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Tumori della base cranica, Santoro (Sapienza): “Nuove tecniche hanno ridotto le complicanze”

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(Adnkronos) – "I tumori della base cranica sono molto vari e sono rappresentati principalmente da meningiomi, adenomi ipofisari e craniofaringiomi. Negli ultimi anni, nell’ambito della neurochirurgia, abbiamo assistito all’introduzione di nuove tecniche e tecnologie che hanno facilitato notevolmente la rimozione di questi tumori". Così Antonio Santoro, professore di Neurochirurgia all’Università degli Studi di Roma La Sapienza e primario dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia del Policlinico Umberto I di Roma, intervenendo al 75.esimo congresso nazionale della Società italiana di neurochirurgia (Sinch) a Catania. Uno sviluppo significativo ha riguardato anche la chirurgia cerebrovascolare, "grazie all’introduzione di tecniche endovascolari sviluppate dai neuroradiologi, ma in alcuni casi anche da neurochirurghi che si occupano di trattamento endovascolare", ha spiegato Santoro. "Con queste nuove metodologie abbiamo ottenuto risultati significativi, con una riduzione dell’incidenza delle complicanze", ha concluso. 
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A Palermo grande festa per “Tennis in Piazza” con Flavia Pennetta

PALERMO (ITALPRESS) – Il Circolo Tennis Palermo, nell’anno del proprio centenario, si è aperto oggi alla città in uno dei luoghi più iconici del capoluogo siciliano. Oggi pomeriggio, infatti, in piazza Ruggero Settimo, ai piedi del Politeama, si è svolto l’evento “Tennis in Piazza”, organizzato con il patrocinio del Comune di Palermo, con una testimonial d’eccezione, ovvero la brindisina Flavia Pennetta, campionessa degli Us Open nel 2015, con best ranking Wta numero 6 e con all’attivo oltre 10 titoli vinti nel circuito maggiore in singolare. Circa 200 giovani, tra i 5 ed i 16 anni, coordinati dall infaticabile staff dei maestri del Circolo Tennis Palermo, hanno avuto il privilegio di giocare, tra le ore 16 e le ore 18, con la Pennetta e di farsi immortalare con lei negli immancabili selfie. Un’iniziativa fortemente voluta dal Circolo Tennis Palermo, tra le tantissime nell’anno del centenario. Da segnalare che i più meritevoli tra i ragazzi scesi nel bellissimo campo in erba allestito questa mattina per l’occasione, avranno la possibilità di iscriversi gratuitamente alla scuola tennis del club presieduto da Alessandro Lazzaro.

Non solo ragazzi e ragazze a giocare con la campionessa azzurra. A palleggiare con lei, anche lo stesso Alessandro Lazzaro e l’assessore allo Sport del Comune di Palermo, Alessandro Anello. Presente all’evento Tennis in Piazza anche il sindaco Roberto Lagalla, che ha donato una medaglia ricordo all’ex tennista brindisina che per tre volte ha raggiunto la finale al Wta di Palermo (una vittoria e due sconfitte il bilancio). Queste le parole della vincitrice dello Us Open 2015, nonché ex numero 1 al mondo di doppio. “Credo che questo tipo di eventi siano molto importanti per il tennis e mi auguro che ce ne possano essere altrettanti che coinvolgano altre discipline in modo che i ragazzini possano conoscere ed esplorare sempre nuovi orizzonti. Fortunatamente il tennis italiano negli ultimi anni sta andando davvero alla grande sia al maschile che al femminile e tanta gente ci si sta sempre più avvicinando”. “Un consiglio a questi ragazzi? Direi che la parola chiave è divertimento e ciò che sento di dirgli è di non avere fretta e di non bruciare le tappe, questo, però, è più un suggerimento da dare ai genitori. Sono molto legata a Palermo, una città dove ho tanti amici e tantissimi ricordi che partono dai campionati under 12 e proseguono con i tornei che ho giocato al Country. Oggi è stata una giornata meravigliosa, bellissimo vedere tanti bambini qui al Politeama e chissà se tra loro non si nasconda un futuro campioncino”, ha aggiunto Pennetta.

Questo, invece, il commento del presidente del Circolo Tennis Palermo, Alessandro Lazzaro: “Pomeriggio meraviglioso qui a Piazza Ruggero Settimo impreziosito dalla presenza di una campionessa del calibro di Flavia Pennetta. Un’iniziativa cui tenevamo molto perché apre la nostra associazione alla città di Palermo ed avvicina tanti ragazzi al tennis. Spero che tutti quelli che oggi hanno affollato questa incantevole location, ma più in generale quanti più cittadini palermitani, possano venire al Circolo a partire dal prossimo 4 ottobre ad assistere agli incontri della serie A1 ed a quelli della 53esima edizione dei Campionati Internazionali di Sicilia che tornano al Circolo a distanza di 20 anni dall’ultima edizione. Lo spettacolo sarà di altissimo livello sia per la serie A1 che per il Challenger 50 maschile”. Direttore dei 53esimi Campionati Internazionali di Sicilia, in programma dal 4 all’11 ottobre, sarà Paolo Cannova, anche lui presente questo pomeriggio per la manifestazione messa in piedi dal Ct Palermo con il patrocinio del Comune di Palermo.

– foto xd8/Italpress –

(ITALPRESS).

Fontanella (Spedali Civili): “Ai nella Neurochirurgia nuova alleata per medici e pazienti”

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(Adnkronos) – "I medici sono sempre stati clinici delle persone, capaci di riconoscere e sospettare le malattie. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, dovranno conoscere sempre di più le possibilità offerte da questa tecnologia e imparare a utilizzarla come uno strumento al proprio fianco, ma anche al fianco del paziente. È una sfida che dobbiamo affrontare insieme, medici, pazienti e tecnologia". Lo ha detto Marco Fontanella, professore ordinario di Neurochirurgia all’Università di Brescia e direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia degli Spedali Civili di Brescia, intervenuto al 75.esimo Congresso nazionale della Società italiana di neurochirurgia, a Catania. "Nel futuro – ha aggiunto Fontanella – l’intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante anche nelle discipline mediche e nella cura dei pazienti. Finora abbiamo assistito alla crescente diffusione della robotica, diventata una tecnologia sempre più rilevante in sala operatoria. Ora l'Ai apre una nuova fase e ci pone di fronte a sfide altrettanto importanti". 
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Brasile, i giocatori ridono durante rito indigeno prima della sfida con l’Australia: cos’è successo

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(Adnkronos) – Il momento è presto diventato virale. Il Brasile di Carlo Ancelotti, volato in Australia per giocare un'amichevole contro i padroni di casa, è stato accolto da un particolare rito indigeno e i calciatori della Selecao sono finiti al centro di un episodio che ha presto fatto il giro del web. Cos'è successo? Durante la cerimonia organizzata prima della sfida, diversi calciatori verdeoro non sono riusciti a trattenere le risate. E, tra uno sguardo e l'altro, la reazione si è presto diffusa a tutto il gruppo.  Per la cronaca, l'amichevole è poi terminata 1-1: al vantaggio australiano di Irankunda ha risposto il gol del pareggio di Rayan.  
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Caro materiali, i ritardi nei rimborsi frenano le grandi opere

ROMA (ITALPRESS) – Calcestruzzo, bitume, acciaio, energia: i rincari degli ultimi anni hanno colpito in modo trasversale le imprese italiane impegnate nelle grandi opere pubbliche, e i tempi con cui questi extra-costi vengono riconosciuti dalle stazioni appaltanti restano, in molti casi, un peso concreto sulla gestione dei cantieri. Le testimonianze raccolte oggi dal Sole 24 Ore – da Pizzarotti a Cmb, passando per i dati di ANCE – descrivono un problema strutturale: un deficit stimato in 3,8 miliardi di euro tra il 2024 e il 2025, a fronte di risorse pubbliche che coprono solo una parte di quella cifra. Il Ministero delle Infrastrutture stesso conferma l’entità del problema: per il biennio 2024-2025, a fronte di richieste pervenute dalle imprese per 2 miliardi di euro, il Mit dispone di soli 500 milioni – un divario di 1,5 miliardi di euro tra fabbisogno dichiarato e risorse effettivamente stanziate.
Il pagamento aggiuntivo per l’adeguamento dei costi, limitato per legge al 90% di ciò che eccede una soglia minima di aumento, resta subordinato alla disponibilità di risorse della singola stazione appaltante, che spesso non le ha. Il risultato: la rinegoziazione non è un meccanismo automatico, e ogni impresa deve tutelarsi con tempi che, secondo alcune testimonianze, arrivano fino a due anni.
Anche il sistema di calcolo degli indici ha visto una recente riforma: dal 27 aprile il meccanismo è passato dai vecchi ristori agganciati ai prezzari regionali a un calcolo basato su indici Istat più granulari, che tengono conto di più componenti dell’attività di cantiere. Ma anche gli operatori più vicini a questi meccanismi segnalano che gli indici faticano a intercettare in modo puntuale l’andamento reale del mercato: un balzo del 10% nei prezzi delle materie prime si traduce, per effetto dei meccanismi di calcolo, in un ristoro di poco più del 6% per l’impresa.
E’ un nodo che nasce da contratti pluriennali, firmati su prezzi che il tempo e gli shock geopolitici – dalla guerra in Ucraina alle tensioni nell’area di Hormuz – hanno reso obsoleti, senza un meccanismo di aggiornamento rapido e certo. Non è un problema isolato a un singolo committente pubblico: riguarda l’intero sistema degli appalti infrastrutturali. E rischia di aggravarsi nel 2026: terminato il regime transitorio di compensazione statale, la legge di Bilancio ha stabilito che siano ora le singole stazioni appaltanti a dover reperire le risorse necessarie per gli extra-costi, con il rischio concreto di dover definanziare altre opere pur di onorare gli impegni già assunti.
E’ quindi emersa l’esigenza di aprire un confronto permanente tra industria e Governo, capace di programmare le risorse pubbliche tenendo conto, fin dall’inizio, del costo reale delle opere nel tempo – non affrontando ogni volta l’emergenza quando ormai si è già creata. E’ la condizione perchè il settore possa continuare ad assumere, formare le persone e investire.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).

Riarmo, pressione fiscale e le parole sbagliate della politica. Di Gregorio: “Come ti è cambiata la vita?”

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(Adnkronos) – “ReArm Europe” è durato poco. Quando Ursula von der Leyen presentò nel marzo 2025 il nuovo grande piano europeo per la difesa scelse una formula tanto immediata quanto politicamente esplosiva: riarmare l’Europa. Poche settimane dopo la Commissione aveva già spostato il baricentro su “Readiness 2030”, prontezza 2030. La portavoce della Commissione, Paula Pinho, riconobbe che la parola “rearm” poteva suscitare "sensitivities" in alcuni Paesi e rendere più difficile spiegare ai cittadini perché quelle misure fossero necessarie. Per Luigi Di Gregorio, che ne ha parlato con l'Adnkronos, è un piccolo esempio di un problema molto più grande: le parole sbagliate della politica. Professore di Comunicazione pubblica all’Università della Tuscia, dove è anche direttore scientifico del master in Comunicazione strategica, Di Gregorio tiene insieme da anni ricerca accademica e lavoro sul campo, come consulente e spin doctor. Nei prossimi giorni uscirà La battaglia cognitiva, il suo nuovo libro per Rubbettino.  “ReArm Eu era sbagliato”, osserva Di Gregorio. Il passaggio successivo a Readiness 2030 è stato corretto, “però era tardi: ormai ReArm era entrato nel dibattito, mentre Readiness non lo conosce nessuno”.  Il punto non è negare la necessità di investire nella difesa, ma decidere che cosa si sta realmente raccontando al cittadino. Di Gregorio partirebbe da due aspetti molto più vicini alla vita quotidiana. Il primo è la sicurezza delle infrastrutture: “Dobbiamo evitare che con un click possa deragliare un treno in Italia, possa non funzionare il 118”. La sicurezza, in questa chiave, non significa soltanto carri armati: significa impedire che un attacco informatico blocchi un servizio essenziale, una rete, un conto corrente. “Dire che questo piano serve prima di tutto a mettere in sicurezza i servizi, la tua sicurezza a 360 gradi, è molto più forte (oltre che vero, ma sappiamo che non basta) che dire ‘stiamo comprando carri armati’”.  Il secondo terreno è l’innovazione. Gli investimenti militari, sostiene, possono avere ricadute tecnologiche e industriali molto più ampie: dalla robotica ai sistemi digitali. La comunicazione dovrebbe quindi spiegare non soltanto quanto viene destinato alla difesa, ma quali capacità tecnologiche e produttive il Paese vuole costruire.  Il problema riemerge in economia. “Cuneo fiscale”, “cuneo contributivo”, “fringe benefit”: termini perfettamente normali nei ministeri, negli uffici studi o a un convegno di commercialisti, molto meno davanti a milioni di persone in televisione. Di Gregorio lo riconduce alla “maledizione della conoscenza”, la curse of knowledge studiata dalla psicologia cognitiva: quando si acquisisce familiarità con un argomento diventa difficile ricordare che gli altri non possiedono le stesse informazioni. “Da ministro, da presidente del Consiglio, sei abituato a frequentare figure tecniche, acquisisci le loro competenze e il loro linguaggio. E dai per scontato che ce li abbiano tutti”. Il risultato è una barriera. La soluzione, dice, è radicalmente semplice: “Il cuneo fiscale quando vai in tv deve diventare: ti ho messo 100 euro in più in busta paga. Fine. Molti non lo ricordano ma i famigerati 80 euro di Renzi apparivano nel cedolino con il numero del decreto legge e poi, tra parentesi, la parola RENZI. Perché se me lo dici è bene, se me lo fai vedere è ancora meglio”.  C’è poi un problema ancora più sottile: parole e indicatori corretti dal punto di vista tecnico che vengono interpretati dal pubblico in modo diverso. È il caso della “pressione fiscale”. Se a Pil invariato cresce il gettito perché lo Stato recupera maggiore evasione, il rapporto tra entrate fiscali e Pil aumenta. Questo non equivale però automaticamente ad avere aumentato un’aliquota a chi già pagava le tasse. Di Gregorio cita la risposta che alcuni esponenti del governo hanno cominciato a utilizzare nel dibattito: a chi dice che in questi quattro anni “sono aumentate le tasse”, chiedere “ditemi almeno una tassa che abbiamo alzato”. Finora, dice il professore, gli interlocutori non hanno saputo rispondere. È anche un esempio di quanto sia difficile trasformare una grandezza macroeconomica in un messaggio comprensibile senza deformarla: pressione fiscale, aliquote e ammontare effettivamente pagato dal singolo contribuente non sono la stessa cosa.  A volte il guaio è nel nome stesso di una politica pubblica. Di Gregorio porta l'esempio delle “case della comunità”, uno dei nuovi presidi territoriali della sanità. “Perché non c’è salute o sanità in quel nome?”, si domanda. Secondo sondaggi che dice di aver realizzato nel suo lavoro di consulenza, “quasi sette cittadini su dieci” assocerebbero spontaneamente l’espressione a qualcosa del Comune, a un centro sociale o ad altri servizi, pochi pensano alle cure. “Prima si chiamavano case della salute ed era meglio, oggettivamente”.  Poi ci sono gli acronimi. L'impronunciabile Pnrr è entrato nel linguaggio comune in tempo per essere pensionato, ma Pac (Politica agricola comune) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) molto meno. Per Di Gregorio sono ancora una volta figli della stessa “maledizione della conoscenza”: chi vive quotidianamente dentro istituzioni, finanziamenti europei e amministrazioni dimentica quanto quel vocabolario sia estraneo a chi sta fuori. Lo stesso vale perfino per “filiera”, parola diffusissima nella politica economica: “Noi diamo per scontato che tutti sappiano cosa significa. Se non la spieghi, è meglio che dici: aziende”.  Il cuore del ragionamento sta nella differenza fra rendicontazione e comunicazione. “Normalmente la politica è abituata a dirti quello che ha fatto: abbiamo stanziato, abbiamo investito, abbiamo approvato”. È il linguaggio naturale di un'amministrazione che deve dimostrare di avere lavorato. Ma al cittadino, sostiene, interessa un’altra domanda: che cosa è cambiato per me? “Il messaggio non arriva se non lo trasformi in ‘come ti ho cambiato la vita’”. E infatti un caso che può funzionare, nel messaggio e nella percezione, è l'abolizione del bollo auto: "Mezza Italia è corsa a vedere quanti Kilowatt aveva l'auto di famiglia. E' una misura in cui non devi fare calcoli complicati o ragionamenti astratti".  Il paradosso, secondo Di Gregorio, è che un governo può accumulare provvedimenti per anni senza riuscire a trasformarli in percezione pubblica. A suo giudizio, è anche una delle ragioni per cui può affermarsi la narrazione che un esecutivo “non abbia fatto niente”, mentre ministeri e stakeholder conoscono un numero molto elevato di interventi. “Gli stakeholder le sanno, ma gli altri no. Alla fine il voto non lo decidono gli stakeholder”. Non sempre, naturalmente, la politica è ingenua. Nei conflitti più identitari accade spesso l’esatto contrario: la scelta della parola è già una presa di posizione. Di Gregorio cita “utero in affitto” contro “gestazione per altri”, oppure “termovalorizzatore” contro “inceneritore”. L’oggetto materiale può essere lo stesso, ma ogni formula apre un frame diverso e suggerisce implicitamente al pubblico come guardarlo. “ReArm genera un frame”, spiega. In quel caso, però, “è un frame opposto a quello che avrebbero voluto generare”: la politica europea ha dunque commesso l’errore che normalmente cerca accuratamente di evitare. Ed è qui che La battaglia cognitiva incontra la politica quotidiana. Prima di decidere che numeri snocciolare, che leggi raccontare e che risultati sfoderare, la battaglia è stabilire quali parole useremo per pensarli. 
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Scuola, Meloni: “Istituti tecnici diventeranno licei tecnologici, rivoluzione culturale non un semplice cambio di ‘targa’”

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(Adnkronos) – "C'è un pregiudizio che, in Italia, dura da decenni: chi sceglie un istituto tecnico o professionale fa una scelta di serie B rispetto a chi si iscrive al liceo. È un'ingiustizia verso centinaia di migliaia di ragazzi e i loro insegnanti, e un danno per l'Italia". Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social, spiegando che "ieri il Consiglio dei ministri ha deciso che gli istituti tecnici diventeranno licei tecnologici e i professionali licei professionali". "Non è un semplice cambio di 'targa'. È una rivoluzione culturale, che riconosce finalmente a quei percorsi la stessa dignità degli altri", sottolinea la premier, secondo cui "per noi le scuole sono di pari valore, come i ragazzi che le frequentano". "E, insieme a questa riforma, arrivano anche la revisione del monte ore degli istituti tecnici e 10 milioni di euro in più per i campus della filiera formativa tecnologica-professionale", aggiunge Meloni. "Continuiamo così sulla strada imboccata con il Liceo del Made in Italy e la riforma del '4+2', che quest'anno entra a regime e che dà ad ogni ragazzo una doppia opportunità: puoi specializzarti in un ITS Academy, o entrare subito nel mercato del lavoro", scrive la presidente del Consiglio. "Questo significa mettere la scuola accanto al lavoro che c'è, invece di lasciare le imprese a cercare per mesi profili che nessuno forma", aggiunge la premier, che sottolinea: "Perché il nostro tessuto produttivo ottiene i risultati che ottiene grazie a chi sa fare: tecnici, meccatronici, chimici, periti agrari, geometri, cuochi, artigiani, informatici, che sono splendidamente formati". "E ai ragazzi che, l’anno prossimo, dovranno scegliere che scuola fare dico una cosa semplice: nessuna scelta vi renderà meno. L'Italia ha bisogno di voi esattamente come siete, senza etichette e pregiudizi", conclude Meloni. 
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Confagricoltura: “Il futuro della terra passa dalle tecnologie, oggi precision farming al 10%”

(Adnkronos) – Il futuro della Terra potrebbe essere lo spazio. È questa la premessa che ha dato il via al convegno, “Dallo spazio al campo. Dati telerilevati per un’agricoltura innovativa, sostenibile e competitiva”, promosso da Confagricoltura alla fiera della space economy, Bex–Beyond Exploration Expo, in corso a Rimini. Un confronto tra esperti del mondo associativo, dell’impresa, dell’università, della pubblica amministrazione e dell'ecosistema aero-spaziale su come trasformare le informazioni raccolte da satelliti, droni e sensori in decisioni capaci di aumentare la sicurezza alimentare, potenziando la produttività delle imprese agricole. Il 10% della superficie agricola italiana è gestita con tecniche di “precision farming”, utilizzando dati telerilevati e tecnologie che derivano da programmi spaziali. Nel mercato dell’osservazione della Terra, il primario rappresenta uno dei settori più dinamici con un ritorno economico importante. Secondo dati dell’Esa, ogni euro investito in tecnologie satellitari può generare fino a 11 euro di valore lungo la filiera agroalimentare.  Nel nostro Paese, si registra un buon tasso di adozione di tecnologie spaziali in agricoltura: Emilia-Romagna e Lombardia sono in testa (35%). Il 37% degli agricoltori italiani intende investire in macchinari connessi e il 34% in sistemi di monitoraggio. In generale, sistemi Gnss (Global Navigation Satellite System) sono utilizzati nel 30% dei casi per determinare la posizione esatta, mentre le tecnologie per l’Osservazione della Terra trovano applicazione nel 18% dei casi. Entro il 2030, si stima che metà delle decisioni agronomiche sarà supportata da algoritmi di Intelligenza Artificiale. (Dati Osservatorio Smart Agrifood). “L’agricoltura di precisione è una risorsa preziosa per coniugare sostenibilità economica e ambientale, riducendo l’utilizzo della chimica fino a oltre il 50%. Rappresenta un’opportunità epocale che non possiamo lasciarci sfuggire – ha dichiarato Nicola Gherardi, componente della Giunta nazionale di Confagricoltura, intervenendo al dibattito -. Per questo, Confagricoltura ha messo a punto Hubfarm, uno strumento concreto per accompagnare le aziende agricole nella raccolta e nella gestione di dati, attraverso una piattaforma di facile utilizzo. Auspichiamo che la superficie coltivata tramite tecnologie avanzate possa aumentare, con benefici per la redditività delle imprese e la tutela dell’ambiente”.  L’evento organizzato a Bex, moderato da Ivano Valmori, direttore di AgroNotizie, ha visto la partecipazione, insieme a Gherardi, di Daniele Sarri (Università degli Studi di Firenze), Luigi Pantuosco (Leonardo S.p.A.), Lorenzo Nicoletti (Leonardo S.p.A.), Francesco Sofia (Agea), Rita Rinaldo (ESA), e Mario Salipante (Enac). Massimo Salvagnin, titolare dell’Azienda agricola Porto Felloni, ha portato una testimonianza concreta circa i benefici dell’agricoltura di precisione. Dal confronto sono emersi gli ostacoli da superare: di natura economica, perché l’innovazione richiede investimenti onerosi; di natura culturale, poiché servono nuove competenze; di natura infrastrutturale, perchè la gestione di dati ha bisogno di una rete potente che scarseggia nelle aree interne; di natura normativa, dal momento che persistono dei limiti all’utilizzo. “Gli agricoltori non possono essere lasciati soli a sostenere lo sforzo che le tecnologie spaziali richiedono. Il vero cambiamento passerà attraverso una maggiore collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e imprese, per garantire accessibilità e capillarità. Infine, è fondamentale fare sinergia tra gli attori della filiera agroalimentare”, ha concluso Gherardi.  
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A Bex San Marino firma gli Artemis Accords

(Adnkronos) – Con la sigla formale degli Artemis accords da parte del Segretario di Stato per l'Industria Rossano Fabbri, sottoscritta alla presenza del Console Generale degli Stati Uniti d'America Joe Tordella e del responsabile Nasa per l'Europa Gregory Mann, la Repubblica di San Marino chiude la sua partecipazione al Beyond exploration expo di Rimini e diventa ufficialmente il settantaquattresimo paese firmatario delle intese internazionali.  L'appuntamento fieristico traccia un bilancio che supera la cronaca espositiva per definire l'architettura industriale e legislativa con cui il Titano intende ritagliarsi una posizione solida nella New Space Economy. L'ambizione poggia sulla combinazione tra sovranità statale snella e un impianto normativo di nuova concezione, ideato per offrire tempi certi e risposte immediate agli operatori privati. L'indirizzo istituzionale promosso dal Congresso di Stato in attuazione delle direttive del Forum 'Next Economy' ha trovato nella tre giorni una convergenza rigorosa tra istituzioni, atenei e finanza d'impresa. Se la sessione inaugurale aveva puntato i riflettori sulla presentazione del disegno di legge quadro, i lavori successivi hanno calato la visione sul terreno operativo del mercato. I contatti sono avviati. L'obiettivo della Repubblica non si esaurisce in una semplice ricerca di visibilità internazionale. "Siamo qui per strutturare un ecosistema reattivo e competitivo", spiega Rossano Fabbri nel tracciare il valore strategico dell'intesa. "Non cerchiamo una presenza di facciata. Vogliamo mettere a disposizione degli investitori esteri un quadro normativo e operativo unico, capace di integrare le nostre imprese all'interno delle catene di valore aerospaziali internazionali. Dialogare alla pari con le principali agenzie mondiali e siglare accordi di rilevanza globale dimostra che la Repubblica possiede gli strumenti logici e la determinazione per agire da catalizzatore d'innovazione", Fabbri. A confermare l'interesse per il percorso intrapreso dal Titano è stato il colloquio, presso lo stand della Repubblica, tra il Segretario di Stato Fabbri e il colonnello Walter Villadei. L'astronauta dell’Aeronautica militare – già pilota della missione Axiom3 sulla ISS e insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell'Ordine di Sant'Agata durante San Marino Aerospace – si è intrattenuto con la delegazione sammarinese per un confronto sulle prospettive del settore. 
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Si è chiusa a Rimini la prima edizione di Bex,- Beyond exploration expo

(Adnkronos) – Tre giornate di esposizione, conferenze e incontri d'affari per mettere in contatto industria spaziale e settori produttivi a terra. BEX – Beyond Exploration Expo, l'expo-conference targata Italian Exhibition Group, dedicata alla convergenza tra space economy e industrie terrestri, ha chiuso oggi al Rimini Expo Centre la sua prima edizione. Hanno esposto 147 brand, con le tecnologie della filiera spaziale e dei comparti industriali che ne applicano le soluzioni. Presenti oltre 30 buyer internazionali provenienti da 16 differenti paesi, tra gli altri Giappone, Brasile, Turchia, Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, e delegazioni dall’estero coinvolte con il supporto di ICE Agenzia. Numerosi i giornalisti accreditati da Italia ed estero. I 93 convegni e le sessioni tecniche hanno coinvolto 315 relatori, di cui 20 internazionali; tra i più significativi il BEX Vision Summit sul palco principale con gli interventi di Axiom Space, Leonardo e Barilla. Tra i temi affrontati, la manifattura avanzata per lo spazio con il Comitato Tecnico Scientifico di BEX ed ESA, la finanza per il settore nella Space Finance Arena organizzata con Plug and Play Tech Center e le applicazioni per le imprese non-space in agrifood, salute, tessile tecnico, automotive e sport. Accanto alla filiera spaziale, rappresentata da Leonardo, Thales Alenia Space, Telespazio, OHB, Argotec, Altec, Planetek e D-Orbit, hanno presenziato aziende di settori apparentemente molto diversi tra loro come Dallara, Spacewear, GVM, Gruppo Hera, Legor, BTT Impianti, Technogym, Formula Medicine, Electrolux Professional e Artisia by Barilla, affiancate da EY e NTT DATA Italia. Sul versante istituzionale il programma ha coinvolto tra gli altri l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ESA, CNR, ENEA, Confindustria, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l'Aeronautica Militare e il Politecnico di Milano.  L'Open Innovation District ha ospitato 25 startup e PMI, con una giornata dedicata alle nuove imprese all'interno degli Stati Generali della Space Economy 2026, di cui BEX è stata tappa ufficiale. "La scelta di IEG di entrare nella space economy è una decisione strategica di gruppo che guarda oltre questa prima edizione. Abbiamo inserito BEX nel nostro portafoglio fiere con un orizzonte pluriennale, perché la convergenza tra industria spaziale e settori terrestri è un terreno su cui vale la pena investire nel tempo. Le tecnologie nate per lo spazio e le competenze costruite a terra avevano bisogno di un luogo dove incontrarsi su problemi reali. Dal prossimo anno vogliamo rafforzare e allargare il respiro internazionale, con un coinvolgimento ancor più forte di espositori e delegazioni dall'estero", dichiara Corrado Arturo Peraboni, Amministratore Delegato di Italian Exhibition Group. 
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