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Manovra, Angeleri (Assosoftware): “Con ‘Investo Digitale’ possibili 6,48 mld di euro di investimenti”

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(Adnkronos) – Supportare e accelerare la digitalizzazione delle micro e piccole imprese italiane. E' l'obiettivo di 'Investo Digitale', una proposta per la prossima legge di bilancio che lancia Assosoftware, associazione nazionale che rappresenta e tutela gli interessi di aziende che realizzano software applicativo-gestionale, come spiega il presidente Pierfrancesco Angeleri intervistato da Adnkronos/Labitalia. La proposta, promossa insieme ad Aiip, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, prevede 3,623 miliardi di euro di risorse pubbliche in tre anni, pari in media a 1,208 miliardi l’anno, e secondo le stime dell'Associazione potrebbe raggiungere 578.496 beneficiari e attivare complessivamente 6,48 miliardi di euro di investimenti, con un effetto leva di 1,79 euro per ogni euro pubblico. 
Presidente Angeleri, perchè proponete 'Investo Digitale' per la prossima legge di bilancio e quale limite degli incentivi attualmente disponibili intende colmare?
 Investo Digitale nasce dalla necessità di accelerare la digitalizzazione delle micro e piccole imprese italiane, che continuano a incontrare difficoltà nell’adozione di software, cloud, intelligenza artificiale e strumenti di cybersicurezza. Gli incentivi esistenti si sono concentrati soprattutto sui beni materiali e risultano spesso troppo complessi per le realtà meno strutturate. La nostra proposta è invece un contributo diretto, semplice e pluriennale, aperto anche agli studi professionali e agli enti del Terzo settore, che finanzi non soltanto l’acquisto delle tecnologie, ma anche la loro implementazione, la formazione e la consulenza necessarie per utilizzarle realmente. 
La proposta ricalca alcuni aspetti del 'Kit Digital spagnolo'. Quali elementi volete riprendere e in cosa dovrebbe distinguersi la versione italiana?
 Il 'Kit Digital' spagnolo ha dimostrato che con una procedura interamente online, voucher facilmente accessibili e una rete di fornitori qualificati permettono di raggiungere rapidamente centinaia di migliaia di piccole imprese. È soprattutto questo modello di attuazione semplice e capillare che vogliamo riprendere. Investo Digitale avrebbe però un perimetro più ampio: comprenderebbe stabilmente formazione, consulenza, intelligenza artificiale, cybersicurezza, certificazioni e servizi continuativi, premiando inoltre le soluzioni sviluppate in Europa. Il contributo sarebbe erogato in relazione all’effettiva messa in funzione degli strumenti, non al loro semplice acquisto. 
Oltre ad Assosoftware, quali associazioni sostengono la proposta e come è nata questa alleanza?
 La proposta è promossa insieme ad Aiip, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni. È un’alleanza significativa perché riunisce l’offerta digitale e il tessuto produttivo che dovrebbe utilizzare queste tecnologie: commercio, artigianato, professioni e piccola industria. Le associazioni possono inoltre svolgere un ruolo concreto nell’informazione, nell’accompagnamento delle imprese e nella diffusione territoriale della misura. Investo Digitale non vuole essere un incentivo settoriale, ma una politica orizzontale per la produttività dell’intero sistema economico. Si tratta di una parte considerevole dell'economia italiana per la quale innovare è di vigtale importanza. Il Cnel segnala che l’adozione di tecnologie digitali è associata, in Italia, a un premio di produttività nell’ordine del 15-30%, particolarmente marcato nei servizi ad alta intensità di conoscenza; lo stesso rapporto evidenzia inoltre che le imprese innovative presentano in media una produttività superiore di circa il 20% rispetto a quelle non innovative 
Quanto costerebbe 'Investo Digitale' e quale impatto potrebbe avere sulla crescita economica del Paese?
 La proposta prevede 3,623 miliardi di euro di risorse pubbliche in tre anni, pari in media a 1,208 miliardi l’anno. Secondo le nostre stime, potrebbe raggiungere 578.496 beneficiari e attivare complessivamente 6,48 miliardi di euro di investimenti, con un effetto leva di 1,79 euro per ogni euro pubblico. Nello scenario centrale, l’aumento della produttività delle imprese beneficiarie sarebbe compreso tra il 2,8% e il 3,7%, mentre l’impatto cumulato sul Pil nel medio termine si collocherebbe tra lo 0,45% e lo 0,65%. Nello scenario di attuazione accelerata, caratterizzato da procedure rapide, adesione elevata e accompagnamento tecnico, l’effetto potrebbe raggiungere lo 0,75-0,95% del Pil. Si tratta naturalmente di stime preliminari elaborate dai promotori, che indicano un ordine di grandezza e dovranno essere approfondite nel confronto con le istituzioni. 
—lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Legge elettorale, via libera del Senato. Protesta delle opposizioni in Aula

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(Adnkronos) – L'Aula del Senato ha approvato la legge elettorale con 113 sì, 71 no e 2 astenuti. Il provvedimento ora passa alla Camera.  Protesta delle opposizioni poco prima del voto finale. I senatori hanno mostrato dei cartelli con la scritta 'no alla legge truffa' 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Harry e Meghan, i figli cambiano scuola dopo due giorni: “Nuova valutazione per sicurezza pubblica”

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(Adnkronos) –
Harry e Meghan potrebbero finalmente ottenere la sicurezza pubblica, dopo essersi trasferiti ad agosto nel Regno Unito. Il comitato esecutivo reale e vip (Ravec), che sovrintende alla sicurezza finanziata con fondi pubblici per la famiglia reale e le personalità pubbliche, riconsidererà infatti il livello di protezione della polizia per il duca e la duchessa di Sussex.   Ieri, i duchi di Sussex hanno anche deciso di trasferire i figli in una nuova scuola, a soli due giorni dall'inizio delle lezioni, a quanto pare per motivi di sicurezza legati al lungo tragitto e al traffico intenso. "La decisione di trasferire i bambini in un'altra scuola è stata presa in seguito a una discussione con il team di sicurezza della famiglia in merito agli aspetti pratici della loro situazione attuale", ha dichiarato un portavoce della famiglia alla rivista Hello!. La commissione si è riunita la settimana scorsa per discutere il caso della coppia, che ora risiede a tempo pieno nel Regno Unito con i propri figli e non è più solo in visita. Sarà la prima valutazione del rischio per Meghan da quando la coppia si è ritirata dai propri ruoli di membri attivi della famiglia reale nel 2020. A luglio, a Harry è stata concessa la possibilità di rivedere le misure di sicurezza a lui riservate, ma non ha ancora ricevuto una risposta. Secondo quanto riportato dal Telegraph, il presidente di Ravec avrebbe informato Harry la scorsa settimana che il comitato aveva commissionato una nuova valutazione del rischio e una separata per Meghan, in vista del loro ritorno in Gran Bretagna. Secondo quanto riferito, la commissione ha chiesto alla coppia di fornire i propri orari e la routine quotidiana, compreso l'accompagnamento dei figli a scuola, per poter prendere una decisione informata. L'anno scorso, Harry ha perso una causa legale contro il ministero dell'Interno dopo che la scorta finanziata con fondi pubblici, destinata a lui e alla sua famiglia, era stata revocata in seguito alla decisione della coppia di rinunciare ai propri ruoli di membri attivi della famiglia reale. "Il Regno Unito è casa mia", aveva dichiarato il secondogenito di Re Carlo nella sua deposizione. "Il Regno Unito è fondamentale per il patrimonio culturale dei miei figli ed è un luogo in cui voglio che si sentano a casa tanto quanto dove vivono attualmente negli Stati Uniti. Questo non può accadere se non è possibile garantire la loro sicurezza quando si trovano sul suolo britannico. Non posso mettere in pericolo mia moglie in questo modo e, viste le mie esperienze di vita, sono riluttante a espormi inutilmente anch'io a rischi". La coppia è rientrata nel Regno Unito il 26 agosto. Poco dopo, è stata diffusa una lettera ufficiale a nome di Re Carlo, che ribadiva il loro status di membri della famiglia reale non impegnati in attività ufficiali. Nella lettera si affermava che la coppia era "simile a cittadini privati con interessi commerciali e filantropici" e che "qualsiasi problema di sicurezza operativa doveva continuare a essere segnalato alle autorità di polizia competenti". 
—internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ascolti lunedì 14 settembre, ‘Temptation Island e poi… e poi…’ conquista il prime time

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(Adnkronos) – Nella serata di ieri lunedì 14 settembre 'Temptation Island e poi… e poi…' su Canale 5 vince in prime time con 2.945.000 telespettatori e uno share del 20,2%. Secondo gradino dal podio per 'Il Giovane Montalbano 2' in replica che ha interessato 2.416.000 telespettatori (16,7% di share). Terza posizione in classifica per 'Lo Stato delle Cose' su Rai3 che ha conquistato 1.031.000 telespettatori (7,8% di share).  A seguire, tra gli altri ascolti del prime time: Su Italia1 'The Protégé' (798.000 telespettatori, 5,1% di share), su La7 'La Torre di Babele' (716.000 telespettatori, 4,3% di share), su Rai2 'Boston Blue' (582.000 telespettatori, 3,8% di share), su Rete4 'Quarta Repubblica' (512.000 telespettatori, 4,4% di share), sul Nove 'Little Big Italy' (542.000 telespettatori, 3,3% di share) e su Tv8 'Django Unchained' (219.000 telespettatori, 1,8% di share). In access prime time: su Canale5, dopo 'Gira La Ruota della Fortuna' (3.529.000 telespettatori, 19,6% di share), 'La Ruota della Fortuna' ha raggiunto 4.267.000 telespettatori (22,7% di share) mentre su Rai1 'Affari Tuoi' ha totalizzato 3.968.000 telespettatori (21,2% di share).  
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Legge elettorale, sondaggio Noto: no a innalzamento firme per presentare lista

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(Adnkronos) –
No all'innalzamento da 40.000 a circa 372.000 delle firme richieste per le liste che intendono presentarsi in tutti i collegi introdotto dalla legge elettorale che è stata approvata oggi in Senato con 113 sì, 71 no e 2 astenuti. E' quanto emerge in un sondaggio dell'Istituto Noto. Il provvedimento ora passa alla Camera.  La soglia è considerata eccessiva dal 48% degli elettori, contro il 33% che la ritiene adeguata. "Il dato assume particolare rilievo perché la valutazione negativa prevale nonostante una quota del 19% non esprima un’opinione", sottolineano le conclusioni dei risultati. La critica è maggioritaria tra gli elettori del PD (64%), di Azione (90%), di AVS (57%), di Italia Viva (56%), di Futuro Nazionale (53%) e del Movimento 5 Stelle (51%), oltre che tra gli indecisi (51%). Tra gli elettori di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega prevale invece il giudizio di adeguatezza.  Il 41% sostiene inoltre che tutti i partiti debbano partire dalle stesse condizioni, indipendentemente dalla presenza in Parlamento; un ulteriore 16% ammette un onere per le nuove formazioni, purché sia ragionevole. Complessivamente, il 57% rifiuta quindi un sistema che produca un vantaggio sproporzionato per i partiti parlamentari. La maggioranza chiede quindi o una piena equiparazione o, almeno, una barriera proporzionata e la parità è la prima scelta anche tra gli elettori di Forza Italia (57%) e Lega (52%), oltre che in tutti i principali segmenti dell’opposizione. Tra gli elettori di Fratelli d’Italia la distribuzione è più articolata, ma anche qui parità e soglia ragionevole raggiungono insieme il 50%, contro il 26% favorevole al vantaggio per i partiti già presenti in Parlamento. Quando si chiede di indicare concretamente la soglia corretta, il 40% sceglie fino a 40.000 firme e il 12% eliminerebbe del tutto l’obbligo. Il 52% si colloca dunque entro il limite attualmente previsto, mentre soltanto il 38% indica una soglia superiore a 40.000 e appena il 13% supera le 300.000 firme. Ne emerge che le 40.000 firme sono percepite come un livello congruo e già sufficientemente selettivo; un aumento molto consistente non trova un consenso maggioritario. Le fasce immediatamente superiori ottengono consensi contenuti: 9% tra 40.001 e 60.000 e 7% tra 60.001 e 100.000. Solo il 22% si colloca tra 40.001 e 300.000 firme e il 13% indica oltre 300.000. In altri termini, la soglia prossima a 372.000 firme si trova nell’area preferita da poco più di un elettore su dieci, mentre il livello attuale di 40.000 è la singola opzione più scelta e rappresenta il punto di equilibrio più riconoscibile.  Nelle sintesi, l'Istituto Noto sottolinea: "La critica più solida non è l’abolizione delle firme, sostenuta da una minoranza del 12%, ma la sproporzione dell’aumento. La linea maggioritaria riconosce che possa esistere una soglia, purché resti ragionevole e non diventi una barriera sostanziale". In sintesi, "gli italiani non condividono un sistema nel quale i partiti già presenti in Parlamento siano dispensati dalla raccolta mentre alle nuove formazioni viene richiesto uno sforzo molto elevato. Le 40.000 firme sono percepite come un limite adeguato; soglie sensibilmente superiori, e in particolare quella di circa 372.000, non trovano un sostegno maggioritario". "Abbiamo chiesto agli italiani cosa ne pensassero della norma inserita dal Governo Meloni nella nuova legge elettorale, che permette a chi è già in Parlamento di non raccogliere le firme mentre chi è fuori, le nuove forze politiche appena nate, viene escluso con una richiesta incostituzionale e insuperabile di 400 mila firme, 6 mila obbligatorie per ogni collegio. In forma fisica, senza Spid, da raccogliere in pochi giorni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i cittadini bocciano l'ennesima spallata del Governo Meloni alla democrazia e alla Costituzione", dichiara Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia, commentando i risultati del sondaggio dell'Istituto Noto.  
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

La tv satellitare supera i 400 canali disponibili

ROMA (ITALPRESS) – La televisione satellitare in Italia ha raggiunto un nuovo traguardo: attraverso la piattaforma gratuita di tivusat, si possono ricevere oltre 400 canali tra tv e radio in 37 lingue, dall’arabo all’ucraino.
Un’offerta che nasce con le prime sperimentazioni satellitari della Rai. Nel 1990, si legge in una nota di tivusat, in occasione dei Mondiali di calcio disputati in Italia, il servizio pubblico sperimentò la trasmissione di partite in alta definizione via satellite. Un passaggio che anticipava una trasformazione destinata a cambiare il modo di distribuire e vedere la televisione. In quasi quarant’anni l’offerta è cresciuta sia nel numero dei canali disponibili e sia nella loro qualità. Il 4k rappresenta l’ultimo punto di arrivo con diversi canali visibili gratuitamente per i possessori di televisori di ultima generazione in 4k.
“E’ un’offerta che permette di seguire l’attualità attraverso voci diverse, ascoltare musica e guardare programmi originali. Per le comunità straniere significa mantenere un legame con il Paese d’origine; per chi studia una lingua, trovare occasioni quotidiane di ascolto – continua la nota -. Il telecomando diventa uno strumento per conoscere realtà e programmazioni poco presenti sui palinsesti nazionali. La ricezione satellitare non richiede una connessione Internet e arriva anche negli angoli più remoti, dalle isole ai paesini di montagna”.

– foto ufficio stampa tivusat –
(ITALPRESS).

Di Battista, terza notte al Policlinico Gemelli: nessun aggiornamento sulla salute dell’ex 5S

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(Adnkronos) – Ha trascorso la terza notte al Policlinico Gemelli, Alessandro Di Battista, ricoverato nell'ospedale di Roma da sabato 12 settembre, dove il vice presidente dell'associazione 'Schierarsi' prosegue le cure dopo il malore accusato il 28 agosto mentre stava realizzando un reportage a Cuba e il successivo intervento chirurgico all'Avana. Di Battista è giunto nell'Ircs capitolina sabato mattina, trasferito in ospedale a bordo di un'ambulanza che lo aspettava a Ciampino. "Come da richiesta della famiglia, non sono previsti bollettini", hanno confermato dal Gemelli. 
Un appello al rispetto della privacy era stato lanciato da 'Schierarsi' sabato su Facebook. "Chiediamo agli amici, ai sostenitori di Alessandro Di Battista e agli operatori dell'informazione – ha scritto l'associazione – di non recarsi al Policlinico Gemelli, così da consentire a lui e alla sua famiglia di vivere i prossimi giorni nella necessaria tranquillità. Invitiamo inoltre tutti a mantenere la massima prudenza e discrezione nella diffusione di fotografie, video, notizie e informazioni che riguardino Alessandro e la sua situazione personale. Ogni eventuale aggiornamento sarà condiviso nei tempi e nei modi ritenuti opportuni, sempre nel pieno rispetto della volontà di Alessandro Di Battista e in accordo con le persone che gli sono accanto, come è avvenuto finora". 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Linfoma diffuso a grandi cellule B, in Italia combinazione glofitamab e chemio  

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(Adnkronos) – Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl), fino a 4 pazienti su 10 vanno incontro a recidiva o sviluppano una patologia refrattaria dopo la prima linea di trattamento, trovandosi ad affrontare un percorso di cura spesso complesso e con opzioni terapeutiche ancora limitate. Per rispondere a questa sfida- informa Roche in una nota – è oggi disponibile anche in Italia la prima combinazione dell'anticorpo bispecifico Cd20xCd3 glofitamab con gemcitabina e oxaliplatino (GemOx), una nuova opzione terapeutica a durata fissa per i pazienti con DLBCL recidivato/refrattario dalla seconda linea di trattamento. “Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin ed è una malattia aggressiva, che nel 40% dei casi non risponde alla prima linea di trattamento”, spiega Carmelo Carlo-Stella, professore ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di Milano e direttore della divisione di Ematologia dell'Irccs Humanitas Research Hospital di Milano. “La tempistica con cui si registra la ricaduta rappresenta un elemento chiave nella scelta delle opzioni in seconda linea. Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente verso la terapia Car-T, mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali. Entrambe le opzioni – continua – sono riservate però ai pazienti eleggibili o per i quali sia ritenuto appropriato procedere con questi trattamenti. Sussiste, quindi, un importante bisogno clinico insoddisfatto per quei pazienti che non possano beneficiare di queste opzioni. Poter disporre di nuove possibilità di trattamento per questo profilo di pazienti in seconda linea significa intervenire in una fase cruciale del percorso clinico del paziente, offrendo una preziosa opportunità di controllo della malattia”.  Lo studio internazionale di fase 3 Starglo si inserisce proprio in questo scenario, confrontando la combinazione glofitamab + GemOx con R-GemOx (il trattamento standard) nei pazienti con Dlbcl recidivato o refrattario. A 3 anni di osservazione, con il trattamento con glofitamab associato a GemOx – riferisce la nota – si osserva un vantaggio significativo nei pazienti recidivati o refrattari. In particolare, si registra una sopravvivenza globale mediana praticamente raddoppiata con la combinazione glofitamab + GemOx a durata fissa (25,5 mesi) rispetto al trattamento di controllo (12,5 mesi). Anche sul fronte della sopravvivenza libera da progressione si osserva una mediana di 14,4 mesi dopo trattamento con la nuova associazione rispetto a 3,3 mesi dopo terapia con R-GemOx. Ancor più interessanti sono i risultati sui pazienti trattati in seconda linea: più di uno su 2 è vivo dopo 3 anni nel braccio trattato con glofitamab + GemOx. In questa popolazione appare particolarmente interessante anche il dato relativo alla sopravvivenza mediana libera da progressione, pari a 20,4 mesi per il braccio glofitamab + GemOx rispetto a 5,5 mesi del braccio R-Gemox. I dati riportano inoltre un andamento favorevole anche nei sottogruppi di età: nei pazienti con meno di 65 anni, la sopravvivenza globale mediana è stata di 27 mesi con glofitamab + GemOx rispetto a 9 mesi con R-GemOx; nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni, è stata di 25 mesi rispetto a 13,8 mesi; nei pazienti di età pari o superiore a 75 anni, è stata di 33 mesi rispetto a 8,3 mesi.  “I risultati dello studio internazionale di fase 3 Starglo rappresentano un importante avanzamento nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario”, commenta Paolo Corradini, professore ordinario di Ematologia presso l’Università degli Studi di Milano e direttore della divisione di Ematologia della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano. “La combinazione di Glofitamab e GemOx ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di cura, con un beneficio particolarmente evidente nei pazienti trattati in seconda linea. Inoltre – precisa – l’efficacia osservata anche nella popolazione più anziana, insieme a un profilo di sicurezza gestibile, rende questa combinazione un’opzione terapeutica di grande interesse nella pratica clinica. La disponibilità di una terapia off-the-shelf, a durata fissa, amplia le possibilità di trattamento per quei pazienti che non sono eleggibili o non possono essere sottoposti a trapianto autologo o a terapia Car-T, contribuendo a rispondere a un bisogno clinico ancora oggi rilevante e offrendo una nuova opzione con un potenziale curativo anche in seconda linea”. Il trattamento glofitamab+GemOx, infatti, ha una durata fissa, ovvero prevede un numero definito di cicli (di solito 12, pari a circa 8 mesi), per pazienti con recidiva entro 12 mesi per i quali non si intenda procedere a Car-T, e per pazienti con recidiva oltre i 12 mesi per i quali non si intenda procedere a trapianto autologo. Si tratta, inoltre, di una terapia off-the-shelf, ovvero immediatamente disponibile senza richiedere i tempi di preparazione e manipolazione cellulare tipici di altre strategie terapeutiche, e quindi somministrabile in modo tempestivo e potenzialmente anche in ambito ambulatoriale.  “Quando parliamo di innovazione terapeutica, oggi non possiamo limitarci alla sola efficacia clinica: dobbiamo considerarne anche l’impatto sulla sostenibilità del Sistema sanitario, sempre più sotto pressione per la crescente richiesta di servizi e per la limitatezza delle risorse pubbliche – osserva Vito Ladisa, direttore della Struttura complessa di Farmacia ospedaliera della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano – Una combinazione come quella di glofitamab e chemioterapia, utilizzata in seconda linea, a durata fissa e pronta all’uso, con un rapporto costo-efficacia altamente sostenibile, può rappresentare un elemento di valore, perché consente una maggiore programmabilità del trattamento e un utilizzo più appropriato delle risorse. Può inoltre contribuire a ridurre o contenere i costi associati a un controllo meno efficace della malattia, con la conseguente necessità di accedere a linee di trattamento successive o di gestire complicanze, ricoveri e altre cure potenzialmente evitabili. Puntare alla sostenibilità non significa limitare l’accesso all’innovazione, ma renderla governabile e concretamente disponibile per i pazienti che ne possono beneficiare”.   La disponibilità di nuove opzioni terapeutiche nel Dlbcl recidivato o refrattario assume un valore che non è solo clinico, ma riguarda anche la possibilità di migliorare costantemente i percorsi di diagnosi e cura. Un aspetto particolarmente rilevante anche dal punto di vista dei pazienti e delle Associazioni che li rappresentano. “Ricevere una diagnosi di linfoma o affrontare una recidiva significa vedere la propria vita e quella dei propri cari improvvisamente sospesa, tra la paura del futuro e il bisogno di risposte il più possibile rapide ed efficaci – sottolinea Davide Petruzzelli, presidente La Lampada di Aladino Ets – Per chi convive con una patologia aggressiva come il Dlbcl, l’innovazione scientifica rappresenta prima di tutto una possibilità concreta di speranza. Disporre di terapie pronte all’uso e a durata fissa significa offrire nuove opportunità a chi ha opzioni limitate, ma anche alleggerire il carico emotivo e organizzativo che grava sulle famiglie. Come associazione di pazienti ribadiamo l’importanza di combinare innovazione, prossimità delle cure e tutela della qualità di vita, attraverso un dialogo costante tra istituzioni, imprese, comunità scientifica e pazienti”. “Sono i bisogni clinici ancora insoddisfatti a guidare il nostro impegno ventennale nello sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative per i pazienti affetti da malattie ematologiche maligne e non, come nel caso della forma recidivata o refrattaria del Dlbcl – aggiunge Anna Maria Porrini, direttore Medico di Roche Italia – I pazienti con questa grave tipologia di linfoma possono andare incontro al fallimento del controllo della malattia con la prima linea di terapia, hanno delle ricadute e possono non essere eleggibili a trapianto. Oggi, le possibilità di trattamento per questa popolazione di pazienti si ampliano grazie a un'innovazione terapeutica aggiuntiva con effetti sugli esiti clinici dei pazienti, immediatamente disponibile, pronta all'uso e a durata fissa. Il nostro impegno non si ferma qui: continueremo a investire nella nostra pipeline in onco-ematologia per trasformare l'innovazione in valore concreto per i pazienti, i loro caregiver, i clinici e il Servizio sanitario nazionale”.  L’indicazione di glofitamab+GemOx rimborsata in Italia – conclude la nota – fa riferimento a pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B recidivante o refrattario che non sono idonei al trapianto di cellule staminali autologhe (Asct). 
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Affari Tuoi, primo gender reveal durante la puntata: Ylenia aspetta un maschietto

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(Adnkronos) –
Primo gender reveal ad Affari Tuoi. Nel corso della puntata del game show di Rai1 di ieri, lunedì 14 settembre, è andato in onda un momento particolarmente insolito ed emozionante con la pacchista della puntata, Ylenia. La concorrente, originaria della Campania e accompagnata dal compagno Francesco, è infatti in dolce attesa e ad Affari Tuoi ha scoperto il sesso del bambino.  La coppia aveva già raccontato in studio di aver scelto i nomi per il nascituro: in caso di un maschietto si sarebbe chiamato Mario, mentre per una femminuccia il nome scelto era Giorgia. La partita è proseguita tra imprevisti, offerte del Dottore, fino a quando Ylenia e Francesco si sono trovati davanti due possibilità cruciali: il pacco nero e il premio da 200mila euro. La futura mamma, fortunatamente, aveva tra le mani 200mila euro, la cifra che sognava.
 

  Nel corso della partita poi i due futuri genitori hanno aperto il biglietto che conteneva il risultato del gender reveal e hanno scoperto che il bambino che stanno aspettando è un maschietto. Lunghissimo e doppio applauso per la coppia che, commossa e felice, torna a casa soddisfatta.  
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Per la prima volta in Italia rimossi un tumore del colon e uno della prostata in telechirurgia

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(Adnkronos) – Ha preso il via il 31 agosto il nuovo programma di telechirurgia robotica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, che mira a mettere in rete le competenze e le tecnologie delle strutture sanitarie del Gruppo Gemelli, aprendosi a future collaborazioni internazionali. "I primi due interventi sperimentali sono stati eseguiti tra Policlinico Agostino Gemelli Irccs e Ospedale Isola Tiberina e hanno riguardato una donna e un uomo, affetti rispettivamente da una neoplasia del colon-retto e da un tumore della prostata. Dalla console della piattaforma robotica, collocata presso Ospedale Isola Tiberina (nel centro di Roma) – informa una nota – gli interventi sono stati effettuati dai professori Sergio Alfieri e Bernardo Rocco; i pazienti operatori si trovavano invece nelle sale operatorie del Policlinico Gemelli (sede principale a oltre 10 km di distanza), dove erano presenti gli altri componenti dell’équipe chirurgica". Gli interventi, "realizzati con il sistema robotico chirurgico avanzato Toumai (di MicroPort MedBot), la cui implementazione ed adozione clinica in Italia è accompagnata e supportata dal gruppo Palex – si legge – rappresentano una novità di particolare rilievo, che segna l’avvio del programma di telechirurgia robotica del Policlinico Gemelli. Si tratta inoltre dei primi interventi di telechirurgia robotica effettuati nel nostro Paese da chirurghi italiani su pazienti italiani. Per questa prima fase del progetto sono in programma 20 interventi".  “La telechirurgia rappresenta l’ulteriore innovazione tecnologica del centro chirurgico oncologico robotico del Gemelli – afferma Sergio Alfieri, ordinario di Chirurgia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs -. Tale tecnologia può offrire a tutti i pazienti cure all’avanguardia, sia che si trovino negli ospedali del gruppo Gemelli, sia che si trovino in altri paesi molto lontani come l’Africa, dove si sta valutando un progetto molto ambizioso al servizio dei più deboli. La possibilità di operare da remoto (con la console chirurgica ove opera il primo chirurgo, in una sede diversa di dove si trova il paziente) apre a nuovi scenari che possano garantire una cura democratica per tutti, oltre a rappresentare un ulteriore sviluppo di modelli di insegnamento e tutoraggio". "Il nostro team lavora da due anni con industrie internazionali leader della tecnologia robotica in chirurgia per il programma di definizione della tecnologia e degli standard clinici e regolatori della telechirurgia – ricorda Bernardo Rocco, ordinario di Urologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della Uoc di Clinica Urologica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e componente del panel delle linee guida della Society of Robotic Surgery (SRS) -. È da questo percorso che nasce oggi il primo progetto italiano strutturato di telechirurgia. Per la chirurgia si apre una nuova epoca".  I risultati di questi interventi del Policlinico Gemelli sono stati presentati da Rocco al congresso internazionale ERUS26 (European robotic live-urological surgery meeting), che si è tenuto a Padova dal 9 all’11 settembre. Per questi due interventi storici – dettaglia la nota – è stata utilizzata la piattaforma Toumai Laparoscopic Surgical System della MicroPort MedBot, che ha ottenuto lo scorso giugno la certificazione CE dell'Unione Europea per la chirurgia laparoscopica a distanza (telechirurgia). Si tratta del primo robot chirurgico remoto a ottenere il marchio CE per interventi a distanza e per l'utilizzo in diversi ambiti ospedalieri. I chirurghi del Gemelli hanno una notevole expertise di chirurgia robotica, avendo a disposizione da anni tutte le principali piattaforme di robot chirurgici, quali il Sistema da Vinci (Intuitive Surgical) e Hugo™ RAS (Medtronic).   Questa iniziativa – riporta la nota – mira a "valorizzare l’integrazione tra le diverse strutture del network Gemelli, consentendo di condividere a distanza competenze chirurgiche altamente specialistiche e tecnologie avanzate2. La telechirurgia robotica permette infatti al chirurgo di operare da una sede diversa rispetto a quella nella quale si trova il paziente, attraverso una connessione dedicata e sistemi tecnologici progettati per assicurare elevati standard di affidabilità e sicurezza. In sala operatoria è comunque sempre presente un’équipe chirurgica completa, pronta a intervenire in ogni momento.  "Con l’avvio di questo progetto – dichiara il Direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, Daniele Piacentini – apriamo una nuova modalità di fare chirurgia: grazie all’evoluzione tecnologica, le elevate competenze di ogni professionista presente in strutture altamente specializzate possono essere messe a disposizione dei pazienti di altre strutture sul territorio nazionale o in Paesi con difficoltà di accesso ad elevate professionalità specilistiche. Con questo progetto il Gemelli apre una porta sull’innovazione non solo tecnologica, ma anche organizzativa, capace di integrare assistenza, ricerca e formazione, per garantire alta qualità delle cure a tutti". "La collaborazione tra Policlinico Gemelli e Ospedale Isola Tiberina dimostra concretamente il valore di un network capace di mettere a fattor comune professionalità, tecnologie e capacità organizzative – afferma il Direttore generale dell’Ospedale Isola Tiberina, Giovanni Arcuri –. La distanza fisica tra le strutture non rappresenta più un limite, ma diventa un’opportunità per far circolare le migliori competenze e offrire ai pazienti percorsi assistenziali sempre più avanzati e integrati". Una delle principali finalità del progetto riguarda la formazione. "L’obiettivo è fare del Gemelli un centro di riferimento per la preparazione alla telechirurgia robotica degli specializzandi e dei giovani medici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ma anche per l’aggiornamento e il perfezionamento di chirurghi specialisti provenienti da altre realtà sanitarie italiane e internazionali" afferma il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica Alessandro Sgambato. Il Dna di questo progetto contiene una duplice finalità: da un lato consolidare l’integrazione clinica e organizzativa tra le strutture del Network Gemelli; dall’altra sviluppare un modello di telechirurgia robotica, in grado di coniugare innovazione tecnologica, sicurezza, formazione e cooperazione internazionale. A questa prima fase, clinica e formativa, ne seguirà dunque una seconda, orientata alla cooperazione sanitaria internazionale. La telechirurgia robotica potrà essere utilizzata infatti anche per portare competenze chirurgiche specialistiche in aree del mondo nelle quali l’accesso alle cure più avanzate è ancora limitato, con particolare attenzione al continente africano. Questa prospettiva – conclude la nota – si inserisce nell’impegno di più ampio respiro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che, attraverso il Piano Africa, promuove programmi di formazione, ricerca, cooperazione e rafforzamento dei sistemi sanitari locali. La possibilità di mettere in collegamento équipe mediche distanti migliaia di chilometri potrà contribuire, nel tempo, a trasferire conoscenze, formare professionisti e rendere disponibili procedure chirurgiche complesse anche nei contesti maggiormente svantaggiati. 
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