(Adnkronos) – "Non faccio dichiarazioni anche per rispetto dell'autorità giudiziaria. Spero che sia arrivato il momento di avere giustizia per Chiara, per me". A parlare è Alberto Stasi, raggiunto dai microfoni di Mattino5 che questa mattina su Canale 5 ha mandato in onda la breve dichiarazione dell'unico condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco, in cui perse la vita Chiara Poggi, all'epoca sua fidanzata. Negli ultimi giorni si è tornato a parlare con insistenza di un possibile processo di revisione proprio per Stasi, alla luce dell'iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio nel nuovo filone d'indagine sull'omicidio. In studio ha preso la parola anche Giada Bocellari, che da anni assiste Stasi: "Alberto, come sapete, non ama molto parlare, e questo è strato motivo di antipatia in passato. Ma credo di rappresentare bene il suo pensiero: da un lato guarda al suo futuro con fiducia ma anche con paura perchè sono stati anni di grande soffrenza. Una speranza c'è, ma sappiamo che ci saranno dei processi, che sono le uniche cose che contano al di là del parlare mediatico". Sempre Bocellari ha poi aggiunto che "il focus della revisione è Alberto Stasi, non Andrea Sempio. Quest'ultimo non viene menzionato nella nostra richiesta di revisione, perché ha diritto ad essere eventualmente processato, non può essere portato in una sede in cui non gli sarebbe garantito neanche il contraddittorio. Ci tengo a precisarlo perché dal punto di vista tecnico è un dato fondamentale. Quello che le indagini di Pavia possono dire rispetto alla revisione riguardano potenziali elementi a discarico di Alberto Stasi a prescindere che essi siano o meno a carico del nuovo indagato".
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Garlasco, Alberto Stasi sul possibile processo di revisione: “Spero sia arrivato il momento di avere giustizia per Chiara e per me”
Biotech, malattie autoimmuni per 10% europei, a Bruxelles incontro per rapido accesso a cure
(Adnkronos) – “In Europa una persona su 10 convive con una malattia autoimmune. Milioni di uomini e donne quindi hanno necessità che il Vecchio Continente sia più competitivo anche nel settore delle biotecnologie. L’accesso alle cure deve essere invece più rapido. Vanno create le condizioni perché l’innovazione sviluppata possa trasformarsi più velocemente in nuove opportunità per i pazienti”. È quanto emerso in un incontro – riporta una nota – che si è volto nei giorni scorsi, a Bruxelles tra alcuni parlamentari europei e i rappresentanti del comparto biotech, chiamati a confrontarsi sul futuro Biotech Act. Al meeting ha partecipato anche Argenx, azienda biotech globale nata in Europa e specializzata nello sviluppo di terapie innovative per gravi patologie autoimmuni. “Il Biotech Act rappresenta uno dei passaggi centrali della strategia europea per rafforzare un settore considerato determinante per la competitività, la salute e l’autonomia strategica dell’Unione – afferma Fabrizio Celia, Ceo di Argenx Italia – L’obiettivo è creare un ecosistema più favorevole alla ricerca e allo sviluppo, agli investimenti e alla crescita delle imprese biotech. Una sfida che, deve però riguardare l’intero percorso dell’innovazione: dalla ricerca scientifica al capitale, dallo sviluppo clinico alla regolazione, fino alla valutazione delle tecnologie sanitarie, al rimborso e all’accesso e disponibilità effettiva dei pazienti alle nuove terapie”. Sempre a Bruxelles è emerso come l’Europa stia progressivamente perdendo terreno nella competizione globale per investimenti, ricerca e crescita delle imprese biotech. Nel 2002 – precisa la nota – gli Stati Uniti investivano in ricerca e sviluppo farmaceutico circa 2 miliardi di euro più dell’Europa. Oggi il divario è salito a circa 25 miliardi. Tra il 2015 e la metà del 2025, inoltre, le start-up biotech europee hanno raccolto circa 25 miliardi di euro di venture capital, contro circa 219 miliardi negli Stati Uniti. “Come Azienda siamo nati nel 2008 e la nostra storia dimostra che l’Europa può generare scienza e innovazione di altissimo livello, ma deve essere capace anche di finanziare la crescita delle imprese che da quella scienza nascono – prosegue Celia – Vanno create anche nel nostro Continente le condizioni perché un’azienda biotech possa trovare anche qui la scala di investimenti necessaria per diventare globale. Se non riusciamo a farlo, rischiamo di finanziare la nascita dell’innovazione in Europa per poi vederne la crescita e la creazione di valore spostarsi altrove. Va inoltre superata l’idea che investire nei farmaci innovativi significhi semplicemente aumentare una voce di spesa sanitaria. La competitività europea si gioca sull’intero ciclo: scienza, capitale, sviluppo, accesso, ritorno dell’investimento e reinvestimento. Se uno di questi passaggi non funziona – osserva – il ciclo si interrompe. Il Biotech Act rappresenta l’opportunità per contribuire a ricostruirlo e fare dell’Europa non soltanto il luogo in cui nasce una parte della migliore scienza mondiale, ma anche quello in cui l’innovazione può crescere, raggiungere i pazienti e generare le risorse necessarie per alimentare la prossima generazione di ricerca. Sempre nell’interesse delle persone costrette a vivere con una malattia autoimmune – conclude – riteniamo fondamentale rendere più rapidi, prevedibili e coordinati i percorsi di sviluppo”.
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Il cinghiale attraversa la strada, scontro tra 3 auto e 4 feriti
(Adnkronos) – Un cinghiale, che ha attraversato una strada nel Mugello, ha causato un incidente che ha coinvolto tre auto. E' accaduto intorno alle ore 23 di ieri, domenica 13 settembre, nel comune di Vicchio (Firenze), lungo la strada provinciale 41 Sagginalese, nei pressi di Ponte a Vicchio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del comando di Firenze, distaccamento di Borgo San Lorenzo, e i carabinieri. Il bilancio è di quattro persone ferite e portate all'ospedale di Borgo San Lorenzo (Firenze) per accertamenti sanitari.
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Seminari Dop, al Consorzio mozzarella bufala si presenta il libro del direttore Foglio Cerasa
(Adnkronos) – Ultimo appuntamento per la seconda edizione di 'Seminari Dop-Incontri di gusto', il progetto del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, che lega cultura e valorizzazione delle eccellenze del territorio. L’evento di chiusura si terrà nella sede del Consorzio (ingresso libero all’interno delle Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta) venerdì 18 settembre alle ore 16.30, con la presentazione del libro L’antidoto, scritto dal direttore del quotidiano 'Il Foglio' Claudio Cerasa. Il volume affronta i temi della libertà, dell’ambiente e della tecnologia, proponendo un manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo. Ad aprire l’incontro saranno i saluti di Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di tutela. Interverranno la giornalista Rosaria Capacchione, lo scrittore Antonio Pascale, la dirigente scolastica Antonella Serpico e il direttore del Consorzio Pier Maria Saccani. Sarà presente l’autore Claudio Cerasa, protagonista del confronto sui temi e sulle idee al centro del suo volume. L’iniziativa nasce in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore Giordani di Caserta. Al termine della presentazione, gli ospiti saranno accompagnati in un percorso alla scoperta della Mozzarella di Bufala Campana Dop. “Chiudiamo il secondo ciclo di iniziative confrontandoci con un libro di grande attualità, che riassume il senso del progetto, ovvero dare vita a occasioni di riflessione, abbinando libri e degustazioni, nella certezza che il cibo è cultura, condivisione e leva per lo sviluppo di un territorio”, commenta il presidente Raimondo.
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Consulenti del lavoro, ecco l’esercito silenzioso dei rimpatriati, 4 giovani su 10 tornano dopo avere lasciato l’Italia non solo per una retribuzione migliore
(Adnkronos) – E' un piccolo esercito che non fa clamore quello degli oltre 129 mila giovani italiani rimpatriati nell’ultimo quinquennio. Non un fenomeno sporadico ma un trend in consolidamento: i rientri in Italia ogni 100 trasferimenti all’estero erano 26 nel quinquennio 2011-2015, sono diventati 31 in quello successivo, per arrivare a 40 tra il 2021 e il 2025. Sono alcuni degli elementi che emergono dal Focus di Fondazione studi consulenti del lavoro 'Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze', che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare nel quale si analizzano trend e motivazioni di questo fenomeno, che si muove in senso contrario rispetto alla cosiddetta 'fuga dei cervelli' e assume dimensioni sempre più consistenti. I dati riguardano giovani tra i 18 e i 39 anni che hanno deciso di rientrare in Italia dopo un’esperienza all’estero. L’età media per il rientro è di 29,6 anni: giovani maturi che hanno probabilmente deciso per il rimpatrio dopo un periodo di formazione o un’esperienza professionale. Come dimostra la ricerca di Fondazione studi su un campione di italiani all’estero, nella quale ben il 41,5% indica queste motivazioni alla base della decisione di trasferirsi oltreconfine. Guardando alla geografia dei rientri emerge che la maggior parte provengono da Germania e Regno Unito, con 42 rimpatri ogni 100 espatri, ben sopra la media europea, pari a 32,5. A sorpresa, tra le destinazioni dei giovani cervelli rientrati in Italia, il Sud non è affatto fanalino di coda, con il 31,7% dei rientri. La sola Sicilia attrae il 9,2% dei giovani rimpatriati, testa e testa con il Lazio, al 9%. Stacca, invece, la Lombardia che si piazza al primo posto con il 19,8%. Proprio le mete di quanti scelgono di tornare in Italia suggeriscono poi un altro dato importante, confermato dall’indagine di Fondazione studi, ovvero che la decisione va spesso oltre le sole valutazioni relative alla retribuzione, per abbracciare una più ampia dimensione di benessere personale. Infatti, sebbene la maggioranza dei rimpatriati avesse già la sicurezza di un posto di lavoro al rientro, ben il 37% ha trovato lavoro solo dopo essere tornato in Italia. E guardandosi indietro chi ha deciso ti rimpatriare non si pente della scelta: più del 70% si dice più soddisfatto della propria situazione personale; mentre il 53,5% considera quella professionale alla pari o migliore. Non a caso gli aspetti del mondo del lavoro giudicati migliori o uguali rispetto all’estero sono le opportunità di conciliazione vita-lavoro (75%), seguite dal contesto/clima di lavoro (67,9%), dalle tutele del lavoratore (64,3%) e dai benefit (60,7%); mentre soltanto il 42,9% indica salari adeguati al costo della vita. “Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro – percorso già in atto – ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero”, ha commentato il presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro Rosario De Luca. La scelta del luogo in cui vivere non sembra essere valutata esclusivamente sulla base delle prospettive di reddito e carriera, ma attraverso un bilancio più ampio, nel quale entrano la serenità personale, le relazioni, la vicinanza agli affetti, la disponibilità di tempo e lo stile di vita. Il rientro può quindi risultare desiderabile anche quando implica un compromesso sul piano economico o professionale. In questo senso è significativo che, tra quanti rientrano, meno della metà (48,5%) disponga già di un lavoro, mentre il 37,1% dichiara di averlo trovato solo dopo il ritorno in Italia. La quota restante non lavora perché impegnata nello studio o in attività di assistenza, oppure perché ancora alla ricerca di un’occupazione. Il rientro, dunque, non sembra essere necessariamente subordinato alla disponibilità preventiva di un’opportunità professionale. Questo elemento invita a una riflessione più ampia sul rapporto tra lavoro e scelte di vita delle nuove generazioni. Il lavoro continua naturalmente a rappresentare una componente centrale, ma sembra inserirsi in un sistema di preferenze più articolato, nel quale assumono un peso crescente la qualità della vita, gli affetti, le relazioni e il benessere personale. Per una parte dei giovani, la decisione su dove vivere può quindi precedere quella relativa a dove e come lavorare. Del resto, la stessa indagine evidenzia come il fattore principale che spinge i giovani all'estero sia la voglia di fare un'esperienza formativa e/o professionale oltre confine (41,5%) o il presentarsi di un'occasione interessante (24,5%), prima ancora che la difficoltà a trovare un'occupazione adeguata in Italia (23,3%). Il lavoro, in questa prospettiva, non scompare come motore della mobilità, che trova ragione in motivazioni di altro tipo, ma diventa una delle condizioni che possono rendere sostenibile – oppure ostacolare – una scelta di rientro maturata anche sulla base di altri fattori. I livelli di soddisfazione dopo il ritorno sembrano confermare questa interpretazione. Il 71,4% dei giovani rientrati dichiara di essere più soddisfatto della propria situazione personale in Italia, mentre la quota restante si divide tra chi esprime un livello di soddisfazione analogo e chi si dichiara meno soddisfatto. Il giudizio sulla dimensione lavorativa è invece decisamente più articolato: il 53,5% considera la propria situazione professionale in Italia uguale o migliore rispetto a quella sperimentata all’estero, mentre il 46,4% la giudica peggiore. Il confronto tra le diverse dimensioni dell’esperienza lavorativa rende ancora più evidente questa ambivalenza. Rispetto all’estero, vengono valutate positivamente – o comunque non peggiorative – soprattutto la possibilità di conciliare vita e lavoro (75%), il contesto lavorativo (67,9%), le tutele del lavoratore (64,3%), i benefit aziendali (60,7%) e la flessibilità organizzativa (50%). L’esperienza all’estero continua invece a risultare più favorevole sul fronte della facilità di inserimento occupazionale, delle opportunità di crescita professionale e, soprattutto, delle retribuzioni. E' forse proprio in questa apparente contraddizione che si trova una delle indicazioni più interessanti dell’analisi. Tornare in Italia non equivale necessariamente a 'stare meglio' dal punto di vista professionale, così come restare all’estero non equivale necessariamente a 'stare meglio' in termini complessivi. Il rientro sembra piuttosto essere il risultato di un bilanciamento tra dimensioni diverse – lavoro, reddito, carriera, affetti, relazioni e qualità della vita – il cui peso può cambiare nel corso del tempo e delle diverse fasi della vita. Da questo punto di vista, la capacità dell’Italia di favorire il rientro dei giovani si gioca sulla possibilità di creare le condizioni perché questa scelta possa risultare sostenibile e duratura nel tempo. Se affetti, legami familiari e qualità della vita rappresentano fattori importanti nella decisione di tornare, le opportunità professionali, i percorsi di crescita e le condizioni di lavoro contribuiscono a consolidarla. La sfida non è quindi soltanto favorire il rientro, ma creare un contesto nel quale le competenze e le esperienze maturate all’estero possano essere pienamente valorizzate, trasformando la scelta di tornare in un’opportunità tanto per i giovani quanto per il Paese.
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Etna in eruzione, nuovi disagi all’aeroporto di Catania: voli in arrivo sospesi fino alle 16
(Adnkronos) – Nuova eruzione dell'Etna in Sicilia e nuovi disagi per i passeggeri all'aeroporto di Catania. "In seguito alle attività vulcaniche di oggi, lunedì 14 settembre, è stata disposta la chiusura del settore C1, con conseguente sospensione degli arrivi fino alle ore 16:00, ora locale", si legge in una comunicazione pubblicata sul sito ufficiale dello scalo dalla società che lo gestisce, SAC. "I passeggeri sono pregati di verificare con la compagnia aerea lo stato del proprio volo prima di recarsi in aeroporto. Seguiranno ulteriori aggiornamenti", conclude la nota. L'allerta rossa è scattata per la forte emissione di cenere, a causa di una nube vulcanica che si è alzata per 4 km. Secondo quanto emerge dal bollettino dell'Ingv sull'attività dell'Etna, nel vulcano sono in corso attività di "degassamento a regime variabile dai crateri sommitali, associata a quasi continue emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est, una debole attività stromboliana e sporadiche emissioni di cenere dal cratere Bocca Nuova". E' la seconda volta che l'eruzione del vulcano mette in difficoltà l'aeroporto di Catania: ad agosto migliaia di passeggeri avevano visti i propri voli cancellati o in ritardo proprio a causa dell'attività vulcanica.
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Ex Ilva Taranto, sciopero e blocco delle strade: “Servono misure straordinarie”
(Adnkronos) – È scattata questa mattina la mobilitazione dei lavoratori delle aziende dell'appalto e dell'indotto dell'ex Ilva di Taranto. Dopo l'assemblea convocata all'alba davanti alla Portineria Imprese dello stabilimento siderurgico, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero, dalle 9 di oggi alle 7 di domani. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte, mentre i sindacati hanno annunciato anche un blocco della viabilità sulla statale in direzione Bari. La protesta nasce dalla crescente preoccupazione per il futuro occupazionale dell’indotto, dopo l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo che interessano oltre 2.500 lavoratori di 28 aziende. "Non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori", sottolineano Fim, Fiom, Uilm e Usb nella comunicazione dello sciopero. "In questa assemblea emerge un problema importantissimo: coprire innanzitutto, con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc, le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi", afferma Pietro Cantoro, segretario Appalto Indotto Fim Cisl Taranto-Brindisi. "Intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente. Il governo – prosegue Cantoro – ci dia un programma e un piano industriale di previsione di ripresa dell’attività perché la gente ha bisogno di lavoro". Secondo il sindacalista, "la riconversione deve essere affrontata con urgenza e deve essere compatibile e green". "Le persone non possono essere abbandonate al loro destino e hanno bisogno di garanzia e di futuro", conclude Cantoro. La mobilitazione dell’indotto arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano sullo stop dell’area a caldo dello stabilimento tarantino e mentre resta aperto il confronto sul futuro industriale dell’ex Ilva. I sindacati chiedono al governo interventi straordinari per tutelare i lavoratori e garantire continuità occupazionale alle imprese dell’indotto.
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Sinner resta in vetta al ranking Atp, Rybakina nuova regina mondiale
ROMA (ITALPRESS) – Jannik Sinner continua a guidare la classifica Atp nonostante sia ancora ai box. L’altoatesino, che ha saltato gli Us Open, precede proprio il trionfatore di New York, il tedesco Alexander Zverev, in testa alla Race, e lo spagnolo Carlos Alcaraz. Per quanto riguarda la Top 10, le principali novità riguardano Ben Shelton e Frances Tiafoe, protagonisti del terzo derby USA in una semifinale Slam in singolare maschile negli anni 2000. Entrambi hanno raggiunto il nuovo best ranking: Shelton sale al numero 4, Tiafoe all’8. Il russo Daniil Medvedev guadagna due posizioni ed è sesto, Flavio Cobolli ne perde una e si attesta settimo. Il serbo Novak Djokovic è fuori per la prima volta fuori dai primi 10 da luglio 2018. In chiave azzurra, restano otto i tennisti tra i top 100. Lorenzo Musetti scivola di sei gradini ed è 20esimo, Luciano Darderi è stabile in 22esima piazza, Matteo Arnaldi è 37esimo (-1), Matteo Berrettini 43esimo, Lorenzo Sonego 86esimo (+3) e Mattia Bellucci 90esimo (+5). Best ranking per Federico Cinà (168esimo, +13): il giovane siciliano è salito in quarta posizione nella Next Gen Race, la classifica basata sui risultati stagionali degli Under 20, ed è dunque tra i favoriti per la partecipazione alle Next Gen ATP Finals organizzate quest’anno a Reggio Calabria.
Alcune variazioni in chiave tricolore nella classifica mondiale femminile pubblicata stamane dalla Wta dopo la conclusione a New York dello Us Open, l’ultimo Slam dell’anno. Anche questa settimana sono sempre due le azzurre tra le prime cento. Leader tricolore è ancora Jasmine Paolini: la 30enne di Bagni di Lucca, uscita a fine maggio dalla top ten, rientrata a Flushing Meadows dopo quasi due mesi di stop per il problema al piede destro (battuta al terzo turno da Cirstea), guadagna una posizione e risale al numero 20. Stabile Elisabetta Cocciaretto, 60esimo, costretta nelle ultime settimane a fare i conti con il riacutizzarsi del problema al ginocchio sinistro. Grazie al secondo turno allo Us Open (stoppata da Paolini) partendo dalle qualificazioni, posizione immutata anche per Lucrezia Stefanini, sempre al numero 119. Alle sue spalle risale otto gradini Lucia Bronzetti, 127esima: ne scende invece sette, Lisa Pigato, 137esima. Rispetto al ranking precedente posizione invariata per Tyra Caterina Grant: la 18enne romana è sempre 149esima. Diversi cambiamenti nella top ten mondiale dopo la conclusione dell’ultimo Slam dell’anno. A cominciare dalla vetta dove, grazie al trionfo newyorkese (ma in effetti le bastava già solo la semifinale), c’è una nuova regina, Elena Rybakina, 30esima numero uno dell’Era Open. La kazaka scavalca Aryna Sabalenka, stavolta “solo” finalista allo Us Open, che abbandona lo scettro mondiale dopo novantanove settimane consecutive (107 quelle complessive): la 28enne bielorussa, che negli ultimi mesi non ha mostrato la stessa forma smagliante di inizio stagione, è ora staccata di 2.026 punti dalla rivale. Sul terzo gradino del podio è stabile la statunitense Jessica Pegula, in quarta posizione, a soli 21 punti, c’è la connazionale Coco Gauff, che precede la 19enne russa Mirra Andreeva, anche lei sempre in quinta piazza. Posizione immutata anche per un’altra campionessa Slam, Linda Noskova, sesta, davanti all’ucraina Elina Svitolina, settima, con due posti in più rispetto a quindici giorni fa grazie al terzo turno a New York. Di conseguenza scendono di un gradino sia l’altra ceca Karolina Muchova, ottava, che la polacca Iga Swiatek, nona. A chiudere l’elite mondiale c’è una new entry, l’ucraina Marta Kostyuk, che grazie agli ottavi allo Us Open guadagna una posizione ed è decima siglando il best ranking.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Zverev: “Ora sono il più forte del mondo, ma solo perché non c’è Sinner”
(Adnkronos) –
"In questo momento sono il miglior giocatore del mondo, probabilmente. Jannik, se sta bene, è davanti". Alex Zverev si gode il momento dopo il trionfo agli US Open. Il tedesco ha conquistato il secondo titolo in un torneo dello Slam e ha consolidato il secondo posto nel ranking alle spalle di Jannik Sinner. "Sono il migliore del mondo in questo momento? Non so come rispondere, bisogna tener conto di tutto", dice in conferenza stampa dopo il successo in finale contro Ben Shelton. "Con Jannik Sinner infortunato e Carlos Alcaraz che rientra dopo quattro mesi di stop… in questo preciso momento, probabilmente sì. Se entrambi fossero sani e al top della forma, forse no", chiarisce il tedesco. "Ma se parliamo di adesso, di questo momento specifico, con Jannik infortunato e Carlos al rientro… forse sì", dice prima di ripensare alla prima parte della stagione. "Quattro o cinque mesi fa, quando entrambi erano sani, la situazione era diversa: perdevo sempre contro Jannik. Se tutti stanno bene e sono in forma, credo che Jannik sia ancora un passo avanti. È semplice", ammette. Contro l'azzurro, d'altra parte, Zverev ha vinto solo 4 volte su 15 sfide. E ha perso gli ultimi 10 confronti diretti. "Non credo di essere il giocatore più talentuoso. Io sono un giocatore che lavora molto, passo tanto tempo in campo per allenarmi. Costruisco il mio tennis in palestra e in pista, il mio tennis è così", dice ancora. La vittoria a New York è arrivata, per certi versi, a sorpresa. "Non mi ero accorto che il match fosse finito", confessa Zverev. "Quando ho ottenuto il punto per il game del 6-2 definitivo – spiega – in realtà credevo che il punteggio fosse 5-1. In un certo senso, quest'errore mi ha aiutato. Sapevo di essere avanti di 2 break ma non pensavo fosse tutto finito, quindi non ho avvertito tensione o nervosismo nelle fasi conclusive del match. Ero molto concentrato, non sentivo nemmeno il rumore del pubblico e non ho fatto attenzione alle parole dell'arbitro che ha detto 'game, set and match'…".
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Papa Leone compie 71 anni: gli auguri dal mondo
(Adnkronos) – Papa Leone oggi compie oggi 71 anni. Al Pontefice gli auguri da tutto il mondo. La sua è comunque una giornata di lavoro: in mattinata la visita alla Biblioteca apostolica per inaugurare la mostra 'Aqva. Catastrofe e meraviglia'. “In comunione di preghiera e con grande affetto”, scrive la Diocesi di Roma. “Il Signore continui a donargli forza e saggezza per affrontare le tante sfide di questo tempo, e per sostenere l’anelito di pace delle persone di buona volontà che con la Sua guida desiderano costruire la civiltà dell’amore”, l’augurio nel secondo compleanno da Papa.
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