(Adnkronos) – “La nuova formulazione di levodopa-carbidopa a rilascio modificato ha un’ingegneria farmaceutica molto interessante, perché questa pillola è in grado di rilasciare una parte immediatamente, il 25% della levodopa, quindi il paziente ha l’effetto rapido della pasticca nel giro di mezz’ora, tre quarti d’ora”. L’altra parte della formulazione “è costituita da pellets che vengono rilasciati lentamente nel piccolo intestino: questo fa sì che il livello plasmatico del farmaco possa rimanere stabile anche per 4-5 ore. Quindi, il paziente che era costretto ad assumere levodopa ogni 2 ore, quindi da 5 a 7 volte al giorno, utilizzando questa formulazione a lento rilascio può assumerne 3 o 4 di dosi al giorno, ma soprattutto avere un livello plasmatico stabile, costante di farmaco e quindi con una riduzione significativa dei periodi di Off, dei periodi negativi”. Così Fabrizio Stocchi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma e responsabile della ricerca clinica sui Disturbi del movimento e del Centro per Ricerca e Cura della Malattia di Parkinson, spiega l’innovazione presente nella nuova combinazione levodopa–carbidopa a rilascio modificato (Hopledo*) per il trattamento delle fluttuazioni motorie nella malattia di Parkinson che ha recentemente ottenuto l’approvazione dell’Ema-Agenzia europea dei medicinali . La levodopa “è il farmaco principale nella terapia della malattia di Parkinson – chiarisce Stocchi – Sostanzialmente tutti i pazienti assumono questo farmaco che è la base della terapia che poi viene implementata con altri farmaci, ma che comunque si basa proprio sulla levodopa. La carbidopa è l’altro farmaco presente nelle formulazioni e blocca il metabolismo periferico della levodopa. Le formulazioni presenti in commercio, ormai da sessant’anni, hanno una limitazione importante” dovuta a “un’emivita molto breve: le compresse in commercio di levodopa”, mantengono livelli plasmatici nel sangue che non superano le due ore e mezza più o meno – precisa l’esperto – Durante il corso della malattia il paziente è quindi costretto ad assumere le somministrazioni di levodopa sempre più frequentemente, fino ad arrivare ad assumere il farmaco, appunto, ogni due ore, due ore e mezza, massimo tre”. Questo comporta delle “problematiche per quanto riguarda proprio l’assunzione molto frequente del farmaco – rimarca Stocchi – ma anche i livelli plasmatici, che non sono stabili, perché tendono a variare andando a raggiungere dei picchi molto alti e poi livelli plasmatici bassi e insufficienti. Questo fa sì che il paziente mostri delle fluttuazioni dal punto di vista dei sintomi motori, ovvero alterni dei periodi buoni, che noi tecnicamente chiamiamo On, a quelli Off, cioè negativi e a sviluppare movimenti involontari”.
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Farmaci, neurologo Stocchi: “Con formulazione a rilascio modificato meno pastiglie per il Parkinson”
Il comandante si sente male e aereo deve atterrare d’emergenza: “Non riesce a pilotare”
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Il comandante si sente male e un aereo rischia di precipitare. Un aereo partito da Minneapolis, negli Stati Uniti, è stato costretto a tornare indietro pochi minuti dopo il decollo, dopo che alcuni membri dell'equipaggio hanno segnalato una "potenziale incapacità del pilota" di guidare il velivolo. Secondo quanto riportato da People, l'aereo, un Boeing 757-300, sarebbe dovuto atterrare a Orlando, in Florida, lo scorso 31 agosto, poco più di tre ore dopo il decollo, avvenuto intorno alle 11 ora locale. Tuttavia, appena quattro minuti dopo il decollo, un membro dell'equipaggio ha contattato via radio il controllo del traffico aereo richiedendo un rientro immediato all'aeroporto: "Dobbiamo tornare in pista", si sente in una registrazione del controllo del traffico aereo pubblicata da ATC.com, "natura dell'emergenza: abbiamo una potenziale incapacità del pilota… Vorremmo tornare immediatamente". L'aereo ha quindi virato subito verso nord, tornando in direzione Minneapolis, e ha dichiarato un'emergenza per ottenere la priorità di gestione da parte del controllo del traffico aereo, riuscendo poi ad atterrare. La Federal Aviation Administration ha confermato che indagherà sull'incidente e ha precisato che il rientro è stato dovuto a "un'emergenza medica del pilota". "L'equipaggio ha seguito le procedure stabilite per tornare a Minneapolis-Saint Paul, dove l'aereo è atterrato in sicurezza", si legge in un comunicato, "poiché la sicurezza è la nostra priorità assoluta per Delta, ci stiamo concentrando sul supporto al pilota e ai nostri clienti per garantire il proseguimento del viaggio". Il portavoce ha precisato che l'aereo è rientrato sano e salvo con tutti i 178 passeggeri e i sette membri dell'equipaggio a bordo. La compagnia aerea ha successivamente predisposto un nuovo equipaggio per consentire ai passeggeri di proseguire il viaggio verso Orlando, con il volo che è arrivato in serata.
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Us Open, oggi Paolini-Stefanini al secondo turno – Diretta
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Jasmine Paolini torna in campo agli Us Open. Oggi, mercoledì 2 settembre, l'azzurra affronta Lucrezia Stefanini in un derby italiano nel secondo turno a New York. La toscana, testa di serie numero 19, ha battuto la slovena Veronika Erjavec, numero 106 del ranking Wta, al primo turno del singolare femminile. Stefanini ha invece superato Yastremska al debutto nello Slam americano. Si comincia alle 17.
Dove vedere il match tra Paolini e Stefanini? Tutte le partite degli US Open 2026 sono trasmesse in Italia in diretta tv in chiaro su SuperTennis e in diretta tv via satellite su Sky Sport per gli abbonati. Match visibili in streaming sulle piattaforme SuperTenniX, NOW Tv e Sky Go. Il derby azzurro è il primo match sul Court 5. I precedenti tra le tenniste sono due, risalgono al 2014 e al 2021 e raccontano due successi di Paolini.
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Cina, capacità fotovoltaica supera per la prima volta quella a carbone
PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – La capacità installata del fotovoltaico (PV) in Cina ha superato per la prima volta quella delle centrali a carbone, rendendo questa risorsa la principale fonte energetica del Paese in termini di capacità installata, ha reso noto ieri l’Amministrazione nazionale dell’energia.
Alla fine di luglio, tale capacità nel Paese aveva raggiunto gli 1,286 miliardi di chilowatt, superando di poco gli 1,285 miliardi delle centrali a carbone, secondo l’amministrazione.
“Questo risultato rappresenta un traguardo nella transizione energetica verde e a basse emissioni di carbonio della Cina”, ha dichiarato Liu Zhiqiang, esperto del China Electricity Council, aggiungendo che il nuovo sistema elettrico del Paese, imperniato sulle nuove energie, sta prendendo forma a un ritmo accelerato.
Alla fine di luglio, il fotovoltaico rappresentava oltre il 30% della capacità totale installata di generazione di energia elettrica della Cina. Considerando la capacità aggiunta di recente, la quota è salita a oltre il 40% nei primi sette mesi dell’anno, a conferma della rapida espansione del settore fotovoltaico.
La Cina ha costruito una filiera completa dell’industria fotovoltaica, che comprende ricerca e sviluppo, progettazione e produzione integrata. I progressi tecnologici, tra cui le ripetute innovazioni nell’efficienza di conversione fotovoltaica, hanno favorito il continuo ammodernamento del settore e la rapida riduzione dei costi.
Il rapido sviluppo del fotovoltaico e di altre forme di nuove energie in Cina sta inoltre fornendo un contributo positivo a livello globale.
Con il sistema di energie rinnovabili più grande e in più rapida crescita al mondo, il Paese fornisce oltre l’80% dei moduli fotovoltaici e il 70% delle apparecchiature per l’energia eolica a livello mondiale, sostenendo la transizione verde di numerosi Paesi.
In particolare, in un contesto di incertezza nelle forniture globali di energia e materie prime fondamentali, la crescente capacità della Cina nel settore delle nuove energie ha consentito al Paese di soddisfare la domanda energetica interna, contribuendo al contempo alla stabilità dei mercati energetici e delle catene di approvvigionamento globali, hanno affermato gli esperti.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-
Famiglia nel bosco, lo psichiatra e perito: “Rientro a tappe bimbi unica strada percorribile”
(Adnkronos) – "Con la decisione del Tribunale, la famiglia resta ancora nel tunnel disgraziato ma finalmente intravede una luce". Così lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte della famiglia nel bosco, commentando la decisione del Tribunale dei minorenni dell'Aquila nei confronti dei tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, con il progressivo riavvicinamento dei bimbi: da ottobre pernotti in famiglia. "A questa luce – spiega- si aggrappano due genitori stremati e sull’orlo del collasso emotivo. Tuttavia il rientro a tappe dei bimbi, in questa situazione, è l’unica strada percorribile. Trovo inoltre significativa la possibilità che i bimbi possano incontrare i genitori nel luogo primario, dove hanno gustato la felicità dei giochi in armonia con la natura e con gli amatissimi animali. Incoraggio Nathan e Catherine a collaborare e a percorrere con fiducia l’ultimo tratto del tunnel sopportando il dolore e lo strazio che dovranno ancora patire nell’attesa che, come scrive Catherine, 'sorga una nuova alba'. "Personalmente – conclude Cantelmi – ritengo che tutta la vicenda sia sproporzionata perché siamo in presenza di genitori non abusanti, non maltrattanti e non delinquenti e il collocamento in casa famiglia costituisce nel complesso una pagina molto triste per l’Italia".
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Rita Dalla Chiesa: “44 anni fa l’omicidio di mio padre, la verità storica non sempre coincide con le sentenze”
(Adnkronos) – Alla vigilia del 44esimo anniversario dell'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre del 1982 a Palermo, insieme con la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo, la figlia Rita Dalla Chiesa, senza nascondere l'emozione, ricorda il padre. Non solo il generale ma il papà affettuoso, che amava incontrare i giovani. Oggi Rita Dalla Chiesa è una parlamentare di Forza Italia.
Sono passati 44 anni dall’omicidio di suo padre. Le sentenze hanno accertato le responsabilità della Cupola di Cosa nostra, ma hanno anche messo in risalto diversi misteri ancora irrisolti. Sapremo mai la verità?
"La verità che dobbiamo accettare è quella stabilita nelle aule di tribunale. Poi c’è la verità storica di cui conosciamo le responsabilità morali e politiche di chi in quel momento aveva ruoli di primo piano politico in Italia. Queste responsabilità vennero riconosciute anche in campo internazionale. Ho capito da allora che in Italia è molto difficile che la verità storica coincida con la verità stabilita in tribunale".
Dalla Chiesa fu inviato a Palermo in estrema solitudine, senza i poteri speciali che aveva richiesto e che gli erano stati promessi…
"E' vero, venne lasciato solo, ma questo lo scoprì solo dopo un mese. Lui aveva un'incrollabile fiducia nello Stato e nelle Istituzioni e ha creduto a quanto gli era stato assicurato, quando aveva accettato di scendere in Sicilia". Secondo Lei, qual è la lezione più grande che le istituzioni di oggi dovrebbero ancora imparare dalla sua vicenda?
Detto questo, oggi abbiamo una commissione antimafia con Chiara Colosimo presidente, che poco alla volta sta tirando fuori pezzi di verità. Immagino che il costo sia altissimo per la presidente, dal punto di vista del suo coraggio, ma non è un caso che mio fratello sia consulente di quella commissione, che i figli di Borsellino abbiano avuto totale apertura e fiducia nei confronti della presidente, che Maria Falcone abbia apprezzato il suo lavoro, e che io stessa la sostenga sempre. Ho un grande affetto per lei, grande stima. Non si smette mai di combattere per la verità. Non so se le istituzioni abbiano imparato qualche cosa da tutto quello che sta venendo fuori, sicuramente sono stati fatti parecchi passi avanti, soprattutto dai più giovani".
Suo padre fu un pioniere nella comprensione della struttura mafiosa e dell'importanza dell'intelligence e del consenso sociale. Cosa resta oggi del "metodo Dalla Chiesa"?
"Io so che il 'metodo Dalla Chiesa' oggi è studiato e praticato ai livelli più alti di investigazione, soprattutto quando si tratta di indagini su mafia e terrorismo. Le sue intuizioni sono state di grande aiuto in moltissime indagini. E ai suoi tempi non c’erano né pc neé intelligenza artificiale…".
Suo padre credeva moltissimo nel dialogo con i giovani per sradicare la cultura mafiosa. Guardando alle nuove generazioni vede la consapevolezza che lui sperava di instillare?
"In famiglia è stato mio fratello Nando, rischiando sempre del suo, a raccogliere ufficialmente il testimone di papà, soprattutto per quello che riguarda i giovani. Li amava mio padre e li ama Nando. I suoi studenti lo adorano, ogni estate vanno una settimana con lui nei luoghi difficili della legalità. Per una settimana lui mette a disposizione dei suoi studenti se stesso, la sua memoria, la sua storia. Che e’ la storia di tante persone che hanno attraversato il nostro stesso dolore".
A distanza di quarantaquattro anni da quella sera in via Isidoro Carini, qual è il ricordo più vivido che custodisce di Suo padre privato, lontano dalla divisa e dalle responsabilità istituzionali?
"Mio padre ci ha lasciato un insegnamento sacro. La libertà delle nostre idee, il non averne paura, il rispetto per quelle degli altri, e la totale mancanza di pregiudizi nei confronti di chiunque. Lui non ne aveva, la lealtà’ per l’essere umano e per gli animali era costantemente nelle sue parole. Amava l’Arma, la sua divisa, i suoi Carabinieri. Capita a volte che sui social qualcuno mi attacchi dicendo “suo padre si rivolterà nella tomba”, solo perché io esprimo liberamente le mie posizioni, che magari non sono quelle che vorrebbero altri. Ma sbagliano, non sanno quanto sbagliano. Io sono fiera di poter dire che mio padre sarebbe felice di vedermi leale con me stessa".
Come si convive con un dolore così pubblico e con la necessità costante di dovere e volere condividere la figura di un genitore con l'intera nazione?
"Da quando eravamo piccoli siamo stati abituati a vivere nostro padre con una forte dimensione pubblica. Ricordiamo soltanto il periodo del terrorismo che ha toccato le vite di ognuno di noi…. Siamo stati seguiti, intercettati, minacciati, mia sorella e’ stata costretta con il marito e un bimbo piccolo a trasferirsi di notte dall’altra parte di Italia. Abbiamo perso nostra madre giovanissima. E poi e’ arrivata la mafia, con tutto quello che poi abbiamo dovuto subire. Non e’ stata una vita facile, la nostra. Ma mi rendo conto che non e’ facile da capire".
Domani il ricordo va inevitabilmente anche a Emanuela e all'agente Domenico Russo. Cosa significa per Lei ricordare il loro sacrificio accanto a quello di Suo padre?
"La cosa che mi fa più male è che mio padre non voleva misure eccezionali di scorta perché non voleva che altri perdessero la vita a causa sua. Purtroppo invece, quella sera con lui sono morti la moglie e l’agente che li seguiva con la macchina".
Qual è oggi il suo legame con la Sicilia? Lei nel 2019 annunciò che avrebbe lasciato la casa di Palermo…
"Io non penso che la colpa di ciò che è accaduto sia di Palermo. È una città che io ho amato moltissimo. Ciò che mi ha fatto soffrire, e che ancora oggi vedo, sono i silenzi di Palermo. Non basta andare il 3 settembre davanti alla lapide di mio padre. Ed è per questo che negli ultimi anni vado a ricordarlo a Milano, dove mio padre è stata molto amato e dove la sua memoria continua a essere molto forte".
Due anni fa in una trasmissione lei sostenne che suo padre venne ucciso per fare "un favore a un politico". Volevo chiederle se lo pensa ancora.
"Non dimenticherò mai che quando fu chiesto a un politico perché non fosse andato al funerale, questi rispose in televisione che ai funerali preferiva i battesimi…". Quel politico si chiamava Giulio Andreotti. (di Elvira Terranova)
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A Ciminna i funerali del giovane morto nel tentativo di arginare l’incendio, Lorefice: “Rogo frutto di una mano criminale”
PALERMO (ITALPRESS) – “Cara mamma Santina, Caro papà Roberto, caro Natalino, cara Giovanna, siamo tutti dentro le fiamme del fuoco che ci hanno tolto Salvatore, e con lui ci hanno tolto la vita. Le fiamme che hanno bruciato Lui, la vostra vita, tolgono pure a noi le parole. Lo strazio ci brucia. E sentiamo le nostre vite, i nostri corpi, i nostri cuori, che ardono di amore, come bruciati senza fine dalla mancanza di Salvatore. “No, no, no!” avete gridato. Non può essere vero. Come vorremmo tornare indietro, un attimo prima di quell’incendio che è partito, diabolicamente, lì dov’era Salvatore. Come vorremmo essere là un attimo prima che lui, travolto dalla sua intima bontà, dalla sua generosità, si buttasse nelle fiamme per salvare la casa di campagna, quel luogo caro e sacro della sua famiglia. Tornare a quell’istante, essere disposti anche ad accogliere la rabbia che ci suscita, ci aiuta anche a trovare il coraggio della verità: Questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra”. È uno dei passaggi dell‘omelia pronunciata dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, durante i funerali, celebrati nella Chiesa Madre di Ciminna, del giovane Salvatore Giglia, morto per le gravi ustioni riportate nel tentativo di arginare il fuoco durante l’incendio divampato tre giorni fa nel Palermitano.
“Chi appicca il fuoco per incuria, disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile – prosegue Lorefice -. Che va riparato. A questa barbarie che distrugge il futuro, Salvatore ha opposto la limpidezza della sua vita, il senso del dovere e il coraggio di chi difende ciò che ama fino all’estremo sacrificio. Mamma Santina, papà Roberto, Natalino avete davanti agli occhi – ormai per sempre – la stessa immagine: Salvatore e le fiamme. E noi con voi. Come voi stretti attorno al corpo tormentato di Salvatore, anche noi siamo solo chiamati a restare, senza la pretesa di spiegare l’inspiegabile o di offrire consolazioni a buon mercato. Una madre, quando il figlio soffre, non cerca risposte: si fa grembo, si china sul dolore, raccoglie le lacrime a una a una, lo stringe al cuore in silenzio. Oggi vorremmo essere esattamente questo per voi: per te, Santina, per te Roberto, per te Natalino, per te Giovanna che eri il suo amore e il suo domani, per i parenti e per i suoi amici più cari. Vorremmo farci carico noi del vostro respiro spezzato, avvolgere il freddo che vi è rimasto dentro dopo che il fuoco ha raggiunto e poi spento la voce di Salvatore. Non vogliamo proferire parole di esortazione o di consolazione. Ce ne sarebbero? Vi chiediamo solo di appoggiare la testa su questo abbraccio che la comunità intera vi offre: un abbraccio disarmato, che non scappa dal vostro pianto e che custodisce ogni frammento di ciò che Salvatore è stato e continuerà a essere”, conclude.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Si ribalta mezzo agricolo, 30enne muore nel Palermitano
PALERMO (ITALPRESS) – Drammatico incidente sul lavoro a Ciminna, in provincia di Palermo: un 30enne originario del Gambia è morto dopo che il mezzo su cui viaggiava si è ribaltato. L’incidente è avvenuto in un’azienda agricola: l’impatto ha provocato una ferita letale sul collo dell’uomo, inutile ogni tentativo di soccorso ad opera dei sanitari. Sull’episodio indagano i carabinieri insieme agli agenti dello Spresal dell’Asp Palermo.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
(ITALPRESS)
Incidente stradale a Miami, Germano Bacchetta muore a 32 anni: “Stavi realizzando il tuo sogno”
(Adnkronos) – Dramma a Miami, dove un cittadino italiano di 32 anni è morto a seguito di un incidente stradale. Si tratta di Germano Bacchetta, originario di Celano, in Abruzzo. A darne l'annuncio è stato il sindaco Settimio Santilli. "Ieri sera purtroppo sono stato raggiunto dalla notizia della morte di Germano Bacchetta, un nostro giovane concittadino che ha perso la vita in un terribile incidente stradale a Miami", si legge sulla pagina Facebook del primo cittadino. "Germano si era trasferito negli Stati Uniti, dove si stava realizzando nel suo ambito lavorativo in maniera brillante, ambiziosa ed entusiasmante. Era pieno di vita e di voglia di fare, ma il destino fatale ha interrotto purtroppo questo suo straordinario e luminoso percorso. Giungano alla famiglia di Germano le più sentite condoglianze", ha concluso. L'incidente è avvenuto domenica pomeriggio, lungo Southwest 168th Street, nella zona sud-occidentale della contea di Miami-Dade. Secondo quanto riferito dall'emittente locale Local 10, Germano Bacchetta viaggiava a bordo di una Porsche insieme ad un'altra persona, che si è schiantata contro un palo. Lui è morto sul colpo, mentre l'amico è stato trasferito in gravi condizioni in ospedale. Su quanto successo indaga la Traffic Homicide Unit del Miami-Dade Sheriff's Office. Gli investigatori stanno cercando di stabilire le cause dello schianto e se la velocità abbia avuto un ruolo.
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Ucraina e rebus centrosinistra, Fratoianni: “Troveremo sintesi con Pd e M5S”
(Adnkronos) –
"Sulla guerra in Ucraina c'è una differenza che non riguarda solo Conte e Schlein ma anche noi". Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, fotografa la situazione nel 'campo largo' in relazione ad uno dei temi principali di politica estera. Le posizioni di Pd, M5S e AVS sono conciliabili? "Ci sono tantissime questioni che hanno a che fare con nodi rilevanti di politica estera su cui le posizioni in particolare delle tre forze principali dell’opposizione – Pd, M5S e Avs – e su cui dovremmo poi confrontarci anche con altre forze disponibili, sono esattamente sovrapponibili", dice Fratoianni a Omnibus, su La7. "Certo sul conflitto in corso in Ucraina c'è una differenza – prosegue il leader rossoverde – che non riguarda solo Conte e Schlein ma riguarda anche noi. Ricordo che io ho votato contro l'invio delle armi all'Ucraina anche quando Conte votava a favore sono stato il primo e allora ero l'unico a votare in quel modo. Ora, io penso questo: ci siede a un tavolo e allora per esempio si parte dall'idea che nessuno può dire questa è una linea rossa invalicabile, si cerca una sintesi, perché Conte nei giorni scorsi l'ha detta così sull'Ucraina. Ma io ho anche sentito e ho letto dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd, per esempio che dicono sulle armi all'Ucraina la linea rossa è invalicabile. Ma così non si va da nessuna parte", afferma Fratoianni. "Invece ci si siede ad un tavolo e per esempio si parte dicendo siamo tutti d'accordo sul fatto che la Russia ha aggredito l'Ucraina e che quindi bisogna sostenere l'Ucraina, perché questa sì mi pare una linea rossa invalicabile, anche se io escludo che fra noi ci sia qualcuno che ha dubbi su questo. Penso che tutti siamo d'accordo sul fatto che Putin ha condotto un'invasione criminale e che quindi bisogna sostenere l'Ucraina. Bene, primo punto e lo mettiamo da parte", dice prima di voltare pagina. "Secondo punto: come si sostiene l'Ucraina ? Che cosa significa sostenere l'Ucraina? Nel panorama politico italiano c'è chi pensa, ed è legittimo ma io penso che sia sbagliato, che sostenere l'Ucraina coincida con la prosecuzione ad infinitum della guerra. Io non sono d'accordo. Io penso che sostenere l'Ucraina coincida con la fine più rapida della guerra in un modo giusto naturalmente, quindi condiviso anche dall'Ucraina che è stata aggredita e che è la vittima. E poi io penso che una discussione seria debba prendere in mano la questione di come si può comunque sostenere l'Ucraina logisticamente, economicamente e finanziariamente", afferma ancora. "La domanda, infine, che mi faccio: è utile il nostro sostegno militare? È decisiva la componente militare del nostro sostegno anche qui io qualche dubbio. Peraltro siamo l'unico grande Paese in Europa che ha ancora secretata la lista degli armamenti che inviamo all'Ucraina. Sarebbe l'ora di farcela conoscere anche questo sarebbe un elemento utile a discernere e a discutere su come andare avanti. Ultima questione: come noi pensiamo che debba configurarsi il rilancio dell'iniziativa diplomatica, perché lo diciamo tutti, ma raramente entriamo nel merito", dice il deputato. "Credo che questo sia il metodo giusto, urgente ed opportuno – conclude Fratoianni – di procedere perché quando si discute si cerca un compromesso che non vuol dire io ti do questo e tu mi dai quello. Sarebbe lo stile del centrodestra, che quando è arrivato ha detto: io mi prendo l'autonomia differenziata, tu ti prendi la separazione delle carriere, tu ti prendi il premierato. Quello è il mercato delle vacche, invece noi se vogliamo governare, penso che dobbiamo seguire questa direzione".
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