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Premier League, Burnham chiede il ritorno degli alcolici sugli spalti

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(Adnkronos) –
Riportare la birra e gli alcolici direttamente sugli spalti degli stadi inglesi: è la proposta del primo ministro britannico Andy Burnham, pronto ad abolire una legge in vigore dal 1985. La norma attuale vieta il consumo di alcolici sulle tribune durante i match, consentendolo solo nei bar interni prima della gara o nell'intervallo. Secondo il premier, fedelissimo tifoso dell'Everton, si tratta di una restrizione superata e "discriminatoria" verso i tifosi, nata nell'era degli hooligans quando il contesto attorno al pallone era del tutto diverso. Se l'associazione dei tifosi applaude l'apertura ricordando che negli stessi impianti è già permesso bere durante i concerti o le partite di rugby, la polizia frena definendo rischiosa la misura per l'ordine pubblico. "Sarebbe irresponsabile alimentare comportamenti violenti e criminali, che purtroppo si riscontrano durante le partite di calcio, permettendo un maggior consumo di bevande alcoliche", ha detto un portavoce. 
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Calenda: “Centrosinistra è pericoloso, Vannacci è un asset russo”

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(Adnkronos) – "Questa sinistra è molto pericolosa al governo. Vannacci è un asset di Putin. La Russia vuole smantellare l'Ue". Carlo Calenda a tutto campo. Il leader di Azione fornisce la sua analisi sulla situazione politica in Italia e sul quadro internazionale caratterizzato dall'allarme per le possibili provocazioni della Russia, come segnalato dalle intelligence di diversi paesi. Si comincia dalla politica nostrana, con il cammino verso le elezioni politiche 2027.  Calenda boccia il campo largo "a trazione grillina". "Schlein dice non facciamo le primarie, facciamo il programma, però non c'è il programma. Conte presenta un programma che è una somma di cose populiste, prorusse. Il Pd dice questo programma non ci va bene, però noi non c'abbiamo un programma e intanto non sappiamo quando e come faremo le primarie", dice Calenda evidenziando le contraddizioni nel rapporto tra il Pd di Elly Schlein e il M5S di Giuseppe Conte. "Nel frattempo il mondo cade e io penso che sia una cosa che vista da fuori ti dà proprio l'idea che non sono fatti per governare: oggi il centrosinistra e questa sinistra di fatto a trazione grillina con Bonelli e Fratoianni che fanno proposte abbastanza surreali, per esempio sull'energia, ecco questa sinistra è molto pericolosa al governo", dice il leader di Azione a 24 Mattino su Radio 24.  A destra, continua a crescere Roberto Vannacci. Il suo partito, Futuro Nazionale, può diventare un ago della bilancia. "Vannacci è un asset russo? Sì. Lo è da quando era addetto militare in Russia, organizzava strane promozioni commerciali che non erano nella sua competenza, frequentava circoli filo-russi e dava informazioni o molto sbagliate o diciamo pilotate, cioè che la Russia non avrebbe mai invaso l'Ucraina anche quando c'erano i carri armati al confine, o che sarebbe entrata come un burro in Ucraina. Ma del resto è un signore che si è autopubblicato un libro ad agosto e nessuno sapeva chi era, e la prima settimana ha venduto 20.000 copie, cosa che è impossibile tecnicamente. Tecnicamente perché nessuno sa chi sei", dice Calenda, che invia un messaggio alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Quando io penso che Meloni debba riunire tutte le opposizioni, io non credo che debba chiamare Vannacci" aggiunge tornando a proporre "quello che chiamo lo scudo democratico". Inoltre Calenda propone "che i servizi facciano una relazione molto chiara, pubblica al Parlamento su con chi sta, di chi sono i bot che stanno aiutando Vannacci, che moltiplicano i suoi post. Perché se noi non sappiamo chi è un asset russo e chi no, chiamare le opposizioni a un tavolo diventa problematico, perché a quel punto quelle informazioni vanno a finire direttamente a Putin".  "Io sono convinto che la Russia abbia come obiettivo quello di smantellare l'Unione Europea e che lo debba fare nella presidenza Trump, forse aspettando le elezioni di midterm, ma ha una possibilità unica, non di invadere un Paese europeo, ma di fare un attacco che ormai i vertici Nato e quelli dei servizi dei Paesi del Nord Europa danno per scontato", prosegue. "A quel punto scopriremmo che Trump ci fa ciao, ciao e probabilmente un pezzo dell'Europa altrettanto. La novità è che questa volta l'attacco viene supposto essere contro i Paesi del sud della Nato. Il che ha una logica. Putin ha bisogno che l'Europa si spacchi e faccia pressione sull'Ucraina per dargli il pezzo di Donbas che la Russia non è riuscita a conquistare. Questa cosa può avvenire in due modi: o attaccando un Paese nordico, la Lituania o l'Estonia e facendo vedere lo sganciamento di Francia, Italia, Spagna", ipotizza Calenda. Oppure, "attaccando un Paese come Francia e Italia e vedendo che in questo modo Francia e Italia dicono fermi tutti, a questo punto ci vuole una pace, ma non la pace che Zelensky sta proponendo, cioè una tregua dove si smette di combattere e ognuno si tiene a quello che ha conquistato, ma una pace alle condizioni di Putin. Questa è una cosa che a me fa impazzire perché io provo a ripeterla in ogni dove mentre noi parliamo di cose assurde, mentre siamo sull'orlo di un conflitto il cui esito sarà l'esistenza dell'Europa o no". 
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Roberto Vecchioni, concerto annullato a Salerno per “motivi di salute”

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(Adnkronos) –
Roberto Vecchioni è stato costretto ad annullare il concerto previsto per domani, 25 settembre, al Teatro Verdi di Salerno per "motivi di salute". Ad annunciarlo è stata l'organizzazione dell'evento che augura all'artista una "pronta guarigione". L'artista avrebbe dovuto ricevere il Premio 'Grandi Protagonisti dello Spettacolo' nell'ambito della 38ma edizione del Premio Charlot.   Tuttavia, l'evento, per chi ha già acquistato il biglietto, è confermato, ma il programma subirà delle variazioni: "La Montecarlo Big Band, diretta dal maestro Angelo Abate, proporrà un viaggio musicale tra le sonorità dello swing, del jazz e dei grandi classici, reinterpretati e riarrangiati per grande orchestra. Ospite d'eccezione sarà Enrico Brignano, al quale sarà conferito il Premio Charlot Grandi Protagonisti dello Spettacolo". 
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Università: Dall’Agata (Scuola Galileiana), ‘MeMo convince studenti che non si iscriverebbero’

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(Adnkronos) – "Riusciamo ad accompagnare e a convincere e a far capire loro quali sono le opportunità che una formazione universitaria può dare". Lo ha detto Gianguido Dall’Agata, direttore della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova, parlando del progetto MeMo – Merito e Mobilità Sociale, il programma di orientamento rivolto a studenti e studentesse con genitori non laureati. "Abbiamo toccato con mano il successo che ha nel portare studenti che normalmente non si iscriverebbero all'università, che non farebbero un percorso di formazione superiore come quello che viene proposto dai nostri istituti, dalle nostre università", ha aggiunto Dall'Agata. L’intervento del direttore della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell'Università di Padova, si inserisce nell’ambito dell’accordo siglato dalle cinque istituzioni universitarie della rete Merita – Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, Collegio Superiore dell’Università di Bologna, Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova e Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza Università di Roma – con l’Università Bocconi, con l’obiettivo di dare continuità e ampliare la portata di MeMo. "Siamo molto contenti come Scuola Galileiana di Studi Superiori dell'Università di Padova di partecipare a questo progetto e a questa rete", ha sottolineato Dall’Agata, spiegando che l’esperienza maturata sul campo ha mostrato come l’orientamento possa incidere sulle scelte degli studenti. L’obiettivo, ha evidenziato, è far conoscere a ragazzi che spesso non prendono in considerazione l’università "quali sono le opportunità che una formazione universitaria può dare". 
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Università, siglato accordo tra atenei rete Merita e Bocconi per ampliare progetto MeMo

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(Adnkronos) – A un anno dal diploma è iscritto all’università l’84% di chi ha almeno un genitore laureato, contro il 66% di chi proviene da una famiglia in cui nessuno dei genitori ha conseguito una laurea. Un divario di diciotto punti percentuali che mostra quanto l’origine familiare continui a incidere sulle opportunità formative e sulle scelte universitarie. Per contribuire a ridurre questa distanza, le cinque istituzioni universitarie della rete Merita – Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, Collegio Superiore dell’Università di Bologna, Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova e Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza Università di Roma – hanno siglato un nuovo accordo con l’Università Bocconi. L’obiettivo è dare continuità e ampliare la portata di MeMo – Merito e Mobilità Sociale, il programma di orientamento rivolto a studenti e studentesse con genitori non laureati. L’accordo è stato ufficializzato durante il convegno per la giornata conclusiva di Merita, che si è svolto questa mattina presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I principi fondanti sono quelli sanciti dall’articolo 34 della Costituzione, secondo cui 'i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi'. Mezzi che non sono soltanto economici: informazioni, reti, modelli di riferimento e familiarità con il mondo universitario possono incidere profondamente sulla possibilità di immaginare l’università come una scelta concretamente accessibile.  “Il vero diritto allo studio significa dare a ciascuno la possibilità di realizzare la versione migliore di sé stessi, a prescindere dalle condizioni economiche di partenza. Oggi non chiudiamo soltanto un progetto che ha coinvolto più di 4.000 studentesse e studenti e ha permesso di costruire una rete capace di rendere la formazione di eccellenza più accessibile. Apriamo una nuova fase di MeMo in cui trasformiamo l’esperienza maturata in un modello stabile e nazionale”, dichiara Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca. Al tema dei first-generation students – i primi in famiglia a frequentare l’Università – è stato dedicato l’intervento di Marco Romito, professore associato dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che ha approfondito il peso dell’origine familiare, delle risorse e delle aspettative sulle scelte universitarie. Questa condizione si intreccia spesso anche con un background migratorio: secondo AlmaLaurea, soltanto il 23% dei laureati di seconda generazione ha almeno un genitore laureato. Nel corso del convegno è stato presentato il volume ‘Merito e mobilità sociale. L’orientamento come leva di equità’ (Pacini Editore), a cura della prof.ssa Sabina Nuti e di Sara Barsanti, coordinatrice del progetto Merita. Il volume ricostruisce e analizza l’esperienza di MeMo, il programma avviato dalla Scuola Superiore Sant’Anna nel 2013 per studenti e studentesse con genitori non laureati. Il modello supera una concezione dell’orientamento limitata alla presentazione dell’offerta formativa: prevede l’intercettazione attraverso le scuole, un accompagnamento prolungato, il tutoraggio tra pari e occasioni immersive di conoscenza della vita universitaria. Proprio dai temi e dalle evidenze del volume ha preso le mosse il dialogo tra Sabina Nuti e la prof.ssa Marta Cartabia, Prorettrice all’Impegno Sociale e agli Affari Istituzionali dell’Università Bocconi, sul significato contemporaneo del merito e della mobilità sociale e sul ruolo delle università.     I dati richiamati nel libro mostrano che, a un anno dal diploma, il 90,2% di chi ha partecipato al percorso di MeMo si era iscritto all’università e un ulteriore 4,5% era in procinto di farlo. Complessivamente, tra i rispondenti, circa 95 partecipanti su 100 hanno scelto di proseguire gli studi. Inoltre, il 97% ritiene che il programma abbia contribuito alla propria crescita personale e più del 95% valuta positivamente il rapporto con tutor e tutrici. Il confronto ha quindi affrontato il peso delle condizioni di partenza e il significato attuale dell’articolo 34 della Costituzione, interrogandosi anche su quei 'mezzi' – informazioni, reti, modelli di riferimento e familiarità con il mondo universitario – che possono incidere sulle opportunità effettivamente accessibili.  Per molti potenziali studenti e studentesse di prima generazione, infatti, il primo ostacolo non è superare una selezione, ma riuscire a immaginare che quella selezione, quell’università e quelle opportunità possano riguardarli, come emerge dalle riflessioni dei partecipanti al progetto. “L’articolo 34 della Costituzione non è solo un principio da richiamare, ma un compito da attuare – ha sottolineato Marta Cartabia – Per questo l’università deve uscire per andare incontro agli studenti anche prima che arrivino a bussare alle sue porte: nelle scuole, nei territori, nelle famiglie, nei luoghi in cui si formano aspirazioni, aspettative e motivazione. MeMo è un progetto condiviso tra varie istituzioni universitarie che si muove in questa direzione”.  La giornata si è conclusa con la firma della nuova convenzione MeMo, che dà continuità al programma e ne apre una nuova fase. L’accordo punta a consolidare il modello oltre il finanziamento Pnrr e ad ampliarne la capacità di intervento, mantenendo i suoi elementi qualificanti: attenzione ai first-generation students, collaborazione con le scuole, accompagnamento nel tempo, tutoraggio tra pari con giovani universitari ed esperienza diretta della vita universitaria. La nuova fase pone quindi una sfida precisa: portare a una scala più ampia un intervento per il quale sono emerse evidenze positive di impatto, preservandone la dimensione relazionale e personalizzata, per raggiungere un numero maggiore di giovani e, in particolare, chi dispone di minori opportunità per trasformare il proprio potenziale in una scelta universitaria. Alla riflessione conclusiva hanno partecipato Nicola Vitiello, Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, Alessandro Schiesaro, Direttore della Scuola Normale Superiore, Mattia Crespi, Direttore della Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza, Gianguido Dall’Agata, Direttore della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova, e Stefania Pellegrini, Direttrice del Collegio Superiore dell’Università di Bologna, insieme ai tutor di MeMo, che hanno portato il punto di vista di chi accompagna direttamente studenti e studentesse nel percorso. 
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Mbappé: “Io come Ronaldo? La Francia non mi farà mai giocare fino a 41 anni”

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(Adnkronos) – "Se penso al Paese per cui gioco, la Francia non mi lascerà mai giocare fino a 41 anni. Dobbiamo essere onesti". Kylian Mbappé lo dice con un sorriso. Il fuoriclasse francese parla così del suo futuro con la nazionale francese dal ritiro dei Bleus, in un'intervista rilasciata ai microfoni della Bild, rispondendo a una domanda su Ronaldo, ancora in campo con il Portogallo a 41 anni. "Ronaldo lo dimostra. Se sei in forma fisicamente e mentalmente, puoi giocare a lungo a questi livelli. Nel mio caso, però, non ci credo", ha spiegato Mbappé, che compirà 28 anni il 20 dicembre. Il tema, ovviamente, non è all'ordine del giorno in casa Francia, ma fa comunque discutere gli appassionati di calcio. Mbappé ha esordito con i Bleus sotto la guida dell'ex ct Didier Deschamps e ora si prepara a iniziare un nuovo capitolo con Zinedine Zidane, ct scelto dalla federazione per sostituire l'allenatore campione del mondo nel 2018. Anche con Zizou, Mbappé sarà il capitano della nazionale. E inizierà da leader una nuova fase della sua carriera, per ottenere nuovi successi. Per il futuro, non proprio prossimo, c'è tempo.  
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Spazio, Cirtain (Axiom Space): “Le life sciences saranno tra i primi business sostenibili in orbita”

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(Adnkronos) – Le life sciences potrebbero rappresentare uno dei primi nuovi business realmente sostenibili in orbita nei prossimi anni. Ne è convinto Jonathan W. Cirtain, ceo e presidente di Axiom Space, intervenuto a BEX – Beyond Exploration Expo a Rimini. "Credo che almeno un'industria sostenibile, oltre a quelle già esistenti come le comunicazioni e l’osservazione della Terra, diventerà evidente nei prossimi cinque o sei anni. Le life sciences in particolare", ha spiegato. Secondo Cirtain, negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi progetti in cui "le life sciences, i prodotti farmaceutici e i dispositivi medici hanno mostrato grandi promesse nella ricerca e sviluppo". Il prossimo passaggio sarà portare queste attività "dalla ricerca e sviluppo allo sviluppo per la produzione". Tra gli altri ambiti con prospettive di crescita, il ceo di Axiom Space cita anche i semiconduttori. Lo sviluppo delle infrastrutture spaziali e l’aumento delle opportunità di lancio stanno aprendo la strada a una nuova fase dell’economia in orbita. "Lo sviluppo delle infrastrutture per l’esplorazione spaziale, insieme all’aumento delle opportunità offerte dai veicoli di lancio, ci permette di iniziare a costruire le capacità necessarie per passare dalle comunicazioni e dall’osservazione della Terra ad altre attività con una maggiore presenza umana", ha spiegato. Cirtain prevede, quindi, una crescita del settore delle infrastrutture a supporto di un’economia in orbita bassa, accompagnata dallo sviluppo di nuove tecnologie. "Vedremo molti nuovi servizi di lancio, servizi logistici per l’orbita bassa e l’espansione delle tecnologie necessarie per supportare entrambi", ha sottolineato. Queste capacità, conclude, saranno importanti anche per le future missioni lunari e per "creare una presenza umana sostenibile sulla Luna". 
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Al via ‘Pizza Maxima’, appuntamento a Roma con gli Oscar dell”arte bianca’

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(Adnkronos) – Il settore dell’'arte bianca' italiana è già in fermento. Si stanno per riaccendere i riflettori sugli 'Oscar della pizza made in Italy' organizzati da E20-Events Factory e RistorAgency, con il Patrocinio della presidenza della Regione Lazio e dell’assessorato ai Grandi Eventi del Comune di Roma, nelle persone di Francesco Rocca e Alessandro Onorato, e con il supporto di Mulino Caputo, Latteria Sorrentina, Rega Pomodori, Italforni, Olio Basso, Fritti Gourmet, Goeldlin Collection e della radio ufficiale Dimensione Suono Roma. Il 28 settembre, infatti, a Roma, negli spazi di Spazio Novecento, dalle 11 alle 21, i più autorevoli maestri dell’arte bianca di tutte le regioni dello stivale si riuniranno a Roma per una giornata, riservata a pizzaioli, professionisti e stampa di settore, interamente dedicata al piatto che, più di tutti, porta alta la bandiera dell’eccellenza gastronomica italiana nel mondo: la pizza. E se fino al 2025 si chiamava Pizza Awards, per il 2026 l’evento ha cambiato nome per diventare 'Pizza Maxima', dal latino 'magnus' che sta ad indicare l’alto livello di eccellenza. “Abbiamo deciso di cambiare nome – dichiarano i due organizzatori Fabio Carnevali, editore di 'MangiaeBevi', e Vincenzo Pagano, direttore di 'ScattidiGusto' – per prendere le distanze dalle diverse imitazioni che negli ultimi anni sono sorte creando confusione tra gli addetti ai lavori. Il nostro obiettivo è premiare le eccellenze dell’arte bianca ma anche creare un momento di dibattito e confronto oltre che un’opportunità di business per le aziende del settore. Alla seconda edizione della Pizza Conference avremo i massimi esperti italiani della Pizza, del Marketing e della Comunicazione che si confronteranno sul palco in due differenti aree tematiche. Una grande occasione per capire le dinamiche e le tendenze in atto nel settore e per dare valore al proprio business”. 'Pizza Maxima', dunque, sarà un vero e proprio premio di tutta la stampa. Infatti, a stilare la graduatoria e ad assegnare i vari premi, come detto, è stata una giuria composta da circa 200 tra i più autorevoli giornalisti gastronomici del settore, rappresentanti e curatori delle principali guide, direttori e redattori delle testate di settore e responsabili delle pagine dei quotidiani che trattano di gastronomia, con particolari competenze per il mondo della pizza, e dai più importanti esperti di pizza in Italia.  Con le loro segnalazioni sono state inizialmente stilate le 150 nomination che, successivamente, sono state sempre da loro votate (voto da 6 a 10) sul sito ufficiale dell’evento www.pizzamaxima.com, in modo trasparente e inequivocabile. I parametri di giudizio che sono stati adottati riguardano l’aspetto esterno della pizza, l’impasto e la tecnica ma anche la personalità, le materie prime utilizzate e la regolarità oltre al rapporto qualità/prezzo e al menu. Non ultimi l’ambiente e il servizio di sala. I risultati finali saranno svelati nel corso della cerimonia di premiazione e successivamente comunicati sui canali ufficiali di 'Pizza Maxima' (sito e social) e sui siti dei media partner, come 'Scatti di Gusto', 'MangiaeBevi', 'Italia a Tavola', 'Cronache di Gusto', 'Il Forchettiere', la rivista 'Pizza Magazine' e tante altre testate. Oltre alla graduatoria delle migliori 150 pizzerie d’Italia, con in testa la 'Migliore pizzeria d’Italia', saranno premiate le 'Migliori 20 pizzerie regionali' e i 'Migliori professionisti' di 4 categorie: 'Miglior Pizzaiolo dell’anno', 'Miglior Pizzaiola dell’anno', 'Miglior Pizzaiolo Under 35 dell’anno' e 'Miglior Fornaio dell’anno'. Ben 19 saranno i premi speciali, assegnati secondo criteri specifici: Miglior Pizza Tradizionale, Miglior Pizza Contemporanea, Miglior Pizza Creativa, Miglior Pizza Fritta, Miglior Pizza Romana, Miglior Pizza Margherita, Miglior Pizza Dolce, Miglior Pizza Fritta, Miglior Carta delle Pizze, Miglior Carta dei Vini, Miglior Carta dei Fritti, Miglior Carta delle Birre, Miglior Carta dei Cocktails, Miglior Servizio di Sala, Miglior Format, Miglior Catena di Pizzerie, Miglior Nuova Apertura, Miglior Comunicazione, Miglior Pizza al Taglio. 
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Arval Mobility Observatory, spostamenti pesano nella scelta del posto di lavoro

MILANO (ITALPRESS) – Nella scelta del posto di lavoro, la mobilità conta quasi quanto il lavoro stesso: complice il “fattore tempo”, diventato negli ultimi anni un bene sempre più prezioso per gli Italiani, oggi le modalità di spostamento risultano un elemento fondamentale nel bilancio vita lavorativa-personale.
Lo dice un’indagine condotta da Arval Mobility Observatory, l’osservatorio di mobilità di Arval Italia, società specializzata nel noleggio a lungo termine di veicoli e in soluzioni di mobilità, che ha realizzato una survey su un campione dei dipendenti del Gruppo bancario BNP Paribas a cui l’azienda appartiene.
In occasione della European Mobility Week, la principale campagna della Commissione Europea sulla mobilità urbana sostenibile, giunta quest’anno alla sua 24esima edizione, Arval Italia ha presentato i principali risultati dell’indagine in occasione di un evento dedicato, Arval Mobility Forum, che si è tenuto a Milano questa mattina.
L’obiettivo era quello di tracciare una fotografia di quello che oggi è e rappresenta il rapporto delle persone con gli spostamenti casa-lavoro e, al tempo stesso, individuare aspettative rispetto al futuro, anche attraverso una focalizzazione sui bisogni delle nuove generazioni.
Il primo dato che emerge è che la mobilità è fondamentale nella scelta di un posto di lavoro per 6 persone su 10, ma è comunque, per il 90% delle persone, una delle variabili che vengono prese in considerazione. Elementi, questi, che confermano come gli spostamenti casa-lavoro rappresentino una vera e propria estensione dell’esperienza professionale.
Questa percezione è giustificata anche dal fatto che, in più di un terzo dei casi, le persone impiegano oltre un’ora a compiere il tragitto casa-lavoro e viceversa, e solo il 40% impiega meno di 45 minuti.
Per gli intervistati, ciò che conta nella mobilità legata agli spostamenti casa-lavoro è la comodità e la flessibilità, ancora prima del risparmio economico.
Analizzando invece le modalità con cui ci si muove, emerge indiscutibilmente che l’auto, personale o aziendale, rimane centrale per 6 persone su 10, a prescindere dall’età.
Allo stesso modo, c’è da considerare che un quarto dei rispondenti ricorre già a un sistema multimodale che combina quindi due o più opzioni di mobilità (ad esempio auto e treno, auto e mezzi pubblici…).
A fare da freno al cambiamento verso una “nuova mobilità” non è tanto l’abitudine, citata solo dall’11% degli intervistati, ma, secondo il 27% dei rispondenti, la mancanza di infrastrutture dedicate (piste ciclabili, parcheggi per bici o monopattini, colonnine di ricarica…) e la distanza casa-lavoro o una conformazione del territorio poco adatta agli spostamenti a piedi, in bici o con veicoli elettrici (20%).
Pensando invece alle prospettive future, per circa la metà del campione, tra 5 anni non cambieranno le modalità di trasporto attuali, mentre un intervistato su 4 dichiara di voler modificare il proprio modo di spostarsi, optando per un veicolo elettrico (soprattutto le persone nelle fasce d’età tra i 30 e i 54 anni), usando più mezzi pubblici o muovendosi a piedi o in bici (opzioni valutate per lo più dai giovani fino a 30 anni).
“Con questa indagine è emerso che la mobilità non è più solo una voce gestionale o di costo per le aziende, ma rappresenta una importante leva di attrazione e mantenimento dei talenti. Allo stesso modo, è chiaro come le scelte relative al modo in cui ci si sposta dipendono anche dal territorio ed è quindi fondamentale sempre di più un dialogo tra privato e istituzioni pubbliche. Per le persone, il modo in cui ci si muove conta quanto dove si lavora e da questo punto di partenza devono essere elaborate le strategie di mobilità delle aziende” dichiara Alessandro Floria, Direttore Marketing & Comunicazione di Arval Italia.
I dati della survey hanno fornito gli spunti per un momento di confronto e discussione sulle evoluzioni della mobilità e su quanto sia importante per il benessere delle persone. Se ne è parlato oggi in una tavola rotonda moderata dalla giornalista Lea Orifici a cui hanno preso parte Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professor of Strategy SDA Bocconi, Ivano Gallino, Presidente di AITMM (Associazione Italiana Travel e Mobility Manager), Nicolò Pirelli, Head of New Mobility di Pirelli, Vincenzo Quintani, Direttore Efficienza Energetica e New Mobility del Gruppo Dolomiti Energia, insieme a Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia.
“In occasione della Settimana Europea della Mobilità, abbiamo voluto prenderci un momento di riflessione sui cambiamenti che il nostro settore sta attraversando. Lo abbiamo fatto allargando il confronto anche ad autorevoli rappresentanti del mondo accademico, associativo e aziendale. Per noi, è fondamentale continuare a lavorare per supportare tutti i nostri clienti, aziende, professionisti e privati, offrendo la nostra consulenza strategica e le soluzioni flessibili e integrate che possano rendere la mobilità sostenibile accessibile a tutti, indipendentemente dalla loro età o dal modo in cui si spostano oggi”, afferma Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia.
-foto ufficio stampa Arval –
(ITALPRESS).

Addio a Pete Byrne, è morto il vocalist dei Naked Eyes: aveva 74 anni

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(Adnkronos) –
È morto Pete Byrne. Il vocalist e co-fondatore del gruppo new wave britannico degli anni Ottanta 'Naked Eyes', è scomparso lo scorso 14 settembre 2026 a Los Angeles all’età di 74 anni dopo una breve malattia. La causa della morte non è ancora stata resa nota. Jim Merlis, portavoce del gruppo, ha confermato la morte di Byrne, spiegando che si è spento "serenamente".  Pete Byrne e Rob Fisher formarono i Naked Eyes nel 1982. Il duo raggiunse il successo internazionale con la cover di ‘Always Something There to Remind Me’, seguita da altri brani di successo come ‘Promises, Promises’, ‘When the Lights Go Out’ e ‘(What) In the Name of Love’. Dopo la pubblicazione del secondo album, nel 1984 i Naked Eyes si sciolsero. Byrne intraprese successivamente la carriera solista e nel 2001 pubblicò ‘The Real Illusion’, il suo unico album in studio. Nel 2005 Byrne riformò i Naked Eyes. Il gruppo tornò a esibirsi dal vivo. Nel 2021 i Naked Eyes hanno pubblicato ‘Disguise the Limit’, il loro ultimo album in studio. 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)