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Entro febbraio le primarie del Campo Largo

ROMA (ITALPRESS) – “Nella mattinata di oggi ci siamo riuniti per definire le prossime tappe della coalizione progressista. Sulla scorta di quanto anticipato la settimana scorsa, abbiamo convenuto di organizzare nel mese di dicembre, mentre si discute questa pessima manovra, una mobilitazione a carattere nazionale per l’alternativa a 4 anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze. La manifestazione sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del paese e alla società civile”. Così in una nota congiunta i leader dei partiti di centrosinistra Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein.

“Dalla settimana prossima inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre. Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra – concludono –. Infine abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio con l’obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

“InCittà”, Confcommercio chiede meno burocrazia e nuove misure per le imprese

BARI (ITALPRESS) – Sono 460mila i locali commerciali sfitti in Italia, un fenomeno che interessa non soltanto i centri storici ma anche le periferie. A richiamare l’attenzione sul problema è stato Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, intervenendo a Bari, in apertura della seconda giornata di inCittà 2026, l’evento dedicato al futuro delle economie urbane. “Quando un negozio chiude c’è un pezzo di città che si spegne”, ha sottolineato Barbieri, evidenziando come la scomparsa delle attività commerciali favorisca la nascita di quartieri dormitorio, con conseguenze sulla vivibilità e sulla coesione sociale. Il segretario generale di Confcommercio ha quindi sollecitato un intervento del governo sul costo delle locazioni commerciali. “Va bene la cedolare secca come agevolazione fiscale per i proprietari immobiliari, ma noi diciamo che non basta”, ha spiegato, ricordando che nelle grandi città circa il 63-65% dei commercianti non è proprietario dei locali in cui esercita la propria attività. Secondo Barbieri, agli incentivi fiscali per i proprietari devono accompagnarsi misure capaci di ridurre concretamente i canoni di affitto sostenuti dalle imprese.
Tra le proposte avanzate da Confcommercio figurano l’istituzione di un manager degli sfitti, incaricato di censire i locali commerciali inutilizzati in collaborazione con le amministrazioni comunali, accordi con i proprietari immobiliari per favorire la riduzione dei canoni di locazione e la realizzazione di piani d’area per rendere i quartieri più belli e attrattivi, attraverso la valorizzazione delle vetrine, degli spazi esterni e dei dehors. Barbieri ha inoltre proposto agevolazioni burocratiche e fiscali, tra cui una riduzione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico per le iniziative patrocinate dalle amministrazioni comunali.
Tra i protagonisti della seconda giornata anche il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo che ha sottolineato:
“Dobbiamo essere capaci di esprimere tutte quelle competenze che servono per dare ai Comuni gli elementi per poter lavorare in termini di sviluppo. Ci vuole una Pubblica Amministrazione adeguata dal punto di vista delle competenze e della capacità di ascolto e di offrire delle soluzioni che consentano di semplificare la burocrazia e quindi di rendere più fluido il rapporto tra pubblico e privato”.
Desertificazione commerciale che porta con sè anche una riduzione della sicurezza, che già ha raggiunto risultati preoccupanti. A confermarlo sono i risultati di un’indagine di Censis e Confcommercio presentata oggi a Bari. In Italia i furti negli esercizi commerciali sono vicini ai livelli pre-Covid (-1,4% tra il 2019 e il 2025), mentre le rapine hanno superato i valori del 2019 (+10,6% nel 2025). Nel 2025 un esercizio commerciale su dieci ha denunciato un furto e cinque su mille una rapina.
Il 95,7% degli italiani acquista nei negozi di prossimità e il 90,6% li considera un tratto distintivo della società italiana. Più di otto italiani su dieci dichiarano che la presenza di negozi e locali aperti li fa sentire più sicuri (85,9%), che la loro chiusura favorisce il degrado urbano (83,2%) e che è importante poter contare in caso di necessità su commercianti, baristi e ristoratori (85,8%). Quasi nove cittadini su dieci (87,3%) si sono rivolti almeno una volta a negozi e pubblici esercizi per un bisogno: dalla semplice richiesta di informazioni (nel 68,8% dei casi) alla segnalazione di comportamenti sospetti o potenzialmente pericolosi (22%), dalla domanda di aiuto perchè inseguiti o minacciati (16,9%) alla richiesta di contattare le forze dell’ordine dopo aver subito un reato (15,8%).
La sicurezza condiziona anche le scelte di consumo: il 72,4% degli italiani fa acquisti solo in aree che considera sicure e il 61,4% valuta la sicurezza della zona prima di scegliere un ristorante. Cresce inoltre l’allarme sociale, soprattutto nelle città: circa quattro italiani su dieci ritengono che microcriminalità (42,8%), insicurezza (39%) e degrado (38,8%) nella zona di residenza siano in aumento e la quota sale nei comuni con oltre 30mila abitanti. Per l’83,9% dei cittadini i commercianti contribuiscono già oggi al decoro e alla sicurezza del territorio e l’88,7% considera fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni locali, forze dell’ordine e associazioni attraverso protocolli di sicurezza condivisi. Per Patrizia Di Dio, vice presidente di Confcommercio con delega alle Politiche di Sicurezza e dell’Etica d’impresa “la sicurezza è un diritto fondamentale, una condizione indispensabile per la libertà di fare impresa e una responsabilità collettiva”. La richiesta è quindi quella di “rafforzare la presenza dello Stato sul territorio, garantire interventi efficaci di prevenzione e contrasto alla criminalità e consolidare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, amministrazioni locali e associazioni di categoria”.
-foto f06/Italpress –
(ITALPRESS).

Snam, Scornajenchi: “La sfida è l’integrazione delle fonti di energia, non la sostituzione”

(Adnkronos) – "Dobbiamo avere il coraggio di parlare chiaro, perché troppo spesso nel dibattito pubblico l’energia è stata ridotta a una battaglia di campanile, spesso semplificando qualcosa che semplice non è affatto. E allora noi preferiamo parlare di integrazione energetica, perché crediamo che la sfida non consista nel sostituire una fonte con un'altra. La vera sfida è piuttosto costruire un sistema nel quale fonti, infrastrutture e tecnologie differenti possano integrarsi, garantendo contemporaneamente sicurezza, sostenibilità e competitività". Lo ha affermato l'Ad di Snam, Agostino Scornajenchi, intervenendo alle celebrazioni per l'85esimo anniversario della fondazione della società. Nel suo discorso, l'Ad ha sottolineato come l'energia sia "molto più di una leva di competitività economica. È un presupposto della sicurezza nazionale, della resilienza dei sistemi produttivi e della stessa capacità di un Paese di esercitare la propria sovranità". Richiamando l'eredità di Enrico Mattei, Scornajenchi ha rimarcato che "la sovranità energetica non è il privilegio di chi ha le risorse, è la responsabilità di chi ha una strategia". "In un mondo nel quale energia, geopolitica, industria e sicurezza sono sempre più interconnesse, non esiste una sola tecnologia capace di rispondere a una sfida di questa dimensione. Servono tutte. Integrare significa non dover scegliere tra sicurezza e sostenibilità, tra industria e ambiente, tra presente e futuro. Significa, invece, creare le condizioni perché queste diverse istanze possano avanzare insieme". Sul fronte operativo, "integrazione significa continuare a investire nelle reti e negli stoccaggi. Significa rafforzare e diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento. Significa preparare le infrastrutture al trasporto di nuove molecole. Significa sviluppare l'idrogeno, il biometano, la cattura e lo stoccaggio della CO₂ e tutte quelle soluzioni che possono contribuire alla decarbonizzazione, preservando la forza industriale del nostro Paese". Uno sguardo rivolto alla prevenzione sistemica di fronte alle recenti tensioni internazionali: "Le crisi geopolitiche degli ultimi anni ci ricordano quotidianamente quanto tutto questo sia concreto, e ci consegnano una grande responsabilità. Non possiamo limitarci a essere pronti alla prossima crisi. Dobbiamo costruire in anticipo un sistema capace di prevenirne e assorbirne gli effetti".  Scornajenchi ha infine ricordato il legame storico e operativo con Eni, con cui l'autonomia non impedisce di continuare a lavorare insieme su progetti comuni dove l'interesse industriale coincide con l'interesse del Paese, sottolineando che "costruire oggi qualcosa che servirà a persone che ancora non conosciamo, nella consapevolezza che un Paese che può scegliere la propria energia è un Paese più libero di scegliere il proprio futuro". 
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Sostenibilità, Eni e Adnkronos presentano podcast ‘Energia in Evoluzione’

(Adnkronos) – Si chiama ''Energia in Evoluzione' il nuovo podcast realizzato da Eni in collaborazione con Adnkronos. Un ciclo di 3 episodi per conoscere le radici di Eni e il ruolo centrale dell'innovazione. L'impegno costante per la sostenibilità, attraverso tecnologie circolari e soluzioni sempre più avanzate, come il riciclo chimico, permette all’industria di recuperare materiali oggi destinati a smaltimento.  Il primo episodio sarà dedicato all'Agip con il racconto della sua nascita, nel 1926, fino alla trasformazione in Eni, una energy tech company globale. Un viaggio caratterizzato da intuizioni strategiche e innovazione tecnologica. 'Energia in Evoluzione' è un progetto Eni e Adnkronos. Disponibile su tutte le piattaforme, su podcast.adnkronos.com e eni.com. 
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Snam celebra 85 anni, “Grandi progetti al servizio dell’Italia”

(Adnkronos) – Si sono svolte oggi a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, alla presenza del Presidente della Repubblica, dei ministri Andrea Abodi, Matteo Piantedosi, Gilberto Pichetto Fratin e Antonio Tajani e di numerosi rappresentanti di istituzioni e aziende, le celebrazioni per gli 85 anni di Snam. L'anniversario ha costituito l’occasione per ripercorrere una storia che è strettamente intrecciata a quella economica e industriale dell’Italia, "fatta di infrastrutture, competenze e grandi progetti al servizio del Paese", sottolinea Snam in una nota.  “L’energia è un patto tra generazioni: le scelte che compiamo oggi dispiegheranno il loro valore quando altri saranno chiamati a raccoglierne i frutti. Questa responsabilità è un patto fra chi non c’è più, chi c’è oggi e chi ancora non è nato", ha dichiarato l’Ad di Snam Agostino Scornajenchi. "In questo percorso, il gas continua a rappresentare l’ultima linea di difesa del sistema energetico, la risorsa che garantisce sicurezza e flessibilità quando le altre fonti non sono disponibili. Le infrastrutture si costruiscono guardando lontano: ottantacinque anni non sono soltanto la misura di ciò che abbiamo costruito. Sono la responsabilità di ciò che dobbiamo rendere possibile. Perché la sovranità energetica non è il privilegio di chi ha le risorse, è la responsabilità di chi ha una strategia". Le celebrazioni, che hanno ospitato, tra le altre cose, il concerto della Banda della Polizia di Stato, proseguiranno il 9 novembre nella sede di Milano, la Snam Energy House, con l’inaugurazione della mostra interattiva dedicata. Fondata il 30 ottobre 1941 come Società nazionale metanodotti, Snam ha ideato, progettato e realizzato la progressiva metanizzazione dell’Italia, nel solco della guida e delle intuizioni di Enrico Mattei, che ne è stato Presidente dal 1949 fino alla scomparsa nel 1962. Lo sviluppo dei giacimenti di metano della Pianura Padana e la realizzazione della rete dei primi metanodotti contribuirono a porre le basi del boom economico italiano, e l’estensione dell’infrastruttura su scala nazionale fece del gas anche una leva per lo sviluppo del Mezzogiorno.   È un legame, quello fra disponibilità di energia, infrastrutture e crescita, che attraversa la storia del Gruppo e quella della Repubblica, rivelando come le scelte compiute nel corso dei decenni abbiano permesso di realizzare un sistema sempre più diversificato e interconnesso, si legge nella nota di Snam: dai primi grandi contratti internazionali con Libia, Unione Sovietica e Olanda al rigassificatore di Panigaglia, dal Transmed – il "gasdotto dei record" – fino al TAP e alle nuove navi rigassificatrici di Piombino e Ravenna. Una traiettoria che oggi consente all’Italia di affrontare da una posizione di maggiore solidità le crisi delle catene globali di fornitura e un quadro geopolitico ed energetico sempre più complesso. Oggi Snam opera lungo le diverse componenti del sistema gas, dal trasporto allo stoccaggio fino alla rigassificazione. La rete supera i 38 mila chilometri in Italia e all’estero e gli investimenti più recenti, dai nuovi rigassificatori alla Linea Adriatica, dal progetto di cattura e stoccaggio della CO2 di Ravenna al costante consolidamento degli stoccaggi, oggi pieni per oltre il 90% in vista della stagione invernale, proseguono nella direzione di una maggiore sicurezza e flessibilità del sistema.  Un patrimonio infrastrutturale e di competenze tramandate di generazione in generazione che, anche con l'ausilio delle nuove tecnologie collegate all'intelligenza artificiale, sarà chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale per l'equilibrio del sistema energetico italiano ed europeo. Snam continuerà a operare in questa direzione, nel solco di un percorso pragmatico di integrazione energetica fra le diverse fonti oggi disponibili, nel quale sicurezza degli approvvigionamenti, tutela del tessuto industriale e sostenibilità ambientale possano procedere insieme nei decenni a venire. 
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Ue, Maran “Serve una politica industriale comune”

MILANO (ITALPRESS) – Una politica industriale comune da affiancare a quella agricola, strumenti di sostegno e protezione per le imprese che investono nella transizione e un giudizio severo sul nuovo Patto per la migrazione e l’asilo. Sono i temi toccati da Pierfrancesco Maran, eurodeputato del Partito Democratico, intervistato da Claudio Brachino per “Primo Piano Europa”, il format tv dell’agenzia Italpress.
Sul fronte della politica industriale “alcune cose le possono fare gli Stati nazionali, ma si vuole accelerare sull’intelligenza artificiale, i satelliti, rivoluzionare la difesa o l’automotive, o hai una politica europea o non hai una politica”, afferma Maran, ricordando che nemmeno Francia e Germania ce la fanno da sole. Il nodo, spiega, non è “un miliardo in più o in meno” nel bilancio Ue, ma la capacità di mettere in comune risorse sufficienti per un piano industriale. Come l’Unione Europea sostiene l’agricoltura con la Pac, “serve un piano per una politica industriale comune”. Anche il piano Draghi, osserva, è una visione strategica che ricorda come “la differenza non la fai con le regole, ma con la potenza di fuoco”.
Sull’accordo politico che rivede gli obiettivi del Green Deal sull’automotive, Maran dubita che cambi il quadro per l’industria, perchè la crisi del settore “non nasce dal Green Deal”. La norma sull’elettrico, ricorda, fu pensata dalle case europee per vendere in Cina, mentre oggi sono i cinesi a vendere in Europa. Più rilevante, per lui, la preferenza europea negli acquisti e nella costruzione: un’auto “made in Europe” dovrà avere una quota rilevante di produzione nel continente, a tutela di aziende e lavoratori esposti alla concorrenza sul prezzo.
Riguardo al capitolo energia, “sul gas non ci si può fidare delle forniture”, dice, citando Russia e crisi di Hormuz: il Green Deal serve anche a produrre di più e dipendere meno dall’esterno. Il problema dei costi, aggiunge, riguarda Paesi come Italia, Polonia, Bulgaria e Romania, mentre dove c’è il mix nucleare-rinnovabili l’energia costa meno. Additare le norme Ue, anche sull’Ets, “è una scorciatoia”.
Maran rivendica il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam): se due anni fa il mondo industriale lo avversava, quest’estate “è stata una rincorsa” a farvi includere i propri prodotti. Chi investe in sostenibilità, sostiene, “deve essere protetto rispetto a chi non lo fa”.
Netto il giudizio sul nuovo Patto su Migrazione e Asilo: “Non lo condividiamo, mi sembra anche rischioso per l’Italia”. Il criterio per cui il migrante va riportato nel primo Paese d’ingresso, osserva, ricadrebbe sull’Italia e sarà “un motivo di frizione con Germania e Francia”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

Agricoltura, Italia sul tetto del mondo: export di mele da primato per il secondo anno consecutivo

(Adnkronos) – Nella campagna commerciale 2025/26, l’Italia si è classificata per il secondo anno consecutivo al primo posto tra gli esportatori mondiali di mele, davanti a Stati Uniti e Cina. Un risultato che testimonia la competitività della filiera nazionale, capace di coniugare qualità, organizzazione produttiva e capacità di presidiare i mercati esteri. Secondo le elaborazioni Ismea su dati Itc, il nostro Paese, con una quota pari al 17% del valore globale delle esportazioni, precede gli Stati Uniti (14%) e la Cina (13%), confermando il peso strategico del comparto nel panorama ortofrutticolo internazionale. Questo straordinario traguardo fotografa l’eccellenza del lavoro svolto dalle Op e dalle cooperative ortofrutticole italiane. Da Nord a Sud, l’intera filiera nazionale – dall’arco alpino con la Mela della Val di Non Dop e la Val Venosta Igp fino alla Campania con la Annurca IGP, passando per Emilia-Romagna e Toscana – garantisce una fornitura costante per dodici mesi l’anno di un prodotto fortemente apprezzato all'estero. Nella campagna 2025/26, le mele italiane sono riuscite a raggiungere ben 86 paesi esteri, superando brillantemente le criticità logistiche che hanno rallentato e ostacolato gli scambi mondiali. In questo percorso si inseriscono gli interventi promossi dal Governo Meloni e dal Ministero dell’agricoltura delle sovranità alimentare e delle foreste, guidato da Francesco Lollobrigida nell’ambito del Pnrr, a sostegno degli investimenti nella logistica e dello sviluppo delle filiere, che contribuiscono all’ammodernamento delle imprese e al rafforzamento della competitività del comparto. I dati della campagna 2025/26 evidenziano spedizioni complessive per circa 1.060 milioni di chili, capaci di generare un valore di 1,2 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto alla campagna precedente. Il prezzo medio all’export ha registrato un incremento del 3%, trainato anche dal continuo rinnovamento varietale. Accanto alle cultivar tradizionali come Golden Delicious, Gala, Stark, Granny Smith, Cripps Pink e Fuji, si stanno infatti consolidando sul mercato nuove varietà di recente introduzione, capaci di intercettare i gusti in evoluzione dei consumatori globali. Sotto il profilo geografico, la stagione è stata caratterizzata da una decisa accelerazione delle spedizioni verso i Paesi extra-Ue, cresciute del 24% rispetto all'annata precedente. A guidare questo exploit sono le ottime performance registrate in Medio Oriente (con in testa Arabia Saudita, Egitto e Israele), Brasile e India, tutte destinazioni posizionate nella top 10 dei nostri mercati di sbocco. Tra i partner Europei, si registra una performance molto positiva delle esportazioni verso la Spagna, secondo mercato di destinazione per le mele italiane, con un +10%, a fronte di un ridimensionamento dei flussi verso la Germania, che si conferma comunque il primo mercato di riferimento in assoluto per il prodotto italiano. 
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Meloni: “Vannacci? Suo obiettivo è farci perdere alle urne”. Lui risponde: “Ci spieghi perché vuole far vincere la sinistra”

(Adnkronos) – "Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti. Non ero ricattabile prima, non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani". Giorgia Meloni risponde così alla domanda perché non intende allearsi con Vannacci, nel libro di Bruno Vespa 'Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein', in uscita lunedì 2 novembre da Mondadori-Rai libri. "Io voglio tornare al governo e lo voglio fare con il centrodestra che conosciamo, arricchito da nuovi movimenti civici che si stanno formando e possono rafforzare la nostra offerta politica – prosegue la presidente del Consiglio – L’onorevole Vannacci era vicesegretario della Lega e ha scelto lui di abbandonare la Lega e, quindi, il centrodestra. Così hanno fatto i parlamentari che lo hanno seguito, tutti eletti con il centrodestra, tradendo il mandato elettorale e scegliendo di collocarsi all’opposizione, votando ormai costantemente contro il governo in compagnia di Conte e Schlein, Renzi e Fratoianni. Un 'campo larghissimo', dove molto spesso persino le argomentazioni sono simili”. “Futuro nazionale ha un obiettivo dichiarato, far perdere alle urne il primo presidente del Consiglio che la destra italiana abbia mai espresso. E, se perde questo governo, governa la sinistra. Un partito che nasce per questo può chiamarsi come vuole, ma di destra non è", conclude Meloni. Voglio far perdere il centrodestra? "Io rispondo: come mai Meloni vuole far vincere la sinistra, ce lo spieghi", dice il leader di Futuro nazionale a 'Un giorno da pecora' su Radio1. L'accusa di campo larghissimo? "Il campo larghissimo è il camposanto e sicuramente non ci sto, invece a destra sembra si sia formata una ammucchiata. Oltre ai partiti dell'alleanza si è aggiunto Cateno De Luca, Marattin, forse Calenda", afferma Vannacci. Per il leader di Futuro nazionale la possibilità di allearsi con il centrodestra al momento "è anche al 100% se rimane all'interno delle linee rosse che noi abbiamo tracciato. Gli sgherri di Meloni sono stati lanciati, i vari La Russa, Ronzulli, Tajani che erigono mura" ma "io sono molto pragmatico, le decisioni si prendono a ridosso delle elezioni. Noi non ci muoviamo dalle nostre linee rosse".  "Credo che una decisione intelligente della destra sarebbe quella di andare a votare a fine primavera – aggiunge Vannacci – Una campagna elettorale in piena estate non è facile da portare avanti".  
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Il drago segreto della Cina è in orbita. Cosa rivela la foto che preoccupa l’intelligence Usa

(Adnkronos) – Per fotografarlo è servita una spia spaziale. Il 28 maggio 2024, a circa 90 chilometri di distanza, un satellite commerciale americano ha immortalato uno degli oggetti più misteriosi in orbita attorno alla Terra: un piccolo shuttle cinese, senza equipaggio, con ali triangolari, un vano di carico e pannelli solari spiegati nello spazio. La fotografia è rimasta fuori dalla portata del pubblico, ma la Defense Intelligence Agency (DIA), l'intelligence militare del Pentagono, l'ha pubblicata in alta risoluzione nel suo nuovo rapporto Challenges to Security in Space. Il protagonista è quasi certamente Shenlong, il "Drago Divino", come viene comunemente chiamato in Occidente. Un nome che Pechino non ha ufficialmente confermato, così come non ha mai spiegato fino in fondo cosa faccia la sua navetta una volta lasciata la Terra. Lo Shenlong è uno spazioplano riutilizzabile: parte a bordo di un razzo Long March 2F, entra in orbita, può rimanervi per mesi e infine rientra nell'atmosfera atterrando su una pista, come un aereo. Il principio è simile a quello dell'X-37B, la navetta robotica sviluppata da Boeing e utilizzata dalla Space Force americana, le cui missioni sono a loro volta coperte dal segreto militare. Dal primo volo, nel settembre 2020, la Cina ha condotto quattro missioni. La prima appena due giorni, la seconda 276, la terza 268. La quarta è iniziata il 7 febbraio 2026 ed è ancora in corso. La fotografia appena diffusa, scattata durante la terza missione, rivela una somiglianza sorprendente con il mezzo americano, compreso il modulo posteriore dotato di pannelli solari. Ma Shenlong, esattamente, cosa fa lassù? Durante le sue missioni, lo spazioplano ha ripetutamente liberato piccoli oggetti in orbita e condotto manovre di avvicinamento. Nel giugno 2026, secondo un'inchiesta di Reuters sui dati della società americana LeoLabs, ha rilasciato un piccolo satellite che ha manovrato nelle vicinanze di un altro oggetto cinese prima di tornare verso la navetta. Successive analisi dei tracciamenti orbitali indicano che il veicolo avrebbe effettuato operazioni di rilascio e recupero anche nei mesi seguenti. È una capacità tecnologica di notevole importanza. Un mezzo capace di raggiungere e recuperare un satellite potrebbe teoricamente essere impiegato anche per ispezionare, manipolare o interferire con quelli avversari. Non occorrono necessariamente missili o esplosioni: in certi scenari, rendere inutilizzabile un satellite è più utile che distruggerlo. Naturalmente, le stesse tecnologie possono servire a riparare apparecchiature, rifornirle di carburante o rimuovere detriti spaziali. La Secure World Foundation, organizzazione indipendente americana, sottolinea che non esistono prove pubbliche di impieghi offensivi dello Shenlong e che la navetta non risulta essersi avvicinata a satelliti non cinesi. La fotografia compare in questo rapporto DIA che descrive un'accelerazione delle capacità militari spaziali di Pechino. Secondo gli analisti del Pentagono, la Cina dispone ormai di oltre 510 satelliti per intelligence, sorveglianza e ricognizione, una rete che permette di individuare e seguire navi, portaerei e forze militari americane, soprattutto nell'Indo-Pacifico. Ma la previsione più significativa riguarda le armi. La DIA sostiene che la Cina possieda già sistemi laser terrestri capaci di disturbare o danneggiare satelliti in orbita bassa e potrebbe schierare armi a energia diretta direttamente nello spazio entro la fine degli anni Venti. Washington vede nella manovrabilità di Shenlong uno dei tasselli di un arsenale spaziale sempre più sofisticato, insieme a missili antisatellite, strumenti di guerra elettronica e satelliti capaci di avvicinare altri veicoli. Pechino insiste sull'impiego pacifico delle tecnologie riutilizzabili. E il sospetto, naturalmente, è reciproco: anche l'X-37B americano conduce missioni in gran parte classificate, mentre il mese scorso Washington ha riconosciuto pubblicamente di aver già schierato armi in orbita. Il problema è che la sicurezza militare sulla Terra dipende sempre più da ciò che accade nello spazio. Comunicazioni, navigazione GPS, intelligence e guida delle armi di precisione passano attraverso satelliti potenzialmente vulnerabili. In un'eventuale crisi su Taiwan, neutralizzare anche temporaneamente una parte di queste infrastrutture potrebbe modificare gli equilibri del conflitto. La Cina sta acquisendo la capacità di muoversi nello spazio, manipolare oggetti e riportare a casa tecnologie. La fotografia diffusa dal Pentagono racconta l'altra metà della storia: la Cina impara a manovrare i propri veicoli nello spazio? Gli Stati Uniti diventano più bravi a osservarli. Nella nuova competizione orbitale, i satelliti possono diventare spie di altri satelliti. 
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Dramma a Parma, monossido di carbonio killer in casa: coppia morta, gravissima la bambina

(Adnkronos) – Una coppia, un uomo di 35 anni e una donna di 32, senegalesi, è morta e una bambina è molto grave per un'intossicazione da monossido di carbonio. E' accaduto in un casolare a Bocca d'Enza di Mezzani, in provincia di Parma, dove sono intervenuti i carabinieri e personale del 118. Le salme sono state trovate in camera da letto. La bambina è stata portata in elisoccorso all'ospedale Maggiore di Parma in prognosi riservata. La causa probabilmente un braciere lasciato acceso durante la notte nella stanza.  
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