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Flavio Bolsonaro è negli Stati Uniti

(Adnkronos) – Flavio Bolsonaro è arrivato negli Stati Uniti dopo la sconfitta nel ballottaggio presidenziale di domenica in Brasile. Lo riferiscono Cnn e il Washington Post, citando fonti anonime vicine alla vicenda. Non è noto il luogo preciso del suo arrivo. Per tutta la giornata si sono susseguite speculazioni su dove si trovasse Bolsonaro, proprio mentre il Dipartimento di Stato americano ha fatto sapere che concederà visti a lui e alla sua famiglia, nonostante il senatore sia oggetto di diverse indagini nel suo Paese d'origine. 
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Elezioni in Israele, scrutinio in corso: blocco pro Netanyahu in testa con 63 seggi

(Adnkronos) – Con il 25,2% delle urne scrutinate in Israele, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale assegnano al blocco pro-Netanyahu 63 seggi e a quello anti-Netanyahu 49. I restanti otto seggi vanno alla "Lista Comune" (Joint List) – una coalizione di fazioni a prevalenza araba che non si è schierata con nessuno dei due fronti. Lo riferisce 'Times of Israel', aggiungendo che i partiti che al momento si trovano al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25% sono: Ra’am (3,2%), Reservists (2,9%), People of Israel (1,8%) e Charedi Public (0,2%). “Siamo ancora in attesa dei risultati definitivi, ma il Likud è il primo partito in Israele”, ha detto Netanyahu tra gli applausi salutando i suoi sostenitori nella sede del partito Likud a Gerusalemme, in seguito alla diffusione degli exit poll. Nel criticare gli organi di informazione che avevano previsto uno scarso risultato per il Likud alle elezioni, ha poi aggiunto: “Il blocco di destra detiene una maggioranza decisiva tra l’elettorato sionista”. “L’Iran è più debole che mai, Israele è più forte che mai”, ha aggiunto, sottolineando che, insieme al presidente statunitense Donald Trump, Israele porrà fine alla minaccia iraniana una volta per tutte. Il primo ministro israeliano ha invocato la formazione di un governo "di destra" e "forte". "La maggioranza ebraica e sionista deve ritrovare se stessa e unirsi", ha aggiunto, opponendosi a qualsiasi "governo sostenuto dagli arabi israeliani". 
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Crisi climatica e caldo record, Lancet: “È un’emergenza sanitaria globale, 710mila morti nel 2023”

(Adnkronos) – l cambiamento climatico deve essere formalmente dichiarato un'emergenza sanitaria globale. E la salute deve influenzare sia le politiche climatiche sia le priorità di finanziamento per la prevenzione del climate change. E' l'appello, lanciato dagli esperti, alla luce del decimo rapporto 'The Lancet Countdown on Health and Climate Change'.   Nel documento 2026, frutto del lavoro di 146 ricercatori multidisciplinari provenienti da oltre 100 istituzioni di più di 30 Paesi e pubblicato in vista della 31esima Conferenza Onu Cop31, si avverte: molti danni alla salute legati al climate change si stanno aggravando più rapidamente rispetto a 10 anni fa – nel decennio 2016-2025 successivo all'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi rispetto al decennio precedente (2006-2015) – e questo perché le azioni per il clima non sono riuscite a tenere il passo. Un dato su tutti: dopo l'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi, la media annuale dei decessi legati al caldo è aumentata di quasi il 36% a livello globale. Solo nel 2023 il caldo è stato collegato a un numero record di 710mila decessi, di cui oltre il 70% attribuibile ai cambiamenti climatici causati dall'uomo. Gli investimenti nelle energie pulite, la leadership del sistema sanitario, una legislazione più orientata alla tutela della salute e le crescenti evidenze scientifiche hanno contribuito a ottenere benefici concreti per la salute, osservano gli autori del rapporto – guidato dall'University College London e realizzato in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) -, ma tutto questo non è stato sufficiente a compensare i danni in rapida crescita, causati dai cambiamenti climatici indotti dai combustibili fossili. Nel 2025, emerge dal rapporto, una siccità estrema ha colpito quasi il 52% delle terre emerse del pianeta per almeno 1 mese (il secondo livello più alto mai registrato), mentre una nuova analisi basata su immagini satellitari suggerisce che dal 2003 l'80% delle terre emerse ha subito variazioni significative nei modelli di aumento delle condizioni di accumulo di acqua sotterranea, sia secca che umida, con implicazioni per la sicurezza alimentare e i servizi igienico-sanitari. A livello globale, gli investimenti nelle energie pulite hanno raggiunto la cifra record di 2,1 trilioni di dollari nel 2025, quasi il doppio di quanto investito nei combustibili fossili, e un'aria più pulita ha evitato circa 323mila decessi l'anno in almeno 77 Paesi in cui l'inquinamento atmosferico derivante dai combustibili fossili è diminuito dal 2016. Eppure, nonostante questa nota positiva, i combustibili fossili forniscono ancora oltre l'80% dell'energia mondiale e le 100 maggiori compagnie petrolifere e del gas sono in procinto di superare del 150% i livelli di produzione compatibili con un aumento della temperatura di 1,5°C entro il 2040, rispetto al 138% dell'anno scorso.  "A 10 anni dall'Accordo di Parigi, i nostri risultati sono inequivocabili: i danni alla salute causati dai cambiamenti climatici stanno crescendo più rapidamente della risposta globale e, in molti casi, stanno addirittura accelerando – afferma Marina Romanello, direttore esecutivo del Lancet Countdown, con sede all'University College di Londra -. Sono stati compiuti progressi concreti nel campo delle energie pulite, della preparazione dei sistemi sanitari e della regolamentazione a tutela della salute, che stanno già apportando benefici alle comunità locali. Tuttavia, i progressi sono stati troppo lenti, troppo modesti e non raggiungono coloro che ne hanno più bisogno. Per questo chiediamo che i cambiamenti climatici vengano formalmente riconosciuti come un'emergenza sanitaria globale, con la salute posta al centro di ogni decisione in materia di clima". I numeri illustrati nel report, continua, "indicano chiaramente un'emergenza" e "i rischi diventano ancora più gravi se si considera come i diversi pericoli interagiscono e si sommano". Non si tratta "di un peggioramento graduale – argomenta l'esperta – è un cambiamento improvviso che deve essere riconosciuto come l'emergenza sanitaria globale che è".  Adesso, conclude Anthony Costello, co-presidente del Lancet Countdown, "abbiamo la prova che l'azione climatica incentrata sulla salute funziona: aria più pulita, sistemi sanitari e di allerta più resilienti proteggono la salute e salvano vite umane in tutto il mondo. Ma il ritmo e la portata della riduzione delle emissioni rimangono completamente sproporzionati rispetto al ritmo e alla portata del danno".  
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Elezioni in Israele, Likud di Netanyahu primo partito ma opposizione di Eisenkot avanti: exit poll e rebus governo

(Adnkronos) –
L'affluenza record è, per ora, l'unico dato chiaro delle elezioni in Israele. In attesa dei risultati definitivi, il quadro è all'insegna dell'incertezza in una Knesset senza una chiara maggioranza. Il Likud del premier Benjamin Netanyahu si avvia ad essere il primo partito, ma l'opposizione guidata da Gadi Eisenkot potrebbe avere più seggi in un paese che rischia di non avere un governo. I 61 seggi necessari per formare un esecutivo non sembrano alla portata dei due blocchi principali. 
Lo schieramento che fa capo a Eisenkot, secondo gli exit poll dell'emittente N12, otterrebbe 52 seggi alla Knesset. Per il blocco guidato da Netanyahu, 50 seggi. I partiti arabi – Lista Unita e Ra'am – arriverebbero nel complesso a quota 18. Secondo gli exit poll di Channel 13, invece, 53 seggi per il blocco di Eisenkot, Netanyahu a 50 e partiti arabi a quota 17. Il Likud, secondo i principali exit poll, si confermerebbe il primo partito israeliano con 24-27 seggi (24 attribuiti da Channel 12; 25 da Kan e Channel 13 e 27 da Channel 15). Al secondo posto Yashar di Eisenkot che secondo i principali exit poll ottiene dai 20 ai 23 seggi (20 per Channel 15, 21 per Kan, 22 per Channel 12 e 23 per Channel 13). Al terzo posto, arriverebbe B'Yachad di Naftali Bennett e Yair Lapid con 12-15 seggi (12 seggi per Channel 12, 14 per Kan e Channel 13 e 15 per Channel 15). In base ai primi calcoli, appare evidente che Eisenkot avrebbe bisogno dell'appoggio di altre formazioni per formare un esecutivo: l'ipotesi di un'intesa con i partiti arabi è stata pubblicamente bocciata da diversi esponenti dell'opposizione guidata dall'ex capo di Stato maggiore. 
L'affluenza è arrivata al 77,7%, come ha reso noto la Commissione elettorale israeliana, spiegando che 5.695.682 persone si sono recate a votare. Si tratta del dato più alto dal 1999. Alle scorse elezioni, nel 2022, aveva votato il 70,6% degli aventi diritto. Lo scrutinio completo richiederà probabilmente un'intera giornata: riflettori puntati in particolare 650mila voti, quelli dei diplomatici all'estero, dei marinai, dei soldati delle Idf. Ma anche delle persone ricoverate in ospedale, ad esempio. Sono quasi un decimo i voti, espressi su una scheda collocata poi in una doppia busta chiusa, che potrebbero ritardare i tempi dello spoglio e quindi portare la Commissione elettorale centrale israeliana a non comunicare prima di mercoledì sera i risultati, come spiegano ad Adnkronos fonti ben informate in Israele.  Quando il presidente Isaac Herzog firmerà l'esito delle elezioni, si aprirà una nuova fase: via alla finestra di 90 giorni per formare una coalizione di governo e in quel periodo l'esecutivo attuale resterà in carica. "I primi risultati degli exit poll indicano, da parte della maggioranza dei cittadini israeliani, una totale mancanza di fiducia in Netanyahu e nel governo responsabile del 7 ottobre", dice Eisenkot a seggi chiusi. "Se questi risultati venissero confermati, si tratterebbe di una vittoria per la maggioranza sionista e nazionale di Israele", aggiunge l'ex capo di Stato maggiore riferendosi agli exit poll. "Mi attiverò immediatamente per dare seguito alla volontà del popolo, sostituire il governo Netanyahu e formare un esecutivo sionista che si impegni, nel più breve tempo possibile, a realizzare la leva obbligatoria per tutti", afferma auspicando l'inizio di una nuova fase. "Le celebrazioni della sinistra sono premature. L'arroganza dei commentatori di parte è ridicola. Una cosa sembra certa: il Likud è il partito più grande in Israele", replica il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar su 'X. "Non vi fate confondere: il blocco di Netanyahu ha subito una sconfitta pesante", afferma Yair Lapid, il fondatore di Yesh Atid che si è alleato in B'Yachad con Naftali Bennett. "È un crollo totale" del blocco di Netanyahu e "i votanti hanno detto a loro di tornare a casa", aggiunge Lapid. Linea condivisa da Yaor Golan, leader dei democratici. "Il popolo si è espresso, ha cacciato il governo Netanyahu. Abbiamo un'opportunità storica per formare un vero governo di cambiamento in Israele e non intendiamo lasciarcela sfuggire. Rappresentiamo un popolo straordinario, che ha lottato nelle piazze per quattro anni, ha donato al partito e si è impegnato attivamente per convincere gli elettori", afferma Golan dicendo che ''faremo tutto il possibile per garantire la formazione di un governo di questo tipo. Siamo pronti a collaborare con tutti i nostri partner, a colmare le lacune e ad assumerci le nostre responsabilità. Il popolo si è espresso. Ora tocca a noi fare il nostro lavoro". In teoria, Netanyahu e Eisenkot potrebbero cercare un compromesso per un governo di unità nazionale tra Likud e Yashar. L'ipotesi viene bocciata senza appello dal ministro per la Sicurezza nazionale di Israele e leader di Otzma Yehudit, Itamar Ben-Gvir, che 'vale' 6 seggi. "Purtroppo sento parlare di un governo di unità nazionale con Eisenkot, lo stesso scenario contro cui avevo messo in guardia e che i nostri amici del Likud si sono affrettati a smentire, affermando 'non è vero'. E ora, due minuti dopo la pubblicazione degli exit poll, sentiamo parlare di un governo di unità nazionale. Questo sarebbe un governo di paralisi".
 In uno scenario ancora fluido, Mansour Abbas, leader della lista araba Ra'am, afferma di essere stato contattato da personalità di entrambi i blocchi politici, pro e contro Netanyahu. "Tutti ci stanno contattando, non solo quelli del 'blocco del cambiamento'", dice a Channel 12, lasciando intendere che anche esponenti del blocco pro-Netanyahu lo abbiano contattato.  

 
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Sei gol e tante emozioni all’Olimpico, Roma batte Cagliari 4-2

ROMA (ITALPRESS) – La Roma si affida ai giovani e alla panchina per piegare un Cagliari che si arrende soltanto nel finale. All’Olimpico finisce 4-2 per la squadra di Gasperini, trascinata nel primo tempo da Lulli e Pisilli e salvata negli ultimi minuti da Rodrigo Mora e Malen, entrambi entrati nella ripresa. Un successo sofferto, arrivato dopo il vantaggio iniziale di Nzola su rigore e il momentaneo 2-2 di Maldini, che aveva rimesso tutto in discussione. I giallorossi tornano così a vincere dopo il pareggio di Napoli e proseguono la rincorsa alle prime posizioni. Per il Cagliari arriva invece la terza sconfitta consecutiva, nonostante una prestazione che tiene aperta la partita fino a pochi minuti dal novantesimo.
Gasperini cambia diversi interpreti, lasciando inizialmente in panchina Malen e Wesley. Davanti gioca Castro, sostenuto da Soulè e Cristante, mentre sulle fasce trovano spazio Lulli e Molina.
In difesa tocca a Koulierakis affiancare Mancini e Ndicka, con Gollini confermato tra i pali per l’indisponibilità di Svilar. Anche Pisacane modifica l’attacco: Maldini e Mendy partono fuori, con Fadera e Nzola chiamati a mettere in difficoltà la retroguardia romanista. Scelte che accompagnano un avvio subito vivace, nel quale entrambe le squadre riescono a rendersi pericolose.
La prima occasione è della Roma, con Caprile che respinge una conclusione ravvicinata di Mancini, ma a passare è il Cagliari. Un tocco di mano di Pisilli porta Feliciani al monitor: dopo la revisione arriva il rigore, trasformato al 10′ da Nzola. La risposta giallorossa passa dalle corsie laterali. Al 15′ Molina crossa dalla sinistra e Lulli trova di testa il pareggio; al 21′ è lo stesso esterno a servire Pisilli, che completa la rimonta con una conclusione di destro. Il Cagliari resta però pericoloso e costringe la Roma a difendere il vantaggio fino all’intervallo. Nella ripresa Gasperini inserisce subito Wesley e al 56′ ricorre anche a Mora e Malen, richiamando De Roon e Castro. Sono i cambi con cui il tecnico cerca nuove soluzioni per chiudere una gara ancora in bilico. Pisacane risponde affidandosi prima a Mendy e poi a Maldini, che all’81’ firma il 2-2. La Roma vede sfumare il vantaggio costruito nel primo tempo, ma trova proprio nei subentrati le risorse per reagire ancora. Mora riporta avanti i giallorossi e subito dopo Malen mette al sicuro il risultato: il finale premia le scelte di Gasperini e spegne le speranze del Cagliari, capace di rientrare in partita ma senza riuscire a difendere il pareggio.
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(ITALPRESS).

Adams illude il Torino, il Como rimonta e vince 3-1

TORINO (ITALPRESS) – Il Como supera in rimonta il Torino per 3-1 al termine di una partita dalle mille emozioni. Sono Ramòn, Nico Paz e Baturina a regalare i tre punti ai lombardi, alla terza vittoria consecutiva e al momento quarti in classifica.
Dopo nemmeno cinque minuti va già a segno Douvikas, ma l’arbitro annulla per un fuorigioco poi confermato dal Var. I padroni di casa rispondono al 9′, quando un’azione nata da un’ottima giocata di Adams libera al tiro Belghali, il quale calcia sul petto di Sanchez con la palla che finisce in angolo. Al 20′, Vlasic recupera un pallone, entra in area e ci prova con il destro sul primo palo ma Sanchez salva in corner. Gli uomini di Abate continuano ad attaccare e al 24′ passano in vantaggio. Fitz-Jim ruba palla a Ramon, mette una perfetta palla a rimorchio per Adams che trafigge Sanchez di prima intenzione. Due minuti dopo è Douvikas a sfiorare l’1-1 con un tocco di rapina sotto porta che anticipa Perri, ma il tentativo termina a lato di un soffio. I lariani chiudono in crescendo ma vanno al riposo sotto di una rete.
La prima opportunità della ripresa si materializza al 9′, quando Caqueret entra in area e va alla conclusione, centrando in pieno la traversa. Al 16′, Sanchez è decisivo quando sventa un’incornata di Simeone con l’aiuto della traversa. Al 23′ è Perri a salvare i suoi, deviando in tuffo un intervento di Comuzzo che avrebbe causato un autogol. Le squadre si allungano e al 29′ i granata vanno vicini al raddoppio con il neo entrato Gineitis, ma il suo mancino ravvicinato viene parato in corner con i piedi da Sanchez. Tre minuti più tardi, Baturina tenta un cross con l’esterno destro che si trasforma in un tiro, cogliendo la traversa. I ragazzi di Fabregas insistono e trovano l’1-1 al 36′. Dalla destra, Nico Paz pennella una palla al bacio sul secondo palo per Ramòn, che sfugge a Coco e insacca di testa. La rimonta si completa al 42′. Couto mette al centro un buon traversone dalla destra e Nico Paz salta più in alto del diretto marcatore, trafiggendo Perri per il 2-1. L’assalto finale dei piemontesi non sortisce gli effetti sperati e il risultato non cambierà più. A chiudere i conti ci pensa Baturina, che in pieno recupero ruba palla a un Vlasic troppo leggero e infila Perri per il 3-1 finale. Il Como festeggia così i tre punti e sale momentaneamente al quarto posto a quota 20, mentre il Torino resta ottavo con 13 punti all’attivo.
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(ITALPRESS)

Roma-Cagliari, mano di Pisilli e calcio di rigore per i sardi

(Adnkronos) –
Proteste in Roma-Cagliari. Oggi, martedì 27 ottobre, i giallorossi hanno sfidato i sardi nella nona giornata di Serie A, in una partita segnata anche da un episodio arbitrale. Nel corso del primo tempo l'arbitro ha assegnato calcio di rigore agli ospiti per tocco di mano di Pisilli nell'area della Roma. Succede tutto all'8'. Un tiro al volo dall'interno dell'area di rigore viene deviato da Pisilli, che però colpisce la sfera con il braccio largo deviandone la traiettoria. L'arbitro Feliciani inizialmente non si accorge del tocco ma viene richiamato dal Var.  Dopo on field review, il direttore di gara assegna calcio di rigore al Cagliari tra le proteste di Gasperini. Sul dischetto di presenta Nzola che firma il momentaneo vantaggio sardo.  
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FederlegnoArredo, Vismara nuovo presidente “Sostenere competitività della filiera”

MILANO (ITALPRESS) – In un contesto internazionale in cui tensioni geopolitiche, dazi e instabilità degli scambi ridisegnano le opportunità per le imprese, l’internazionalizzazione rappresenta una sfida sempre più complessa per la filiera italiana del legno-arredo. E’ questo il tema al centro dell’Assemblea Generale di FederlegnoArredo, che si è tenuta oggi al Salone d’Onore della Triennale Milano, nel giorno del passaggio di consegne da Claudio Feltrin al nuovo presidente, Elia Vismara, eletto per il quadriennio 2026-2030.
“L’internazionalizzazione resta una leva fondamentale per la crescita della nostra filiera, ma oggi non possiamo limitarci a invitare le imprese a cercare nuovi mercati: dobbiamo creare le condizioni perchè possano raggiungerli e competere ad armi pari. Questo significa lavorare perchè l’Europa contrasti la concorrenza sleale, garantisca un accesso equo ai mercati e alle materie prime e riconosca il valore degli investimenti che le aziende realizzano. Occorre accompagnare le imprese nell’apertura di nuove opportunità, senza perdere di vista i mercati consolidati – ha dichiarato Elia Vismara, presidente di FederlegnoArredo -. Per affrontare le trasformazioni in corso è necessario anche investire nelle competenze e nella formazione delle nuove generazioni. E’ su queste condizioni concrete che si gioca la competitività della filiera e su cui dobbiamo continuare a lavorare come sistema”.
Le difficoltà richiamate dal presidente trovano riscontro nelle elaborazioni del Centro Studi FederlegnoArredo su dati Eurostat. Nei primi sette mesi del 2026 le esportazioni della filiera hanno registrato una flessione del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A pesare sono soprattutto i risultati dei tre principali mercati di destinazione: Francia (-4,4%), Stati Uniti (-9,4%), Germania (-7,4%), che insieme determinano oltre 288 milioni di euro di export in meno rispetto al 2025.
Nei primi sette mesi del 2026 il 69,1% delle esportazioni della Filiera Legno-Arredo italiana è diretto verso il continente europeo (UE27 ed Europa extra UE), con la sola UE27 che assorbe il 53% del totale.
La contrazione più marcata delle vendite nel resto del mondo (-7,9%), rispetto a quella registrata sui mercati europei (-2%), determina un aumento del peso dell’Europa sul totale export, dal 67,7% al 69,1%. All’interno del continente europeo, è soprattutto l’UE27 a evidenziare le maggiori difficoltà (-2,4%).
Più contenuta la flessione dell’Europa extra UE27 (-0,6%). Il Medio Oriente è una delle aree più penalizzate (-10,8%), con il forte ridimensionamento dell’Arabia Saudita (- 23,3%) e la flessione degli Emirati Arabi Uniti (-8,3%).
In un quadro complessivamente negativo, alcuni mercati continuano a crescere e ad offrire opportunità interessanti. Spagna (+5,4%) e Svizzera (+4,7%) consolidano la propria posizione tra le principali destinazioni della filiera, mentre Turchia (+13,9%), e Grecia (+9,8%) registrano incrementi più dinamici, pur con volumi più contenuti.
La geografia dei mercati è dunque sempre meno prevedibile e la diversificazione delle destinazioni è una necessità strategica.
Nel corso dell’Assemblea sono intervenuti Antonio Tajani, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con un videomessaggio, Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, intervistato da Andrea Cabrini, e Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’ISPI e docente di Relazioni internazionali all’Università Bocconi.
La capacità di competere sui mercati internazionali passa anche dalla forza del sistema produttivo nel suo complesso. Un tema che coinvolge il rapporto tra imprese, promozione, manifattura e politica industriale, e sul quale il Salone del Mobile.Milano rappresenta una piattaforma strategica per la filiera.
“La vera sfida per il Made in Italy non è soltanto conquistare nuovi mercati, ma continuare a essere protagonisti nella definizione del valore, dei linguaggi e dei modelli dell’abitare nel mondo. Per riuscirci, dobbiamo superare la logica della promozione e ragionare in termini di politica industriale. Il Salone del Mobile.Milano è, in questo senso, molto più di un evento fieristico: è un’infrastruttura strategica per la competitività del Paese, capace di attrarre in Italia i protagonisti della domanda globale, generare opportunità di business e offrire alle nostre imprese una forza di proiezione internazionale che nessuna potrebbe costruire da sola – ha dichiarato Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano -. Il nostro vantaggio competitivo nasce da qualcosa di difficilmente replicabile: la capacità di trasformare cultura progettuale, manifattura e innovazione in un sistema produttivo riconoscibile e desiderato nel mondo. Questo primato richiede investimenti, visione e soprattutto la capacità di muoversi come sistema, anticipando le trasformazioni. E’ questa l’ambizione che condividiamo con FederlegnoArredo. Ringrazio Claudio Feltrin per il lavoro costruito insieme e per aver creduto nel valore di questa alleanza. A Elia Vismara rivolgo i miei migliori auguri: abbiamo davanti una sfida che va oltre il nostro settore, fare del design italiano non solo un’eccellenza da esportare, ma una leva strutturale di crescita e di leadership industriale e culturale per il Paese”.
“Auguro a Vismara buon lavoro e sono certo che saprà guidare FederlegnoArredo con competenza, visione e attenzione alle esigenze del nostro tessuto produttivo. Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso con me e con il Consiglio di presidenza un percorso complesso e sfidante al tempo stesso”, dichiara il presidente uscente Claudio Feltrin.
Elia Vismara arriva alla presidenza di FederlegnoArredo con una consolidata esperienza ai vertici del sistema associativo: dal 2015 fa parte del Consiglio Generale di FederlegnoArredo, dal 2017 è nel Consiglio di Presidenza di Assobagno, di cui è stato presidente dal 2020 ad oggi, e dal 2021 siede nel Cda di Federlegno Arredo Eventi. Dal 2025 è membro del consiglio direttivo dell’Ente Italiano di Normazione (UNI) di cui la Federazione è socio di rappresentanza. E’ inoltre presidente del Cda di Vismaravetro, azienda di famiglia attiva nel settore dell’arredobagno.

– Foto ufficio stampa FederlegnoArredo –

(ITALPRESS).

Caso Fakir, le frasi degli agenti registrate dalle bodycam: “E’ schiattato”, “Ca… me ne frega”

(Adnkronos) –
"Sta respirando?", "È schiattato ah", "Ca… me ne frega a me". Sono alcune delle frasi scambiate dai due poliziotti intervenuti il 19 luglio scorso al Pilastro a Bologna quando morì Abderrahim Fakir, estratte dalla bodycam di uno dei due agenti e riportate nella consulenza medico legale disposta dalla procura di Bologna. La conversazione poi prosegue con un agente che dice: "Sto a posto, sto a posto però la prossima volta ti spiego per bene come si fa, perché così ci facciamo male".  Al minuto 11:06 del filmato viene data comunicazione del paziente in arresto cardiaco. "Paziente in arresto cardiaco iniziamo la rianimazione" dice uno dei soccorritori. Durante i tentativi di rianimazione poi uno dei due poliziotti conclude: "Se schiatta ci divertiamo". Secondo la relazione conclusiva della consulenza tecnica, Fakir è morto per un'insufficienza respiratoria acuta provocata da tre 'concause': lo schiacciamento in posizione prona mentre i due poliziotti lo tenevano a terra, l'assunzione di cocaina e problemi cardiaci. Per questa vicenda ci sono sei persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminare per omicidio colposo, due agenti e 4 volontari della Croce Rossa intervenuti sul posto. “I consulenti del pm non sono riusciti ad escludere il ruolo concausale della posizione prona imposta al povero Fakir, il pomeriggio del 19 luglio a Bologna, sulla sua morte", dice l'avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari di Abderrahim Fakir. "Tuttavia il nostro consulente, prof. Vittorio Fineschi, dopo aver preso atto della forte discrasia tra quanto da loro argomentato nella riunione conclusiva tenutasi a Padova e quanto viceversa scritto in consulenza, redigerà una propria relazione che nei prossimi giorni sarà mia cura depositare all Procura della Repubblica di Bologna". 
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Serie A, oggi Roma-Cagliari – Diretta

(Adnkronos) – Torna in campo la Serie A. Oggi, martedì 27 ottobre, allo Stadio Olimpico di Roma si affrontano i giallorossi padroni di casa guidati in panchina da Gian Piero Gasperini e il Cagliari allenato da Fabio Pisacane. I capitolini sono reduci dal pareggio per 3-3 al Maradona con il Napoli, mentre i sardi hanno perso in casa per 2-0 con il Bologna. In classica la Roma è terza a quota 18 insieme al Milan, mentre il Cagliari è ottavo con 13 punti come il Torino.  Nel prossimo turno di Serie A, la Roma affronterà l'Udinese in trasferta mentre il Cagliari sarà impegnato di nuovo all'Olimpico ma contro la Lazio. 
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