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Campania, Manfredi incontra gen. Manna comandante regionale Guardia di Finanza

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(Adnkronos) – Un incontro istituzionale tra il presidente della Regione Campania Massimiliano Manfredi e il nuovo Comandante Regionale della Guardia di Finanza, Generale Roberto Manna, insediatosi lo scorso luglio si è tenuto questa mattina presso la sede del Consiglio regionale della Campania. Prima della nomina in Campania, Manna ha ricoperto il ruolo di comandante regionale della Guardia di Finanza in Sicilia, incarico assunto nel luglio 2024. La visita, svoltasi in un clima di proficua sintonia istituzionale, si è conclusa con il tradizionale scambio di saluti e con l'omaggio da parte del presidente Manfredi del gagliardetto ufficiale della Regione Campania. Al centro dell'incontro, la volontà comune di consolidare e rilanciare l'intesa tra il principale organo legislativo campano e le Fiamme Gialle nei settori del controllo, della prevenzione e del contrasto alle illegalità. " Vogliamo continuare l'ottimo lavoro di collaborazione già svolto in questi primi nove mesi di mandato con la Guardia di Finanza – ha dichiarato Manfredi – Per la natura del Consiglio Regionale, dove passano atti e leggi fondamentali, questo rapporto è fisiologico e strategico. L'obiettivo prioritario è alzare sempre di più l'asticella su legalità, trasparenza e prevenzione per prevenire criticità future. Fin dal nostro insediamento ci siamo posti il traguardo di restituire piena centralità al Consiglio nella vita pubblica e di farne una casa trasparente. Un percorso in cui il confronto e lo scambio costante con la Guardia di Finanza e con le altre forze dell'ordine risultano essenziali, sempre nel pieno rispetto dell'autonomia dei rispettivi ruoli e nell'interesse esclusivo dei cittadini campani. Alle parole di Manfredi hanno fatto eco quelle del generale Manna "sono qui per rinnovare, consolidare e rafforzare i rapporti di collaborazione istituzionale, oggi più che mai necessari per far progredire in maniera sinergica il tessuto sociale ed economico di questa regione. Come forze di polizia puntiamo con decisione sulla legalità economica e finanziaria, presupposto indispensabile per qualsiasi attività di sviluppo. È un messaggio da affermare in ogni contesto, a partire dalle scuole, garantendo la massima cooperazione con l'Autorità Giudiziaria e con tutte le istituzioni del territorio". 
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Tredici Pietro diventa attore, interpreterà papà Gianni Morandi nel film su Lucio Dalla

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(Adnkronos) – Dalla musica alla recitazione. Tredici Pietro diventa attore: il giovane cantautore interpreterà papà Gianni Morandi nel film tv Rai su Lucio Dalla, con la regia di Ambrogio Lo Giudice, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Stefano Sardo. Lo riporta 'Repubblica Bologna'. A dare voce e corpo al grande Dalla – come anticipato dall'Adnkronos a luglio – sarà Valentino Aquilano.  La scelta del protagonista è stata frutto di una lunga serie di provini e premia un artista che ha dedicato la sua vita professionale alla musica di Dalla: pugliese di nascita e abruzzese d’adozione, canta Dalla fin da bambino e da anni porta avanti il suo vastissimo repertorio con la tribute band 'Ciao Lucio'. La naturale somiglianza fisica e vocale, unita alla cura degli arrangiamenti e alla capacità di intrecciare musica, racconti e aneddoti, ha dato vita negli anni a uno spettacolo capace di restituire l’energia, la poesia e l’ironia dell’artista bolognese. Un bagaglio che ora Aquilano porterà sullo schermo, in un ruolo che sembra cucito su di lui. Oltre alle date in giro per l’Italia con il suo gruppo, Aquilano è stato tra i protagonisti del programma 'Like a Star' sul Nove, condotto da Amadeus, dove i concorrenti erano chiamati a impersonare il loro idolo. Nel cast figurano inoltre Giovanna Mezzogiorno, che vestirà i panni della madre di Dalla, e Stefano Pesce quelli del poeta Roberto Roversi. Con quest'ultimo, il celebre Lucio ha prodotto tre celebri album: 'Il giorno aveva cinque teste' (1973), 'Anidride solforosa' (1975) e 'Automobili' (1976).  
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Thomas Schlesser torna in libreria con ‘Il gatto del giardiniere’

(Adnkronos) – La poesia come linguaggio segreto per curare le ferite dell'anima e dare voce all'indicibile. A due anni dal clamoroso successo internazionale de “Gli occhi di Monna Lisa” (Longanesi, 2024), lo scrittore e storico dell'arte Thomas Schlesser torna sugli scaffali con un nuovo e attesissimo romanzo, “Il gatto del giardiniere” (Longanesi), che si candida a essere uno dei casi letterari della stagione, presentato dall'autore in anteprima a Pordenonelegge. Ambientato in un tranquillo e soleggiato paese della Provenza, il romanzo ha per protagonista Louis, un giardiniere di straordinaria sensibilità, abile nel curare la flora e la fauna ma profondamente schivo, emotivamente ripiegato su se stesso e segnato dalla dolorosa diagnosi infausta ricevuta per il suo gattino. La sua vita cambia radicalmente quando incontra i nuovi vicini: Thalie, ex professoressa di lettere, e Nikola, architetto visionario e flautista, una coppia in pensione che ha trasformato una vecchia bigattiera in una villa per godersi la serenità lontano dal caos della città. Notando la sofferenza silenziosa e la straordinaria delicatezza del giardiniere, Thalie decide di stringere con lui un accordo tanto semplice quanto illuminante: "Ripara il mio giardino, e io riparerò le tue parole". Ha così inizio un sodalizio autentico e profondo, una sorta di "addomesticamento poetico" in cui i versi dei grandi autori – da Rimbaud a Verlaine, da Baudelaire a Ovidio, Saffo e Apollinaire – si inseriscono spontaneamente nelle giornate trascorse all'aperto, trasformandosi in uno strumento per misurare la realtà.  La poesia, tra le pagine del romanzo, non si limita a occupare i momenti di quiete bucolica, ma si insinua inaspettatamente nelle telefonate con la veterinaria o nelle conversazioni quotidiane, diventando la chiave per aprire le serrature più complesse dell'esistenza. Un percorso di rinascita che contrasta nettamente con la figura di Baron, un vicino losco e opportunista che cerca in tutti i modi di sfruttare le competenze di Louis per i propri raggiri, deridendo il suo avvicinamento alla letteratura. Attraverso una narrazione che unisce la delicatezza della favola alla profondità psicologica, Schlesser esplora ancora una volta la forza dell'arte come atto d'amore e di salvezza. "Il gatto del giardiniere" si conferma così un'opera capace di parlare sia ai raffinati amanti dei versi sia a chi è alla ricerca di una via d'uscita dalla disperazione, ricordando che, come recita il libro, "la poesia è il più bel soprannome che si possa dare alla vita". (di Paolo Martini) 
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Clima, Vaia: “Leadership italiana per politica che tenga insieme salute, sicurezza, innovazione e sviluppo”

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(Adnkronos) – "Qualche tempo fa ho rivolto alla presidente Meloni un appello: sul clima l'Italia provi ad esercitare una leadership in Europa. Oggi il confronto aperto da Elly Schlein e la disponibilità della presidente del Consiglio ad approfondirne le proposte sono, comunque la si pensi, un segnale positivo". Lo sottolinea sui social Francesco Vaia, componente vicario dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, già direttore generale della Prevenzione sanitaria presso il ministero della Salute, "Vorrei tornare su quell'appello – scrive Vaia – partendo dal terreno che mi è proprio: la salute pubblica. Il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo. Un'ondata di calore può diventare un'emergenza per un anziano, soprattutto se vive solo. Gli eventi estremi espongono maggiormente bambini, persone fragili e persone con disabilità, in particolar modo quelle meno visibili e che i nostri sistemi non riescono ancora a intercettare e proteggere adeguatamente. E mentre cambiano clima ed ecosistemi, cambia anche la geografia delle malattie: vettori che raggiungono nuovi territori, infezioni emergenti o riemergenti, nuovi problemi per la sanità pubblica. Non basta dunque mitigare. Dobbiamo prepararci", avverte il medico. "Significa prevenzione, sorveglianza, adattamento delle città e degli ambienti di vita. Significa ricerca e innovazione. E significa trasformare una necessità in una possibilità di sviluppo". "Per questo – conclude Vaia – rinnovo il mio appello alla presidente Meloni: eserciti una leadership europea su una politica climatica che tenga insieme salute, sicurezza, innovazione e sviluppo. Sono certo che ci riuscirà". 
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E.ON accompagna famiglie e imprese nel risparmio, nuovo punto vendita a Suzzara

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(Adnkronos) – In un contesto caratterizzato da incertezza e da una crescente esigenza di consapevolezza nella gestione dell’energia, E.ON, tra i principali operatori del settore in Italia, consolida la propria presenza sul territorio attraverso l’apertura di un nuovo punto vendita a Suzzara (MN). Lo spazio nasce con l’obiettivo di fornire assistenza diretta e consulenza personalizzata, accompagnando famiglie e imprese nella scelta delle soluzioni energetiche più efficienti, sostenibili e orientate al risparmio. Nel punto vendita sarà possibile ricevere informazioni e assistenza su un’ampia gamma di soluzioni: dalle offerte luce e gas agli impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo per massimizzare l’autoconsumo, fino ai servizi per il riscaldamento e il raffrescamento e alle proposte dedicate alla ricarica dei veicoli elettrici. Il nuovo spazio è stato inaugurato oggi alla presenza dei rappresentati istituzionali del Comune di Suzzara, a conferma della volontà di E.ON di consolidare un dialogo costante e costruttivo con la comunità e le istituzioni locali. Durante l’evento è stata presentata anche una guida pratica alla bolletta: uno strumento pensato per facilitare la comprensione delle voci di spesa e dei consumi energetici, aiutando i cittadini a individuare opportunità di risparmio e a gestire in modo più consapevole le proprie utenze. Per E.ON, gli spazi fisici rappresentano un elemento fondamentale nel rapporto con i clienti: luoghi dedicati al confronto diretto, all’ascolto e all’assistenza, in cui ricevere informazioni chiare sui propri consumi energetici e orientarsi tra le diverse soluzioni disponibili.  “Con l’apertura del nuovo punto di Suzzara vogliamo consolidare la nostra presenza sul territorio e rendere il rapporto con i cittadini ancora più diretto e accessibile. Il nostro obiettivo è offrire un supporto concreto e continuativo, basato su ascolto, consulenza personalizzata e vicinanza reale ai bisogni di famiglie e imprese. La transizione energetica, per essere davvero efficace, deve essere comprensibile e alla portata di tutti. Investire in una rete di presidi locali significa proprio questo: accompagnare le comunità in un percorso di cambiamento che unisce sostenibilità, efficienza e risparmio, rafforzando nel tempo un rapporto di fiducia stabile e duraturo” ha commentato Annette Peters, chief commercial pfficer e board member di E.ON Italia.  Accanto al nuovo punto vendita di Via Cairoli 8, l’azienda mette a disposizione numerosi strumenti di contatto, tra cui il call center, l’Area Riservata sul sito e l’App E.ON. Quest’ultima consente non solo di gestire contratti, leggere bollette, effettuare pagamenti e inviare autoletture, ma anche di monitorare i propri consumi in modo semplice, permettendo agli utenti di avere maggiore consapevolezza e controllo delle proprie abitudini energetiche.  Un approccio orientato alla soddisfazione del cliente che ha contribuito a far riconoscere E.ON tra le migliori aziende nell’“Italy’s Best Customer Service 2026/2027”, la classifica annuale sviluppata da Corriere della Sera in collaborazione con Statista. In particolare, E.ON si è distinta nella categoria “Servizi alla persona & Servizi generali – Fornitori di gas (online)”, sulla base di un’indagine che ha raccolto oltre 300.000 valutazioni degli utenti e che ha preso in esame aspetti quali qualità della comunicazione, competenza del customer service, orientamento al cliente e disponibilità del servizio. Con questa nuova apertura, E.ON conferma il proprio impegno nel promuovere un uso più consapevole dell’energia, supportando cittadini e imprese nel migliorare l’efficienza dei propri consumi, ridurre la spesa energetica e contribuire attivamente alla transizione energetica. 
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Lancia presenta Gamma il Suv dei 120 anni con design italiano e produzione a Melfi

ROMA (ITALPRESS) – Una tappa fondamentale nel percorso di evoluzione di Lancia e, allo stesso tempo, un’iniezione di fiducia per lo stabilimento Stellantis di Melfi. Presentata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Gamma rappresenta il nuovo modello con cui il marchio amplia la propria offerta e torna nel segmento dei Suv medi, il secondo per importanza in Italia e il primo in Europa. Il debutto assume un valore ancora più significativo nel 2026, anno in cui Lancia celebra i suoi 120 anni. Gamma arriva dopo il lancio della nuova Ypsilon e il ritorno del marchio HF e delle competizioni rallistiche, segnato da un anno ricco di successi. La nuova fastback crossover, lunga 4,67 metri e sviluppata sulla piattaforma STLA Medium, sarà disponibile con motorizzazioni Hybrid ed elettriche. La versione Hybrid offrirà oltre 1.000 km di autonomia complessiva, mentre le versioni elettriche arriveranno fino a circa 740 km. Al vertice della gamma arriverà inoltre una versione a trazione integrale da 375CV. Il nuovo modello nasce da competenze italiane che attraversano l’intero processo di creazione della vettura. Il design ha preso forma a Torino, nel Centro Stile Lancia, sotto la guida di Gianni Colonello, Head of Design del marchio. In Italia sono stati curati anche lo sviluppo e l’industrializzazione, mentre la produzione è affidata allo stabilimento Stellantis di Melfi. Nel progetto sono coinvolti circa trenta fornitori, una decina dei quali lucani. Gamma interpreta in chiave contemporanea i valori storicamente legati a Lancia: eleganza italiana, innovazione, comfort, design e attenzione ai dettagli. L’obiettivo è tradurli in una vettura distintiva e concreta, pensata per l’utilizzo quotidiano e capace di combinare raffinatezza, carattere e sostanza, con tecnologia e prestazioni al servizio del comfort e del piacere di viaggiare.
L’obiettivo è di ampliare significativamente il proprio pubblico, con un obiettivo di equilibrio tra clienti privati e business, confermando l’Italia come cuore e principale mercato del marchio e affiancandole una chiara ambizione europea.
“L’Italia resta il cuore di Lancia e il suo principale mercato, ma Gamma verrà venduta anche negli altri mercati dove Lancia è presente – ha sottolineato Antonella Bruno, Managing Director di Stellantis Italia, oggi al MIMIT per presentare la nuova Lancia Gamma -. Vogliamo trasformare design, competenze e capacità produttive italiane in un elemento di competitività sui mercati internazionali. Gamma è il risultato del lavoro di moltissime persone e rappresenta per Lancia orgoglio, responsabilità e ambizione per il futuro. Gamma ha un ruolo strategico anche perchè permette a Lancia di ampliare significativamente il proprio pubblico. Puntiamo a un equilibrio di circa 50% clienti privati e 50% business. Per aziende, flotte e professionisti saranno fondamentali autonomia, efficienza, comfort e versatilità”. “Non è solamente la presentazione del modello di un’auto, ma è anche un’iniezione di speranza per lo stabilimento di Melfi, che continua nella produzione di auto”, ha dichiarato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. “Credo che sia un segnale importante per far capire come le istituzioni, insieme all’azienda, mettano in atto una serie di iniziative per far sì che il livello occupazionale sia sostenibile”.
Per Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, in questo “nuovo modello Made in Italy c’è il simbolo del rilancio dell’auto italiana, che deve essere supportato dalle riforme che noi chiediamo ormai da tanto tempo, da troppo tempo, alla nostra Europa. Sono giorni decisivi, non possiamo più aspettare: è l’ora di riformare la politica industriale europea per tutelare le imprese e il lavoro d’Europa”. Sul futuro dell’industria automobilistica europea è intervenuto anche Emanuele Cappellano, Stellantis COO Enlarged Europe: “Per restituire competitività all’industria automotive è necessario un supporto prezioso sia a Bruxelles, dove il Governo è in prima linea per le sfide decisive del nostro settore, sia in Italia, con interventi concreti per accompagnare la filiera in questa delicata fase di transizione. Credo di poter affermare che Stellantis sta facendo la sua parte e la Lancia Gamma che presentiamo qua oggi lo testimonia in modo tangibile. Dalle regole europee che si definiscono oggi dipende il futuro della nostra industria. Lo ripeto spesso e voglio farlo anche qui. Per restituire competitività al settore, serve agire su tre priorità: veicoli commerciali leggeri, auto compatte e Made in Europe. E serve intervenire con misure che siano efficaci subito, perchè il settore dell’automotive europeo non può più permettersi altro tempo”, ha concluso.

– Foto mec/Italpress –

Aggressioni a scuola, non solo la prof accoltellata a Roma: docenti nel mirino, molti casi analoghi in questi anni

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(Adnkronos) – Quanto avvenuto questa mattina a Roma, nel quartiere Centocelle, con uno studente 13enne che ha spruzzato dello spray urticante e poi ha accoltellato un'insegnante, è solo l'ultimo caso di una lunga
serie che ha visto i docenti finire vittime di violenze da parte degli studenti. Ecco di seguito gli ultimi episodi balzati alle cronache in questi anni. Il 29 maggio scorso a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, un alunno di 12 anni aggredisce, durante la lezione, il professore di Tecnologia, cercando di colpirlo con un coltello. Il ragazzo indossa un casco e una mascherina e aveva fissato il telefono al casco per filmare l'aggressione in diretta su Telegram. Il docente riesce a disarmarlo e non riporta conseguenze gravi.  Il 15 marzo di quest'anno a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, un 13enne aggredisce la sua insegnante di francese con un coltello prima dell'inizio delle lezioni. Il ragazzo indossa una maglietta con la scritta "vendetta" e filma l'aggressione con il telefono. La docente viene ricoverata in terapia intensiva. Il 5 febbraio del 2024, a Varese, uno studente di 17 anni dell'Istituto Professionale Enaip accoltella la docente Sara Campiglio, ferendola gravemente alla schiena e a un polmone. Secondo la ricostruzione giudiziaria, l'aggressione era collegata alla prospettiva di una bocciatura. Nel 2025 il Tribunale per i minorenni stabilisce per il ragazzo due anni di messa alla prova.  Il 29 maggio del 2023, ad Abbiategrasso, comune a ovest di Milano, un 16enne aggredisce durante una lezione una docente, colpendola ripetutamente con un coltello. La professoressa riporta numerose ferite, anche a testa e collo, e deve essere operata. Il 1 febbraio del 2018 a Santa Maria a Vico, in provincia di Frosinone, uno studente di 17 anni aggredisce in classe una professoressa, ferendola al volto con un coltello, dopo una nota ricevuta per il rifiuto di farsi interrogare. La docente riporta una profonda ferita che richiede 32 punti di sutura. Il 17 febbraio del 2009 a Chioggia, comune a sud di Venezia, uno studente di 13 anni pugnala alla schiena il suo professore di musica durante una lezione individuale di violino. Il ragazzo aveva portato da casa un coltello da cucina.  
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Tumori, oncologa di Kiev: “In Ucraina la ricerca non si ferma nonostante la guerra”

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(Adnkronos) – "Prima dell'inizio della guerra su larga scala, in Ucraina erano attivi numerosi studi clinici. Con l'inizio della guerra, molti di questi studi sono stati interrotti o sospesi. Nonostante le enormi difficoltà, però, il nostro obiettivo è stato quello di riprendere questa attività. Infatti, anche dopo l'inizio della guerra, sono stati avviati e registrati nuovi studi clinici". Così all'Adnkronos Salute Yuliia Novytska, oncologa presso il Centro oncologico Dobrobut, una delle principali strutture oncologiche private in Ucraina, con sede a Kiev, intervenuta alle Giornate dell'etica su 'Guerra, salute globale e oncologia' promosse da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Fondazione Aiom, che si aprono oggi a Erice (Trapani). "Oggi – spiega la specialista – vorrei presentarvi l'esperienza dell'Ucraina nella pratica clinica e, in particolare, nella ricerca clinica nel campo dell'oncologia. La guerra ha avuto conseguenze molto gravi sull'assistenza ai pazienti oncologici in Ucraina", racconta. "Uno degli aspetti più drammatici sono stati gli attacchi contro le strutture sanitarie. Probabilmente avete visto nelle notizie l'attacco all’ospedale pediatrico Okhmatdyt, a Kyiv, uno dei principali centri specializzati nella cura dei bambini con tumore", ricorda l'oncologa. "Anche la chiusura degli aeroporti ha avuto un impatto importante. Gli aeroporti erano fondamentali per il trasporto e la distribuzione dei farmaci, così come per l'arrivo di apparecchiature e materiali necessari per la cura dei pazienti oncologici", prosegue l'esperta. Un altro problema "molto grave è stata la mancanza di elettricità, causata dagli attacchi alle infrastrutture energetiche. Per cercare di garantire la continuità delle cure, molti ospedali hanno dovuto utilizzare generatori di emergenza. Tuttavia, nonostante questi sforzi, in alcune strutture i pazienti hanno ricevuto un'assistenza inferiore rispetto a quella che sarebbe stata possibile in condizioni normali". La guerra, continua la testimonianza, "ha inoltre provocato una grave carenza di personale sanitario e di farmaci. Molti ospedali hanno perso l’accesso a medici e specialisti, mentre numerosi operatori sanitari sono stati costretti a lasciare le proprie città. Per garantire la sicurezza dei pazienti, abbiamo utilizzato programmi di evacuazione medica. Molti pazienti sono stati trasferiti in altre regioni dell’Ucraina, mentre altri sono stati evacuati all’estero". Infine, "gli attacchi alle strutture sanitarie e ai depositi di farmaci hanno aggravato ulteriormente la situazione. Di conseguenza, oggi in Ucraina dobbiamo affrontare una significativa carenza di alcuni farmaci necessari per la cura dei pazienti oncologici. Nonostante tutte queste difficoltà – conclude l'oncologa – stiamo cercando di mantenere e, dove possibile, ricostruire la nostra attività clinica e di ricerca, con l'obiettivo di garantire ai pazienti oncologici le migliori cure possibili anche in una situazione così complessa". 
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Tumori, Di Maio (Aiom): “La guerra interrompe diagnosi e cure, fattore tempo fondamentale”

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(Adnkronos) – "Abbiamo scelto di dedicare le Giornate dell'etica 2026 al tema della guerra perché, purtroppo, ci siamo resi conto di quanto sia un argomento di grande attualità e che riguarda tutti noi: come cittadini, come oncologi, come professionisti sanitari e, più in generale, come comunità". Così Massimo Di Maio, presidente di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), spiega la scelta di dedicare le Giornate dell'etica al via da oggi a Erice (Trapani) a un tema di grande rilevanza sociale, cioè 'Guerra, salute globale e oncologia'. L'iniziativa e promossa da Aiom e Fondazione Aiom.  Le guerre "possono sembrare lontane, ma le loro conseguenze ci coinvolgono tutti – sottolinea Di Maio – Durante i lavori stiamo discutendo proprio di questo: degli effetti delle guerre, che in alcuni casi sono immediati e visibili, mentre in altri si manifestano anche a distanza di molto tempo, con conseguenze negative che possono durare per anni. E, anche se volessimo pensare che ciò che accade nei Paesi in guerra non ci riguardi direttamente, avremmo comunque il dovere etico e morale di prestare attenzione a queste situazioni. Una società scientifica come Aiom ha il compito di stimolare l'attenzione, il confronto e il dibattito su temi così importanti. È un dovere che nasce dalla nostra responsabilità nei confronti degli altri e della società". Il presidente degli oncologi italiani non ha dubbi: "Noi professionisti sanitari sappiamo quanto sia importante prenderci cura degli altri. Lo facciamo ogni giorno nella nostra attività clinica, ma questa responsabilità può e deve tradursi anche nella capacità di promuovere un confronto scientifico, culturale e sociale su questioni che hanno un impatto così profondo sulla vita delle persone. Stimolare il dibattito significa anche sollecitare le istituzioni a fare qualcosa di concreto per chi sta soffrendo nei Paesi colpiti dalla guerra, come l'Ucraina e la Palestina. Molte persone non stanno affrontando soltanto le conseguenze dirette del conflitto, ma anche problemi di salute che, in una situazione di guerra, non possono essere curati o gestiti adeguatamente. Questo riguarda in modo particolare i pazienti oncologici". "La guerra può interrompere i percorsi di diagnosi e cura, rendere difficili gli interventi chirurgici, impedire l'accesso ai farmaci e alle terapie e, in alcuni casi, bloccare persino la possibilità di arrivare a una diagnosi – rimarca Di Maio – La comunità internazionale non può ignorare queste situazioni e non può abbassare l'attenzione su un problema che riguarda la vita e la salute di migliaia di persone. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di contribuire a mantenere alta l'attenzione, innanzitutto in Italia, ma anche a livello internazionale, e di promuovere non solo il dibattito, ma anche un aiuto concreto". Secondo l'Aiom, a Gaza "ci sarebbero 5mila cittadini malati oncologici in attesa di un'autorizzazione per uscire dalla Striscia". Cosa intendono fare concretamente gli oncologi per aiutarli? "Come professionisti e come società scientifica possiamo continuare a sottolineare l'urgenza di intervenire. Nel caso delle malattie oncologiche, infatti, il fattore tempo è fondamentale – avverte Di Maio – Una persona che oggi ha bisogno di una diagnosi o di una terapia, tra 1 mese, 2 mesi o 6 mesi potrebbe trovarsi in una condizione clinica molto diversa. Per questo è particolarmente doloroso pensare ai tanti pazienti che, nelle realtà colpite dalla guerra, sono ancora in attesa di una diagnosi o di una cura. La guerra ha compromesso anche le possibilità diagnostiche e terapeutiche e abbiamo avuto modo di confrontarci direttamente su alcuni casi di persone che hanno chiesto aiuto e che, purtroppo, sono rimaste bloccate in quelle realtà".  "Ci auguriamo quindi che possa essere garantito un aiuto concreto, indipendentemente dalla prosecuzione o meno dei conflitti, per affrontare almeno alcune di queste situazioni e assicurare un'assistenza sanitaria dignitosa a tutte le persone che ne hanno bisogno. Perché occuparsi della salute degli altri significa anche non voltarsi dall'altra parte di fronte alla sofferenza, ovunque essa si manifesti", conclude il presidente dell'Aiom. 
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AI aumenta la produttività individuale ma le aziende crescono solo se ripensano la governance dei processi

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(Adnkronos) – Le imprese stanno introducendo su larga scala strumenti di intelligenza artificiale capaci di scrivere documenti, analizzare dati, preparare offerte, condurre ricerche o produrre contenuti in una frazione del tempo che in passato era necessario. A questa accelerazione individuale, tuttavia, non sempre corrisponde un pari aumento della produttività complessiva dell'organizzazione. Sul tema Adnkronos/Labitalia ha intervistato Andrea Boscaro, esperto di AI e digitale, formatore per le imprese e partner della società di consulenza The Vortex. 
La produttività individuale generata dagli strumenti di intelligenza artificiale risulta poco efficace in termini di produttività organizzativa. Perché, cosa fare per ovviare a questa situazione?
 L’intelligenza artificiale sta rendendo molto più veloci numerose attività individuali, ma i processi interni di un’azienda non sono la sola somma delle produttività dei singoli: sono un sistema di flussi informativi e decisioni interdipendenti. Se una persona riesce a completare in mezz’ora un’attività che prima richiedeva tre ore, ma il risultato deve poi essere trasferito manualmente fra software che non dialogano o attendere decisioni che seguono procedure immutate, il beneficio complessivo rimane limitato. In alcuni casi, l’AI può addirittura aumentare la pressione su questi colli di bottiglia generando incertezze e delusioni. L’evoluzione recente dell’intelligenza artificiale sta creando però le condizioni per superare – almeno in parte – questo limite. Le memorie di contesto dei chatbot sono via via aumentate, rendendo possibile lavorare contemporaneamente su quantità maggiori di documenti e informazioni. Inoltre, i connettori che permettono ai sistemi di AI di accedere, nel rispetto delle autorizzazioni previste, alle applicazioni aziendali, li possono integrare pienamente nei processi interni. A questo si aggiunge la progressiva connotazione 'agentica' dei modelli linguistici: non soltanto sistemi ai quali porre una domanda, ma strumenti capaci di orchestrare flussi e svolgere sequenze di attività. La prima fase dell’adozione dell’AI riguardava soprattutto la produttività della singola persona, la fase nella quale stiamo entrando riguarda invece l’organizzazione e dovrebbe portare a ripensare la collaborazione interna di chi opera all'interno dell'organizzazione mappando i processi, individuando i colli di bottiglia, integrando dati e sistemi. Occorre soprattutto distinguere ciò che può essere delegato all’AI, ciò che deve essere supervisionato e ciò che deve rimanere sotto piena responsabilità umana. 
L’Intelligenza artificiale può davvero 'aiutare' l’organizzazione aziendale senza andare a scapito della forza lavoro?
 Se l’AI viene introdotta esclusivamente come strumento di riduzione dei costi, è probabile che ogni aumento di produttività venga letto soprattutto in termini di lavoro necessario in meno. Se invece si utilizza quella capacità aggiuntiva per ridurre le attività ripetitive, migliorare la qualità del lavoro, accelerare l’accesso alle informazioni e permettere alle persone di concentrarsi maggiormente sulle attività che richiedono esperienza, giudizio, relazione e responsabilità, allora questa tecnologia diventa un alleato per chi lavora in un'impresa. C’è inoltre un aspetto che considero particolarmente importante per le piccole e medie imprese. Una parte rilevante della conoscenza aziendale non è formalizzata in procedure, manuali o sistemi informativi: si trova nella 'conoscenza tacita' delle persone, nelle e-mail, nelle cartelle condivise, nei documenti accumulati negli anni e nel modo in cui 'si è sempre fatto' un determinato lavoro. La crescente facilità con cui è possibile costruire chatbot personalizzati e collegarli alla documentazione interna offre una possibilità nuova: trasformare progressivamente questa conoscenza dispersa in una sorta di memoria aziendale facilmente consultabile.  Questo può essere particolarmente utile proprio nelle organizzazioni nelle quali i processi sono poco formalizzati o solo parzialmente digitalizzati. Paradossalmente, l’AI può diventare anche uno strumento per far emergere ciò che prima era implicito e per accelerare il processo di onboarding dei nuovi lavoratori. Per queste ragioni, la governance diventa decisiva. Policy interne, contrasto allo Shadow AI, gestione delle autorizzazioni, qualità dei dati e responsabilità non sono soltanto forme di controllo. Sono le condizioni necessarie per passare da un utilizzo individuale e spontaneo dell’intelligenza artificiale a una vera capacità organizzativa. 
Che cosa cambia, quindi, rispetto a pochi anni fa?
 Stiamo passando gradualmente da un’AI utilizzata come assistente personale a un’AI che può diventare parte dell’infrastruttura attraverso cui l’azienda accede alla propria conoscenza e gestisce alcuni processi. Il salto di produttività più rilevante potrebbe quindi non derivare dal fatto che una persona scriva una mail in trenta secondi anziché in cinque minuti. Potrebbe derivare dal fatto che quella persona non debba più cercare per mezz’ora un’informazione, chiedere a tre colleghi come sia stata gestita una pratica precedente o ricostruire ogni volta un processo che l’organizzazione non ha mai formalizzato. A mio avviso, l’obiettivo non dovrebbe poi essere soltanto sostituire attività umane, ma rendere disponibile a più persone la conoscenza dell’organizzazione, ridurre la dipendenza dalle informazioni custodite da pochi e utilizzare l’automazione per eliminare attriti che oggi assorbono tempo senza produrre valore. L'intelligenza artificiale deve essere guardata non come una tecnologia per fare prima, ma per fare meglio. C’è però un paradosso che riguarda tutte le forme di automazione: delegare alle macchine le attività più ripetitive può liberare tempo e aumentare la produttività, ma può anche ridurre le occasioni attraverso cui le persone costruiscono esperienza, sviluppano competenze e imparano a riconoscere errori e anomalie. E' proprio quella esperienza, però, che diventa indispensabile quando occorre controllare la qualità del lavoro prodotto dall’intelligenza artificiale. Se l’AI svolge sempre più spesso i compiti di base, il rischio è quindi di indebolire progressivamente le competenze necessarie per supervisionarla. La sfida non consiste soltanto nel decidere che cosa delegare alle macchine, ma anche quali attività continuare a far svolgere alle persone perché possano sviluppare il giudizio necessario a valutare ciò che le macchine producono. Il 'diritto alla competenza' sarà sempre di più un valore da proteggere per i lavoratori e per le imprese. 
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