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Brunetti (Sonepar Italia): “Investiamo nei territori e sosteniamo la manifattura”

(Adnkronos) – "Abbiamo creato, insieme ai nostri partner, uno spazio di confronto e di studio per aiutare le aziende a orientarsi nelle scelte tecnologiche e a individuare le soluzioni più adatte alle loro esigenze produttive e ai loro obiettivi di innovazione ed efficienza". Così Marco Brunetti, presidente di Sonepar in Italia, commenta l’apertura a Prato del nuovo Experience Center Industry, uno spazio dedicato alle tecnologie per la manifattura. Il Centro, ospitato nella sede rinnovata di via del Lazzeretto 53, integra applicazioni di automazione industriale, robotica, visione artificiale, intelligenza artificiale, cybersecurity e controllo di processo. Realizzato con il contributo dei partner tecnologici Abb Kuka, Omron, Schneider Electric e Siemens, è rivolto alle imprese manifatturiere, agli installatori, ai system integrator e ai quadristi, con attività di dimostrazione e formazione. "Questo progetto – aggiunge Brunetti – conferma la volontà di Sonepar di investire nei territori e di sostenere la vocazione manifatturiera del nostro Paese". Attraverso la Business Unit Industry, l’azienda affianca alla fornitura di prodotti servizi di consulenza specialistica, supporto tecnico alla progettazione e formazione, per accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione, trasformazione e crescita. 
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Disturbi alimentari e obesità, al via campagna social ‘Apparenze’ su differenze e confini

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(Adnkronos) – Lo stigma è lo stesso, ma le patologie non lo sono. I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione e l'obesità "sono condizioni cliniche distinte, con cause, trattamenti e vissuti diversi, eppure vengono spesso lette attraverso lo stesso pregiudizio, che finisce per ritardare diagnosi e cura. Il giudizio sul corpo diventa anche un ostacolo alla salute. Non è solo un fatto culturale: il timore di essere giudicati, anche negli ambienti sanitari, porta molte persone a evitare di chiedere aiuto, con il rischio di aggravare la propria condizione. Dare voce a ciò che resta invisibile" è l'obiettivo della campagna digitale di sensibilizzazione 'Apparenze. Non confondere ciò che vedi in ciò che vivo', realizzata dalla no profit Animenta con il contributo non condizionato di Lilly. L'iniziativa mette insieme la prospettiva medico-clinica e le testimonianze di chi vive queste patologie ogni giorno, per restituire complessità e dignità a storie che troppo spesso vengono semplificate o fraintese. Animenta è stata fondata da Aurora Caporossi che ha vissuto in prima persona i Dca. La campagna nasce da una consapevolezza urgente: i pregiudizi legati all'aspetto fisico continuano a condizionare la vita di milioni di persone, spesso in modo invisibile. "Lo stigma e il pregiudizio contribuiscono in modo effettivo al ritardo nell'accesso alle cure per chi soffre di disturbi alimentari e obesità, allo stesso modo negli ambienti sanitari stessi lo stigma rappresenta una barriera significativa: il timore di essere giudicati o ricevere un trattamento inadeguato porta molte persone a evitare di cercare aiuto, ritardando la diagnosi e peggiorando la gravità dello stato di salute del paziente (fonte Congresso Nazionale Aidap sulla conoscenza e sul trattamento dei disturbi dell'alimentazione e dell'obesità, 2024) – si legge nella nota dell'associazione Animenta – In un contesto culturale che tende a giudicare la salute da ciò che appare, il peso, la forma del corpo, l'abbigliamento, Apparenze intende restituire complessità a storie che vengono troppo spesso semplificate o fraintese". Corpi diversi, storie diverse: abbattere i pregiudizi. Uno degli obiettivi centrali di Apparenze è far luce sulle differenze, spesso ignorate o confuse nell'immaginario collettivo, tra i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione e l’obesità. "Si tratta di condizioni clinicamente distinte, con cause, trattamenti e vissuti profondamente diversi, che vengono però accomunate dallo stesso stigma. Questa confusione ha conseguenze reali: ritarda le diagnosi, alimenta la vergogna, scoraggia le persone dal chiedere aiuto. I disturbi alimentari (o disturbi del comportamento alimentare, Dca) – prosegue la nota – sono condizioni psichiatriche caratterizzate da un'alterazione persistente delle abitudini alimentari e da un'eccessiva preoccupazione per il peso, la forma del corpo o il cibo, che compromettono in modo significativo la salute fisica e il funzionamento psicosociale della persona. Non si tratta di 'mode' o scelte comportamentali, ma di vere e proprie patologie con basi psicologiche, biologiche e sociali complesse, spesso associate ad altre condizioni come ansia, depressione o disturbo ossessivo-compulsivo". Apparenze è una campagna digitale che ha l'obiettivo di "sensibilizzare sulle differenze e i confini tra disturbi alimentari e obesità, e sulle specifiche esigenze di chi convive con queste patologie, clinicamente diverse, ma che possono essere tra loro associate e per questo confuse. La campagna di comunicazione è stata promossa attraverso un esperimento sociale organizzato per le vie di Roma, da cui sono emersi pregiudizi e incomprensioni sul tema. La campagna, che resterà sui canali social di Animenta, unisce la prospettiva medico-clinica con le voci di chi ha vissuto direttamente queste patologie. Ogni contenuto realizzato per la campagna digitale è pensato per sfidare uno stereotipo, porre una domanda, restituire dignità a un corpo spesso ridotto a giudizio e a delle patologie che necessitano di percorsi di cura adeguati e multidisciplinari". Oltre a spiegare la differenza tra disturbi alimentari e obesità, la campagna si prefigge gli obiettivi di chiarire l'importanza di avere percorsi terapeutici specifici e multidisciplinari. Inoltre si propone di contrastare lo stigma attraverso la raccolta di testimonianze e dati con l’uso di una narrazione empatica che avvicini il pubblico alle storie di chi convive con queste patologie. Tutti i contenuti della campagna Apparenze sono disponibili sui canali social Instagram, Tik Tok e Facebook di Animenta e online collegandosi al sito web https://animenta.org/non-confondere-cio-che-vedi/.  
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Gemmato: “Cresce l’impegno delle istituzioni per le patologie delle ossa”

(Adnkronos) – "Le malattie rare dell'osso, che rappresentano oltre il 10% delle malattie rare nel nostro Paese, richiedono percorsi di diagnosi e cura tempestivi, integrati e multidisciplinari, capaci di rispondere ai bisogni delle persone e delle loro famiglie. Il loro impatto non si limita alla dimensione clinica, ma coinvolge profondamente la qualità della vita, la sfera sociale ed economica e la sostenibilità dell'assistenza. Una sfida che richiede un impegno crescente da parte delle istituzioni, anche in considerazione dell'invecchiamento della popolazione e della necessità di rafforzare la prevenzione e la continuità delle cure". Così Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, in una lettera inviata in occasione del convegno organizzato oggi a Roma, nella Giornata internazionale delle malattie rare dell'osso, da Fondazione Firmo per la ricerca sulle malattie dell'osso Onlus.  Le malattie rare "costituiscono una priorità per la sanità pubblica e per il Governo, chiamato a garantire diagnosi precoce, accesso equo alle terapie e percorsi assistenziali appropriati, superando le disomogeneità territoriali – continua il sottosegretario – In questa direzione si colloca anche il recente aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, dopo 8 anni, che ha ampliato il riconoscimento delle patologie rare, rappresentando un passo significativo verso una maggiore tutela dei pazienti e delle loro famiglie". Un ulteriore momento di confronto e di indirizzo strategico, ricorda Gemmato, "è stato il 1° Summit nazionale sulle politiche per le malattie rare, promosso dal ministero della Salute il 15 e 16 giugno scorsi. Il lavoro congiunto di esperti, istituzioni, comunità scientifica, associazioni dei pazienti e rappresentanti del settore ha portato alla definizione della 'Carta di Roma', un documento programmatico che individua priorità operative in ambiti fondamentali, dalla governance alla diagnosi, dalla ricerca alle terapie, fino alla presa in carico e alla condivisione delle informazioni. Un percorso che – conclude – conferma l'importanza di un approccio coordinato e multidisciplinare e rafforza la prospettiva di una collaborazione sempre più stretta anche a livello europeo".  
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Cristiano Ronaldo batte Messi, è suo il Pallone d’Oro di tutti i tempi. Poi sui social: “Il calcio è dei tifosi!”

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Il campione portoghese Cristiano Ronaldo si è aggiudicato il Premio B.O.A.T. (All-Time Ballon d'Or), un nuovo riconoscimento lanciato dalla rivista France Football che intende premiare la migliore stagione di sempre per l'assegnazione del Pallone d'Oro. A vincere il premio è stato Cr7, che ha ottenuto il primo posto grazie alla stagione 2008, quando giocava per il Manchester United e con la quale ha vinto la Champions League, oltre ovviamente al Pallone d'Oro. Il campione lusitano in questa speciale classifica, con votazione a pagamento da parte degli utenti, ha superato le stagioni del 2012 e del 2023 di Lionel Messi. Tra l'altro nello stesso anno Ronaldo vinse anche la Scarpa d'Oro europea dopo aver segnato 31 gol in quella stagione.  Ha fatto discutere però il posto pubblicato dallo stesso Ronaldo sui social, dopo l'ufficialità della vittoria. In un post con la foto con il Pallone d'Oro del 2008 l'attaccante ha scritto: "Il calcio appartiene ai tifosi! Grazie a tutti i tifosi del mondo, il miglior Pallone d’Oro di Tutti i Tempi è anche vostro". La votazione era riservata a chi aveva vinto il Pallone d'Oro più di una volta, quindi solo dieci i giocatori votabili per il premio celebrativo della 70esima edizione: Lionel Messi, Cristiano Ronaldo, Ronaldo, Marco Van Basten, Michel Platini, Karl-Heinz Rummenigge, Kevin Keegan, Franz Beckenbauer, Johan Cruyff e Alfredo Di Stefano. I tifosi potevano votare online pagando il gettone simbolico di 1 euro sul sito ufficiale.  
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Ai, Vittimberga (Inps): “La produttività non coincide automaticamente con il benessere”

(Adnkronos) – “Se l’intelligenza artificiale cambia profondamente il modo in cui la ricchezza viene prodotta, dobbiamo chiederci anche se siano ancora adeguati i meccanismi attraverso i quali quella ricchezza viene distribuita e contribuisce al benessere collettivo”. Lo ha detto il Direttore generale dell’INPS, Valeria Vittimberga, aprendo i lavori del seminario internazionale organizzato dall’Istituto con l’Issa, l’Associazione internazionale della sicurezza sociale, che riunisce a Roma per due giornate rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni internazionali e del mondo della ricerca. “La storia delle rivoluzioni industriali dimostra che il progresso tecnologico può generare crescita e migliori condizioni di vita, ma anche che i benefici dell’innovazione non si distribuiscono automaticamente in modo equilibrato”, ha sottolineato Vittimberga. Tra produttività e progresso sociale esiste infatti una mediazione decisiva, quella delle istituzioni, delle regole economiche, dei rapporti di lavoro e delle politiche pubbliche, che l’Ia rende ancora più importante perché può modificare in profondità la relazione tra lavoro umano e valore prodotto''.  “Dobbiamo domandarci dove andrà il valore economico così generato: in salari più elevati, in una riduzione dell’orario di lavoro, in nuove assunzioni, in investimenti, in prezzi più bassi o prevalentemente in maggiori rendimenti del capitale. Non esiste un esito predeterminato. La tecnologia determina nuove possibilità produttive, sono le scelte economiche e sociali a determinare come quelle possibilità si traducono in benessere”. Per questo, ha aggiunto, la distribuzione dei benefici dell’intelligenza artificiale “non può essere una questione successiva: dobbiamo cominciare a porcela oggi”. Condividendo la scelta europea di una regolazione fondata sulla dignità umana e sui diritti fondamentali, Vittimberga ha indicato la necessità di “un passo ulteriore”: “Un sistema di intelligenza artificiale può essere perfettamente rispettoso dei principi etici e produrre comunque effetti economici socialmente squilibrati. Può essere trasparente e non discriminatorio, ma concentrare i guadagni di produttività in un numero ristretto di soggetti, o migliorare l’efficienza delle imprese senza migliorare nella stessa misura le condizioni dei lavoratori”. 
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Berardi (One Health Foundation): “La salute va tutelata con un approccio integrato”

(Adnkronos) – "Rafforzare la collaborazione tra istituzioni, strutture sanitarie e mondo della ricerca, promuovendo un approccio alla salute che tenga conto anche dell'ambiente in cui viviamo. È questo l'obiettivo delle nuove iniziative presentate da One Health Foundation". Lo ha detto Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation, oggi al ministero della Salute durante un convegno promosso in occasione della Giornata mondiale One Health del prossimo 3 novembre. Tra le iniziative annunciate anche il riconoscimento dei primi centri certificati secondo il percorso promosso da One Health Foundation. "Un passaggio che punta a valorizzare le strutture impegnate a integrare questo modello nelle attività dedicate alla salute", rimarca Berardi.  "È un appuntamento importante, che arriva al termine di mesi di lavoro", sottolinea Berardi che ricorda la firma di un protocollo d'intesa con il Dipartimento One Health del ministero della Salute. "L'accordo – spiega – è il risultato di un percorso avviato 2 anni fa e ha portato alla realizzazione di un curriculum formativo internazionale per definire le competenze dell'esperto di One Health, con l'obiettivo di progettare nuove strategie per la salute". Un secondo protocollo è stato sottoscritto con Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere. "La collaborazione punta a trasformare i principi della One Health in azioni concrete. Questo approccio considera infatti la salute umana strettamente legata a quella degli animali e dell'ambiente, riconoscendo l'importanza di tutelare l’intero ecosistema".  Particolare attenzione è rivolta anche ai giovani. "La Fondazione – evidenzia Berardi – nominerà nuovi Ambasciatori della salute, ragazzi chiamati a promuovere stili di vita più sani tra i propri coetanei. Gli Ambasciatori hanno già realizzato un'indagine che ha raccolto oltre 500 risposte in pochi giorni e che continuerà a coinvolgere i ragazzi. La ricerca si concentra sulle abitudini modificabili che possono influenzare la salute degli adolescenti tra i 14 e i 19 anni. I risultati permetteranno di conoscere meglio comportamenti e fattori di rischio di questa fascia d'età e di sviluppare interventi mirati e concreti per favorire la prevenzione".  
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Ai, Fava (Inps): “Fondamentale il ruolo del diritto del lavoro”

(Adnkronos) – “Dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro si sente spesso dire che il diritto è in ritardo. Non lo credo. Il diritto del lavoro è nato per governare il potere del datore di lavoro, e l'intelligenza artificiale è soltanto un modo nuovo di esercitarlo. Cambiano l'opacità e la scala, ma la domanda resta la stessa, chi risponde di quella decisione, e come la persona può farla valere. Per questo la sorveglianza umana, se vuole essere reale, ha bisogno di competenza, di tempo e dell'autorità per dire di no. Altrimenti non è un controllo. È una firma in fondo a una procedura. All'Inps abbiamo scelto di costruire prima le regole e poi gli strumenti, perché gli strumenti si comprano e in pochi mesi invecchiano, mentre la capacità di governarli resta. Su queste basi l'Istituto porta avanti oggi oltre 70 progetti di intelligenza artificiale, con un principio che non è negoziabile. L'algoritmo può istruire una pratica. Non la norma. La responsabilità ultima resta umana. Ma governare la tecnologia non basta, se non governiamo anche il valore che produce”. Lo ha affermato il presidente Inps, Gabriele Fava, nel suo intervento oggi a Roma al seminario Issa, L’associazione internazionale degli istituti di sicurezza sociale. “L'intelligenza artificiale arriva insieme alle altre due grandi sfide dei nostri sistemi, l'invecchiamento e la denatalità. In Italia lo scorso anno sono nati circa 355 mila bambini, il numero più basso della nostra storia. Meno giovani che entrano nel lavoro, più persone che ne escono, e ora macchine capaci di svolgerne una parte. In questo scenario il patto si regge su un meccanismo semplice. I contributi si calcolano sulla retribuzione. Il valore che il lavoro produce entra nel sistema solo se passa dalla busta paga'', afferma Fava. ''Se l'intelligenza artificiale affianca chi lavora, il valore può diventare salario, e i contributi crescono. Se sostituisce ore di lavoro, il valore si sposta nel margine dell'impresa. Per il bilancio aziendale è un risparmio. Per la sicurezza sociale è una base che si assottiglia. E chi si riqualifica o cambia mestiere rischia di ritrovarsi, un giorno, con una pensione più bassa. Non credo in una tassa sui robot. Colpirebbe l'innovazione proprio quando ne abbiamo più bisogno e spingerebbe gli investimenti dove nessuno chiede nulla. Credo in un principio -prosegue Fava-.Se l'intelligenza artificiale genera valore sostituendo lavoro umano, una parte di quel valore deve restare agganciata alla sicurezza sociale. E credo che vadano protette le transizioni, perché il tempo speso a imparare un mestiere nuovo non diventi un vuoto nella pensione di domani''.  ''Contribuzione figurativa durante la riqualificazione, indennità legate alla formazione, uscite flessibili per chi è vicino alla pensione. In Italia abbiamo già cominciato. Con la Regione Piemonte i lavoratori in cassa integrazione che frequentano corsi di formazione ricevono un'indennità aggiuntiva erogata dall'INPS. Sono strade da percorrere con prudenza, per soglie, con gradualità e sperimentazione. Le decisioni spettano a Governo e Parlamento. A noi spetta portare dati, esperienza e proposte”. “Da oltre un secolo la busta paga tiene insieme il lavoro e la protezione, chi produce e chi è protetto, una generazione e quella che viene dopo. L'intelligenza artificiale può spezzare quel legame. Oppure può renderlo più forte, se la ricchezza prodotta da queste macchine tornerà a chi lavora. Nei salari, nella formazione, nelle pensioni”, dichiara il presidente Inps. “Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro, nel mondo un lavoro su quattro è esposto all'intelligenza artificiale generativa, e nei Paesi ad alto reddito la quota sale al 34 per cento. Ma solo il 3,3 per cento si trova nella fascia più alta, quella in cui la macchina può davvero prendere il posto della persona – aggiunge Fava -. Questi numeri non raccontano la fine del lavoro. Ne raccontano la trasformazione. L'esposizione è vasta, la sostituzione ne è la parte minore, e il nostro vero punto debole non è la tecnologia. Sono le competenze''. ''Esposizione non vuol dire sostituzione. La tecnologia cambia sempre il lavoro, ma non decide da sola come. Lo decidiamo noi. Lo decidono le regole, i contratti, le scelte di chi guida le imprese e le istituzioni. È questa la domanda che l'intelligenza artificiale pone alla sicurezza sociale. Non quanti posti di lavoro cancellerà. Ma dove andrà il valore che produce”, conclude. 
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Leonardi (ministero Salute): “Rafforziamo collaborazione con One Health Foundation”

(Adnkronos) – "La One Health Foundation è una bella realtà con cui lavoriamo da anni. È una Fondazione che mette insieme tante personalità del mondo della sanità per discutere dell'approccio One Health, dell'interazione tra salute umana, salute animale ed ecosistema. Come ministero della Salute abbiamo iniziato un percorso di collaborazione che ha già portato a importanti risultati, come il Global Curriculum One Health, un curriculum formativo rivolto a tutti i professionisti, non solo della sanità, che vogliono lavorare secondo questo approccio. Oggi la firma di un protocollo di collaborazione tra ministero e Fondazione proprio perché è un progetto al quale crediamo molto". Lo ha detto Giovanni Leonardi, capo del Dipartimento della Salute umana, della salute animale e dell'ecosistema (One Health) e dei Rapporti internazionali del ministero della Salute, intervenendo al ministero durante un convegno nazionale dedicato all'approccio One Health. Nel corso dell'evento sono stati consegnati gli attestati di certificazione alle organizzazioni che promuovono iniziative per tutelare la salute umana, animale e ambientale. 
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Sonepar Italia, a Prato un nuovo Experience Center

(Adnkronos) – "Vogliamo mostrare concretamente ai clienti come le nuove tecnologie possano integrarsi tra loro e con le macchine e gli impianti esistenti". È l’obiettivo del nuovo Experience Center Industry inaugurato oggi a Prato da Sonepar Italia, nella sede rinnovata di via del Lazzeretto 53. Lo spazio è dedicato alla dimostrazione e alla formazione sulle tecnologie per la manifattura, con applicazioni di automazione industriale, robotica, visione artificiale, intelligenza artificiale, cybersecurity e controllo di processo. Realizzato con il contributo dei partner tecnologici Abb, Kuka, Omron, Schneider Electric e Siemens, il Centro si rivolge alle imprese manifatturiere, agli installatori, ai system integrator e ai quadristi. Il percorso dimostrativo mostra come l’integrazione tra dati, macchine e processi possa contribuire a migliorare produttività, sicurezza, efficienza e sostenibilità. Attraverso la Business Unit Industry, Sonepar affianca le aziende con consulenza specialistica, supporto tecnico alla progettazione e formazione, per accompagnarle nelle scelte tecnologiche e nei percorsi di innovazione. 
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Edufin Index, 4 italiani su 10 raggiungono sufficienza in educazione finanziaria

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2026 il livello medio dell’Edufin Index si conferma a 56 punti su 100, sotto la soglia di sufficienza fissata a 60 su una scala da 0 a 100. L’alfabetizzazione finanziaria e assicurativa resta complessivamente bassa: permane il divario tra chi conosce e agisce concretamente nella gestione consapevole delle proprie finanze e chi non lo fa. Il 39% degli italiani (4 su 10) raggiunge o supera la soglia di sufficienza, mentre il 51% si colloca nella fascia intermedia (livello Edufin tra 41 e 59 su 100) e il 10% resta nell’area dell’analfabetismo finanziario (livello Edufin uguale o inferiore a 40 su 100). Il quadro è sostanzialmente stabile rispetto al 2025 e conferma la necessità di trasformare le conoscenze in comportamenti più consapevoli.
E’ quanto emerso in occasione della quinta edizione di Edufin Index, l’Osservatorio su consapevolezza e comportamenti finanziari e assicurativi degli italiani, i cui risultati sono stati resi noti da Fondazione Alleanza, in memoria di Mario Gasbarri, con la collaborazione scientifica di SDA Bocconi School of Management.
La ricerca è stata presentata oggi a Roma, nel corso di un evento patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e riconosciuto nel calendario ufficiale del Mese dell’educazione finanziaria 2026 promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria.
L’Osservatorio mette in relazione le conoscenze finanziarie e assicurative degli italiani con il loro comportamento. La ricerca ha analizzato anche quest’anno le competenze della popolazione in ambito finanziario e assicurativo, approfondendo il rapporto tra alfabetizzazione finanziaria e benessere, oltre alla socializzazione finanziaria dei giovani in famiglia.
L’edizione 2026 introduce la novità della distinzione tra investitori (gli italiani che negli ultimi 24 mesi sono stati in grado di risparmiare e investire in strumenti finanziari) e non investitori. I primi, pari al 73% della popolazione, raggiungono in media la sufficienza, con un punteggio di 60/100. I non investitori, il restante 27%, si fermano invece a 46/100. Tra chi investe risultano più elevati sia i livelli di consapevolezza sia quelli relativi ai comportamenti finanziari.
Nel complesso della popolazione, l’Edufin Index si attesta a 58 punti tra gli uomini e 54 tra le donne, con un divario di genere di 4 punti, rispetto ai 5 del 2025. Sul fronte generazionale, l’indice è pari a 57 punti tra i 45-64enni e 52 tra i 18-24enni, con un gap di 5 punti, in riduzione rispetto ai 6 del 2025.
Tra gli investitori, invece, il divario tra adulti e giovani raggiunge i 7 punti, evidenziando il ruolo dell’esperienza maturata nelle decisioni finanziarie e assicurative.
Giancarlo Fancel, Country Manager e CEO di Generali Italia ha dichiarato: ‘L’educazione finanziaria è una leva essenziale di benessere, resilienza e sviluppo. Non è soltanto una competenza individuale, ma una risorsa collettiva che rafforza la capacità di famiglie, imprese e comunità di affrontare le sfide del presente e del futuro. Come Generali, vogliamo continuare ad agire insieme alle istituzioni per creare una maggiore consapevolezza che può tradursi in scelte più efficaci, capacità di pianificare, protezione del patrimonio e sicurezza finanziaria. Per un Paese più solido, inclusivo e capace di guardare al futuro con fiducia”.
Marco Oddone, CEO di Alleanza Assicurazioni ha commentato: “I risultati presentati oggi mettono in evidenza un elemento importante: esperienza e partecipazione alle scelte finanziarie si associano a competenze più elevate. Per questo, come Alleanza, insieme alla nostra Rete, vogliamo rendere l’educazione finanziaria sempre più concreta e accessibile, portandola nei territori, nelle scuole e nella vita quotidiana delle persone. Dal 2020 abbiamo coinvolto 550mila cittadini in oltre 10mila eventi e continueremo a investire nella capacità dei nostri Consulenti di trasformare la conoscenza in comportamenti consapevoli. Sapere non basta, l’educazione finanziaria e assicurativa produce valore quando aiuta le persone a scegliere, agire e guardare al futuro con maggiore sicurezza”.
Dalla ricerca all’azione sul territorio: l’impegno di Alleanza per l’educazione finanziaria e assicurativa Di fronte allo scenario evidenziato dal rapporto, Alleanza Assicurazioni rafforza il proprio impegno per rendere l’educazione finanziaria e assicurativa accessibile e diffusa. Dal 2020 il Piano Nazionale di Educazione Finanziaria e Assicurativa ha coinvolto 550.000 persone attraverso oltre 10.000 eventi educativi sul territorio, raggiungendo inoltre ogni anno 100 milioni di contatti sui social attraverso contenuti educativi. Inoltre, con il progetto “EducAzione Finanziaria a Scuola” realizzato insieme ad AIEF, in questi anni, sono stati coinvolti circa 500 istituti con oltre 35.000 studenti.
In questa direzione si inserisce anche “Rimetti il tuo futuro nel verso giusto”, la campagna di trade marketing e visibilità locale di Alleanza che coinvolge 24 città italiane e che il 29 e 30 ottobre fa tappa a Roma, in Piazza Sant’Emerenziana. Un’iniziativa che porta Alleanza e i suoi Consulenti direttamente nelle piazze per avvicinare le persone ai temi della protezione, previdenza, risparmio, investimenti e servizi bancari e stimolare una maggiore consapevolezza rispetto alle scelte per il proprio futuro.
A due anni dal precedente approfondimento, l’indicatore di socializzazione finanziaria dei giovani (mostra come si acquisiscono e sviluppano in famiglia valori, atteggiamenti, conoscenze e comportamenti finanziari) sale a 66/100, sei punti in più rispetto al 20242. Acquisti e spese quotidiane possono rappresentare occasioni per ampliare il confronto dal presente al futuro, introducendo progressivamente i temi del risparmio, del rischio, della protezione e della pianificazione. Il 91% dei genitori dichiara di parlare con i figli di soldi e gestione del denaro. Gli argomenti più affrontati sono i soldi per gli acquisti desiderati, indicati dal 59%, e le decisioni di spesa, al 46%. Seguono le decisioni di risparmio, al 37%, il budget familiare, al 36%, le notizie economiche e finanziarie, al 21%, e gli investimenti e le assicurazioni, entrambi al 20%.

La gestione autonoma di piccole somme rappresenta un’occasione concreta di apprendimento, ma restano differenze tra ragazzi e ragazze: riceve regolarmente la paghetta il 33% dei maschi e il 26% delle femmine. Ampliare il dialogo familiare dai consumi del presente alla pianificazione del futuro è quindi un passaggio decisivo per rafforzare autonomia e consapevolezza.
Benessere psico-finanziario insufficiente: pesa soprattutto l’incertezza sul futuro L’edizione 2026 approfondisce per la prima volta la relazione tra alfabetizzazione finanziaria e benessere. Il benessere generale degli italiani si attesta a 59/100, appena al di sotto della soglia di sufficienza (60/100). Secondo il rapporto, resta più fragile il quadro relativo al benessere psicofinanziario (l’indicatore che misura quanto ci si sente al sicuro con i propri soldi e capaci di gestirli) che si ferma a 51/100. E’ soprattutto la poca serenità verso il futuro a pesare negativamente sul rapporto degli italiani con le proprie finanze.
L’alfabetizzazione finanziaria e assicurativa impatta positivamente sul benessere dei cittadini quando si trasforma in capacità di agire.
Premio Edufin “Donne che Contano”: al via il bando per le candidature In occasione dell’evento, Generali Italia e Fondazione Alleanza, con il Comitato Scientifico Edufin Index e il supporto tecnico ed editoriale di Rame, hanno lanciato il Premio Edufin Index “Donne che Contano”, con l’obiettivo di riconoscere e sostenere le realtà che lavorano concretamente sull’educazione finanziaria e sull’autonomia economica delle donne.
Gli Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, le associazioni di promozione sociale, le organizzazioni di volontariato, le fondazioni e le cooperative sociali già costituite e con sede legale in Italia possono presentare la propria candidatura, fino al 20 dicembre 2026. Le candidature saranno valutate dal Comitato Scientifico Edufin Index sulla base di cinque criteri chiave: impatto concreto, radicamento territoriale, inclusività, replicabilità e coerenza con gli obiettivi del Premio.
– foto ufficio stampa Alleanza Assicurazioni –
(ITALPRESS).