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Studio Teha-Amazon, così l’Italia resta in ritardo su investimenti high-tech

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(Adnkronos) – L’Italia dispone di importanti asset industriali, scientifici e tecnologici, ma continua a registrare un ritardo nella capacità di attrarre, realizzare e scalare investimenti high-tech. Gli investimenti nei settori ad alta intensità tecnologica, in rapporto al PIL, sono del 32% più bassi della media europea (1,3% in Italia contro 1,9% in media in EU). Inoltre, soltanto il 7,9% delle imprese italiane presenta un livello di intensità digitale molto elevato, rispetto al 10,1% europeo. Sono alcuni degli elementi che emergono dal nuovo studio “Sbloccare il futuro: investimenti high-tech per la competitività italiana” realizzato da Teha, Amazon e Aws e presentato oggi al Forum TEHA “Lo Scenario di Oggi e di Domani per le strategie competitive” a Villa d’Este (Cernobbio) . La ricerca – sviluppata con il contributo scientifico del noto esperto Alec Ross – individua tre condizioni prioritarie per colmare il divario: un sistema energetico competitivo e affidabile, una maggiore capacità amministrativa e regolatoria e la disponibilità di competenze tecniche e scientifiche. Lo studio analizza i principali fattori che influenzano la capacità dell’Italia di attrarre investimenti high-tech e le condizioni che consentono alle imprese di sviluppare, adottare e scalare tecnologie avanzate, tra cui cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity, data center e automazione. L’impatto potenziale dell’adozione di tecnologie high-tech è significativo: l’adozione dell’AI è associata a incrementi della produttività del lavoro di circa il 4%, mentre i settori a maggiore intensità digitale hanno generato circa il 40% dei nuovi posti di lavoro nell’area OCSE tra il 2006 e il 2016. Attrarre investimenti high-tech consente a imprese, soprattutto PMI e startup, di accedere a tecnologie, infrastrutture e servizi avanzati, aumentando la capacità di innovare e competere sui mercati globali senza dover sostenere autonomamente ingenti investimenti iniziali. Il divario digitale è oggi particolarmente pronunciato tra le imprese di minore dimensione: nel 2025 presenta un’intensità digitale alta o molto alta l’82% grandi imprese, il 61% delle medie e soltanto il 34% delle piccole. Tra i principali elementi che condizionano la competitività italiana emerge innanzitutto il sistema energetico. Nel 2024 il 74% dell’energia disponibile nel Paese proveniva dall’estero, contro il 57% della media UE, esponendo maggiormente imprese e investitori alla volatilità dei mercati internazionali. Le imprese italiane pagano l'energia fino al 30% in più della media europea. La crescita delle rinnovabili potrebbe contribuire a ridurre questa vulnerabilità, ma gli iter autorizzativi restano lunghi e soprattutto poco prevedibili. In Italia serve un anno e mezzo in più che in Germania per un permesso fotovoltaico – e nel frattempo le regole cambiano 3 volte. A pesare sulle decisioni di investimento è anche la capacità delle istituzioni di trasformare le norme in risultati concreti. Un miglioramento dell’Institutional Delivery Index, allineandosi ai livelli della Danimarca, porterebbe ad un incremento di 0,92 punti percentuali della quota di investimenti high-tech. Per l’Italia, colmare il divario con la frontiera europea potrebbe valere fino a 27 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno, pari a circa 1,23 punti percentuali di PIL. Il potenziale è tuttavia frenato da una forte stratificazione normativa e da un’attuazione incompleta: l'Italia ha 160.000 leggi – circa 23 volte più leggi della Francia – e 1 legge su 5 approvata nelle ultime legislature è rimasta inattuata, ferma ad aspettare i decreti attuativi. Ad oggi ci sono circa 3 miliardi di euro di risorse pubbliche bloccate dalla burocrazia attuativa. La stessa esigenza di chiarezza e prevedibilità riguarda la regolazione delle tecnologie emergenti. Il 68% delle imprese europee dichiara di non comprendere pienamente i propri obblighi rispetto all’AI Act e le aziende che percepiscono una maggiore incertezza regolatoria prevedono investimenti in intelligenza artificiale inferiori del 28% nei dodici mesi successivi. In un settore caratterizzato da cicli di innovazione estremamente rapidi, regole poco chiare, sovrapposizioni tra livello europeo e nazionale o forme di gold plating rischiano quindi di rallentare l’adozione proprio mentre il mercato evolve. A queste criticità si aggiunge il nodo delle competenze. L'Italia ha il 40% di laureati in meno della media europea. Parallelamente, il 57,3% delle posizioni rivolte ai diplomati ITS risulta difficile da reperire e 3 aziende su 5 non trovano le competenze che cercano. Il divario non riguarda quindi soltanto la disponibilità di capitale o di infrastrutture, ma anche la capacità del sistema formativo di accompagnare la trasformazione tecnologica e rispondere ai fabbisogni delle imprese. “Fare l’imprenditore in Italia è come correre una maratona con uno zaino pieno di sassi”, evidenzia Alec Ross, “e con ogni nuova regolazione c’è un nuovo sasso nello zaino. Non significa che non servano regole. Significa che le regole devono essere chiare, coerenti, prevedibili e applicabili. Il problema, quindi, non è una mancanza di capacità. È che troppo spesso costringiamo imprese e investitori a spendere tempo ed energia per attraversare il sistema invece che per costruire, innovare e crescere. Dobbiamo cominciare a togliere sassi dallo zaino perché oggi la velocità con cui un Paese riesce a decidere e ad agire è parte della sua competitività.” Alla luce di queste evidenze, la ricerca propone un insieme coordinato di interventi. Sul fronte energetico, occorre ridurre drasticamente i tempi delle procedure autorizzative per le fonti rinnovabili, attraverso sportelli unici effettivi, termini perentori e meccanismi di silenzio-assenso qualificato, accompagnati da incentivi mirati allo sviluppo di nuova capacità sostenibile e competitiva. Per i grandi investimenti high-tech viene inoltre proposto un percorso autorizzativo unico, con un interlocutore governativo responsabile del coordinamento tra urbanistica, ambiente, energia, fiscalità e lavoro e con procedure uniformi sull’intero territorio nazionale.  “La semplificazione deve procedere insieme a una maggiore stabilità del quadro regolatorio, accelerando l’adozione dei decreti attuativi, riducendo la stratificazione delle norme e prevenendo forme di gold plating nazionale”, sintetizza Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo di Teha Group. “Allo stesso tempo, è necessario rafforzare ITS Academy, percorsi Stem, reskilling e upskilling nelle competenze digitali avanzate, attraverso partnership strutturate tra sistema educativo, università e imprese. Per favorire una diffusione più ampia delle tecnologie, in particolare tra le PMI, la ricerca indica infine l’opportunità di introdurre incentivi mirati all’adozione di intelligenza artificiale e cloud e di rafforzare l’ecosistema delle startup, attraverso venture capital, trasferimento tecnologico e procedure più rapide per l’attrazione dei talenti internazionali.” Come ricorda Giorgio Busnelli, VP & Country Manager Amazon Italia, "dal 2010 abbiamo investito oltre 30 miliardi di euro in Italia e creato più di 19.000 posti di lavoro a tempo indeterminato. Oggi siamo l'impresa costituita negli ultimi 30 anni con il maggior numero di dipendenti nel Paese, tra i 20 maggiori datori di lavoro in Italia, e contribuiamo a sostenere complessivamente oltre 100.000 posti di lavoro lungo tutta la filiera. La nostra esperienza conferma ciò che questa ricerca dimostra: quando un Paese attrae investimenti ad alta intensità tecnologica, i benefici si propagano all'intero sistema economico — in termini di occupazione, innovazione e competitività. L'Italia ha tutte le carte per essere ancora più attrattiva. Semplificazione normativa, certezza regolatoria e investimenti in competenze sono le leve per rafforzare questo circolo virtuoso — a beneficio delle imprese, dei lavoratori e della crescita del Paese.” Giulia Gasparini, Country Manager di AWS Italia sottolinea che "in Italia abbiamo scelto di investire: oltre 3 miliardi di euro in infrastruttura cloud e decine di migliaia di persone formate sulle competenze digitali dal 2017, verso l'obiettivo di 200.000 studenti STEM entro fine 2026. Oggi il cloud mette la stessa potenza di calcolo e di intelligenza artificiale nelle mani di una startup come di una grande azienda, con un modello pay-per-use e senza barriere di ingresso. Il vero fattore abilitante è la prevedibilità: quando le regole sono stabili e i tempi certi, le imprese investono di più e innovano prima. È questo il passo che può trasformare il potenziale italiano in crescita reale." 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Eleonora Daniele ‘unstoppable’, 50 anni e mille progetti: “La tv urlata non funziona, il pubblico ha bisogno di ascolto”

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(Adnkronos) – Quattordici edizioni di 'Storie Italiane', una nuova prima serata, un libro in arrivo e una curiosità che non sembra conoscere pause. A 50 anni appena compiuti, Eleonora Daniele guarda avanti con lo stesso entusiasmo con cui continua a raccontare le storie degli altri. Il suo segreto? Un motore interno che, racconta in un'intervista all'Adnkronos, "non si stoppa". E in una tv che spesso alza la voce, lei continua a scegliere l'ascolto, la riflessione e quella conduzione "per sottrazione" che è diventata la sua cifra. 
Il 7 settembre riaccendi i motori di "Storie Italiane": cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova stagione?
 "Ritroveremo una squadra forte, fatta di persone appassionate che cercano di essere vicine alla gente e di lavorare sempre pensando al rispetto del pubblico. Il segno è quello della tradizione e della continuità: "Storie Italiane" è alla sua quattordicesima edizione e sarà un vero onore continuare a stare accanto al pubblico, raccontando le storie, anche quelle della gente, con grande ascolto. E non parlo di share, ma dell'ascolto che serve agli altri, alle testimonianze che hanno bisogno anche del servizio pubblico come cassa di risonanza per essere messe in evidenza. A volte storie che non riescono a trovare ascolto lo trovano attraverso la tv." 
Quattordici edizioni e una trasmissione quotidiana: qual è il tuo antidoto alla "routine da programma"?
 "È un programma mobile, on the road, che si è sempre modernizzato di anno in anno. Questo significa portare sempre linfa nuova, idee nuove, creatività. Al di là della cronaca, che trattiamo sempre, penso ci sia una struttura narrativa che permette al programma di rinnovarsi di anno in anno." 
Il pubblico del mattino è un po' come un pendolare: sale, scende, torna. Come fai a convincerlo a restare?
 "L'indice di permanenza è un dato importante nella curva degli ascolti. Io penso che l'attenzione porti identificazione. L'attenzione si pone attraverso una costruzione del programma, non c'è solo fatto e commento: c'è un pensiero, un'adeguata ricostruzione, un lavoro artigianale e credo che il pubblico lo riconosca, lo valuti e lo apprezzi." 
Cronaca, inchieste, diritti, servizio: qual è il menù della nuova stagione?
 "Ci sarà tutto, sia la cronaca che l'inchiesta. Faremo delle nostre inchieste, ci sono argomenti che vogliamo riprendere dagli anni passati ma anche molto di disabilità, di diritti negati, problematiche legate al territorio, di cittadini che non riescono ad affrontare una burocrazia troppo pesante. Il baricentro però è sempre l'emozione e la visione." 
In una tv dove spesso vince chi urla più forte, tu continui a scegliere la misura. Non è una scelta un po' controcorrente?
 "Non credo che la tv urlata oggi funzioni così tanto: credo che il pubblico abbia bisogno di ascolto, di riflessione, di approfondimento. Ho notato che quando ci sono dibattiti troppo accesi e uno parla sopra l'altro a casa si rischia che non si capisca nulla. Oggi sempre più si ha bisogno di confronti e non di scontri." 
E poi c'è la prima serata: il 10 settembre arriva su Rai 3 "Le cose che non sai". È il momento di cambiare registro?
 "Le cose che non sai" è un programma sotto Rai Cultura, di intrattenimento ma anche di informazione legata alla grande storia italiana. Ha una matrice profonda sia culturale che storica, dove i personaggi ripercorrono la storia della loro famiglia e, con essa, si ripercorre anche la grande storia italiana. È un programma sicuramente originale ma che ha anche una sua forza di introspezione, intimistica, nella quale i sentimenti vanno indietro nel tempo." 
Sei tu a raccontare le storie degli altri: ma c'è una "cosa che non sai" della tua famiglia che vorresti scoprire?
 "Se c'è una cosa che mi piacerebbe sapere, ad esempio, è l'origine della famiglia di mio nonno materno. Mi raccontavano che il mio bisnonno fosse un trovatello. Mi piacerebbe riavvolgere il nastro della memoria e sapere quali sono le origini della mia famiglia. Io lascio molto parlare le emozioni, tendo ad avere una conduzione per sottrazione. Oggi secondo me c'è bisogno di questo: sono spesso personaggi abituati a raccontarsi in pubblico, lasciarli in un prato libero alla fine fa uscire cose che non sapevamo. Ma qui sono io che racconto a loro cose che non sapevano di loro stessi. Persone amiche che ho intervistato spesso davanti a questo hanno reagito in silenzio, è una cosa forte." 
Mattina, prima serata, social, libri: ma tu, esattamente, quando stacchi?
 "Io lavorerei 24 ore su 24, non dormo molto. La notte studio, sono molto curiosa, studierei e leggerei tutto. Lavoro anche molto sui social, dove spesso abbiamo per prime le notizie. Il mio essere stakanovista non mi pesa, mi piace. Sono in procinto di scrivere un nuovo libro sulle donne di oggi. Non mi fermo mai, è un motore interno che non si stoppa. Lavorare mi dà vita e gioia, mi realizza." 
Dopo 23 anni nella stessa azienda, possiamo dire che sei una donna fedele al posto di lavoro?
 "Io sono un'aziendalista di natura, mi innamoro del posto dove lavoro. Ho sempre pensato a portare le mie "Storie Italiane" ogni giorno con grande passione e affetto, anche per la squadra che ci lavora dentro da tanti anni e che lavora con me." 
Hai appena compiuto 50 anni: più che un giro di boa, sembra un nuovo inizio. Che bilancio fai?
 "Un bilancio positivo sicuramente. Con grande ottimismo guardo alla prossima metà."  
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Onu, Meloni non sarà ad Assemblea generale a New York: al suo posto Tajani

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(Adnkronos) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non sarà alla prossima riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto. L’Italia sarà comunque presente, su delega della premier, con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Lo apprende l'Adnkronos da fonti di governo. La scelta – spiegano fonti di Palazzo Chigi interpellate – si inserisce in un orientamento già esplicitato pubblicamente da Meloni, che lo scorso 8 luglio, al termine del vertice Nato, spiegò la decisione di delegare al ministro degli Esteri Tajani la partecipazione a successivi appuntamenti internazionali con queste parole: “Non per disimpegno, ma perché arrivo da diversi vertici internazionali e ho l’obbligo di occuparmi di diversi dossier anche in Italia”. Una scelta, dunque, che “non ha bisogno di essere giustificata né difesa”, spiegano da Palazzo Chigi, richiamando precedenti o assenze di altri leader internazionali. “Negli anni scorsi, infatti, si sono registrate le assenze del primo ministro britannico Starmer, del cancelliere tedesco Merz e del primo ministro del Canada Mark Carney”, concludono le stesse fonti. 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gp Monza, subito super Ferrari: dominio Leclerc-Hamilton nelle prime libere

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(Adnkronos) – Le Ferrari infiammano subito il pubblico di Monza. Charles Leclerc e Lewis Hamilton dominano la prima sessione di libere del Gran Premio d'Italia oggi, venerdì 4 settembre: il monegasco è il più veloce in pista e gira in 1:23:008, l'inglese è staccato di 0.173. Terzo Lawson a +0.425. Quinto tempo per Kimi Antonelli, che nella gara di domenica scatterà dall'ultima posizione a causa di una penalità per aver sostituito la power unit per la quinta volta in stagione. Alle 16 la seconda sessione di giornata.  
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Ex Ilva, in arrivo lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori dell’indotto

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(Adnkronos) – Sono in arrivo 28 lettere da 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva: comunicheranno 2500 licenziamenti. Lo si legge in una accorata lettera ai sindacati metalmeccanici, firmata da presidente dell’Aigi, che l’Adnkronos ha potuto visionare.  “Si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso. Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso dell’orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione di duri sacrifici. Purtroppo, tale provvedimento rappresenta un atto dovuto inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’aria caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”, scrive infatti il presidente Aigi Nicola Convertino.  “Una fabbrica di questa portata – è la considerazione da Convertino – avrebbe meritato una sorte diversa. Una delle più grandi acciaierie d’Europa – uno stabilimento che per oltre sessant’anni ha superato crisi petrolifere, recessioni, cambi di proprietà, guerre commerciali, procedimenti giudiziari, sequestri commissariamenti, crisi finanziarie e conflitti politici rischia oggi di non morire sul campo di una grande battaglia industriale, bensì di spegnersi per consunzione. Questo epilogo non avviene nel contesto di un piano di riconversione già operativo, né con nuove fabbriche già edificate e con migliaia di lavoratori accompagnati verso nuove occupazioni, ma attraverso un mero conto alla rovescia di 90 giorni”.  
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Palermo, abusi sessuali sul nipotino: bimbo si confida con la maestra, arrestato lo zio

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(Adnkronos) – Un uomo di 40 anni è stato arrestato oggi, venerdì 4 settembre, dai carabinieri della compagnia di Misilmeri in provincia di Palermo con l'accusa di violenza sessuale, commessa sul nipotino che all'epoca dei fatti aveva meno di dieci anni. Nei suoi confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con l'obbligo dell'uso del braccialetto elettronico, emessa dal gip di Termini Imerese, su richiesta della procura.  Il provvedimento scaturisce da indagini, avviate da militari dell'arma, dopo la denuncia presentata dalla dirigente dell'Istituto scolastico, frequentato del minorenne che aveva parlato degli abusi subiti a una sua maestra. 
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Anziani, lo studio: “Non basta contare le malattie, conta anche come interagiscono tra loro”

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(Adnkronos) – Con il termine multimorbidità si indica la presenza, nella stessa persona, di due o più malattie croniche. È una condizione molto comune soprattutto in età avanzata e rappresenta una delle principali sfide della Geriatria moderna. Negli anziani, infatti, patologie come diabete, malattie cardiovascolari, problemi respiratori, depressione, artrosi e osteoporosi possono essere presenti contemporaneamente e influenzarsi a vicenda. Questa situazione rende più complessa la gestione della salute e può avere conseguenze sulla capacità di muoversi e svolgere le attività quotidiane, sulla qualità della vita e sul rischio di sviluppare una disabilità. Può inoltre aumentare il ricorso ai farmaci e ai ricoveri ospedalieri e incidere sul rischio di mortalità. Il tema assume un’importanza crescente nelle società occidentali, dove si vive più a lungo ma aumenta anche il numero di persone che convivono con malattie croniche. La vera sfida, quindi, non è soltanto aumentare gli anni di vita, ma fare in modo che siano anni vissuti in buona salute, mantenendo il più possibile autonomia, mobilità e partecipazione alla vita sociale. In questo scenario, la Geriatria svolge un ruolo fondamentale perché non considera le singole malattie separatamente, ma valuta la persona anziana nel suo insieme. Oltre alle condizioni cliniche, vengono presi in considerazione la funzione fisica, l’alimentazione, le capacità cognitive, l’umore, le terapie farmacologiche e il contesto sociale. Proprio su questo tema – informa una nota – si concentra lo studio realizzato dai ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e pubblicato sulla rivista internazionale Nature Aging. La ricerca ha coinvolto quasi 1.200 persone di età pari o superiore a 70 anni, tutte caratterizzate da fragilità fisica, sarcopenia – cioè una riduzione della massa e della forza muscolare – e dalla presenza di almeno due malattie croniche. Lo studio, pubblicato dai ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sulla rivista internazionale Nature Aging – i professori Francesco Landi ed Emanuele Marzetti e il dottor Riccardo Calvani, insieme al dottor Davide Liborio Vetrano, primo autore dell’articolo, laureato e specializzato in Geriatria alla Facoltà di Medicina e chirurgia, oggi al Karolinska Institutet di Stoccolma, mette in evidenza un aspetto importante: per valutare il rischio e individuare le cure più appropriate non basta contare quante malattie ha una persona, ma bisogna capire anche quali malattie sono presenti e come interagiscono tra loro.  I risultati – si legge – indicano che il numero di malattie presenti in un anziano fragile non basta a definirne il rischio clinico: è altrettanto importante comprendere come queste patologie si combinano tra loro. I ricercatori hanno identificato quattro pattern di multimorbidità – aspecifico, respiratorio, psichiatrico e cardiometabolico – osservando che il beneficio dell’intervento è maggiormente evidente nei profili psichiatrico e aspecifico. La nuova pubblicazione nasce dall’analisi dei dati raccolti nell’ambito del Progetto Sprintt e ne amplia ulteriormente il valore scientifico. Lo studio mostra infatti che la risposta all’intervento può variare in base ai diversi profili di multimorbidità: "Questo risultato scientifico – commenta Marzetti, associato di Medicina Interna e corresponding author del lavoro – suggerisce che la prevenzione della disabilità nell’anziano fragile debba diventare sempre più personalizzata. Due persone con lo stesso numero di malattie croniche possono avere bisogni clinici e risposte agli interventi molto diversi, a seconda del tipo di patologie presenti e del modo in cui queste interagiscono. Stratificare gli anziani in base ai profili di multimorbidità può quindi aiutare a indirizzare meglio le strategie preventive e riabilitative".  Sprintt – acronimo di Sarcopenia and physical frailty in older people: multi-component treatment strategies – "rappresenta dal 2016 uno dei più importanti studi clinici europei sulla fragilità fisica e la sarcopenia nell’anziano, nato con l’obiettivo di dimostrare l’efficacia di un intervento multicomponente basato su attività fisica, supporto tecnologico e counseling nutrizionale nel ridurre il rischio di disabilità motoria". Dopo la pubblicazione dello studio principale sul British Medical Journal – dettaglia la nota – e insieme ad altre analisi derivate dai dati Sprintt pubblicate su riviste internazionali, tra cui The Lancet Healthy Longevity con primo autore il dottor Helio Jose Coelho-Junior, giovane ricercatore del Dipartimento di Scienze geriatriche e ortopediche dell’università Cattolica del Sacro Cuore, il nuovo articolo su Nature Aging testimonia la rilevanza, la continuità e la produttività scientifica del progetto che si conferma uno studio cardine nella prevenzione della disabilità motoria e una piattaforma scientifica capace di orientare la Geriatria verso interventi sempre più mirati. "La longevità non deve diventare una sala d’attesa della fragilità – commenta Landi, ordinario di Medicina interna all’università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore del Dipartimento Scienze dell'Invecchiamento, ortopediche e reumatologiche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs-. Deve essere un patto tra generazioni: più anni di vita per gli anziani di oggi, più cultura della prevenzione per gli adulti e i giovani di domani. Il messaggio di Sprintt è chiaro: non basta contare le malattie, dobbiamo misurare la funzione, proteggere il movimento e intervenire prima che la disabilità diventi inesorabile destino". 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Chivu “Con Napoli gara importante, siamo Inter con identità ben precisa”

MILANO (ITALPRESS) – Cristian Chivu presenta la sfida contro il Napoli, in programma domani alle 18 a San Siro, con la consapevolezza dell’importanza del primo vero big match della stagione. L’Inter arriva all’appuntamento con sei punti conquistati nelle prime due giornate e il tecnico nerazzurro vuole vedere continuità dopo un avvio positivo: “Nelle prime partite abbiamo messo in mostra le nostre caratteristiche, nonostante la condizione non sia al massimo. Sappiamo l’importanza di questa partita e di quanto sono forti i nostri avversari, noi dovremo essere all’altezza e onorare questo impegno”. Chivu ha poi parlato del confronto con Massimiliano Allegri, nuovo allenatore del Napoli, spendendo parole di grande stima: “Io stimo e apprezzo Allegri. Non dimentico che è un vincente e che ha una grande esperienza. Noi allenatori giovani dobbiamo imparare”.

Il mister campione d’Italia, però, ha voluto spostare l’attenzione dalla sfida tra allenatori a quella tra le due squadre: “Ma non giocano gli allenatori, giocano le squadre. Sia noi che il Napoli abbiamo l’ambizione di dimostrare di voler essere competitivi fino in fondo. E’ uno scontro diretto, ma tutte le partite sono importanti. Abbiamo iniziato con 6 punti in due partite e vogliamo dare continuità a tutto quello che abbiamo creato”. Inevitabile il riferimento ai precedenti dello scorso anno, gare che secondo Chivu ha lasciato importanti insegnamenti: “La partita a Napoli ci ha dato più stimoli e motivazioni nel correggere i nostri errori l’anno scorso. Le debolezza nel gestire l’ingiustizia. Dopo un primo tempo meraviglioso ci siamo arrabbiati per qualcosa che non fosse giusto. Ma abbiamo imparato dalle sconfitte, abbiamo reagito. E lo abbiamo fatto molto bene”.

L’allenatore nerazzurro ha anche difeso l’atteggiamento della squadra nelle prime uscite, pur indicando alcuni aspetti da migliorare: “Ovvio che ci sia da migliorare tante cose, soprattutto nelle preventive, avere quel pensiero negativo sempre che ti permette di prevenire. Abbiamo grandi difensori che sanno sistemare le cose da soli”. L’obiettivo, però, resta quello di proporre un calcio coraggioso e dominante: “A volte rischieremo e subiremo, importante è avere il coraggio giusto nel fare determinate partite con il sorriso, spensierati per essere dominanti”.

Chivu ha poi affrontato il tema della gestione della rosa, ribadendo l’importanza di coinvolgere tutti i giocatori: “Non è mai semplice accontentare tutti, la bravura sta lì. Ma io credo nell’unione del gruppo e nell’importanza dei cinque cambi. La mentalità deve essere questa. Abbiamo bisogno di tutti”. Sugli ultimi arrivati ha aggiunto: “Stones e Jones stanno bene, avranno possibilità di far vedere quello che valgono ma non c’è neanche bisogno, anche se la vostra curiosità è altissima. Presto faranno vedere quello che valgono. Spence è nel processo di riatletizzazione, sta smaltendo il suo problema e quando sarà pronto ve lo faremo vedere”.

Tra i giocatori più attesi c’è anche Pio Esposito, chiamato a confermare quanto mostrato nella scorsa stagione: “Non è il Pio dell’anno scorso, è un altro. E io spero in meglio. Ha un anno alle spalle, ha fatto molto l’anno scorso”. Chivu si aspetta ulteriori passi avanti dal giovane attaccante: “Io auguro a Pio, Lautaro, Thuram e Bonny di far vedere sempre chi sono. Devono capire quanto sono importanti per il nostro gioco. Tutto quello che mi aspetto da Pio sono miglioramenti”. Prima della conferenza c’è stato spazio anche alla nuova organizzazione societaria, con Beppe Marotta che ha presentato ufficialmente Dario Baccin nella sua nuova veste: “E’ un motivo d’orgoglio per noi. Gli siamo il benvenuto in questa nuova veste”. Baccin ha ringraziato la società per la fiducia: “Ringrazio la proprietà e il presidente che mi hanno dato questo grande ruolo e questo attestato di stima. Sono grato per questa opportunità. Con Ausilio ho condiviso gli ultimi dieci anni. Se oggi sono qui tranquillo e motivato è anche grazie al confronto che abbiamo avuto nei giorni scorsi”. Chivu ha infine ricordato Piero Ausilio, definendolo “un amico prima che un professionista” e sottolineando il valore del suo lungo percorso all’interno del club: “Nel calcio di oggi è una delle poche eccezioni, visto che ha fatto tanti anni nella stessa società. Dobbiamo ringraziarlo per quello che è stato capace di fare. Per noi è stata una giornata emozionante”.

– Foto: Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Rientro al lavoro, Fondazione don Gnocchi ‘open day per prevenire mal di schiena’

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(Adnkronos) – Con settembre, per milioni di italiani che rientrano dalle ferie e riprendono il lavoro, contrastare le routine sedentarie delle ore passate alla scrivania e rimettere il movimento al centro della quotidianità diventa particolarmente importante anche per prevenire il mal di schiena. In occasione della Giornata mondiale della fisioterapia, venerdì 11 settembre, la Fondazione Don Gnocchi promuove, un open day per valutazioni fisioterapiche aperte ai cittadini nei centri di tutta Italia per prevenire e affrontare dolore e difficoltà di movimento. Secondo l’Istat, nel 2025 il 30,8% della popolazione dai 3 anni in su – circa 17,7 milioni di persone – non praticava né sport né attività fisica nel tempo libero. Un dato rilevante anche per la salute della schiena: l’Organizzazione mondiale della sanità indica infatti bassi livelli di attività fisica tra i fattori di rischio della lombalgia e raccomanda l’attività fisica tra le strategie utili a prevenirne nuovi episodi. Inoltre – riferisce una nota – secondo l’Istituto superiore di sanità, sono circa 10,5 milioni gli adulti italiani che convivono con dolore cronico, quasi 1 su 4 (24,1%). Tra le condizioni più diffuse c’è il mal di schiena: la sola lombalgia, già nel 2020, interessava 619 milioni di persone nel mondo ed è oggi la prima causa di disabilità a livello globale. “La prevenzione non passa dalla ricerca di una postura perfetta, ma dalla capacità di mantenersi attivi, variare le posizioni e adattare progressivamente i carichi alle caratteristiche della persona”, spiega Maria Assunta Gabrielli, responsabile Sitrea– Servizio infermieristico, tecnico, riabilitativo, educativo, assistenziale della Fondazione Don Gnocchi. Aggiunge Lorenzo Brambilla, direttore medico e socio-assistenziale della Fondazione Don Gnocchi: “In questo il fisioterapista ha un ruolo importante: non interviene soltanto quando il dolore è già presente, ma può aiutare a riconoscere i fattori che lo favoriscono, recuperare funzione e movimento e individuare strategie personalizzate. Un’attenzione alla persona nella sua globalità che, in Fondazione Don Gnocchi, si traduce nel lavoro integrato tra le diverse professionalità”. Gli open day della Fondazione Don Gnocchi – precisa la nota – si rivolgono in particolare a chi avverte dolore durante il movimento, convive con un dolore persistente, desidera migliorare mobilità ed equilibrio o sta recuperando da un infortunio. Il percorso prevede un primo inquadramento attraverso un questionario, la valutazione del fisioterapista e la consegna di indicazioni e suggerimenti. Un medico sarà inoltre disponibile in ambulatorio qualora emergesse la necessità di un approfondimento. Per verificare le disponibilità dei singoli centri è possibile chiamare il numero 055 7393639. “Una quotidianità troppo sedentaria – puntualizza Gabrielli – non pesa soltanto sul benessere generale: può aumentare la probabilità di sviluppare o mantenere disturbi muscolo-scheletrici e condizioni dolorose come il mal di schiena. Ripartire dal movimento, quindi, significa investire concretamente in prevenzione”.  A tale proposito, i professionisti della Fondazione Don Gnocchi indicano 7 accorgimenti per ridurre sedentarietà e sovraccarichi e riprendere gradualmente una quotidianità più attiva: 1) Interrompere regolarmente la posizione seduta. Non è necessario aspettare che compaia dolore: alternare la seduta alla posizione eretta e a brevi spostamenti aiuta a evitare periodi prolungati di immobilità. Telefonate, pause e piccoli spostamenti possono diventare occasioni per muoversi; 2) Adattare la postazione alla persona. Monitor di fronte, a una distanza indicativa di 50-70 centimetri, avambracci sostenuti, piedi appoggiati e sedia regolata in funzione della propria altezza favoriscono comfort e possibilità di movimento. L’obiettivo – rimarcano – non è mantenere una postura “perfetta”, ma evitare posizioni scomode protratte nel tempo; 3) Variare posizione durante la giornata. Anche una postazione ergonomicamente ben organizzata non sostituisce il movimento. Alternare frequentemente le posizioni riduce il tempo trascorso immobili e permette di distribuire diversamente i carichi.  E ancora: 4) Inserire vere “pause attive”. Alzarsi, camminare per qualche minuto, mobilizzare collo, spalle e colonna o compiere semplici esercizi durante la giornata consente di spezzare lunghi periodi di sedentarietà; 5) Allenare anche forza e capacità di carico. Per la salute muscolo-scheletrica non conta soltanto “muoversi di più”: un’attività fisica regolare, progressiva e adeguata alle condizioni individuali contribuisce a mantenere forza, mobilità e capacità di affrontare i carichi della vita quotidiana.  Quindi: 6) Se compare dolore, evitare l’immobilità prolungata. Nella maggior parte delle lombalgie, compatibilmente con intensità e caratteristiche dei sintomi, è indicato mantenersi attivi e recuperare gradualmente le normali attività. Il movimento va dosato sulla persona, non eliminato automaticamente. Infine: 7) Dolore persistente o ricorrente? Meglio una valutazione. Se il disturbo non migliora, tende a ripresentarsi o limita progressivamente le attività, è opportuno un inquadramento professionale. La presenza di perdita di forza, alterazioni importanti della sensibilità o altri sintomi insoliti richiede invece una valutazione clinica tempestiva. 
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Di Battista torna in Italia dopo il malore, rientro previsto per sabato pomeriggio

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(Adnkronos) –
Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba – prima a Santa Clara e poi a L'Avana – da venerdì scorso in seguito a un malore, dovrebbe tornare in Italia domani, nel pomeriggio. Il volo dell'ex deputato del Movimento 5 stelle e vicepresidente (e fondatore) dell'Associazione Schierarsi, secondo quanto apprende l'Adnkronos, dovrebbe partire dall'Avana alle 19 locali di oggi, l'una in Italia. "Oggi mi sento meglio", aveva scritto nei giorni scorsi sui suoi profili social. "Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto. Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali. Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza", aveva poi anticipato. Il 48enne ex deputato, sull'isola per dei reportage, era stato ricoverato dopo aver accusato un forte mal di testa. In seguito al ricovero, si è sottoposto a ulteriori accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e uno specialista di rianimazione e terapia intensiva, inviati dal leader del M5s Giuseppe Conte, che hanno raggiunto l'Avana, dove è presente anche la compagna di Di Battista, Sahra Lahouasnia.  
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