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Yemen, Tajani “Non siamo in guerra con Houthi, ma il Mar Rosso è strategico”

ROMA (ITALPRESS) – “No, non siamo in guerra. Tanto è vero che la missione europea Aspides è nata e rimane una missione difensiva, che vuole solo garantire il passaggio dei mercantili che transitano dal Mar Rosso e da Bab elMandeb proteggendoli da eventuali attacchi degli Houthi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e vice premier, Antonio Tajani, in un’intervista al Corriere della Sera, dopo l’attacco che ha colpito un caccia italiano. “Questo continueremo a far di fronte all’aggravamento della situazione nello stretto, sollecitando l’Unione europea a rinnovarla, perchè abbiamo un forte interesse strategico – ha sottolineato – il 40% dell’intero traffico marittimo commerciale dell’Italia e il 6o% delle merci che esportiamo verso l’Asia passano attraverso il Mar Rosso. Sono mesi che diciamo di rafforzare Aspides, chiedendo agli altri Stati di intervenire al nostro fianco. Lo rifarò la prossima settimana a New York, in margine all’Assemblea generale dell’Onu”. Alla domanda del Corriere della Sera se possa confermare le parole del ministro Crosetto riguardo al fatto che l’Aspides rinforzata può partire anche con le sole navi nostre e della Grecia, ma che in questo caso le spese devono essere condivise dagli alleati europei, ha risposto: “Certo, o mandano altre unità o devono farsi carico di una parte del costo economico. Aspides deve assolutamente continuare ed essere rafforzata”. Poi, in merito agli incontri previsti all’Assemblea dell’Onu, Tajani ha aggiunto che “faremo una riunione del Consiglio esteri ad hoc. Ma di Aspides parlerò anche nell’incontro dei ministri degli Esteri del G7 e in quello della Coalizione di Roma per la sicurezza alimentare, un format che abbiamo lanciato noi e i croati, che mette insieme Med 9 (i nove Paesi mediterranei dell’Ue) e le nazioni della Lega Araba. Lo abbiamo convocato di nuovo a New York, allargando l’agenda anche alla libertà e alla sicurezza della navigazione. Sono previste anche altre riunioni, per esempio quella con gli amici dei Balcani”, ha concluso.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Germania, elezioni oggi nel Meclemburgo e a Berlino: voto cruciale per Merz dopo trionfo AfD in Sassonia

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(Adnkronos) –
Si vota oggi domenica 20 settembre in Germania per rinnovare il parlamento statale nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, ultimi due appuntamenti elettorali di un anno caratterizzato da cinque elezioni regionali che nel Paese hanno fatto emergere un diffuso malcontento nei confronti del governo di coalizione guidato dal cancelliere Friedrich Merz. Si tratta di un voto cruciale per la sopravvivenza politica del cancelliere, insidiato dalla continua crescita dell'estrema destra di AfD. A due settimane dalla storica sconfitta in Sassonia-Anhalt per mano del partito di estrema destra tedesco "Alternativa per la Germania", la Cdu rischia infatti un risultato ancora più clamoroso nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove secondo i sondaggi si avvicinerebbe pericolosamente alla soglia di sbarramento del 5%.  Se restasse al di sotto, si tratterebbe di un fatto inedito nella storia della Repubblica Federale – dove mai prima d'ora un partito dell'Unione (Cdu/Csu) è rimasto fuori da un parlamento regionale – che potrebbe innescare imprevedibili effetti domino all'interno dell'Unione cristiano-democratica e dell'Unione cristiano-sociale, fino alla sostituzione in corsa del cancelliere Merz, i cui suoi indici di popolarità sono da tempo ai minimi storici e la cui autorità vacilla all'interno della stessa Cdu.  Il partito di estrema destra tedesco AfD è stato impegnato nel rush finale per tentare di affermarsi come prima forza politica nello stato nord-orientale. "Vogliamo tingere di blu questo stato. Non lasciatevi scoraggiare dai sondaggi", ha dichiarato il capolista Enrico Schult, citato dalla Dpa, davanti a centinaia di sostenitori durante il comizio conclusivo della campagna elettorale a Demmin. "Noi dell'AfD non vediamo l'ora. Vogliamo assumerci responsabilità di governo", ha affermato. L'ultimo sondaggio 'Politbarometer' della Zdf fotografa però il sorpasso dei socialdemocratici della Spd della governatrice uscente Manuela Schwesig, protagonisti di una forte e costante rimonta negli ultimi mesi, ora in leggero vantaggio sull'AfD, con il 37% contro il 36%. Il partito della Sinistra, Die Linke, si attesta al 9%, seguito dai conservatori della Cdu al 6%, dai Verdi al 5% e dall'Alleanza Sahra Wagenknecht (Bsw) al 4%. Il voto è seguito con particolare attenzione dai partiti conservatori, Cdu e Csu. "Cosa succederà al cancelliere Merz se la Cdu non supererà la soglia di sbarramento del 5% nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore?", scriveva recentemente il settimanale di Amburgo, raccogliendo le voci della possibile ricerca di un'alternativa al cancelliere in carica. Due premier regionali vengono indicati come possibili potenziali successori, scriveva il settimanale di Amburgo. Uno è il bavarese cristiano-sociale Markus Soeder, l'altro il cristiano-democratico premier del Nord-Reno Westfalia Hendrik Wuest. Oltre a questi si fanno secondo la stampa tedesca anche i nomi di Alexander Dobrindt (Csu), ministro dell'Interno, e il ministro-presidente dell'Assia, Boris Rhein (Cdu). Ad una domanda sulle ripercussioni per Merz – fino ad un possibile 'rovesciamento' del cancelliere – di un risultato negativo il 20 settembre, il leader della Csu Markus Söder dichiarava alla Bild: "Da parte della Csu non succederà in nessun caso". Poi sottolineava di non poter parlare a nome della Cdu. Wuest d'altro canto, spiegava Der Spiegel, vorrebbe difendere la sua carica di premier ad aprile in occasione delle elezioni regionali, prima di mettere in primo piano le ambizioni politiche a livello federale. "Visto da Düsseldorf, ci sono diverse ragioni per non trasferirsi a Berlino già adesso. Le condizioni quadro economiche non dovrebbero cambiare, così come la difficile situazione internazionale. Inoltre, Wuest verrebbe giudicato sulla base delle aspettative che Merz stesso ha alimentato. Il cristiano-democratico governa a Duesseldorf con i Verdi, rappresentando in un certo senso il modello opposto alla svolta conservatrice che Merz aveva promesso al partito nel programma e nella campagna elettorale". Ma se le intenzioni di voto o i timori interni agli stessi partiti di governo si trasformassero oggi in numero effettivo di preferenze, la Cdu scenderebbe ad un livello mai raggiunto (le percentuali più basse ottenute in un'elezione regionale sono state il 9% a Brema nel 1951, l'11,2 ad Amburgo nel 2020, il 12,1 nel Brandeburgo nel 2024, il 13,3% nel Meclemburgo-Pomerania nel 2021). "I giuramenti di lealtà diventerebbero obsoleti, e così le considerazioni strategiche contro un cambio di cancelliere", osservava il settimanale di Amburgo. Sarebbe una questione di sopravvivenza del partito e di chi possa incarnare credibilmente un nuovo inizio. E anche nella Spd la disponibilità a votare per un altro cancelliere probabilmente crescerebbe.  
Con il voto di oggi gli elettori sono chiamati a rinnovare il parlamento regionale nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore per un mandato di cinque anni. Può votare chi possiede la cittadinanza tedesca, ha compiuto almeno 16 anni il giorno delle elezioni, ha la residenza nella regione da almeno 37 giorni. L'elettore – 1,3 milioni gli aventi diritto – dispone di due voti. Il primo (Erststimme) serve a scegliere un candidato diretto del proprio collegio elettorale, e riguarda 36 degli almeno 71 deputati regionali, il secondo (Zweitstimme) serve a scegliere la lista di un partito e determina la quota proporzionale dei restanti seggi in Parlamento. 
Oggi saranno chiamati al voto anche gli elettori della città-stato di Berlino, il cui parlamento regionale (Landtag), ufficialmente denominato Abgeordnetenhaus (Camera dei deputati) ha funzioni sia comunali sia regionali. I deputati eletti dai cittadini vengono chiamati Mitglieder des Abgeordnetenhauses (Membri della Camera). Le elezioni per la Camera dei Rappresentanti e per le assemblee distrettuali (Bvv) si tengono simultaneamente a quelle regionali ogni cinque anni. Per la Camera dei Rappresentanti hanno diritto di voto i cittadini tedeschi di età pari o superiore a 16 anni che risiedono a Berlino da almeno tre mesi. Il numero di aventi diritto sarà questa volta maggiore rispetto agli ultimi decenni: per la prima volta, anche i sedicenni e i diciassettenni con cittadinanza tedesca potranno votare e quasi 2,49 milioni di persone potranno recarsi alle urne. Si tratta del numero più alto dal 1990. Anche in questo caso, ogni persona ha a disposizione due schede, la prima per designare un candidato in uno dei 78 collegi elettorali (mandato diretto), la seconda per votare un partito che necessita di almeno il 5% dei secondi voti o di un mandato diretto per entrare in Parlamento. La Camera dei Rappresentanti è normalmente composta da 130 seggi, numero che può leggermente variare. Un sondaggio Insa per Berlino faceva registrare venerdì il 20% delle preferenze per la Cdu, il 12 per la Spd, il 15 per i Verdi, il 21 per la Linke, il 18 per l'Afd, il 5% per il Bsw.  "Ritengo che a novembre o dicembre avremo il primo governo guidato dall'AfD in tutta la Germania", ha dichiarato Ulrich Siegmund, capolista del partito e vincitore delle elezioni nel Land della Sassonia-Anhalt, durante un comizio elettorale nella città di Neubrandenburg. Un chiaro appoggio al cancelliere Merz dopo la sconfitta della Cdu in Sassonia-Anhalt e alla vigilia del voto a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania è arrivato dagli otto premier regionali esponenti dell'Unione cristiano-democratica. "La Germania politica ha bisogno di stabilità ora più che mai. In questa situazione, ciò che conta di più è l’unità, la determinazione e una chiara direzione dei cristiano-democratici tedeschi", hanno affermato gli otto leader regionali in una dichiarazione ottenuta dalla Dpa. Merz, che ha annullato il viaggio previsto per la prossima settimana all'Assemblea generale dell'Onu a New York, prevede di incontrare i vertici del suo partito (Cdu) questa sera, non appena emergeranno i primi risultati delle elezioni. 
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Groenlandia, Trump annuncia lo storico accordo: per Copenaghen è una vittoria diplomatica

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(Adnkronos) – "Zitti, non diciamo a Trump che è stato il Regno di Danimarca a vincere". Così il corrispondente dagli Stati Uniti del giornale danese Berlingske sintetizza il sentimento con cui a Copenaghen è stato accolto l'annuncio di Donald Trump di quello che definisce uno storico accordo sulla presenza militare Usa della Groenlandia, che di fatto ribadisce la sovranità danese sul territorio artico che il tycoon ha ripetutamente minacciato di invadere e annettere. Insomma, una vittoria diplomatica dei danesi, con la premier Mette Frederiksen che parla di "un buon accordo" che "rafforza la nostra sicurezza comune nell'Artico e nell'area del Nord Atlantico" e riconosce "la sovranità e l'integrità territoriale del Regno e il diritto del popolo groenlandese alla determinazione", come si legge in una dichiarazione congiunta con il primo ministro di Nuuk, Jens-Frederick Nielsen.   "La cosa più folle è che ministri, diplomatici, funzionari sono riusciti a vendere a Trump questo accordo come una sua grande vittoria personale", aggiunge il giornalista danese, riferendosi al fatto che Trump nel suo post descrive l'accordo come "il sogno che diventa realtà per gli Stati Uniti", rivendicando il fatto che lui sarebbe riuscito a risolvere "in modo permanente e definitiva una situazione molto importante", dopo che "per oltre 100 anni i presidenti sapevano dell'importanza strategica della Groenlandia, ma nessuno di loro è stato in grado di fare nulla a riguardo".  In realtà, già durante la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti fecero un accordo con la Danimarca per avere l'accesso all'isola, proteggendola dalle mire dei nazisti e usandola come avamposto per le operazioni militari in Europa, con basi che divennero cruciali per i rifornimenti dei caccia in volo dall'America. Una volta finita la guerra l'accordo fu codificato in un patto di Difesa, firmato nel 1951 e poi rinnovato nel 2004, che garantiva già agli Stati Uniti la possibilità di ampliare la presenza militare, come hanno continuato a ripetere Groenlandia, Danimarca e diplomatici Nato di fronte all'offensiva di parole e minacce avviate da Trump e dalla sua amministrazione contro un Paese alleato. Non è chiaro – sottolinea oggi Politico – quanto il nuovo accordo, il cui testo definitivo negoziato per mesi non è stato diffuso, cambi del vecchio patto che sulla carta da quasi 80 anni garantisce a Washington già quello che Trump chiedeva ed ora presenta come una sua vittoria. L'attuale presenza militare Usa è ridotta, con la sola base militare Pituffik Space Base costruita nel 1953 nel nord dell'isola a poco più di mille chilometri dal circolo polare artico, ma durante la Guerra Fredda è stata molto più consistente, con 25mila truppe e 17 basi, a riprova quindi del fatto che l'accordo di oltre 70 anni rendeva possibile una massiccia presenza Usa.   La novità dell'accordo sembra quindi risiedere nel divieto a nazioni non Nato di stabilire basi militari o dispiegare truppe nell'isola, un divieto che investe anche possibili investimenti di Paesi non alleati nel settore dei minerali critici e minerario, secondo quanto rende noto il dipartimento di Stato. "Questo accordo affronta in modo permanente e completo le nostre preoccupazioni di sicurezza riguardo alla Groenlandia", ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, riguardo alle misure ad hoc nei confronti di Russia e Cina. "D'ora in poi nessun avversario degli Stati Uniti potrà avere una base militare in Groenlandia o fare investimenti sensibili senza la nostra esplicita autorizzazione scritta", proclama Trump su Truth.  Anche se, ricorda a Politico una fonte della Nato, non vi sono indicazioni che nessuno dei due Paesi abbiano effettivi piani di questo genere in un territorio autonomo di un Paese dell'Alleanza Atlantica. Anzi, i media danesi sottolineano come la Danimarca abbia già bloccato dieci anni l'acquisizione da parte di una società cinese di una ex base militare in Groelandia. "Anche se Trump sta cercando di presentarla come una vittoria, secondo me è una spettacolare sconfitta", conclude un altro commentatore televisivo danese, Torsten Jansen, affermando che il presidente con tutto il clamore, le minacce non ha ottenuto niente di più di quello che avrebbe avuto attraverso i normali canali diplomatici.  Marco Jacobsen, ricercatore del Royal Danish Defence College, appare meno perentorio, parlando di accordo che beneficia tutte e tre le parti: "Trump ne esce apparendo vincitore, un buon uomo d'affari che ha spinto Danimarca e Groenlandia verso qualcosa di nuovo" dice a Afp, spiegando che per Trump uscirne vittorioso, "almeno rispetto al fronte domestico", vuol dire "poter chiudere la cosa", soprattutto ora che la sua impopolarità continua a crescere per la guerra reale con l'Iran e quella dei dazi con il Canada. "Non ha bisogno di aprire un nuovo fronte con la Groenlandia e una potenziale guerra commerciale con la Ue", conclude.  
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Nato preparata a rispondere alla minaccia russa: “L’alleanza è pronta”

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(Adnkronos) –
La Nato è pronta a rispondere a una potenziale escalation provocata dalla Russia sul fianco orientale dell'alleanza. E' il messaggio che invia l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, mentre diversi paesi – in particolare Francia e Polonia nelle ultime ore – accendono i riflettori sui rischi legati a un quadro internazionale sempre più teso. "L'alleanza è pronta, la struttura è pronta. I soldati e le armi sono pronti", le parole di Cavo Dragone, come riferisce Politico, durante un meeting dei vertici militari dei 32 paesi a Copenaghen. "Questa alleanza ha 77 anni e si è adattata all'evoluzione della minaccia. In caso di attacco, posso dirvi che oggi lor hanno molto di più da perdere che da guadagnare, questo è certo, ed è deterrenza". La Nato, afferma l'ammiraglio, continua a lavorare per "incrementare" le forze a disposizione "in termini di numeri e di efficienza". I rilievi di Cavo Dragone assumono un significato particolare alla luce, ad esempio, del discorso tenuto dal premier polacco Donald Tusk nella giornata di venerdì. Secondo il leader del governo di Varsavia, Mosca potrebbe lanciare droni o missili nel territorio di un paese Nato "nei prossimi mesi" nell'ambito di una provocazione studiata per testare l'alleanza e dimostrare che l'articolo 5 – che prevede la difesa collettiva in caso di aggressione a un membro dell'alleanza – abbia un peso puramente teorico.  Negli ultimi mesi, l'Europa ha dovuto affrontare una serie di violazioni dello spazio aereo e ha dovuto contrastare azioni di sabotaggio come quella sventata all'aeroporto di Lipsia, dove è stato neutralizzato un drone dotato di esplosivo. Ad agosto, rapporti dell'intelligence degli Stati Uniti hanno fatto scattare l'allarme in relazione a un attacco che la Russia starebbe pianificando, nei prossimi anni, contro un paese della Nato. Secondo Cavo Dragone, il vertice di Copenaghen non si è concentrato sulla discussione dell'allarme specifico. 
La Nato, ha comunque chiarito l'ammiraglio, ha elaborato piani militari "di 4000 pagine" per proteggere il fianco orientale dell'alleanza, contemplando scenari che prevedono una "crisi minima o un'interferenza sul nostro territorio". I paesi membri del patto atlantico hanno concordato tre piani operativi di difesa regionale nel 2023, dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte di Mosca. Gli alleati sono "pronti in caso di escalation. In caso di attacco, sappiamo come agire. Il comportamento sconsiderato della Russia nelle ultime settimane e negli ultimi mesi continua a mettere alla prova la determinazione degli alleati", prosegue Cavo Dragone. La linea seguita da Mosca "mira a minare la fiducia e a indebolire la nostra unità. Voglio essere chiaro: questi tentativi non ci stanno dividendo. Stanno affinando i nostri strumenti, rendendoci molto più uniti e determinati". 
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Louvre, appendono due quadri nella sala della Gioconda. Arrestati due tedeschi: “Stavamo scherzando”

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(Adnkronos) – Due cittadini tedeschi sono stati arrestati per aver appeso due quadri nella sala del Museo del Louvre che ospita la Gioconda, causando lievi danni a una parete. A riferirne è stata una fonte di polizia. Intorno alle 15.30, i due uomini hanno attaccato due quadri alla parete con del nastro adesivo nella sala, dove è esposto il celebre dipinto di Leonardo Da Vinci. I due quadri misuravano 30 cm x 40 cm: il primo raffigurava uno dei due autori con indosso un'armatura, mentre il secondo mostrava i ritratti dei due uomini accompagnati da una donna. Il servizio di sicurezza del museo li ha fermati e, poi, ha chiamato la polizia.  Ascoltati dagli agenti, i due, di nazionalità tedesca, hanno spiegato di aver appeso i quadri per scherzo. Le guardie del Louvre hanno constatato lievi danni alla parete durante la rimozione dei due quadri, ha aggiunto. La 'Monna Lisa' non ha subito alcun danno.  Il 9 ottobre 2025, una banda di ladri ha rubato otto gioielli della corona francese in pochi minuti dalla Galleria Apollo del Louvre, il museo più visitato al mondo. I quattro membri della banda sono stati arrestati, ma gli oggetti rubati, il cui valore è stimato in 88 milioni di euro, risultano ancora dispersi. Il furto ha sconvolto il mondo e ha messo in luce
una serie di falle nella sicurezza, tra cui l'obsoleto sistema di videosorveglianza del museo. A novembre e febbraio infiltrazioni d'acqua hanno danneggiato diverse centinaia di libri nella biblioteca delle antichità egizie, nonché un soffitto affrescato del XIX secolo.  
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De Luca contro Bonelli: “Porta jella”. Avs: “Attacchi sguaiati”. Pd: “No alle offese”

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(Adnkronos) – "Bonelli è il salice piangente della politica italiana. Basta solo questo nome per spingere tutta la popolazione maschile del nostro Paese a compiere un gesto, diciamo, scaramantico, ad accarezzarsi i perpendicoli in via preventiva. Perché, notoriamente, è un 'portaseccia' in napoletano, un 'portasfiga' in romanesco o, se vogliamo unire l'Italia e utilizzare Manzoni, un mettimale, uno scampaforca". Vincenzo De Luca irrompe nel campo progressista e aggiunge un po' di pepe in una situazione già di per sé non ottimale. E fa insorgere Avs, che mostra solidarietà al co-portavoce di Europa verde e chiede a tutti, soprattutto al Partito democratico, di condannare le parole dell'ex presidente della Campania e attuale sindaco di Salerno. Nel classico appuntamento del venerdì sui social, De Luca, prendendo spunto dalla famosa foto nell'osteria in cui i quattro leader del campo largo (Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e, appunto, Angelo Bonelli) avevano lanciato i loro appuntamenti nel Paese – solo uno è andato a dama -, inizia a lanciare stilettate al deputato rossoverde. "Si facevano fotografare come i grandi della Terra a Jalta – punge -. Vi ricordate la foto storica? Churchill, Roosevelt, Stalin. Bene, il centrosinistra ha proposto una foto in un ristorante con in primo piano le immagini di Fratoianni e di Bonelli. Ora, qui abbiamo davvero l'occasione di rilassarci e di vivere questi mesi all'insegna della leggerezza; non possiamo fare altro in Italia". Per il sindaco salernitano quando viene fuori Bonelli "il cielo si rabbuia", perché "è uno dei produttori di depressione nazionale". "Così si presenta l'opposizione, con l'immagine di Bonelli. E dove vogliamo andare? Sarà una lotta titanica fra i Bonelli e i Lollobrigida. Siamo un Paese infelice: sarà dura nei prossimi mesi", profetizza ancora De Luca.  Se il diretto interessato preferisce non commentare, ci pensano i suoi ad arrivare in sua difesa. I verdi campani, tra cui la co-portavoce con Bonelli di Europa verde Fiorella Zabatta, esprimono la piena solidarietà, aggiungendo che "il confronto politico può essere duro, anche aspro, ma non può mai trasformarsi in aggressione personale, insulto o delegittimazione dell’avversario. Quando si supera questo limite, non si colpisce soltanto una persona: si impoverisce il confronto democratico e si manca di rispetto alle istituzioni e ai cittadini". E poi l'appello al Pd e agli altri compagni di viaggio progressisti perché "prendano pubblicamente e senza ambiguità le distanze dalle parole pronunciate da De Luca". "Su episodi di questo tipo non possono esserci silenzi, ambiguità o giustificazioni dettate dalle convenienze politiche. Il dissenso è legittimo. La critica, anche molto dura, è parte della democrazia. Gli attacchi personali e gli insulti, invece, non possono diventare il linguaggio della politica né essere normalizzati da chi condivide un percorso di coalizione. Ad Angelo Bonelli va la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Angelo, siamo al tuo fianco!", concludono da Europa verde Campania.   Anche Filiberto Zaratti, deputato di Avs, si schiera affianco al suo leader: "Il sindaco di Salerno De Luca ha travalicato le buone regole, se ha delle critiche politiche le avanzi, ma non si permetta questi attacchi personali e sguaiati nei confronti del co-portavoce di Europa verde Angelo Bonelli. Siamo sicuri che anche dal Pd verrà una condanna netta nei confronti di De Luca, perché il suo comportamento va stigmatizzato anche dal suo partito". E dal Pd, in effetti, una voce si leva, quella di Arturo Scotto. "Solidarietà a Bonelli. Le frasi che gli ha rivolto il sindaco di Salerno vanno ben oltre la critica politica e diventano offesa personale, è un linguaggio che non appartiene al Partito democratico", mette agli atti il deputato dem, l'unico dei suoi, al momento, a stigmatizzare le parole dell'ex governatore campano.  Che, peraltro, non se la prende solo con Bonelli, ma attacca anche un altro degli altri alleati della segretaria Elly Schlein: Giuseppe Conte. Per l'ex premier usa la parola "Luciferino", perché "è riuscito a cancellare alcuni episodi della sua esperienza politica non proprio esaltanti. Si chiamava trasformismo, in Italia, questa propensione politica ad andare da tutte le parti, ma siamo un Paese dalla memoria corta". Dopo i governi con la Lega, e "episodi che hanno rovinato le finanze dell'Italia come il Superbonus e i navigator" "è riuscito a presentarsi con una nuova e immacolata verginità politica, aiutato in questo dalla straordinaria organizzazione del Partito democratico", che lo ha pure invitato a tutte le Festa dell'Unità in giro per l'Italia, compresa quella nazionale di Reggio Emilia. "Hanno dato prova di una totale imbecillità politica; non ci sono parole. O, per dirla in modo politicamente corretto, di una totale approssimazione". De Luca parla anche di primarie, senza mai citarle. Per lui, Conte che dice che chi pensa che "il candidato premier è il leader del partito più grande" impone "una logica egemonica" fa un'offesa agli elettori. E il tutto nel silenzio del Pd, perché "non ci voleva molto a replicare che si trattava di una grossa stupidaggine".  
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Ucraina, Conte: “Temo attacco Russia? Ho paura che entriamo in guerra”

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(Adnkronos) –
"Ho paura di un attacco della Russia in Europa? Io ho paura che entriamo in guerra". Giuseppe Conte, leader del M5S, risponde così a Realpolitik, su Rete4, quando viene interpellato sul quadro internazionale. I rischi di una provocazione russa contro un paese Nato allarmano diversi paesi, in particolare Francia e Polonia. L'Alleanza Atlantica si dice pronta a fronteggiare una minaccia sul fianco orientale. I timori di Conte sono legati al fatto "che andiamo dritti giorno dopo giorno, mese dopo mese in quella direzione e non vedo in Europa nessuno che stia in questo momento dicendo dove stiamo andando, è veramente un conflitto mondiale che vogliamo affrontare oppure invece vogliamo una svolta negoziale?". "Da Nova -dice facendo riferimento all'evento del M5S a Milano- viene proprio questo messaggio, questa fortissima indicazione: dobbiamo lavorare per costruire un percorso di pace, l'Europa deve essere protagonista, l'Italia deve essere protagonista, perché dobbiamo offrire un futuro ai nostri figli, alle nuove generazioni e purtroppo in guerra ci si rotola, può capitare anche l'incidente, può capitare anche il drone deviato, può capitare di tutto, stiamo andando in quella direzione e la politica europea non sta dicendo nulla, è completamente passiva, abbiamo iniziative da parte di tutti, anche negli Stati Uniti, da ultimo Cina, India e noi cosa stiamo facendo?".  "Sulla costruzione di percorsi di pace e di sicurezza vera, cioè la sicurezza cooperativa, non quella della deterrenza militare, non saremo mai soli", la posizione ribadita da Conte durante 'Nova'. "C'è tutta la popolazione europea che sono sicuro ci appoggerà. E in ogni caso se Italia sarà capofila e protagonista di questa svolta, saremo contagiosi, perché quando hai coraggio e visione chiara sai essere contagioso", anche perché "la scommessa militare l'abbiamo vista per 4 anni e mezzo. Oggi occorre qualcuno che abbia la determinazione di dare un valore aggiunto alla svolta negoziale". 
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Prof accoltellata a Roma, perché l’Adnkronos non pubblica il video

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(Adnkronos) – L'Adnkronos è in possesso del video realizzato dallo studente 13enne che ha accoltellato una professoressa nella scuola media Verga di Centocelle, a Roma, ma non lo pubblicherà. 
L'Adnkronos, dopo un confronto all'interno della redazione, ha deciso di non pubblicare il filmato che mostra i preparativi e l'aggressione. Riteniamo che la diffusione di immagini così violente possa generare un pericoloso effetto emulazione. Lo studente 13enne, secondo quanto emerge dalle indagini, avrebbe provato a
replicare il gesto compiuto pochi mesi fa da un altro ragazzo, autore di un'aggressione ai danni di una professoressa a Trescore Balneario.
 
La priorità dell'Adnkronos, impegnata a informare con responsabilità, è evitare il rischio di alimentare ulteriori atti di violenza, normalizzare o ispirare comportamenti simili a quelli messi in atto. Continueremo a seguire la vicenda con notizie verificate e aggiornamenti puntuali.
 
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Trump: “Il problema dell’IA è solo il nome: chiamiamola Intelligenza Suprema”

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(Adnkronos) –
Il problema dell'Intelligenza Artificiale è il nome. E Donald Trump vuole cambiarlo. Mentre i colossi dell'AI si interrogano sull'opportunità di frenare la corsa, il presidente degli Stati Uniti definisce infondati i timori per i rischi legati ad una crescita incontrollata del settore. "Non c'è nessun allarme, come per il cambiamento climatico", dice in sintesi Trump. Ora, il presidente tenta il contropiede. "Molti ritengono che le parole Intelligenza Artificiale siano imprecise e poco efficaci per descrivere questa tecnologia. Una definizione molto più elegante e accurata di questo nuovo fenomeno sarebbe Intelligenza Superiore (SI), Intelligenza Estrema (EI) o Intelligenza Suprema (SI). Si tratta di un sondaggio e apprezzerei molto la partecipazione di tutti! Qual è il nome migliore per questa "rivoluzione" in costante crescita?", chiede in un post su Truth. Sul suo social, in un altro post, Trump lancia un nuovo duro attacco contro i detrattori dell'AI, affermando che non tollererà nulla che possa ostacolare lo sviluppo di questo settore e annunciando la prossima creazione di una forza ad esso dedicata con la nomina di uno 'zar dell'AI'. "Non ostacoleremo né soffocheremo in alcun modo la crescita di questa incredibile industria. Al contrario, la proteggeremo, la aiuteremo e veglieremo su di essa mentre cresce! Andremo anche a caccia dei malintenzionati e possiamo farlo molto facilmente con il nostro sistema di giustizia civile e penale già esistente. A questo scopo, sto istituendo la AI Force (Forza per l'Intelligenza Artificiale), proprio come ho fatto con la Space Force, che è stata un enorme successo nel mio primo mandato. Annuncerò nel prossimo futuro lo 'Zar' dell'AI: si astengano i perditempo, cerchiamo solo persone con un QI elevato! ", aggiunge. "L'AI è la prossima rivoluzione industriale, o il prossimo Internet, ma sarà ancora più grande e d'impatto, arrivando forse a rappresentare fino al 25% del Pil del nostro Paese. Siamo in vantaggio rispetto alla Cina e al resto del mondo e ho intenzione di fare in modo che rimanga così", conclude. 
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SuperEnalotto, estrazione di oggi 19 settembre 2026: numeri vincenti

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(Adnkronos) – Nessun '6' nè '5+1' al concorso Superenalotto di oggi. Cinque punti 'cinque' si è aggiudicano una quota unitaria pari a 27.251,50 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti '6' è pari a 30,4 milioni di euro. La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: – con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; – con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; – con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; – con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; – con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.  La combinazione vincente è: 20 42 45 48 68 85 numero Jolly 49 e numero SuperStar 41. 
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