(Adnkronos) – In un mondo più freddo, fragile e ostile, l'Unione europea "ha scelto di tracciare la propria strada" e sta emergendo "più forte e indipendente", rimanendo l'unica scelta in grado di "garantire vera sovranità agli europei". Dall'avvio del suo discorso annuale sullo Stato dell'Ue, una radiografia del progresso del blocco e le sfide su cui concentrarsi andando avanti, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha irradiato un senso di sicurezza. In quasi un'ora e mezza ha passato in rassegna le questioni più importanti davanti alla plenaria del Parlamento europeo, cercando di dare sostanza alla sua premessa: in "tempi eccezionali" di straordinaria precarietà, l'Ue è sulla rotta giusta. L'elemento più dirompente del discorso è stata certamente l'apertura al Canada, Paese alle prese con tante delle stesse turbolenze geopolitiche che interessano quelli Ue e in fase di avvicinamento al Vecchio Continente: tanto che von der Leyen vorrebbe che diventasse il primo "membro associato" del blocco. Un'offerta senza precedenti e ancora da definire con le capitali nei suoi dettagli, rivolta direttamente al premier canadese Mark Carney, seduto tra le prime file nell'emiciclo. Al leader che lo scorso gennaio parlava di "rottura" dell'ordine mondiale e auspicava un'alleanza di medie potenze per resistere al bullismo dei giganti, la titolare della Commissione ha offerto un'alleanza ambiziosa e di ampio respiro che spazia dalla tecnologia alla difesa, dall'energia ai minerali critici, passando per l'intelligenza artificiale e l'Artico. A diversi mesi di distanza il dossier della Groenlandia, esemplificativo degli scossoni provenienti da oltreoceano che hanno interessato l'Ue nell'ultimo anno, si è fatto strada nella psiche della leadership dell'Ue: con il deterioramento della sicurezza internazionale e l'erraticità degli Usa di Donald Trump arriva anche la volontà di prendersi più responsabilità per la propria sicurezza. In questo contesto è emersa la seconda proposta d'effetto della presidente della Commissione, ossia la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, organo esecutivo che si ipotizza da anni ma che ha assunto nuova urgenza. In parallelo, ha detto von der Leyen, è tempo che l'Ue si doti di un protocollo di emergenza sulla falsariga dell'Articolo 4 della Nato, per cui gli Stati alleati devono consultarsi ogni volta che, a giudizio di uno di essi, siano minacciate sicurezza, integrità territoriale o indipendenza politica. Nel suo discorso la presidente dell'esecutivo europeo si è mostrata altrettanto combattiva sul dossier cinese, sottolineando che lo squilibrio commerciale con l'Ue oggi è pari a un miliardo di euro al giorno: "il secondo China Shock è già qui", ha avvertito, e si vede "nelle nostre comunità e nelle fabbriche in tutta la nostra Unione: porta alla deindustrializzazione dei cuori industriali dell'Europa. Questo è insostenibile". Serve dunque a poco intervenire su prezzi dell'energia, riforme e investimenti se il terreno di gioco non è bilanciato, motivo per cui l'Ue intende usare "tutti gli strumenti a nostra disposizione" per riequilibrare il rapporto commerciale con la Cina. "Le parole sono importanti. Ma i fatti lo sono di più", ha aggiunto, lasciando intendere che le interlocuzioni in corso con Pechino non stanno sortendo gli effetti desiderati. Sul versante mediorientale von der Leyen ha tuonato sia contro la decisione del governo israeliano di portare avanti l'"inaccettabile" progetto illegale di insediamento E1, che spezzerebbe la continuità territoriale della Cisgiordania, sia contro i Paesi dell'Ue, che nello scorso anno "non sono riusciti a raggiungere" un accordo di maggioranza per agire, seguendo le proposte delineate da lei stessa. Nel mirino della presidente della Commissione anche la frammentazione delle capitali Ue, tra quelle che si sono mosse per sanzionare Israele e quelle che si sono dimostrate eccezionalmente restìe sul tema. "Quando l'Europa è divisa, non può cambiare il corso degli eventi", ha detto, aggiungendo che è compito dell'Ue "tenere viva la fiamma" della soluzione a due Stati. Volgendo lo sguardo più vicino all'Ue, von der Leyen ha promesso il "massimo sostegno" all'Ucraina in vista di un inverno particolarmente duro e l'impegno delle istituzioni Ue nell'aumentare la pressione sulla Russia, migliorando l'applicazione delle sanzioni esistenti e chiudendone le falle. E a poca distanza dall'elezione in Sassonia-Anhalt che ha riacceso le preoccupazioni europee sull'emergere dell'estrema destra, la titolare della Commissione ha messo in guardia contro chi strumentalizza le preoccupazioni reali e legittime degli europei "per creare divisioni tra noi. A volte dall'esterno, e troppo spesso dall'interno". Passando poi all'attacco: "Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropeisti, che si tratti dell'interferenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso: disprezzano i nostri valori e vogliono spezzare la nostra unità europea". Non sono mancati gli interventi collegati agli eventi che hanno scosso l'estate degli europei: migranti, incendi e intelligenza artificiale. Von der Leyen ha parlato esplicitamente di Ceuta, alle prese con le conseguenze della massiccia violazione della frontiera di fine luglio, ribadendo che l'exclave spagnola "è Europa" e che l'Ue sarà "al fianco" dei suoi abitanti. Gli strumenti europei "devono evolversi, in particolare per le situazioni di emergenza", ha proseguito, sottolineando la necessità di mezzi "per proteggere i propri confini in ogni momento, soprattutto negli scenari in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati". Arriverà dunque la proposta per un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze, da attivare in presenza di criteri "rigorosamente definiti" entro cui "consentirà una flessibilità limitata". Quella appena trascorsa è stata anche "l'estate della verità" per il cambiamento climatico, ha osservato von der Leyen, ricordando gli incendi che hanno colpito diversi Paesi europei causando 660.000 ettari di territorio bruciati, circa 12 milioni di tonnellate di raccolti perduti e oltre 35.000 morti in più durante le ondate di calore. "Questi sono stati i mesi estivi più caldi di sempre, ma probabilmente i più freschi degli anni a venire", ha avvertito, indicando il clima come uno dei due punti-chiave da cui dipenderanno la prosperità e la sicurezza future dell'Europa. "L'Europa può, deve e manterrà la rotta sui propri obiettivi climatici", ha asserito, anticipando un nuovo quadro per la resilienza climatica volta anche a rendere l'Europa leader nel mercato emergente delle tecnologie di adattamento, un'iniziativa contro lo spreco idrico e un'Alleanza per l'assicurazione contro i rischi climatici, dato che solo un quarto degli edifici Ue colpiti da disastri è assicurato. L'altra grande sfida evocata dalla titolare dell'esecutivo europeo è l'intelligenza artificiale. "Dobbiamo restare in gara. Perché questo è cruciale per la nostra indipendenza", ha detto, sottolineando l'urgenza di trovare "un equilibrio tra possibilità e rischi" posti dall'IA, non da ultimo lo spettro dei sistemi auto-migliorativi e la necessità di rallentare la frontiera, su cui i principali ceo del settore hanno convenuto negli ultimi giorni. L'Ue intende fare squadra con Paesi come Canada e Regno Unito sulla sicurezza, mentre sul fronte industriale intende "potenziare massicciamente" la capacità di calcolo europea per sviluppare le capacità necessarie. L'Ue può "portare l'Ia dallo schermo all'economia reale e alla società", sfruttando il proprio vantaggio competitivo che risiede nelle "industrie di livello mondiale che dispongono di dati di altissima qualità", definiti "un prezioso tesoro europeo". Rimanendo nell'ambito economico, von der Leyen ha rivendicato gli sforzi in corso per tagliare la burocrazia e chiesto agli Stati dell'Ue di "fare la loro parte: se vogliamo fare sul serio con la semplificazione, abbiamo bisogno anche di un patto contro il gold-plating", ossia la sovra-regolamentazione a livello nazionale con effetti discriminatori su prodotti e servizi da altri Paesi Ue. La presidente della Commissione ha anche anticipato (di nuovo) la presentazione di un nuovo pacchetto bancario incentrato sulla semplificazione e sulla lotta alla frammentazione, e chiesto che la revisione del mercato unico venga completata entro la fine del 2027, per poi glissare sui temi della semplificazione e della competitività, solitamente centrali per l'esecutivo Ue, nel resto del discorso. Sul versante energetico von der Leyen ha ribadito che occorre "puntare con decisione sulla nostra energia pulita, conveniente e prodotta in casa" per ridurre i prezzi dell'energia europea: "Che si tratti di rinnovabili e nucleare, o di biometano e altro. In modo tecnologicamente neutro. Ma devono garantirci l'indipendenza", afferma. E la leader dell'esecutivo Ue ha fatto pressione sui governi nazionali affinché approvino nuovi flussi di entrate autonome, necessarie a finanziare il prossimo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio Ue per il settennato 2028-2034, che secondo la proposta della Commissione deve avvicinarsi ai 2 mila miliardi di euro. "Per essere molto chiari, il nostro bilancio riguarda il nostro futuro. E ogni bilancio moderno ha bisogno di nuove risorse proprie", ha detto, conscia della resistenza che questa idea incontra nelle capitali europee. Infine, von der Leyen ha approfittato del suo discorso per anticipare l'attesissima ricetta Ue sull'utilizzo dei social media da parte dei minori, che la Commissione europea presenterà domattina. L'esecutivo europeo proporrà di vietare l'accesso ai social network ai minori di 13 anni, mentre ai minori di 15 anni sarà proibito avere account personali, seguendo un approccio "graduale e differenziato" come raccomandato dal panel di esperti da lei convocato prima dell'estate. Tra i 15 e i 18 anni, invece, l'onere della prova sarà a carico delle piattaforme, ha aggiunto. "L'Europa ha il potere di agire. Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche", ha chiosato, anticipando anche una proposta legislativa contro la dipendenza digitale in arrivo in autunno.
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Canada, Ucraina e Ai, Ursula von der Leyen traccia la rotta Ue: “Ultranazionalisti non ci divideranno”
Ex Ilva, licenziamenti e decreto congelati: si attende la decisione della Cassazione
(Adnkronos) – Il dossier Ilva si congela. Tutto è fermo – licenziamenti dell'indotto e decreto con le misure per i lavoratori – fino alla sentenza della Cassazione sul ricorso dei commissari contro il decreto della Corte d'Appello di Milano che dispone la chiusura dell'area a caldo. L’udienza è fissata per il 20 ottobre, intanto i commissari di Acciaierie d’Italia si preparano a chiedere, allo stesso tribunale meneghino, una proroga del termine del 26 ottobre per la dismissione degli altiforni, in attesa della pronuncia della Suprema Corte. È il riassunto delle quattro ore di confronto che ieri mattina ha impegnato l’esecutivo e i sindacati a Palazzo Chigi in un tavolo che, infatti, si aggiornerà alla prossima settimana. L’obiettivo con cui il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri – dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso, per gli Affari europei Tommaso Foti, del Lavoro Marina Calderone – si erano seduti con Fim, Fiom, Uilm, Usb, Uglm e Federmanager era chiaro: delineare insieme alle sigle una serie di interventi a tutela degli occupati dell’Ilva, sia quelli dell’indotto che i diretti, raccoglierli in un decreto e portarlo al Consiglio dei ministri previsto nel pomeriggio. Lo strumento su cui stavano ragionando governo e tute blu sarebbe un ammortizzatore unico emergenziale – una cig in deroga libera dai paletti della cassa ordinaria e capace di maggiore tempestività – al posto della cassa per cessazione dell'impresa. Un provvedimento ponte rispetto alla conclusione della gara, flessibile in relazione al suo andamento. Tutto questo, in parallelo con l'avvio immediato di un processo di reindustrializzazione che coinvolga i soggetti che hanno progetti e investimenti nell'area di Taranto, compresa la Difesa: con questo stesso scopo, avrebbe spiegato Mantovano, sarà rafforzato il ruolo dei contratti istituzionali di sviluppo (i Cis) e saranno previsti incentivi per le assunzioni. L’idea resta in piedi – ci sarà un tavolo tecnico al ministero del Lavoro questo venerdì – ma la notizia dell’udienza scombina le carte delle tempistiche. Il testo in Cdm non va più: se ne discuterà "quando il quadro generale sarà più chiaro", spiegano fonti dell'esecutivo. Nel frattempo, il governo torna a chiedere alle imprese dell’indotto di sospendere nuovamente le 2500 procedure di esubero collettivo che, sottolineano, "sarebbero l'ultima cosa da fare di fronte a questa situazione di incertezza". E anche questa volta le imprese rispondono: “Intendiamo dare corso positivo all'invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell'indotto almeno fino alla sentenza della Cassazione'', dice Nicola Convertino, presidente dell'Aigi. Un ''ulteriore atto di responsabilità da parte nostra, perché comprendiamo che il momento è difficile'', sottolinea il presidente di Aepi, Mino Dinoi. Guadagnata una nuova tregua sugli esuberi, resta la questione del futuro industriale del polo siderurgico. L'intenzione del governo – avrebbe chiarito il sottosegretario – è di consentire la prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto, proseguendo la gara per la vendita sulla base dell'offerta presentate e di quella che sarà presentata, poi, da valutare. Questo tenendo presente però che l’acciaio, in Italia, deve essere necessariamente green, dunque prodotto attraverso forni elettrici alimentati a Dri. Le risorse per il Dri ci sono, l’esecutivo intende utilizzarle e, se necessario, integrarle. Lo stop ai licenziamenti smorza il nervosismo delle tute blu, che però non abbassano l’ascia di guerra: “Questo è un passo importante nell'emergenza, ma non è la soluzione dei problemi: per noi lo stato di mobilitazione è confermato, finché non ci saranno risposte concrete e chiare”, afferma infatti il leader Fiom, Michele De Palma. La distanza principale verte proprio sulle questioni industriali. “Non ci è stato illustrato un piano per il futuro di Ilva'', sottolinea il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ribadendo la necessità di “declinazioni precise sull'assetto proprietario che vedano lo Stato in posizione maggioritaria. Vogliamo capire – prosegue Uliano – quante tonnellate di acciaio produrrà, con quali forni elettrici, quali finanziamenti ci sono per il Dri. Sono tutti aspetti che vanno di pari passo con i prepensionamenti, che sono in fase studio, con la questione dei lavori usuranti e degli ammortizzatori''. Il decreto in stesura però è un primo step su cui lavorare. “Continueranno le discussioni provando a migliorarlo”, dice il numero uno della Uilm, Davide Sperti, che rileva comunque, in questo tavolo, elementi di ''discontinuità'' con il passato, perché centrato sul destino dei lavoratori: ''Il governo – chiosa – ha mostrato la volontà di intervenire”.
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Messaggio pro-Ceuta ‘nascosto’, in Spagna è polemica contro Mbappé, Vinicius e Konaté: cos’è successo
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Kylian Mbappé fa chiarezza sulla vicenda della maglia dedicata a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco finita al centro del dibattito per la recente crisi migratoria, e 'nascosta' prima della partita tra Real Madrid ed Elche. Durante l’ultima sfida dei Blancos, Mbappé, Vinicius e Konaté sono scesi in campo con una t-shirt e un messaggio rivolto ai 'caballas', gli abitanti di Ceuta, parzialmente coperto.
Un gesto che ha suscitato diverse polemiche in Spagna, spingendo il francese a spiegare tutto in modo chiaro. "È stata una decisione dei club quella di includere la maglietta e di indossarla – ha detto il fuoriclasse francese in un'intervista ad As -. Noi giocatori dovevamo indossarla. La prima cosa che voglio dire è che sono totalmente solidale con Ceuta e con tutte le vittime. Perché, prima di essere un calciatore, sono un essere umano. Ma anch’io volevo fare un gesto e dedicare un pensiero a tutti gli immigrati che hanno perso la vita e che si trovano anch’essi in condizioni difficili". Mbappé ha precisato, dopo aver ricevuto una pioggia di critiche per il gesto: "Era una posizione difficile, perché alla fine la gente potrebbe pensare che io sia contro gli abitanti di Ceuta, ma non è così. Non ho nulla contro di loro e li sostengo, volevo però rivolgere un pensiero anche a tutte le persone che soffrono, a tutti i migranti che hanno perso la vita. Sono un essere umano e non voglio dare priorità a una sofferenza rispetto ad altre. Ci sono persone che soffrono e mi dispiace molto vedere tutto questo nel mondo. Voglio trasmettere un messaggio di positività e di pace, spero che la situazione si risolva in fretta".
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Caso Revolut, hacker chiedono un riscatto di 3 milioni di dollari dopo la violazione dei dati
(Adnkronos) – Gli hacker che affermano di essere i responsabili di una violazione dei dati presso Revolut hanno minacciato di vendere i dati riservati di centinaia di clienti ad altri gruppi criminali se la banca online britannica non pagherà un riscatto di 3 milioni di dollari entro 24 ore. Il gruppo, che si fa chiamare iamnotavillain, ha pubblicato l'ultimatum online nel pomeriggio, accompagnandolo con un conto alla rovescia digitale. Il messaggio intimava a Revolut di pagare "6.000 xmr / 3.000.000 $… altrimenti tutti i dati saranno venduti e la responsabilità ricadrà su di voi". Xmr è la criptovaluta Monero, popolare tra gli hacker poiché le sue transazioni sono difficili da tracciare. Poco dopo aver pubblicato la richiesta di riscatto, gli hacker hanno inviato al Financial Times un video di 60 secondi, una registrazione dello schermo, che mostra un utente non identificato mentre scorre la cache di presunti documenti di Revolut. I documenti mostrati nel video sembravano includere patenti di guida, passaporti, foto identificative utilizzate durante il processo di verifica 'Know your customer'" e cronologie delle transazioni dei clienti di Revolut. Si ritiene che la violazione dei dati abbia interessato almeno 680 account di clienti. Il gruppo ha dichiarato di aver selezionato gli obiettivi utilizzando l'analisi blockchain per identificare i conti Revolut con significative disponibilità di criptovalute. Revolut ha rifiutato di commentare la presunta richiesta di riscatto da parte degli hacker.
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“Vai in pensione”, Giuliacci e i meteo-insulti per le previsioni: “Qualche volta rispondo…”
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"Vai in pensione, non ci prendi mai". E' dura la vita del meteorologo. Lo conferma il colonnello Mario Giuliacci nel suo intervento a E' sempre Cartabianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer su Rete4. Giuliacci, il decano della categoria, come i colleghi è reduce da un'estate record, caratterizzata da settimane di caldo estremo che hanno messo a dura prova la resistenza degli italiani. Giuliacci è stato preso di mira da chi aspettava informazioni positive sulla conclusione dell'infinita ondata di calore. "Se pubblico un video sui social e ci sono 500mila visualizzazioni, è fisiologico che ci siano 1000 commenti di questo tipo. Qualche volta rispondo agli hater, ma non posso certo perdere tempo a rispondere a tutti i commenti", dice. Ora, finalmente, si volta pagina in tutti i sensi. "Arriva una nuova perturbazione, poi ne arriverà un'altra il 22-23 settembre e sull'Adriatico sentiremo addirittura freddo. A ottobre può capitare un'ondata di caldo, è successo mi pare nel 2023 con temperature oltre i 30 gradi ma si tratta di parentesi di 4-5 giorni. Non certo 30…".
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“Dimenticheremo presto Diana”, la frase choc di Carlo dopo la morte di Lady D
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"Stia certo, ce ne dimenticheremo presto". Sarebbe la frase pronunciata da Re Carlo III dopo la morte di Lady Diana in una conversazione con il fratello della principessa, il Conte Charles Spencer, che ha raccolto le sue memorie in un libro, Swan Song: Diana, My Sister. Il testo da domani sarà pubblicato a puntate in esclusiva sul Daily Mail. Nel libro, secondo le anticipazioni, vengono documentati anche gli scontri relativi all'organizzazione del funerale di Lady D, morta il 31 agosto 1997 in un incidente a Parigi. In particolare, il Conte Spencer cercò di opporsi alla decisione di far partecipare i principi William e Harry, all'epoca 15 e 12 anni, al corteo funebre. Il Conte afferma di aver insistito, parlando con l'allora Principe Carlo, sostenendo che Diana non avrebbe voluto esporre i figli ad una simile esperienza. Carlo avrebbe messo in dubbio la correttezza della famiglia Spencer e sarebbe arrivato ad affermare che Diana sarebbe stata presto dimenticata. Secondo il Conte Spencer, lo sfogo dell'attuale era all'epoca l'espressione del "suo disprezzo represso per Diana e il suo orrore di fronte al fatto che il mondo fosse rimasto così profondamente colpito dalla morte di lei". Secondo il Daily Mail, il libro contiene ulteriori elementi inediti sul matrimonio tra Diana e Re Carlo e sulle turbolente vicende seguite alla tragica morte della principessa.
Nel suo libro Spencer afferma che, quando uno dei più stretti collaboratori della regina Elisabetta gli comunicò – nei giorni precedenti il funerale – che William e Harry avrebbero partecipato al corteo, la sua risposta fu perentoria: "Non accadrà". Poco dopo, ecco la telefonata di Carlo, furibondo per la presa di posizione dell'ex cognato: "Il principe Carlo continuò a sfogare la sua rabbia, senza che io lo interrompessi. Poi si fermò. Pensai che quella pausa indicasse il tentativo di ricomporsi, ma poi sfogò al telefono quello che ho sempre interpretato come il disprezzo a lungo represso per Diana e l'orrore per il fatto che il mondo fosse rimasto così sconvolto dalla sua morte. 'Stai pur certo', sibilò, "che ce la dimenticheremo presto".
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Caso mancato tesseramento, Malagò: “Attacchi da fuoco amico, affronterò partita a testa alta”
(Adnkronos) – "È una situazione complessa, ho subito attacchi dal fuoco amico, da persone che hanno avuto non solo la mia amicizia, ma anche il mio supporto. Si sono lette tante prese di posizione ingiuste. Affronterò anche questa partita a testa alta". Così il presidente della Figc Giovanni Malagò ha parlato ai microfoni di Sky Sport, relativamente al caso del suo mancato tesseramento per la candidatura a numero uno della Federcalcio. Con la possibilità di un commissariamento della Federazione, Malagò ha spiegato: "Fiducioso? Lo sono per natura, sarei un autolesionista se non lo fossi. Non mi sarei avventurato in questa nuova partita, ma non mi aspettavo una situazione così difficile. Fa parte della vita, guardiamo avanti con fiducia". In mattinata, sul tema era tornato anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, a margine della presentazione del progetto “Sport per crescere. Sport e Salute mentale per la Generazione Olimpica” al Salone d’Onore del Coni: "Tesseramento Malagò? Ieri ho usato le parole coraggio e coerenza. Ho illustrato il cammino fatto e quello che dobbiamo fare con molta serenità. È passata solo una notte, poi vedremo".
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Safety Expo, cresce l’attenzione alla prevenzione ma le denunce di infortunio aumentano
(Adnkronos) – Cresce l’attenzione alla prevenzione, ma i dati più recenti mostrano quanto la sfida della sicurezza sul lavoro resti ancora aperta. Nei primi sette mesi del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 256.471, il 4,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In calo, invece, le denunce con esito mortale, passate da 432 a 422 (-2,3%). Si tratta di dati provvisori, come precisa Inail, che riportano al centro la necessità di continuare a investire sulla prevenzione. E' uno dei temi emersi dalla prima giornata di Safety Expo 2026 – Sicurezza sul Lavoro, in corso il 16 e 17 settembre alla Fiera di Bergamo. Con oltre 300 espositori e migliaia di visitatori, la manifestazione riunisce imprese, istituzioni, associazioni, professionisti ed esperti del settore, proponendo un confronto articolato sui principali temi che riguardano oggi la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Organizzato da EPC Editore e Istituto Informa, con il coinvolgimento di numerosi partner istituzionali e di settore, Safety Expo 2026 – Sicurezza sul Lavoro prosegue giovedì 17 settembre alla Fiera di Bergamo, con una seconda giornata di convegni, seminari, corsi di formazione, approfondimenti tecnici, workshop e dimostrazioni pratiche dedicati ai principali temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Un confronto particolarmente importante perché tecnologia, norme e cultura della prevenzione devono dialogare: l’evoluzione tecnologica mette a disposizione strumenti sempre più avanzati, il quadro normativo definisce regole e responsabilità, ma è dalla capacità di integrare questi elementi nell’organizzazione quotidiana dei luoghi di lavoro che dipende la reale efficacia della prevenzione.
Oltre la pura conformità: costruire sistemi di sicurezza che funzionino davvero
“Si pone quindi – evidenzia Daniele Marmigi, direttore tecnico dell’Istituto Informa – una questione centrale: andare oltre la pura conformità alle norme per costruire sistemi di sicurezza che funzionino davvero. Regole, procedure, formazione e tecnologie sono strumenti fondamentali, ma devono tradursi nell’organizzazione del lavoro e nei comportamenti delle persone, contribuendo concretamente a ridurre il rischio”. Il tema non è quindi soltanto quello di conoscere e applicare le norme, ma di trasformare la sicurezza in una componente concreta dell’organizzazione del lavoro. Un passaggio che richiede maggiore consapevolezza tanto da parte dei lavoratori quanto da parte di chi guida le imprese. “C’è – spiega Lorenzo Fantini, esperto in politiche della prevenzione e consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro – ancora una forte resistenza. Da un lato da parte dei lavoratori a comprendere il tema della prevenzione, dall’altro non tutti gli imprenditori sono davvero consci dell’importanza del tema della sicurezza La consapevolezza del rischio è l’arma fondamentale. Nel momento in cui c’è consapevolezza, si va a cercare la soluzione e si capisce che investire in materia di prevenzione non è un costo”. Significa passare da una sicurezza vissuta prevalentemente come insieme di obblighi e adempimenti a un sistema capace di funzionare nella pratica e diventare parte integrante delle scelte quotidiane. In questa direzione vanno molte delle esperienze e delle soluzioni presentate a Safety Expo: dalla formazione e dall’addestramento alle nuove tecnologie applicate alla sicurezza, fino agli strumenti digitali per la gestione e l’analisi dei rischi.
Italia ed Europa: non solo numeri, ma cultura della prevenzione
Nel confronto con il resto d’Europa, secondo Fantini, l’Italia presenta una situazione con luci e ombre: “Sui dati siamo nella media europea, anche se abbiamo un dato statistico da sempre particolare: purtroppo siamo uno dei Paesi che ha più morti sul lavoro. Probabilmente è un’anomalia statistica, però ogni morto sul lavoro è un dramma che dobbiamo ovviamente evitare, come ogni infortunio”. Il confronto, però, non riguarda soltanto il numero degli infortuni, ma anche il modo in cui i diversi Paesi affrontano la prevenzione e sviluppano una cultura della sicurezza. “Dal punto di vista della gestione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro – prosegue Fantini – siamo un po’ indietro su alcuni temi e più avanti su altri, per esempio sulla gestione del burnout e dello stress lavoro-correlato. Un segnale positivo arriva dall’approvazione della Strategia nazionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, che mette insieme tutte le energie che abbiamo, che non sono infinite in termini di denaro ma anche di competenze, per andare in una direzione unica. Andare in una direzione unica è fondamentale per avere risultati migliori”.
La sicurezza come investimento
La prevenzione chiama in causa anche il rapporto tra sicurezza, organizzazione e produttività. La sicurezza non può essere considerata un elemento separato dall’attività dell’impresa, ma deve entrare a pieno titolo nelle scelte organizzative e nella gestione quotidiana. E' una prospettiva che emerge anche dal confronto istituzionale ospitato da Safety Expo, dove è stato sottolineato come investire nella sicurezza significhi investire nelle persone, nella formazione e nella capacità delle aziende di affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro. Ci troviamo in un mondo profondamente cambiato negli ultimi anni, segnato dalla crescente complessità di filiere, appalti e subappalti, ma anche dalla presenza, all’interno degli stessi luoghi di lavoro, di persone con lingue, culture e percorsi professionali differenti. Una trasformazione che rende ancora più importante trovare modalità efficaci di comunicazione e formazione della sicurezza.
La prevenzione comincia dalla scuola
Norme, strategie e tecnologie non possono però essere realmente efficaci senza il coinvolgimento delle persone. La cultura della prevenzione si costruisce nel tempo e deve iniziare già dalla scuola, prima ancora dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. E' qui che può cominciare a svilupparsi la consapevolezza del rischio, formando i lavoratori e gli imprenditori di domani. La formazione, quindi, non come semplice adempimento, ma come strumento per costruire una maggiore capacità di riconoscere i pericoli, comprenderne le conseguenze e adottare comportamenti corretti.
Il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Tra gli appuntamenti centrali della giornata inaugurale, la tavola rotonda 'Sicurezza sul lavoro tra riforme normative e nuove sfide applicative', promossa da Istituto Informa, ha riunito rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Inail, di Confindustria e della Cisl, insieme a esperti e consulenti del settore. Il confronto ha fotografato un sistema interessato da numerosi cambiamenti normativi e organizzativi, alcuni già operativi e altri ancora in fase di attuazione. Tra gli aspetti affrontati, le innovazioni introdotte dal decreto-legge n. 159 del 2025, comprese le misure relative agli incidenti mancati, i cosiddetti near miss, e quelle previste dal decreto-legge n. 19 del 2024, con particolare riferimento alla patente a crediti, alla qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi e alla disciplina degli appalti e dei subappalti. "Ci sono diversi fronti attualmente attivi e numerose attività in corso", ha spiegato Mario Gallo, consulente giuridico del Ministero del Lavoro e professore universitario. "Il quadro normativo mostra un progressivo rafforzamento delle tutele. E' difficile indicare una singola misura destinata a incidere più delle altre: i diversi strumenti devono essere letti in modo sistematico, perché concorrono tutti alla costruzione di un sistema di prevenzione più efficace". Tra le novità già operative, Gallo ha richiamato anche il nuovo regime di accesso libero e gratuito alle principali norme tecniche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, reso possibile dalla convenzione tra Ministero del Lavoro, INAIL e UNI. Una misura che amplia l’accesso alla normazione tecnica e alle conoscenze necessarie per una più consapevole valutazione dei rischi.
L’intelligenza artificiale entra nella prevenzione
Anche l’intelligenza artificiale sta entrando nel mondo della sicurezza sul lavoro, come strumento di supporto alle attività e non come sostituto delle competenze professionali. Nel campo della formazione, strumenti come ChatGPT, Gemini e Copilot possono aiutare a strutturare corsi e organizzare contenuti, mentre nei processi possono ridurre i tempi dedicati alla ricerca e alla rielaborazione delle informazioni e supportare il ragionamento attraverso punti di vista ed esempi differenti. Una risorsa che semplifica il lavoro, ma che richiede sempre verifica, rielaborazione e responsabilità da parte del professionista. Ed è proprio questo uno dei punti evidenziati durante la formazione: la semplificazione non può tradursi in superficialità. Chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale deve essere in grado di comprendere, verificare, documentare e rielaborare il lavoro prodotto. La responsabilità finale, infatti, resta in capo al professionista, che deve poter apporre la propria firma su un progetto conoscendone contenuti e fondamenti. L’innovazione, pertanto, non sostituisce competenze e responsabilità: le rende ancora più necessarie. E' quindi dall’integrazione tra norme, competenze, organizzazione e innovazione che passa la sfida della nuova prevenzione. Non una singola misura, ma un sistema nel quale strumenti diversi possano operare in maniera coordinata, aumentando la capacità di individuare i rischi e intervenire tempestivamente.
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A Salman Rushdie l’onorificenza ‘Ambassador of Freedom’
(Adnkronos) – Salman Rushdie ha ricevuto, questa sera al Teatro Verdi di Pordenone, l’onorificenza di “Ambassador of Freedom”, inaugurando ufficialmente la 27/a edizione di Pordenonelegge, dedicata quest’anno in particolare al tema della libertà di espressione e al ruolo della letteratura nella difesa della parola libera. Lo scrittore e saggista indiano naturalizzato britannico, con cittadinanza statunitense dal 2016,, protagonista dell’incontro “Linguaggi della verità”, è stato introdotto dal presidente della Fondazione Pordenonelegge Michelangelo Agrusti, che ha evidenziato il filo conduttore della nuova edizione del festival: dalla vicenda personale di Rushdie, diventato simbolo della libertà di opinione, all’impegno per i valori di libertà e indipendenza richiamato dalla figura del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fino alla storia della giornalista russa Anna Politkovskaja e alle numerose voci ospitate dalla Dissensio Arena. La direttrice della Fondazione Pordenonelegge.it, Michela Zin, ha letto le motivazioni del riconoscimento: "A Sir Salman Rushdie, scrittore del mondo, coscienza libera del nostro tempo, va l’onorificenza Ambassador of Freedom per aver fatto della parola non solo un mestiere, ma un atto di coraggio. La sua opera ha attraversato confini, identità, fedi e paure, ricordandoci che la letteratura è il luogo più radicale della libertà, quello dove tutto può essere detto, immaginato, messo in discussione. Rushdie ha pagato il prezzo più alto per la libertà di espressione, senza mai rinunciare ad esercitarla. Davanti alla minaccia e alla violenza subita nel 2022, ha continuato a scrivere e a pensare. Simbolo della battaglia contro censura, fanatismo e oscurantismo, Pordenonelegge lo nomina Ambassador for Freedom perché la sua vita ci insegna che la libertà è un esercizio quotidiano, fragile e necessario, da difendere con l’arte e con l’immaginazione". Lo scrittore è stato quindi intervistato dal giornalista Federico Rampini. Domani Rushdie farà ritorno negli Stati Uniti, dove a New York è atteso alla prima di “Knife”, il documentario diretto da Alex Gibney che racconta l’attentato subito dallo scrittore nel 2022 e il difficile percorso di recupero seguito all’aggressione. Il film ricostruisce l’accoltellamento e le sue conseguenze anche attraverso il video diario realizzato dalla moglie di Rushdie, la poetessa e fotografa Rachel Eliza Griffiths. "Spero di arrivare in tempo – ha raccontato Rushdie durante la conferenza stampa a Pordenone –. I programmi di viaggio sono complicati per arrivare a New York domani sera». Lo scrittore ha definito il documentario «un buon film» e ha elogiato il lavoro di Gibney, premio Oscar e tra i più affermati documentaristi contemporanei. "Ha adottato un approccio molto sensibile – ha spiegato –. La colonna portante del film è il video diario girato da mia moglie, che per un anno ha ripreso noi due mentre cercavamo di affrontare la tragedia che ci è capitata, di curare a poco a poco le ferite, fino alla guarigione e al completo ristabilimento». Una visione che, ha ammesso Rushdie, sarà emotivamente difficile anche per lui: «Certo per me sarà dura vederlo, ma spero che per il resto del pubblico possa essere una visione interessante". Nel corso della conferenza stampa, il curatore di Pordenonelegge Alberto Garlini ha sottolineato il valore dell’opera di Rushdie nel panorama letterario contemporaneo: "Ha cambiato il modo in cui raccontare le storie". Una letteratura, ha osservato, capace di generare altre storie e che "rifiuta una sola voce", facendo di questa pluralità la propria forza.
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Dieta e abitudini per l’eterna giovinezza, i consigli dell’esperto: “Mantenere attivo il cervello”
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Dormire almeno sette-otto ore a notte, mantenere il cervello attivo e non trascurare i rapporti sociali. Sono alcuni dei consigli del professor Silvio Garattini, intervenuto oggi in collegamento con La volta buona per parlare di longevità e dei comportamenti che possono contribuire a vivere in perfetta salute. Secondo Garattini, non bisogna però concentrarsi su un singolo alimento o lasciarsi condizionare dalle mode del momento. "Non bisogna fissarsi su alcuni alimenti, quanto sulla quantità", ha spiegato il professore, invitando a non considerare prodotti come il kefir come alimenti capaci di garantire longevità. Il kefir, ha sottolineato Garattini, può avere una sua utilità come "stimolante e lassativo", ma "non ha nulla a che fare con la longevità". Il punto, secondo il professore, è che non esiste un alimento che fa miracoli: "Ci sono decine di fattori che devono essere utilizzati, non è con un alimento specifico che si ottiene la longevità. Sono solo dei rimedi che si possono utilizzare". Tra gli aspetti più importanti indicati da Garattini ci sono i rapporti sociali e soprattutto, l'importanza di mantenere il cervello attivo. "Bisogna mantenere attivo il cervello, non fermarsi: se ci si ferma, diminuisce l'attività cognitiva". Un'altra abitudine fondamentale riguarda l'utilizzo del telefono, soprattutto al mattino e prima di andare a letto. Secondo Garattini, sarebbe meglio evitare di guardare il telefono appena ci si alza e prima di dormire, perché l'esposizione continua a nuovi stimoli interferisce con la concentrazione. Anche sul bere acqua, il consiglio è quello di evitare gli eccessi. Bere acqua "fa benissimo", ha spiegato il professore, ma senza esagerare: assumere circa tre litri al giorno "vuol dire far lavorare troppo i reni". Garattini ha consigliato una quantità di circa uno-un litro e mezzo al giorno. Infine, l’importanza del sonno. Durante la notte, ha spiegato Garattini, l'organismo elimina le scorie. Il loro accumulo, dovuto all’assenza di riposo, può avere conseguenze sul funzionamento del cervello. Per questo è importante dormire almeno sette-otto ore per notte.
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