(Adnkronos) – "Qui tutto è un sogno, il teatro una meraviglia e lorchestra è stata fantastica, incredibile". Damien Chazelle ha ancora negli occhi e nella voce l’emozione della serata appena trascorsa. Dieci anni dopo la première mondiale di "La La Land" alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il regista americano è tornato nella città che per prima aveva accolto il suo film, questa volta per assistere a una nuova vita della sua opera: non più soltanto sullo schermo, ma accompagnata dal vivo dalla musica di Justin Hurwitz, eseguita nella cornice del Teatro La Fenice. "L'orchestra è stata davvero straordinaria", ha detto Chazelle all’Adnkronos al termine dell’esecuzione. Un entusiasmo che restituisce il senso di una serata trionfale, nella quale il cinema ha incontrato la musica dal vivo in uno dei luoghi simbolo della cultura italiana. La Fenice, per una sera, ha ballato al ritmo di "La La Land". Il film è stato proiettato integralmente sul grande schermo mentre la celebre partitura di Hurwitz veniva eseguita dal vivo dall’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e dal coro, sotto la direzione dello stesso compositore. Due ore e trenta minuti, senza intervallo, durante le quali le immagini di Mia e Sebastian, interpretati da Emma Stone e Ryan Gosling,i loro sogni, le ambizioni, gli incontri e le separazioni hanno ritrovato una forza nuova grazie alla presenza fisica dei musicisti. "Non sono mai stato in un teatro come questo. E' speciale, bellissimo, unico", ha raccontato Chazelle, guardando con stupore la Fenice. Una meraviglia condivisa da Hurwitz, salito sul podio per dirigere la propria musica: "Sono felicissimo di essere qui alla Fenice. Voglio dire agli orchestrali, voi siete qui a provare già da un po’, ma io sono ancora davvero senza parole davanti a questo teatro. È uno dei teatri più belli in cui sia mai stato. E quindi, sapete, penso che potrei passare tutto il tempo a fissare l’architettura!". Per Hurwitz, premio Oscar per la colonna sonora di "La La Land", è stato anche il ritorno alla partitura che dieci anni fa contribuì in modo decisivo a trasformare il film in un fenomeno internazionale. Al pianoforte è tornato Randy Kerber, il musicista che aveva eseguito le parti pianistiche della registrazione originale e che, attraverso quelle note, aveva contribuito a costruire musicalmente il personaggio di Sebastian, interpretato da Ryan Gosling. Poco prima dell’inizio dello spettacolo, Chazelle aveva salutato il pubblico con parole semplici, quasi a voler sottolineare il carattere speciale dell’appuntamento: "Sono davvero grato a questi musicisti meravigliosi. E ogni volta che Justin organizza uno di questi eventi, per me è davvero una cosa piena di gioia. Questa volta non devo fare niente! Posso semplicemente sedermi, rilassarmi e godermi lo spettacolo". E così è stato. Seduto nel palco reale, con la moglie, l'attrice e produttrice cinematografica Olivia Hamilton, e il loro figlio di 7 anni, il regista ha potuto assistere alla propria storia da una prospettiva diversa, lasciando che fossero la musica e le immagini a parlare. Le melodie di Hurwitz hanno accompagnato la proiezione restituendo alle scene una dimensione quasi fisica, amplificata dall’acustica della Fenice e dalla presenza dell’orchestra sul palco. A dare il benvenuto al pubblico è stato il sovrintendente del Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi, che ha rivendicato il ruolo della sala veneziana come luogo aperto alla cultura e alla comunità: "La Fenice sarà sempre una casa aperta a tutti coloro che intendono investire in cultura per creare nuova cultura. Crediamo fermamente che la cultura non debba essere un privilegio riservato a pochi, ma un bene comune che unisce, ispira ed eleva la comunità". Il sovrintendente ha quindi ringraziato Cartier, sponsor della serata, "per la generosità, la visione e la preziosa vicinanza", il Comune di Venezia "per il sostegno costante e la collaborazione istituzionale" e il pubblico, definito "straordinario", per aver condiviso "questa indimenticabile serata di festa". (di Paolo Martini)
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
La meraviglia di Chazelle alla Fenice per sua ‘La La Land’: ‘Qui tutto è un sogno’
Gp Monza, ecco Sinner: per Jannik arrivo da superstar nel paddock
(Adnkronos) – Una star d'eccezione al Gp di Monza. Oggi, domenica 6 settembre, Jannik Sinner è arrivato nel paddock del Gran Premio d'Italia di Formula 1. Il fuoriclasse azzurro, che ha saltato gli Us Open 2026 per infortunio, in questi giorni è al lavoro a Torino per risolvere il problema al ginocchio e oggi si è concesso una giornata libera per assistere alla gara e salutare alcuni dei suoi amici nel Circus. Su tutti Andrea Kimi Antonelli, leader del Mondiale di Formula 1, con cui il numero uno del ranking Atp ha un grande rapporto. Sinner è arrivato nel paddock in polo bianca, regalando sorrisi e selfie ai tifosi presenti, che lo aspettavano già da ieri, visto che Jannik era atteso per le qualifiche.
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ucraina, Zelensky “Pronti per colloqui, serve pace dignitosa”
KIEV (ITALPRESS) – “Siamo pronti per il dialogo” con gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, attesi a Kiev. Lo scrive su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “L’Ucraina è sempre stata e rimarrà costruttiva – aggiunge -. Siamo interessati ad avvicinarci alla fine della guerra. Serve la pace. Servono garanzie di sicurezza. Serve un carattere dignitoso per la pace postbellica. Le nostre proposte sono pronte. E’ importante lavorare in modo coordinato, sostanziale e realistico”.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).
Ucraina, Papa “Auspico che sforzi per negoziati portino frutti concreti”
ROMA (ITALPRESS) – “Con animo addolorato ho seguito le notizie dei violenti attacchi che hanno colpito di recente diverse città e infrastrutture civili in Ucraina provocando la morte di persone innocenti. Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione ad aprire i cuori al dialogo e alla pace”. Lo ha detto Papa Leone XIV al termine dell’Angelus.
“Il mio cuore – aggiunge – si unisce alla sofferenza della popolazione che da anni vive nell’angoscia e nella paura. Rivolgo un nuovo appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprire i cuori al dialogo e alla pace. Auspico che gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia”.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).
Sirena “Sogno di alzare la Coppa America per l’Italia e per Luna Rossa”
NAPOLI (ITALPRESS) – “Sarà bello regatare nelle acque di casa. Noi rappresentiamo non solo un Circolo ma anche un Paese intero”. Così, in un video realizzato da “Sport e Salute”, l’amministratore delegato di Luna Rossa, Max Sirena.
“Penso che quella del 2027, in Italia, a Napoli, sarà la Coppa America più bella di sempre. Luna Rossa rappresenta più di trenta anni della mia carriera, più di metà della mia vita. C’è un legame morboso col team. Io ho tatuata la scritta Luna Rossa sulla pelle. Il mio sogno è quello di riuscire ad alzare la Coppa America per i colori italiani (impresa mai riuscita alle barche dello Stivale, ndr.) ma soprattutto per Luna Rossa. Mi alzo ogni mattina con questo obiettivo”, ha aggiunto l’ex team director e skipper della barca griffata Prada, Pirelli e Frecciarossa.
“A Bagnoli è stata rigenerata ed è stata data una nuova vita a un’area che è stata ferma per decenni. Un evento del genere è stato sicuramente un boost per velocizzare certi processi di trasformazione”, ha detto ancora Sirena.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Giustizia, Nordio “Sconfitta referendum dolorosa, ora ci vorrà tempo per riforma”
CERNOBBIO (ITALPRESS) – “La sconfitta al referendum è stata dolorosa perchè inattesa e i sondaggi nella proiezione erano favorevoli. Vista in prospettiva non è una catastrofe, perchè perdere 53% a 47% vuol dire che il 47% degli italiani ritiene il tema degno di essere affrontato. Ma ora che è fallita ci vorrà tempo per riaverla in discussione”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).
Incidente sul lavoro nel Palermitano, un operaio muore incastrato in una mietitrice
PALERMO (ITALPRESS) – Ancora una tragedia sul lavoro in Sicilia: un uomo ha perso la vita dopo essere rimasto incastrato in una mietitrice, mentre un altro è rimasto gravemente ferito. L’episodio è avvenuto in mattinata nel tratto di campagna compreso tra Alcamo e Grisì: immediato l’intervento dei sanitari, ma per la vittima non c’è stato nulla da fare. Il ferito è stato invece trasportato in elisoccorso all’ospedale Civico di Palermo: le sue condizioni sono gravi. Le indagini sono condotte dai carabinieri, coadiuvati dai tecnici dello Spresal dell’Asp.
– foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).
Schifani “La critica non può sconfinare in delegittimazione personale. Vado avanti per la Sicilia”
PALERMO (ITALPRESS) – “Le opposizioni hanno il diritto e il dovere di controllare chi governa, ma troppo spesso il confronto ha superato il terreno della critica politica per trasformarsi in attacco personale, talvolta anche con toni che poco hanno a che vedere con la normale dialettica istituzionale. Nella mia esperienza nazionale ho conosciuto una politica nella quale, pur tra differenze e conflitti, il confronto riusciva più spesso a mantenere chiara la distinzione tra critica politica e delegittimazione personale, mentre in Sicilia, in alcuni momenti, questo confine è stato superato”. Lo scrive, in una lettera a LiveSicilia, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che aggiunge: “Non è una lamentela e non modifica di un millimetro la mia determinazione, perché governare significa anche assumersi la responsabilità delle decisioni quando sono difficili e continuare ad andare avanti quando sarebbe più comodo fermarsi, ed è esattamente quello che continueremo a fare.m’è anche una ragione personale che sento il dovere di dire con chiarezza. Quando mi è stato chiesto di assumere la guida della Regione non ho accettato per costruire una carriera politica o per aggiungere un’altra tappa a un percorso personale, perché nella mia vita pubblica ho già avuto responsabilità e ruoli importanti. Ho accettato per un motivo molto più semplice e, per me, molto più forte: la passione per la mia terra e il desiderio di restituirle almeno una parte di ciò che mi ha dato”.
Schifani spera di lasciarsi alle spalle la Sicilia “rassegnata ai ritardi, alle emergenze permanenti e all’idea che partire sia l’unico destino possibile, mentre quella per cui lavoro è una Sicilia consapevole delle proprie possibilità, capace di trasformare la sua posizione geografica, il suo patrimonio, le sue competenze e il talento dei suoi cittadini in sviluppo”.
Ai giovani “dico di non considerare perduta in partenza la possibilità di costruire qui il proprio futuro, a chi governa insieme a me chiedo di avere sempre il coraggio di difendere il lavoro svolto e ancora maggiore determinazione nell’accelerare, e alla Sicilia chiedo di non accettare più il racconto secondo cui nulla può cambiare”. Per il presidente della Regione “la Sicilia non ha bisogno di promesse più grandi, ma di una fiducia costruita giorno dopo giorno con i fatti. È questa la responsabilità che sento e che continuerò ad assumermi fino in fondo, con la determinazione di chi sa quanto questa terra abbia atteso e con la convinzione che il suo futuro possa finalmente essere all’altezza della sua storia”.
“Avere rimesso ordine nei conti ci ha consentito di tornare a sostenere concretamente sviluppo e occupazione e oggi i dati sull’economia e sul lavoro raccontano una Sicilia che cresce più della media nazionale”. Schifani sottolinea come “il risanamento dei conti regionali sia forse la parte meno visibile dell’azione di governo, ma è quella che rende possibile tutto il resto. Il confronto con lo Stato, il riequilibrio del bilancio e il miglioramento del rating della Sicilia hanno restituito alla Regione una capacità di programmazione che per troppo tempo era stata compromessa e che oggi consente di investire, assumere, progettare e sostenere lo sviluppo senza scaricare sulle generazioni future il costo delle decisioni di oggi”. Questo “non significa che il divario sia già stato colmato, ma significa certamente che una tendenza che sembrava immutabile ha cominciato a cambiare, ed è questo, a mio giudizio, il dato politico più importante”.
Schifani ricorda che “tra il 2012 e il 2017 la Sicilia ha accumulato circa sette miliardi di euro di disavanzo, con conseguenze che hanno condizionato per anni le possibilità di azione della Regione. Non è una polemica, è un dato storico, ed è per questo che sorprende vedere alcuni protagonisti di quella stagione impartire oggi lezioni di buona amministrazione come se tutto ciò non fosse mai accaduto. Il confronto politico è legittimo, ma cancellare la storia per convenienza lo è molto meno”. Nel triennio, aggiunge Schifani, “abbiamo destinato seicento milioni di euro agli incentivi per le assunzioni stabili, scegliendo di sostenere le imprese che investono e creano occupazione vera, perché la dignità di una persona non può essere affidata permanentemente a un sussidio ma alla possibilità di costruire il proprio futuro attraverso il lavoro”.
“La questione dell’acqua dimostra quanto sia importante passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione”. Schifani ricorda la siccità del 2024 che “ha colpito duramente la Sicilia, con una disponibilità di acqua potabile diminuita del 30 per cento e territori nei quali la riduzione aveva raggiunto il 90 per cento, coinvolgendo complessivamente 2,8 milioni di siciliani. La risposta della Regione è stata concreta. Tra aprile 2024 e giugno 2026 abbiamo mobilitato 120 milioni di risorse regionali, 48 milioni nazionali e altri 110 milioni destinati ai dissalatori e, attraverso interventi su pozzi, reti e dissalazione, abbiamo recuperato 2.300 litri d’acqua al secondo. La disponibilità è già cresciuta del 33 per cento e raggiungerà il 66 per cento al completamento degli interventi, mentre Gela, Trapani e Porto Empedocle rappresentano non soltanto una risposta alla stagione della siccità, ma tasselli di una nuova politica dell’acqua che deve rendere la Sicilia progressivamente meno vulnerabile alle emergenze climatiche”. Lo stesso principio vale per i rifiuti, “un settore nel quale per troppo tempo la Sicilia ha vissuto di discariche, proroghe e trasferimenti fuori dall’Isola, pagando costi economici e ambientali elevatissimi. Abbiamo deciso di interrompere questa spirale attraverso il Piano regionale, l’aumento del recupero di materia e la realizzazione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania, costruendo finalmente un percorso che punta all’autosufficienza. I termovalorizzatori, inoltre, non rappresentano soltanto uno strumento per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma consentono di trasformare ciò che oggi costituisce un costo in una risorsa, producendo energia attraverso il trattamento stesso dei rifiuti e senza dover acquistare la materia prima che la genera”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Zangrillo: “Vannacci? I generali come Dalla Chiesa sono quelli che mi piacciono”
(Adnkronos) – "Rimango della mia idea e aspetto che Vannacci ci dica qualcosa sulla sua visione dell'Italia e dello sviluppo del Paese. Finora mi pare che abbia fatto tanta propaganda ma che non ci siano molte idee". Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, intervistato da Adnkronos durante il Forum di Cernobbio. "Mi aspettavo da questa occasione una descrizione, un'idea del programma politico di Futuro nazionale, ma non mi pare sia emerso nulla di rilevante", ha aggiunto Zangrillo, ricordando la ricorrenza del 3 settembre: "Abbiamo celebrato i 44 anni dalla morte del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Io rimango dell'idea che quelli sono i generali che mi piacciono". Sul dibattito con Mario Monti "il professore ha richiamato Vannacci sulla necessità di avere una posizione chiara sulla storia di questo Paese e la sua posizione la condivido pienamente”. "Renzi dovrebbe preoccuparsi di capire la relazione che c'è tra Vannacci e il centrosinistra, perché in questo momento Vannacci sta facendo il gioco del centrosinistra", ha poi detto replicando alle affermazioni di Matteo Renzi, secondo il quale il leader del partito di estrema destra Futuro nazionale rappresenterebbe un modo per il centrodestra di perdere la faccia o perdere le elezioni. Per Zangrillo, al contrario, Vannacci "mi sembra un alleato del centrosinistra e non del centrodestra".
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Follini: “Demonizzazione reciproca si rivela boomerang, riflettere sul linguaggio della politica”
(Adnkronos) – "Di fronte al dolore, alla malattia, all’apprensione, alla paura, insomma di fronte a tutto quello che evoca l’umana debolezza, e tanto più la debolezza dei potenti, si dovrebbe forse rimanere in silenzio e non trarne materia né di controversia e neppure di indiscrezione. Ma quando invece l’argomento diventa di pubblico dominio questa ritrosia si capovolge quasi nel suo opposto. E così l’intervista di Dario Franceschini che rivela con mano leggera i malanni della sua salute e le vicissitudini di Alessandro Di Battista ricoverato d’urgenza in un ospedale cubano diventano a un tratto l’occasione, se non proprio di una pacificazione dei nostri animi politici, almeno di una parziale, provvisoria attenuazione di quei linguaggi ferini che ne costituiscono da un po' di tempo la stridente colonna sonora. Segno che forse c’è, a margine della nostra quotidianità polemica e qualche volta perfino esacerbata, anche un diffuso bisogno di cambiare copione. E segno anche, pur senza immaginare il disarmo delle nostre controversie, che il registro adottato quotidianamente un po’ da tutti, l’uno contro l’altro, sta cominciando a stancare il pubblico e forse anche i protagonisti. Si può osservare anche che paradossalmente proprio il fatto che le uniche figure politiche che vengono degnate di un briciolo di riguardo siano appunto coloro che attraversano problemi di salute fa pensare che la grazia sia un’eccezione e che la regola sia quella della più sommaria (in)giustizia. Quasi a dire che solo il leader politico in estrema difficoltà riesce a convogliare su di sé quella forma di riguardoso rispetto che sarebbe invece dovuto a tutti. Il fatto è che il linguaggio politico è sempre un ibrido tra nobili parole e parole più affilate e anche un po’ triviali. Le prime vengono adoperate più raramente, e mai a vantaggio di chi non è dalla nostra parte, delle altre tendiamo ad abusare pensando che non torneranno mai addosso a chi le pronuncia. E però, in un caso e nell’altro, varrebbe la pena di richiamare Leonardo Sciascia quando annotava che “le parole non sono come i cani cui si può fischiare e richiamarli”. E dunque quelle parole – quelle garbate e quelle contundenti – fanno poi quasi sempre testo al di là delle intenzioni e dei calcoli di chi le pronuncia. Il fatto è che il linguaggio della politica non è sempre una maschera, né una sovrastruttura. E neppure un copione che si possa affidare a un esercito di ghostwriters in cerca di frasi che colpiscano nel segno. Quel linguaggio, semmai è una rivelazione. Magari involontaria, ma significativa. Racconta il nostro inconscio, e tanto più lo svela quando ci capita di cambiarlo. Si parla per convincere gli elettori, certo. Ma quel linguaggio, che sia studiato ad arte o che venga fuori da sé, come per istinto, racchiude da qualche parte l’anima di ognuno di noi. E dunque, attraverso di noi, anche l’anima del paese. Forse è su questo che dovremmo riflettere. Cioè sul fatto che anni e anni spesi nella demonizzazione reciproca hanno finito per concorrere alla demonizzazione della politica nel suo insieme. Come a dire che l’arma con cui ci siamo combattuti a vicenda -da destra, da sinistra, perfino dal centro- è stato il boomerang. Che ora ci torna addosso, quasi implacabilmente. Così, se appena ci si offre l’occasione di cambiare registro sembriamo d’un tratto ansiosi di farlo. Come a espiare gli eccessi di prima. E’ ovvio che tutta questa perorazione di buone maniere corre sempre il rischio di lasciare il tempo che trova. Tanto più a ridosso della fine della legislatura, quando tutti si stanno già armando in vista della campagna elettorale. E però non deve essere un caso se, non appena se ne presenta l’occasione, accorrono tutti alla ricerca di parole più appropriate, perfino più affettuose, da rivolgere ai propri avversari. Forse allora sarebbe il caso di provare a mettere le nostre dispute su un binario più rispettoso dell’umanità di tutti noi. Senza che per arrivare a tanto si debba aspettare di dover fare i conti con la maggiore difficoltà altrui". (di Marco Follini)
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)