(Adnkronos) – Il grande violinismo internazionale e i più brillanti talenti della nuova generazione tornano protagonisti sui palcoscenici del nostro Paese. Sta per cominciare la nuova tournée nazionale del violinista Simon Zhu, vincitore del primo Premio al prestigioso 57esimo Concorso Internazionale di Violino “Premio Paganini” di Genova 2023. Il tour, che toccherà numerose città tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027, è promosso e realizzato nell'ambito del progetto Circolazione Musicale in Italia, iniziativa del CIdim che si tiene grazie al sostegno del ministero della Cultura Direzione Generale Spettacolo.Queste le cinque date incluse nel tour: Mola di Bari (Bari) sabato 31 ottobre, Sulmona (L’Aquila) – domenica 1° novembre. E ancora San Severo (Foggia) – venerdì 11 dicembre, Catanzaro – venerdì 8 gennaio 2027; Messina sabato 9 gennaio 2027 e 10 gennaio 2027 Lamezia Terme. “Ad accompagnare l’astro nascente del violino in questo prestigioso itinerario musicale sarà il pianista italiano Simone Rugani, il partner ideale per potenziare l'equilibrio espressivo e sottolineare la straordinaria tecnica del repertorio proposto. Il duo presenterà al pubblico locale un programma complesso che comprende le musiche di Ludwig van Beethoven, Robert Schumann, Niccolò Paganini e Maurice Ravel”, spiega il presidente del Cidim e di Aiam Associazione Italiana Attività Musicali, Francescantonio Pollice. “Simon Zhu non è solo un virtuoso della tecnica, ma anche un interprete capace di creare una sintonia e una connessione davvero particolare con il pubblico in sala. Siamo fieri di poter portare in alcuni teatri e palcoscenici del centro-sud un talento di questo calibro, che senza dubbio avrà un futuro professionale radioso e di sicuro successo”, conclude Pollice. Per maggiori dettagli sui concerti è possibile consultare il sito del Cidim.
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Musica, Cidim: al via da Bari il tour del premio Paganini Simon Zhu
Centrosinistra, nota congiunta dei leader: “Primarie entro febbraio”
(Adnkronos) – "Abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio con l’obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista". E' quanto si legge nella nota congiunta dei leader del campo progressista Elly Schlein del Pd, Giuseppe Conte di M5S, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs. "Dalla settimana prossima inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre. Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra", è scritto nella nota congiunta.
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Vaccini e contrasto antimicrobico resistenza, progetto Apmarr a Velletri
(Adnkronos) – Nell’ambito dell’Open day vaccinale organizzato dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Roma 6 all’interno della campagna antinfluenzale 2026 – 2027, Apmarr – Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Aps-Ets partecipa con il proprio progetto nazionale Match 2026, che intende promuovere la cultura della prevenzione vaccinale e sensibilizzare i cittadini sul ruolo delle vaccinazioni nel contrasto all’antimicrobico resistenza (Amr). L’Open day si svolgerà sabato 31 ottobre, dalle ore 9 alle 13, presso il Distretto H5 della Asl Roma 6, in via San Biagio 19/21 a Velletri. Il progetto Match – informa una nota – si inserisce nel percorso che Apmarr porta avanti da anni per diffondere informazioni scientificamente corrette sul valore della prevenzione, in continuità con le precedenti edizioni del progetto Prevenire con la vaccinazione. Nel 2026, il programma amplia il proprio ambito di intervento, approfondendo il legame tra prevenzione vaccinale e antimicrobico resistenza, ovvero la capacità dei microrganismi di resistere ai farmaci utilizzati per contrastare le infezioni, rendendo alcune di esse più difficili da trattare. "Le vaccinazioni rappresentano uno dei più importanti traguardi della ricerca scientifica e uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute individuale e collettiva – dichiara Antonella Celano, presidente di Apmarr Aps-Ets – Prevenire le infezioni significa anche contribuire a ridurre il ricorso agli antibiotici e limitarne l’utilizzo inappropriato. È importante ricordare, infatti, che gli antibiotici non sono efficaci contro i virus: assumerli per trattare infezioni virali non porta benefici e può favorire lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza, rendendo alcune infezioni batteriche più difficili da curare”. Promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza delle vaccinazioni è fondamentale a ogni età, non soltanto durante l’infanzia, ma anche in età adulta e soprattutto tra le persone maggiormente esposte al rischio di complicanze. Ridurre l’incidenza di alcune infezioni attraverso la prevenzione vaccinale – sottolineano da Apmarr – può contribuire, infatti, a limitare le complicanze e la necessità di trattamenti antibiotici, favorendo un uso più appropriato di questi farmaci e contribuendo al contrasto dell’Amr. "Con il progetto Match vogliamo rendere più comprensibile il legame tra vaccinazioni e contrasto all’antimicrobico resistenza, portando l’attenzione su un tema che coinvolge l’intera collettività – aggiunge Celano – Una corretta informazione è essenziale per aiutare le persone a comprendere il valore della prevenzione e a confrontarsi con i professionisti sanitari, così da poter compiere scelte consapevoli per la propria salute". Nel corso dell’Open day – si legge – sarà possibile sottoporsi alle vaccinazioni antinfluenzale, anti-Covid e antipneumococcica. Sarà, inoltre, possibile prenotare ulteriori vaccinazioni facoltative, tra cui quella contro l’Herpes zoster, previa valutazione medica. Per offrire ai cittadini l’opportunità di ricevere informazioni sulla prevenzione vaccinale saranno presenti Cristina Foschi, coordinatrice del Centro vaccinale del Distretto H5 di Velletri della Asl Roma 6, e Luis Severino Martin Martin, reumatologo e presidente del Crei – Collegio reumatologi italiani. La collaborazione tra associazioni di pazienti e servizi sanitari territoriali costituisce un elemento importante per facilitare l’accesso alle informazioni e alle opportunità di prevenzione. Un impegno particolarmente significativo per le persone che convivono con patologie croniche o condizioni di maggiore fragilità, per le quali la prevenzione e il confronto con i professionisti sanitari possono svolgere un ruolo rilevante nella tutela della salute. Con Match 2026, Apmarr sviluppa un percorso nazionale di informazione e sensibilizzazione che mette in relazione la prevenzione vaccinale e il contrasto all’antimicrobico resistenza. Il programma prevede la diffusione di contenuti scientificamente corretti attraverso i canali social dell’associazione, l’organizzazione di due giornate di sensibilizzazione con possibilità di accedere alle vaccinazioni e attività di comunicazione a supporto delle iniziative. Accanto agli appuntamenti sul territorio, la diffusione di contenuti informativi consentirà di approfondire il tema dell’Amr e di promuovere una migliore comprensione del contributo che le vaccinazioni possono offrire nella prevenzione delle infezioni e nella riduzione del ricorso agli antibiotici. Match 2026 punta così a integrare informazione e occasioni concrete di prevenzione, valorizzando il contributo delle associazioni di pazienti e dei professionisti sanitari. Per ulteriori informazioni sul progetto e sulle attività dell’associazione è possibile consultare il sito www.apmarr.it e i canali social ufficiali di Apmarr.
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Buonfiglio: “Sul calcio si mantenga un confronto leale. Con la politica più risultati se non si litiga”
(Adnkronos) – Il commissariamento della Figc, il rapporto tra sport e istituzioni e la necessità di restituire stabilità al calcio italiano, oltre ai Giochi di Los Angeles 2028 e Kimi Antonelli. Sono questi i temi al centro dell'intervento del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, nell'intervista a Sky Sport 24. Buonfiglio ha difeso la scelta del commissariamento come applicazione delle regole vigenti, sottolineando la necessità di mantenere il Coni estraneo a qualsiasi interferenza nelle future scelte federali. Allo stesso tempo, ha auspicato un percorso fondato su programmi e visione di medio-lungo periodo per rilanciare il movimento calcistico nazionale. Sul fronte dei rapporti con il Governo, il numero uno dello sport italiano ha ribadito la linea del dialogo: niente contrapposizioni, ma confronto costante con la politica per garantire risorse e sostegno al sistema sportivo. Guardando poi ai prossimi appuntamenti olimpici, Buonfiglio ha quindi evidenziato la solidità dei conti del Coni e la necessità di preparare con attenzione la fase delle qualificazioni verso Los Angeles 2028, senza trascurare alcun dettaglio organizzativo, tecnico e scientifico.
IL COMMISSARIAMENTO DELLA FIGC
"La vicenda Figc? Ho fatto molta fatica a far comprendere, non al mondo sportivo ma al mondo non sportivo, il perché del commissariamento della Federazione Calcio. Mi rendo conto che è difficile farlo capire a chi vive lo sport solamente attraverso la comunicazione, anche perché la comunicazione contribuisce delle volte a non rendere chiaro il percorso. Se si arriva tre secondi dopo che è stato dato il via a una gara, si potrebbe dire ''ma io ero andato a scaldare'' oppure che lo spogliatoio si era allagato. Non parti. Il tesseramento è una regola che abbiamo confermato come Coni nel 2024 quando non ero io il presidente. È un atto con il quale si assume l'impegno a rispettare tutte le regole. Faccio un esempio: se io non fossi tesserato e importunassi un atleta, non sarei perseguibile dalla giustizia sportiva. Sicuramente dalla giustizia ordinaria, ma non da quella sportiva. Nel momento in cui si è tesserati, si riconosce l'impegno a rispettare tutte le regole. Anche perché tra la data della candidatura e la data delle elezioni intercorre uno spazio di tempo. Nonostante i pareri di eccellenti giuristi, la Giunta ha riconosciuto che bisognava commissariare la federazione", ha spiegato Buonfiglio. "Al tempo stesso abbiamo tenuto conto, e mi sono tirato addosso delle critiche come ''Buonfiglio il tentennatore'', del fatto che una persona che viene dal mondo dello sport, eletta a pieni voti, potesse avere la possibilità di portare di nuovo la Federazione Calcio all'assemblea nel più breve tempo possibile. Cosa mi auguro? Mi farebbe piacere che ci fosse un programma a medio e lungo termine per ridare serenità allo sport più seguito in Italia, con delle componenti che non è facile mettere insieme", ha aggiunto BUONFIGLIO. "Componenti che partecipino sulla base di progetti, non su nomi? Sì, ma mi rendo conto che adesso questa prossima legislatura durerà solo due anni perché poi, appena dopo le Olimpiadi, si andrà nuovamente a elezioni. Non è una situazione facile. Il Coni sicuramente si astiene. Il sottoscritto, in qualità di presidente del Coni, si astiene da qualsiasi interferenza. Sarebbe scorretto e mi auguro che si mantenga un confronto leale, non una competizione, nel rispetto delle regole".
L'ARMONIA ISTITUZIONALE
"Cosa mi ha dato più soddisfazione o amarezza? L'amarezza alle volte è data dalla mancanza di coraggio di essere coerenti: ti si dice una cosa, poi invece se ne fa un'altra. Questa è l'amarezza perché propugniamo che i valori dello sport sono il rispetto, l'inclusione, la chiarezza e, quando ci tocca, si viene meno a questi valori. La cosa più entusiasmante, ovviamente, è quella di vivere a fianco alle diverse federazioni i successi delle atlete e degli atleti. La seconda è quella di aver riportato armonia istituzionale. Noi dobbiamo essere sempre partner per le politiche del mondo sportivo. Tra noi, Sport e Salute e il Governo, deve esserci sempre sintonia, che non vuol dire non avere confronto forte e acceso sulle scelte da fare. Noi rappresentiamo 110, 112 mila società sportive di base, non solo il vertice", le parole del presidente del Coni. "Non litigare con la politica vuol dire essere più accondiscendente o non portare risultati? No. Non litigare vuol dire rendere consapevole la politica che la competenza ce l'abbiamo noi per fare le scelte sportive. E quindi, per poter fare la migliore politica, dobbiamo essere ascoltati. Se la politica la riconosce questa competenza? Io non posso che parlare positivamente per tutte le cose che abbiamo fatto insieme e specialmente per il riconoscimento che ci è stato dato a livello strutturale di contributo economico", ha aggiunto Buonfiglio.
LOS ANGELES CON CURA DEL DETTAGLIO, BILANCIO IN ORDINE
"Come si affronta l'anno di preparazione alle Olimpiadi di Los Angeles? Con la cura del dettaglio, come chiediamo alle atlete e agli atleti. Il primo dettaglio che mi fa piacere sottolineare è che, dopo anni, il bilancio di previsione del 2027 sarà in leggero attivo. Questo è il primo motivo di serenità che trasmettiamo a tutto il mondo che rappresentiamo, perché noi per primi dobbiamo dare un'immagine di efficienza, di corretta gestione e di visione. Nel momento in cui approvi il bilancio di previsione, vuol dire che hai chiaro dove destinare le risorse per ottenere il risultato. I nostri risultati sono cadenzati dalle Olimpiadi e quando ne finisci una, appena si scende dal podio, devi immaginare come risalirci", ha sottolineato Buonfiglio. "L'attenzione delle federazioni, delle direzioni tecniche, dei tecnici, dei gruppi sportivi militari e della preparazione olimpica del Coni è quella di far sì che tutto funzioni bene per arrivare al momento della qualificazione, che sarà nel 2027, l'anno più importante delle Olimpiadi perché per vincere le Olimpiadi bisogna andarci. Le qualificazioni sono davvero selettive per tutte le federazioni e sono estremamente difficili, specialmente per noi che siamo in Europa, dove ci sono 40 federazioni di 40 Paesi estremamente valide", ha aggiunto il numero uno del Coni.
IL SOGNO VEDERE ANTONELLI IN FERRARI
"Kimi Antonelli? Ho avuto il piacere l'anno scorso di cenare con lui a San Marino, in occasione di una premiazione, ed è il figlio e il nipote che tutti vorrebbero avere. Il sogno che penso accomuni tantissimi italiani? Vedere Antonelli in Ferrari. È un piacere vederlo guidare. La Formula 1 è l'esasperazione positiva della ricerca tecnologica, veramente entusiasmante. Lui è eccezionale come persona", ha detto il presidente del Coni parlando del pilota italiano della Mercedes Kimi Antonelli ad un passo dal diventare campione del mondo della F1.
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Fine vita, domani sit-in Pro Vita e Family Day a Verona: “Basta derive regionali, Governo impugni legge Veneto”
(Adnkronos) – "È ora di dire basta, una volta per tutte, alle derive regionali sul suicidio assistito. E per farlo bisogna bloccare le disumane leggi già approvate in alcune Regioni: ora ci rivolgiamo direttamente al Governo, che non può accettare questa deriva da parte di una Regione di centrodestra come il Veneto, spinta dalle posizioni radicali di Luca Zaia e di una Lega che ha tradito i suoi elettori. Ecco perché scenderemo in piazza, con un sit-in, sabato 31 ottobre 2026, alle ore 10:30, in piazza Bra a Verona, per chiedere a Giorgia Meloni di impugnare davanti alla Corte costituzionale la norma approvata lo scorso 2 settembre". Lo annunciano Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, e Massimo Gandolfini, presidente dell'associazione Family Day. "La Consulta ha già smantellato il cuore delle leggi simili di Toscana e Sardegna. Al Governo chiediamo di agire, considerata anche l’ultima legge approvata in Umbria, dal centrosinistra, pochi giorni fa, il 22 ottobre, che ben rappresenta la strada di morte intrapresa dalle Regioni", afferma Brandi. "Da Verona lanceremo un appello netto e senza mezzi termini a tutta Italia: il dovere di un Paese civile non è facilitare o procurare la morte di chi soffre, ma prendersi cura delle persone sofferenti con le cure palliative e, quindi, con la vera applicazione della legge 38/2010", aggiunge Gandolfini.
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Europa divisa sulla Russia. Italiani i più “morbidi”, francesi i più intransigenti
ROMA (ITALPRESS) – L’opinione pubblica europea è divisa a metà sulla strategia da adottare verso Mosca. E’ quanto emerge da un’indagine di Swg e Polling Europe illustrata da Rado Fonda, Head of Research dei due istituti, nel corso di “Primo Piano Europa”, il format televisivo dell’agenzia Italpress.
Il dibattito che attraversa le istituzioni comunitarie e la politica, tra chi chiede sanzioni e chiusura e chi preferisce il dialogo, si ritrova anche tra i cittadini. Il 36% ritiene che l’Europa debba mantenere in ogni caso una linea dura, senza compromessi. Una quota identica, sempre il 36%, preferisce invece un approccio dialogante, che cerchi intese e migliori i rapporti. Un 20% si colloca in una posizione intermedia: nessuna durezza eccessiva, per evitare tensioni.
Le differenze tra Paesi sono marcate. La linea intransigente trova il massimo consenso in Francia, dove arriva al 46%, dieci punti sopra la media europea. In Italia prevale invece l’opzione del dialogo, scelta dal 43% degli intervistati.
Alla base della cautela c’è soprattutto il timore di un’escalation. Il 69% degli europei si dice preoccupato che il conflitto possa degenerare ed estendersi fino a una guerra vera e propria tra Unione Europea e Russia: il 21% è molto preoccupato, il 48% abbastanza. Il restante 31% è meno in apprensione.
Come spiega Fonda, le maggiori inquietudini si registrano nei Paesi dell’Est, più vicini alla Russia, mentre l’Italia presenta la quota più bassa di persone in ansia per un possibile scontro diretto: il 44%.
A orientare gli atteggiamenti incide anche la crisi energetica. L’approvvigionamento di gas dalla Russia si è ridotto drasticamente e, in una fase di forte sofferenza per il potere d’acquisto, appesantito dai prezzi dell’energia, molti cittadini guardano con favore a una ripresa delle forniture.
Sono più della metà quanti la vorrebbero, ma divisi sui tempi: il 32% è favorevole solo dopo la fine della guerra in Ucraina, il 30% anche prima.
“In sostanza gli europei stanno saldamente ancora dalla parte dell’Ucraina, la sostengono – sottolinea Fonda -, ma allo stesso tempo si rendono conto che avrebbero bisogno di una linea più morbida e più tranquilla nei confronti della Russia”, sia per il rischio di un allargamento del conflitto sia per il costo dell’energia.
Il quadro che emerge è dunque quello di un’Europa che non ha ripensato il proprio sostegno a Kiev, ma che fa i conti con timori concreti, di sicurezza e di bilancio familiare.
– Foto Swg-Polling Europe –
(ITALPRESS).
Russia, Novaya Gazeta sfrattata da storica redazione al centro di Mosca: “Ci hanno ucciso”
(Adnkronos) – Dopo 29 anni, sei dei suoi giornalisti uccisi dall'arrivo di Vladimir Putin al Cremlino, il Nobel per la pace del 2021, Novaya Gazeta, il bisettimanale russo indipendente fondato nel 1993 grazie alla donazione di Mikhail Gorbaciov di parte del suo Nobel per la pace del 1990 da Dmitry Muratov e da alcune altre decine di personalità, viene sfrattato dalla sua storica redazione sul viale Potapovsky, nel centro di Mosca. La registrazione della testata (e della costola online Novaya Rasskaz-Gazeta ) era stata ritirata dal Tribunale Basmanny di Mosca nel settembre del 2022, dopo che il giornale, a marzo, era stato costretto a sospendere le pubblicazioni su carta. Il direttore Sergei Sokolov – che era stato di recente convocato dal comitato investigativo per essere interrogato in una escalation di pressioni e che aveva assunto l'incarico di Muratov dopo che questi nel 2023 era stato dichiarato 'agente straniero' – e la giornalista Irina Gordiyenko hanno scritto nella lettera di commiato: "Ci hanno semplicemente buttato fuori, lasciandoci a malapena il tempo di fare le valigie. Chiude il Museo di Anna Politkovskaya, i ritratti dei nostri amici uccisi sono tirati giù dalle pareti".
"Ci hanno ucciso", si legge anche sulla lettera pubblicata sul sito. "Le autorità e i servizi di sicurezza russi hanno costretto la redazione alla chiusura". Il provvedimento di sfratto sarà esecutivo il 9 novembre, spiegano fonti citate da Ekho. In quella data "spegneremo le luci di casa nostra, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo". A settembre, Novaya Gazeta è stata designata come 'agente straniero'. Ad aprile, era stata effettuata una perquisizione della redazione da agenti della sicurezza con il volto coperto, un'altra era stata effettuata a metà di questo mese. La notizia dello sfratto arriva mentre Muratov è diretto in Francia, una delle sue rare uscite dalla Russia, il Paese in cui ha scelto di continuare a vivere per proteggere la redazione e non abbandonare i detenuti politici, per partecipare a una celebrazione del 20esimo anniversario dell'uccisione di Politkovskaya.
Muratov aveva dedicato il Nobel, che aveva vinto insieme alla giornalista originaria delle Filippine con cittadinanza degli Stati Uniti Maria Ressa, ai sei giornalisti e collaboratori di Novaya Gazeta uccisi o morti in circostanze mai chiarite. Nelle loro biografie e nelle storie che hanno scritto è possibile leggere parte della storia più oscura della Russia post sovietica, dalla corruzione di funzionari dello stato ed esponenti di governo eletti agli abusi commessi in Cecenia contro i civili.
Igor Domnikov, morto a 42 anni, nel luglio del 2000, due mesi dopo essere stato violentemente colpito nell'androne del suo palazzo a Mosca. I cinque esecutori dell'aggressione erano stati condannati nel 2007. Il presunto mandante, indicato come Sergey Dorovsky, allora vice governatore di Lipetsk, incriminato per aver commissionato l'uccisione del giornalista che aveva lavorato su casi di corruzione e nepotismo dell'amministrazione locale, aveva festeggiato la chiusura del caso nel 2015, raggiunta la prescrizione.
Yuri Shchekochikhin, vice direttore di Novaya Gazeta e deputato, è morto nel luglio del 2003, 13 giorni dopo essere stato ricoverato per una malattia improvvisa, con sintomi compatibili con l'avvelenamento, pochi giorni prima di partire per gli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto incontrare funzionari dell'Fbi. I primi sintomi erano comparsi mentre si trovava a Ryazan. Aveva lavorato sugli attentati esplosivi nei condomini in Russia che avrebbero innescato la seconda guerra in Cecenia e in diversi casi di corruzione, incluso il caso 'Tri Kita' su cui lavorava al momento della morte, in cui erano coinvolti funzionari dell'Fsb e della Procura generale. Il 7 ottobre del 2006 viene uccisa sulle scale del suo palazzo a Mosca Anna Politkovskaya, la giornalista che per Novaya Gazeta ha seguito le guerre in Cecenia e il sequestro del teatro Dubrovka di Mosca, che aveva cercato di mediare una soluzione non violenta della crisi degli ostaggi della scuola di Beslan. Cinque persone vengono condannate per l'esecuzione dell'assassinio, ma il mandante non viene mai citato. Poco prima dell'annuncio del Nobel, erano scaduti i termini di prescrizione per l'assassinio. Il Nobel a Novaya Gazeta era stato annunciato il giorno dopo il 15esimo anniversario della sua uccisione.
L'avvocato e giornalista Stanislav Markelov e la giovane giornalista Anastasia Baburova, sono stati uccisi a Mosca nel gennaio del 2009. Markelov stava preparando il ricorso in appello contro la scarcerazione di un ex comandante militare russo condannato a dieci anni per l'uccisione di una giovane cecena.
Natalia Estemirova, che oltre a collaborare per Novaya Gazeta era direttrice di Memorial a Grozny, e amica di Politkovskaya e Markelov, è stata uccisa a 51 anni. Nel luglio 2009 il suo corpo fu ritrovato in Inguscezia dopo che era stata rapita a Grozny. "Per decenni, Muratov ha difeso la libertà di espressione in Russia in condizioni sempre più difficili", aveva spiegato il Comitato per il Nobel nella motivazione per l'assegnazione del Premio. Novaya Gazeta allora contava su una redazione di 60 giornalisti. La testata aveva raggiunto tirature di 70mila copie. Il mese scorso, The Atlantic aveva scritto che Muratov la scorsa primavera aveva portato a Washington la medaglia che Gorbaciov gli aveva lasciato, un regalo di Ronald Reagan in ricordo delle loro trattative, per chiedere all'inviato della casa Bianca, John Coale, di impegnarsi per la liberazione dei prigionieri politici in Russia, sul modello di quanto aveva fatto con la Bielorussia, sul modello di quanto Mosca e Washington facevano durante la guerra fredda. Nell'aprile del 2022 era stata fondata a Riga Novaya Gazeta Europe dai molti giornalisti e collaboratori della testata che avevano deciso di lasciare il Paese dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina "per raccogliere il lascito di Novaya Gazeta che per più di 30 anni è stata la testata di maggiore peso nel giornalismo russo", testata che si è "costruita una reputazione con inchieste coraggiose durante il decennio caotico che aveva fatto seguito al collasso dell'Unione sovietica, ulteriormente rafforzando la sua reputazione con i suoi articoli nei primi anni della presidenza di Putin e in particolare sulla seconda guerra in Cecenia".
In una intervista alla Bbc lo scorso agosto, Muratov aveva detto: "Non ci sarà mai una vittoria" russa in Ucraina, Vladimir Putin non potrà presentare più la guerra in Ucraina come una vittoria, qualunque sia il suo esito. Insieme a Svetlana Gannushkina, 84 anni, fondatrice del Comitato per l'assistenza civica, ong per l'assistenza legale e umanitaria ai migranti, Muratov era intervenuto, lei a Strasburgo, lui da Mosca, a una sessione di dialogo del Parlamento europeo con le forze democratiche e attivisti russi, non solo all'estero. Sempre lo scorso giugno, Muratov aveva denunciato "la ricomparsa della figura del professionista della tortura, del carnefice in Russia", documentando il caso di una 14enne arrestata, torturata, stuprata, vittima di istigazione al suicidio e internata in un ospedale psichiatrico, per aver fatto esplodere un petardo che non ha provocato vittime o danni alle cose. Mentre nel settembre del 2022 interveniva su Novaya Gazeta anche la Corte suprema, con la revoca della registrazione del sito web, l'anno successivo la sentenza di primo grado del tribunale Basmanny di Mosca era stata confermata in appello dal Tribunale della città di Mosca. In seguito, le autorità russe avevano bloccato tutti i siti associati alla testata, aveva riassunto Novaya Gazeta Europe. L'allora direttore di Novaya Gazeta, Dmitry Muratov, come Memorial dichiarato oggi organizzazione estremista dalla Corte suprema, era stata insignito del Premio Nobel per la pace nel 2021. Muratov, che nel 2023 è stato dichiarato 'agente straniero', e che aveva quindi rinunciato alla direzione del bisettimanale, è rimasto a Mosca. Pubblica una rivista in meno di mille copie – la soglia che definisce una pubblicazione di massa – che si chiama 'urbi et orbi', per cui lavorano i giornalisti di Novaya Gazeta rimasti in Russia. Ha denunciato l'"auto fascistizzazione" del suo Paese, il reale desiderio di un cessate il fuoco in Ucraina della grande maggioranza dei russi. E proprio nei giorni scorsi ha rilasciato un'intervista al New York Times in cui parla della nuova testata come del "nostro samizdat'.
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I tessuti, i tappeti e gli arazzi del Museo Stefano Bardini di Firenze
(Adnkronos) – Sete preziose, tappeti orientali, arazzi, abiti storici e documenti d'archivio raccontano l'intreccio tra arte, moda, commercio e saperi artigianali nell'universo di Stefano Bardini, il celebre “principe degli antiquari”. Fino al 31 gennaio 2027 il Museo Stefano Bardini di Firenze ospita "Officina Bardini. Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi", terzo capitolo del ciclo espositivo dedicato alla famiglia e alla sua eredità. Dopo "Officina Bardini" (2022), realizzata nel centenario della morte dell'antiquario, e "Officina Bardini: l'arte del legno" (2024), la nuova mostra nasce da due anni di ricerche, studio e restauri e presenta oltre cinquanta opere appartenenti all'Eredità Bardini, alcune delle quali inedite, in dialogo con le collezioni civiche e con prestiti di altre istituzioni museali. Articolato in cinque sezioni tematiche tra il piano terra e il primo piano del museo, il percorso fa emergere una storia che va ben oltre il collezionismo: i tessili furono per Stefano Bardini e per i figli Emma e Ugo oggetti di prestigio, strumenti di affermazione sociale, merci ricercate e modelli per la produzione contemporanea. Dipinti, fotografie, corrispondenze, ricevute, inventari e manufatti restituiscono l'attività di una vera impresa internazionale, capace di connettere botteghe, restauratori, manifatture, collezionisti e musei. Il racconto prende avvio dallo stile della famiglia Bardini, che tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento costruì anche attraverso l'eleganza e il lusso la propria immagine pubblica. Emma, pittrice e intellettuale poliglotta, personalizzava i propri abiti con ricercate applicazioni decorative: in mostra compaiono, tra l'altro, elementi del suo guardaroba e sandali di Salvatore Ferragamo con suola in sughero, affiancati dalle relative ricevute. Ugo, artista e collezionista, interpretava invece il modello del dandy. Ritratti e carte private svelano gli ambienti, le relazioni sociali e i ricevimenti di Villa Bardini. La trama dei fornitori e degli acquirenti rivela la dimensione internazionale dell'impresa. Dalla Firenze delle botteghe specializzate alle manifatture di Parigi, Berlino e Londra, Bardini si procurava lane, sete, velluti e manufatti antichi grazie a corrispondenti come il collezionista e commerciante Adolf von Beckerath o il fornitore parigino Pierre Legendre. Sul versante delle vendite, la clientela comprendeva grandi musei di arti applicate e collezionisti europei e americani. Tra gli episodi documentati spicca il rapporto con il South Kensington Museum di Londra, che acquistò anche un frammento di tappeto persiano raccomandato da William Morris, e quello con lo storico dell'arte Wilhelm von Bode. All'interno dell'impresa, inventari, campionari, libri e fotografie erano strumenti indispensabili per conoscere e valorizzare gli oggetti. Il visitatore incontra frammenti tessili ancora muniti di cartellini numerati, registri commerciali, repertori bibliografici e l'album fotografico Collection Bardini, Étoffes anciennes: un sistema di catalogazione e promozione che consentiva di studiare opere e materiali, documentarne la provenienza e presentare le collezioni a una clientela lontana. Un capitolo importante riguarda gli arazzi, ricercati sul mercato e spesso sottoposti a interventi di ricomposizione e adattamento. Le fotografie e le carte d'archivio permettono di seguire la vicenda della serie delle Quattro Stagioni, probabilmente destinata in origine a Palazzo Salviati al Corso, e di approfondire il riuso di frammenti antichi come rivestimenti per arredi. Tra le opere presentate figura anche una coppia di sedie rivestite con arazzo mille fleurs, provenienti dalla Villa medicea di Cerreto Guidi, a testimonianza del dialogo tra tessitura e arredamento. La sezione dedicata al laboratorio degli arazzi porta alla luce il lavoro delle maestranze, in particolare quello femminile. Una lettera del 1899 documenta il progetto di Stefano Bardini di affidare la sorveglianza del laboratorio alle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli e di formare nuove lavoranti specializzate. Un elenco del 1900 registra ventitré operaie, molte giovanissime; lettere, regolamenti e richieste di sostegno economico raccontano non soltanto la trasmissione di tecniche di tessitura e restauro, ma anche le condizioni concrete del lavoro. Il laboratorio cessò l'attività nel 1901, mentre altre competenze artigianali continuarono a essere impiegate dall'impresa Bardini. Il percorso prosegue con i tappeti orientali, protagonisti del mercato antiquario e dello studio delle arti islamiche tra Ottocento e Novecento. Un aneddoto conservato nelle memorie di Emma racconta la celebre vendita di un tappeto al barone Adolphe de Rothschild; fotografie, pubblicazioni e corrispondenze documentano invece l'attenzione degli studiosi e delle manifatture europee per questi manufatti. I tappeti in mostra, insieme a un esemplare che testimonia le pratiche di lavorazione o restauro, illustrano il rapporto tra pezzi antichi, modelli decorativi e produzioni moderne. Ai tessuti antichi è dedicata una ricostruzione particolarmente significativa: una vetrina della «Stanza delle stoffe» allestita da Ugo Bardini a Palazzo Mozzi, ricomposta con i manufatti originali grazie alle fotografie degli anni Settanta. Velluti, damaschi, lampassi e taffetas dal Quattrocento al Settecento restituiscono il gusto espositivo della famiglia; alla selezione si affiancano tessuti e merletti della Collezione Funghini del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo. La documentazione ricorda inoltre l'invito rivolto a Stefano Bardini per l'Esposizione dei Tessuti e Merletti tenuta a Roma nel 1887, benché il suo nome non compaia nel catalogo. Il dialogo tra antico e moderno emerge anche dai tessuti di Mariano Fortuny, che riprendono suggestioni decorative della tradizione. Chiude il percorso la sezione degli abiti storici, con capi e accessori dal Rinascimento al Settecento: una camicia femminile cinquecentesca in lino ornata di ricami, un corpetto seicentesco in velluto genovese, una marsina maschile settecentesca con gilet coordinato, copricapi e borse. Gli interventi di restauro hanno permesso di recuperarne e studiarne materiali, tagli sartoriali e decorazioni, restituendo valore a testimonianze preziose della storia del costume. Restauri e collaborazioni scientifiche sono parte integrante del progetto. L'Opificio delle Pietre Dure ha contribuito con i settori specializzati nel restauro di manufatti tessili, arazzi e tappeti, nonché di materiali cartacei e membranacei; alle indagini scientifiche hanno partecipato anche il Cnr-Ino e il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Pisa. Un ruolo centrale è svolto dall'Archivio storico Eredità Bardini della Direzione regionale Musei nazionali Toscana -MiC, interessato dal 2019 da un'attività di schedatura e digitalizzazione in collaborazione con l'Università degli Studi di Firenze, la Fondazione Memofonte e l'Università degli Studi di Udine. Oltre agli enti responsabili del progetto, fanno parte del comitato promotore l'Opificio delle Pietre Dure, l'Università degli Studi di Firenze attraverso il Dida – Laboratorio Architettura e Autocostruzione e il Sagas – Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, e la Fondazione Memofonte. Sono enti prestatori il Museo Nazionale d'Arte Medievale e Moderna di Arezzo – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – MiC e le Ville e Residenze monumentali Fiorentine – Villa medicea di Cerreto Guidi e Museo della Caccia e del Territorio. Il progetto espositivo è a cura del Comune di Firenze – Servizio Soprintendente Musei Comunali, del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo e Galleria Mozzi Bardini e della Fondazione Mus.E. La mostra è curata da Marco Betti, Marco Mozzo e Rosario Ruggiero Terrone, con il coordinamento scientifico di Carlo Francini e Valentina Zucchi. L'iniziativa rinnova la collaborazione avviata nel 2022 per valorizzare il patrimonio dell'Eredità Bardini e le raccolte del Museo civico Stefano Bardini. "Con la terza edizione di Officina Bardini rinnoviamo il nostro impegno nella valorizzazione di uno dei patrimoni più affascinanti della storia artistica e culturale di Firenze" ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. "Trame rivelate ci accompagna alla scoperta di tessuti, tappeti e arazzi, restituendo non soltanto la bellezza e la raffinatezza di questi manufatti, ma anche le storie, i saperi artigianali e le relazioni internazionali che hanno contribuito a fare di Stefano Bardini una figura di riferimento nel mondo dell’antiquariato. Questa mostra ha il merito di portare alla luce opere e documenti preziosi, alcuni dei quali presentati per la prima volta al pubblico, e di raccontare un patrimonio che continua a rivelare nuove prospettive di studio e conoscenza. È anche un’occasione per riscoprire il valore delle competenze artigianali, del restauro e della trasmissione dei saperi, elementi fondamentali della nostra identità culturale. Desidero ringraziare il Soprintendente ai Musei Comunali Carlo Francini e la coordinatrice scientifica della Fondazione Mus.E Valentina Zucchi per il lavoro svolto e per il contributo scientifico e organizzativo che ha reso possibile questa nuova edizione di Officina Bardini, insieme a tutte le istituzioni e ai professionisti che hanno collaborato alla realizzazione del progetto". "Questa terza mostra monografica Officina Bardini: Trame rivelate – ha sottolineato Carlotta Paola Brovadan, direttrice regionale Musei nazionali Toscana del Mic – oltre a confermare e rafforzare la partnership con tutte le istituzioni coinvolte, grazie al lavoro dei curatori storici dell’arte della direzione offre per la prima volta agli occhi dei visitatori e degli esperti l’opportunità di riscoprire un caleidoscopio di opere tessili, tra arazzi, tappeti e preziosi pezzi inediti, che compone la ricchissima Eredità Bardini. Inoltre offre anche la possibilità di apprezzare concretamente il lavoro certosino di ricerca e studio dell’Archivio Bardini a tutela di una memoria preziosa finalizzata alla valorizzazione di un patrimonio straordinario." "La mostra Officina Bardini. Trame rivelate – spiegano i curatori – è il frutto di un articolato lavoro di ricerca durato due anni e offre un viaggio inedito e suggestivo nel mondo dell’arte tessile e della moda attraverso le opere e gli oggetti collezionati, commerciati e lavorati da Stefano, Emma e Ugo Bardini. Il percorso espositivo si snoda attraverso una ricca selezione di opere e testimonianze, affiancate da strumenti di lavoro, documenti d’archivio, fotografie d’epoca e cataloghi d’asta, che illuminano, da prospettive diverse, la fitta trama di relazioni intessute dai Bardini: dai facoltosi magnati americani della Gilded Age agli studiosi e ai direttori di museo, fino a grandi protagonisti del Novecento come Gabriele d’Annunzio. La mostra intende così ampliare lo sguardo sulle vicende dei laboratori e delle maestranze, mettendo in dialogo manufatti antichi e moderni, espressione di una sensibilità estetica aggiornata sul gusto dell’Art Nouveau. Tra le opere esposte figurano tappeti di particolare interesse, tra cui uno inedito firmato da Paul Follot, prestigiosi arazzi di provenienza Borghese e manufatti tessili come il tessuto Fortuny. A questi si affianca una selezione di abiti e accessori storici: dalla camicia femminile in lino del XVI secolo al corpetto barocco, dalla marsina settecentesca ai sandali Ferragamo con zeppa in sughero appartenuti a Emma Bardini. Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono la vivacità di un’”Officina” e la ricchezza di un’attitudine collezionistica guidata da un intuito lungimirante e da una straordinaria sensibilità estetica, capaci di conservare, ancora oggi, una sorprendente attualità."
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Fiere, Italian exhibition group nasceva il 1° novembre 2016
(Adnkronos) – Dieci anni di crescita inarrestabile a vantaggio dei territori, degli azionisti e degli stakeholders. Fu davvero un’intuizione geniale quella che originò la prima integrazione fieristica mai avvenuta in Italia. Il prossimo 1° novembre Italian exhibition group festeggerà un significativo compleanno: dalla fusione tra la Fiera di Rimini e la Fiera di Vicenza, il 1° novembre 2016, nasceva Ieg-Italian exhibition group. Un’operazione convintamente voluta dal presidente della Fiera di Rimini, Lorenzo Cagnoni e che vide lo stesso Cagnoni diventare presidente della neocostituita Ieg. Vicepresidente venne nominato Matteo Marzotto che all’epoca presiedeva la fiera berica. Il 28 ottobre 2016, durante la conferenza di annuncio della fusione, anche alla presenza dell’allora sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, ora deputato della Repubblica Italiana, e di quello di Vicenza, Achille Variati (poi europarlamentare) venne tagliata una ‘torta gioiello’ del maestro pasticciere Roberto Rinaldini, con l’intento di celebrare ideal¬mente i due prodotti leader di Rimini e di Vicenza: Sigep e Vicenzaoro. Un merger tra società fieristiche che ancora oggi non ha avuto eguali nel nostro Paese e che negli anni a venire avrebbe posizionato stabilmente Ieg tra i primi 20 organizzatori fieristici al mondo. Alcuni numeri esplicano concretamente l’eccezionale sviluppo messo a segno in questi dieci anni. Ieg dopo l’integrazione fra le due società partì con 270 collaboratori quasi totalmente operativi in Italia e da un fatturato di 119 milioni di euro; il bilancio 2025 ha approvato un valore di produzione di 266,4 milioni e i collaboratori sono saliti a più di 800 in tutto il mondo. Tre anni dopo il merger, la mattina del 19 giugno 2019, ci fu la storica quotazione all’allora mercato MTA (Mercato Telematico Azionario) di Borsa Italiana; il prezzo di collocamento fu di 3,69 euro, ora il titolo ha quadruplicato il suo valore. Per il presidente di IEG, Maurizio Ermeti, “Questi dieci anni ci consegnano un grande player fieristico internazionale che da soli non avremmo potuto essere; un organizzatore di eventi che compete con i top player globali; una nuova, solida casa per l’oro e il gioiello, a Vicenza, che garantirà il futuro di quella community. E a Rimini, il progetto di una straordinaria opera di ampliamento che catalizzerà importanti fiere da tutto il mondo”. “Nel panorama fieristico europeo – dice l’amministratore delegato di Ieg, Corrado Peraboni – rappresentiamo un caso unico. Non una semplice integrazione, ma un progetto indu¬striale capace di trasformare la distanza in valore. In dieci anni, Ieg ha dimostrato che un modello multi-sede può crescere, innovare e competere a livello globale senza perdere radicamento territoriale”. Carlo Costa, oggi chief corporate officer di Ieg, che seguì in prima persona l’operazione della fusione conclude: “Il ‘progetto Ieg’ con il coinvolgimento degli azionisti, e il successivo processo di integrazione ci hanno condotti ad una crescita e maturità professionale che ci hanno resi capaci di affrontare progetti decisivi come la quotazione e il processo di espansione internazionale di questi anni. Grazie IEG!” Attualmente Italian Exhibition Group è impegnata con gli obiettivi del Piano Industriale 2025-2030, che a fine piano prevede il traguardo di ricavi consolidati compresi tra 360 e 365 milioni di euro. Nel prossimo mese di dicembre, per celebrare il decennale, Ieg pubblicherà un libro strenna che narrerà l’evoluzione globale della Società tra il 2016 e il 2026. Il libro avrà anche una versione e-book scaricabile gratuitamente da tutte le piattaforme on line.
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Ue, Bordin “Diritto a restare è una sfida, ricostruzione in Friuli un esempio”
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Ricordo e orgoglio. Sono le due parole attorno a cui Mauro Bordin, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e componente del Comitato europeo delle Regioni, costruisce il messaggio della mostra dedicata ai 50 anni dal terremoto del 1976, che nei giorni scorsi ha fatto tappa a Bruxelles. Lo ha spiegato in un’intervista a Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
Il terremoto “fu un evento tragico, devastante, che rase al suolo interi paesi e portato morte e distruzione”, ha ricordato Bordin, sottolineando come il sisma sia arrivato in una regione che si stava rialzando dopo due guerre mondiali e una forte emigrazione. Il popolo friulano, però, “non si è abbattuto”: con tenacia e caparbietà ha scelto di non arrendersi e di ricostruire “tutto dov’era e com’era”. Da quella stagione, fatta di sinergia tra cittadini, istituzioni, volontariato e aiuti arrivati da ogni parte del mondo, è nato un modello di ricostruzione divenuto riferimento nazionale e internazionale. “Siamo orgogliosi di quello che il Friuli ha fatto – ha aggiunto – e di essere ancora oggi un punto di riferimento in Italia e nel mondo su come affrontare calamità ed emergenze”. Un orgoglio che non cancella la memoria delle vittime e delle famiglie colpite, ma la riafferma “in senso positivo”.
Da qui il collegamento con il “Right to Stay”, cioè garantire che i cittadini europei abbiano il diritto a restare nel luogo che chiamano casa, che per Bordin fu “straordinario” allora e rappresenta una sfida oggi. Il presidente ha richiamato il motto dell’arcivescovo Battisti, “prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”: ricostruire il lavoro per far ripartire l’economia e il sostentamento delle famiglie, poi le abitazioni per permettere a chi era stato accolto in tutta la regione di tornare nei paesi d’origine, infine i luoghi di culto, simbolo di tradizione e radicamento culturale.
Quel principio, secondo Bordin, è oggi una questione aperta in tutta Italia e in Europa, dove i flussi di persone sono molto forti e si cercano altrove opportunità, lavoro, servizi e qualità della vita. “Dobbiamo creare in ciascuna realtà le condizioni affinchè le persone, soprattutto i giovani, abbiano la voglia e la possibilità di costruire lì il proprio futuro”, ha affermato, in comunità capaci di riconoscersi dal punto di vista identitario.
Per rendere concrete le politiche a cui sta lavorando l’Unione Europea, ha chiarito, il diritto a restare non può essere solo “un’enunciazione a parole”. Servono investimenti infrastrutturali e mobilità, e all’Europa Bordin chiede di sostenere non solo le grandi opere strategiche ma anche i collegamenti regionali e locali, essenziali per spostarsi per lavoro o per motivi familiari in tempi adeguati.
Il presidente ha poi richiamato la necessità di recuperare terreno sul piano della rapidità decisionale. Nella competizione internazionale, ha spiegato, Italia ed Europa si confrontano con potenze capaci di decisioni “molto forti e immediate”, mentre da noi i processi sono lenti. “Serve un processo più efficace e tempestivo, con tempi contingentati. Non si vuole bloccare il confronto democratico, che è parte della nostra essenza, ma darsi tempi accettabili, altrimenti le risorse non bastano più per gli investimenti”.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).