(Adnkronos) – "La fiducia deriva da tante cose insieme, non da una sola: non è il camice, non è il curriculum, non sono le pubblicazioni, non è il fatto di essere andati in televisione. Sono tante cose tutte insieme che fanno sì che oggi la gente abbia bisogno di avere sul proprio dispositivo, nel momento di massimo relax, informazioni sulla salute che arrivino da una fonte autorevole. Perché oggi il mondo della rete è pieno di soggetti che hanno magari grandi numeri di visualizzazioni e di follower, ma non hanno il background per farlo". Così Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, intervenuto in collegamento alla seconda edizione dell'Health Journalism Forum, in corso all'ospedale Cardarelli di Napoli. "La gente trova nei miei canali, e in quelli di tanti altri colleghi, un'autenticità delle cose dette che probabilmente non trova altrove – ha spiegato – E in questo, secondo me, televisione e giornali hanno perso moltissimo. Tolti un paio di quotidiani nazionali che hanno ancora una pagina dedicata alla salute, la maggioranza ormai considera parlare di salute e fare divulgazione un tempo perso. Basta guardare la televisione, ormai concentrata unicamente sullo share e sull'audience: se accendi un programma ad alto indice di ascolto, da 2 anni si parla esclusivamente di Garlasco, come se non ci fosse altro argomento. Questo fa sì che le persone interessate si avvicinino sempre di più a canali come il mio e quelli di tanti altri. Sì, sei editore, ma editore di cose di cui sei competente". "Mi auguro che in futuro alcuni miei colleghi la smettano di fare gli ‘schifiltosi’, quelli che quando parlano di me o di tanti altri dicono 'ah, vedi, lui fa l'influencer'. No, sono loro che non fanno il loro lavoro – ha precisato l'infettivologo – Perché oggi fare il medico vuol dire anche divulgare, e chi non lo fa non fa il proprio mestiere fino in fondo. Quindi la piantino, tanti miei colleghi, di voler restare chiusi in una scatola. Io tutte le mattine sono in ospedale, anche oggi mi sono collegato da qui, come tutti loro. Ma poi faccio anche questa parte, che secondo me è parte integrante del mio lavoro di professore universitario, che tra le sue missioni ha anche quella di divulgare". "Quindi il messaggio è non tanto a chi segue me, quanto a chi non segue i miei colleghi – ha concluso – Che i miei colleghi si diano da fare e si mettano un po' a nudo e che magari spendano un po' del loro tempo, anziché andare a giocare a golf o anziché andare in barca, a divulgare un po' di più attraverso questo canale, arrivare alla gente e magari far del bene sugli stili di vita, cose che sono ugualmente importanti a quando prescrivi un antibiotico o un antipertensivo. Perché se hai fatto smettere di fumare una persona, se gli hai detto di non bere una bibita che fa male, o gli hai detto di muoversi un po' di più, alla fine hai fatto del bene, esattamente come quando prescrivi un farmaco".
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Bassetti: “Fare il medico oggi vuol dire anche divulgare”
Delitto di Arce, l’esperto del Ris: “La testa di Serena Mollicone ha impattato sulla porta della caserma”
(Adnkronos) – "Tutte le indagini tecnico-scientifiche che abbiamo condotto supportano l’ipotesi che la testa di Serena Mollicone abbia impattato con la porta degli alloggi della caserma di Arce". Sono le conclusioni esposte oggi in aula dal luogotenente del Ris di Roma, Rosario Casamassima, consulente della procura generale sentito nel processo di Appello bis per l'omicidio della ragazza uccisa nel 2001. Il consulente ha fatto riferimento a 25 frammenti lignei ritrovati sul nastro adesivo che avvolgeva la testa e i capelli di Serena, oltre a tracce di resina e colla, andando a rafforzare l’ipotesi dell’accusa, secondo cui il primo giugno del 2001 la testa della 18enne sarebbe stata sbattuta da Marco Mottola, al culmine di una lite, contro la porta, fino a farle perdere i sensi. La giovane sarebbe stata poi soffocata e abbandonata nel boschetto di Fonte Cupa. Marco Mottola è imputato in concorso con la madre Annamaria e il padre Franco Mottola, ex comandante della caserma di Arce. Quest’ultimo ha sempre sostenuto di aver danneggiato la porta con un pugno sferrato di piatto durante una discussione con il figlio Marco. I tre dopo essere stati assolti due volte sono ora nuovamente imputati nel processo di Appello bis, dove sta andando in scena una battaglia di consulenze fra accusa e difesa. L’esperto del Ris, in particolare, ha escluso la possibilità di contaminazione nei reperti spiegando che cinque frammenti lignei sono stati ritrovati esattamente fra i nastri adesivi e i capelli di Mollicone e che fra gli altri elementi repertati sui nastri c’è anche "un residuo di vernice della caldaia dell’alloggio”. “Questi cinque frammenti collocati fra il nastro adesivo e i capelli di Serena escludono in radice ogni possibilità di contaminazione. Quanto detto oggi supporta l’ipotesi accusatoria, che Serena è entrata in caserma e non ne è più uscita. Anche la vernice della caldaia ritrovata ci dice che Serena è sicuramente stata lì” affermano i legali della famiglia Mollicone, gli avvocati Antonio Iafrate e Federica Nardoni. Di parere opposto l’avvocato Fabio Quadrini, difensore dei Mottola. “Abbiamo assistito all’ennesimo tentativo di adattare i fatti alla teoria e non la teoria ai fatti. Il consulente si è contraddetto rispetto a quanto detto precedentemente. Serena non ha impattato sulla porta, che non è il mezzo lesivo” conclude il difensore.
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Fiscozen, estendere il regime forfettario introducendo l’Iva semplificata
(Adnkronos) – Il Governo ha approvato l'innalzamento a 100.000 euro della soglia per il regime forfettario; si resta ora in attesa dell'esame parlamentare. Le regole europee prevedono che l’esenzione dall’IVA non possa superare gli 85mila euro di ricavi. Quali sono oggi le prospettive per i lavoratori forfettari? risponde all'Adnkronos/Labitalia Enrico Mattiazzi, ceo di Fiscozen. Le regole per questa fascia non sono ancora definite. Se venissero applicate quelle previste per chi è oggi in regime ordinario, i professionisti potrebbero ritrovarsi con più burocrazia e, in alcuni casi, guadagnare meno. L’Iva, infatti, non ha lo stesso impatto su tutti. Chi lavora con aziende e altri titolari di Partita Iva che possono detrarla, in genere non ne sostiene realmente il costo. Chi lavora con i privati, che non possono recuperarla, potrebbe invece dover aumentare i prezzi, rischiando di perdere clienti, oppure mantenere gli stessi prezzi e guadagnare meno. C’è poi il peso degli adempimenti: introdurre l’Iva significa gestire nuove registrazioni, liquidazioni periodiche, versamenti e dichiarazione annuale, oltre a indicare correttamente l’imposta in fattura. Nel regime ordinario, inoltre, di norma l’Iva va versata anche se il cliente non ha ancora pagato la fattura, costringendo il professionista ad anticipare soldi che non ha ancora incassato. Per gestire l'eventuale Iva oltre gli 85mila euro senza frenare le partite Iva, Fiscozen propone due soluzioni. Meno burocrazia: calcolare automaticamente l’Iva da versare, partendo dai dati delle fatture elettroniche e degli incassi. Più liquidità: rendere l’Iva dovuta solo dopo aver ricevuto il pagamento dal cliente, come già previsto, con alcuni limiti, dall’Iva per cassa. L'obiettivo è quello di ridurre la burocrazia e proteggere la liquidità, affinché superare gli 85mila euro non diventi una penalizzazione per chi cresce.
In merito alle recenti e ricorrenti considerazioni di alcuni esponenti politici ed economisti, secondo i quali il regime forfettario incentiva l’evasione fiscale, cosa pensano i liberi professionisti in regime forfettario?
La possibilità di vedere la soglia spostata da 85mila a 100mila euro è considerata dai professionisti come un importante sblocco dell’economia: circa la metà (49%) lavorerebbe più serenamente con prospettive maggiori di crescita, il 22% avvierebbe lavori tenuti fermi per paura di superare il tetto e il 13% avrebbe più margine per investire in strumenti e collaboratori (pur non potendone scaricare i costi) o per pianificare meglio il proprio futuro lavorativo. Dalla nostra indagine emerge quanto questo regime sia importante per chi lavora in proprio, soprattutto in un sistema che non prevede le stesse tutele dei dipendenti, dalla malattia alle ferie. Ma emerge anche un problema concreto: il passaggio al regime ordinario oggi può richiedere un aumento importante del fatturato per mantenere lo stesso guadagno netto precedente, penalizzando chi non ha alti costi da dedurre. Questa rigidità costringe a rinviare nuove opportunità di lavoro o trasferirsi all'estero. La buona notizia è che proprio in questo momento il Governo ha deciso di innalzare la soglia, ma è importante che questo passaggio venga fatto preservando la semplicità del forfettario, soprattutto sul tema dell’Iva.
Rispetto al tema della soglia, come la vivono i forfettari? Cos’è emerso dalla vostra indagine?
Il 93% dei forfettari vicini al tetto degli 85mila euro di fatturato si scontra con il cosiddetto 'effetto soglia' e decide di fermare l’attività o di non accettare nuovo lavoro pur di non sforare e finire nel regime ordinario. Per la maggior parte è una scelta conservativa di stabilità economica e per sette su dieci, avvicinarsi alla soglia, genera ansia e frustrazione con il timore, in caso di superamento, di dover lavorare di più per guadagnare di meno. Contrariamente a quanto affermato da alcune istituzioni ed economisti, il forfettario è visto dai professionisti come un incentivo alla regolarità piuttosto che all’evasione e il possibile innalzamento del tetto a 100mila euro è considerato dall’85% un potente strumento di crescita. Più della metà (55%) dei professionisti vicini al tetto di fatturato sceglie di continuare a lavorare posticipando consegne e pagamenti per l’inizio dell’anno nuovo, mentre il 39% spegne letteralmente i motori per andare in ferie o dedicarsi ad altre attività personali. La scelta di fermarsi risponde nel 92% dei casi a una logica di sostenibilità finanziaria: assenza di spese da dedurre ed eccessiva pressione fiscale che ridurrebbe il guadagno netto. Solo il 7% accetta invece la possibilità di sforare e passare al regime ordinario.
E qual è l’impatto emotivo dell’effetto soglia?
Il forfettario, nel suo complesso, fa dormire sonni tranquilli al 97% dei professionisti, per i quali la semplicità e la chiarezza delle regole contribuiscono alla serenità quotidiana, ma avvicinarsi alla soglia, situazione che secondo le stime di Fiscozen coinvolge circa 140mila professionisti in Italia (6,9% dei forfettari), mette in moto impatti psicologici importanti: quasi 7 su 10 (68%) sperimentano frustrazione o ansia, tra l’ambizione di crescita frenata dalla fiscalità e timore di fare il salto. Il restante 32% prova invece soddisfazione personale o serenità all’idea di poter gestire tempo e risorse. Le preoccupazioni principali riguardano l’aumento di tasse e adempimenti burocratici senza un proporzionale aumento del guadagno netto, complice la consapevolezza di non avere abbastanza costi da dedurre perché il nuovo regime sia conveniente. Un 6% segnala la paura di dover modificare i prezzi verso i clienti privati, anche solo per compensare l’Iva, rischiando così di perderli. Solo l’1% non indica preoccupazioni all’idea di cambiare regime.
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Juventus in ritiro fino alla sfida con il Napoli, confronto schietto Carnevali-squadra. Ecco come è andata
(Adnkronos) –
L'ad della Juventus Giovanni Carnevali ha avuto oggi un confronto molto diretto con la squadra, richiamando tutti alle proprie responsabilità verso la proprietà, la società e i tifosi, e ribadendo la fiducia nel gruppo di lavoro, ma sottolineando con grande fermezza come il momento attuale non sia accettabile. La richiesta è stata molto chiara: serve una reazione immediata, forte e concreta. Ora tutti sono chiamati a dare una risposta sul campo. Al termine del confronto, su decisione del Mister, condivisa dalla società, a quanto apprende l'Adnkronos, è stato deciso che da domani sera la squadra resterà in ritiro al JTC Continassa fino alla partita di domenica contro il Napoli.
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Bce lascia tassi interesse invariati a 2,50%
(Adnkronos) –
La Bce lascia invariati i tassi d’interesse, come da attese: quello sui depositi al 2,50%, sui rifinanziamenti al 2,65%. I tassi sui prestiti marginal sono al 2,90%. Lo rende noto l'Eurotower oggi, 29 ottobre, nella giornata caratterizzata dalla riunione del Consiglio direttivo a Francoforte. "Il Consiglio direttivo rimane ben posizionato per affrontare l’attuale elevata incertezza. Adotterà un approccio basato sui dati e valutato riunione per riunione per determinare l’orientamento appropriato della politica monetaria. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo in materia di tassi di interesse si baseranno sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi ad esse connessi, alla luce dei dati economici e finanziari in arrivo, nonché delle dinamiche dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione", spiega la Bce. "I prezzi dell’energia hanno continuato a salire, determinando rischi al rialzo per le prospettive di inflazione e rischi al ribasso per quelle di crescita. Sebbene gli effetti dello shock energetico non si siano ancora manifestati appieno, l’inflazione di fondo è rimasta finora sostanzialmente stabile e, in questa fase, i salari non mostrano una reazione significativa", prosegue l'Eurotower. "L’aumento dell’entità e della durata dello shock energetico, nonché le implicazioni in termini di effetti indiretti e di secondo impatto, potrebbero determinare un aumento dell’inflazione e un rallentamento della crescita. Le condizioni di finanziamento si sono inasprite dall’ultima riunione del Consiglio direttivo, il che potrebbe pesare sull’inflazione e sulla crescita. Il Consiglio direttivo è impegnato a definire una politica monetaria volta a garantire che l’inflazione si stabilizzi al suo obiettivo del 2% nel medio termine".
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Il 75% dei giocatori ha accusato problemi al cervello, lo studio che preoccupa la NFL
(Adnkronos) –
Il 75% dei giocatori di football americano ha accusato problemi al cervello. È il risultato di un nuovo studio portato avanti dalla Boston University, che ha preso in esame oltre duemila ex giocatori morti tra il 2008 e il 2023, per accertare quanti di loro avessero ricevuto una diagnosi di Encefalopatia Traumatica Cronica (CTE). Si tratta di una malattia neurodegenerativa progressiva che può essere causata da ripetuta ripetuti traumi cranici o commozioni cerebrali, molto comuni negli sport di contatto, e che da anni è al centro delle attenzioni della National Football League, la principale lega di football americano statunitense. Lo studio è partito da una precedente ricerca condotta dalla stessa università, che ha stimato come una percentuale tra il 25% e il 98% degli ex giocatori NFL morti tra il 2016 e il 2021 soffrisse di CTE. Una ricerca pubblicato sul New York Times aveva invece riportato come un giocatore di football su 4 finisca per accusare lesioni al cervello. Questi dati sono alla base dello studio, che ha però premesso come la condizione possa derivare anche da altre patologie che hanno contribuito alla morte degli ex giocatori presi in esame: "Molti casi potrebbero essere stati in fase iniziale al momento del decesso e forse asintomatici", si legge nella pubblicazione. "Fornire una stima precisa della prevalenza della CTE tra i giocatori NFL deceduti aiuta a definire la portata del problema e a stabilire le priorità per le potenziali esigenze mediche attuali e future di questa comunità", ha dichiarato Julia Gallini, autrice principale e dottoranda presso la Boston University School of Public Health, in un comunicato stampa, "considerato che la CTE viene riscontrata in meno dell'1% dei donatori alle banche del cervello, la prevalenza stimata del 75% tra i giocatori della NFL deceduti in un periodo di 16 anni è preoccupante e suggerisce la necessità di intensificare gli sforzi per supportare le famiglie, diagnosticare la CTE in vita e trattare i sintomi correlati". I ricercatori hanno analizzato oltre duemila casi, 2362 per la precisione, tra cui 396 giocatori che hanno donato il proprio cervello, prendendo in esame anche i dati di ulteriori 1966 presenti nel National Death Index. La maggior parte dei cervelli dei donatori esaminati apparteneva proprio ad ex giocatori della NFL, che erano deceduti in giovane età, e circa il 94% dei loro cervelli presentava Encefalopatia Traumatica Cronica. Il tema della CTE è molto attuale per la NFL, che "si impegna costantemente per rendere il gioco del football più sicuro, anche attraverso l'implementazione di strategie per ridurre le commozioni cerebrali e gli impatti alla testa", aveva dichiarato la lega in un comunicato ad ABC News, "la NFL resta impegnata a garantire che la sua comunità abbia accesso a una serie di risorse solide e in continua espansione per migliorare il proprio benessere fisico e mentale". Lo studio è stato accolto con preoccupazione dal sindacato che rappresenta i giocatori, la NFL Players Association: "Studi come questo sono fondamentali per migliorare la nostra comprensione degli effetti a lungo termine del football americano", ha dichiarato il sindacato a ANC News, affermando che bisogna "impegnarsi a sostenere la ricerca scientifica, investire in risorse che favoriscano il benessere fisico e mentale dei giocatori e ampliare l'accesso alle cure affinché possano beneficiare di migliori risultati in termini di salute durante e dopo la loro carriera agonistica".
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Vallifuoco (Health Journalism Forum): “Ricostruire fiducia con una informazione di qualità”
(Adnkronos) – "Il vuoto che il Forum vuole colmare è un vuoto di comunicazione, di informazione, di etica dell'informazione e della comunicazione. C'è bisogno di parlare di più di sanità, ma c'è bisogno di parlarne in maniera più strutturata, più etica, più responsabile. Per questo vanno uniti allo stesso tavolo, come abbiamo fatto oggi, tutti, tutte le sensibilità: ricercatori, medici, la comunità scientifica tutta, ma anche le istituzioni, le università, i giornalisti e le aziende. Perché tutti gli attori hanno una quota di responsabilità per fare in modo che la comunicazione della salute arrivi a tutti, non solo agli addetti ai lavori". Così Ilario Vallifuoco, ideatore dell'Health Journalism Forum, a margine della seconda edizione dell'evento, in corso all'ospedale Cardarelli di Napoli. "La responsabilità principale per chi fa informazione oggi – ha spiegato – è quella di tenere una linea di ecologia dell'informazione che non venga catturata dall'engagement, dai numeri, dai like. Abbiamo visto, e stiamo vedendo in questi ultimi tempi, come le piattaforme siano soggette anche a multe, a indagini, ad analisi, ovviamente perché qualcosa non ha funzionato, qualcosa è sicuramente andato storto. Bisogna quindi riprogettare la fiducia e l'architettura della fiducia, mettendo al centro la qualità dell'informazione, ma soprattutto l'informazione basata sull'evidenza scientifica. La responsabilità più grande, quindi, è cercare di equilibrare il rapporto tra la generazione di grandi numeri, che tiene in piedi anche un po' tutto il sistema editoriale, e la qualità dell'informazione: sensibilizzare con informazioni di qualità certa i pazienti e tutti coloro che hanno bisogno di una buona sanità". Vallifuoco osserva che "la fiducia nel sistema sanitario è praticamente disintegrata. È una fotografia di cui bisogna prendere atto, con delle responsabilità evidenti di tutto il sistema pubblico-privato. C'è stata una passività: si è considerata la sanità come qualcosa da trincerare in una torre d'avorio, banalizzando la comunicazione e l'informazione. Questo ha fatto sì che disinformazione e fake news si propagassero, e adesso si arriva tardi nel frenarle, ma io penso che sia meglio tardi che mai. È quindi assolutamente dirimente costruire una cabina di comando di tutto il sistema, che si doti degli strumenti e degli apparati di comunicazione che possano ridare ecologia all'informazione e alla comunicazione e ricostruire un patto di fiducia. Ci vuole una progettualità, ci vorrà del tempo, però sicuramente bisogna intervenire". "Le case farmaceutiche hanno oggi una grandissima responsabilità sociale – ha aggiunto Vallifuoco – Anche qui sono un po' cambiate le regole d'ingaggio: non c'è più una casa farmaceutica che produce solamente i propri prodotti, i propri farmaci, per massimizzare, chiaramente in modo legittimo, il profitto. C'è un impegno sociale anche delle aziende, che in una società dell'informazione matura devono dare un impatto di responsabilità e farlo arrivare ai consumatori. Per questo io non sono più così convinto che le case farmaceutiche possano esercitare una pressione così significativa come facevano in passato. E se possono concorrere, devono contribuire a questo sistema dell'informazione più responsabile, senza una spinta frenetica a massimizzare il profitto, perché c'è da salvare una cosa molto più importante, che è la fiducia dei cittadini", ha concluso.
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Firenze, il ruggito della storia: a Palazzo Vecchio i leoni raccontano l’identità della città
(Adnkronos) – Da secoli il leone custodisce simbolicamente Firenze, ne rappresenta la forza, l'indipendenza e il potere civico. La sua immagine attraversa la storia della città, dalle sculture che presidiano piazze e palazzi alle decorazioni degli edifici pubblici, fino a diventare uno degli emblemi più riconoscibili dell'identità fiorentina. A questa figura, e al suo profondo legame con la storia politica, artistica e culturale della città, è dedicata "I leoni di Firenze", la mostra ospitata fino al 18 gennaio 2027 nella Sala dei Gigli del Museo di Palazzo Vecchio. L'esposizione, promossa da Comune di Firenze – Musei Civici Fiorentini e organizzata da Fondazione Mus.E, è curata da Carlo Francini e Valentina Zucchi e realizzata in collaborazione con Gamb – Galleria dell'Accademia di Firenze e Musei del Bargello. Il progetto invita a riscoprire il leone non soltanto come soggetto artistico e decorativo, ma soprattutto come simbolo attraverso il quale Firenze ha costruito e rappresentato, nel corso dei secoli, la propria identità. Una storia che trova la sua espressione più significativa nel Marzocco, il leone simbolo della Repubblica fiorentina, incarnazione della sovranità, della libertà e della dignità cittadina. Non è un caso che il percorso espositivo abbia il proprio fulcro in Palazzo Vecchio, cuore storico del governo cittadino e luogo privilegiato della rappresentazione del potere civico. La Sala dei Gigli, uno degli ambienti più emblematici del palazzo, diventa così parte integrante del racconto: le opere esposte dialogano con le architetture, le decorazioni e le immagini leonine già presenti nella sala, mostrando come il leone sia stato nei secoli un potente strumento di comunicazione politica e di autorappresentazione della città. Attraverso sculture, dipinti, manufatti e documenti, la mostra riunisce testimonianze di epoche differenti, dall'età romana all'età moderna, restituendo la ricchezza di significati che questa figura ha assunto nel tempo. Ad accogliere il pubblico sono due monumentali protomi leonine provenienti dal Museo di San Marco, di mano di Baccio d’Agnolo, cui si affiancano altri due Leoni Marzocco del 1383 di Jacopo di Piero Guidi e Francesco Neri detto il Sellaio, provenienti dallo stesso museo, nonchè la replica bronzea del Marzocco realizzata da Clemente Papi per piazza della Signoria, appartenente alla collezioni civiche, un affresco staccato con leone e giglio dal convento della Santissima Annunziata e il dipinto Leone in due vedute attribuito a Bartolomeo Bimbi. Ancora, il percorso comprende opere e documenti che testimoniano la diffusione dell'immagine leonina nell'arte e nella cultura fiorentina, tra cui il meraviglioso antifonario miniato dell’Opera di Santa Maria del Fiore e il celebre Specchio umano della Biblioteca Laurenziana, una pianta settecentesca di Ferdinando Ruggieri che documenta il serraglio dei leoni, proveniente dall’Archivio storico del Comune di Firenze, e una litografia di Adolfo de Carolis ancora dedicata al Marzocco dal Museo Nazionale Salce di Treviso. Accanto alla dimensione artistica e simbolica, l'esposizione approfondisce infatti un aspetto particolarmente suggestivo della storia cittadina: la presenza di leoni vivi a Firenze fin dal Medioevo. Animali esotici e temuti, i leoni erano custoditi in serragli che costituivano autentiche manifestazioni di prestigio e autorità. Dopo piazza San Giovanni e il palazzo del Podestà, lo stesso Palazzo Vecchio ospitò un serraglio dalla metà del Trecento fino al 1550, rafforzando il legame tra il leone e il governo della città, tanto che ancora oggi la via retrostante l’edificio porta il nome di via dei Leoni; con lo stesso nome peraltro era chiamata l’attuale via Cesare Battisti quando il serraglio vi fu trasferito. Le cronache storiche raccontano di numerosi esemplari allevati nel cuore istituzionale di Firenze, la cui presenza suscitava meraviglia e rendeva tangibile il potere della Repubblica, e attestano l’organizzazione di cacce e combattimenti in occasioni solenni per la città, come testimoniato dal disegno di Giovanni Stradano in mostra, dal Gabinetto Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi. A suggellare questo racconto è straordinariamente esposto un esemplare di leone naturalizzato, proveniente dal Museo di storia naturale dell’Università degli Studi di Firenze. Il racconto della mostra si estende agli altri ambienti di Palazzo Vecchio, dove è evidenziata la presenza di leoni dipinti e scolpiti, suggerendo un itinerario tematico nel museo, ma anche oltre. Grazie alla collaborazione con Gamb – Galleria dell'Accademia di Firenze e Musei del Bargello, il progetto coinvolge infatti anche il Museo Nazionale del Bargello, dove è conservato il celebre Marzocco di Donatello, una delle più importanti rappresentazioni del leone civico fiorentino. La sua presenza nel percorso di approfondimento offre l'opportunità di ampliare lo sguardo sul tema della mostra, mettendo in relazione le testimonianze esposte a Palazzo Vecchio con uno dei capolavori più significativi della scultura rinascimentale e della storia simbolica della città. Il pubblico dotato del biglietto di Palazzo Vecchio potrà così beneficiare della riduzione per l’ingresso al Museo Nazionale del Bargello, dove troverà un percorso tematico centrato sulle più importanti opere con raffigurazioni leonine ivi presenti. Analogamente, anche all’ingresso del Museo Stefano Bardini i visitatori saranno dotati di una mappa che individua le decine e decine di leoni collezionate dall’antiquario, che ben rappresentano la fortuna dell’iconografia leonina dall’antichità ai giorni nostri. "Il leone è molto più di un simbolo per Firenze: è un’immagine che attraversa i secoli e racconta la storia della nostra città, il suo desiderio di libertà, la sua autonomia e la sua capacità di riconoscersi in valori condivisi" ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. "Dal Marzocco alle testimonianze artistiche e storiche, la sua figura ci restituisce il legame tra arte, identità civica e potere politico, che ha contribuito a definire il volto di Firenze. Con questa mostra, Palazzo Vecchio, luogo simbolo del governo cittadino, diventa lo spazio ideale per riscoprire una storia affascinante, fatta di opere, documenti e curiosità, come quella dei leoni vivi ospitati per secoli nel cuore della città. Un percorso che ci permette di guardare al nostro patrimonio con occhi nuovi e di comprendere come i simboli del passato continuino ancora oggi a parlare alla comunità e alle nuove generazioni". “Quando, insieme a Valentina Zucchi, abbiamo immaginato questa mostra, ci ha guidato l'idea di seguire le tracce di una presenza familiare ma spesso inosservata: quella del leone, che da secoli accompagna la storia e l'immagine di Firenze – ha spiegato Carlo Francini, curatore della mostra e soprintendente dei Musei Civici Fiorentini – Da questa ricerca è nato un percorso che mette in dialogo opere, luoghi e testimonianze diverse, restituendo la ricchezza di significati di un simbolo capace ancora oggi di parlarci. Un racconto che prosegue anche oltre Palazzo Vecchio, al Museo Stefano Bardini, dove le raffigurazioni leonine sono particolarmente numerose, e al Museo Nazionale del Bargello, che custodisce il celebre Marzocco di Donatello. Grazie alla disponibilità e alla collaborazione di Andreina Contessa, direttrice del gruppo GAMB Galleria dell'Accademia di Firenze e Musei del Bargello, possiamo così offrire ai visitatori un'esperienza di conoscenza più ampia, dimostrando come il dialogo tra istituzioni culturali possa contribuire a valorizzare il patrimonio comune”. “Un progetto che valorizza, ancora una volta, la straordinaria storia del palazzo di governo di Firenze, nelle sue relazioni con la città e con i cittadini – riflette Valentina Zucchi, curatrice della mostra – grazie alle opere esposte, di finissimo pregio, è possibile individuare la trama di un racconto che ai leoni intreccia gli sviluppi politici, economici e artistici di Firenze tra il Medioevo e l’età moderna, giungendo fino a noi: il Marzocco è tuttora l’emblema indiscusso della fiorentinità. Un sentito ringraziamento alle istituzioni culturali che hanno collaborato al buon esito del progetto”. “Il Marzocco di Donatello, custodito al Museo Nazionale del Bargello, non è soltanto un capolavoro della scultura rinascimentale – dichiara Andreina Contessa, Direttore Generale di Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello – ma anche un simbolo profondamente legato alla storia e all'identità civica di Firenze. La mostra I leoni di Firenze offre un'occasione preziosa per riscoprire questo legame e per mettere in dialogo opere, luoghi e collezioni che custodiscono la memoria della città. Siamo particolarmente lieti di contribuire al progetto con un percorso tematico all'interno del Bargello, che invita i visitatori ad approfondire la ricchezza e la varietà dell'iconografia leonina. Questa collaborazione con i Musei Civici Fiorentini testimonia il valore di una visione condivisa del patrimonio culturale, nella quale i musei, attraverso il dialogo e la costruzione di nuove connessioni, possono offrire al pubblico prospettive inedite sulla storia e sull'arte di Firenze”.
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Zucca simbolo di Halloween e ‘regina’ della tavola d’autunno, medico-nutrizionista: “E’ una miniera di salute’
(Adnkronos) – Poche ora alla notte del 'dolcetto o scherzetto' e dei bambini mascherati, ma Halloween ha nella zucca il simbolo. Usata per decorare ogni tipo di ambiente, "prima ancora di diventare una lanterna da brividi la zucca è una straordinaria miniera di salute e un piccolo prodigio della natura". Lo spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica ed umana presso l'università Lum "Giuseppe Degennaro. "Chiunque l'abbia scavata conosce quell'odore tipico che invade la stanza: non sa affatto di torta o di spezie, ma ha un sentore pungente, acquoso, molto simile all'erba bagnata o al cetriolo crudo. Proprio per questo motivo – prosegue – montagne di polpa finiscono ogni anno nella spazzatura, scambiate per uno scarto poco appetibile e difficilmente utilizzabile in cucina a causa di un'impronta aromatica così distante da ciò che ci si aspetterebbe da un piatto invitante. A dare una spiegazione limpida a questo fenomeno è un recente lavoro scientifico pubblicato sul 'Journal of Science of Food and Agriculture'. I ricercatori hanno analizzato nel dettaglio cosa accade alla zucca cruda e cotta, dimostrando che quell'odore iniziale non è un difetto, ma la precisa 'firma chimica' del vegetale integro". Ma quali 'segreti' nasconde la zucca? "Finché resta cruda – analizza Minelli – la zucca condivide la stessa famiglia botanica di cetrioli e cocomeri. Quando affondiamo la lama, i tessuti rilasciano sostanze volatili (principalmente alcoli vegetali) che servono alla pianta per difendersi in natura. Sono molecole che al nostro olfatto evocano immediatamente la buccia di cetriolo o il prato appena tagliato, ben lontane dall'idea di un piatto appetitoso. Non bisogna però lasciarsi ingannare dall'odore di partenza. Lo studio dimostra che, appena quella polpa incontra il calore – che sia il vapore, la teglia del forno o una pentola sul fuoco – avviene una vera metamorfosi molecolare: i sentori d'erba svaniscono, le sostanze volatili responsabili dell'effetto 'cetriolo' evaporano rapidamente. Nascono aromi caldi e avvolgenti: il calore trasforma gli zuccheri naturali e i carotenoidi, liberando composti del tutto nuovi capaci di sprigionare note dolci, morbide e burrose, con sentori che richiamano la castagna e la patata al forno". "In più, il calore non rivoluziona soltanto il profumo: ammorbidisce le fibre rendendole amiche dell'intestino e rende i suoi preziosi antiossidanti arancioni (come il betacarotene, alleato di vista e difese immunitarie) molto più biodisponibili e facili da assorbire per l'organismo. E il recupero virtuoso – suggerisce lo specialista – non finisce con la polpa. Insieme ad essa tendiamo a gettare via anche una manciata generosa di semi, che sono in realtà un concentrato nutrizionale preziosissimo: basta sciacquarli dai filamenti, asciugarli e tostarli per pochi minuti in padella o al forno per ottenere uno snack croccante, ricchissimo di grassi buoni, magnesio (essenziale per il metabolismo energetico e il sistema nervoso) e zinco (minerale cardine per l'immunità). Ecco perché ridurla a semplice maschera spaventosa per una sola notte è un vero peccato biologico: la zucca è molto più di uno spettro per Halloween. È nutrimento puro – conclude Minelli – conforto d'autunno e biochimica applicata alla cucina. Prima di buttare via polpa e semi della vostra lanterna, affidateli al calore: basterà poco per trasformare un apparente scarto in una risorsa preziosa per la nostra salute".
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U2 tornano in Italia, due concerti a Milano il 6 e 7 luglio 2027
(Adnkronos) – Gli U2 tornano in Italia, Milano si prepara ad accogliere la band il 5 e 6 luglio 2027. Il gruppo irlandese capitanato da Bono ha annunciato oggi le date europee del nuovo 'Carnaval De Luz presents: The Greatest Show On Earth World Tour', che farà tappa in Italia con due concerti allo Stadio San Siro il 5 e 6 luglio 2027. Le prevendite prenderanno il via dal 2 novembre per gli iscritti a U2.com, mentre la vendita generale scatterà il 6 novembre alle 10 su U2.com e Live Nation. Il nuovo tour riporterà Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. sui grandi palchi all'aperto dopo anni dedicati a progetti speciali e alla residenza record alla Sphere di Las Vegas. La tournée europea partirà il 26 aprile 2027 da Stoccolma e toccherà anche Parigi, Lisbona, Amsterdam, Londra, Berlino e Milano, con i Wolf Alice nel ruolo di special guest. Le date spagnole saranno annunciate successivamente. L'annuncio arriva insieme all'uscita di 'The Greatest Show On Earth', nuovo singolo della band scritto con Brian Eno e terzo estratto dal prossimo album 'Carnaval De Luz', atteso il 13 novembre 2026. Il brano racconta la storia di due amanti che cercano di preservare la fiducia reciproca e la fede stessa. Ad accompagnarlo c'è un videoclip diretto dallo storico collaboratore Anton Corbijn e girato nel deserto californiano, dove gli U2 si trasformano in una sorta di culto religioso raccontato con tono satirico. Per presentare il nuovo capitolo della loro carriera, Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. hanno affidato una dichiarazione programmatica al titolo stesso del tour: "'The Greatest Show on Earth'? Questa sì che è una bella sfida. Una provocazione – dicono Bono, The Edge, Adam e Larry – che lanciamo tanto a noi stessi quanto a chiunque altro: provare a far vivere a tutti la serata più bella della propria vita. Un po' uomini di spettacolo, un po' sciamani, un'esplosione di colori, chitarre, basso e batteria senza freni, e canzoni a cui aggrapparsi. Perché se il pubblico ci sarà, noi ci saremo eccome". Il tour segna un nuovo capitolo della storia live degli U2, da sempre considerati tra i gruppi più innovativi dal punto di vista dello spettacolo. Dal rivoluzionario Zoo TV Tour dei primi anni Novanta fino ai 40 concerti sold out alla Sphere di Las Vegas, la band ha costruito la propria reputazione sull'ambizione di ridefinire continuamente i confini dell'intrattenimento dal vivo. Con 'The Greatest Show On Earth World Tour' il gruppo promette di coniugare la spettacolarità della produzione con una dimensione più intima e umana, attraversando l'intero repertorio della carriera. Nell'attesa dell'avvio della tournée europea, gli U2 hanno recentemente celebrato il cinquantesimo anniversario della loro formazione con un concerto speciale dedicato agli studenti e agli insegnanti della Mount Temple Comprehensive School, il liceo dove tutto ebbe inizio, e con una sorpresa nel cuore di Dublino attraverso un'esibizione improvvisata in Grafton Street. Guardando già oltre il 2027, la band ha confermato che il tour proseguirà anche nel 2028. "Non possiamo ancora svelare molto sulla prossima parte di The Greatest Show On Earth: stiamo ancora definendo i dettagli. Ma una cosa possiamo dirla: concluderemo il tour in Irlanda. Non c'è nessun altro posto in cui vorremmo essere per festeggiare", ha dichiarato The Edge. Per le due date italiane, Virgin Radio sarà radio ufficiale dell'evento. Sono previste diverse finestre di prevendita: quelle riservate agli iscritti a U2.com il 2 e 3 novembre, la prevendita Visa e Album Preorder il 4 novembre, l'Artist Presale il 5 novembre e infine la vendita generale dal 6 novembre. Il tour è prodotto da Live Nation Global Touring.
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