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Luca Burini aggredito a Milano, il racconto choc: “Più di 20 pugni senza alcun motivo”

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(Adnkronos) –
Luca Burini, direttore di Novella 2000, è stato aggredito in pieno centro a Milano. L'episodio risale a dieci giorni fa, quando il giornalista stava tornando a casa intorno alle 6 del mattino. Ospite oggi a La volta buona ha raccontato i momenti dell'aggressione.  Burini si trovava in Porta Romana e stava aspettando il tram: "Tre ragazzi di circa 20 anni hanno attraversato la strada e sono venuti verso di me". Mi hanno chiesto una sigaretta, ma non ce l'avevo". Pochi secondi dopo la situazione è degenerata: "Mi sono ritrovato contro un muro, con uno davanti e due ai lati. Pensavo volessero derubarmi, poi è partito un pugno sul naso. Ho ricevuto una ventina di colpi". Il giornalista ha raccontato di avere "la bocca piena di tagli. Ormai sono passati dieci giorni, ero giallo. Ho fatto fatica a mangiare per tre giorni".  
Uno di loro ha poi provato a derubarlo ma gli è andato il sangue addosso e "si è spaventato" tanto da invitare l'altro a lasciarlo andare. Burini ha approfittato di quel momento per provare a scappare: "Uno di loro mi atterra a faccia, questa mossa mi ha dato tanti problemi alle ginocchia. Credo di aver tirato un calcio, non so dove. In quel momento è passato un tram, io mi butto sul tram per fermarlo, ero pieno di sangue, avevo sangue che colava ovunque. C'era della gente sul tram, nessuno ha chiamato aiuto", ha raccontato.  Dopo l'aggressione, Burini ha cercato di fuggire correndo lungo la banchina del tram. "Uno di loro mi ha afferrato per la camicia, ma era già strappata e ho continuato a correre". Poco dopo ha incontrato un signore chiedendogli di aiutarlo a chiamare i soccorsi.  Nonostante la paura, il giornalista ha raccontato di essere rimasto lucido: "Cercavo di capire come uscirne. Ho pensato di vivere un incubo, ho pensato che non fosse possibile quello che mi stava accadendo". Burini ha infine spiegato di aver dovuto presentare personalmente denuncia: "Dopo un pestaggio del genere doveva partire d'ufficio".  
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Torino, 13enne molestata: il Riesame sostituisce l’obbligo di firma con la custodia cautelare in carcere per bengalese

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(Adnkronos) – Il tribunale del Riesame di Torino, accogliendo il ricorso presentato dalla Procura, ha disposto il carcere nei confronti del 42enne commesso di origine bengalese accusato di aver palpeggiato la tredicenne che si era recata nel minimarket dove l’uomo lavorava per acquistare alcune bevande per i fratelli. La procura si era appellata chiedendo per l’uomo il carcere dopo che il gip non aveva convalidato il fermo, ma disposto l’obbligo di firma quotidiana alla autorità giudiziaria.  Il tribunale del Riesame, dopo l’udienza di ieri, ha accolto la misura avanzata dal pm disponendo la misura di custodia cautelare in carcere anziché l’obbligo di firma. Per il 17 settembre, intanto, è fissata l’udienza, sempre davanti al tribunale del Riesame, del ricorso presentato dal legale dell’uomo sempre sull’ordinanza del gip.  
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Migranti, Viminale proroga di 15 giorni controlli a frontiere con la Spagna

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(Adnkronos) – L'Italia proroga di altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. Lo ha deciso questa mattina il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che ne ha dato comunicazione con una nota indirizzata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Unione. "Il provvedimento – sottolinea il Viminale – è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata. Permangono infatti elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche". 
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Diabete, per gestirlo arrivano in Italia due nuove tecnologie salva-tempo

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(Adnkronos) – Restituire tempo alle persone con diabete. E' la promessa con cui MiniMed Medtronic lancia oggi in Italia due innovazioni tecnologiche per la gestione della malattia: il sistema MiniMed™ 780G integrato con il sensore Instinct e il sistema MiniMed Go™ integrato con il sensore Instinct Go. "Due nuove soluzioni progettate per migliorare l'esperienza degli utenti e semplificare la gestione quotidiana del diabete, offrendo diversi livelli di automazione e supporto decisionale", descrive l'azienda che ha presentato le due novità con una conferenza stampa oggi a Milano. "I nuovi sensori Instinct e Instinct Go, prodotti da Abbott, sono stati sviluppati esclusivamente per l'utilizzo con le tecnologie MiniMed – spiega la società in una nota – e rappresentano un ulteriore passo avanti in questa direzione. Compatti e dal design discreto", Instinct e Instinct Go vengono descritti come "i sensori Cgm più piccoli e sottili al mondo, facili da utilizzare e confortevoli da indossare fino a 15 giorni". Dichiara Luigi Morgese, Senior Business Director, Medtronic Diabetes (MiniMed): "La vera innovazione restituisce tempo alle persone. Con le nostre più recenti tecnologie MiniMed vogliamo rendere la gestione del diabete più semplice, più automatizzata e più personalizzata, affinché le persone possano trascorrere meno tempo a pensare al diabete e più tempo a vivere".  I due sistemi rappresentano dunque "nuove soluzioni integrate che combinano automazione avanzata, sensori a lunga durata e supporto personalizzato per semplificare la gestione quotidiana della malattia". Ma a cosa servono? MiniMed 780G e Instinct sposano "automazione, discrezione e qualità di vita", illustra la nota. Per i circa 300.000 italiani con diabete di tipo 1, contare accuratamente i carboidrati e ricordarsi di somministrare l'insulina fino a 15 minuti prima dei pasti può essere complesso, causando spesso picchi glicemici post-prandiali quando le dosi vengono somministrate in ritardo, dimenticate o sottostimate. "Grazie all'algoritmo SmartGuard™ – si legge – il sistema MiniMed 780G è in grado di offrire un livello avanzato di automazione nella somministrazione dell'insulina, contribuendo a ridurre il carico quotidiano legato alla gestione del diabete". Le evidenze cliniche suggeriscono che "il sistema MiniMed 780G possa aiutare le persone con diabete di tipo 1 a ottenere un controllo glicemico costante che supera significativamente i target indicati dalle linee guida Ada, che fissano nel 70% di Time in Range (Tir) il valore di riferimento. È stato dimostrato che molti utilizzatori raggiungono un Tir dell'80% quando vengono utilizzate le impostazioni ottimali, oltre a un Tir notturno del 91%. MiniMed 780G è infatti l'unico sistema dotato della tecnologia Meal Detection™, progettata per ridurre i picchi glicemici post-prandiali nei casi in cui l'utilizzatore dimentichi occasionalmente di somministrare un bolo o sottostimi la quantità di carboidrati". Ci sono poi MiniMed Go e Instinct Go, definiti "una porta di accesso all'innovazione per la terapia con iniezioni multiple giornaliere". Per le persone che utilizzano la terapia con iniezioni multiple giornaliere (Mdi), la gestione del diabete rimane frammentata tra strumenti non connessi tra loro, richiedendo continui calcoli mentali nella vita quotidiana. "Il sistema MiniMed Go – riporta la nota – è la prima soluzione che combina in un'unica piattaforma i dati in tempo reale provenienti dal monitoraggio continuo del glucosio con il tracciamento delle dosi della penna intelligente per insulina InPen™, offrendo un supporto pratico alla gestione quotidiana della terapia. Il sistema affronta inoltre una delle principali criticità legate all'aderenza terapeutica nelle persone che utilizzano Mdi, fornendo tramite un'unica App mobile avvisi in tempo reale e indicazioni concrete quando una dose viene dimenticata o si verifica un aumento della glicemia, aiutando così gli utenti a gestire il diabete con un minore carico quotidiano. MiniMed Go, già compatibile con il sensore Simplera™, con una durata fino a 7 giorni, è ora disponibile anche con il sensore Instinct Go che può essere indossato fino a 15 giorni". "La terapia multi iniettiva rappresenta ancora oggi la realtà quotidiana per molte persone con diabete. È quindi importante che anche chi utilizza questo schema terapeutico possa disporre di tecnologie che integrino le informazioni sul glucosio e sulla somministrazione dell'insulina, facilitando decisioni terapeutiche più tempestive e consapevoli e contribuendo a ridurre il carico quotidiano della gestione della malattia", commenta Riccardo Candido, presidente di Fondazione Amd. "L'integrazione tra monitoraggio continuo del glucosio e strumenti digitali di supporto alla terapia – aggiunge – può favorire un migliore controllo glicemico, incluso il Time in Range, e una gestione più semplice e consapevole del diabete. Ampliare l'accesso a tecnologie efficaci e appropriate rappresenta quindi un elemento importante per migliorare la qualità della cura e la qualità di vita delle persone con diabete". Durante l'incontro milanese hanno portato il contributo del mondo medico-scientifico anche Salvatore De Cosmo, presidente Amd – Associazione medici diabetologici; Gloria Formoso, del Consiglio direttivo Sid – Società italiana di diabetologia; e Barbara Predieri, vice presidente Siedp – Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica. Gli annunci di oggi – evidenzia MiniMed Medtronic – fanno seguito all'ottenimento della marcatura Ce per MiniMed Flex™, "pompa per insulina di nuova generazione, controllabile tramite App e progettata per integrarsi perfettamente nella vita quotidiana. Il dispositivo ha dimensioni pari a circa la metà di quelle del sistema MiniMed 780G e utilizza lo stesso algoritmo adattivo SmartGuard, in grado di regolare automaticamente e correggere l'erogazione di insulina fino a ogni 5 minuti sulla base dei valori glicemici in tempo reale rilevati da un sensore MiniMed. Questo consente agli utenti di trascorrere più tempo nell'intervallo glicemico target, riducendo al contempo l'impegno richiesto nella gestione quotidiana". La disponibilità commerciale del sistema MiniMed Flex in Italia è prevista entro fine anno.  Alla conferenza stampa ha portato la sua testimonianza Matteo Parenzan, atleta con diabete e protagonista del documentario 'Montagne Russe', che ha raccontato come la tecnologia abbia trasformato la sua vita quotidiana. "L'impegno di MiniMed Medtronic – rimarca l'azienda – va oltre l'innovazione di prodotto e pone le persone con diabete al centro". 
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Linfoma cutaneo a cellule T, esperta: “Diagnosi difficile per sintomi dermatologici”

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(Adnkronos) – Colpisce principalmente la pelle e che può presentarsi per anni con segni simili a patologie dermatologiche comuni come dermatite, eczema o psoriasi: è il linfoma cutaneo a cellule T (Ctcl), un raro gruppo di linfomi non-Hodgkin il cui percorso di diagnosi spesso è lungo e complesso. Oggi, nella Giornata mondiale della consapevolezza sul linfoma (World Lymphoma Awareness Day), Kyowa Kirin richiama l’attenzione sul Ctcl con iniziative come ‘Ctcl Answers’, una piattaforma (ctclanswers.com/it-it ) dedicata a pazienti e caregiver con informazioni sulla patologia, sul percorso diagnostico e sugli aspetti pratici della gestione della malattia. La Ctcl – riferisce una nota – rappresenta circa il 4% di tutti i linfomi non-Hodgkin e fino all’80% di tutti i linfomi cutanei primitivi e che colpisce circa 240 persone su milione in Europa. La micosi fungoide e la sindrome di Sézary sono le forme più frequenti della patologia. Di fronte a manifestazioni cutanee persistenti o non responsive ai trattamenti abituali, è importante rivolgersi allo specialista per una valutazione clinica appropriata. Ricevere una diagnosi di Ctcl è spesso un momento di profondo disorientamento. Oltre alla complessità clinica di una malattia rara, la persona si trova improvvisamente a fare i conti con dubbi, paure e domande sul futuro. In questa fase, accedere a informazioni chiare e affidabili non è un dettaglio: è parte integrante del percorso di cura. “Il linfoma cutaneo a cellule T è una patologia complessa, che si colloca tra dermatologia ed ematologia: nasce e si manifesta sulla pelle, ma porta con sé anche il peso psicologico di una diagnosi oncologica rara”, spiega Silvia Alberti Violetti, professoressa associata di malattie cutanee e veneree e direttrice della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia dell'Università degli Studi di Milano, nonché dermatologa presso la Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico ed esperta nella diagnosi e nella gestione dei linfomi cutanei. “Rendere il paziente consapevole è parte integrante della cura – aggiunge – conoscere la propria malattia aiuta a distinguere i cambiamenti realmente significativi dalle variazioni quotidiane della pelle, riducendo ansia e incertezza e favorendo una partecipazione più attiva al percorso terapeutico”. Il Ctcl si manifesta frequentemente in età adulta, in una fase della vita in cui molte persone ricoprono un ruolo centrale in famiglia come genitori, partner o caregiver. Una diagnosi di malattia rara può cambiare profondamente questi equilibri. Non di rado il paziente tende inizialmente a minimizzare le proprie difficoltà per non gravare sui propri cari — proprio quando avrebbe più bisogno di supporto.   Oggi – si legge nella nota – sono disponibili opzioni terapeutiche che hanno ampliato le possibilità di trattamento per molte persone con Ctcl. La collaborazione tra dermatologi, ematologi e altri professionisti sanitari è un elemento centrale della presa in carico, così come il supporto psicologico e informativo lungo tutto il percorso. Accanto ai pazienti, un ruolo fondamentale è svolto dai caregiver — spesso familiari chiamati a condividere l’impatto emotivo, pratico e organizzativo della malattia. Essere vicini a una persona con Ctcl richiede ascolto, orientamento e strumenti: per questo la rete familiare, sociale e associativa è un pilastro del percorso di cura. “In Kyowa Kirin riconosciamo il valore fondamentale del ruolo svolto dai caregiver e dalle associazioni pazienti – afferma Angela Gonzalez Fernandez, Southern Cluster Corporate Affairs & Patient Partnership Director, Kyowa Kirin – Accanto alla ricerca e all'innovazione terapeutica, le persone hanno bisogno di ascolto, orientamento e informazioni affidabili che consentano loro di comprendere meglio la malattia e affrontarla con maggiore consapevolezza. Nel caso di malattie rare e complesse, come i linfomi cutanei, le associazioni svolgono un ruolo chiave perché contribuiscono a dare voce ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie. Per questo sosteniamo iniziative e collaborazioni volte ad accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura”. L'impegno a favore della comunità dei pazienti prosegue anche attraverso la collaborazione con La Lampada di Aladino Ets, con cui Kyowa Kirin sta sviluppando un leaflet informativo dedicato alle persone che convivono con il Ctcl e ai loro familiari. “Quando arriva una diagnosi rara, non è coinvolta soltanto la persona che la riceve. Anche i familiari si trovano ad affrontare dubbi, paure e la necessità di comprendere cosa accadrà dopo”, commenta Davide Petruzzelli, presidente de La Lampada di Aladino Ets e vicepresidente Favo, Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia. “In questo scenario – prosegue – le associazioni pazienti esprimono oggi una pluralità di funzioni che superano il ruolo puramente vicario: oltre a rappresentare un punto di riferimento e di conforto fondamentale per malati e famiglie, rivendicano un ruolo attivo nella programmazione all’interno delle Reti oncologiche/ematologiche regionali, un diritto oggi formalmente normato ma che richiede ancora una piena applicazione pratica. Nessuno dovrebbe sentirsi solo di fronte a una diagnosi di Ctcl”. Nella Giornata mondiale della consapevolezza sul linfoma, l’invito a pazienti, familiari e operatori sanitari – conclude la nota – è di non sottovalutare segni e sintomi persistenti della pelle e di rivolgersi allo specialista in caso di dubbi. Nelle malattie rare, la consapevolezza è spesso il primo passo verso una diagnosi e verso un percorso di cura più sereno e partecipato. 
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Kallas “Cresce la minaccia di attacchi ibridi russi, risposta deve essere decisa”

STRASBURGO (FRANCIA) (ITALPRESS) – “L’Europa è molto più forte di prima, il nostro parteneariato strategico con la Nato significa che lavoriamo gomito a gomito tutti i giorni, ma la minaccia di attacchi ibridi russi in tutta Europa non fa che crescere”. Lo ha detto l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la Politica estera, Kaja Kallas, intervenendo nella plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo nel dibattito sulla guerra ibrida.
“La tecnica di Putin è uquella di un bullo. Gli attacchi ibridi di Mosca sono progettati per intimidirci, paralizzare le nostre società e farci esitare ad agire – ha aggiunto -. Questo è esattamente ciò a cui mira Putin. Non dobbiamo lasciare che la paura determini le nostre scelte. Dobbiamo rispondere in modo deciso. La sicurezza dell’Europa lo richiede e i cittadini se lo aspettano”.
“C’è l’urgenza di agire. Da quando la Russia ha lanciato la sua invesione su larga scala dell’Ucraina c’è stato un costante aumento di attacchi ibridi nei confronti dell’Europa”, ha sottolineato Kallas.
Per l’Alto rappresentante “la Russia è pericolosa, ha dispiegato” attacchi ibridi anche nelle ultime 48 ore, e non si tratta di incidenti ma di “tentativi calcolati di indebolire la nostra risolutezza, la nostra unità e giocare con i timori di un’escalation”.
“L’Europa non diminuirà il sostegno all’Ucraina”, ha spiegato Kallas, aggiungendo come la Russia si adatti ai vari Paesi da che prende di mira: “In alcuni Paesi ci sono attacchi fisici, in altri si agisce sull’informazione e si cerca di interferire nelle elezioni”.
“Una cosa è chiara: Putin non si fermerà, se non lo ferma qualcuno. Per questo dobbiamo smascherare gli attacchi ibridi – ha detto ancora Kallas -. Dobbiamo incoraggiare gli Stati membri a fare cooperare meglio le intelligence”, ha spiegato Kallas.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Quando il cinema cura: la voce dei ragazzi con malattie inguaribili

(Adnkronos) – Prestare la voce a un personaggio per trovare un modo nuovo per esprimere anche le proprie emozioni. È questa la sfida raccolta da dieci bambini e ragazzi dell’Hospice Pediatrico di Padova, affetti da malattie rare e seguiti con cure palliative pediatriche che, per mesi, si sono messi alla prova come doppiatori. I giovani pazienti sono diventati così i protagonisti di 'Ardire 2', un progetto che ha portato il linguaggio del cinema all’interno del percorso di cura attraverso un laboratorio di doppiaggio e interpretazione a distanza pensato per sviluppare competenze comunicative ed espressive, favorire la collaborazione nel gruppo, un’esperienza creativa inserita nel percorso di cura, con l'obiettivo di ridurre ansia, stress e il senso di isolamento legati alla malattia. L’esperienza, iniziata nell’ottobre 2025 e proseguita fino a maggio 2026 si è conclusa con la presentazione ufficiale a Padova del corto realizzato a partire dal cartone animato 'Mavka e la foresta incantata' (gentilmente reso disponibile da Notorious Pictures), e doppiato dai giovani pazienti. Promosso dall’Uoc Hospice Pediatrico dell’Azienda ospedale–università di Padova e dal Dipartimento Salute della Donna e del Bambino dell’università degli Studi di Padova — in collaborazione con la Fondazione La Miglior Vita Possibile e MediCinema Italia Ets – Il Cinema è Cura e—, il progetto ha ricevuto il sostegno di Fondazione Stevanato e del Fondo Carta Etica di UniCredit. La responsabilità scientifica dell’iniziativa – informa una nota – e del relativo protocollo osservazionale è stata affidata a Franca Benini, direttrice dell'Uoc Hospice Pediatrico dell’Aou di Padova, con la collaborazione del professore Francesco Pagnini di Università Cattolica Milano. Il lavoro dei ragazzi – si legge – ha preso forma attraverso 'Mavka e la foresta incantata' (Mavka. The Forest Song), film d’animazione ucraino del 2023 diretto da Oleh Malamuž e Oleksandra Ruban e distribuito nelle sale italiane da Notorious Pictures. I giovani partecipanti ne hanno reinterpretato e doppiato una parte, sotto la guida della nota doppiatrice Ida Sansone, dando vita al corto che verrà mostrato al termine del progetto. Ma quello che arriverà sullo schermo sarà soltanto il risultato più visibile di un percorso ben più ampio. Scegliere una voce, trovare l’intonazione, interpretare un’emozione, lavorare sulla respirazione e sull’espressività: gli strumenti del doppiaggio sono diventati occasioni per sperimentare capacità comunicative e modalità nuove per raccontare il proprio mondo emotivo.   Guidati da professionisti del cinema, fonici e psicologi- riferisce la nota – i ragazzi hanno lavorato sull’interpretazione, sulla voce e sulla riscrittura del copione. Il laboratorio ha offerto loro uno spazio in cui mettersi alla prova attraverso il gioco e la creatività, affrontare paure e timidezze, allenare la respirazione, migliorare l’espressività verbale e sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva. La voce è diventata così uno strumento di espressione e relazione: con il personaggio interpretato, con gli altri partecipanti e con le proprie emozioni. Ardire 2 raccoglie l’eredità di Ardire 1 – Arte per Dire, il progetto promosso dalla Fondazione La Miglior Vita Possibile e l’Associazione Medicinema Italia, che aveva coinvolto dodici pazienti dell’Hospice Pediatrico di Padova in un percorso di arteterapia dedicato al disegno e al fumetto. Quell’esperienza aveva mostrato come l’espressione artistica potesse diventare uno strumento prezioso per raccontare la malattia, ridurre ansia e stress, migliorare la qualità di vita e rafforzare la relazione con le famiglie e i professionisti sanitari. Accanto alla dimensione creativa, Ardire 2 ha previsto un monitoraggio scientifico dei benefici associati all’esperienza del doppiaggio, gestito attraverso uno studio osservazionale.  La valutazione è stata impostata per osservare il miglioramento psicologico e attitudinale di ciascun partecipante e misurarne i progressi sia sul piano pratico-esecutivo sia su quello relazionale. Vengono prese in considerazione la situazione clinica globale e la qualità di vita dei ragazzi, il livello di adattamento socio-emotivo e l’impatto del percorso sul loro stato psicofisico. Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione delle emozioni correlate alla malattia inguaribile e alle problematiche legate alle cure palliative, sia sul piano personale sia nella relazione sociale e familiare. Il monitoraggio è affidato a un protocollo di valutazione curato dal professor Francesco Pagnini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e seguito da un team di psicologhe dell’Hospice Pediatrico di Padova, con focus group mirati. A sottolineare il senso di questo percorso umano e scientifico è Giuseppe Zaccaria, presidente della Fondazione La Miglior Vita Possibile: "Con Ardire 2 abbiamo voluto offrire ai ragazzi dell’Hospice Pediatrico un’esperienza capace di andare oltre la malattia e di mettere al centro le loro possibilità, la creatività e il desiderio di esprimersi. Il doppiaggio ha dato loro uno spazio nuovo in cui sperimentarsi, giocare con la voce, interpretare emozioni e condividerle con gli altri. Vedere oggi il risultato di questo percorso significa soprattutto riconoscere il valore di ciò che questi ragazzi sono riusciti a costruire insieme, accompagnati dalle loro famiglie e dai professionisti che hanno reso possibile il progetto". "Lo studio, anche se su piccoli numeri, ha dato risultati molto promettenti – aggiunge Benini – Durante il laboratorio i ragazzi si sono aperti, hanno partecipato, hanno stretto legami, e chi era partito più chiuso è quello che si è mosso di più. Le interviste raccontano un'esperienza che per molti ha avuto senso profondo, fatta di scoperta di sé e di costruzione di rapporti positivi con gli altri ragazzi. Il percorso ha innescato in tutti i ragazzi doppiatori un processo evolutivo significativo. Anche per i genitori è stata una esperienza positiva, motivante che ha portato anche dei cambiamenti tangibili nei rapporti intra familiari e nella vita di ogni giorno". "Questo progetto sottolinea l’importanza della integrazione della cura con l’arte, strumento di primaria importanza oggi nella prescrizione sociale – spiega Fulvia Salvi, presidente di Medicinema Italia Ets -. Con Ardire 2, dopo l’esperienza di Ardire 1, si è dimostrata l’efficacia dell’intervento terapeutico con il doppiaggio cinematografico, eseguito con grande rigore scientifico, per garantire ai piccoli pazienti il miglior sollievo e benessere e la maggiore inclusività".   "Crediamo che la cura non si esaurisca nella dimensione clinica, ma si compia anche attraverso cultura, creatività e relazione. Con Ardire 2 – sottolinea Sergio Stevanato, presidente di Fondazione Stevanato – abbiamo voluto offrire ai bambini e ai ragazzi dell’Hospice Pediatrico di Padova, impegnati in percorsi complessi e delicati, un’opportunità per ritrovare fiducia e dare voce alle proprie emozioni. È un progetto che riflette i valori della Fondazione Stevanato: costruire comunità più inclusive e capaci di attenzione verso chi affronta le sfide più difficili della vita". A confermare l'importanza del sostegno del territorio è stato anche Roberto Burato, Area Manager Retail Padova e Rovigo di UniCredit, che ha evidenziato il valore dell'inclusione attraverso il linguaggio artistico: "Come UniCredit siamo orgogliosi di aver sostenuto Ardire 2, un progetto che ha unito cura, inclusione e creatività, offrendo ai bambini e ai ragazzi dell’Hospice Pediatrico di Padova un’opportunità concreta di espressione e partecipazione. Iniziative come questa dimostrano come l’arte possa diventare uno strumento di benessere, crescita e condivisione, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei giovani pazienti e delle loro famiglie". 
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Intelligenza artificiale, Italiano (Luiss): “Allarme Onu va preso sul serio, costruire regole e controlli”

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(Adnkronos) – L'allarme dell'Onu sull'intelligenza artificiale come "minaccia per le democrazie" va "preso sul serio" senza "trasformarlo in allarme apocalittico" e per questo è necessario costruire "oggi regole e controlli proporzionati alle capacità reali dell'Ai, senza aspettare che sia il prossimo incidente a imporcelo". E' la posizione di Giuseppe Francesco Italiano, prorettore per l'Artificial Intelligence e le Digital Skills all'Università Luiss 'Guido Carli' di Roma, in cui è anche professore ordinario di Informatica. Secondo Italiano, tra i massimi esperti italiani ed europei di informatica, algoritmi e intelligenza artificiale, " i rischi più concreti per i servizi essenziali e per le democrazie sono già visibili oggi, non tra dieci anni".  
Professor Italiano, come giudica l'allarme dell'Onu sull'Ai? Può davvero paralizzare i servizi essenziali ed essere una minaccia per le democrazie? Quali sono i rischi reali?
 "L'allarme dell'Alto commissario Türk va preso sul serio, ma senza trasformarlo in un allarme apocalittico. Nella sua lettera parla di una soglia irreversibile che riguarderà anche le generazioni future: un linguaggio molto forte, e non è un caso che arrivi proprio ora, mentre il dibattito sui rischi dell'AI si fa più acceso. Detto questo, i rischi più concreti per i servizi essenziali e per le democrazie sono già visibili oggi, non tra dieci anni: attacchi informatici sempre più automatizzati, disinformazione su scala industriale, frodi, manipolazione dell'opinione pubblica, sistemi decisionali che amplificano discriminazioni o errori quando vengono usati per selezionare persone, credito, cure mediche. C'è poi un rischio emergente che merita attenzione: sistemi sempre più autonomi, capaci di interagire direttamente con Internet e con infrastrutture reali, scrivere ed eseguire codice, usare credenziali, agire senza supervisione costante. Il problema qui non è che una macchina abbia cattive intenzioni: basta che abbia molta capacità, molta autonomia, accesso a sistemi critici, e che noi non siamo ancora in grado di controllarla adeguatamente. È la combinazione di potenza e scarso controllo a essere pericolosa, non l'intenzione. Per questo insisterei su una distinzione che nel dibattito pubblico si perde troppo spesso: rischi documentati, rischi plausibili, scenari estremi. Prendere sul serio l'allarme non significa credere a ogni previsione catastrofica. Significa costruire oggi regole e controlli proporzionati alle capacità reali dell'Ai, senza aspettare che sia il prossimo incidente a imporcelo".  
Anche le Big Tech americane hanno lanciato l'allarme sullo sviluppo non controllato dell'AI. Ma non potevano prevederlo prima? E davvero l'AI può impadronirsi del web?
 "È una contraddizione evidente, e non da oggi. Le stesse aziende che ora chiedono prudenza, penso all'appello di Amodei di pochi giorni fa, sostenuto pubblicamente anche da Musk con il suo 'Dario ha ragione' su X, sono quelle che hanno spinto più di chiunque altro sull'acceleratore negli ultimi anni. Non è la prima volta: nel 2023 Musk firmò una lettera per una moratoria sullo sviluppo dell'AI che non si è mai concretizzata, mentre altri leader del settore firmavano dichiarazioni sul rischio esistenziale e continuavano comunque a correre più veloci dei concorrenti. Il punto è che le buone intenzioni delle singole aziende non bastano: se tutti dicono che bisogna rallentare, ma nessuno vuole essere il primo a farlo per paura di perdere terreno, il problema si risolve soltanto con regole comuni, non con appelli. Quanto alla possibilità che l'AI si impadronisca del web, non è più fantascienza, ma non nel senso in cui lo intendiamo di solito. I modelli più avanzati possono già navigare in Internet, scrivere ed eseguire codice, usare credenziali, interagire con sistemi reali in autonomia. Quindi la domanda giusta non è se l'AI possa 'prendere il controllo di Internet' in senso assoluto — probabilmente no, almeno non ancora — ma quanto accesso le concediamo, a chi, e quanto siamo davvero in grado di controllare ciò che fa una volta che glielo abbiamo dato. Forse è questa, oggi, la domanda che conta".  
Il presidente Trump ha invece sottolineato che gli USA non rallenteranno. Quale è a suo parere l'obiettivo del presidente americano?
 "Le dichiarazioni del presidente Trump vanno sempre lette con un margine di iperbole tipico del personaggio, ma qui il messaggio di fondo mi sembra abbastanza chiaro. Lo ha detto lui stesso, a margine dell'Irish Open: gli Stati Uniti sono 'all'avanguardia rispetto alla Cina' e devono restare il Paese più avanzato al mondo nell'intelligenza artificiale, perché 'chi vince sull'intelligenza artificiale vince su tutto'. Per Washington l'AI non è più soltanto una tecnologia: è potere economico, militare e geopolitico, tutto insieme. In questa logica, rallentare unilateralmente significa regalare vantaggio ai concorrenti. Ed è per questo che l'appello di Amodei, per quanto sostenuto anche da Musk, difficilmente troverà sponda concreta alla Casa Bianca senza un accordo che coinvolga anche la Cina: è lo stesso problema di coordinamento di cui parlavamo prima, solo spostato dal piano delle aziende a quello degli Stati. 
Venendo all'Europa, cosa pensa della proposta di Lagarde sulla necessità di progetti Ue per essere meno dipendenti dagli Usa? E quale contributo può arrivare dall'Italia?
 Christine Lagarde, da presidente della Bce, ha usato un paragone efficace: è un po' come l'Ottocento delle ferrovie americane, quando i risparmi europei finanziarono la crescita ferroviaria degli Stati Uniti e i benefici restarono in gran parte oltreoceano. Oggi, dice Lagarde, rischiamo di ripetere lo stesso schema con l'intelligenza artificiale: le famiglie dell'area euro hanno circa 440 miliardi di euro investiti in aziende tecnologiche americane, mentre le imprese europee destinano solo il 10% dei loro investimenti all'AI, con un divario che si allarga rispetto agli Stati Uniti. Il punto che coglie è fondamentale: l'Europa non deve necessariamente produrre tutto in casa, ma non può permettersi di dipendere completamente da chi produce tecnologie di intelligenza artificiale. E qui sovranità tecnologica significa una cosa molto concreta: poter decidere cosa fare con l'AI anche se domani cambiano le condizioni geopolitiche o commerciali. Pensiamo a cosa vorrebbe dire vedersi interrompere, o rinegoziare a proprio svantaggio, l'accesso a un servizio cloud da cui dipende la pubblica amministrazione. Significa avere una capacità europea significativa di calcolo, dati, modelli e competenze; poter valutare autonomamente quanto sono sicuri e affidabili i sistemi che usiamo; non dipendere da un unico fornitore straniero per servizi essenziali; avere la capacità di sviluppare alternative quando serve. Lagarde stessa indica una strada concreta: potenziare la capacità di calcolo europea e sviluppare modelli "sufficientemente buoni" per la maggior parte degli usi (cita l'esempio di Mistral in Francia) invece di inseguire in ogni segmento i giganti americani. Non significa costruire un'Europa completamente autonoma, né replicare la Silicon Valley: sarebbe illusorio. Significa evitare che le infrastrutture da cui dipenderanno la nostra economia, la pubblica amministrazione e persino la nostra conoscenza siano interamente controllate da altri. E qui l'Italia può dare un contributo reale: abbiamo università, ricerca, imprese, una quantità enorme di dati e competenze. Quello che ci manca non è il materiale grezzo, ma la capacità di metterlo a sistema. E soprattutto di trasformare più rapidamente la ricerca in tecnologia, e la tecnologia in applicazioni che qualcuno usa davvero. 
—lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Famiglia nel bosco, psichiatra Cantelmi: “Bimbi a scuola? Grande capacità di adattamento, ma a rischio bullismo”

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(Adnkronos) – Lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte della famiglia nel bosco, commenta l'inizio della scuola per i tre bambini, iscritti alle elementari di Vasto dalla tutrice legale contro il volere dei genitori che avrebbero voluto che i figli proseguissero con un percorso di homeschooling. "I bambini Trevallion hanno dimostrato un'enorme capacità di adattamento, sapranno prendere il meglio da questa esperienza – dice all'Adnkronos -. Sullo sfondo rimane una potenziale trappola: incontreranno bambini che inevitabilmente avranno interiorizzato giudizi e pregiudizi dei loro genitori su una vicenda così mediaticamente nota e questi giudizi e pregiudizi potrebbero trasformarsi in forme di bullismo. Ma su questo credo che il monitoraggio, effettuato dagli specialisti della neuropsichiatria infantile, sarà efficace".  "Tutto questo – afferma lo psichiatra – evidenzia l'enorme sproporzione tra le misure adottate, tra cui il prelievo e l’eradicazione dei bambini dalla loro famiglia, rispetto alle criticità evidenziate. Quando i tre bambini sono stati portati via dalla famiglia, due di loro non erano in età scolare e, dunque, l’istruzione non era una criticità. La più grande effettuava un percorso di scuola parentale, ritenuto insufficiente. Tuttavia la scuola parentale è un diritto delle famiglie italiane, sancito dalla legge. A mio giudizio – sottolinea Cantelmi – le istituzioni avrebbero dovuto aiutare questa famiglia a vivere questo diritto nella pienezza, migliorando il percorso di scuola parentale e non devastando l’intero nucleo familiare".  "La buona notizia è che i bambini potranno tornare nei luoghi della loro felicità, rivedere i loro amatissimi animali e riprendere il contatto con la natura vivendo tutto questo nell’intimità della famiglia" aggiunge, commentando l'incontro dei tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion con i genitori previsto per oggi per la prima volta nella loro casa di Palmoli.. C’è una nota stonata: il fatto che questi incontri, che avvengono proprio nell’intimità della famiglia, debbano essere addirittura sorvegliati, quasi come se Catherine e Nathan fossero genitori abusanti o maltrattanti o delinquenti". "Segnalo tuttavia che questo ricongiungimento a tappe – evidenzia Cantelmi – dovrebbe essere rapido, perché ogni rientro in casa riattiva al momento della successiva separazione il trauma del prelievo. Sono sicuro che l’amore di questi genitori – conclude – riuscirà a compensare il potenziale traumatismo, ma credo che prolungare in modo sconsiderato questa fase possa essere ulteriormente dannoso". 
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Dlbcl, Ladisa (Int): “Con glofitamab-GemOx migliore percorso di cura”

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(Adnkronos) – “Quando parliamo di sostenibilità dobbiamo fare riferimento a un aspetto fondamentale: l'appropriatezza. Il trattamento glofitamab-GemOx rappresenta proprio un'innovazione in tal senso, poiché si tratta di un'innovazione legata al valore clinico espresso dal nuovo intervento terapeutico e dalla sua combinazione. Mi aspetto che questa combinazione garantisca equità di accesso per i pazienti affetti da linfomi maligni molto aggressivi, in particolar modo per chi non può permettersi di attendere altri tipi di terapie. Si ribadisce così, ancora una volta, il legame inscindibile tra costo-efficacia ed equo accesso alle cure”. Lo ha detto Vito Ladisa, direttore della Struttura complessa di Farmacia ospedaliera della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, intervenuto oggi all’incontro con la stampa dedicato al linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario (Dlbcl) e alla disponibilità, in Italia, del nuovo trattamento che combina l'anticorpo bispecifico con la chemioterapia, in una patologia che rappresenta il tipo più comune di linfoma non-Hodgkin. “Il trattamento glofitamab-GemOx si traduce non solo in un miglioramento dell'efficacia sanitaria per il paziente, ma porta benefici a tutto ciò che è correlato al suo percorso di cura – osserva Ladisa – Nell'ambito di questa nuova strategia si possono annoverare vantaggi innegabili: in primo luogo, la durata fissa della terapia, un fattore cruciale che permette di programmare e definire una predittività sia sul piano dell'efficacia clinica, sia su quello dell'allocazione delle risorse economiche. Allo stesso tempo – precisa – si ottiene un risparmio, o quantomeno una riduzione dei costi, sui trattamenti successivi o più tardivi. Questi ultimi, essendo molto più aggressivi, rappresentano un notevole onere per il sistema sanitario in termini di risorse ospedaliere necessarie, come ricoveri, accessi ambulatoriali e ricorsi ai dipartimenti di urgenza-emergenza. Un altro aspetto centrale – conclude – è la rapidità di accesso garantita da questa terapia in quanto prodotto off-the-shelf, ossia pronto all'uso e immediatamente disponibile. Un accesso tempestivo significa anche contrazione dei costi ed è direttamente correlato al concetto di costo-efficacia”. 
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