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Scuola: l’immunologo, ‘salute e concentrazione dipendono da qualità pasti e da snack nello zaino’

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(Adnkronos) – Nel giorno della riapertura delle scuole e del suono della prima campanella, "l'attenzione di famiglie, studenti e istituzioni è tutta concentrata sugli ultimi dettagli pratici: zaini e astucci pronti, la nuova organizzazione degli orari e i consueti buoni propositi per l'anno che si apre. C'è, tuttavia, un aspetto cruciale che, proprio all'avvio della nuova stagione, meriterebbe una riflessione a parte. Riguarda il ruolo cruciale della corretta alimentazione tra i banchi, autentica leva strategica per la crescita. Non si tratta semplicemente di soddisfare un fabbisogno calorico o di organizzare un servizio logistico, ma di cogliere un'opportunità di prevenzione e promozione della salute pubblica che tocca da vicino il benessere psicofisico e lo sviluppo dei nostri ragazzi. Come medico immunologo che da anni analizza i complessi legami tra alimentazione, risposta immunitaria e salute sistemica, ritengo fondamentale rivolgere un augurio di buon lavoro che sia anche un appello accorato, indirizzato prima di tutto a quanti hanno la responsabilità di guidare e custodire il percorso di crescita dei più giovani: genitori, docenti, referenti delle mense e gestori dei servizi di ristorazione e distribuzione". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e professore di Nutrizione clinica all'Università Lum Giuseppe Degennaro. "La qualità delle difese immunitarie, la capacità di concentrazione e il rendimento cognitivo tra i banchi di scuola dipendono in maniera diretta ed essenziale da ciò che viene consumato durante le ore trascorse negli istituti scolastici. A partire dai gesti quotidiani che si compiono a casa prima di uscire – ricorda – L'invito rivolto ai genitori è quello di ripensare il contenuto dello zaino, riducendo progressivamente la presenza di alimenti ultra-processati e snack confezionati ad alto contenuto di zuccheri raffinati. Prodotti di questo tipo provocano repentini picchi glicemici seguiti da rapidi crolli, con conseguenze dirette sullo stato di attenzione e sull'affaticamento generale del bambino. Favorire l'inserimento nello zaino di 'cibo vero' – come frutta fresca di stagione, frutta secca o preparazioni semplici a base di pane integrale – rappresenta il primo e più concreto passo per sostenere l'organismo nelle attività didattiche". La sfida, tuttavia, deve estendersi parallelamente anche agli spazi collettivi dell'ambiente scolastico. "Chi si occupa della ristorazione nei refettori e nelle mense è chiamato a compiere una vera e propria scelta culturale a favore della biodiversità alimentare. Promuovere menu variati, integrando regolarmente una pluralità di cereali, legumi, verdure di stagione e alimenti non industrializzati, significa educare e diversificare il microbiota intestinale dei ragazzi, il vero e proprio 'direttore d'orchestra' del nostro sistema immunitario. La mensa non può e non deve essere considerata un mero momento di pausa o un semplice adempimento, ma un'estensione del percorso didattico dedicato alla salute", suggerisce Minelli.  Un passaggio strategico di questo rinnovamento "riguarda inevitabilmente anche i distributori automatici dislocati nei corridoi degli istituti. Spesso considerati isole di facile consumo, questi presidi dovrebbero al contrario trasformarsi in alleati dell'educazione alimentare. È tempo di ripensare l'offerta delle 'macchinette', sostituendo o affiancando a snack ipercalorici e bevande zuccherate opzioni nutrizionalmente valide: spremute senza zuccheri aggiunti, frutta essiccata, yogurt, acqua e drink salutari. Mettere a disposizione opzioni sane significa offrire ai giovani una reale libertà di scelta e abituarli, nell'autonomia dei loro momenti di pausa, a preferire ciò che realmente fa bene al loro corpo". "In questo quadro coordinato, il ruolo del corpo docente diventa fondamentale per guidare e contestualizzare il cambiamento, integrando la cultura della salute e del rispetto del proprio corpo all'interno del percorso formativo quotidiano. Il piatto della mensa, lo spuntino dell'intervallo e la scelta al distributore automatico sono potenti strumenti di salute pubblica. L'auspicio per questo avvio di anno scolastico – conclude l'immunologo – è che tutti gli attori in gioco sappiano fare squadra per trasformare la scuola nel primo e più efficace luogo di prevenzione e benessere". 
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McEnroe snobba Zverev: “Sinner e Alcaraz tornate presto”

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(Adnkronos) –
Alexander Zverev ha conquistato il suo primo Us Open, coronando una stagione fantastica che lo ha visto vincitore anche al Roland Garros e finalista a Wimbledon ma il tedesco sembra non convincere John McEnroe. Dopo il trionfo del 29enne di Amburgo a New York, l'ex campione americano ha lanciato un appello in diretta a Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. "Rimettetevi in salute, per favore", poche parole dette al termine del commento tecnico sul successo su Ben Shelton del numero 2 del mondo, come a dire che la sua esplosione ai massimi livelli non sia comunque sufficiente a riempire il vuoto lasciato dai due grandi rivali.
 Sinner è fermo dal successo a Wimbledon per i problemi ad un ginocchio, Alcaraz è rientrato proprio a New York dopo oltre 4 mesi di stop per l'infortunio al polso e sta cercando di ritrovare la condizione ottimale. 
Zverev intanto ha sfruttato l'occasione e si è preso New York, confermandosi tra i migliori del mondo ma il pubblico,
ed evidentemente anche 'SuperMac', continuano ad aspettare soprattutto la sfida tra l'italiano e lo spagnolo, diventata la rivalità simbolo del tennis moderno. Ed è proprio questo il paradosso: Zverev vince, ma l'attenzione finisce ancora una volta sugli altri due. Il tedesco ora dovrà dimostrare di poter stare allo stesso tavolo anche quando Sinner e Alcaraz saranno al cento per cento. 
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Morte figlia Lea Garofalo, l’appello del testimone di giustizia Carini: “Lo Stato non ci abbandoni”

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(Adnkronos) – La morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, "è per tutti noi testimoni di giustizia un dolore insopportabile". Si tratta, aggiunge, "dell'ennesimo testimone caduto sull'altare della Patria". Sul suicidio di Denise, accusa il testimone di giustizia dell'omicidio di don Peppe Puglisi, Giuseppe Carini, "pesa il silenzio dei vertici dello Stato e di governo del Paese". "Mentre sui quotidiani e sui social troverete pagine di cordoglio, di dolore e di indignazione per la morte della giovane testimone di giustizia, lo Stato tace" scrive in una lettera alle istituzioni, ricordando la 35enne, morta la scorsa settimana dopo essersi lanciata dal terzo piano dell’abitazione ad Ariccia.   A sostenere l'appello di Carini, sottolinea, ci sono “la stragrande maggioranza” dei circa 150 testimoni di giustizia fuoriusciti dal programma di protezione. “Per i funerali di Denise ritroveremo bandiere affisse a mezz’asta e stendardi, corone funebri, fasce tricolori sul petto dei sindaci, le facce contrite di alcuni parlamentari, e tutti i vessilli ufficiali di uno Stato che non pensa ai vivi, a come aiutarli nel loro cammino dentro e fuori dal programma di protezione – prosegue la lettera -. La coscienza degli onesti si pone domande su cosa si poteva fare e non è stato fatto, su quanto siamo stati capaci di restarle accanto, perché non abbiamo intercettato la sua sofferenza, il suo isolamento, mentre dall’altra parte si fa finta di niente. Diciamolo con chiarezza: i testimoni di giustizia sono considerati un peso, degli ingrati, una pianta da estirpare e rimuovere dal programma di protezione”. “Mentre scrivo ci sono testimoni di giustizia che soffrono, chiedono aiuto, che vivono in condizioni di povertà perché da quasi diciannove anni attendono una norma per i contributi pensionistici, dal 2008 attendono il ‘regolamento attuativo omnicomprensivo’ della legge 11 gennaio 2018 n. 6 – sottolinea Carini -. Non lasciamo cadere sui testimoni di giustizia vivi il velo dell’oblio dello Stato e dei partiti. Alla politica dico occupatevi dei vivi, delle loro necessità, delle loro sofferenze e sui doveri che avete nei loro confronti. Si è detto che i testimoni di giustizia sono persone coraggiose, che Lea e Denise erano donne coraggiose e come tali non moriranno mai, ma noi non vogliamo lapidi o epitaffi scolpiti nel marmo – conclude Carini nella lettera – i testimoni di giustizia hanno il diritto sacrosanto di vivere e di vivere una vita normale”. 
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Poste, Lasco (dg): “Su Tim un’operazione storica, più valore per nostro paese”

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(Adnkronos) – Quella di Tim "rimane e rimarrà una operazione storica per il nostro Paese, inimmaginabile solo qualche anno fa. Allargando il perimetro a Tim, porteremo ancora più valore al nostro Paese e al nostro territorio". Lo afferma il direttore generale di Poste italiane, Giuseppe Lasco. In un'intervista al tg Poste spiega che "questa integrazione creerà futuro per la nostra gente e per tutti i colleghi di Tim. Ci dobbiamo sentire orgogliosi di appartenere a questo grande gruppo industriale del Paese, internazionale, che potrà competere con i grandi player internazionali per reggere l’urto dell’innovazione e della trasformazione digitale”. “Poste Italiane e Tim saranno un elemento di traino per il lancio e il consolidamento dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale", secondo Lasco. Anche se l’intelligenza artificiale. Proviamo orgoglio perché daremo un futuro a loro e alle nuove generazioni”, conclude. 
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Poste, Del Fante: “Chiuderemo opas con ampio controllo su Tim”

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(Adnkronos) – Al termine dell’Opas “ci troveremo ad una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende”. Lo afferma l'amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, parlando dell'operazione Tim, manifestando soddisfazione per la chiusura della prima fase di adesione sull’offerta, conclusa con Poste Italiane al 66,6% del gruppo di telecomunicazioni. In un’intervista al tg Poste sottolinea che "se venerdì scorso siamo arrivati a questo numero è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire”.  “Gli investitori hanno capito che non ha molto più senso restare azionisti di un’azienda che non paga il dividendo e che è una frazione di Poste Italiane, in un contesto in cui Poste sta valorizzando le azioni di Tim con un progetto congiunto molto ambizioso e con grande soddisfazione per tutti gli investitori", secondo Del Fante. "C’è stata una presa di coscienza, i mercati la chiamano 'fomo' (fear of missing out), paura di rimanere fuori dal treno di Poste che partiva e quindi si sono tutti adoperati per aderire. Crediamo che questa fomo ci sarà anche dal 21 al 25 settembre”. conclude l'ad.  
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Soteu 2026, Casini: ‘Europa più autonoma su energia, difesa e commercio. Ora risorse e mercato unico’

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(Adnkronos) – Un’Europa più autonoma sul piano energetico, della sicurezza e del commercio internazionale, ma che per trasformare questa autonomia in una vera capacità d’azione deve ancora sciogliere nodi fondamentali: dalle risorse del prossimo bilancio europeo alla frammentazione del mercato unico, dagli investimenti tecnologici alla difesa comune. E che sul digitale dovrà trovare un equilibrio sempre più delicato tra innovazione e protezione dei cittadini, a partire dai minori. È il quadro tracciato da Claudio Casini, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, intervistato durante la diretta Adnkronos dedicata allo State of the Union 2026, alla vigilia del discorso con cui Ursula von der Leyen definirà a Strasburgo le priorità della Commissione per il futuro. L’appuntamento arriva dodici mesi dopo un intervento nel quale la presidente aveva messo al centro la necessità per l’Europa di rafforzare la propria indipendenza e la propria capacità di agire in un contesto internazionale sempre più competitivo. È proprio attraverso la lente dell’autonomia che va letto il lavoro europeo dell’ultimo anno. “L’anno scorso la presidente ha aperto il discorso parlando della lotta dell’Unione europea per la propria sopravvivenza, per la propria libertà e per la democrazia”, ricorda Casini. Da allora Commissione e Unione europea hanno lavorato su più fronti per rafforzare autonomia e indipendenza. Tre, in particolare, i settori nei quali il cambiamento appare più evidente. Il primo è l’energia. "L’Unione si è progressivamente allontanata dalle fonti fossili russe, mentre le rinnovabili prodotte in Europa rappresentano ormai una quota vicina alla metà della produzione elettrica. Un passaggio che non ha soltanto una dimensione climatica, ma riguarda direttamente la sicurezza e l’autonomia strategica europea". Il secondo terreno è quello della difesa e della sicurezza. "Readiness 2030 e il programma Safe hanno aperto una nuova fase, con i primi programmi nazionali già approvati e una crescente attenzione agli acquisti comuni e alla produzione europea, a dimostrazione del buon funzionamento di questo programma". Il terzo pilastro è il commercio internazionale, materia nella quale la Commissione dispone di competenza esclusiva e sulla quale nell’ultimo anno Bruxelles ha impresso una forte accelerazione, ampliando accordi e partnership per ridurre le dipendenze e diversificare mercati e fornitori. “Questi tre settori sono quelli in cui forse è più evidente lo sviluppo dell’autonomia e dell’indipendenza”, spiega il capo rappresentanza. Il commercio diventa così una componente della stessa autonomia strategica europea. Negli ultimi mesi Bruxelles ha accelerato sul fronte degli accordi con Mercosur, India, Australia, Indonesia e altri partner, mentre un ruolo particolare è destinato al Canada, con il premier Mark Carney ospite d'onore del Soteu mercoledì e pronto a rivolgersi direttamente a tutto l'emiciclo giovedì. Ottawa e Bruxelles partono già da una relazione economica molto avanzata attraverso il Ceta, che ha portato all’abbattimento della quasi totalità dei dazi, mentre negli anni si è sviluppata una collaborazione sempre più stretta anche sulla sicurezza e sulle nuove tecnologie. Il rapporto con il Canada si sta estendendo inoltre al terreno della difesa (è l'unico paese extra-Ue che può partecipare agli appalti europei) e rappresenta un esempio concreto della strategia europea di diversificazione. “L’Unione europea deve staccarsi da dipendenze troppo limitate”, sottolinea Casini. Dipendere da pochi partner può infatti trasformarsi rapidamente in un fattore di vulnerabilità se questi modificano la propria politica. Da qui l’obiettivo di “differenziare il più possibile gli accordi e le partnership, così da avere una maggiore autonomia in futuro. Va ricordato poi che l'Italia è uno dei paesi che più beneficia di questi accordi. E' da poco diventato il quarto paese esportatore al mondo, e le imprese italiane potranno accedere più facilmente a mercati enormi e in grande crescita". È in questa chiave che si inserisce anche il rafforzamento del rapporto politico con Ottawa, con il primo ministro canadese Mark Carney atteso a Strasburgo nei giorni dello State of the Union. Ma l’autonomia europea ha un costo. Difesa, tecnologia, sicurezza, energia, innovazione e competitività richiedono investimenti crescenti, mentre nel prossimo ciclo finanziario peseranno anche gli impegni legati al rimborso di NextGenerationEU. Il punto di partenza è netto: “È impossibile chiedere all’Unione europea di avere più competenze e di rafforzarsi sulla sicurezza e su altri settori senza poi darle le risorse. La proposta della Commissione per il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2035 punta proprio a rafforzare il bilancio comune, portandolo nell’ordine dei 2.000 miliardi di euro. Circa 860 miliardi sarebbero destinati ai programmi nazionali e regionali e circa 450 miliardi alla competitività". Il negoziato, però, si annuncia complesso. Il bilancio europeo deve essere deciso all’unanimità dagli Stati membri e successivamente approvato dal Parlamento europeo, mentre diverse capitali chiedono di contenere la crescita della spesa. La speranza della Commissione è che, oltre alle posizioni negoziali iniziali, prevalga la consapevolezza della necessità di mettere Bruxelles nelle condizioni di svolgere le funzioni che le vengono affidate. Un ruolo dovranno avere anche le risorse proprie, cioè entrate direttamente destinate al bilancio europeo, che la Commissione propone di rafforzare. L’altra lezione degli ultimi anni riguarda la flessibilità. La pandemia ha mostrato quanto sia difficile reagire a una crisi improvvisa quando il bilancio è già rigidamente programmato per sette anni. Per questo nel prossimo Qfp vengono previsti maggiori margini per rispondere a eventi non previsti senza dover ogni volta costruire nuovi strumenti attraverso lunghi negoziati tra i governi. Per l’Italia il 2026 è soprattutto l’anno conclusivo del Pnrr. E il giudizio sull’attuazione è positivo. “Credo che nessuno si aspettasse una tale attuazione ad oggi del Pnrr”, con la nona rata già pagata e la decima e ultima in fase di esame, ricorda Casini. Ma il successo del Piano non può essere misurato soltanto sulla quantità di risorse spese. La valutazione deve riguardare anche “l’impatto economico” e, soprattutto, le riforme associate agli investimenti. Proprio questo collegamento rappresenta una delle principali innovazioni introdotte da NextGenerationEU. Il capo della Rappresentanza richiama la giustizia, con la riduzione dell’arretrato e dei tempi dei procedimenti, ma anche gli interventi su istruzione, appalti, pubblica amministrazione ed energia, compresa la semplificazione delle autorizzazioni per le rinnovabili. “Uno dei grandi effetti positivi è il fatto che le riforme erano associate agli investimenti e quindi alla fine sono state fatte”. La seconda grande innovazione del Pnrr riguarda il metodo. Le risorse europee non sono state erogate semplicemente sulla base della spesa effettuata, ma al raggiungimento di obiettivi e traguardi concordati. È il modello di milestone e target, sul quale la valutazione della Commissione è positiva. Un sistema che “spinge a una progettazione molto rigorosa nei tempi degli investimenti” e che potrebbe diventare uno degli elementi della discussione sui futuri strumenti finanziari dell’Unione. L’eredità del Pnrr, quindi, non è destinata necessariamente a esaurirsi con l’ultima rata italiana. Una parte del suo modello di governance, controllo ed erogazione dei fondi può entrare stabilmente nel modo in cui Bruxelles costruisce le proprie politiche di investimento. Un altro grande dossier destinato a occupare il discorso sullo Stato dell’Unione è quello della competitività. La Commissione rivendica di aver fatto proprie molte delle indicazioni contenute nel rapporto di Mario Draghi. “La presidente von der Leyen cita Draghi molto spesso” e i tre grandi assi indicati dall’ex presidente della Bce sono diventati centrali nell’agenda europea. "Colmare il divario nell’innovazione tecnologica, conciliare decarbonizzazione e competitività e ridurre le dipendenze strategiche coincidono infatti con i pilastri della Bussola per la competitività". C’è poi la questione dei capitali. Una parte consistente del risparmio europeo viene investita sui mercati statunitensi anziché finanziare la crescita delle imprese dell’Unione. Da qui la proposta per l’Unione dei risparmi e degli investimenti, concepita per sviluppare il mercato europeo dei capitali e convogliare maggiori risorse verso aziende e investimenti europei. Accanto al rapporto Draghi c’è quello di Enrico Letta sul mercato unico. Il paradosso europeo è evidente: “Abbiamo imprese molto innovative, molto all’avanguardia e di grande qualità, lavoratori di grande qualità. Abbiamo i capitali perché abbiamo un grande risparmio degli europei. Però non siamo ancora in grado di mettere tutto questo insieme”, dice Casini. È proprio la frammentazione del mercato interno uno dei maggiori ostacoli alla competitività europea. La priorità diventa quindi eliminare le barriere ancora esistenti e consentire alle imprese di operare su una scala realmente continentale, con l’obiettivo politico di arrivare alla piena realizzazione del mercato unico entro la fine del 2027. "A questo si aggiunge il capitolo della semplificazione normativa. La Commissione ha presentato dodici pacchetti omnibus, alcuni dei quali già approvati, con l’obiettivo di ridurre del 25% gli oneri amministrativi entro il 2029". Secondo le stime indicate durante l’intervista, gli interventi già approvati potrebbero produrre risparmi per circa 14 miliardi di euro, mentre a regime la riduzione complessiva degli oneri per le imprese potrebbe raggiungere circa 37 miliardi. La sfida, insomma, non è soltanto finanziare di più l’economia europea, ma fare in modo che capitale, innovazione e imprese possano muoversi con minori ostacoli all’interno del continente. Anche la politica di difesa europea ha cambiato passo. Fino a pochi anni fa il tema occupava uno spazio limitato nell’attività della Commissione. Oggi esiste un commissario europeo con una responsabilità specifica sulla difesa, mentre Readiness 2030 e Safe hanno portato Bruxelles direttamente nel dibattito sulla capacità industriale e sugli investimenti militari. Una forma di integrazione esiste già, ma l’obiettivo è rafforzarla soprattutto attraverso gli acquisti comuni. Con Safe gli appalti devono essere realizzati il più possibile insieme dagli Stati membri e devono favorire le produzioni europee. Una politica che serve sia a migliorare l’efficienza della spesa sia “a proteggere e favorire l’industria europea, che è molto forte in questo campo, e anche l’industria italiana”. Su forme ancora più avanzate di integrazione il capo della Rappresentanza invita invece ad attendere gli sviluppi futuri. Ma una cosa appare ormai acquisita: la difesa “sarà sempre più al centro dell’attenzione della Commissione europea”. La ricerca dell’autonomia strategica passa inevitabilmente anche dalla tecnologia. L’Europa sta aumentando gli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, capacità di calcolo, fabbriche e gigafactory, ma contemporaneamente continua a rivendicare il proprio modello regolatorio. Le due dimensioni non vengono considerate necessariamente in contraddizione. "È lo stesso dilemma affrontato più in generale nel digitale attraverso il Digital Services Act e il Digital Markets Act: da una parte garantire lo sviluppo tecnologico, dall’altra proteggere cittadini e imprese. Cerchiamo di combinare le due esigenze”, cioè “da una parte lo sviluppo tecnologico, dall’altra la protezione degli utenti”. Le sanzioni già comminate nell’ambito della legislazione europea sulle piattaforme dimostrano, nella lettura della Commissione, la volontà dell’Ue di far rispettare le proprie regole anche nei confronti dei grandi operatori internazionali. È sui minori che il rapporto tra tecnologia e regolazione diventa però più delicato. Nel precedente State of the Union von der Leyen aveva richiamato l’esperienza australiana e annunciato la creazione di un gruppo di esperti sul rapporto tra minori e piattaforme digitali. Quel panel è stato costituito e ha presentato nei mesi scorsi le proprie raccomandazioni. Ora Bruxelles prepara il passo successivo. La presidente ha già indicato la necessità di un limite di età per l’accesso ai social network. E la soluzione, secondo Casini, dovrebbe essere europea, non affidata a 27 regole nazionali differenti. “Sarebbe opportuno che fosse a livello europeo e non a livello di ognuno degli Stati membri. Ma la questione non può essere scaricata soltanto sulle famiglie. Siamo tutti molto attenti a proteggere i nostri figli nella vita reale, ma forse c’è meno attenzione quando vivono online”, mentre molti ragazzi trascorrono quotidianamente ore sulle piattaforme, esposti a meccanismi progettati per prolungarne l’utilizzo. Per questo “dobbiamo imporre qualcosa alle piattaforme, non ai genitori”: la responsabilità non può ricadere soltanto sui ragazzi e sulle loro famiglie, ma anche “su chi produce queste piattaforme”, che deve creare sistemi capaci di evitare i danni. “I ragazzi, soprattutto i bambini, hanno bisogno di vivere nella realtà e non di essere influenzati dagli algoritmi. Questa è una cosa che non possiamo accettare come Unione europea, come cittadini e come genitori”. 
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Mobilità, meno emissioni e più alberi con ‘Magis bike Challenge’

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(Adnkronos) – Il Gruppo Magis aderisce anche quest’anno alla Settimana Europea della Mobilità con due iniziative dedicate ai propri dipendenti pensate per promuovere una mobilità casa-lavoro più sostenibile, anche in occasione del Bike to Work Day, la Giornata Internazionale che ricorre il 18 settembre. Il 16 settembre torna nelle sedi del Gruppo il 'Muoviamoci Bene Day', giunto alla sua seconda edizione. Per l'occasione, a tutti i collaboratori e le collaboratrici che raggiungeranno il posto di lavoro senza utilizzare l'automobile sarà offerta una colazione in azienda: un piccolo gesto per premiare le scelte di mobilità sostenibile e per sensibilizzare l'intera comunità aziendale sui benefici degli spostamenti a basso impatto. La prima edizione dell'iniziativa aveva già registrato un'ottima partecipazione, con oltre 150 persone coinvolte tra le sedi di Verona e Vicenza: un risultato che il Gruppo punta quest'anno a confermare e superare. Proprio la mattina del 18 settembre, in occasione del 'Bike to Work Day', Gruppo Magis presenterà ai colleghi interessati, tramite un webinar dedicato, la 'Magis Bike Challenge', la nuova sfida aziendale che invita a scegliere la bicicletta per gli spostamenti casa-lavoro. Lo slogan scelto per l'iniziativa è: 'Accetta la sfida: vai al lavoro in bici!'. La Challenge prenderà il via il 1° ottobre 2026 e si concluderà il 30 giugno 2027. Non sarà soltanto una competizione individuale tra colleghe e colleghi perché il contributo di ogni partecipante concorrerà a generare un impatto positivo sull'ambiente e sulla qualità della vita quotidiana. Al termine della competizione, infatti, tutti i chilometri complessivamente percorsi in bicicletta dai partecipanti saranno convertiti nella corrispondente quantità di anidride carbonica non immessa in atmosfera e il Gruppo Magis si impegnerà a piantumare nei comuni di Verona e Vicenza un numero di alberi in grado di assorbire la quantità equivalente di CO2. Meno emissioni grazie all’utilizzo della bicicletta e più alberi capaci di assorbire anidride carbonica: un doppio beneficio per l'ambiente e per i territori in cui il Gruppo opera. “Promuovere comportamenti più sostenibili significa innanzitutto creare le condizioni perché ciascuno possa contribuire, attraverso le proprie scelte quotidiane, a un cambiamento più ampio – osserva Federico Testa, presidente di Magis – Con il Muoviamoci Bene Day e la Magis Bike Challenge vogliamo coinvolgere direttamente le nostre persone, trasformando la mobilità casa-lavoro in un’occasione concreta di sensibilizzazione e di partecipazione. La forza di iniziative come queste sta proprio nella capacità di sommare tanti piccoli gesti individuali per generare un risultato collettivo, a beneficio dell’ambiente e dei territori in cui viviamo e operiamo. È questo, in fondo, il significato di Magis: fare di più, insieme”. “La mobilità cittadina si costruisce anche grazie al fondamentale contributo di chi, ogni giorno, fa impresa sul nostro territorio. Il fatto che realtà come Magis abbiano scelto di investire in questa direzione, affiancandosi ad altre aziende che hanno già intrapreso lo stesso percorso, rappresenta un segnale importante”, dice Tommaso Ferrari, assessore alla mobilità del Comune di Verona. Per Cristiano Spiller, assessore alla mobilità del Comune di Vicenza, “la Settimana Europea della Mobilità è l’occasione per sperimentare iniziative e nuove forme di mobilità, da tradurre poi in comportamenti quotidiani. È davvero lodevole che anche importanti aziende come Magis si pongano questo tema e sviluppino iniziative per i propri dipendenti, perché favorire un cambio modale verso spostamenti sempre più sostenibili genera un beneficio non solo individuale ma anche collettivo: riduce il traffico e la pericolosità sulle strade, fa bene all’ambiente e alla salute delle persone”. 
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Sciopero dei medici di famiglia il 15 e 16 settembre: visite e ricette a rischio

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(Adnkronos) – Domani e mercoledì 16 settembre, sciopero nazionale dei medici, promosso dal Sindacato medici italiani (Smi) contro l'accordo stralcio sulle Case della comunità del 23 giugno scorso.   Lo Smi spiega quali sono le motivazioni della protesta che vede al centro un secco "no al debito orario nelle Case di comunità e al ruolo unico in Medicina generale". Il sindacato dice, poi, "sì all'istituzione del doppio canale con accesso volontario alla dipendenza, sì all'attivazione della scuola di specializzazione universitaria in Medicina generale, sì alla reintroduzione dell'area della Medicina dei servizi, sì all'implementazione degli organici del 118 e sì al riconoscimento di adeguate tutele (infortunio, maternità, etc.)".  Durante lo sciopero sono previste manifestazioni e assemblee a Roma, Rieti, Milano Palermo, Napoli e Pescara. "In assenza di impegni precisi della parte pubblica, i medici sono stati costretti allo sciopero", dichiara la segreteria nazionale dello Smi, rivolgendo un "appello a tutti i medici, iscritti Smi e non, per un'azione unitaria di difesa della professione". "Continueremo, da parte nostra, nell'impegno per la difesa della dignità dei medici e per il diritto alla salute dei cittadini", assicura la sigla.  Questo il calendario delle manifestazioni e assemblee in programma per domani, martedì 15 settembre. Roma: dalle 10 alle 13, presso la sede del sindacato, assemblea aperta a tutti i medici del Lazio in via Sambucuccio d'Alando al civico numero9. A Napoli dalle 11.30 presso la sede della Rai in via Guglielmo Marconi al 9. A Pescara dalle 9.30 presso l'Hotel Regent al Lungo Mare Colombo Cristoforo al 64. A Palermo dalle 10.30 in piazza Ottavio Ziino, sede assessorato alla Salute Regione Siciliana. A Milano dalle 10 alle 12 Smi aderisce alla manifestazione organizzata dalla Lamg (Libera associazione di Medicina generale) in piazza Duca d'Aosta. 
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Inaugurato da 48 ore, furto con spaccata da “Con mollica o senza” a Palermo

PALERMO (ITALPRESS) – Ancora un furto con spaccata, a Palermo. Preso di mira il negozio “Con mollica o senza”, in via Isidoro La Lumia. A distanza di 48 ore dall’inaugurazione, la notte scorsa, i ladri hanno mandato in frantumi la vetrina della nota salumeria, fondata a Napoli da Donato De Caprio e Steven Basalari, con punti vendita dal nord al sud. Rubato il registratore di cassa. La telecamera di sorveglianza ha filmato la scena e le immagini sono state consegnate alla polizia.

“Ci hanno derubato a Palermo – scrive Donato De Caprio sui social -. Stanotte alle ore 4:00 circa e’ suonata l’allarme del negozio. Subito la sicurezza si è precipitata per vedere cosa fosse successo e c’è stata la sorpresa: Vetrina tutta rotta e cassa rubata. Neanche 48 ore dall’inaugurazione e già è successo questo. Palermo è una città magnifica e i palermitani lo sono ancora di più: penso solo a quanto sono egoisti nei confronti della propria città chi è venuto a fare questo gesto. L’affetto che mi hanno mostrato migliaia di palermitani in questi giorni distrutto da questi due delinquenti, che ovviamente pensavano io fossi scemo a lasciare la cassa piena la notte. Noi rimaniamo aperti con i soliti orari, vi aspettiamo”.

– Foto screenshot da video social “Con mollica o senza” –

(ITALPRESS).

Assalto ai poliziotti che cercano di fermare una gara di moto a Palermo: otto agenti feriti, due aggressori arrestati

PALERMO (ITALPRESS) – Lancio di sassi contro agenti della Polizia di Stato, a Palermo. E’ accaduto la notte scorsa nel quartiere Falsomiele. La sassaiola è partita dai residenti contro le forze dell’ordine per impedire il fermo di tre motociclisti in sella a moto di grossa cilindrata senza targa in gara tra loro. Otto poliziotti sono rimasti feriti, due auto di servizio sono state completamente distrutte, altre hanno avuto qualche danno. Due aggressori sono stati bloccati e arrestati in un magazzino dove si erano rifugiati.

“Quanto accaduto a Palermo è un fatto gravissimo. Aggredire uomini dello Stato significa colpire le istituzioni e mettere in discussione le regole della convivenza civile. La Regione è al fianco dei poliziotti, ai quali va il pieno sostegno per il lavoro che svolgono ogni giorno. I responsabili siano individuati al più presto e chiamati a rispondere con la massima fermezza”. Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

“Quanto accaduto ieri sera nel quartiere Falsomiele è un episodio gravissimo, che condanno con fermezza. Esprimo la mia piena solidarietà agli agenti della Polizia di Stato rimasti feriti mentre svolgevano il proprio dovere e agli operatori delle forze dell’ordine che sono intervenuti per riportare la situazione sotto controllo. Non è accettabile che un intervento finalizzato a fermare comportamenti pericolosi e illegali possa trasformarsi in un’aggressione alle forze dell’ordine. Chi indossa una divisa e opera per garantire la sicurezza di tutti deve poter svolgere il proprio lavoro senza diventare bersaglio di intimidazioni e violenza. Confido nel lavoro degli investigatori affinché vengano accertate tutte le responsabilità e chi ha aggredito gli agenti e danneggiato i mezzi di servizio risponda delle proprie azioni. Come amministrazione comunale continueremo a collaborare pienamente con tutte le forze dell’ordine e con le autorità competenti”. Lo dichiara il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

“Totale e incondizionata solidarietà agli agenti di Polizia feriti a Palermo, vittime di una violenza inaccettabile. Quanto accaduto nel quartiere Falsomiele non è solo una gravissima aggressione alle forze dell’ordine, ma un vero e proprio attacco allo Stato. Nessuna tolleranza per chi non rispetta le regole e mette a rischio la vita dei nostri poliziotti. Una cosa è certa: lo Stato e non si fa intimidire. Auguriamo una pronta guarigione agli agenti feriti, con l’auspicio che i responsabili di questa vergogna vengano individuati e adeguatamente puniti”. Così la senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato, Licia Ronzulli.

“Accanto alla naturale indignazione e alla solidarietà assoluta, la brutale aggressione subita dai poliziotti a Palermo richiede risposte immediate. Ai sassi lanciati contro gli agenti si deve rispondere con la fermezza della legge. L’inciviltà e il senso di onnipotenza dovranno fare i conti con la civiltà e il senso dello Stato, unico antidoto a episodi che si pongono fuori dal perimetro della convivenza civile”. Così, in una nota, il deputato di Fi e vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè.

– Foto di repertorio Polizia di Stato –

(ITALPRESS).