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Gf Vip, stasera nuova puntata: la ‘versione’ di Simone Annicchiarico dopo la squalifica

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(Adnkronos) – Stasera, venerdì 25 settembre, nuovo appuntamento con 'Grande Fratello Vip', il reality show prodotto da Endemol Shine Italy e condotto da Ilary Blasi. Con lei, in studio, Cesara Buonamici e Selvaggia Lucarelli. Dopo l'uscita di Simone Annicchiarico, questa sera il concorrente avrà la possibilità di parlarne e giustificarsi.   Prime simpatie e antipatie nella Casa. Il gruppo non ha le idee chiare su Federica Morello: c’è chi la giudica algida e impostata, chi poco autentica e furba. Stasera potrà rispondere a tutte le critiche mentre in tanti si chiedono: sta nascendo un feeling speciale tra Piera Meloni e Alessandro Roncaccia?  La 'battle dei talenti' infiamma ancora una volta la squadra delle donne. Valeria Marini non tollera l’esclusione dallo show. Guendalina Tavassi contesta Megan Ria. Riusciranno a ritrovare l’armonia per battere gli uomini? In palio un’importantissima immunità.  
Marina La Rosa ricorda Pietro Taricone. L’amicizia, la mancanza e l’affetto per il più grande protagonista di quella storica prima edizione. La prima eliminazione si avvicina: chi sarà il prossimo candidato a lasciare la Casa tra Alessandro Varsi, Alessandro Roncaccia, Carmen Di Pietro, Federica Morello e Moreno Morello? 
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Lavoro: 77% dei business traveller italiani fa i conti con l’overtourism, è problema anche per trasferte aziendali

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(Adnkronos) – Il turismo di massa entra nell’agenda delle aziende. Il 77% dei business traveller italiani dichiara di aver visitato, durante una trasferta, un’area particolarmente affollata di turisti, un dato superiore alla media globale del 74%. L’overtourism esce così dal perimetro del solo turismo leisure e diventa una variabile da considerare anche nella pianificazione dei viaggi di lavoro. Il dato assume particolare rilievo perché il business travel continua a essere considerato una leva di crescita dalle imprese: il 96% dei Cfo italiani intervistati per la nuova edizione della Sap Concur Global Business Travel Survey ritiene, infatti, i viaggi d’affari importanti per la strategia di crescita della propria organizzazione, in linea con il 97% rilevato a livello globale. A livello globale, quasi un viaggiatore d’affari su quattro (24%) afferma che il sovraffollamento o l’overtourism ha avuto un impatto negativo su una trasferta. L’87% cerca inoltre di evitare, quando possibile, le aree a maggiore concentrazione turistica. Tra le principali difficoltà associate alle destinazioni sovraffollate emergono i costi più elevati (43%), la maggiore difficoltà negli spostamenti (38%) e la disponibilità limitata delle opzioni di viaggio preferite (33%). Per chi viaggia per lavoro, quindi, la scelta di una destinazione non riguarda soltanto la distanza o il costo del viaggio. Affollamento, disponibilità e condizioni di accesso possono incidere sull’esperienza della trasferta e rendere più complessa la gestione di un viaggio che deve comunque rispondere a precise esigenze di business. "L’overtourism è stato considerato a lungo soprattutto dal punto di vista del turismo e dell’impatto sulle destinazioni. I nostri dati mostrano però che il fenomeno riguarda sempre più anche il business travel", commenta Andrea Piccinelli, Head of Sap Concur Italia. "Per le aziende significa prestare maggiore attenzione a dove e quando mandare i propri dipendenti in trasferta, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Avere informazioni aggiornate sulle condizioni delle destinazioni diventa strategico per prendere decisioni più consapevoli e a ridurre le frizioni che possono compromettere l’esperienza del viaggio", aggiunge.  La pressione sulle destinazioni si inserisce, inoltre, in un’evoluzione più ampia delle aspettative dei viaggiatori d’affari. A livello globale, il 36% dichiara di aspettarsi oggi maggiore comfort e piacere durante le trasferte rispetto a qualche anno fa, mentre il 27% indica la mancanza di comfort come uno dei motivi per cui evita le aree più affollate. Per le aziende, la sfida diventa quindi trovare un equilibrio tra le esigenze del business e quelle dei viaggiatori, senza rinunciare alle opportunità offerte dalle principali destinazioni internazionali. La survey suggerisce di considerare con maggiore attenzione città e aree particolarmente congestionate durante l’alta stagione e, quando possibile, di valutare alternative ai luoghi maggiormente interessati dai flussi turistici. L’obiettivo è costruire programmi di viaggio capaci di garantire condizioni più fluide e, allo stesso tempo, sostenere il valore generato dalle trasferte. "Non si tratta necessariamente di evitare le destinazioni più richieste, che spesso restano centrali per il business, ma di considerare anche la pressione a cui sono sottoposte. Per chi pianifica le trasferte, poter valutare con anticipo destinazioni, periodi e alternative permette di costruire programmi di viaggio più efficienti, mantenendo al centro gli obiettivi dell’azienda e l’esperienza delle persone", conclude Piccinelli.  
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Sindrome Qt lungo e rischio arresto cardiaco, dall’Italia una terapia innovativa

(Adnkronos) – Una terapia già utilizzata in una malattia genetica, la fibrosi cistica, potrebbe offrire una nuova prospettiva anche per alcuni pazienti affetti da sindrome del Qt lungo di tipo 2 (Lqt2), una malattia cardiaca ereditaria associata al rischio di arresto cardiaco. È quanto emerge dai risultati dello studio Mast2, una sperimentazione clinica di fase 2 pubblicata sullo 'European Heart Journal'. Il lavoro, a firma di ricercatori italiani, ha valutato l'effetto della somministrazione combinata di lumacaftor con ivacaftor in pazienti portatori di specifiche varianti del gene Kcnh2, che codifica per il canale cardiaco del potassio hErg, fondamentale per la corretta attività elettrica del cuore. Alcune varianti patologiche di questo gene alterano la funzione del canale, aumentando così il rischio di aritmie potenzialmente pericolose. Il lavoro nasce dall'incontro tra ricerca di base, medicina traslazionale e sperimentazione clinica e rappresenta – spiegano gli autori – un esempio di approccio terapeutico costruito a partire dal meccanismo molecolare della malattia. Nel trial clinico, coordinato da Lia Crotti e Peter Schwartz dell'Irccs Istituto Auxologico Italiano, sono stati arruolati 16 pazienti adulti con sindrome del Qt lungo e varianti del gene Kcnh2 che causano un difetto di 'trafficking': questo significa che la proteina mutata non riesce a raggiungere la membrana cellulare dove deve svolgere la sua funzione. I pazienti sono stati trattati per 7 giorni in ambiente ospedaliero e sottoposti a monitoraggio elettrocardiografico continuo, con Ecg seriati, Holter a 12 derivazioni e telemetria. Il trattamento è risultato sicuro e ha prodotto una riduzione statisticamente significativa dell'intervallo Qt. La terapia dunque interviene su quella che è l'alterazione elettrocardiografica tipica della malattia, cioè il prolungamento dell'intervallo Qt: maggiore è questo intervallo e maggiore è il rischio aritmico. Per cui il farmaco, riducendo il Qt, potrebbe avere un potenziale beneficio sul rischio aritmico, da verificare in studi successivi. L'effetto è risultato particolarmente evidente nei pazienti che presentavano un Qtc (intervallo Qt corretto) iniziale più lungo, che sono poi i pazienti a più alto rischio aritmico e che quindi hanno maggior necessità di terapie aggiuntive. La strategia terapeutica è stata testata anche su modelli cellulari. Per i primi 5 partecipanti sono stati infatti generati cardiomiociti derivati da cellule staminali pluripotenti indotte, nell'ambito della componente traslazionale dello studio coordinata da Massimiliano Gnecchi della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia e dell'università degli Studi di Pavia. Questi modelli cellulari paziente-specifici sono stati utilizzati per studiare direttamente l'effetto del farmaco sul canale del potassio (hErg) codificato dal gene Kcnh2. Le risposte osservate a livello cellulare sono risultate concordanti con quelle cliniche. "Il valore dello studio – commenta Crotti, direttrice della Scuola di specializzazione in Medicina dello sport e dell'esercizio fisico dell'università di Milano-Bicocca e direttore dell'Unità operativa di Riabilitazione cardiologica dell'Auxologico San Luca di Milano – risiede quindi non soltanto nell'evidenza di una risposta clinica al farmaco, e quindi nella possibilità di disporre in futuro di una nuova opzione terapeutica per alcuni pazienti con sindrome del Qt Lungo di tipo 2, ma anche nel modello di ricerca proposto: è il primo trial clinico che valuta parallelamente la risposta in ambito sperimentale e sui pazienti. La concordanza osservata tra risultati cellulari e clinici sostiene la possibilità di sviluppare, per alcune aritmie ereditarie, strategie terapeutiche basate sul meccanismo specifico determinato dalla singola variante genetica". Ma come si è arrivati alla decisione di studiare proprio il lumacaftor, una molecola solitamente impiegata per la fibrosi cistica, in ambito cardiaco? "Noi siamo da tempo alla ricerca di nuovi farmaci per quei pazienti con sindrome del Qt lungo (Lqts) che non sono protetti dalle terapie tradizionali, e ci siamo concentrati su molecole già in uso per altre patologie perché questo significa avere a che fare con farmaci già usati clinicamente e quindi sicuri e non pericolosi – riferisce Schwartz, direttore del Centro per lo studio e la cura delle aritmie cardiache di origine genetica di Auxologico – Sapevamo che nella Lqts di tipo 2 uno dei meccanismi principali della malattia è un difetto di trafficking, cioè le proteine mutate non riescono ad arrivare alla membrana delle cellule cardiache. Abbiamo quindi cercato tra le molecole note per correggere" questo tipo di difetti "e abbiamo scelto il lumacaftor che è da anni usato per la fibrosi cistica. Abbiamo prima visto sperimentalmente, nel 2018, che era in grado di correggere il difetto nelle cellule cardiache di nostri pazienti con Lqt2. A questo punto, consapevoli del profilo di sicurezza del farmaco già in uso, abbiamo effettuato il vero e proprio trial clinico, il primo del genere al mondo. In altre parole, non ci siamo arrivati per caso, ma seguendo una precisa strategia di ricerca, e questo paga sempre". Lo studio "rappresenta il punto di arrivo di un percorso di ricerca iniziato 15 anni fa a Pavia, nell'ambito di una collaborazione scientifica con Singapore – ripercorre Gnecchi, professore associato di Cardiologia all'università di Pavia e direttore della struttura di Cardiologia traslazionale del Policlinico San Matteo – Utilizzando cardiomiociti derivati dalle cellule staminali pluripotenti indotte di pazienti, avevamo identificato lumacaftor come possibile strategia terapeutica, studiandone nel dettaglio il meccanismo d'azione. Ci sono poi voluti diversi anni per perfezionare gli aspetti necessari a rendere possibile e sicuro il passaggio ai pazienti". Ed è avvenuto "nello studio Mast2, la stessa ricerca attraverso cui abbiamo avuto la possibilità di verificare che gli effetti osservati nei cardiomiociti derivati dalle cellule dei pazienti fossero concordanti con quelli effettivamente riscontrati negli stessi pazienti durante l'assunzione del farmaco. Siamo particolarmente orgogliosi di questo percorso di ricerca traslazionale, che ha permesso di trasformare risultati ottenuti in laboratorio in una prospettiva terapeutica per pazienti selezionati". Un aspetto "di grande rilievo etico – conclude Schwartz – è che i pazienti, tutti già protetti dalle terapie attuali e coscienti di non avere alcun beneficio personale dallo studio, hanno accettato di passare 8-9 giorni in ospedale nonostante gli impegni di lavoro per contribuire al progresso della ricerca 'per altri pazienti', dimostrando così la qualità che abbiamo creato nel nostro rapporto medico-paziente". Lo studio Mast2 è stato interamente finanziato dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa attraverso un grant. La ricerca ha coinvolto Istituto Auxologico Italiano Irccs, università degli Studi di Milano-Bicocca, Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e università degli Studi di Pavia. 
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Canalis a Verissimo: “Corvaglia? Non è successo nulla tra di noi, mi è dispiaciuto tanto”

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(Adnkronos) – “Non è successo niente di quello che si scrive sui giornali. La verità è molto più semplice”. Così Elisabetta Canalis, ospite a Verissimo, sabato 26 settembre, parla della fine dell’amicizia con Maddalena Corvaglia, con la quale per anni ha condiviso un legame molto stretto.  “Non penso di doverle recriminare niente e lei non penso proprio che debba recriminare niente a me”, spiega, confidando: “Mi è dispiaciuto tanto, eravamo sempre insieme”. E aggiunge: “Quando vedo che le capita qualcosa di bello a livello personale o lavorativo, sono strafelice per lei”. Elisabetta racconta anche il rapporto con l’ex marito Brian Perri, padre di sua figlia Skyler: “Lui è stato la vera ragione per la quale sono rimasta negli Stati Uniti”. E rivela: “Quando ci siamo separati non l’abbiamo neanche detto a casa per un anno”. Una scelta maturata insieme: “Dopo 10 anni ci siamo guardati in faccia e abbiamo pensato che fosse più onesto continuare a volerci bene, ma vivere separati” e chiosa “Ora c’è un rapporto più vero e completo di quello che c’era prima”. Infine, parlando della sua vita sentimentale l’ex velina si definisce “praticamente un’eterna single”, pur non escludendo la possibilità di un nuovo amore: “Mi risposerei, ma se mi sentisse mia figlia…”. “Lei – racconta con ironia – è giudice supremo, però ci vede sempre giusto”. E aggiunge: “Se domani trovassi l’uomo della mia vita, mi battesse il cuore, fossi felice, non mi precluderei niente”. 
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Pazienti ricoverati, Siaarti: “Intervenire prima che sia emergenza”

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(Adnkronos) – "Riconoscere in tempo che un paziente ricoverato sta peggiorando può fare la differenza. Sistemi e modelli organizzativi pensati per intercettare precocemente il deterioramento clinico, dagli early warning score ai Medical Emergency Team e ai Rapid Response System, esistono, ma negli ospedali italiani non sono ancora applicati in modo uniforme". È uno dei temi al centro della sessione che apre la giornata conclusiva del Congresso dell'Area Culturale Medicina critica dell'emergenza della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti), alla Città militare della Cecchignola di Roma. "Dobbiamo essere in grado di riconoscere per tempo quando le condizioni di un paziente ricoverato cominciano a peggiorare, prima che si arrivi a un’emergenza conclamata – afferma Elena Bignami, presidente Siaarti -. Ci sono ospedali dove un Medical Emergency Team interviene entro pochi minuti, e altri dove lo stesso paziente aspetta che il quadro clinico precipiti prima che qualcuno se ne accorga. L'ultima rilevazione nazionale disponibile, condotta qualche anno fa dal Policlinico di Milano – Università degli studi di Milano, mostrava un Medical Emergency Team attivo in circa sei ospedali su dieci, con differenze marcate tra Nord e resto del Paese. Da allora la sensibilità è cresciuta, ma la fotografia resta quella di un sistema disomogeneo, ed è uno dei motivi per cui il tema resta centrale nel nostro congresso. Non è una questione di strumenti, che esistono, ma di come vengono messi a terra ospedale per ospedale". L’anestesista-rianimatore non deve intervenire solo quando il paziente arriva in terapia intensiva, ma ha un ruolo anche nelle fasi precedenti del deterioramento clinico. "Dobbiamo portare la cultura della terapia intensiva al letto del paziente, prima che sia il paziente ad arrivare in terapia intensiva", spiega Andrea Bruni, responsabile della Sezione Siaarti Medicina critica e dell’emergenza intraospedaliera. La gestione del paziente critico comincia prima dell’arrivo in ospedale. Nella fase extraospedaliera, valutazione della gravità, avvio dei trattamenti e scelta del percorso più appropriato incidono sulla successiva presa in carico ospedaliera. Una sessione del Congresso è dedicata all’integrazione tra Centrale Operativa, 118, elisoccorso e strutture ospedaliere, con attenzione all’interoperabilità dei dati e alla centralizzazione del trauma.  "La sfida dei prossimi anni è favorire una crescita più omogenea dell’intero sistema dell’emergenza, superando frammentazioni organizzative e differenze nei modelli assistenziali e sviluppando percorsi multidisciplinari condivisi – sottolinea Sara Borga, responsabile della Sezione Siaarti Medicina critica e dell’emergenza extraospedaliera -. L’integrazione tra Centrale operativa dell'Emergenza sanitaria territoriale, soccorso territoriale, elisoccorso e strutture ospedaliere significa costruire una vera continuità della Medicina critica dell’emergenza". La giornata conclusiva allarga quindi il confronto al fattore umano e alle nuove tecnologie. Nel 118, capacità di decidere sotto pressione, comunicazione tra professionisti e Centrale Operativa, consapevolezza della situazione e debriefing incidono sulla gestione dell’emergenza. Sul fronte tecnologico, il Congresso affronta invece il collegamento tra pre e intraospedaliero, il triage, l’intelligenza artificiale nella formazione, la realtà aumentata nel volo sanitario e lo scambio dei dati tra Centrale operativa e Pronto soccorso. "Abbiamo costruito il programma cercando di mettere in relazione aspetti che nella pratica clinica non possono essere separati: ciò che accade sul territorio, la risposta dell’ospedale, il fattore umano, l’organizzazione e gli strumenti tecnologici – evidenzia Davide Colombo, responsabile dell’Area culturale medicina critica dell’emergenza di Siaarti e responsabile scientifico del congresso -. Il paziente critico attraversa contesti diversi, ma il percorso di cura deve essere pensato nel suo insieme. È su questa capacità di collegare competenze, professionisti e organizzazioni che dobbiamo continuare a lavorare". Il Congresso ha previsto anche attività pratiche dedicate a procedure e scenari difficili da riprodurre nella formazione quotidiana, dalla gestione del team alla simulazione di una maxi-emergenza e all’organizzazione sanitaria dei grandi eventi. Tra le attività è stata prevista anche la possibilità di trascorrere una notte in un campo-tende, simulando le condizioni operative di una missione all’estero. La giornata affronta inoltre le emergenze neurologiche nel pre-ospedaliero, dallo stroke al coma traumatico, e prevede workshop dedicati alle emergenze ostetrico-ginecologiche e alla gestione dell’infezione e della sepsi. "Rafforzare il ruolo dell’anestesista-rianimatore nella Medicina critica dell’emergenza sarà una priorità strategica della nostra Società anche nei prossimi anni. Siaarti continuerà a investire nella formazione, nella ricerca e nella definizione di modelli operativi condivisi, valorizzando le competenze che l’anestesista-rianimatore può mettere a disposizione del paziente critico nei diversi contesti assistenziali", conclude il vicepresidente Siaarti e presidente eletto 2028-2030 Giacomo Grasselli. 
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Berlusconi, il ricordo di Giuliano Urbani: “Non ci sarà più uno come lui, credeva in partito liberale massa”

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(Adnkronos) – ''Si sente enormemente la sua mancanza in politica. Silvio Berlusconi aveva un carisma, uno spirito di sacrificio e una capacità di mettere in discussione se stesso davvero molto rari…''. Giuliano Urbani è stato l'ideologo di Forza
Italia, che contribuì a fondare nel '94. Ricorda benissimo il primo incontro ad Arcore con il Cavaliere, a fine giugno del '93 quando era professore di scienza politica alla Bocconi e si occupava di sondaggi per il Sole 24 ore. Il prossimo 29 settembre il leader azzurro avrebbe compiuto 90 anni e l'ex ministro dei Beni culturali, classe '37, accetta di parlare con l'Adnkronos della sua 'avventura' con Berlusconi.  Sono passati oltre 30 anni da quando il politologo incrociò il futuro premier per la prima volta. Un giorno era a cena a Milano con Gianni Agnelli, che gli chiese se aveva parlato con l'imprenditore Berlusconi. Urbani rispose che non lo conosceva e il giorno dopo fu contattato dalla segretaria del tycoon brianzolo che voleva invitarlo a Villa San Martino.  In quell'occasione il 'dottore', come lo chiamavano i suoi più stretti collaboratori, disse che non se la sentiva di ''difendere il futuro del Paese a mani nude e riteneva fosse importante'' creare un nuovo movimento
politico. Così nacque la scintilla che innescò il bing bang di Fi: ''Ho sempre ammirato Silvio per il suo coraggio. Tutti gli consigliavano di non esporsi troppo e di essere prudente per non avere i prevedibili contraccolpi, come accaduto poi al povero Dell'Utri, che ha subito tutto quel che ha subito… Nonostante un vero e proprio linciaggio morale nei suoi confronti, Berlusconi ha sempre tenuto botta, non ha mai fatto un passo indietro. Non dimenticherò mai -insiste Urbani- il coraggio con il quale si è buttato in questa avventura politica del partito liberale di massa, che era esattamente quel che serviva al Paese in quel momento. Alla fine, vuoi per buona fede, vuoi per ingenuità, Silvio non è riuscito ad attuare la rivoluzione liberale che tanto agognava. Forse ha peccato di ottimismo, pensava che il partito liberale fosse più maturo di quello che non potesse immaginare''. Il fondatore del centrodestra ci ha creduto non ha mai mollato, spiega l'ex vicepresidente della Bicamerale per le Riforme istituzionali nel 1997, ed è andato dritto per la sua strada tra insidie politiche e imboscate giudiziarie. "Oggi, lo ripeto, si sente la sua mancanza, anche se Meloni in concreto lo fa dimenticare un po': anche lei è generosa e questo la fa apparire una spanna superiore a tutti i suoi possibili concorrenti''. ''Gli rimprovero – ma non si tratta di un vero rimprovero visto tutto quel che ha fatto- di aver dato troppo credito ai suoi collaboratori mediocri ma nello stesso tempo lo capisco perché la sua generosità è senza eguali e lo ringrazierò a vita''. Urbani invita i figli dell'ex premier a non fare la scelta del padre:''Purtroppo non vedo nel futuro un nuovo Berlusconi, anche se mi piacerebbe incontrare uno come lui. E non credo che i figli abbiamo la possibilità di scendere in campo. Personalmente sconsiglio loro di fare politica per una semplice ragione: il coraggio del padre è irripetibile''. 
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Vannacci: “Cerno vuole adozioni senza mamma e papà, non perdona Futuro Nazionale perché pensa diversamente”

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(Adnkronos) – "Cerno fa l'ayatollah della sharia Lgbt e non perdona a Futuro Nazionale di pensarla diversamente". E' quanto ha detto all'AdnKronos Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, dopo le parole dello stesso Cerno, intervenuto a difesa del conduttore televisivo Pierluigi Diaco che, nel corso di una trasmissione, aveva raccontato dettagli del suo matrimonio gay, con alcuni bambini invitati a sedersi al tavolo degli sposi. "L'ex dirigente nazionale di Arcigay, oggi direttore de Il Giornale, supporta l’ideologia woke e fa a pezzi biologia, diritto e logica, inventando un matrimonio -matris munus: dono della madre- senza madre. Siamo ormai alla mania di onnipotenza creativa, pensando di produrre la realtà col cambiamento dei nomi delle cose".   Il racconto del matrimonio aveva fatto scattare polemiche sui social e l'intervento del vannacciano Rossano Sasso che sulla vicenda aveva detto: "Non contestiamo la presenza di conduttori omosessuali in televisione, ma contenuti che possano influenzare i bambini". Parole che hanno richiamato la proposta di Fn di istituire una fascia protetta in tv contro i contenuti definiti 'gender'. Il racconto del matrimonio aveva fatto scattare polemiche sui social e l'intervento del vannacciano Rossano Sasso che sulla vicenda aveva detto: "Non contestiamo la presenza di conduttori omosessuali in televisione, ma contenuti che possano influenzare i bambini". Parole che hanno richiamato la proposta di Fn di istituire una fascia protetta in tv contro i contenuti definiti 'gender'.  "Pensano di trasformare in italiani quelli che non lo sono, con la bacchetta magica della cittadinanza, e ora fanno apparire matrimoni senza che vi sia la madre – attacca ora Vannacci – . Ma il fondamento della comunità è l'unione stabile tra l'uomo e la donna, garanzia della perpetuazione della società: il cucciolo d'uomo richiede un padre e una madre per essere generato, dopodiché per divenire autonomo abbisogna di minimo 10 anni (altri mammiferi se la cavano in qualche mese) nei quali ricevere l’educazione complementare di paternità e maternità". "Cerno ha dichiarato in passato dove voglia arrivare: adozioni senza mamma e papà. A questo patriarcato degenerato che è dominio del diritto dei forti (gli adulti) sui fragili (i bambini), Futuro Nazionale oppone il patriarcato mediterraneo fondato su bellezza, amore, cura, sacrificio e complementarità di uomini e donne. La destra vera sa cosa sia il diritto naturale fondato sulla ragione e non obbedisce alla fatwa irrazionale dell’ayatollah Lgbt", conclude. 
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Sinner incontra Anna Wintour alla Fashion Week: “Pechino? Anch’io pensavo di andare”

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(Adnkronos) –
Siparietto tra Jannik Sinner e Anna Wintour alla Milano Fashion Week. L'incontro tra il tennista azzurro e la direttrice di Vogue è avvenuto oggi, dopo l'annuncio della rinuncia di Sinner al torneo di Pechino. Wintour gli ha confessato, con grande dispiacere, che si aspettava di rivederlo in campo in Cina: "Pensavo che andassi a Pechino", dice lei in un video diventato virale sui social.  Alle parole di Anna Wintour, Sinner ha risposto con un sorriso: "Anche io credevo di andare", lasciando intendere tutto il suo dispiacere per la mancata partecipazione al torneo. Durante l'incontro, poi, la direttrice di Vogue gli ha confessato di aver conosciuto anche la sua fidanzata, Laila Hasanovic, modella danese impegnata in questi giorni tra le sfilate della Milano Fashion Week. "Ho conosciuto la tua fidanzata, è molto carina", ha detto Wintour al tennista.  Il fuoriclasse altoatesino ha dato la notizia del forfait oggi, venerdì 25 settembre, con un video pubblicato sui social spiegando di essere ancora alle prese con l'infortunio al ginocchio: "Sono dispiaciuto nell'annunciare che non potrò giocare a Pechino quest'anno. Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni ideali, non sono ancora pronto per competere, ma farò di tutto per rientrare il prima possibile in campo".  
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Farmaceutica, Rocca: “Nel Lazio dati incoraggianti per la crescita della filiera”

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(Adnkronos) – "Il Lazio ha stabilimenti di produzione ma anche centri di ricerca e università prestigiose tra cui c’è una bella collaborazione. Il Rome Technopole sarà un altro dei punti avanzati della capacità di collaborazione che vogliamo sviluppare insieme al settore privato, ossia alle multinazionali importanti che noi abbiamo sul territorio. I dati ci stanno dando ragione, perché quelli che riguardano la crescita economica in questa filiera in particolare sono tutti dati incoraggianti". Lo ha detto Francesco Rocca, presidente Regione Lazio, all’evento "Innovazione e sostenibilità per guidare le sfide dell’industria e della salute del futuro", oggi ad Anagni, in provincia di Frosinone. L’incontro ha riunito istituzioni nazionali e territoriali, industria e attori della filiera e ha messo in luce l’importante contributo del sito Sanofi di Anagni all’ecosistema Life Sciences italiano, nel contesto del Lazio quale hub farmaceutico di rilievo europeo per capacità produttiva, competenze, investimenti ed export.  "Quello che non dobbiamo perdere di vista, come Regione, è la capacità di dialogo e di avere una voce forte anche in Europa, per mettere in piedi delle politiche reali di sostegno a questo settore – aggiunge -.Noi guardiamo alla nostra Regione, ma ovviamente ad essere minacciato è l’intero comparto delle scienze della vita a livello europeo.Per questo, l’Europa deve saper mettere insieme una visione degli scenari internazionali e di come si stanno orientando le multinazionali". Secondo Rocca "le politiche di Trump per il contenimento della spesa farmaceutica sono legittime. È una mossa che un Paese fa per tutelare i propri interessi. L’Europa deve saper rispondere tutelando i propri nell’ottica di proteggere la propria filiera industriale, la propria capacità produttiva e la propria capacità di ricerca. Questi temi non toccano solo l’aspetto economico, ma anche la salute dei cittadini. Uno dei temi fondamentali è infatti quello della ricerca, che è quello delle sperimentazioni cliniche. Ma su questo fronte le Regioni possono intervenire fino a un certo punto". In tema di investimenti regionali a favore delle imprese, il presidente Rocca spiega: "Insieme alla vicepresidente Angelilli stiamo facendo un lavoro di ascolto, lo stesso che ha portato ai risultati straordinari di questi anni. Lavoriamo fianco a fianco con le associazioni di categoria e con le imprese, ascoltandole per comprendere il loro orientamento e la loro necessità di sviluppo. Continueremo, ad esempio, ad accompagnare le imprese sul fronte energetico, perché oggi tutte le imprese stanno soffrendo. La nostra capacità di dialogo è rivolta anche al mondo della ricerca. Si tratta di un lavoro continuo. Abbiamo firmato un protocollo di intesa con Farmindustria sulle sperimentazioni cliniche, un altro segnale di attenzione al settore, per facilitare e per snellire la burocrazia, che spesso affossa la volontà di ricerca e sviluppo che c’è da parte delle farmaceutiche". Come Regione – conclude – "ci stiamo ponendo a tutto tondo in una dimensione di crescita e di accompagnamento dello sviluppo". 
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Cattani (Sanofi): “Sito di Anagni nuova frontiera nelle malattie rare”

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(Adnkronos) – "Il sito Sanofi di Anagni vanta una tradizione storica nel liofilizzati, nei liquidi e oggi si avvicina al mondo delle malattie rare, in particolare alle patologie da accumulo lisosomiale. Questa sarà la prossima tappa dello sviluppo tecnologico e scientifico del sito. Siamo in una fase avanzata anche rispetto all'implementazione e alla certificazione per produrre il vaccino per l'Haemophilus influenzae. Un viaggio che continua in una terra ricca di competenze e in sana collaborazione con le amministrazioni locali, provinciali e regionali". Lo ha detto Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta, intervenendo all'evento "Innovazione e sostenibilità per guidare le sfide dell’industria e della salute del futuro", una mattinata di confronto tra Istituzioni nazionali e territoriali, industria e attori della filiera svoltasi oggi ad Anagni (Frosinone). Nel corso dell’incontro è stato evidenziato il contributo del sito Sanofi di Anagni all’ecosistema Life Sciences italiano nel contesto del Lazio, hub farmaceutico di rilievo europeo per capacità produttiva, competenze, investimenti ed export.  "Su 2 euro di export, il farmaceutico ne genera 1 in questa regione. Dobbiamo quindi valorizzare questo spirito di collaborazione con un obiettivo comune: creare ed esportare salute in 90 Paesi del mondo dallo stabilimento di Sanofi. Lavorando a stretto contatto con l'amministrazione e le istituzioni – aggiunge – si crea anche valore aggiunto, come l’occupazione qualificata e l’indotto, il più alto valore aggiunto dell'industria italiana". "Oggi l'Italia si trova in una fase critica di competitività globale. Da una parte abbiamo gli Stati Uniti, che spingono per una maggiore sovranità anche nel farmaceutico con politiche dedicate, e dall'altra la Cina, che nel 2026 diventerà il primo Paese al mondo per quota di ricerca clinica di fase uno, scalando così velocemente l'innovazione. Noi non vogliamo fare la fine dell'automotive o del siderurgico, – afferma – quindi dobbiamo avere un governo, come quello attuale di Giorgia Meloni, che in Europa gioca le partite cruciali, quella per ribilanciare il valore dell'industria rispetto alla sostenibilità e quella delle competenze".  Secondo Cattani "tra i tre settori che oggi trainano la produzione industriale e l’export c’è il farmaceutico – prosegue – ma non possiamo fermarci e crogiolarsi su questi risultati. Perché gli Stati Uniti e la Cina stanno cambiando l'ordine globale delle filiere interconnesse, come quelle della ricerca e come quelle della supply industriale, tra cui il farmaceutico. Serve dunque una visione molto chiara e velocità nel prendere decisioni e trovare compromessi. Se guardiamo i numeri, anche europei, vediamo che l'industria farmaceutica è il driver di crescita del saldo commerciale. Tutto deve partire dall'ordine delle priorità e le priorità sono chiare a nostro giudizio". "Sanofi vanta un valore enorme a livello europeo come prima industria biofarmaceutica. Ma è tra le primissime anche in Italia, con il nostro sito che celebriamo oggi, quello di Anagni, ma anche quello di Scoppito. Il valore aggiunto che diamo è enorme, pari complessivamente a oltre 500 milioni di euro di valore aggiunto ogni anno sul Pil. Questa storia bellissima deve continuare", conclude. 
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