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Al via nuova stagione ‘diMartedì’: tra gli ospiti Veltroni, Gratteri e Pelù che intonerà la storica sigla

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Oggi, martedì 15 settembre, alle 21.15 su La7 prende il via la nuova stagione di 'diMartedì', il programma di approfondimento politico ed economico condotto da Giovanni Floris. Tema del giorno: l’Italia che entra in clima elezioni mentre in Europa e non solo avanzano le destre più estreme. Quali sono gli scenari per Giorgia Meloni e la sua maggioranza? Si riflette sul peso del partito di Vannacci e sulle incertezze nel campo delle opposizioni, ancora senza una leadership e un programma condivisi. Attenzione anche ai temi della politica estera, dalle mosse di Trump a quelle di Putin, dal conflitto in Ucraina a quello tra Iran e Usa intorno allo Stretto di Hormuz. Spazio poi all’economia, con particolare riguardo ai progetti della maggioranza in materia di tasse e pensioni in vista dell’ultima manovra economica della legislatura. La copertina satirica è affidata come sempre a Luca e Paolo. Ospiti, tra gli altri, Walter Veltroni e Nicola Gratteri. Ospite d’eccezione Piero Pelù, che intonerà la storica sigla del programma, 'Sixteen Tons'. La puntata è disponibile anche sull’app LA7 per smartphone e smart TV e su la7.it. 
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Ucraina-Russia, Trump annuncia tregua energetica ma Putin non la vuole

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Donald Trump annuncia la 'tregua energetica' tra Ucraina e Russia. Kiev e Mosca, dice il presidente degli Stati Uniti, non attaccheranno gli impianti energetici. C'è il sì del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il via libera di Vladimir Putin, a quanto pare, non è così scontato. "L'Ucraina ha accettato di non colpire gli obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare altrettanto", dice Trump, che da giorni – in modo paradossale – individua negli attacchi ucraini contro le raffinerie russe la causa dell'aumento del prezzo del gasolio. "Non c'entra la guerra con l'Iran", dice il presidente americano. Kiev colpisce sistematicamente le raffinerie russe, minando la solidità dell'economia del paese guidato da Putin. Per Trump, senza nessun fondamento, è questa la causa dell'impennata del prezzo del diesel e dell'energia in generale.  Al di là della surreale analisi di Trump, l'Ucraina è pronta a fermare i propri attacchi contro le infrastrutture critiche russe se Mosca farà altrettanto con quelle ucraine. Zelensky chiarisce la posizione in un messaggio sui social: "L'Ucraina ha proposto ai suoi partner di garantire un accordo con la Russia che fermi la distruzione delle infrastrutture critiche", scrive Zelensky, precisando che Kiev "non è convinta che la Russia sia disposta a rispettare qualsiasi accordo". Se tuttavia i partner dell'Ucraina saranno pronti a garantire che Mosca "si astenga realmente" dal colpire il sistema elettrico, le altre infrastrutture energetiche, quelle critiche e le rotte di approvvigionamento alimentare, "naturalmente siamo pronti a garantire una corrispondente sospensione dei nostri attacchi". 
Zelensky chiede che l'eventuale intesa sia "affidabile, di lungo periodo" e abbia "un impatto reale sulla vita delle persone", senza venire meno dopo le elezioni russe o trasformarsi in una sospensione temporanea legata all'allentamento della pressione sui prezzi di benzina e diesel in Russia. "La guerra deve finire", conclude Zelensky, indicando una de-escalation sul fronte delle infrastrutture critiche come possibile "primo passo verso la pace". "Ci aspettiamo proposte concrete dai nostri partner". Manca un tassello, però. Putin sarebbe riluttante a raggiungere un accordo con l'Ucraina per una tregua energetica, ritenendo che la pressione sulla rete elettrica ucraina nei mesi più freddi possa favorire concessioni da parte di Kiev. Lo scrive il Financial Times, citando funzionari direttamente coinvolti nei negoziati di pace tra Stati Uniti, Ucraina e Russia e persone a conoscenza della posizione del Cremlino. Secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, l'ipotesi di una sospensione reciproca degli attacchi contro le infrastrutture energetiche è stata discussa per mesi. Il tema era emerso nei colloqui trilaterali tra Washington, Kiev e Mosca e, dopo la loro interruzione a febbraio, è rimasto al centro di incontri separati e contatti riservati. Per mesi l'Ucraina ha spinto per un'intesa che prevedesse lo stop agli attacchi contro impianti energetici, porti e altre infrastrutture strategiche. Mosca, secondo le fonti, avrebbe inizialmente respinto le aperture di Kiev, intensificando invece gli attacchi.   
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Caccia Nato abbattono drone in Lituania. Trump: “Stop raid su raffinerie, sì di Ucraina e Russia”

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(Adnkronos) – La Nato ha abbattuto un drone che aveva violato lo spazio aereo della Lituania. "Un drone entrato nello spazio aereo lituano questa notte è stato rapidamente abbattuto dai caccia dell’Alleanza. Ringrazio il personale alleato per la pronta risposta. Mentre la Russia intensifica la sua aggressione contro l’Ucraina, questa prontezza è fondamentale per la nostra regione. Insieme agli alleati Nato, la Lituania difenderà il proprio spazio aereo", ha scritto su X il presidente Gitanas Nausėda. Intanto il presidente americano, Donald Trump, ha scritto su Truth Social che "l'Ucraina ha accettato di non colpire gli obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare altrettanto!". "L'aumento del prezzo della benzina a livello mondiale è causato principalmente dalla guerra tra Russia e Ucraina, non dall'Iran", ha aggiunto Trump. Il presidente americano aveva chiesto domenica al leader ucraino Volodymyr Zelensky di interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe, dicendo che l'aumento del prezzo dell'energia era dovuto al conflitto tra Mosca e Kiev. Zelensky in un messaggio sui social ha affermato che l'Ucraina è pronta a fermare i propri attacchi contro le infrastrutture critiche russe se Mosca farà altrettanto con quelle ucraine. "L'Ucraina ha proposto ai suoi partner di garantire un accordo con la Russia che fermi la distruzione delle infrastrutture critiche", ha scritto Zelensky, precisando che Kiev "non è convinta che la Russia sia disposta a rispettare qualsiasi accordo". Se tuttavia i partner dell'Ucraina saranno pronti a garantire che Mosca "si astenga realmente" dal colpire il sistema elettrico, le altre infrastrutture energetiche, quelle critiche e le rotte di approvvigionamento alimentare, "naturalmente siamo pronti a garantire una corrispondente sospensione dei nostri attacchi". Zelensky ha chiesto che l'eventuale intesa sia "affidabile, di lungo periodo" e abbia "un impatto reale sulla vita delle persone", senza venire meno dopo le elezioni russe o trasformarsi in una sospensione temporanea legata all'allentamento della pressione sui prezzi di benzina e diesel in Russia. "La guerra deve finire", ha concluso Zelensky, indicando una de-escalation sul fronte delle infrastrutture critiche come possibile "primo passo verso la pace". "Ci aspettiamo proposte concrete dai nostri partner", ha aggiunto. Ma Vladimir Putin sarebbe riluttante a raggiungere un accordo con l'Ucraina per una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche prima dell'inverno, ritenendo che la pressione sulla rete elettrica ucraina nei mesi più freddi possa favorire concessioni da parte di Kiev. Lo scrive il Financial Times, citando funzionari direttamente coinvolti nei negoziati di pace tra Stati Uniti, Ucraina e Russia e persone a conoscenza della posizione del Cremlino. 
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Vent’anni fa moriva Oriana Fallaci, la giornalista che non faceva sconti a nessuno

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(Adnkronos) – Vent'anni dopo la sua morte, la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci resta una presenza difficile da archiviare. Non soltanto per la notorietà raggiunta in vita, né per i milioni di copie vendute dai suoi libri. Resta perché la sua figura continua a chiamare in causa il giornalismo, il rapporto con il potere, il ruolo della scrittura e, soprattutto, il diritto di un giornalista di porre domande scomode. Fallaci morì il 15 settembre 2006, a Firenze, la città dove era nata il 29 giugno 1929. Aveva 77 anni ed era malata da tempo di un tumore. Negli ultimi giorni aveva voluto tornare nella sua città, dopo gli anni trascorsi prevalentemente negli Stati Uniti, nel suo appartamento di New York. Fu sepolta al cimitero degli Allori, accanto ai genitori. Sulla lapide, per sua volontà, una sola definizione: "Scrittore". Era stata molto altro. Reporter, inviata speciale, corrispondente di guerra, intervistatrice, autrice di romanzi e libri d'inchiesta. Ma forse nessuna definizione riesce a contenerla interamente. Fallaci aveva cominciato giovanissima a scrivere. Figlia di Edoardo Fallaci, artigiano e antifascista militante, durante la guerra partecipò alla Resistenza. A sedici anni iniziò la sua attività giornalistica e, dopo le prime esperienze nelle redazioni fiorentine e milanesi, arrivò a "L'Europeo", settimanale con cui avrebbe costruito una parte decisiva della propria reputazione. La sua specialità sarebbe diventata il reportage. Non quello del cronista che osserva da lontano, ma quello di chi vuole stare dentro gli avvenimenti. Dal Vietnam all'America Latina, dal Medio Oriente al conflitto indo-pakistano, Fallaci raccontò guerre e rivoluzioni con una scrittura personale, fisica, spesso drammatica. Nel 1967 iniziò la sua lunga esperienza vietnamita. Nel 1968 fu in Messico durante la protesta studentesca che precedette le Olimpiadi e venne gravemente ferita. Continuò comunque a lavorare. La guerra, per lei, non era soltanto uno scenario. Era un modo per interrogare gli uomini, le loro paure, il potere e le responsabilità di chi decide mentre altri combattono e muoiono. Da quelle esperienze nacquero alcuni dei suoi libri più importanti: "Niente e così sia", pubblicato nel 1969 e legato alla guerra del Vietnam, e i reportage dedicati agli Stati Uniti e alla conquista dello spazio, tra cui "Se il sole muore" e "Quel giorno sulla Luna".  La fama internazionale arrivò soprattutto con le interviste. Fallaci non aveva l'atteggiamento deferente che spesso accompagnava gli incontri con i grandi protagonisti della politica internazionale. Faceva domande dirette, insisteva, interrompeva, contestava. Cercava la contraddizione, il punto debole, la frase capace di rivelare qualcosa dell'uomo nascosto dietro il ruolo. Nel corso degli anni incontrò Henry Kissinger, lo scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, Yasser Arafat, Muammar Gheddafi, Golda Meir, Indira Gandhi, re Hussein di Giordania, Ali Bhutto, Giulio Andreotti, Pietro Nenni, Giorgio Amendola, l'arcivescovo Makarios e il generale Giap, tra molti altri. Nel 1974 quelle conversazioni confluirono in "Intervista con la storia", uno dei libri che più di ogni altro ha definito la sua immagine pubblica. Le interviste diventavano così qualcosa di più di una conversazione giornalistica: erano duelli, spesso giocati sul terreno della psicologia prima ancora che su quello della politica. Fallaci voleva capire chi avesse davanti. E, soprattutto, voleva costringerlo a mostrarsi. Parallelamente al giornalismo, Fallaci costruì una consistente opera letteraria. Il primo libro, "I sette peccati di Hollywood", uscì nel 1956. Seguirono "Il sesso inutile" (1961), nato da un viaggio attraverso diversi Paesi per raccontare la condizione delle donne, e il primo romanzo, "Penelope alla guerra", del 1962. Poi arrivarono "Gli antipatici", "Se il sole muore", "Niente e così sia" e "Quel giorno sulla Luna". Ogni libro sembrava spostare un po' più avanti il confine tra cronaca e letteratura. Nel 1975 pubblicò "Lettera a un bambino mai nato", uno dei suoi maggiori successi. La voce di una donna che parla al figlio che porta in grembo diventa l'occasione per interrogarsi sulla maternità, sulla libertà, sulla responsabilità e sul significato stesso dell'esistenza. Quattro anni più tardi, nel 1979, uscì "Un uomo", il libro dedicato ad Alekos Panagulis, leader della resistenza greca contro la dittatura dei colonnelli e compagno di Fallaci. È insieme romanzo, testimonianza e ritratto di una relazione amorosa e politica che aveva segnato profondamente la sua vita. Nel 1990 arrivò "Insciallah", romanzo ambientato nel Libano della guerra civile e ispirato alla missione internazionale a Beirut del 1983. A quel punto Fallaci aveva già costruito una posizione difficilmente comparabile nel panorama italiano: era una giornalista capace di trasformare la cronaca in letteratura e una scrittrice capace di mantenere nella pagina la tensione del reportage.  Poi arrivò il silenzio. Per circa un decennio Fallaci si ritirò progressivamente dalla scena pubblica. Viveva a New York, città nella quale aveva trascorso gran parte della sua vita adulta, e lavorava a un grande romanzo dedicato alla propria famiglia e alle proprie origini fiorentine. Il progetto sarebbe rimasto incompiuto. A interrompere quel silenzio fu l'11 settembre 2001. Gli attentati alle Torri Gemelle di New York cambiarono il rapporto della Fallaci con la scrittura pubblica. Il 29 settembre il "Corriere della Sera" pubblicò la sua lunga lettera da New York, destinata a diventare "La rabbia e l'orgoglio". Fu una svolta radicale. Fallaci prese di mira il terrorismo islamista, il fondamentalismo religioso e quello che considerava il cedimento dell'Occidente. Ma attaccò anche la classe dirigente europea, la sua politica e ciò che giudicava una perdita di identità e di coraggio. Il successo fu enorme. Le polemiche, altrettanto. Da quel momento Fallaci divenne una figura ancora più divisiva di quanto fosse stata in precedenza. Le sue posizioni provocarono accuse di islamofobia, contestazioni e anche iniziative giudiziarie in Italia e all'estero. Lei, però, non arretrò. Nel 2004 pubblicò "La forza della ragione" e "Oriana Fallaci intervista sé stessa – L'Apocalisse", completando quella che può essere considerata la trilogia della sua ultima stagione. E' difficile oggi separare la Fallaci giornalista dalla Fallaci degli ultimi anni. Ma sarebbe altrettanto riduttivo leggere tutta la sua carriera soltanto attraverso le polemiche seguite all'11 settembre. La sua eredità è più contraddittoria e, proprio per questo, più interessante. C'è la reporter che attraversa le guerre e rischia la vita sul campo. C'è l'intervistatrice che mette in difficoltà i potenti. C'è la scrittrice che porta nella narrativa la propria esperienza personale. C'è la donna che difende con ostinazione la propria indipendenza. E c'è, infine, la Fallaci dell'ultima stagione, quella che sceglie deliberatamente il conflitto e affida alla pagina opinioni destinate a provocare reazioni fortissime. Il tratto che unisce tutte queste fasi è forse uno solo: il rifiuto della neutralità intesa come distanza emotiva. Fallaci non voleva scomparire dietro ciò che raccontava. Voleva esserci, con il proprio giudizio, le proprie paure, le proprie passioni e perfino i propri errori. E' anche per questo che, vent'anni dopo la sua morte, continua a essere discussa. La sua stagione professionale appartiene a un giornalismo che non esiste più nello stesso modo: quello delle grandi riviste internazionali, degli inviati che trascorrevano settimane o mesi sul campo, delle interviste ottenute dopo lunghe trattative e trasformate in eventi editoriali. Ma alcune delle sue domande sono ancora lì. E forse è questa la ragione più semplice per cui Oriana Fallaci non è diventata soltanto un nome della storia del giornalismo italiano. È rimasta un personaggio con cui, ancora oggi, il giornalismo e la cultura italiana sono costretti a fare i conti.  
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Lituania, caccia italiano della Nato abbatte drone entrato in spazio aereo

VILNIUS (LITUANIA) (ITALPRESS) – La NATO ha abbattuto un drone proveniente dalla Bielorussia che nella notte era entrato nello spazio aereo lituano. “Un drone entrato nello spazio aereo lituano è stato abbattuto dai caccia della NATO. Ringrazio il personale alleato per la pronta risposta”, ha scritto il presidente lituano Gitanas Nauseda in un post su X. L’esercito lituano ha poi dichiarato che i resti sono stati ritrovati dopo che il drone era stato “neutralizzato” alle 00:20 ora locale da aerei da combattimento italiani di stanza nella città di Šiauliai, nel nord del paese. “Con l’intensificarsi dell’aggressione russa contro l’Ucraina, tale prontezza è vitale per la nostra regione. Insieme ai nostri alleati della NATO, la Lituania difenderà il proprio spazio aereo”, ha affermato Nauseda. Il drone sarebbe entrato nello spazio aereo lituano dalla vicina Bielorussia, sorvolando Lentvaris, vicino alla capitale Vilnius, prima di essere abbattuto nei pressi della città di Kaunas, ha riferito Vilmantas Vitkauskas, capo del Centro nazionale per la gestione delle crisi del paese. Le autorità sono ancora alla ricerca dei suoi resti e non hanno ancora reso noto il tipo di drone intercettato. “Sono state dispiegate delle forze per determinare di che tipo di drone si trattasse, le sue specifiche e il suo obiettivo previsto”, ha dichiarato Vitkauskas. “E’ anche per episodi come questo che la presenza dei nostri militari sul Fianco Est è fondamentale, a garanzia della sicurezza collettiva. Oggi, sarò lì al loro fianco per portare la vicinanza del Governo e dell’Italia e ringraziarli, a nome degli italiani, del prezioso lavoro che svolgono”. Così il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un post su XIl Ministro, dopo la visita di ieri in Bulgaria, prosegue oggi la sua missione sul Fianco Est dell’Alleanza, con tappe in Polonia, Lettonia e Lituania, dove avrà diversi incontri istituzionali e visiterà i contingenti italiani.
(ITALPRESS).

– Foto: Ipa Agency –

Legge elettorale, dal proporzionale al premio e alle preferenze: oggi il voto al Senato

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(Adnkronos) –
Proporzionale, premio di maggioranza alla coalizione che ottiene almeno il 42%, indicazione del candidato presidente del Consiglio, inserimento di un meccanismo di preferenze. È attesa per questa mattina, con dichiarazioni di voto a partire dalle 10, l'approvazione da parte del Senato della nuova legge elettorale, che dovrà poi tornare alla Camera, che ha già calendarizzato l'approdo in Aula per il prossimo 28 settembre.  La previsione di un meccanismo di preferenze è una delle principali novità introdotte durante l'esame a Palazzo Madama, dopo che a Montecitorio fu bocciato con voto segreto il relativo emendamento presentato da Fratelli d'Italia. Il nuovo sistema di voto è proporzionale puro, ma prevede un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 42% dei consensi in entrambe le Camere, che si traduce in 70 deputati e 35 senatori, con un tetto massimo però di 220 deputati e 113 senatori. Al momento della presentazione di simbolo e programma i partiti devono indicare il candidato presidente del Consiglio che proporranno per la nomina al Presidente della Repubblica.  Dopo la bocciatura alla Camera, il centrodestra è riuscito a trovare un accordo per introdurre un meccanismo di preferenze: restano i capilista bloccati, seguiti da una lista di sei nomi tra i quali l'elettore ne potrà scegliere tre. Un sistema che consentirà l'elezione di candidati indicati alle urne soprattutto all'interno dei partiti più forti. L’alternanza uomo-donna interviene dal secondo nome presente in lista, mentre andrà rispettata la quota 60-40 nel listone riguardante gli eletti con il premio di maggioranza. Prevista la soglia di sbarramento del 3 per cento per entrare in Parlamento, anche se nella coalizione che supera almeno il 10 se nessun partito raggiunge la soglia viene ripescato il cosiddetto miglior perdente. Tuttavia, grazie ad una modifica approvata al Senato tutti i partiti concorrono alla somma dei voti della coalizione, qualunque sia la percentuale raggiunta, anche se per l'attribuzione dei seggi varranno le soglie di sbarramento. Per presentare la liste dovranno essere raccolte 6mila firme per ogni collegio plurinominale, con una deroga per i partiti che abbiano un Gruppo in almeno in una delle due Camere all’inizio della legislatura o comunque il 31 dicembre 2025. Vengono ridotte le circoscrizioni per l'elezione dei rappresentanti degli italiani all'estero, prevedendone due per i deputati e una i senatori. Infine viene disciplinato il voto degli elettori 'fuori sede', ovvero quelli temporaneamente domiciliati in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale per motivi di studio, lavoro o salute, in occasione di elezioni politiche ed europee, nonché in occasione dei referendum abrogativi e costituzionali, definendo, in particolare, le modalità di presentazione e di eventuale revoca della relativa istanza, nonché di rilascio dell’attestazione di ammissione al voto. La norma si applica anche caregiver familiari di una persona con grave disabilità o in condizione di non autosufficienza che operino presso una struttura sanitaria o in favore di un minore sottoposto ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico presso una struttura sanitaria. Vengono definite in particolare, le modalità di presentazione e di eventuale revoca della relativa istanza, nonché di rilascio dell’attestazione di ammissione al voto.  
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Col kalashnikov a una corsa clandestina di cavalli, giovane arrestato a Catania

CATANIA (ITALPRESS) – Un giovane è stato arrestato dalla Polizia di Stato di Catania perché gravemente indiziato di porto abusivo di arma da guerra, con l’aggravante di aver agito per agevolare il clan mafioso Cappello-Bonaccorsi. Il provvedimento, disposto dalla Procura Distrettuale ed emesso dal Gip di Catania, riguarda i fatti dell’8 maggio scorso a Palagonia, dove si era svolta una corsa clandestina di cavalli scortata da persone travisate e armate che, a bordo di moto, sparavano e accompagnavano la competizione con clacson e urla. Le immagini della gara, divenute virali sui social, sono state analizzate dalla Squadra Mobile, che ha identificato nell’indagato il giovane che durante la corsa impugnava un kalashnikov. Il soggetto, ritenuto vicino a un gruppo operante a San Giovanni Galermo, è stato trovato durante una perquisizione in possesso di numerosi indumenti compatibili con quelli indossati durante l’evento e dello scooter utilizzato nella circostanza. Nell’inchiesta figurano anche altri soggetti, non destinatari di misure cautelari, denunciati per partecipazione a competizioni clandestine tra animali.

– foto ufficio stampa Polizia di Stato –

(ITALPRESS).

Emmy 2026, 14 premi a ‘Widow’s Bay’. Matthew Rhys e Jean Smart scrivono la storia

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(Adnkronos) –
La nuova horror comedy di Apple Tv, 'Widow’s Bay', ha dominato la serata degli Emmy Award 2026, conquistando 14 statuette su 19 candidature tra la cerimonia principale e quella dedicata alle cosiddette 'categorie tecniche', i cui riconoscimenti sono stati assegnati nei giorni scorsi. La serie ha vinto come Miglior comedy, Miglior attore protagonista per Matthew Rhys – che ha fatto la storia con una doppia vittoria come interprete nella stessa edizione, conquistando inoltre una statuetta per come Miglior attore protagonista in una miniserie, in una serie antologica o in un film tv per 'The Beast in Me' (Netflix) – Miglior attrice non protagonista per Kate O’Flynn, Miglior attore non protagonista per Stephen Root, oltre ai premi per sceneggiatura a Katie Dippold e regia a Hiro Murai. La storia, però, non l’ha scritta solo Rhys. Per la sua interpretazione di Deborah Vance nella quinta stagione di 'Hacks' (Hbo Max), Jean Smart ha vinto il suo quinto Emmy come Miglior attrice protagonista in una serie comedy, diventando la prima donna a conquistare il premio per ogni stagione di una stessa serie. Smart ha ricevuto una standing ovation: "Solo gli uomini restano in piedi. Le donne possono sedersi", ha detto scherzando dal palco.  
A seguire, con sette premi, il medical drama di Hbo Max 'The Pitt', che partiva da 25 candidature, il numero più alto dell’edizione. La serie ha vinto come Miglior drama e ha portato a casa per il secondo anno consecutivo il premio per il Miglior attore protagonista a Noah Wyle. Il risultato quasi raddoppia il bottino delle 13 nomination ottenute l’anno precedente. Nella categoria miniserie, 'DTF St. Louis' (Hbo Max) ha dominato con sette vittorie, tra cui quelle a David Harbour e Linda Cardellini come Migliori interpreti non protagonisti. Il creatore Steven Conrad ha vinto sia per la regia sia per la sceneggiatura.  
A pochi mesi dalla cancellazione del suo programma, 'The Late Show', Stephen Colbert si è portato a casa quello che potrebbe essere l’ultimo premio della sua trasmissione: l’Emmy Award per il Miglior varietà. Il conduttore ha colto l’occasione per ringraziare la squadra del programma, "oltre 200 persone che per undici anni hanno dato anima e corpo in questo show per cercare di offrirvi il miglior programma possibile". Uno degli aspetti positivi dei late show", ha aggiunto, "è che, oltre a essere un lavoro davvero buono e stabile, richiedono così tante professionalità da diventare un fantastico incubatore per i giovani: un luogo dove imparare a lavorare in modo professionale, con scadenze, cooperazione e collaborazione. Ed è questo il futuro del nostro settore, che dobbiamo proteggere". Colbert ha ricordato che tutto quello staff ora è disponibile: "Assumeteli, renderanno il vostro show migliore e vi semplificheranno la giornata". Ha poi ringraziato il pubblico: "Speriamo che vi siate divertiti. Noi ci siamo divertiti moltissimo a farlo per voi". Dal palco, nessun riferimento alla controversia che ha travolto il programma negli ultimi mesi. Cbs ha chiuso 'The Late Show with Stephen Colbert' nel maggio 2026, dopo undici stagioni. Colbert è diventato un punto di riferimento per molti che lo considerano un paladino della libertà di espressione, di fronte ai tentativi dell’amministrazione Trump di punire comici, programmi d’informazione e reti che mandano in onda contenuti sgraditi al presidente. Al momento della cancellazione, Cbs aveva sostenuto che la decisione fosse esclusivamente finanziaria, ma era arrivata dopo che Colbert aveva criticato la casa madre Paramount per un accordo legale raggiunto con l’amministrazione.  
Gli Emmy Award hanno dedicato ampio spazio ai tributi, ricordando alcune delle figure più amate della televisione morte nell’ultimo anno. La serata ha celebrato Dolly Parton, morta lo scorso 25 agosto a Nashville all’età di 80 anni. L’omaggio è stato affidato a Sally Field, che aveva condiviso il set con Parton in 'Fiori d’acciaio' (1989). "Se davvero esistono angeli sulla terra, allora ne abbiamo appena perso uno", ha detto dal palco. Dopo le sue parole, Reba McEntire ha eseguito 'Appalachian Memories', uno dei brani più amati di Parton. Un altro momento particolarmente sentito è stato il ricordo di Catherine O’Hara, morta a gennaio. Sul palco sono saliti alcuni dei colleghi che più le sono stati vicini nel corso della carriera. A partire da Macaulay Culkin, suo figlio sullo schermo in 'Mamma, ho perso l’aereo', ha detto che per lui O’Hara sarà sempre "momma", scherzando sul fatto che, anche se nei film lei "lo dimenticava" – per due volte – il pubblico non l’ha mai dimenticata. "E, a proposito, chiamate vostra madre stasera. Sul serio", ha aggiunto. Il tributo a O’Hara ha introdotto il segmento 'In Memoriam', accompagnato dall’esibizione di Noah Kahan, che ha cantato 'Bridge Over Troubled Water' di Simon & Garfunkel mentre scorrevano le immagini delle figure della televisione scomparse nell’ultimo anno.  Quest’anno gli Emmy avevano un compito particolarmente impegnativo, considerando quanti grandi nomi sono venuti a mancare: tra loro Eric Dane, Hayden Panettiere, James Van der Beek, Vincent Pastore e il regista James Burrows, tutti protagonisti di stagioni indimenticabili di televisione. A chiudere il segmento, Jamie Lee Curtis è salita sul palco per rendere omaggio al leggendario Burrows e a Rob Reiner. Quest'ultimo ha invece vinto un Emmy postumo come attore per 'The Bear' (FX/Hulu, disponibile Disney+). Il regista e attore è stato assassinato lo scorso dicembre insieme alla moglie Michele Singer nella loro abitazione di Brentwood, a Los Angeles. Tra le standing ovation della serata, una è stata dedciata a Michael J. Fox, che ha ricevuto il Bob Hope Humanitarian Award, il riconoscimento che celebra le personalità della televisione e dello spettacolo che si sono distinti per un impegno filantropico profondo e duraturo. "All’inizio ho tenuto nascosta la mia diagnosi di Parkinson. Temevo che avrebbe influito sul mio lavoro e sul rapporto con il pubblico. Avrebbero riso, se avessero saputo che ero malato?", ha raccontato dal palco. Poi, però, "sono rimasto sbalordito dal sostegno che ho ricevuto. Il sostegno di tutti voi". Un sostegno che "mi ha dato una grande carica. Mi ha fatto sentire che potevo continuare a fare questo lavoro, che non avevo perso ciò che faccio e che nessuno poteva portarmelo via. E tutto questo è successo perché mi siete stati vicini. Ve ne sono davvero grato". Il premio, dedicato allo spirito di altruismo e all’impatto sociale positivo lasciato da Bob Hope – celebre attore e comico britannico‑statunitense, noto anche per i decenni di tournée umanitarie e di intrattenimento per le truppe – non viene assegnato ogni anno, ma solo quando l’Accademia ritiene che esista un candidato che incarni pienamente quei valori. 
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Fisco, 730 al rush finale: c’è tempo fino a fine mese

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Conto alla rovescia per il 730 precompilato: la scadenza per l’invio è fissata al prossimo 30 settembre. Per supportare i contribuenti che non hanno ancora trasmesso la dichiarazione, l’Agenzia delle entrate potenzia l’assistenza telefonica con due giornate extra. Il servizio, solitamente attivo dal lunedì al venerdì, sarà infatti operativo anche sabato 19 e 26 settembre, dalle 9 alle 13 per sciogliere i dubbi dei cittadini in vista del click finale. Lo si legge in un comunicato. Nelle due giornate di assistenza extra, dalle 9 alle 13, gli esperti dell’Agenzia saranno pronti a chiarire eventuali dubbi dei contribuenti e offriranno supporto per la consultazione e la compilazione della dichiarazione precompilata. A disposizione ci sono tre numeri: 800.90.96.96 da rete fissa; 06.97.61.76.89 da cellulare; 0039.06.45.47.04.68 dall’estero. Il servizio, dedicato all’utenza non professionale, è gestito dai consulenti fiscali specializzati che hanno aderito all’iniziativa e, al termine della chiamata, sarà possibile esprimere un giudizio anonimo sulla qualità dell’assistenza ricevuta.  Tutte le informazioni utili sono raccolte all’interno del sito dedicato 'Info e assistenza' e nella guida pubblicata nella sezione 'L’Agenzia informa'. Inoltre, sul canale YouTube delle entrate e sugli altri social istituzionali è disponibile un video che illustra le novità 2026 e ricorda le modalità per delegare un familiare o un’altra persona di fiducia a operare nel proprio interesse. La scadenza per l’invio del 730 è fissata a mercoledì 30 settembre 2026, mentre per chi utilizza il modello 'Redditi Pf' c’è tempo fino al 2 novembre 2026. 
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Emma Bonino, oggi in Campidoglio i funerali di Stato: attesi Mattarella e Meloni

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(Adnkronos) – Sarà il Campidoglio, ancora una volta, a fare da cornice all'ultimo atto. Oggi, martedì 15 settembre alle 12.30, nella Sala della Protomoteca lo Stato renderà l'ultimo omaggio a Emma Bonino: ai funerali, in forma laica, prenderanno parte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e il Presidente del Senato Ignazio La Russa.  Nei giorni scorsi Meloni aveva scelto parole di rispetto per ricordare Bonino: una voce forte e riconoscibile della politica italiana, l'aveva definita, ammettendo posizioni "molto distanti sui contenuti", ma rivendicando di non aver mai smesso, per questo, di riconoscerne l'autorevolezza e il peso nella vita pubblica del Paese.  Ad aprire la cerimonia sarà Carla Taibi, per anni al fianco della leader radicale come assistente, insieme a Filomena Gallo. Poi la parola passerà a Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, prima delle chiusure, affidate a Romano Prodi ed Enrico Letta, il premier con cui Bonino guidò la Farnesina da ministra degli Esteri.  Ieri in Campidoglio nel corso della seconda giornata della camera ardente si sono avvicendati il vicepremier Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, gli ex premier Massimo D'Alema ed Enrico Letta, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. Nel pomeriggio è arrivato anche Giuseppe Conte. E ancora, tra gli altri: Roberto Giachetti per Italia Viva, il presidente del Cnel Renato Brunetta, la senatrice dem Cecilia D'Elia, Bobo Craxi. Per Azione, il capogruppo alla Camera Matteo Richetti, la deputata Valentina Grippo e il segretario romano Alessio D'Amato.  Ieri sera, sempre a Roma, c'è stata anche una veglia laica che è stata aperta dalle parole di Riccardo Magi. "Tantissime italiane e tantissimi italiani hanno visto in Emma Bonino un esempio di come si sta nelle istituzioni" ha detto. Tanti gli interventi dal palco che si sono alternati nel corso della cerimonia. A partire dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri e, poi, Elly Schlein, che ha detto "da leader donna devo molto a sue battaglie", Roberto Saviano, Kasia Smutniak e Francesco Rutelli. In piazza anche Angelo Bonelli, Pier Ferdinando Casini, Luciana Castellina e Bobo Craxi.  "La sinistra deve tenere ben presente che i diritti civili e i diritti sociali sono inscindibili. Sbaglia chi li mette in gerarchia tra di loro. Nelle battaglie fatte sui diritti sociali si deve sempre tenere presente che chi è discriminato per quello che è, è anche una persona che lavora, è anche una persona che fa impresa e anche una persona che paga le tasse come tutte le altre. Eppure proprio perché è discriminata, fa più fatica a trovare lavoro, fa più fatica ad avviare un'impresa, fa più fatica ad accedere ai servizi per cui paga le tasse come tutte le altre persone. Allora io credo che queste battaglie vadano unite perché scinderle fa soltanto il gioco delle destre che cercano di mollare i diritti tutti, quelli individuali e quelli collettivi", ha detto ancora Schlein. 
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