(Adnkronos) – L'Unione europea non dispone ancora degli strumenti per garantire la propria sicurezza, dalla difesa militare alla resilienza contro gli attacchi ibridi, mentre sul piano politico la crescita degli estremismi impone un cambio di passo. Lo sostiene Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia (Ppe), intervenuto nella diretta Adnkronos "Lavori in Corso" presso il Parlamento europeo. Oggi l'Ue non può sviluppare una deterrenza almeno pari a quella della Nato "perché non abbiamo costruito nel corso di questi anni una politica di difesa comune intesa realmente", e "non semplicemente, come qualcuno intende far credere, come esercito comune", rileva De Meo. L'Unione, spiega, non dispone di una base industriale che permetta di approvvigionarsi in maniera autonoma e indipendente: "anche alla luce dei nuovi scenari imposti dalla presidenza americana, noi risultiamo particolarmente deboli". L'obiettivo, precisa, non è creare un sistema alternativo alla Nato, ma rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza. Occorre "prendere atto di queste infinite provocazioni", cioè gli attacchi ibridi sempre più frequenti sul suolo europeo, "che altro non sono che un test" utilizzato dal presidente russo Vladimir Putin "o chi per lui" per verificare la capacità di reazione dell'Ue. "Noi dovremmo prendere spunto da questi episodi per convincerci ancora di più di accelerare i tempi, visto che ancora temporeggiamo, non abbiamo un'architettura istituzionale, una governance che ci permetta di recuperare anche la nostra credibilità e la nostra deterrenza", avverte l'eurodeputato. De Meo ricorda che per 80 anni l'Europa ha "demandato ad altri" la propria sicurezza, e che non è Donald Trump, "che in maniera forse insolita e impropria ci sta mettendo davanti alle nostre responsabilità", ad averlo evidenziato per primo: si tratta di "responsabilità antiche, che ci sono state già evidenziate anche da altre presidenze americane". Più che discutere degli importi da spendere, oggi occorre capire "in che modo spendere queste risorse, dotarci di quell'autonomia strategica che ci permetta di avere una responsabilità puntuale e compiuta su questa parte del globo", anche in vista del riallineamento Usa sul teatro indo-pacifico. Occorre anche "accelerare i tempi e garantirci una difesa migliore in termini molto più ampi di quello che può essere il semplice armamentario: noi dobbiamo investire in tecnologia, in autonomia energetica, in autonomia sanitaria", osserva De Meo, segnalando il rischio che tra attacchi ibridi o cause naturali si possano presentare sfide di natura chimica o patogena: "lo scioglimento degli acciai ci sta ponendo di fronte alla possibilità che i nuovi agenti patogeni non siano contenibili con le attuali nostre ricerche e disposizioni". L'eurodeputato denuncia una "mancanza di volontà politica" nella costruzione di un'Ue della difesa: "abbiamo alcuni strumenti che sono solo l'inizio di un percorso molto più ampio, che fa riferimento ovviamente a una strategia industriale, a una quantità di risorse che è completamente insufficiente per poter compensare quello che è il lavoro che ci resta da fare". Serve costruire "una cultura e un sistema di sicurezza che vada ben oltre quelle che sono le polemiche demagogiche di alcuni che vogliono contrapporre le spese della difesa della sicurezza ad altro tipo di spesa". Come conclude De Meo, mentre Russia, Cina e America "hanno compreso le nostre potenzialità se fossimo uniti realmente, se fossimo integrati, noi siamo i primi invece che non riusciamo a renderci conto di questa nostra capacità di incidere sullo scenario geopolitico internazionale". Su questo fronte, De Meo rilancia una proposta concreta: estendere anche agli attacchi ibridi la clausola di difesa reciproca dell'Unione europea, l'Articolo 42.7 del Trattato Ue. L'eurodeputato sottolinea che la Commissione Sicurezza e difesa dell'Eurocamera in cui siede sta lavorando a un rapporto d'iniziativa in tal senso, con l'obiettivo di "creare le basi giuridiche per capire qual è la governance che permetta all'Europa di intervenire in maniera complementare" rispetto alla Nato. Il tentato attacco all'aeroporto di Lipsia, attribuito da Berlino a Mosca, non è un episodio isolato, avverte De Meo: "ogni giorno ne avremo tanti altri, molti dei quali invisibili, tanti altri invece un po' più evidenti". Tali episodi evidenziano la "nostra vulnerabilità" e la "mancata consapevolezza di dover vedere la sicurezza e la difesa in una maniera omnicomprensiva, non declinandola in una dimensione militare, perché sarebbe troppo riduttivo". Tutti gli Stati membri devono dunque aumentare gli investimenti in sicurezza "intesa in maniera molto più ampia rispetto a quello che può essere il dibattito politico, soprattutto di quello di tipo nazionale, che contrappone le spese sulla sicurezza alle spese sul welfare piuttosto che sull'istruzione, commettendo un grave errore", rileva l'eurodeputato. Gli attacchi ibridi, avverte, "possono diventare veramente una vulnerabilità al quale noi non possiamo restare impreparati", da qui la necessità di creare "infrastrutture di resistenza" capaci di rispondere a minacce che vanno dai droni agli attacchi cyber, dagli agenti patogeni alla disinformazione. Il tema degli estremismi trova un riscontro concreto nel voto in Sassonia-Anhalt, dove l'AfD ha registrato un'affermazione che, secondo De Meo, deve "interrogare tutti sul ruolo che la politica ancora una volta non riesce a esercitare intercettando le reali esigenze dei cittadini e delle imprese". In Europa occorre "recuperare un pragmatismo che abbiamo perso" per far fronte all'avanzare degli estremismi populisti, rifocalizzandosi sulle priorità economiche vissute quotidianamente dai cittadini. "Purtroppo non possiamo negare che anche alcune strategie europee hanno alimentato questa fragilità economica e sociale dentro la quale si è inserita, ovviamente, una forza populistica e demagogica", rileva l'eurodeputato. Oggi il progetto europeo "è l'unica possibilità che abbiamo, rispetto a un passato che qualcuno immaginava poter essere alternativo ad altre forme", ma deve "recuperare concretezza, pragmatismo, e fare tesoro degli errori commessi" per contenere risposte emotive, come sta avvenendo con gli atti di semplificazione al vaglio dell'Eurocamera, frutto di anni di complicazione burocratica. Il dato della Sassonia-Anhalt "deve preoccupare anche l'Italia, e gli altri Paesi che nel 2027 andranno al voto", prosegue De Meo. L'obiettivo è "contenere quella emotività" che favorisce "l'effetto elastico: partiti che arrivano a percentuali importanti per poi scendere subito dopo perché vengono meno, giustamente, alle aspettative", come avvenuto anche in Italia in un contesto di "rigetto rispetto alla politica convenzionale". Un clima, osserva, "che qualcuno sta utilizzando per poter recuperare una visibilità politica che non avrebbe avuto diversamente", perché "la protesta è semplice", ma è difficile attuare e rendere credibile una proposta.
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De Meo (Fi): ‘Manca vera politica difesa comune. Estendere clausola mutua difesa agli attacchi ibridi’
Ue, Annunziata: ‘Dietro attacchi ibridi c’è Putin. Non riarmo ma difesa adeguata’
(Adnkronos) – La spinta dell'Unione europea verso la preparazione bellica, gli attacchi ibridi che si moltiplicano nel continente e la crescita dei partiti estremisti sono tre facce della stessa fase storica. Questa la tesi offerta da Lucia Annunziata, eurodeputata dei Socialisti e Democratici eletta in quota Pd e membro sostituto della Commissione Sicurezza e difesa all'Eurocamera, intervenuta nella diretta Adnkronos "Lavori in Corso" presso il Parlamento europeo. "Ancora noi non abbiamo fatto capire, o forse noi non l'abbiamo capito bene, che qui non si tratta di riarmo, si tratta di difesa", osserva l'eurodeputata nel corso del dibattito a cui prendeva parte anche Salvatore De Meo (Forza Italia/Ppe). "E perché si tratta di difesa? Perché abbiamo poche armi? No, perché non abbiamo una difesa adeguata a quello che è diventata la guerra. Questo bisogna dirlo". Annunziata precisa di non annoverarsi tra i guerrafondai, "però penso che se le cose cambiano bisogna cambiare con le cose e cercare di capirle, starci dentro". I conflitti moderni, spiega, non impongono più la produzione di elementi massicci come carri armati, sottomarini e portaerei: la guerra "sarà un mix di cose leggere, soprattutto legate alle tecnologie", a partire da quelle che "tengono gli uomini fuori dalla prima linea". Gli esperti Nato, ricorda, prevedono conflitti tra satelliti di grandi nazioni, mentre sul terreno occorrerà "puntare sulla velocità e sugli snodi" cruciali, come le centrali elettriche. "C'è un passaggio in cui fondamentalmente la guerra sarà più 'cattiva', perché con i droni si arriva a casa tua mentre pranzi", continua, osservando però che sarà anche più "pulita": il mondo dell'acciaio, che ha portato ai due conflitti mondiali, "di fatto è andato via. Non c'è più. Oggi c'è il mondo delle tecnologie". Da qui la correttezza di parlare non di riarmo ma di prontezza alla difesa, coinvolgendo anche la sfera civile. L'eurodeputata chiude il ragionamento richiamando la Costituzione italiana, che prevede che uno Stato debba difendere i propri cittadini". Sul fronte degli attacchi ibridi che si moltiplicano in Europa – come i quasi 600 droni volati su obiettivi sensibili nel solo Belgio nel giro di un solo anno – Annunziata si dice "personalmente convinta" che dietro vi siano Vladimir Putin e le sue ambizioni revisioniste di ricostruzione dell'impero russo. "C'è qualche cosa in queste operazioni che è molto putiniano", osserva, sottolineando che il presidente russo "è l'unico che effettivamente avrebbe interesse" a mantenere questo tipo di pressione sull'Europa. "Lui è una persona che ha un problema: deve vincere. Tutta la sua capacità e la sua forza politica è nella sua vittoria, perché è un patto che ha fatto con la Russia: 'io vi riporterò al grande impero'", continua l'eurodeputata, ricordando che al momento il leader russo non sta vincendo per via della resistenza ucraina. Il sospetto, spiega, è che Putin "stia mettendo alla prova la determinazione dell'Europa" e la sua capacità di reazione, al fine di testare la reattività dell'Articolo 5 della Nato, la clausola di difesa collettiva, "per vedere se noi abbiamo, alla fine, dopo tutte queste chiacchiere, la capacità effettivamente di scendere in guerra". In questo quadro, gli attacchi ibridi rappresentano "il modo più efficace per tenere in ballo tutti i nostri meccanismi di controllo", agendo al contempo a livello psicologico sulla popolazione europea attraverso il senso di insicurezza che generano. Spostando l'analisi sul fronte politico interno, Annunziata individua nella deindustrializzazione il "vero problema in Europa" alla base della crescita di partiti estremisti e populisti: quella parola, come osserva, racconta tutto l'ultimo decennio. "L'Europa ha perso di colpo l'industria. La tecnologia ha deciso di non farla più, per lasciarla agli americani e far pagare solo comodamente le tasse a quelli della high-tech", prosegue. "Ci troviamo di fronte a una situazione in cui abbiamo perso la grande industria, e siamo ancora lì. Credo che questo sia il punto: in questo momento non c'è un motore industriale, o anche un pensiero sulla reindustrializzazione". Da qui la necessità, secondo l'eurodeputata, di sviluppare "un pensiero più strutturale, un'analisi più precisa e articolata", senza farsi paralizzare dalle sconfitte politiche. "Nella politica si vince, si perde, la gestione del mondo è fragile come siamo fragili tutti noi. Però bisogna stare attenti anche a fare delle analisi un po' più precise di quelle che facciamo". In quest'ottica, Annunziata si dice convinta della necessità di distinguere le "enormi differenze" tra le varie formazioni definite genericamente di destra estrema: per esempio tra l'AfD tedesca e "le destre molto più fattuali, molto più legate all'economia", come quelle svedese e francese. Tra la leader del Rassemblement National Marine Le Pen e quella di AfD Alice Weidel, osserva, "mi pare che ci siano delle tradizioni, e anche delle linee politiche, molto diverse", pur riconoscendo che entrambe porterebbero avanti i temi della remigrazione e le questioni culturali e identitarie come la lotta al woke.
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Cellule Car-T per curare bambino di 3 anni, raro tumore al fegato in regressione completa
(Adnkronos) –
Una buona notizia e una nuova strada nella lotta ai tumori rari: la regressione completa di un epatoblastoma – il tumore epatico pediatrico più diffuso – in un bambino di 3 anni trattato con una nuova immunoterapia. Il piccolo paziente ha ricevuto due infusioni di cellule Car-T specifiche per il glicipicano-3 ed esprimenti congiuntamente interleuchina-15 e interleuchina-21. A raccontare il caso clinico – lo studio è stato pubblicato sul 'New England Journal of Medicine' – sono i medici del Texas Children's, del Baylor College of Medicine e del Seattle Children’s. Il paziente è stato arruolato nello studio 'Care': una sperimentazione di fase 1 volta a valutare le cellule T con recettore antigenico chimerico specifico per la glicipina-3 (GPC3-CAR) e potenziate con interleuchina-15 e -21 (IL15 e IL21). "Il bambino presentava inizialmente un voluminoso tumore epatico primitivo con metastasi polmonari – ricostruiscono i medici del Texas Children's sul proprio sito – Prima dell'arruolamento nello studio 'Care', il paziente era stato sottoposto a tre linee di chemioterapia e alla resezione completa del tumore epatico primitivo e di due metastasi polmonari. La malattia non rispondeva più alla chemioterapia e, al momento dell'arruolamento nello studio 'Care', era comparsa una nuova metastasi polmonare dopo l'intervento chirurgico". L'immunoterapia è stata sviluppata a partire dalle cellule del paziente stesso presso i laboratori certificati Gmp (Good Manufacturing Practices) del Center for Cell and Gene Therapy, utilizzando due vettori: uno codificante per il Car-T di seconda generazione diretto contro GPC3 e l'altro codificante per IL-15, IL-21 e il meccanismo di sicurezza basato sulla caspasi 9 inducibile (che i ricercatori del Center for Cell and Gene Therapy avevano precedentemente dimostrato essere in grado di controllare l'espansione delle cellule Car-T). Sono state somministrate due infusioni a distanza di otto settimane, in regime ambulatoriale. "Dopo la prima infusione è stata osservata una risposta parziale, mentre gli esami di diagnostica per immagini hanno mostrato la completa risoluzione della malattia metastatica dopo la seconda infusione. Non si sono verificate tossicità limitanti la dose né sindromi da rilascio di citochine. A un anno dal trattamento, la regressione completa persiste", evidenziano i clinici. "Questo caso dimostra che è possibile ottenere una risposta completa e duratura in un tumore solido resistente alla chemioterapia interamente in regime ambulatoriale, senza tossicità sistemica", ha affermato il primo autore, David Steffin, vice responsabile della terapia cellulare e del trapianto di midollo osseo presso il Texas Children’s e professore associato di pediatria (ematologia e oncologia) presso il Center for Cell and Gene Therapy della Baylor. "Questo studio fornisce la prova che queste innovative cellule Cart-T potrebbero rappresentare una modalità terapeutica sicura ed efficace per l'epatoblastoma ed evidenzia la necessità di ulteriori valutazioni in pazienti affetti da tumori solidi GPC3-positivi", ha spiegato l'autore 'corrispondente', Andras Heczey, ricercatore principale presso il Seattle Children’s e professore di pediatria (ematologia-oncologia) presso la University of Washington School of Medicine. All'epoca della ricerca, Heczey lavorava presso la Baylor e il Texas Children’s.
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Scontro Grillo-Conte sul simbolo M5S, niente problemi con nuova legge elettorale per l’ex premier: raccolta firme non impatta
(Adnkronos) – Il ritorno di Beppe Grillo sulla scena politica sta mescolando le carte in tavola. Se è vero che l'ex garante del Movimento 5 stelle a Pulp Podcast non dovrebbe aver parlato di voler costituire un nuovo partito, è altrettanto vero che non intende lasciar cadere nel vuoto la causa intentata contro Giuseppe Conte per riprendersi il nome e il simbolo della creatura a cui ha dato la luce. I tempi per una sentenza sono tutt'altro che vicini, anche perché la prima udienza è stata rinviata a data destinarsi, e quindi la decisione dei giudici potrebbe non arrivare prima della fine della legislatura. Se però il comico genovese dovesse vincere il contenzioso in tempo, questo potrebbe diventare un problema per l'ex premier. Non, però, alla luce della riforma elettorale, a cui manca solo l'ultimo disco verde per diventare legge. Le firme richieste per le nuove formazioni politiche, infatti, non rappresenterebbero un ostacolo per Conte. "La causa intentata da Grillo e dal MoVimento 5 stelle da lui guidato contro l'associazione presieduta da Giuseppe Conte potrebbe avere effetti sulla titolarità e sull'uso dei segni distintivi del M5s da quel momento in avanti, ma non potrebbe in ogni caso mettere in discussione il risultato elettorale del 2022 che ha portato il partito guidato da Conte a costituire un gruppo parlamentare in entrambe le Camere fin dall'inizio della legislatura e, comunque, esistente alla fine del 31 dicembre 2025", spiega interpellato dall'Adnkronos Gabriele Maestri, esperto di simboli politici. "Quel soggetto politico – assicura- non dovrebbe raccogliere le firme per presentare le liste. Tutt'al più, se Grillo avesse ragione in tribunale, il M5s rappresentato in Parlamento dovrebbe valutare l'opportunità di presentarsi con un contrassegno diverso, per evitare ogni tipo di contestazione". Una certezza anche per il Movimento 5 stelle. Ammesso che è "improbabile" che Grillo vinca il contenzioso in tribunale per riprendersi il nome e il simbolo, premette Alfonso Colucci, notaio e capogruppo dei 5stelle in commissione Affari costituzionali alla Camera raggiunto dall'Adnkronos. Che poi argomenta: "Noi abbiamo già il gruppo parlamentare. La nuova legge elettorale, se verrà approvata, prevede che siano esentati dalle firme i gruppi parlamentari costituiti. In questo caso il simbolo segue il gruppo, non è il gruppo che segue il simbolo. E' l'abc".
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Pirozzi (IAI): ‘Von der Leyen innovativa sui cittadini, ma poco geopolitica’
(Adnkronos) – “Un discorso molto interessante”, con due elementi particolarmente innovativi: l’attenzione alla dimensione del cittadino e della sua protezione e il nuovo ponte lanciato con il Canada e con gli altri Paesi “like-minded”. Lo ha detto all'Adnkronos Nicoletta Pirozzi, vice direttrice dell'Istituto Affari Internazionali, durante l'incontro Soteu, il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato ogni anno dal presidente della Commissione europea al Parlamento europeo al fine di presentare le priorità dell'Unione per l'anno a venire, trasmesso in diretta presso Spazio Europa Experience a Roma. “A livello europeo si è presa coscienza che, per essere competitivi e sicuri a livello internazionale, è necessario guardare all’impatto delle grandi crisi sul cittadino comune e ricostruire un legame di fiducia tra le istituzioni europee e i cittadini”, ha osservato Pirozzi. Secondo l’esperta, questo serve anche a rendere “le nostre società democratiche più resilienti e quindi più capaci di rispondere alle ingerenze esterne”. Pirozzi ha poi sottolineato l’apertura verso il Canada di Mark Carney e gli altri Paesi che condividono con l’Europa “lo stesso complesso di valori e la stessa attenzione per l’individuo”. Il nuovo status di Paesi associati, ha spiegato, “è un’indicazione politica molto forte sul ruolo che l’Europa immagina a livello internazionale”, anche se resta da capire come potrà essere realizzato concretamente. Quanto agli elementi critici, Pirozzi ha definito il discorso “fortemente programmatico, ma poco geopolitico”. “È mancato un po’ il disegno per la futura governance europea”, ha detto, sottolineando l’assenza di riferimenti alla necessità di superare l’unanimità nelle decisioni dell’Ue. Un’altra questione riguarda le risorse: “Come l’Unione europea si sta attrezzando con il suo bilancio pluriennale per realizzare tutti gli ambiziosi obiettivi indicati da von der Leyen?”. Infine, secondo Pirozzi, è mancata “una spinta politica per qualcosa di più” sullo scenario mediorientale. La presidente della Commissione, ha osservato, ha rivolto agli Stati membri “un po’ un rimprovero” per non essere riusciti ad assumere decisioni contro le azioni illegali di Israele a maggioranza qualificata, ma senza imprimere una svolta politica più incisiva.
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Casini (Commissione europea): ‘Dalla sicurezza alla vita dei cittadini, delineato il programma dell’Ue’
(Adnkronos) – “La presidente ha delineato il programma della Commissione europea per il prossimo anno e dell’Unione europea, affrontando tutti gli argomenti che riguardano i cittadini europei e il futuro dell’Unione”. Queste le parole di Claudio Casini, capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, all'incontro Soteu, il discorso sullo stato dell'Unione di Ursula von der Leyen, trasmesso in diretta presso Spazio Europa Experience – David Sassoli a Roma. “Ha messo l’accento sulle questioni più importanti, dalla sicurezza alla vita dei cittadini, dalla protezione dei nostri giovani ai rapporti internazionali con gli altri Stati nel mondo”, ha spiegato Casini, sottolineando l’ampiezza dei temi affrontati dalla presidente della Commissione nel suo intervento. “È un discorso molto complesso e importante”, ha aggiunto, evidenziando come alle priorità indicate da von der Leyen dovrà ora seguire “un’attuazione nei prossimi mesi”. Secondo Casini, il discorso ha quindi delineato un programma che riguarda sia le principali sfide dell’Unione che gli aspetti più vicini alla vita quotidiana dei cittadini europei.
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Meloni: “Governerò finché avrò una maggioranza solida, voglio arrivare a fine legislatura”
(Adnkronos) – "Finché io ho una maggioranza solida per governare, intendo governare questa Nazione". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sull'ipotesi voto anticipato. "Io vorrei arrivare alla scadenza della legislatura", ha aggiunto, sottolineando: "Intendo continuare a governare fino a quando avrò questa bella e solida maggioranza che mi accompagna". Sull'ipotesi voto anticipato "leggo ogni giorno delle ricostruzioni, che io davvero non so da dove possano muovere, su questa continua tentazione della Meloni di andare a votare", ha detto ancora la premier aggiungendo: "La prima volta lo lessi che neanche avevo fatto la lista del Consiglio dei ministri…". "Io vorrei arrivare alla scadenza della legislatura", ha rimarcato Meloni. "Mi pare di aver fatto un certo vanto della stabilità che questo governo ha dato all'Italia, non come stabilità in assoluto, ma stabilità per quello che la stabilità ti consente di fare", ha detto ancora la leader di Fdi. Dimissioni se non passa la legge elettorale? "Le due cose sono collegate", risponde quindi Giorgia Meloni. "Quando l'emendamento delle preferenze non passò alla Camera, nello scorso passaggio, io ho sentito dire da più parti che il governo non aveva la fiducia del Parlamento e delle Camere. Quindi credo che sia un fatto di chiarezza", ha rimarcato la premier, confermando l'intenzione di mettere la fiducia. "Se me la sento di dire 'mai con Vannacci? Devo segnalare che parliamo di un partito, Futuro Nazionale, che oggi è composto di tutti i parlamentari che sono stati eletti nel centrodestra per votare i provvedimenti del centrodestra e rappresentare i cittadini che hanno votato centrodestra, e che oggi si trovano in un partito che vota con l'opposizione contro quei provvedimenti e contro quel programma", ha poi aggiunto Meloni rispondendo a una domanda sull'ipotesi di allearsi con l'ex generale. "E chiaramente, quando questo accade una volta, può accadere anche la seconda", ha spiegato. "Voglio ricordare che è sempre molto più importante vincere per governare che vincere per non governare – ha detto ancora -. Questo è il tema che a me interessa".
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McCullough (ambasciatrice Irlanda): ‘Ecco i tre principi fondamentali della nostra presidenza’
(Adnkronos) – “Stiamo basando il nostro lavoro su tre principi fondamentali: competitività, valori e sicurezza”. Lo ha detto Elisabeth McCullough, ambasciatrice d’Irlanda in Italia, durante il Soteu, il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato da Ursula Von der Leyen e trasmesso in diretta presso Spazio Europa Experience a Roma. Tra i temi indicati, l’agenda per la semplificazione, il mercato unico, l’allargamento e il rafforzamento della sicurezza europea. Dublino ha la presidenza di turno dell'Unione per questo semestre. “Al di sopra di tutti questi ambiti ci sono due priorità fondamentali: il continuo sostegno all’Ucraina e il quadro finanziario pluriennale”, ha aggiunto McCullough, sottolineando l’importanza del bilancio Ue per i prossimi sette anni. Sul discorso di Ursula Von der Leyen, l’ambasciatrice ha parlato di un intervento “davvero valido, molto forte e anche molto realistico”, apprezzando in particolare l’attenzione all’economia, all’energia e ai cittadini europei. Tra le principali sfide, ha indicato “il cambiamento climatico e l’intelligenza artificiale”, oltre a sicurezza e cybersicurezza.
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Salute: ‘back to school’, 7 consigli per proteggere la vista dei bambini dalla miopia
(Adnkronos) – La miopia può comparire e peggiorare senza che il bambino si accorga subito del cambiamento. Per questo è importante non aspettare che sia lui a dire di non vedere bene, ma inserire i controlli della vista nella normale prevenzione, soprattutto durante gli anni della scuola. Ecco i sette consigli di Paolo Nucci, ordinario di Oftalmologia all’Università degli Studi di Milano e presidente della Siops (Società italiana di Oftalmologia pediatrica e strabismo), per un rientro a scuola attento alla salute degli occhi. 1. Controllare la vista anche in assenza di sintomi. "Non bisogna aspettare che il bambino manifesti difficoltà a vedere – raccomanda Nucci – La miopia può infatti svilupparsi e progredire senza segnali evidenti. I controlli periodici della vista sono quindi importanti, in particolare durante l’età scolare". 2. Libri e tablet a una distanza adeguata. "Durante la lettura, i compiti o l’utilizzo di tablet e altri dispositivi, è bene evitare di tenere gli oggetti troppo vicini agli occhi. La distanza consigliata è di almeno 20-30 centimetri". 3. Fare una pausa ogni 30-45 minuti. "Lo studio e le altre attività che richiedono di guardare da vicino non dovrebbero essere svolti senza interruzioni. Ogni 30-45 minuti è utile fermarsi per qualche minuto e guardare lontano". 4. Usare gli schermi con equilibrio. Smartphone, tablet e computer non devono essere considerati necessariamente un problema. È importante, però, evitare di trascorrere troppo tempo consecutivo a distanza ravvicinata, alternando l'uso degli schermi con pause e attività all'aperto. 5. Studiare in un ambiente ben illuminato. Anche la luce è importante. "Per leggere e fare i compiti è preferibile scegliere ambienti ben illuminati, sfruttando quando possibile la luce naturale". 6. Trascorrere ogni giorno tempo all'aperto. "Dopo la scuola, via libera a gioco, sport e attività all'aria aperta. Le raccomandazioni indicano di trascorrere 1-2 ore al giorno all'aperto, un'abitudine considerata utile nella prevenzione" della miopia. 7. Se compare la miopia, monitorarla nel tempo. "Quando la miopia viene diagnosticata, sono importanti controlli regolari per seguirne l'evoluzione. Anche la scelta degli occhiali può avere un ruolo: in base alle caratteristiche e alle esigenze del bambino, l'oculista può valutare lenti specifiche per il controllo della progressione miopica".
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Miopia pediatrica: “Se non trattata rischia di evolvere in patologie gravi in età adulta”
(Adnkronos) – "Il 35,8% dei bambini e adolescenti nel mondo è miope (2023), erano il 24,3% nel 1990. E' di 740 milioni la prevalenza globale attesa tra i giovani entro il 2050, e si stima che siano già 2 milioni i giovani miopi in Italia. La miopia è un difetto refrattivo dell'occhio: l'immagine degli oggetti lontani si forma davanti alla retina anziché su di essa, e quindi la visione degli oggetti distanti risulta sfocata. Le ragioni possono essere l’allungamento eccessivo del bulbo oculare, la curvatura eccessiva del cristallino o della cornea, oppure un eccessivo potere refrattivo del cristallino. Quanto maggiore è il difetto visivo, tanto minore è la distanza alla quale si vede bene. La miopia si può distinguere, sulla base dell’entità del difetto, in lieve (fino a 3 diottrie), media (da 3 a 6 diottrie), elevata (oltre le 6 diottrie). Nei bambini – secondo gli esperti di Hoya- la miopia compare tipicamente in età scolare e tende a peggiorare progressivamente fino alla fine della crescita, in genere intorno ai 20 anni. Più la miopia insorge precocemente, maggiore è il rischio che diventi 'elevata' in età adulta". Tra i fattori di rischio, "l'uso prolungato di libri, tablet e smartphone a distanza ravvicinata" è associato a un maggior "rischio di sviluppo e progressione della miopia". Inoltre, i bambini che trascorrono meno tempo alla luce naturale sembrano più esposti al rischio; "l'esposizione alla luce del giorno favorisce il rilascio di dopamina retinica, che contrasterebbe l'eccessivo allungamento dell'occhio". Se la miopia insorge presto e progredisce senza controllo, "può evolvere in miopia elevata (oltre le 5-6 diottrie), condizione che aumenta significativamente il rischio, anche in età adulta, di: distacco della retina, glaucoma, cataratta precoce, maculopatia miopica". Per questo le società scientifiche di oftalmologia pediatrica considerano la "prevenzione e il controllo della progressione miopica una questione di sanità pubblica", non solo un problema estetico o di comfort visivo.
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