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‘Broken’, a Firenze la mostra che celebra i frammenti dell’arte

(Adnkronos) – Un volto senza naso, una mano staccata dal suo corpo, un torso che ha perso la testa: sono i protagonisti silenziosi di "Broken. Il potere del frammento", la mostra che da venerdì 25 settembre al 24 gennaio 2027 anima le sale di Palazzo Strozzi a Firenze. Un progetto che racconta come la rottura, invece di cancellare un'opera, possa moltiplicarne il significato. Realizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington, l'esposizione si presenta come un viaggio emozionante tra culture e storie di tutto il mondo, attraverso oltre ottanta opere che mettono in luce non solo il valore estetico del frammento, ma anche le vicende storiche e i forti significati politici e simbolici che ogni pezzo di scultura racchiude in sé. I prestiti arrivano dalle più importanti istituzioni internazionali: il Metropolitan Museum di New York, il Museo del Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Museo Archeologico Nazionale di Atene, il Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Nacional de Antropología di Città del Messico. Il progetto attraversa epoche e geografie diverse: dalle antiche civiltà dell'Egitto, della Mesoamerica, dell'Etruria, della Grecia e di Roma, fino alle culture premoderne e moderne degli attuali Messico, Mali, Perù e Cambogia. Accanto ai grandi maestri della storia dell'arte – Giovanni Pisano, Michelangelo, Antonio Canova, Auguste Rodin – dialogano le sculture di artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo, che hanno assunto il frammento come punto di partenza per nuove possibilità espressive. In occasione della mostra, Palazzo Strozzi presenta inoltre una nuova installazione dell'artista Mark Manders, concepita appositamente per il Cortile rinascimentale.  La mostra indaga le ragioni e le circostanze che hanno determinato la distruzione o il danneggiamento delle sculture nel corso dei secoli: dalle iconoclastie antiche e moderne alle devastazioni belliche, dal vandalismo alle calamità naturali. Il percorso attraversa momenti cruciali della storia – le guerre e le riforme religiose, la Rivoluzione francese, i conflitti mondiali, l'alluvione di Firenze del 1966 – offrendo un'ampia riflessione sul valore politico che queste opere hanno acquisito proprio attraverso la loro rottura. Se i frammenti sono fondamentali per la comprensione del passato – sottolineano i curatori Claude Douglas Dickerson III, direttore del Center for Advanced Study in the Visual Art, Andrew Sears, entrambi della National Gallery of Art, e Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi – essi sono molto più che semplici resti di un'unità perduta: esistono come oggetti autonomi, degni di essere osservati e interpretati come opere d'arte a sé stanti, capaci di oltrepassare il loro contesto originario per raccontare storie di trasformazione, distruzione e rinascita. Nel tempo il loro significato si è evoluto: da simboli di eventi traumatici sono divenuti stimoli per l'immaginazione, generando un dialogo continuo tra passato e presente. Mettendo in dialogo secoli e contesti culturali diversi, la mostra si sviluppa in sezioni tematiche che indagano il frammento come fenomeno storico, culturale e simbolico, esplorando le molteplici vite di opere che permettono di interrogarsi sul rapporto tra distruzione e memoria, perdita e immaginazione, assenza e sopravvivenza. Ad aprire il percorso è un'ampia sezione dedicata alla forza evocativa del frammento, con un avvio di grande impatto: i resti del Monumento funebre a Margherita di Brabante (1312-1314), che restituiscono la potenza e l'innovazione della composizione concepita da Giovanni Pisano, uno dei grandi maestri della scultura italiana. Segue una serie di volti frammentari provenienti da complessi scultorei di epoche e aree geografiche diverse: il celebre frammento con naso e labbra di Akhenaton (circa 1350 a.C.) dal Metropolitan Museum di New York, una protome etrusca del VI secolo a.C. dal Museo di Villa Giulia di Roma, una testa della dea Afrodite del II secolo a.C. dal Museo dell'Acropoli di Atene, e un raro frammento di scultura buddista in bronzo del Vietnam dell'VIII secolo dal Museo Guimet di Parigi. La sala successiva prende in esame il modo in cui i corpi frammentati sono stati esposti, raccolti o occultati nel tempo: da uno dei "Giganti di Mont'e Prama" (900-700 a.C.), espressione della civiltà nuragica, al Torso di Livorno del I secolo a.C. dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, fino alla cosiddetta Donna scarificata del 200 d.C. circa, celebre reperto proveniente dalla zona archeologica di Tamtoc, in Messico.  L'esposizione prosegue con i temi dell'iconoclastia e della damnatio memoriae, le pratiche di distruzione o alterazione di immagini e oggetti per fini politici e religiosi. Fulcro della sala sono i resti di uno dei più antichi monumenti equestri in bronzo conosciuti, proveniente dall'Agorà di Atene (320-270 a.C. circa) e abbattuto nel 200 a.C., in uno dei primi casi noti di distruzione a fini politici. A questo si affiancano testimonianze emblematiche dei vandalismi della Rivoluzione francese – termine, ricordano gli organizzatori, coniato proprio nel 1794 in questo contesto – come il piede della grande scultura equestre di Luigi XIV e la mano destra del monumento a Luigi XV, entrambi in prestito dal Museo del Louvre. Altro esempio di iconoclastia è il frammento della statua, un tempo monumentale, della dea azteca Coatlicue, che si ritiene sia stata distrutta dagli spagnoli nel XVI secolo e che è oggi conservata al Museo Nacional de Antropología di Città del Messico. Chiude la sala un busto di Mussolini realizzato da Adolfo Wildt nel 1923, che si presenta perforato dai colpi inferti dai partigiani dopo la Liberazione. La sezione successiva è incentrata sugli esiti delle guerre e del colonialismo, che hanno danneggiato o alterato numerose opere dall'antichità al Novecento. Tra le protagoniste, due sculture di musei berlinesi gravemente danneggiate durante la Seconda guerra mondiale: una figura femminile neoittita (X-IX secolo a.C.), rinvenuta a Tell Halaf in Siria, e la cosiddetta Pietà di Praga (1380 circa), scultura gotica di cui restano solo le teste di Cristo e della Vergine. A queste si affiancano due suggestive teste in gesso di Antonio Canova, provenienti dalla Gypsotheca di Possagno, colpite dai bombardamenti durante la Prima guerra mondiale, testimonianza drammatica delle ferite inflitte dai conflitti al patrimonio artistico. Una Testa di Buddha, prelevata dagli inglesi nel 1814 dal tempio di Borobudur sull'isola di Giava, documenta invece la tendenza delle potenze coloniali occidentali a frammentare e appropriarsi del patrimonio artistico e culturale in tutto il mondo.  Un'altra sezione della mostra è dedicata alle forze naturali. Alcune opere si sono consumate lentamente nel tempo, come la statua del Ragazzo accovacciato (inizi del I secolo a.C., dal Museo Archeologico Nazionale di Atene), recuperata durante il celebre ritrovamento del relitto di Anticitera nel 1900: la parte protetta dalla sabbia si è conservata intatta, mentre quella esposta all'acqua marina è stata corrosa nel corso di due millenni. Altre opere portano invece i segni di calamità più recenti, come l'alluvione di Firenze del 1966, che ha lasciato un'impronta profonda sulla città e sul suo patrimonio artistico: in questo contesto è esposto un Cristo portacroce di uno scultore toscano trequattrocentesco proveniente dal Museo di San Marco che, pur restaurato, conserva ancora le tracce di quell'evento. Il percorso affronta infine il concetto delle ricomposizioni e il rapporto tra frammento e ricostruzione. La Fanciulla africana del Museo Archeologico Nazionale di Firenze è il raffinato risultato di un intervento rinascimentale che ha integrato una testa ellenistica in bronzo su un corpo realizzato nel Cinquecento: l'opera testimonia il gusto per la reinvenzione dell'antico, dove il frammento non è solo una traccia del passato ma la base per una nuova creazione, non riconducibile a un criterio di restauro bensì a una logica estetica e concettuale capace di trasformarlo in un'opera autonoma, dotata di una nuova identità. Un approccio che si ritrova anche nelle pratiche di assemblaggio di artisti contemporanei come Francesco Vezzoli che, in The Swan (2023), unisce una testa ritratto romana del II secolo d.C. a un busto tardorinascimentale. A partire dal suggestivo confronto con opere entrate nell'immaginario collettivo, come la celebre Mano destra di una statua colossale – tradizionalmente associata a Costantino, I-IV secolo d.C., proveniente dai Musei Capitolini – l'attenzione si sposta sugli artisti moderni che, a cominciare da Michelangelo, adottano il frammento come linguaggio autonomo e non più come semplice esito di una perdita. Con Auguste Rodin e Medardo Rosso questa ricerca assume un ruolo centrale: la "figura parziale" non è mutilazione ma intensificazione espressiva, in cui il corpo viene ridotto agli elementi essenziali per sprigionare movimento e vitalità. Una logica che artisti come Alberto Giacometti e Alina Szapocznikow svilupperanno ulteriormente, trasformando il corpo frammentato in un campo di sperimentazione formale, simbolica e politica, soprattutto in relazione alle crisi del XX secolo – fino ad arrivare agli artisti del dopoguerra e di oggi, per i quali il frammento diventa un vero e proprio paradigma simbolico della propria ricerca: da Louise Bourgeois a Huma Bhabha, da Robert Gober a Paul Pfeiffer, fino a Villar Rojas e Danh Vo. (di Paolo Martini) 
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Morto Rick Sollo, il cantante vittima di un incidente aereo in Brasile: trovato elicottero disperso, nessun superstite

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(Adnkronos) – È stato ritrovato senza vita Rick
Sollo del duo country Rick & Renner. L'uomo viaggiava a bordo di un elicottero di cui si erano perse le tracce lunedì scorso mentre sorvolava la regione di Santa Catarina, in Brasile, a seguito di un violento temporale. Dopo ore di ricerche, che hanno visto impegnati anche esperti dell'Aeronautica militare, i resti del velivolo sono stati rinvenuti nel comune di Urubici, in una zona particolarmente impervia, insieme a quelli dei passeggeri: oltre al cantante, a bordo si trovavano il manager Bruno
Avelar e il videomaker Paulo Soares, oltre al pilota Antônio Roberto Nóbrega de Araújo e al copilota Leopoldo Barros Teixeira. Nessuno è sopravvissuto.  L'elicottero risultava disperso dopo essere decollato da Porto Belo, sulla costa settentrionale dello stato, diretto a São Joaquim. L'analisi dei dati dei cellulari dei passeggeri ha permesso di individuare l'area in cui si sarebbero dovute concentrare le ricerche. Le cause dell'incidente – avvenuto in condizioni di maltempo nella zona – saranno oggetto di indagine da parte del Centro per l'investigazione e la prevenzione degli incidenti aeronautici (Cenipa).   Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Meteorologia (Inmet), il momento della scomparsa del velivolo ha coinciso con un peggioramento delle condizioni meteorologiche nell'area compresa tra São Joaquim e Urubici, dove era stata diramata una allerta
rossa che segnalava una situazione di "grave pericolo" e prevedeva precipitazioni superiori ai 100 millimetri in 24 ore e possibilità di grandine. Il cantante, 59 anni, aveva condiviso una story su Instagram poco prima di imbarcarsi, come riferisce il quotidiano O Globo, insieme al manager Bruno Avelar, grande amico della stella del calcio Neymar.  
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Export, FederlegnoArredo: a giugno Usa -11,3% e Germania -7,8%

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(Adnkronos) – "A giugno l’export della filiera legno-arredo flette del 1,4% dopo la brusca frenata di maggio (-10,1%) e porta il cumulato del periodo a -4,5% con un valore di 9,2 miliardi di euro, mentre il mercato interno si conferma stazionario (-0,7%), almeno per il mobile". Lo fa sapere Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, commentando i dati export elaborati dal centro studi della Federazione, su dati Istat. Tra i principali Paesi con perfomance negative troviamo le prime quattro destinazioni dell’export italiano del legno-arredo: gli Stati Uniti con -11,3% slittano dal secondo al terzo posto della top ten; Germania -7,8%; Francia -4,6%; Regno Unito -5,3%. Gli Emirati Arabi Uniti a -15,2% escono dalla top ten. “Per una filiera che esporta oltre la metà della propria produzione, i dati del commercio estero rappresentano il principale termometro dello stato di salute del settore. Purtroppo, seppur con qualche indicatore positivo, i dati di giugno ‘26 su giugno ‘25 e del cumulato dei primi sei mesi dell’anno, ci dicono che la fase critica non è terminata, ma che l’instabilità geopolitica e le numerose variabili che stanno incidendo sull'andamento dei mercati internazionali, continuano a mettere in difficoltà le nostre aziende", evidenzia Feltrin.  Secondo il presidente di FederlegnoArredo per uscire dalla fase critica "sarà fondamentale continuare a sostenere i processi di internazionalizzazione e rafforzare la presenza delle nostre imprese sui mercati esteri. L'obiettivo resta quello di preservare la competitività internazionale della filiera attraverso anche politiche energetiche europee che tutelino le produzioni”.  
Guardando nello specifico alle esportazioni di mobili, nei primi sette mesi del 2026 si attestano a 6,38 miliardi di euro, in calo del 5,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A pesare sul risultato cumulato sono soprattutto alcune delle principali destinazioni dell'arredo italiano. La Germania, registra una flessione del 10,5%, il Regno Unito arretra del 7,1% e la Francia del 5% Ancora più marcata la contrazione degli Stati Uniti (-12,9%), mercato strategico per il settore, e quella della Cina (-17,7%), che continua a risentire delle difficoltà del proprio ciclo economico. Segno positivo invece per la Spagna (+2,7%), Svizzera (+5,5%): nel complesso i Paesi UE chiudono con un -4,3%. Nel solo mese di luglio l'export italiano del mobile (valore 1,1 miliardi di euro) registra una flessione dell'1,3% rispetto allo stesso mese del 2025, confermandosi tuttavia – sottolinea la Federazione in una nota – "come il miglior risultato mensile dei primi sette mesi dell'anno. Un dato che, pur mantenendo il settore in territorio negativo, ci auguriamo possa indicare almeno un progressivo rallentamento della contrazione, seppur in un contesto internazionale ancora caratterizzato da forti incertezze economiche e geopolitiche". I principali mercati restano deboli: Germania e Regno Unito segnano entrambi un calo del 10,1%, Francia un -1,9%, mentre gli Stati Uniti registrano un -2,5%. Proprio il mercato americano, tuttavia, evidenzia un elemento positivo, con la flessione più contenuta dall'inizio del 2026. “Accanto alle difficoltà dei mercati tradizionali emergono tuttavia segnali di vivacità da parte di alcune destinazioni che stanno contribuendo a mitigare il calo complessivo dell'export di mobili. A luglio – spiega il presidente di FederlegnoArredo – spiccano le performance di Paesi Bassi (+19,7%), Spagna (+10,6%) e Svizzera (+4%), a conferma di come la diversificazione dei mercati rappresenti una leva strategica fondamentale per la competitività delle imprese italiane". Prosegue anche il recupero degli Emirati Arabi Uniti, già evidenziato a giugno, contribuendo alla crescita dell'area Opec che a luglio registra un +12,6%, nonostante anche in questo caso il cumulato da inizio anno resti negativo (-13,1%). Ancora segno meno davanti alla Cina che a luglio tocca il -23,4%, portando il cumulato dei primi sette mesi dell’anno a -17,7%. 
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Irlanda, il ct vuole boicottare la partita contro Israele: “Non giochiamo con genocidio”

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(Adnkronos) – L'Irlanda potrebbe boicottare le partite contro Israele. Il commissario tecnico Heimir Hallgrimsson ha espresso parole forti a pochi giorni dalla sfida di Nations League proprio contro la Nazionale israeliana, in programma in Ungheria domenica prossima: "Non stiamo giocando con il genocidio, stiamo giocando contro il genocidio. Stiamo giocando contro Israele, non con Israele", ha detto l'allenatore islandese in conferenza stampa, facendo chiaro riferimento al conflitto a Gaza. Una presa di posizione in linea con l'opinione pubblica irlandese, che a inizio settimana si è resa protagonista di una manifestazione davanti all'hotel della Nazionale per chiedere di boicottare le due partite. Oltre 160 atleti irlandesi hanno inoltre firmato una lettera aperta per esortare la Federazione a non disputare i match contro Israele, dichiarando che: "Non giocare sarebbe l'atto più sportivo che potreste compiere". Le parole di Hallgrimsson, in ogni caso, non sono passate inosservate in Israle, tanto che la Federazione ha replicato con una dura nota pubblicata sul proprio profilo ufficiale X: "Abbiamo contribuito al mondo e all'umanità in innumerevoli campi, vincendo un numero impressionante di premi Nobel. Purtroppo, non abbiamo ancora trovato una cura per la stupidità, l'ignoranza e l'ipocrisia dimostrate dall'allenatore della nazionale irlandese. Non giochiamo con l'ignoranza, l'ipocrisia e la stupidità; giochiamo contro l'allenatore che le incarna".  
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Ucraina, Zelensky chiede a Trump ‘pacchetto invernale’ di armi e stop attacchi su infrastrutture energetiche

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(Adnkronos) – Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un "pacchetto invernale" di nuove forniture militari e una spinta per favorire un accordo per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche. In un’intervista al 'Wall Street Journal' a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Zelensky, che oggi pronuncerà il suo quarto discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dall’invasione russa del 2022, ha affermato che, durante l’incontro avuto con il presidente Trump, ha richiesto nuove armi in vista dell’inverno, compresi sistemi antimissile Patriot e altre tecnologie. Zelensky sostiene che è improbabile che il presidente russo Vladimir Putin risponda senza nuove pressioni, come un inasprimento delle sanzioni, alla richiesta di un cessate il fuoco che riguardi le infrastrutture energetiche.  Secondo Zelensky, dopo le elezioni ormai alle spalle, il leader russo sente poca pressione a modificare la propria campagna militare, nonostante i progressi limitati sul campo di battaglia. Zelensky ha sostenuto che le forze ucraine hanno distrutto il 45% della capacità di raffinazione russa. "Con l’aumento dei prezzi del diesel e di altri carburanti, il presidente Trump ha fatto pressione su Zelensky affinché smettesse di colpire le raffinerie russe, creando una nuova fonte di tensione, mentre il leader ucraino accusa la Russia di prendere di mira le infrastrutture energetiche civili dell’Ucraina. Il presidente ucraino ha dichiarato che Trump non ha parlato dei prezzi dell’energia durante i colloqui a New York, ma che non è un segreto che l’amministrazione statunitense abbia esercitato pressioni su di lui", scrive il quotidiano economico Usa. Zelensky, inoltre, ha affermato che Putin risponde soltanto alla forza e che gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine richiedono una risposta. "Le nostre vite sono più importanti del prezzo dell’energia", ha detto Zelensky, attribuendo gran parte dell’aumento dei costi alle restrizioni al traffico intorno allo Stretto di Hormuz. Il leader ucraino ha spiegato che la Russia ha conquistato pochissimo territorio e ha pagato questi risultati con perdite enormi in termini di militari. "La situazione sul campo di battaglia non è favorevole a Putin, quindi non sta vincendo, è vero", ha affermato Zelensky al 'Wsj'. Il presidente dell'Ucraina ha però aggiunto che Putin ha bisogno di una vittoria ed espresso il timore che possa colpire un Paese membro della Nato per dimostrare che l’Alleanza non ha la forza necessaria per reagire. Il leader ucraino ha inoltre accusato apertamente la Cina di fornire alla Russia tecnologie non meglio specificate, lasciando intendere che Pechino stia condividendo tecnologie di comunicazione simili a quelle di Starlink.   Intanto, secondo quanto denunciano gli analisti dell'Institute for the Study of War, non corrisponde al vero che le forze russe siano riuscite a circondare Dobropillya, cittadina nel Donetsk ancora controllata dagli ucraini. Quanto asserito ieri dal ministero della Difesa a Mosca è solo di un altro capitolo della campagna della 'guerra cognitiva' messa in atto per diffondere l'impressione, in particolare nei giorni 'caldi', in termini di spazio politico da occupare, dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e dopo gli avanzamenti delle forze di Kiev a nord, di un imminente, al momento non confermato sul terreno, collasso del fronte ucraino nell'est, afferma l'Isw.  La rivendicazione di Mosca su un completamento dell'accerchiamento di Dobropillya, e l'avanzamento verso nord ovest, in direzione di Oleksandrivka è "vaga" e non è stata accompagnata da una mappa degli spostamenti o alcun altro tipo di supporto, si sottolinea. Ed è incompatibile con gli ultimi dispacci militari di Kiev. I comandi di un battaglione di ricognizione dell'artiglieria ucraino hanno spiegato ieri che le forze russe non erano riuscite a segnare avanzamenti significativi verso Dobropillya. Fra la pianificazione dei comandi russi e la realtà del campo di battaglia c'è un gap che la propaganda di Mosca cerca di riempire. Le forze di Kiev mantengono le loro postazioni a sud e a nord est della cittadina.  Non è la prima volta che Mosca rivendica l'accerchiamento inesistente delle forze ucraine: era accaduto nella regione di Kursk, poi effettivamente caduta, nell'ottobre del 2024, a Kupiansk nell'autunno e nell'inverno scorso, a nord ovest di Lyman, direttrice Rubtsi lo scorso giugno. Più di recente, le forze della propaganda di Mosca avevano parlato di un accerchiamento, mai avvenuto, delle forze di Kiev fra le direzioni di Velyki Burluk e Vovchansk, nel nord est.   
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STEP FuturAbility District, a Milano nuova vita per l’installazione Future Trends

MILANO (ITALPRESS) – STEP FuturAbility District, lo spazio tecnologico di divulgazione scientifica in Piazza Adriano Olivetti 1 a Milano, rinnova “Future Trends”, l’installazione che presenta le principali tendenze del futuro guidate dalla trasformazione digitale. Studi inediti e nuove ricerche hanno oggi una nuova veste digitale grazie a sofisticati ledwall bifacciali, che permettono una visualizzazione dei dati dinamica e immersiva. La nuova installazione sarà presentata al pubblico durante un weekend a ingresso gratuito su prenotazione sabato 26 e domenica 27 settembre tramite il sito www.steptothefuture.it .
Future trends è sviluppata in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG), Knowledge Partner di STEP FuturAbility District, e rappresenta la quarta tappa del percorso di visita. La nuova installazione si propone di esplorare le macro-tendenze del futuro guidate dalla trasformazione digitale individuate da BCG, mostrandone i tassi di crescita previsti a livello globale nei prossimi dieci anni. Il visitatore ha inoltre la possibilità di esplorare attraverso la realtà aumentata un futuro in cui robot, droni e autostrade del futuro intelligenti e tecnologiche saranno davvero a supporto quotidiano dell’uomo.
L’introduzione dei ledwall digitali permette di consultare i dati di Boston Consulting Group sempre aggiornati, consegnando ai visitatori di STEP un’esperienza molto più coinvolgente e caratterizzata da una forte immersività e da contenuti visivi dinamici: uno spazio vibrante di luce e di dati in movimento in linea con l’estetica digitale degli altri step del percorso. Un’esperienza così assicura una maggiore capacità di coinvolgimento e di comprensione dei messaggi e dei contenuti presentati, aumentando l’efficacia di un racconto visivo dinamico e affascinante.
I ledwall supportano differenti risoluzioni di pixel, presentano vari livelli di luminosità e possono ospitare contenuti indipendenti su ogni lato. La progettazione e la realizzazione del contenuto multimediale sono state affidate a Dotdotdot, studio di design specializzato nella creazione di percorsi esperienziali tra spazi fisici e digitali.
“Nel percorso di STEP FuturAbility District la tappa “Future trends” è davvero una finestra sul futuro: un’installazione che oggi si arricchisce di tecnologia e di contenuti, a testimonianza del continuo impegno di STEP nella diffusione della cultura digitale – afferma Cristina Paciello, Head of STEP FuturAbility District -. Dalla sua inaugurazione nel 2022, abbiamo investito più di 6,5 milioni di euro in tecnologie, produzione e aggiornamenti di contenuti e allestimenti perchè STEP FuturAbility District fosse uno spazio sempre vivo, aggiornato e in continua evoluzione; un luogo di divulgazione scientifica aperto a tutti e a disposizione di tutti, dai giovani studenti agli anziani curiosi, dagli scettici ai professionisti e agli appassionati del tech. Il nostro obiettivo rimane rendere il futuro più accessibile e comprensibile, così che tutti possano vivere consapevolmente la trasformazione che è già in atto intorno a noi”.
“Siamo lieti di dare continuità alla partnership con STEP FuturAbility District, uno spazio di accesso all’innovazione che abbiamo affiancato fin dal primo giorno. Attraverso i Future Trends portiamo tra le installazioni anche l’orientamento al futuro e all’innovazione di BCG, offrendo una fotografia aggiornata delle macro-tendenze che caratterizzano alcuni tra i principali settori a livello internazionale. Una collaborazione che ci permette di essere, insieme a STEP, protagonisti del futuro che contribuiamo a creare”, aggiunge Silvia Boschetti, EMC Marketing Senior Director di BCG.
La nuova installazione è stata anche arricchita con tre nuove aree di ricerca che avranno ricadute dirette sulla vita quotidiana delle persone nel breve-medio termine.
Space Economy e satelliti intelligenti: un ambito che tocca sostenibilità e connettività, dalla gestione dei dati satellitari per il monitoraggio climatico e la protezione della biodiversità, fino alle nuove infrastrutture per le telecomunicazioni globali.
Digital Health: la tecnologia come abilitatrice di una medicina di precisione, sempre più personalizzata e preventiva. Con l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale e dell’analisi dei dati, la diagnostica avanzata e la telemedicina potenziano le diagnosi attraverso l’elaborazione di dati complessi. I sistemi sanitari diventano più efficienti e accessibili sul territorio.
Digital Payments: nel settore dei pagamenti digitali le tecnologie stanno rendendo le transazioni invisibili, fluide e protette – dalla biometria alla blockchain – trasformando il modo in cui si scambia valore nella quotidianità.
Questi tre inediti future trends si affiancano a quelli già presenti e aggiornati del percorso STEP e che riguardano l’Intelligenza Artificiale generativa e i Big Data, il motore invisibile della trasformazione che sta rivoluzionando ogni settore economico; la Robotica Avanzata, i Droni e sistemi Autonomi, che dall’uso prettamente militare stanno diventando protagonisti di una vasta gamma di applicazioni civili; l’IoT e la Smart Home, le cosiddette case intelligenti e connesse, e le Smart Highways e Smart Cities, per cui la tecnologia sta trasformando le infrastrutture autostradali e le città in ecosistemi senzienti, capaci di interagire con i propri abitanti per migliorarne la qualità della vita.
Per ogni trend presentato nell’installazione, BCG costruisce una previsione di crescita pluriennale su un orizzonte di oltre 10 anni, distinguendo tra dati storici già osservati e proiezioni future. Il lavoro elabora, attraverso l’analisi BCG, i dati di diversi istituti di ricerca di mercato riconosciuti a livello internazionale, utilizzando le stime di crescita annua composta per costruire una traiettoria coerente nel tempo.
I dati sono presentati a livello globale o europeo in base alla tematica e la loro selezione è pensata per rendere i trend concreti e vicini all’esperienza dei visitatori, con un’attenzione alla scala reale e alla diffusione delle tecnologie piuttosto che al solo valore finanziario dei mercati.
STEP FuturAbility District rappresenta l’impegno di Fastweb + Vodafone nel promuovere la digitalizzazione del Paese, rendendo accessibili le competenze digitali fondamentali per affrontare le sfide future e offrendo a tutti i cittadini l’opportunità di conoscere e comprendere le tecnologie emergenti.

– foto ufficio stampa Fastweb+Vodafone –
(ITALPRESS).

Frasi sessiste e intimidazione fisica a un’arbitra, bufera ed esonero per il fratello di Higuain

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(Adnkronos) – Il fratello di Gonzalo Higuain è stato esonerato a causa di alcune frasi sessiste. È successo negli Stati Uniti, dove Federico Higuain allenava il Colombus Crew 2, squadra di Mls Next Pro, e si è reso protagonista di alcune dichiarazioni che hanno scatenato un vero e proprio scandalo, tanto da costringere il club ad allontanarlo.  Nei giorni scorsi, durante l'ultimo turno di campionato, Higuain ha avuto un'accesa discussione con un'arbitra, a cui si è poi rivolto dicendole "non dimenticare che questo è uno sport da uomini". Alla frase sessista si è poi aggiunta una vera e propria "intimidazione fisica", come raccontato dalla Professional Soccer Referees Association, visto che che Higuain avrebbe preso la mano della direttrice di gara e "si rifiutava di lasciarla andare nonostante gli fosse stato intimato tre volte di smettere". Higuain è stato quindi espulso e squalificato per due partite, ma l'episodio gli è costato anche il lavoro: "Dopo i colloqui avuti questa settimana e un'ulteriore valutazione di quanto accaduto nell'ultimo mese, gli standard del nostro club riguardo a ciò che ci si aspetta da un leader di una delle nostre squadre non sono stati rispettati", ha dichiarato in una nota Issa Tall, direttore generale del club. 
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In Sicilia nasce il più grande impianto agrivoltaico d’Italia

(Adnkronos) – E' stato inaugurato in Sicilia Big Fish, il più grande impianto agrivoltaico d’Italia. Si tratta di un progetto da 227 megawatt (MW) che combina sullo stesso terreno la produzione di energia solare con l’attività agricola. Realizzato da Nadara, produttore indipendente di energia (Ipp) e grazie a un Power Purchase Agreement (Ppa) per 156 MW sottoscritto con Amazon, Big Fish, situato a circa 40 chilometri dall’Etna, tra i comuni di Catania, Lentini e Motta Sant’Anastasia, è stato completato in 12 mesi con il coinvolgimento di oltre 900 lavoratori. L’impianto si estende su 400 ettari, suddivisi in 15 aree. La sua configurazione agrivoltaica consente di mantenere metà della superficie destinata all’attività agricola, dimostrando come la produzione di energia rinnovabile su larga scala e l’utilizzo produttivo dei terreni possano coesistere. Oltre che per fornire nuove fonti di energia carbon-free alle comunità locali, Big Fish è stato progettato per generare un valore duraturo per il territorio circostante. Nel corso della vita utile dell’impianto, i comuni della zona beneficeranno di almeno 17,25 milioni di euro in servizi e finanziamenti destinati all’efficienza energetica, tra cui interventi di ammodernamento delle infrastrutture, sistemi di monitoraggio per gli edifici pubblici e veicoli elettrici per le amministrazioni comunali. A questi si aggiungono 38.000 alberi piantati e la manutenzione di 2,5 chilometri di corsi d’acqua pubblici.  “Il maggiore contributo che Nadara può dare nell’affrontare il cambiamento climatico consiste nella produzione di una quantità sempre maggiore di energia rinnovabile, e questo impatto deve essere percepibile a livello globale, nazionale, regionale e locale – ha sottolineato Jorge Martinez, chief growth officer di Nadara – Per questo siamo orgogliosi di collaborare con le comunità locali allo sviluppo di soluzioni che possano creare valore per tutti. Big Fish è un esempio concreto di questo approccio. L’agrivoltaico come pratica su larga scala è ancora una fase di consolidamento e c’è qualcosa di davvero entusiasmante in un sito in cui la terra continua a produrre cibo e, allo stesso tempo, energia per alimentare le nostre case. Questo ci invita a riflettere con attenzione su come utilizziamo il territorio, su come collaboriamo con gli agricoltori e le comunità locali e su come progettiamo impianti capaci di lasciare un valore duraturo sul territorio. È questo l’approccio che vogliamo portare in tutti i mercati in cui operiamo”.  “In qualità di maggiore acquirente aziendale di energia carbon-free in Italia – ha detto Giorgio Busnelli, country manager di Amazon per l’Italia – vogliamo sostenere progetti che contribuiscano alla transizione energetica e siano al contempo positivi per le comunità che li circondano. Big Fish fa entrambe le cose: migliaia di nuovi alberi, strutture per l’allevamento di api, veicoli elettrici e la riqualificazione di edifici pubblici per i comuni limitrofi sono parte integrante del progetto. Mentre proseguiamo verso il nostro obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di CO2 entro il 2040, crediamo che i progetti di energia rinnovabile debbano restituire valore alle comunità che li ospitano”.  Metà dei 400 ettari dell’area rimane destinata all’attività agricola, con coltivazioni gestite dagli agricoltori che lavoravano questi terreni in precedenza. Il sistema di coltivazione di Big Fish è stato sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università degli Studi di Catania. Per consentire la continuità delle attività agricole, i pannelli solari sono stati installati fino a tre metri di altezza dal suolo, mentre i cavi elettrici aerei sono stati posizionati lungo il perimetro dell’area. Sono inoltre stati realizzati o ripristinati 14 pozzi per l’irrigazione dei terreni. La configurazione agrivoltaica dell’impianto contribuisce anche alla tutela della biodiversità: gli alveari di Big Fish produrranno circa 4,5 tonnellate di miele all’anno. 
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Pa, Perrini (Cni): “Da ingegneri impegno per applicazione Codice contratti pubblici”

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(Adnkronos) – "Il Cni continua ad impegnarsi, attraverso incontri istituzionali, audizioni e attività di confronto presso le sedi competenti, con particolare riferimento ai Ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture e Trasporti, per monitorare l’applicazione del Codice dei contratti pubblici e proporre le modifiche necessarie alla luce dell’esperienza applicativa". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria.  "In tale contesto – afferma – partecipiamo attivamente ai principali organismi e tavoli di confronto istituzionali; il Cni è rappresentato nella Commissione di monitoraggio istituita presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici ai sensi dell’art. 1, comma 13, dell’Allegato I.9 del Codice, organismo che ha recentemente contribuito all’emanazione delle Linee guida per la gestione informativa digitale delle stazioni appaltanti e degli enti concedenti; partecipa al tavolo di lavoro promosso dall’Anac per la predisposizione del Bando tipo relativo all’affidamento dei Servizi di ingegneria e architettura e ha sviluppato un costante confronto con Consip sulle procedure di gara e sui numerosi strumenti di acquisizione che interessano direttamente i professionisti dell’area tecnica". "Il Cni – sottolinea – partecipa ai tavoli ministeriali per l’aggiornamento dei criteri ambientali minimi, con particolare riferimento ai settori dell’edilizia, delle infrastrutture stradali e della pubblica illuminazione, contribuendo alla definizione di strumenti normativi che coniughino sostenibilità ambientale, qualità progettuale e fattibilità tecnico-economica degli interventi. Obiettivi prioritari del Consiglio nazionale restano la limitazione del ricorso all’appalto integrato e all’accordo quadro quale modalità ordinaria di affidamento, il monitoraggio degli effetti del subappalto a cascata, una maggiore chiarezza nella disciplina della revisione dei prezzi e della gestione delle riserve in fase esecutiva, nonché la valorizzazione del ruolo del responsabile unico del progetto, anche sotto il profilo delle responsabilità, delle competenze e del riconoscimento economico. Particolare attenzione stiamo dedicando all’attuazione dei processi di digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici e alla diffusione delle metodologie di gestione informativa digitale, finalizzata a garantire il miglioramento della qualità progettuale, nonché trasparenza ed efficienza nella realizzazione delle opere pubbliche".  
Equo compenso: "Ingegneri in prima linea per revisione Decreto parametri"
 "Il Cni prima del progetto di riforma della disciplina degli ordinamenti professionali si è da sempre impegnato nella proposta di revisione del cosiddetto Decreto parametri ai fini della determinazione dei corrispettivi posti a base di gara; nell’ambito della Rete delle professioni tecniche, propone di rendere coerenti i parametri di determinazione del compenso con la riduzione da tre a due dei livelli di progettazione e con gli adempimenti imposti dal Codice e dal Decreto correttivo. Intendiamo proseguire nell’azione finalizzata all’adozione, da parte del ministero della Giustizia, del Decreto parametri oltre che sollecitare l’applicazione del principio dell’equo compenso nel rapporto tra il professionista e la committenza privata. Ci impegniamo – infine – a continuare a prendere parte alle attività dell’Osservatorio sull’equo compenso istituito presso il Ministero della Giustizia".   
"Sì a certificazione competenze esperto in transizione digitale"
 "Nella direzione di valorizzare la figura dell’ingegnere, il Cni si sta adoperando per promuovere, attraverso l’Agenzia Certing, la certificazione delle competenze dell’esperto in transizione digitale ai sensi della norma Uni 11621-7:2024". "Non possono però – sottolinea – non essere evidenziati alcuni limiti strutturali quali la complessità delle procedure, nel caso di Transizione 5.0 attivata nel 2025, e un orizzonte temporale ridotto non in grado di consentire la capacità di programmazione delle imprese. Per il 2026 sono stati previsti 5 distinti passaggi e comunicazioni presso il Gse. Se questi strumenti incentivano la transizione digitale, un ulteriore sforzo dovrebbe essere fatto per incentivare la transizione energetica, con meccanismi più semplici di quelli vigenti nel 2025". "Continueremo ad essere interlocutore del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nella realizzazione di piani per lo sviluppo industriale del Paese, proponendo azioni migliorative alle politiche di intervento varate", aggiunge.  
"Serve indice nazionale recuperabilità e valore strategico immobili censiti"
 "Il Cni non può che essere favorevole al Piano casa che mira a valorizzare il patrimonio pubblico come infrastruttura sociale e urbana, da tutelare e restituire a una funzione abitativa, integrandola nelle politiche di rigenerazione urbana; non può comunque esimersi dal segnalare che l’importo di 10 miliardi per 100.000 alloggi corrispondente a un valore medio dell’ordine di 100.000 euro per alloggio appare sottostimato se si considera che lo stato di degrado del patrimonio è piuttosto avanzato tanto da necessitare spesso di demolizioni e ricostruzioni. A tale proposito riteniamo necessaria l’introduzione di un indice nazionale di recuperabilità e valore strategico degli immobili censiti, che governi le priorità d’intervento". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico ancora Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Il Piano casa – spiega – introdurrebbe così un metodo nazionale di governo tecnico del patrimonio pubblico allocando le risorse finanziarie in modo efficace ed efficiente. In questa prospettiva, la ricognizione degli immobili di proprietà pubblica non redditizi e non in uso da destinare a progetti di edilizia sociale, prevista all’art. 3, comma 3, del decreto-legge ed affidata al Commissario straordinario entro trenta giorni dalla nomina, dovrebbe trasformarsi in una classificazione tecnico-prestazionale del patrimonio pubblico, fondata su criteri uniformi, verificabili e comparabili a livello nazionale. In questa prospettiva, sarebbe opportuno prevedere, a supporto del Commissario straordinario, un Comitato tecnico-scientifico multidisciplinare, distinto dalla cabina di monitoraggio, con funzioni istruttorie, metodologiche e valutative, utili, tra l’altro, alla predisposizione delle linee guida tecnico-metodologiche". Un ulteriore profilo di rafforzamento – fa notare – riguarda la digitalizzazione; il Piano casa dovrebbe prevedere l’obbligo di utilizzare metodi e strumenti di gestione informativa digitale con particolare riferimento all’interoperabilità dei dati, alla gestione del ciclo di vita dell’opera e alla manutenzione programmata".  Per il presidente Perrini "fondamentale resta il principio che l’attuazione del Piano casa dia priorità ad interventi di recupero dei centri storici, divenendo in questo modo uno strumento di rigenerazione urbana; è di ogni evidenza che ciò dovrà avvenire in parallelo all’elaborazione di un nuovo Codice dell’edilizia, che segni finalmente il superamento della legge urbanistica n. 1150/1942, non più adeguata alla complessità della società del terzo millennio". "Sollecitiamo il legislatore – insiste – a promuovere, attraverso le nuove norme, una pianificazione urbana non solo focalizzata sulla trasformazione fisica degli spazi, ma su un processo integrato che metta al centro dell’azione pianificatoria la qualità della vita, la limitazione del consumo di suolo, il recupero del costruito, la valorizzazione di tutti gli spazi urbani intorno ai quali si può creare un senso comunitario di appartenenza, la realizzazione di interventi attraverso cui gli spazi siano resilienti ai cambiamenti climatici".  
"Innescate dinamiche espansive per settore costruzioni"
 "Le politiche incentrate sui cosiddetti superbonus per l’edilizia hanno innescato dinamiche espansive importanti per il comparto delle costruzioni nel periodo 2021-2024, con effetti rilevanti anche sui professionisti del settore dei servizi di ingegneria e architettura. Tra il 2021 ed il 2025 il risparmio energetico conseguito attraverso interventi con Super ecobonus risulta pari a 5,048 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio)/anno. E’ un risparmio ingente, che assume peso strategico ancor maggiore in presenza delle attuali tensioni sul mercato energetico legate ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. Si stima attualmente che le minori spese energetiche ottenute attraverso gli interventi con superecobonus si traducano in un risparmio di almeno 1 miliardo l’anno per le famiglie italiane". "A partire dal 2024 – spiega – i cosiddetti Superbonus sono stati progressivamente ridimensionati fino ad arrivare ad aliquote di detrazione delle spese pari al 50% per la prima abitazione ed al 36% per le seconde abitazioni. Se questo ridimensionamento è condivisibile, il Paese non può però permettersi di abbandonare o di non avere un piano per il risanamento energetico dei fabbricati, ottemperando alle prescrizioni di cui alla Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici (c.d. Direttiva Epbd)".  "Ad oggi in Italia – ricorda – nessuno degli obiettivi indicati dalla Direttiva Epbd è stato raggiunto a cominciare dalla definizione di un Piano organico nazionale, il National building renovation plan (Nbrp) per la ristrutturazione degli immobili che definisca dove e come intervenire al fine di raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico e di minore impatto ambientale. Tale piano avrebbe dovuto essere consegnato in sede europea entro il 31 dicembre 2025, con le strategie per ridurre i consumi energetici primari del 16% entro il 2030 e del 22% entro il 2035. Sul tema delle ristrutturazioni profonde del patrimonio edilizio, sia dal punto di vista energetico che antisismico, manca ancora una mappatura per microzona dello stato degli edifici tale da consentire di definire quali siano le priorità di intervento, in modo da graduare le poche risorse a disposizione".  
"Superare contenuto Testo unico edilizia"
 "Il Cni in ogni sede ha sostenuto la indispensabile necessità di superare il contenuto del Testo unico dell’edilizia di natura regolamentare, attuativo della legge urbanistica n. 1150, risalente 1942, peraltro oggetto di successive stratificazioni che ne hanno modificato e stravolto la visione complessiva". "Anche in questa sede – avverte – ribadiamo la necessità di un corpus normativo in grado di armonizzare la legislazione urbanistica, edilizia, ambientale e paesaggistica, con uno sguardo al recupero del patrimonio esistente, alla limitazione del consumo di suolo e alla sostenibilità ambientale, con un parallelo snellimento delle procedure di programmazione e controllo, in materia di edilizia, in capo agli enti locali. Continueremo a sostenere la proposta fatta con la Rpt, di istituire una Consulta permanente presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al fine di procedere rapidamente alla definizione delle nuove norme".  
"Aggiornato codice deontologico per disciplinarne uso negli studi professionali"
 "Il Consiglio nazionale degli ingegneri, nel mese di giugno 2026, tra i primi Consigli nazionali delle professioni ordinistiche a intervenire sul tema, ha provveduto ad aggiornare il Codice deontologico degli ingegneri italiani, per disciplinare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale negli studi professionali. La categoria degli ingegneri non si è fatta dunque cogliere impreparata dalle sfide recate dall’IA, definendo obiettivi, modalità, limiti e sanzioni disciplinari legate all’utilizzo di questo formidabile strumento della tecnologia, il tutto garantendo il controllo umano e la prevalenza dell’attività intellettuale dell’ingegnere nell’esecuzione dell’incarico professionale". "E’ intenzione del Consiglio nazionale – afferma – ripartire con l’organizzazione, d’intesa con gli ordini territoriali interessati, di seminari dedicati a ‘Percorsi di etica e deontologia professionale, per illustrare le novità del Codice deontologico degli ingegneri italiani, comprese quelle legate all’Intelligenza Artificiale’. Da due anni il Cni propone, anche tramite la propria Fondazione Cni, nell’ambito delle attività di formazione continua, eventi finalizzati all’informazione ed alla formazione sugli strumenti di intelligenza artificiale applicata in particolare al processo costruttivo, alle attività di sorveglianza della sicurezza nei luoghi di lavoro ed in ambito industriale".  "Per il biennio 2025-2026 – sottolinea – ci si è posti l’obiettivo di proporre agli iscritti all’Albo almeno un appuntamento formativo mensile su tali tematiche. In parallelo sono stati avviati seminari dedicati ai più recenti sviluppi della cosiddetta IA agentica, applicabile ai più comuni flussi di lavoro di uno studio professionale di ingegneria, nonché percorsi metodologici per effettuare un’autovalutazione dei fabbisogni del singolo studio professionale. Sarà cura dei singoli ordini professionali creare occasioni di aggiornamento e formazione sui temi specifici dell’intelligenza artificiale anche in collaborazione con Uuniversità e centri di ricerca".  
"Centralità Ai rafforza ruolo ingegneri dell'informazione"
 "La crescente centralità dell’intelligenza artificiale e della cybersicurezza nella pratica professionale rafforza il ruolo degli ingegneri della informazione". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Attraverso il Comitato C3i-Comitato dell’ingegneria della informazione – spiega – il Cni promuove un’azione di indirizzo e divulgazione sui temi della IA, della cybersecurity e della data governance su due piani distinti: da un lato a sostegno della categoria dei professionisti dell’ingegneria e dall’altro a sostegno dell’azione di interlocuzione e di rappresentanza del Cni nei confronti delle imprese e delle istituzioni". "Proseguiremo – assicura – nel processo intrapreso di chiarimento delle competenze riservate agli ingegneri dell’informazione; riteniamo che, nei settori ad alto rischio sistemico, tali attività debbano essere attribuite e riservate a ingegneri iscritti all’Albo. Ci impegniamo a promuovere percorsi di certificazione delle competenze degli ingegneri impegnati nella protezione delle infrastrutture critiche. "Parallelamente – spiega – riteniamo che le attività di progettazione e validazione dei sistemi di IA ad alto rischio debbano essere presidiate da professionisti dotati di competenza certificata e soggetti a responsabilità disciplinare, secondo lo stesso principio che nel 1925 pose la riserva di competenza a tutela della sicurezza nelle opere di ingegneria. In coerenza con questo indirizzo, ci impegniamo a rafforzare, mediante il Comitato per l’ingegneria dell’informazione, l’azione di indirizzo sulla qualità e l’affidabilità dei sistemi".  
"Tecnologia porta soluzioni ma ingegnere deve ridurne rischi infortuni"
 “Il dispositivo che segnala al lavoratore l’ingresso in un’area pericolosa può anche ricostruirne ogni spostamento: il confine tra protezione e controllo è sottile. La legge n. 132/2025 chiede che nel lavoro l’intelligenza artificiale tuteli l’integrità psicofisica, la dignità e la riservatezza delle persone, ma a tracciare in concreto quel confine sono le scelte di chi progetta. La tecnologia porta nuove soluzioni e nuovi rischi, e all’ingegnere spetta governarli entrambi verso un solo obiettivo: ridurre il rischio complessivo”. "Per questo – spiega – la sicurezza non può essere una verifica aggiunta a valle, ma un requisito che nasce con il progetto, si tratti di un impianto o di un algoritmo, e che mette la persona al centro della progettazione come del controllo. Porteremo queste domande alla 14ª Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza, il 28 ottobre a Roma, prima tappa del cammino che riparte da Trieste".  
"Dalle professioni tecniche contributo alla Protezione Civile"
 “Quando un sisma colpisce un territorio, la prima domanda che le famiglie rivolgono alle Istituzioni è se la loro casa sia ancora sicura. A quella domanda rispondono sempre più spesso professionisti iscritti agli Albi, formati e abilitati a valutare il danno e l’agibilità degli edifici. Per dare a questo impegno una forma stabile abbiamo la Struttura tecnica nazionale (Stn): sette professioni tecniche e un unico interlocutore per lo Stato e per i territori. Oggi la Stn conta oltre 6.000 iscritti, quasi la metà dei quali ingegneri. I tecnici abilitati al rilievo del danno e dell’agibilità post-sisma affiliati alla Struttura sono oltre 3.000, presenti in tutte le Regioni, così come ci si era proposti dopo l’esperienza del sisma del Centro Italia del 2016”. "I Campi Flegrei – spiega – sono il banco di prova più impegnativo. Su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, la Stn ha fornito la larga maggioranza delle squadre impegnate nelle due campagne di analisi della vulnerabilità sismica dell’edilizia privata e ha contribuito ai rilievi AeDES. Dal 5 agosto scorso più di 100 suoi tecnici sono impegnati nel censimento dei danni delle più recenti scosse". "E' su scala locale -avverte – proprio quella conoscenza dello stato degli edifici che abbiamo indicato come premessa di ogni seria politica di prevenzione: i nostri professionisti la stanno già costruendo, edificio per edificio, là dove il rischio è più acuto. Interventi ma anche, ovviamente, prevenzione. Basti citare l’esercitazione nazionale EXE PO 2026 svoltasi lo scorso giugno a Torino Stn".  "L’8 ottobre dello scorso anno – ricorda – questo impegno ha trovato un riconoscimento formale nel protocollo d’intesa tra il Dipartimento e la Stn. Il protocollo disciplina l’impiego dei professionisti nel censimento del danno, consente di attivare la Struttura anche per esercitazioni e attività di prevenzione e apre la collaborazione a rischi diversi da quello sismico. Proprio perché funziona, questo modello ha bisogno di condizioni stabili. Nell’audizione dell’8 settembre scorso alla Camera sul decreto-legge n. 144/2026 abbiamo segnalato un problema che riguarda gli iscritti alla Stn che lavorano nella Pubblica amministrazione. Quando sono chiamati per formazione, esercitazioni o censimento dei danni, non dispongono di un permesso specifico e devono ricorrere alle proprie ferie".  "Abbiamo proposto – conclude – la promulgazione di una norma che riconosca loro il distacco o l’assenza giustificata, come avviene per altre funzioni svolte nell’interesse generale, e un sistema di rimborsi forfettari per i professionisti mobilitati. Sul terreno contiguo della stima dei danni, nella stessa sede abbiamo chiesto che diventi permanente l’accesso diretto degli iscritti agli albi tecnici al ruolo degli esperti assicurativi catastrofali istituito presso Consap. Il decreto oggi lo consente solo fino al 1° aprile 2028. In pochi anni la Struttura tecnica nazionale si è imposta come un presidio essenziale della protezione civile del Paese". 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Professioni, Perrini (Cni): “Con ingegneri Trieste è frontiera tecnologica, energetica e digitale”

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(Adnkronos) – "Oggi Trieste torna ad essere frontiera, non più frontiera geografica da difendere, ma frontiera tecnologica, energetica e digitale da attraversare. 'Nuove frontiere, nuove responsabilità' è il titolo che abbiamo voluto dare a questo Congresso; titolo che ben si addice al momento storico che la professione sta vivendo, chiamata come è ad affrontare molteplici sfide in un contesto economico e sociale sempre più complesso". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria che si è aperto oggi a Trieste. "La scelta di Trieste – fa notare – è stata strategicamente voluta: Trieste non è una città di confine che subisce la periferia: è una città di frontiera che trasforma il confine in valore. Il suo porto è il più profondo del Mediterraneo e rappresenta la porta naturale dell’Italia verso i mercati dell’Europa Centrale e Orientale. Trieste guarda a Est ma lo fa restando profondamente italiana; è punto di connessione tra il sistema produttivo del Nordest, i Corridoi europei Ten-T e le rotte che arrivano dal Mar Nero e dal Mediterraneo".  Qui – spiega – il confine non divide, unisce; diventa ponte logistico, ponte scientifico, ponte commerciale. Ieri come oggi, Trieste è strategica perché sa tradurre la sua posizione di frontiera in opportunità di crescita per il Paese. Per gli ingegneri il presente si rivela complicato sia dal punto di vista tecnico-scientifico che dal punto di vista normativo; devono muoversi in un quadro in cui si intrecciano esigenze diverse: sicurezza, crescita, sostenibilità dei processi, governo delle tecnologie nel rispetto di un sistema di norme cogenti e tecniche in continua evoluzione”.  “In questo contesto – sottolinea il presidente Perrini – il Congresso nazionale 2026 individua come sfida centrale la capacità del sistema ordinistico e dei singoli professionisti di essere protagonisti della Società 5.0, ovvero di quel modello sociale in cui la tecnologia è al servizio dell’uomo ed è quindi strumento per risol¬vere problemi sociali, promuovere l’inclusione, garantire la sostenibilità ed in sintesi migliorare la qualità della vita”. “La Società 5.0 – afferma – si fonda su un’idea di tecnologia umanocentrica, non finalizzata solo al raggiun¬gimento dell’efficienza (dei processi), ma rispettosa del benessere delle persone, orientata a ga-rantire la sicurezza dei lavoratori e capace di contribuire a migliorare la vivibilità; persegue criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale delle attività e dei progetti che coinvolgono le comunità di individui; intende essere resiliente, ovvero capace di adattarsi a contesti critici, tra¬sformando, ove possibile, le difficoltà in nuove idee per la crescita, gli svantaggi in opportunità di miglioramento”. Per il presidente Perrini “a questi principi si aggiunge il ruolo centrale attribuito ai dati, alle ICT e agli strumenti di intelli¬genza artificiale. Il cyberspazio non è concepito come mero contenitore di big data, ma come am¬biente in cui i dati sono analizzati per generare soluzioni a vantaggio della collettività. Il digitale, in questa visione, non è sinonimo di efficienza fine a sé stessa, ma leva per costruire un ambiente di vita migliore e sostenibile”.  “Rispetto a quando questo modello – spiega – è stato formalizzato, intorno al 2016, la rapida diffusione dell’IA ha aggiunto un elemento di complessità: la Società 5.0 deve trovare forme per garantire che il suo utilizzo rimanga a beneficio della comunità, attraverso regole e limiti definiti”. “La costruzione di questo modello sociale – sostiene – rappresenta per l’ingegneria un’opportunità di cresci¬ta, ma pone molteplici e nuove responsabilità, che si misurano prima di tutto nella capacità di comprendere la complessità del presente e di governare rischi e opportunità legate alle nuove tecnologie”. “Su queste sfide – rimarca – il Consiglio nazionale degli ingegneri e gli Ordini territoriali intendono confrontarsi, con l’obiettivo di definire una strategia di riposizionamento del sistema: non solo soggetto di rappresentanza, ma portatore di proposte e soluzioni per le Istituzioni chiamate ad affrontare questioni complesse quali il governo degli strumenti innovativi, la compatibilità della tutela del lavoro con l’utilizzo di tali strumenti, il governo del territorio, la sicurezza energetica”. “L’ingegneria è in grado di contribuire al rafforzamento del modello sociale 5.0. Sono individuabili, tuttavia, cinque questioni aperte o meglio ‘variabili critiche’, che possono favorire o rallentare, a seconda dei casi, la realizzazione del modello di Società 5.0”. Prosegue il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. Ed ecco i cinque punti analizzati. 1) La questione della governance delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Il rischio che i sistemi di intelligenza artificiale si impongano rispetto all’agire libero di ciascun individuo inizia ad essere oggetto di un intenso dibattito. È più che reale la possibilità che poche aziende o gruppi in possesso di dati e di grande capacità computazionale condizionino l’evoluzione del mercato del lavoro, indirizzino le scelte dei consumatori ed orientino le dinamiche economiche. Il cambiamento, lo sviluppo ma soprattutto il lavoro affidati ad algoritmi complessi nelle mani di pochi appaiono l’esatto contrario della tecnologia umanocentrica che è uno dei fondamenti della Società 5.0. Individuare limiti e trasferirli in atti normativi cogenti è la sfida di chi ambisce ad essere oggi classe dirigente.  2) L’opportunità di disporre di incentivi fruibili dalle imprese per favorire, in particolare, la digitalizzazione dei sistemi produttivi e l’efficientamento energetico degli stessi. I Piani iniziati nel 2016 con Industria 4.0 e proseguiti fino ad oggi con Transizione 5.0 hanno rappresentato un importante sostegno alla modernizzazione del sistema produttivo; scontano tuttavia una certa complessità burocratica, la sovrapposizione di norme che ne regolano l’accesso ed un limitato orizzonte temporale di vigenza, che rende difficile alle imprese pianificare i propri investimenti.  3) L’importanza di attuare politiche nel campo della sicurezza energetica, del recupero in chiave sostenibile del patrimonio edilizio e di salvaguardia del territorio. Si tratta di interventi su vasta scala, che operano nel segno della sostenibilità ambientale e sociale, di cui l’Italia ha necessità. Occorre programmare tali piani con una visione sistemica dei problemi, visione di cui il Paese è ancora carente, tanto da trovarsi in una condizione di emergenza permanente. Su questo punto l’ingegneria e, in particolare la sua struttura di rappresentanza, può giocare un ruolo tecnico-politico rilevante, costruendo un modello di tutela dei beni pubblici improntato alla resilienza e alla sostenibilità secondo il modello di Società 5.0.  4) L’importanza della proposta di 'Riforma della disciplina degli ordinamenti professionali', avviata con il disegno di legge delega A.S. 1663 e ora all’esame della Camera come A.C. 3068. Il processo di riforma è l’occasione per rafforzare il ruolo del sistema ordinistico e modernizzare il quadro in cui operano i professionisti, in particolare valorizzando il sistema delle specializzazioni e intervenendo sulla disciplina delle forme di aggregazione tra i professionisti, principalmente sulla disciplina delle società tra professionisti.  5) Il rafforzamento del ruolo del sistema ordinistico, la cui appartenenza è garanzia del rispetto di norme deontologiche precise, utili alla costruzione di un modello di società che privilegi tecnologie rispettose delle singole persone ed alla creazione di un ambiente del vivere sostenibile e sicuro. "Il Consiglio nazionale degli ingegneri non chiede nuove tutele per la categoria: chiede di potersi assumere maggiori responsabilità nell’interesse generale. Siamo noi a proporre al decisore pubblico di estendere il perimetro della competenza certificata là dove la sicurezza dei cittadini lo richiede, offrendo in cambio ciò che il sistema ordinistico garantisce: il presidio sull’obbligo di formazione continua e di copertura assicurativa e sul rispetto di un codice deontologico". "La misura dell’urgenza – spiega – è racchiusa in un dato. Gli ingegneri iscritti all’Albo sono 253.000; i possessori di un titolo accademico in ingegneria sono oltre un milione. La distanza tra questi due numeri racconta una frattura: un numero estremamente elevato di laureati in ingegneria lavora in settori strategici quali l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata, la sanità digitale – senza alcun collegamento con il sistema ordinistico – perché quelle attività non rientrano tra le competenze riservate agli ingegneri iscritti all’Albo". "L’ingegnere italiano – avverte – in qualsiasi campo operi è artefice e controllore dei processi, non passivo esecutore di una porzione di essi. La riserva non è un’area all’interno della quale opera una specie protetta ma un recinto di salvaguardia della collettività: coloro che la occupano hanno competenze certificate rivenienti dal titolo di studio conseguito, dalla abilitazione e dalla iscrizione all’Albo, elementi che garantiscono il persistere della capacità di svolgere prestazioni corrette e consapevoli. Ricomporre questa frattura significa rafforzare la tutela dei cittadini e riconoscere il contributo che l’ingegneria già oggi offre alla costruzione di un modello sociale più sicuro e sostenibile". 
"Ecco le nostre proposte al ddl riforma sistema ordinistico"
 “Il disegno di legge delega di riforma del sistema ordinistico, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera fissa i principi sulla base dei quali devono poi essere emanati i dispositivi attuativi tesi a modernizzare il sistema ordinistico e rendere il ruolo del professionista coerente con le aspettative della società civile. Nell’interlocuzione con gli organismi ministeriali cui spetterà emanare gli atti conseguenti alla attuazione della riforma della professione di ingegnere, solleciteremo l’attenzione su dieci aspetti”.  1) Stabilire i criteri per l’individuazione delle competenze riservate in via esclusiva agli ingegneri, con l’obiettivo di delineare con chiarezza il confine tra i vari settori dell’Albo professionale – riorganizzato sulla base della formazione acquisita nel percorso accademico – e tra i diversi ambiti dell’ingegneria e le altre professioni dell’area tecnica; ciò non può che avvenire attraverso un’analisi dei percorsi formativi, d’intesa con i rappresentanti dell’Università, tenendo conto della classificazione europea di abilità, competenze, qualifiche e occupazioni, nonché delle diverse offerte formative presenti sul territorio e dei pronunciamenti giurisprudenziali pregressi; analisi e ricerca che possono essere condotte attraverso la nostra Fondazione e analoghe strutture delle altre professioni. 2) Portare a compimento per la professione di ingegnere la riforma in discussione presso il tavolo tecnico istituito dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), che prevede i criteri di accesso previsti dall’art. 4 della legge n. 163/2021, ovvero l’esame di abilitazione contestuale all’esame di laurea, previo tirocinio interno al percorso accademico magistrale, organizzato di concerto con gli Ordini territoriali. 3) Valorizzare le competenze specialistiche degli ingegneri, attraverso la certificazione ai sensi della norma volontaria Uni Cei EN Iso/IEC 17024, in particolare tramite l’Agenzia Certing, incardinata nella nostra Fondazione, e specializzata negli schemi di certificazione delle competenze nell’ambito dell’Ingegneria. 4) Garantire la parità di genere nelle elezioni degli organismi di rappresentanza e stabilire che le procedure elettorali possano svolgersi anche mediante piattaforme informatiche che garantiscano la sicurezza e segretezza del voto. 5) Procedere alla revisione, orientata alla semplificazione, delle attività dei Consigli di disciplina degli Ordini territoriali e dei criteri di nomina dei componenti, garantendo la parità di genere e l’utilizzo di tecnologie informatiche. 6) Garantire l’applicazione del principio dell’equo compenso per lo svolgimento dell’attività professionale sia nei rapporti con gli enti pubblici sia con i privati, determinato sulla base di parametri aggiornati con decreto ministeriale.  7) Prevedere sistemi di tutela a garanzia dei professionisti in caso di mancati adempimenti nell’esercizio della professione e violazioni di termini per scadenze di natura fiscale, tributaria e previdenziale, per impedimenti dovuti a infortuni, ricoveri ospedalieri, gravi patologie o maternità/paternità. 8) Integrare la disciplina delle società tra professionisti – stp – individuando un regime fiscale e previdenziale coerente con quello previsto per i modelli societari dalle stesse adottati, escludendo le stp dalla disciplina fallimentare. 9) Operare affinché venga riconosciuta la natura peculiare degli ordini professionali all’interno del sistema delle pubbliche amministrazioni, giungendo a semplificazioni degli adempimenti burocratici e delle rilevazioni di carattere contabile e gestionale. 10) Prevedere che, ai fini della elezione dei consigli nazionali, il numero dei voti attribuito a ciascun consiglio territoriale rispetti un principio di proporzionalità attenuata, sì da garantire adeguata rappresentanza ai consigli territoriali con un numero minore di iscritti.  
"Iscrizione Albo sia obbigatoria per chi esercita attività"
 "Sollecitiamo il legislatore a rendere obbligatoria per legge l’iscrizione all’Albo professionale di tutti coloro che svolgono, a qualsiasi titolo, in ambito di lavoro autonomo o dipendente, l’esercizio della professione; confermiamo poi la volontà di perseguire, nel rispetto dei diritti acquisiti, la riorganizzazione dell’Albo in un’unica sezione riservata ai soggetti abilitati in possesso di laurea magistrale. L’iscrizione obbligatoria all’Albo comporta per tutti i soggetti che esercitano la professione l’obbligo di formazione continua, il rispetto del codice deontologico e l’obbligo di assicurazione per responsabilità civile professionale, a garanzia della società civile in ordine alla qualità del lavoro e al rispetto di regole di condotta e di etica". A dirlo è ancora il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. “La formazione degli ingegneri del terzo millennio – fa notare – è profondamente differenziata per effetto della introduzione di nuove classi di laurea e della differenziazione introdotta dai singoli atenei nei programmi di studio anche all’interno della stessa classe, con riferimento a specificità territoriali: ciò direttamente deriva dall’introduzione della autonomia universitaria, nata con la legge n. 168 del 1989, proseguita con la disciplina della autonomia didattica (leggi Bassanini n. 59 e n. 127 del 1999 e D.M. n. 509 del 1999) e consolidatasi con la legge n. 240 del 2010”. "Per garantire alla collettività – sottolinea – che il professionista iscritto in un settore dell’Albo sia in grado di svolgere con scienza e coscienza le prestazioni professionali relative a quel settore, ha indotto il Cni a individuare, in sede di confronto con il mondo accademico, dapprima all’interno del gruppo di lavoro sulla formazione universitaria e successivamente nel tavolo tecnico istituzionale finalizzato alla introduzione della laurea abilitante, una soluzione di compromesso che prevede la suddivisione dell’Albo in cinque settori: Ingegneria Civile e Ambientale; Ingegneria Industriale; Ingegneria dell’Informazione; Ingegneria Biomedica e Clinica; Ingegneria Gestionale".  
"Serve legge su responsabilità civile e assicurazione iscritti Albi tecnici"
 "Il Cni si sta adoperando in tutte le sedi per l’approvazione di una legge che intervenga sulla disciplina della responsabilità civile e penale dei professionisti iscritti agli albi delle professioni tecniche regolamentate (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, geologi, ecc.) che operano, assumendosi la responsabilità degli atti, nei vari settori dell’ingegneria". "Il provvedimento – spiega – che riteniamo un atto di civiltà giuridica, deve perseguire quattro obiettivi: limitare la responsabilità solidale del professionista alla quota di colpa effettivamente a lui imputabile; evitare il trasferimento del rischio professionale sugli eredi del professionista deceduto; introdurre elementi di certezza con riferimento al termine di prescrizione della responsabilità del professionista, rafforzare il principio della assicurazione obbligatoria quale strumento di tutela del committente danneggiato".  "Una proposta di legge organica – sottolinea – è stata recentemente formalizzata su iniziativa parlamentare; ci auguriamo che il Legislatore possa discuterla e approvarla. In riferimento ai compensi dei professionisti, interviene il disegno di legge delega, che rende obbligatoria per tutti i professionisti la polizza a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione, mentre, in altra lettera dell’articolato, viene introdotto un termine di prescrizione quinquennale dell’azione di responsabilità connessa all’attività professionale, per le controversie di responsabilità professionale escluse dall’ambito di applicazione dell’art.8 della legge sull’equo compenso. Alcune tutele possono essere acquisite anche per il tramite della polizza professionale Racing, promossa dal Cni per il tramite del suo organo di supporto, in corso di rinnovamento".  
"Formazione continua garanzia che iscrizione all'Albo offre a collettività"
 "Tra le garanzie che l’iscrizione all’Albo offre alla collettività, la formazione continua è quella che più deve saper evolvere insieme alla professione. Nella seduta del 17 novembre 2025 il Consiglio nazionale ha approvato il nuovo Testo unico delle linee di indirizzo per l’applicazione del Regolamento per l’aggiornamento della competenza professionale, in vigore dal 1° gennaio 2026. La novità principale riguarda la formazione a distanza: resa indispensabile dall’emergenza pandemica e rimasta a lungo affidata a regimi transitori, trova ora una disciplina stabile e organica e, attraverso apposite convenzioni, può rivolgersi agli iscritti di tutto il territorio nazionale". A dirlo è ancora Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. “Abbiamo sottoscritto numerosi protocolli d’intesa – continua – dedicati alla formazione. L’ultimo, firmato il 29 luglio con il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, risponde a una richiesta che molti colleghi ci avevano rivolto. Per i circa 35.000 ingegneri iscritti agli Ordini che lavorano nelle amministrazioni pubbliche, l’intesa prevede un rapporto bidirezionale: la formazione accreditata da un comitato tecnico congiunto, sia essa erogata dagli Ordini o dalla piattaforma Syllabus, sarà reciprocamente riconosciuta. La fase operativa partirà a breve, ma il senso dell’intesa va già oltre la semplificazione: l’amministrazione pubblica riconosce il valore della formazione ordinistica e, con esso, la solidità della garanzia che il sistema degli Ordini offre alla collettività".  
"Ancora eventi per valorizzare figura ingegnere"
 "Il Cni intende proseguire nell’organizzazione di eventi che siano occasione di aggiornamento professionale e nel contempo mettano in risalto il ruolo dell’Ingegneria, e quindi degli ingegneri, nei processi di modernizzazione del Paese. Intende proporre appositi eventi di rilevanza nazionale finalizzati a valorizzare i molteplici ambiti di specializzazione dell’ingegneria". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Si pongono in questa prospettiva – afferma – le Giornate nazionali dedicate all’ingegneria della sicurezza, alla prevenzione in chiave antisismica, alla prevenzione del rischio idrogeologico ed idraulico, all’ingegneria forense, all’ingegneria economica, all’ingegneria per l’impiantistica sportiva e a quella della ingegneria marittima ed aeroportuale e al ruolo dell’ingegneria nei percorsi di rigenerazione urbana, alla valorizzazione della figura femminile nei vecchi e nuovi settori della ingegneria e nelle discipline Stem".  "Tra le attività promozionali e divulgative – elenca – sono ricompresi, inoltre, tutti gli eventi di confronto e di dibattito sui temi dell’Ingegneria trattati dalla rivista 'L’Ingegnere Italiano' che consentono di esaltare le specificità delle vecchie e nuove specializzazioni ed il ruolo del professionista come garante di processi e sistemi sicuri a favore della collettività. Si tratta di un numero ampio di eventi, che il Consiglio nazionale ha inteso promuovere negli anni per rimettere al centro dell’attenzione delle Istituzioni, così come delle comunità locali, la figura dell’ingegnere del terzo millennio". "Cresce partecipazione ad organismi internazionali e nazionali" "Il Cni – infine -intende proseguire e rafforzare la propria partecipazione agli organismi europei e internazionali di rappresentanza dell’ingegneria, con l’obiettivo non solo di assicurare una presenza istituzionale della professione italiana, ma anche di favorire lo scambio di esperienze, l’aggiornamento delle competenze e una maggiore integrazione degli ingegneri italiani nel contesto europeo e internazionale". "Particolarmente intensa – commenta – è stata negli ultimi anni l’attività nell’ambito di Engineers Europe, la più importante associazione europea di rappresentanza dell’ingegneria. Il rafforzamento della pre¬senza italiana ha trovato un importante riconoscimento nella nomina del consigliere Cni Luca Scappini a Treasurer di Engineers Europe e componente del suo executive board. Il Cni ha inoltre contribuito al successo del progetto europeo Engineers4Europe – E4E, favorendo in particolare il coinvolgimento degli ingegneri italiani nelle attività di indagine e nelle survey promosse nell’ambito del progetto, anche attraverso la Fondazione Cni".  "Il progetto – afferma – ha consentito di approfondire l’evoluzione delle competenze richieste agli ingegneri europei e ha portato alla costituzione dell’Engineering skills council, quale sede stabile di confronto sul futuro delle competenze professionali. Nell’ambito di Engineers Europe sono inoltre state sviluppate iniziative e webinar gratuiti dedicati alle competenze digitali, ambientali, imprenditoriali e trasversali. Parallelamente, il Cni tramite la propria Fondazione ha promosso numerosi webinar in lingua inglese, aperti agli iscritti, con l’obiettivo di avvicinare maggiormente gli ingegneri italiani al dibattito professionale europeo, alle sue istituzioni e alle opportunità derivanti da una più ampia dimensione internazionale della professione". 
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