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Milly Carlucci ha svelato quali saranno le prime sei coppie della 21esima edizione di Ballando con le Stelle, che comincerà il prossimo sabato 3 ottobre. Lo ha fatto con un video pubblicato sui canali social della trasmissione. Il vincitore dell'ultima edizione dello show di Rai1, Nikita Perotti, sarà in coppia con Aurora Ramazzotti, mentre Carlo Aloia, reduce da un infortunio, ballerà con Manuela Moreno.
Giovanni Pernice sarà in coppia con Noemi Bocchi, Giada Lini con l'ex calciatore Alessandro Matri, Valentina Fiorini con Massimo Ghini e infine Gioia Giovanatti, reduce da un tour importante a livello mondiale, con il campione Andy Diaz. Il resto delle coppie in gara verrà svelato nelle prossime ore, come ha precisato la conduttrice. Il cast del programma è ormai stabilito: accanto a Milly Carlucci, tornerà Paolo Belli, dopo l'esperienza della partecipazione in gara lo scorso anno. Del cast fanno parte anche Anna Safroncik, Monica Guerritore, Jimmy Ghione, Alberto Ravagnani, Riccardo Rossi e Eugenio Finardi.
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Ballando con le Stelle, Milly Carlucci svela le prime sei coppie in gara: Nikita Perotti con Aurora Ramazzotti
Harry conferma i primi impegni pubblici in Gb, sarà un incubo che si avvera per Buckingham Palace?
(Adnkronos) – Se è vero che ogni tanto i sogni diventino realtà, è altrettanto possibile che anche gli incubi si materializzino. Uno dei peggiori per la monarchia britannica, come è emerso in questi giorni, è rappresentato dalla possibilità che la presenza di Harry e Meghan sul suolo del Regno e in particolare i loro impegni 'pubblici' (per quanto valga ormai questo aggettivo, dopo le recenti precisazioni del Re, secondo cui si dovrà trattare assolutamente di "iniziative private e a titolo personale") tolgano spazio sui media o addirittura possano affievolire l'immagine di Buckingham Palace, a cui competono, come è stato implicitamente sottolineato, iniziative come quelle legate alla solidarietà o alla beneficenza. Ma private o pubbliche che siano, in fin dei conti non fa troppa differenza: bisogna aspettare di vedere gli effetti che questi impegni hanno sull'opinione pubblica e quanto, per colpa loro, potrebbe essere 'declassata' la 'Ditta'. E dunque eccoli, nel frattempo annunciati – come riporta il Telegraph – i primi impegni pubblici del Duca di Sussex da quando la sua famiglia è tornata a vivere in Gran Bretagna. È previsto che partecipi a una serie di eventi di beneficenza, che il suo team ha definito i suoi "impegni pubblici di settembre", tra cui una cerimonia di premiazione a Londra. Il principe Harry, che da 18 anni è patrono di WellChild, un'organizzazione benefica per bambini gravemente malati, si unirà ai vincitori e alle loro famiglie alla cerimonia di premiazione che si terrà nella capitale inglese il 21 settembre. L'evento celebra sia la 21ª cerimonia annuale dell'organizzazione benefica, sia il 20° anniversario del suo programma infermieristico, che permette di assistere a domicilio i bambini con bisogni complessi. Prima della cerimonia principale, il Duca offrirà un ricevimento privato ai giovani premiati e alle loro famiglie, consegnerà il premio "Bambino Ispiratore", destinato ai bambini di età compresa tra i quattro e i sei anni, e pronuncerà un discorso. In una dichiarazione, il Duca ha affermato: “È sempre un privilegio partecipare ai WellChild Awards e incontrare i bambini, i giovani, le famiglie e i professionisti straordinari il cui coraggio e la cui determinazione sono fonte di ispirazione per tutti noi. "Quest'anno è particolarmente speciale perché celebriamo i 20 anni del programma WellChild Nurse; due decenni di supporto a migliaia di bambini e famiglie, aiutandoli a vivere più a lungo a casa". Il Duca dovrebbe partecipare a diversi eventi a settembre, tra cui la cerimonia di premiazione inaugurale degli Invictus Spirit Awards e il lancio dell'iniziativa educativa Inspire. Dopo gli impegni nel Regno Unito, il Duca dovrebbe volare a New York il 22 settembre per partecipare all'incontro annuale della Clinton Global Initiative. Non è chiaro se la Duchessa di Sussex accompagnerà il Duca ai suoi eventi di beneficenza o al suo viaggio negli Stati Uniti.
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A Roma 56enne sequestrata, violentata e rapinata in casa a Monti: arrestato l’aggressore
(Adnkronos) – I carabinieri della Stazione Quirinale, insieme ai colleghi del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, hanno dato esecuzione a un’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di un 32enne congolese già noto alle forze dell'ordine, indagato per sequestro di persona, violenza sessuale e rapina. I fatti risalgono alla notte dello scorso 5 luglio quando la vittima, una donna 56enne italiana, mentre stava rientrando nella propria abitazione, nel rione Monti, è stata sorpresa alle spalle da uno sconosciuto. Secondo la denuncia della donna, l'uomo, dopo averla bloccata e costretta ad aprirgli la porta di casa, avrebbe abusato sessualmente di lei per poi fuggire con gioielli e orologi. La vittima è stata poi soccorsa dal personale sanitario e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Isola Tiberina-Gemelli per le cure e gli accertamenti del caso. Le indagini, condotte attraverso meticolosi rilievi tecnici, prelievi di campioni biologici, l'analisi dei filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona, escussioni testimoniali e individuazioni fotografiche, hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari a carico del 32enne. Rintracciato e fermato, nascondeva ancora in casa, in zona Trullo, parte dei gioielli e degli orologi rubati alla vittima dopo l'aggressione. Arrestato, è stato portato nel carcere di Rebibbia, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
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Liguria, da Bper soluzioni e strumenti concreti per sostenere crescita imprese donne
(Adnkronos) – Sostenere la crescita dell’imprenditoria femminile significa investire nello sviluppo economico e sociale dei territori. Per questa ragione BPER inizia da Genova, e dalla Liguria, un percorso avviato insieme alle istituzioni e alle associazioni di categoria che punta a valorizzare la presenza delle donne nell’impresa con l’obiettivo di estenderlo in breve tempo a tutta l’Italia. La Città Metropolitana di Genova rappresenta un caso emblematico per le imprese a guida femminile che sono più di 14.000 ed incidono per 21 per cento sul totale delle imprese del territorio. Dati che sono in linea con la media nazionale ma che, se approfonditi, rivelano delle potenzialità inespresse. Emerge infatti che l’imprenditoria in rosa a Genova si distingue per un’incidenza delle microimprese (2,7 addetti in media) superiore rispetto al dato nazionale con una con una prevalenza superiore all’80 per cento di attività legate ai servizi alla persona, al commercio, al turismo e alla ristorazione. L’impresa femminile rappresenta quindi una componente importante e vivace del tessuto economico genovese che però fatica ad agganciare la graduale crescita dimensionale ed organizzativa che si osserva in altre aree del Paese. Con questo obiettivo, BPER mette a disposizione un’offerta completa di prodotti e servizi pensata per accompagnare imprenditrici, libere professioniste e piccole e medie imprese in ogni fase del loro percorso di crescita. Tra le iniziative di maggiore interesse figura il finanziamento dedicato all’Imprenditoria Femminile, che può beneficiare delle agevolazioni previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La soluzione è rivolta a pmi e imprese a prevalente partecipazione femminile, nonché a lavoratrici autonome e libere professioniste, con importi finanziabili fino a 5 milioni di euro e durate fino a 10 anni. Accanto agli strumenti specificamente dedicati, le imprese femminili trovano in BPER un partner attento in grado di offrire una gamma completa di finanziamenti per investimenti, liquidità, sostenibilità, innovazione e sviluppo aziendale. L’offerta comprende soluzioni finanziarie dedicate, strumenti per la gestione quotidiana dell’attività, servizi digitali evoluti, coperture assicurative e sistemi di pagamento progettati per rispondere alle esigenze delle imprese moderne sia in Italia sia all’estero. "L’impresa femminile è una parte essenziale del tessuto economico per il valore che produce e per le visioni innovative e i valori di inclusione e apertura di cui essa è portatrice. E’ un tema su cui riscontriamo sempre maggior impegno da parte delle istituzioni e delle associazioni professionali e di categoria con cui collaboriamo. Per BPER è quindi fondamentale mettere a disposizione strumenti concreti che favoriscano l’accesso al credito, l’innovazione e la competitività delle aziende a guida femminile, contribuendo alla crescita sostenibile delle attività imprenditoriali e dei territori", dichiara Giuseppe La Boria, direttore regionale BPER Liguria Piemonte. "Quando ho proposto a BPER – spiega la sindaca di Genova, Silvia Salis – di costruire uno strumento dedicato all’imprenditoria femminile, sono partita da una constatazione: a Genova le imprese guidate da donne sono più di 14 mila, una su cinque del totale sono una componente centrale della nostra economia, ma hanno in media 2,7 addetti e non sempre trovano le condizioni per consolidarsi e crescere. L’accesso al credito può decidere se un progetto parte, se un’attività riesce a investire, innovare e creare nuova occupazione. Sono quindi molto soddisfatta che BPER abbia raccolto la nostra proposta e scelto Genova e la Liguria come area pilota di un’iniziativa destinata poi a estendersi al resto del Paese. La parità è sì una questione di diritti, ma è anche una questione di sviluppo economico e sociale. Servono strumenti finanziari adeguati, insieme a un’alleanza stabile tra istituzioni, sistema bancario e associazioni di categoria, capace di accompagnare imprenditrici, lavoratrici autonome e libere professioniste nelle diverse fasi della loro attività. Ringrazio BPER per aver trasformato il confronto con l’amministrazione in una risposta operativa, che parte dalle esigenze del nostro territorio e può diventare un modello". "L’iniziativa promossa da BPER Banca, insieme al Comune, alla Camera di Commercio e alle Associazioni di Categoria – sottolinea il segretario generale della Camera di commercio di Genova, Maurizio Caviglia – rappresenta un esempio concreto di come fare rete per sostenere l’imprenditoria femminile ed è significativo che Genova sia la prima città a sperimentare un progetto destinato ad avere un respiro nazionale. La Camera di Commercio farà la propria parte, avvalendosi del Comitato per l’Imprenditoria Femminile – organismo che da oltre vent’anni rappresenta il nostro punto di riferimento su questi temi – di cui abbiamo appena avviato la ricostituzione. Il nuovo Comitato avrà un ruolo strategico nel promuovere cultura d’impresa, formazione, accesso al credito e opportunità di crescita, valorizzando anche sul campo le occasioni offerte da iniziative come questa".
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Morta Emma Bonino, Meloni: “Voce forte della politica italiana”. Il cordoglio della politica
(Adnkronos) – Morta Emma Bonino, storica leader radicale e protagonista per decenni della politica italiana ed europea. La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerose reazioni nel mondo politico: tra i primi messaggi di cordoglio ad arrivare, quello della premier Giorgia Meloni: "Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione. Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione. Alla sua famiglia e ai suoi cari va il mio cordoglio", ha scritto sui social. "Con Emma Bonino se ne va un’autorevole rappresentante della politica italiana. Uno dei volti più noti del radicalismo liberale. È stata mia collega a Bruxelles, una donna intelligente con la quale ho sempre avuto un confronto rispettoso e leale, pur avendo spesso valori e visioni politiche differenti", scrive in un post su X il ministro degli Esteri e vice premier, Antonio Tajani. "Ci univa un grande sentimento europeista. La ricorderò per il suo impegno per la moratoria sulla pena di morte e per dare giustizia a tutte quelle donne a cui sono state inferte mutilazioni genitali femminili. Sincere condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari. Che possa riposare in pace", ha aggiunto il titolare della Farnesina. "Emma Bonino ci ha lasciati. Ci mancherà il suo esempio di militante per la libertà e di leader italiana e europea. Voleva sempre cambiare le cose. E qualche volta ci è riuscita. Buon viaggio Emma”, le parole di Paolo Gentiloni. Mentre Carlo Calenda scrive:“E’ mancata Emma Bonino, l’ultima grande protagonista delle battaglie civili che hanno portato alla modernizzazione di questo Paese. È un pezzo della storia politica italiana ed europea che se ne va. A nome mio e di Azione esprimo la nostra vicinanza alla sua comunità politica e alla sua famiglia”. "Con Emma Bonino se ne va un pilastro della storia politica e civile del nostro Paese, una donna coraggiosa che ha dedicato la propria vita alla difesa della libertà, dei diritti civili e della dignità delle persone", dice Angelo Bonelli. "Insieme a Marco Pannella è stata protagonista di una stagione politica straordinaria, capace di scuotere e cambiare profondamente l’Italia. Le battaglie radicali, dal divorzio all’aborto fino alle grandi campagne referendarie e per i diritti umani, hanno prodotto conquiste civili e sociali che hanno reso il nostro Paese più libero, moderno e giusto -prosegue – Ho conosciuto Emma Bonino, insieme a Marco Pannella, agli inizi degli anni ’90, quando a Ostia si aprì una stagione di importanti cambiamenti. Ricordo poi le riunioni in via di Torre Argentina, momenti di confronto politico che porto con me". "Oggi provo un grande dolore. Alla sua famiglia, alle persone che le sono state vicine e a tutta la comunità radicale va il mio abbraccio più affettuoso. Ciao Emma, l’Italia ti deve molto", conclude il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. Clemente Mastella ricorda che "cominciammo insieme, eletti per la prima volta alla Camera nel 1976. Con Emma Bonino è stato un percorso parallelo che si è congiunto poi anche nel Governo Prodi, dove lei guidava il dicastero delle Politiche europee e io ero Guardasigilli. La sua formazione culturale, di carattere laico nello spirito tipico radicale e pannelliano, era diversa dalla mia, ma ci ritrovammo sulla necessità della clemenza, dell'indulto, nella comune convinzione che la dignità umana e la salvaguardia dei diritti costituzionali e morali dei detenuti fosse patrimonio della Repubblica capace di unire cultura cattolica e laica". "La politica – aggiunge – perde una donna tenace, colta e con un respiro internazionale non comune che ha tradotto in un europeismo intelligente. Mi unisco al dolore dei familiari e degli amici".
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Gli Oasis fissano la data dell’annuncio del tour: il video con i droni su Manchester
(Adnkronos) – L'attesa dei fan degli Oasis è quasi finita. Le date del tour 2027 ancora non ci sono ma adesso c'è l'appuntamento: con una spettacolare esibizione di droni su Manchester pubblicata sui profili social ufficiali, la band ha annunciato che farà una comunicazione decisiva il prossimo 14 settembre 2026, alle 17 italiane. Come riportato dal Manchester Evening News, il video è stato girato nella tarda serata di ieri. Intorno alle 23 l'iconico logo in bianco e nero della band ha illuminato il cielo sopra lo stadio del Manchester City, squadra del cuore dei fratelli Gallagher. Subito dopo, è comparsa la data e l'ora in cui verranno svelate le date del tour: il 14 settembre 2026, alle 17:00 ora italiana (16:00 BST). La comparsa dei droni ha colto di sorpresa anche i fan degli Evanescent, che stavano uscendo da un concerto al vicino Coop Live. L'annuncio, sebbene non del tutto inaspettato, mette finalmente un punto fermo per i fan dopo mesi di speculazioni alimentate da una serie di teaser enigmatici che contenevano indizi suggerendo le possibili tappe del tour mondiale: Glasgow, Knebworth, Amsterdam, Roma, Barcellona e Boston. La stampa inglese e i fanclub da giorni assicurano che gli Oasis si esibiranno in Italia nel 2027 con due concerti allo Stadio Olimpico di Roma, il 24 e il 25 luglio. In attesa delle date ufficiali sui social è già partito l'appello dei fan della prima ora: "Se non avete mai ascoltato un album intero, se conoscete soltanto 'Wonderwall' e 'Don't Look Back in Anger', quando usciranno i biglietti fatevi da parte".
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Emma Bonino e la battaglia per l’aborto: dall’autodenuncia alla legge 194
(Adnkronos) –
Nel 1975 Emma Bonino aveva 27 anni quando decise di mettere il proprio corpo e la propria libertà al centro di una battaglia politica destinata a cambiare l'Italia. Dopo aver contribuito alla nascita del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto (Cisa), si autodenunciò per il reato di procurato aborto, scegliendo la disobbedienza civile per portare alla luce la realtà dell'aborto clandestino. Dietro quella scelta politica c'era però un'esperienza personale. Bonino aveva vissuto in prima persona un aborto clandestino e avrebbe raccontato più volte quanto quell'esperienza fosse stata segnata dalla paura, dalla solitudine e dall'umiliazione. "Dopo avere vissuto quell'aborto ed essermi umiliata ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna", ha raccontato. Una frase che riassume l'origine della sua battaglia: trasformare un'esperienza privata in una denuncia pubblica e fare in modo che altre donne non fossero costrette a vivere la stessa situazione.
Erano anni in cui l'interruzione di gravidanza era ancora un reato e migliaia di donne erano costrette a ricorrere a pratiche clandestine, spesso rischiose per la loro salute. Bonino, insieme ad Adele Faccio, Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia, la pattuglia radicale più agguerrita dell'epoca, iniziò a fornire assistenza alle donne che cercavano di interrompere una gravidanza in sicurezza. "Abbiamo cominciato un percorso di aiuto pubblico ad abortire alle donne che ne avevano bisogno, e quindi di autodenuncia", ha ricordato Bonino. L'obiettivo era rendere pubblico ciò che la legge cercava di tenere nell'ombra: l'aborto esisteva, ma la possibilità di affrontarlo senza mettere a rischio la propria salute dipendeva spesso dalle condizioni economiche. E' proprio su questa disuguaglianza che Bonino insisteva. "Chi aveva i soldi in qualche modo si arrabattava e chi non ne aveva rischiava anche la salute", ha spiegato ricordando quegli anni. La clandestinità, dunque, non colpiva tutte le donne nello stesso modo: chi disponeva di denaro poteva cercare medici e strutture più sicure, mentre le donne più povere erano maggiormente esposte ai rischi degli aborti clandestini. La scelta dell'autodenuncia trasformò quella che poteva essere una vicenda personale in una campagna politica. Nel 1975 il caso del Cisa esplose pubblicamente e gli attivisti radicali furono arrestati. "In realtà avevamo assunto la responsabilità pubblicamente già da diversi mesi", ha ricordato Bonino, sottolineando come l'arresto fosse stato parte di una strategia di disobbedienza civile: non nascondere l'azione, ma rivendicarla apertamente per costringere l'opinione pubblica e la politica a confrontarsi con il problema. Bonino ha definito quella stagione "un periodo di grande risveglio civile". Erano gli anni delle battaglie per il divorzio, per la contraccezione, per l'obiezione di coscienza e per l'estensione dei diritti civili. "Quegli anni sono stati, almeno per me, degli anni di profonda vitalità e impegno", ha ricordato. E proprio a partire dalle donne, secondo Bonino, si sviluppò una nuova consapevolezza sul tema della libertà di scelta. Anche le tecniche utilizzate dal movimento erano parte della protesta. Bonino ha raccontato di avere praticato alcuni aborti utilizzando una tecnica allora diffusa nei movimenti femministi francesi, simile, per principio, all'aspirazione. "Noi l'abbiamo fatto per disobbedienza civile", ha spiegato. Il gesto aveva quindi un significato politico oltre che pratico: dimostrare che la clandestinità non cancellava il fenomeno, ma lo rendeva soltanto più pericoloso.
Nel 1976 Bonino fu eletta alla Camera nelle liste del Partito Radicale, a soli 28 anni. Nello stesso periodo prese forma la campagna referendaria per la depenalizzazione dell'aborto, sostenuta dai Radicali e dall'Espresso, che raccolse centinaia di migliaia di firme. La mobilitazione contribuì a portare il tema al centro del dibattito nazionale. "Per evitarlo si andò alle elezioni anticipate", ha ricordato Bonino parlando del referendum. Nel 1978 arrivò quindi la legge 194, approvata il 22 maggio, che disciplinò l'interruzione volontaria di gravidanza e pose fine alla criminalizzazione dell'aborto nelle condizioni previste dalla legge.
Per Bonino, tuttavia, quella legge fu anche il risultato di un compromesso politico. "La legge aveva nel suo corpo una serie di compromessi", ha osservato, ricordando come fosse stata costruita in modo da poter essere accettata anche da una parte della Democrazia cristiana attraverso l'astensione o l'assenza dal voto. La battaglia, dunque, non si concluse con l'approvazione della 194. Negli anni successivi Bonino continuò a denunciare le difficoltà nell'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, individuando soprattutto due problemi: l'obiezione di coscienza e la difficoltà di diffondere l'aborto farmacologico. "La legge 194 ha molti problemi, due in particolare", aveva sostenuto. Da una parte, "la sua non applicazione in certe regioni per una sorta di obiezione di coscienza organizzata"; dall'altra, secondo Bonino, il ritardo nell'utilizzo dell'aborto farmacologico, che in Italia è stato introdotto e diffuso più lentamente rispetto ad altri Paesi europei.
Eppure, guardando oltre le criticità, Bonino ha sempre considerato la legge 194 una conquista importante. "Nonostante i suoi limiti anche teorici, la legge ha funzionato", ha affermato, ricordando come l'interruzione volontaria di gravidanza sia diventata una possibilità prevista e regolata dalla legge. La sua esperienza rappresenta così uno dei passaggi simbolici della stagione dei diritti civili degli anni Settanta: una battaglia iniziata con un'esperienza personale dolorosa, trasformata in disobbedienza civile e infine portata dentro le istituzioni. Bonino ha scelto di raccontare quell'aborto non come un episodio da nascondere, ma come il punto di partenza di una battaglia collettiva. "Ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna": in quella frase è racchiuso il senso di una lotta che, dalla clandestinità degli anni Settanta, arrivò fino alla legge 194 e che Bonino avrebbe continuato a considerare una questione di libertà, salute e autodeterminazione. (di Paolo Martini)
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Sparatoria a Motta Sant’Anastasia nel Catanese, arrestato un 20enne
CATANIA (ITALPRESS) – I carabinieri della Compagnia di Paternò hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 20enne di Motta Sant’Anastasia, accusato di tentato omicidio aggravato in concorso, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo e munizioni.
Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Catania, è stato disposto al termine delle indagini su una violenta sparatoria avvenuta la sera del 23 agosto scorso a Motta Sant’Anastasia.
Secondo quanto ricostruito, poco prima delle 23, era giunta la segnalazione di una sparatoria in corso in via Oberdan, nel centro abitato del comune del catanese. Intervenuti sul posto, i carabinieri hanno avviato gli accertamenti, acquisendo testimonianze e immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.
E’ emerso che il ventenne, a bordo di una Fiat Panda bianca, nel corso di un inseguimento, avrebbe esploso numerosi colpi d’arma da fuoco in direzione di due moto, a bordo delle quali viaggiavano quattro persone.
I motociclisti sono riusciti ad allontanarsi, mentre la Fiat Panda è stata successivamente abbandonata nelle campagne di contrada Terre Nere.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricostruire l’esistenza di contrapposizioni e tensioni tra alcuni appartenenti a diversi gruppi criminali, contesto nel quale, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe maturata la sparatoria.
-Foto screenshot video Carabinieri-
(ITALPRESS).
Incendio in un’abitazione del Ragusano, una donna tratta in salvo
COMISO (RAGUSA) (ITALPRESS) – I vigili del fuoco sono intervenuti per un incendio che si è sviluppato nella cucina di una abitazione in via Palermo, a Comiso, nel Ragusano. Il locale ha subito dei danni ed in particolare il distacco delle pignatte del soffitto. L’abitazione è stata dichiarata inagibile dai Vigili del fuoco, che hanno impedito alle fiamme di propagarsi in altri ambienti.
La donna residente nell’immobile è stata affidata alle cure del 118 e per accertamenti è stata trasferita all’ospedale di Vittoria.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato. Ad innescare il rogo, secondo i primi accertamenti, sarebbe stato un corto circuito.
-Foto ufficio stampa Vigili del Fuoco-
(ITALPRESS).
11 settembre, Mattarella: “Pagina abietta della storia”. Meloni: “Fu attacco a tutto il mondo libero”
(Adnkronos) – Sono passati 25 anni dall'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. Sergio Mattarella ha ricordato così quel giorno: "Il doloroso ricordo degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti rimane impresso nella coscienza di ciascuno come una pagina abietta nella storia recente dell’umanità. Una giornata che ha colpito nel profondo ogni sentimento di umanità", ha affermato il presidente della Repubblica, “la Repubblica italiana rinnova sentimenti di profondo cordoglio per le vittime di quei tragici fatti, punto di svolta nel corso della stessa storia contemporanea, che aprì a nuovi successivi drammi. Gravoso fu il tributo di morte e sofferenza pagato a quella tragedia anche dalla comunità italo-americana a New York e negli altri luoghi coinvolti nel folle disegno criminale degli attentatori". “Un pensiero commosso va anzitutto rivolto, in questo anniversario, ai familiari, a tutte le persone care di quanti ingiustamente perirono negli attacchi terroristici o in loro conseguenza, e ai soccorritori che si prodigarono senza sosta per salvare quante più vite possibili, operando in condizioni proibitive. L’unanime condanna per quanto accadde l’11 settembre del 2001 sollecitò una forte coesione della comunità internazionale contro il terrorismo in qualunque forma si manifestasse. All’indomani di quella ignobile e inammissibile aggressione, il richiamo ai valori di difesa dei diritti di ogni persona, trovò nell’Italia e nei partner europei una risposta ferma, immediata e corale. Il valore della pacifica convivenza tra i popoli deve ispirare gli odierni comportamenti, senza cedimenti alla logica della guerra che sembra, invece, prevalere in troppi teatri", ha continuto il capo dello Stato. “Di fronte al riemergere di logiche di sopraffazione e di nuovi conflitti, rimane fermo l’impegno dell’Italia contro il terrorismo, a difesa della vita dei nostri concittadini e di ogni altra nazione, e dei diritti inalienabili dei popoli. Solo una cooperazione coraggiosa, giusta e lungimirante può garantire pace, sicurezza e prosperità alle future generazioni", ha concluso Mattarella. Sui social è arrivato anche il messaggio di Giorgia Meloni: "11 settembre. 25 anni fa il terrorismo non attaccò soltanto il cuore degli Stati Uniti, ma tutto il mondo libero. Un mondo libero che seppe unirsi e restare saldo nella consapevolezza di ciò che rappresenta. L’anniversario di oggi ci ricorda che la democrazia e la sicurezza non sono conquiste scontate. Sono pilastri della nostra civiltà, che abbiamo il dovere di preservare insieme", ha scritto la premier sottolineando che "l’Italia è stata e continuerà a stare al fianco dei suoi alleati nella lotta al terrorismo, nel solco della difesa dei valori che uniscono le nostre Nazioni". "Il nostro pensiero commosso, oggi come allora, va alle vittime degli attentati dell’11 settembre 2001 e alle loro famiglie. Non dimentichiamo" ha concluso Meloni. "Ricordiamo tutti dove eravamo quell’11 settembre 2001. Io ero in via Bellerio, nella sede della Lega. Ricordiamo il cielo azzurro, il fumo, le immagini che sembravano un film finché abbiamo capito che era tutto drammaticamente reale. Le persone che scappavano, quelle che correvano dentro per salvarne altre, gli eroici pompieri, quelle che si gettavano nel vuoto dai grattacieli pur di sfuggire alle fiamme. Quel giorno il fanatismo islamista colpì al cuore l’America e dichiarò guerra all’Occidente, come sempre è accaduto nel corso dei secoli, assassinando 2977 innocenti", ha scritto il vicepremier Matteo Salvini sui social, "Oriana Fallaci, con la sua straordinaria lucidità, comprese già allora, prima di molti altri, la matrice ideologica di quell’odio e il pericolo dell’Islam politico. Fu attaccata, minacciata, offesa, isolata. Proprio come la Lega da anni. Ma aveva drammaticamente ragione". "Non possiamo dimenticare quel giorno, in cui il mondo cambiò per sempre. E, con esso, la vita di tutti noi.Oggi commemoriamo le vittime e gli eroi dell’11 settembre. A venticinque anni di distanza, il terrorismo e il fanatismo islamista rimangono la più grande minaccia all’Occidente e alle nostre libertà. Hanno provato a conquistarci con le guerre, con le spade, con gli attentati, con il terrore, con i figli. Combatterli è un dovere. Con ogni mezzo necessario. Se serve, anche da soli. Viva la Libertà", ha concluso il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. "L’11 settembre 2001 non è soltanto una data, ma una ferita indelebile nella memoria del mondo. A venticinque anni da quella terribile giornata, il nostro pensiero torna alle migliaia di vittime innocenti degli attentati terroristici, alle loro famiglie e a tutto il popolo americano, colpito al cuore da una violenza cieca e disumana", ha dichiarato Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, ricordando "anche con profonda riconoscenza quanti, in quelle ore drammatiche, sacrificarono la propria vita nel tentativo di salvarne altre: vigili del fuoco, forze dell’ordine, soccorritori e tutti coloro che, con coraggio e senso del dovere, non esitarono a mettere a rischio la propria esistenza". "Quella tragedia segnò profondamente la nostra epoca e mostrò al mondo intero la minaccia rappresentata dal terrorismo jihadista e dal fanatismo ideologico. Il tempo trascorso non attenua la memoria di quanto accadde, né può farci dimenticare il valore della libertà, della democrazia e della convivenza tra i popoli. Nel ricordo delle vittime dell’11 settembre, rinnoviamo dunque il nostro fermo impegno contro ogni forma di terrorismo e fanatismo e riaffermiamo la necessità di difendere quei valori di libertà e democrazia che i terroristi vollero colpire. La memoria – conclude La Russa – deve continuare a essere, anche per le nuove generazioni, uno strumento di consapevolezza e un monito a non abbassare mai la guardia di fronte alla violenza e all’odio". "A 25 anni dall’11 settembre 2001, restano vive nella memoria le immagini e il dolore di quelle drammatiche ore. Quel giorno il terrorismo colpì il cuore dell’America e dell’Occidente, lasciando una ferita profonda nella storia del mondo. Oggi ricordiamo le migliaia di vittime di quella tragedia, il cui ricordo ci impone di non abbassare mai la guardia e di difendere, ogni giorno, la libertà, la sicurezza e la democrazia contro ogni forma di terrorismo e fondamentalismo", ha scritto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. ''Il mondo di oggi, venticinque anni dopo. Perché l’11 settembre 2001 è iniziata l’epoca in cui ancora viviamo. È questa la pesante eredità lasciata dal più grande attacco ai valori occidentali dell’era moderna: un mondo nel quale è necessario custodire con ancora maggiore cura quei princìpi inderogabili che rendono l’Occidente tale, ovvero la libertà, la democrazia, il rispetto tra i popoli. Con la consapevolezza che saranno sempre questi i capisaldi di ogni lotta al terrorismo e a chi vorrebbe minare i nostri valori. A venticinque anni di distanza, custodirli significa custodire la nostra stessa identità'', così sui suoi canali social invece il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. "25 anni dopo, le immagini dell’11 settembre sono ancora davanti ai nostri occhi e continuano a sconvolgere e indignare", è stato il messaggio del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, "ricordiamo le vittime, ci stringiamo ai familiari e siamo vicini al popolo americano. Rinnoviamo l’impegno contro il terrorismo a difesa di libertà e democrazia".
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