(Adnkronos) –
Ergastolo, senza isolamento diurno, per Davide Fontana. I giudici di Milano, chiamati a pronunciarsi nel terzo processo d’appello sull'aggravante della premeditazione, dopo il nuovo rinvio della Cassazione, hanno inflitto il massimo della pena riconoscendo l’aggravante, già bilanciata con le generiche riconosciute insieme alla crudeltà. Nessuna reazione dell’imputato alla lettura del verdetto da parte del giudice Enrico Manzi che presiede il collegio. Tra 60 giorni le motivazioni. L'11 gennaio 2022 l'ex bancario Davide Fontana uccide la 26enne, Carol Maltesi nella casa di Rescaldina nel Milanese. La coppia aveva progettato di registrare un video hard da vendere su OnlyFans, ma durante le riprese la giovane viene colpita alla testa con un martello per 13 volte, mentre è legata a un palo da lap dance. L'uomo la finisce, poi, con una coltellata alla gola, secondo gli inquirenti perché non avrebbe accettato il suo imminente trasferimento nel Veronese. Dopo il delitto, Fontana smembra il corpo, conserva i resti nel congelatore per settimane e, infine, li getta in quattro sacchi di plastica da un dirupo a Paline di Borno in provincia di Brescia. Nel primo appello i giudici hanno riconosciuto l'omicidio aggravato dalla premeditazione (oltre che dalla crudeltà), aggravante che hanno fatto aumentare la pena dai 30 anni, decisa in primo grado dai giudici di Busto Arsizio nel Varesotto, all'ergastolo. Premeditazione confermata nell’appello bis, aggravante rimessa in discussione dalla Cassazione per questioni tecniche legate alle motivazioni, e ora nuovamente riconosciuta dai giudici di Milano che hanno ribadito il carcere a vita. In aula, la rappresentante della pubblica accusa ha insistito sull'aggravante della premeditazione, mentre la difesa, rappresentata dall'avvocato Stefano Paloschi, ha rimarcato la necessità di "evitare una lettura emotiva che è l’esatto opposto della giustizia. Non tutti i giudizi devono terminare con l’ergastolo, bisogna tener conto anche delle attenuanti per non trasformare la giustizia in ingiustizia". In tal senso, dalla difesa è arrivato l'appello a tener conto del comportamento del 47enne che "ha confessato e ha collaborato durante le indagini e il processo" e sta affrontando un percorso di giustizia riparativa e un "pentimento reale".
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Femminicidio Carol Maltesi, ergastolo per Davide Fontana nell’Appello ter a Milano
Leucemia mieloide cronica, l’indagine: “solo 1 paziente su 3 è a proprio agio nel porre domande all’ematologo”
(Adnkronos) – Solo una persona su 3 con leucemia mieloide cronica (Lmc) si sente completamente a proprio agio nel porre domande all'ematologo. Inoltre, 4 pazienti su 10 si sentono poco coinvolti nelle decisioni terapeutiche e solo il 30% tiene abitualmente traccia dei cambiamenti legati alla malattia. Sono i dati emersi da una indagine sui bisogni di comunicazione di chi convive con la patologia, realizzata da Elma Research e promossa da Novartis Italia, che evidenziano come l'empowerment del paziente rappresenti ancora una sfida aperta. Da oltre 30 anni impegnata nell'area ematologica, Novartis – riferisce una nota – rinnova il proprio impegno nel re-immaginare la Lmc, contribuendo al progresso scientifico e promuovendo un approccio che integri obiettivi clinici, qualità di vita e partecipazione consapevole del paziente. In linea con la propria missione di re-immaginare la medicina, la farmaceutica lavora insieme ai professionisti sanitari, alle associazioni pazienti e agli altri attori del sistema salute per sviluppare iniziative e strumenti orientati ai bisogni delle persone che convivono con la patologia. Accanto alle sfide legate all'informazione e alla partecipazione attiva dei pazienti, emerge anche il tema dell'impatto della malattia e del trattamento sulla quotidianità. Una seconda indagine nazionale su bisogni insoddisfatti e impatto sulla qualità della vita nella Lmc, condotta attraverso i Patient-Reported Outcomes (Pros), ha approfondito il vissuto fisico, psicologico ed emotivo di queste persone: il 73% dei partecipanti ha riferito stanchezza cronica, il 65% affaticamento o debolezza e il 59% dolori muscolari. Considerate insieme – continua la nota – le 2 ricerche raccontano dimensioni diverse ma strettamente collegate della Lmc: la capacità dei pazienti di comprendere, monitorare e gestire la malattia e, al tempo stesso, l'impatto che questa continua ad avere sulla loro vita quotidiana. La Lmc rappresenta circa il 15-20% delle leucemie e in Italia ha un’incidenza di 1-2 nuovi casi ogni 100mila persone l’anno. Si manifesta prevalentemente in età adulta e avanzata e, nei paesi occidentali, l’età mediana alla diagnosi è di circa 57 anni. La possibilità di convivere a lungo con la malattia porta in primo piano la sostenibilità del percorso terapeutico, la tollerabilità e gli aspetti che incidono sulla quotidianità. “Oggi l’efficacia nella Lmc si misura nel tempo, ossia nel raggiungere e mantenere una risposta adeguata, preservando nel lungo periodo il risultato terapeutico – spiega Elisabetta Abruzzese, ematologa, Ospedale Sant’Eugenio, Università di Roma Tor Vergata, Asl Roma 2 – In una malattia che può accompagnare la persona per molti anni, la tollerabilità del trattamento e gli effetti collaterali diventano elementi rilevanti della gestione clinica. L’obiettivo è mantenere il controllo della malattia attraverso un percorso che possa essere seguito nel tempo e adattato non solo alle condizioni cliniche, ma anche ai bisogni, alle priorità e agli obiettivi di vita della persona, che possono cambiare nelle diverse fasi della vita”. A rendere misurabile la dimensione della qualità di vita contribuiscono proprio i Patient-Reported Outcomes (Pros), informazioni su sintomi, funzionamento e stato di salute riferite direttamente dalle persone che convivono con la patologia. L’indagine su bisogni insoddisfatti e impatto sulla qualità della vita nella Lmc evidenzia, infatti, che circa il 26% dei pazienti valuta negativamente la propria qualità di vita, con un impatto più marcato nelle linee terapeutiche avanzate. I Pros permettono di intercettare questi aspetti e di integrarli nella valutazione clinica, contribuendo a una presa in carico più completa della persona. “Il racconto del paziente non è un complemento narrativo alla visita: è una fonte di informazione clinica – sottolinea Carmen Fava, ematologa, Azienda ospedaliera ordine Mauriziano di Torino, Università degli Studi di Torino – Per farlo emergere non basta sempre chiedere genericamente ‘come sta?’. Domande concrete sullo stato di salute inteso come stanchezza, qualità del sonno, dolore, attività quotidiane e stato emotivo, insieme a strumenti strutturati come i Pros, aiutano a collegare l’esperienza della persona ai dati clinici. Queste informazioni possono supportare il counselling, il follow-up e, quando necessario, la rivalutazione del percorso terapeutico. Non sostituiscono il giudizio del medico, ma rendono il dialogo più completo e le scelte più coerenti con la situazione reale”. La raccolta strutturata dell’esperienza può aiutare a evitare che informazioni rilevanti vadano perdute tra una visita e l’altra. In questa prospettiva si inserisce ‘Vita Lmc Tracker’, lo strumento digitale promosso da Novartis Italia per supportare le persone che convivono con la Lmc nel registrare nel tempo sintomi, qualità di vita e altri aspetti del proprio vissuto quotidiano. Lo strumento può aiutare la persona a riconoscere eventuali cambiamenti, organizzare le informazioni e preparare il confronto con lo specialista. “Essere parte attiva nel proprio percorso di cura non significa sostituirsi al medico né decidere da soli, ma arrivare al confronto con domande, priorità e aspettative che possano essere comprese e considerate”, osserva Felice Bombaci, coordinatore nazionale del Gruppo pazienti Lmc di Ail – Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma. “Le associazioni aiutano a orientarsi tra le fonti, offrono informazioni validate e confronto tra pari, preparano le persone alla visita e le aiutano a riconoscere ciò che vale la pena riferire. Sono un ponte verso la relazione con l’ematologo, non un’alternativa. Una persona più preparata può formulare domande più precise e prendere parte al proprio percorso di cura con maggiore consapevolezza”. La Lmc “è uno degli esempi più significativi di come il progresso scientifico abbia trasformato la gestione di una malattia ematologica – commenta Marco Rago, Medical Head Oncology di Novartis Italia – Oggi andare oltre significa comprendere anche l’evoluzione dei bisogni delle persone che convivono a lungo con la patologia. Con Vita Lmc Tracker vogliamo favorire una raccolta più strutturata del vissuto quotidiano e un dialogo più completo con il clinico, nella convinzione che ricerca, professionisti sanitari e associazioni possano lavorare insieme per sostenere una partecipazione sempre più consapevole al percorso di cura”.
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La volta buona, Edelfa Chiara Masciotta ricorda il grave incidente: “Sono ripartita grazie ai miei figli”
(Adnkronos) –
Edelfa Chiara Masciotta ha ricordato, ospite oggi a La volta buona, il drammatico incidente che nel 2019 le cambiò la vita. L'ex Miss Italia, incoronata nel 2005, si trovava a Torino quando venne travolta da un'auto mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali. Da quel momento è iniziato un lungo e complesso percorso di recupero, durato diversi anni e segnato da cinque interventi chirurgici e da alcune complicazioni, tra cui quelle legate al naso. Un periodo difficile, che è riuscita a superare grazie al tempo e alla forza di volontà. Oggi, raccontando la sua esperienza nel salotto di Caterina Balivo, Edelfa non guarda più al passato: "La mia vita è bella piena", ha detto, spiegando quanto il lavoro e la famiglia siano stati fondamentali per ricominciare. Masciotta è oggi mamma di tre figli adolescenti e proprio loro hanno rappresentato un punto di partenza fondamentale: "Sono ripartita grazie al mio lavoro e ai figli".
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Vasco Rossi in ospedale, operato alla schiena: “Sono già in piedi”
(Adnkronos) – Un piccolo intervento chirurgico ha costretto Vasco Rossi a una brevissima assenza dai social, ma il rocker di Zocca è già in piedi e in via di recupero. Il Komandante si è sottoposto ieri a una decompressione lombare, un intervento programmato da tempo e perfettamente riuscito, come informa il suo staff. Il cantante verrà dimesso entro la fine della settimana e ha voluto rassicurare subito i fan con un messaggio diretto, nel suo stile: “Sono in clinica per risolvere un fastidioso mal di schiena che ha richiesto un piccolo intervento chirurgico. L’operazione è riuscita perfettamente e sono già in piedi. Dovrò osservare qualche giorno di convalescenza, la cosa più grave è che mi annoierò un po’”, ha detto ironico.
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Ex-Ilva, il giuslavorista: “Fallimento non è solo industriale ma su metodo gestione crisi”
(Adnkronos) – “La vicenda Ilva rappresenta la più grave crisi industriale italiana del ventunesimo secolo e dovrebbe imporci una riflessione che vada ben oltre il destino dello stabilimento di Taranto. Dopo quattordici anni, il vero fallimento non è soltanto industriale: è il fallimento del metodo di gestione delle crisi scelto da tutta la classe politica”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Alessandro Paone, avvocato giuslavorista e fondatore di Nius Studio Legale, commentando gli ultimi sviluppi della vicenda dell’ex Ilva. “Per oltre un decennio – osserva Paone – si è assisto allo scontro tra esigenze produttive, tutela ambientale, occupazione, magistratura, politica nazionale e locale, sindacati e territorio. Otto governi hanno risposto prendendo tempo con continui interventi normativi, amministrazioni straordinarie, risorse pubbliche e ammortizzatori sociali. Ma è sempre mancata la capacità di scegliere una strategia industriale di lungo periodo e di portarla avanti con autorevolezza, coraggio e continuità indipendentemente dal succedersi dei governi e dalle reazioni di chi non era d’accordo”. Secondo Paone, “la cassa integrazione e gli altri strumenti di protezione sociale sono indispensabili per governare le transizioni, ma hanno natura temporanea e non devono mai diventare il sostituto di una politica industriale. Proteggere il reddito dei lavoratori mentre un sistema produttivo attraversa una trasformazione è necessario; finanziare indefinitamente l’attesa di una soluzione che non arriva mai risponde a logiche diverse fino a rendere la crisi irrisolvibile”. “Nel caso Ilva – prosegue ancora il giuslavorista – sono state mobilitate in quattordici anni risorse pubbliche enormi senza riuscire a consegnare al Paese né uno stabilimento risanato e competitivo né una vera alternativa industriale. E questo è preoccupante”. Per Paone la lezione di Taranto riguarda direttamente anche le crisi industriali del futuro: “Nei prossimi anni transizione energetica, automazione e intelligenza artificiale produrranno inevitabilmente trasformazioni profonde e impatteranno gravemente il mondo del lavoro, è inevitabile. Non possiamo affrontarle con lo stesso schema: difendere indefinitamente ciò che esiste, pretendere che lo Stato si sostituisca all’impresa e rinviare le decisioni più difficili facendo leva sul ricorso a risorse pubbliche per congelare situazioni industrialmente non sostenibili”. “Una moderna politica industriale deve avere il coraggio di decidere prima che una crisi diventi irreversibile: individuare quali produzioni sono strategiche, quali investimenti servono, quali trasformazioni sono realisticamente sostenibili e come accompagnare professionalmente e socialmente i lavoratori coinvolti. L’Ilva -aggiunge ancora Paone- dimostra quanto può costare a un Paese non scegliere”. “Se questa vicenda deve lasciarci qualcosa – conclude Paone – è la consapevolezza che gestire una crisi industriale non significa impedirne gli effetti per qualche mese o per qualche anno. Significa governare il cambiamento. È una differenza che l’Italia, davanti alle trasformazioni che ci attendono, non può più permettersi di ignorare”.
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Sanità, a Milano l’Open Week del Cdi Bionics San Babila. Diana Bracco: “Eccellenza e tecnologie all’avanguardia”
(Adnkronos) – Il nuovo poliambulatorio Cdi Bionics San Babila, in Piazzetta Umberto Giordano, 1 (all’uscita della Galleria San Babila, nel centro di Milano), dal 15 al 19 settembre apre le porte al pubblico con un Open week durante il quale la cittadinanza può visitare la nuova sede inaugurata lo scorso maggio e conoscere da vicino le tecnologie diagnostiche e le competenze cliniche messe a disposizione dei pazienti. "In questo centro sono presenti macchinari all'avanguardia espressione della nostra eccellenza – ha dichiarato Diana Bracco, presidente e Amministratore delegato Cdi – Centro diagnostico italiano -. Un'eccellenza rimarcata anche dalle nostre persone: i risultati raggiunti nel Cdi sono frutto del lavoro di una squadra che appartiene a un grande circuito in seno al Gruppo Bracco". La struttura vanta un reparto di diagnostica per immagini dotato delle tecnologie più innovative disponibili sul mercato internazionale, supportate da intelligenza artificiale: tra queste, una risonanza magnetica ad alto campo e una TC di nuova generazione con funzionalità di imaging spettrale. "Nel nuovo centro sono state installate apparecchiature top di gamma" – spiega Maurizio Cariati, referente medico del Cdi San Babila -. La risonanza è da 1,5 Tesla, dotata di bobine particolarmente performanti e di un'intelligenza artificiale che consente di ottimizzare le sequenze e ridurre i tempi di esecuzione, garantendo una qualità d'immagine eccezionale. La TC è invece spettrale, ovvero utilizza un sistema innovativo che acquisisce le immagini a diversi livelli di energia: ciò permette di valutare al meglio strutture e organi, definendo diagnosi particolarmente accurate per ogni patologia con una dose di radiazioni estremamente bassa". Obiettivo di Bionics San Babila è diventare un punto di riferimento per la salute dei milanesi. La nuova sede è a pochi passi da piazza Duomo ed è collegata all'aeroporto di Linate in soli 12 minuti di metropolitana. "Questo è il nostro 36esimo centro del network – ricorda Andrea Mecenero, Amministratore delegato Cdi -. È un grande poliambulatorio di 1.200 metri quadrati distribuiti su due piani: uno è dedicato interamente alle visite specialistiche, agli esami con punto prelievi, alla fisioterapia e a 15 ambulatori che coprono praticamente tutte le specialità. L'altro è riservato all'imaging diagnostico di ultima generazione. Questa tecnologia è messa nelle mani di medici esperti e personale qualificato: un sistema collaudato dal Cdi, che da cinquant'anni offre servizi di prevenzione, diagnosi e cura alla città. Venendo qui a San Babila abbiamo voluto entrare nel cuore di Milano, segnando una tappa fondamentale nel nostro percorso di crescita". Presente ieri alla prima giornata dell'Open Week anche la vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana del Comune di Milano, Anna Scavuzzo: "Questo centro è un investimento in salute, cosa di cui oggi c'è molto bisogno. Questo è un quartiere con moltissimi uffici e quindi con tante persone che lavorano: il fatto di poter essere vicini e non dover andare a cercare dei luoghi per promuovere la salute e preoccuparsi di essa credo sia di particolare importanza. Riuscire ad anticipare le diagnosi e intervenire tempestivamente grazie alle moderne tecnologie aumenta la speranza di poter risolvere i problemi e dà alla scienza un'arma in più". Ha espresso il proprio apprezzamento anche Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale di Milano: "La struttura fornisce al territorio un'ulteriore risposta e un presidio di altissima tecnologia con un'eccellenza medico-scientifica rilevante. La città – ha poi concluso – deve essere orgogliosa di poter contare su realtà così importanti".
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Cancro polmone Egfr-mutato, studio fase 3 Adaura: “Il 79% dei pazienti vivo a 8 anni con Osimertinib”
(Adnkronos) – Il tumore del polmone è la principale causa di morte per tumore a livello globale, rappresentando quasi un decesso su cinque (19%) per cancro. Il tumore del polmone si suddivide generalmente in tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) e a piccole cellule; l’80-85% dei pazienti riceve una diagnosi di Nsclc. Circa il 75% dei pazienti affetti da Nsclc riceve una diagnosi di malattia in stadio avanzato, mentre circa il 25-30% presenta una malattia resecabile al momento della diagnosi. Circa il 10-15% dei pazienti affetti da Nsclc negli Stati Uniti e in Europa e il 30-40% dei pazienti in Asia presentano un Nsclc con mutazione dell’Egfr (Egfrm). I risultati aggiornati dello studio di fase III 'Adaura' "hanno dimostrato che osimertinib di AstraZeneca è in grado di offrire un beneficio in termini di sopravvivenza globale (Os) sostenuto e clinicamente significativo a otto anni rispetto a placebo nel trattamento adiuvante dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) in stadio precoce (IB, II e IIIA) con mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFRm), dopo resezione completa del tumore con intento curativo. Questi risultati sono stati presentati durante il simposio presidenziale alla World Conference on Lung Cancer Iaslc 2026 (#WCLC26), organizzata dall’International Association for the Study of Lung Cancer a Seoul, Repubblica di Corea (Abstract PL03.01). I dati sono stati inoltre pubblicati simultaneamente nel 'Journal of Thoracic Oncology'. "I risultati a otto anni confermano che il trattamento adiuvante con osimertinib per tre anni continua a mostrare un beneficio consistente in termini di sopravvivenza globale. Nella popolazione dell’analisi primaria, composta da pazienti con malattia in stadio II–IIIA, osimertinib ha ridotto del 47% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,53; IC 95%: 0,38–0,75): a otto anni, il 74% dei pazienti era ancora in vita, rispetto al 58% nel braccio placebo – si legge nella nota – Nella popolazione complessiva, comprendente pazienti con malattia in stadio IB–IIIA, osimertinib ha ridotto del 48% il rischio di morte rispetto al placebo (HR 0,52; IC 95%: 0,39–0,71). In questo gruppo, la percentuale di pazienti vivi a otto anni è risultata pari al 79%, rispetto al 64% osservato nel braccio placebo. Il beneficio è stato osservato in tutti i sottogruppi predefiniti. “I risultati dello studio Adaura sono senza precedenti e mostrano i benefici significativi e a lungo termine grazie all’utilizzo precoce di osimertinib per tre anni dopo la chirurgia, con un miglioramento significativo della sopravvivenza globale – afferma Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano -. Quasi 8 pazienti su 10 sono vivi a otto anni, con una riduzione del rischio di morte del 48%”. “Osimertinib, disponibile in Italia dal 2022 nel trattamento adiuvante della malattia in stadio iniziale – continua Antonio Passaro -, ha rappresentato un vero e proprio cambio di paradigma, che ha visto l’introduzione della medicina di precisione in una popolazione di pazienti in cui l’intento dei trattamenti è la cura. Il beneficio prolungato della sopravvivenza globale, evidenziato dallo studio Adaura, rafforza l’importanza di dare priorità al test EGFR al momento della diagnosi, all’interno di una gestione multidisciplinare, affinché il maggior numero possibile di pazienti possa beneficiare di questa terapia in grado di cambiare la storia della malattia”. I dati finali di sicurezza dello studio Adaura sono stati valutati in occasione dell’analisi finale di Os pianificata, e la sicurezza e la tollerabilità di osimertinib sono risultate coerenti con il profilo già consolidato, senza nuovi problemi di sicurezza. A integrazione dei risultati dello studio clinico Adaura, le evidenze real-world presentate al congresso WCLC26 provenienti da uno studio di coorte retrospettivo su pazienti statunitensi con Nsclc EGFRm in stadio iniziale (I-IIIA) hanno mostrato che l’interruzione precoce di osimertinib prima del completamento del ciclo di trattamento di tre anni ha più che raddoppiato il rischio di recidiva di malattia o di morte. Questi risultati rafforzano l’importanza di mantenere la durata completa del trattamento stabilita nello studio ADAURA e sottolineano la necessità della comunicazione tra medico e paziente per favorire la continuità del trattamento. Nel setting di malattia in fase avanzata, ulteriori dati presentati al congresso WCLC26 relativi allo studio di fase III Flaura2 "hanno confermato i benefici della terapia di combinazione osimertinib con chemioterapia a base di platino e pemetrexed in prima linea nei pazienti con Nsclc avanzato Egfr-mutato. I risultati di una nuova analisi sulla safety hanno mostrato che, con un follow-up a lungo termine (mediana di 42,6 mesi), il profilo di sicurezza e tollerabilità della combinazione osimertinib più platino-pemetrexed è rimasto coerente con i profili di sicurezza consolidati dei farmaci, evidenziando una progressiva riduzione dell'insorgenza di nuovi eventi avversi dopo la fase iniziale di induzione. Una ulteriore analisi esplorativa ha mostrato che, sebbene la presenza al basale anche della mutazione TP53 sia un fattore prognostico negativo, vi è un vantaggio numericamente superiore in termini di sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale per la combinazione con la chemioterapia rispetto alla monoterapia indipendentemente dalla sua presenza", conclude la nota.
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A Milano la IX edizione del Premio Giovani Comunicatori
(Adnkronos) – Talento, merito e nuove competenze al centro della IX edizione del Premio Giovani Comunicatori ICCH, che giovedì 17 settembre riunirà a Milano giovani professionisti e studenti insieme a imprese, manager e protagonisti del mondo della comunicazione e dell’informazione. Una serata dedicata alle nuove generazioni e al loro ruolo nel futuro della comunicazione, ma anche al dialogo con le esperienze che hanno contribuito a costruirne la storia. La cerimonia di premiazione si terrà a partire dalle 19.15 presso la Sala Meili del Centro Svizzero e sarà l’occasione per assegnare i riconoscimenti ai vincitori delle cinque categorie della IX edizione e per conferire due premi speciali a Vittorio Feltri, Premio alla Carriera, e Maria Latella, Premio Storytelling. La serata sarà presentata da Davide Maria Desario, direttore di Adnkronos, e prenderà il via con i saluti di Pierangelo Fabiano, segretario generale dell’International Corporate Communication Hub, che introdurrà i lavori ed i risultati raggiunti dalla IX edizione. Durante l’evento ci sarà la proclamazione dei vincitori, uno per la sezione Studenti e uno per la sezione Giovani Professionisti, e con la consegna dei riconoscimenti da parte dei manager delle aziende partner, in rappresentanza delle categorie: Health Education and Awareness, con Amgen, il riconoscimento verrà assegnato sulla base dei progetti capaci di rendere i temi della salute più vicini e rilevanti per le nuove generazioni, attraverso un approccio innovativo alla comunicazione; Brand Activation, con Enel, dedicata alle strategie in grado di rafforzare il rapporto tra brand, pubblico ed esperienza; Media Relations & Digital PR, con Geely, che valorizza l’innovazione nelle relazioni con i media e nella comunicazione digitale; Sport Communication, con Juventus, dedicata alle strategie e ai progetti di comunicazione legati al mondo dello sport; Advocacy, con Unipol, focalizzata sulla capacità della comunicazione di sostenere temi, posizioni e interessi attraverso un dialogo efficace con gli stakeholder. "Il valore del Premio Giovani Comunicatori – sottolinea Pierangelo Fabiano – è nella capacità di mettere in relazione talento e esperienza, creando un confronto concreto tra chi sta costruendo il proprio percorso professionale e chi ha già contribuito a trasformare il mondo della comunicazione. La IX edizione conferma questa vocazione e rafforza una comunità che guarda al futuro senza perdere il legame con la propria storia". Particolarmente significativo sarà il momento della consegna dei due Premi Speciali da parte di Stefano Lucchini, presidente dell’Advisory Board ICCH, pensati per riconoscere il contributo di personalità che hanno lasciato un segno nel mondo della comunicazione e dell’informazione. Il Premio alla Carriera sarà conferito a Vittorio Feltri, giornalista, editorialista e direttore editoriale de Il Giornale, per il contributo offerto nel corso della sua lunga attività professionale al giornalismo italiano e al dibattito pubblico. A seguire, Feltri sarà protagonista di un’intervista a cura del direttore di AdnKronos, che ripercorrerà i momenti più significativi della sua carriera e il suo rapporto con l’evoluzione del giornalismo e dell’informazione. Il Premio Storytelling sarà invece assegnato a Maria Latella, giornalista, conduttrice e autrice, per la capacità di coniugare informazione, approfondimento e racconto, interpretando lo storytelling come strumento di relazione e comprensione. La serata proseguirà con un dialogo con il direttore Desario.
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Violenza sulle donne, Istat: circa il 15% l’ha subita prima dei 16 anni
(Adnkronos) – Il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari a circa 3 milioni, e l’11,4% delle straniere di questa stessa età, oltre 244mila donne, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni, violenze che si sono verificate soprattutto da parte di persone conosciute o in ambito familiare. E' quanto emerge dalla terza Indagine sulla Sicurezza delle donne dai 16 ai 75 anni, condotta dall'Istat tra marzo 2025 e gennaio 2026. Le violenze si sono verificate soprattutto per mano di persone conosciute o in ambito familiare. Tra le straniere il dato più elevato si registra tra le rifugiate, con il 22,4 per cento, pari a 7mila 260 donne. In particolare, l'8,2 per cento delle donne italiane, poco meno di un milione e 650mila, e il 3,4 per cento delle straniere, circa 72mila 700, ha subito almeno una violenza sessuale prima dei 16 anni. Rispetto al 2014, anno della precedente indagine, si registra una diminuzione della quota di donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenze sessuali prima dei 16 anni: il dato scende dal 10,6 al 7,8 per cento. Oltre il 58% delle donne vittime di violenza sessuale durante l'infanzia non ha parlato con nessuno delle violenze subite. La maggior parte degli episodi si verifica tra gli 11 e i 16 anni, mentre l'8,2% delle vittime italiane colloca il primo episodio prima dei 6 anni. Il 7,2% delle donne italiane e il 2,8% delle straniere ha subito, prima dei 16 anni, contatti indesiderati nelle aree intime del corpo. Le forme più gravi sono meno frequenti e le differenze tra italiane e straniere si attenuano: il 2,1% delle italiane e l'1,8% delle straniere è stato costretto a toccare le parti intime di qualcuno. Parenti, amici e amici di famiglia rappresentano la maggior parte degli autori, quasi tutti di sesso maschile. Tra le donne italiane che dichiarano di aver subito violenza fisica prima dei 16 anni, gli autori più frequentemente indicati sono il padre o il patrigno (27,3%) e un amico, un amico di famiglia o un compagno di scuola (25,4%). Per le straniere il contesto familiare maschile assume un peso maggiore: il 36,6% indica come autore il padre o il patrigno, il 18,8% un fratello o fratellastro (6,6% tra le italiane) e il 12,5% un parente (4,7% per le italiane). Il 17,9% delle straniere risulta vittima di amici, amici di famiglia o compagni di scuola. Considerando le forme di violenza più gravi, il 47,5% delle vittime straniere è stato colpito, picchiato o ferito in altro modo da parte dal padre e il 43,5% dalla madre; tra le vittime italiane il padre ne è l’autore in circa il 40% dei casi e la madre nel 28%. Per le donne che riferiscono di essere state toccate nelle parti intime contro la propria volontà o costrette a toccare le parti intime di altre persone emerge il ruolo prevalente di figure maschili appartenenti alla rete familiare e relazionale. Tra le italiane, conoscenti e amici, amici di famiglia o compagni di scuola rappresentano, per entrambe le forme, poco meno di un quarto degli autori indicati; negli episodi in cui la donna riferisce di essere stata toccata nelle parti intime assume tuttavia un peso analogo anche lo sconosciuto (22,8%). Tra le straniere prevalgono invece amici, amici di famiglia o compagni di scuola (34,8% tra le donne che riferiscono di essere state toccate nelle parti intime e 26,5% tra quelle costrette a toccare le parti intime dell'autore), mentre il padre o il patrigno rappresenta la seconda figura più frequentemente indicata (rispettivamente 21,1% e 13,4%). Per la forma più grave di violenza sessuale, la costrizione a subire un rapporto sessuale, tra le italiane gli autori più frequentemente indicati sono un conoscente o qualcuno conosciuto di vista (29,1%), un amico, un amico di famiglia o un compagno di scuola (24,9%) e un altro parente (18,4%). Più contenuta è la quota di vittime italiane che indica uno sconosciuto (9,0%). Tra le straniere prevalgono gli episodi attribuiti a uno sconosciuto (56,7%) e a un conoscente o qualcuno conosciuto di vista (44,3%), mentre il padre o patrigno è indicato nel 21,7% dei casi. Quasi assenti invece le violenze sessuali perpetrate dalle donne. Alla violenza subita si somma la violenza assistita. Il 10,4% delle donne italiane e straniere ha assistito, durante l’infanzia, alle violenze verbali o fisiche tra i genitori, nonché alle umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli (10,3% per le italiane, 11,6% per le straniere). Vivere in un clima di violenza rende più vulnerabili: le donne che assistono alla violenza sia verbale sia fisica da piccole sono anche quelle che, sempre da piccole, hanno subito più violenze fisiche e/o sessuali (quasi la metà per le italiane, poco meno di un terzo per le straniere).
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