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Cina, Hong Kong sospende import di pollame e uova da due aree in Danimarca e Usa

HONG KONG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Ieri l’autorità per la sicurezza alimentare di Hong Kong ha deciso di sospendere l’importazione di carne e prodotti avicoli provenienti dal comune di Lolland, in Danimarca, e dalla contea di Jackson, nello Stato del Minnesota, negli Stati Uniti, a causa di focolai di influenza aviaria verificatisi in tali regioni.

Il Centro per la sicurezza alimentare (CFS) del Dipartimento per l’igiene alimentare e ambientale del governo della regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR) ha disposto la sospensione con effetto immediato delle importazioni di carne e prodotti avicoli, comprese le uova, provenienti da queste aree, al fine di tutelare la salute pubblica a Hong Kong.

Un portavoce del CFS ha dichiarato che la decisione è stata presa in seguito alle notifiche ricevute dall’Amministrazione veterinaria e alimentare danese e dall’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH) relative a focolai di influenza aviaria H5N1 ad alta patogenicità in queste aree.

Il CFS ha contattato le autorità danesi e statunitensi in merito alla questione e monitorerà attentamente le informazioni diffuse dalla WOAH e dalle autorità competenti sui focolai di influenza aviaria, ha affermato il portavoce.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

Cissé show a San Siro: doppietta in 13 minuti e il Milan ribalta il Bologna

(Adnkronos) – Certe notti sono destinate a restare nella memoria. Per Cissé, San Siro si trasforma in un palcoscenico speciale: due gol in appena 13 minuti, una partita ribaltata e una doppietta che cambia l'inerzia della sfida contro il Bologna, valida per nona nona giornata di Serie A. Dopo non aver ancora trovato la via della rete nello stadio rossonero, l'attaccante si sblocca nel modo più spettacolare possibile, diventando il protagonista assoluto della rimonta del Milan. Il gol del pareggio al 14' nasce dalla pressione alta di Hutchinson, bravo ad aggredire Theate e a sporcare il rinvio del difensore rossoblù. Il pallone finisce proprio sui piedi dell'esterno inglese, che non perde tempo e serve immediatamente al centro un Cissé completamente libero. Per l'attaccante è un gioco da ragazzi firmare il gol dell'1-1 e accendere San Siro. Ma non è finita qui. Il Milan continua a spingere e trova ancora in Hutchinson l'uomo capace di creare scompiglio nella retroguardia avversaria. L'esterno viene fermato all'ingresso dell'area, ma sulla seconda palla è Tomori ad arrivare per primo, sfruttando lo spazio e la propria velocità. Il difensore rossonero alza la testa e disegna un assist sul secondo palo, dove Cissé, lasciato nuovamente solo dalla difesa del Bologna, deve soltanto appoggiare in rete. È il gol del sorpasso al 27', quello che completa la rimonta e consegna a Cissé una doppietta da ricordare. Due reti in 13 minuti, entrambe nate dalla capacità del Milan di aggredire gli avversari e sfruttare le disattenzioni difensive rossoblù. San Siro ha il suo nuovo protagonista: Alphadjo Cissé.  
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Ottimisti sulla propria vita, pessimisti sul mondo: cosa racconta il grande sondaggio FII

(Adnkronos) – Il mondo va nella direzione sbagliata, ma la propria vita, tutto sommato, procede bene. È il paradosso che emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, la quinta edizione della grande indagine internazionale realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos. Soltanto il 34% degli intervistati ritiene che il mondo stia andando nella direzione giusta, il 46% pensa altrettanto del proprio Paese, mentre ben il 75% continua a esprimere fiducia nell'andamento della propria esistenza. Un pianeta nel quale il futuro collettivo appare incerto, ma quello individuale conserva una sorprendente capacità di resistenza. La ricerca, condotta tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026 su 61.200 adulti in 32 Paesi, fotografa un mondo che chiede soprattutto sicurezza economica, servizi pubblici accessibili e tecnologie capaci di migliorare la vita senza sottrarsi al controllo umano. Una delle fratture più significative riguarda la percezione del futuro tra Nord e Sud globale. Nei 19 Paesi classificati come Global South, il 47% ritiene che il mondo stia andando nella direzione giusta. Nei 13 Paesi del Global North la percentuale precipita al 15%. La distanza si ripete nelle aspettative economiche: il 49% degli intervistati nel Sud globale è ottimista sull'economia mondiale, contro appena il 19% nel Nord. Non significa che le condizioni materiali siano migliori nei Paesi emergenti, ma suggerisce una diversa relazione con il progresso. Dove redditi e opportunità sono cresciuti, il futuro appare ancora come una promessa; dove il benessere è consolidato, prevale la paura di perderlo. Anche la fiducia nella mobilità sociale segue questa geografia: il 75% nel Sud globale ritiene che lavorare duramente permetta di migliorare la propria posizione nella società, contro il 60% nel Nord. A livello mondiale la percentuale raggiunge il 69%, sei punti in più rispetto al 2025. Per il quinto anno consecutivo, il costo della vita rimane la principale preoccupazione mondiale: lo indica il 56% degli intervistati, sei punti percentuali in più rispetto al 2025. Le spese energetiche pesano in modo particolare, citate dal 34% del campione. Quando viene chiesto che cosa conti maggiormente per il benessere personale, ai primi posti compaiono la salute e l'accesso alle cure (44%) e la sicurezza del lavoro e del reddito (43%). Più della metà degli intervistati indica inoltre nel costo della vita e nell'indebitamento ostacoli alla possibilità di avere il numero di figli desiderato. La prosperità, insomma, non viene associata soltanto all'aumento del reddito, ma alla possibilità di proteggersi dagli imprevisti. Una domanda di stabilità che attraversa economie avanzate ed emergenti. Il rapporto restituisce una popolazione mondiale tutt'altro che ostile alle nuove tecnologie. Il 57% degli intervistati si dice disposto a pagare per acquisire competenze nell'intelligenza artificiale. Ma l'apertura all'innovazione non coincide con la disponibilità a delegarle qualsiasi responsabilità. L'80% respinge l'idea che l'AI possa prendere la decisione finale in ambiti delicati come assunzioni, giustizia e sanità. Ancora più ampio, l'85%, è il consenso verso una regolamentazione internazionale. L'atteggiamento verso la robotica conferma questa ambivalenza: il 65% ritiene che entro dieci anni i robot saranno una presenza normale nella vita quotidiana e il 61% sarebbe a proprio agio nell'affidare loro le faccende domestiche. L'accettazione diminuisce quando si tratta di delegare attività di cura. La tecnologia è dunque benvenuta quando libera tempo e riduce la fatica. Suscita più resistenze quando sostituisce relazioni e responsabilità umane. Meno della metà degli intervistati si dichiara soddisfatta dell'assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese, mentre il 63% sarebbe favorevole a pagare tasse più elevate per garantire cure accessibili a tutti. Anche l'università attraversa una crisi di percezione: il 65% ritiene che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non valga più il costo sostenuto. Il 69% chiede ai governi di dare maggiore priorità alla formazione professionale, anche alla luce dei cambiamenti introdotti dall'AI nel mercato del lavoro. Il problema non è soltanto quali professioni verranno automatizzate, ma come preparare lavoratori e studenti a un'economia nella quale le competenze richieste cambiano più rapidamente dei tradizionali percorsi educativi. È proprio sul rapporto tra istruzione, opportunità e mobilità sociale che i risultati italiani assumono particolare rilievo. Soltanto il 46% degli intervistati ritiene che il sistema educativo offra ai bambini provenienti da famiglie a basso reddito una reale possibilità di migliorare la propria posizione sociale. La media globale è del 60%: quattordici punti di differenza. Per oltre metà degli italiani, dunque, la scuola non rappresenta più, o non rappresenta abbastanza, quello strumento di emancipazione sul quale si è costruita una parte importante della promessa democratica del secondo dopoguerra. A indebolirsi non è necessariamente la fiducia nell'insegnamento, ma nella sua capacità di compensare gli svantaggi di partenza. Più articolato il giudizio sull'università. In Italia il 53% ritiene che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non valga più il costo sostenuto. È una maggioranza, ma ben inferiore alla media globale del 65%: il terzo valore più basso tra i 32 Paesi esaminati. Un risultato per certi versi controintuitivo: gli italiani credono poco nella capacità della scuola di favorire la mobilità sociale, ma sono relativamente meno scettici di altri sul valore economico dell'istruzione universitaria. Un'altra risposta contribuisce a chiarire il quadro. Soltanto il 47% degli italiani concorda con l'affermazione secondo cui, per trovare un buon lavoro, il titolo di studio conta più delle competenze effettive. È il secondo valore più basso a livello mondiale. Si può quindi continuare a considerare utile una laurea senza attribuire ai titoli di studio un valore automaticamente superiore alle capacità concretamente dimostrabili. E si può credere nell'istruzione senza essere convinti che il sistema offra a tutti le stesse opportunità. Per le università, ma anche per le imprese, è un segnale da non sottovalutare: la credibilità della formazione passa sempre più dalla capacità di produrre competenze riconoscibili e opportunità professionali, non soltanto certificazioni. Se la scuola fatica a convincere gli italiani della propria capacità di ridurre le disuguaglianze, il sistema dell'informazione affronta una crisi di fiducia ancora più evidente. L'Italia registra livelli inferiori alla media globale in tutte le forme di media considerate. La televisione nazionale è ritenuta affidabile dal 43% degli intervistati, contro il 62% nel mondo: uno scarto di 19 punti. Per le notizie online la fiducia scende al 37%, contro il 52% globale. Il dato più impressionante riguarda però la percezione dell'indipendenza editoriale: l'82% degli italiani ritiene che i media tradizionali siano politicamente orientati. Non significa, naturalmente, che l'82% dei media sia effettivamente schierato: il sondaggio misura la percezione dei cittadini. Ma è proprio questa percezione a rappresentare un problema per un settore la cui autorevolezza dipende dalla credibilità. La diffidenza, del resto, investe tanto i mezzi tradizionali quanto le piattaforme digitali, suggerendo una crisi più generale nel rapporto tra cittadini e informazione. La crisi dei media tradizionali non si traduce automaticamente in una fiducia generalizzata nei nuovi protagonisti dell'informazione digitale. Il 48% degli italiani ritiene che i creatori di contenuti online riescano a cogliere le preoccupazioni delle persone comuni. Una valutazione che riguarda soprattutto la capacità di rappresentare bisogni e sensibilità del pubblico, non necessariamente l'accuratezza delle informazioni. Gli influencer possono dunque essere percepiti come più vicini all'esperienza quotidiana delle persone, anche quando la fiducia complessiva nelle notizie online rimane bassa. È una delle trasformazioni più profonde dell'ecosistema informativo: l'autorevolezza professionale e la capacità di stabilire un rapporto diretto con il pubblico non coincidono più necessariamente. La diffidenza verso l'ecosistema digitale si accompagna a una forte domanda di protezione dei più giovani. Il 58% degli italiani è favorevole a vietare l'accesso ai social media ai minori di 16 anni, mentre il 37% preferirebbe consentire l'apertura di account soltanto con il consenso dei genitori. La posizione italiana si inserisce in una tendenza più ampia: nei Paesi del Nord globale, il 74% ritiene che le aziende tecnologiche non facciano abbastanza per proteggere gli utenti più giovani. Nel Sud globale la percentuale scende al 45%. Un'altra manifestazione della diversa percezione della tecnologia: per una parte del mondo l'innovazione digitale continua a rappresentare soprattutto un'opportunità, per un'altra è diventata anche un sistema di rischi da contenere. Letti insieme, i risultati globali e quelli italiani raccontano qualcosa che va oltre le singole preoccupazioni. Nel mondo, le persone continuano a credere nelle proprie possibilità individuali, ma faticano a riconoscersi nella direzione intrapresa dalle società e dalle istituzioni. Chiedono stabilità economica, cure accessibili, formazione utile e tecnologie governate da regole. In Italia, questa distanza assume soprattutto i contorni di una crisi di fiducia nelle istituzioni chiamate a garantire opportunità e informazione. La scuola dovrebbe ridurre gli svantaggi di partenza, ma meno di un italiano su due crede che ci riesca. I titoli di studio dovrebbero aprire opportunità professionali, ma il loro valore viene messo in discussione. I media dovrebbero informare in modo credibile, eppure sono percepiti in larghissima maggioranza come politicamente orientati. Non è necessariamente un rifiuto delle istituzioni. È, piuttosto, una richiesta che tornino a dimostrare concretamente la propria utilità e indipendenza. Il paradosso fotografato dal FII PRIORITY Compass 2026 è tutto qui: le persone continuano a credere nella possibilità di migliorare la propria vita. Sono molto meno sicure che il mondo sappia aiutarle a farlo._____________________ 
Il FII PRIORITY Compass 2026 è stato realizzato con Ipsos attraverso interviste online a 61.200 adulti in 32 Paesi, tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026. Il campione italiano comprende 2.500 intervistati. Le percentuali descrivono opinioni e percezioni degli intervistati.
 
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Manovra 2027, tutte le misure: da taglio Irpef al salvadanaio per neonati

(Adnkronos) – Dal taglio dell'Irpef ai redditi fino a 55mila euro al salvadanaio previdenziale per i neonati e le misure per i giovani e gli anziani: la Manovra 2027 del governo Meloni da circa 26 miliardi interessa ampie fasce di cittadini, tra i vari interventi. Per le coperture l'esecutivo ricorre alla flessibilità Ue, al prelievo su banche e assicurazioni (tranne bcc e popolari), alle società energetiche, ai giochi, ai tagli ai ministeri e alla tobin tax. Ecco le principali misure che hanno ricevuto l'ok del Consiglio dei ministri: Il governo riduce l'Irpef dal 45% al 33% per i redditi fino a 55mila euro, con un beneficio massimo di circa 500 euro l'anno.  Arriva in manovra il fondo da 850 milioni per la flessibilità, pensato, dice il vice premier Matteo Salvini, per dare la possibilità di andare in pensione a 64 anni e non 67, dedicato a milioni di italiani nati dal 1960 in poi. Per ogni bambino che nasce l'Inps aprirà una posizione previdenziale nella quale lo Stato verserà una quota di 100 euro di benvenuto che i genitori potranno via via alimentare. Premio di 2.500 euro per gli under 30 tassato all'1%. Climatizzatori e pompe di calore nelle scuole. L'esenzione dal bollo auto per i veicoli di piccola e media potenza diventa strutturale. La Manovra introduce la possibilità di avere delle targhe personalizzate con un costo da sostenere. Voucher da circa 300 euro per le spese sanitarie per gli over 75 con una pensione fino a 28 mila euro annui. La misura, che riguarda circa 5,5 milioni di persone, comporta un costo complessivo di 1,6 miliardi di euro. Sale a 100mila euro la soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, dagli 85mila precedenti. Sugli affitti a canone concordato l'aliquota della cedolare secca scende dal 10 al 5%, ma per chi affitta a canone concordato a un giovane fino a 35 anni la cedolare secca è all'1%. ConfermatI per le imprese sia la Zes unica al Sud, l'iperammortamento che viene esteso agli investimenti digitali e confermato anche lo schema più assumi meno paghi.Sanità
Il Fondo Sanitario Nazionale cresce di 3,4 miliardi in più (di cui un miliardo già previsto dalla scorsa manovra) rispetto al 2026. Una quota di questo ulteriore aumento viene vincolata al rafforzamento degli stipendi dei medici di pronto soccorso. Arriva, inoltre, un voucher di 300 euro per gli over 75 con reddito da pensione fino a 28.000 euro da utilizzare per spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale. La platea interessata è di circa 5,5 milioni di persone.
Cedolare secca negozi
Per la prima volta viene introdotta la cedolare secca sugli immobili commerciali, ridotta al 21%.
Congedi parentali
Si aggiunge un mese in più di congedo parentale pagato all'80% dello stipendio, arrivando così a 4 mesi per tutti. Non solo: i mesi diventano 5 mesi per il secondo figlio e 6 mesi dal terzo figlio in poi.
Confermati interventi Manovra precedente
Confermati tutti i provvedimenti della precedente manovra in scadenza a fine anno, un pacchetto da oltre 9 miliardi, tra questi: credito d'imposta per gli investimenti nella Zes Unica del Mezzogiorno, tassazione all'1% dei premi di produttività, bonus per le mamme lavoratrici e super deduzione del costo del lavoro al 120% ‘più assumi meno paghi’. Confermata anche la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali, che ha incentivato il rinnovo dei contratti di oltre 4 milioni e 250mila lavoratori.
 Per le coperture l'esecutivo ricorre alla flessibilità Ue per circa 14 miliardi, al prelievo su banche e assicurazioni (tranne bcc e popolari) per oltre 5 miliardi, ai tagli ai ministeri per circa 1 miliardo. Inoltre, 700 milioni dalle società energetiche, 700 milioni dai giochi e dalla tobin tax.   Con il varo da parte del Consiglio dei ministri inizia il lungo iter della manovra economica che il Parlamento dovrà approvare entro il 31 di dicembre, pena la necessità dell'esercizio provvisorio. Una vera e propria maratona che sovente termina alla vigilia del cenone di Capodanno, dopo un lunga tira e molla sui vari emendamenti, specie quelli presentati dai partiti di maggioranza, sui quali interviene la mannaia del maxi-emendamento del Governo approvato con voto di fiducia. Primo passo sarà l'autorizzazione da parte del Presidente della Repubblica alla presentazione del disegno di legge di Bilancio in Parlamento, quest'anno alla Camera per il principio dell'alternanza tra le due Assemblee. Il presidente assegnerà il documento alla commissione Bilancio in sede referente, quindi inizieranno le audizioni di organi istituzionali e parti sociali che vedranno la partecipazione anche dei componenti della commissione Bilancio del Senato. Nel frattempo il Governo avrà provveduto ad inviare alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che riassume i contenuti della manovra. Terminata questa fase, si entrerà nel vivo dell'esame del testo e dei vari emendamenti presentati, prima di licenziare il disegno di legge per l'Aula, presumibilmente i primi di dicembre. A quel punto è probabile che le modifiche accolte dal Governo trovino posto nel maxi-emendamento, sul quale si procederà probabilmente al voto di fiducia, anche perchè, come insegna l'esperienza degli anni scorsi, i tempi si saranno fatti stretti e le festività natalizie saranno imminenti ed incombenti. Il provvedimento verrà trasmesso quindi all'esame del Senato, che, dopo il passaggio in commissione, approverà, anche qui con tutta probabilità con voto di fiducia, il testo uscito da Montecitorio. Da capire se tutto si esaurirà entro la vigilia di Natale oppure se ai senatori sarà richiesto di tornare a Roma dopo il 25 dicembre. Ipotesi remota per i deputati, che però potrebbe effettivamente materializzarsi qualora l'Assemblea di Palazzo Madama dovesse modificare il testo, anche per ragioni tecniche, e si rendesse necessario un terzo passaggio a Montecitorio. Ultimo atto la firma e la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica. 
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Milan-Bologna, Theate, che disastro: Cissè ringrazia e fa 1-1

(Adnkronos) – Il Bologna si complica la vita con un errore incredibile di Theate, protagonista in negativo di un episodio che cambia la partita di San Siro. Con i rossoblù avanti 1-0 nel match valido per la nona giornata di Serie A, un passaggio sciagurato del difensore belga regala infatti ad Alphadjo Cissè l'occasione perfetta per colpire. Il giocatore si ritrova a tu per tu con Skorupski e lo supera. È il gol del pareggio, nato da una leggerezza difensiva che costa carissimo. Cissè ringrazia e non sbaglia, mentre per Theate è una disattenzione da dimenticare in fretta. 
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Pip, incontro tra Schifani e i sindacati: “Dal 1° gennaio 1.800 lavoratori passeranno a tempo pieno” / Video

PALERMO (ITALPRESS) – Importanti novità per il bacino dei lavoratori ex Pip in Sicilia. Si è tenuto a Palazzo d’Orléans un incontro tra il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e le organizzazioni sindacali per fare il punto sulla stabilizzazione e sull’adeguamento contrattuale del personale. A partire dal 1° gennaio, 1.800 lavoratori passeranno a tempo pieno, con un contratto di lavoro che prevede l’estensione dell’orario a 36 ore settimanali.

“L’obiettivo è chiudere la vertenza degli ex Pip di Palermo dal prossimo anno con il passaggio a 36 ore, e quindi a tempo pieno. Per questo destineremo i fondi necessari nella prossima legge di stabilità”. Lo ha annunciato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, incontrando i rappresentanti sindacali dei 1.836 lavoratori del bacino, insieme all’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, e al segretario generale, Ignazio Tozzo.

“Questo governo – ha sottolineato Schifani – sin dall’inizio del suo insediamento ha preso a cuore il tema del precariato, con la volontà di voler chiudere questa stagione per dare a tutti una stabilizzazione. Il percorso è iniziato e adesso riteniamo di essere giunti a una svolta positiva per gli ex Pip che da 25 anni attendono una soluzione. L’obiettivo, quindi, è il passaggio a 36 ore ma anche un utilizzo più razionale all’interno dell’amministrazione regionale di questi lavoratori. Ringrazio i sindacati che hanno avuto sempre un approccio costruttivo”.

L’assessore Dagnino ha evidenziato la necessità che si verificassero due condizioni essenziali per questa stabilizzazione: “Servivano la disponibilità finanziaria e il fabbisogno di risorse umane da parte della Regione. L’impegno economico sarà davvero significativo, quantificabile in circa 39 milioni di euro all’anno, ma garantiremo un apporto importante di lavoratori soprattutto nel settore dei beni culturali”.

IL VIDEO

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Manovra 2027, arrivano anche le targhe personalizzate. Meloni: “Ci si può sbizzarrire”

(Adnkronos) – "Si potranno avere targhe personalizzate. Ci si potrà sbizzarire…". La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, presentando alla stampa le nuove misure per la Manovra, annuncia la novità che riguarda le targhe dei veicoli: i proprietari potranno scegliere targhe personalizzate, come già previsto dal Codice della Strada. Con la Manovra 2027, arriva la norma attuativa. "E' una nota che si potrebbe definire di colore", dice Meloni. "Introduciamo la possibilità, per chi se ne vorrà avvalere, di avere delle targhe personalizzate. Ci si potrà sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo. La creatività degli italiani qui potrebbe farsi valere", aggiunge. 
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Bolelli e Vavassori qualificati per le Atp Finals

(Adnkronos) – Il doppio azzurro di Coppa Davis, composto da Simone Bolelli e Andrea Vavassori prenderanno parte alle Nitto Atp Finals, per il terzo anno consecutivo. La certezza è arrivata grazie al successo su Alexander Zverev e Marcelo Melo al primo turno all'ATP 500 di Vienna in due set con il punteggio di 7-6 (8-6), 6-2.  L'anno scorso i due azzurri hanno raggiunto la prima semifinale per una coppia italiana in doppio maschile. In stagione, Bolelli e Vavassori hanno vinto l'Atp 500 di Rotterdam e due titoli nei Masters 1000, a Miami e agli Internazionali d'Italia.
 
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La cassetta degli attrezzi femminista in mostra a Roma, la curatrice Moise: “Per non disimparare a combattere”

(Adnkronos) – C'è una mostra a Roma gratuita e allestita con poche risorse ma con uno studio storico approfondito e attenzione: è 'La cassetta degli attrezzi femminista', in cui sono esposti oggetti prodotti dai movimenti che si battono e sono battuti per i diritti delle donne a diverse latitudini, che rappresentano veri e propri paradigmi di genere svelati alla Casa internazionale delle donne. Al centro, al primo piano in uno spazio limitrofo alla Sala Longhi, 'strumenti' di lotta, cura, autodeterminazione, piacere, protesta, autodifesa. Sono esposti in modo semplice ma significativo per acquisire consapevolezza "perché qui non si tratta tanto di imparare a combattere ma di disimparare a non farlo", dice all'Adnkronos Marie Moise, curatrice della mostra con Chiara Alessi e Giulia Siviero, citando una frase della filosofa Elsa Dorlin. Ricco il repertorio delle invenzioni, "oggetti che non esistevano e che le femministe hanno inventato" che raccontano la risposta femminile a piaghe sociali endemiche come la violenza sessuale. "Esponiamo a esempio la temibile 'vagina dentata' per proteggersi dagli stupri che in ogni contesto di guerra risulta essere strumento di oppressione sistematica", racconta Marie Moise. Ci sono, tra gli altri, ombrelli e inchiostro, usati dalle suffragiste in Inghilterra: i parasole, non più accessorio di moda vittoriana ma arma di autodifesa e attacco per respingere le cariche della polizia; l'inchiostro per sabotare le cassette postali della Royal Mail e creare caos logistico. "Questa pratica è valsa al movimento suffragista, di essere definito violento. Le istituzioni di allora avrebbero emesso un decreto sicurezza per contenere l'impeto di questa azione politica? Senz'altro le suffragiste hanno dovuto accettare di passare per violente per perseguire i loro obbiettivi". Spiccano le tasche: storiche assenti dagli abiti delle donne perché considerate "prerogativa maschile", vietate perché consentendo "di infilarci le mani avvicinandole al pube, erano considerate poco consone per una donna". Oltre che anti estetiche dal momento che "quando l'abbigliamento femminile divenne più aderente, si sostenne che le donne avessero già 4 rigonfiamenti naturali del corpo, due seni e due fianchi e che le tasche avrebbero deformato la loro silhouette", ricorda la curatrice, militante del Movimento femminista. Una storia di assenza, che varrebbe la pena di far scoprire alle nuove generazioni, arrivata fino a noi. E infatti nel 2024 una bambina di otto anni scrisse a Sainsbury's, la seconda catena di supermercati del Regno Unito, chiedendo conto e ragione del perché i pantaloni da donna in vendita per la scuola fossero senza tasche quando "anche le ragazze devono poter portare cose". Ed ottenne l'introduzione delle tasche anche nei pantaloni per le donne.  "Le tasche sono uno di quegli elementi che mostrano che l'oppressione delle donne è passata dal controllo del loro abbigliamento, ma allo stesso tempo che le donne hanno saputo trasformare queste imposizioni in strategia di resistenza. Come le tasche così il velo, altro oggetto (elemento di abbigliamento associato simbolicamente all'oppressione delle donne, in particolare a quelle appartenenti alle comunità musulmane) si trasforma in strumento di lotta politica e anticoloniale. Le attiviste algerine negli anni '50 (durante la Guerra d'indipendenza – ndr) – ricorda la curatrice – usano l'immagine della donna oppressa per nascondere sotto il velo armi clandestine, bombe, messaggi per organizzare la resistenza". E il velo si trasformò da simbolo di sottomissione domestica a potente strumento di resistenza militare e politica.  
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Atp Vienna, esordio vincente per Musetti: Tiafoe battuto in due set

(Adnkronos) – Esordio vincente per Lorenzo Musetti al torneo Atp 500 di Vienna (veloce indoor, montepremi 2.797.985 euro). L'azzurro, numero 26 del mondo e reduce dal trionfo di domenica scorsa al torneo Atp 250 di Lione, supera lo statunitense Frances Tiafoe, numero 9 del ranking Atp e quarta testa di serie del tabellone austriaco, con il punteggio di 7-6 (8-6), 7-5 in due ore e sette minuti. Il momento decisivo della partita arriva nel tie-break del primo set dove il toscano sotto 6-4, salva due set point, vince 4 punti di fila e se lo aggiudica per 8-6. Nel secondo parziale l'azzurro piazza il break sul 5-5 strappando a 15 il servizio a Tiafoe per poi chiudere 7-5 con un turno di battuta vinto a zero. Musetti affronterà domani nel secondo turno il britannico, Arthur Fery, numero 35 del mondo e semifinalista quest'anno a Wimbledon.  
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