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Inaugurata a Strasburgo ‘Just Euman’, mostra Pro Vita su sviluppo embrione

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(Adnkronos) – Far vedere l'inizio della vita umana, fin dalla fecondazione, e il suo sviluppo nel grembo materno fino al momento del parto, affinché "chi deve legiferare possa prima guardare e toccare con mano cosa dimostra la scienza". È l’obiettivo dell'esposizione 'Just Euman – Come nasce un cittadino europeo', inaugurata oggi al Parlamento europeo di Strasburgo, nello Spazio Emilio Colombo dell'edificio Weiss, promossa dall’eurodeputato Paolo Inselvini (Ecr) e curata da Pro Vita & Famiglia. Ad assistere all'evento, tra gli altri, gli eurodeputati Carlo Fidanza, Nicola Procaccini, Mariateresa Vivaldini, Sergio Berlato, Marion Maréchal Le Pen, Margarita de la Pisa Carrión, Elisabeth Dieringer-Granza. L'iniziativa si compone di quattordici pannelli alti due metri e la proiezione in loop del video 'Baby Oliver', visibile già da ieri e lo sarà fino a giovedì 17 settembre. "È una giornata storica, perché stiamo facendo ciò che non è mai stato fatto in questa sede: rendere visibile l'origine della vita e metterla davanti agli occhi di chi, in questi luoghi, decide sul futuro di milioni di nascituri e lo facciamo alla vigilia del discorso sullo stato dell'Unione che Ursula von der Leyen terrà domani, proprio qui", ha dichiarato Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che ha lanciato un appello e una provocazione: "Sentiamo sempre parlare di 'scelta', 'cura', 'diritti riproduttivi', 'autodeterminazione' e di 'My voice My choice'. Tutte parole per nascondere il volto del nascituro, per negare l'umanità del concepito, per insabbiare la realtà di una pratica che in tutta Europa provoca milioni di esseri umani eliminati. Volete difendere l’aborto? -ha dichiarato Ruiu-. Fatelo pure, ma per quello che davvero è, per quello che questi pannelli oggi non dimostrano: non la soppressione di un grumo di cellule, ma di una vita umana".  Ruiu ha inoltre ricordato che il Parlamento europeo "nei mesi scorsi si è reso protagonista di decisioni gravissime, inserendo un fantomatico 'diritto' all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e stabilendo che il Fondo sociale europeo Plus possa finanziare l’accesso all'aborto negli Stati membri. Da oggi in poi nessuno in Europa potrà votare sull’aborto fingendo che non riguardi l’eliminazione di un essere umano".  Presente all'inaugurazione anche il presidente di Pro Vita & Famiglia, Antonio Brandi, che ha sottolineato che "una società non si valuta secondo la legge del più forte, ma secondo quanti sforzi fa per proteggere i suoi membri più deboli e fragili, come appunto i nascituri. E senza il diritto alla vita non ci possono essere altri diritti, perché senza vita non vi è persona, senza persona non vi è bene comune, senza bene comune non vi è una società giusta e senza una società giusta non vi è pace. Fermiamo questo genocidio!", ha concluso Brandi.  "Fino a poco tempo fa portare dentro il Parlamento europeo una mostra in difesa della vita nascente sembrava impossibile, ma oggi quella voce entra finalmente in queste istituzioni e lo fa con fierezza e senza arretrare di un millimetro. Siamo qui, ed è solo l’inizio", ha invece dichiarato l’eurodeputato Paolo Inselvini del gruppo Ecr, mentre l'eurodeputato Carlo Fidanza ha ringraziato Pro Vita & Famiglia per la sua attività nonostante i continui attacchi che subisce con l'obiettivo di censurarne la voce. 
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Giampiero De Cecco, dichiarata morte cerebrale dell’imprenditore

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(Adnkronos) – Dichiarata la morte cerebrale di Giampiero De Cecco (65 anni), il noto imprenditore ricoverato a seguito di un malore che lo aveva colpito mentre si trovava in sella alla sua bici. Ne dà notizia l'Azienda sanitaria locale 2 Lanciano Vasto Chieti.  "La commissione, composta da un rianimatore, un neurologo e un medico legale, ha infatti concluso il periodo di osservazione che accerta le condizioni necessarie per la dichiarazione di morte encefalica: la contemporanea e irreversibile assenza dello stato di coscienza, assenza di tutti i riflessi del tronco encefalico e il silenzio elettrico cerebrale", si legge nella nota dell'Asl.  
I familiari hanno espresso la volontà di donare gli organi, che ora saranno presi in esame da professionisti esperti in discipline diverse prima di deciderne il prelievo. Si tratta, comunque, di una persona in buone condizioni di salute, pertanto potrebbe configurarsi una procedura di espianto multiorgano. Giampiero De Cecco era titolare dell’azienda Confezioni Mario De Cecco spa, operante nel settore dell’abbigliamento da lavoro, ed era presidente dell’associazione ciclistica Nuvola Gialla. 
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Usa ammettono: “Abbiamo armi nello spazio”. Allarme di Cina e Russia

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(Adnkronos) – Gli Stati Uniti dichiarano per prima volta pubblicamente di aver dispiegato armi nello spazio affermando di essere pronti ad usarle per difendere le forze americane. L'annuncio è arrivato durante l'intervento del segretario dell'Air Force, Troy Meink, durante l'annuale conferenza della Air and Space Forces Association in Maryland. "Oggi continuiamo a garantire di essere pronti ad affrontare le sfide di minacce in evoluzioni dovunque queste siano – ha detto l'esponente dell'amministrazione Trump – per questo gli Stati Uniti ora posseggono armi di controllo spaziale in orbita in grado di difendere le forze congiunte contro azioni ostili di nemici".  
Meink non ha fornito dettagli sul tipo di armi e non ha risposto alle richieste di fornire ulteriori dettagli sul tipo di armi e sui tempi del dispiegamento. Ma le sue dichiarazioni sono state sufficienti a provocare le reazioni da parte di Cina e Russia, i due Paesi che il sito dell'Us Space Force indica come i suoi principali competitor. "La Cina sviluppa ed opera capacità spaziali come parte della strategia di modernizzazione militare", si legge sul sito della forza creata da Donald Trump nel 2019, aggiungebdo che la "Russia considera lo spazio un dominio per lo scontro bellico e crede che la supremazia spaziale sarà un fattore decisivo nei conflitti futuri".  
Pechino ha condannato la mossa di Washington, criticando "la trasformazione dello spazio in un'arma, in un campo di battaglia" dove condurre "una corsa alle armi". "Noi chiediamo alla parte americana di fermare l'espansione delle capacità militari e la preparazione di una guerra nello spazio", ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun. Anche la Russia ha affermato che bisogna mantenere lo spazio "libero da armi". "Noi contiamo su un ampio consolidamento internazionale per poter lavorare verso la completa smilitarizzazione dello spazio", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.  Dopo le parole di Meink, anche il portavoce della Space Force ha confermato il dispiegamento in orbita di armi, senza fornire anche in questo caso dettagli su tipologia e numeri. "Il controllo spaziale racchiude le aree di missione necessarie per contestare e controllare il dominio spaziale, impiegando mezzi cinetici e non cinetici per influenzare le capacità dell'avversario", ha dichiarato ancora il portavoce, sottolineando che "queste capacità possono essere impiegate a fini offensivi e difensivi". Tra i mezzi non cinetici potrebbero esserci i laser per accecare i satelliti, o persino il disturbo elettromagnetico o informatico dei loro collegamenti dati. 
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Caro energia e smart working, quanto costa lavorare da casa tra pc e climatizzatore

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(Adnkronos) – Con la ripartenza di settembre gli uffici tornano a riempirsi e gli italiani tornano al lavoro ma non per tutti il rientro coincide con il ritorno in sede. Sono infatti più di 3 milioni gli italiani che lavorano da remoto, almeno per una parte della settimana, confermando una modalità di lavoro ormai entrata stabilmente nelle abitudini di molti. Lo smart working continua però a dividere, se da una parte c’è chi lo apprezza per il tempo risparmiato negli spostamenti e per una maggiore libertà nell’organizzazione della giornata, dall’altra chi ne sente soprattutto il lato meno positivo, quello economico. Con l’aumento dei costi dell’energia, infatti, la domanda principale diventa: quanto costa davvero lavorare da casa rispetto ad andare in ufficio? Per provare a rispondere, SmartBilly, startup innovativa per la gestione e il confronto delle forniture di energia, ha elaborato una simulazione riferita al mese di settembre 2026, considerando i 22 giorni lavorativi e un costo marginale dell’energia elettrica pari a 0,352 euro/kWh. "Il dibattito sullo smart working ha riguardato negli anni molti aspetti, dalla produttività all’organizzazione del lavoro, dal tempo risparmiato negli spostamenti alla sostenibilità . L'analisi di SmartBilly, quindi, non intende stabilire quale sia l'opzione 'migliore' ma evidenziare che quando il luogo di lavoro cambia, anche una parte dei suoi costi energetici cambia e bisogna tenerne conto”, ha commentato Giovanni Delle Donne, ceo e co-founder di SmartBilly Per chi si reca ogni giorno in ufficio la spesa è facilmente riconoscibile mentre da casa il costo di una giornata lavorativa tende a confondersi con quello della normale vita domestica. Partendo dal costo del lavoro per una giornata di 8 ore, SmartBilly stima infatti un consumo aggiuntivo di circa 0,5 kWh per una postazione composta da computer e monitor. Considerando i 22 giorni lavorativi di settembre, si arriva a circa 11 kWh, con un costo di 3,88 euro di elettricità nell’intero mese. Una cifra decisamente contenuta se confrontata, per esempio, con i 39 euro dell’abbonamento mensile ordinario ATM per viaggiare all’interno del Comune di Milano. Insomma, se il lavoro da casa significasse semplicemente accendere il computer, la bilancia penderebbe senza troppi dubbi dalla parte dello smart working. Ma una giornata di lavoro non è fatta soltanto di computer ma anche di costi necessari per renderla sostenibile in casa. A settembre, soprattutto nelle giornate ancora calde, anche mantenere fresca la stanza entra nel conto e il climatizzatore può diventare infatti la variabile decisiva. Considerando infatti un assorbimento nominale di circa 750 W, in linea con la media del mercato, e un utilizzo di 8 ore al giorno, il consumo teorico arriva a circa 6 kWh al giorno, pari a 132 kWh nei 22 giorni lavorativi. Sommando questo dato ai consumi di computer e monitor, il costo energetico mensile arriva a circa 50 euro, superando quindi il prezzo dell’abbonamento preso come riferimento. La simulazione permette anche di individuare un vero e proprio punto di pareggio. Mantenendo costanti tutte le altre ipotesi, bastano circa 6 ore di utilizzo quotidiano del climatizzatore per raggiungere il costo dei 39 euro dell’abbonamento. Il computer, quindi, pesa relativamente poco sul conto finale ma è la climatizzazione, insieme alle spese aggiuntive legate alla casa, più di ogni altro consumo della postazione di lavoro, a spostare l’ago della bilancia. “Il confronto tra smart working e lavoro in ufficio viene spesso fatto considerando soltanto il costo del trasporto. Ma lavorare da casa significa anche spostare una parte dei consumi energetici dall'ufficio alla propria abitazione. Abbiamo provato a quantificare questo effetto. Il risultato è interessante: il computer incide pochissimo, mentre il climatizzatore può cambiare completamente il conto. Non significa che lavorare da casa sia più costoso in assoluto, ma che il costo energetico dello smart working dipende molto dalle abitudini dei singoli e dalle variazioni del costo dell’energia", ha concluso Delle Donne.  
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Ginecologia dell’infanzia e adolescenza, a Chieti il primo ambulatorio d’Abruzzo

(Adnkronos) – Apre in Abruzzo, all’ospedale di Chieti, l’ambulatorio dedicato alla salute ginecologica nell’infanzia e nell’adolescenza, sotto l’egida i alla rete Egoi, l’Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pmos, gruppo internazionale di ricercatori e clinici impegnato nello studio dell’inositolo e della sindrome dell’ovaio policistico. Il nuovo servizio – riferisce una nota – è stato presentato questa mattina al ‘Ss. Annunziata’, alla presenza di Mauro Palmieri, direttore generale della Asl, Francesco Chiarelli, direttore della clinica Pediatrica, Marco Liberati, direttore della clinica Ginecologica, e Vittorio Unfer, ginecologo, presidente Egoi. L’ingresso nella rete comporta l’attivazione di un ambulatorio di Ginecologia dell’infanzia e dell’adolescenza, con una particolare attenzione alla sindrome poliendocrina metabolica ovarica, per favorire una presa in carico complessiva della bambina o dell’adolescente e della famiglia, e promuovere la diagnosi precoce delle principali condizioni ginecologiche, endocrine e dello sviluppo, in nome di un approccio integrato tra gli aspetti ginecologici, endocrini e metabolici della condizione.  Il progetto prevede un modello multidisciplinare con il coinvolgimento di diverse professionalità: ginecologo, pediatra, endocrinologo pediatra, radiologo, genetista, neuropsichiatra infantile e psicologo. Tra le condizioni che potranno essere valutate rientrano vulvovaginiti, alterazioni dello sviluppo puberale, anomalie congenite, amenorrea, dismenorrea e Pmos. Sono previste inoltre attività di diagnostica ecografica dedicata e valutazioni endocrinologiche nell’ambito dei disordini puberali e mestruali. Il percorso comprenderà anche attività di informazione, prevenzione e counseling rivolte alle adolescenti e alle famiglie, con particolare attenzione alla salute sessuale e riproduttiva. L’adesione alla rete – si legge nella nota – rappresenta dunque l’avvio di un progetto che punta a costruire un percorso specifico per accompagnare bambine e adolescenti nelle diverse fasi della crescita, attraverso un approccio multidisciplinare alla salute ginecologica, endocrina e riproduttiva.  La Pmos interessa circa una donna su 8 ed è sostenuta da alterazioni endocrine che coinvolgono insulina, androgeni, ormoni neuroendocrini e funzione ovarica. Il Centro nasce nell'ambito della sinergia tra la clinica Ostetrico-ginecologica e la clinica Pediatrica, già punto di riferimento per l'auxo-endocrinologia pediatrica, la diabetologia, l'obesità e le malattie metaboliche, con Cosimo Giannini, professore associato di Pediatria, referente dell'ambulatorio Obesità infantile e malattie metaboliche.  La peculiarità del Centro di Chieti è rappresentata innanzitutto dall'attenzione all'età pediatrica e adolescenziale, una fase cruciale per riconoscere precocemente alterazioni ormonali e metaboliche e segnali che possono essere associati al successivo sviluppo di condizioni come la Pmos (precedentemente Pcos). L'obiettivo è favorire un approccio preventivo e una presa in carico tempestiva, evitando di attendere l'età adulta o la piena manifestazione della sindrome per iniziare a indagarne i fattori di rischio.  Le visite vengono effettuate al martedì (orario 16 – 18) con accesso tramite prenotazione al Cup con impegnativa per visita presso ambulatorio di Ginecologia dell’Adolescenza. Il team multidisciplinare comprende: Pediatria, Sara Prosperi; Ginecologia, Francesca Di Sebastiano, Ilde Verna, Gilda Di Paolo; Endocrinologia, Cosimo Giannini; Nutrizione, Manuela Rosati; Psicologia e neuropsichiatria infantile, Valentina Tatasciore, Riccardo Alessandrelli e Cardiologia, Maria Candelino. L'apertura del Centro di Chieti – conclude la nota – si inserisce in un percorso che Egoi ha sviluppato per tutto il 2026 anche attraverso la formazione specifica rivolta ai medici, al fine di migliorare la capacità di riconoscere, già nelle fasi più precoci della vita, quei segnali ginecologici, ormonali e metabolici da non interpretare come semplici manifestazioni transitorie della pubertà. Irregolarità mestruali persistenti, alterazioni metaboliche e iperandrogenismo possono infatti richiedere un approfondimento strutturato e rappresentare segnali utili per identificare giovani pazienti che necessitano di controlli nel tempo. Con il nuovo Centro di Chieti, formazione, prevenzione e presa in carico multidisciplinare trovano quindi una concreta applicazione clinica, creando un percorso che accompagna la salute delle ragazze fin dall'età pediatrica e adolescenza. 
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Luca Burini aggredito a Milano, il racconto choc: “Più di 20 pugni senza alcun motivo”

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(Adnkronos) –
Luca Burini, direttore di Novella 2000, è stato aggredito in pieno centro a Milano. L'episodio risale a dieci giorni fa, quando il giornalista stava tornando a casa intorno alle 6 del mattino. Ospite oggi a La volta buona ha raccontato i momenti dell'aggressione.  Burini si trovava in Porta Romana e stava aspettando il tram: "Tre ragazzi di circa 20 anni hanno attraversato la strada e sono venuti verso di me". Mi hanno chiesto una sigaretta, ma non ce l'avevo". Pochi secondi dopo la situazione è degenerata: "Mi sono ritrovato contro un muro, con uno davanti e due ai lati. Pensavo volessero derubarmi, poi è partito un pugno sul naso. Ho ricevuto una ventina di colpi". Il giornalista ha raccontato di avere "la bocca piena di tagli. Ormai sono passati dieci giorni, ero giallo. Ho fatto fatica a mangiare per tre giorni".  
Uno di loro ha poi provato a derubarlo ma gli è andato il sangue addosso e "si è spaventato" tanto da invitare l'altro a lasciarlo andare. Burini ha approfittato di quel momento per provare a scappare: "Uno di loro mi atterra a faccia, questa mossa mi ha dato tanti problemi alle ginocchia. Credo di aver tirato un calcio, non so dove. In quel momento è passato un tram, io mi butto sul tram per fermarlo, ero pieno di sangue, avevo sangue che colava ovunque. C'era della gente sul tram, nessuno ha chiamato aiuto", ha raccontato.  Dopo l'aggressione, Burini ha cercato di fuggire correndo lungo la banchina del tram. "Uno di loro mi ha afferrato per la camicia, ma era già strappata e ho continuato a correre". Poco dopo ha incontrato un signore chiedendogli di aiutarlo a chiamare i soccorsi.  Nonostante la paura, il giornalista ha raccontato di essere rimasto lucido: "Cercavo di capire come uscirne. Ho pensato di vivere un incubo, ho pensato che non fosse possibile quello che mi stava accadendo". Burini ha infine spiegato di aver dovuto presentare personalmente denuncia: "Dopo un pestaggio del genere doveva partire d'ufficio".  
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Torino, 13enne molestata: il Riesame sostituisce l’obbligo di firma con la custodia cautelare in carcere per bengalese

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(Adnkronos) – Il tribunale del Riesame di Torino, accogliendo il ricorso presentato dalla Procura, ha disposto il carcere nei confronti del 42enne commesso di origine bengalese accusato di aver palpeggiato la tredicenne che si era recata nel minimarket dove l’uomo lavorava per acquistare alcune bevande per i fratelli. La procura si era appellata chiedendo per l’uomo il carcere dopo che il gip non aveva convalidato il fermo, ma disposto l’obbligo di firma quotidiana alla autorità giudiziaria.  Il tribunale del Riesame, dopo l’udienza di ieri, ha accolto la misura avanzata dal pm disponendo la misura di custodia cautelare in carcere anziché l’obbligo di firma. Per il 17 settembre, intanto, è fissata l’udienza, sempre davanti al tribunale del Riesame, del ricorso presentato dal legale dell’uomo sempre sull’ordinanza del gip.  
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Migranti, Viminale proroga di 15 giorni controlli a frontiere con la Spagna

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(Adnkronos) – L'Italia proroga di altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. Lo ha deciso questa mattina il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che ne ha dato comunicazione con una nota indirizzata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Unione. "Il provvedimento – sottolinea il Viminale – è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata. Permangono infatti elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche". 
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Diabete, per gestirlo arrivano in Italia due nuove tecnologie salva-tempo

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(Adnkronos) – Restituire tempo alle persone con diabete. E' la promessa con cui MiniMed Medtronic lancia oggi in Italia due innovazioni tecnologiche per la gestione della malattia: il sistema MiniMed™ 780G integrato con il sensore Instinct e il sistema MiniMed Go™ integrato con il sensore Instinct Go. "Due nuove soluzioni progettate per migliorare l'esperienza degli utenti e semplificare la gestione quotidiana del diabete, offrendo diversi livelli di automazione e supporto decisionale", descrive l'azienda che ha presentato le due novità con una conferenza stampa oggi a Milano. "I nuovi sensori Instinct e Instinct Go, prodotti da Abbott, sono stati sviluppati esclusivamente per l'utilizzo con le tecnologie MiniMed – spiega la società in una nota – e rappresentano un ulteriore passo avanti in questa direzione. Compatti e dal design discreto", Instinct e Instinct Go vengono descritti come "i sensori Cgm più piccoli e sottili al mondo, facili da utilizzare e confortevoli da indossare fino a 15 giorni". Dichiara Luigi Morgese, Senior Business Director, Medtronic Diabetes (MiniMed): "La vera innovazione restituisce tempo alle persone. Con le nostre più recenti tecnologie MiniMed vogliamo rendere la gestione del diabete più semplice, più automatizzata e più personalizzata, affinché le persone possano trascorrere meno tempo a pensare al diabete e più tempo a vivere".  I due sistemi rappresentano dunque "nuove soluzioni integrate che combinano automazione avanzata, sensori a lunga durata e supporto personalizzato per semplificare la gestione quotidiana della malattia". Ma a cosa servono? MiniMed 780G e Instinct sposano "automazione, discrezione e qualità di vita", illustra la nota. Per i circa 300.000 italiani con diabete di tipo 1, contare accuratamente i carboidrati e ricordarsi di somministrare l'insulina fino a 15 minuti prima dei pasti può essere complesso, causando spesso picchi glicemici post-prandiali quando le dosi vengono somministrate in ritardo, dimenticate o sottostimate. "Grazie all'algoritmo SmartGuard™ – si legge – il sistema MiniMed 780G è in grado di offrire un livello avanzato di automazione nella somministrazione dell'insulina, contribuendo a ridurre il carico quotidiano legato alla gestione del diabete". Le evidenze cliniche suggeriscono che "il sistema MiniMed 780G possa aiutare le persone con diabete di tipo 1 a ottenere un controllo glicemico costante che supera significativamente i target indicati dalle linee guida Ada, che fissano nel 70% di Time in Range (Tir) il valore di riferimento. È stato dimostrato che molti utilizzatori raggiungono un Tir dell'80% quando vengono utilizzate le impostazioni ottimali, oltre a un Tir notturno del 91%. MiniMed 780G è infatti l'unico sistema dotato della tecnologia Meal Detection™, progettata per ridurre i picchi glicemici post-prandiali nei casi in cui l'utilizzatore dimentichi occasionalmente di somministrare un bolo o sottostimi la quantità di carboidrati". Ci sono poi MiniMed Go e Instinct Go, definiti "una porta di accesso all'innovazione per la terapia con iniezioni multiple giornaliere". Per le persone che utilizzano la terapia con iniezioni multiple giornaliere (Mdi), la gestione del diabete rimane frammentata tra strumenti non connessi tra loro, richiedendo continui calcoli mentali nella vita quotidiana. "Il sistema MiniMed Go – riporta la nota – è la prima soluzione che combina in un'unica piattaforma i dati in tempo reale provenienti dal monitoraggio continuo del glucosio con il tracciamento delle dosi della penna intelligente per insulina InPen™, offrendo un supporto pratico alla gestione quotidiana della terapia. Il sistema affronta inoltre una delle principali criticità legate all'aderenza terapeutica nelle persone che utilizzano Mdi, fornendo tramite un'unica App mobile avvisi in tempo reale e indicazioni concrete quando una dose viene dimenticata o si verifica un aumento della glicemia, aiutando così gli utenti a gestire il diabete con un minore carico quotidiano. MiniMed Go, già compatibile con il sensore Simplera™, con una durata fino a 7 giorni, è ora disponibile anche con il sensore Instinct Go che può essere indossato fino a 15 giorni". "La terapia multi iniettiva rappresenta ancora oggi la realtà quotidiana per molte persone con diabete. È quindi importante che anche chi utilizza questo schema terapeutico possa disporre di tecnologie che integrino le informazioni sul glucosio e sulla somministrazione dell'insulina, facilitando decisioni terapeutiche più tempestive e consapevoli e contribuendo a ridurre il carico quotidiano della gestione della malattia", commenta Riccardo Candido, presidente di Fondazione Amd. "L'integrazione tra monitoraggio continuo del glucosio e strumenti digitali di supporto alla terapia – aggiunge – può favorire un migliore controllo glicemico, incluso il Time in Range, e una gestione più semplice e consapevole del diabete. Ampliare l'accesso a tecnologie efficaci e appropriate rappresenta quindi un elemento importante per migliorare la qualità della cura e la qualità di vita delle persone con diabete". Durante l'incontro milanese hanno portato il contributo del mondo medico-scientifico anche Salvatore De Cosmo, presidente Amd – Associazione medici diabetologici; Gloria Formoso, del Consiglio direttivo Sid – Società italiana di diabetologia; e Barbara Predieri, vice presidente Siedp – Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica. Gli annunci di oggi – evidenzia MiniMed Medtronic – fanno seguito all'ottenimento della marcatura Ce per MiniMed Flex™, "pompa per insulina di nuova generazione, controllabile tramite App e progettata per integrarsi perfettamente nella vita quotidiana. Il dispositivo ha dimensioni pari a circa la metà di quelle del sistema MiniMed 780G e utilizza lo stesso algoritmo adattivo SmartGuard, in grado di regolare automaticamente e correggere l'erogazione di insulina fino a ogni 5 minuti sulla base dei valori glicemici in tempo reale rilevati da un sensore MiniMed. Questo consente agli utenti di trascorrere più tempo nell'intervallo glicemico target, riducendo al contempo l'impegno richiesto nella gestione quotidiana". La disponibilità commerciale del sistema MiniMed Flex in Italia è prevista entro fine anno.  Alla conferenza stampa ha portato la sua testimonianza Matteo Parenzan, atleta con diabete e protagonista del documentario 'Montagne Russe', che ha raccontato come la tecnologia abbia trasformato la sua vita quotidiana. "L'impegno di MiniMed Medtronic – rimarca l'azienda – va oltre l'innovazione di prodotto e pone le persone con diabete al centro". 
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Linfoma cutaneo a cellule T, esperta: “Diagnosi difficile per sintomi dermatologici”

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(Adnkronos) – Colpisce principalmente la pelle e che può presentarsi per anni con segni simili a patologie dermatologiche comuni come dermatite, eczema o psoriasi: è il linfoma cutaneo a cellule T (Ctcl), un raro gruppo di linfomi non-Hodgkin il cui percorso di diagnosi spesso è lungo e complesso. Oggi, nella Giornata mondiale della consapevolezza sul linfoma (World Lymphoma Awareness Day), Kyowa Kirin richiama l’attenzione sul Ctcl con iniziative come ‘Ctcl Answers’, una piattaforma (ctclanswers.com/it-it ) dedicata a pazienti e caregiver con informazioni sulla patologia, sul percorso diagnostico e sugli aspetti pratici della gestione della malattia. La Ctcl – riferisce una nota – rappresenta circa il 4% di tutti i linfomi non-Hodgkin e fino all’80% di tutti i linfomi cutanei primitivi e che colpisce circa 240 persone su milione in Europa. La micosi fungoide e la sindrome di Sézary sono le forme più frequenti della patologia. Di fronte a manifestazioni cutanee persistenti o non responsive ai trattamenti abituali, è importante rivolgersi allo specialista per una valutazione clinica appropriata. Ricevere una diagnosi di Ctcl è spesso un momento di profondo disorientamento. Oltre alla complessità clinica di una malattia rara, la persona si trova improvvisamente a fare i conti con dubbi, paure e domande sul futuro. In questa fase, accedere a informazioni chiare e affidabili non è un dettaglio: è parte integrante del percorso di cura. “Il linfoma cutaneo a cellule T è una patologia complessa, che si colloca tra dermatologia ed ematologia: nasce e si manifesta sulla pelle, ma porta con sé anche il peso psicologico di una diagnosi oncologica rara”, spiega Silvia Alberti Violetti, professoressa associata di malattie cutanee e veneree e direttrice della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia dell'Università degli Studi di Milano, nonché dermatologa presso la Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico ed esperta nella diagnosi e nella gestione dei linfomi cutanei. “Rendere il paziente consapevole è parte integrante della cura – aggiunge – conoscere la propria malattia aiuta a distinguere i cambiamenti realmente significativi dalle variazioni quotidiane della pelle, riducendo ansia e incertezza e favorendo una partecipazione più attiva al percorso terapeutico”. Il Ctcl si manifesta frequentemente in età adulta, in una fase della vita in cui molte persone ricoprono un ruolo centrale in famiglia come genitori, partner o caregiver. Una diagnosi di malattia rara può cambiare profondamente questi equilibri. Non di rado il paziente tende inizialmente a minimizzare le proprie difficoltà per non gravare sui propri cari — proprio quando avrebbe più bisogno di supporto.   Oggi – si legge nella nota – sono disponibili opzioni terapeutiche che hanno ampliato le possibilità di trattamento per molte persone con Ctcl. La collaborazione tra dermatologi, ematologi e altri professionisti sanitari è un elemento centrale della presa in carico, così come il supporto psicologico e informativo lungo tutto il percorso. Accanto ai pazienti, un ruolo fondamentale è svolto dai caregiver — spesso familiari chiamati a condividere l’impatto emotivo, pratico e organizzativo della malattia. Essere vicini a una persona con Ctcl richiede ascolto, orientamento e strumenti: per questo la rete familiare, sociale e associativa è un pilastro del percorso di cura. “In Kyowa Kirin riconosciamo il valore fondamentale del ruolo svolto dai caregiver e dalle associazioni pazienti – afferma Angela Gonzalez Fernandez, Southern Cluster Corporate Affairs & Patient Partnership Director, Kyowa Kirin – Accanto alla ricerca e all'innovazione terapeutica, le persone hanno bisogno di ascolto, orientamento e informazioni affidabili che consentano loro di comprendere meglio la malattia e affrontarla con maggiore consapevolezza. Nel caso di malattie rare e complesse, come i linfomi cutanei, le associazioni svolgono un ruolo chiave perché contribuiscono a dare voce ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie. Per questo sosteniamo iniziative e collaborazioni volte ad accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura”. L'impegno a favore della comunità dei pazienti prosegue anche attraverso la collaborazione con La Lampada di Aladino Ets, con cui Kyowa Kirin sta sviluppando un leaflet informativo dedicato alle persone che convivono con il Ctcl e ai loro familiari. “Quando arriva una diagnosi rara, non è coinvolta soltanto la persona che la riceve. Anche i familiari si trovano ad affrontare dubbi, paure e la necessità di comprendere cosa accadrà dopo”, commenta Davide Petruzzelli, presidente de La Lampada di Aladino Ets e vicepresidente Favo, Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia. “In questo scenario – prosegue – le associazioni pazienti esprimono oggi una pluralità di funzioni che superano il ruolo puramente vicario: oltre a rappresentare un punto di riferimento e di conforto fondamentale per malati e famiglie, rivendicano un ruolo attivo nella programmazione all’interno delle Reti oncologiche/ematologiche regionali, un diritto oggi formalmente normato ma che richiede ancora una piena applicazione pratica. Nessuno dovrebbe sentirsi solo di fronte a una diagnosi di Ctcl”. Nella Giornata mondiale della consapevolezza sul linfoma, l’invito a pazienti, familiari e operatori sanitari – conclude la nota – è di non sottovalutare segni e sintomi persistenti della pelle e di rivolgersi allo specialista in caso di dubbi. Nelle malattie rare, la consapevolezza è spesso il primo passo verso una diagnosi e verso un percorso di cura più sereno e partecipato. 
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