(Adnkronos) – "Solo con una presa in carico multidisciplinare possiamo identificare precocemente eventuali problematiche e anticipare la malattia in alcune sue mosse. Solo in questo modo possiamo costruire una reale medicina personalizzata, che è anche uno degli obiettivi principali della ricerca scientifica. Curare in modo multidisciplinare significa conoscere a fondo la patologia, conoscere a fondo la persona con Sla e costruire insieme un percorso di cura che sia il più efficace possibile". Lo ha detto Federica Cerri, neurologo responsabile dell’area Sla del Centro clinico NeMo di Milano e specialista di Ovunque vicini, oggi a Milano in occasione dell’open day di Aisla. Durante la giornata persone con Sla e i loro familiari hanno potuto svolgere diverse attività e incontro all’interno della sede milanese dell’associazione. È stata anche l’occasione per conoscere meglio il progetto 'Ovunque vicini' nato per portare l'assistenza e le visite specialistiche direttamente a domicilio. "La Sla è una patologia che – prosegue Cerri – ad oggi rimane senza un trattamento farmacologico risolutivo, ma questo non vuol dire che non ci sia una possibilità di cura. La cura non passa esclusivamente attraverso il trattamento farmacologico, ma è un concetto molto più complesso. Cura vuol dire prevenzione, promozione, assistenza e qualità di vita e, quando la patologia progredisce, anche introduzione delle cure palliative. La Sla è quindi l’esempio più caratteristico di come la cura possa essere messa in atto in tutte le sue modalità". Cerri spiega che curare una persona con Sla "significa garantirgli la possibilità di esserci, come padre, come madre, come lavoratore attivo. L’obbligo che noi clinici abbiamo è identificare il bisogno del paziente e dare una pronta risposta affinché possa mantenersi attivo lungo tutto il percorso di malattia. Questo vuol dire riconoscere una disabilità, promuovere un’assistenza specifica con ausili personalizzati, restituire la capacità di comunicazione qualora la malattia l’avesse tolta e garantire una parte attiva nel percorso di cura lungo tutta la storia naturale della malattia". "La Sla è una patologia estremamente complessa ed eterogenea e questa eterogeneità non si conosce dall’inizio, ma emerge lungo il suo percorso. È quindi fondamentale che l’assistenza e la cura passino attraverso un’azione multidisciplinare. Multidisciplinarietà non vuol dire semplicemente mettere insieme professionisti, ma integrare le competenze specifiche di ciascuno affinché venga costruito attorno al paziente un percorso di assistenza e cura il più personale possibile. È questo, per esempio, il modello di cura adottato dai Centri clinici NeMo: un luogo in cui il paziente incontra gli specialisti necessari per individuare le eventuali problematiche legate alla malattia e dove si integrano le necessità determinate dalla patologia con ciò che il paziente ritiene giusto per sé, sempre nel rispetto della persona e con un’attenzione fondamentale alla specificità della malattia”" conclude Cerri.
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Sla, Cerri (NeMo): “Fondamentale una presa in carico multidisciplinare”
Laura Morante racconta gli anni ’60, tra musica e illusioni
(Adnkronos) – “Gli anni ’60 sono stati gli anni dell’illusione”. E' il filo conduttore di "Dieci storie pop" (La nave di Teseo), il nuovo libro dell’attrice Laura Morante, presentato dall’autrice al festival Pordenonelegge insieme all’editrice Elisabetta Sgarbi e al presidente della casa editrice Mario Andreose. Dieci racconti ambientati nella Roma degli anni Sessanta, nel quartiere popolare di Centocelle, che hanno come protagonisti un gruppo di ragazzi alle prese con amori, amicizie, sogni di successo e quotidianità. Una raccolta che, nelle intenzioni di Morante, è anche “un po’ un ibrido fra una raccolta di racconti e un romanzo”, perché “sono sempre gli stessi personaggi e lo stesso narratore dall’inizio alla fine”. Al centro ci sono Bobby, Ester, Joe, Betty, Tony, Fred, Michele, Wilma, Jimmy e Patty, giovani che si incontrano nella piazzetta e al baretto di Romolo, tra canzoni dal jukebox, moto Gilera e sogni di riscatto. “I nomi – ha spiegato Morante – sono i nomi dei cantanti che hanno nomi americani, un po’ americani, come si usava all’epoca, di canzoni italianissime che di volta in volta danno il titolo al racconto”. La musica è infatti uno degli elementi fondamentali del libro. Morante ha raccontato di aver voluto partire proprio dalle canzoni degli anni Sessanta per ricostruire un’epoca che appartiene ai suoi ricordi d’infanzia. “Io avevo voglia di raccontare quelle canzoni e di conseguenza quel periodo”, ha detto. Un rapporto con la musica leggera che per Laura Morante ha una caratteristica particolare: “La musica leggera ha una prerogativa, quella che si impregna, fa un po’ da catalizzatore dei nostri ricordi, delle nostre emozioni. Si impregna di quello che noi abbiamo vissuto sentendo quelle canzoni”. Un meccanismo diverso, secondo Morante, da quello della grande musica classica. “La grande musica resta lei, è come il cigno di Heinrich von Kleist che si tuffa nell’acqua e ritorna bianco come prima. È difficile che Mozart assorba la mia esperienza personale, è lui che trionfa. Invece le canzoni leggere si impregnano per ciascuno di noi delle nostre memorie, del nostro vissuto, delle nostre emozioni”. La scelta di raccontare gli anni Sessanta non nasce però soltanto dalla nostalgia. “Più che la nostalgia di un’epoca, è la nostalgia di un’illusione”, ha sottolineato l’autrice. “Perché gli anni ’60 sono stati gli anni dell’illusione. Sotto questa apparenza del boom economico c’erano in realtà tutti gli orrori che poi vedremo venir fuori anni dopo”. Morante ricorda le contraddizioni di quel decennio: “C’è la speculazione edilizia, c’è la miseria, c’è il Sud d’Italia che soffre, ci sono moltissime cose, però si può ancora vivere nell’illusione”. Ed è proprio questo contrasto tra la realtà e la percezione dei protagonisti a guidare il libro: “Queste canzoni esprimono, più che rappresentare l’epoca così com’era, raccontano quell’illusione. L’illusione di un mondo dove invece va tutto bene. Non va bene per niente”. Nel libro non trovano spazio alcuni degli eventi politici più importanti del periodo, come la contestazione del ’68 o la morte del segretario comunista Palmiro Togliatti. Una scelta legata soprattutto al punto di vista di Arrigo, il narratore. “Mi sono lasciata guidare dal narratore, che è Arrigo, un ragazzo di Centocelle, certamente non politicizzato”, ha spiegato Morante. “Non volevo forzare la mano ad Arrigo perché mi è molto simpatico e lo lascio fare”. Anche la forma del libro rispecchia una caratteristica personale dell’autrice. “Io sono tendenzialmente incline alla forma breve”, ha raccontato con ironia. “Se avessi sufficiente talento scriverei degli haiku”. Il nuovo libro Dieci storie pop rappresenta comunque, secondo Morante, un passo verso una forma più ampia: “Sono riuscita a fare questa cosa: stesso narratore, stessi personaggi, stessa ambientazione. Magari piano piano mi riesce anche di scrivere un romanzo”. La scrittrice e attrice ha raccontato anche il proprio rapporto con la scrittura, respingendo l’idea di una letteratura nata semplicemente dalla spontaneità. “Io penso che qualunque ricerca vagamente imparentata con l’arte sia come il lavoro della miniera. Uno non può dire: ‘Toh, i diamanti stavano lì e li ho presi’. Bisogna andarli a cercare. Uno deve prima di tutto individuare il giacimento e poi lavorare sodo per trovare la materia”, ha aggiunto. Al centro della sua idea di narrativa, ha spiegato, non c’è tanto la ricerca del bello quanto quella dell’autenticità. “A me non interessa molto la letteratura che si specchia. Mi piace la letteratura quando, in questo senso spontanea, ha ragione, nel senso che deve rispecchiare qualcosa di vero, deve essere autentico”. La Roma di "Dieci storie pop" è soprattutto quella dei quartieri popolari. “La ragione per cui ho scelto Centocelle è perché volevo un quartiere popolare degli anni ’60”, ha spiegato Morante. L’autrice avrebbe potuto ambientare le vicende a San Lorenzo, dove aveva vissuto da ragazza, ma ha preferito Centocelle perché “San Lorenzo aveva cambiato troppo fisionomia”. “È più difficile pensare che fosse in un certo modo tanti anni fa”, ha detto. Centocelle, invece, appariva più adatta a raccontare quel gruppo di ragazzi della periferia romana, che vivevano il proprio quartiere come un piccolo mondo. Anche la scelta del tempo presente nasce dalla voce del narratore. “Io ho lasciato parlare lui”, ha spiegato Morante. “Una volta che ho trovato il personaggio del narratore, ho lasciato che lui si esprimesse come si poteva esprimere lui”. Arrigo “si esprime prevalentemente al presente” perché “non si sente un narratore, si sente uno che riferisce delle cose che succedono nel suo gruppo di ragazzi”. Se il racconto fosse stato scritto al passato, ha aggiunto, “sarebbe diventato qualcosa di più importante, di più definitivo. Invece qui c’è questo presente che fa sì che le cose un po’ galleggino, rimangano così, non c’è un giudizio definitivo, inappellabile sulle cose”. Il tono del libro cambia però progressivamente. “I dieci racconti si concludono con la bomba di Piazza Fontana il 12 dicembre 1969”, ha spiegato Morante. “Nel momento in cui viene nominata la bomba, cominciano gli anni di piombo, finisce l’illusione”. Una svolta che viene preparata da una serie di piccoli segnali: “Questa cesura è anticipata da tutta una serie di piccole cose, di piccole malinconie, di cose che non sono tornate”. E così, pur mantenendo inizialmente un tono leggero, “mano a mano che si va avanti, si sente che qualcosa comincia a non funzionare più, che l’illusione si sta un po’ sgretolando”. Presso La nave di Teseo Laura Morante ha pubblicato nel 2018 il suo esordio letterario, "Brividi immorali", tradotto in Francia, vincitore del premio Città di Como Narrativa – Opera prima 2018 e finalista al premio Settembrini 2018 e al premio Chiara 2019. (di Paolo Martini)
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Crosetto contro il Fatto: “Titolo falso, Italia non è in guerra”
(Adnkronos) –
"L'Italia non è in guerra". Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lo afferma in una nota in cui smentisce le ricostruzioni e il contenuto di articoli di stampa. "Il giornale 'Il Fatto Quotidiano”, nella sua edizione di oggi, ha superato sé stesso nella definitiva mistificazione dei fatti. Il titolo 'L'Italia in guerra senza dirlo agli italiani e al Colle' è falso, offensivo, ingannevole e gravissimo per la dignità del mio ufficio, il mio giuramento da Ministro, come per il Capo dello Stato, le Forze Armate, i cittadini. L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato 'escluso' da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla", dice Crosetto. La presenza militare italiana in Arabia Saudita "non è mai stata ‘segreta’. Sarebbe stato sufficiente consultare gli atti del Parlamento, dove più volte sono andato, come pure dove si sono recati anche il Capo di Stato Maggiore, il Comandante del Covi, il Ministro degli Esteri, i Sottosegretari alla Difesa, fornendo tutte le informazioni necessarie, e doverose, in merito a tale specifica missione. Ed io non ho 'minimizzato' l’attacco al nostro Eurofighter: l’ho seguito personalmente, l’ho comunicato ed ho chiesto le valutazioni operative sulla sicurezza del nostro personale. L'ho fatto di notte come di giorno, seguendo in ogni momento tutti gli sviluppi dell’attacco e sincerandomi, sempre personalmente, delle condizioni dei nostri militari. Il Fatto sta solo fingendo di produrre un ‘caso’ che non esiste: mischia dati qua e là, missioni diverse e decisioni assunte secondo precise e regolari procedure, li mescola e costruisce una storia politica che quei fatti non dimostrano". "Infine, sulle navi nel Mar Rosso, una cosa è bene ricordarla: dottor Travaglio, Guido Crosetto non ha né possiede navi. Nemmeno un gommone. Le navi sono della Repubblica Italiana e della Marina Militare e operano nell’ambito di Aspides, una missione dell’Unione europea, con un mandato ben preciso sul quale ho scritto una lettera aperta e urgente all’Alto commissario Kallas, ieri uscita ovunque, ma che non vi siete neppure presi la briga di leggere. La Difesa non è, né sarà mai, il giocattolo di un ministro. È un’Istituzione dello Stato, che può muoversi solo dentro leggi, mandati, procedure e responsabilità precise, definite, che passano sempre e comunque dentro il Parlamento e che solo questi può autorizzare rispettando leggi e Costituzione. Si può criticare il Governo. Si può criticare il Ministro. È il sale della democrazia. Ma raccontare agli italiani che il Ministro e il Governo li hanno portati di nascosto in guerra, tenendo fuori Parlamento e Quirinale, senza dimostrarlo con un solo fatto, non è critica. È mistificazione politica. E questa volta non passerò oltre e non fingerò indifferenza per rispetto della Repubblica, della Costituzione e degli italiani", conclude.
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Scure di Trump sui giornalisti: niente accesso alla Casa Bianca per Cnn, Ms Now e Politico. “Assalto ai diritti, avanti con il nostro lavoro”
(Adnkronos) – Lo ha detto e lo ha fatto. Donald Trump ha bandito dalla Casa Bianca i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico "a causa della loro costante diffusione di notizie false!", ha sostenuto il presidente americano nel suo annuncio su Truth in cui ha minacciato di adottare altre misure contro "altre testate giornalistiche delle fake news".
E i giornalisti oggi si sono visti negare l'accesso alla Casa Bianca. La corrispondente di Ms Now, Akayla Gardner, ha raccontato che il suo badge non ha funzionato ai tornelli della West Wing, e a questo punto "un agente mi ha chiesto di consegnarle il tesserino che era stato disabilitato". Anche un fotografo dell'emittente è stato bloccato. Lo stesso è successo alla giornalista Betsy Klein della Cnn, con l'emittente che ha diffuso un comunicato di denuncia. "Oggi a giornalisti della Cnn è stato negato l'accesso alla Casa Bianca, la missione della Cnn di dare notizie sul governo continuerà a prescindere da ogni tentativo di limitare l'accesso fisico alla Casa Bianca o altri edifici governativi o altri tentativi di bloccare la nostra attività giornalistica – si legge nella dichiarazione – noi abbiamo il diritto sulla base della Costituzione di fare il nostro lavoro senza interferenze del governo e il bando è un assalto illegale al nostro diritto fondamentale". Le giornaliste hanno spiegato di essere state informate da agenti del Secret Service del fatto che il loro badge di ingresso era stato disattivato. Anche Ms Now ha diffuso una dichiarazione in cui si afferma la volontà di "intraprendere ogni passo necessario per difendere il Primo Emendamento e il ruolo essenziale del giornalismo indipendente nella nostra democrazia". "Noi stiamo fermi al fianco dei nostri conduttori, reporter e alla nostra redazione – continua la nota – continueremo a riportare notizie sul presidente, la sua amministrazione e su questioni che hanno un impatto per gli americani". Anche alla giornalista di Politico Cheyenne Haslett oggi è stato negato l'accesso alla Casa Bianca e le è stato ritirato il badge di ingresso. Lo ha reso noto con una mail alla redazione Jonathan Greenberger, direttore del giornale che, insieme a Cnn e Ms Now, è stato colpito dal bando di Trump. "Noi ci schieriamo al suo fianco e al fianco di tutti i giornalisti che scrivono di Casa Bianca, come abbiamo detto ieri noi difenderemo con forza i nostri diritti sanciti dal Primo Emendamento", si legge nella mail, facendo riferimento alla dichiarazione con cui Politico, subito dopo il post di minacce di Trump, ha affermato che "continuerà a scrivere di questa Casa Bianca e delle prossime". Rispondendo alle domande di giornalisti che gli chiedevano che cosa l'avesse spinto a mettere al bando le testate, Trump ha detto che non si è trattato di un singolo fatto ma il risultato di "articoli cumulativi degli ultimi anni" che secondo lui sarebbero stati caratterizzati da "bugie" su di lui. "Una messa al bando del genere è assolutamente incostituzionale – ha dichiarato Bruce Brown, presidente del Reporters Committee for Freedom of the Press, dicendosi convinto che la mossa di Trump verrà velocemente bocciata dai giudici – il Primo Emendamento parla chiaro riguardo al fatto che quando la Casa Bianca invita dei giornalisti non può mettere al bando altri perché non gradisce quello che scrivono".
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Fabio Maria Damato dopo il pandoro-gate: “Ferragni? Nessuno scontro ma non c’è più rapporto”
(Adnkronos) – Dall'ascesa alla crisi e alla fine di un impero: quello costruito negli anni da Chiara Ferragni e Fabio Maria Damato. Ospite oggi, sabato 19 settembre, a Verissimo, il manager ed ex braccio destro dell'imprenditrice digitale ha raccontato tutta la 'sua' verità sul caso del Pandoro-gate, tornando sul momento che hanno segnato la fine della sua collaborazione con Ferragni. Fabio Maria Damato, con lo scoppio del pandoro-gate, aveva deciso di rimanere in silenzio. Una direzione che oggi è cambiata: "Questa è pure la mia storia e anche io devo raccontarla", ha detto. Dopo un periodo particolarmente difficile, segnato anche dalla depressione, il manager ha deciso di ripercorrere quanto accaduto dal suo punto di vista, con grande lucidità, e senza mai parlare negativamente di Chiara Ferragni, che ha detto di aver sempre rispettato come "capo". Tra i due, ha raccontato Damato, non ci sarebbero mai stati dei veri e propri scontri, nemmeno dopo l'esplosione del caso. Il manager ha dato le sue dimissioni dall'azienda dopo circa due mesi. "Non mi sentivo più in linea con quello che l'azienda stava facendo. Io e Chiara non ci siamo nemmeno confrontati". Oggi, tra Damato e Ferragni non ci sarebbe più alcun rapporto perché "è difficile recuperare dopo aver trascorso così tanto insieme. Le nostre vite erano sottosopra in quel momento". Il manager ha ricordato il giorno in cui è esplosa l'inchiesta di Selvaggia Lucarelli, che ha portato all'accusa di truffa aggravata l'anno successivo. "Mi ricordo che è stata una sorpresa per tutti noi. Quando Selvaggia ha fatto la sua inchiesta abbiamo analizzato la collaborazione tra le due aziende" – Balocco e Ferragni – "insieme agli avvocati che erano a conoscenza di tutto quello che stavamo facendo". Damato ha ribadito di non aver percepito la pratica scorretta: "Per me era tutto una prassi di mercato. Io non ho mai avuto il dubbio, per me era tutto in buona fede. Quale poteva essere il vantaggio di un personaggio così noto a mettersi a rischio? In quel momento non c'era nessuna macchia su Chiara Ferragni". E sulle critiche ricevute per il video con la tuta grigia, Damato si dice estraneo a quella scelta: "Io avrei fatto una cosa del tutto diversa. Avrei spiegato le dinamiche dell'operazione, perché quando lo fai è tutto più trasparente. Avrei raccontato le storie delle persone che c'erano dietro le aziende. Io non so la gestazione di quel video. Chiara veniva consigliata anche da professionisti, come avvocati".
I rapporti con Fedez? "Totalmente di circostanza. L'ho rispettato come marito del mio capo e ho sempre tenuto molto a mente quali fossero i limiti da non valicare". E sulle critiche per il famoso video con la tuta grigia, Damato spiega: "Io avrei fatto qualcosa di molto diverso, avrei spiegato meglio le dinamiche dell’iniziativa. Visto che è stato l’aspetto più criticato, probabilmente il pubblico avrebbe gradito sentire delle scuse".
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La Roma scappa con Kone, l’Inter la riprende con Lautaro: 2-2 all’Olimpico
ROMA (ITALPRESS) – Un tempo e un punto a testa per Roma e Inter che chiudono il big match in vetta alla classifica con un pareggio per 2-2. E per la quarta volta consecutiva in stagione la squadra di Chivu va sotto di due gol. La doppietta di Manu Kone illude infatti l’Olimpico di poter sfatare il tabù Inter, imbattuta nella Capitale sponda giallorossa dal 2 ottobre 2016. Poi è il solito Lautaro Martinez a risolvere i problemi di casa nerazzurra con due gol nel secondo tempo. Alla sosta Roma e Inter ci arrivano con 13 punti in classifica e un primato da condividere.
E’ stata una partita a due facce. Gli uomini di Gasperini partono fortissimo. Al 6′ Dybala scodella una palla in area, Molina fa da torre per Kone che col destro piega le mani di Martinez. Dybala è nel vivo del gioco, ma è poco preciso in fase di conclusione. Al 13′ Dimarco sbaglia un disimpegno e di petto addomestica la palla all’argentino che si coordina male e spara sopra la traversa. La Roma è padrona del campo per 25 minuti. Poi si sveglia l’Inter che sfiora il gol tre volte. Prima sugli sviluppi di una rimessa laterale: Bisseck vola verso la porta ma viene murato sul più bello da Svilar. Poi con Lautaro Martinez che, su assist di Dimarco, in spaccata (e forse in fuorigioco) impatta male il pallone. Al 33′ anche Bastoni si affaccia dalle parti di Svilar da posizione defilata, ma la sua conclusione sbatte sul palo esterno. Superato lo spavento, la Roma torna a fare il suo gioco. E al 37′ segna il gol del raddoppio. Tutto nasce ancora dai piedi di Dybala che crossa dalla destra: Mancini in area tocca per Kone che sigla la doppietta. L’arbitro Massa inizialmente annulla per fuorigioco, ma il Var convalida la rete che infiamma ancora di più l’Olimpico. Se l’Inter deve migliorare l’avvio di partita, la Roma ha urgente esigenza di migliorare ad inizio ripresa. Al 46′ i giallorossi subiscono il terzo gol stagionale, tutti arrivati ad inizio secondo tempo. Bastano pochi secondi ai nerazzurri per accorciare le distanze. Dopo una palla persa da Mancini, Thuram accelera e serve Lautaro che a centro area impatta male ma riesce a battere Svilar. La Roma al 67′ ha la palla del 3-1: Malen aggancia nello stretto e calcia a botta sicura, ma colpisce al volto Josep Martinez. L’olandese è esausto ma deve stringere i denti perchè al 79′ c’è il pareggio interista. Su calcio d’angolo Svilar e la traversa salvano i giallorossi. L’azione continua e su invito di Bisseck, Lautaro in un fazzoletto di terreno in area lascia partire un missile che non lascia scampo al portiere romanista. Entrambe le squadre cercano il gol nel finale, ma il risultato non cambia più. Niente fuga in Serie A.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Salute: 60% disturbi equilibrio risolvibili non intercettati da Ssn, più costi e disagi
(Adnkronos) – I disturbi dell'equilibrio sono molto frequenti e sono spesso all'origine di cadute che, soprattutto nell'anziano, possono avere gravi conseguenze. Problemi che rischiano di generare un domino di spese, per il sistema pubblico – rappresentano infatti il 5% degli accessi al pronto soccorso – ma anche per il cittadino per il quale si avvia una lunga via crucis di accertamenti. Una situazione paradossale perché gran parte dei casi – quando si tratta di vertigini vestibolari di posizione – potrebbe essere risolta rapidamente con una semplice manovra, durante la visita, dallo specialista audiologo. I numeri però dicono che "il 60% delle persone con questo tipo di problematica non viene intercettato dal Servizio sanitario nazionale", spiega all'Adnkronos Salute Luciano Bubbico, otorinolaringoiatra coordinatore scientifico sulla prevenzione delle disabilità neurosensoriali dell'Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp), riferendo il dati dello studio appena pubblicato sulla rivista internazionale Healthcare sulla prevenzione dei disturbi dell'equilibrio e delle cadute accidentali e lo sviluppo di nuove politiche sanitarie, realizzato in collaborazione con Luca Cegolon, docente di Igiene e medicina preventiva Università di Trieste e con Giuseppe Mastrangelo, dell'Università di Padova). I disturbi dell'equilibrio, ricorda Bubbico, "possono avere origine vestibolare o extra vestibolare. Le vertigini di origine periferica vestibolare sono causate da quattro principali patologie : la vertigine parossistica posizionale benigna, la malattia di Ménière, la neurite vestibolare e altre vertigini vestibolari periferiche. La vertigine parossistica posizionale benigna (Vppb) rappresenta la causa più frequente, riguarda circa il 20% dei pazienti che presentano sintomi di vertigine, nota anche impropriamente come labirintite. Errori o ritardi nella diagnosi sono frequenti, il che evidenzia la necessità che i clinici conoscano bene le tecniche diagnostiche e terapeutiche. E' causata dallo spostamento degli otoliti all'interno dei canali semicircolari, che provoca episodi di vertigine brevi e ricorrenti scatenati da cambiamenti nella posizione della testa. Le manovre fatte dallo specialista sono efficaci trattamenti di prima linea". Quando non intercettato questo disturbo porta a "vertigini molto violente che, anche se sono a volte benigne, portano il paziente ad andare in pronto soccorso. E così spesso esegue una Tac, una risonanza, molto spesso viene ricoverato per un paio di giorni, con costi elevati". Se non va in pronto soccorso, invece, "in molti casi si fa visitare pagando di tasca propria, oppure si tiene il disturbo ed è a rischio di fare una caduta". Quando invece il problema "viene intercettato rapidamente l'audiologo, che è lo specialista di riferimento, gli fa una manovra liberando il canale dagli otoliti che determinano la vertigine nella maggioranza dei casi. E il paziente va a casa senza vertigini. Ha risolto completamente il suo disturbo", evidenzia l'esperto secondo il quale è fondamentale accrescere la formazione dei medici del territorio sul tema. "Il medico di famiglia spesso non conosce la patologia – continua – sarebbe utile sensibilizzalo perché, a fronte di questo tipo di disturbi, indirizzi il paziente dall'audiologo che è lo specialista indicato a fare la diagnosi e il trattamento", aggiunge Bubbico secondo il quale "potrebbe essere molto utile coinvolgere Case e gli ospedali di comunità. Queste strutture di assistenza primaria, progettate per offrire servizi sociali e sanitari per promuovere l'invecchiamento attivo e l'assistenza domiciliare per le patologie croniche, potrebbero svolgere un ruolo importante nella prevenzione dei disturbi vestibolari nei pazienti anziani, attraverso un approccio integrato multidisciplinare che coinvolga diversi specialisti (audiologi, geriatri, neurologi, fisioterapisti, ecc.), migliorando così l'efficienza dell'assistenza sanitaria". Secondo studi recenti nei Paesi industrializzati le vertigini periferiche colpiscono annualmente circa 285,5 individui ogni 100.000 abitanti. "I test vestibolari – continua Bubbico ricordando i dati dello studio appena pubblicato – sono fondamentali per una diagnosi precisa dei disturbi dell'equilibrio. Se eseguiti precocemente e accompagnati da adeguato trattamento, permettono di ridurre le giornate di malattia, gli infortuni sul lavoro e nei soggetti anziani cadute accidentali anche gravi che possono ridurre in maniera significativa l'autonomia della persona. I risultati della ricerca hanno indicato che gli esami vestibolari forniti dal Ssn risultano insufficienti a soddisfare le esigenze assistenziali della popolazione generale. In particolare nel 2023 sono stati eseguiti solo 129 esami di primo livello ogni 100 000 abitanti, mentre molto più basso è il numero di test di secondo livello, appena 37 per 100 000 nel 2023, mostrando una notevole variabilità regionale ad eccezione della Lombardia, del Veneto e della provincia autonoma di Trento". Un recente studio del Johns Hopkins Hospital, "utilizzando un sistema di tracciamento oculare basato su smartphone (Tele-Dizzy Eye-Phone), ha permesso la diagnosi precoce del nistagmo posizionale con vertigini, con un valore predittivo positivo del 100%. Il test è semplice, registra i movimenti oculari tramite intelligenza artificiale su smartphone, con invio dei dati a una piattaforma, consente di identificare a distanza, con un'accuratezza diagnostica paragonabile a quella del test clinico (video nistagmo grafia Vng). La telemedicina può quindi rappresentare uno strumento efficace, promettente ed economicamente vantaggioso per la diagnosi a distanza del nistagmo posizionale, offrendo prospettive per un maggiore accesso ai servizi audiologici, in particolare per i residenti delle aree rurali e periferiche d'Italia", ha concluso Bubbico.
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Sandro Mazzola, l’ultima intervista (inedita): “L’Inter è una mamma per me”
(Adnkronos) – "L'Inter è la mamma di un giovane. Io mi ricordo benissimo i miei primi anni. Non ero titolare, ma venivo convocato per allenarmi con i grandi. Li guardavo cercando di capire come facevano a giocare il pallone, fu un'esperienza bellissima che mi insegnò molto". Inizia così l'ultima commovente (e inedita) intervista rilasciata da Sandro Mazzola ai canali ufficiali dell'Inter, pubblicata oggi dal club dopo la scomparsa della leggenda nerazzurra.
Mazzola ha ricordato le grandi emozioni vissute con la maglia dell'Inter: "La prima Coppa dei Campioni è il trofeo a cui sono più legato, finalmente eravamo riusciti a vincerla. Avevamo lottato tanto per averla, ogni volta entravamo in campo con il fiato sospeso, come per dire 'Forza ragazzi, dai che ci siamo!'. Eravamo consapevoli che bisognava darsi da fare, il Real Madrid era una grande squadra, ma aiutandoci l'un l'altro ottenemmo la vittoria, che in quel momento era la cosa più importante. Puskas per me era uno dei grandi giocatori della storia del calcio: quando mi venne incontro tremavo. Quando mi disse ciò che mi disse avrei voluto sdraiarmi per terra e starlo a sentire. Non ho voluto mai dirlo, perché da quel momento non sono più stato quello di prima. Anche quando parlo nei miei occhi vedo Puskas, una cosa fantastica". Per Mazzola, il decimo scudetto è stato uno dei più bei ricordi legati alla città di Milano: "La vittoria della prima stella fu un momento interessantissimo: già nello spogliatoio eravamo tesi, non potevamo perdere un'occasione come quella, ma in campo si chiarì tutto. Ci guardammo in faccia e capimmo cosa dovevamo fare. Nel 1971 non pensavamo di riuscire a vincere: quando riesci a rimontare grazie a ciò che c'è dentro la tua squadra, dentro te stesso è qualcosa di fantastico, che ricordi per sempre. Prima di una partita eravamo un po' preoccupati: io entrando in spogliatoio dopo il riscaldamento guardai i miei compagni, ma non li riconoscevo. Erano smarriti, con la paura di non essere all'altezza della situazione. Mi ricordo che il nostro portiere di allora si accorse che tremavo ed ero rosso in faccia e mi disse: 'Vuoi dire tu ai ragazzi come facciamo o sappiamo già cosa fare per vincere la partita?'. Questo sbloccò tutto: iniziammo a parlare tra di noi ed entrammo nella partita da giocare". Nella carriera del campione nerazzurro, non è mai mancato il supporto dei tifosi: "I tifosi sono una cosa fantastica. Noi siamo cresciuti con l'Inter, avevamo il tifoso nel cuore. Andavo a casa – ha ricordato – e passavo davanti a un bar di tifosi: come uscivo dalla mia porta tutti erano pronti per farmi sapere che erano con me e che l'Inter era loro".
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Udinese-Cagliari 0-1, Maldini lancia i sardi in testa alla classifica. Bologna-Torino 1-1
(Adnkronos) – Il Cagliari batte anche l'Udinese in trasferta, in uno degli anticipi della quinta giornata di Serie A, e vola in testa alla classifica. A regalare il momentaneo primato in campionato ai sardi (per ora a 12 punti insieme a Inter e Roma, che si affronteranno nel big match di oggi, sabato 19 settembre, alle 18), il gol di Daniel Maldini al 54'. L'attaccante rossoblù, bravo a sfruttare un'incertezza friulana sull'asse Miller-Kabasele, firma l'1-0 al Bluenergy Stadium. Nell'altra partita delle 15 del sabato, il Toro va sotto, reagisce e conquista un punto prezioso in trasferta contro il Bologna. Al Dall'Ara, finisce 1-1 tra la squadra di Ignazio Abate e i rossoblù, passati in vantaggio al 14' con il gol di Bernardeschi. A firmare il pari è Kulenovic, favorito da un brutto errore di Skorupski al 77'. Il Bologna sale al momento al quartultimo posto in classifica, a quota 2 punti. Il Toro è invece quattordicesimo, con 4 punti.
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Serie A, oggi Roma-Inter – Diretta
(Adnkronos) – Torna in campo la Serie A. Oggi, sabato 19 settembre, si gioca Roma-Inter. All'Olimpico sarà scontro tra prime della classe, con i giallorossi che ospiteranno gli uomini di Chivu nella quinta giornata di campionato. Entrambe le squadre sono prime in classifica a punteggio pieno, con 12 punti raccolti nelle prime quattro partite di campionato. Calcio d'inizio alle 18.
Dove vedere Roma-Inter? La gara sarà disponibile su Dazn, ma anche su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Partita visibile in streaming sull'app di Dazn. L'Inter tornerà in campo sabato 10 ottobre alle 18, a San Siro contro il Parma. La squadra di Gasperini affronterà invece il Como al Sinigaglia domenica 11 ottobre alle 12:30
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