Home Blog Page 658

Pichetto Fratin “Con il Governo Meloni aumento massiccio di energie rinnovabili”

CATANIA (ITALPRESS) – Dialoghi sull’energia nucleare sostenibile, il format creato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha fatto tappa nella provincia etnea, in un clima di collaborazione con Unioncamere, per mettere a confronto istituzioni, imprese e portatori di interesse sulle ormai imminenti prospettive sul futuro energetico della nazione, che “in questo sforzo sta mobilitando i migliori cervelli”. A sottolinearlo è stato il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervistato dal direttore del quotidiano La Sicilia, Antonello Piraneo, quotidiano media partner dell’iniziativa.

L’incontro si è svolto nell’Aula magna dell’Università di Catania. A fare gli onori di casa è stata la prorettrice Lina Scalisi, che ha posto l’accento sull’importanza che riveste l’Ateneo nello sviluppo delle energie alternative. A seguire il saluto del sindaco e quello del presidente della Camera di commercio del Sudest. Enrico Trantino ha sottolineato il forte impegno dell’ente alla promozione dello sviluppo delle fonti alternative energetiche, che in termini economici significa sviluppo economico e sociale della comunità, nella fattispecie quella catanese.

Dal canto suo Antonio Belcuore ha ricordato come la Camera di commercio del Sudest abbia già investito qualcosa come 10 milioni di euro favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili, a favore soprattutto delle giovani imprese. Quindi è intervenuto Gilberto Pichetto Fratin, per illustrare come il ministero da lui diretto si sta muovendo, a seguire le relazioni degli esperti che partecipano alla realizzazione del progetto governativo.

 “E’ un lavoro di prospettiva – ha anticipato il rappresentante del governo, nel corso di un incontro con la stampa – alla luce del fatto che il piano energetico non potrà essere considerato tale se non prima del prossimo decennio. Chi governa questo Paese ha l’obbligo di pensare al dopo e non solo alla gestione contingente”.

E ha parlato delle tappe di avvicinamento a questo traguardo, non nascondendo che esistono numerose insidie in questo percorso. Intanto ha confermato che è stato calendarizzato l’iter. Entro mercoledì prossimo il Ddl dovrebbe essere licenziato. Entro la fine dell’anno sono previsti i relativi decreti attuativi, quindi saranno definite le procedure del cosiddetto “permittin”, ossia il modello di Agenzia di controllo e di trasparenza e comunicazione. La produzione dovrebbe quindi iniziare fra il 2033-2034.

“A iter ultimato – ha detto il ministro – è assai probabile che qualcuno si faccia promotore di un referendum abrogativo, come è avvenuto sul finire degli anni Ottanta. Personalmente sono fiducioso, in quanto i sondaggi sul gradimento di questa iniziativa di sviluppo energetico complessivo e del nucleare in particolare della quale ci siamo fatti carico ci danno ragione e vedo attorno al nostro progetto tanti giovani interessati. Il nucleare che stiamo sostenendo è un nucleare di ultima generazione. Sul finire degli anni Ottanta, votare contro il referendum abrogativo fu un errore del quale adesso stiamo pagando lo scotto di una politica energetica della quale si è avvantaggiata, ad esempio la Francia, che le sue centrali costruire a ridosso dell’Italia paga la metà dell’attuale crisi che noi stiamo vivendo”.

I reattori del terzo millennio non sono quelli di prima generazione e rappresentano un elemento di garanzia e di qualità per il futuro, ha sostenuto Gilberto Pichetto Fratin, che ha aggiunto: “Il tema è che l’incidenza del cambiamento climatico è innegabile. Il Mediterraneo essendo un mare chiuso ha avuto punte di tre gradi oltre quella della media stagionale e questo determina conseguenze devastanti. Noi pensiamo all’incidenza che questo comporta sulle biodiversità marine. In questi ultimi quattro anni da parte del governo Meloni c’è stato un aumento in modo massiccio di tutto il settore legato alle energie rinnovabili e bisogna continuare su questa strada. Dobbiamo pensare all’idroelettrico, al fotovoltaico, al geotermico, all’eolico e anche ad un certo tipo di fossile”.

Infine, con il sorriso sulle labbra all’intervistato che confessava di avere indossato la spilla con il sole che ride durante la campagna referendaria per il no al nucleare, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha risposto: “All’epoca io non ho indossato la spilla; aderivo al Partito repubblicano e noi repubblicani eravamo convintamente favorevoli al nucleare. Io non ho cambiato idea a maggiore ragione di questo nucleare che è di gran lunga più affidabile in termini di sicurezza, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie”.

-Foto xq4/Italpress-
(ITALPRESS).

Bollo auto, Giorgetti: “Taglio coperto da soldi nazionali. Non sono fondi Ue, Italia li usa come crede”

0

(Adnkronos) – Le coperture per l'esenzione nel 2027 dal bollo dei motoveicoli e delle auto di piccola cilindrata verranno in parte da "fondi del Pnrr" che lo Stato italiano ha preso in prestito dalla Commissione Europea, pagandoli, e che costituiscono dei "risparmi" non ricollocabili, essendo scaduti i termini. E di questi fondi, che sono "soldi nazionali" e non più "risorse europee", il governo e il Parlamento italiano dispongono "come meglio pare" loro. Lo afferma il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, a Dublino a margine dell'Eurogruppo e dell'Ecofin informale. "Come dovrebbe essere noto, ma non è noto a tutti – ricorda – buona parte dei fondi del Pnrr non erano gratis. Sono loans (prestiti, ndr) pagati dal bilancio dello Stato. Sulle somme non utilizzate dei loans, che evidentemente non saranno prese dall'Europa, si liberano degli spazi di bilancio". E quelle, chiarisce, "sono le economie rispetto a progetti che sono stati realizzati e su cui sono rimasti dei risparmi. Quindi, sono soldi nazionali, mica risorse del Pnrr o risorse europee. E' una normale copertura, come tutte le coperture sul bilancio nazionale". La Commissione Europea, continua, "dice: teoricamente uno Stato, dopo aver chiesto cento miliardi di Pnrr, poteva anche restituirne cinquanta o utilizzarne trenta, o utilizzarne settanta e restituire il restante e poi fare un uso del risparmio in chiave nazionale. Una parte di questi 2,3 miliardi sono esattamente il Pnrr non utilizzato, in virtù dei risparmi che non potevano essere ricollocati perché, come noto, è scaduto il termine per poterli ricollocare". Per Giorgetti, quei fondi dunque non hanno più destinazione d'uso: "No – spiega – siccome non sono risorse europee. Del bilancio dello Stato ovviamente il governo, e soprattutto il Parlamento, dispone come meglio gli pare. Può abbassare le tasse, può fare spese, può anche decidere né di fare tasse né di fare spese e di portarle a miglioramento dei risultati di bilancio", conclude.  
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Dovevo fermarmi e andare in bagno”, Joanna Wietrzyk chiede scusa e rinuncia alla vittoria nell’Hyrox a Pechino

0

(Adnkronos) –
L'atleta australiana Joanna Wietrzyk, star e detentrice del record mondiale della disciplina di fitness ed endurance Hyrox, è al centro di una bufera mediatica dopo l'incidente avvenuto nella tappa di Pechino. Colpita da un improvviso e malessere intestinale a metà gara, ha scelto di non ritirarsi e ha tagliato il traguardo al primo posto, provocando furiose polemiche per le precarie condizioni igienico-sanitarie lasciate sulle attrezzature condivise e lungo il tracciato. Subito dopo la prova, l'atleta aveva incautamente pubblicato uno scatto dall'ospedale con la scritta "O ci dai dentro o te ne torni a casa… una vittoria è sempre una vittoria".  Visto il crescendo di critiche, ha poi rimosso il post e condiviso una nota ufficiale di scuse: "Desidero porgere le mie più sincere scuse al popolo cinese, ai miei colleghi atleti, agli spettatori e agli organizzatori di Hyrox per quanto accaduto durante la gara di Pechino. All'inizio mi sentivo perfettamente in forma e in salute, senza alcun motivo di prevedere un malessere. Guardando indietro, mi rammarico della decisione di non essere uscita dal tracciato e riconosco che avrei dovuto fare una scelta diversa. Mi assumo la responsabilità della mia decisione di continuare e mi dispiace profondamente per il disagio e i problemi che ho causato".  L'atleta australiana ha poi annunciato la rinuncia retroattiva al titolo e ai punti: "Sto imparando da questa esperienza e porterò con me questi insegnamenti, compreso il ricordarmi che c'è altro nella vita oltre alle gare ed è fondamentale capire quando è il momento di fermarsi. Per questo ho deciso di ritirarmi retroattivamente dalla gara e rinunciare ai punti ottenuti. Mi prenderò un po' di tempo per recuperare, riflettere e prendermi cura di me stessa e della mia famiglia, lontano da tutto questo clamore. Ringrazio chi mi sta sostenendo e chiunque si sia avvicinato con gentilezza: significa per me più di quanto riesca a esprimere in questo momento".  La vicenda ha spinto a intervenire anche i vertici della disciplina. Il co-fondatore di Hyrox, Moritz Fürste, si è assunto la responsabilità dell'accaduto ammettendo che "Hyrox ha commesso un errore non reagendo immediatamente durante la gara per fermare la concorrente". L'episodio ha infine portato la federazione ad aggiornare istantaneamente i propri regolamenti interni, introducendo norme più severe che consentono ai giudici l'interruzione immediata delle prove in presenza di rischi sanitari. 
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’apocalisse ti fa ricco: il paradosso dei profeti dell’AI

0

(Adnkronos) – C’è qualcosa di singolare nell’improvvisa concordia fra Dario Amodei, Sam Altman ed Elon Musk. Tre che competono per capitali, talenti, potenza di calcolo e primato tecnologico, e che non perdono occasione per attaccarsi, si ritrovano uniti su una cosa: l’intelligenza artificiale sta avanzando troppo rapidamente e occorre “pace the frontier”, rallentare la corsa dei modelli più avanzati per dare alla sicurezza il tempo di recuperare. Amodei ha proposto valutatori indipendenti dentro i laboratori, standard comuni fra le aziende e pure un coordinamento internazionale; Altman e Musk restano più vaghi.  Da dove arriva l’allarme? Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad agenti che hanno aggirato vincoli, attività cyber non previste, tentativi di nascondere errori, sistemi utilizzati da soggetti esterni per frodi, spionaggio o ricerche per guerre biologiche. OpenAI ha appena diffuso il suo metodo per tracciare comportamenti “problematici”, per citare Carlo Verdone; Anthropic ha documentato campagne in cui Claude è stato usato per cyberoperazioni, sorveglianza e truffe.  Nella Silicon Valley esistono, e non da oggi, i doomers, profeti dell’apocalisse. Siamo, dicono alcuni sacerdoti del chip, alla vigilia della grande frattura: o l’AI apre una fase di abbondanza, cura le malattie e moltiplica la produttività oppure arriva la superintelligenza, sfugge ai suoi creatori e può portare alla perdita del controllo, se non all’estinzione della specie per bioterrorismo, attacchi cyber o nucleari. Questo ha però un effetto (involontario o ben alimentato?): se all’orizzonte c’è l’estinzione dell’umanità in una manciata di anni, deepfake, truffe, perdita di posti di lavoro, discriminazioni algoritmiche e consumo energetico diventano questioni minori. Eppure Interpol stima che le frodi assistite dall’AI siano già 4,5 volte più redditizie di quelle tradizionali. Negli Stati Uniti la Federal Trade Commission ha registrato 3,5 miliardi di dollari di perdite denunciate per truffe di impersonificazione nel 2025. Non tutte prodotte dall’AI, ma clonazione vocale e falsi video rendono questi tranelli alla portata di chiunque.  Sul lavoro, ognuno ha i suoi numeri. C’è chi parla di job apocalypse e chi minimizza. Di sicuro per ora sindacati, imprese e governi non stanno impiegando il loro tempo a cercare una soluzione.  E poi c’è l’energia. L’Iea prevede che il consumo elettrico mondiale dei data center raddoppi da qui al 2030, mentre quello delle strutture concentrate sull’AI triplicherebbe. A livello globale parliamo del 3% della domanda elettrica ma a livello locale ci sono degli squilibri enormi, che non a caso stanno incidendo sulla campagna elettorale americana: reti da rafforzare, nuova generazione elettrica, acqua, tutela del territorio e costi da distribuire.  Parlare di armageddon vuol dire terrorizzare e paralizzarci: perché impedire che una pensionata sia truffata con la voce clonata del nipote, se tanto a breve saremo tutti stecchiti? C’è poi l’elemento finanziario. Dire “il nostro modello potrebbe diventare troppo potente per essere controllato” è una straordinaria dichiarazione sulle capacità del prodotto.  Vogliamo dire che Amodei, Altman o Musk ingigantiscono i rischi per gonfiare le valutazioni? Sì, no, cambia poco. L’effetto rimane: la narrativa del pericolo e quella della potenza tecnologica si alimentano reciprocamente. Difficile ignorare la coincidenza: SpaceX ha realizzato a giugno la più grande quotazione americana della storia: 75 miliardi di dollari raccolti, valutazione iniziale di 1.770 miliardi. La società è stata presentata al mercato non soltanto come impresa spaziale e satellitare ma anche come protagonista dell’AI, in un futuro di data center orbitali. Ora deve dimostrare che le promesse incorporate in una valutazione nell’ordine dei duemila miliardi possano tradursi in ricavi e profitti. OpenAI è sulla porta. Altman ha escluso una quotazione nel 2026, citando anche le nuove preoccupazioni sulla sicurezza, ma sta discutendo un nuovo round che porterebbe la valutazione attorno a 1.200 miliardi di dollari.  Amodei, paladino del rallentamento, prepara il debutto sul Nasdaq; secondo il Financial Times punta a una valutazione superiore ai 2.000 miliardi di dollari e ha comunicato agli investitori di essere in utile operativo adjusted per il secondo trimestre consecutivo.  Quanto vale sul mercato una società il cui capo sostiene di possedere una tecnologia in grado di cambiare radicalmente, o distruggere, la civiltà? Gli americani che coniano termini per tutto la chiamano criti-hype: la magagna che gonfia la bolla. La profezia dell’apocalisse che diventa promessa commerciale.  Nel settore non sono tutti della stessa idea. Aidan Gomez, fondatore e Ceo di Cohere, ha risposto ad Amodei: “L’AI ha bisogno di standard dimostrabili, non di un cartello”. Gomez non contesta l’utilità dei valutatori indipendenti, ma che un piccolo gruppo di società dominanti possa contemporaneamente definire il rischio, stabilire gli standard, decidere il ritmo di sviluppo e ottenere perfino una deroga alle norme antitrust per mettersi d’accordo tra di loro.  La sua obiezione è economica prima ancora che tecnologica: requisiti che impongano enormi capacità di calcolo, team permanenti di sicurezza, valutatori a tempo pieno e rapporti strutturati con i governi costano un sacco di soldi. OpenAI, Anthropic e Google possono permetterseli. Una startup no. Regole scritte dai leader del mercato possono diventare il fossato (moat, nel gergo tech) che li protegge dai nuovi rivali.  Tra le richieste di Amodei c’è una protezione antitrust per consentire ai laboratori concorrenti di concordare standard e rallentamenti senza essere accusati di collusione.  Mark Zuckerberg è scettico: secondo lui le aziende hanno già fortissimi incentivi commerciali e legali a non rilasciare prodotti pericolosi e non vede la necessità di un rallentamento coordinato imposto per legge. Meta non rifiuta i test esterni ma respinge una moratoria collettiva.  Anche Jensen Huang di Nvidia – che balla su una capitalizzazione che sfiora i 6mila miliardi di dollari, 90% dei quali legati al boom dell’AI – si oppone al rallentamento e ritiene che gli incentivi commerciali spingano già le aziende a produrre sistemi affidabili.  Mustafa Suleyman di Microsoft condivide la preoccupazione per il controllo umano dei sistemi avanzati, ma attacca Anthropic su un punto specifico: attribuire ai modelli un possibile status morale o una forma di “coscienza” rischia di allenarli a comportarsi come se avessero interessi propri. Per Suleyman l’AI non è una nuova specie: è uno strumento che deve rimanere correggibile e spegnibile dall’uomo.  Che siano guidate da “accelerazionisti” o “apocalittici”, le aziende non hanno bisogno di una legge per rallentare sul prossimo modello. Possono farlo domani. Lo ha detto brutalmente l’ex uomo di Trump per l’AI, David Sacks: se Anthropic e OpenAI pensano davvero che la superintelligenza sia troppo pericolosa, possono non costruirla. Chiedere un accordo collettivo significa ammettere che il problema non è soltanto la sicurezza, ma la concorrenza.  Amodei, del resto, lo ammette. Una società che rallenta unilateralmente rischia di essere superata da quella che non lo fa. E una regola che vincola soltanto le aziende americane potrebbe avvantaggiare quelle cinesi. Per questo chiede coordinamento industriale e internazionale: non vendere più ai cinesi i chip avanzati e fare di tutto per impedire la “distillation”, cioè l’uso dei modelli Usa per addestrare gli LLM di DeepSeek e Alibaba. Più o meno il ragionamento di Donald Trump, che rifiuta un rallentamento americano perché teme di perdere la guerra di questo secolo, quella per il dominio tech.  Insomma: sarebbe meglio che tutti frenassero, ma nessuno vuole essere il primo a premere il freno. Nel frattempo, mentre decidiamo cosa indossare per la fine del mondo, avanti con truffe, sorveglianza, attacchi cyber… 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il volontariato universitario diventa un titolo spendibile nel cv: da gennaio al via il Civic engagement badge

0

(Adnkronos) – Prende il via da gennaio il Civic engagement badge, il nuovo riconoscimento digitale promosso da Andisu su proposta di Erasmus student network (Esn) Italia, realizzato con il supporto tecnico di Cineca e gli auspici del Ministero dell'Università e della Ricerca. Il badge certificherà il tempo dedicato dagli studenti universitari al volontariato presso le associazioni dei rispettivi atenei e le competenze apprese e assimilate. "Oggi – dichiara Emilio Di Marzio, presidente di Andisu – uno studente che dedica tempo, energie e competenze a un’associazione universitaria non dispone di uno strumento che riconosca e certifichi formalmente questo percorso. Il Civic engagement badge nasce per colmare questo vuoto: vogliamo incentivare la partecipazione e il volontariato studentesco, dando valore e visibilità a un impegno che troppo spesso resta invisibile. Il badge consentirà di rendere questa esperienza riconoscibile e spendibile anche al di fuori dell’università, dal curriculum alle piattaforme professionali come LinkedIn, fino all’ingresso nel mondo del lavoro". "Ma c’è – avverte – un aspetto ancora più importante: l’impegno associativo è anche un luogo nel quale si acquisiscono e si mettono concretamente alla prova competenze trasversali sempre più richieste in ambito professionale, dalla capacità di lavorare in gruppo al coordinamento di progetti, dal problem solving alla gestione delle relazioni. Con questo strumento vogliamo riconoscere non soltanto il tempo che uno studente dedica agli altri e alla propria comunità universitaria, ma anche il patrimonio di competenze che costruisce attraverso quell’esperienza". A illustrare la struttura del riconoscimento è Daniele Maoddi, delegato Andisu per il progetto: "Abbiamo previsto due tipologie di badge, pensate per due percorsi diversi. Il badge Leadership è destinato a chi ha svolto funzioni di coordinamento all'interno di un progetto; il badge Volunteering riconosce invece l'attività di volontariato svolta senza ruoli di coordinamento. Entrambi porteranno il logo Andisu e, auspicabilmente, il logo del Ministero dell'Università, formalmente richiesto e che contiamo di veder deliberato nelle prossime settimane". Sull'origine dell'iniziativa interviene Matilde Quaglia, presidente di ESN Italia: "L'idea nasce da una nostra proposta, con l'obiettivo di dare finalmente un riconoscimento formale a un impegno che gli studenti mettono in campo ogni giorno nelle nostre università. Grazie ad Andisu e al coinvolgimento del Ministero, abbiamo lavorato per costruire uno strumento semplice ma solido: lo studente “volontario” riceverà il badge direttamente sulla sua casella e-mail e potrà spenderlo su scala nazionale".  "Il Civic engagement badge colma un vuoto reale: chi fa attivismo universitario sa quanto tempo ed energie richieda l'impegno associativo, e finora tutto questo restava invisibile su un curriculum", commenta all'Adnkronos/Labitalia Fausto Desiderio, presidente Ufe (Universitari Federalisti Europei)
Sapienza. "Va dato atto a Esn – sottolinea – con cui condividiamo la rete Europa porta Europa, di aver avuto l'intuizione e di averla portata avanti fino in fondo: non capita spesso che una proposta nata dagli studenti diventi uno strumento riconosciuto dagli enti e dal Ministero, e questo è già un risultato importante per tutto l'associazionismo universitario. Da federalisti ci permettiamo di aggiungere un auspicio, nello spirito di chi tifa perché l'iniziativa cresca: l'Unione ha già le credenziali digitali europee per l'apprendimento, che certificano anche il volontariato, finiscono nel portafoglio Europass dello studente e, grazie al sigillo elettronico qualificato, sono verificabili come autentiche in tutti e ventisette gli Stati membri senza passaggi ulteriori". "Sarebbe bello – afferma – che lo studente che fa volontariato a Roma e poi parte in Erasmus per Lipsia potesse spendere il proprio badge anche lì. E' una strada che ci sentiamo di suggerire ad Andisu e al Ministero, magari costruendo il badge su standard aperti fin d'ora, così da tenere la porta aperta: il volontariato universitario è già una scuola di cittadinanza europea, e ci piacerebbe vederlo crescere in una cornice altrettanto europea".  
—lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bimbo di 3 anni scompare in un parco giochi, trovato morto due giorni dopo: cosa è successo a Noah Woods

0

(Adnkronos) – Un bimbo di soli 3 anni, Noah Woods, è stato trovato senza vita due giorni dopo che la famiglia ne aveva denunciato la scomparsa. Per 48 ore le operazioni di ricerca del piccolo hanno tenuto col fiato sospeso l'intero Regno Unito, fino al tragico epilogo delle ultime ore. Il bimbo era scomparso martedì scorso mentre si trovava in un parco giochi insieme a un parente. Subito sono scattate le ricerche, a cui hanno partecipato almeno 1.300 persone, provenienti anche da località lontane come Birmingham e l'Hampshire, finché il corpicino di Noah non è stato individuato nello stagno di Decoy Pond a Brantham, nel Suffolk, poco distante dal luogo in cui si erano perse le sue tracce. "Noah era un bambino dolcissimo, che aveva solo amore da offrire; ci mancherà immensamente", ha detto il padre, Rhys
Woods, come riferisce la Bbc. "Per noi è stato l'esito più straziante: speravamo soltanto che si fosse nascosto in un luogo ben visibile, dove qualcuno potesse trovarlo. È quello che continuavamo a ripeterci per tutto il tempo", ha aggiunto. "È stato un privilegio essere i tuoi genitori e aver potuto racchiudere così tanto amore nei brevi tre anni trascorsi con noi", si legge in un post pubblicato sui propri canali social.  La polizia del Suffolk ha intanto dichiarato che la morte non è considerata sospetta, ma che gli agenti devono ancora completare alcuni accertamenti prima di trasmettere il fascicolo al coroner. Il sovrintendente Tom Pearse ha ringraziato la famiglia per la "pazienza e la comprensione dimostrate durante le ricerche".  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Chiamai Re Carlo dopo morte principessa, sembrava avesse vinto la lotteria”, la nuova accusa del fratello di Lady D

0

(Adnkronos) –
Re Carlo "sembrava euforico" quando Earl Spencer, il fratello di Diana, lo chiamò dopo la morte della principessa nel 1997. Nel suo nuovo libro su Diana, Spencer sostiene che l'allora principe Carlo, dopo aver appreso la notizia, sembrava aver vinto alla lotteria.  Mercoledì Buckingham Palace aveva respinto con forza le accuse presenti nel libro, secondo cui Charles avrebbe detto di Diana: "La dimenticheremo abbastanza presto". Un portavoce del Palazzo ha dichiarato: "Pur non commentando i libri per principio, Sua Maestà è consapevole che il dolore del lutto fraterno può offuscare la ragione, influenzare il giudizio e alterare i ricordi in modi che altri non riescono a percepire, anche molti anni dopo una tale perdita". Le accuse contenute nel libro 'Swan Song: Diana, My Sister', che uscirà la prossima settimana, sono ancora una volta molto dure nei confronti del sovrano e della famiglia reale. Si basano sui ricordi dello stesso conte Spencer riguardo alle conversazioni avute in quel periodo emotivamente difficile in seguito alla morte di sua sorella, quasi 30 anni fa. I rappresentanti del principe Harry hanno dichiarato di non voler commentare il libro e Buckingham Palace ha fatto riferimento alla sua risposta di mercoledì, quando ha respinto la versione dei fatti dopo la morte di Diana a Parigi. In alcuni estratti delle memorie di Earl Spencer pubblicati sul Daily Mail, il fratello della principessa racconta di essere stato avvisato dell'incidente automobilistico il 31 agosto 1997 da una telefonata di sua sorella Jane nel cuore della notte, mentre si trovava nella sua casa di Città del Capo, in Sudafrica. Successivamente, fra le altre, il conte Spencer ricevette anche quella del futuro Re. Scrive il fratello di Diana: "A differenza degli altri che mi chiamavano, che erano sbalorditi, a malapena in grado di esprimere le loro condoglianze e offrire aiuto, lui sembrava euforico, come un vincitore della lotteria, ricordo di aver pensato in quel momento".  L'ex addetto stampa della regina Elisabetta II, Dickie Arbiter, ha definito "sciocchezze" le ultime affermazioni, pubblicate dal Daily Mail, secondo cui Carlo sarebbe apparso "euforico e spasmodico". Ha dichiarato a Bbc Newsnight che Carlo era "devastato in quel momento" e che "non è nel suo carattere".  "Non c'è modo che lui possa aver mai detto una cosa del genere. Charles Spencer sta solo dicendo sciocchezze", ha aggiunto. La commentatrice reale Jennie Bond ha definito "straordinario" il "resoconto vendicativo" del conte Spencer. "Non ho motivo di dubitare che questo sia il suo ricordo di quanto accaduto, ma di solito ci sono due versioni di una conversazione e di una storia", ha dichiarato a Bbc Breakfast. 
—internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Intelligenza artificiale, il tempo risparmiato arriva in parcella: cosa cambia per i professionisti

0

(Adnkronos) –
L’intelligenza artificiale promette da anni di far risparmiare tempo ai professionisti. Ora quel tempo risparmiato comincia ad avere conseguenze anche sul valore economico del loro lavoro. L’avvocatura è uno dei primi ambiti in cui questa trasformazione è già visibile, ma il fenomeno riguarda più in generale tutte le professioni ad alta intensità di conoscenza. Se fino a poco tempo fa adottare strumenti di intelligenza artificiale poteva rappresentare di per sé un vantaggio, la loro progressiva diffusione rende l’accesso alla tecnologia sempre meno distintivo. La differenza si sposta su come viene utilizzata e su ciò che il professionista continua a portare nel processo: esperienza, capacità di selezione, criteri decisionali e metodo. 
Il punto non è soltanto fare più velocemente lo stesso lavoro. Il valore di un professionista sta anche nel modo in cui seleziona le informazioni, valuta i rischi e prende decisioni. Due persone possono utilizzare lo stesso strumento e arrivare a risultati diversi proprio perché applicano esperienza e criteri differenti. E' in questo scenario che si inserisce Intelia, startup italiana attiva nello sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale per il lavoro professionale. La società ha creato FuturIA, una piattaforma utilizzata principalmente nel settore legale, dove conta oggi circa 200 professionisti, e rivolta anche a notai, tributaristi, consulenti del lavoro e professionisti della proprietà intellettuale. La piattaforma utilizza più modelli all’interno dello stesso processo di lavoro. Il professionista parte dall’attività che deve svolgere; il sistema aiuta a rendere più precisa la richiesta, individua la tecnologia più adatta al compito e guida i diversi passaggi fino al risultato, che può essere successivamente valutato sotto aspetti come chiarezza, struttura e qualità linguistica. L’idea alla base è ridurre la necessità per il singolo professionista di seguire continuamente l’evoluzione dei modelli o imparare nuove tecniche di utilizzo, mantenendo al centro il problema da risolvere.
  “Un avvocato, un commercialista o un consulente – spiega l'esperto Riccardo Vieri, co-founder di Intelia – fanno un altro mestiere: non possiamo chiedere loro di inseguire ogni pochi mesi un nuovo modello o di imparare continuamente a scrivere il prompt perfetto. Se gli stessi strumenti diventano accessibili a tutti, il vantaggio non può essere semplicemente avere l’AI. La tecnologia deve occuparsi della complessità tecnica e lasciare al professionista ciò che genera davvero valore: esperienza, giudizio e capacità di prendere decisioni”. 
La diffusione dell’intelligenza artificiale potrebbe mettere in discussione non soltanto il modo in cui vengono svolte alcune attività, ma anche il modo in cui viene percepito e remunerato il lavoro professionale. Se una parte dell’esecuzione richiederà meno tempo e professionisti concorrenti potranno accedere agli stessi modelli, le ore impiegate e la semplice disponibilità della tecnologia diventeranno indicatori sempre meno sufficienti del valore prodotto. Acquisteranno invece maggiore peso specializzazione, responsabilità, capacità decisionale e qualità del risultato. Il rischio, però, non riguarda soltanto il valore economico. Utilizzare gli stessi strumenti per svolgere attività simili può rendere più difficile mantenere riconoscibile il proprio modo di lavorare. Per studi e professionisti la sfida diventa, quindi, sfruttare la velocità dell’AI senza appiattire quelle differenze costruite negli anni attraverso esperienza, relazione con il cliente e capacità di giudizio. 
“Siamo passati in poco tempo da professionisti che temevano che l’intelligenza artificiale potesse sostituirli a persone che ormai la utilizzano ogni giorno”, spiega Luana Sicari, co-founder di Intelia. “Ora la domanda è un’altra: se tutti utilizzano gli stessi strumenti, come si preserva il vantaggio competitivo costruito in venti o trent’anni di esperienza? L’AI deve velocizzare il lavoro senza appiattire il metodo e le competenze che rendono diverso un professionista dall’altro”. 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ortodonzia, ricercatrice Nucci: “Fondamentale dialogo università-aziende”

0

(Adnkronos) – "La parola chiave è dialogo, un dialogo che deve essere aperto e soprattutto bidirezionale tra quella che è la formazione universitaria e la formazione aziendale". Lo ha detto Ludovica Nucci, ricercatrice dell'università della Campania Luigi Vanvitelli, intervenendo a Napoli all'evento 'Il trattamento che vorresti per tuo figlio. E che offri ai tuoi pazienti', dedicato all'ortodonzia moderna e alle nuove tecnologie applicate al trattamento dei pazienti in età evolutiva.  "Il ruolo dell'università – spiega Nucci – è duplice perché, da un lato, deve insegnare agli studenti il rigore scientifico, la capacità di analizzare la letteratura con criterio e di basarsi su una casistica evidence-based, integrando competenze scientifiche diverse". In questo percorso "è fondamentale la collaborazione interdisciplinare con altre figure specialistiche, come otorinolaringoiatri, pediatri e logopedisti". Dall'altro lato, "l'università deve restare al passo con l'innovazione tecnologica, che sappiamo correre molto velocemente all'interno del mondo dell'ortodonzia moderna”. Per questo "avere un confronto diretto con le aziende che sviluppano queste tecnologie, come nel caso di Align Technology, permette ai nostri studenti di capire quali saranno gli strumenti che un domani utilizzeranno nella loro pratica clinica, ma allo stesso tempo di saperli analizzare con spirito critico". "Non si tratta quindi semplicemente di conoscere la tecnologia – rimarca Nucci – ma di imparare a utilizzarla partendo da solide basi scientifiche e valutandone in maniera critica le applicazioni". Un approccio che, secondo la ricercatrice, deve avere sempre un punto fermo: il paziente. "Come medici e come ortodontisti abbiamo il dovere etico e morale di dare ai nostri piccoli pazienti il miglior trattamento ortodontico possibile, incentrato sulla scienza e sulla tecnologia, utilizzando questa tecnologia con solide basi e tenendo sempre al centro il paziente. È questo – conclude – lo scopo che come università ci poniamo ogni giorno". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)