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Hong Kong presenta il suo primo piano quinquennale di sviluppo socio-economico

HONG KONG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – La regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR) ha presentato oggi il suo primo piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale (2026-2030).

Questo primo piano contribuirà a costruire una Hong Kong più aperta, inclusiva, liberale, prospera e sicura, ha dichiarato oggi John Lee, capo dell’esecutivo della HKSAR.

Presentando il documento programmatico, Lee ha affermato che il periodo 2026-2030 rappresenta un quinquennio cruciale per la regione, chiamata a cogliere l’opportunità di accelerare la transizione dalla stabilità alla prosperità, migliorare il benessere sociale e creare una dimora migliore per tutti.

Il documento indicherà le direttrici dello sviluppo, ottimizzerà l’allocazione delle risorse, stabilizzerà le aspettative sociali e tutelerà meglio il benessere della popolazione e gli interessi degli investitori globali, ha spiegato Lee.

Ricordando che quest’anno segna l’inizio del periodo del 15esimo Piano quinquennale della Cina (2026-2030), Lee ha affermato che il primo documento programmatico di questo tipo rappresenta un’importante iniziativa del governo della HKSAR per sostenere e rafforzare il sistema guidato dall’esecutivo e migliorare l’efficacia della governance.
Il documento evidenzia inoltre la necessità di pianificazione strategica per Hong Kong, affinchè si allinei proattivamente alle strategie nazionali di sviluppo e si integri meglio nello sviluppo complessivo del Paese, contribuendo al suo avanzamento, ha aggiunto il capo esecutivo.
(ITALPRESS).
– Foto Xinhua –

Seatrade Cruise Med, Adsp presenta Lampedusa e Pantelleria al mercato crocieristico internazionale

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(Adnkronos) – Due isole, due identità profondamente diverse e una domanda rivolta all’industria crocieristica internazionale: esistono ancora, nel Mediterraneo, luoghi capaci di restituire al viaggio il senso della scoperta? Da questa domanda è partito oggi, al Seatrade Cruise Med di Las Palmas, il nuovo progetto dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale dedicato a Lampedusa e Pantelleria, presentato alla stampa internazionale di settore e agli operatori del comparto con il concept The Mediterranean’s Last Great “Discoveries”. Non l’annuncio di due nuovi scali crocieristici, dunque, né di itinerari già definiti, ma l’avvio di un percorso attraverso il quale l’AdSP intende esplorare il potenziale delle due isole per alcuni segmenti della crocieristica internazionale, in particolare luxury, boutique e small ships, coinvolgendo fin dall’inizio compagnie, territori, istituzioni e operatori. “Abbiamo scelto di partire da una domanda, anziché da una risposta già confezionata”, ha dichiarato la presidente dell’AdSP del Mare di Sicilia occidentale, Annalisa Tardino, parlando all’interno dello stand CruiseItaly, realizzato da Assoporti. “Lampedusa e Pantelleria hanno identità fortissime e rappresentano due modi completamente diversi di vivere il Mediterraneo. Non vogliamo trasformarle per adattarle alla crocieristica, ma capire quale crocieristica possa essere coerente con loro. Per questo non presentiamo oggi una rotta già tracciata: apriamo un confronto con il mercato e con i territori per costruire, se ne esistono le condizioni, una proposta credibile, selettiva e rispettosa dell’equilibrio delle due isole”.  Il racconto presentato a Las Palmas ha giocato proprio sulla diversità delle due destinazioni. Pantelleria è “Earth”: terra vulcanica, vento, vite ad alberello, dammusi, Sesi, Lago di Venere, termalismo naturale e un paesaggio modellato nei secoli dal rapporto tra uomo e natura. Lampedusa è “Sea”: mare, biodiversità, Area Marina Protetta, Isola dei Conigli, fondali e coste, in una posizione geografica unica, protesa nel Mediterraneo tra Europa e Africa. Due mondi differenti e complementari che possono intercettare una domanda crocieristica sempre più orientata verso luoghi meno convenzionali, esperienze autentiche, natura e identità. L’obiettivo non è quindi quello di immaginare destinazioni per il turismo crocieristico di massa: “Not every ship. Not every cruise” è, infatti, uno dei principi alla base del progetto.  “Il Mediterraneo è uno dei mari più navigati, visitati e raccontati al mondo e proprio per questo la sfida è trovare luoghi capaci di sorprendere ancora chi pensa di conoscerlo già”, ha aggiunto Tardino. “La nostra risposta è che questi luoghi esistono. Ma la loro forza va preservata. Vogliamo generare nuove opportunità senza alterare l’identità e la fragilità di   Lampedusa e Pantelleria, coinvolgendo anche le comunità locali nella costruzione di un percorso che punta sulla destagionalizzazione. La sostenibilità, in questo progetto, non è un elemento da aggiungere alla fine: è la condizione dalla quale partire”.  Las Palmas rappresenta così la prima tappa di un lavoro che proseguirà nei prossimi mesi. L’AdSP avvierà il confronto con le compagnie per verificare tipologie e dimensioni delle navi potenzialmente compatibili, esigenze operative, modalità di approdo e sbarco, servizi necessari, tempi di permanenza ed esperienze a terra. Parallelamente procederà il dialogo con i Comuni, la Regione siciliana, le Capitanerie e gli altri soggetti coinvolti, per valutare fattibilità e condizioni di sviluppo del progetto. La scelta di avviare adesso questo percorso tiene conto anche dei tempi con cui l’industria crocieristica costruisce le proprie programmazioni: le decisioni sugli itinerari e sul deployment delle navi vengono assunte con largo anticipo rispetto all’arrivo delle crociere sul mercato. Portare oggi Lampedusa e Pantelleria all’attenzione degli itinerary planner significa quindi inserirle nel momento in cui vengono immaginate e costruite le stagioni future. Il percorso proseguirà secondo una sequenza precisa: dopo la scoperta delle due isole a Las Palmas, inizieranno l’ascolto del mercato, la verifica delle condizioni e la costruzione della proposta. Il Seatrade Cruise Global di Miami, nell’aprile 2027, sarà il momento per presentare i risultati di questo lavoro: i concept delle destinazioni, le possibili esperienze a terra, le ipotesi di itinerario e le modalità operative che saranno state nel frattempo approfondite.  “Un’Autorità portuale oggi non può limitarsi ad aspettare che le rotte arrivino”, ha concluso Tardino. “Può mettere in relazione territori e industria, leggere l’evoluzione della domanda e contribuire a creare nuove economie del mare. A Las Palmas abbiamo messo sul tavolo Lampedusa e Pantelleria e una bussola, non una rotta già disegnata. Da oggi cominciamo a capire, insieme al mercato e ai territori, in quale direzione orientarla”. 
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Weber rispolvera la “Ced”: cos’è quel progetto del 1952 che (secondo lui) salverebbe l’Europa anche dall’Afd

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(Adnkronos) – “Un mercato unico degli armamenti, strutture di comando congiunte, droni europei, satelliti europei, così strettamente collegati che nessuno potrà mai disfare questa cooperazione”. A lanciare con urgenza la proposta di rendere la Difesa europea comunitaria tanto quanto l’Euro è stato il presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber. Il leader del Ppe, dall’Europarlamento, ha rispolverato un “cimelio” che molti credevano chiuso in una teca per sempre: il trattato della Comunità europea di difesa (Ced). Per Weber, l’unica soluzione è riattivare l’idea di un esercito sovranazionale per contenere non soltanto le minacce esterne, ma anche i timori politici interni al continente. 
Un mega esercito tedesco in mano all’Afd?
 A scatenare la riflessione del leader dei popolari è stato il saldo posizionamento nei sondaggi di Alternative für Deutschland (Afd), il partito di estrema destra tedesco. Vincitore alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, l’Afd ha riaperto i timori circa l’ipotesi di un riarmo autonomo della Germania. Molti cittadini, ha osservato Weber, guardano con ansia all’eventualità futura che forze armate tedesche fortemente potenziate possano finire un giorno sotto il controllo di un ministro della Difesa autoritario dell’Afd. Pur precisando che non si tratta dello scenario attuale, la sintesi politica del ragionamento è chiarissima: per la sicurezza dell’Europa è decisamente meglio costruire un esercito europeo integrato piuttosto che rischiare di trovarsi con un mega esercito tedesco svincolato da controlli comunitari. 
Ma cos’è esattamente la Ced e perché torna d’attualità?
 Per Weber, la strada è già tracciata nella memoria storia del Vecchio Continente. La Comunità europea di Difesa è stato un trattato d’avanguardia firmato nel 1952 dai sei Paesi fondatori – Francia, Italia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – su impulso di padri costituenti come Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman. L’obiettivo dell’epoca era proprio quello di inglobare le truppe tedesche appena ricostituite all’interno di un unico comando sovranazionale con bilancio comune e controllo politico affidato a un’assemblea europea, evitando che la Germania riacquistasse una piena e autonoma sovranità militare. Il progetto, tuttavia, si è arenato nel 1954 quando l’Assemblée Nationale francese lo bocciò per timore di perdere sovranità e per le difficoltà di controllare le forze tedesche. Il “no” francese, però, non ha licenziato il trattato che tecnicamente conserva un’anomalia giuridica unica: non è mai stato formalmente “denunciato” o “annullato” con un atto internazionale, rimanendo a tutti gli effetti un “trattato dormiente” pendente negli archivi del diritto internazionale. Weber e diversi giuristi evocano questo precedente storico per dimostrare che l’Europa possiede già la cornice ideale per costruire una difesa collettiva. 
“La Difesa come l’Euro”
 È qui che si insidia l’idea di impedire a singole nazioni o fazioni radicali di smantellare l’alleanza, con una ricetta che consiste nel rendere la difesa europea del tutto “irreversibile”, ricalcando lo stesso meccanismo che ha blindato la moneta unica. Come oggi nessun politico nazionalista può ipotizzare l’uscita dall’euro senza trascinare il proprio Paese nel fallimento economico, così l’apparato militare deve essere saldato attraverso un mercato unico degli armamenti, comandi congiunti, droni e satelliti europei legati da vincoli strutturali impossibili da sciogliere: “Nessuno, nemmeno il nazionalista più duro e puro, può uscire dall’euro senza rischiare un fallimento a livello nazionale. Ed è esattamente ciò di cui la difesa ha bisogno ora”. L’urgenza di uno scudo sovranazionale è resa ancora più stridente dal paradosso dei numeri. L’Unione europea arriva infatti a spendere per la difesa ben 6,4 mila miliardi, una cifra persino superiore a quella mobilitata durante la crisi dei missili di Cuba, ma il risultato continua a essere una somma di ventisette “eserciti bonsai” incapaci di fare deterrenza. Una debolezza insostenibile di fronte alle provocazioni del presidente russo Vladimir Putin, testimoniate dal recente missile caduto vicino al confine polacco, dal drone abbattuto in Lituania e dalle violazioni dello spazio aereo in Romania. 
Garantire la democrazia e l’esempio dell’Ungheria
 Questa spinta alla protezione delle istituzioni arriva dopo il messaggio centrale pronunciato a chiusura del discorso Soteu 2026 dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “La data del 12 aprile resterà a lungo nella nostra memoria: il giorno in cui il popolo ungherese ha preso il proprio futuro nelle proprie mani, ha scelto la democrazia e ha scelto l’Europa”. Per von der Leyen, la sconfitta politica di Viktor Orbán ha consentito lo sblocco di miliardi di investimenti europei e rimarcato come la difesa della democrazia non è un destino ineluttabile, ma una scelta. Rispolverare la Ced per trasformare quel vecchio progetto nella promessa di una pace duratura rappresenta, secondo Weber, la sola vera garanzia per proteggere il continente e la grande opera politica da minacce politiche di questo tipo. 
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Filorosso, Monteleone: “Attacco superficiale e strumentale da tre consiglieri Rai”

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(Adnkronos) – Una "polemichetta sterile", un "argomento strumentale" e "un'analisi molto superficiale". Così Antonino Monteleone replica, conversando con l'Adnkronos, alla nota congiunta dei tre consiglieri di amministrazione Rai Roberto Natale, Alessandro di Majo e Davide Di Pietro in cui si definisce "flop" il dato d'ascolto dell'esordio di 'Filorosso' in prima serata su Rai3 e si chiede di "rispettare l'identità di Rai3".  "Quindi Massimo Cacciari è contro l'identità di Rai3, Francesco Rutelli è un personaggio contrario all'identità di Rai3, Ferruccio De Bortoli è in contrasto con l'identità di Rai3, questo dicono i consiglieri? -affonda Monteleone- Mi sembra una polemichetta sterile: durante l'estate sono rimasti in silenzio perché il programma ha fatto buoni ascolti, adesso abbiamo cominciato in autunno, l'ascolto certamente non è stato brillante e l'argomento è questo, non hanno un argomento di merito. E' un argomento strumentale, perché viene sfruttato un dato di ascolto per misurare la qualità del prodotto. E' una cosa francamente che da persone così altamente qualificate come i consiglieri Natale, Di Pietro e di Majo sorprende, perché è un'analisi molto superficiale", sottolinea. Poi aggiunge: "Non ho visto la stessa indignazione per Eleonora Daniele, che giovedì scorso ha fatto il 3,1%, mezzo punto in più di noi in una serata meno difficile. In quel caso non l'hanno fatta questa nota: come mai? Ovviamente non è un attacco ad Eleonora Daniele, non c'è bisogno nemmeno di dirlo, ma quella era una produzione esterna, eppure non si sono indignati, come mai quando sono produzioni esterne i consiglieri di opposizione sono un po' più concilianti? Avevano finito i giga?", ironizza il conduttore. E sullo spostamento, sottolineato anche dai consiglieri, del secondo degli speciali di 'Mi Manda Rai3' per far spazio a 'Filorosso' nella collocazione del martedì sera il conduttore scandisce: "Non l'abbiamo chiesto noi, e Ruffo (Federico Ruffo, conduttore di 'Mi Manda Rai3', ndr) non è stato cancellato, è stato messo in un'altra giornata", rimarca. I consiglieri del cda "così facendo -prosegue Monteleone- mortificano le decine di professionalità interne all'azienda che anche se il risultato è stato modesto hanno comunque dedicato anima e corpo al loro lavoro, facendo peraltro un paragone di ascolto tra uno speciale di una trasmissione al quale sono stati dedicati diversi mesi di montaggio e un programma che si costruisce settimanalmente: mettono a paragone prodotti diversi, evidentemente non sanno di che parlano".  "E' molto antipatico -chiosa il conduttore di 'Filorosso'- che dei consiglieri di amministrazione della Rai si sentano liberi di mortificare le professionalità interne: attaccano me ma mortificano il lavoro di tutte le persone che si sono dedicate al programma".   Questa la nota congiunta dei consiglieri di amministrazione Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale: "Spiace dover sottolineare il magro risultato conseguito ieri sera da Rai3: nel martedì in cui tutte le emittenti hanno proposto il loro spazio di approfondimento per la nuova stagione, il servizio pubblico è stato surclassato negli ascolti da entrambe le reti private concorrenti. Non è servita a 'Filorosso' nemmeno la consueta ora dedicata a Garlasco, un tema che continua a debordare anche sulle reti Rai nonostante gli appelli dell’Agcom. Il flop di ieri sera è tanto più rilevante se si considera che, per far spazio a 'Filorosso', si è spostata d’imperio la seconda puntata dello speciale di 'Mi manda Rai3', che invece una settimana fa aveva dato ottimi risultati anche negli ascolti. Si torna alla questione nodale dell’identità da restituire a Rai3, un obiettivo per il quale il CdA si era espresso all’unanimità a inizio mandato. Alcune scelte editoriali sembrano fatte invece senza tenere conto delle attese del pubblico della rete". 
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Il Canada, il primo membro associato dell’Unione europea?

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(Adnkronos) – Il Canada inizia un percorso per diventare il primo membro associato dell’Unione europea. Ad annunciarlo è la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nell’ambito del discorso sullo Stato dell’Unione 2026, un momento che rimarrà scolpito negli annali della storia comunitaria. Con un richiamo potente, la presidente ha aperto il suo intervento citando Charles Dickens e il celebre incipit di “Racconto di due città”: era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi. Questo parallelismo con l’epoca della Rivoluzione Francese è servito a delineare un presente in cui la velocità del cambiamento e la gravità delle sfide globali richiedono scelte dirompenti. In un’aula resa “solenne” dalla presenza del primo ministro canadese Mark Carney, von der Leyen ha ribadito che, nella “fredda fragilità” di un mondo instabile, soltanto l’Europa può garantire ai propri cittadini e ai propri partner una vera sovranità, intesa come capacità reale di autodeterminazione. L’annuncio segna dunque il passaggio da una semplice cooperazione transatlantica a un destino condiviso, trasformando la necessità di difesa dei valori democratici in un legame istituzionale indissolubile. 
L’architettura istituzionale: l’integrazione a cerchi concentrici
 Dal punto di vista tecnico e politico, lo status di membro associato rappresenta un capolavoro di ingegneria costituzionale europea. Poiché l’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea preclude la piena adesione agli Stati che non appartengono geograficamente al continente, Bruxelles ha individuato nell’articolo 217 la chiave di volta creativa per superare i limiti della mappa. Questo modello di integrazione a cerchi concentrici trasforma il Canada in un laboratorio d’avanguardia oltreoceano, permettendo ad Ottawa di allinearsi a segmenti selezionati del mercato unico e di partecipare ai tavoli decisionali informali senza dover recepire l’intero sistema comunitario. È un ancoraggio istituzionale che garantisce una vicinanza strategica senza precedenti pur escludendo la cessione formale di sovranità politica: il Canada non godrà del diritto di voto nel Consiglio né di seggi all’Europarlamento, ma spezza definitivamente la sua storica subordinazione commerciale verso Washington, scegliendo la stabilità e la certezza normativa del blocco europeo. 
Dalla logica commerciale alla convergenza industriale: l’Alliance for the Future
 L’evoluzione dei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico segna il superamento definitivo dei limiti del Ceta, trasformando l’accordo di libero scambio tra Ottawa e Bruxelles in una vera e propria Alliance for the Future. Non si tratta più soltanto di abbattere barriere tariffarie, ma di fondere le catene del valore in settori critici come la manifattura intelligente e le tecnologie spaziali. Un esempio tangibile di questa visione è rappresentato dal successo di Iceye, l’azienda di immagini satellitari fondata da giovani talenti nati dal programma Erasmus, che oggi incarna perfettamente ciò che l’integrazione tecnologica europea può produrre su scala globale. Questa nuova connettività transatlantica si inserisce organicamente nella cornice del Global Gateway e del progetto Middle Corridor, mirando a triplicare i flussi commerciali e a diversificare le rotte strategiche attraverso una cooperazione avanzata sull’intelligenza artificiale e sul calcolo quantistico, ambiti in cui Ottawa e Bruxelles intendono dettare gli standard globali. 
Autonomia strategica: minerali critici ed energia
 Sul fronte della sicurezza economica, l’intesa con il Canada risponde a necessità urgenti e drammatiche evidenziate dalle recenti crisi geopolitiche. La chiusura dello Stretto di Hormuz, citata esplicitamente da von der Leyen come un “momento di dolorosa consapevolezza della vulnerabilità europea”, trova una risposta strutturale nell’accesso alle forniture di gas naturale liquefatto canadese. Parallelamente, per garantire la transizione verde e digitale, l’Unione ha annunciato l’istituzione della nuova Corporazione europea per le materie prime critiche. Questo nuovo organo tecnico sarà incaricato di gestire, in stretta sinergia con i partner canadesi, l’approvvigionamento e l’accumulo di risorse vitali come litio, cobalto e nichel. Si tratta di un pilastro essenziale per la produzione interna di batterie e semiconduttori, volto a ridurre drasticamente la dipendenza da Pechino e a creare un asse democratico indipendente capace di proteggere le proprie industrie dalle turbolenze del mercato globale. 
Difesa comune e la nuova frontiera artica
 Il pilastro della sicurezza viene profondamente riformato per rispondere a un mondo apertamente ostile, dove la guerra cognitiva e il sabotaggio sono realtà quotidiane. Citando i recenti attacchi russi con droni sul suolo europeo e il tentato attacco di Lipsia condotto con materiale militare, la presidente ha proposto l’introduzione di un “Articolo 4 europeo”, un protocollo di emergenza per la sicurezza che permetta agli Stati membri di coordinare una risposta immediata alle minacce ibride. In questo contesto, il Canada sarà parte integrante del nuovo Consiglio europeo di sicurezza, un formato che riunirà i partner chiave per difendere l’ordine multilaterale. L’Artico viene così elevato a progetto congiunto di punta, non solo per la protezione ambientale, ma come bastione della sicurezza economica e militare contro le incursioni straniere. L’integrazione delle basi industriali della difesa tra Ottawa e Bruxelles rappresenta la risposta concreta delle democrazie liberali a chi cerca di indebolire la fiducia nell’Europa e di paralizzare le sue istituzioni. 
Un nuovo baricentro per l’Occidente
 La nascita di questo partenariato speciale rappresenta un rafforzamento interno necessario per preservare i valori fondamentali di libertà e democrazia. Spostando il baricentro dell’Occidente oltre i confini geografici tradizionali, l’Unione europea dimostra una vitalità e una capacità di adattamento straordinarie, rispondendo con l’unità alla frammentazione globale. Il Canada, come primo membro associato, non solo condivide un oceano con l’Europa, ma guarda il mondo con gli stessi occhi, impegnandosi in una visione comune di prosperità e sicurezza. In un’epoca di grandi pericoli e grandi possibilità, questo legame sigilla un futuro in cui il destino delle democrazie liberali resta saldamente nelle mani dei propri popoli, costruendo pietra dopo pietra una casa comune che sfida le distanze fisiche in nome di un’appartenenza ideale e politica senza precedenti. 
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Materie prime critiche, nasce la Corporation Ue per sfidare il monopolio cinese

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(Adnkronos) – Il rilancio economico dell’Unione europea è la priorità numero uno per la Commissione. Lo ha chiarito la presidente Ursula von der Leyen nell’ambito di Soteu 2026, il discorso sullo Stato dell’Unione. La visione emersa è quella di un’indipendenza strategica che trasforma la prosperità in uno scudo contro le vulnerabilità esterne. Il cuore pulsante di questa metamorfosi è la tabella di marcia One Europe, One Market, un progetto che mira a superare la cronica frammentazione che ancora oggi depotenzia il mercato unico. Ispirandosi alle direttrici tracciate dai rapporti Draghi e Letta, la Commissione intende unificare capitali, reti e potere d’acquisto per permettere a innovazione ed energia di fluire senza le barriere nazionali che oggi frenano la competitività. Questa integrazione non è un fine in sé, ma il mezzo necessario per alimentare strumenti come lo Scaleup Europe Fund: senza un mercato dei capitali profondo e unitario, i successi tecnologici del continente rimarranno “eccezioni isolate anziché la norma”, ha spiegato von der Leyen. Così, in un’economia globale dove la velocità è il nuovo fattore determinante, l’obiettivo di completare questa trasformazione entro la fine del prossimo anno risponde alla necessità di offrire agli investitori certezze operative immediate, poiché i tempi di autorizzazione e la rapidità delle connessioni alla rete decidono oggi la geografia dei posti di lavoro di domani. 
Il deficit commerciale con Pechino
 Parallelamente, l’Esecutivo comunitario ha lanciato un’offensiva normativa senza precedenti per rimuovere le zavorre amministrative che gravano sul tessuto produttivo. Attraverso le 12 proposte omnibus, si stima di eliminare oneri per 17 miliardi di euro all’anno, una boccata d’ossigeno vitale per le imprese che operano in un contesto di margini ridotti. Questa razionalizzazione si lega direttamente alla sfida esistenziale posta dal mercato globale: per sopravvivere a un deficit commerciale con Pechino che ha raggiunto l’insostenibile cifra di un miliardo di euro al giorno, l’Europa non può permettersi il lusso di infliggersi ferite burocratiche autogenerate. Parte integrante di questa strategia è il nuovo patto contro il gold-plating, proposto agli Stati membri per impedire che le normative nazionali appesantiscano ulteriormente le direttive europee. Per i progetti di interesse strategico, la nuova dottrina impone un’accelerazione drastica delle procedure, eliminando i colli di bottiglia che soffocano lo spirito imprenditoriale. 
Autonomia energetica
 Sul fronte energetico, la vulnerabilità europea è emersa con brutale chiarezza a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz, un evento che ha esasperato una crisi già latente, costando al continente 90 miliardi di euro aggiuntivi in importazioni di combustibili fossili. La risposta strategica risiede nell’elettrificazione massiccia, con l’obiettivo di raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040 e risparmiare così circa 260 miliardi di euro all’anno. Tuttavia, la produzione non basta se l’infrastruttura non è all’altezza: mentre l’Unione ha installato 80 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, una quantità di energia sei volte superiore rimane bloccata in attesa di connessione. Per questo, von der Leyen ha spiegato che il pacchetto per le reti diventa il catalizzatore indispensabile per sbloccare il potenziale delle rinnovabili e del nucleare, seguendo un principio di neutralità tecnologica che mira a garantire energia pulita a prezzi strutturalmente competitivi, essenziale per prevenire la deindustrializzazione dei cuori produttivi del continente. 
Corporation europea per le materie prime critiche
 La difesa dell’industria europea deve però confrontarsi con il cosiddetto secondo “China shock”, una pressione commerciale che sta già minando la stabilità delle fabbriche comunitarie. Per mitigare le dipendenze critiche, che per alcune terre rare superano il 90% verso Pechino, nascerà la Corporation europea per le materie prime critiche, incaricata di gestire l’approvvigionamento e lo stoccaggio di litio, cobalto e nichel. In questa riconfigurazione delle catene del valore, il Canada emerge come un partner democratico fondamentale. La proposta di elevare Ottawa allo status di membro associato dell’Unione europea ha introdotto un’integrazione settoriale che permetterebbe al Canada di allinearsi a segmenti del mercato unico e partecipare ai programmi comunitari senza diritto di voto o cessione di sovranità politica. Questo asse atlantico funge da necessario contrappeso strategico sia alle ambizioni cinesi sia alle spinte protezionistiche degli Stati Uniti. In tale ottica di diversificazione si inserisce anche il Middle Corridor, il corridoio di connettività attraverso il Caucaso e l’Asia centrale sostenuto da 12 miliardi di euro di investimenti Global Gateway, volto a triplicare i flussi commerciali riducendo i tempi di transito delle merci. 
Innovazione e fondi: quali risorse?
 La base finanziaria di questa nuova architettura richiede un passaggio da un sistema bancario focalizzato esclusivamente sulla stabilità a uno orientato alla crescita. L’Unione del risparmio e degli investimenti è il veicolo designato per mobilitare la grande massa di capitali privati attualmente frammentati, indirizzandoli verso il settore deep tech. Un esempio emblematico di questa capacità di trasformare la ricerca in leadership industriale è rappresentato da Iceye, la startup satellitare nata dall’incontro tra i fondatori Rafał e Pekka durante un Erasmus. Cresciuta grazie ai fondi Horizon e al supporto del venture capital europeo, Iceye dimostra che l’Europa può eccellere in settori strategici come lo spazio se supportata da strumenti come lo Scaleup Europe Fund, capaci di colmare il divario di finanziamento tra l’idea e l’espansione globale. La via europea alla prosperità, infine, non prescinde dalla dimensione sociale e dalla resilienza climatica. Il rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali e l’istituzione della Climate Insurance Alliance riflettono la volontà di proteggere cittadini e territori dalle esternalità negative della transizione e dalle catastrofi ambientali che hanno già causato miliardi di danni all’agricoltura e alle infrastrutture. L’obiettivo finale è la costruzione di una casa comune forte e indipendente, dove la coesione interna e la solidità economica permettano alle future generazioni di scrivere la propria storia senza dover dipendere da decisioni prese altrove. In un mondo di potenze in competizione, l’Unione europea sceglie di agire come un’unica entità politica ed economica, consapevole che la propria sovranità risiede nella capacità di innovare, produrre e proteggere i propri valori. 
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Incendi, siccità e quei 35 mila morti in più: l’Europa vara il piano per la resilienza climatica a Soteu 2026

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(Adnkronos) – L’Europa si è risvegliata in questo settembre scossa da un’emergenza climatica che ha smesso di essere una proiezione statistica per farsi ferocia quotidiana. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione 2026, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha tracciato il bilancio di quella che passerà alla storia come l’estate della verità, un tornante epocale in cui il continente ha dovuto guardare in faccia la propria fragilità. Ma la verità più amara, il paradosso che deve agitare il sonno dei decisori politici, è che i mesi appena trascorsi, pur essendo stati i più caldi mai registrati, “saranno probabilmente ricordati come i più freschi degli anni a venire”, ha chiarito von der Leyen. L’Europa quindi non ha altra scelta che blindarsi: la transizione non è più soltanto una missione ecologica, ma l’unico scudo possibile per garantire una vera sovranità agli europei in un mondo apertamente ostile. 
Estate 2026: bilancio di incendi e crisi climatica
 La cronaca dell’ultima stagione è il diario di un disastro che non ha risparmiato alcun angolo del territorio, con la scienza che conferma una realtà inoppugnabile: il nostro continente si sta surriscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale. Abbiamo visto le Hautes Fagnes, in Belgio, trasformarsi da millenarie torbiere in una desolante distesa di cenere, mentre le fiamme divoravano i profili delle montagne irlandesi e delle isole greche. Il bilancio riportato dalla presidente della Commissione europea parla di 660 mila ettari ridotti in fumo e di un’economia agricola in ginocchio, con 12 milioni di tonnellate di raccolti perduti a causa di una siccità implacabile. Questo mutamento radicale dei connotati geografici è visibile nel lento agonizzare dei grandi fiumi come il Danubio, il Reno e la Garonna, che svaniscono sotto i nostri occhi, e nel tragico tributo di vite umane, con oltre 35 mila decessi aggiuntivi legati a ondate di calore che hanno trasformato ospedali e case di riposo in trappole termiche insostenibili. Di fronte a questa metamorfosi, la Commissione ha deciso di rispondere con un nuovo quadro europeo per la resilienza climatica che supera la vecchia distinzione tra mitigazione e adattamento. Il piano prevede l’individuazione immediata dei cento territori più vulnerabili d’Europa, per i quali verranno attivate valutazioni di rischio specifiche e strategie di gestione che coinvolgano l’intera società, dal livello istituzionale a quello locale. Non si tratta però solo di una manovra difensiva: l’Unione punta a trasformare la necessità della resilienza in una conquista commerciale, posizionandosi come leader mondiale in un mercato tecnologico emergente. Dallo sviluppo di colture resistenti alla siccità ai sistemi di raffreddamento ad alta efficienza, fino alle tecnologie per la prevenzione delle alluvioni, l’Europa intende esportare le soluzioni che essa stessa sta affinando per la propria sopravvivenza industriale. 
In arrivo la Climate Insurance Alliance
 La vulnerabilità ambientale porta con sé un rischio sistemico per la stabilità finanziaria degli Stati membri. Attualmente, ha spiegato von der Leyen, appena il 25% delle perdite provocate da catastrofi è coperto da assicurazioni private, una voragine che trasforma inevitabilmente i bilanci nazionali negli assicuratori di ultima istanza, caricando sulle finanze pubbliche costi non più sostenibili. Per spezzare questo circolo vizioso, nascerà la Climate Insurance Alliance, un’alleanza strategica destinata a colmare il deficit di protezione finanziaria del territorio. Così come, l’Iniziativa Europea per l’Acqua dovrà affrontare il dato dello spreco strutturale che vede le nostre condutture perdere quasi quarto del totale. “Proteggere ogni goccia è ormai un imperativo categorico per garantire la sicurezza alimentare e la continuità delle catene di approvvigionamento industriale, pilastri della nostra indipendenza economica”, ha chiarito von der Leyen. 
L’Europa brucia: nasce la flotta aerea europea antincendio
 Il momento più solenne e carico di urgenza civile del discorso è stato il tributo a Rune Kyndal, il pilota danese che ha sacrificato la vita per difendere il suolo europeo. Kyndal, professionista di straordinaria esperienza formatosi tra le foreste di Terrace, in Canada, aveva scelto di mettere il suo talento al servizio di una missione più grande, decidendo di restare in volo in Grecia anche quando il suo turno era terminato, nel picco più drammatico dell’emergenza. Il suo sacrificio, consumatosi in un tragico incidente insieme al suo ufficiale di collegamento, è stato onorato in Aula alla presenza della madre Margit e dei fratelli Tue e Kaare, ospiti speciali che incarnano il debito di gratitudine dell’intera Unione. Da questo eroismo nasce la spinta politica per la creazione di una flotta aerea europea antincendio e per una strategia di sicurezza che preveda un coordinamento civile-militare senza precedenti, capace di agire oltre i confini nazionali. La via europea alla sovranità ambientale è dunque tracciata: la transizione è la precondizione per non essere più ostaggi delle dipendenze fossili e per decidere autonomamente del proprio destino. Proteggere il territorio significa proteggere la vita, i diritti fondamentali e la stabilità delle nostre democrazie dalle minacce ibride e climatiche. Come dimostrato dalla resilienza dei cittadini ucraini e dalla determinazione di chi, come Rune Kyndal, ha dato tutto per il bene comune, l’Europa ha il dovere di restare la casa dei valori umani. La sfida del 2026, ha infine concluso von der Leyen, non è più evitare il cambiamento, ma governarlo con la forza dell’unità, affinché “il destino del continente resti saldamente nelle mani degli europei”. 
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Carburanti, le misure nella bozza del dl: arriva il doppio taglio delle accise

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(Adnkronos) – Un doppio taglio delle accise sul gasolio: uno dal 18 settembre al 25 settembre e un secondo a seguire dal 26 settembre al 5 ottobre. Lo prevede una bozza del decreto sui carburanti atteso in Consiglio dei ministri oggi pomeriggio.  Le misure sono prese, si legge nel testo, “in considerazione del perdurare dell'eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici”. La proroga della precedente sforbiciata scade domani.  La prima ridefinizione per l’aliquota di accisa sul diesel, che copre il periodo dal 18 al 25 settembre è definita nella misura di 572,90 euro per mille litri. Significa un taglio complessivo pari a 12,2 centesimi al litro, inclusa l’Iva. La seconda, invece, che va dal 26 settembre al 5 ottobre, nella misura di 622,90 euro per mille litri. Quindi, un taglio di 6,1 centesimi, inclusa l’Iva. Gli oneri, si legge nel provvedimento, sono valutati in 111,8 milioni di euro per l’anno 2026 e 1,2 milioni di euro per l’anno 2028.  Slitta intanto dal 1 ottobre al 1 dicembre l'entrata in vigore della tassa sui piccoli pacchi varata nella scorsa manovra, prevede la bozza del decreto sui carburanti sul tavolo del Cdm. Il contributo, pari a due euro a pacco sulle spedizioni sotto i 150 euro era stato introdotto dall’ultima legge di bilancio per il 2026. Gli oneri sono calcolati in 40,8 milioni per il 2026.  
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“Il Coraggio della Pace by Remind”, pubblico e privato uniti nel dialogo

ROMA (ITALPRESS) – Si è svolta a Roma, presso il Salone del Commendatore di Borgo Santo Spirito, la quarta edizione de “Il Coraggio della Pace by Remind”, l’iniziativa promossa da Remind – Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione. L’incontro ha riunito autorevoli rappresentanti delle Istituzioni nazionali ed europee, delle forze armate e dell’ordine, della chiesa, dell’informazione e delle buone pratiche del Pubblico e del Privato, con l’obiettivo di promuovere un confronto sul significato della pace e, soprattutto, sulle condizioni necessarie per costruirla e renderla duratura. Al centro dei lavori una visione della pace che supera la sola assenza di guerra per assumere una dimensione concreta e quotidiana: la pace come infrastruttura civile della Nazione, fondata sulla sicurezza, sulla giustizia, sulla salute, sull’amore, sul lavoro, sulla libertà, sulla conoscenza, sulla verità, sulla qualità dell’informazione, sullo sviluppo e sulla fiducia nei confronti delle Istituzioni.
Ha aperto i lavori Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce Presidente di Remind: ‘Con la quarta edizione de Il Coraggio della Pace by Remind vogliamo rinnovare un impegno che sentiamo ancora più necessario: creare uno spazio nel quale governo, parlamento, istituzioni, imprese, professionisti e società civile possano incontrarsi e riconoscersi in una responsabilità comune, anche partendo da sensibilità e posizioni differenti – ha detto -. Parlare di pace oggi non significa soltanto auspicare la fine dei conflitti. Significa interrogarci sulle condizioni che rendono una comunità più coesa, sicura e capace di affrontare le proprie differenze senza trasformarle in divisioni. Dobbiamo considerare la pace come un’infrastruttura della Nazione: qualcosa che si costruisce quotidianamente attraverso l’amore, la sicurezza, la salute, il lavoro, la giustizia, la verità, la conoscenza, la qualità dell’informazione e la fiducia nelle Istituzioni. Sono elementi apparentemente diversi, ma che concorrono tutti alla stessa condizione fondamentale: permettere alle persone di vivere il presente e progettare il proprio futuro con risposte a questo stato di paura che inevitabilmente la situazione geopolitica attuale ci fa vivere”.
‘E’ un impegno – ha aggiunto – che ritroviamo anche nelle parole di Papa Leone XIV che, nella Magnifica Humanitas, ci richiama alla costruzione di una “civiltà dell’amore”, che non nasce da un singolo gesto, ma da una somma di responsabilità e comportamenti quotidiani. Un richiamo che riguarda tutti noi: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, guardare alle persone e alle loro fragilità, coltivare il dialogo. Perchè la pace si costruisce anche nel modo in cui scegliamo di guardarci, ascoltarci e parlarci. In questo senso, Pubblico e Privato hanno una responsabilità che va oltre i rispettivi ruoli e interessi: contribuire al benessere e alla tutela di famiglie e imprese, alla solidità delle comunità e alla riduzione delle distanze che alimentano sfiducia e contrapposizione. Il coraggio che oggi chiediamo non è quello di rinunciare alle proprie idee, ma di fare delle differenze un’occasione di confronto e del confronto uno strumento di crescita, benessere e coesione. E’ da questa capacità che può nascere una pace giusta e duratura: non soltanto un principio da affermare, ma un bene comune da costruire e custodire insieme”.
Il confronto si è quindi allargato alla dimensione europea, con l’intervento di Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento Europeo: “Il titolo scelto per questa edizione contiene un messaggio forte. La pace richiede coraggio e siamo abituati ad associare il coraggio a chi combatte, a chi resiste, a chi non arretra, anche nel nostro immaginario. Ecco, ma serve altrettanto coraggio, a volte, per fermarsi, riflettere, ascoltare le ragioni dell’altro e provare a cercare una soluzione. Questa è la patria del compromesso, l’Unione Europea. Insomma, anche da questo ci facciamo insegnare, perchè la pace non è soltanto assenza di guerra: è una scelta quotidiana, un impegno concreto che nasce dalla capacità di riconoscersi, di dialogare e anche di saper costruire insieme”.
Ha fatto seguito Renato Loiero, Consigliere del Presidente del Consiglio che ha fornito uno scenario economico asserendo che ‘la pace, oltre a essere un valore universale, è una vera e propria infrastruttura dello sviluppo: genera fiducia, attrae investimenti, stabilizza i mercati e permette a imprese e famiglie di programmare il futuro”.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli “Operatori di Pace” aperta dal Generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. “La pace e la stabilità non sono conquiste definitive. Non si ereditano: si costruiscono e si difendono, giorno dopo giorno, con scelte difficili e talvolta impopolari – ha spiegato -. Costruire la pace richiede grande coraggio. E il primo atto di coraggio è guardare il mondo per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. E’ in questo scenario che si inserisce l’invito del nostro Santo Padre: disarmare la tecnologia. Lo accolgo e mi permetto di accostarlo a parole che molti, in questa sala, conoscono meglio di me: Papa Leone parla di una pace ‘disarmata e disarmantè. Da soldato, quelle parole non mi suonano come un rimprovero, ma mi suscitano una domanda: in che modo, nella nostra professione, possiamo disarmare la tecnologia? La mia risposta è chiara: assicurando che le decisioni siano prese dall’uomo; con la sua intelligenza, il suo giudizio e la sua coscienza. Perchè nessun sistema di intelligenza artificiale, per quanto rapido e accurato, potrà sostituire un essere umano nel decidere se compiere o meno un’azione”.
La sezione ha visto il contributo di S.E. Mons. Renato Tarantelli Baccari, Vicegerente della Diocesi di Roma: “Mi soffermo innanzitutto sull’importanza per chi vuole fare impresa, Remind raccoglie e riunisce imprenditori di varie realtà. E questo mondo dell’impresa in realtà è inteso soprattutto per la vostra sensibilità come un’imprenditorialità non soltanto in quanto produzione di valore economico, ma come una vera e propria responsabilità verso la persona, la comunità, il territorio, potremmo dire un’imprenditorialità che mira alla produzione di un valore sociale non solo appunto economico”.
Ha fatto seguito il Gen. C.A. Salvatore Cuoci, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito: “Avere il “coraggio della pace” significa, per l’Esercito e in generale per l’intero comparto Difesa, esprimere una deterrenza credibile in grado di prevenire i conflitti e garantire la sicurezza collettiva”.
E’ intervenuto Lamberto Giannini, Prefetto di Roma: “La disinformazione va combattuta con la verità, perchè la verità dà un senso di sicurezza ai cittadini. Ci sono vari tipi di disinformazione: quella che aggredisce tante volte i mercati, ma anche, per quello che riguarda una realtà cittadina, propalare delle notizie false oppure, come spesso è accaduto, far sì che vengano riprese per i social delle immagini o dei disordini creati apposta per poter essere ripresi, avere delle visualizzazioni. Questo è qualcosa che va, a mio avviso, combattuto con molta fermezza”.
Serafino Sorrenti, Vicepresidente Esecutivo del Consorzio Europeo Edic ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui lavoriamo, produciamo conoscenza, assumiamo decisioni e organizziamo servizi pubblici e privati. Di fronte a questa accelerazione, la risposta non può essere frenare l’innovazione, ma governarla. E governarla significa mantenere l’uomo al centro”.
Dalla cultura dell’incontro e dell’accoglienza alla tutela della persona, il valore della pace è stato quindi declinato nella sua dimensione sociale e sanitaria dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha dichiarato: “La pace non riguarda soltanto le relazioni tra gli Stati. E’ una condizione essenziale per la vita delle persone, per il benessere delle comunità e per la tutela dei diritti fondamentali. Tra questi, il diritto alla salute occupa un posto centrale – ha detto -. I conflitti producono conseguenze profonde e durature sulla salute delle popolazioni: distruggono strutture sanitarie, interrompono l’accesso alle cure, aggravano le condizioni di chi è più fragile e lasciano ferite fisiche e psicologiche che possono essere trasmesse anche alle generazioni successive. Per questo la salute è, a sua volta, uno straordinario strumento di pace”.
Dalla tutela della salute alle conseguenze economiche dei conflitti, il confronto ha quindi messo in evidenza come la pace rappresenti una condizione essenziale non soltanto per il benessere delle persone, ma anche per la stabilità e la crescita del Sistema Italia. Su questo aspetto è intervenuto Maurizio Leo, Viceministro dell’Economia e delle Finanze, evidenziando: “Anche dal punto di vista economico il coraggio della pace significa fare delle scelte impegnative, scelte impegnative per i cittadini, scelte impegnative per le imprese e lo si deve fare soprattutto in un momento come questo, noi oggi assistiamo a diversi conflitti, il conflitto russo-ucraine, il conflitto in Medio Oriente e questo sta comportando delle ricadute assolutamente negative per il nostro Sistema Paese”.
Vi è stato poi un focus su turismo e cultura dell’abitare i saluti istituzionali di Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo, che ha affermato: “Il turismo è sinonimo di pace, è uno strumento potentissimo perchè racchiude in sè proprio il senso dell’accoglienza, costruisce ponti tra culture, tra i popoli e tra le religioni. Grazie a Remind per questa giornata di riflessione e buon lavoro a tutti voì.
Massimo Ponzellini, Presidente Comitato Remind Cultura dell’Abitare, ha evidenziato che ‘un accordo di pace ogni due mesi, per trecento anni: non è la prova che la pace funzioni, è la prova che la guerra non smette mai di tornare. Ogni trattato firmato è già, in qualche misura, un’ammissione di sconfitta: quella di non essere riusciti a proteggere chi non aveva scelto di combattere”.
Uno spazio specifico è stato dedicato anche alla responsabilità dell’informazione attraverso la sezione “Le Parole che Uniscono” che ha visto la partecipazione di Fabio Carducci Responsabile della Redazione Romana de Il Sole 24 Ore: “Il giornalismo economico può contribuire concretamente alla cultura della pace, spiegando le cause dei conflitti e le loro conseguenze sull’economia reale, monitorando le scelte dei governi e l’andamento della spesa militare, senza distorsioni ideologiche”.
Un approfondimento sull’importanza del linguaggio è stato effettuato da Leonardo Donato Editore di Fortune Italia: “Il linguaggio più militarizzato che circola oggi in Italia non è solo quello della politica, è anche quello dell’economia: guerra dei prezzi, guerra dei dazi, war room, deadline. Se il lessico è bellico, il ragionamento diventa a somma zero, e un Paese che pensa a somma zero smette di investire e di fidarsi”.
Ha fatto seguito Marco Iasevoli Capo Servizio Politica Interna di Avvenire: “Le parole che unisco sono le storie che riconciliano con l’umano, quelle che proviamo a raccontare ogni storia sul giornale. Le storie di Nico, Enzo, Amalia… nomi apparentemente anonimi ma che in realtà lasciano un segno profondo in chi li incontra. E che lasciano una domanda: davvero non c’è alternativa a un cinico individualismo?”. Andrea Monda Direttore de L’Osservatore Romano si è soffermato: “Le parole non sono mai neutre; sono pietre scagliate per ferire oppure ponti gettati verso l’altrò. Ha chiuso i lavori Mons. Josh, Decano della Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana: “In una cultura che glorifica la strapotenza, la supremazia e la violenza, siamo tentati di pensare che la pace sia una virtù dei deboli. Non è affatto così. E’ stato proprio Mahatma Gandhi a insegnarci che è più coraggioso essere non-violenti che essere violenti. La pace è una forza interiore, una forza morale”.
I cantanti Lucia Rubedo e Stefano Abitante hanno accompagnato con la loro musica il messaggio di incontro e condivisione che ha attraversato l’intera iniziativa, dedicata ad Adele, mamma del presidente Crisafi, e, attraverso il suo ricordo, a tutte le mamme.

– foto ufficio stampa Remind –
(ITALPRESS).

Roma, Carte Pokémon contraffatte e gadget ‘fake’: sequestri e 7 denunce

(Adnkronos) – Circa 4mila carte da collezione e da gioco contraffatte, oltre a gadget e articoli di merchandising, sono stati sequestrati dalla polizia locale di Roma Capitale nel corso di un’operazione in sei esercizi commerciali del V Municipio a Roma. Le indagini, coordinate dagli agenti del V Gruppo Prenestino, sono state avviate alcune settimane fa dopo segnalazioni sulla possibile commercializzazione di carte da collezione 'Pokémon' contraffatte e di dubbia provenienza. Durante sopralluoghi, attività di osservazione e verifiche, sono stati quindi acquisiti campioni dei prodotti in vendita e sottoposti a specifiche verifiche tecniche. Secondo la ricostruzione della polizia locale, dagli accertamenti sono emerse diverse difformità rispetto ai prodotti originali, riguardanti, tra l’altro, la qualità e la nitidezza della stampa, la composizione degli inchiostri e alcune caratteristiche grafiche e tipografiche. I campioni sono stati successivamente sottoposti all’esame della società titolare del marchio, che ne ha confermato la non autenticità. Nel corso delle operazioni, eseguite questa mattina nei sei esercizi commerciali, tutti sottoposti a sequestro preventivo, sono state trovate e sottoposte a sequestro circa 4mila carte contraffatte, riconducibili a diversi marchi e prodotti di intrattenimento, comprese carte del gioco “Uno”, oltre a numerosi gadget e articoli di merchandising raffiguranti soprattutto personaggi di celebri cartoni animati.  Sette persone, tutte di nazionalità cinese e di età compresa tra i 29 e i 60 anni, sono state denunciate all’autorità giudiziaria per contraffazione e ricettazione; per una di loro è stata inoltre contestata l’ipotesi di frode in commercio. Tra gli aspetti ancora al centro di approfondimento investigativo vi è anche la possibile destinazione dei prodotti al mercato online. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la merce sarebbe stata destinata anche alla vendita, attraverso siti e piattaforme specializzate, dove i prodotti sarebbero stati proposti come originali. Sono tuttora in corso verifiche sulle modalità di commercializzazione e sulla provenienza dei prodotti. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)