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Hormuz e i chip, gli Usa e Kim: così la Corea del Sud potrebbe schierarsi con Trump

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(Adnkronos) – La Corea del Sud in campo con gli Usa contro l'Iran? Nessuna decisione definitiva sull'eventuale invio di forze militari nello Stretto di Hormuz. Ma è una possibilità allo studio, insieme ad altre "opzioni". In un contesto di 'difficoltà' con gli Stati Uniti, parlano così dalla presidenza della Corea del Sud, come riporta l'agenzia sudcoreana Yonhap, dopo le ultime notizie secondo cui Seul potrebbe contribuire a garantire la sicurezza della navigazione nell'area e di altre, secondo cui il governo starebbe lavorando per portare la questione in Parlamento, per chiedere il via libera al dispiegamento di forze militari e di una nave. Sullo sfondo, ma non troppo, il pressing di Donald Trump che ha messo in discussione il contributo di Seul all'alleanza e ha chiesto più sostegno alla campagna Usa contro l'Iran mentre Hormuz resta al centro dello stallo fra Stati Uniti e Iran. Una scelta 'delicata' si profila per il presidente sudcoreano Lee Jae Myung. "Per poter dare un contributo concreto nello Stretto di Hormuz, bisognerebbe prima di tutto valutare alla luce del nostro livello di prontezza operativa nella penisola coreana nonché delle procedure legali", ha detto un funzionario della presidenza sudcoreana, citato dai media locali. Chosun Ilbo ha titolato sui "preparativi" per il dispiegamento tra "le pressioni Usa", e, citando fonti anonime, ha scritto che il governo ha trasmesso agli Stati Uniti il mese scorso l'intenzione di dispiegare un aereo P-8 Poseidon e una nave, un'unità di supporto logistico. Di recente Trump ha intensificato le pressioni su Seul, ha criticato la Corea del Sud – dove sono dispiegati migliaia di soldati americani – affermando che ha respinto sue richieste e ha ridotto la durata delle esercitazioni militari congiunte in nome dell'"ottimo rapporto" con il leader nordcoreano Kim Jong Un. "Pensiamo che potremmo essere in grado (di contribuire) in una situazione che non comprometta il nostro livello di prontezza", ha detto il funzionario, precisando che non c'è una decisione definitiva. La fonte ha voluto sottolineare come un contributo militare possa coinvolgere anche unità diverse dai gruppi di combattimento, così come altre "opzioni". "Quando si sente dire dispiegamento di truppe si tende ad associarlo al combattimento, ma non è necessariamente così", ha puntualizzato. E ha anche respinto le indiscrezioni secondo cui il nodo di Hormuz starebbe ostacolando negoziati tra Seul e Washington su ben altro, pur ammettendo – riporta la Yonhap – che i negoziati non vanno bene e confermando che sul tavolo ci sono anche i semiconduttori dopo che lo scorso anno – nel mezzo dell'escalation dei dazi – i due Paesi arrivarono a un accordo commerciale che prevedeva un piano di investimenti da 350 miliardi di dollari negli Usa e che 'guardava' anche ai semiconduttori, per i quali la scorsa settimana il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick, ha però annunciato un piano dell'Amministrazione Trump per imporre nuove tariffe. Sul dispiegamento a Hormuz, al Guardian dall'ufficio della presidenza sudcoreana hanno parlato di notizie "diverse dai fatti", ripetendo che "nulla è stato deciso" pur confermando che è "in corso" una valutazione. "Il nostro governo ha parlato molto con la comunità internazionale delle modalità per contributi concreti per il ripristino rapido della navigazione libera nello Stretto di Hormuz e di pace e stabilità in Medio Oriente", ha detto un funzionario citato dal giornale britannico. Secondo la Sbs, tra gli asset militari che a Seul valutano di mobilitare – oltre a un aereo P-8 Poseidon e a una Lls (Logistic Support Ship) – ci sarebbe anche un'unità di artificieri. Un dispiegamento richiederebbe una serie di passaggi, dal via libera del Consiglio sulla sicurezza nazionale alla luce verde del Parlamento. Come ricorda Chosun Ilbo nel 2020, quando alla presidenza c'era Moon Jae-in, il governo – invece di passare dal Parlamento per il via libera a un nuovo dispiegamento – scelse di ampliare il mandato di un'unità per il contrasto alla pirateria dispiegata nella regione del Golfo di Aden per 'coprire' Hormuz, da decenni arteria vitale dell'economia energetica globale. Era diretta proprio verso l'Asia la maggior parte dei flussi prima del 28 febbraio scorso, quando Usa e Israele avviarono operazioni militari contro l'Iran a cui Teheran non ha mancato di 'rispondere'. La Corea del Sud, in particolare, dipende dal Medio Oriente per le importazioni di petrolio e non solo. Secondo dati citati nei mesi scorsi dal Wall Street Journal, è da qui che arrivano nel Paese circa il 70% del greggio e un terzo del Gnl.  Chosun Ilbo evidenzia come se tutto dovesse diventare realtà si tratterebbe del primo dispiegamento di truppe all'estero da parte della Corea del Sud su richiesta degli Stati Uniti da quando Seul inviò militari in Iraq nel 2004. Mentre il South China Morning Post evidenzia come, 'in casa', le prospettive di un dispiegamento potrebbero trovare voci contrarie. Secondo Kim Yeol-soo, ricercatore al Korea Institute for Military Affairs citato dal Scmp, Seul potrebbe raggiungere con Washington un accordo per il dispiegamento entro poche settimane di circa 150 soldati. "Per evitare di finire nel mezzo del fuoco incrociato, la Corea del Sud – osserva – dovrebbe inviare un segnale chiaro a Teheran sul fatto che la sua missione non è per contrastare l'Iran, ma per garantire libertà di navigazione e pace". Sulla Corea del Sud, rileva Doo Jin-ho, ricercatore dell'Institute for Far Eastern Studies citato dal giornale, si concentrano pressioni enormi degli Usa e, rimarca, in occasione delle consultazioni Korea-U.S. Integrated Defense Dialogue dello scorso maggio il focus degli americani è stato su un eventuale contributo di Seul per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. "Ora la Corea del Sud dovrebbe tornare al tavolo con una risposta", osserva. Il prossimo round è atteso entro fine anno, ma prima Lee sarà negli Usa per l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il quadro tracciato da Doo non tralascia il fronte commerciale. "I colloqui su tutte le questioni chiave – rileva – sembrano in fase di stallo e il dispiegamento a Hormuz potrebbe essere l'unica via d'uscita possibile". Più o meno sulla stessa linea Shin Beom-chul, ricercatore del Sejong Institute, per il quale "in una situazione in cui gli Usa potrebbero potenzialmente aggirare la Corea del Sud" in un dialogo con la Corea del Nord "il governo" di Seul "potrebbe cercare di riparare e rafforzare le relazioni con gli Usa tramite il dispiegamento" a Hormuz. 
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Ucraina-Russia, Trump: “Ho una proposta di pace”. Witkoff e Kushner prima da Putin e poi da Zelensky

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(Adnkronos) –
Donald Trump ha una proposta per porre fine alla guerra Russia e Ucraina. E la presenterà a Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky quando Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati del presidente degli Stati Uniti, arriveranno a Mosca e poi a Kiev per due incontri. Secondo la Tass, che fa riferimento alle informazioni fornite da un'anonima fonte, Witkoff e Kushner "prevedono di arrivare a Mosca e successivamente a Kiev il 5 e 6 settembre". l weekend, quindi, può diventare un crocevia fondamentale per il conflitto, in corso ormai da 4 anni e mezzo. "Witkoff e Kushner portano a Mosca una proposta per porre fine alla guerra. Abbiamo un'idea per la pace. In questa guerra c'è un problema di personalità, c'è odio vero tra Putin e Zelensky", dice Trump facendo riferimento allo scontro totale tra il presidente russo e quello ucraino. Trump specifica se il piano preveda una cessione di territorio da parte dell'Ucraina. Nei mesi scorsi, Kiev ha detto 'no' all'ipotesi di cedere il Donbass. "In media, muoiono 25mila soldati al mese. Questa guerra deve terminare, c'è una buona chance che finisca", dice Putin, che continua a esibire un rapporto speciale con il leader del Cremlino: "Parlo con Putin, lo conosco bene. Non attaccherà nessun territorio della Nato", dice disinnescando l'allarme relativo ad un ampliamento del conflitto. Zelensky attende sviluppi e confida nella missione americana a Mosca. L'Ucraina congelerà gli attacchi per favorire il dialogo. "Come già avvenuto durante le precedenti visite diplomatiche della delegazione degli Stati Uniti, garantiremo il normale funzionamento dello spazio aereo russo affinché i negoziatori possano arrivare in sicurezza. Ci preoccupiamo della loro incolumità, non di quella della Russia", dice in un post pubblicato su 'Telegram' sottolineando che "da parte nostra non ci saranno attacchi aerei e anche la Russia dovrà garantire, in modo reciproco, una pausa negli attacchi aerei per tutto il tempo necessario allo svolgimento dei colloqui e alla gestione delle questioni logistiche legate a questa visita americana". "Il nostro obiettivo – sottolinea Zelensky – è fare in modo che la visita e i colloqui con la parte americana siano il più possibile costruttivi e concreti. Dobbiamo cercare opzioni reali per indirizzare questa guerra verso la sua conclusione. Vedremo quali proposte avranno Steve e Jared e cosa risponderà loro Mosca".  Dopo la pausa diplomatica, il conflitto rischia di riprendere con un'escalation. La Russia, nelle ultime ore, ha colpito duro su Kiev: un drone di Mosca "ha colpito l’edificio centrale del Servizio di sicurezza ucraino di fronte alla Cattedrale di Santa Sofia", dice Zelensky. L'obiettivo del raid era Oleskandr Poklad, numero 1 dei sevizi ucraini. Bersaglio mancato, come evidenziano le foto che ritraggono Zelensky proprio a colloquio con il capo dello Sbu. "Il drone era diretto proprio contro l’ufficio del capo del Servizio di sicurezza situato in quell’edificio. Ho incaricato Poklad di dare ai russi una risposta adeguata e concreta e, ove possibile, di pari entità a questo attacco, non appena tutto sarà pronto. Le nostre forze armate sosterranno questa risposta. I luoghi da colpire sono stati definiti. Il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati", annuncia Zelensky promettendo una rappresaglia. L'Ucraina, d'altra parte, da giorni conduce una campagna per chiudere i cieli russi: il traffico aereo su Mosca è stato condizionato dalle minacce di attacchi con droni e diverse compagnie hanno modificato i propri programmi., 
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Meloni celebra record governo a Bari e lancia la sfida: “Il meglio deve ancora venire”

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(Adnkronos) – Sono "i migliori anni", ma "il meglio deve ancora venire". Un po' Renato Zero, un po' Ligabue: non a caso sono due delle canzoni scelte per la folta playlist dell'evento con cui Fratelli d'Italia celebra, al Porto di Bari, il record di longevità dell'esecutivo. 1.413 giorni che issano il governo Meloni sul gradino più alto del podio, superando Silvio Berlusconi – un "gigante", lo definisce Matteo Salvini nel suo intervento in video-collegamento, al fianco del fondatore della Lega Umberto Bossi. La festa è di Fdi e del governo, e sono soprattutto i militanti meloniani – cappellino bianco, spilletta "Io c'ero" – a fare la parte del leone tra il pubblico. Le presenze, secondo fonti dell'organizzazione, si aggirano intorno alle 10mila persone. Ma la scena, tutta, se la prende Giorgia Meloni, che dal palco non nasconde l'emozione. Prima di lei era salito Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue, seguito dal leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e dalle immagini in diretta 'a singhiozzo' dei due vicepremier assenti, Matteo Salvini e Antonio Tajani, alle prese con alcuni problemi tecnici. Il tutto sotto un caldo afoso, con il mare del porto di Bari sullo sfondo. E proprio dalla stabilità parte Meloni, trasformando il record appena conquistato nella prima e più importante delle rivendicazioni. "La stabilità è la prima grande riforma che abbiamo regalato a questa nazione", scandisce. Una stabilità che, nella sua lettura, ha restituito all'Italia credibilità e peso nei consessi internazionali: "Oggi, quando l'Italia siede al tavolo, tutti sanno che con quell'interlocutore bisognerà fare i conti ancora a lungo". E il risultato, insiste, è che "la nostra nazione viene presa molto sul serio e quando vieni preso sul serio, beh, puoi permetterti di dire di no". Non è però un traguardo che Meloni vuole legare soltanto alla propria maggioranza. "Sono conquiste che vogliamo lasciare agli italiani, indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni", dice, legando il tema della stabilità alla legge elettorale. L'obiettivo è consentire ai cittadini di scegliere "la coalizione, il programma, il candidato premier da proporre al Capo dello Stato" e fare in modo che "chiunque vinca abbia i numeri per governare cinque anni". La conseguenza, nella sua narrazione, è una sola: "Niente ribaltoni", niente accordi di Palazzo dopo il voto. Poi il bilancio, lungo e dettagliato, dei quattro anni. Meloni non nasconde che "su alcune materie la discontinuità che gli italiani chiedevano ancora non si vede come dovrebbe" e che "su altre le risposte non arrivano velocemente come dovrebbero o forse non bastano". Ma rivendica la volontà di andare avanti: "Sbagliamo come tutti", ammette, mentre il compito che si è dato il governo è quello di "scardinare incrostazioni di potere che sono vecchie di decenni", ricostruire "sul merito una macchina pubblica" e convincere "una nazione rassegnata che vale la pena tornare a crederci". Da qui anche l'appello alla propria classe dirigente: "dobbiamo fare di più, dobbiamo farlo meglio". Un'esortazione che Meloni accompagna con una sfida politica agli avversari: "ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla, però non ho mollato mai e non intendo farlo adesso". E ancora, rivolgendosi all'opposizione: "mettetevi comodi… non avete capito con chi avevate a che fare". Una difesa della stabilità che passa anche dalla lunga lista delle emergenze affrontate in questi anni: dalla guerra in Ucraina al 7 ottobre, da Gaza al caos in Medio Oriente, dalle guerre in Iran al Niger e al Sudan, fino ai dazi americani, a Hormuz e al caro carburanti. Senza dimenticare, sul fronte interno, calamità naturali, terrorismo, baby gang e trafficanti di esseri umani. "Non è mancato niente", ironizza Meloni. E proprio per questo, sostiene, "la stabilità per l'Italia non è stata un vezzo, la stabilità è stata uno scudo". Il cuore del bilancio è però il lavoro. Meloni rivendica la crescita dell'occupazione e soprattutto "dall'inizio della legislatura i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di oltre un milione e trecentomila e i contratti precari sono diminuiti". È il dato, dice, "del quale io vado più fiera", perché dietro un contratto stabile ci sono la possibilità di pagare un affitto, accendere un mutuo, costruire una famiglia e immaginare il futuro. Nel bilancio entrano quindi salari, fisco e imprese. Meloni rivendica il taglio del cuneo fiscale, la riforma dell'Irpef e gli interventi sui premi di produttività, mentre ammette che "gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, ragione per cui intendiamo perseverare". Sul fronte delle imprese cita la riforma fiscale, i provvedimenti per chi assume e investe e il lavoro sui dossier industriali, dall'ex Alitalia a Tim e Mps, fino all'ex Ilva, tema particolarmente sensibile proprio in Puglia. "Il nostro obiettivo è tutelare la salute pubblica ma anche preservare un patrimonio industriale che è importante per la Puglia e per la nazione", dice. Sul Pnrr ribalta poi le previsioni della vigilia: "Non solo non abbiamo perso un euro, ma abbiamo adeguato il Pnrr ai bisogni reali di questa nazione" e l'Italia, afferma, è diventata "la prima nazione in Europa sulla spesa del Pnrr". Il palco di Bari offre quindi a Meloni l'occasione per trasformare il bilancio del governo in una promessa sul Mezzogiorno. La Zes unica è il modello da estendere al resto d'Italia, mentre i dati citati sul Sud sono quelli di una crescita del Pil e dell'occupazione superiore alla media nazionale e di un export del Mezzogiorno e delle isole cresciuto di oltre il 13% nei primi tre mesi dell'anno. Ma il vero obiettivo è fermare l'emorragia dei giovani: "fare del Sud il posto dove si arriva o dove si torna e non quello da cui si parte". 
Famiglia e natalità sono l'altro grande capitolo sociale. Congedi parentali, assegno unico, bonus mamme, bonus nido, contributo di benvenuto per i nuovi nati e interventi sull'Isee vengono elencati come tasselli di una strategia che ha l'obiettivo di contrastare il declino demografico. E nel capitolo casa trova spazio anche il Piano Casa, con l'obiettivo di realizzare 100mila alloggi in dieci anni a prezzi calmierati. Altro pilastro è l'energia. Dopo aver rivendicato oltre 60 miliardi stanziati per difendere famiglie e imprese dal caro energia e il taglio delle accise, Meloni guarda alla produzione nazionale: "adesso vogliamo che l'energia che serve all'Italia si produca il più possibile in Italia". Ma sul fronte dei carburanti chiarisce anche quale sarà la linea del governo per le prossime misure: niente nuovi tagli indiscriminati delle accise, bensì interventi mirati a sostegno delle fasce di reddito che hanno maggiormente bisogno. Da qui la scelta di "riaprire la strada del nucleare" dopo quarant'anni e di aumentare "la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari". La transizione, chiarisce, non deve "impoverire le famiglie" né "chiudere le fabbriche", ma significare "autonomia, innovazione, neutralità tecnologica".  
Sul fronte dell'immigrazione, la premier rivendica un cambio di paradigma. Cita il calo degli arrivi irregolari e soprattutto il fatto che alcune delle posizioni sostenute dall'Italia siano diventate parte della politica europea: "Trafficanti, procedure di asilo più stringenti, rimpatri più rapidi, una lista europea di Paesi sicuri, accordi con i Paesi di origine e transito, la possibilità di aprire centri per i rimpatri fuori dall'Unione, cioè esattamente quello che noi abbiamo fatto in Albania". La sintesi politica è affidata a una frase: "Ci hanno chiamato estremisti per anni e poi hanno copiato tutto". E dall'immigrazione il discorso scivola sulla sicurezza. "In Italia c'è una legge sola ed è la legge italiana", dice Meloni, rivendicando il contrasto al fondamentalismo e ribadendo che "la libertà delle donne in Italia non è negoziabile". Nel passaggio sul femminicidio, senza citare direttamente Roberto Vannacci, la premier marca però una distanza netta da chi ne mette in discussione l'esistenza: "il femminicidio esiste". Poi il capitolo forze dell'ordine, carceri, criminalità giovanile, occupazioni abusive e mafia, con l'ergastolo ostativo e la stretta sui boss. È però sulla sicurezza che arriva anche un'ammissione: c'è ancora da fare di più. Meloni riconosce che il governo deve continuare a lavorare, ma assicura di aver dato tutto e di essere determinata a proseguire. La sicurezza diventa infine anche difesa nazionale, con uno dei passaggi più netti dell'intervento: "La sicurezza nazionale non è l'alternativa alla libertà. È la condizione, la precondizione perché la libertà esista".   Nel finale, Meloni torna a difendersi dall'accusa di non aver prodotto riforme. Ne elenca una lunga serie, dalla riforma fiscale al Codice degli appalti, dalle politiche di coesione alla Corte dei conti, dal Codice della strada alla maturità, fino all'accesso a Medicina e al tax credit per il cinema. E ammette l'"occasione persa" della riforma della giustizia dopo il voto degli italiani, promettendo però di continuare a lavorare. Ma è soprattutto l'opposizione a occupare l'ultima parte del discorso, con gli attacchi alla sinistra, al Pd e alla sua difficoltà nel costruire un'alternativa. "Perché 'mandiamo a casa la Meloni' non mi sembra un programma particolarmente articolato", ironizza. E davanti al clima politico che prevede per i prossimi mesi, accusa gli avversari di trasformare ogni giorno una nuova questione in un'emergenza: "Questo non è fare opposizione, questo è tifare contro la propria nazione". La sfida è già proiettata al 2027. "Il governo durerà fino alla fine della legislatura", assicura il capo dell'organizzazione Fdi Giovanni Donzelli. Per Meloni, però, il record non è un punto d'arrivo: "Quando tra qualche decennio qualcuno racconterà questi anni, a me non interessa che si dica che noi siamo stati il governo che è durato di più". L'ambizione è che si racconti "che c'è stato un momento in cui questa nazione ha smesso di rassegnarsi". E la generazione chiamata a farlo, conclude, "siete voi". La sfida a Schlein e Conte è lanciata. (dall'inviato Antonio Atte) 
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Terremoto oggi a Cosenza, scossa di magnitudo 3.7: avvertita in tutta la provincia

(Adnkronos) – In Calabria una scossa di terremoto di magnitudo 3.7 è stato registrato dall'Ingv oggi, venerdì 4 settembre, alle 21:31 con epicentro a Castiglione Cosentino e a una profondità di 9.3 chilometri.   Paura tra la popolazione: la scossa è stata avvertita distintamente nei comuni di Rende, Castrolibero, Paola, San Giovanni in Fiore. Molti utenti sui social parlano di un forte boato che ha preceduto il sisma.  
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Udine, morto l’uomo colpito con cacciavite: si cerca l’aggressore

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(Adnkronos) –
È morto l'uomo finito in rianimazione perché aggredito a colpi di cacciavite a Udine oggi, venerdì 4 settembre: le sue condizioni erano gravissime ed è deceduto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che stanno cercando l'aggressore.  A quanto si apprende i due si conoscevano e la vittima sarebbe stata colpita dopo una lite. L'aggressore è fuggito subito dopo l'accaduto e proseguono le ricerche per rintracciarlo.  
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Francesca Pascale celebra governo Meloni a Bari: “Berlusconi sarebbe fiero”

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(Adnkronos) – C'è anche Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi, tra la folla di Bari accorsa per la kermesse di Fratelli d'Italia dedicata al record di longevità del governo Meloni. Pascale si concede a foto e selfie con i militanti, mentre sul palco si celebra il sorpasso del Berlusconi II e il primato di stabilità dell'esecutivo.  "Nel solco del padre fondatore del centrodestra che è stato l’unico a riuscire a dare stabilità al governo italiano. Oggi quel modello prosegue con Giorgia Meloni. Oggi Silvio Berlusconi sarebbe qui e sarebbe orgoglioso di vedere tutto ciò", dichiara Pascale all'Adnkronos. 
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SuperEnalotto, estrazione di oggi 4 settembre 2026: un 5 da 156mila euro

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(Adnkronos) – Nessun '6' né '5+1' al concorso SuperEnalotto – SuperStar numero 142 di oggi, venerdì 4 settembre. La combinazione vincente è: 8, 44, 60, 73, 86, 89 numero Jolly 57 numero SuperStar 42. Un punto '5' ha totalizzato una quota unitaria di 156.649,12 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti '6' è di 220,5 milioni di euro.  La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.  Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: – con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; – con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; – con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; – con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; – con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.  E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.   La combinazione vincente è: 8, 44, 60, 73, 86, 89 numero Jolly 57 numero SuperStar 42.  
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Poker del Como fuori casa, piegato 4-1 il Genoa

GENOVA (ITALPRESS) – Non c’è storia tra Como e Genoa. Dopo la vittoria in trasferta contro il Napoli, i ragazzi di Fabregas tornano a casa con i tre punti anche dal Ferraris, imponendosi per 4-1. I rossoblù rimangono dunque fermi a zero punti dopo tre giornate. A nulla è servito l’iniziale vantaggio firmato da Osmajic: i lariani, infatti, hanno chiuso i discorsi già nella prima frazione, andando in gol per tre volte con Baturina, Diao e Nico Paz. Nel secondo tempo il Como ha addormentato la partita, gestendo così le energie in vista del debutto in Champions (giovedì al Sinigaglia contro il Lipsia) e arrotondando ulteriormente il punteggio con il secondo gol di Diao.
Sin dai primi minuti il Como occupa stabilmente la metà campo avversaria, sfiorando il vantaggio già nel quarto d’ora iniziale con le conclusioni dalla distanza di Baturina e Paz. Nonostante le evidenti difficoltà, il Genoa riesce a sorprendere i lariani al 20′, capitalizzando l’unica vera occasione del primo tempo: su lancio lungo di Baldanzi, Colombo scatta alle spalle della difesa ospite e serve in mezzo all’area un assist al bacio per l’1-0 di Osmajic. La rete del montenegrino è solo un lampo estemporaneo e il Como non risente di alcun contraccolpo psicologico.
Prima dell’intervallo, infatti, i ragazzi di Fabregas ne fanno addirittura tre. Il pareggio arriva al 25′, grazie ad uno splendido destro da fuori di Baturina. Cinque minuti più tardi, su cross dalla sinistra di Valle, Ostigard prolunga erroneamente sul secondo palo, dove Diao colpisce al volo e insacca il gol del sorpasso. Il 3-1, invece, porta la firma di Nico Paz che elude la marcatura di Vasquez, si presenta davanti a Bijlow e scarica sotto la traversa. Ad inizio ripresa il Como lascia maggiore iniziativa al Genoa che però fatica a costruire occasioni degne di nota, nonostante l’ingresso anche di Vitinha. Sono piuttosto gli ospiti a flirtare a più riprese con il quarto gol. Al 66′ c’è spazio anche per l’esordio del neoacquisto Kean. L’ex Fiorentina si presenta al mondo Como al 78′, quando in contropiede serve l’assist per la doppietta di Diao che vale il 4-1. Una sconfitta pesante per il Genoa di De Rossi che non riesce ancora a muovere la classifica. Per il Como, invece, una partita per lunghi tratti spettacolare che certifica la maturità del gruppo.
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(ITALPRESS).

Serie A, oggi Genoa-Como – Diretta

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(Adnkronos) – Inizia la terza giornata di Serie A. Oggi, venerdì 4 settembre, il Genoa ospita il Como – in diretta tv e streaming – al Ferraris nel nuovo turno di campionato. La squadra di De Rossi è reduce dalla sconfitta contro la Lazio all'Olimpico e deve trovare ancora i primi punti della sua stagione, mentre il Como ha sbancato il Maradona di Napoli battendo gli azzurri per 2-1.  Nel prossimo turno di Serie A, il Como affronterà il Parma in casa mentre il Genoa ospiterà il Frosinone. 
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Balotelli e la domanda a Vannacci: “Io per lei sono italiano?”

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(Adnkronos) –
Mario Balotelli ha una domanda per Roberto Vannacci. Oggi, venerdì 4 settembre, l'attaccante dell'Al Ittifaq, club che milita negli Emirati Arabi Uniti, ha dedicato una storia Instagram al fondatore di Futuro Nazionale.  "Domanda per Roberto Vannacci", ha scritto Balotelli taggando l'ex generale, "io per lei sono italiano?". Poi l'ex attaccante, tra le altre, di Inter e Milan ci ha tenuto a una specifica: "Non è assolutamente polemica ma pura sete di opinioni".  
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