(Adnkronos) – Adesso è ufficiale. Carlos Alcaraz stacca il pass per le Atp Finals di Torino e torna al 'Torneo dei maestri'. Lo spagnolo centra la quinta qualificazione consecutiva e raggiunge Alexander Zverev e Jannik Sinner nella crew dei migliori 8 tennisti della stagione. Quella dello spagnolo è però una qualificazione particolare, visto che al momento occupa la quarta posizione nella 'race', la classifica stagionale. Alle spalle di Ben Shelton, oggi terzo ma… ancora non sicuro di poter prendere parte alle Finals. Il motivo? A garantire allo spagnolo il pass per Torino è una specifica norma Atp, per cui un giocatore capace di conquistare almeno uno Slam durante la stagione debba essere qualificato alle Finals anche senza chiudere tra i primi sette della 'race', a patto di finire però tra l'ottava e la ventesima posizione in classifica. Rispettando quindi i requisiti previsti dal regolamento. Alcaraz, forte del successo agli Australian Open, ha dunque già in tasca i requisiti necessari. Alle Atp Finals ci sarà la possibilità di vedere ancora una volta due italiani. Mentre l'anno scorso c'era stato Lorenzo Musetti a far compagnia al numero uno Jannik Sinner, quest'anno potrebbe toccare a Flavio Cobolli. Il tennista romano, finalista al Roland Garros, è oggi quinto nella 'race' con 3.530 punti (oltre mille punti di vantaggio su Rafa Jodar, nono a quota 2.509) ed è dunque in piena corsa per il torneo che sancirà la chiusura della stagione. Un obiettivo mai nascosto dall'azzurro, che dovrà guadagnare gli ultimi e decisivi punti nei tornei delle prossime settimane.
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Atp Finals, Alcaraz raggiunge Sinner a Torino e Cobolli resta in corsa: come cambia la race
Calci e insulti al rabbino alla fermata del bus, tre fermati a Milano
(Adnkronos) – Un rabbino della Comunità ebraica di Milano è stato aggredito fisicamente nel pomeriggio di oggi, mentre si trovava alla fermata di un autobus in zona Bande Nere, a Milano. Secondo quanto riferito all'AdnKronos da membri della Comunità, l'uomo sarebbe stato avvicinato e molestato da tre persone, che lo avrebbero insultato, picchiato (con un calcio anche sui testicoli) e gli avrebbero sottratto la kippah. Sul posto sono intervenuti i volontari della sicurezza della Comunità e le forze dell'ordine. I tre presunti aggressori sono stati successivamente fermati e arrestati in una vicina stazione della metropolitana. Il rabbino, secondo quanto riferito, si è recato in questura per formalizzare la denuncia e non ha avuto bisogno di cure mediche né di ricovero ospedaliero. La Comunità riferisce che i tre fermati sarebbero di origine araba. "Siamo a cavallo dell'approvazione del disegno di legge sull'antisemitismo e questa è un'aggressione a scopo razziale. Vorrei dirlo ai partiti che non lo votano e che vanno alla Camera con i cartelli di svegliarsi: la colpa è solo loro". Così il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, commenta all'Adnkronos l'aggressione. "Il clima è diventato sempre più difficile", conclude Meghnagi. "Queste sono aggressioni antisemite, a scopo razziale: non per rubare un portafoglio o 50 euro". "È molto grave quanto avvenuto oggi a Milano e denunciato dal presidente della Comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi. L’aggressione violenta ai danni di un rabbino, colpito con calci e pugni, insultato e umiliato mentre si trovava alla fermata di un autobus, rappresenta un episodio inquietante che non può essere sottovalutato. Esprimo la mia piena solidarietà e vicinanza al rabbino aggredito e alla Comunità ebraica di Milano. La violenza e l’odio antisemita non possono trovare spazio nella nostra società e devono essere contrastati con fermezza, attraverso l’accertamento dei fatti e l’individuazione delle responsabilità. In attesa che le indagini chiariscano dinamica e movente dell’aggressione, è necessario non lasciare spazio all’intolleranza e alla violenza, riaffermando con forza i valori di rispetto, convivenza e libertà che sono alla base della nostra democrazia". Lo dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica.
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Europa League, oggi Milan-Benfica – Diretta
(Adnkronos) – Torna in campo il Milan. Oggi, mercoledì 16 settembre, i rossoneri ospitano il Benfica a San Siro, nella prima giornata della fase campionato di Europa League. La squadra di Amorim arriva alla sfida quattro giorni dopo il pareggio in rimonta per 2-2 all'Olimpico contro la Lazio, mentre i portoghesi hanno battuto il Gil Vicente per 3-1 nell'ultimo turno di Primeira Liga. Calcio d'inizio alle 21.
Dove vedere la partita? La sfida di Europa League tra Milan e Benfica sarà visibile in diretta tv su Sky Sport e in streaming su Sky Go e Now. Nella seconda giornata di Europa League, il Milan affronterà il Salisburgo in trasferta, giovedì 15 ottobre alle 18:45.
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La Cina lancia in orbita nove satelliti dalle acque al largo di Shanghai
SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Oggi la Cina ha lanciato nove satelliti nelle orbite prestabilite dalle acque al largo della costa di Shanghai, nella Cina orientale.
La missione di lancio è stata condotta dal Centro di lancio satellitare di Taiyuan. I satelliti, un nuovo gruppo della Costellazione Qianfan e un satellite per i test tecnologici EUHT, sono decollati alle 6:00 del mattino, ora di Pechino, a bordo del razzo vettore Gravity-1 Y3. La missione è stata dichiarata un completo successo.
Secondo OrienSpace, azienda aerospaziale commerciale cinese che ha sviluppato il razzo, la missione ha stabilito nuovi record per un singolo lancio marittimo cinese in termini di peso del carico utile e altitudine orbitale, con un peso netto del carico utile superiore a tre tonnellate e un’altitudine di inserimento in orbita di circa 800 chilometri. Il lancio ha inoltre verificato l’adattabilità del modello di lancio marittimo alle missioni con carichi utili satellitari di medie e grandi dimensioni.
Il razzo Gravity-1 ha finora effettuato quattro lanci dal mare, tutti conclusi con successo. La missione odierna ha segnato il primo lancio di un Gravity-1 finalizzato alla messa in rete di una grande costellazione di satelliti Internet in orbita terrestre bassa.
Secondo OrienSpace, i satelliti a bordo del razzo sono stati prodotti a Shanghai e lanciati dalle acque al largo della città. Questo coordinamento tra terra e mare contribuisce a migliorare l’efficienza complessiva sia della produzione spaziale commerciale sia delle operazioni di lancio.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-
Djokovic torna in campo a Pechino (con Sinner): “Felice di esserci”
(Adnkronos) –
Novak Djokovic c'è. Non pensa ancora al ritiro e rilancia. Dopo la prematura uscita di scena agli Us Open, con sconfitta (e lacrime) al debutto contro Mariano Navone, il fuoriclasse serbo tornerà in campo in Cina. L'ex numero uno del ranking Atp sarà presente all'Atp 500 di Pechino, al via il prossimo 30 settembre. Una vera sorpresa, considerando un'assenza dal torneo asiatico (vinto sei volte in carriera) che durava dal 2015. L'annuncio è arrivato tramite i social dallo stesso giocatore, che ha dato l'ufficialità con un video: "Sono molto felice di annunciare che tornerò al China Open". L'edizione 2026 del torneo di Pechino è molto attesa dagli appassionati anche per il possibile ritorno in campo di Jannik Sinner, nelle ultime settimane al lavoro per risolvere un problema al ginocchio. Per l'azzurro, la stagione asiatica sarà cruciale per avvicinarsi alle Atp Finals, l'ultimo grande appuntamento della stagione tennistica. La presenza contemporanea di Djokovic e Sinner potrebbe dunque regalare ulteriore interesse al torneo cinese, con il serbo pronto a riabbracciare una manifestazione che in passato lo ha visto grande protagonista.
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De Meo (Fi): ‘Manca vera politica difesa comune. Estendere clausola mutua difesa agli attacchi ibridi’
(Adnkronos) – L'Unione europea non dispone ancora degli strumenti per garantire la propria sicurezza, dalla difesa militare alla resilienza contro gli attacchi ibridi, mentre sul piano politico la crescita degli estremismi impone un cambio di passo. Lo sostiene Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia (Ppe), intervenuto nella diretta Adnkronos "Lavori in Corso" presso il Parlamento europeo. Oggi l'Ue non può sviluppare una deterrenza almeno pari a quella della Nato "perché non abbiamo costruito nel corso di questi anni una politica di difesa comune intesa realmente", e "non semplicemente, come qualcuno intende far credere, come esercito comune", rileva De Meo. L'Unione, spiega, non dispone di una base industriale che permetta di approvvigionarsi in maniera autonoma e indipendente: "anche alla luce dei nuovi scenari imposti dalla presidenza americana, noi risultiamo particolarmente deboli". L'obiettivo, precisa, non è creare un sistema alternativo alla Nato, ma rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza. Occorre "prendere atto di queste infinite provocazioni", cioè gli attacchi ibridi sempre più frequenti sul suolo europeo, "che altro non sono che un test" utilizzato dal presidente russo Vladimir Putin "o chi per lui" per verificare la capacità di reazione dell'Ue. "Noi dovremmo prendere spunto da questi episodi per convincerci ancora di più di accelerare i tempi, visto che ancora temporeggiamo, non abbiamo un'architettura istituzionale, una governance che ci permetta di recuperare anche la nostra credibilità e la nostra deterrenza", avverte l'eurodeputato. De Meo ricorda che per 80 anni l'Europa ha "demandato ad altri" la propria sicurezza, e che non è Donald Trump, "che in maniera forse insolita e impropria ci sta mettendo davanti alle nostre responsabilità", ad averlo evidenziato per primo: si tratta di "responsabilità antiche, che ci sono state già evidenziate anche da altre presidenze americane". Più che discutere degli importi da spendere, oggi occorre capire "in che modo spendere queste risorse, dotarci di quell'autonomia strategica che ci permetta di avere una responsabilità puntuale e compiuta su questa parte del globo", anche in vista del riallineamento Usa sul teatro indo-pacifico. Occorre anche "accelerare i tempi e garantirci una difesa migliore in termini molto più ampi di quello che può essere il semplice armamentario: noi dobbiamo investire in tecnologia, in autonomia energetica, in autonomia sanitaria", osserva De Meo, segnalando il rischio che tra attacchi ibridi o cause naturali si possano presentare sfide di natura chimica o patogena: "lo scioglimento degli acciai ci sta ponendo di fronte alla possibilità che i nuovi agenti patogeni non siano contenibili con le attuali nostre ricerche e disposizioni". L'eurodeputato denuncia una "mancanza di volontà politica" nella costruzione di un'Ue della difesa: "abbiamo alcuni strumenti che sono solo l'inizio di un percorso molto più ampio, che fa riferimento ovviamente a una strategia industriale, a una quantità di risorse che è completamente insufficiente per poter compensare quello che è il lavoro che ci resta da fare". Serve costruire "una cultura e un sistema di sicurezza che vada ben oltre quelle che sono le polemiche demagogiche di alcuni che vogliono contrapporre le spese della difesa della sicurezza ad altro tipo di spesa". Come conclude De Meo, mentre Russia, Cina e America "hanno compreso le nostre potenzialità se fossimo uniti realmente, se fossimo integrati, noi siamo i primi invece che non riusciamo a renderci conto di questa nostra capacità di incidere sullo scenario geopolitico internazionale". Su questo fronte, De Meo rilancia una proposta concreta: estendere anche agli attacchi ibridi la clausola di difesa reciproca dell'Unione europea, l'Articolo 42.7 del Trattato Ue. L'eurodeputato sottolinea che la Commissione Sicurezza e difesa dell'Eurocamera in cui siede sta lavorando a un rapporto d'iniziativa in tal senso, con l'obiettivo di "creare le basi giuridiche per capire qual è la governance che permetta all'Europa di intervenire in maniera complementare" rispetto alla Nato. Il tentato attacco all'aeroporto di Lipsia, attribuito da Berlino a Mosca, non è un episodio isolato, avverte De Meo: "ogni giorno ne avremo tanti altri, molti dei quali invisibili, tanti altri invece un po' più evidenti". Tali episodi evidenziano la "nostra vulnerabilità" e la "mancata consapevolezza di dover vedere la sicurezza e la difesa in una maniera omnicomprensiva, non declinandola in una dimensione militare, perché sarebbe troppo riduttivo". Tutti gli Stati membri devono dunque aumentare gli investimenti in sicurezza "intesa in maniera molto più ampia rispetto a quello che può essere il dibattito politico, soprattutto di quello di tipo nazionale, che contrappone le spese sulla sicurezza alle spese sul welfare piuttosto che sull'istruzione, commettendo un grave errore", rileva l'eurodeputato. Gli attacchi ibridi, avverte, "possono diventare veramente una vulnerabilità al quale noi non possiamo restare impreparati", da qui la necessità di creare "infrastrutture di resistenza" capaci di rispondere a minacce che vanno dai droni agli attacchi cyber, dagli agenti patogeni alla disinformazione. Il tema degli estremismi trova un riscontro concreto nel voto in Sassonia-Anhalt, dove l'AfD ha registrato un'affermazione che, secondo De Meo, deve "interrogare tutti sul ruolo che la politica ancora una volta non riesce a esercitare intercettando le reali esigenze dei cittadini e delle imprese". In Europa occorre "recuperare un pragmatismo che abbiamo perso" per far fronte all'avanzare degli estremismi populisti, rifocalizzandosi sulle priorità economiche vissute quotidianamente dai cittadini. "Purtroppo non possiamo negare che anche alcune strategie europee hanno alimentato questa fragilità economica e sociale dentro la quale si è inserita, ovviamente, una forza populistica e demagogica", rileva l'eurodeputato. Oggi il progetto europeo "è l'unica possibilità che abbiamo, rispetto a un passato che qualcuno immaginava poter essere alternativo ad altre forme", ma deve "recuperare concretezza, pragmatismo, e fare tesoro degli errori commessi" per contenere risposte emotive, come sta avvenendo con gli atti di semplificazione al vaglio dell'Eurocamera, frutto di anni di complicazione burocratica. Il dato della Sassonia-Anhalt "deve preoccupare anche l'Italia, e gli altri Paesi che nel 2027 andranno al voto", prosegue De Meo. L'obiettivo è "contenere quella emotività" che favorisce "l'effetto elastico: partiti che arrivano a percentuali importanti per poi scendere subito dopo perché vengono meno, giustamente, alle aspettative", come avvenuto anche in Italia in un contesto di "rigetto rispetto alla politica convenzionale". Un clima, osserva, "che qualcuno sta utilizzando per poter recuperare una visibilità politica che non avrebbe avuto diversamente", perché "la protesta è semplice", ma è difficile attuare e rendere credibile una proposta.
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Ue, Annunziata: ‘Dietro attacchi ibridi c’è Putin. Non riarmo ma difesa adeguata’
(Adnkronos) – La spinta dell'Unione europea verso la preparazione bellica, gli attacchi ibridi che si moltiplicano nel continente e la crescita dei partiti estremisti sono tre facce della stessa fase storica. Questa la tesi offerta da Lucia Annunziata, eurodeputata dei Socialisti e Democratici eletta in quota Pd e membro sostituto della Commissione Sicurezza e difesa all'Eurocamera, intervenuta nella diretta Adnkronos "Lavori in Corso" presso il Parlamento europeo. "Ancora noi non abbiamo fatto capire, o forse noi non l'abbiamo capito bene, che qui non si tratta di riarmo, si tratta di difesa", osserva l'eurodeputata nel corso del dibattito a cui prendeva parte anche Salvatore De Meo (Forza Italia/Ppe). "E perché si tratta di difesa? Perché abbiamo poche armi? No, perché non abbiamo una difesa adeguata a quello che è diventata la guerra. Questo bisogna dirlo". Annunziata precisa di non annoverarsi tra i guerrafondai, "però penso che se le cose cambiano bisogna cambiare con le cose e cercare di capirle, starci dentro". I conflitti moderni, spiega, non impongono più la produzione di elementi massicci come carri armati, sottomarini e portaerei: la guerra "sarà un mix di cose leggere, soprattutto legate alle tecnologie", a partire da quelle che "tengono gli uomini fuori dalla prima linea". Gli esperti Nato, ricorda, prevedono conflitti tra satelliti di grandi nazioni, mentre sul terreno occorrerà "puntare sulla velocità e sugli snodi" cruciali, come le centrali elettriche. "C'è un passaggio in cui fondamentalmente la guerra sarà più 'cattiva', perché con i droni si arriva a casa tua mentre pranzi", continua, osservando però che sarà anche più "pulita": il mondo dell'acciaio, che ha portato ai due conflitti mondiali, "di fatto è andato via. Non c'è più. Oggi c'è il mondo delle tecnologie". Da qui la correttezza di parlare non di riarmo ma di prontezza alla difesa, coinvolgendo anche la sfera civile. L'eurodeputata chiude il ragionamento richiamando la Costituzione italiana, che prevede che uno Stato debba difendere i propri cittadini". Sul fronte degli attacchi ibridi che si moltiplicano in Europa – come i quasi 600 droni volati su obiettivi sensibili nel solo Belgio nel giro di un solo anno – Annunziata si dice "personalmente convinta" che dietro vi siano Vladimir Putin e le sue ambizioni revisioniste di ricostruzione dell'impero russo. "C'è qualche cosa in queste operazioni che è molto putiniano", osserva, sottolineando che il presidente russo "è l'unico che effettivamente avrebbe interesse" a mantenere questo tipo di pressione sull'Europa. "Lui è una persona che ha un problema: deve vincere. Tutta la sua capacità e la sua forza politica è nella sua vittoria, perché è un patto che ha fatto con la Russia: 'io vi riporterò al grande impero'", continua l'eurodeputata, ricordando che al momento il leader russo non sta vincendo per via della resistenza ucraina. Il sospetto, spiega, è che Putin "stia mettendo alla prova la determinazione dell'Europa" e la sua capacità di reazione, al fine di testare la reattività dell'Articolo 5 della Nato, la clausola di difesa collettiva, "per vedere se noi abbiamo, alla fine, dopo tutte queste chiacchiere, la capacità effettivamente di scendere in guerra". In questo quadro, gli attacchi ibridi rappresentano "il modo più efficace per tenere in ballo tutti i nostri meccanismi di controllo", agendo al contempo a livello psicologico sulla popolazione europea attraverso il senso di insicurezza che generano. Spostando l'analisi sul fronte politico interno, Annunziata individua nella deindustrializzazione il "vero problema in Europa" alla base della crescita di partiti estremisti e populisti: quella parola, come osserva, racconta tutto l'ultimo decennio. "L'Europa ha perso di colpo l'industria. La tecnologia ha deciso di non farla più, per lasciarla agli americani e far pagare solo comodamente le tasse a quelli della high-tech", prosegue. "Ci troviamo di fronte a una situazione in cui abbiamo perso la grande industria, e siamo ancora lì. Credo che questo sia il punto: in questo momento non c'è un motore industriale, o anche un pensiero sulla reindustrializzazione". Da qui la necessità, secondo l'eurodeputata, di sviluppare "un pensiero più strutturale, un'analisi più precisa e articolata", senza farsi paralizzare dalle sconfitte politiche. "Nella politica si vince, si perde, la gestione del mondo è fragile come siamo fragili tutti noi. Però bisogna stare attenti anche a fare delle analisi un po' più precise di quelle che facciamo". In quest'ottica, Annunziata si dice convinta della necessità di distinguere le "enormi differenze" tra le varie formazioni definite genericamente di destra estrema: per esempio tra l'AfD tedesca e "le destre molto più fattuali, molto più legate all'economia", come quelle svedese e francese. Tra la leader del Rassemblement National Marine Le Pen e quella di AfD Alice Weidel, osserva, "mi pare che ci siano delle tradizioni, e anche delle linee politiche, molto diverse", pur riconoscendo che entrambe porterebbero avanti i temi della remigrazione e le questioni culturali e identitarie come la lotta al woke.
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Cellule Car-T per curare bambino di 3 anni, raro tumore al fegato in regressione completa
(Adnkronos) –
Una buona notizia e una nuova strada nella lotta ai tumori rari: la regressione completa di un epatoblastoma – il tumore epatico pediatrico più diffuso – in un bambino di 3 anni trattato con una nuova immunoterapia. Il piccolo paziente ha ricevuto due infusioni di cellule Car-T specifiche per il glicipicano-3 ed esprimenti congiuntamente interleuchina-15 e interleuchina-21. A raccontare il caso clinico – lo studio è stato pubblicato sul 'New England Journal of Medicine' – sono i medici del Texas Children's, del Baylor College of Medicine e del Seattle Children’s. Il paziente è stato arruolato nello studio 'Care': una sperimentazione di fase 1 volta a valutare le cellule T con recettore antigenico chimerico specifico per la glicipina-3 (GPC3-CAR) e potenziate con interleuchina-15 e -21 (IL15 e IL21). "Il bambino presentava inizialmente un voluminoso tumore epatico primitivo con metastasi polmonari – ricostruiscono i medici del Texas Children's sul proprio sito – Prima dell'arruolamento nello studio 'Care', il paziente era stato sottoposto a tre linee di chemioterapia e alla resezione completa del tumore epatico primitivo e di due metastasi polmonari. La malattia non rispondeva più alla chemioterapia e, al momento dell'arruolamento nello studio 'Care', era comparsa una nuova metastasi polmonare dopo l'intervento chirurgico". L'immunoterapia è stata sviluppata a partire dalle cellule del paziente stesso presso i laboratori certificati Gmp (Good Manufacturing Practices) del Center for Cell and Gene Therapy, utilizzando due vettori: uno codificante per il Car-T di seconda generazione diretto contro GPC3 e l'altro codificante per IL-15, IL-21 e il meccanismo di sicurezza basato sulla caspasi 9 inducibile (che i ricercatori del Center for Cell and Gene Therapy avevano precedentemente dimostrato essere in grado di controllare l'espansione delle cellule Car-T). Sono state somministrate due infusioni a distanza di otto settimane, in regime ambulatoriale. "Dopo la prima infusione è stata osservata una risposta parziale, mentre gli esami di diagnostica per immagini hanno mostrato la completa risoluzione della malattia metastatica dopo la seconda infusione. Non si sono verificate tossicità limitanti la dose né sindromi da rilascio di citochine. A un anno dal trattamento, la regressione completa persiste", evidenziano i clinici. "Questo caso dimostra che è possibile ottenere una risposta completa e duratura in un tumore solido resistente alla chemioterapia interamente in regime ambulatoriale, senza tossicità sistemica", ha affermato il primo autore, David Steffin, vice responsabile della terapia cellulare e del trapianto di midollo osseo presso il Texas Children’s e professore associato di pediatria (ematologia e oncologia) presso il Center for Cell and Gene Therapy della Baylor. "Questo studio fornisce la prova che queste innovative cellule Cart-T potrebbero rappresentare una modalità terapeutica sicura ed efficace per l'epatoblastoma ed evidenzia la necessità di ulteriori valutazioni in pazienti affetti da tumori solidi GPC3-positivi", ha spiegato l'autore 'corrispondente', Andras Heczey, ricercatore principale presso il Seattle Children’s e professore di pediatria (ematologia-oncologia) presso la University of Washington School of Medicine. All'epoca della ricerca, Heczey lavorava presso la Baylor e il Texas Children’s.
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Scontro Grillo-Conte sul simbolo M5S, niente problemi con nuova legge elettorale per l’ex premier: raccolta firme non impatta
(Adnkronos) – Il ritorno di Beppe Grillo sulla scena politica sta mescolando le carte in tavola. Se è vero che l'ex garante del Movimento 5 stelle a Pulp Podcast non dovrebbe aver parlato di voler costituire un nuovo partito, è altrettanto vero che non intende lasciar cadere nel vuoto la causa intentata contro Giuseppe Conte per riprendersi il nome e il simbolo della creatura a cui ha dato la luce. I tempi per una sentenza sono tutt'altro che vicini, anche perché la prima udienza è stata rinviata a data destinarsi, e quindi la decisione dei giudici potrebbe non arrivare prima della fine della legislatura. Se però il comico genovese dovesse vincere il contenzioso in tempo, questo potrebbe diventare un problema per l'ex premier. Non, però, alla luce della riforma elettorale, a cui manca solo l'ultimo disco verde per diventare legge. Le firme richieste per le nuove formazioni politiche, infatti, non rappresenterebbero un ostacolo per Conte. "La causa intentata da Grillo e dal MoVimento 5 stelle da lui guidato contro l'associazione presieduta da Giuseppe Conte potrebbe avere effetti sulla titolarità e sull'uso dei segni distintivi del M5s da quel momento in avanti, ma non potrebbe in ogni caso mettere in discussione il risultato elettorale del 2022 che ha portato il partito guidato da Conte a costituire un gruppo parlamentare in entrambe le Camere fin dall'inizio della legislatura e, comunque, esistente alla fine del 31 dicembre 2025", spiega interpellato dall'Adnkronos Gabriele Maestri, esperto di simboli politici. "Quel soggetto politico – assicura- non dovrebbe raccogliere le firme per presentare le liste. Tutt'al più, se Grillo avesse ragione in tribunale, il M5s rappresentato in Parlamento dovrebbe valutare l'opportunità di presentarsi con un contrassegno diverso, per evitare ogni tipo di contestazione". Una certezza anche per il Movimento 5 stelle. Ammesso che è "improbabile" che Grillo vinca il contenzioso in tribunale per riprendersi il nome e il simbolo, premette Alfonso Colucci, notaio e capogruppo dei 5stelle in commissione Affari costituzionali alla Camera raggiunto dall'Adnkronos. Che poi argomenta: "Noi abbiamo già il gruppo parlamentare. La nuova legge elettorale, se verrà approvata, prevede che siano esentati dalle firme i gruppi parlamentari costituiti. In questo caso il simbolo segue il gruppo, non è il gruppo che segue il simbolo. E' l'abc".
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Pirozzi (IAI): ‘Von der Leyen innovativa sui cittadini, ma poco geopolitica’
(Adnkronos) – “Un discorso molto interessante”, con due elementi particolarmente innovativi: l’attenzione alla dimensione del cittadino e della sua protezione e il nuovo ponte lanciato con il Canada e con gli altri Paesi “like-minded”. Lo ha detto all'Adnkronos Nicoletta Pirozzi, vice direttrice dell'Istituto Affari Internazionali, durante l'incontro Soteu, il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato ogni anno dal presidente della Commissione europea al Parlamento europeo al fine di presentare le priorità dell'Unione per l'anno a venire, trasmesso in diretta presso Spazio Europa Experience a Roma. “A livello europeo si è presa coscienza che, per essere competitivi e sicuri a livello internazionale, è necessario guardare all’impatto delle grandi crisi sul cittadino comune e ricostruire un legame di fiducia tra le istituzioni europee e i cittadini”, ha osservato Pirozzi. Secondo l’esperta, questo serve anche a rendere “le nostre società democratiche più resilienti e quindi più capaci di rispondere alle ingerenze esterne”. Pirozzi ha poi sottolineato l’apertura verso il Canada di Mark Carney e gli altri Paesi che condividono con l’Europa “lo stesso complesso di valori e la stessa attenzione per l’individuo”. Il nuovo status di Paesi associati, ha spiegato, “è un’indicazione politica molto forte sul ruolo che l’Europa immagina a livello internazionale”, anche se resta da capire come potrà essere realizzato concretamente. Quanto agli elementi critici, Pirozzi ha definito il discorso “fortemente programmatico, ma poco geopolitico”. “È mancato un po’ il disegno per la futura governance europea”, ha detto, sottolineando l’assenza di riferimenti alla necessità di superare l’unanimità nelle decisioni dell’Ue. Un’altra questione riguarda le risorse: “Come l’Unione europea si sta attrezzando con il suo bilancio pluriennale per realizzare tutti gli ambiziosi obiettivi indicati da von der Leyen?”. Infine, secondo Pirozzi, è mancata “una spinta politica per qualcosa di più” sullo scenario mediorientale. La presidente della Commissione, ha osservato, ha rivolto agli Stati membri “un po’ un rimprovero” per non essere riusciti ad assumere decisioni contro le azioni illegali di Israele a maggioranza qualificata, ma senza imprimere una svolta politica più incisiva.
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