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Caso Adinolfi, la difesa ricorre contro il carcere: “È bavaglio digitale”

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(Adnkronos) – La difesa di Mario Adinolfi ha predisposto l’appello cautelare da presentare al Riesame contro il provvedimento del gip che ha mandato il leader del Popolo della Famiglia in carcere, aggravando la misura precedente degli arresti domiciliari. Adinolfi, accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi, avrebbe violato la prescrizione dell’utilizzo dei social. La difesa però contesta il provvedimento e parla di ‘bavaglio digitale’. “La violazione contestata non riguarda la misura principale, Adinolfi non ha cercato di evadere né di alterare il braccialetto elettronico – spiega l’avvocato Pablo De
Luca, difensore di Adinolfi – quindi si tratta di violazione di una

misura accessoria, e in questo caso il giudice deve valutare se c’è stato un rischio per le esigenze cautelari. Ma Adinolfi si è limitato a scrivere articoli su fatti di attualità che non avevano nulla a che fare con la sua vicenda processuale. Si tratta di un provvedimento abnorme – sostiene il penalista – il giudice avrebbe potuto sequestrargli il cellulare”, aggiunge De Luca che è andato a incontrare il leader del Popolo della Famiglia in carcere. “L’impatto non è mai facile – racconta il difensore – un po' è sollevato dal fatto che ora almeno può andare a messa, cosa che invece gli era stata negata ai domiciliari. Ma questo provvedimento spaventa perché si tratta di un ‘bavaglio digitale’ per un giornalista professionista che non può scrivere di temi di attualità”. 
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Marino debutta in Doc, Argentero: “È mia moglie e questo alimenta critiche…

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(Adnkronos) –
Cristina Marino farà il suo esordio nella quarta stagione di 'Doc – Nelle tue mani', serie tv che vede come protagonista il marito, Luca Argentero. Proprio l'attore ha commentato la new entry a 'Tv Sorrisi e Canzoni': "Cri e io ci siamo conosciuti su un set e abbiamo lavorato insieme su diversi progetti. Anche nell’ottica di passare più tempo l’uno accanto all’altra, questa idea avuta da Luca Bernabei mi è sembrata vincente".  "Non dico tanto sul suo personaggio perché è una delle chiavi della nuova linea 'thriller' della storia. Ma posso dire che Cri è brillante e io con lei sul set sono stato esigente, ho preteso tantissimo", ha rivelato Argentero, "chiaro, il fatto che sia mia moglie solletica la curiosità, i pettegolezzi, le critiche. Ma va bene così se serve a creare attenzione. Io sono contento del risultato e sono convinto che piacerà al pubblico". "Siamo una squadra, sono orgoglioso di avere una moglie così intraprendente e dal carattere forte. Ci amiamo e siamo amici, insieme ci divertiamo. E portiamo insieme Nina e Noè dal pediatra o ci alterniamo in base agli impegni", ha raccontato l'attore, che poi ha parlato del terzo figlio in arrivo: "La stiamo vivendo alla grandissima! Siamo entusiasti. Io sono gasatissimo anche perché faccio l’1 % del lavoro, Cri fa il 99% ed è un po’ più affaticata ogni tanto".  
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Serviddio (Colmed): “Non solo prevenire la malattia, bisogna lavorare su longevità”

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(Adnkronos) – "Non è più tempo solo di prevenire la malattia: oggi è tempo di fare longevity, di fare in modo che quella grande complessità, che oggi è anche la morbilità cronica, si anticipi, si intercetti. La medicina interna è, per definizione, la medicina della complessità. Come si declina la complessità oggi nella prevenzione? Oggi longevità significa migliorare la qualità della vita e non solo aumentare gli anni della nostra vita. E allora il senso della medicina interna e della formazione è imparare ad anticipare tempi e qualità della vita. Una sfida tutt'altro che facile". Lo ha detto Gaetano Serviddio, presidente del Collegio dei docenti universitari di medicina interna (Colmed), intervenendo al Levante Fadoi Forum 'Dalla prevenzione alla sostenibilità della Salute', in corso a Bari. Il Forum, organizzato dalla Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti – sezione Puglia, in collaborazione con Regione Puglia e Nuova Fiera del Levante, mette al centro proprio il rapporto tra prevenzione, sostenibilità e integrazione delle competenze nell'ambito della salute in un'ottica One Health. "Tre sono le parole di questo mondo: collaborazione, contaminazione e multidisciplinarità – afferma Serviddio – Ciò vuol dire che, se la medicina è complessa, la prevenzione lo è ancora di più". Quindi "non è più tempo di chiudersi negli ambulatori, ma è tempo di uscire, collaborare e presentare programmi integrati". Nell'ambito della manifestazione, fino a domenica 27 settembre, è attivo l’One Health Village, iniziativa dedicata ai cittadini che offre gratuitamente la possibilità di misurare il proprio rischio cardio-nefro-metabolico e respiratorio e di ricevere indicazioni dai medici internisti. Per partecipare è necessaria la prenotazione attraverso il sito onehealthvillage.it. 
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A Luisa Bellussi medaglia d’oro dell’International Federation of Otorhinolaryngological Societies, è la prima donna a riceverla

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(Adnkronos) – Importante riconoscimento internazionale per l’otorinolaringoiatria italiana. La professoressa Luisa Maria Bellussi è stata insignita della Medaglia d’Oro dell’Ifos – International Federation of Otorhinolaryngological Societies, la Federazione mondiale delle Società di Otorinolaringoiatria. La premiazione è avvenuta nei giorni scorsi a Istanbul, durante il Congresso mondiale Ifos 2026, alla presenza di 10mila specialisti e rappresentanti di 120 società scientifiche provenienti da tutto il mondo. "Si tratta di un riconoscimento di particolare valore anche sotto il profilo storico: Bellussi è infatti la prima donna a ricevere la Medaglia d’Oro nella storia dell’Ifos. L’onorificenza – si legge in una nota – è stata conferita all professoressa per la sua pluriennale attività all’interno della Federazione internazionale e per gli importanti risultati conseguiti nel corso della carriera sul piano scientifico, didattico e assistenziale". Professoressa universitaria e specialista di Otorinolaringoiatria, Bellussi "ha dedicato una parte significativa della propria attività alla Rinologia e all’Otorinolaringoiatria pediatrica, affiancando all’attività clinica un costante impegno nella ricerca, nella formazione dei giovani medici e nella cooperazione scientifica internazionale. Per molti anni ha inoltre ricoperto incarichi negli organismi dell’Ifos, contribuendo alle attività scientifiche e formative della Federazione e alla diffusione internazionale della cultura otorinolaringoiatrica". La Medaglia d’Oro Ifos "premia così una carriera sviluppata tra assistenza, università, ricerca e attività scientifica internazionale e rappresenta, al tempo stesso, un prestigioso riconoscimento per la scuola otorinolaringoiatrica italiana e un risultato storico per la presenza femminile ai più alti livelli della medicina e delle organizzazioni scientifiche internazionali", conclude la nota.  
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Vince 223 milioni al Superenalotto, la moglie separata non ci sta: “Metà sono i miei”

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(Adnkronos) –
Ha vinto 223,2 milioni di euro al Superenalotto con una schedina da appena 5 euro, ma ora sulla maxi vincita si apre una battaglia legale. A raccontare la vicenda è il 'Corriere della Sera', secondo cui la moglie separata dell’uomo, una 48enne residente a Frosinone, rivendica il diritto al 50% della somma. La donna avrebbe saputo della vincita attraverso alcune confidenze fatte dal marito agli amici. Da qui la decisione di rivolgersi agli avvocati e chiedere una parte del jackpot, sostenendo che il matrimonio non sia ancora stato sciolto legalmente. I legali della donna, Alessandro Romanò e Chiara Messori, hanno inviato una diffida al vincitore, ricordando che i due si erano sposati il 25 aprile 2023 in regime di comunione legale. La separazione, secondo la ricostruzione riportata dal Corriere, sarebbe infatti soltanto di fatto. I due vivono ormai in città diverse, lui a Lecco e lei a Frosinone, ma l’iter legale per la separazione non sarebbe ancora concluso. La donna ha inoltre manifestato la volontà di formalizzare la separazione attraverso una negoziazione assistita, chiedendo un assegno mensile di 8 mila euro oppure, in alternativa, una somma una tantum di 80 milioni di euro. La richiesta, spiegano i suoi legali, sarebbe inferiore alla metà della vincita che, fra tasse e spese, al netto sarà del 50%. "Dunquel – spiegano gli avvocati – la nostra richiesta è ben al di sotto della metà della cifra che sarà intascata". A sostegno della propria posizione, gli avvocati richiamano l’orientamento della Cassazione secondo cui le vincite derivanti da lotterie e giochi nazionali possono rientrare nella comunione legale dei coniugi, anche quando la giocata è stata effettuata con il denaro personale di uno solo dei due. E la validità della separazione decorre dal momento della chiusura dell’iter giudiziale. 
Il vincitore ha dieci giorni per opporsi alla diffida. Intanto, però, la maxi vincita non è ancora stata incassata: ci sono 180 giorni per farlo (o presso un notaio o presso gli uffici del Monopolio). Il jackpot era stato centrato l’11 settembre con la combinazione 8, 13, 16, 52, 64 e 70. La schedina vincente era stata giocata al bar 'Al Chicherin' di via Milano, a Oggiono, in provincia di Lecco. 
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Da Rimini alla Cina, ballerina italiana danza per il Chongqing Ballet Theatre

CHONGQING (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Da due anni e mezzo Giorgia Raineri, 23enne italiana originaria di Rimini, vive a Chongqing e lavora al Chongqing Ballet Theatre, nella Cina sud-occidentale. Balla e vive in questa città montuosa, va in tournèe in tutta la Cina e ha intrapreso una carriera e una vita quotidiana che non avrebbe mai immaginato. Per lei, la Cina è allo stesso tempo un panorama culturale sconosciuto e un palcoscenico completamente nuovo per la sua carriera nel balletto.
Quando si è diplomata alla scuola di danza in Italia, il Chongqing Ballet Theatre le ha offerto un lavoro. Prima di arrivare in Cina, non aveva mai sentito parlare di Chongqing, nè tantomeno aveva pensato di lavorare e vivere qui.
E’ arrivata da sola in città ed è rimasta subito affascinata dal suo carattere unico. E’ una città su più livelli, costruita lungo il fiume Yangtze e sulle colline, con treni che attraversano edifici residenziali, ristoranti di hot pot all’interno di grotte nelle montagne profonde diversi chilometri e una vita notturna vivace e scintillante.
La vita in Cina ha anche offerto a Raineri comodità e sicurezza. Chongqing, racconta, è una città molto grande, dove è facile accedere a taxi, trasporti pubblici e diverse applicazioni mobili. La Cina è anche molto sicura: non si preoccupa quando cammina da sola per strada a tarda notte. I prezzi non sono elevati e il suo stipendio è sufficiente per mantenersi qui.
La lingua è una delle maggiori difficoltà che Raineri ha incontrato nel Paese. Ha cercato di imparare il cinese e, gradualmente, è riuscita a capirne gran parte. Ora, quando i colleghi parlano cinese durante le prove e le riunioni, a volte non ha nemmeno bisogno di un interprete.
Sul palcoscenico del balletto, Raineri ha trovato la sua dimensione. Si esibisce nel balletto “Scarpette rosse” del Chongqing Ballet Theatre, che racconta la storia di Dai Ailian, artista cinese d’oltremare conosciuta come la “madre della danza cinese”, che tornò dal Regno Unito durante la Guerra di resistenza contro l’aggressione giapponese, gettandosi a capofitto nella Chongqing in tempo di guerra e utilizzando la danza come un richiamo per risvegliare la volontà di resistenza del popolo.
Durante la tournèe, Raineri ha interpretato il ruolo principale di Lian in 11 spettacoli. Per comprendere il suo personaggio, ha dovuto approfondire la vita di Dai Ailian, in particolare le sue esperienze durante gli anni della guerra. La ragazza ammette che capire il suo ruolo non è stato facile, ma ritiene che l’arte sia universale. Dai Ailian era una grande donna, molto determinata, che voleva trasmettere la bellezza del balletto. E questa è anche l’intenzione originaria che ha spinto Raineri a danzare: permettere a più persone di percepire questa bellezza.
La ballerina racconta di impegnarsi per immedesimarsi nel personaggio e raccontarne la storia al pubblico. “In uno spettacolo, Dai Ailian è tornata con determinazione in Cina dall’estero sotto il fuoco nemico: la sua fermezza mi ha profondamente commossa. Ho sentito di esserle vicina e di diventare lei, come se avessi viaggiato nel tempo e l’avessi incontrata”.
Oltre al balletto, ha imparato anche diverse danze etniche cinesi, perchè la compagnia incorpora nei propri balletti elementi di danza in stile cinese. La ragazza racconta che all’inizio tali danze erano difficili da apprendere, ma con l’aiuto degli amici della compagnia è riuscita pian piano a trovare la sua strada.
Raineri è stata in molti luoghi della Cina, ama viaggiare e spera di visitare in futuro altre città cinesi. Ogni Capodanno cinese torna in Italia per visitare la famiglia e trascorrere le vacanze. Attraverso le foto che scatta, i suoi amici possono vedere i panorami notturni di Chongqing e rimangono spesso stupiti dalle luci e dalla vitalità della città.
Da Rimini a Chongqing, Raineri sta ancora cercando di trovare il proprio ritmo di vita. Attraverso il balletto racconta storie cinesi e, in Cina, sta anche riscoprendo la propria carriera e la propria vita. Questo viaggio alla ricerca dei propri sogni in Oriente continua.
– Foto Xinhua –

(ITALPRESS).

Napoli, lesione di primo grado all’adduttore lungo della coscia destra per Anguissa

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(Adnkronos) – Tegola per il Napoli che perde il centrocampista Frank Zambo Anguissa per un infortunio alla coscia destra. Lo annuncia il club azzurro con una nota sul proprio sito ufficiale: "Frank Zambo Anguissa si è sottoposto oggi, presso il Pineta Grande Hospital, a esami strumentali che hanno evidenziato una lesione miofasciale di basso grado dell'adduttore lungo della coscia destra. Il calciatore azzurro ha già iniziato l'iter riabilitativo". Anguissa starà fuori per 3-4 settimane.
 
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

In Giappone il tifone Dujuan fa 4 morti poi si allontana dalla costa orientale: quasi due milioni di evacuati e 6 dispersi

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(Adnkronos) – Quattro morti e sei dispersi è il bilancio del tifone
Dujuan che si è abbattuto sul Giappone orientale e su Tokyo, costringendo 1,9 milioni di persone a evacuare le proprie abitazioni trasferendosi nei rifugi e centinaia di aerei a restare a terra. Lo riporta l'emittente pubblica giapponese Nhk, spiegando che le vittime sono state causate da frane che si sono verificate nelle prefetture di Kanagawa e Chiba. Le autorità avevano lanciato un allarme per ''minaccia imminente per la vita'' a cause delle piogge torrenziali e dei venti fortissimi a 130 km/h, con raffiche fino a 194 km/h.  Come riportano i media locali, le condizioni meteo estreme hanno lasciato 50mila persone senza elettricità. La maggior parte degli ordini di evacuazione è stata revocata oggi, quando la tempesta si è allontanata dalla costa orientale del Giappone. Dujuan, il venticinquesimo tifone dell'anno in Giappone, è l'ultimo di una serie di tempeste nel Pacifico, rese più intense dal "super El Nino" che ha riscaldato l'Oceano favorendo la formazione di tempeste. Il tifone Dujuan si è abbattuto sul Giappone nel bel mezzo di una festività di cinque giorni, costringendo alla cancellazione di numerosi eventi. I concerti in programma per ieri al festival musicale Rock in Japan sono stati annullati, così come il Tokyo Game Show, una fiera dedicata ai videogiochi. La prima ministra giapponese Sanae Takaichi ha espresso le sue condoglianze, in un post su X, alle vittime del tifone, prima di annunciare che avrebbe proseguito con il suo viaggio negli Stati Uniti come previsto. "Con senso di urgenza, ho incaricato il capo di gabinetto Takehara e il ministro Hosono di rispondere con la massima prontezza", ha scritto, prima di comunicare di essersi imbarcata su un volo per gli Stati Uniti. Nelle prossime ore la premier giapponese interverrà all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e incontrerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

San Francesco d’Assisi e Giuseppe Nicola Nasini, un episodio di committenza medicea

(Adnkronos) – Un pellegrinaggio ad Assisi, un dono prezioso ricevuto dai francescani e, in risposta, una straordinaria commissione artistica. A ottocento anni dalla morte di San Francesco, Palazzo Medici Riccardi ricostruisce una significativa pagina di devozione e mecenatismo di Cosimo III de’ Medici, riportando a Firenze, a oltre tre secoli dalla loro realizzazione, quattro grandi tele di Giuseppe Nicola Nasini dedicate alla vita del Santo. Dal 24 settembre al 31 gennaio 2027 le Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi ospitano “San Francesco d’Assisi e Giuseppe Nicola Nasini. Un episodio di committenza medicea”, mostra promossa dalla Città Metropolitana di Firenze, organizzata da Fondazione Mus.E e curata da Riccardo Spinelli, con il patrocinio del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi, della Basilica Papale e Sacro Convento di San Francesco in Assisi, del Frati Minori Conventuali della Basilica di Santa Croce a Firenze. Il progetto approfondisce la figura di Giuseppe Nicola Nasini, il suo rapporto privilegiato con la corte granducale e il particolare intreccio fra committenza medicea e riccardiana nella Firenze di fine Seicento. Cuore dell’esposizione sono le quattro grandi tele superstiti del ciclo commissionato nel 1695 dal granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici a Giuseppe Nicola Nasini: San Francesco riceve le stimmate, San Francesco, morente, veste il saio, San Francesco, morente, benedice Frate Elia e Visione di San Francesco cui la Vergine offre il Bambino Gesù. Una quinta opera, dedicata al Miracolo delle spine e all’origine del “Perdono d’Assisi”, è oggi perduta.  "A ottocento anni dalla morte di Francesco d'Assisi – ha detto Sara Funaro, Sindaca della Città Metropolitana di Firenze – la sua testimonianza e le sue parole sono ricche di prospettiva per ridisegnare quella "magnifica humanitas" evocata da Leone XIV nella sua enciclica sul cambiamento d'epoca innestato dalla digitalizzazione e dell'intelligenza artificiale. Come Città Metropolitana omaggiamo San Francesco con l'esposizione di alcune opere del pittore barocco Giuseppe Nicola Nasini a lui commissionate da Cosimo III per il Sacro Convento di Assisi come segno di gratitudine per i francescani che lo avevano ospitato. È anche l'occasione per ripensare all'importanza della presenza francescana nel territorio fiorentino, che fu luogo originario di missione per Francesco e i suoi confratelli, memoria consacrata dalla basilica di Santa Croce e dal convento di Ognissanti, per parlare di Firenze, ma le sue tracce sono disseminate in diverse località del territorio, come espressione del suo disegno di evangelizzazione e condivisione con i più fragili di ogni tempo". “I dipinti di Giuseppe Nicola Nasini per il convento di Assisi ripercorrono gli ultimi momenti della vita di San Francesco, restituendo sulla superficie pittorica l’intensità di una vita e di una morte che tuttora sono ispiratrici. La committenza granducale valorizza la dimensione religiosa fiorentina di fine Seicento ed esemplifica le sensibilità e le qualità artistiche raggiunte in città, di cui Nasini fu apprezzato interprete. Il progetto offre così al pubblico la lettura di un nuovo e suggestivo capitolo del tardo barocco a Firenze, correlato peraltro agli interventi eseguiti dallo stesso artista in palazzo su impulso dei marchesi Riccardi”, dichiara Valentina Zucchi, responsabile scientifico di Palazzo Medici Riccardi. “La mostra – ha spiegato il curatore della mostra Riccardo Spinelli – è un omaggio che Palazzo Medici Riccardi fa al patrono d’Italia nell’ottavo centenario della morte. Con l’occasione si riporta a Firenze, e si presenta alla cittadinanza, un episodio di mecenatismo mediceo, dovuto all’iniziativa di Cosimo III de’ Medici che nel 1695 commissionava a uno dei suoi pittori prediletti, il senese Giuseppe Nicola Nasino, cinque tele con storie di San Francesco destinate al sacro convento di Assisi, dove quattro delle cinque – una purtroppo è perduta – sono conservate da oltre tre secoli”.  La genesi del ciclo risale al pellegrinaggio compiuto da Cosimo III ad Assisi nel 1695. Ospitato dai frati del Sacro Convento negli ambienti riservati al pontefice, il granduca ricevette alla partenza una preziosa reliquia, un frammento del cilicio di San Francesco. Tornato a Firenze, affidò a Nasini la realizzazione di cinque tele destinate al Sacro Convento come segno di gratitudine per l’accoglienza ricevuta. I dipinti furono spediti ad Assisi già all’inizio del gennaio 1696 e collocati nell’appartamento in cui aveva soggiornato il sovrano, entro apposite cornici in stucco finanziate dallo stesso Cosimo III. A questa storia si intreccia quella di Palazzo Medici Riccardi. Al momento della commissione delle tele francescane il palazzo non apparteneva più ai Medici: era stato acquistato dalla famiglia Riccardi nel 1659 ed era divenuto la loro residenza fiorentina, interessata nella seconda metà del Seicento da un vasto programma di ampliamento e rinnovamento. Nato a Castel del Piano nel 1657, Giuseppe Nicola Nasini si formò fra Roma e Venezia grazie anche al diretto sostegno di Cosimo III. Il granduca ne seguì con attenzione la carriera: dopo gli anni trascorsi all’Accademia medicea di Roma e il soggiorno veneziano, nel 1689 Nasini fu nominato aiutante di camera d’onore e l’anno successivo sovrintendente ai disegni per la Galleria di Firenze. La commissione francescana giunse dunque nel momento di piena maturità del rapporto fra il pittore e il suo principale committente mediceo. Parallelamente, l’attività di Nasini per il marchese Francesco Riccardi testimonia la stretta relazione esistente fra la corte granducale e una delle famiglie più influenti della Firenze del tempo. I Riccardi, proprietari dal 1659 dell’antico palazzo mediceo di via Larga, ne promossero un profondo rinnovamento coinvolgendo alcuni dei maggiori artisti attivi in città e vicini all’ambiente di corte. Attorno alle quattro tele provenienti dal Sacro Convento di Assisi, il percorso espositivo ricostruisce protagonisti e contesto della vicenda attraverso dipinti, ritratti, sculture, medaglie e testimonianze documentarie.  Ad aprire idealmente il racconto francescano è il San Francesco stimmatizzato in preghiera davanti alla croce di Lodovico Cardi detto il Cigoli, proveniente dal Convento di San Francesco dei Frati Minori di Toscana. A questa presenza si affiancano immagini di Giuseppe Nicola Nasini e diverse effigi di Cosimo III, che consentono di restituire volto e identità ai protagonisti della storia. Un nucleo particolarmente significativo è costituito dalle cinque missive scambiate fra Firenze e Assisi tra gennaio e maggio 1696, capaci di documentare quasi in presa diretta la spedizione dei dipinti, il loro arrivo al Sacro Convento, la realizzazione delle cornici e la soddisfazione dei francescani e dello stesso Cosimo III. Le carte permettono così di ricostruire non soltanto la genesi artistica del ciclo, ma anche il significato simbolico attribuito fin dall’origine al dono granducale.Il percorso presenta inoltre in facsimile il raffinato disegno preparatorio per San Francesco, morente, veste il saio, conservato nella Collezione Chigi Saracini di Siena, testimonianza della cura con cui Nasini elaborò la composizione prima della sua traduzione nella grande tela. Alle opere direttamente legate alla commissione del 1695 si aggiunge il Reliquiario della veste di San Francesco, proveniente dalla Compagnia delle Stimmate della Basilica di San Lorenzo. La preziosa custodia conserva reliquie della veste del Santo donate nel 1710 da Cosimo III alla confraternita fiorentina e amplia il racconto della mostra sul rapporto fra il granduca, la spiritualità francescana e la città di Firenze. Le cinque opere commissionate da Cosimo III rimasero per lungo tempo nel Sacro Convento di Assisi. Nella seconda metà dell’Ottocento, in seguito alle soppressioni delle corporazioni religiose e alla trasformazione degli ambienti conventuali, furono rimosse dalla loro collocazione originaria e accantonate; in questa fase una delle tele andò perduta. Le quattro superstiti, recuperate dagli studi e restaurate a partire dal 2017, sono state successivamente ricollocate nella Sala del Capitolo del Sacro Convento, luogo centrale nella vita della comunità francescana. Il loro temporaneo ritorno a Firenze consente oggi di ricomporre il contesto storico nel quale nacquero e di rileggere, a distanza di oltre tre secoli, una pagina emblematica della committenza di Cosimo III e della carriera di Giuseppe Nicola Nasini. Il progetto è accompagnato dal catalogo edito da Edifir Edizioni Firenze.  
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Cassia (Aipaf): “Con nuove terapie Ssn riconosca alopecia per sostenere i pazienti”

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(Adnkronos) – “Purtroppo, a oggi, l’alopecia areata non è ancora riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale, non ha un codice di esenzione di invalidità civile, non è inserita nei Pdta”, i Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali. “C'è tutto da fare ed è veramente urgente perché con l'arrivo di nuovi trattamenti farmacologici noi pazienti possiamo avere la speranza di poter vedere in remissione totale i sintomi di questa maledetta malattia”. Così ha detto Claudia Cassia, presidente e fondatrice di Aipaf Odv – Associazione italiana pazienti alopecia & friends, intervenendo oggi a Milano all’incontro con la stampa organizzato da AbbVie ‘Oltre la pelle: Vitiligine e Alopecia areata, le malattie invisibili che tutti vedono’.  I nuovi trattamenti a cui si riferisce Cassia comprendono anche upadacitinib, una nuova opzione terapeutica recentemente approvata dalla Commissione europea. Si tratta del primo Jak inibitore ad ottenere la ricrescita completa dei capelli nell’alopecia areata e il primo e unico farmaco sistemico approvato nell'Ue per la vitiligine non segmentale. “Vivere l’alopecia areata significa stravolgere la propria esistenza – sottolinea Cassia – Da un momento all'altro possono apparire i primi sintomi e ci si può ritrovare improvvisamente a guardarsi allo specchio e a non riconoscersi. Aipaf chiede quindi che questa malattia venga riconosciuta per poter dare voce e sostegno tangibile a noi pazienti”. 
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