Home Blog Page 614

Al via la VII edizione di ‘La prevenzione è il nostro capolavoro’: ministeri Salute e Cultura con Komen Italia

0

(Adnkronos) – Con 56.000 nuove diagnosi ogni anno, i tumori del seno rimangono al primo posto per incidenza e come causa di mortalità per cancro nella popolazione femminile. La prevenzione si conferma come uno strumento di grande efficacia per contrastare la malattia. Con la prevenzione primaria, basata sull'adozione di uno stile di vita sano, si potrebbero evitare circa un terzo dei 2,3 milioni di casi che si verificano ogni anno nel mondo. Con la prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce (esecuzione ogni anno di esami mammografici ed ecografici in base all'età), è possibile identificare la malattia in fase iniziale e curarla meglio, con percentuali di guarigione che possono superare il 90%. Importante è anche la prevenzione terziaria, che può aiutare le donne che hanno già affrontato la malattia a ridurre il rischio di recidive. Per promuovere la prevenzione e contribuire con azioni concrete a ridurre queste diseguaglianze, prende il via oggi la VII edizione della campagna nazionale 'La Prevenzione è il nostro Capolavoro'. Promossa da Komen Italia, insieme al ministero della Cultura e quest'anno anche al ministero della Salute, con il sostegno di Sport e Salute, la campagna è stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa nella Sala Spadolini del ministero della Cultura. La campagna avrà inizio ufficialmente questa sera alle 20 con una cerimonia al Tempio di Venere, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e del ministro della Salute Orazio Schillaci, che insieme alla presidente di Komen Italia, Alba Di Leone, daranno il via alla ormai tradizionale illuminazione in rosa del Colosseo. Quest'anno, per rimarcare in modo simbolico l'importanza dell'attività fisica come pilastro della prevenzione primaria, l'illuminazione progressiva del Colosseo e contemporaneamente anche delle due sedi ministeriali avverrà grazie all'energia che un gruppo di Donne in Rosa dell'associazione, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, genereranno pedalando su delle bike posizionate al Tempio di Venere. "Accendiamo la prevenzione. Trasformiamola in un'attitudine, in un modo di stare al mondo – dichiara Alba Di Leone, presidente di Komen Italia – Mettiamo al centro la nostra salute e quella di chi ci sta accanto. Superiamo la paura dei controlli, miglioriamo il nostro stile di vita senza alibi. Così renderemo sempre più concreto il nostro capolavoro collettivo: la prevenzione".  "La campagna di Komen Italia 'La Prevenzione è il nostro Capolavoro' richiama l'attenzione sull'importanza della cultura della salute nella lotta contro i tumori del seno. Il ministero della Cultura, attraverso i propri musei, biblioteche, archivi e siti archeologici, mette la forza simbolica del patrimonio e la capacità di accoglienza dei suoi luoghi al servizio di questo obiettivo. Avere cura del patrimonio e avere cura della collettività sono responsabilità che si rafforzano a vicenda. In ogni ambito della nostra esistenza, la prevenzione può vincere sul male quando diventa cultura della responsabilità", ha dichiarato il ministro Giuli. Il ministero della Salute contribuirà alla realizzazione e diffusione di un opuscolo con informazioni e consigli sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria e sui percorsi di cura appropriati. L'opuscolo sarà distribuito gratuitamente in tutte le città coinvolte nella campagna e anche online sui siti e canali social dei partner. Il ministro Schillaci afferma: "La lotta contro i tumori è un impegno che coinvolge tutti: istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari, associazioni e cittadini. Solo attraverso una responsabilità condivisa possiamo rendere sempre più efficace la prevenzione, favorire diagnosi tempestive e garantire cure di qualità. Come ministero, con il Piano oncologico nazionale, gli investimenti nella ricerca e l'ampliamento delle fasce di età per lo screening mammografico abbiamo rafforzato concretamente il nostro impegno. La collaborazione con Komen Italia si inserisce in questo percorso che mette le donne al centro, favorendo la prevenzione che resta una priorità assoluta per ridurre l’incidenza dei tumori e la mortalità". Le attività di quest'anno prevedono il coinvolgimento di oltre 100 città su tutto il territorio nazionale, tra cui: un tour di 6 tappe di una settimana, con un itinerario da Nord a Sud che da Milano e Brescia, passando per Parma, L'Aquila, Salerno e Taranto, raggiungerà Reggio Calabria; 4 Race for the Cure, a Brescia, Matera, Napoli e Pescara; 96 Walk for the Cure in 9 regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia e Sardegna; 36 eventi sportivi e culturali di sensibilizzazione e raccolta fondi, tra cui l'avvio della collaborazione con il Teatro Parioli Costanzo che a ottobre avvierà la stagione degli spettacoli 2026-2027 scegliendo Komen Italia come charity partner; due giornate finali a Roma presso l'ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, con screening gratuiti a donne in condizioni di fragilità sociale (in collaborazione con l'associazione 1 Vale 100) e a donne over 74 che per età non possono più avvalersi degli screening oncologici regionali (in collaborazione con il Comune di Roma); una cerimonia di conclusione e rendicontazione della campagna il 9 novembre all'interno dell'arena del Colosseo.  Cosa avviene nelle 6 tappe settimanali. In ciascuna città il ministero della Cultura attiverà un prestigioso polo museale che sarà illuminato di rosa e ospiterà momenti di sensibilizzazione, attività culturali e di raccolta fondi, oltre alle iniziative destinate alle Donne in Rosa. Le attività di promozione della prevenzione si svilupperanno in due blocchi. Dal lunedì al giovedì le Unità mobili di Komen Italia offriranno esami di diagnosi precoce dei tumori del seno a categorie di donne che hanno meno facilità di accedere alla prevenzione: detenute, grazie alla collaborazione di Komen Italia con la Fondazione Severino e al protocollo siglato con il ministero della Giustizia (progetto Inside Out); donne over 74, che avendo superato i limiti d'età previsti non beneficiano più dei programmi di prevenzione oncologica regionali (progetto Carovana d'Argento); mamme caregiver, madri che accudiscono figli con disabilità e che, a causa del carico assistenziale, tendono a trascurare il proprio benessere (progetto 'Proteggi chi Cura'); donne in condizioni di fragilità socioeconomica, in virtù del protocollo con la Caritas Italiana; religiose.  "La settima edizione di questa campagna nazionale vuole rimarcare un concetto molto semplice: ciascuno di noi può prendersi cura in modo efficace della propria salute utilizzando correttamente gli strumenti della prevenzione – ricorda Riccardo Masetti, fondatore della Komen Italia – L'obiettivo verso cui abbiamo diretto il nostro impegno, insieme al ministero della Cultura ed al ministero della Salute, è stato quello non solo di pianificare una grande mole di azioni pratiche, ma anche di attivare una coalizione di virtuosi, per far sì che il messaggio sull'importanza della prevenzione raggiunga il maggior numero possibile di persone di ogni età su tutto il territorio nazionale". Il ministero della Cultura, per amplificare ulteriormente il messaggio sull'importanza della prevenzione, illuminerà di rosa i poli museali dedicati nelle 6 città (la Pinacoteca di Brera, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, il Museo Nazionale d'Abruzzo, i Parchi Archeologici di Paestum e Velia, il Castello di Taranto, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e il Colosseo) e altri prestigiosi siti culturali su tutto il territorio nazionale. Inoltre, anche quest'anno contribuirà a raccogliere fondi per nuovi progetti di contrasto ai tumori del seno, offrendo l'accesso gratuito a 176 musei statali in tutte le regioni italiane a coloro che sceglieranno di sostenere con una donazione i progetti di prevenzione di Komen Italia. Con una donazione di almeno 25 euro sarà possibile ricevere anche i gadget della capsule collection realizzata in esclusiva per la campagna, oltre all'iconico Ribbon Rosa.  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lutto in Valsugana, muore a 56 anni la maestra Clara: da 8 mesi era in coma dopo un intervento estetico

0

(Adnkronos) – Una donna di 56 anni, Clara Palaoro, è morta all'ospedale Santa Chiara di Trento dove era ricoverata in stato di coma a seguito di un intervento di chirurgia estetica, considerato "di routine". Stando a quanto riporta Il Dolomiti, la donna, che di lavoro faceva la maestra, era stata operata in una clinica privata in provincia di Vicenza, e già nelle ore immediatamente successive le sue condizioni sarebbero precipitate. Era il 28 gennaio scorso.  Trasferita in una struttura in provincia di Trento in stato vegetativo, è infine arrivata al Santa
Chiara una decina di giorni fa. Qui nelle scorse ore il suo cuore ha smesso di battere. Secondo la stampa locale, i familiari avrebbero presentato un esposto in Procura a Vicenza chiedendo che venga fatta luce sulle cause del decesso dell'insegnante, molto conosciuta nel capoluogo dell'Alta Valsugana, e su eventuali responsabilità. Indagini sono in corso: è stata anche disposta l'autopsia.  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Vitiligine e alopecia per oltre 270mila italiani, nuove prospettive dalla ricerca

0

(Adnkronos) – Una macchia bianca sulla pelle o una chiazza senza capelli: così si manifestano vitiligine e alopecia areata, patologie immunomediate croniche e imprevedibili, il cui impatto può andare ben oltre la manifestazione fisica. Per la cura delle due patologie che hanno un impatto importante sulla qualità di vita, la salute psicologica, le relazioni e il lavoro, arrivano delle novità importanti dall’Europa, con nuove approvazioni che possono cambiare lo scenario. Esperti e rappresentanti delle associazioni dei pazienti ne hanno parlato oggi a Milano, nel corso dell’incontro con la stampa ‘Oltre la pelle: vitiligine e alopecia areata, le malattie invisibili che tutti vedono’ organizzato da AbbVie per comprendere il peso clinico e sociale della vitiligine e dell’alopecia areata, lo stato dell’arte della ricerca e le prospettive future per le persone che vivono con queste malattie autoimmuni croniche. In Italia – riferisce una nota – sono oltre 270 i pazienti con queste diagnosi. Si stimano circa 152 mila persone con diagnosi di vitiligine non segmentale. Il costo sociale annuo della patologia è stimato in circa 500 milioni di euro, il 55% dei quali sostenuto direttamente da pazienti e caregiver. Inoltre, il 35,5% dei pazienti ha riportato una diagnosi di ansia. Per l’alopecia areata, si stimano poco meno di 120 mila pazienti. Il carico della malattia può estendersi alla sfera psicologica, sociale e lavorativa. Una metanalisi internazionale ha stimato un rischio di ansia 2,5 volte maggiore rispetto alla popolazione generale e significative ripercussioni sulla vita lavorativa. Due pazienti su tre rinunciano a sport, eventi pubblici, contesti di lavoro ad alta visibilità e relazioni affettive, per paura dello sguardo altrui. “Oggi disponiamo di una conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi alla base di queste patologie – afferma Giovanni Pellacani, professore e presidente Sidemast – Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse – ma resta fondamentale assicurare una diagnosi tempestiva, una valutazione accurata della malattia e una presa in carico adeguata alle caratteristiche di ciascun paziente. Le nuove evidenze della ricerca immunologica stanno aprendo una fase nuova, con possibilità terapeutiche che fino a pochi anni fa non erano disponibili”.  Un ulteriore passo avanti arriva – continua la nota – arriva dalle approvazioni della Commissione europea per il Jak inibitore di AbbVie nel trattamento della vitiligine non segmentale e dell’alopecia areata grave. “Le recenti approvazioni europee per upadacitinib rappresentano un passaggio importante nel percorso di innovazione terapeutica per due patologie che, per lungo tempo, hanno avuto opzioni terapeutiche limitate – spiega Antonio Costanzo, professore e vicepresidente Sidemast – La sfida successiva sarà trasformare l’innovazione scientifica in percorsi di cura appropriati, accessibili e centrati sulla persona, tenendo insieme diagnosi, valutazione della severità, trattamento, monitoraggio e qualità di vita. Ci auguriamo che questa nuova e promettente opzione terapeutica, che si assume una volta al giorno per via orale, sia resa presto disponibile per i pazienti italiani”. Con queste approvazioni, upadacitinib “diventa il primo e unico farmaco sistemico approvato nell'Unione europea per la vitiligine non segmentale, e il primo Jak inibitore” a ottenere la ricrescita completa dei capelli nell’alopecia areata. “I risultati dei programmi clinici – commenta Caterina Golotta, direttore medico di AbbVie Italia – confermano il valore di una ricerca focalizzata sui meccanismi immunologici della malattia e orientata a endpoint clinicamente rilevanti per le persone che convivono con alopecia areata e vitiligine non segmentale. Per AbbVie è un ulteriore passo nel nostro impegno nella ricerca scientifica all’avanguardia, nel campo dell’immunologia e nello sviluppo di soluzioni capaci di rispondere a bisogni ancora insoddisfatti”. In un grande studio epidemiologico globale, i dati relativi al sottogruppo italiano evidenziano come la vitiligine possa condizionare la vita quotidiana, le relazioni, l’intimità e le modalità con cui le persone scelgono di presentarsi agli altri: quasi un paziente su 2 (49 %) dichiara di nascondere frequentemente la vitiligine attraverso make-up, abbigliamento o altre strategie, 1 su 3 (35,5%) ha riportato una diagnosi di ansia. “La vitiligine non è una semplice alterazione del colore della pelle e non può essere raccontata soltanto come un problema estetico – sottolinea Davide Rossetti, presidente Aiv-Associazione italiana vitiligine – Chi convive con questa malattia deve spesso confrontarsi non solo con la sua imprevedibilità, ma anche con il modo in cui viene percepita dagli altri e con le conseguenze che questo può avere sull’autostima, sulle relazioni e sulla vita quotidiana. Riconoscere questo impatto significa riconoscere le qualità della persona nella sua interezza e non soltanto la manifestazione cutanea”.  Valutare la vitiligine significa anche comprendere quanto la malattia condiziona la vita della persona, oltre alla semplice estensione delle lesioni. Tra i 18 e i 35 anni e nel genere femminile – si legge nella nota – si riscontrano i picchi più elevati di Body Image Disturbance (alterazione della percezione dell'immagine corporea). Ciò si traduce in condotte di evitamento di contesti pubblici quali spiagge, palestre, eventi sociali e intimità di coppia. In questo studio italiano, il punteggio medio Dlqi era 22,4, indicativo di un impatto molto elevato sulla qualità di vita. “Quando parliamo di malattie croniche visibili dobbiamo ricordare che la dimensione clinica è solo una parte della storia”, rimarca Valeria Corazza, presidente Apiafco– Associazione psoriasici italiani amici della Fondazione Corazza. “L’esperienza maturata dalle associazioni dei pazienti ci insegna quanto sia importante una presa in carico capace di considerare anche il benessere psicologico, la qualità di vita e il rapporto con la propria immagine. Superare la distinzione tra ‘malattia vera’ e ‘problema estetico’ è un passaggio culturale assolutamente necessario per costruire percorsi di cura più completi e realmente centrati sulla persona”.  L’alopecia areata può avere un andamento cronico e imprevedibile e colpire persone di tutte le età, con un esordio spesso precoce: il 70% dei casi insorge prima dei 30 anni: 2 picchi principali sono in età pediatrica (50% dei casi prima della pubertà) e tra i 20 e i 40 anni (20%). In un recente studio condotto nel Regno Unito, le persone con nuova diagnosi di alopecia areata hanno mostrato un rischio di assenza dal lavoro (assenteismo) del 56% maggiore rispetto ai soggetti sani con un rischio di disoccupazione dell’82% superiore. Nelle indagini sul vissuto quotidiano, oltre il 60-65% dei pazienti italiani dichiara di mettere in atto condotte di evitamento sociale (rinuncia a sport, frequentazione di piscine/palestre, eventi pubblici, contesti di lavoro ad alta visibilità, relazioni affettive) per paura dello sguardo altrui e dello stigma legato alla perdita dei capelli. Il 90% delle donne e il 70% degli uomini con forme estese fa uso di protesi (parrucche), foulard o trucco semipermanente paramedicale come vera e propria necessità di cura/camuffamento. Si calcola che per parrucche e protesi personalizzate i pazienti possono spendere fino a 3-5mila euro a cui vanno aggiunte spese continuative per sostituzioni periodiche, dermatologia privata e supporto psicologico (spesso non coperti dal Ssn). “L’alopecia areata non è una questione di capelli, ma una malattia che può mettere in discussione l’immagine di sé, l’autostima e il modo in cui ci si relaziona con gli altri – conclude Claudia Cassia, presidente Aipaf – Associazione italiana pazienti alopecia & friends – Odv – Per molte persone la perdita improvvisa dei capelli e dei peli significa affrontare uno stigma che può condizionare la vita sociale, affettiva e lavorativa. È necessario che questa realtà venga riconosciuta anche nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e che alla possibilità di nuove terapie si affianchi una presa in carico capace di rispondere ai bisogni complessivi delle persone”. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Neurochirurgia, a Catania il congresso Sinch dall’anatomia alla tecnologia

0

(Adnkronos) – È ‘Complessità e semplicità in neurochirurgia: dall’anatomia alla tecnica chirurgica, alle tecnologie e all’intelligenza artificiale’ il tema del 75° Congresso nazionale della Società italiana di neurochirurgia, Sinch, in programma a Catania dal 23 al 26 settembre 2026. L’appuntamento, che richiama la necessità di tradurre conoscenze e strumenti sempre più complessi in percorsi di cura efficaci, sicuri e costruiti sulle caratteristiche di ogni paziente, prevede oltre 700 studi scientifici, 95 sessioni e più di 30 relatori internazionali. Il programma – informa una nota – comprende sessioni parallele e plenarie, lezioni speciali, incontri con i maggiori esperti, tavole rotonde, riunioni per raggiungere posizioni condivise, confronti con altre società scientifiche e approfondimenti dedicati alle differenti aree della disciplina. Al centro del principale appuntamento annuale della neurochirurgia italiana – che torna nel capoluogo etneo dopo 41 anni – ci sono le patologie del cervello, del midollo spinale, della colonna vertebrale e dei nervi periferici, insieme alle innovazioni che stanno cambiando il lavoro del neurochirurgo. Tra queste, i sistemi di guida attraverso le immagini, la visualizzazione tridimensionale, la chirurgia meno invasiva e le prime applicazioni dell’intelligenza artificiale. “La neurochirurgia italiana ha raggiunto su tutto il territorio livelli di competenza riconosciuti anche fuori dai confini nazionali – afferma Domenico d’Avella, presidente della Sinch – Oggi disponiamo di strumenti che ci permettono di conoscere meglio l’anatomia, pianificare gli interventi con maggiore precisione e proteggere le funzioni neurologiche. La tecnologia, però, non è un fine: deve essere utilizzata quando può offrire un beneficio concreto al paziente”. I relatori rappresentano, insieme all’Italia, 19 Paesi: Stati Uniti, Svizzera, Giordania, Germania, Canada, Emirati Arabi Uniti, India, Paesi Bassi, Belgio, Regno Unito, Albania, Bolivia, Panama, Argentina, Ecuador, Colombia, Brasile, Pakistan e Norvegia. Partecipano inoltre al Congresso 45 aziende espositrici. La neurochirurgia viene spesso identificata con gli interventi sul cervello ma il suo campo di attività è molto più ampio, spiegano i neurochirurghi. Comprende il trattamento dei tumori cerebrali e spinali, delle emorragie e delle malformazioni vascolari, delle patologie degenerative della colonna vertebrale, dei traumi cranici e vertebrali, dell’idrocefalo, dell’epilessia, dei disturbi del movimento, del dolore e delle malattie dei nervi periferici. In molti casi la sfida non consiste soltanto nell’asportare una lesione o correggere un problema anatomico ma nel farlo preservando, per quanto possibile, il linguaggio, il movimento, la memoria e le altre funzioni che incidono sulla vita quotidiana. "Per questa ragione ogni indicazione chirurgica richiede una valutazione personalizzata – aggiunge d'Avella – Il neurochirurgo deve considerare la natura e la posizione della patologia, l’età e le condizioni generali della persona, i rischi dell’intervento, i possibili benefici e le alternative disponibili". L’intervento tecnicamente possibile non coincide infatti sempre con quello più appropriato. In alcuni casi è indicato operare, in altri può essere preferibile controllare nel tempo l’evoluzione della patologia o ricorrere a trattamenti differenti.  Le innovazioni tecnologiche permettono al neurochirurgo di studiare con maggiore accuratezza i rapporti tra la zona da trattare e le strutture cerebrali da proteggere. I sistemi di guida attraverso le immagini – chiariscono gli esperti – funzionano come una sorta di navigatore che accompagna lo specialista durante l’intervento. Le ricostruzioni tridimensionali aiutano a visualizzare in anticipo l’anatomia mentre il controllo delle funzioni neurologiche in sala operatoria consente di verificare in tempo reale l’attività di nervi, muscoli e aree cerebrali. Anche l’intelligenza artificiale comincia a essere utilizzata nella ricerca per analizzare le immagini, riconoscere le caratteristiche di una lesione e aiutare a pianificare il percorso chirurgico. Si tratta di strumenti di supporto che non sostituiscono il medico e che devono essere verificati con studi adeguati prima di entrare stabilmente nella pratica clinica. "La vera innovazione non consiste nell’utilizzare la tecnologia più avanzata in ogni situazione ma nel saper scegliere lo strumento più adatto per quel paziente – sottolinea Giuseppe Barbagallo, presidente del Congresso e segretario Sinch – Conoscenza dell’anatomia, esperienza clinica e capacità di valutare rischi e benefici rimangono centrali anche nell’era dell’intelligenza artificiale".  L’innovazione non riguarda soltanto le apparecchiature. Servono professionisti formati, organizzazione, collaborazione tra le diverse specialità e reti capaci di indirizzare i pazienti verso la struttura più adatta. Le patologie più complesse – precisa la Sinch – richiedono centri con esperienza specifica, adeguati volumi di attività e la presenza di équipe composte da neurochirurghi, neurologi, neuroradiologi, anestesisti, oncologi, radioterapisti, neuropsicologi e professionisti della riabilitazione. L’obiettivo è garantire alle persone lo stesso livello di appropriatezza e sicurezza indipendentemente dal territorio nel quale vivono. In alcuni casi questo significa poter ricevere assistenza vicino casa, in altri raggiungere rapidamente un centro ad alta specializzazione. La trasformazione della disciplina pone nuove esigenze anche sul piano della formazione. Alle conoscenze anatomiche, cliniche e chirurgiche devono affiancarsi la capacità di utilizzare le tecnologie digitali e di valutarne criticamente risultati e limiti. Il programma del Congresso dedica spazio ai giovani neurochirurghi, ai migliori contributi scientifici e alle principali aree della specialità, dalla neuro-oncologia alla chirurgia vascolare, spinale, pediatrica e funzionale. Sono previste anche sessioni sulla neurochirurgia di precisione, sull’intelligenza artificiale e sui sistemi capaci di interpretare le immagini operatorie. "Il Congresso offre alla comunità neurochirurgica un’occasione di confronto sui risultati della ricerca e sui problemi ancora aperti. Il nostro compito – conclude Barbagallo – è trasformare la crescente complessità scientifica in scelte comprensibili, appropriate e realmente utili per i pazienti". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caso Cospito, per i giudici d’appello Delmastro violò segreto: “Informazioni per finalità politica”

0

(Adnkronos) – L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, “consapevole della pubblicità dei lavori assembleari, non esitò a riportare al deputato Donzelli le informazioni segrete che con tanta insistenza aveva ottenuto dal capo Dap in vista della discussione che questi era in procinto di fare in Parlamento, evidentemente ritenendo prevalente la finalità politica dell'uso di quelle informazioni (e questo a prescindere dal fatto che l'imputato sapesse che Donzelli aveva l'intenzione di utilizzarla per ledere gli avversari di partito) e confidando sul fatto che Donzelli le avrebbe riportate in Aula in modo generico (cosa che in effetti Donzelli fece)”. E’ quanto scrivono i giudici della Terza Sezione della Corte d’Appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 20 maggio hanno confermato la condanna a otto mesi per Andrea Delmastro accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso dell’anarchico Alfredo Cospito.  Il sostituto procuratore generale invece aveva sollecitato l’assoluzione con la formula perché “il fatto non costituisce reato”. Richiesta di assoluzione che era stata formulata anche in primo grado, con il procuratore aggiunto all’epoca dell’inchiesta Paolo Ielo e la pm Rosalia Affinito, ribadendo la tesi secondo cui sarebbe mancato l’elemento soggettivo del dolo. Tesi non accolta dai giudici di primo grado dell’ottava sezione penale del tribunale di Roma, che al termine del processo a cui si era arrivati dopo l’imputazione coatta disposta dal gip, avevano condannato Delmastro a 8 mesi, respingendo inoltre le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, quattro parlamentari del Pd. “Né contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, la circostanza che le informazioni furono fornite a Donzelli in Transatlantico e quindi in funzione del suo intervento in Aula di per sé dimostra la buona fede dell'imputato” sottolineano i giudici di appello nelle 24 pagine di motivazione depositate lo scorso agosto. Sempre contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa (‘Delmastro non è un impiegato pubblico, bensì un decisore politico’) “il Ministro e il sottosegretario delegato erano parte del procedimento amministrativo e per questo obbligati al rispetto del segreto di ufficio imposto sugli atti prodromici alla valutazione del Ministro ex art. 41-bis, non divulgabili a soggetti estranei al procedimento e neppure all'interessato”. Per i giudici d’appello, “accertata la natura segreta delle informazioni fornite da Delmastro a Donzelli, va quindi affermato che la condotta dell'imputato integra gli estremi del reato contestato perché il sottosegretario, agendo in virtù della specifica delega a lui conferita per gli affari di competenza del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e, in particolare, sulla Polizia penitenziaria, rivelò informazioni riguardanti atti e fatti funzionalmente collegati all'attività istituzionale del suo ufficio che dovevano rimanere segreti e di cui era destinatario/depositario, divulgandoli a chi non aveva diritto di riceverle”. Inoltre, i giudici ritengono “inverosimile che, dopo una conversazione telefonica assolutamente generica, incontrando casualmente Donzelli e in vista dell'intervento in aula che era in procinto di fare, Delmastro fosse in grado di sciorinare a memoria il contenuto del documento del Nic proprio nella parte che interessava Donzelli. Emerge quindi che l'imputato rivelò a Donzelli le esatte informazioni annotate dal Nic circa i colloqui captati tra Cospito e” due detenuti, “come si desume anche dall'espresso riferimento che il deputato fece, nel suo intervento, a specifici documenti (‘come si può vedere dai documenti che sono presenti al ministero della giustizia’) e dalla coincidenza testuale delle frasi da lui utilizzate rispetto a quelle annotate dal Nic (‘devi mantenere l'andamento’ ‘Fuori non si stanno muovendo solo gli anarchici, ma anche altre associazioni. Adesso vediamo che succede a Roma’ ‘sarebbe importante che la questione arrivasse a livello europeo e magari ci levassero l'ergastolo ostativo’)”.  Infine i giudici ricordano che “l’articolo 326 del codice penale sanziona la rivelazione di notizie di cui sia vietata la divulgazione di informazioni a persone diverse da quelle che, necessariamente, debbono conoscerle per adempiere ai loro compiti istituzionali. Nel caso in esame il deputato Donzelli che ricevette le informazioni era del tutto estraneo all'Amministrazione e in particolare a quella parte di essa deputata a gestire le procedure ex art. 41- bis e, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, non aveva titolo per riceverle neppure in sede di sindacato ispettivo”. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Spalle al campo durante 1′ di silenzio per Mazzola, Juve multata di 10.000 euro

0

(Adnkronos) –
Diecimila euro di multa alla Juventus: è questa la decisione del giudice sportivo per il comportamento dei tifosi bianconeri, che hanno rivolto le spalle al campo, durante il minuto di raccoglimento alla memoria di Sandro Mazzola, prima del match di domenica scorsa con l'Atalanta. "Ammenda di 10.000 euro alla Soc. Juventus per non avere, un numero esiguo in percentuale di sostenitori assiepati nel settore tribuna Sud primo anello, rispettato platealmente il minuto di silenzio disposto dalla Figc; sanzione attenuata viste la tempestiva formale presa di posizione della Società rispetto al suddetto deprecabile comportamento, nonché la dissociazione del resto del pubblico presente allo stadio".
 
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tumori, Andos celebra 50 anni: “Qualità di vita sia parte della cura nel cancro alla mammella”

0

(Adnkronos) – “In Italia 925mila donne vivono dopo una diagnosi di tumore della mammella e la sopravvivenza a 5 anni raggiunge l’88%. Cinquant’anni fa lo scenario era profondamente diverso: gli interventi chirurgici erano quasi sempre demolitivi, lo svuotamento ascellare esponeva a un elevato rischio di linfedema, il sostegno psicologico era pressoché assente e la mortalità molto elevata”. È in questo contesto che, nel 1976 a Trieste, nasce l’Andos, Associazione nazionale donne operate al seno, riferisce una nota. Il prossimo 24 settembre, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, l’associazione celebrerà i suoi primi 50 anni con l’evento ‘L’evoluzione della cura – Cinquant’anni di innovazione e sostegno alle donne nel trattamento del tumore al seno’. Un appuntamento per ripercorrere mezzo secolo di cambiamenti nella senologia e indicare le priorità per il futuro con il patrocinio di istituzioni e società scientifiche: Regione Lazio, Roma Capitale, Agenas, Iss, Cnr, Anci, Aiom, Fondazione Aiom, Sipo, Sirm, Sit e Fnomceo. “In cinquant’anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria della cura del tumore del seno, ma il nostro obiettivo non può fermarsi alla sopravvivenza – afferma Flori Degrassi, presidente nazionale Andos – Salvare una vita significa anche restituire alla donna la possibilità di viverla pienamente. Riabilitazione, sostegno psicologico e sociale, sessualità, lavoro e recupero dell’immagine corporea devono essere considerati parte integrante del percorso di cura. Allo stesso tempo dobbiamo garantire che ogni donna, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche e sociali, possa accedere alle stesse opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento”. Quando Andos muoveva i primi passi, la mastectomia rappresentava ancora uno degli interventi più diffusi. Le volontarie entravano negli ospedali, incontravano le donne prima o dopo l’operazione, offrendo ascolto e sostegno e promuovendo la riabilitazione. Il linfodrenaggio, le attività in piscina e palestra e, successivamente, i programmi strutturati di formazione diventarono strumenti per recuperare non soltanto la funzionalità fisica, ma anche sicurezza e autonomia. Negli stessi anni – ricostruisce l’associazione – la medicina cambia rapidamente. Nel 1976 gli studi di Gianni Bonadonna dimostrano il valore della chemioterapia adiuvante e nel 1981 Umberto Veronesi pubblica i risultati del trial iniziato nel 1973 che aprono la strada alla chirurgia conservativa per i tumori di piccole dimensioni. Seguono l'affermazione delle terapie ormonali, la tecnica del linfonodo sentinella, l'identificazione delle mutazioni Brca1 e Brca2 e le prime terapie a bersaglio molecolare. Negli anni più recenti, test genomici e medicina di precisione permettono di definire trattamenti sempre più personalizzati. I primi screening organizzati iniziano negli anni 2000.  Parallelamente cambia il ruolo delle pazienti. Andos porta nel dibattito temi fino ad allora poco considerati, come: consenso informato; ricostruzione mammaria; immagine corporea; sessualità; preservazione della fertilità; alimentazione e qualità di vita. Nel 1981 nasce il periodico ‘La voce’, nel 1991 viene codificata la formazione sul linfodrenaggio con il ‘metodo Andos’ e dal 2002 la collaborazione con Sapienza Università di Roma rende strutturata la formazione del volontariato. Nel 1994 e 2003 l’Associazione è tra i fondatori rispettivamente di Europa Donna e di Favo e, negli anni, contribuisce al confronto istituzionale sui percorsi senologici e sul ruolo delle Breast Unit. I Comitati collaborano con gli screening organizzati. Oggi il modello di cura è multidisciplinare, la diagnosi precoce e l’innovazione terapeutica hanno cambiato radicalmente le prospettive delle pazienti. Restano però differenze territoriali nell’accesso agli screening, alla riabilitazione, alle cure più innovative e alle nuove tecnologie. Per questo Andos ha progressivamente ampliato la propria azione. Le survey degli ultimi anni hanno approfondito qualità di vita, sessualità, psico-oncologia, violenza di genere e la territorialità delle cure. Nel 2025 il progetto ‘Shield Women’ ha formato patient navigator per avvicinare agli screening le donne più fragili, mentre i Rapporti Andos-Crea Sanità hanno analizzato l’impatto umano, sociale, lavorativo ed economico della malattia e, nel 2026, la qualità di vita delle donne operate, l’ansia, la depressione e la perdita di progettualità. “La medicina ha compiuto progressi che nel 1976 sembravano impensabili – sottolinea Degrassi – Adesso dobbiamo compiere un ulteriore passo: trasformare ogni innovazione scientifica in un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne. La prossima sfida è lavorare tutti insieme associazioni, professionisti e istituzioni per ridurre le disuguaglianze e costruire una presa in carico che consideri la persona nella sua interezza. È questa la missione con cui Andos entra nei suoi prossimi cinquant’anni”. All’incontro del 24 settembre prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, università, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti. L’evento è stato realizzato grazie al contributo non condizionante di: Bayer, Eg Stada Group, Menarini Stemline Italia e Novartis Farma. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

La dieta ricca di grassi rallenta il cervello, le donne rischiano di più: lo studio

0

(Adnkronos) –
Una dieta ricca di grassi appesantisce anche il cervello, soprattutto quello delle donne. Lo suggerisce uno studio coordinato da Eugenio Barone del Dipartimento di Scienze biochimiche 'Alessandro Rossi-Fanelli' dell'università Sapienza di Roma, pubblicato su 'Redox Biology'. "Poche settimane di dieta ricca di grassi influiscono sul metabolismo cerebrale e sulla memoria prima della comparsa di obesità e diabete, con effetti potenzialmente persistenti e differenze legate al sesso biologico", la sintesi della ricerca L'obesità – spiegano dall'ateneo – rappresenta uno dei principali fattori di rischio per diabete, declino cognitivo e malattie neurodegenerative. Sebbene fosse già noto che una dieta ricca di grassi potesse compromettere le funzioni cerebrali, i meccanismi responsabili delle alterazioni più precoci erano ancora in larga parte sconosciuti. Il nuovo studio svela alcuni degli eventi molecolari coinvolti in questo processo, contribuendo a definire le prime fasi attraverso cui un'alimentazione grassa può influenzare la salute del cervello. I ricercatori hanno scelto di studiare le fasi iniziali dell'esposizione a una dieta ad alto contenuto di grassi, precedenti lo sviluppo dell'obesità e delle principali alterazioni metaboliche sistemiche, e "aver dimostrato l'esistenza di una finestra molto precoce di vulnerabilità allo stress metabolico – sottolinea la Sapienza – è uno degli aspetti più innovativi dello studio".  I risultati – riporta una nota – mostrano che le alterazioni del metabolismo cerebrale compaiono prima della classica insulino-resistenza cerebrale e, soprattutto, prima dello sviluppo dell’obesità e del diabete. Gli autori hanno inoltre identificato nella riduzione dei livelli della proteina Biliverdin Reductase A (Bvra) uno dei principali fattori responsabili di queste alterazioni precoci. Questa proteina svolge un ruolo fondamentale nella regolazione della risposta insulinica e del metabolismo cellulare, e contribuisce alla capacità delle cellule cerebrali di adattarsi allo stress metabolico indotto dalla dieta. Al contrario, le alterazioni della Bvra osservate nello studio si associano a modificazioni dei meccanismi che regolano il metabolismo energetico cerebrale e la funzione mitocondriale, processi la cui compromissione è coinvolta anche nello sviluppo delle malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer. Un dato ritenuto "particolarmente rilevante" riguarda poi ciò che accade dopo la sospensione della dieta ricca di grassi: "Il ritorno a un'alimentazione equilibrata non determina un completo ripristino del metabolismo cerebrale. Alcuni cambiamenti metabolici e funzionali persistono, mentre altri mostrano un recupero solo parziale". La capacità di recupero varia inoltre tra le diverse aree cerebrali analizzate, indicando che "gli effetti dello stress metabolico sul cervello possono protrarsi anche oltre il periodo di esposizione alla dieta". Per gli scienziati, "questi risultati assumono particolare valore se si considera che alcune delle vie metaboliche e dei meccanismi cellulari coinvolti sono gli stessi che risultano alterati durante l'invecchiamento e nelle malattie neurodegenerative".  Lo studio evidenzia inoltre "marcate differenze legate al sesso biologico". A parità di dieta, il cervello maschile e quello femminile mostrano risposte differenti e una diversa capacità di recupero dopo il ritorno a una dieta equilibrata. In particolare, i risultati mostrano "una maggiore vulnerabilità del cervello femminile agli effetti dello stress metabolico indotto dalla dieta iperlipidica". Il sesso biologico emerge quindi come "un fattore determinante sia nella risposta cerebrale a un'alimentazione ricca di grassi sia nella capacità di recuperare successivamente le alterazioni indotte". "Il dato più rilevante del nostro studio – commenta Barone – è che il cervello mostra alterazioni metaboliche prima ancora che si sviluppino patologie sistemiche come obesità, diabete o insulino-resistenza. Questo indica che gli effetti di una dieta ricca di grassi sul cervello iniziano molto prima di quanto si possa pensare. Abbiamo inoltre osservato che il ritorno a una dieta equilibrata non è sempre sufficiente a ripristinare completamente tutte le alterazioni indotte dalla dieta iperlipidica, e che il recupero segue traiettorie differenti nelle diverse aree cerebrali e tra sesso maschile e sesso femminile. Comprendere questi eventi precoci è particolarmente importante perché coinvolgono meccanismi metabolici che ritroviamo alterati anche nell’invecchiamento e nelle malattie neurodegenerative e potrebbe quindi aiutarci a individuare nuove strategie di prevenzione e protezione della salute cerebrale". 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giustizia, il progetto “Uffici di Prossimità” fa tappa al Tribunale di Catania

CATANIA (ITALPRESS) – Prosegue il ciclo di conferenze tematiche di “Uffici di Prossimità – La giustizia più vicina ai cittadini”, il progetto voluto dal Ministero della Giustizia e attuato da Regione Siciliana col supporto di Formez. Domani, mercoledì 23 settembre, alle ore 9.30, l’Aula delle Adunanze del Tribunale di Catania ospiterà la terza conferenza tematica, dopo quelle tenute presso il Palazzo di Giustizia di Ragusa (4 settembre) e di Patti (18 settembre).
Sarà un momento di confronto dedicato all’importante ruolo e alle opportunità che i nuovi presidi territoriali possono offrire alle comunità locali e al loro contributo alla costruzione di una rete capace di semplificare l’accesso ai servizi.
Nel territorio etneo, gli Uffici di Prossimità che stanno aprendo o hanno aperto le loro porte ai cittadini sono tre: Adrano, Giarre e Gravina di Catania. I Comuni del circondario del Tribunale di Catania sono 44, per una popolazione totale che sfiora il milione di abitanti (925mila). La popolazione dei tre Comuni che ospitano gli Uffici di Prossimità è di circa 85mila abitanti. Tuttavia, i comuni che beneficeranno dell’apertura di questi uffici non sono soltanto i tre citati, ma anche quelli vicini. L’impatto positivo, dunque, avrà un raggio ben più largo.
“Siamo totalmente in linea con quanto sostiene l’assessora Nuccia Albano – afferma Patrizia Ravaioli, Direttrice generale di Formez, Istituto in house alla Presidenza del Consiglio attraverso il Dipartimento della Funzione Pubblica -: la qualità della Pubblica Amministrazione si misura proprio dalla capacità di essere vicina ai cittadini nell’esercizio dei loro diritti. E attraverso la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica, Formez rende questi servizi più fruibili. Perchè gli Uffici di Prossimità non sono dei semplici uffici, ma dei punti d’incontro tra cittadini, Comuni, servizi sociali e sistema giudiziario. Un esempio, dunque, di semplificazione e di effettivo avvicinamento ai cittadini, che consente a questi ultimi di godere appieno dei loro diritti. Ciò è vero in particolare per le fasce più fragili della popolazione, ad esempio chi vive nelle zone più interne”.
L’appuntamento di Catania, moderato da Roberto Santi (responsabile Ufficio eventi di Formez), si dividerà in tre momenti. Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Nuccia Albano (assessore regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro), di Mariano Sciacca (presidente del Tribunale di Catania), di Gaetano Roggio (Dirigente amministrativo del Tribunale di Catania), di Roberta Bardi (Dirigente dell’Ufficio I della Direzione Generale per il Coordinamento delle Politiche di Coesione – Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica della Giustizia, responsabile del POC per l’OI DGCOE del Ministero della Giustizia), di Serena Spoto (assessore ai Servizi Sociali del Comune di Catania), di Maria Letizia Di Liberti (Dg del Dipartimento famiglia e politiche sociali della Regione Siciliana), di Patrizia Ravaioli (Dg di Formez), e di Santi Pierpaolo Giacona (Consigliere del Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Catania).
A seguire, il confronto entrerà nell’aspetto tecnico con gli interventi di Claudia Migliore (direttore dell’Area Formazione, Capitale umano PA e Piccoli Comuni di Formez), di Fulvio Ventura (consulente di Formez), di Giovanna Cacopardo (direttore dell’Ufficio Volontaria Giurisdizione del Tribunale di Catania), di Raffaella Finocchiaro (direttore della Segreteria di Dirigenza del Tribunale di Catania).
Il dibattito prevede un terzo e ultimo blocco che sarà dedicato ai Comuni e ai loro rappresentanti istituzionali. Interverranno i sindaci Fabio Mancuso (Adrano), Leo Cantarella (Giarre), Massimiliano Giammusso (Gravina di Catania). Previsto anche l’intervento di Giusi Scalia, responsabile dell’Ufficio di Piano del Distretto Socio- Sanitario).
Dopo Catania, i prossimi eventi già fissati sono quelli presso i palazzi di giustizia di Siracusa (2 ottobre), Termini Imerese (12), Trapani (19), Sciacca (22), Marsala (23), Enna (26).

– foto ufficio stampa Formez –
(ITALPRESS).

Rifiuti e igiene urbana, per il settore la sfida dell’aggregazione

MILANO (ITALPRESS) – Il settore della gestione dei rifiuti urbani e speciali in Italia si trova a un bivio: da un lato performance di economia circolare tra le migliori d’Europa, dall’altro una frammentazione gestionale che frena investimenti e crescita industriale. E’ quanto emerso dal convegno “Aggregazione ed economia circolare: le nuove sfide del waste e dell’igiene urbana”, organizzato a Milano dall’Associazione Idrotecnica Italiana in collaborazione con Gruppo CAP e Servizi a Rete, e che ha riunito rappresentanti istituzionali, regolatori, aziende e centri di ricerca del comparto ambientale.
I dati presentati confermano il primato italiano: il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha raggiunto il 21,6% nel 2024 (dal 20,8% del 2023), ben sopra la media UE del 12,2% e davanti a Francia (17,8%), Germania (14,8%) e Spagna (7,4%). L’Italia si distingue anche per la produttività delle risorse – 4,7 euro di PIL per kg di materiale consumato, contro una media UE di 3 – e per una produzione di rifiuti pro capite più bassa (508 kg/abitante) rispetto a Germania e Francia. Il tasso di riciclo nazionale si attesta al 52,3%, superiore alla media europea (48,1%), pur restando dietro la Germania (66,9%).
Permangono tuttavia criticità: gli investimenti italiani in economia circolare restano contenuti, pari a 10,2 miliardi di euro (0,5% del PIL) nel 2023, a fronte dei 39,5 miliardi della Germania e dei 22,5 della Francia.
Sul piano economico, il comparto genera un fatturato di circa 19 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL, con 122 mila addetti e investimenti saliti a 2 miliardi nel 2024. Il quadro è però segnato da forte concentrazione dei ricavi: le aziende “top”, solo il 5% del totale, realizzano il 48% del fatturato di settore e trainano la gran parte degli investimenti.
La frammentazione, orizzontale e verticale, resta il nodo centrale. La governance territoriale appare disomogenea, con l’attuazione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) ancora incompleta in diverse regioni: accanto a enti di governo d’ambito pienamente operativi, permangono situazioni di gestione comunale in regime transitorio, che secondo gli analisti rappresentano il principale ostacolo ai modelli industriali di scala.
I dati su investimenti, fusioni e acquisizioni raccontano un settore in forte movimento. Gli investimenti aggregati sono passati da 754 milioni di euro nel 2017 a oltre 1,46 miliardi nel 2024, con una crescita media annua (CAGR) del 10%. Parallelamente si contano 270 operazioni di investimento in impianti e 271 tra acquisizioni, cessioni e joint venture nell’ultimo periodo analizzato, con un quinto delle aziende del campione responsabile dell’80% delle operazioni di M&A.
Sul piano normativo, gli interventi hanno ricostruito il sistema multilivello che regola il settore – Unione Europea, Stato, Regioni, enti locali e ARERA – sottolineando come proprio tenere insieme questi livelli costituisca una sfida di governance. E’ stato ricordato il superamento, dal 2020, della vecchia assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani decisa dai regolamenti comunali, sostituita da una definizione uniforme per legge, e il ruolo crescente dell’ARERA nella regolazione tariffaria, con il nuovo metodo MTR-3 e l’introduzione del TICSER dal 2028.
“I servizi di igiene urbana e il mondo dei rifiuti negli ultimi anni hanno vissuto grandi trasformazioni, molte di queste sono ancora in corso. Le due sfide che vediamo come Gruppo CAP riguardano la necessità di aggregare verso gestori che siano veri e proprie gestori industriali, capaci di fare maggiori investimenti e di creare maggiore efficienza nel servizio – ha detto Yuri Santagostino, presidente e amministratore delegato del Gruppo CAP -. Una trasformazione che riguarda non soltanto la raccolta e il trattamento dei rifiuti, ma l’intero ciclo delle risorse, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e valorizzare sempre di più ciò che oggi consideriamo scarto”.
“Gruppo CAP è entrato nel mondo dei rifiuti ormai da anni: innanzitutto, investendo su impianti di depurazione e in impianti dove è possibile smaltire i rifiuti e non solo i nostri prodotti del servizio idrico. Abbiamo deciso di intervenire anche nella raccolta, c’era un’eccessiva disaggregazione nel servizio. La nostra azienda è in grado di generare valore per il territorio”, ha sottolineato Michele Falcone, direttore generale del Gruppo CAP.
Al centro del confronto anche il ruolo delle istituzioni, chiamate a governare questa transizione attraverso regole, programmazione e strumenti capaci di accompagnare l’innovazione nel settore ambientale. “Regione Lombardia ha fatto la scelta di non definire dall’alto degli ambiti territorialmente definiti, ma sta dialogando coi territori e con tutti gli attori della filiera per verificare la possibilità di consentire, incentivare e rendere normativamente adeguati eventuali aggregazioni volontarie che vadano in questa direzione”, ha spiegato Filippo Dadone, – direttore vicario della DG Ambiente e Clima della Regione Lombardia.

– Foto ufficio stampa Gruppo CAP –

(ITALPRESS).