione quasi cosmica. Poi Silvano Fuso, chimico e grande divulgatore; don Gabriele Vecchione, giovane sacerdote e scrittore che sta facendo un lavoro interessante sia sul piano intellettuale sia su quello comunitario; Lorenzo De Rita, che lavora sull’arte e sull’immaginazione; Paolo Gervasi e Matteo Roversi, che animano ‘Futuri probabili’”. “E poi sono molto contento di Filippo Mosca, conosciuto artisticamente come Pippo Sowlo. Non lo abbiamo invitato nelle vesti del personaggio musicale, ma come Filippo Mosca: è un dottorando in filosofia e un appassionato di Wittgenstein. È esattamente il genere di cortocircuito che interessa a Bayram: prendere una persona che il pubblico identifica con un immaginario e scoprire che dietro quell’immaginario c’è un altro percorso, un’altra competenza”. “Ci saranno poi Juri Camisasca, storico collaboratore di Franco Battiato, e molti giornalisti: Giovanni Diamanti, Eva Giovannini, Flaminia Camilletti, Enrica Belli. Perché, appunto, il giornalismo non è morto ed è bene continuare a renderlo protagonista”. 
E dove vorresti arrivare con Bayram?
 “I primi tre anni servono a consolidare il progetto. Poi, dal quarto, si potrà immaginare qualcosa di più grande: magari una manifestazione su più giorni, capace di riportare insieme quella generazione cosmica costruita nel tempo, aggiornarla e continuare ad allargare il dibattito. Ma per ora bisogna fare bene il secondo passo. I segnali, per usare ancora il nostro linguaggio, ci sono. E sono fiducioso”. 
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Albertini: ‘Ho imparato tutto nello spogliatoio. Oggi il calciatore è un’azienda’

(Adnkronos) – "Io mi ritengo un ragazzo normale che ha fatto qualcosa di speciale, e non un ragazzo speciale che ha fatto qualcosa di normale". A pronunciare queste parole, con la stessa lucidità e concretezza con cui a centrocampo dettava i tempi della manovra, è Demetrio Albertini, uno dei simboli più luminosi del Milan dei record e della Nazionale azzurra, quattordici stagioni in rossonero, cinque scudetti e tre Champions League in bacheca. Oggi, a ventuno anni dal ritiro dal calcio giocato – una "seconda vita" professionale che è ormai più lunga della prima, trascorsa tra incarichi federali in Figc e imprenditoria – Albertini porta la sua esperienza fuori dal rettangolo verde nel libro "Lezioni sul campo" (Gribaudo), presentato al festival Pordenonelegge. Il volume nasce da un'esigenza intima e familiare prima ancora che pubblica. "Sfortunatamente non ho mai fatto collezioni di maglie nella mia lunga carriera – racconta Albertini – e i miei figli non hanno vissuto il mio momento in campo, ma vivono il papà adesso. Volevo lasciare traccia del percorso fatto". Ma il libro non è un'autobiografia nostalgica. È piuttosto un manuale trasversale, un ponte tra mondi apparentemente distanti: "Non avendo una formazione accademica, tutto quello che ho imparato l'ho appreso sul campo e nello spogliatoio. Molti concetti contenuti nel libro sono tecniche di team building che oggi applico anche nelle grandi aziende. Lo sport contamina la struttura valoriale e organizzativa. Il nostro è un mondo spesso chiuso in se stesso che ripete che 'chi non è del settore non può capire', ma in realtà deve aprirsi e farsi contaminare dalla società e dall'organizzazione esterna". inevitabile, sollecitato dalle domande dei giornalisti, un parallelo tra il calcio in cui ha trionfato negli anni '90 – quando la Serie A italiana era il punto di riferimento assoluto del pianeta – e la realtà attuale. Un'epoca dominata da logiche completamente diverse, a partire dalla comunicazione. "Io mi ritengo fortunato ad aver giocato in un'epoca senza social network", ammette Albertini con un sorriso. "Oggi il calciatore non è più solo un atleta che deve pensare a vincere e a giocare: è diventato un creatore di contenuti, un'azienda dentro l'azienda, con i suoi media manager e reparti commerciali. Prima eravamo molto più squadra, tutto era più facile da gestire".  Il cambiamento, tuttavia, non riguarda solo i singoli giocatori, ma l'intero sistema: "Oggi non è solo il calciatore a non essere più una 'bandiera', è il mercato che è diventato predominante nella gestione del calcio. E per quanto riguarda i risultati della nostra Nazionale e dei nostri club, il sistema deve farsi seriamente un esame di coscienza". Tra aneddoti spogliatoio, le lezioni improvvisate ai bambini delle elementari e le conferenze nelle università, il messaggio di fondo che Albertini vuole consegnare alle nuove generazioni rimane legato a un'etica rigorosa dello sforzo: "Ho conquistato tutto attraverso il lavoro, avendo il talento ma dando valore a ciò che ho ottenuto passo dopo passo. Questa è la vera lezione che il campo mi ha lasciato". (di Paolo Martini) 
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Ambiente, Rondini (Coni): “Presenza atleti internazionali dà voce ad ambientalismo”

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(Adnkronos) – La We Can Blu It saranno “tre giorni caratterizzati da un connubio tra sport, ambiente e sostenibilità. Questa è una dimostrazione di come lo sport va oltre la competizione agonistica, ma può dare dei valori, un messaggio, in questo caso la sostenibilità”. Lo ha detto l’oro olimpico al canottaggio e membro della giunta Coni, Valentina Rondini, alla presentazione conferenza stampa di lancio dell’evento ‘We Can Blu It’ che si terrà a Roma il 25, il 26 e il 27 settembre sul Tevere. “Invitare atleti di livello internazionale a questa gara è un modo per far sentire la nostra voce non solo in Italia ma anche all'estero. È un modo per trasformare queste persone nei dei valori dello sport”, ha concluso la Rondini. 
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