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11 settembre, dov’era Trump durante gli attentati? Incongruenze e stranezze nei racconti del presidente

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(Adnkronos) –
Dov'era Donald Trump l'11 settembre 2001? A 25 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, ricostruire come il tycoon abbia vissuto quel giorno e quelli immediatamente successivi non è semplice, anche per le diverse versioni fornite nel corso degli anni dallo stesso presidente. Dall'aver assistito agli attacchi dalla Trump Tower all'aiuto prestato a Ground Zero, dalle "centinaia" di operai inviati tra le macerie ai vigili del fuoco che lo avrebbero portato in salvo temendo il crollo di un grattacielo: racconti che The Atlantic, Pbs e diversi fact-checker americani hanno passato al setaccio, trovando in alcuni casi riscontri parziali e in altri nessuna prova. Le ultime aggiunte alla storia sono arrivate martedì, durante una cerimonia dedicata alle vittime e ai soccorritori. "Stavo costruendo un grande edificio a New York e portai laggiù tutta la squadra subito dopo quello che era successo. Nessuno ebbe esitazioni, vennero tutti con me", ha raccontato Trump, precisando successivamente di non essere arrivato sul posto il giorno stesso degli attentati, ma "poco dopo". Il presidente ha poi ricordato di essersi trovato nei pressi di One Liberty Plaza, l'ex U.S. Steel Building, quando si temeva che il grattacielo potesse crollare. "Due vigili del fuoco, due ragazzi grandi e forti, mi presero sotto le braccia e dissero: 'Dobbiamo andarcene da qui'. Mi sollevarono letteralmente. E non è facile, sono grosso – ha raccontato – Cominciarono a correre portandomi con loro e io dissi: 'Ragazzi, posso correre da solo'". Che all'epoca ci fossero timori sulla stabilità dell'edificio è documentato, ma Pbs, PolitiFact e The Atlantic sottolineano che non risultano prove che Trump fosse presente durante quell'episodio o che sia stato portato via dai pompieri. Versioni meno dettagliate dello stesso racconto erano già state fornite dal tycoon nel 2016 e nel 2021. Una presenza di Trump nei pressi di Ground Zero è invece documentata il 13 settembre, due giorni dopo gli attacchi. Filmati d'archivio della Pbs lo mostrano a Lower Manhattan mentre dice ai giornalisti di avere oltre 100 uomini già impegnati nell'area e altri 100-150 in arrivo. "È semplicemente terribile. Non ho mai visto niente del genere – affermava allora – Abbiamo molti uomini qui in questo momento. Ne abbiamo più di 100 e ne stanno arrivando circa 125. Quindi avremo un paio di centinaia di persone qui". Non sono però emerse prove indipendenti che confermino che centinaia di dipendenti di Trump abbiano effettivamente partecipato alla rimozione delle macerie. Richard Alles, all'epoca responsabile dei vigili del fuoco di New York coinvolto nelle operazioni, ha dichiarato di non avere mai avuto notizia della presenza di Trump o di un contingente di suoi operai: "Ci sarebbe una registrazione. Non conosco nessuno che lo abbia mai visto lì". Anche i ricordi del giorno degli attentati sono cambiati nel tempo. L'11 settembre Trump raccontò in diretta televisiva di aver seguito l'attacco dalla sua abitazione nella Trump Tower, circa 6,5 chilometri dalle Torri Gemelle: "Ho una finestra che guarda direttamente verso il World Trade Center e ho visto questa enorme esplosione". Negli anni successivi ha sostenuto anche di aver visto il secondo aereo colpire le torri e persone gettarsi dagli edifici, dettagli che non aveva riferito nell'intervista rilasciata quel giorno. Sempre l'11 settembre affermò inoltre che, dopo la distruzione del World Trade Center, il suo grattacielo di 40 Wall Street era diventato il più alto di Lower Manhattan: non era vero, perché il primato apparteneva al vicino 70 Pine Street. La lista delle affermazioni controverse si è allungata negli anni. Durante la campagna presidenziale del 2015 Trump sostenne di aver visto "migliaia e migliaia" di persone, riferendosi a residenti musulmani, festeggiare a Jersey City mentre crollava il World Trade Center: numerosi fact-check non hanno trovato prove a sostegno del racconto. Nel 2019 rilanciò inoltre un video sostenendo che mostrasse la deputata democratica musulmana Ilhan Omar ballare nell'anniversario dell'11 settembre, definendola "il nuovo volto del Partito democratico": Cbs News verificò che le immagini erano state girate durante un evento del Congressional Black Caucus che non si era svolto l'11 settembre. Trump ha anche sostenuto di aver anticipato la minaccia rappresentata da Osama bin Laden, richiamando una citazione del leader di al-Qaeda nel suo libro del 2000 "The America We Deserve", ma all'epoca bin Laden era già noto negli Stati Uniti per il ruolo di al-Qaeda negli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania. Oggi Trump non ha partecipato alla cerimonia di Ground Zero, dove l'amministrazione è stata rappresentata dal vicepresidente JD Vance, ma ha commemorato il 25esimo anniversario degli attentati al Pentagono, insieme alla First Lady Melania Trump. "In giorni come l'11 settembre capiamo di che pasta è davvero fatto un Paese. In questo momento stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti", ha affermato il presidente, ricordando le "anime meravigliose strappate al nostro mondo" 25 anni fa: "Non lo dimenticheremo mai e poi mai. È per questo che oggi combattiamo. Non abbiamo scelta. Può esserci solo la vittoria". Nonostante i ricordi di quel giorno possano sembrare confusi, il tycoon ha raccontato che "quel giorno eravamo tutti newyorkesi. Tutti quanti. Eravamo tutti newyorkesi, ma eravamo anche tutti americani. Eravamo tutti una famiglia". 
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Ica Day, esperti: “Contro infezioni buone pratiche anche fuori da ospedali”

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(Adnkronos) – Rafforzare la prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza (Ica) attraverso l'integrazione tra organizzazione, competenze, dati, innovazione e investimenti, lungo tutto il percorso assistenziale e con una maggiore collaborazione tra ospedale e territorio. È quanto emerso dal confronto avviato dall'Ica Day, iniziativa dell'associazione scientifica Hcrm in collaborazione con Bistoncini Partners, che oggi ha riunito al teatro Politeama di Palermo istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico e ricerca. "Le infezioni correlate all'assistenza non rappresentano soltanto una questione sanitaria o clinica, ma anche un problema metodologico e organizzativo – ha affermato Roberto Lagalla, sindaco di Palermo – La sfida riguarda la capacità di promuovere buone pratiche anche nell'assistenza extraospedaliera, costruendo una vera catena di integrazione tra ospedale e territorio". Per Lagalla, "tecnologie e intelligenza artificiale possono aiutare a individuare e prevedere i rischi, ma non possono sostituire responsabilità, competenza e qualità dell’assistenza". Sul valore del confronto e sulla necessità di trasformare le idee in soluzioni concrete è intervenuto Alberto Firenze, direttore generale dell'Asp di Palermo. "Crediamo sia necessario il dialogo con tutti gli stakeholder avendo come obiettivo la riduzione delle infezioni correlate all'assistenza", ha osservato, sottolineando che "la sfida riguarda non solo le strutture per acuti, ma anche la cronicità, coinvolgendo ospedali, Case di comunità e Rsa". Da qui la scelta di puntare sull'Hackathon, attraverso tavoli di confronto e brainstorming capaci di far emergere proposte innovative. "Le idee saranno valutate da una giuria che sceglierà un progetto pilota da sperimentare all'interno dell'Asp – ha chiarito Firenze – Un'opportunità anche per le eventuali start-up coinvolte, che potranno testare direttamente sul campo soluzioni in grado di contribuire alla riduzione delle Ica". Per le aziende sanitarie arrivano anche opportunità di finanziamento da parte della Regione siciliana. "Oggi ho visto tanti giovani nel mondo della sanità e si parlato di innovazione – ha evidenziato Edy Tamajo, assessore regionale alle Attività produttive della Regione Sicilia – L'assessorato ha lavorato molto per dare l'opportunità alle aziende, anche a quelle sanitarie, per rafforzare la competitività e di innovarsi, cioè modernizzare i processi per mettersi al passo con le aziende europee. Nelle prossime settimane – ha concluso – porteremo avanti le procedure per alcuni bandi che riguarderanno la modernizzare e l'innovazione delle imprese". 
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Bpco, AstraZeneca: “Tozorakimab riduce del 30% le riacutizzazioni”

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(Adnkronos) – La Bpco (Broncopneumopatia cronica ostruttiva) in Italia colpisce circa 2,2 milioni di persone e rappresenta la terza causa di morte a livello globale. "Per i pazienti, però, c’è un’importante novità, rappresentata da tozorakimab, molecola arrivata agli studi di fase III Oberon e Titania con risultati senza precedenti", presentati in occasione del congresso 2026 della European Respiratory Society, appena svolto a Barcellona. Lo afferma all'Adnkronos Caterina Brindicci, Svp & Global Head Research and Development, Respiratory di AstraZeneca che fa il punto "sull'innovativa azione del farmaco" e sul futuro delle patologie respiratorie.  "Con gli studi di fase III Oberon e Titania – spiega Brindicci – abbiamo valutato l’efficacia di tozorakimab in un’ampia popolazione di pazienti con Bpco, inclusi ex fumatori e fumatori attuali, pazienti con qualsiasi valore di conta degli eosinofili nel sangue e in tutti gli stadi di gravità della funzionalità polmonare, già sottoposti a terapia inalatoria standard. I risultati di questi due studi, presentati al Congresso della European Respiratory Society, hanno dimostrato che tozorakimab è il primo farmaco biologico a ridurre in maniera statisticamente significativa e clinicamente rilevante di circa il 30% le riacutizzazioni moderate e gravi nella popolazione complessiva dello studio rispetto al placebo. Inoltre, per la prima volta, viene dimostrata un'efficacia che si estende ai pazienti indipendentemente dal loro livello di eosinofili nel sangue. Se stratifichiamo infatti la popolazione di pazienti per i livelli di eosinofili del sangue, riscontriamo una riduzione delle riacutizzazioni superiore al 40% nei pazienti con eosinofilia pari o superiore a 300 e una riduzione delle riacutizzazioni rispettivamente superiore al 20% e al 30% nei pazienti con eosinofilia inferiore e superiore a 150. È un risultato unico, mai dimostrato prima d’ora in Bpco". "Tozorakimab è un anticorpo monoclonale umano da immunoglobulina first in class altamente efficace, che agisce inibendo l’interleuchina 33. Sappiamo che questa allarmina, che funziona a monte della cascata infiammatoria, è coinvolta nella fisiopatologia della Bpco – sottolinea Brindicci -. Quello che è importante comunicare, però, è che in AstraZeneca abbiamo scoperto che esistono due forme di IL-33: ridotta e ossidata. Inibendo in modo unico la segnalazione di entrambe le forme di IL-33 attraverso due vie distinte, tozorakimab ha il potenziale sia di ridurre l'infiammazione sia di interrompere il ciclo della disfunzione del muco".  Al Congresso della European Respiratory Society "abbiamo presentato più di 80 abstract perché la nostra ricerca non si ferma soltanto all’ambito della Bpco – fa notare l'SVP & Global Head Research and Development, Respiratory di AstraZeneca – ma si rivolge a un numero importante di patologie, tra le quali asma, asma grave, rinosinusite cronica con poliposi nasale, fibrosi polmonare idiopatica e infezioni virali. Abbiamo un portfolio di trattamenti che spazia dai farmaci inalatori ai farmaci pre-biologici, fino ai farmaci biologici sistemici".  In merito all'impegno di AstraZeneca a livello globale nell'area respiratoria immunologica e su come si delinea, oggi e in prospettiva futura, la pipeline dell'azienda in quest'area, Brandicci non ha dubbi: "AstraZeneca è un’azienda leader in ambito respiratorio e con la nostra pipeline e il nostro portfolio di farmaci inalatori, che hanno rappresentato per anni l’opzione terapeutica più importante per i pazienti con malattie respiratorie, farmaci biologici per rispondere ad alcune tra le più complicate patologie immuno-mediate da trattare e trattamenti di nuova generazione, ambiamo a offrire opzioni terapeutiche innovative che anticipino il bisogno dei pazienti. La nostra ambizione è quella di trasformare il paradigma di cura delle malattie respiratorie, non fermandoci al solo controllo dei sintomi ma avendo l’ambizione di modificare l’andamento della patologia, raggiungere la remissione e in futuro, la cura con farmaci di nuova generazione". "Tozorakimab – prosegue – rappresenta il primo di questi farmaci e una molecola che, come abbiamo visto dai risultati presentati all’Ers, ha una magnitudine di efficacia che va aldilà di quanto osservato finora nella Bpco e che può potenzialmente cambiare la prospettiva terapeutica per i pazienti". Per il "trattamento delle malattie respiratorie abbiamo a disposizione anche farmaci biologici come tezepelumab, benralizumab e la triplice terapia inalatoria a combinazione fissa, con i quali abbiamo dimostrato che l’asma e la BPCO sono patologie che possono essere ben trattate. Il nostro obiettivo è promuovere l’innovazione nel campo respiratorio attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche" conclude. 
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Programma Academy, esperti: “Nutrizione dei bimbi un patrimonio di salute”

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(Adnkronos) – È la nutrizione dei più piccoli il tema che ha riunito 150 giovani specializzandi in Pediatria a Sabaudia, in provincia di Latina, per partecipare al Programma Academy, l'evento di formazione promosso in partnership tra le scuole di specializzazione in Pediatria, le società scientifiche, le istituzioni e Plasmon. L'iniziativa, di carattere accademico, pone al centro la nutrizione come terapia e investimento nel benessere delle nuove generazioni, come spiega Gianluigi Marseglia, professore di Pediatria all'università degli Studi di Pavia, presidente Siaip – Società italiana di immunologia e allergologia pediatrica e coordinatore del Programma Academy. "La nutrizione non è un fenomeno casuale – sottolinea Marseglia – La nutrizione è una terapia. La nutrizione è patrimonio culturale del pediatra ed è un patrimonio che deve essere trasferito dal pediatra nella fisiologia e nella patologia del bambino che cresce perché, nel momento della crescita, ci sono esigenze diverse di carattere nutrizionale che fanno parte integrante della terapia della crescita". La disponibilità di percorsi formativi è fondamentale, soprattutto per i giovani pediatri. “Parlare di nutrizione è molto semplice, però in realtà è una grande responsabilità perché noi, in qualche modo, andiamo a definire e delineare le traiettorie di crescita e di salute dei nostri bambini", osserva Gianvincenzo Zuccotti, professore di Pediatria all'università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di Pediatria dell'ospedale dei bambini Buzzi di Milano. "Sbagliare indicazioni o affrontare in maniera molto superficiale questo aspetto potrebbe poi avere grandissime conseguenze successivamente – continua Zuccotti – Abbiamo grandi problemi di sovrappeso e, soprattutto, di obesità: il 30% della nostra popolazione pediatrica è in queste condizioni. Questo significa che molti di questi bambini, in età adulta, avranno lo stesso problema e, quindi, malattie cronico-degenerative. Tutte quelle grandi complicanze che oggi abbiamo e che stanno pesando molto anche sui costi della salute del nostro Paese diventano, a un certo punto, quasi insostenibili". Abbiamo bisogno proprio di "fare della prevenzione", rimarca Elvira Verduci, presidente di Sinupe – Società italiana di nutrizione pediatrica. "Il bambino non è un piccolo adulto: ha esigenze nutrizionali specifiche e per questo è fondamentale il ruolo del pediatra nel fornire e comunicare ai genitori consigli nutrizionali adeguati". Avere un assetto "nutrizionalmente adeguato – chiarisce Verduci – vuol dire essere coerenti con quelli che sono i fabbisogni nutrizionali, ma un'alimentazione che deve essere comunque anche sicura. Da un lato quindi si deve tener conto dei fabbisogni nutrizionali e, dall'altro, della sicurezza alimentare. Nutrizionalmente adeguato – puntualizza – vuol dire essenzialmente soddisfare quelli che sono i fabbisogni nutrizionali in termini di calorie, di nutrienti, apporto di lipidi, carboidrati e proteine. Bisogna però anche considerare che, alla fine, quello che si assume è un insieme di cibi e quindi il messaggio più importante è creare fin da piccoli dei pattern dietetici che siano salutari. Quindi sia la fase dell'allattamento, sia la fase dell'alimentazione complementare, quindi l'introduzione di cibi solidi, sono un avviare il bambino verso quello che è un pattern dietetico che deve essere salutare, ma anche ecosostenibile". 
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Tumori, Zotova (Ipsen): “Nel percorso di cura mettiamo al centro pazienti, medici e caregiver”

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(Adnkronos) – "Crediamo che un vero progresso in oncologia significhi comprendere e affrontare non solo alla malattia in sé, ma anche le storie dei pazienti, dei medici e dei caregiver, che ci ricordano che ogni percorso terapeutico è prima di tutto un percorso umano, caratterizzato da sfide soggettive, emotive e legate alla gestione della vita quotidiana". Lo ha detto Irina Zotova, presidente e amministratore delegato di Ipsen Italia, in occasione della presentazione del documentario 'Il filo di Arianna', nell'ambito della rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub dell'83esima Mostra internazionale d'Arte cinematografica di Venezia. La pellicola, di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dell'Associazione nazionale tumore del rene – Anture e il contributo non condizionante della farmaceutica, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che affrontano il labirinto del tumore del rene. "Questo impegno – continua Zotova – si traduce in un approccio incentrato sul paziente, lavorando a stretto contatto con i professionisti sanitari, le associazioni di pazienti e tutta la comunità della salute per comprendere meglio i bisogni, aumentare la consapevolezza, favorire una diagnosi precoce e contribuire a delle cure più integrate. Negli ultimi anni il nostro ruolo in oncologia si è evoluto da semplice fornitore di farmaci a partner nell'ecosistema sanitario, ascoltando le esperienze di pazienti e favorendo il dialogo tra tutti gli attori coinvolti per costruire soluzioni che migliorano i risultati delle cure e allo stesso tempo la qualità della vita. Progetti come 'Il filo di Arianna' sono importanti perché danno visibilità a voci che hanno bisogno di essere ascoltate, mantenendo la prospettiva del paziente al centro, in ogni decisione che prendiamo". 
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Mourinho litiga con giornalista dopo l’Inter: “Non siete contenti perché abbiamo vinto?”

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(Adnkronos) –
José Mourinho litiga con un giornalista dopo Real Madrid-Inter. Il tecnico portoghese è intervenuto oggi, venerdì 11 settembre, in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Liga contro il Rayo Vallecano, tornando però sulla partita di Champions League vinta per 2-1 al Bernabeu. Mourinho non ha apprezzato la domanda di un giornalista che gli chiedeva conto della prestazione, giudicata da molti non convincente, offerta contro i nerazzurri: "Ci sono diversi tipi di persone: quelle che capiscono e quelle che non capiscono. E queste ultime sanno che non gli conviene parlare delle cose positive. Questa gente non dice che abbiamo difeso bene o che avremmo potuto segnare otto gol", ha risposto stizzito Mourinho.  "Ci saranno partite noiose, in cui le squadre non rischieranno e finirà 0-0. Contro l’Inter avremmo potuto subire quattro gol, ma avremmo anche potuto segnarne otto. Perché questo non lo dicono? Non sono contenti perché abbiamo vinto", ha chiesto ironicamente il tecnico portoghese.  
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11/9: Trump: “Non dimenticheremo mai, è motivo per cui oggi combattiamo”

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(Adnkronos) – Il presidente americano Donald Trump ha preso parte al Pentagono, assieme alla First Lady Melania Trump, alla cerimonia in ricordo delle "anime meravigliose strappate al nostro mondo" negli attentati dell'11 settembre 2001. "Non lo dimenticheremo mai e poi mai. È per questo che oggi combattiamo. Non abbiamo scelta. Può esserci solo la vittoria. Combattiamo con determinazione. Combattiamo per vincere – ha affermato Trump – Ricorderemo per sempre le vittime e le famiglie dell'11 settembre".  Il presidente ha preso la parola dopo Pete Hegseth, l'attuale segretario alla Difesa, e Condoleezza Rice, l'ex segretaria di Stato che al momento degli attacchi ricopriva la carica di consigliera per la sicurezza nazionale. "In quei giorni strazianti dopo gli attentati, abbiamo visto il vero spirito della nostra nazione. Quel giorno eravamo tutti newyorkesi. Tutti quanti. Eravamo tutti newyorkesi, ma eravamo anche tutti americani. Eravamo tutti una famiglia", ha aggiunto.  "In giorni come l'11 settembre, capiamo di che pasta è davvero fatto un Paese. In questo momento stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti. Continuiamo a mandare i terroristi dove meritano di stare: all'inferno – ha proseguito – E le petroliere sul fondo dell'oceano, dove meritano di stare, e stiamo facendo in modo che l'Iran non abbia mai un'arma nucleare. La pressione economica si fa ogni giorno più forte. Controlliamo lo Stretto. Porteremo a termine questa battaglia". Ricordando le vittime degli attentati, Trump ha ribadito l'importanza dell'operazione militare ed economia contro l'Iran. "Oggi rendiamo omaggio a tutti i membri delle forze armate statunitensi che hanno prestato servizio nella guerra al terrorismo. È una guerra contro un terrorismo malato e orribile. Rendiamo omaggio ai nostri soccorritori e alle forze dell'ordine, e li amiamo – ha affermato il presidente americano – E rendiamo omaggio ai militari che in questo momento stanno lavorando per garantire che il principale sostenitore del terrorismo al mondo, la Repubblica Islamica dell'Iran, non possieda mai e poi mai un'arma nucleare". Concludendo il suo intervento, Trump ha voluto sottolineare che "oggi il nostro Paese è più forte di quanto sia mai stato prima. Non è mai stato così forte come in questo momento". Il presidente ha affermato che gli ultimi 25 anni hanno dimostrato "la forza ancora più grande dello spirito americano" e rivolto lo sguardo alle future generazioni, che "vivranno in una nazione libera e inflessibile di fronte al male e continueranno a onorare gli eroi dell'11 settembre". 
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Aveva investito e ridotto in fin di vita poliziotto a Caserta: arrestato 33enne a Tirana

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(Adnkronos) – Un cittadino albanese di 33 anni è stato arrestato oggi, venerdì 11 settembre, a Tirana dalla Polizia di Caserta con l'accusa di tentato omicidio e lesioni personali ai danni di personale della Squadra Mobile della città campana. Al termine di una complessa attività investigativa, gli agenti sono riusciti a rintracciare l'uomo che lo scorso maggio ha ridotto in fin di vita uno degli uomini della Squadra Mobile di Caserta. Questi ultimi stavano per eseguire nei suoi confronti un provvedimento restrittivo per il quale è stato condannato alla pena definitiva di anni 9, mesi 9 e giorni 1 di reclusione, per una serie di furti e rapine in abitazioni e in attività commerciali. In quella occasione, gli investigatori della Polizia avevano individuato l'uomo a Grazzanise (Caserta) e avevano predisposto un apposito servizio finalizzato alla sua cattura, in modo da cinturarlo con uomini e mezzi della Polizia, mentre era alla guida di una vettura con la compagna e la sorella.  Durante l'intervento, il 33enne, per guadagnarsi la fuga, aveva effettuato una prima manovra di retromarcia con la quale aveva colpito le autovetture della Squadra Mobile che però erano state schierate in modo da non concedergli vie di fuga, fin quando ha investito un operatore trascinandolo a terra e scaraventandolo, facendogli perdere i sensi. Approfittando della concitazione, era riuscito ad allontanarsi, abbandonando nei giorni successivi il territorio nazionale. La Procura Sammaritana ha così richiesto e ottenuto dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 33enne che dopo la fuga si era rifugiato in Albania; pertanto la Procura Generale della Repubblica presso il Tribunale di Ordinario di Napoli ha chiesto e ottenuto l'internazionalizzazione del provvedimento.  In seguito, nei confronti dell'uomo è stata pubblicata una Red Notice successivamente eseguita dal Dipartimento Polizia Criminale Albanese – Forza Operazionale – in collaborazione con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e su impulso dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza a Tirana. Le indagini hanno visto sul campo la presenza in Albania del personale della Squadra Mobile di Caserta che conduceva le indagini, unitamente al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e, per gli aspetti internazionali, d'intesa con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.  
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Parachini, compagna di Pannella: “Una vita con Emma tra tante battaglie, faccia a faccia con la storia”

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(Adnkronos) –
Le battaglie per l'aborto e la salute riproduttiva femminile, come tante altre, sposate "anima e corpo". L'avventura in Europa, le vacanze insieme, momenti di vita privata e attivismo politico. "Se penso a Emma Bonino è la quantità di tempo che mi impressiona", tempo condiviso. "Praticamente tutta la mia vita politica". Sono passati oltre 50 anni dal primo incontro fra Mirella Parachini, ginecologa, storica compagna del leader radicale Marco Pannella, vicesegretaria dell'Associazione Luca Coscioni, ed Emma Bonino. "Oggi ho 72 anni, mi sono messa con Marco quando ne avevo 19, e ho conosciuto Emma proprio all'inizio. Ancora me la ricordo quando venne la prima volta a casa con Adele Faccio", anche lei una paladina dell'autodeterminazione delle donne. "Era un 'personaggione', la Emma che poi è sempre stata. Era giovane, molto convinta" dei valori da difendere, "anche con qualche ruvidezza, sempre ricchissima", racconta Parachini all'Adnkronos Salute nel giorno in cui l'Italia dice addio alla fondatrice di +Europa, 78 anni, anima del radicalismo liberale italiano. "Anche lei ha poi ricordato quello 'sbarco romano'. Con Adele Faccio avevano affrontato un lungo viaggio da Milano. Mi colpì. Anche per quel suo femminismo non ostile o separatista. Per me Emma è tante cose, una miscela di privato e pubblico, di ricordi personali e momenti politici". Sempre faccia a faccia con la storia.  E oggi, in un momento non facile per i diritti civili, messi alla prova e insidiati in più angoli del pianeta, dai recenti giri di vite sull'aborto negli Usa alle guerre, "quello che mancherà di più di lei è un po' nella storia del partito Radicale: è quella modalità non violenta e di disobbedienza civile" con cui ha condotto le battaglie, "e che adesso si riconosce forse meno negli antagonisti delle forze che si oppongono alla difesa dei diritti – riflette – Ricordiamo che Emma si è autodenunciata, è andata in galera" per la legalizzazione dell'aborto, "come ci sono andati Gianfranco Spadaccia e Adele Faccio. Sono cose che non dobbiamo dimenticare. Perché è vero che sono coincisi tanti fattori per far passare la legge 194 nel nostro Paese, dall'impegno dell'Espresso", con la dirompente copertina del gennaio 1975 (una donna incinta in croce), "ai movimenti femministi, fino alle disobbedienze civili. Però ci sono state persone come Emma Bonino che sono andate in carcere", esponendo se stesse in prima persona. "E' importante che le vada attribuito questo riconoscimento".  Parlando dell'aborto la memoria torna al 2000, anno che ha coinciso con l'avvio dell'impegno internazionale di Parachini per la salute riproduttiva delle donne. "Bonino mi disse: conosci una brava ginecologa o un bravo ginecologo che può andare a un congresso a Parigi?". Il tema era proprio l'interruzione volontaria di gravidanza. "Io prima ci ho pensato e poi ho detto: ma perché non ci vado io? Da allora sono 26 anni che faccio parte di questa federazione internazionale", la Fiapac (Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione), "di cui sono stata anche presidente". Quello di Emma, riflette, "era proprio un mondo fantastico, e lei ha sempre occupato delle posizioni di interlocuzione con la storia, anche a livello internazionale". E allora ecco un altro ricordo: Strasburgo, 1979, l'anno in cui il partito Radicale ottiene i primi seggi nel Parlamento europeo eletto a suffragio universale. "Io avevo accompagnato Marco". All'Europarlamento "ci avevano affidato una stanza, come a tutti gli altri. Ed era vuota, solo un tavolo con sopra poggiate delle sedie. E lì Emma prese subito in mano la situazione. Marco non parlava inglese (solo francese), lei invece sì. La ricordo con Otto d'Asburgo, con Simone Veil". Parachini rivive anche momenti buffi, sempre legati al 'gap linguistico' di Pannella. "Mi hanno raccontato di un viaggio di Marco a New York, Emma aveva predisposto che lo portassero in aeroporto, poi da un posto all'altro, e ci fu tutta una serie di disguidi comici".  La sua cifra è sempre stata l'apertura e il dialogo, assicura, "anche quando ha avuto l'esperienza da ministro" degli Affari esteri "e da commissaria, soprattutto. Quello che voglio ricordare di lei è la fusione dell'impegno militante e istituzionale insieme", spesso difficile da realizzare. "Perché di solito", quando il ruolo diventa istituzionale, "si cambia proprio atteggiamento, mentre lei è rimasta sempre fedele a se stessa. E pure negli ultimi anni, quando ho condiviso con lei dei momenti di vita personale, e anche di vacanze (ne ricordo una in particolare al Circeo), lei è sempre stata se stessa, manteneva i suoi rapporti a livello internazionale, le sue conoscenze, era estremamente stimolante starle accanto". 
Una foto ritrae Parachini e Bonino abbracciate nel 2016, nel giorno della cerimonia di addio a Marco Pannella. Una perdita condivisa. "Emma mi è stata vicina anche in modo inaspettato – confessa – Di persone ce ne potevano stare tante, però lei l'ho sentita molto. Non solo a Piazza Navona, ma anche in quel momento" di raccoglimento "al Partito Radicale, in via di Torre Argentina" a Roma. "E, ancora, la ricordo al mio fianco a Teramo", dove Pannella è stato sepolto. E prima, in quell'ultimo saluto "alla Camera dei deputati. Ci andai con lei, sentendomi sorretta, non era scontato. Emma c'era, in ogni momento. La ricordo quando venne commemorata Adelaide Aglietta", che fu segretaria del partito Radicale. "E' stata una presenza costante di 50 anni, sempre coinvolta, vicina anche all'Associazione Luca Coscioni". Il contatto è rimasto pure negli ultimi tempi, un filo che non si è mai spezzato. "Voleva venire alla celebrazione del decennale della morte di Pannella alla Camera il 19 maggio scorso, ma non ce la faceva – spiega Parachini – Però avrebbe tenuto ad esserci. E di nuovo l'ho sentita vicina. Ancora una volta". 
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Procopio (Int): “Grandi passi avanti nel trattamento del cancro al rene”

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(Adnkronos) – “Sono stati fatti grandi passi avanti nel trattamento del carcinoma del rene: disponiamo, infatti, di nuove molecole, di terapie sempre più attive e di integrazione di competenze specialistiche che funzionano. Una delle prossime sfide che dobbiamo affrontare è essere sempre più in grado di curare il paziente con la sua malattia. Quindi, curare non più solo la malattia, ma proprio la persona affetta da carcinoma del rene”. Lo ha detto Giuseppe Procopio, direttore della struttura di Oncologia medica genitourinaria e del programma Prostata della Fondazione Irccs dell’Istituto nazionale tumori di Milano, nel corso della presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, svoltasi ieri nell’ambito della rassegna “Venezia26” di Giffoni Innovation Hub dell’83.esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene – Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano il tumore del rene. “La distinzione può apparire sottile, ma in realtà è rilevante – chiarisce Procopio – Curare la persona significa comprendere appieno i suoi problemi, le sue aspettative, la sua visione della patologia e comprendere la necessità di curare la malattia e preservare la qualità di vita adattando le conoscenze al sentito e al bisogno che presentano il paziente e la sua famiglia. Ciò significa creare un rapporto tra medico e paziente molto forte, significa creare capacità di ascolto e di mettere al servizio la scienza sul garantire non solo un'aspettativa di vita, ma anche su preservare i bisogni primari e lo stile di vita presentati dal paziente". 
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