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Scotto (Aci): “Nel futuro non saremo più noi a guidare l’auto”

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(Adnkronos) – “Oggi parliamo delle prospettive che l’intelligenza artificiale offre nel campo della mobilità. Significa unire due settori di sviluppo tecnologico: l'elettrificazione e l'automazione che fino a oggi si sono mossi in modo indipendente. Il vero salto quantico, il vero cambio di passo è legato proprio all'interazione di queste due tecnologie che ci apre a nuovi scenari di mobilità nel quale non saremo più noi a guidare l'auto. E forse non guideremo neppure più un'auto di proprietà, ma useremo un'auto di altri”. Lo spiega Francesco Scotto, direttore studi della Fondazione Caracciolo, Centro studi Aci, nel corso della nuova edizione di Eco – Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti, in programma a Roma il 15 e 16 settembre nella Settimana Europea della Mobilità 2026. “Queste novità permettono innanzitutto abbattere le emissioni, perché parliamo di auto sostenibili, ma anche di diminuire il numero di incidenti perché le auto hanno dimostrato degli standard di sicurezza inimmaginabili. Possiamo pensare di salvare 9 vite su 10 che oggi perdiamo sulla strada. Cambia anche lo stile di vita perché l'idea di poter disporre di un'auto nel momento in cui ci occorre a costi simili o paragonabili a quelli che abbiamo con l’auto di proprietà significa avere una maggiore libertà e non vedere aumentare la nostra spesa dei trasporti”, conclude. 
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Papa: “Mai delegare ad algoritmi decisioni che spettano solo all’uomo”

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(Adnkronos) –
Mai delegare ad “algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana”. Lo ha ribadito Papa Leone XIV all’udienza generale in piazza San Pietro. Il Pontefice, riprendendo il ciclo di catechesi su ‘I Documenti del Concilio Vaticano II’, ha incentrato la sua meditazione sul tema: ‘Costituzione pastorale Gaudium et spes. La comunità umana’. “Da una parte lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze; dall’altra, – ha messo in guardia – le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana”. “Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale è, a tale riguardo, il contributo che la comunità cristiana si propone di offrire”, ha osservato. Il Papa è tornato anche a condannare aborto ed eutanasia e le pratiche che violano l’integrità umana. Citando i Padri conciliari che indicano alcune ‘conseguenze pratiche di maggiore urgenza’, anzitutto il rispetto della persona umana. Dice Gaudium et spes: “‘Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose’”. Quindi ha rinnovato il suo appello per la pace. Salutando i fedeli di lingua slovacca in udienza generale osserva: “Rinnovate sempre la vostra fede mediante la venerazione alla Madre di Gesù. Supplicate con fiducia il suo aiuto per testimoniare nella vita di ogni giorno i valori cristiani e invocate la sua materna intercessione per l’avvento di un mondo di giustizia, di fraternità e di pace”. 
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Kosovo, ex presidente Thaci condannato a 25 anni all’Aia per crimini di guerra

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(Adnkronos) –
L'ex presidente del Kosovo, Hashim Thaci, è stato condannato a 25 anni di carcere dopo essere stato riconosciuto responsabile di crimini di guerra dal tribunale speciale per il Kosovo con sede all'Aia. Thaci, 58 anni, si era dimesso dalla presidenza quasi sei anni fa per affrontare il processo. 
I giudici lo hanno giudicato colpevole di omicidio, tortura e detenzione arbitraria. Thaci era a processo insieme ad altri tre ex comandanti di alto livello dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), un'organizzazione paramilitare di etnia albanese che combatté contro le forze serbe durante la guerra del 1998-99. Anche Kadri Veseli, Rexhep Selimi e Jakup Krasniqi erano imputati per diversi crimini di guerra e contro l'umanità, tra cui omicidio, tortura e persecuzione. 
La sentenza era particolarmente attesa in Kosovo, dove i quattro ex comandanti sono considerati da molti eroi nazionali. Migliaia di persone si sono radunate a Pristina per manifestare il loro sostegno agli imputati. La folla ha riempito una piazza centrale della capitale, con numerose bandiere albanesi rosse e nere. Su uno striscione si leggeva: "In nome del popolo, dichiarateli innocenti".  I procuratori dell'Aia avevano chiesto per Thaci e gli altri imputati una pena massima di 45 anni di carcere. Al termine del processo, durato quasi tre anni, Thaci aveva dichiarato ai giudici: "Per tutta la mia vita sono stato al fianco del popolo del Kosovo, difendendo libertà, vita e dignità. Sono sempre stato guidato dagli ideali occidentali di democrazia, uguaglianza e giustizia". 
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Sub trovato morto ad Alghero: attesa per i risultati dell’autopsia sul corpo di Francesco Pagni

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(Adnkronos) – Non sarebbe ancora stata fissata la data dell'esame autoptico disposto dalla Procura di Sassari sul corpo dell'apneista ligure Francesco Pagni, 48enne di Sarzana (Sp) morto ad Alghero (Ss) due giorni fa. Sull'inchiesta aperta dalla Procura c'è il massimo riserbo da parte degli inquirenti.  Pagni, insieme ad altri colleghi, stava effettuando delle verifiche sui fondali e le caratteristiche del campo di gara per il Campionato Italiano di Qualificazione di Pesca in Apnea nelle acque comprese tra Villanova Monteleone e Alghero, manifestazione curata dal GS Corallo Sub sotto l’egida della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee. Pagni svolgeva il ruolo di assistente, come previsto dai regolamenti, di un sub che avrebbe dovuto partecipare alla gara in programma venerdì 18 e sabato 19 settembre prossimi. Emergono alcuni particolari in merito all'incidente avvenuto precisamente in località Rocce Bianche, in comune di Villanova Monteleone. La tragedia è accaduta ad una profondità di circa 15 metri intorno alle 13,50 del 14 settembre. Appena accortisi dell'incidente, i sub che stavano con Pagni, lo hanno immediatamente issato a bordo di un gommone che ha fatto rotta a tutta velocità verso il porto di Alghero, dove ad attenderlo c'era un equipaggio del 118 e i militari della Guardia Costiera, entrambi tempestivamente allertati. Purtroppo, nonostante la distanza dal punto dell'incidente al porto catalano, coperta in circa 15 minuti, le manovre di rianimazione praticate dai sanitari del 118 si sono rivelate inutili. C'è sgomento tra gli organizzatori della manifestazione che, contattati dall'Adnkronos, non rilasciano dichiarazioni. 
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Messi convocato dall’Argentina, il 6 ottobre a Buenos Aires l’ultima volta con la maglia albiceleste

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(Adnkronos) –
Lionel Messi torna a vestire la maglia dell’Argentina per l’ultima volta. Dopo aver annunciato il ritiro dalla Nazionale lo scorso 31 agosto, il fuoriclasse è stato inserito da Lionel Scaloni nella lista dei convocati. L’appuntamento è fissato per il 6 ottobre al Monumental di Buenos Aires, contro il Benin. Sarà l’occasione per salutare definitivamente i tifosi dell’Albiceleste dopo oltre vent’anni di storia. Messi, che ha guidato l’Argentina alla conquista del Mondiale 2022 in Qatar e di due Coppe America nel 2021 e 2024, chiuderà così il suo percorso internazionale.
 Per lui si prospetta una serata speciale, pensata come una vera celebrazione della sua carriera con l'albiceleste. Insieme al numero 10 sono stati convocati anche Rodrigo De Paul e Giovani Lo Celso, esclusivamente per questa partita. Prima del Benin, l’Argentina affronterà Bolivia e Burkina Faso nelle altre amichevoli della finestra internazionale. Ma tutti gli occhi saranno inevitabilmente puntati sulla partita con il Benin e sulla sua ultima apparizione con la maglia albiceleste del capitano. Per Messi sarà l’ultimo ballo con l’Argentina: un addio destinato a entrare nella storia del calcio. 
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“Il numero di Meghan trapelato dalla chat delle mamme”: la possibile causa del ritiro dei figli da scuola dopo soli due giorni

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(Adnkronos) – I rischi legati alla sicurezza della famiglia, per il troppo tempo impiegato per arrivare a scuola, oppure il numero di Meghan trapelato dalla chat WhatsApp della classe: sono le possibili ragioni del ritiro dei figli dei Sussex dopo soli due giorni dall'inizio delle lezioni, mentre la coppia è in attesa della decisione del Comitato esecutivo per la protezione della famiglia reale e delle figure pubbliche sull'assegnazione della sicurezza pubblica. A inizio mese – racconta l'Express – Meghan Markle ha fatto scattare un allarme sicurezza dopo che il suo numero personale di cellulare è trapelato in un gruppo WhatsApp tra genitori di alunni di una scuola. In uno screenshot condiviso dal The Sun, si vede una mamma dare il benvenuto alla Duchessa di Sussex nella chat, 'Anno 3' e contrassegnata dall'emoji dei libri. Ha detto: "Benvenuta a Meghan, che domani avrà Archie in famiglia". Un'altra mamma ha aggiunto: "Benvenuta!". La Duchessa di Sussex ha risposto, accompagnando il proprio messaggio con un cuoricino: "Ciao mamme! Grazie per il caloroso benvenuto. Sono felicissima di far parte di questa comunità xx". Meghan si era unita alla chat di gruppo poco prima che i suoi figli, il principe Archie e la principessa Lilibet, iniziassero il loro primo giorno di scuola nel Regno Unito. Lo screenshot della chat è stato condiviso più volte. 'Ufficialmente', i figli dei Sussex hanno cambiato scuola a causa di problemi di sicurezza legati al traffico. Molto il tempo per arrivare a scuola e quindi troppo alti i rischi per la loro incolumità. Archie, di sette anni, e Lilibet, di cinque, sono stati trasferiti in un altro istituto, secondo quanto riportato dalla rivista Hello!. Il cambio della scuola fa seguito a una riunione, avvenuta la scorsa settimana, del Comitato esecutivo per la protezione della famiglia reale e delle figure pubbliche (Ravec), responsabile delle decisioni in materia di sicurezza reale. Harry è in attesa di conoscere la conclusione della valutazione delle minacce da parte del Risk Management Board e si prevede che Ravec deciderà durante la riunione se i Sussex abbiano diritto alla sicurezza finanziata dai contribuenti, ora che vivono nel Regno Unito. Secondo quanto riportato dal Telegraph, il presidente del comitato ha scritto al duca la scorsa settimana, confermando che, alla luce delle mutate circostanze, era stata commissionata una nuova valutazione del rischio per lui e una separata per Meghan. 
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Usa, amministrazione Trump approva vendita armi a Israele per 2,8 miliardi

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(Adnkronos) –
L’amministrazione Trump ha approvato la vendita di bombe pesanti a Israele per un valore di 2,8 miliardi di dollari, in quello che si annuncia come uno dei più imponenti approvvigionamenti di armi a Israele da parte americana. A scriverne è il New York Times citando un funzionario statunitense. La vendita includerebbe 40mila bombe da una tonnellata, il cui impiego da parte di Israele a Gaza e in Libano ha suscitato indignazione a livello internazionale a causa dei danni causati alla popolazione civile. Le organizzazioni per i diritti umani e alcuni governi stranieri hanno condannato Israele per aver sganciato queste munizioni giganti in aree densamente popolate.  L'accordo includerebbe 20mila esemplari di bombe MK-84 e di Blu-117 da una tonnellata circa. Fornirebbe inoltre a Israele 20mila testate I-2000 anti-bunker, che esplodono a tempo dopo aver sfondato una superficie esterna come terra, roccia o cemento.  Il Dipartimento di Stato ha recentemente inviato la proposta di accordo a due commissioni del Congresso per ottenere un’approvazione informale, ha affermato il funzionario. La produzione e la consegna delle munizioni richiedono solitamente mesi o anni, ma esistono modi per accelerare il processo, sottolinea il New York Times.  A metà del 2024, l’amministrazione Biden ha sospeso una spedizione di bombe da una tonnellata destinate a Israele a causa dei timori relativi al loro impiego in aree civili densamente popolate.  Il presidente Trump ha autorizzato la spedizione pochi giorni dopo il suo insediamento, lo scorso gennaio. Sebbene i leader del Congresso possono comunicare all’amministrazione la loro opposizione all’accordo, il segretario di Stato Marco Rubio può esercitare i poteri di emergenza per procedere comunque con la vendita, come ha già fatto più volte, oppure limitarsi a dichiarare che intende portarla avanti. L’amministrazione potrebbe quindi aggirare la necessità di ottenere l’approvazione informale del Congresso e annunciare formalmente che la vendita sta avvenendo. In tali casi, per bloccare l'accordo sia la Camera che il Senato dovrebbero approvare una risoluzione che richiederebbe il sostegno dei due terzi di ciascun organo.   
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Temporary Management, quote rosa fanno ancora fatica a decollare

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(Adnkronos) – Il tema delle quote rosa è tornato recentemente di attualità anche a seguito dell’entrata in vigore, lo scorso 30 giugno, della Direttiva (EU) 2022/2381 che richiede alle società quotate il rispetto dei seguenti parametri: almeno il 40% di tutte le posizioni di non executive director o almeno il 33% di tutte le posizioni di board member devono essere coperti da donne. 
Nel temporary management cosa succede?  Adnkronos/Labitalia lo ha chiesto a Maurizio Quarta, Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors e co-fondatore del gruppo internazionale IMW Interim Management Worldwide, e a Jonathan Selby, presidente di INIMA, rete internazionale delle associazioni di temporary manager. Secondo Quarta: “Le quote rosa fanno ancora fatica a decollare. Una recente indagine internazionale realizzata da IMW Interim Management Worldwide su una popolazione di oltre 13.000 manager in 12 paesi (Austria, Germania, Belgio, Svizzera, UK, Danimarca, Svezia, Polonia, Ungheria, Francia, Cina e ovviamente Italia, che ha fornito una delle redemption più alte) aveva evidenziato come la componente femminile si assestasse a poco meno del 15% a livello internazionale e tra 8% e 10% a livello Italia. Esistono certamente dei casi super virtuosi, come l’Australia, dove la componente femminile è presente al 36% nei Board, mentre nel Bacino dei temporary manager le donne sono rappresentate al 39.5% a fronte del 34.1% nel 2025 (fonte: Watermak). Incidentalmente, le donne sono in maggioranza nelle aree HR e Marketing. 
Come si spiega questo fatto?  Continua Quarta: “la prima e più ovvia spiegazione, secondo gli esperti del settore, va forse collegata direttamente all’elemento anagrafico. Il grosso dei temporary manager si colloca in una fascia d’età attorno ai 50 anni, il che fa capire che si tratta di figure professionali diventate dirigenti almeno una ventina d'anni prima, quando ancora la presenza femminile a livello apicale nelle aziende italiane era piuttosto rara. All’epoca ricordo che incontravo donne collocate e inquadrate come quadri in grosse realtà aziendali anche se in realtà svolgevano mansioni da dirigenti, per le quali va riconosciuto che erano correttamente pagate. La dirigenza però era loro preclusa perché l’ambiente era troppo maschilista e fortemente segnato dal pregiudizio: si pensava, infatti, che un capo donna avrebbe potuto creare dei problemi ai collaboratori maschi, e così restavano dei quadri pur svolgendo mansioni manageriali a tutti gli effetti”.  
Situazione in evoluzione?  Sempre secondo Quarta, “piano piano però le cose si sono sviluppate e ora, grazie anche alla legge Golfo-Mosca, l'approccio culturale è differente, e nelle aziende (non solo quelle quotate in borsa) le donne hanno iniziato a salire i gradini della catena di comando e a essere riconosciute come top manager. Tuttavia per le 'manager a tempo' si procede ancora con fatica. Si assiste a una lenta inversione di tendenza, grazie anche al significativo aumento di donne dirigenti nelle aziende italiane, ma sono ancora pochissime”. 
E negli altri paesi europei cosa succede?
 Secondo Selby, “in Europa, le donne occupano circa il 35% delle posizioni manageriali, secondo Eurostat. In confronto, solo il 16% degli interim manager è donna, secondo Inima. Questo dimostra che, in termini di equilibrio di genere, l’interim management è ancora molto indietro rispetto alle carriere manageriali permanenti. L’interim management non sta seguendo il ritmo di evoluzione del più ampio bacino di dirigenti”. 
Questo perché?  Selby ricorda tre delle caratteristiche fondamentali del temporary management: “Competenza: devono essere in grado di apportare esperienza e risultati fin dal primo giorno; disponibilità: devono poter iniziare rapidamente, spesso assumendo carichi di lavoro particolarmente elevati. Mobilità: devono frequentemente trasferirsi o viaggiare in modo esteso”. 
Questo genera barriere alla partecipazione femminile?
 
“Certamente – continua Selby – gli incarichi di interim management richiedono spesso di raggiungere rapidamente nuove sedi, talvolta con un preavviso minimo.Le donne continuano a sostenere una quota sproporzionata delle responsabilità familiari e di cura, inclusa l’assistenza ai figli e ai genitori anziani. Questo rende più difficile garantire il livello di flessibilità richiesto. Il passaggio tipico da una carriera manageriale permanente all’interim management avviene intorno ai 49 anni. In questa fase della vita, molte donne sono ancora fortemente coinvolte nelle responsabilità di cura. La tempistica rende quindi particolarmente difficile la transizione verso questa professione”. Secondo Quarta, “non va dimenticato che la flessibilità del temporary management è molto particolare, in quanto vede l’alternanza di periodi di intensissimo impegno con periodi di non attività. In questo senso, l’aumento degli incarichi su base part time o fractional parrebbe favorire una magggiore partecipazione di manager al femminile. Selby aggiunge alcuni aspetti legati alla percezione della vulnerabilità: “Viaggi, trasferimenti e spostamenti con breve preavviso possono essere percepiti come più rischiosi per le donne. Inoltre, le preoccupazioni relative alla sicurezza negli spazi pubblici e durante i viaggi sono reali, soprattutto quando gli incarichi comportano località sconosciute, trasferte frequenti o attività al di fuori degli orari di lavoro tradizionali”. Un altro ostacolo è rappresentato dal tipo di competenze spesso richieste. Secondo Selby, “molti incarichi di interim management, come turnaround, ristrutturazioni operative e trasformazioni tecnologiche, richiedono competenze tecniche. Poiché un numero inferiore di donne studia discipline STEM di tipo tecnico – solo un laureato su tre è donna – o progredisce all’interno di ruoli tecnici, il bacino di candidate disponibili è più limitato”. Puntualizza: “esiste anche un problema legato alla concentrazione settoriale. Le donne sono infatti sovrarappresentate in settori che generano un numero inferiore di incarichi di interim management, come sanità e istruzione. Sono invece sottorappresentate nei settori in cui le opportunità sono più numerose, tra cui manifattura, macchinari, industria e ingegneria”. 
Esiste secondo voi una qualche forma di sessismo?  Secondo Selby “le aziende e i provider di interim management possono, spesso inconsapevolmente, favorire candidati uomini. Tuttavia, non esistono evidenze oggettive che giustifichino questa preferenza. Gli incarichi vengono spesso assegnati attraverso reti di contatti professionali. Network prevalentemente maschili possono quindi limitare la visibilità delle donne. Gli uomini tendono inoltre a promuoversi in modo più aggressivo per ottenere incarichi di interim management, mentre le donne possono sottovalutare il proprio livello di preparazione”. Quarta afferma che “negli oltre vent’anni di gestione di progetti a livello Italiano e internazionale, non abbiamo mai riscontrato esplicite, ma neppure “sotterranee”, indicazioni tendenti ad escludere manager al femminile. Va d’altra parte citato che un’indagine UK di qualche anno fa riportava come le temporary manager avessere compensi più bassi di un 7% rispetto ai colleghi maschi, con il sessismo quale unica spiegazione fornita (il fenomeno non ha però riscontri in Italia)”. Sul tema si esprime Marei Strack, presidente di Ddim, l’associazione tedesca degli interim manager: “nell’interim management, sia gli uomini sia le donne continuano ad attribuire maggiore competenza ai manager uomini rispetto alle donne. Persino la maggior parte degli uomini ritiene che una donna debba fare molto di più per ottenere lo stesso riconoscimento di un uomo. Per le interim manager questo significa dover ‘vendere’ attivamente le proprie competenze ancora più dei colleghi uomini, cosa che molte donne trovano difficile.” 
Esistono differenze significative tra un paese e l’altro?  Riprende Selby: “la partecipazione femminile nei ruoli dirigenziali permanenti è aumentata gradualmente, mentre nell’interim management è rimasta sostanzialmente stabile. Esiste un effetto ritardato: l’offerta di interim manager donne dipende dal numero di donne presenti oggi nel bacino dei dirigenti permanenti.Alcuni Paesi, come Francia e Polonia, presentano percentuali più elevate di dirigenti donne, rispettivamente il 29% e il 36%, secondo l’Inima survey 2025. Questo risultato è dovuto in larga parte agli interventi normativi riguardanti le nomine nei ruoli dirigenziali permanenti.” Secondo Jean-Philippe Ménétret, presidente di IFMT Alumni, l’associazione francese degli interim manager: “nel 2021, la legge francese Rixain ha introdotto l’obbligo di raggiungere una quota del 30% di donne entro il 2027 negli organi direttivi delle aziende con più di 1.000 dipendenti, che rappresentano circa un terzo degli incarichi di interim management. Il marchio ‘Indice di uguaglianza di genere’ è oggi un elemento di riconoscimento per le aziende che integrano la parità professionale nelle proprie attività di responsabilità sociale. Un’ulteriore spiegazione può essere la diversità delle funzioni ricoperte nell’interim management in Francia. Gli incarichi in ambito finanziario e risorse umane rappresentano rispettivamente il 27% e il 15% del totale, quindi il 42% complessivo, e sono ricoperti da donne rispettivamente nel 60% e nel 64% dei casi”. Stanislaw Wojnicki, membro del consiglio direttivo di SIM, l’associazione polacca degli interim manager, aggiunge: “durante i primi decenni successivi al 1945, il governo promosse politiche volte a incoraggiare le donne a proseguire gli studi e a ricoprire ruoli che fino ad allora erano considerati maschili. Questo contribuì ad aumentare la presenza femminile nei diversi livelli della forza lavoro.Inoltre, la percentuale di donne varia a seconda della professione. La rappresentanza femminile è sensibilmente maggiore nelle funzioni finanziarie e nelle risorse umane, che rappresentano il 16% della forza lavoro interim.” 
Quale futuro?  Secondo Selby, “l’interim management richiede una disponibilità e una mobilità ancora maggiori rispetto ai ruoli dirigenziali permanenti. Questo spiega in parte perché la partecipazione femminile si fermi al 16%. La parità può essere un’aspirazione di lungo periodo, ma nel breve termine non rappresenta un obiettivo realistico. Un parametro più concreto sarebbe allineare la rappresentanza femminile nell’interim management alla percentuale di donne presenti nei ruoli manageriali permanenti di ciascun Paese. Il cambiamento sarà lento e si verificherà soprattutto come conseguenza indiretta dell’evoluzione del mercato: un numero maggiore di donne in ruoli dirigenziali permanenti oggi aumenterà progressivamente il bacino di donne disponibili per gli incarichi di interim management domani. Questo processo è già visibile in Francia e in Polonia”. Continua Selby: “è necessario lavorare su alcuni fattori strutturali: mobilità, disponibilità, reti professionali e dimensioni del bacino di dirigenti. Con l’aumento del numero di donne in posizioni manageriali senior permanenti, la sfida per il settore sarà fare in modo che l’interim management diventi un percorso professionale realistico e attrattivo. Gli stili di leadership femminili sono spesso più trasformazionali e maggiormente orientati alle relazioni, secondo Eagly e Carli. Negli incarichi interim legati al cambiamento, l’attenzione alla cura delle persone, alla comunicazione e alla visione rappresenta un punto di forza distintivo che le aziende e i provider dovrebbero riconoscere e valorizzare”. Continua: “ridurre il divario dipende anche da cambiamenti sociali più ampi: servizi per l’infanzia economicamente accessibili, soluzioni per l’assistenza agli anziani, incentivi alla condivisione del congedo parentale e normalizzazione di modelli familiari più flessibili. Soprattutto, è necessario un cambiamento culturale nel quale uomini e donne condividano in modo equilibrato le responsabilità di cura e nel quale l’idea di un marito che rimane a casa non sia considerata né insolita né stigmatizzante. Questi aspetti sono fondamentali per le dirigenti in generale, ma diventano ancora più determinanti per le donne nell’interim management, dove disponibilità e mobilità rappresentano elementi centrali della professione”. Conclude Quarta: “anche la composizione della domanda sta man mano portando ad un sia pur non velocissimo cambio di passo: cresce costantemente la quota di pmi anche molto piccole (sotto i 5 milioni) che vede nel temporary lo strumento ideale per portare in casa le competenze manageriali necessarie a gestire le numerose e complesse sfide che si trovano di fronte. Per molte di queste aziende, un classico progetto full time rischia di essere eccessivamente oneroso dal punto di vista economico, ma anche organizzativo: da qui, un sempre maggiore interesse verso progetti part time o fractional, che per molte donne, specie nella fascia d’età 40-45, rappresenterebbero un’ottima soluzione per meglio bilanciare vita personale e vita lavorativa”. 
—lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Quando torna in campo Sinner? Il numero uno si allena a Montecarlo

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(Adnkronos) – Il conto alla rovescia è cominciato. Jannik Sinner è tornato ad allenarsi a Montecarlo dopo le settimane di stop imposte dal problema al ginocchio destro e guarda alla tournée asiatica come possibile punto di ripartenza della sua stagione. Il numero uno del mondo ha concluso il ciclo di terapie al J Medical di Torino e ha ripreso progressivamente il lavoro sul campo. Le indicazioni arrivate negli ultimi giorni sono incoraggianti ma il ginocchio, fermato da un'infiammazione tendinea, resta sotto osservazione. Niente corse contro il tempo: la parola d'ordine è prudenza. La prima finestra per il rientro porta in Cina, al torneo di Pechino: l'appuntamento è fissato dal 30 settembre al 6 ottobre. Sinner è regolarmente iscritto, ma la sua presenza non è ancora una certezza assoluta. Saranno gli allenamenti dei prossimi giorni a dare le risposte più importanti. Il ritorno in campo, insomma, è vicino ma dovrà essere costruito passo dopo passo. Dopo lo stop e le rinunce forzate, l'obiettivo è ritrovare fiducia e ritmo senza rischiare ricadute. 
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Omicidio di Rob Reiner e della moglie, il figlio Nick non sarà condannato a morte: il ruolo dei fratelli

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(Adnkronos) – Niente pena di morte per Nick Reiner, accusato del duplice omicidio dei genitori, Michele e Rob Reiner. E' quanto hanno deciso i procuratori della California, pare – secondo quanto riporta la stampa locale – in considerazione delle opinioni dei familiari e delle convinzioni storiche del regista contro la pena capitale. Nick Reiner, 33 anni, deve rispondere di due capi d'accusa per omicidio di primo grado, con l'aggravante della

premeditazione
. Si è sempre dichiarato
non colpevole. Il procuratore distrettuale della contea di Los Angeles, Nathan Hochman, ha dichiarato nelle scorse ore che la pena massima prevista per lui sarà l'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. La decisione di rinunciare alla pena di morte è stata presa dopo essersi consultato con la famiglia di Nick, tra cui il fratello Jake Reiner, 35 anni, e la sorella Romy, 28. "Abbiamo parlato con i fratelli di Nick ed hanno espresso chiaramente la loro posizione", ha confermato Hochman parlando ieri ai giornalisti. "Ne abbiamo tenuto conto nel decidere, in ultima analisi, di non richiedere la pena di morte". Era il 14 dicembre scorso quando il regista Rob Reiner e la moglie Michele Singer Reiner furono accoltellati a morte nella loro casa di Brentwood, in California. Poche ore dopo, le autorità arrestarono il figlio Nick, che pare soffra di schizofrenia, incriminandolo per gli omicidi. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)