(Adnkronos) – Quali sono i limiti della guerra ibrida? Cosa possono fare l’Europa e la Nato contro la Russia? Quanto siamo andati vicini, con il drone russo potenzialmente letale all’aeroporto di Lipsia, allo scoppio di un conflitto? La denuncia della Germania sull’episodio del 4 agosto, attribuito interamente alla Russia, apre una fase nuova delle schermaglie ibride usate dalla Russia per destabilizzare le democrazie occidentali. Una strategia non nuova, ma che sta diventando sempre più aggressiva, spiega all’Adnkronos Alessandro Marrone, esperto dell’Istituto affari internazionali. La “guerra ibrida” combina strumenti militari e non militari; include cyberattacchi, disinformazione e guerra cognitiva, sabotaggi, uso di droni e attività marittime “ombra”. La finalità è testare difese, individuare vulnerabilità e tempi decisionali, intimidire istituzioni e opinione pubblica, erodere fiducia e coesione politica mantenendo l’opacità e la negabilità del coinvolgimento diretto del Cremlino. Coinvolgimento che stavolta la Germania ha confermato. Cosa mancherebbe allora per una risposta militare vera e propria? “Probabilmente presenza militare ostile e vittime”, riassume Marrone. “Il Trattato del 1949 della Nato definisce il caso di un attacco armato tradizionale, ma gli aggiornamenti strategici recenti includono attacchi cibernetici e spaziali come potenziali casi da Articolo 5 se con gravi conseguenze – spiega – La vulnerabilità dei satelliti, ad esempio, impatta forze armate, aviazione civile e sistemi finanziari”. Ma per attivare la difesa collettiva prevista all’articolo 5 del Trattato Nordatlantico, oltre alle condizioni di letalità che in questo caso non si sono verificate, serve anche la volontà politica dei Paesi Membri del Consiglio, che di norma si attiene a un calcolo di proporzionalità. Con delle vittime a Lipsia ci sarebbe stata una discussione formale nell’Alleanza, ma le decisioni sarebbero comunque passate da una valutazione condivisa. L'obiettivo della Russia con la guerra ibrida è proprio logorare l'Occidente rimanendo sotto la soglia del conflitto convenzionale, sapendo che la Nato non ha interesse a innescare un'escalation incontrollabile. Marrone ricorda che gli ingressi di droni in Polonia e altrove hanno portato a convocazioni del Consiglio Nord Atlantico ai sensi dell’Articolo 4 e a rafforzamenti sul fianco Est, ma l’attribuzione è più complessa quando i droni partono da navi “ombra” o operatori interni. “Sicuramente il caso di Lipsia segna un aumento della gravità della minaccia russa e ha prodotto una risposta politica e solidarietà Ue-Nato – aggiunge – Il trend indica un aumento di frequenza e qualità degli incidenti”. Secondo un rapporto di luglio dell’International Institute for Strategic Studies, tra agosto 2024 e febbraio 2026 sono stati accertati 144 casi di intrusioni di droni nello spazio aereo europeo. Episodi vicino ad aeroporti hanno interrotto traffico con decine di migliaia di passeggeri, probabilmente raccogliendo informazioni di intelligence e testando le reazioni occidentali. Secondo l’istituto "l’attuale architettura europea di contrasto ai droni non è ancora all'altezza della minaccia, nonostante la Nato, l'Unione europea e i governi nazionali stiano dedicando maggiore attenzione al problema: il rilevamento è disomogeneo, le autorità legali sono frammentate, le opzioni di risposta sono spesso sproporzionate e l'attribuzione delle responsabilità rimane troppo lenta per garantire una deterrenza tempestiva". Marrone sottolinea che la minaccia russa passa anche dal mare, con flotte "ombra" e sabotaggi sottomarini. “Navi civili con documenti falsificati possono contrabbandare petrolio russo, possono lanciare droni verso coste del Baltico/Mare del Nord, possono creare incidenti a infrastrutture sottomarine (gasdotti, oleodotti, cavi Internet/elettrici), mantenendo l’attribuzione opaca. Le marine europee hanno già fermato e sanzionato unità sospette in zone critiche", sottolinea. Intanto ci sono gli attacchi cibernetici h24: malware, furti di dati, DDoS e altro. "L’Italia ha registrato un aumento tra i più elevati nel G7 negli ultimi due anni", ricorda Marrone, mentre "disinformazione e propaganda di lungo periodo inquinano il dibattito, generano percezioni infondate e teorie complottiste, oscurando le responsabilità russe". Intanto nella Nato si discute di "quanto, quando, dove ridurre la presenza militare americana, con compensazione europea, canadese e turca per mantenere deterrenza complessiva stabile”, dice Marrone. Sarà cruciale “superare annunci estemporanei e adottare un approccio strutturato e graduale evita segnali di ritiro disordinato; non è un ritiro totale, ma riduzione coordinata. La somma delle capacità deve restare sufficiente a dissuadere l’escalation russa”.
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Guerra ibrida, che cos’è e cosa dovrebbe succedere per far scattare un conflitto
Fine vita, il Veneto approva la legge sul suicidio assistito. Zaia: “Decisione complessa e profonda”
(Adnkronos) – Il Consiglio regionale del Veneto, dopo due giorni di discussione, ha approvato oggi, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, il progetto di legge d’iniziativa popolare n. 1 sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, relatore, il presidente della Quinta commissione consiliare, Manuela Lanzarin (Lega-LV). I lavori d’aula erano stati sospesi ieri, nel tardo pomeriggio e sono ripresi stamattina con la conclusione della discussione generale e l'esame degli emendamenti. La legge era stata rinviata in Commissione nella seduta del 16 gennaio 2024 della scorsa legislatura, dopo il mancato via libera ai primi articoli, è stata ripresentata in quella attuale e ha superato, con modifiche, il nuovo esame dell’assemblea legislativa. Gli emendamenti hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di ulteriori proposte dell’esecutivo veneto. “L’approvazione della legge sul fine vita rappresenta un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema. Personalmente sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada”: ha detto il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, commentando l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa della proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito. "Voglio ringraziare tutti i consiglieri regionali – prosegue Zaia – chi ha votato a favore, chi si è espresso contro e chi ha manifestato dubbi o sensibilità differenti. Oltre dieci ore di dibattito, precedute da mesi di studio e approfondimento, hanno dato vita a un confronto serio, rispettoso e di alto livello. Su un tema così delicato, anche la capacità di ascoltare le ragioni degli altri rappresenta un patrimonio per l’istituzione. Il mio ringraziamento non può che andare anche ai cittadini e alle associazioni che da posizioni diverse hanno arricchito proposte e discussione”. “Voglio sottolineare che oggi abbiamo approvato una legge per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e per tutti gli operatori sanitari – aggiunge il Presidente -. Da molto tempo ripeto che sono anche loro a trovarsi ogni giorno davanti a situazioni umane e professionali di straordinaria complessità, spesso in quell’area di confine nella quale medicina, sofferenza, volontà del paziente ed etica si incontrano. Da oggi abbiamo dato anche a loro uno strumento in più, un quadro più chiaro entro il quale affrontare decisioni difficilissime senza essere lasciati soli. Lo abbiamo detto fin dall’inizio – ricorda Zaia -: questa legge non introduce il fine vita e non crea un diritto nuovo. Il perimetro è stato tracciato dalla Corte costituzionale. Il Veneto ha scelto di fare la propria parte, organizzando meglio le procedure ed esercitando pienamente i doveri che spettano a un’istituzione che ha la responsabilità della sanità pubblica”. “Credo che oggi emerga anche un tratto importante della politica veneta – sottolinea Zaia – Il Consiglio ha saputo prendere una proposta di legge di iniziativa popolare, studiarla nel merito, emendarla e migliorarla, senza snaturarne l’impianto, fino ad arrivare a un provvedimento maturo. È questo il compito della buona politica: raccogliere una domanda che arriva dai cittadini e trasformarla, attraverso il lavoro legislativo, in una risposta solida e concretamente applicabile. È stato un percorso lungo e non semplice e, proprio per questo, il risultato raggiunto assume ancora maggiore significato. Il Veneto – conclude il Presidente – ha dimostrato che anche sulle questioni più profonde e divisive si può discutere senza rinunciare alle proprie convinzioni, ma mettendo al centro le persone. Pazienti, famiglie, medici e operatori sanitari da oggi possono contare su un quadro più chiaro. È questo, prima di tutto, il significato della decisione assunta oggi dal Consiglio regionale”.
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Vicenzaoro September al via venerdì, più internazionale e competitiva
(Adnkronos) – Vicenzaoro September 2026 aprirà venerdì mattina con una doppia crescita sul fronte internazionale. Tra i 1.300 brand espositori provenienti da 40 Paesi, cresce la componente estera, che in questa edizione si attesta al 45% del totale con provenienze europee maggiori da Germania, Belgio, Spagna, Francia, Grecia e Gran Bretagna, mentre quelle extraeuropee vedono ai primi posti Turchia, Hong Kong, Tailandia, India e Stati Uniti d’America. New entry da Corea del Sud, Ucraina e Uzbekistan. Cresce anche la delegazione di buyer ospitati. Sono 910, il 33% in più rispetto ai 605 del settembre dello scorso anno. La delegazione estera da 73 Paesi, grazie alla partnership con ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e Ice Agenzia, vede in fiera 700 buyer che conoscono profondamente le aziende espositrici di Vicenzaoro e i mercati esteri di riferimento. Le rappresentanze maggiori provengono da Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita a pari merito, Cina e Spagna; 210, infine, i buyer italiani. "Una domanda internazionale che si allarga per provenienze e consistenza e che conferma la capacità di Vicenzaoro di attrarre operatori dai principali mercati mondiali. Da questa edizione noi rispondiamo a questa domanda con un riordino delle aree espositive, grazie al nuovo Padiglione 2. Dall’alto di gamma, al packaging, alle gemme, alle tecnologie, alla manifattura orafa: tutta la filiera è ora sotto lo stesso tetto e il Jewellery Boutique Show è oggi ancora più competitivo", sottolinea Matteo Farsura, a capo delle fiere orafe di Ieg. Alle 11, la manifestazione verrà aperta con la cerimonia inaugurale condotta da Marino Smiderle, direttore de 'Il Giornale di Vicenza', alla quale sono stati invitati: Maurizio Ermeti, presidente di Italian Exhibition Group; Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza; Andrea Nardin, presidente della Provincia di Vicenza; Maria Cristina Squarcialupi, presidente Federorafi Confindustria in rappresentanza di tutte le associazioni nazionali del settore orafo; Fabrizio Lobasso, vicedirettore generale per la crescita e la promozione delle esportazioni e direttore centrale per il Sistema Italia e gli investimenti del ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Matteo Zoppas, presidente Ice Agenzia; Mara Bizzotto, sottosegretario di Stato al ministero delle Imprese e del Made in Italy; Marco Zecchinato, assessore alla Cooperazione interregionale, Governo del territorio e Infrastrutture della Regione Veneto. Sono 170 i brand espositori al T.Gold, salone b2b parallelo che debutta nell’edizione di settembre. Le tecnologie, con il 60% di aziende italiane, entrano nel perimetro della fiera, nel Padiglione 4 che precedentemente ospitava la manifattura orafa italiana e internazionale, ora di casa nel nuovo Padiglione 2. Questa edizione di T.Gold è accompagnata dal Jewellery Technology Forum che avrà come tema portante Design. Print. Transform con focus la manifattura additiva nell’industria del gioiello (lunedì 7). Congiuntura industriale, sentiment delle imprese e analisi dei distretti produttivi, sono i tre pilastri dell’evento che Confindustria Federorafi presenta al pubblico, sabato 5. Alle analisi delle economiste Daniela Corsini, Stefania Trenti e Sara Giusti di Intesa Sanpaolo, si affianca una tavola rotonda con quattro aziende rappresentative di ciascuno dei distretti produttivi di Vicenza, Arezzo, Valenza e Torre del Greco e con le conclusioni della presidente Federorafi Maria Cristina Squarcialupi. Modera Laura Biason di Federorafi. Un ponte sul Giappone farà conoscere meglio la perla Akoya con Preziosa Magazine; allo zaffiro Padparadscha è dedicato il Gem Talk dell’Istituto Gemmologico Italiano. Mentre Assogemme porta a Vicenzaoro una voce tra le più autorevoli della lavorazione del corallo di Torre Del Greco: Enzo Liverino. Trendvision, l’osservatorio indipendente di Vicenzaoro diretto da Paola De Luca, sabato presenterà il nuovo The Jewellery Trendbook 2028+ e farà entrare i partecipanti nella “macchina” che analizza i trend di consumo e stile per produrre ogni anno il nuovo volume sulle tendenze del settore. Il programma completo degli eventi è in homepage del sito vicenzaoro.com. I nomi chiave dell’industry e del retail internazionale, un calendario di interventi che tocca ogni aspetto della produzione e della tutela del cliente. Vicenzaoro ospita il Congresso del centenario di CIBJO, la Confederazione Mondiale della Gioielleria presieduta da Gaetano Cavalieri. Tra i nomi di rilievo, ospite dell’evento di apertura del congresso, venerdì pomeriggio, c’è Gareth Penny, già Ceo di De Beers e oggi presidente del fondo Ninety-One che gestisce asset per 250 miliardi di dollari. E ancora, Cyrille Vigneron già presidente e Ceo di Cartier e oggi chairman di Fondazione Cartier.
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Turchia, Arabia e non solo: ecco dove il mercato è ancora aperto. Da Benzema a Pogba, è caccia agli svincolati di lusso
(Adnkronos) – Il sipario sulla sessione estiva del calciomercato è ormai calato nei principali campionati europei, ma non ovunque è ancora arrivato il momento di mettere la parola fine alle trattative. Se in Serie A, Premier League, Liga, Ligue 1 e Bundesliga le squadre hanno già completato le proprie rose, diversi club hanno ancora qualche giorno a disposizione per provare a piazzare gli ultimi colpi. Cosa può succedere ancora? Dall'Arabia Saudita al Brasile, passando per la Turchia, ecco tutte le situazioni aperte. Senza dimenticare il mercato degli svincolati, pronto a regalare sorprese… Tra i mercati ancora attivi in Europa spiccano quello turco e quello portoghese. In Turchia ci sarà tempo fino al 4 settembre per completare gli affari, mentre in Portogallo la deadline scatterà il giorno successivo, il 5 settembre. Due finestre che potrebbero regalare ancora qualche movimento interessante nelle prossime ore. Scadenze ancora più ravvicinate, invece, per altri campionati. Oggi è l’ultimo giorno utile per operare in Olanda e Norvegia, mentre domani, giovedì 3 settembre, toccherà a Belgio e Austria chiudere il proprio mercato estivo. Chi invece può permettersi di aspettare ancora è la Grecia. I club ellenici avranno tempo fino al 15 settembre per completare i movimenti. Grande attenzione, come sempre, per l’Arabia Saudita, dove il termine ultimo per effettuare operazioni è fissato al 6 settembre. Con diversi giorni ancora a disposizione, non è da escludere qualche movimento di rilievo. Più avanti nel calendario anche le deadline di Brasile e Messico. In entrambi i Paesi, le società potranno continuare a muoversi fino all’11 settembre. Come ogni anno, subito dopo la fine delle operazioni i pensieri vanno agli svincolati. Stavolta, il nome più chiacchierato è Mauro Icardi. Il profilo di sicuro più intrigante tra gli attaccanti ancora senza squadra. Diverse piste si sono già aperte per l’ex capitano dell’Inter: tra queste anche quella che porta alla Lazio, che ha fatto un tentativo senza però riuscire a convincere il giocatore. È finita prima del previsto l’avventura di Paul Pogba al Monaco. Lo scorso 19 agosto il francese e il club del Principato hanno risolto il contratto del giocatore, valido fino a giugno 2027, dopo l’ennesimo infortunio. Oggi, a 33 anni, Pogba è chiamato a trovare una nuova destinazione (anche se gli anni nei top club europei sembrano solo un ricordo). Dubbi sul futuro anche di Daniel Carvajal, che a maggio ha chiuso dopo 23 stagioni la sua straordinaria storia con il Real Madrid. Lo spagnolo, che ha messo in bacheca sei Champions League con i Blancos, potrebbe optare adesso per un'avventura esotica. Dopo l’addio al Chelsea, Raheem Sterling ha provato invece a rilanciarsi al Feyenoord, dove è arrivato a febbraio con un contratto fino al termine della scorsa stagione. Il nuovo inizio non l'ha però riportato ai suoi livelli migliori. Oggi, a 31 anni, è svincolato e deve fare i conti anche con i problemi giudiziari legati a un incidente dello scorso maggio. Un quadro che non facilita la ricerca di una nuova squadra.
Karim Benzema è l’ultimo grande nome ad aver fatto il suo ingresso nella lista. Il francese ha risolto il contratto con l’Al-Hilal il 31 agosto: nonostante i 38 anni, per lui restano ancora aperte le piste Arabia Saudita e Mls. Tra gli svincolati di lusso anche David Alaba (che ragiona su un'opzione in Mls o su un ritorno in Germania), Riyad Mahrez (che pensa a un'esperienza in Tuchia) e Marcelo Brozovic (per cui si prospetta l'ipotesi di un ritorno in Serie A dopo l'addio all'Al-Nassr).
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La tragedia della famiglia morta a Pietralata, Vaia: “Non cali il silenzio sulla disabilità”
(Adnkronos) – "La tragedia di Pietralata non deve scomparire dall’attenzione pubblica con il venir meno dell’emozione di questi giorni". È l’appello che Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, rivolge al mondo dell’informazione dopo la morte della piccola Bianca e dei suoi genitori. Secondo Vaia, "i media hanno avuto il merito di portare la vicenda all’attenzione del Paese, ma proprio ora occorre evitare che disabilità e fragilità tornino nell’ombra. «Il passo ulteriore è raccontare questi temi anche nella quotidianità, non soltanto davanti a una tragedia o quando sono coinvolti atleti, politici e personaggi dello spettacolo". Accanto ai casi che conquistano le prime pagine "esiste infatti una realtà molto più ampia e spesso poco visibile: quella delle persone con disabilità e delle famiglie che ogni giorno devono confrontarsi con ostacoli, solitudine, servizi insufficienti o frammentati – sottolinea Vaia – Ma esistono anche esperienze capaci di dimostrare che un modello diverso è possibile: progetti di vita indipendente, percorsi abitativi e lavorativi inclusivi e realtà come PizzAut, dove autonomia, partecipazione e lavoro diventano strumenti concreti di inclusione". È anche questo, ricorda Vaia, "che l’informazione può contribuire a far conoscere. Non attraverso un racconto pietistico della disabilità – spiega – ma dando spazio alle persone, alle loro vite, ai loro diritti e alle loro possibilità. Raccontare ciò che funziona può contribuire a diffondere modelli positivi, così come denunciare le barriere ancora presenti può aiutare a rimuovere gli ostacoli alla piena partecipazione. Da qui l’appello alle direzioni di giornali, televisioni, radio e testate digitali affinché questi temi restino nell’agenda dell’informazione anche lontano dalle emergenze. Ascoltiamo direttamente le persone con disabilità e le loro famiglie, raccontiamo le buone pratiche e cerchiamo gli invisibili, quelli che spesso non riescono a far arrivare la propria voce all’attenzione dell’opinione pubblica". Per Vaia, infatti, l'inclusione non si costruisce soltanto attraverso leggi, risorse e servizi. È necessario anche un cambiamento culturale nel modo in cui la società guarda e racconta la disabilità. "I media possono avere un ruolo decisivo nel cambiare questo sguardo e, con esso, il Paese. Non aspettiamo la prossima tragedia per vedere ciò che è già ogni giorno davanti ai nostri occhi" conclude.
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Il leghista Morelli ‘reporter’ da Ceuta: “Abitanti per ora protetti dagli agenti, ma temono per quando resteranno soli…”
(Adnkronos) – Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, senatore della Lega e soprattutto milanese doc, qualche giorno fa, come molti militanti del Carroccio, è stato a Ceuta, l'exclave spagnola presa d'assalto poco più di mese fa da migliaia di immigrati irregolari. Attraverso video sui social, l'esponente leghista ha documentato quello che ha visto: una "città militarizzata" e ancora piena di immigrati, in cui la normalità sembra essere lontana da tornare.
Senatore, cosa ha visto in quei giorni passati a Ceuta? Dopo aver toccato con mano la situazione dell'exclave spagnola, pensa ancora che la decisione del governo Meloni di chiudere le frontiere con la Spagna sia stata una scelta giusta?
"Ceuta, la Spagna, l'Europa sono state vittime di un'invasione, che ha riguardato più di 72mila clandestini, ora la situazione vede presenti 5-10mila clandestini ma su una popolazione di 83mila abitanti. E' una città militarizzata, ci sono forze dell'ordine, gendarmi con tanto di elmetto e tutto l'armamentario ogni cento metri, la situazione è ancora di altissima tensione, che viene tenuta sotto controllo solo per la presenza dei militari. Il governo ha fatto benissimo a bloccare Schengen con la Spagna. I numeri ci dimostrano che il controllo delle frontiere non è un vezzo ma un'assoluta necessità.
Lei ha parlato anche con gli abitanti del posto, cosa le hanno detto?
"A un mese dall'invasione, le principali preoccupazioni degli abitanti di Ceuta sono tre: fino a quando si può pensare che la città possa essere militarizzata, con tremila agenti? Ma soprattutto: quando verranno espulse le persone che non hanno diritto di rimanere e quando si tornerà alla normalità? Si immagini una grande stazione, come quella di Roma o Milano, letteralmente circondata da persone che non hanno niente da fare, a differenza delle nostre zone rosse, però, là non ti senti sicuro. Anche se ci sono i militari. Se poi vengono richiamati via…".
Il governo fra due giorni taglierà il traguardo dell'esecutivo più longevo della storia della Repubblica, la presidente Giorgia Meloni festeggerà con una grande festa a Bari, lei parteciperà?
"Io non sono stato invitato ma sono certo che sarà una grande momento per tutti. Il nostro momento di festa, come Lega, sarà sul pratone di Pontida, il 19 e 20 settembre. Il raduno del popolo del Carroccio, che si fa ogni anno, sarà sicuramente un momento nel quale Salvini e noi che facciamo parte del governo festeggeremo il traguardo, anche lanciando e rilanciando le nostre proposte per il prossimo anno e per gli anni che verranno".
A proposito di Lega, la situazione non sembra delle più rosee all'interno del partito, nel Nord e soprattutto in Lombardia ci sono un po' di mal di pancia che mettono nel mirino Salvini. Lei che idea si è fatto?
"Io penso che molto di quello che si legge, sono tesi costruite più nelle redazioni con qualcuno che le favorisce, chiaramente, che parlando con i militanti. Sono sbalordito di come stanno dando grande spazio alle polemiche interne, che molto spesso sono naturali, in una realtà complessa".
Però Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, rispettivamente il presidente della Lombardia e il segretario della Lega lombarda nonché capogruppo del Carroccio in Senato, sono usciti allo scoperto.
"Fontana e Romeo sono due militanti che hanno il favore dei microfoni, delle telecamere, a differenza di migliaia di militanti che lavorano volontariamente ogni giorno, che si impegnano per la Lega, propongono, vanno per esempio a Ceuta a testimoniare cosa succede in Europa e cosa vuole fare la Lega per l'immigrazione clandestina".
Rimanendo in Lombardia, e nello specifico a Milano, ieri Mario Calabresi si è fatto avanti per il centrosinistra come post-Sala. Nel centrodestra quando riuscirete a trovare un nome condiviso? Sarà un candidato politico o un civico?
"Vedo che il primo a mettersi paura per la candidatura di Calabresi è stato Gabriele Albertini che, ricordo, deve ancora una Ferrari alla famiglia Maroni, perché quando si candidò contro di lui per la regione Lombardia avrebbe detto che se avesse perso gliel'avrebbe regalata. La famiglia la sta ancora aspettando… . Comunque, le previsione da Mago Otelma di Albertini è probabile che ci portino bene. Io ho segnalato da parecchi mesi che bisogna trovare un accordo sul nome perché il programma è già scritto, ovvero una città di buon senso che voglia crescere a favore dei cittadini e non valorizzare le due Milano che si sono create con l'amministrazione Sala, ovvero una Milano della Ztl e del caviale, che è quella del centro, e una Milano 'Forza Maranza' delle periferie".
Tra poco inizierà la discussione in aula al Senato della legge elettorale. Lei che idea si è fatto: è effettivamente una priorità?
"Sì, è una priorità, ma perché avere un governo, e festeggiarlo, così longevo ci fa rendere conto di quanto la stabilità permette di mettere solide base per una serie di progetti. L'auspicio del centrodestra con questa legge elettorale è quello di dare l'opportunità a tutti di governare per cinque anni".
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Tutto sui pappataci, vettori del Toscana virus. “Sempre più diffusi al Nord”
(Adnkronos) –
Peloso, piccolo, silenzioso e delicato (ma non quando punge). E' il flebotomo, insetto vettore di infezioni come la leishmaniosi e il Toscana virus, di cui si parla in questi giorni sull'onda della testimonianza social del cantautore Tommaso Paradiso, che proprio per la convalescenza dal Toscana virus ha dovuto annullare due appuntamenti estivi. Parlarne è utile, assicurano gli esperti. "E' importante far capire alle persone che a trasmettere il patogeno non sono le zanzare, ma questi piccoli insetti comunemente detti pappataci", evidenzia all'Adnkronos Salute Sara Epis, professore associato di Parassitologia all'università degli Studi di Milano e nel direttivo della Società italiana di parassitologia. "Le due specie principali che trasmettono il Toscana virus sono le stesse che trasmettono la Leishmania, il Phlebotomus perniciosus e il Phlebotomus perfiliewi, e sono anche ovviamente le più diffuse". Quello che c'è da sapere è che, "complici anche i cambiamenti climatici, negli ultimi anni i pappataci stanno ampliando progressivamente la loro distribuzione, e la loro presenza sembra ormai consolidarsi anche in diverse aree del Nord Italia". E, infatti, a dispetto del nome, il virus circola "in tutta Italia. Si chiama Toscana virus perché è stato isolato in Toscana per la prima volta – chiarisce l'esperta – ma i dati anche dell'Istituto superiore di sanità (Iss) ci dicono che i casi non si rilevano solo in Toscana e in Emilia Romagna, le regioni in cui si concentra storicamente il maggior numero di notifiche, ma anche in altre regioni del Centro, del Sud e del Nord Italia", dove appunto è maggiormente evidente l'impatto del climate change sulla circolazione del patogeno. "Il risultato è che adesso al Nord vediamo nuovi casi di Toscana virus. Anche la Lombardia ogni anno notifica infezioni, che prima invece non venivano diagnosticate". Il pappatacio è il vettore dell'infezione, "quindi pungendo trasmette il virus. Nell'uomo in realtà la viremia è molto bassa ed è difficile che il flebotomo pungendo una persona infetta poi riesca a trasmetterlo a un'altra", puntualizza Epis. In altre parole, "è improbabile che una persona infetta possa mantenere il virus in natura. Il serbatoio di questo microrganismo non è l'uomo. Il ruolo più importante nel mantenimento e nella circolazione del virus ce l'hanno i flebotomi. Quello che ancora non si sa, e che si sta cercando di capire, è se ci sono degli altri serbatoi animali, come lo sono per esempio per il West Nile gli uccelli. Il Toscana virus è infatti ancora poco studiato e meriterebbe molta più attenzione visto che ci sono sempre più casi". Il gruppo di Epis sta lavorando anche su questo microrganismo. "Noi – illustra – stiamo facendo campionamenti sui flebotomi in alcune aree periurbane del nord Italia che coincidono con le aree di lavoro sulla Leishmania, e cerchiamo anche il Toscana virus. Le raccolte sono in corso in questa fase. Anche altri colleghi che lavorano nel Nord Italia, per esempio negli Istituti Zooprofilattici Sperimentali del Veneto e dell'Emilia-Romagna, nell'ambito delle attività di sorveglianza sui flebotomi hanno rilevato in alcuni pool la presenza del Toscana virus e di altri Phlebovirus trasmessi da questi insetti".
Come proteggersi? "Il problema del flebotomo è che è un insetto poco conosciuto perché si vede poco, è molto più piccolo di una zanzara, ha un colore chiaro, un volo estremamente silenzioso, da cui deriva anche il nome 'pappatacio', letteralmente 'mangia e taci'", perché può compiere il suo pasto di sangue senza emettere il caratteristico ronzio delle zanzare. “Il pappatacio compie il pasto di sangue sugli animali e sull'uomo e bisogna quindi proteggersi dalle punture utilizzando repellenti e, sulle finestre delle proprie abitazioni, zanzariere a maglie fini per impedire che questi insetti così piccoli entrino in casa". Il loro orario prediletto per entrare in azione? "Nel tardo pomeriggio e nelle ore notturne, fino alla mattina presto, si concentra la loro fascia d'attività. E – sebbene al Sud si possano trovare anche quasi tutto l'anno, tranne proprio nei mesi più freddi – al Centro e al Nord in particolare le stagioni di attività vanno indicativamente da maggio fino a settembre. Si possono spingere fino a ottobre solo se la stagione è molto calda, perché i flebotomi temono molto le temperature, per fortuna".
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Paolini batte Stefanini nel derby azzurro di secondo turno agli Us Open
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Jasmine Paolini si prende il derby azzurro contro Lucrezia Stefanini, valido per il secondo turno dello Us Open 2026. La tennista toscana, 21esima della classifica mondiale e testa di serie numero 19, la spunta con il punteggio di 6-4 6-1 in un’ora e 16 minuti di gioco e si guadagna un posto al terzo turno a Flushing Meadows. Paolini incontrerà ora la rumena Sorana Cirstea, n.17 del ranking mondiale e 16esima del seeding, che si è imposta sulla francese Diane Parry (31 Wta) per 6-2 7-5. Si ferma invece l’ottimo cammino a New York di Stefanini (n.119 Wta), che aveva esordito in main draw eliminando Yastremska dopo aver superato nel tabellone di qualificazione Aksu, Brengle e Pareja.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Rimedio difende Adani: “Lui è vero, non finge. Insieme abbiamo battuto… Sinner”
(Adnkronos) –
Alberto Rimedio difende Lele Adani e 'punge'… Jannik Sinner. Il telecronista Rai, che proprio con l'ex difensore ha commentato gli ultimi Mondiali andati in scena in Stati Uniti, Messico e Canada, ha parlato in un'intervista a TG1 Talks, difendendo la 'sua' seconda voce dalle tante critiche piovutegli addosso per una telecronaca giudicata troppo parziale in favore, in particolare, dell'Argentina di Lionel Messi. "Quando invitavo a riordinare le idee, a riabbassare i toni in vista del gran finale, nelle ultime partite, non era per prendere le distanze da Lele con il quale c'è massima stima e c'è un grande feeling, ma è semplicemente l'esigenza un po' di bilanciare i due estremi", ha spiegato Rimedio, "quello che voglio dire di Lele è che intanto ha una straordinaria competenza calcistica, vi garantisco che non è un aspetto comune in tutti quanti i commentatori, non parlo soltanto di RAI: poi soprattutto lui ha una passione straordinaria per questo sport e non c'è alcuna finzione". "Quando io sento delle critiche riferite a Lele, per le quali sostanzialmente si parla di un'esagerazione finalizzata a non so quale scopo, quello che io voglio sottolineare è che lui non finge. Ovviamente per saperlo bisognerebbe stare con lui. Noi abbiamo vissuto praticamente in simbiosi per 40 giorni circa, quelli durante i quali si è svolto il Mondiale, e quindi ho avuto la possibilità di conoscerlo ancora meglio. Non c'è alcuna finzione, lui è così", ha raccontato, prendendo come esempio la telecronaca della semifinale tra Argentina e Inghilterra: "Quella è stata la vera finale, con emozioni pazzesche: sono certo che avrebbe avuto quella reazione davanti a quella rimonta anche con un'altra nazionale. Lui è preso dalla passione. Non ci sono stati confronti tra noi, tifiamo per la partita di calcio. Il pubblico giovane si è riavvicinato alla Rai anche per merito di Lele, ha un successo strepitoso con i giovani". Rimedio rivendica poi il grande successo dei Mondiali, in termini di ascolti, capaci di battere persino Sinner: "Si parla tanto e giustamente del grande merito di Sinner. La finale di Wimbledon tra lui e Alcaraz, nel 2025, ha però fatto registrare 6 milioni di telespettatori. Se l'Italia avesse raggiunto la finale del campionato del mondo gli spettatori sarebbero stati almeno 20 milioni, Spagna-Argentina ne ha fatti ugualmente 12. Quindi la passione per il calcio è radicata, fa parte della cultura del nostro paese. Non si può dimenticare questo concetto, non è vero che il calcio in Italia abbia perso seguito".
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Luigi Berlusconi è diventato papà per la terza volta, è nata Miriam Rosa
(Adnkronos) –
Fiocco rosa in casa Berlusconi. Luigi, il figlio minore di Silvio Berlusconi e Veronica Lario, è diventato papà per la terza volta. La nascita della piccola, avuta dalla moglie Federica Fumagalli, risale alle scorso 6 agosto, ma la famiglia ha deciso di custodire la notizia nel massimo riserbo. A svelarlo è stato Chi, che ha pubblicato delle immagini che mostrano la famiglia al completo all'aeroporto di Olbia, in arrivo da Milano. La neonata – si legge sul magazine – si chiama Miriam Rosa e il nome scelto sarebbe un omaggio alla famiglia. Miriam, infatti, è per la nonna Veronica Lario, che all'anagrafe si chiama Miriam Raffaella Bartolini. Rosa, invece, è stato scelto per celebrare la memoria della bisnonna paterna, Mamma Rosa.
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