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OpenAI: “Nostri sistemi hanno nascosto errori e falsificato dati”

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(Adnkronos) – OpenAI, la società che ha sviluppato il popolare chatbot ChatGPT, ha rivelato sei nuovi casi di "comportamento imprevisto o preoccupante" di intelligenza artificiale in cui i suoi sistemi hanno nascosto errori, falsificato dati e trasferito file su Internet senza autorizzazione. Le rivelazioni sono state pubblicate nell'ambito del nuovo protocollo aziendale per la segnalazione di anomalie, in un contesto di crescenti critiche da parte del settore sulla sicurezza della tecnologia e dopo che i sistemi dell'azienda sono andati fuori controllo all'inizio di quest'anno, attaccando una startup concorrente.  Secondo le informazioni diffuse da OpenAI, i sei episodi riguardano diversi comportamenti osservati durante attività di ricerca, addestramento e valutazione dei modelli. In uno dei casi rivelati, un modello in fase di sviluppo ha scritto autonomamente istruzioni per falsificare dati mancanti, mentre in un altro caso un sistema ha creato codice che ha caricato file in rete in modo autonomo. Tra gli episodi più rilevanti c'è quello emerso nel luglio 2026 durante test di cybersecurity condotti da OpenAI. Alcuni modelli, che avrebbero dovuto operare all'interno di ambienti isolati, riuscirono a eludere alcuni controlli e ad accedere a infrastrutture esterne. Secondo il rapporto tecnico pubblicato successivamente da OpenAI, gli agenti coinvolti arrivarono a interagire con sistemi di Hugging Face, sfruttando credenziali e vulnerabilità presenti nell'ambiente di test. OpenAI ha definito l'episodio un importante caso di studio per comprendere i rischi legati al reward hacking, cioè alla ricerca di strategie non previste per ottenere il risultato richiesto da un sistema di valutazione.  L'indagine indipendente di METR ha inoltre rilevato che circa 1.200 agenti erano destinati a rimanere isolati, mentre circa 700 parteciparono direttamente all'attacco ai sistemi di Hugging Face. 
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Rai, oggi in Cda il caso Ranucci e l’addio di Sergio alla direzione generale

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(Adnkronos) – Sarà un Cda 'caldo' quello che si profila per i consiglieri Rai nella seduta in programma oggi. A tenere banco non sarà infatti solo il caso Ranucci, dopo il ricorso presentato dal giornalista per il reintegro alla conduzione di 'Report' e il provvedimento disciplinare notificatogli nel frattempo dall'azienda per la violazione di alcune regole aziendali. A quanto apprende l'Adnkronos, al centro della seduta del consiglio ci sarà anche l'uscita anticipata dall'azienda, al 30 settembre prossimo, dell'attuale direttore generale Roberto Sergio. Sergio, che avrebbe raggiunto comunque l'età pensionabile nella prossima primavera, lascerà l'incarico in Rai ma manterrà la direzione generale di Rtv San Marino. E' probabile che la direzione generale della Rai, almeno in un primo momento, venga assunta ad interim dallo stesso amministratore delegato della Rai.  La Rai ha intanto notificato una contestazione disciplinare a Sigfrido Ranucci, all'esito dell'istruttoria del comitato etico. Ora il giornalista avrà cinque giorni per inviare la sua memoria difensiva. A quanto apprende l'Adnkronos, la contestazione è stata protocollata lunedì e trasmessa martedì, prima della formalizzazione del ricorso Ranucci, rispetto al quale dunque non ci sarebbe alcun collegamento. La contestazione sarebbe legata esclusivamente alle violazioni rilevate dal comitato etico in merito soprattutto a dichiarazioni e pubblicazioni di Ranucci. Al centro, insomma, ci sarebbe violazioni delle norme aziendali sulle condotte personali dei dipendenti. Nella contestazione non sarebbe menzionata invece la rimozione del giornalista dalla conduzione di 'Report' e dalla vicedirezione ad personam della direzione Approfondimento Rai che l'azienda, come più volte sottolineato, considera una scelta editoriale nella piena facoltà dell'azienda, che ha poi sottoposto a Ranucci tre proposte di ricollocazione.  E’ stato depositato intanto il 15 settembre scorso il ricorso di Ranucci al Tribunale del Lavoro di Roma contro la rimozione dalla conduzione di Report decisa dalla Rai nelle scorse settimane. Si tratta di un ricorso ex art 700 cpc, un ricorso urgente con cui si chiede la revoca del provvedimento di rimozione e il reintegro. Il collegio dei giuslavoristi, che rappresentano Ranucci, è composto dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall’avvocato Stefano Rossi, che operano all’interno del più ampio team di legali dello Studio Devitalaw coordinato dal professor Roberto De Vita. La carenza di motivazioni, l’inconsistenza giuridica dell’atto e il demansionamento. Sono questi i principali punti che il collegio di giuslavoristi che rappresenta Ranucci sottopone al Tribunale del Lavoro di Roma con il ricorso urgente contro la rimozione da Report decisa dalla Rai. Nelle quarantatré pagine di ricorso, che Adnkronos ha visionato, gli avvocati di Ranucci ripercorrendo la storia professionale del giornalista fino all’attentato dello scorso ottobre “strumentalizzato al fine di delegittimare la reputazione professionale di Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report – scrivono i legali – mediante una campagna di denigrazione personale e professionale del Ranucci avvenuta con la diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni”, sottolineano come la rimozione dalla conduzione risulti “manifestamente carente di motivazione” anche con riferimento “agli obblighi di servizio pubblico e di tutela dell’indipendenza e autonomia del giornalismo d’inchiesta da parte dell’Azienda concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”.  
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Libia, Italpress media partner del “Misurata Energy e Business Summit”

LONDRA (REGNO UNITO) (ITALPRESS) – IN-VR annuncia che Italpress, una delle principali agenzie di stampa nazionali italiane, è stata confermata come Media Partner ufficiale del Misurata Energy & Business Summit, in programma il 16 e 17 novembre 2026 presso la Misurata Free Zone, in Libia, nell’ambito del programma LIBYES! Say Yes to Libya.

Attraverso questa partnership, Italpress garantirà la copertura del summit sulle proprie piattaforme, portando l’evento all’attenzione del pubblico istituzionale, finanziario e imprenditoriale italiano e rafforzando il ponte mediatico tra Italia e Libia in una fase di intensa attività commerciale tra i due Paesi.

Il summit ha il suo fulcro nel porto commerciale di Misurata, cuore operativo dell’economia commerciale della Libia e uno dei principali accessi marittimi del Paese. Insieme al quadro doganale e fiscale della Misurata Free Zone, il porto fa della città un naturale punto di accesso per il commercio, la logistica e il trasbordo tra il Mediterraneo e i mercati africani.

Per le aziende italiane, situate direttamente sull’altra sponda del Mediterraneo e da tempo annoverate tra i principali partner commerciali della Libia, questa vicinanza si traduce in vantaggi concreti in termini di tempi di spedizione, costi logistici e accesso al mercato.

Nel corso di due giornate, il summit riunirà tavole rotonde plenarie con istituzioni governative, missioni diplomatiche e aziende internazionali; un’area espositiva aperta per tutta la durata dell’evento; un programma dedicato di incontri business 1:1 organizzati in anticipo; e conferenze stampa in entrambe le giornate.

Il format è concepito per trasformare l’accesso istituzionale in risultati commerciali, con particolare attenzione alle aziende che entrano per la prima volta nel mercato libico. Il programma del summit ruota attorno a sei settori: sviluppo marittimo e portuale, logistica e shipping, EPC, diritto e quadri normativi, finanziamenti e settore bancario, tecnologia e intelligenza artificiale. In ciascuno di questi ambiti, la partnership con Italpress offrirà alle aziende italiane visibilità sulle opportunità, sulle controparti e sui percorsi normativi disponibili attraverso Misurata e la Free Zone.

“Lavoriamo al fianco della Libia dal 2012, portando investimenti concreti nel settore dell’energia; e ora che Misurata sta emergendo come il prossimo hub dei servizi energetici del Paese, siamo orgogliosi di essere responsabili della comunicazione di questa visione e di diffondere il messaggio che la Libia dovrebbe essere la vostra prossima destinazione di investimento. Il Misurata Summit fa parte del nostro programma LibYES! Say ‘Yes’ to Libya, che mira a rendere la Libia più comprensibile, portare investimenti nel Paese e sostenere la crescita dell’ecosistema nazionale. Misurata è al centro di questo programma e non vediamo l’ora di sostenerne la straordinaria crescita e la trasformazione in un hub dei servizi energetici capace di servire non soltanto il Paese, ma il mondo”, ha commentato Chryssa Tsouraki, presidente di IN-VR.

“Per Italpress, essere media partner del Misurata Energy & Business Summit significa offrire un contributo concreto al dialogo e alla comprensione reciproca tra le due sponde del Mediterraneo. Attraverso il suo servizio Med News, pubblicato in italiano, inglese e arabo, e attraverso le consolidate collaborazioni con le principali agenzie di stampa arabe, tra cui l’agenzia libica LANA, Italpress svolge da tempo il ruolo di ponte informativo tra Europa, Libia e mondo arabo. Raccontare un evento come questo con un’informazione rigorosa, tempestiva e affidabile è per noi fondamentale: significa fornire a istituzioni, decisori, aziende e investitori in Europa e nei Paesi arabi gli strumenti necessari per comprendere opportunità, dinamiche e prospettive di cooperazione. Misurata è un luogo strategico per il dialogo e lo sviluppo e Italpress è orgogliosa di accompagnarne il percorso di crescita e di apertura internazionale”, ha dichiarato Gaspare Borsellino, direttore di Italpress.
(ITALPRESS)

Europa League, oggi Juventus-Nec: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

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(Adnkronos) – Esordio per la Juventus in questa edizione dell'Europa League. Oggi, giovedì 17 settembre, la squadra bianconera affronta il Nec – in diretta tv e streaming – all'Allianz Stadium nella prima giornata della seconda competizione europea per club. I bianconeri arrivano al match a 4 giorni dalla sconfitta per 3-2 subita al Mapei Stadium di Reggio Emilia, battuti anche gli olandesi per 3-0 dal Cambuur in Eredivisie.  La sfida tra Juventus e Nec è in programma oggi, giovedì 17 settembre, alle ore 21. Ecco le probabili formazioni: JUVENTUS (4-2-3-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Kelly, Çelik; Douglas Luiz, Koopmeiners; F.Conceição, Nico González, Alajbegovic; Woltemade. Al. Spalletti.juve NEC NIJMEGEN (3-4-2-1): Crettaz; Storm, Sandler, Kabar; Tahaui, Nejasmic, Geiger, Bischoff; Chery, Lobreton; Sierhuis. All. Schreuder. La sfida di Europa League tra Juventus e Nec sarà trasmessa in diretta tv da Sky tramite l'app per smart tv compatibili oppure utilizzando console di gioco (PlayStation, Xbox), Timvision Box o dispositivi come Google Chromecast e Amazon Fire Stick TV e in streaming su dispositivi come smartphone, tablet, pc e computer fissi grazie a SkyGo e NOW, scaricando l'app o collegandosi al sito ufficiale della piattaforma. 
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Catania, contrasto alla contraffazione: sequestrati 4.400 capi d’abbigliamento

CATANIA (ITALPRESS) – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, nell’ambito del dispositivo di controllo del territorio, hanno intensificato negli ultimi giorni le attività di contrasto alla commercializzazione di prodotti contraffatti in diverse aree della città metropolitana.

Nel corso di uno degli interventi, i “Baschi verdi” della Compagnia Pronto Impiego di Catania si sono recati presso una ditta individuale di Misterbianco (CT), esercente attività di vendita all’ingrosso di capi d’abbigliamento, nei cui locali le Fiamme gialle etnee hanno rinvenuto circa 4.400 prodotti (tra cui magliette, abiti, giubbotti, tute, ecc.), anche destinati ai bambini, recanti marchi contraffatti di note griffe del lusso, casual e sportive.

Tutti i prodotti sono stati sequestrati mentre il titolare della ditta è stato deferito alla locale Autorità giudiziaria per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

-Foto ufficio stampa Guardia di Finanza-
(ITALPRESS).

Bollo auto abolito, la mossa di Meloni: “Via una delle tasse più odiate”

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(Adnkronos) – "Oggi aboliamo una delle tasse più odiate dagli italiani". Giorgia Meloni, in versione Silvio Berlusconi, si presenta in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri affiancata dai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, l'uomo che tiene i cordoni della borsa. Il governo ha appena varato il decreto sulle accise, ma a catalizzare l'attenzione è un'altra misura, non annunciata: l'abolizione, nel 2027, del bollo auto per le vetture e le moto di media potenza. Un intervento che nasce dentro il decreto con i crismi dell'urgenza ma che, spiegano fonti di Palazzo Chigi, diventerà strutturale quando il governo affronterà il dossier della manovra. La platea è vasta e abbraccia un totale di circa 14,5 milioni di veicoli. "Abbiamo deciso di abolire in modo strutturale il bollo auto per tutte le macchine di piccola e media potenza, cioè quelle che hanno fino a 80 kilowatt", spiega Meloni, precisando che si tratta di "oltre il 70% delle auto in circolazione, più di 13,2 milioni di veicoli", a cui si aggiunge "circa un milione e 100mila motoveicoli". Il meccanismo, chiarisce la premier, "ricalca quello che un altro governo di centrodestra ha usato per la casa": l'esenzione vale per una sola auto di proprietà per cittadino, sotto la soglia degli 80 kW, e si estende anche a chi possiede sia un'auto che una moto – "l'Alfano di turno… abbiamo fatto il lodo Alfano", scherza Meloni riferendosi al suo portavoce, motociclista. Quanto alla copertura, la premier assicura che non graverà sulle Regioni, titolari del gettito: "Trasferiremo alle Regioni la quota di risorse che rappresenta per loro un mancato introito". Sul fronte carburanti, il governo prosegue con lo sconto sulle accise ma lo riduce progressivamente. "Continueremo a prevedere delle misure di contenimento, ma in forma più contenuta", avverte Meloni, ricordando che finora sono stati spesi "oltre 2 miliardi di euro, quasi 2 miliardi e mezzo", e che l'obiettivo ora è "concentrare le risorse che spendevamo su chi ne aveva maggiormente bisogno". Nel concreto: taglio di 10 centesimi al litro sul gasolio per un'altra settimana (12,2 centesimi Iva compresa), poi uno sconto ridotto a 5 centesimi fino al 5 ottobre. Da quella data, spiega la premier, "non si va a zero perché interviene nuovamente il meccanismo delle accise mobili", ormai "pienamente operativo" dopo essere "rimasto sulla carta" per anni: i maggiori proventi dello Stato torneranno a essere riversati per abbassare il prezzo alla pompa. 
Sulla linea del governo si allineano i vicepremier. Tajani rivendica la misura del bollo come una battaglia storica di Forza Italia: "Cancella per moltissimi cittadini italiani una tassa invisa. Non è una novità questa proposta… sono anni che noi parlavamo dell'abolizione del bollo". E respinge l'accusa di elettoralismo paragonando la misura all'Imu di Berlusconi: "Qui non è una promessa, è una decisione che è stata presa".  
Salvini, da ministro dei Trasporti, ne sottolinea la portata pratica: "Semplifica. La riscossione è complicata e c'è un alto tasso di evasione", e apre a un ampliamento futuro: "Conto che sia l'inizio di un percorso… c'è una legge di bilancio a portata di mano". Più cauto Giorgetti, che non nasconde la fatica della mediazione: "Ci siamo arrivati in modo sofferto, valutando tante opzioni", pur ammettendo che la misura "inevitabilmente" diventerà "strutturale". Il ministro nota anche un limite: la platea sono "quelli che hanno auto e quindi consumano benzina e gasolio", mentre chi possiede un'elettrica "non ha alcun beneficio ma non ha neanche avuto maleficio" dei rincari.  
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Russia, da domani il voto ‘per vincere la guerra’: elezioni tra strategia di Putin e disinteresse totale

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(Adnkronos) –
Elezioni di guerra in Russia da venerdì e domenica, un esercizio di stile della tecnologia politica del Cremlino in cui non sono candidate figure indipendenti di spicco, non c'è competizione, non ci sono osservatori in grado di contestare brogli e irregolarità, o di verificare la correttezza del voto elettronico.  Vladimir Putin ha sollecitato i russi, decisamente non interessati al voto, a recarsi alle urne facendo leva sullo spirito patriottico che sembra oramai esaurito, per contribuire in questo modo, ha detto questa sera in un discorso trasmesso sulle reti nazionali, alla vittoria in Ucraina. "La vostra scelta e la vostra volontà ancora una volta dimostrano che milioni di persone sostengono i nostri soldati, che siamo un popolo unito e legato da valori condivisi, memoria storica e amore per la patria, e che nessuno riuscirà a dividerci o a intimidirci, o a incrinare il nostro sistema di stato e socio politico", ha affermato il presidente che probabilmente, poche settimane dopo la chiusura delle urne, decreterà una mobilitazione.  I seggi saranno aperti anche nelle regioni occupate dell'Ucraina annesse unilateralmente da Mosca, il Donbass, Kherson e Zaporizhzhia, a cui Putin si è riferito ieri, nel discorso che ha preso il posto di dibattiti a cui il Presidente non si è comunque mai prestato, con il termine di Novorossiya, che riunisce il concetto di dominio e di impero, riferendosi al nome che era stato dato ai nuovi territori occupati nella seconda metà del Settecento.  Anche parte dell'opposizione all'estero ha indicato il voto per qualsiasi partito che non sia Russia Unita, il partito associato a Putin, Yabloko, unico partito a esprimersi contro la guerra in Russia, ha chiesto ai russi di recarsi alle urne, neanche di usare il voto elettronico, per annullare le schede facendo più scelte. L'obiettivo è quindi condiviso. Votare. Ma i russi non danno retta a nessuno: solo il 28 per cento di loro ha in programma di farlo, secondo un sondaggio di Levada – centro di ricerca indipendente ma 'agente straniero' – dello scorso giugno. Il 66 per cento dei russi non sa neanche quando si voti, o non lo sapeva allora.  Fra chi pensava di non votare, il 41 per cento diceva di non volerlo fare perché la sua scheda non fa alcuna differenza, il 24 per cento perché le elezioni non saranno giuste. Il disinteresse totale ha colpito gli stessi candidati. A Ryazan, l'emittente Rossiya 1 per due giorni consecutivi non è riuscita a portare nello stesso studio i candidati alla Duma. Il conduttore è stato costretto in entrambe le occasioni a chiudere la 'tribuna elettorale' poco dopo la sigla iniziale perché nessuno si era presentato, come scrive Moscow Times.   
Si vota per il rinnovo della Duma di Stato, 450 seggi, la metà dei quali assegnati con il voto di lista e l'altra con il sistema uninominale. Si voterà anche per le elezioni di governatori di alcune regioni, per il rinnovo di assemblee legislative di regioni, alcune delle quali poi eleggeranno il governatore, per il rinnovo di alcuni consigli comunali.  Oltre a Russia unita, che ha 321 seggi nella Duma uscente, con maggioranza costituzionale assicurata anche per la prossima legislatura, si presentano il Partito comunista, i Liberal democratici, Russia giusta, Nuova Popolazione e Yabloko, quest'ultimo non nel voto di lista, dopo la sentenza della Corte suprema dello scorso 10 agosto che lo ha escluso. Un totale di 36 candidati dell'opposizione, la metà dei quali di Yabloko, nel voto uninominale sono stati costretti a lasciare, anche per il risultato di procedimenti amministrativi, quindi anche una lieve sanzione, che implicano l'ineleggibilità. Diciassette di loro, ha calcolato il sito di notizie indipendente Vyorstka, sono stati costretti a lasciare per post in cui era citato Aleksei Navalny, altri sette per link a post su Facebook o Instagram bloccati in Russia (e usati comunque dall'élite).   Come ha sottolineato l'analista Ekaterina Schulmann, che ha da tempo lasciato la Russia per stabilirsi in Germania, "sarebbe sbagliato pensare che prima c'erano rimasugli di libertà che sono ora stati completamente cancellati". Vero è però che negli ultimi dieci anni il numero di partiti registrati legalmente è sceso da 75 a 17. E per la prima volta dal 2012, solo i partiti che sono esentati dal dover raccogliere le 200mila firme degli elettori per poter entrare in lizza, vale a dire i partiti già rappresentati alla Duma uscente, sono stati in grado di presentare liste di candidati per le elezioni alla Duma, ha spiegato al Moscow Times Vadim Ternovoy, di Election Atlas al Moscow Times.  
Dal 2022, il numero di candidati alle elezioni di tutti i livelli è sceso del 20 per cento circa. E non si parla di candidature ammesse, ma di richieste di ammissione. Il disincanto per la politica e le sue ricadute non interessa solo la società civile ma anche i partiti dell'opposizione del sistema, esponenti del Partito comunista o i liberaldemocratici. Finanche esponenti di Russia unita hanno denunciato pressioni da parte del loro stesso partito in vista delle primarie. Il progetto dell'ingegneria politica del Cremlino al suo punto di massimo successo, non avendo più incognite, non interessa più a nessuno in Russia.  
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Canada, Ucraina e Ai, Ursula von der Leyen traccia la rotta Ue: “Ultranazionalisti non ci divideranno”

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(Adnkronos) – In un mondo più freddo, fragile e ostile, l'Unione europea "ha scelto di tracciare la propria strada" e sta emergendo "più forte e indipendente", rimanendo l'unica scelta in grado di "garantire vera sovranità agli europei". Dall'avvio del suo discorso annuale sullo Stato dell'Ue, una radiografia del progresso del blocco e le sfide su cui concentrarsi andando avanti, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha irradiato un senso di sicurezza. In quasi un'ora e mezza ha passato in rassegna le questioni più importanti davanti alla plenaria del Parlamento europeo, cercando di dare sostanza alla sua premessa: in "tempi eccezionali" di straordinaria precarietà, l'Ue è sulla rotta giusta. L'elemento più dirompente del discorso è stata certamente l'apertura al Canada, Paese alle prese con tante delle stesse turbolenze geopolitiche che interessano quelli Ue e in fase di avvicinamento al Vecchio Continente: tanto che von der Leyen vorrebbe che diventasse il primo "membro associato" del blocco. Un'offerta senza precedenti e ancora da definire con le capitali nei suoi dettagli, rivolta direttamente al premier canadese Mark Carney, seduto tra le prime file nell'emiciclo. Al leader che lo scorso gennaio parlava di "rottura" dell'ordine mondiale e auspicava un'alleanza di medie potenze per resistere al bullismo dei giganti, la titolare della Commissione ha offerto un'alleanza ambiziosa e di ampio respiro che spazia dalla tecnologia alla difesa, dall'energia ai minerali critici, passando per l'intelligenza artificiale e l'Artico. A diversi mesi di distanza il dossier della Groenlandia, esemplificativo degli scossoni provenienti da oltreoceano che hanno interessato l'Ue nell'ultimo anno, si è fatto strada nella psiche della leadership dell'Ue: con il deterioramento della sicurezza internazionale e l'erraticità degli Usa di Donald Trump arriva anche la volontà di prendersi più responsabilità per la propria sicurezza. In questo contesto è emersa la seconda proposta d'effetto della presidente della Commissione, ossia la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, organo esecutivo che si ipotizza da anni ma che ha assunto nuova urgenza. In parallelo, ha detto von der Leyen, è tempo che l'Ue si doti di un protocollo di emergenza sulla falsariga dell'Articolo 4 della Nato, per cui gli Stati alleati devono consultarsi ogni volta che, a giudizio di uno di essi, siano minacciate sicurezza, integrità territoriale o indipendenza politica. Nel suo discorso la presidente dell'esecutivo europeo si è mostrata altrettanto combattiva sul dossier cinese, sottolineando che lo squilibrio commerciale con l'Ue oggi è pari a un miliardo di euro al giorno: "il secondo China Shock è già qui", ha avvertito, e si vede "nelle nostre comunità e nelle fabbriche in tutta la nostra Unione: porta alla deindustrializzazione dei cuori industriali dell'Europa. Questo è insostenibile". Serve dunque a poco intervenire su prezzi dell'energia, riforme e investimenti se il terreno di gioco non è bilanciato, motivo per cui l'Ue intende usare "tutti gli strumenti a nostra disposizione" per riequilibrare il rapporto commerciale con la Cina. "Le parole sono importanti. Ma i fatti lo sono di più", ha aggiunto, lasciando intendere che le interlocuzioni in corso con Pechino non stanno sortendo gli effetti desiderati. Sul versante mediorientale von der Leyen ha tuonato sia contro la decisione del governo israeliano di portare avanti l'"inaccettabile" progetto illegale di insediamento E1, che spezzerebbe la continuità territoriale della Cisgiordania, sia contro i Paesi dell'Ue, che nello scorso anno "non sono riusciti a raggiungere" un accordo di maggioranza per agire, seguendo le proposte delineate da lei stessa. Nel mirino della presidente della Commissione anche la frammentazione delle capitali Ue, tra quelle che si sono mosse per sanzionare Israele e quelle che si sono dimostrate eccezionalmente restìe sul tema. "Quando l'Europa è divisa, non può cambiare il corso degli eventi", ha detto, aggiungendo che è compito dell'Ue "tenere viva la fiamma" della soluzione a due Stati. Volgendo lo sguardo più vicino all'Ue, von der Leyen ha promesso il "massimo sostegno" all'Ucraina in vista di un inverno particolarmente duro e l'impegno delle istituzioni Ue nell'aumentare la pressione sulla Russia, migliorando l'applicazione delle sanzioni esistenti e chiudendone le falle. E a poca distanza dall'elezione in Sassonia-Anhalt che ha riacceso le preoccupazioni europee sull'emergere dell'estrema destra, la titolare della Commissione ha messo in guardia contro chi strumentalizza le preoccupazioni reali e legittime degli europei "per creare divisioni tra noi. A volte dall'esterno, e troppo spesso dall'interno". Passando poi all'attacco: "Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropeisti, che si tratti dell'interferenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso: disprezzano i nostri valori e vogliono spezzare la nostra unità europea". Non sono mancati gli interventi collegati agli eventi che hanno scosso l'estate degli europei: migranti, incendi e intelligenza artificiale. Von der Leyen ha parlato esplicitamente di Ceuta, alle prese con le conseguenze della massiccia violazione della frontiera di fine luglio, ribadendo che l'exclave spagnola "è Europa" e che l'Ue sarà "al fianco" dei suoi abitanti. Gli strumenti europei "devono evolversi, in particolare per le situazioni di emergenza", ha proseguito, sottolineando la necessità di mezzi "per proteggere i propri confini in ogni momento, soprattutto negli scenari in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati". Arriverà dunque la proposta per un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze, da attivare in presenza di criteri "rigorosamente definiti" entro cui "consentirà una flessibilità limitata". Quella appena trascorsa è stata anche "l'estate della verità" per il cambiamento climatico, ha osservato von der Leyen, ricordando gli incendi che hanno colpito diversi Paesi europei causando 660.000 ettari di territorio bruciati, circa 12 milioni di tonnellate di raccolti perduti e oltre 35.000 morti in più durante le ondate di calore. "Questi sono stati i mesi estivi più caldi di sempre, ma probabilmente i più freschi degli anni a venire", ha avvertito, indicando il clima come uno dei due punti-chiave da cui dipenderanno la prosperità e la sicurezza future dell'Europa. "L'Europa può, deve e manterrà la rotta sui propri obiettivi climatici", ha asserito, anticipando un nuovo quadro per la resilienza climatica volta anche a rendere l'Europa leader nel mercato emergente delle tecnologie di adattamento, un'iniziativa contro lo spreco idrico e un'Alleanza per l'assicurazione contro i rischi climatici, dato che solo un quarto degli edifici Ue colpiti da disastri è assicurato. L'altra grande sfida evocata dalla titolare dell'esecutivo europeo è l'intelligenza artificiale. "Dobbiamo restare in gara. Perché questo è cruciale per la nostra indipendenza", ha detto, sottolineando l'urgenza di trovare "un equilibrio tra possibilità e rischi" posti dall'IA, non da ultimo lo spettro dei sistemi auto-migliorativi e la necessità di rallentare la frontiera, su cui i principali ceo del settore hanno convenuto negli ultimi giorni. L'Ue intende fare squadra con Paesi come Canada e Regno Unito sulla sicurezza, mentre sul fronte industriale intende "potenziare massicciamente" la capacità di calcolo europea per sviluppare le capacità necessarie. L'Ue può "portare l'Ia dallo schermo all'economia reale e alla società", sfruttando il proprio vantaggio competitivo che risiede nelle "industrie di livello mondiale che dispongono di dati di altissima qualità", definiti "un prezioso tesoro europeo". Rimanendo nell'ambito economico, von der Leyen ha rivendicato gli sforzi in corso per tagliare la burocrazia e chiesto agli Stati dell'Ue di "fare la loro parte: se vogliamo fare sul serio con la semplificazione, abbiamo bisogno anche di un patto contro il gold-plating", ossia la sovra-regolamentazione a livello nazionale con effetti discriminatori su prodotti e servizi da altri Paesi Ue. La presidente della Commissione ha anche anticipato (di nuovo) la presentazione di un nuovo pacchetto bancario incentrato sulla semplificazione e sulla lotta alla frammentazione, e chiesto che la revisione del mercato unico venga completata entro la fine del 2027, per poi glissare sui temi della semplificazione e della competitività, solitamente centrali per l'esecutivo Ue, nel resto del discorso. Sul versante energetico von der Leyen ha ribadito che occorre "puntare con decisione sulla nostra energia pulita, conveniente e prodotta in casa" per ridurre i prezzi dell'energia europea: "Che si tratti di rinnovabili e nucleare, o di biometano e altro. In modo tecnologicamente neutro. Ma devono garantirci l'indipendenza", afferma. E la leader dell'esecutivo Ue ha fatto pressione sui governi nazionali affinché approvino nuovi flussi di entrate autonome, necessarie a finanziare il prossimo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio Ue per il settennato 2028-2034, che secondo la proposta della Commissione deve avvicinarsi ai 2 mila miliardi di euro. "Per essere molto chiari, il nostro bilancio riguarda il nostro futuro. E ogni bilancio moderno ha bisogno di nuove risorse proprie", ha detto, conscia della resistenza che questa idea incontra nelle capitali europee. Infine, von der Leyen ha approfittato del suo discorso per anticipare l'attesissima ricetta Ue sull'utilizzo dei social media da parte dei minori, che la Commissione europea presenterà domattina. L'esecutivo europeo proporrà di vietare l'accesso ai social network ai minori di 13 anni, mentre ai minori di 15 anni sarà proibito avere account personali, seguendo un approccio "graduale e differenziato" come raccomandato dal panel di esperti da lei convocato prima dell'estate. Tra i 15 e i 18 anni, invece, l'onere della prova sarà a carico delle piattaforme, ha aggiunto. "L'Europa ha il potere di agire. Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche", ha chiosato, anticipando anche una proposta legislativa contro la dipendenza digitale in arrivo in autunno.  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ex Ilva, licenziamenti e decreto congelati: si attende la decisione della Cassazione

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(Adnkronos) – Il dossier Ilva si congela. Tutto è fermo – licenziamenti dell'indotto e decreto con le misure per i lavoratori – fino alla sentenza della Cassazione sul ricorso dei commissari contro il decreto della Corte d'Appello di Milano che dispone la chiusura dell'area a caldo. L’udienza è fissata per il 20 ottobre, intanto i commissari di Acciaierie d’Italia si preparano a chiedere, allo stesso tribunale meneghino, una proroga del termine del 26 ottobre per la dismissione degli altiforni, in attesa della pronuncia della Suprema Corte. È il riassunto delle quattro ore di confronto che ieri mattina ha impegnato l’esecutivo e i sindacati a Palazzo Chigi in un tavolo che, infatti, si aggiornerà alla prossima settimana.  L’obiettivo con cui il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri – dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso, per gli Affari europei Tommaso Foti, del Lavoro Marina Calderone – si erano seduti con Fim, Fiom, Uilm, Usb, Uglm e Federmanager era chiaro: delineare insieme alle sigle una serie di interventi a tutela degli occupati dell’Ilva, sia quelli dell’indotto che i diretti, raccoglierli in un decreto e portarlo al Consiglio dei ministri previsto nel pomeriggio. Lo strumento su cui stavano ragionando governo e tute blu sarebbe un ammortizzatore unico emergenziale – una cig in deroga libera dai paletti della cassa ordinaria e capace di maggiore tempestività – al posto della cassa per cessazione dell'impresa. Un provvedimento ponte rispetto alla conclusione della gara, flessibile in relazione al suo andamento. Tutto questo, in parallelo con l'avvio immediato di un processo di reindustrializzazione che coinvolga i soggetti che hanno progetti e investimenti nell'area di Taranto, compresa la Difesa: con questo stesso scopo, avrebbe spiegato Mantovano, sarà rafforzato il ruolo dei contratti istituzionali di sviluppo (i Cis) e saranno previsti incentivi per le assunzioni.  L’idea resta in piedi – ci sarà un tavolo tecnico al ministero del Lavoro questo venerdì – ma la notizia dell’udienza scombina le carte delle tempistiche. Il testo in Cdm non va più: se ne discuterà "quando il quadro generale sarà più chiaro", spiegano fonti dell'esecutivo. Nel frattempo, il governo torna a chiedere alle imprese dell’indotto di sospendere nuovamente le 2500 procedure di esubero collettivo che, sottolineano, "sarebbero l'ultima cosa da fare di fronte a questa situazione di incertezza". E anche questa volta le imprese rispondono: “Intendiamo dare corso positivo all'invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell'indotto almeno fino alla sentenza della Cassazione'', dice Nicola Convertino, presidente dell'Aigi. Un ''ulteriore atto di responsabilità da parte nostra, perché comprendiamo che il momento è difficile'', sottolinea il presidente di Aepi, Mino Dinoi.   Guadagnata una nuova tregua sugli esuberi, resta la questione del futuro industriale del polo siderurgico. L'intenzione del governo – avrebbe chiarito il sottosegretario – è di consentire la prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto, proseguendo la gara per la vendita sulla base dell'offerta presentate e di quella che sarà presentata, poi, da valutare. Questo tenendo presente però che l’acciaio, in Italia, deve essere necessariamente green, dunque prodotto attraverso forni elettrici alimentati a Dri. Le risorse per il Dri ci sono, l’esecutivo intende utilizzarle e, se necessario, integrarle. Lo stop ai licenziamenti smorza il nervosismo delle tute blu, che però non abbassano l’ascia di guerra: “Questo è un passo importante nell'emergenza, ma non è la soluzione dei problemi: per noi lo stato di mobilitazione è confermato, finché non ci saranno risposte concrete e chiare”, afferma infatti il leader Fiom, Michele De Palma. La distanza principale verte proprio sulle questioni industriali. “Non ci è stato illustrato un piano per il futuro di Ilva'', sottolinea il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ribadendo la necessità di “declinazioni precise sull'assetto proprietario che vedano lo Stato in posizione maggioritaria. Vogliamo capire – prosegue Uliano – quante tonnellate di acciaio produrrà, con quali forni elettrici, quali finanziamenti ci sono per il Dri. Sono tutti aspetti che vanno di pari passo con i prepensionamenti, che sono in fase studio, con la questione dei lavori usuranti e degli ammortizzatori''. Il decreto in stesura però è un primo step su cui lavorare. “Continueranno le discussioni provando a migliorarlo”, dice il numero uno della Uilm, Davide Sperti, che rileva comunque, in questo tavolo, elementi di ''discontinuità'' con il passato, perché centrato sul destino dei lavoratori: ''Il governo – chiosa – ha mostrato la volontà di intervenire”.   
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Messaggio pro-Ceuta ‘nascosto’, in Spagna è polemica contro Mbappé, Vinicius e Konaté: cos’è successo

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(Adnkronos) –
Kylian Mbappé fa chiarezza sulla vicenda della maglia dedicata a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco finita al centro del dibattito per la recente crisi migratoria, e 'nascosta' prima della partita tra Real Madrid ed Elche. Durante l’ultima sfida dei Blancos, Mbappé, Vinicius e Konaté sono scesi in campo con una t-shirt e un messaggio rivolto ai 'caballas', gli abitanti di Ceuta, parzialmente coperto.
  
Un gesto che ha suscitato diverse polemiche in Spagna, spingendo il francese a spiegare tutto in modo chiaro. "È stata una decisione dei club quella di includere la maglietta e di indossarla – ha detto il fuoriclasse francese in un'intervista ad As -. Noi giocatori dovevamo indossarla. La prima cosa che voglio dire è che sono totalmente solidale con Ceuta e con tutte le vittime. Perché, prima di essere un calciatore, sono un essere umano. Ma anch’io volevo fare un gesto e dedicare un pensiero a tutti gli immigrati che hanno perso la vita e che si trovano anch’essi in condizioni difficili".  Mbappé ha precisato, dopo aver ricevuto una pioggia di critiche per il gesto: "Era una posizione difficile, perché alla fine la gente potrebbe pensare che io sia contro gli abitanti di Ceuta, ma non è così. Non ho nulla contro di loro e li sostengo, volevo però rivolgere un pensiero anche a tutte le persone che soffrono, a tutti i migranti che hanno perso la vita. Sono un essere umano e non voglio dare priorità a una sofferenza rispetto ad altre. Ci sono persone che soffrono e mi dispiace molto vedere tutto questo nel mondo. Voglio trasmettere un messaggio di positività e di pace, spero che la situazione si risolva in fretta". 
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