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Tragedia a Genova, bimbo di 5 anni cade da una finestra al terzo piano e muore

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(Adnkronos) – Un bambino di 5 anni è morto dopo essere caduto dalla finestra al terzo piano di un appartamento a Genova, quartiere Begato. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia
di Stato. Quando sono arrivati i sanitari del 118 il piccolo è apparso subito in condizioni molto gravi ed è morto poco dopo. Indagini in corso per ricostruire l’accaduto. 
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Roccella “Non cambiamo idea sul femminicidio perchè c’è chi dice che non esiste”

ROMA (ITALPRESS) – “In Parlamento, all’unanimità, è stato votato il reato autonomo di femminicidio che non serve a stabilire classifiche di gravità morale in base al sesso della vittima, ma per inquadrare giuridicamente quella specifica forma di violenza che rifiuta la libertà delle donne, una libertà fondamentale che è parte della nostra identità e civiltà: abbiamo fortemente voluto questa legge e non abbiamo certo cambiato idea perchè qualcuno sostiene che il femminicidio non esiste. Così la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, al question time della Camera.

“La diminuzione del numero dei femminicidi registrata nel primo semestre di quest’anno, in rapporto allo stesso periodo dell’anno scorso, è un primo segnale incoraggiante, non certo un punto d’arrivo, ma una spinta che ci sollecita ad andare avanti soprattutto nel lavoro di formazione, un lavoro rafforzato dalle leggi approvate in questa legislatura”, ricorda. “Continueremo a fare tutto ciò che serve contro questa piaga, con la consapevolezza di aver profuso dal primo giorno il massimo impegno e di averlo fatto nello sforzo di essere uniti”.

(ITALPRESS).

– foto: Ipa Agency –

Buonfiglio: “Caso Malagò? Non l’avrei mai voluto, serve attenzione e Coni cercherà di non sbagliare”

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(Adnkronos) –
“Comincio dal dire che questa storia qui non avrei mai creduto e voluto che si concretizzasse e si formalizzasse. Detto ciò va presa con attenzione e senza fretta. Il Coni e il presidente del Coni cercheranno di non sbagliare”. Queste le parole del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, a margine della presentazione di Obiettivo Tricolore in Senato, in merito alla richiesta respinta di archiviazione della procura generale dello sport sul caso del tesseramento di Giovanni Malagò. “Ipotesi commissariamento? Quante volte me lo avete chiesto già in passato, ma io non mi faccio influenzare né da destra né da sinistra, né da sopra né da sotto – ha aggiunto Buonfiglio- ma devo fare quello che non è un diritto, ma un dovere del presidente del Coni, fare delle valutazioni con molta attenzione, valuteremo la situazione”.  Sul caso Malagò è intervenuto anche il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi. "È un tema che sta affrontando la giustizia sportiva a ogni livello. Le norme si conoscono – quelle sportive e dello Stato – al di là della loro interpretabilitá. A ognuno il suo ruolo, il mio è quello di osservatore rispettoso ma interessato di questa situazione".
 Ieri la Procura generale dello Sport guidata da Ugo Taucer ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dal capo della Procura federale della Figc, Giuseppe Chinè, sull'indagine in merito al mancato tesseramento di Malagò. Taucer ha inviato una relazione a Chinè e per conoscenza a Buonfiglio, comunicando la decisione, ma nella relazione Taucer chiede chiarimenti e altre argomentazioni. Chinè fornirà ulteriori elementi chiarificatori e altre deduzioni in merito alla linea che l'ha portato a chiedere l'archiviazione. 
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Caro-casa, dall’Ue nuova legge sugli alloggi accessibili: “Ma non sono contro gli affitti brevi”

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(Adnkronos) – Sostenere gli Stati membri e le città dell'Ue nell'affrontare il problema dilagante dell'accessibilità economica e la disponibilità di alloggi nelle aree soggette alle maggiori pressioni. Questo il cuore della proposta lanciata oggi dalla Commissione europea, la Legge sugli alloggi accessibili (Affordable Housing Act), il primo tentativo a livello comunitario di intervenire su un problema che interessa sempre più le aree urbane del Vecchio continente: l'ultimo Eurobarometro ha rilevato che oltre il 50% degli abitanti delle città considera l'alloggio un problema immediato e urgente nel luogo in cui vive.  La proposta della Commissione parte dal tentativo di affrontare il problema posto dalle modalità di utilizzo degli alloggi per scopi diversi dalla residenza principale, quali gli affitti brevi, che specialmente nelle città a forte vocazione turistica "può aggravare la disponibilità locale e l'accessibilità economica". La legge proposta intende rispondere a tali criticità, fortemente localizzate, offrendo alle autorità pubbliche certezza giuridica quando scelgono di agire, sulla base delle specificità locali, nel quadro del diritto dell'Ue, anche per risolvere le contestazioni legali in merito alla compatibilità tra diritto locale e comunitario che sono emerse nei Paesi membri che hanno già adottato misure per allentare tali pressioni .Nel pratico, la Legge sugli alloggi accessibili non impone obblighi ma fornisce il primo quadro comune europeo per valutare le misure in materia abitativa che incidono sul mercato unico, come spiega la vicepresidente della Commissione europea, Teresa Ribera, nel corso di una conferenza stampa. La decisione di intervenire, e su quali misure adottare, rimane alle autorità competenti. "Le scelte di politica abitativa restano nazionali, regionali e locali", sottolinea l'esecutivo europeo in un comunicato, ribadendo che la legge è concepita per fornire chiarezza giuridica alle autorità quando decidono di intervenire nelle zone sottoposte a tensione abitativa, salvaguardando al contempo il mercato unico e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà. La nuova Legge mira ad aiutare le autorità competenti a individuare le "zone sottoposte a tensione abitativa", applicando una nuova metodologia comune e criteri tecnici condivisi. Qualora le autorità scelgano di limitare l'uso degli alloggi, intervenendo, per esempio, sugli affitti brevi o le abitazioni
sfitte, devono prima "dimostrare che ciò contribuisce alle pressioni abitative locali e garantire che le misure siano mirate, necessarie e proporzionate", spiega la Commissione. Per quanto riguarda gli affitti brevi, gli interventi delle autorità locali possono riguardare "specificamente le attività che riducono il patrimonio immobiliare disponibile per l'uso a lungo termine, in particolare laddove la loro entità, frequenza o natura commerciale aggravino la pressione abitativa", si legge nel comunicato. Prima di introdurre restrizioni, le autorità devono dimostrare che l'attività di locazione a breve termine ha avuto un impatto negativo "significativo" sull'accessibilità economica o sulla disponibilità di alloggi per almeno tre anni, e che misure meno restrittive non risulterebbero altrettanto efficaci. Esse dovranno dunque applicare e far rispettare il regolamento dell'Ue, compresi i requisiti di registrazione e la rimozione o disattivazione degli annunci non conformi, e, ove disponibili, utilizzare i dati raccolti a sostegno della propria valutazione. In parallelo agli interventi sugli affitti brevi, le autorità locali in Ue stanno intervenendo anche con misure che incidono sull'acquisto o sull'uso di immobili residenziali, come le seconde case o gli immobili sfitti per lunghi periodi. La proposta della Commissione fornisce un quadro più chiaro anche per tali iniziative, tutelando la certezza del diritto e il legittimo affidamento: "le condizioni legate all'acquisto non possono applicarsi retroattivamente, devono essere previste adeguate disposizioni
transitorie e le misure volte a contrastare gli alloggi sfitti a lungo termine devono tenere conto dei periodi giustificati di mancata occupazione", spiega il comunicato. "Per i residenti delle aree sotto pressione, l'obiettivo è fare in modo che le misure adottate a livello locale siano meglio mirate, maggiormente supportate da dati concreti e riesaminate nel tempo, e che siano accompagnate da interventi volti ad aumentare l'offerta di alloggi", prosegue il comunicato della Commissione, aggiungendo che anche gli investitori del settore e i proprietari immobiliari attivi su più mercati locali beneficeranno di una maggiore chiarezza sul quadro giuridico dell'Ue. La proposta dell'esecutivo europeo è corredata da una raccomandazione sull'accessibilità economica e sull'offerta di alloggi nelle zone sottoposte a tensione abitativa. Essa "sostiene le autorità nei loro sforzi per incrementare l'offerta abitativa nelle aree che ne hanno più bisogno, anche attraverso una pianificazione e un rilascio più rapidi dei permessi per le nuove costruzioni, la ristrutturazione e la riconversione degli edifici", nonché agevolando gli investimenti. La Commissione incoraggia dunque le autorità a concentrare tali sforzi per incrementare l'offerta di alloggi. L'intera proposta legislativa passerà ora al Parlamento europeo e al Consiglio nell'ambito della procedura legislativa ordinaria. In linea di principio gli affitti brevi "sono un'idea valida" e la Commissione europea "non intende affatto contrastarli in quanto tali" nella sua nuova proposta di legge per gli alloggi accessibili. Lo dichiara Dan
Jorgenson, commissario Ue con delega all'Edilizia abitativa, nel corso della conferenza stampa di presentazione della legge, puntualizzando che essa non impone obblighi, ma aiuta i sindaci delle città sottoposte a tensione abitativa, metrica resa misurabile dalla proposta, ad agire nel quadro del diritto comunitario. Per alcuni gli affitti brevi "costituiscono una straordinaria opportunità per viaggiare e visitare Paesi mai visti prima, per altri rappresentano una gradita fonte di reddito", afferma Jorgensen. Tuttavia, "riscontriamo aree urbane in cui l'aumento delle locazioni a breve termine ha progressivamente allontanato i comuni cittadini dalle proprie abitazioni, determinando un rincaro dei prezzi del tutto inaccettabile". Da qui la preoccupazione del 51% degli europei, rilevata nell'ultimo Eurobarometro, riguardo alla mancanza di alloggi a prezzi accessibili, che ritengono un problema grave e urgente. Ci troviamo nel pieno di una crisi abitativa: dobbiamo agire", aggiunge. La proposta fornisce dunque agli Stati membri e alle amministrazioni locali gli strumenti necessari per introdurre misure che contribuiscano a risolvere parte delle sfide aperte. "Occorre essere consapevoli che difficilmente una soluzione unica può andare bene per tutti", sottolinea Jorgensen, spiegando che si tratta di dare "facoltà di individuare specifiche zone sottoposte a tensione abitativa e, qualora in tali aree siano soddisfatti criteri comuni, di introdurre misure correttive" regolamentando le locazioni a breve termine o le abitazioni sfitte. "Non stiamo imponendo prescrizioni né rendendo queste misure obbligatorie: chiariamo semplicemente che, qualora si intenda intervenire in una zona sottoposta a tensione abitativa, lo si può fare nel rispetto delle norme dell'Ue, disponendo del relativo quadro giuridico", conclude. 
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Shelton batte Alcaraz agli Us Open, festeggia e poi… ‘dimentica’ la fidanzata Trinity Rodman

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(Adnkronos) – Curioso siparietto agli Us Open 2026. Ben Shelton festeggia dopo aver vinto i quarti di finale dello Slam americano contro Carlos Alcaraz, sorride e nel discorso post-partita… 'dimentica' la fidanzata Trinity Rodman. "Spero solo che la mia migliore amica e mia sorella non debbano andare al lavoro alle 6 del mattino, tra 3 ore" ha detto il tennista americano dopo aver conquistato la semifinale al termine di una vera maratona, chiusa alle 3 e mezza. Una frase che ha portato alla risposta immediata della sua compagna, Trinity Rodman, nota calciatrice e figlia dell'ex star dell'Nba Dennis Rodman.  “E io allora?” ha replicato Trinity dagli spalti, dopo essere stata 'ignorata' dal fidanzato, forse troppo euforico in quel momento per la vittoria spaziale contro Carlos Alcaraz. La prima in carriera contro il fuoriclasse spagnolo. Un piccolo malinteso, presto risolto, in una giornata da incorniciare.   
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Iva Zanicchi scrive a De Martino: “Rispondimi’. Il siparietto a ‘BellaMa’

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(Adnkronos) –
Una puntata tra ricordi, musica e sorprese quella di 'Bella Ma’', che ieri ha ospitato Iva Zanicchi. L'Aquila di Ligonchio si è raccontata a Pierluigi Diaco con la consueta ironia, ripercorrendo alcuni momenti della sua lunga carriera e tornando anche alle sue partecipazioni a Sanremo.  Ed è stato proprio il Festival a regalare il momento più curioso dell’intervista. Diaco ha infatti mostrato l’esibizione della Zanicchi a Sanremo 2022, quando la cantante partecipò alla gara con 'Voglio Amarti'. Un’occasione per parlare anche del suo attuale rapporto con il festival: "È stato il mio ultimo Sanremo, perché io non ci andrò più in gara", ha sottolineato Zanicchi. Ma Diaco ha subito rilanciato con una domanda che ha aperto uno scenario decisamente interessante: "Ma se De Martino ti chiama come ospite d’onore?".
 La risposta di Iva è stata immediata e, soprattutto, ha svelato un piccolo retroscena. La cantante ha infatti raccontato di aver già scritto a Stefano De Martino ma senza ricevere risposta: "Stefano, rispondimi. Mi devi rispondere, perché io ti ho mandato un messaggio e tu mi devi rispondere", ha detto la Zanicchi scoppiando in una risata.  A quel punto Diaco ha colto l’occasione per scherzarci su e ha trasformato la rivelazione in un vero e proprio appello in diretta:"'Allora, notizia! In diretta su Rai2, la signora Zanicchi svela di aver mandato un messaggio al direttore artistico di Sanremo, De Martino, e lui non ha risposto. Ste’, rispondi!", ha detto il conduttore. Provocando la precisazione della Zanicchi: "Beh, no, ma gliel’ho mandato questa notte". Diaco, con la sua consueta ironia, ha chiuso così: "E allora! Dagli tempo". (di Alisa Toaff) 
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Cambio al vertice della Guardia di Finanza di Palermo, il Generale Langella è il nuovo Comandante

PALERMO (ITALPRESS) – Cambio al vertice del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Palermo. Nel cortile interno della Caserma Mazzarella, alla presenza del Comandante Regionale Sicilia, Generale di Divisione Stefano Lombardi, e di una rappresentanza dei Reparti del Comando Provinciale, si è svolta la cerimonia militare di cessione e assunzione della carica di Comandante Provinciale Palermo tra il Generale di Brigata Domenico Napolitano e il Generale di Brigata Alessandro Langella.

Il Generale Napolitano lascia il Comando Provinciale Palermo per assumere l’incarico di Comandante del Servizio Centrale di Investigazioni sulla Criminalità Organizzata di Roma. Nel cedere il comando, dopo quattro anni di lavoro intenso e impegnativo, ma anche esaltante e ricco di soddisfazioni, ha ringraziato le Fiamme gialle palermitane “per l’impegno, la dedizione e l’equilibrio con cui hanno lavorato al servizio dei cittadini e delle imprese oneste per assicurare il rispetto della legalità economico-finanziaria”.

Qualità che hanno consentito, nel periodo del suo mandato, l’esecuzione di rilevanti operazioni quali ad esempio il sequestro di 4 opifici clandestini adibiti alla produzione di sigarette presenti su tutto il territorio nazionale e il contestuale sequestro di circa 80 tonnellate di tabacchi lavorati esteri nonché l’arresto di 19 soggetti e la denuncia di ulteriori 55 indagati. Ma anche il sequestro di oltre 5 tonnellate di cocaina, l’arresto di 20 soggetti effettuato nell’ambito di un articolato dispositivo di contrasto agli illeciti via mare, svolto con l’impiego di numerosi mezzi aerei e navali del Reparto Operativo Aeronavale, che ha consentito di individuare una nave mercantile usata per il trasporto della sostanza stupefacente.

E poi, l’esecuzione, tra Brasile e Svizzera, di una maxi operazione antimafia a contrasto della criminalità organizzata e del riciclaggio internazionale che si è conclusa con l’arresto di un imprenditore da tempo trasferitosi a Natal (Brasile), e il sequestro di disponibilità finanziarie nonché beni mobili e immobili riconducibili a 17 soggetti, tutti indagati, e a 12 società operanti nel settore immobiliare, edile e ristorativo per un valore complessivo di oltre 500 milioni di euro.

Infine, anche l’esecuzione di una complessa e articolata indagine in materia di riciclaggio e autoriciclaggio a carattere transnazionale (svolta – oltre che in Italia – ad Andorra, a Gibilterra, alle Isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna), che ha consentito di ricostruire un vasto patrimonio frutto del reimpiego di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate – in oltre 40 anni – sotto l’egida e il controllo di Cosa Nostra trapanese e del suo vertice, Matteo Messina Denaro, che si è conclusa con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 soggetti e del sequestro preventivo dell’intero patrimonio ricostruito, del valore complessivo stimato di oltre 200 milioni di euro.

Subentra il Generale di Brigata Alessandro Langella, romano, di 51 anni, laureato in Giurisprudenza, Scienze politiche e Scienze della sicurezza economico finanziaria, che nella sua carriera ha rivestito diversi incarichi di comando a Roma, Napoli e Bologna, maturando un’esperienza anche presso il Nucleo speciale di polizia valutaria. Ha inoltre ricoperto l’incarico di Capo Ufficio Legislazione presso il Comando Generale e, da ultimo, di Comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria di Torino, che ha diretto per quattro anni. È titolato del Corso superiore di polizia tributaria.

LANGELLA “ESPERIENZA A PALERMO SARÀ UN COMPLETAMENTO PER ME”

“Sono profondamente onorato dell’incarico che mi è stato assegnato e della fiducia che la mia gerarchia mi ha accordato assegnandomi quest’incarico in una delle aree più impegnative del paese: metterò a disposizione tutto il bagaglio di conoscenze ed esperienze che ho maturato nel mio percorso professionale, ma confido anche che imparerò tantissimo attraverso quest’esperienza che per me rappresenta a tutti gli effetti un completamento”. Lo sottolinea il nuovo comandante provinciale della Guardia di Finanza, generale di brigata Alessandro Langella, a margine di un incontro con i giornalisti nella caserma Vincenzo Mazzarella a Palermo.

“Siamo consapevoli del ruolo cruciale che deve affrontare in questa fase la Guardia di finanza, attraverso il proprio modelli di investigazioni economico-finanziarie per individuare le fonti di ricchezze illecite e dei punti in cui tali ricchezze vengono accumulate, per mettere a punto e proporre i più adeguati sistemi di intervento e repressione – continua Langella, – Anche nella fase della prevenzione dei fenomeni illeciti la Guardia di finanza è oggi chiamata a svolgere un ruolo strategico irrinunciabile, soprattutto in aree così delicate del paese come questa. Per una sfida così impegnativa confido nella massima collaborazione dei palermitani, che già stamattina mi hanno dato una splendida accoglienza nel mio primo ingresso nel contesto operativo della città”.

NAPOLITANO “PALERMO È CAMBIATA IN POSITIVO, QUI LASCIO UN PEZZO MIO CUORE”

“In questi quattro anni ho notato grandi cambiamenti in positivo di questa città: lascio un pezzo del mio cuore a Palermo e averla vista sempre più piena di turisti mi ha fatto piacere”. Così il comandante provinciale uscente della Guardia di Finanza, generale di brigata Domenico Napolitano.

“L’attenzione deve essere massima per comprendere tutta la forza economica che va ad aumentare e che viene documentata, soprattutto dove questi benefici economici andranno a produrre effetti – aggiunge Napolitano, – Bisogna salvaguardare l’economia legale e tutti gli imprenditori onesti. I ragazzi di oggi, soprattutto ispettori e ufficiali, durante il percorso di formazione conseguono un titolo di laurea: questo trent’anni fa non accadeva e rappresenta un vantaggio enorme. Perdiamo professionalità che hanno costruito con il tempo la loro esperienza, ma quelli che arrivano oggi a Palermo sono ragazzi di altissimo livello che nel giro di qualche anno garantiranno prestazioni eccezionali”.

– Foto xd8/Italpress –

(ITALPRESS).

Guerra tra clan con sparatoria a Catania, 7 fermi / Video

CATANIA (ITALPRESS) – Una guerra tra clan, a Catania, con una sparatoria già avvenuta e un’altra fermata poco prima. E’ il quadro ricostruito dai Carabinieri del Comando provinciale e dagli agenti della Polizia di Stato che hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 7 persone, di età compresa tra i 19 e i 43 anni. Il provvedimento è stato emesso dalla Procura Distrettuale etnea. Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e allo stato degli atti, responsabili di detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo, clandestine e da guerra, ricettazione di arma clandestina, detenzione abusiva di munizionamento, detenzione illegale di un giubbotto antiproiettile e detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, con l’aggravante mafiosa. I reati, infatti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati commessi avvalendosi delle condizioni e della forza di intimidazione derivanti dal vincolo associativo e al fine di agevolare l’attività di un gruppo mafioso operante nel quartiere catanese di Monte Po.

Le indagini hanno consentito di ricostruire due distinti episodi, ritenuti riconducibili a una più ampia e pericolosa contrapposizione tra due gruppi criminali attivi nel territorio etneo. Il primo episodio risale alla sera del 23 agosto scorso, quando la Centrale Operativa dei Carabinieri ha ricevuto la segnalazione di un conflitto a fuoco in atto in via Oberdan, a Motta Sant’Anastasia. Le pattuglie giunte sul posto hanno rinvenuto numerosi bossoli e ogive sul selciato, avviando contestualmente i rilievi tecnici con il supporto della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Catania e acquisendo le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Dall’analisi dei filmati sarebbe emerso che un’utilitaria, con a bordo due persone, era stata inseguita e raggiunta da due motocicli, ciascuno con due persone in sella. L’auto sarebbe stata bersaglio di una consistente azione di fuoco e, dopo aver urtato un veicolo parcheggiato lungo la strada, i due occupanti sarebbero scesi. Mentre, però, il conducente avrebbe cercato riparo tra le auto in sosta, il passeggero avrebbe risposto il fuoco esplodendo numerosi colpi in direzione dei motociclisti che sarebbero scappati. Le attività tecniche hanno consentito agli investigatori di collocare sul luogo un ventenne ritenuto responsabile, in relazione all’episodio, di tentato omicidio aggravato in concorso e reati in materia di armi. Per tali motivi, l’indagato è stato sottoposto a fermo. Dall’attività investigativa è emerso il contesto nel quale la sparatoria sarebbe maturata. Secondo gli elementi raccolti, infatti, il conflitto a fuoco di Motta Sant’Anastasia si inserirebbe in una più ampia contrapposizione tra gruppi criminali riconducibili, rispettivamente, all’area di Monte Po e a quella dei “Cursoti Milanesi”, in un contesto di crescente tensione legato anche alla gestione di attività illecite sul territorio.

Tre giorni dopo, nel pomeriggio del 26 agosto, i Carabinieri della Stazione di Catania Nesima, impegnati in un servizio di controllo del territorio, sono intervenuti in via Leonardo Vigo, nel quartiere di Monte Po, dove hanno individuato un gruppo composto da circa 8 persone: alcuni indossavano tute da lavoro, uno una divisa da soccorritore e un altro aveva il volto coperto da un passamontagna. L’arrivo della pattuglia ha provocato l’immediata fuga del gruppo che, nel dileguarsi nelle aree retrostanti gli edifici, ha abbandonato un borsone e numerosi oggetti successivamente recuperati e sequestrati dai militari. All’interno del borsone sono stati rinvenuti una pistola calibro 22 con matricola abrasa, munizionamento di diverso calibro, comprese 19 cartucce calibro 7,62 × 39 destinate ad arma tipo AK-47, oltre 2 chilogrammi di marijuana, un giubbotto antiproiettile con colorazione mimetica, un passamontagna, una tuta monouso, guanti in lattice e una giacca riconducibile al personale sanitario del 118. Dall’analisi integrata dei filmati sarebbe emerso un quadro ritenuto dagli investigatori particolarmente significativo, in quanto i componenti del gruppo sarebbero giunti progressivamente sotto i portici dello stabile, alcuni dei quali cambiando abbigliamento, indossando tute monouso, guanti e passamontagna e maneggiando armi da fuoco. Uno degli indagati sarebbe stato ripreso mentre consegnava una pistola a un altro componente del gruppo; un altro mentre indossava una divisa da soccorritore con due pistole occultate nella cintura dei pantaloni; un ulteriore soggetto mentre impugnava contemporaneamente un’arma e un passamontagna. Anche il ventenne, successivamente arrestato per la sparatoria di Motta Sant’Anastasia, sarebbe stato immortalato dalle telecamere mentre indossava una tuta bianca monouso e guanti neri e impugnava una pistola. Gli accertamenti investigativi avrebbero, inoltre, consentito di identificare tutti i presenti. Il gruppo, secondo una ricostruzione, non si sarebbe riunito casualmente nel quartiere, ma si stava organizzando ed equipaggiando per compiere un’imminente azione delittuosa. La disponibilità di diverse armi e munizioni, l’utilizzo di indumenti idonei a modificare l’aspetto o a rendere più difficile la loro identificazione, la presenza di un giubbotto antiproiettile e l’impiego di motocicli avrebbero rappresentato, secondo l’ipotesi accusatoria, gli elementi di un’organizzazione predisposta per affrontare un possibile conflitto a fuoco. L’intervento tempestivo dei Carabinieri della Stazione di Catania Nesima avrebbe pertanto interrotto ed evitato l’azione prima che potesse essere portata a compimento.

Gli approfondimenti investigativi successivi hanno consentito di ricondurre anche questo episodio alla contrapposizione criminale emersa dopo la sparatoria di Motta Sant’Anastasia. Le attività tecniche avrebbero, infatti, evidenziato una crescente escalation tra le due fazioni, caratterizzata da azioni intimidatorie e conflitti a fuoco, in un contesto che avrebbe visto il gruppo criminale di Monte Po contrapposto a soggetti riconducibili all’area dei “Cursoti Milanesi”. Alla luce del complessivo quadro indiziario emerso dalle indagini, la Procura Distrettuale di Catania ha emesso il decreto di fermo nei confronti dei 7 indagati. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Comando Provinciale e dai poliziotti della Questura di Catania.

– foto da video Polizia di Stato –

(ITALPRESS).

Tumore seno, D’Antona (Europa Donna): “Con test genomico terapia mirata”

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(Adnkronos) – "In passato, nel 30% dei casi le donne affrontavano un trattamento chemioterapico che si rivelava purtroppo inutile. Oggi, invece, grazie al test" genomico "il numero di chemioterapie non necessarie si è ridotto drasticamente". Questo perché, "una volta eseguito il test, il patologo indica se ci sia o meno la necessità di sottoporsi al trattamento. A nostro avviso è fondamentale inserire questi test nei Lea, i livelli essenziali di assistenza". Sono le parole di Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia, intervenendo all'incontro con la stampa 'Tumore al seno, i primi due anni di attività dell'Osservatorio nazionale sui test genomici', promosso da Abbott a Milano.  La presidente descrive il percorso di sensibilizzazione che il movimento che rappresenta ha messo in campo per aumentare la consapevolezza delle pazienti riguardo all'utilità del test genomico. "La prima fase è stata di informazione: abbiamo aggiornato tutte le associazioni che fanno parte di Europa Donna sui vantaggi di un test come questo – spiega – Abbiamo lavorato al fianco dei clinici e delle società scientifiche per raggiungere l'obiettivo del Fondo da 20 milioni di euro", istituito dalla legge di Bilancio 2020-2021 (legge 178/2020) per garantire il rimborso dei test genomici alle pazienti con tumore al seno in fase iniziale, ormono-responsivo e negativo per Her2, in tutta Italia. "Successivamente – aggiunge – abbiamo monitorato le Regioni più in difficoltà, quelle che non riuscivano a utilizzare le risorse, riscontrando che spesso le motivazioni erano di natura burocratica". La presidente conclude poi soffermandosi ancora sull'importanza di inserire il test nei Lea: "In questo modo non si dovrà più discutere sulla disponibilità residua dei fondi e tutte le donne potranno accedere al test in maniera molto più agevole". 
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Farmaci, Bpco: tozorakimab riduce riacutizzazioni in 2 studi di fase 3

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(Adnkronos) – I risultati completi degli studi di fase 3 Oberon e Titania hanno mostrato che tozorakimab, anticorpo monoclonale potenziale first in class che agisce inibendo l'interleuchina 33 (Il-33), è il primo farmaco biologico a dimostrare un'efficacia statisticamente significativa e di elevata rilevanza clinica nella riduzione delle riacutizzazioni da moderate a gravi in un'ampia popolazione di pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) che continuavano a riacutizzare nonostante l'assunzione della terapia standard. Tozorakimab ha mostrato benefici clinicamente significativi in tutti i livelli di eosinofili nel sangue. I risultati, comunicati da AstraZeneca, sono stati pubblicati sul 'New England Journal of Medicine' e presentati a Barcellona al Congresso della European Respiratory Society (Ers) 2026. 
Tozorakimab 300mg, somministrato una volta ogni 4 settimane – informa l'azienda in una nota – ha dimostrato nella popolazione primaria composta da ex fumatori una riduzione delle riacutizzazioni moderate e gravi di Bpco rispettivamente del 29% (Oberon) e 34% (Titania), e nella popolazione complessiva di pazienti composta da attuali ed ex fumatori una riduzione del 30% (Oberon) e del 29% (Titania), rispetto al placebo in aggiunta alla terapia inalatoria standard. In un'analisi sui dati aggregati dei due trial, tozorakimab ha inoltre dimostrato una riduzione clinicamente significativa delle riacutizzazioni moderate e gravi in tutti i sottogruppi pre-specificati di pazienti, inclusi quelli definiti dal Bec (livelli di eosinofili nel sangue), nella popolazione complessiva. In aggiunta, i pazienti trattati con tozorakimab con un Bec al basale inferiore a 150 hanno raggiunto una riduzione delle riacutizzazioni moderate e gravi del 23%; i pazienti con Bec pari o superiore a 150 hanno raggiunto una riduzione del 34% e i pazienti con un Bec pari o superiore a 300 hanno raggiunto una riduzione del 43%. 
I risultati completi degli studi Oberon e Titania sono stati protagonisti di una presentazione orale late-breaker nella sessione plenaria Alert-2 del Congresso Ers e contestualmente pubblicati sul Nejm. Sono stati invece oggetto di un poster i dati dell'analisi integrata dei due trial, che ha mostrato anche una riduzione del mucus plug score nei pazienti. Tozorakimab – sottolinea AstraZeneca – è il primo biologico ad aver dimostrato una riduzione dell'ostruzione da muco in un'ampia popolazione di pazienti con Bpco. Il mucus plug score rappresenta un nuovo importante outcome di misurazione, in quanto quest'ultimo è stato associato a un peggioramento degli outcome nella Bpco. Torozakimab è stato generalmente ben tollerato, con un profilo di sicurezza favorevole. L'unico evento avverso è stato una reazione al sito di iniezione. 
Tozorakimab inibisce in modo selettivo il segnale attivante sia della forma ridotta sia di quella ossidata di Il-33, offrendo la possibilità di ridurre l'infiammazione e di interrompere il ciclo di disfunzione del muco che contribuisce al peggioramento della Bpco, descrive la nota. La Biologics License Application per tozorakimab, somministrato una volta ogni 4 settimane, è stata accettata con Priority Review dalla Food and Drug Administration statunitense come trattamento di mantenimento aggiuntivo per i pazienti adulti affetti da Bpco, ricorda AstraZeneca. Tozorakimab è attualmente sottoposto alla revisione da parte delle autorità regolatorie per il trattamento della Bpco nei principali mercati, compresi Europa e Cina. Il farmaco è anche oggetto di uno studio di fase 3 in asma grave e uno studio di fase 3 nelle gravi infezioni virali delle basse vie respiratorie. "I risultati degli studi Oberon e Titania rappresentano un cambiamento epocale per i pazienti con Bpco, una patologia che presenta ancora un importante bisogno clinico insoddisfatto", commenta Alberto Papi, professore di Medicina respiratoria all'università di Ferrara e direttore dell'Unità Respiratoria, Dipartimento Cardio-Respiratorio, dell'ospedale Sant'Anna. "Gli studi – evidenzia – hanno dimostrato una riduzione statisticamente significativa e di elevata rilevanza clinica delle riacutizzazioni moderate e gravi in un'ampia ed eterogenea popolazione di pazienti indipendentemente dai livelli di eosinofili nel sangue, con riduzioni nella popolazione complessiva negli studi Oberon e Titania rispettivamente del 30% e 29% rispetto al placebo. Questi risultati mostrano come tozorakimab offra la prospettiva di un nuovo approccio per i pazienti che continuano a riacutizzare nonostante la terapia inalatoria, con un potenziale impatto concreto sugli esiti clinici a lungo termine". Frank Sciurba, professor of Pulmonary and Critical Care Medicine at the University of Pittsburgh, Principal Investigator del programma di studi Luna, rimarca che "gli studi Oberon e Titania rappresentano la prima occasione in cui abbiamo visto un farmaco biologico per il trattamento della Bpco raggiungere l'efficacia in un'ampia popolazione di pazienti indipendentemente dai livelli di eosinofili nel sangue, compresi i pazienti con un livello di eosinofili al basale sotto i 150 e a prescindere dal loro status di fumatori. Questi risultati senza precedenti, supportati da un profilo di sicurezza favorevole – prospetta lo specialista – evidenziano il potenziale di tozorakimab come trattamento innovativo per i milioni di pazienti che convivono con la Bpco e che rimangono a rischio nonostante il trattamento con la terapia inalatoria standard". Dichiara Sharon Barr, Executive Vice President, BioPharmaceuticals R&D, AstraZeneca: "I risultati rivoluzionari di tozorakimab nei due studi presentati oggi definiscono un nuovo standard relativamente agli outcome di trattamento della Bpco in un'ampia popolazione di pazienti. AstraZeneca ha validato clinicamente l'innovativo approccio di avere come target il segnale attivante delle due forme dell'Il-33 per diminuire sia l'infiammazione che il ciclo della disfunzione del muco. A seguito della Priority Review da parte della Fda ottenuta dal farmaco, auspichiamo di poter mettere a disposizione dei pazienti questo trattamento il prima possibile". 
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