(Adnkronos) – "Purtroppo i numeri della Sla sono sempre crescenti, questo sia per un’attenzione maggiore nella fase di diagnosi, sia per un accesso facilitato in alcuni casi alla parte ambulatoriale". Così Francesco Lettieri, direttore Area Centro Sud dei Centri Clinici Nemo, ha spiegato ieri a Paestum, in occasione della XIX Giornata nazionale della Sla, l’importanza di una rete assistenziale specializzata per le persone con malattie neuromuscolari. "La richiesta di persone affette da malattie neuromuscolari è sempre maggiore. Quello che chiediamo alle istituzioni è non solo darci la possibilità di una maggiore capillarizzazione sul territorio, ma anche un sostegno che possa riconoscere questo tipo di malattie da un punto di vista formale", ha sottolineato Lettieri. Il problema, ha evidenziato, è anche il divario tra i bisogni concreti dei pazienti e il riconoscimento previsto dal sistema sanitario. "Poi si scontra la pratica della malattia con la forma dei riconoscimenti sanitari, che non sempre corrispondono. Per cui lo sforzo degli operatori sanitari poi diventa doppio in alcuni casi e si basa solo sulla buona volontà e sul senso di responsabilità degli operatori sanitari". Lettieri ha quindi richiamato la necessità di rafforzare la presenza dei centri specializzati. “Siamo diventati piccoli e pochi, nel senso che in Italia sono otto", ha spiegato, evidenziando come l’aumento della domanda renda necessario un modello più diffuso sul territorio. Al centro ci sono anche le richieste delle famiglie. "Le famiglie quello che chiedono è essere protette in ospedale", ha detto Lettieri, spiegando che "nei centri specializzati c’è un’assistenza multidisciplinare e anche molto più attenta". L’obiettivo, ha aggiunto, è garantire una presenza di operatori adeguata alle esigenze delle persone con patologie neuromuscolari. "Quello che vorrebbero è sul territorio. Ahimè non tutti i territori sono attrezzati", ha proseguito. Una difficoltà legata sia alla numerosità dei pazienti sia alla necessità di competenze specifiche. "C’è bisogno di conoscenze specifiche per curare queste persone". Il passaggio dall’ospedale alla casa resta così uno dei momenti più delicati. "Per quella parte burocratica che un po’ ci caratterizza, l’attivazione dell’assistenza domiciliare è un primo scoglio che può sembrare banale perché burocratico, ma è appunto il primo passaggio complicato nell’andare dall’ospedale a casa", ha concluso Lettieri.
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Sla, Lettieri (Centri Nemo): “Serve più capillarità sul territorio e riconoscimento formale malattie”
Renzo Bossi rompe il silenzio: “Oggi il compleanno di papà e domani la sua Pontida, Lega ricordi che è il sindacato del Nord”
(Adnkronos) – Umberto Bossi, morto lo scorso 19 marzo, oggi avrebbe compiuto 85 anni. A sei mesi dalla scomparsa del fondatore della Lega – con il Carroccio che domani si ritrova sul pratone di Pontida – Renzo Bossi, figlio del senatur, rompe il silenzio per la prima volta dalla scomparsa del papà. "Oggi è una giornata particolare", dice in una lunga intervista all'AdnKronos. "Ora mi preme innanzi tutto ricordare quello che ha costruito, e soprattutto perché lo ha fatto", sottolinea, cercando – a fatica – di mettere da parte la tristezza e il rimpianto.
Il 19 settembre del '41 nasceva suo padre, oggi sono sei mesi che non c'è più…
"Questa è una giornata particolare. Sei mesi sembrano tanti e pochissimi allo stesso tempo. Ci sono ancora momenti nei quali mi viene naturale pensare di poterlo chiamare o di andare da lui per raccontargli qualcosa. Oggi avrebbe compiuto 85 anni e inevitabilmente i ricordi sono tanti. Ma credo che il modo migliore per ricordare mio padre non sia soltanto parlare della sua assenza, meglio ricordare quello che ha costruito e, soprattutto, perché lo ha costruito. Domani poi c’è Pontida. E probabilmente non esiste luogo che rappresenti meglio una parte così importante della sua vita".
Che cos’era la Lega Nord di Umberto Bossi?
"Mio padre aveva costruito quello che io continuo a considerare, prima di tutto, un grande sindacato del Nord. Un movimento che doveva difendere chi viveva, lavorava e produceva nei nostri territori. L’operaio e l’imprenditore. L’artigiano e il commerciante. Il pensionato e il giovane che voleva costruirsi un futuro qui. Persone magari molto diverse tra loro, ma accomunate da una richiesta molto semplice: che il proprio territorio venisse rispettato e che una parte adeguata delle risorse prodotte rimanesse sul territorio. Quella era la forza della Lega Nord. Non rappresentare una categoria contro un’altra, ma rappresentare un territorio".
È questa l’eredità politica che suo padre ha lasciato?
"Per me sì. L’eredità politica di Umberto Bossi non è una fotografia, una maglietta o uno slogan. È un’idea. La Lega deve essere prima di tutto il sindacato del Nord. Poi naturalmente il mondo cambia, la politica cambia e anche i partiti cambiano. È normale. Ma esistono delle radici. E se utilizzi il nome, la storia o l’immagine di Umberto Bossi, credo che quelle radici vadano rispettate".
Sta dicendo che l’immagine di tuo padre non dovrebbe essere utilizzata per una Lega diversa dalla sua?
"L’immagine di mio padre appartiene inevitabilmente alla storia della Lega, perché quella storia l’ha fondata e costruita lui insieme a migliaia di militanti. Ma proprio per questo penso che debba essere utilizzata coerentemente con ciò per cui ha combattuto per tutta la vita. Se richiami Umberto Bossi, richiami il Nord. Le due cose non possono essere separate. Il suo nome e la sua immagine devono servire prima di tutto a ricordare e difendere quelle battaglie, non a rappresentare qualcosa di diverso. Per me questo è un punto molto chiaro".
Domani ci sarà Pontida, al centro del dibattito ci sono anche le tensioni interne alla Lega…
"Quelle dinamiche appartengono a questo partito, quello di oggi, e rimangono interne al partito. Autonomia, fiscalità, infrastrutture, imprese, lavoro, sicurezza e risorse che rimangono sui territori: sono queste le questioni sulle quali, secondo me, Pontida dovrebbe tornare ad avere una voce fortissima: non dovrebbe essere semplicemente un appuntamento annuale o una passerella, dovrebbe essere il momento nel quale il Nord presenta le proprie richieste alla politica nazionale".
Che cosa rappresenta allora Pontida?
"Per me, prima ancora della politica, Pontida rappresenta un’idea molto semplice: l’unione. Il richiamo storico è al giuramento con cui i comuni lombardi decisero di unirsi contro il potere imperiale. Mio padre li ha riuniti contro il potere centralista romano, aveva capito la forza enorme di quel simbolo: territori diversi, città diverse, persone diverse che comprendono che soltanto insieme possono difendere i propri interessi e la propria libertà. È anche da questo concetto che nasce la Lega Nord. E credo che oggi, più che mai, sia importante ricordarlo".
Si vocifera che Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, possa disertare il palco del pratone, preferendo non intervenire. Che cosa ne pensa?
"Non ho alcun dubbio che Massimiliano Romeo parlerà dal palco di Pontida. Romeo è il segretario della Lega Lombarda e rappresenta politicamente una comunità e un territorio che continuano a chiedere maggiore attenzione, autonomia e capacità di trattenere sul territorio una parte maggiore delle risorse prodotte".
Quindi sogna una Lega di nuovo concentrata a dare risposte alla questione settentrionale?
"Non ho titoli per decidere quale debba essere la strategia nazionale di un partito. Quello che posso dire è quale fosse la battaglia di mio padre e quale eredità politica io riconosca in lui. Umberto Bossi ha dedicato la propria vita politica alla difesa del Nord, al federalismo e all’autonomia. E penso che chi oggi si richiama alla sua storia debba avere il coraggio di portare avanti quelle battaglie. Non per nostalgia. Ma perché molte delle questioni che lui poneva trent’anni fa sono ancora aperte".
Se domani Renzo Bossi potesse salire sul palco di Pontida e dire una sola frase, quale sarebbe?
"Direi: 'Ricordatevi perché siamo arrivati qui la prima volta'. Perché puoi cambiare un simbolo, puoi cambiare una strategia, puoi cambiare una generazione politica. Ma se dimentichi il motivo per cui una comunità è nata, rischi di perdere quella comunità. E credo che l’insegnamento più importante che mio padre abbia lasciato sia proprio questo: prima vengono la terra e la sua gente. Poi viene tutto il resto".
E oggi, nel giorno del suo compleanno, che cosa direbbe a suo padre?
"Gli direi innanzi tutto: 'Buon compleanno, papà'. E poi gli direi che, anche se sono passati diversi mesi, ci sono ancora tantissime persone che ogni giorno mi scrivono ricordando tutto quello che ha fatto. E che domani, se guardassi quel prato, inevitabilmente cercherei ancora il suo volto, ascolterei le sue parole, come facevano tutti…".
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Musumeci e la morte del figlio: “Sono tornato a fare politica perché voleva la facessi, del dolore ho fatto energia”
(Adnkronos) – Quando muore un figlio "o impazzisci e ti chiudi nel tuo mutismo, nel tuo silenzio, ti isoli dal mondo o, altrimenti, del dolore fai energia. Lo elabori. Mio figlio voleva che io facessi politica. E allora ho pensato che lui sarebbe felice se io fossi tornato a fare politica". E' il racconto, doloroso, del ministro Nello Musumeci, alla festa di Gioventù nazionale, della morte del figlio Giuseppe, di 30 anni. E di come ha deciso di continuare a fare politica. "Se perdi un genitore, sei un orfano. Se perdi un coniuge – ha detto – sei un vedovo, se perdi un figlio nella lingua italiana non c'è un termine. Non esiste, non è previsto proprio, perché è contro natura. È normale che un figlio accompagni il genitore al cimitero. Assurdo che un genitore accompagni il figlio al cimitero. Il figlio accompagna il padre al cimitero perché è nel ciclo biologico. Al contrario, no. Perché quando un padre lascia un figlio al cimitero dopo il funerale lì rimane anche un pezzo di genitore. E allora come fai di fronte a questo destino così ineluttabile? Hai due soluzioni: o impazzisci e ti chiudi nel tuo mutismo, nel tuo silenzio, ti isoli dal mondo o, altrimenti del dolore fai energia. Lo elabori. Mio figlio voleva che io facessi politica. E allora ho pensato che lui sarebbe felice se io fossi tornato a fare politica, perché fu l'unico momento nel quale io avevo deciso di mollare tutto. Perché ti crolla il mondo addosso. E lì hai bisogno del coraggio. Il coraggio di riprendere la vita ogni giorno". "Devi trovare il coraggio per andare avanti e mi sono risollevato – dice – E ho trovato la forza per tornare a fare politica e mi sono candidato alla Regione siciliana proprio qualche anno dopo quella tragedia. Quella tragedia è caduta nel 2013, ma per me è come se fosse accaduta ieri. È una ferita che non si rimargina. Ecco allora il coraggio di affrontare il destino, la paura che tutto crollasse". E dice: "La prospettiva del domani, la paura di chiudermi nel mio dolore mi ha dato il coraggio per ricominciare quindi il coraggio non sempre è scontato ma anche quando credi di non averlo. C'è qualcuno che ti aiuta a trovarlo ed è importante purché sia un coraggio razionale".
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Cina, un piano quinquennale per l’innovazione biomedica
PECHINO (XINHUA/ITALPRESS) – La Cina ha pubblicato ieri un piano quinquennale dedicato all’industria farmaceutica, fissando obiettivi tra cui il mantenimento all’avanguardia a livello mondiale della ricerca, dello sviluppo e dell’applicazione in campo biomedico entro il 2030. Una mossa che segnala la determinazione del Paese a trasformare l’innovazione farmaceutica in un punto di forza strategico.
Il piano, pubblicato congiuntamente dal ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione e da altre nove autorità, punta a imprimere, tra il 2026 e il 2030, un importante salto di qualità alla competitività di base e all’influenza internazionale dell’industria farmaceutica cinese. L’obiettivo è conseguire, nello stesso periodo, progressi sistematici nelle tecnologie chiave dei settori strategici.
In particolare, i farmaci “first-in-class” sviluppati in Cina dovrebbero rappresentare almeno il 25% del totale mondiale, mentre il numero di farmaci innovativi autorizzati all’immissione in commercio dovrebbe collocarsi tra i più elevati al mondo. Secondo il piano, il settore dei farmaci innovativi dovrebbe crescere a un tasso medio annuo di almeno il 20%.
La Cina punta inoltre ad accelerare lo sviluppo del settore biomedico affinchè si affermi come industria pilastro a livello nazionale.
Secondo il piano, entro il 2030 i ricavi complessivi delle imprese farmaceutiche che superano una determinata soglia, ovvero un fatturato annuo derivante dall’attività principale di almeno 20 milioni di yuan (circa 2,96 milioni di dollari), dovrebbero raggiungere almeno 3.500 miliardi di yuan.
Il numero di aziende con ricavi annui superiori a 10 miliardi di yuan dovrebbe salire a 50. Almeno cinque farmaci cinesi dovrebbero inoltre registrare vendite annue globali superiori a un miliardo di dollari, secondo il piano.
Il documento arriva in un momento cruciale in cui l’industria farmaceutica cinese sta passando rapidamente dal tradizionale ruolo di fornitore di principi attivi farmaceutici e di grande mercato di consumo a una nuova fase caratterizzata dall’esportazione di farmaci innovativi.
Nella prima metà di quest’anno, in Cina sono stati approvati 38 farmaci innovativi, 31 dei quali, oltre l’80%, sviluppati a livello nazionale. Alla fine del 2025, la Cina contava 4.751 farmaci innovativi in fase di sviluppo, pari a un terzo del totale mondiale, collocandosi al primo posto a livello globale per numero di farmaci in fase di sviluppo.
Anche il settore nel suo complesso ha mostrato una forte vitalità. Nella prima metà dell’anno, il valore aggiunto della produzione industriale delle imprese farmaceutiche cinesi con ricavi superiori alla soglia di 20 milioni di yuan è cresciuto del 6,4% su base annua.
Inoltre, i farmaci innovativi cinesi hanno ampliato la loro presenza sui mercati internazionali. Il valore complessivo degli accordi di licenza all’estero relativi a farmaci innovativi cinesi ha superato quest’anno i 120 miliardi di dollari statunitensi, con un aumento del 36% su base annua.
– Foto Xinhua –
(ITALPRESS).
Martin vince la sprint in Austria davanti a Marc Marquez e Bezzecchi
SPIELBERG (AUSTRIA) (ITALPRESS) – Jorge Martin sfrutta la caduta di Pedro Acosta (Ktm) e si aggiudica la sprint race del Gran Premio d’Austria, quindicesimo appuntamento del Mondiale di MotoGp, sul circuito di Spielberg. Lo spagnolo dell’Aprilia – nuovo leader del Mondiale a 286 punti – è riuscito a precedere il connazionale Marc Marquez (Ducati), che ha chiuso al secondo posto a 1″026. Beffa enorme per Acosta che a tre giri dalla fine, dopo essere stato ampiamente in controllo, è stato vittima di una scivolata in curva 2. Terzo posto per Marco Bezzecchi (Aprilia), che anticipa Ai Ogura (Aprilia Trackhouse) e Alex Marquez (Ducati Gresini). Sesta posizione invece per Pecco Bagnaia (Ducati). Decimo Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46).
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Caltanissetta, ore di apprensione per due sorelline scomparse da ieri sera
(Adnkronos) – Ore di apprensione a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, per la scomparsa di due sorelline, di 12 e 8 anni. Il padre stamattina ha presentato la denuncia ai carabinieri di San Cataldo. Le due bambine sarebbero scomparse ieri sera in corso Vittorio Emanuele. Le ricerche sono in corso.
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Auci: ‘I libri sono una seconda vita, la lettura deve essere libera, senza giudizi’
(Adnkronos) – “La bellezza della lettura è che è democratica, che ci permette di leggere tutto quello che vogliamo. I libri sono una seconda vita. E la lettura deve essere libera, senza giudizi". E' attorno a queste idee di libertà e di scoperta che Stefania Auci, scrittrice e docente, autrice del bestseller "I leoni di Sicilia", in corso di traduzione in 42 Paesi e diventato una serie tv Disney+, ha costruito il suo nuovo libro, "Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita" (Mondadori), presentato oggi in anteprima al festival Pordenonelegge. Il volume, pensato anche per i ragazzi ma rivolto a lettori di tutte le età e particolarmente agli insegnanti, ripercorre la formazione letteraria di Auci attraverso i libri che hanno accompagnato le diverse stagioni della sua vita. Un viaggio che parte dall'infanzia e dai racconti siciliani della nonna, narrati anche in dialetto, e attraversa Topolino, Emilio Salgari, Alexandre Dumas, Jane Austen, le sorelle Brontë, Luigi Pirandello e Federigo De Roberto, fino alle letture dell'età adulta. "E' proprio attraverso le parole di mia nonna che la mia immaginazione si è realizzata”, ha raccontato Auci. Il racconto orale, ha spiegato, obbliga chi ascolta a costruire immagini, volti, paesaggi e situazioni. Un esercizio di immaginazione che ha lasciato un segno anche nel suo rapporto con il dialetto siciliano, che la scrittrice continua a utilizzare perché, a suo avviso, "in determinati contesti riesce a restituire con maggiore profondità la dimensione affettiva ed emotiva delle parole". Per Auci, infatti, il linguaggio non è soltanto uno strumento retorico o intellettuale. "Ogni racconto contiene una componente storica, emotiva e psicologica e il modo in cui le parole vengono utilizzate contribuisce a trasmettere ciò che si vuole raccontare". Nel libro la scelta delle opere citate è stata necessariamente selettiva. “Ho dovuto fare una bilancia”, ha spiegato la scrittrice, ricordando come le sue letture siano state molto più numerose di quelle che avrebbe potuto inserire nel volume. Tra i generi che hanno avuto un ruolo importante nella sua formazione c'è anche l'horror, che Auci rivendica come parte integrante della propria esperienza di lettrice. La scrittrice ha poi raccontato il rapporto tra libri e momenti cruciali della propria vita. Alcune letture, ha spiegato, sono rimaste associate a esperienze personali profonde, comprese la perdita dei genitori. Durante il lutto per la morte del padre, avvenuta quando aveva trent'anni, fu anche Harry Potter a offrirle una forma di consolazione e la sensazione di poter andare avanti. Per la morte della madre, molti anni dopo, sono stati altri libri a offrirle strumenti diversi per affrontare il distacco, in particolare "Kolchoz" di Emmanuel Carrère e "Lettera a mia madre" di Georges Simenon. “Ci sono delle fasi della mia esistenza che sono punteggiate da esperienze belle, brutte, amare, tristi. E io in questi passaggi posso dire esattamente quali libri ho letto”, ha raccontato. Un altro tema centrale del libro "Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita" è il valore dei classici. Le favole e i racconti antichi, secondo Auci, continuano a parlare ai lettori perché conservano emozioni riconoscibili anche a distanza di secoli o millenni. Come esempio ha citato la scena dell'incontro tra Ettore, Andromaca e Astianatte nell'Iliade: il gesto del padre che si toglie l'elmo per non spaventare il figlio e lo prende in braccio esprime una tenerezza che, secondo la scrittrice, può essere riconosciuta ancora oggi. “Quel libro ci parla ancora perché fa parte dell'umano”, ha osservato. Auci ha affrontato anche il rapporto tra giovani e lettura, invitando adulti, insegnanti e librai a non giudicare i gusti dei ragazzi. Ha raccontato di come molti adolescenti leggano romance e di come talvolta evitino di parlarne con gli adulti per paura di essere giudicati. "Il compito di un buon libraio", ha sostenuto la scrittrice nel corso della conferenza stampa a Pordenone, "non dovrebbe essere quello di imporre i propri gusti, ma di comprendere quelli del lettore che ha davanti e, eventualmente, suggerire nuove possibilità", sottolineando che anche letture considerate meno prestigiose possono rappresentare un punto di partenza per avvicinarsi ad altri testi. Da qui la critica alla distinzione rigida tra generi “alti” e “bassi”. Auci ha ricordato che anche opere come "Dracula" di Bram Stoker o "Giro di vite" di Henry James appartengono, per genere, all'horror, ma sono entrate stabilmente nella storia della letteratura. “Cominciamo un po' a togliere le patenti e i bollini ai generi e guardiamo invece alla tenuta nel tempo che ha un libro”, ha affermato Auci. “Un libro che resta, quello secondo me è un classico”. La scrittrice ha infine spiegato perché, nonostante il successo editoriale, abbia scelto di continuare a lavorare nella scuola come insegnante. “È un mestiere che mi piace”, ha detto, aggiungendo che restare a contatto con gli studenti le consente anche di mantenere il rapporto con una realtà diversa dalla “bolla dell'editoria”. La scuola, ha sottolineato, permette di vedere direttamente le difficoltà economiche e sociali che possono condizionare anche l'accesso ai libri. Il tema della lettura, quindi, non riguarda soltanto i gusti personali, "ma anche le possibilità concrete di acquistare e utilizzare i libri". (di Paolo Martini)
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Prof accoltellata, verifiche sul cellulare del 13enne e della madre. Ascoltati docenti e compagni di scuola
(Adnkronos) – I carabinieri hanno effettuato una perquisizione informatica sul cellulare del 13enne che ieri, in una scuola media a Centocelle, a Roma, ha accoltellato una professoressa. L'attività ha riguardato anche il telefono della madre sul quale si trovano salvate le carte di credito utilizzate dal ragazzino per acquistare i due coltelli da sub e gli occhiali da softair con i quali ha messo a segno il suo piano. Gli investigatori hanno proceduto anche alla copia forense. L'analisi dei dati aiuterà a verificare se il 13enne sia stato in qualche modo istigato a colpire la docente, col proposito poi di diffondere il video dell'aggressione su un gruppo Telegram. Intanto, i carabinieri hanno ascoltato, come persone informate sui fatti, altri docenti della scuola e compagni di classe. Il ragazzino che ieri mattina ha dapprima spruzzato lo spray urticante sul volto della professoressa per poi ferirla con un coltello aveva programmato tutto. Dall'annuncio sui social '- 5 hours' – alla 'vestizione' nel bagno della scuola di tutto ciò che serviva per mettere a segno il suo piano. Secondo quanto emerso dalle indagini avviate dai carabinieri intervenuti sul posto, il 13enne dopo l'ingresso all'istituto Giovanni Verga, dove frequenta la terza media, è andato in bagno, ha indossato un caschetto con sopra attaccato il cellulare come fosse una goPro, gli occhiali da softair, che ha detto di aver comprato su un sito specializzato, e ha tirato fuori dallo zaino due coltelli da sub. Uno lo ha attaccato alla cinta, l'altro lo ha impugnato per ferire l'insegnante. In videochiamata su Telegram con un gruppo di persone, sulle quali ora si concentrano le indagini dei militari dell'Arma, è passato all'azione colpendo la vittima in tre punti diversi, tutti nella regione subascellare. La donna, terrorizzata, è stata soccorsa in tempo e trasportata in codice giallo al vicino ospedale Vannini. Il 13enne è stato portato in una caserma dei carabinieri, accompagnato dai genitori.
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Prof accoltellata, la scrittrice Auci: “Anch’io minacciata in classe, avevo tolto un cellulare”
(Adnkronos) – "Il rapporto tra scuola e famiglia si è profondamente modificato negli ultimi vent'anni. È venuto meno quel confine che un tempo era molto chiaro: il genitore faceva il genitore, l'insegnante faceva l'insegnante". Lo ha detto la scrittrice e docente Stefania Auci, autrice del bestseller "I leoni di Sicilia", parlando con l’Adnkronos dei casi di aggressioni agli insegnanti, in occasione della sua presenza al festival Pordenonelegge per presentare il suo nuovo libro "Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita" (Mondadori). La scrittrice, che insegna anche come docente di sostegno, ha raccontato di essersi sentita in pericolo in alcune occasioni: "Mi è capitato con una ragazzina che mi aveva minacciato di graffiarmi la faccia perché le avevo tolto il cellulare. Alla fine, dopo due giorni, è venuta da me a raccontarmi cosa l'aveva spinta a essere così aggressiva". "Dagli anni Ottanta e Novanta l'insegnante non è più percepito come la persona che ti insegna, che ti prepara ad affrontare l'università e il mondo del lavoro. Oggi può diventare quello a cui il genitore chiede: 'Perché mio figlio non ha preso sei? Ha studiato tutto il giorno, non meritava quel brutto voto'". "Non è una lode del passato – ha precisato Auci – ma il riconoscimento del fatto che allora erano più chiari il confine e il mandato educativo. L'insegnante fa quello che il genitore non è preparato a fare, non perché sia ignorante, ma perché non è il suo compito. Io non vado a fare il medico in ospedale perché non sono preparata a farlo. Allo stesso modo, non vedo perché un genitore debba sostituirsi all'insegnante se svolge un'altra professione". Secondo Auci, c'è poi "il grande e spinoso problema della considerazione sociale degli insegnanti". "L'insegnante è visto come quello che deve gestire il ragazzino e, purtroppo, spesso lui per primo si percepisce male, anche perché oggettivamente è pagato poco. Gli insegnanti italiani sono tra le categorie meno pagate d'Europa. E quando arrivano dei bonus, a me a volte suonano come delle elemosine. Bisogna ricordare una cosa fondamentale: l'insegnante di ogni ordine e grado crea i futuri cittadini. Ha nelle proprie mani le leve della conoscenza e della consapevolezza dei futuri cittadini", ha sottolineato la scrittrice. "Nel momento in cui svuoti di significato questo ruolo e, contemporaneamente, accetti che gli insegnanti vengano trattati come fannulloni che hanno tre mesi di vacanza all'anno, si perde di vista la realtà del loro lavoro". Stefania Auci ha quindi ricordato il carico di attività che si svolge anche al di fuori dell'orario in classe: "Ci sono il coordinamento, la preparazione delle relazioni, la correzione dei compiti, la valutazione, le riunioni e la preparazione delle lezioni. E quando si lavora con ragazzi con disabilità o con bisogni educativi speciali, bisogna predisporre verifiche e materiali specifici. Se hai sei classi, sono sei verifiche diverse". "E poi non hai orario", ha aggiunto. "Può arrivare la telefonata di un genitore che ti dice che il figlio non può venire a scuola perché ha avuto un attacco di panico e lo sta portando dalla psicologa. Anche questo fa parte del lavoro dell'insegnante". Auci ha poi indicato tra i problemi anche "l'emulazione di determinati comportamenti" e la difficoltà di alcune famiglie nel seguire i propri figli durante l'adolescenza. "Fino ai nove, dieci anni questi ragazzi vengono protetti, tutelati, messi sotto una campana di vetro. Poi, una volta arrivati alle scuole medie, improvvisamente diventano grandi e, salvo alcune famiglie che continuano a seguirli, vengono in qualche modo abbandonati". "L'uso dell'alcol e delle prime droghe è sceso drasticamente come età, così come l'età delle prime esperienze sessuali", ha affermato. "Non sono una puritana, tutt'altro: è giusto che i ragazzi facciano le proprie esperienze. Ma arriva un momento in cui l'esperienza travalica e diventa un rischio per la persona. È lì che bisogna chiedersi dove sia la famiglia". Secondo Auci, il tema riguarda anche la capacità dei genitori di stabilire e far rispettare dei limiti. "Se a dodici anni mio figlio mi dice che torna a mezzanotte e torna alle tre, e io alle tre non lo metto in punizione, non posso poi stupirmi se non conosce le regole. I ragazzi hanno bisogno di limiti". "Manca il legame tra scuola e famiglia, quel dialogo non competitivo tra scuola e famiglia", ha concluso Auci. "Perché le famiglie sono state tra le prime a mettere in discussione la scuola". (di Paolo Martini)
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Addio Sandro Mazzola, il ricordo di Amadeus: “Se sono diventato interista è anche grazie a lui”
(Adnkronos) – "Ho un ricordo bellissimo di Sandro Mazzola, se sono diventato interista è anche grazie a lui". A dirlo all'Adnkronos è Amadeus, noto tifoso interista, ricordando Sandro Mazzola, il grande campione dell'Inter scomparso oggi all'età di 83 anni. "Mia zia Enza, tifosissima, mi portava allo stadio a vedere la Grande Inter – ricorda il conduttore – Era la fine degli anni Sessanta ed ero piccolissimo". La memoria riporta Amadeus agli anni dell'infanzia, quando nacque il suo amore per i nerazzurri: "Guardavo l'Inter di Mazzola e Facchetti e rimanevo affascinato -dice- Mazzola aveva un talento pazzesco, forza, dribbling e velocità". Guardando quell'Inter "è esplosa la mia passione. Ho avuto il piacere di conoscerlo negli anni, e rimarrà per sempre nella storia dell'Inter", conclude Amadeus.
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