(Adnkronos) – Altroconsumo, la più grande organizzazione indipendente di consumatori in Italia, ha presentato oggi i risultati dell’iniziativa lanciata a febbraio per sostenere un’azione coordinata contro la discriminazione dell’Iban nel corso di un incontro promosso con Satispay nella Sala Stampa della Camera dei deputati. La discriminazione dell’Iban è una pratica illegale diffusa in tutta Europa che si verifica quando aziende, enti o piattaforme rifiutano un pagamento solo perché l’Iban, anche se valido nell’area Sepa (single euro payments area) non è 'nazionale'. Può colpire chi lavora all’estero ma mantiene un conto in un altro Paese europeo, chi sceglie una banca con sede in un diverso Stato membro, o chi semplicemente decide di utilizzare un conto aperto fuori dall’Italia per domiciliare bollette o rate. Questa pratica limita la libertà del consumatore di poter scegliere la propria banca, crea costi aggiuntivi (può obbligare a mantenere o ad aprire un secondo conto corrente) e ostacola l'accesso a servizi essenziali, come energia, telefonia, pensioni o pagamenti fiscali. La Sepa è l’area europea in cui bonifici, pagamenti e addebiti diretti in euro devono avvenire alle stesse condizioni in tutti i Paesi aderenti. L’obiettivo è avere un vero mercato unico dei pagamenti, nel quale un cittadino possa utilizzare un unico conto per operare in tutta l’area senza dover aprire conti nazionali in ciascun Paese. L’articolo 9 del Regolamento 260/2012 è uno dei pilastri di questo sistema e stabilisce che chi accetta bonifici o riceve fondi tramite addebito diretto o altri pagamenti non può discriminare un conto in base al Paese in cui è situato. Ad esempio, un Iban francese, tedesco o svedese deve essere trattato come un Iban italiano, se il pagamento avviene in euro e il conto è raggiungibile. E un Iban francese, tedesco o svedese deve avere lo stesso valore di uno italiano, sia per ricevere un bonifico, che per domiciliare bollette, stipendi o pensioni. Altroconsumo ha lanciato a febbraio una petizione ed una raccolta di segnalazioni per sostenere un’azione coordinata contro la discriminazione dell’Iban con l’obiettivo di rafforzare il peso dei disservizi raccontati presso le Autorità competenti e chiedere che le regole europee vengano rispettate davvero a tutela di cittadini, lavoratori e imprese. Le segnalazioni raccolte in questi mesi sono state trasmesse a Banca d’Italia e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’iniziativa proseguirà anche nei prossimi mesi. Per aderire, occorre visitare il sito di Altroconsumo, accedere alla sezione Azioni collettive e cliccare su Stop alla discriminazione Iban. I risultati dell’iniziativa sono stati presentati e discussi nel corso dell’incontro 'Stop alla discriminazione dell’Iban: un diritto europeo da far rispettare' promosso da Altroconsumo e Satispay per accrescere la sensibilità su questo tema. Sono intervenuti l’Onorevole Giulio Centemero, membro della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, Francesca Squillante, responsabile della Direzione Credito, Assicurazioni, Poste, Servizi, Turismo e Sport dell’Antitrust, Francesca Provini, titolare della Divisione Strumenti e servizi di pagamento al dettaglio di Banca d’Italia, Alberto Dalmasso, founder e ceo di Satispay e Federico Cavallo (responsabile relazioni esterne di Altroconsumo). Sono state circa 1.200 le persone che hanno firmato la petizione e oltre 100 le segnalazioni di Iban discrimination effettuate tramite la piattaforma di Altroconsumo. Analizzando le segnalazioni raccolte, si osservano criticità nei pagamenti sia in uscita che in entrata. Con aziende private, banche, università ed enti pubblici. Nella maggior parte dei casi riguarda le domiciliazioni bancarie (per bollette relative a servizi di telefonia, energia, pedaggi, streaming, assicurazioni), l’accredito della pensione e dello stipendio ed i bonifici e i pagamenti delle tasse con F24. Ma ci sono anche quelle inerenti alla mancata concessione di un finanziamento rateale. Per quanto riguarda la provenienza degli Iban discriminati, il numero più alto riguarda il Lussemburgo, seguito da Lituania e da quelli italiani associati ad operatori esteri. Tra i fattori alla base di molte delle difficoltà segnalate vi sarebbe l’utilizzo da parte delle aziende del servizio SEDA, uno standard opzionale italiano per la gestione delle domiciliazioni bancarie. Questo sistema può semplificare i processi per le aziende, ma rischia di diventare un ostacolo per l'utilizzo di Iban emessi da operatori di altri Paesi europei. E come si comportano gli utenti che hanno difficoltà nei pagamenti in uscita o negli accrediti in entrata? Aprono un secondo conto corrente, mantengono conti esteri o italiani che avrebbero voluto chiudere, pagano tramite bollettino (talvolta con maggiorazioni di costo per la presenza di commissioni non presenti con l’addebito diretto in conto), fanno ricorso a bonifici manuali al posto della domiciliazione, cambiano il fornitore o, addirittura, rinunciano al servizio. Federico Cavallo, responsabile relazioni esterne Altroconsumo: “La varietà e la ricorrenza dei casi di Iban discrimination segnalati evidenziano che non si tratta di episodi isolati, ma di una criticità sistemica che rischia di limitare la concorrenza nel mercato dei pagamenti. La libertà di scegliere il proprio conto è un diritto garantito dalle norme europee, ma ancora oggi viene ostacolato da procedure obsolete e da sistemi informatici che non dialogano con il mercato unico dei pagamenti. Oggi ne abbiamo parlato con diversi attori coinvolti, convinti che trasparenza e informazione siano fondamentali per superare le barriere al mercato unico dei pagamenti e abbiamo chiesto alle istituzioni competenti di rafforzare ulteriormente i propri sforzi per colmare il divario tra la tutela prevista sulla carta, e quella effettivamente garantita. Attraverso interventi rapidi e sanzioni effettivamente dissuasive”. "La stessa Satispay – spiega Alberto Dalmasso, founder e ceo Satispay – è nata da un'intuizione legata a Sepa. Dobbiamo molte delle operazioni che oggi consideriamo scontate e che ci semplificano la vita, all'esistenza di un'area unica dei pagamenti. L'Erasmus ha permesso a due generazioni di sentirsi a casa ovunque nel continente, eppure l'Iban discrimination viola tre delle quattro libertà fondamentali dei trattati comunitari, tra cui quella di muoversi e stabilirsi liberamente in Europa. In un Paese e in un mercato che necessitano di educazione al risparmio, alla previdenza e all'investimento, dobbiamo offrire alle imprese e ai cittadini gli strumenti per la libera circolazione delle persone e del proprio denaro, e non possiamo accettare che sia un prefisso nazionale a bloccare un semplice bonifico. E' un tema trasversale all'intera industry dei pagamenti. Lavoriamo insieme perché il prossimo anno non serva più organizzare un'altra campagna come questa”.
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Consumi: Altroconsumo e Satispay in parlamento contro la discriminazione dell’Iban
Vallanzasca, il legale: “Malattia avanza inesorabilmente e i suoi familiari sono spariti”
(Adnkronos) – "Ha una malattia che avanza inesorabilmente. È su una sedia a rotelle e le parole sono ormai un ricordo sbiadito. Nella struttura che lo ospita è seguito con attenzione, ma la demenza è arrivata a uno stadio così avanzato da impedirgli di riconoscere perfino i familiari. Che, nel frattempo, sono spariti". Conoscendo la storia di Renato Vallanzasca, si fa non poca fatica a riconoscerlo nel ritratto che il suo legale, Corrado Limentani, illustra all'Adnkronos, descrivendo il suo attuale stato. Storico boss della banda della Comasina, tra i più noti criminali della mala milanese degli anni Settanta, condannato a quattro ergastoli per rapine, sequestri e omicidi, di lui si ricordano fatti efferati, ma soprattutto il bell'aspetto. Era soprannominato il 'Bel René'. Oggi Vallanzasca è ricoverato in una Rsa in provincia di Padova, specializzata nell'assistenza di persone affette da Alzheimer e demenza. I suoi problemi di salute hanno convinto i giudici a concedergli il differimento della pena in una struttura sanitaria, a causa di una grave forma di decadimento cognitivo progressivo. "Vallanzasca – spiega Limentani – ha una demenza ormai in stato avanzato e per cui non parla e non capisce. E non riconosce neanche i suoi familiari". Si tratta di uno stato difficilmente comprensibile dall'esterno: "Non si capisce mai quale sia il grado di lucidità perché quando riceve le visite dell'amministratore di sostegno o di noi avvocati, talvolta sembra che ci riconosca e che abbia dei momenti in cui si emoziona, ma non ne abbiamo la certezza perché non riesce a esprimersi. Purtroppo la malattia continua ad andare avanti". La struttura nella quale soggiorna "è bellissima -assicura il legale – è ben seguito e malgrado sia sulla sedia a rotelle, non riuscendo più a camminare, ha fisioterapisti con i quali pratica sedute di ginnastica riabilitativa e medici che lo seguono passo passo. Ha una stanza tutta per lui, la sistemazione è ideale, ma purtroppo la malattia è quella che è". Non risulta, tuttavia, alcun aggravamento improvviso delle sue condizioni negli ultimi tempi: "L'aggravamento è inesorabile – ribadisce Limentani -. E' tutto nel quadro di una malattia degenerativa. Ed è proprio questo fattore che gli ha permesso di ottenere il differimento della pena nella forma della detenzione domiciliare. A questo punto per sempre, perché ha una malattia dalla quale non si torna indietro". Detto questo, "io non escludo che lui abbia dei momenti di lucidità in cui magari capisce o riconosce le persone; io sono stato a trovarlo prima delle vacanze estive, e l'impressione che ho avuto è che non stesse capendo. Magari quel giorno gli era stato somministrato qualche farmaco in più e, di conseguenza, era un po' più assente. A volte dicono che sia un po' più lucido, che sorrida anche. Ma resta comunque una persona malata". Il prossimo appuntamento sarà a breve, nelle prossime settimane: "Dovremmo andare a trovarlo tra la fine di settembre e ottobre". In tutto questo c'è un altro aspetto che contribuisce ad avvolgere la vicenda di un velo di umana malinconia. Ed è il fatto che le visite dei familiari sono sempre più rare: "In linea di massima lui non ha parenti stretti; ha un figlio che, per scelta, ha cambiato il cognome e non ha mai voluto avere a che fare con lui. E forse un fratello, di cui però non ho nessuna notizia. C'è poi la sua ex moglie, Antonella D'Agostino, che a quanto ne so, era andata diverso tempo fa a trovarlo. Forse l'amministratore di sostegno è andato a fargli visita durante le vacanze, ma anche di questo non ne sono sicuro. In realtà sono un po' spariti tutti. E questa – conclude – oggi è la sua situazione".
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumore rinofaringeo, Sanguineti (Ire Roma): !Qualità vita importante, servono percorsi dedicati”
(Adnkronos) – Il tumore rinofaringeo è una neoplasia rara, ma presenta caratteristiche epidemiologiche, biologiche e assistenziali specifiche che richiedono competenze dedicate, una diagnosi tempestiva e una presa in carico multidisciplinare. Un elemento distintivo è la concentrazione della patologia nelle fasce centrali della vita: in Italia l'incidenza risulta infatti più elevata tra i 50 e i 69 anni. La rarità della malattia, però, non significa che il suo impatto sia marginale. Secondo gli esperti, il carico della patologia riguarda non solo la salute delle persone, ma anche la loro vita familiare e sociale e la capacità di lavorare e svolgere le normali attività quotidiane. Accanto alla sopravvivenza, assume quindi un'importanza sempre maggiore la qualità della vita dei pazienti. "Visti i miglioramenti nel garantire una sopravvivenza a lungo termine della maggior parte dei pazienti, soprattutto per stadi iniziali, la qualità della vita sta diventando un fattore fondamentale perché le cure ancora incidono pesantemente sulla qualità di vita di questi pazienti". Così Giuseppe Sanguineti, radioterapista e direttore della Uoc di Radioterapia dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, alla presentazione, oggi nella Capitale, del Policy Brief 'Tumore rinofaringeo in Italia: evidenze, bisogni dei pazienti e prospettive future', realizzato da Teha Group con il contributo non condizionante di Leo Pharma. Per Sanguineti, che è anche presidente di Aiocc (Associazione italiana di oncologia cervico-cefalica Ets), nel percorso assistenziale è fondamentale monitorare anche gli effetti a lungo termine delle terapie e accompagnare il paziente nel tempo. "La svolta fondamentale – spiega l'esperto – è stata l'istituzione di gruppi multidisciplinari costituiti non solo dalle specialità mediche, ma anche da quelle sanitarie di supporto, tra cui logopedista, nutrizionista, terapista del dolore, tutte figure professionali che dovrebbero far parte costantemente del trattamento e del follow-up multidisciplinare di questi pazienti e intervenire dove richiesto. Purtroppo, in Italia il grado di organizzazione non è tale oggi da assicurare questo percorso in tutta l'istituzione". Per colmare queste lacune, secondo Sanguineti, è necessario innanzitutto costruire percorsi diagnostico-terapeutici dedicati. "Il tumore a testa e collo – osserva – è rimasto un po' indietro rispetto agli altri tumori proprio perché è un po' più raro e quindi non dico che sia la Cenerentola, ma non ha avuto la stessa visibilità, la stessa importanza. Da qui ovviamente l'importanza di sensibilizzare la popolazione con la Make Sense Campaign. Quindi, partendo da quello, istituire, come è stato fatto in altri tumori, dei percorsi diagnostico-terapeutici a livello regionale che poi vengono applicati a livello locale".
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumore rinofaringeo, in Italia il 63% del carico di malattia colpisce gli under 65
(Adnkronos) – Raro non significa marginale. Il tumore rinofaringeo presenta caratteristiche epidemiologiche, cliniche e assistenziali che lo distinguono dagli altri tumori del distretto testa-collo e che richiedono una crescente attenzione da parte del sistema sanitario. In Italia il 63% del carico di malattia associato alla patologia interessa persone con meno di 65 anni, una quota nettamente superiore rispetto al 43% osservato per gli altri tumori testa-collo. Si tratta di una peculiarità che si riflette anche sul piano sociale ed economico: la perdita di produttività associata alla malattia è infatti stimata in 57,2 milioni di dollari l’anno. Sono alcuni dei risultati contenuti nel Policy Brief 'Tumore rinofaringeo in Italia: evidenze, bisogni dei pazienti e prospettive future', realizzato da Teha Group con il contributo non condizionante di Leo Pharma e presentato oggi a Roma nel corso di un evento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti clinici e associazioni dei pazienti. Il documento nasce da un percorso di lavoro sviluppato nel corso del 2026 con il coinvolgimento di un panel multidisciplinare di esperti nazionali, e mira a fornire un contributo al dibattito istituzionale e scientifico attraverso la sistematizzazione delle principali evidenze disponibili e l'individuazione di possibili ambiti prioritari di intervento per il futuro. Sebbene si tratti di una neoplasia rara, l'Italia registra un'incidenza pari a 0,88 casi ogni 100.000 abitanti, tra i valori più elevati dell'Unione europea, e il più alto numero assoluto di persone viventi con una diagnosi di tumore rinofaringeo negli ultimi 5 anni. Le evidenze – riporta una nota – mostrano che la cura non si esaurisce nel trattamento della malattia: con l'aumento dei pazienti che convivono a lungo con gli esiti delle terapie, la qualità della vita diventa una priorità. Disturbi che incidono su alimentazione, comunicazione, benessere psicologico e relazioni richiedono percorsi strutturati di monitoraggio, riabilitazione e supporto multidisciplinare. Il Policy Brief richiama inoltre l'attenzione sulla necessità di sviluppare nuove evidenze cliniche nei contesti europei non endemici. Una parte rilevante delle conoscenze disponibili deriva infatti da studi condotti in popolazioni asiatiche, caratterizzate da profili epidemiologici e biologici differenti rispetto a quelli osservati in Europa. Rafforzare la ricerca dedicata ai pazienti europei rappresenta quindi una priorità per migliorare ulteriormente la comprensione della malattia e l’efficacia dei percorsi terapeutici e assistenziali. "Il tumore rinofaringeo rappresenta un esempio emblematico di come una patologia rara possa avere un impatto rilevante per i pazienti, le famiglie e il sistema sanitario. Le evidenze raccolte mostrano come il burden della malattia si concentri in misura significativa nelle fasce centrali della vita, con implicazioni che riguardano non solo la salute, ma anche la qualità della vita e la partecipazione lavorativa delle persone. Per questo è importante continuare a promuovere una riflessione condivisa sui bisogni ancora insoddisfatti e sulle priorità di intervento per il futuro", dichiara Daniela Bianco, partner di Teha Group e responsabile della Practice Healthcare & Life Sciences. "Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, rimangono importanti aree di conoscenza da approfondire. Molte delle evidenze disponibili derivano da popolazioni asiatiche e non sempre riflettono le caratteristiche epidemiologiche e biologiche osservate nei Paesi europei. Rafforzare la ricerca nei contesti non endemici e generare evidenze sempre più rappresentative dei pazienti europei è fondamentale per migliorare la comprensione della malattia e l’efficacia dei percorsi di cura. In questa prospettiva, assume particolare rilievo anche la cooperazione scientifica tra Italia e Cina, attraverso studi congiunti e correlativi che consentano di analizzare come le caratteristiche della malattia e la risposta ai trattamenti possano variare tra le due popolazioni, anche con riferimento alle persone di origine cinese che si stabiliscono in Italia", afferma Paolo Bossi, direttore Oncologia medica 2 (testa-collo, della cute e del tratto gastrointestinale – Gi), Humanitas Research Hospital. "I progressi terapeutici ottenuti negli ultimi anni rendono sempre più centrale il tema della qualità della sopravvivenza. I trattamenti consentono oggi risultati importanti, ma possono essere associati a effetti che incidono a lungo sul benessere fisico e sulla vita quotidiana dei pazienti. Per questo il monitoraggio delle tossicità e il supporto riabilitativo devono diventare componenti strutturali del percorso assistenziale, al pari della diagnosi e del trattamento", sottolinea Giuseppe Sanguineti, presidente Aiocc (Associazione italiana oncologia cervico-cefalica) e direttore della Uoc di Radioterapia dell'Irccs Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. "Il tumore rinofaringeo richiede competenze altamente specialistiche e una stretta integrazione tra le diverse professionalità coinvolte nella presa in carico. Dalla diagnosi al trattamento fino al follow-up, la multidisciplinarietà rappresenta un elemento essenziale per garantire appropriatezza clinica, continuità assistenziale e una migliore risposta ai bisogni dei pazienti. Rafforzare le reti di collaborazione tra i centri rappresenta un passo importante per assicurare percorsi sempre più omogenei e di qualità", conclude Giuseppe Mercante, ordinario di Otorinolaringoiatria dell'università di Bologna e direttore della Uo di Otorinolaringoiatria e Audiologia dell'Irccs azienda ospedaliero-universitaria di Bologna, Policlinico Sant'Orsola. Alla luce delle evidenze raccolte – conclude la nota – il Policy Brief individua quattro priorità di intervento per il futuro: sostenere la ricerca dedicata ai contesti non endemici e alle specificità biologiche della popolazione europea; favorire una diagnosi più tempestiva; rafforzare la qualità della presa in carico attraverso il monitoraggio sistematico delle tossicità e il supporto riabilitativo; ridurre le disomogeneità territoriali mediante reti coordinate, modelli Hub & Spoke e percorsi assistenziali condivisi. In un contesto caratterizzato da crescenti possibilità terapeutiche e da un numero sempre maggiore di persone che convivono a lungo con la malattia, affrontare queste sfide significa non solo migliorare gli esiti clinici, ma anche promuovere una presa in carico più completa, capace di coniugare qualità delle cure, qualità della vita e sviluppo di nuove conoscenze a beneficio dei pazienti e del sistema sanitario nel suo complesso.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Emma, il messaggio prima del concerto all’Ippodromo di Milano: “Non do nulla per scontato”
(Adnkronos) – "Ci siamo oggi è il gran giorno". Con queste parole Emma condivide sui social un messaggio di ringraziamento a poche ore dal concerto di stasera, martedì 15 settembre, all'Ippodromo Snai San Siro. La data prevista inizialmente era quella del 9 settembre, rimandata poi a causa del maltempo.
L'artista salentina ha voluto così ringraziare chi stasera ci sarà, ma anche chi non potrà esserci a causa dell'imprevisto: "Voglio ringraziare anche chi avrebbe dovuto esserci mercoledì scorso e purtroppo non è riuscito a riprogrammare tutto. Permessi, trasferte, prenotazioni, hotel. Non do nulla per scontato e non potete immaginare quanto sia grata per ciò che fate per avere un momento insieme. Grazie", scrive la cantante promettendo poi che ci saranno altri momenti come questi, "lo prometto", conclude.
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Il vicerettore del PoliMi: “Nel 2018 solo l’1,5% degli studenti sognava una startup, oggi abbiamo 1000 innovatori”
(Adnkronos) – Promuovere l'autoimprenditorialità dei giovani all'università per aiutarli a vincere la paura di fallire ed educarli alla cultura del rischio fin dalla laurea triennale. E' la mission del Politecnico di Milano (leggi anche PoliMI scommette su startup e girls empowerment, la Rettrice agli studenti: "Scoprite chi potete diventare" ) che con il contenitore strategico Polimi Innovators lancia nel nuovo anno accademico un apposito spazio di integrazione tra competenze, strumenti e programmi oltre che per ricercatori anche per studenti aspiranti imprenditori di triennale, di magistrale e dottorato. E' possibile entrare nel network iscrivendosi on line all'evento, il prossimo 12 ottobre, dedicato all'ecosistema dell'imprenditorialità e alla presentazione e valorizzazione di tutte le attività e opportunità dedicate alla comunità degli 'innovatori', un ecosistema per il quale l’Ateneo ha predisposto uno spazio ad hoc, nel campus di Bovisa che dal prossimo gennaio ospiterà il Distretto per l'Innovazione, pensato “per dare fisicità a tutto questo, raccogliendo in un'unica location gli aspiranti innovatori del Politecnico al momento sparpagliati fra le varie aule dell'Ateneo”. Ne ha parlato con l'Adnkronos Daniele Rocchi, Vicerettore per il trasferimento tecnologico e i rapporti con le imprese del Politecnico di Milano, dove è professore ordinario di Meccanica. "Le nuove generazioni stanno cambiando. Riscontriamo che sta mutando il loro approccio nei confronti del lavoro", afferma Rocchi. Il tradizionale posto fisso a tempo indeterminato non sarebbe infatti più il massimo traguardo dei giovani, fatto significativo dato che l’Italia arranca sul fronte giovani startupper rispetto ai principali ecosistemi internazionali. Anche a causa della atavica “poca propensione al rischio dei ragazzi italiani ed al timore ad intraprendere strade più incerte seppur molto stimolanti. Da un sondaggio del 2018 – riferisce Rocchi – era risultato infatti che solo l’1,5% dei nostri studenti ambiva ad essere innovatore o a creare start up”. Il dato aveva fatto suonare il campanello di allarme nell’Ateneo da sempre vocato alla formazione di ingegneri e tecnici capaci di sostenere lo sviluppo industriale del Paese anche attraverso l’innovazione applicata proposta dalle start up del PoliHub (fondato nel 2010). “In quanto università noi puntiamo a risultati che possano aiutare l’Italia – commenta il vice rettore – quindi ci interessa che sempre più idee arrivino sul mercato traguardando la prima fase di una start up. Non puntiamo solo ad ‘unicorni', cioè a quelle di estremo successo”. Così dal 2018 si sono intensificati nell'Ateneo gli sforzi per lo sviluppo di un ecosistema completo di promozione della autoimprenditorialità giovanile organizzato su una fitta rete di strutture operative. Tra queste Tef (Tech Europe Foundation), fondazione no-profit nata a fine 2024 per unire gli incubatori e acceleratori di start up di Bocconi for innovation (B4i) e PoliHub (per il PoliMi). La novità di quest'anno, Polimi Innovators, “è la bussola e il campo da gioco aperto a tutti per muoversi tra le opportunità che si stanno creando tra cui quelle offerte da Tef". “Riscontriamo che i giovani cercano meno il posto stabile che dura una vita. Vogliono qualcosa di più sfidante e dinamico come può essere una start up. Anche senza fondarla, semplicemente andandoci a lavorare perché preferiscono ambienti di lavoro dove il contributo del singolo può avere maggiore impatto. Tanto che l'anno scorso abbiamo addirittura avviato un 'career day' dedicato alle start up, accanto a quello che facciamo tradizionalmente per le aziende". Il vice rettore con delega al trasferimento tecnologico racconta all'Adnkronos che “nell'ultimo anno e mezzo mille nuovi studenti hanno intrapreso attività legate al mondo delle start up. Vedremo quanti saranno quest'anno tra i nuovi iscritti". Sebbene sia ancora presto per accurati sondaggi, alcuni dati fotografano il cambio di passo: "Le nostre statistiche sulle carriere 'dopo' dottorato presentavano un 50% dei conseguitori di dottorato che va a lavorare in azienda o nella pubblica amministrazione ed un altro 50% che continua a fare ricerca presso il Politecnico o in università e centri di ricerca in giro per il mondo. Le rilevazioni più recenti mostrano invece una nuova tendenza in cui a 1-2 anni dal titolo, il 7% di chi ha fatto il dottorato è andato a creare la sua start up o comunque lavora in proprio. E' una percentuale che prima non si vedeva. Insomma…. Noi ci proviamo, bisogna iniziare a cambiare il passo con la speranza che sia stimolo per tutto il sistema …”, conclude il vice rettore.
—universitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Giallo di Pietracatella, la cugina di Gianni Di Vita convocata di nuovo in questura: è la seconda volta in meno di una settimana
(Adnkronos) –
Laura Di Vita è stata convocata nuovamente in Questura a Campobasso nell’ambito delle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina lo scorso dicembre. La donna, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, è arrivata negli uffici della Squadra Mobile poco dopo le 15.30 di oggi, martedì 15 settembre. È la seconda volta in pochi giorni che gli investigatori ascoltano Laura Di Vita. Il primo colloquio si era svolto venerdì mattina ed era durato circa tre ore. La decisione di riconvocarla è arrivata dopo il vertice investigativo tenuto ieri sera negli uffici della Procura di Larino. Domenica scorsa in via Tiberio è tornata anche Monia, la professoressa di matematica amica di Gianni Di Vita. La donna è arrivata negli uffici della Questura intorno alle 8 ed è uscita circa quattro ore più tardi, a mezzogiorno. È stata ascoltata come persona informata sui fatti, a distanza di circa un mese dalle precedenti deposizioni. La professoressa era infatti già stata sentita dagli investigatori in due occasioni ad agosto, quando si era svolto anche un confronto proprio con Gianni Di Vita.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Vieri incorona l’Inter e lancia la Roma: “Gasperini tra i migliori al mondo, con lui i giallorossi possono sognare”
(Adnkronos) –
L'ex attaccante Christian Vieri, parlando con l'Adnkronos di questo avvio di stagione delle squadre italiane, promuove l'inizio dell'Inter di Chivu, che considera la squadra più forte della Serie A, e vede nella Roma di Gasperini una delle principali candidate alla lotta per le posizioni di vertice. L'ex centravanti azzurro, pone attenzione anche al Como di Fabregas e sottolinea anche il valore del Napoli, mentre invita a non giudicare Juventus e Milan soltanto dai primi risultati, anche se sono indietro dal punto di vista della rosa. Sul fronte Nazionale, invece, lancia un messaggio chiaro: il nodo centrale resta la crescita dei giovani talenti, un problema strutturale che, a suo giudizio, nessun commissario tecnico può risolvere da solo. L'ex attaccante è anche un appassionato di padel ed ha preso parte a Roma all'EA7 World Legends Padel Tour al Due Ponti Sporting Club insieme a giocatori come Totti, Rakitic, Llorente, Saviola, Toni, Busquets e Handanovic.
Come giudica questo inizio di campionato?
L'Inter me l'aspettavo così, ha la rosa più forte del campionato. Per quanto riguarda il Como mi aspettavo la continuità rispetto all'anno scorso e c'è stata sicuramente. La Roma ha iniziato molto molto bene, con 12 punti in quattro partite. Il lavoro di Gasperini si vede, è uno dei più grandi allenatori che ci sono al mondo, quindi se la società lo ascolta può portare la Roma in alto. Ha fatto una buona partita anche in Champions, avrà il doppio impegno, ma ha preso dei buoni giocatori. Dybala rimane sempre il numero uno, è un grande attaccante, quindi insomma…poi tra poco c'è la partita tra la Roma e l'Inter e poi quella tra i giallorossi e il Real Madrid in Champions che sarà una bolgia, e Gasperini farà andare i suoi giocatori a duemila, sarà una bella partita da vedere.
Juve, Napoli e Milan in difficoltà in questo avvio di campionato?
"Il Napoli, secondo me, è la seconda squadra più forte del campionato, guardando la rosa. Non guardo ora alle prime partite che ha perso in campionato, perché a Milano poteva vincere alla fine. In Italia si guarda sempre al risultato, quasi mai la partita. E quindi dico che il Napoli è la seconda più forte della Serie A, poi metto la Roma, che lotterà fino alla fine, mentre Juventus e Milan sono un pochettino indietro, l'anno scorso non sono andate bene. Si devono rifare, ma dico sempre che la Juve, il Milan e l'Inter devono andare sempre in Champions".
La Nazionale di Mancini può riportare tranquillità e l'Italia ai Mondiali?
"Tranquillità c'è se ci qualifichiamo agli Europei e ai Mondiali, altrimenti c'è solo incazzatura, ma non basta prendere l'allenatore, da solo non risolve il problema che in Italia rimane quello dei giovani. Bisogna cambiare i settori giovanili in Italia e non sarà fatto. Quindi siamo sempre alle solite, e se siamo fortunati ci qualifichiamo ai Mondiali o agli Europei".
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Allerta in Germania, drone cade vicino a una base militare
(Adnkronos) – Un drone è precipitato in Germania nei pressi di una base aerea delle Forze armate tedesche. A scriverne è la Bild, secondo cui è in corso una vasta operazione di polizia dopo il ritrovamento di resti di un drone precipitato a est del lago Steinhude. Secondo l'Ufficio di Polizia Criminale dello Stato (Lka), il drone si è schiantato in un'area aperta e disabitata. La posizione è particolarmente preoccupante perché l'area si trova a solo un chilometro dalla base aerea delle Forze Armate tedesche di Wunstorf, scrive Bild. Le Forze Armate tedesche hanno confermato la notizia al quotidiano. Data la vasta estensione dell'area interessata, un ingente numero di personale di emergenza è presente sul posto. Nella regione si trova anche l'aeroporto militare di Wunstorf. Gli inquirenti sono a conoscenza del ritrovamento da ieri. Secondo la Lka al momento non ci sarebbe alcun pericolo per la popolazione.
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Hackeraggio Revolut, polizia postale indaga per accesso abusivo e frode informatica
(Adnkronos) – La polizia postale è al lavoro per fare chiarezza sull'attacco hacker a 'Revolut'. A quanto si apprende, si indaga per accesso abusivo a sistema informatico e per frode informatica.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)