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Carburanti, le misure nella bozza del dl: arriva il doppio taglio delle accise

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(Adnkronos) – Un doppio taglio delle accise sul gasolio: uno dal 18 settembre al 25 settembre e un secondo a seguire dal 26 settembre al 5 ottobre. Lo prevede una bozza del decreto sui carburanti atteso in Consiglio dei ministri oggi pomeriggio.  Le misure sono prese, si legge nel testo, “in considerazione del perdurare dell'eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici”. La proroga della precedente sforbiciata scade domani.  La prima ridefinizione per l’aliquota di accisa sul diesel, che copre il periodo dal 18 al 25 settembre è definita nella misura di 572,90 euro per mille litri. Significa un taglio complessivo pari a 12,2 centesimi al litro, inclusa l’Iva. La seconda, invece, che va dal 26 settembre al 5 ottobre, nella misura di 622,90 euro per mille litri. Quindi, un taglio di 6,1 centesimi, inclusa l’Iva. Gli oneri, si legge nel provvedimento, sono valutati in 111,8 milioni di euro per l’anno 2026 e 1,2 milioni di euro per l’anno 2028.  Slitta intanto dal 1 ottobre al 1 dicembre l'entrata in vigore della tassa sui piccoli pacchi varata nella scorsa manovra, prevede la bozza del decreto sui carburanti sul tavolo del Cdm. Il contributo, pari a due euro a pacco sulle spedizioni sotto i 150 euro era stato introdotto dall’ultima legge di bilancio per il 2026. Gli oneri sono calcolati in 40,8 milioni per il 2026.  
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Il Coraggio della Pace by Remind”, pubblico e privato uniti nel dialogo

ROMA (ITALPRESS) – Si è svolta a Roma, presso il Salone del Commendatore di Borgo Santo Spirito, la quarta edizione de “Il Coraggio della Pace by Remind”, l’iniziativa promossa da Remind – Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione. L’incontro ha riunito autorevoli rappresentanti delle Istituzioni nazionali ed europee, delle forze armate e dell’ordine, della chiesa, dell’informazione e delle buone pratiche del Pubblico e del Privato, con l’obiettivo di promuovere un confronto sul significato della pace e, soprattutto, sulle condizioni necessarie per costruirla e renderla duratura. Al centro dei lavori una visione della pace che supera la sola assenza di guerra per assumere una dimensione concreta e quotidiana: la pace come infrastruttura civile della Nazione, fondata sulla sicurezza, sulla giustizia, sulla salute, sull’amore, sul lavoro, sulla libertà, sulla conoscenza, sulla verità, sulla qualità dell’informazione, sullo sviluppo e sulla fiducia nei confronti delle Istituzioni.
Ha aperto i lavori Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce Presidente di Remind: ‘Con la quarta edizione de Il Coraggio della Pace by Remind vogliamo rinnovare un impegno che sentiamo ancora più necessario: creare uno spazio nel quale governo, parlamento, istituzioni, imprese, professionisti e società civile possano incontrarsi e riconoscersi in una responsabilità comune, anche partendo da sensibilità e posizioni differenti – ha detto -. Parlare di pace oggi non significa soltanto auspicare la fine dei conflitti. Significa interrogarci sulle condizioni che rendono una comunità più coesa, sicura e capace di affrontare le proprie differenze senza trasformarle in divisioni. Dobbiamo considerare la pace come un’infrastruttura della Nazione: qualcosa che si costruisce quotidianamente attraverso l’amore, la sicurezza, la salute, il lavoro, la giustizia, la verità, la conoscenza, la qualità dell’informazione e la fiducia nelle Istituzioni. Sono elementi apparentemente diversi, ma che concorrono tutti alla stessa condizione fondamentale: permettere alle persone di vivere il presente e progettare il proprio futuro con risposte a questo stato di paura che inevitabilmente la situazione geopolitica attuale ci fa vivere”.
‘E’ un impegno – ha aggiunto – che ritroviamo anche nelle parole di Papa Leone XIV che, nella Magnifica Humanitas, ci richiama alla costruzione di una “civiltà dell’amore”, che non nasce da un singolo gesto, ma da una somma di responsabilità e comportamenti quotidiani. Un richiamo che riguarda tutti noi: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, guardare alle persone e alle loro fragilità, coltivare il dialogo. Perchè la pace si costruisce anche nel modo in cui scegliamo di guardarci, ascoltarci e parlarci. In questo senso, Pubblico e Privato hanno una responsabilità che va oltre i rispettivi ruoli e interessi: contribuire al benessere e alla tutela di famiglie e imprese, alla solidità delle comunità e alla riduzione delle distanze che alimentano sfiducia e contrapposizione. Il coraggio che oggi chiediamo non è quello di rinunciare alle proprie idee, ma di fare delle differenze un’occasione di confronto e del confronto uno strumento di crescita, benessere e coesione. E’ da questa capacità che può nascere una pace giusta e duratura: non soltanto un principio da affermare, ma un bene comune da costruire e custodire insieme”.
Il confronto si è quindi allargato alla dimensione europea, con l’intervento di Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento Europeo: “Il titolo scelto per questa edizione contiene un messaggio forte. La pace richiede coraggio e siamo abituati ad associare il coraggio a chi combatte, a chi resiste, a chi non arretra, anche nel nostro immaginario. Ecco, ma serve altrettanto coraggio, a volte, per fermarsi, riflettere, ascoltare le ragioni dell’altro e provare a cercare una soluzione. Questa è la patria del compromesso, l’Unione Europea. Insomma, anche da questo ci facciamo insegnare, perchè la pace non è soltanto assenza di guerra: è una scelta quotidiana, un impegno concreto che nasce dalla capacità di riconoscersi, di dialogare e anche di saper costruire insieme”.
Ha fatto seguito Renato Loiero, Consigliere del Presidente del Consiglio che ha fornito uno scenario economico asserendo che ‘la pace, oltre a essere un valore universale, è una vera e propria infrastruttura dello sviluppo: genera fiducia, attrae investimenti, stabilizza i mercati e permette a imprese e famiglie di programmare il futuro”.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli “Operatori di Pace” aperta dal Generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. “La pace e la stabilità non sono conquiste definitive. Non si ereditano: si costruiscono e si difendono, giorno dopo giorno, con scelte difficili e talvolta impopolari – ha spiegato -. Costruire la pace richiede grande coraggio. E il primo atto di coraggio è guardare il mondo per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. E’ in questo scenario che si inserisce l’invito del nostro Santo Padre: disarmare la tecnologia. Lo accolgo e mi permetto di accostarlo a parole che molti, in questa sala, conoscono meglio di me: Papa Leone parla di una pace ‘disarmata e disarmantè. Da soldato, quelle parole non mi suonano come un rimprovero, ma mi suscitano una domanda: in che modo, nella nostra professione, possiamo disarmare la tecnologia? La mia risposta è chiara: assicurando che le decisioni siano prese dall’uomo; con la sua intelligenza, il suo giudizio e la sua coscienza. Perchè nessun sistema di intelligenza artificiale, per quanto rapido e accurato, potrà sostituire un essere umano nel decidere se compiere o meno un’azione”.
La sezione ha visto il contributo di S.E. Mons. Renato Tarantelli Baccari, Vicegerente della Diocesi di Roma: “Mi soffermo innanzitutto sull’importanza per chi vuole fare impresa, Remind raccoglie e riunisce imprenditori di varie realtà. E questo mondo dell’impresa in realtà è inteso soprattutto per la vostra sensibilità come un’imprenditorialità non soltanto in quanto produzione di valore economico, ma come una vera e propria responsabilità verso la persona, la comunità, il territorio, potremmo dire un’imprenditorialità che mira alla produzione di un valore sociale non solo appunto economico”.
Ha fatto seguito il Gen. C.A. Salvatore Cuoci, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito: “Avere il “coraggio della pace” significa, per l’Esercito e in generale per l’intero comparto Difesa, esprimere una deterrenza credibile in grado di prevenire i conflitti e garantire la sicurezza collettiva”.
E’ intervenuto Lamberto Giannini, Prefetto di Roma: “La disinformazione va combattuta con la verità, perchè la verità dà un senso di sicurezza ai cittadini. Ci sono vari tipi di disinformazione: quella che aggredisce tante volte i mercati, ma anche, per quello che riguarda una realtà cittadina, propalare delle notizie false oppure, come spesso è accaduto, far sì che vengano riprese per i social delle immagini o dei disordini creati apposta per poter essere ripresi, avere delle visualizzazioni. Questo è qualcosa che va, a mio avviso, combattuto con molta fermezza”.
Serafino Sorrenti, Vicepresidente Esecutivo del Consorzio Europeo Edic ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui lavoriamo, produciamo conoscenza, assumiamo decisioni e organizziamo servizi pubblici e privati. Di fronte a questa accelerazione, la risposta non può essere frenare l’innovazione, ma governarla. E governarla significa mantenere l’uomo al centro”.
Dalla cultura dell’incontro e dell’accoglienza alla tutela della persona, il valore della pace è stato quindi declinato nella sua dimensione sociale e sanitaria dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha dichiarato: “La pace non riguarda soltanto le relazioni tra gli Stati. E’ una condizione essenziale per la vita delle persone, per il benessere delle comunità e per la tutela dei diritti fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa un posto centrale – ha detto -. I conflitti producono conseguenze profonde e durature sulla salute delle popolazioni: distruggono strutture sanitarie, interrompono l’accesso alle cure, aggravano le condizioni di chi è più fragile e lasciano ferite fisiche e psicologiche che possono essere trasmesse anche alle generazioni successive. Per questo la salute è, a sua volta, uno straordinario strumento di pace”.
Dalla tutela della salute alle conseguenze economiche dei conflitti, il confronto ha quindi messo in evidenza come la pace rappresenti una condizione essenziale non soltanto per il benessere delle persone, ma anche per la stabilità e la crescita del Sistema Italia. Su questo aspetto è intervenuto Maurizio Leo, Viceministro dell’Economia e delle Finanze, evidenziando: “Anche dal punto di vista economico il coraggio della pace significa fare delle scelte impegnative, scelte impegnative per i cittadini, scelte impegnative per le imprese e lo si deve fare soprattutto in un momento come questo, noi oggi assistiamo a diversi conflitti, il conflitto russo-ucraine, il conflitto in Medio Oriente e questo sta comportando delle ricadute assolutamente negative per il nostro Sistema Paese”.
Vi è stato poi un focus su turismo e cultura dell’abitare i saluti istituzionali di Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo, che ha affermato: “Il turismo è sinonimo di pace, è uno strumento potentissimo perchè racchiude in sè proprio il senso dell’accoglienza, costruisce ponti tra culture, tra i popoli e tra le religioni. Grazie a Remind per questa giornata di riflessione e buon lavoro a tutti voì.
Massimo Ponzellini, Presidente Comitato Remind Cultura dell’Abitare, ha evidenziato che ‘un accordo di pace ogni due mesi, per trecento anni: non è la prova che la pace funzioni, è la prova che la guerra non smette mai di tornare. Ogni trattato firmato è già, in qualche misura, un’ammissione di sconfitta: quella di non essere riusciti a proteggere chi non aveva scelto di combattere”.
Uno spazio specifico è stato dedicato anche alla responsabilità dell’informazione attraverso la sezione “Le Parole che Uniscono” che ha visto la partecipazione di Fabio Carducci Responsabile della Redazione Romana de Il Sole 24 Ore: “Il giornalismo economico può contribuire concretamente alla cultura della pace, spiegando le cause dei conflitti e le loro conseguenze sull’economia reale, monitorando le scelte dei governi e l’andamento della spesa militare, senza distorsioni ideologiche”.
Un approfondimento sull’importanza del linguaggio è stato effettuato da Leonardo Donato Editore di Fortune Italia: “Il linguaggio più militarizzato che circola oggi in Italia non è solo quello della politica, è anche quello dell’economia: guerra dei prezzi, guerra dei dazi, war room, deadline. Se il lessico è bellico, il ragionamento diventa a somma zero, e un Paese che pensa a somma zero smette di investire e di fidarsi”.
Ha fatto seguito Marco Iasevoli Capo Servizio Politica Interna di Avvenire: “Le parole che unisco sono le storie che riconciliano con l’umano, quelle che proviamo a raccontare ogni storia sul giornale. Le storie di Nico, Enzo, Amalia… nomi apparentemente anonimi ma che in realtà lasciano un segno profondo in chi li incontra. E che lasciano una domanda: davvero non c’è alternativa a un cinico individualismo?”. Andrea Monda Direttore de L’Osservatore Romano si è soffermato: “Le parole non sono mai neutre; sono pietre scagliate per ferire oppure ponti gettati verso l’altrò. Ha chiuso i lavori Mons. Josh, Decano della Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana: “In una cultura che glorifica la strapotenza, la supremazia e la violenza, siamo tentati di pensare che la pace sia una virtù dei deboli. Non è affatto così. E’ stato proprio Mahatma Gandhi a insegnarci che è più coraggioso essere non-violenti che essere violenti. La pace è una forza interiore, una forza morale”.
I cantanti Lucia Rubedo e Stefano Abitante hanno accompagnato con la loro musica il messaggio di incontro e condivisione che ha attraversato l’intera iniziativa, dedicata ad Adele, mamma del presidente Crisafi, e, attraverso il suo ricordo, a tutte le mamme.

– foto ufficio stampa Remind –
(ITALPRESS).

Roma, Carte Pokémon contraffatte e gadget ‘fake’: sequestri e 7 denunce

(Adnkronos) – Circa 4mila carte da collezione e da gioco contraffatte, oltre a gadget e articoli di merchandising, sono stati sequestrati dalla polizia locale di Roma Capitale nel corso di un’operazione in sei esercizi commerciali del V Municipio a Roma. Le indagini, coordinate dagli agenti del V Gruppo Prenestino, sono state avviate alcune settimane fa dopo segnalazioni sulla possibile commercializzazione di carte da collezione 'Pokémon' contraffatte e di dubbia provenienza. Durante sopralluoghi, attività di osservazione e verifiche, sono stati quindi acquisiti campioni dei prodotti in vendita e sottoposti a specifiche verifiche tecniche. Secondo la ricostruzione della polizia locale, dagli accertamenti sono emerse diverse difformità rispetto ai prodotti originali, riguardanti, tra l’altro, la qualità e la nitidezza della stampa, la composizione degli inchiostri e alcune caratteristiche grafiche e tipografiche. I campioni sono stati successivamente sottoposti all’esame della società titolare del marchio, che ne ha confermato la non autenticità. Nel corso delle operazioni, eseguite questa mattina nei sei esercizi commerciali, tutti sottoposti a sequestro preventivo, sono state trovate e sottoposte a sequestro circa 4mila carte contraffatte, riconducibili a diversi marchi e prodotti di intrattenimento, comprese carte del gioco “Uno”, oltre a numerosi gadget e articoli di merchandising raffiguranti soprattutto personaggi di celebri cartoni animati.  Sette persone, tutte di nazionalità cinese e di età compresa tra i 29 e i 60 anni, sono state denunciate all’autorità giudiziaria per contraffazione e ricettazione; per una di loro è stata inoltre contestata l’ipotesi di frode in commercio. Tra gli aspetti ancora al centro di approfondimento investigativo vi è anche la possibile destinazione dei prodotti al mercato online. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la merce sarebbe stata destinata anche alla vendita, attraverso siti e piattaforme specializzate, dove i prodotti sarebbero stati proposti come originali. Sono tuttora in corso verifiche sulle modalità di commercializzazione e sulla provenienza dei prodotti. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lutto per Koeman, è morta la moglie Bartina

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(Adnkronos) – Grave lutto per l'ex ct dell'Olanda Ronald Koeman: è morta la moglie Bartina, stroncata da un tumore al seno. A dare il triste annuncio lo stesso allenatore sui social. "Con profondo dolore, ma anche con grande orgoglio e amore, salutiamo la mia meravigliosa moglie, la nostra amatissima mamma e nonna", ha scritto Koeman a corredo di un tenero scatto in bianco e nero della coppia. Koeman e la moglie hanno trascorso 41 anni di vita insieme e hanno tre figli Debbie, Tim e Ronald Jr., quest’ultimo diventato a sua volta calciatore e portiere professionista. Bartina Koeman, 65 anni, combatteva dal 2010 con un tumore al seno. Dopo i primi trattamenti, dalla chemioterapia alla radioterapia, il tumore era entrato in remissione, salvo poi ricomparire e raggiungere la spina dorsale. Negli ultimi mesi le condizioni di salute erano peggiorate.   
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Carburanti, Meloni “Avanti con misure, ma in forma più contenuta”

ROMA (ITALPRESS) – “Ci siamo a lungo interrogati, siamo arrivati alla conclusione che, di fronte a un conflitto che non accenna a terminare, con una dinamica planetaria di aumento dei prezzi che vediamo molto bene anche in Europa, pensiamo che continuare a concentrarci sul contrasto all’aumento del prezzo” dei carburanti “non sia la strada principale da seguire, non sul medio periodo, perchè chiaramente costa moltissimo e perchè, come abbiamo detto in diverse occasioni, è un contributo che viene distribuito a pioggia e che non concentra le risorse su chi ha maggiormente bisogno”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. “Continueremo a prevedere delle misure di contenimento, ma in forma più contenuta”, spiega. “Prevediamo per un’altra settimana il taglio delle accise sul gasolio di 10 centesimi al litro, che considerata l’IVA significa più o meno un taglio di 12,2 centesimi, poi applicheremo un taglio dell’accisa inferiore fino al 5 ottobre”. Dopo il 5 ottobre “interviene nuovamente il meccanismo delle accise mobili. Da quella data noi torniamo a riversare i maggiori proventi dello Stato per tornare ad abbassare il più possibile il costo alla pompa”. Inoltre, “abbiamo deciso di abolire in modo strutturale il bollo auto per tutte le macchine di piccola e media potenza, cioè quelle che hanno fino a 80 kilowatt. Si tratta di oltre il 70% delle auto in circolazione, sono più di 13,2 milioni di veicoli. A questi veicoli si aggiunge circa un milione e 100.000 motoveicoli, quindi quasi 14 milioni e mezzo di veicoli in tutto”.
(ITALPRESS).

– foto: Ipa Agency –

All’Arena di Verona l’edizione dei record, 11% del pubblico è under 30

(Adnkronos) – E' stata l'edizione più lunga della storia dell'Arena di Verona e al tempo stesso la più ricca di record L’Opera Festival 2026 è iniziato con un primato assoluto: per la prima volta si sono superati i tre mesi di spettacolo dal vivo, 51 serate areniane, la prima il 5 giugno in diretta tv e l’ultima il 12 settembre. Si chiude con il miglior incasso assoluto con un totale di 37 milioni di euro (quasi 1 milione e mezzo in più rispetto al 2025), di questi ben 27,9 milioni di euro generati dalle vendite online. E miglior incasso per singola recita per La Traviata del 13 giugno con 1 milione e 79 mila euro, che ha superato la Turandot del 2024. Successo internazionale per la prima collaborazione tra l’Arena di Verona e il Moulin Rouge di Parigi che ha registrato ben 7 dei 19 sold out della stagione ed è arrivata all’estero grazie alle riprese di Rai Cultura e al documentario della rete nazionale tedesca Ard con un totale di 1 milione e 300 mila spettatori in prima serata. Durante le serate d’opera è stata esposta in Arena la spada originale usata nel 1913 da Giovanni Zenatello per interpretare Radames nella prima Aida. Obiettivo delle iniziative, tra cui la pubblicazione del volume biografico e l’incontro di approfondimento, celebrare e ricordare il tenore, padre fondatore e primo mecenate del Festival, a 150 anni dalla nascita.  Il 103esimo Arena di Verona Opera Festival ha registrato 416.600 spettatori (12 mila in più dello scorso anno), dei quali l’11% ha meno di 30 anni. Un risultato storico frutto delle novità dedicate a giovani e famiglie e del potenziamento dei canali di vendita attraverso i nuovi strumenti di comunicazione. Crescono le presenze italiane da tutte e 110 le province. Sono stati 180.902 gli italiani che hanno acquistato il biglietto per l’Opera Festival (35 mila in più rispetto al 2025, un aumento del 24%), ossia il 43% del totale degli spettatori. Tra le province maggiormente rappresentate: Verona con 17.863 presenze (4%), Milano con 10.245, Brescia con 5.777 spettatori. E poi Padova, Vicenza, Treviso, Bergamo, Roma, Torino e Bologna. Le presenze dall’estero rappresentano il 57% del pubblico, con provenienza da 131 Paesi diversi. La Germania resta sul podio per numero di presenze estere con 71.564 spettatori. A crescere sono Regno Unito e Stati Uniti, entrambi vedono gli spettatori aumentare del 14%, toccando rispettivamente quota 24.529 e 13.348. Cresce del 20% anche l’Austria che arriva a 20.905 spettatori. Resta stabile la Francia con 11.315 presenze. In aumento anche Spagna +13% e Polonia +32%. Ben 19 serate da tutto esaurito, delle quali 7 registrate dalla nuova Traviata. “L’Arena di Verona si conferma la cornice che riscuote il più ampio successo di incassi e di spettatori in Italia” a ribadirlo è l’ultimo rapporto Siae: l’Arena Opera Festival occupa i primi quattro posti delle 10 opere messe in scena in Italia nel 2025 che primeggiano per spesa al botteghino e spettatori. Numeri che attestano il valore culturale, artistico, economico e sociale del più grande palcoscenico d’opera all’aperto, simbolo nel mondo del Canto lirico in Italia, patrimonio dell’umanità. Celebrato per la seconda volta (la prima era stata il 7 giugno 2024) anche lo scorso 5 giugno con l’evento ‘Campioni del Mondo – Italia loves Unesco’ con in platea delegati Unesco da tutto il mondo.  Prima dell’inaugurazione del Festival, l’Arena ha riaperto le porte a famiglie e bambini e, per la prima volta, e ha messo in scena un’opera per i piccoli. Turandot Enigmi al Museo, lo scorso 9 maggio, ha visto la presenza di 2.407 ragazzi accompagnati da genitori, familiari e docenti. Al fianco di Fondazione Arena l’Education Partner Generali. Altra novità del Festival 2026 é stata l’Area Family. L’Arena di Verona è diventata il primo teatro ad ospitare i bimbi da 0 a 4 anni. L’arcovolo 69 si è trasformato in una nursery attrezzata, il personale ha guidato nell’accesso facilitato i genitori e un’area di tribuna con ingresso e uscite agevoli è stata destinata all’edizione sperimentale di questo progetto che ha contato 3.055 presenze, di cui 1584 spettatori under14. Altra novità i biglietti di platea a 30 euro per i giovani con meno di 30 anni. Grazie al supporto di UniCredit hanno usufruito della tariffa agevolata 2.010 ragazzi. Ben 43.262 spettatori con meno di 30 anni hanno avuto accesso alle promozioni dedicate a scuole e università in tutti i settori grazie all’ormai consolidato progetto Arena Young, Scuola e Università all’opera, che offre la possibilità a docenti e studenti di ogni ordine e grado di assistere ad alcuni spettacoli con riduzioni speciali. Nel corso del 103esima Opera Festival, è stato potenziato il progetto di accessibilità Arena per Tutti, arricchito di due nuovi percorsi dedicati alla musica e quindi all’orchestra e alla danza, sviluppato in collaborazione con l’Accessibility Partner Müller. Ben 1.485 le persone con disabilità che hanno partecipato ai 19 percorsi multisensoriali e alle 26 serate di spettacolo con speciali strumenti tecnologici e digitali. L’Arena di Verona, che lo scorso inverno ha ospitato la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina e quella di apertura delle Paralimpiadi, ha omaggiato gli atleti medagliati di una speciale card per l’ingresso gratuito all’opera come segno di riconoscimento del loro valore sportivo. Ha, inoltre, accolto durante l’estate delegazioni di autorità e rappresentanti delle Istituzioni, tra cui i direttori degli Istituti italiani di Cultura nel mondo e i rappresentanti delle Province italiane. E ha ospitato in alcune serate i Sindaci della provincia veronese, i docenti scaligeri e i circoli d’opera.  Alla conferenza stampa di bilancio è intervenuto da remoto il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi: “Il mondo dell’opera è fondamentale per il turismo. La cultura è la prima motivazione – è stato certificato un mese fa – per cui il turista, sia italiano che internazionale, viaggia. Sembrerebbe scontato, soprattutto per l’Italia che è una superpotenza mondiale in campo culturale. Ma non è così ovvio se pensiamo che dieci anni fa la cultura era al settimo posto tra le motivazioni. Il turista oggi, molto tecnologico, programma i suoi viaggi e le sue esperienze turistiche, e sicuramente nella sua programmazione, nel caso di Verona e dell’Arena, mette anche la partecipazione e la presenza al festival dell’opera. All'Arena il mio plauso per questo lavoro straordinario, per i risultati raggiunti. Viva l’Arena di Verona, viva il Festival dell’opera e viva questo volano straordinario per l’economia e per la cultura della città di Verona". Ad aprire la conferenza è stato Damiano Tommasi, sindaco di Verona e presidente di Fondazione Arena: “Una lunga stagione in cui includerei anche le due cerimonie olimpiche che hanno visto l'Arena, ma anche la Fondazione protagoniste, sia nello svolgimento che nell'organizzazione. È stato un anno straordinario, arricchito dall’allungamento della stagione. Una novità assoluta, e come ogni prima volta siamo ora attenti a capire come il tutto possa essere implementato e migliorato, come possa diventare un vantaggio per tutti noi. Ribadisco che siamo orgogliosi di essere protagonisti di un patrimonio Unesco dalla vera visione internazionale. Le presenze straniere sono sempre prevalenti, la voce della nostra città si proietta a livello internazionale con performance degli artisti eccezionali. Verona, può fregiarsi di una Sovrintendente competente come Cecilia Gasdia capace di portare la visione dell’artista nello spettacolo. Lo ricordo spesso: il Consiglio di indirizzo è nato in modo un po’ movimentato, ma poi la squadra si è consolidata nel corso degli anni dimostrando un’altra capacità della Fondazione che è quella di concentrarsi sull’obiettivo. E ora, per completare una grande ‘opera’ che ci accompagna da un secolo grazie a Giovanni Zenatello, aspettiamo l’ultima legacy olimpica, l'ascensore che permette l'accessibilità ai gradoni dall'Arcovolo 67. Ringrazio tutto lo staff impegnato quest’estate, quasi 1500 lavoratori e lavoratrici. Un grazie ancora anche alle 67 colonne. Credo che non conti tanto il numero delle adesioni, quanto il fatto che ogni anno se ne raccolgono di nuove e che chi entra ne è pienamente soddisfatto: significa che il lavoro fatto da entrambe le parti, e il prodotto offerto funziona. Credo che questo sia anche il metro di gradimento e di successo di un'iniziativa che, come sapete, è un unicum, nata da una felice intuizione." “La cultura è insostituibile educazione alla libertà, per creare cittadini e non sudditi. Queste parole del critico Paolo Isotta sono quantomai attuali – ha proseguito Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena di Verona – Ciò che mi rende particolarmente orgogliosa di quest’edizione del Festival è l’aver aperto le porte dell’Arena anche ai bambini sotto i 4 anni e ai loro genitori, per la prima volta immersi nella musica. Questi tre mesi sono stati parte di un lungo volo iniziato nove anni fa, in cui abbiamo incontrato tempeste reali e metaforiche. A me piace volare: mi hanno insegnato che il segreto sta nell’affrontare le tempeste con la prua dritta, con la testa più avanti dell’orizzonte, e con compagni di viaggio fidati, umili, competenti e ardimentosi. E lo sono tutti i 1458 lavoratori di Fondazione, in ogni settore, che hanno reso possibile questo Festival ricco e complesso. A loro, al Consiglio d’Indirizzo – in particolare i soci privati Generali e Camera di Commercio, ai Revisori, a Sponsor e Partner, tra cui Magis, e a tutte le 67 Colonne va il mio più sincero grazie di cuore. E il primo grazie va naturalmente a Giovanni Zenatello, che per primo ebbe l’intuizione di fare opera in Arena. Tutti hanno – abbiamo – una forza in più: l’enorme amore per l’Arena e per ciò che è e ciò che rappresenta, oltre i numeri. L’abbiamo visto con i lavoratori impegnati nel progetto di Arena per Tutti, con i tanti bimbi in scena e nel nostro nuovo Coro di Voci bianche, nella nuova Area Family che ha dato a tutti, sin da piccoli, la possibilità di scoprire questo patrimonio immenso”.  “Risultati e incassi che ci rendono orgogliosi e che corrispondono ad altrettanti costi e investimenti fatti per aumentare il valore della Fondazione Arena e dell’Opera Festival, due patrimoni dell’intero territorio scaligero – ha spiegato Stefano Trespidi, vicedirettore Artistico e Direttore Marketing di Fondazione Arena – Undici produzioni che si sono alternate continuativamente per tre mesi, con allestimenti e cast grandiosi: solo l’Arena è in grado di rendere possibile tutto questo. L’Arena e la sua famiglia, ossia quello che in termini economici viene definito il capitale umano, 1458 lavoratori che fanno parte di un ingranaggio incredibile e che sono portatori di saperi e conoscenze. Con nuovi ingressi ogni anno, come il nuovo team digital interno, nato prima del Festival. L’aumento degli spettatori italiani è cartina tornasole di quanto l’Arena sia cresciuta in termini qualitativi, diventando un teatro di riferimento nel Paese dell’opera. Questo grazie anche alle dirette televisive, al lavoro dei giornalisti che hanno raccontato il Festival, la sua preparazione e il backstage, ad un aumento del valore del brand Arena, e al sostegno dei mecenati. Sappiamo che arriveremo ad un punto in cui la crescita si stabilizzerà su dei numeri costanti, a quel punto sarà fondamentale mettere a frutto quanto costruito in questi ultimi dieci anni”. “È stata una lunga estate e il clima non è stato dei più favorevoli, luglio complicato. La città ringrazia doppiamente gli artisti e le maestranze che hanno saputo affrontare il vento che ha preceduto la prima e il caldo, resistendo in questo periodo difficile – ha concluso Marta Ugolini, assessora alla Cultura del Comune di Verona. – Tutto questo ci dà un’idea delle competenze del personale che vanno dall'elettricista al tenore e si muovono su svariati piani. Ringrazio tutti, a cominciare da Cecilia Gasdia, a Stefano Trespidi, a tutto il management di Fondazione Arena, al Consiglio di Indirizzo. Voglio ricordare, e anche sottolineare, che proprio in un'ottica di un turismo sempre più culturalmente motivato – che non si limiti a vivere l'effetto wow di questi luoghi, ma ne colga il valore storico e culturale – stiamo lavorando, insieme alla Fondazione Arena, a un progetto di museo. Un museo che racconterà il monumento e la lirica in Arena in modo coordinato e integrato, colmando un vuoto che oggi esiste negli arcovoli e negli spazi dell'anfiteatro: qualcosa che ancora manca e che vogliamo, anche attraverso una parte della legacy olimpica, lasciare alla città.” Sei le diverse produzioni d’opera e altrettanti i titoli di serate-evento dalla danza ai concerti immersivi. La nuova Traviata ha visto in Arena il team creativo guidato dal premiato regista scozzese Paul Curran, all’esordio in Anfiteatro così come il lighting designer Fabio Barettin e il coreografo statunitense Kyle Lang; con loro lo scenografo Juan Guillermo Nova – già autore dell’ultima Bohème –, il costumista Stefano Ciammitti – firma per i costumi delle cerimonie olimpiche in Arena per i giochi Milano Cortina 2026. Un allestimento spettacolare nato dall’inedita collaborazione con il Moulin Rouge di Parigi – che ha anche ospitato la presentazione internazionale dell’opera in maggio. La regia infatti colloca l’avvincente – e commovente – storia della Dama delle Camelie scritta da Dumas figlio, musicata da Verdi, nella capitale francese di inizio ‘900, centro del mondo artistico e musicale, dove lo storico cabaret dominava la vita notturna della Belle époque. Un lavoro di ricerca storica minuziosa che non ha limitato l’inventiva personale della messinscena, con numerosi colpi di teatro, e una scena dominata dall’allora celebre elefante di stucco e dall’iconico mulino rosso, simboli del locale a inizio ‘900, prima che un incendio ne distruggesse la forma originaria.  Il Festival ha inanellato poi i titoli più amati delle ultime stagioni, come il Nabucco simbolico, tecnologico e ‘post-atomico’ di Stefano Poda, per dieci serate. La Bohème secondo Alfonso Signorini è tornata a conquistare il pubblico per ben quattro repliche. Non poteva mancare Aida, opera regina dell’Arena sin dal 1913: nel 2026 è stata portata in scena in due produzioni molto diverse per accogliere tutti i gusti di pubblico e stimolarlo nel rivivere il capolavoro verdiano. Dopo le prime sei serate nell’edizione ‘di cristallo’ firmata da Stefano Poda, è tornato, completamente restaurato, l’oro abbagliante con cui Franco Zeffirelli illuminò l’Anfiteatro nel 2002. E poi Turandot sempre secondo Zeffirelli, a cent’anni dalla prima assoluta dell’opera: una vera e propria fiaba a cielo aperto arricchita dai costumi della premio Oscar Emi Wada. Oltre al gala di apertura Campioni del mondo. Italia loves Unesco, che ha unito grandi quadri lirici ad artisti pop e chef stellati, lanciando in mondovisione la candidatura UNESCO della canzone napoletana tradizionale con alcuni dei suoi interpreti attuali più amati, in Arena è tornata protagonista la danza, prima con l’atteso appuntamento di Roberto Bolle and Friends coprodotto con ArteDanzasrl, quindi con la doppia data del balletto al Teatro Romano nell’acclamata produzione di Zorba il greco. Tra i concerti sinfonici più seguiti nelle ultime stagioni, è tornato il grande organico sinfonico-corale dispiegato dai Carmina Burana di Orff con un nuovo cast che ha compreso anche tre diversi cori di voci bianche, incluso quello appena nato di Fondazione Arena. Infine è stata la volta di due innovative serate evento coprodotte con Balich Wonder Studio: l’attesa conferma di Viva Vivaldi e il programma di Paganini Paradise, nuovo concerto immersivo con proiezioni tridimensionali.  Numerosi i solisti in scena, di cui quasi il 30% al debutto solistico in Arena. Dalle più grandi stelle del panorama internazionale ai giovani per la prima volta sull’immenso palcoscenico areniano. Applauditi sera dopo sera i professori dell’Orchestra di Fondazione Arena e gli artisti del Coro, preparati dal maestro Roberto Gabbiani, così come i ballerini coordinati da Gaetano Bouy Petrosino. Solo per citare alcuni artisti affermati, Anna Netrebko è stata Aida, così come Aleksandra Kurzak e Maria José Siri, che ha festeggiato la propria recita numero 200 nei panni della principessa etiope. Anna Pirozzi è stata Turandot, così come Lise Lindstrom. Nei ruoli di Mimì, Violetta Valéry e Liù – Eleonora Buratto, Rosa Feola, Gilda Fiume, Mariangela Sicilia, Maria Agresta. Nel ruolo di Abigaille in Nabucco anche Marta Torbidoni e Olga Maslova, ed Erin Morley nei Carmina Burana. In tutte le opere, mezzosoprani di primo piano quali Clémentine Margaine, Annalisa Stroppa, Anna Werle, Alisa Kolosova. Nel ruolo di Radames Jonas Kaufmann, Roberto Alagna, Gregory Kunde e ovviamente Yusif Eyvazov, anche Calaf in Turandot e al cimento di ruoli lirici come Alfredo nella Traviata inaugurale e come Rodolfo nelle prime recite della Bohème. Altri tenori che hanno rinnovato il loro legame col Festival sono Galeano Salas, Francesco Meli (entrambi impegnati sia in Traviata sia in Nabucco), René Barbera (Alfredo e Rodolfo), Enea Scala, Vittorio Grigolo (nel gala Campioni del Mondo). Tra i baritoni: Luca Salsi, Ludovic Tézier (entrambi come Nabucco e Giorgio Germont), Amartuvshin Enkhbat (impegnato in tutte le prime di giugno) e Youngjun Park in quattro produzioni, oltre a Mattia Olivieri, Alessio Arudini e Plácido Domingo (nel gala Campioni del Mondo). Tra i bassi nei ruoli principali, Alexander Vinogradov, Michele Pertusi, Simon Lim, Roberto Tagliavini. Stelle anche sulle punte, dal ritorno di Roberto Bolle con Friends internazionali, che comprendono anche Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, oltre ai primi ballerini da tutto il mondo alternatisi in Zorba il greco e nelle danze di Vasiliev per l’Aida zeffirelliana, come Eleana Andreoudi, Davide Buffon, Alessandro Casà, Nicola Del Freo, Ionuţ-Andrei Diniţă e Virna Toppi.  Alla guida dei complessi artistici di Fondazione Arena si sono alternati beniamini del pubblico areniano e maestri all’atteso debutto in Anfiteatro: Michele Spotti ha diretto nella serata inaugurale, e in quelle successive, la nuova Traviata, condividendo il podio con Francesco Ivan Ciampa – impegnato anche nel gala Campioni del mondo e nelle ultime recite di Turandot. Per Aida sono tornati Daniel Oren (edizione Poda) e Francesco Ommassini (edizione Zeffirelli), per Turandot Andrea Battistoni. E tra i maestri esordienti, Francesco Lanzillotta ha diretto La Bohème, Sebastiano Rolli Nabucco, James Conlon i Carmina Burana. Alla loro prima esperienza in Arena, i soprani Martina Russomanno (prima Violetta nella nuova produzione 2026), Carolina López Moreno, Francesca Pia Vitale, Enkeleda Kamani (tutte nella Bohème), il mezzosoprano Irene Savignano (Fenena e Amneris), i tenori Antonio Poli, Adam Smith, SeokJong Baek, i baritoni Mihai Damian (in scena in Traviata, Bohème e nei Carmina Burana), Ankhbayar Enkhbold, i bassi Mariano Buccino e Alexander Roslavets. Esordiente anche Carlo Vistoli, contraltista per la serata-evento dei Carmina Burana. Alla sua prima volta in Arena Ettore Pagano, il violoncellista che pochi mesi fa ha vinto la 75a Queen Elisabeth Competition 2026 a Bruxelles, diventando il primo violoncellista italiano a trionfare nella competizione internazionale. Esordienti anche il giovane maestro di flauto Federico Altare e il direttore Enrico Fagone, che si sono esibiti in Paganini Paradise assieme al violinista Giovanni Andrea Zanon. In ambito di giovani e giovanissimi, con i cori di voci bianche A.Li.Ve. e A.d’A.Mus., il Festival 2026 ha visto debuttare sotto le stelle anche i piccoli componenti del nuovo Coro di voci bianche di Fondazione Arena. Particolarmente degni di nota sono inoltre gli artisti che hanno scelto di affrontare il debutto in ruoli principali proprio all’Arena di Verona in questo Festival 2026: tra loro, Lisette Oropesa come Liù, Vasilisa Berzhanskaya come Violetta, Gianluca Buratto come Ramfis o il maestro Michele Spotti alla sua prima direzione di Nabucco. Particolare cura nel comporre i cast delle 51 serate, che comprendono anche apprezzati artisti in tutti i ruoli di fianco, spesso presenti lungo tutta la durata del Festival. Tra gli interpreti, Carlo Bosi, Nicolò Ceriani, Gezim Myshketa, Gabriele Sagona, Francesca Maionchi, Jan Antem, Matteo Macchioni, Riccardo Rados, Paolo Lardizzone, Elisabetta Zizzo, Elena Borin, Clarissa Leonardi, Saverio Fiore, Abramo Rosalen, Gianfranco Montresor, Francesco Pittari.  Le 51 serate del 103esimo Opera Festival hanno registrato la presenza di 416.600 spettatori e generato un incasso totale di 36.942.216 euro, il dato più alto nella storia del Festival. A fronte di circa 61 milioni 374 mila euro di costi di produzione, il 46% determinato dalla spesa del personale. Il sito web si conferma un canale centrale per la vendita, con oltre 27,9 milioni di euro di incassi generati dal digital. Il valore dell’incasso medio per recita è di 724.357 euro a serata (nel 2025 era di 742.083 ma nel 2024 era di 698.664, nel 2023 di 674.490 e nel 2022 di 575.575). Il numero di spettatori medio a serata è 8.168. Il prezzo medio del biglietto cresce e tocca quota 88,67 euro (rispetto agli 88,01 del 2025 e agli 81 euro del 2024) nonostante i prezzi dei biglietti di fascia più bassa siano rimasti invariati con tariffe da 22 euro per i gala e da 25 euro per le opere. Segno che il pubblico acquista maggiormente i posti di platea e tribuna. Sono state 1.458 le persone che hanno lavorato al Festival e hanno reso possibile il raggiungimento dei risultati 2026. Tra questi 904 sono professionisti e artisti che compongono i complessi artistici (171 professori d’Orchestra, 94 artisti scritturati, 150 artisti del Coro, 16 trombe egizie, 12 Maestri collaboratori, 63 ballerini, 133 comparse, 86 mimi, 7 maitre de ballet, 22 registi e direzione di scena, 5 coreografi, 4 costumisti, 3 light designer, 74 voci bianche e 64 figuranti minori); 269 i tecnici impegnati dietro le quinte prima, durante e dopo ogni prova e spettacolo (tra cui macchinisti, sarte, addette vestizione, elettricisti, portastrumenti, costruttori, scenografi, magazzinieri e addetti ai trasporti); 170 il personale di sala e retropalco e gli addetti alla biglietteria; 103 i componenti del personale amministrativo e dei diversi uffici, 12 i liberi professionisti. A sei anni dalla sua ideazione, il progetto 67 Colonne ha raggiunto un traguardo straordinario sfiorando i 12 milioni di euro raccolti (11,8 per l’esattezza) grazie al contributo di grandi aziende, imprenditori, istituzioni e sostenitori che credono nel valore dell’Arena come patrimonio da vivere, custodire e tramandare. Solamente nel 2026, da gennaio ad maggio, sono stati raggiunti i 2,6 milioni di euro, risultato che fa segnare un +25% rispetto al già ottimo traguardo raggiunto nel 2025 quando la raccolta superò i 2 milioni di euro a testimonianza del crescente entusiasmo del mondo imprenditoriale nei confronti di un progetto che unisce cultura, identità e responsabilità sociale. Crescono anche gli sponsor: +12% per una raccolta totale di altri 2,6 milioni di euro. L’Arena di Verona Opera Festival 2026 ha potuto contare sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che hanno composto la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.  L’Arena rafforza il proprio profilo internazionale con il World Tour dell’Arena Opera Festival, che nell’ultimo anno ha toccato Algeri, New York, Londra, Bruxelles, Parigi e Varsavia, con eventi e concerti istituzionali contribuendo a valorizzare nel mondo il patrimonio artistico e musicale italiano, così come le fiere di Milano, Berlino, Shanghai, Seoul, Tokyo, Toronto, Abu Dhabi, Dubai, Muscat rivolte al settore del turismo internazionale. Sono state 1.284 le presenze di giornalisti al festival, delle quali 295, ossia il 23,6%, dall’estero, per un totale di 225 testate ed emittenti accreditate da 32 paesi del mondo. Oltre 6.400 gli articoli e i servizi usciti sull’Opera Festival 2026 (+12% rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno scorso). È cresciuta la presenza sul web, che rappresenta il 53% delle notizie (49% nel 2025). La carta stampata si attesta al 25%. Raddoppia la presenza sulle radio che è passata dal 3 al 6%. La televisione rappresenta il 16% del totale, con +200 servizi rispetto al 2025. Si stima un totale di 1,4 milioni di lettori e 27,6 milioni di valore delle pubblicazioni ossia + 15% rispetto al 2025 (fonte L’Eco della Stampa). Il Festival ha interessato oltre alle principali testate giornalistiche nazionali, regionali e locali, anche media da tutto il mondo, tra cui Financial Times China, La Libre Belgique e RTBF – Radio Télévision Belge de la Communauté Française (Belgio), The Chosun Daily (Corea), Hrvatska televizija (Croazia), ClassiqueNews – Forum Opéra – Opéra Magazine – Radio Classique (Francia), ARD – Die Tageszeitung -Focus – Stuttgarter Zeitung (Germania), LF Classic (Giappone), The Guardian – Opera Now (Inghilterra), RTÉ lyric (Irlanda), Statement Media (Messico), De Nieuwe Muze (Olanda), Presto Magazine (Polonia), Ópera Actual (Spagna), Freedom Travel (Svezia), Le Temps – Neue Zurcher Zeitung (Svizzera). Cinque i giornalisti da tutto il mondo che hanno avuto accesso al palcoscenico per reportage esclusivi come comparse. L’evento Campioni del mondo. Italia loves Unesco è stato trasmesso in diretta su Rai1 il 5 giugno (quasi 2 milioni di spettatori e il 15% circa di share) con repliche su Rai 5 sia il 25 giugno che il 28 giugno, disponibile su RaiPlay. La serata inaugurale del Festival è stata ripresa dalle telecamere di Rai Cultura, che ha trasmesso la nuova Traviata in prima serata il 16 luglio su Rai3 (mezzo milione di spettatori), con repliche su Rai5 il 20 e 23 agosto e su Rai Play. Oltre 760 mila gli spettatori della messa in onda su ARD del documentario dedicato alla preparazione e al backstage di Traviata, pari al 6,1% dello share nazionale. Centinaia le persone che si sono ritrovate sui prati di Bryant Park, nel pieno centro di Manhattan, per assistere alla proiezione gratuita di Tosca. Un appuntamento realizzato in collaborazione con Carnegie Hall Citywide e Unitel che ha portato la produzione areniana del 2023 tra i grattacieli della città americana.  Tra le repliche andate in onda in tv durante l’estate: Tosca 2023 su Rai 5 l'8 agosto, Aida 2023 su Rai 5 il 15 agosto (disponibili entrambe anche su RaiPlay), Turandot 2022 su Mezzo TV, dal 4 luglio al 4 settembre, Tosca 2024 su Mezzo TV. Sono stati prodotti i dvd e blu ray disc di Nabucco 2025 Esclusiva Unitel / C-Major e di La Bohème Esclusiva Unitel / C-Major. Nel 2026 l'Arena di Verona Opera Festival ha parlato a un pubblico digitale sempre più ampio. Il sito ufficiale ha accolto quasi 3,4 milioni di visitatori, il 51% in più rispetto all'edizione precedente, che hanno consultato complessivamente 21,5 milioni di pagine, in crescita del 77%. Sui canali social, i contenuti legati al Festival hanno superato 200 milioni di visualizzazioni. Le pagine Facebook e Instagram di Fondazione Arena riuniscono oggi oltre 665 mila follower e, nel periodo di riferimento, hanno accolto quasi 34 mila nuovi follower, il 35% in più rispetto all'edizione precedente. Su Facebook e Instagram sono state registrate oltre 1,2 milioni di interazioni, il 71% in più rispetto all'edizione precedente. La vitalità di questo interesse è confermata anche dalle ricerche su Google. Nel corso dell'anno, le pagine del sito di Fondazione Arena sono apparse oltre 81 milioni di volte nei risultati di ricerca, generando quasi 2,4 milioni di clic. Dai due canali sono inoltre arrivati quasi 580 mila clic verso il sito. Tra gli utenti del sito quasi 225 mila utenti attivi hanno meno di 34 anni, un dato più che triplicato rispetto all'edizione precedente. Gli under 35 rappresentano circa il 14% dei follower su Facebook e il 22% su Instagram. Complessivamente, si stima che oltre 100 mila follower della community Facebook e Instagram abbiano meno di 35 anni. Il 54% degli utenti attivi sul sito proviene da Paesi diversi dall'Italia. Anche sul digital la Germania si conferma il primo mercato internazionale, con quasi 484 mila utenti, seguita dal Regno Unito con circa 246 mila e dagli Stati Uniti con oltre 125 mila. Austria, Francia, Paesi Bassi e Svizzera riuniscono insieme quasi 383 mila utenti, pari a oltre l'11% del pubblico complessivo del sito. Quasi la metà delle impression generate dalle campagne Meta e Google è stata ottenuta fuori dall'Italia. Nel 2026 Fondazione Arena di Verona ha fatto parlare a creator e personalità la lingua dell'opera e, allo stesso tempo, ha portato il proprio mondo nei linguaggi delle loro community. Coinvolti complessivamente 23 talent che hanno prodotto 98 pubblicazioni, capaci di generare 20,8 milioni di impression e oltre 101 mila interazioni. Tra i Gonghisti per una sera: Tommaso Zorzi, Chiara Francini, Filippo Magnini, Fiona May, Giorgio Pasotti e gli atleti di Verona Volley.  Arena per Tutti, il progetto realizzato con Müller ha raccontato l'esperienza accessibile del Festival attraverso quattro talent, tra cui due creator sordi. I contenuti hanno generato oltre 23 milioni di impression, 3,8 milioni di visualizzazioni video e quasi 97 mila interazioni. F, il settimanale femminile di Cairo Editore, e FAB!, la sua piattaforma social dedicata ai linguaggi delle nuove generazioni, hanno reinterpretato il Festival attraverso moda, cultura pop e creatività digitale: dai contenuti editoriali alla capsule Operacore, fino al racconto dal vivo delle serate. I 9 contenuti realizzati hanno raggiunto quasi 2,4 milioni di persone, superando 1,17 milioni di visualizzazioni video e 40 mila interazioni. Con Vogue, il video editoriale Getting Ready With ha raccontato il rituale e l'emozione di prepararsi per una serata all'Arena di Verona Opera Festival. Il contenuto ha raggiunto 110 mila profili unici e raccolto 160 mila visualizzazioni video, mentre la presenza su Vogue.it ha generato oltre 1,2 milioni di impression. Quattro food creator – Daniele Resconi, Andrea Giuseppucci, Eva Andrini e Jack Canevali – hanno reinterpretato il Festival attraverso quattro videoricette originali, ispirate alle opere e alle atmosfere dell'edizione 2026. E hanno superato complessivamente 1 milione di impression e generato oltre 39 mila interazioni, portando l'opera nelle community dedicate alla cucina e alla creatività gastronomica. Tra i risultati più significativi, la videoricetta di Jack Canevali ha raccolto quasi 23 mila interazioni, risultando il contenuto Instagram con la maggiore partecipazione dell'intera campagna creator. È proseguito il rapporto con Infront Italy, azienda leader nella gestione di grandi eventi, che ha coordinato il progetto corporate di Fondazione Arena di Verona. Quattro le esperienze che hanno arricchito la proposta del pre-opera areniano. The Star Roof, la più prestigiosa delle iniziative, ha consentito ogni sera a 24 ospiti di accedere alla terrazza esclusiva che collega il primo anello dell’Arena con l’ala simbolo dell’anfiteatro, per gustare una cena dello chef stellato Emanuele Scarello prima di assistere all’opera. Con Veronafiere è stato organizzato Vinitaly the Opera ouverture, degustazioni pre-opera all’interno della Gran Guardia. Grande successo anche per Stone Lounge, un’area riservata per accogliere gli ospiti dall’ingresso in Arena fino all’inizio dell’opera, e per Backstage Vip Pass, per respirare l’atmosfera del “dietro le quinte” areniano alla scoperta dei luoghi non accessibili al pubblico.  Il 103esimo Festival ha coinvolto anche il territorio cittadino, attraverso diverse iniziative. Dai maxischermi nei quartieri a visori itineranti e led wall. Lo scorso 16 luglio, in occasione della messa in onda Rai, la nuova produzione della Traviata è stata trasmessa su 5 maxischermi in parchi e piazze cittadine, progetto voluto da Comune di Verona, Fondazione Arena, in collaborazione con Rai Cultura, con nuovi contenuti divulgativi per il pubblico tra cui gli approfondimenti di Davide Annachini e Lella Costa. Anche quest’anno, nelle piazze e vie di Verona, The Arena Experience ha permesso ai visitatori di vivere, tramite la realtà virtuale, la messa in scena di una delle opere più celebri e amate del festival areniano, Carmen. Rinnovata la partnership con La Feltrinelli di Verona che ha ospitato la mostra fotografica sulla preparazione della nuova Traviata e un incontro dedicato all’anniversario di Turandot. Rinnovati gli Info Point itineranti dislocati in centro e nei punti nevralgici della città. In piazza Bra, il Social led Wall ha proiettato per tutta estate nuovi contenuti video esclusivi realizzati ad hoc da Fondazione Arena: approfondimenti, video promo, interviste ai protagonisti del Festival, così come contenuti generati dalla community online per generare senso di partecipazione e di appartenenza. Mentre sul Palazzo della Gran Guardia e lungo il Liston, stendardi e gonfaloni annunciavano le opere in programma per tutta l’estate. In piazza Bra è stato allestito il ‘Cantiere Arena’ con isole sceniche per il ricovero delle scenografie attraverso un percorso armonioso ed evocativo, con informazioni sugli allestimenti areniani, lessico e aneddoti del mondo dell’opera, attraverso parole e foto che raccontavano ai visitatori della piazza il mondo della lirica e la storia dell’Arena. Nei punti di arrivo dei turisti, come aeroporto e stazione ferroviaria, sono state posizionate le scenografie areniane. Già in vendita opere, concerti e gala dell’estate 2027. Il programma del 104esimo Arena di Verona Opera Festival sarà inaugurato il prossimo 11 giugno e proseguirà fino all’11 settembre 2027, tre mesi esatti di grande spettacolo già in vendita su www.arena.it, sui canali social Facebook e Instagram dell’Arena di Verona e alle biglietterie di via Roma e via Dietro Anfiteatro a Verona. 
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Becker difende Zverev: “Vince perché non ci sono Sinner e Alcaraz? Adesso basta, merita rispetto”

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(Adnkronos) –
Boris Becker difende Alexander Zverev dopo il trionfo agli Us Open. "Penso che sia triste che subito dopo la vittoria a New York siano arrivate forti critiche a Zverev. Non è giusto che si dica che ha vinto solo perché non ci sono Sinner e Alcaraz o perché ha avuto un tabellone facile". Il leggendario tennista, tra le altre cose il più giovane vincitore della storia di Wimbledon e primo campione tedesco degli Us Open, ha parlato così al 'Becker Petkovic Podcast', esaltando i grandi risultati del suo connazionale nel 2026 e complimentandosi con lui. Dopo la vittoria di Zverev contro Shelton nell'ultimo atto dello Slam americano, Becker ha spiegato: "Innanzitutto, non è colpa sua se Sinner si è infortunato e Alcaraz è stato fuori quattro mesi. Lui può solo battere gli avversari che ha di fronte, trovo certi discorsi davvero inaccettabili. Zverev ha vinto due Slam, ha giocato tre finali consecutive e in Australia era arrivato a servire per il match nella semifinale degli Australian Open contro Alcaraz". Una presa di posizione netta per difendere l'attuale numero due del ranking Atp, che nelle prossime settimane potrebbe addirittura diventare il numero uno del mondo: "La gente – ha concluso Becker – deve finalmente riconoscergli il rispetto che merita".  
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Salman Rushdie a Pordenonelegge: ‘Il dubbio conduce alla verità, la mia vita è un tempo extra’

(Adnkronos) – "Il dubbio e l’incertezza sono una strada che conduce alla verità", e i libri devono fare i conti con un mondo in cui le certezze granitiche diventano pericolose. Lo ha affermato Salman Rushdie a Pordenone, dove è intervenuto alla 27/a edizione del festival Pordenonelegge – Festa del libro e della libertà, nel corso del quale è stato insignito della nuova onorificenza "Ambassador of Freedom" della Fondazione Pordenonelegge.it. Nel corso di una conferenza stampa, lo scrittore indiano naturalizzato britannico, con cittadinanza statunitense dal 2016, ha spaziato dai temi della sua ultima raccolta di racconti, "L’undicesima ora", e del volume di saggi, "Linguaggi della verità", entrambi pubblicati da Mondadori, fino alle grandi questioni geopolitiche internazionali, alla libertà d'espressione e al ricordo del drammatico attentato subito quattro anni fa. Presentando "L'undicesima ora", il 79enne autore ha spiegato le coordinate profonde dei suoi racconti: "Questa raccolta è infestata, per così dire, dall’incertezza, ma perché l’incertezza è un dato di fatto nella nostra vita. Anzi, io tendo a preoccuparmi, a rimanere piuttosto perplesso di fronte alle persone che hanno queste certezze granitiche quando esprimono le loro opinioni, quando parlano della realtà. Il dubbio e l’incertezza sono una strada che conduce alla verità. E poi devo dire che questi racconti hanno anche una vena comica, perché secondo me l’incertezza tende a caldeggiare il comico, la commedia". Un'ispirazione, quella di Rushdie, che affonda le radici anche nella grande tradizione letteraria italiana: "I racconti dell’Undicesima ora provengono da diverse fonti, e una di queste proviene anche dall’Italia: uno dei miei mentori più importanti è stato Italo Calvino, che mi ha veramente incoraggiato agli esordi della mia carriera, e quindi noterete una sorta di 'calvinismo' nei miei racconti. E ho avuto un rapporto di amicizia molto stretto anche con Umberto Eco; io, lui e Mario Vargas Llosa formavamo una sorta di gang e andavamo sempre in giro a fare conferenze. Adesso purtroppo sono l’unico rimasto della gang, ma mi manca Umberto". Inevitabile il richiamo all'accoltellamento subito da Salman Rushdie il 12 agosto 2022 durante un evento pubblico nello Stato di New York, ad opera del 28enne Hadi Matar, cittadino statunitense di origine libanese, poi condannato a 25 anni di carcere per tentato omicidio. Lo scrittore ha raccontato come ha vissuto gli ultimi anni e il modo in cui ha rielaborato quell'esperienza traumatica, che gli ha procurato gravi lesioni, con la perdita dell'occhio destro e l'uso della mano sinistra, a partire dal memoir "Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio" (Mondadori, 2024). "Diciamo che ho reagito come mi sarei aspettato di reagire e quindi inizialmente ho provato ovviamente un forte dolore. Ho anche pensato che sarei morto. Quel pensiero ha attraversato la mia mente e poi a questo è succeduto un altro tipo di sensazione – ha spiegato Rushdie – Mi sono sentito fortunato di essere sopravvissuto e ancora oggi mi considero molto fortunato. Che cosa mi ha dato questa vicenda? Mi ha fatto capire l’importanza di ogni giorno, di ogni tempo extra che ci viene concesso su questa terra, e il mio motto adesso è diventato: 'Non perdere tempo, bensì usalo per le cose veramente importanti'". Interpellato sulla percezione del pericolo dopo quell'episodio, Rushdie ha ribadito di considerarlo un fatto isolato rispetto a decenni di normalità: "'I versi satanici', l'opera del 1988 che l'anno dopo mi costò la fatwa di condanna a morte da parte dello ayatollah iraniano Ruhollah Khomeini, sono stati scritti da me moltissimo tempo fa e sono stati il mio quarto romanzo e il mio quinto libro pubblicato. Nel frattempo, i libri scritti da me sono arrivati addirittura a 23, e la maggior parte della mia attività di scrittore si è svolta dopo quell’evento. Quindi diciamo che negli ultimi 25 anni ho percepito che questo era un argomento chiuso, che il problema era finito. Per 25 anni ho condotto la vita ordinaria dello scrittore, scrivendo libri, presentandoli, partecipando a eventi e conferenze. Poi si è verificato quello che io ritengo sia stato un attentato isolato. Certo, si è rivelato quasi fatale, ma io lo tratto come tale, come una cosa isolata". Lo scrittore ha poi allargato lo sguardo ai conflitti e alle derive ideologiche del presente: "Per quanto riguarda il rapporto tra l’Occidente e le frange più radicali dell’Islam, devo dire che non so bene che cosa rispondere. Sicuramente l’Islam radicale esiste, c’è, e le ostilità attuali ci sono, ma questo non significa che il regime iraniano o quello afghano sia una cosa positiva. È un regime terribile, che continua quotidianamente a perseguitare la propria gente. Detto ciò, non trovo che sia nemmeno giusto che gli Stati Uniti abbiano promosso questa guerra, perché sicuramente non ha portato né porterà un miglioramento della situazione della popolazione iraniana; al contrario, il regime ne uscirà sicuramente più forte, quindi la guerra si è rivelata controproducente. E poi questo probabilmente è un segnale d’allarme per cui noi dovremmo renderci conto che molte religioni si stanno trasformando in fascismo, e non solo l’Islam".  Rispondendo alle domande dei giornalisti sul clima politico e sulla situazione negli Stati Uniti, l'autore ha espresso giudizi molto netti nei confronti del presidente Donald Trump: "Diciamo che lo considero una minaccia, punto e basta, non solo per la libertà di espressione. Però mancano meno di 50 giorni alle elezioni di midterm per cui magari le cose un po’ cambieranno". E ha poi aggiunto: "Non sono le guerre il problema per quanto riguarda la libertà di pensiero e di parola. Il problema sono i comportamenti dei governi che promuovono queste guerre. Ad esempio, il mio governo, cioè il governo del Paese in cui risiedo, gli Stati Uniti, è un governo problematico, perché in questo Paese i membri della stampa sono costantemente sotto attacco, quotidianamente sotto assedio. E lo sono persino i cabarettisti e i comici che lavorano in televisione". "Uno dei problemi è che il presidente a capo di questa nazione, Donald Trump, non ha alcun senso dell’umorismo ed è anche molto permaloso – ha continuato Rushdie – Riscontriamo quindi molta pressione sulla libertà di espressione, sicuramente. Ma gli scrittori sono persone piuttosto ostinate e vedrete che noi diremo quello che vogliamo dire". Incalzato anche sulle dichiarazioni di Trump in merito all'intelligenza artificiale e ai pericoli a essa associati, Rushdie ha replicato con ironia: "Ma io diciamo che sono felicemente ignorante per quanto riguarda l’AI, ne so veramente poco e vorrei tenere le cose così come stanno. Le persone dicono e parlano costantemente del pericolo legato alle AI; io non sono abbastanza preparato in questo campo per poter analizzare e dare una risposta in questo senso. Però in generale direi che ci si può attenere a questa regola: tutto quello che dice Trump è il contrario della verità". Sferzante la risposta a una domanda sul dibattito culturale sul 'woke' negli Usa circa la troppa attenzione riservata dagli intellettuali verso le ingiustizie sociali, in particolare il razzismo e le discriminazioni: "Non so se 'woke' sia la parola giusta, io non mi definisco così, ma probabilmente sono più 'woke' che anti-woke". Infine una considerazione di natura linguistica dalla coloritura anticoloniale: "L'inglese è diventata una lingua a livello mondiale e oggi sono tantissimi gli scrittori che provengono da Paesi non di madrelingua inglese. Per quanto mi riguarda, questa lingua ha rappresentato un vero e proprio arricchimento; basti pensare che oggi ci sono autori che scrivono in inglese pur avendo origini in Africa, in Vietnam o in India. E visto che siamo vicini a Trieste – ha aggiunto l'autore – cito James Joyce. Perché non ricordare che lui voleva liberare questa lingua dal possesso degli inglesi? Devo dire che questo processo ormai è decisamente avanzato". (di Paolo Martini) 
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Tumori, Rago (Novartis): “Impegnati a migliorare qualità vita pazienti con Lmc”

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(Adnkronos) – "L’innovazione terapeutica ha permesso di cambiare la storia" della leucemia mieloide cronica (Lmc) "e di raggiungere una sopravvivenza molto alta. Accanto alla componente scientifica di ricerca e sviluppo, Novartis, impegnata da circa 30 anni in oncoematologia, in particolare nell'ambito della Lmc, vuole occuparsi dell'ascolto dei bisogni dei pazienti, soprattutto per quanto riguarda la loro qualità di vita”. Lo ha detto Marco Rago, Medical Head Oncology Novartis Italia, all’incontro con la stampa, promosso dalla farmaceutica a Milano, durante il quale è stato presentato ‘Vita Lmc Tracker’, uno strumento digitale che supporta il monitoraggio quotidiano e il confronto con il clinico. “Abbiamo condotto un’indagine con l'istituto di ricerca Elma Research per capire quali sono i bisogni insoddisfatti dei pazienti e qual è l'impatto della malattia e dei trattamenti sulla qualità di vita – aggiunge Rago – È emerso che una buona parte di pazienti ancora non si sente particolarmente informata sui segni e i sintomi della sua malattia e non si sente parte del percorso decisionale insieme al proprio clinico, verso il quale ancora non riesce ad essere così trasparente da potergli parlare di come evolvono i propri segni e sintomi”. “È per questo – spiega Rago – che abbiamo creato uno strumento digitale molto semplice, chiamato Vita Lmc Tracker, che serve ai pazienti per monitorare i segni e i sintomi della malattia e portare queste informazioni nello studio del proprio medico, in modo da poter avere una discussione medico-paziente più informata. L'impegno di Novartis ovviamente non finisce qui – conclude – siamo tuttora attivi nella ricerca e sviluppo e nell'innovazione scientifica di nuovi trattamenti e di nuove molecole, ma l'attenzione ai bisogni del paziente e alla sua qualità di vita è assolutamente fondamentale”. 
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Tumori, ematologa Fava: “Bene strumenti che tracciano sintomi pazienti con Lmc”

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(Adnkronos) – “Oggi abbiamo a disposizione delle terapie per il trattamento della leucemia mieloide cronica (Lmc) che sembrano essere molto ben tollerate e, soprattutto, sembra che garantiscano al paziente una buona continuità nel trattamento. Bisogna intercettare il momento migliore per poterle utilizzare. Per questo è molto importante poter avere degli strumenti che identifichino precocemente e accuratamente gli effetti collaterali sperimentati dal paziente e quanto questi e la malattia influenzino il suo stile di vita, dalle relazioni familiari a quelle lavorative, fino all’aspetto psicosociale e funzionale”. Così Carmen Fava, professoressa di Ematologia all’università degli studi di Torino e dirigente medico Scdu Ematologia Ao Ordine Mauriziano di Torino, in occasione della presentazione dell'incontro con la stampa, promosso da Novartis oggi a Milano, nel corso del quale è stato presentato ‘Vita Lmc Tracker’, strumento digitale che consente al paziente di tenere traccia di segni e sintomi per poter fornire al clinico un ‘diario’ dettagliato sull'andamento della patologia.  La novità è stata progettata – ha spiegato la farmaceutica – per rispondere alle difficoltà che ancora oggi i pazienti con Lmc sperimentano nel comunicare apertamente con il medico rispetto al loro stato complessivo di salute e alla loro qualità di vita, come mostrano i risultati della ricerca condotta da Elma Research su 90 persone con Lmc di nuova diagnosi o in prima linea. L’indagine evidenzia che il 38% dei pazienti non si considera adeguatamente informato sui sintomi da monitorare e solo il 30% ne registra abitualmente i cambiamenti. “I singoli effetti collaterali del trattamento sono molto soggettivi, ma devono poi deve essere oggettivati – precisa Fava – Per questo è utile monitorare in maniera longitudinale la sintomatologia del paziente” per valutare “come il livello di soddisfazione nei confronti della terapia e l'andamento della malattia possono essere influenzati. Abbiamo quindi bisogno che i dati vengano raccolti nel tempo e in maniera sistemica, permettendo al medico, naturalmente con il parere favorevole del paziente, di poterli visualizzare”. 
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