(Adnkronos) – Un vero e proprio “disegno nascosto” di Giotto emerge dalle pareti della Cappella Bardi della Basilica di Santa Croce a Firenze . È una delle principali novità emerse dal lungo restauro delle Storie di San Francesco, concluso dopo quattro anni di indagini scientifiche e interventi conservativi. Per la prima volta le incisioni, le linee preparatorie e i tracciati utilizzati dall'artista per costruire lo spazio sono stati oggetto di una mappatura digitale complessiva, permettendo di seguire la progettazione della scena direttamente sulla parete. Ma non è l'unica scoperta, come è stato annunciato oggi durante una conferenza stampa. La pulitura della volta, rimasta in gran parte ai margini dei precedenti interventi, ha restituito dettagli prima illeggibili delle Virtù Francescane, in particolare dell'Obbedienza e della Castità. Il restauro ha inoltre reso più evidenti le differenze tecniche e stilistiche tra Giotto e gli altri pittori attivi nel cantiere, offrendo nuovi elementi per comprendere l'organizzazione della bottega e il ruolo della Cappella Bardi come luogo di sperimentazione delle novità che avrebbero segnato la pittura dei decenni successivi. E' questa la nuova immagine del capolavoro che torna ora alla vista dei visitatori di tutto il mondo. Il risultato più significativo riguarda la concezione dello spazio. Le scene non sono semplicemente dipinte sulle pareti, ma costruite attraverso una complessa architettura illusionistica che si sovrappone a quella reale della cappella. Giotto crea così una sorta di grande architettura dipinta, capace di unificare le diverse scene e di trasformare idealmente lo spazio reale in un grande ciborio. All'interno di questa struttura, gli episodi della vita di Francesco sono ambientati soprattutto in spazi chiusi, rappresentati frontalmente come grandi “scatole” aperte verso lo spettatore. La costruzione non è affidata soltanto alla pittura. Sull'intonaco sono ancora visibili incisioni e linee tracciate con corde imbevute di colore e poi battute sulla parete. Sono i segni di un progetto estremamente preciso, attraverso il quale Giotto stabiliva proporzioni, allineamenti e organizzazione dello spazio. Per la prima volta l'insieme di questi segni è stato digitalmente mappato. Il risultato consente di leggere in maniera organica una fase del processo creativo finora osservabile solo parzialmente: quella in cui lo spazio pittorico veniva progettato e costruito prima della realizzazione delle immagini. La mappatura offre quindi un nuovo strumento per studiare il metodo di lavoro del maestro e la straordinaria complessità della sua invenzione spaziale. Il restauro conferma inoltre un dato noto agli studiosi, ma oggi più chiaramente leggibile: sul ponteggio, sotto il coordinamento di Giotto, lavorarono diversi pittori. Le differenze tecniche e stilistiche diventano ora più evidenti e forniscono nuovi elementi per comprendere la dinamica del cantiere. La Cappella Bardi appare sempre più come un incubatore di sperimentazioni, nel quale il linguaggio di Giotto venne sviluppato, adattato e trasmesso, contribuendo agli orientamenti della pittura dei decenni successivi. Anche le tecniche utilizzate raccontano questa capacità di sperimentare. Giotto parte da una base a fresco, ma ricorre ampiamente alla pittura a secco. In questo modo può utilizzare una gamma più ampia di pigmenti, modificare gli effetti cromatici e spaziali e, allo stesso tempo, gestire con maggiore libertà i tempi del cantiere. Il restauro permette dunque di cogliere non soltanto il risultato finale, ma anche una parte del metodo operativo dell'artista. Un'altra sorpresa arriva dalla parte alta della cappella. La volta era stata relativamente trascurata nei precedenti interventi. La nuova pulitura, condotta in alcuni punti anche con l'ausilio della tecnologia laser, ha recuperato la qualità figurativa delle allegorie delle Virtù Francescane. In particolare, Obbedienza e Castità riemergono con dettagli che in precedenza erano poco leggibili o addirittura fraintesi. La nuova leggibilità della volta modifica così anche la percezione complessiva del ciclo e restituisce maggiore forza al programma iconografico. È, in un certo senso, una parte della cappella che si presenta oggi quasi come un'immagine inedita. Accanto alle scoperte visibili, il cantiere ha affrontato problemi meno appariscenti ma decisivi per la sopravvivenza delle pitture. Le indagini hanno consentito di individuare e consolidare le zone più fragili: fratture nelle pareti laterali, aree a rischio di caduta dell'intonaco, sollevamenti e distacchi della pellicola pittorica. Sono stati inoltre ridotti i fenomeni di degrado legati alla presenza diffusa di sali solubili. Sono stati rimossi depositi e materiali alterati e numerose vecchie stuccature sintetiche, risalenti al precedente restauro, sono state sostituite con impasti maggiormente compatibili con gli intonaci originali. Un lavoro in gran parte invisibile al visitatore, ma essenziale per garantire la conservazione del ciclo. Particolarmente complesso è stato anche il problema della leggibilità dell'immagine. Le pitture presentano grandi lacune, numerose abrasioni e una quantità impressionante di piccole mancanze: circa cinquemila. Per affrontarle i restauratori hanno utilizzato metodologie differenti a seconda delle caratteristiche delle singole aree. L'obiettivo non è stato ricostruire artificialmente ciò che è andato perduto, ma recuperare, dove possibile, la continuità della lettura figurativa mantenendo riconoscibili le tracce della storia dell'opera. Il nuovo equilibrio consente oggi di percepire più chiaramente l'insieme senza cancellare le ferite accumulate nei secoli. La storia della conservazione della Cappella Bardi è lunga e complessa. Nei primi decenni del Settecento le pitture furono ricoperte da una scialbatura a calce. La loro riscoperta avvenne nel 1851, con il restauro di Gaetano Bianchi. Un nuovo importante intervento arrivò un secolo dopo, tra il 1957 e il 1959, quando Leonetto Tintori lavorò sotto la guida del soprintendente Ugo Procacci. Il nuovo restauro non ha cercato di cancellare queste vicende. Al contrario, ha mantenuto leggibili le tracce delle diverse fasi conservative, distinguendole dalla pittura originale e restituendo al contempo maggiore unità alla lettura delle scene. Il ciclo racconta sei momenti cruciali della vita di San Francesco secondo la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, testo nel quale il santo viene presentato come alter Christus. Le scene rappresentano la rinuncia ai beni paterni, l'approvazione della Regola, l'apparizione al Capitolo di Arles, la prova del fuoco davanti al Sultano, la morte di Francesco e infine l'apparizione a frate Agostino e al vescovo Guido. La restituzione del ciclo acquista un particolare significato nell'anno in cui viene celebrato l'ottavo centenario del Transito di Francesco d'Assisi. Il progetto è stato promosso dall'Opera di Santa Croce insieme all'Opificio delle Pietre Dure, che ha progettato e realizzato l'intervento, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Fondazione Cr Firenze, di Arpai e di numerosi donatori privati. La campagna Giving4 Giotto ha accompagnato il restauro coinvolgendo persone e sostenitori da tutto il mondo. Tra i donatori figurano Veronica e Dominique Marzotto e William von Mueffling. A presentare l'intervento sono stati Alessandro Tortorella, direttore del Fondo Edifici di Culto del ministero dell'Interno, Irene Sanesi, presidente dell'Opera di Santa Croce, Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Emanuela Daffra, soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, padre Franco Buonamano, rettore della basilica, Carlo Sisi, membro del Cda della Fondazione Cr Firenze, e Dominique Marzotto, presidente di Arpai. Il ritorno delle Storie di San Francesco non rappresenta però la conclusione degli studi. I dati raccolti durante quattro anni di indagini – dalle informazioni sui materiali alle tecniche esecutive, dalle condizioni degli intonaci alla mappatura delle incisioni – costituiranno una nuova base per approfondire uno dei momenti cruciali della storia dell'arte europea. Le conoscenze acquisite serviranno inoltre a monitorare nel tempo lo stato di conservazione delle pitture e a programmare eventuali interventi futuri.
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Giotto, il restauro della Cappella Bardi svela un ‘disegno nascosto’
Bezzecchi precede Marc Marquez nella Practice di MotoGp a Misano
MISANO ADRIATICO (ITALPRESS) – Marco Bezzecchi è il più veloce nella Practice al Gran Premio di San Marino, appuntamento valido per il Mondiale di MotoGp. Il pilota riminese dell’Aprilia gira in 1’30″144, precedendo la Ducati di Marc Marquez (+0″103) e la Ducati Gresini di Alex Marquez (+0″185), rispettivamente secondo e terzo. Seguono le due Ducati VR46 di Franco Morbidelli (+0″241) e Fabio Di Giannantonio (+0″271). Decimo e qualificato in Q2 anche il leader della classifica Jorge Martin, che con la sua Aprilia è distante 0″546 dal compagno di squadra Bezzecchi. La Ducati di Pecco Bagnaia si ferma invece al 19° posto (+1″315). La MotoGp torna in pista domani con prove libere 2, qualifiche e Sprint.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Maltempo a Roma, albero caduto sull’auto: chi paga i danni? La risposta degli esperti
(Adnkronos) – Il maltempo che si è abbattuto ieri su Roma, così come su altre città italiane, ha creato non pochi danni e disagi. Solo nella Capitale, centinaia sono stati gli interventi dei vigili del fuoco, intervenuti per soccorrere alcune autovetture con passeggeri a bordo rimaste bloccate nei sottopassaggi a causa dell'acqua alta. Ma anche – come è successo in via Ardeatina – per soccorrere un uomo dopo che un albero era caduto sulla propria automobile. Il personale della squadra 7/A dei vigili del fuoco di Ostiense, con l'ausilio di un'autogru, ha estratto il conducente affidandolo alle cure del personale del 118. Ma il danno era ormai fatto. Cosa succede in questi casi? Il Comune è tenuto a pagare i danni?
Non ha dubbi il presidente del Codacons Carlo Rienzi che, riferendosi all'albero caduto ieri su un'auto a Roma all'Adnkronos/Labitalia rimarca che "il Comune è responsabile e quindi deve sempre risarcire. Ovviamente – spiega – se si ha una polizza auto per eventi atmosferici l'assicurazione pagherà, in caso contrario il risarcimento sarà dovuto dal Comune". Per Andrea Ghizzoni, managing director assicurazioni di Facile.it, "se cade un albero su un'auto il Comune rimborsa i danni se l'albero si trovava in un'area pubblica urbana e la caduta è dipesa dalla scarsa manutenzione. Se era malato e se non era stata fatta la potatura. Tuttavia, il Comune non risponde nel caso in cui l'albero sia caduto unicamente per colpa del temporale pur essendo in buone condizioni. Non paga, invece, se dimostra il 'caso fortuito', come un evento meteo eccezionale e imprevedibile. Ovviamente il Comune non risarcisce se l'albero si trovava in un'area privata", spiega all'Adnkronos/Labitalia.
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Varchi “Otto tavoli per costruire il manifesto della città di Palermo”
PALERMO (ITALPRESS) – Dalle idee al confronto, dal confronto alla costruzione di progetti concreti per il futuro della città. Palermo Capitale entra in una nuova fase e si prepara al suo primo grande incontro pubblico, in programma domenica 11 ottobre a Villa Filippina dalle 9:30.
Lo rende noto Carolina Varchi, deputato di Fratelli d’Italia, promotrice di Palermo Capitale, spiegando che, dopo il lancio dell’iniziativa nel mese di agosto e la prima fase di raccolta delle proposte attraverso il sito www.palermocapitale.eu, che ha registrato la partecipazione di centinaia di cittadini, il cantiere apre adesso gli incontri in presenza per mettere attorno allo stesso tavolo competenze, esperienze e idee capaci di contribuire alla rigenerazione di Palermo.
L’iniziativa sarà aperta a tutti, senza steccati e appartenenze, e punta a coinvolgere cittadini, professionisti, imprenditori, rappresentanti delle associazioni, del mondo delle professioni e delle realtà sociali e culturali che vogliono mettersi al servizio della città. Durante l’incontro si riuniranno contemporaneamente otto tavoli tematici, dedicati alle principali sfide per il futuro di Palermo: Ambiente ed Energia; Cultura e Turismo; Famiglia e Comunità; Mobilità e Rigenerazione urbana; Riqualificazione Quartieri; Sicurezza e Legalità; Sport; Sviluppo Economico.
Dai tavoli nasceranno altrettanti gruppi di lavoro, chiamati nelle settimane successive ad approfondire le proposte emerse e a trasformarle in contributi concreti per la stesura del Manifesto di Palermo Capitale, il documento che dovrà delineare una visione di lungo periodo per una città capace di tornare ad avere ambizione, centralità e un ruolo da protagonista nell’EuroMediterraneo. “Palermo Capitale nasce proprio con questo obiettivo: liberare le energie migliori della città e trasformarle in una visione condivisa. Dopo aver raccolto numerosi contributi online, vogliamo adesso guardarci negli occhi, confrontarci e lavorare insieme. Non cerchiamo spettatori, ma persone che abbiano qualcosa da mettere a disposizione di Palermo: un’idea, una competenza, un’esperienza, una proposta concreta. È da questo patrimonio diffuso che vogliamo partire per costruire il futuro della città”, sottolinea Carolina Varchi, deputato di Fratelli d’Italia, promotrice di Palermo Capitale. La partecipazione all’incontro è aperta a tutti, ma è obbligatoria la registrazione preventiva sul sito www.palermocapitale.eu, indicando al momento dell’iscrizione l’area tematica alla quale si intende partecipare.
– Foto ufficio stampa Carolina Varchi –
(ITALPRESS).
Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann
(Adnkronos) – La richiesta di Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel procedimento penale in corso a Torino sull’eredità della mamma, Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato Agnelli non è stata accolta. Lo ha deciso oggi, venerdì 11 settembre, il gip alla ripresa dell’udienza preliminare che invece ha ammesso la figlia dell’avvocato come parte civile per la parte di processo in cui vengono chiamati in causa con l’accusa di falso il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero e il notaio Remo Moroni. “Per i giudici, Margherita de Phalen non ha alcun titolo per lamentare danni contro Joel Kan in relazione ai fatti oggetto del processo penale: la costituzione di parte civile non può basarsi su insondabili rancori personali. Ora ci concentreremo sulla sostanza del procedimento: dimostrare che John Elkann ha agito sempre nel pieno rispetto della legge”. Così, in una nota, l’avvocato Paolo Siniscalchi, del team legale che difende John Elkann, al termine dell’udienza.
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MotoGp, Velo e Aprilia Racing insieme al Gran Premio di San Marino
(Adnkronos) – Velo, brand di sacchetti di nicotina di Bat Italia e leader in Italia e in Europa, rinnova la collaborazione con Aprilia Racing in occasione del Gran Premio di San Marino, in programma da oggi al 13 settembre al Misano World Circuit Marco Simoncelli, con una serie di iniziative dedicate ai consumatori adulti di nicotina. La presenza a Misano celebra una partnership che unisce innovazione, tecnologia e performance. Questa collaborazione si inserisce in un processo di trasformazione aziendale di Bat sempre più focalizzato sullo sviluppo di nuove categorie di prodotti a potenziale rischio ridotto e sulla costruzione di un portafoglio in linea con le nuove esigenze dei consumatori adulti di nicotina. Per Velo, rappresenta inoltre un’opportunità per raccontare il ruolo strategico che la categoria riveste per l’Italia, dove il prodotto è realizzato presso l'A Better Tomorrow Innovation Hub di Trieste, centro di eccellenza per l'innovazione e la manifattura avanzata. Durante il weekend di gara, Velo sarà presente al fianco di Aprilia Racing con una serie di attività dedicate ai consumatori adulti di nicotina, sia all'interno del circuito, con un corner dedicato nell'area hospitality, sia nell'ambito del Dedikato Festival, dove sarà disponibile un simulatore di guida firmato Aprilia Racing. Il 12 e 13 settembre, Velo estenderà il suo programma a Rimini con due serate dedicate al Coconuts. Gli eventi offriranno ai consumatori adulti di nicotina un'esperienza di intrattenimento ispirata all'atmosfera del weekend di gara e la possibilità di scoprire il brand attraverso elementi esperienziali dedicati. "L'Italia riveste un ruolo strategico per Velo. Da marzo 2025, il brand è prodotto nel nostro Innovation Hub di Trieste, segnando un traguardo importante nel percorso di trasformazione di BAT verso un business sempre più orientato alle categorie senza combustione. Quella che era nata come una visione ambiziosa si è oggi affermata come una realtà d'eccellenza nella produzione di sacchetti di nicotina per consumatori adulti e che oggi rappresenta il valore del Made in Italy all’interno del portfolio di BAT. Attraverso la partnership con Aprilia Racing, uniamo innovazione, costruzione del brand e trasformazione, dando vita a esperienze distintive per i consumatori adulti di nicotina in occasione di uno degli appuntamenti sportivi più importanti d'Italia." ha affermato Sebastian Schroth, Head of Marketing di Bat Italia. “Siamo molto felici di poter contare anche nel 2026 su un partner come Velo. Aprilia Racing si distingue da sempre per la sua italianità e per un know-how consolidato, valori che trovano in questa collaborazione un’ulteriore occasione per essere condivisi. Proseguire questo percorso insieme a Velo ci permette di rafforzare il legame con il nostro territorio e, al tempo stesso, di raccontare anche oltre i confini nazionali la capacità italiana di innovare e competere ai massimi livelli nel campo della tecnologia e della performance”, evidenzia Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing.
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Milano, ‘Sette idee’: startup e politica in un’arena unica per il Festival de L’Espresso
(Adnkronos) – Manca una settimana alla seconda edizione di 'Sette idee', il Festival dell'Italia che innova, organizzato da L'Espresso, diretto da Emilio Carelli. Il 17 e il 18 settembre, allo STEP FuturAbility District di Milano, 98 startup selezionate da un comitato scientifico tra le 374 candidate si sfideranno in 7 pitch competition: 3 minuti per presentare il proprio progetto, altri due per rispondere alle domande di una giuria composta dai vertici delle maggiori aziende italiane. Le 14 imprese innovative con il punteggio più alto accederanno alla finale, in programma a dicembre, a Roma. Le startup si confrontano su 7 ambiti: educazione, formazione e welfare; turismo, enogastronomia e ospitalità; medicina e salute; mobilità, energia e infrastrutture; Intelligenza artificiale, industria e spazio; finanza e assicurazioni; editoria indipendente. A intervenire nell'arena, per 11 ore al giorno, ci saranno circa 50 relatori istituzionali in un’alternanza tra pitch e confronti politici, a un anno dalle elezioni. Prevista la partecipazione dei ministri Adolfo Urso, Tommaso Foti, Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Alberti Casellati, dei viceministri Francesco Paolo Sisto ed Edoardo Rixi, dei sottosegretari Paola Frassinetti, Isabella Rauti, Alberto Barachini e Luigi Sbarra, della vicepresidente della Camera Anna Ascani. I territori sono rappresentati da Alessandra Todde, Eugenio Giani e Roberto Occhiuto; per Milano, il sindaco Giuseppe Sala, la vicesindaca Anna Scavuzzo e l'assessora Alessia Cappello. Da Bruxelles arrivano gli eurodeputati Brando Benifei, Pasquale Tridico, Pierfrancesco Maran e Nicola Zingaretti. In agenda anche il confronto tra Nicola Fratoianni e Maurizio Lupi, gli interventi di Benedetto Della Vedova, Fabrizio Benzoni, Carlo Calenda, Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Barbara Floridia, Stefano Candiani. Nell'arena scendono anche i nuovi volti della politica: Bernard Dika, Simone Leoni, Paolo Romano e Matteo Hallissey. Presente, infine, l’ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema e Matteo Renzi, che chiude il Festival. Il Festival è a ingresso libero, con registrazione su Eventbrite, ed è trasmesso anche in diretta sui canali social e sul sito de L'Espresso. Q8 Italia è main partner di 'Sette idee', iniziativa patrocinata dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Comune di Milano e da Roma Capitale.
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L’estate 2026 con l’auto elettrica, il racconto tra caldo record e bollini neri
(Adnkronos) –
Climatizzazione, ricariche e tariffe: l’estate 2026 alla guida dell'auto elettrica è stata superata senza stress. Il caldo eccezionale di quest’anno e i consueti bollini neri delle grandi partenze non hanno inciso in maniera negativa stando alle esperienze degli utenti registrate da Adiconsum che attraverso il presidente nazionale, Giovanni De Cristofaro, coadiuvato da Mauro Vergari, responsabile per le tematiche della Sostenibilità ambientale, ricostruisce con Adnkronos l’esperienza degli e-driver in questa stagione 2026 eccezionalmente torrida. Il caldo, e il relativo uso del climatizzatore, insieme al pieno carico del veicolo per gli spostamenti di diversi giorni alzano chiaramente i consumi dell’auto, elettrica e non, ma senza incidere sul comfort di viaggio. "Sulle elettriche moderne, in un viaggio estivo, l’incremento è in genere di circa il 10%, più contenuto rispetto all’inverno. La pompa di calore e la gestione termica riducono gli sprechi, soprattutto con il freddo invernale; in estate il climatizzatore a regime assorbe circa 1-1,5 kWh (circa 5-7 km di autonomia) all’ora. Un consumo che ovviamente non impedisce i viaggi lunghi, come dimostra il diffuso traffico elettrico verso l’Italia sia dei turisti stranieri sia degli automobilisti italiani. Adiconsum, su questo specifico aspetto, non riceve segnalazioni: per questo riteniamo che non costituisca un problema per chi viaggia", spiega De Cristofaro. File per le ricariche del veicolo nelle giornate da bollino nero? Su questo punto va fatta una precisazione. "Occorre distinguere nettamente la ricarica ultraveloce (Hpc) presente generalmente su autostrade e strade a percorrenza veloce da quella lenta/media in Ac presente principalmente nelle aree urbane. Sulle Hpc, non ci risultano criticità strutturali nemmeno nelle giornate da bollino nero. Il ricambio alle colonnine è continuo: in 20-25 minuti la sosta è in genere conclusa e lo stallo si libera", racconta il presidente Adiconsum, precisando che "in Ac il quadro può essere diverso. È più facile trovare stalli occupati, soprattutto in località di villeggiatura o in Comuni con pochi punti di ricarica. Qui il tema non è l’auto elettrica in sé, ma organizzazione e numero di stalli: una sosta lenta tiene occupata la colonnina per ore e, dove l’offerta è scarsa, si notano più facilmente code o postazioni 'occupate'". Ma nel complesso, rassicura l'associazione che con il progetto 'Green Circle – Abita e Muoviti' assiste i consumatori proprio su queste tematiche, "le segnalazioni su questo punto sono minime. La rete di ricarica continua a crescere proporzionalmente al numero delle auto elettriche in circolazione e la ricarica è garantita".
Nel complesso la disponibilità di infrastrutture di ricarica è buona anche se il quadro non è omogeneo. "Cinque anni fa la risposta sarebbe stata critica: in autostrada i punti erano insufficienti e il viaggio in elettrico andava costruito con attenzione. Oggi, però, non è più così. Secondo l’ultima rilevazione di Motus-E, in Italia ci sono 84.564 punti di ricarica pubblici. Il 54% delle aree di servizio autostradali è già dotato di infrastruttura; a queste si aggiungono le colonnine Dc e Hpc subito fuori dai caselli, ormai parte integrante dell’offerta di viaggio. È sempre più frequente, in autostrada, trovare il pittogramma della ricarica elettrica accanto a quello dei carburanti tradizionali: un segnale concreto di normalizzazione del servizio – spiega – La copertura, purtroppo però, non è ancora omogenea. Per questo Adiconsum chiede da tempo investimenti prioritari nel Mezzogiorno, sulle autostrade e nelle aree a domanda turistica. Nei centri di villeggiatura molti esercizi di accoglienza si stanno attrezzando: comprendendo che la ricarica è anche uno strumento di marketing". Temperature da record in questa estate 2026; ciononostante i veicoli e i loro apparati elettronici non hanno subito conseguenze dirette. "Dalle segnalazioni che ci arrivano e dalla nostra esperienza diretta non emerge un’emergenza sistemica di 'crash da caldo'. E’ evidente, però, che il grande caldo causato dalla crisi climatica potrebbe in rari casi colpire gli apparati elettronici presenti sia nelle auto termiche che in quelle elettriche che comunque sono progettate per le alte temperature. Possono invece capitare, soprattutto d’estate, problemi di blackout a causa dell’elevato uso della rete elettrica che rendono difficile la ricarica come del resto renderebbe impossibile anche il rifornimento di carburanti tradizionali", chiarisce. Più articolato il discorso per app e tariffe. "Questo nuovo mercato è complesso. Sulla stessa colonnina che si decide di utilizzare il prezzo dell’energia elettrica può variare anche del 40-70% a seconda dell’app utilizzata, cioè dell’operatore con cui si paga. La ricarica domestica costa in media 2-3 volte meno di quella pubblica. Chi usa la rete di ricarica in pubblico, se non vuole spendere una sproposito, dovrebbe invece dotarsi di un’app di comparazione e scegliere l’operatore che in quel momento offre la tariffa migliore. Consiglio concreto per chi usa l’auto elettrica: confrontare sempre le tariffe prima di attaccare il cavo. Spesso ci sono anche promozioni ma vanno cercate e attivate", afferma il presidente di Adiconsum ricordando che l'associazione ha creato l’Osservatorio Nazionale dei prezzi della ricarica elettrica, in collaborazione con l’App TariffEV, che pubblica tabelle con i prezzi della ricarica in pubblico in Italia suddivise per velocità e offerte. Un'esperienza da viaggio da pianificare? "In un viaggio lungo è importante ma non indispensabile, per la guida di tutti i giorni non è necessaria. La necessità di pianificazione dipende anche dall’auto elettrica che si usa: non tutte le auto hanno un pianificatore di viaggio all’altezza. Le auto con i computer di bordo di qualità, indicando la destinazione, forniscono informazioni, specificando a quale colonnina fermarsi, quanta energia caricare fino alla successiva ricarica, quando ripartire e ottimizzando l’intero viaggio con i tempi più bassi. In alternativa, conviene usare un route planner di app terze ma in questo caso serve anche conoscere la propria vettura – potenza di ricarica accettata e autonomia reale in autostrada – e, se possibile, far coincidere le ricariche con le soste fisiologiche e la pausa pranzo, per ottimizzare i tempi". "Pianificare serve per ottimizzare il viaggio ma non per limitare l'ansia da autonomia che è un falso problema – chiarisce – Senza pianificazione il viaggio può andare comunque a buon fine, rischiando però di spendere di più in soldi e tempo. Con i picchi di traffico estivi, improvvisare è il modo più sicuro per perdere ore e alzare il conto". Utile in questo senso può essere verificare le esperienze degli altri automobilisti su forum e social. Il viaggio in auto elettrica appare dunque promosso in questa estate 2026, pur con aspetti da migliorare. "L’esperienza è decisamente positiva. Per chi parte con un minimo di preparazione e può integrare ricarica domestica in partenza e/o destinazione, l’esperienza estiva è ottimale: silenzio, comfort, costi di esercizio ancora competitivi in rapporto con il termico. Per chi viaggia 'come con il pieno di benzina' – senza box, senza app multiple, senza pianificazione – l’estate 2026 conferma i limiti strutturali che l’Osservatorio denuncia da oltre un anno: prezzi alle colonnine ancora alti e poco trasparenti, rete disomogenea, servizio non regolato come pubblica utilità", conclude il presidente di Adiconsum, ricordando le proposte dell'associazione: "Riconoscere la ricarica pubblica come servizio di pubblica utilità; tariffe massime calmierate; trasparenza obbligatoria; infrastrutture con priorità a Sud, autostrade e aree turistiche; concessioni più lunghe; sostegno a chi non ha box; una Piattaforma Europea di confronto prezzi". "Senza queste correzioni l’elettrico resterà conveniente soprattutto per chi ricarica a casa. La transizione, invece, deve essere equa e per tutti", avverte.
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Roma, al via nuova edizione di ‘Roma come stai?’, 4 incontri sulle piazze e trasformazione spazio urbano
(Adnkronos) – Dal 12 settembre al 17 ottobre torna 'Roma come stai?', il ciclo di incontri promosso dal Municipio Roma I Centro in collaborazione con la Facoltà di Architettura di Sapienza Università di Roma. L'edizione 2026 è dedicata alle piazze come dispositivi urbani vivi, luoghi nei quali memoria e progetto, permanenza e trasformazione, storia e contemporaneità si incontrano. Quattro appuntamenti in luoghi emblematici della Capitale proporranno una riflessione sullo spazio pubblico nella città storica e sul suo ruolo come luogo di vita collettiva, cittadinanza e futuro. Si comincia domani, 12 settembre, alle 18 nella Sala dell'Auditorium del Museo dell'Ara Pacis, con Francesco Cellini, che illustrerà il progetto di sistemazione degli spazi urbani e dell'area archeologica del Mausoleo di Augusto. Il secondo appuntamento si terrà sabato 26 settembre alle 18 in Piazza Testaccio, dove Valentina Cocco ripercorrerà l'esperienza di trasformazione e riqualificazione della piazza. Il ciclo proseguirà sabato 3 ottobre alle 18 nella Cappella dei Condannati di Castel Sant'Angelo, con Luca Catalano e il racconto del progetto di Piazza Pia, per concludersi sabato 17 ottobre alle ore 18.00 in Piazza del Colosseo, dove Andrea Grimaldi e Filippo Lambertucci presenteranno il progetto espositivo e l'allestimento museografico della stazione-museo Colosseo/Fori Imperiali della linea C. Ogni incontro sarà introdotto da un preludio musicale offerto da MuSa – Musica Sapienza. La partecipazione è gratuita. Avviato nel 2017, "Roma come stai?'' si è consolidato negli anni come uno spazio di confronto pubblico sui temi della città, coinvolgendo progettisti, studiosi, intellettuali, istituzioni e cittadini in un dialogo aperto sulle trasformazioni di Roma e sul suo futuro. "Con questo appuntamento finale, Roma come stai? compie il suo viaggio: un percorso tessuto tra conoscenza, espressione artistica e presenza dei cittadini. Abbiamo provato a far parlare la memoria della città con le sue trasformazioni di oggi, per chiederci come Roma possa rimanere luogo di invenzione, eleganza e progresso. Ogni costruzione del passato guardava avanti: è a quello sguardo che dobbiamo ricollegarci, insieme, come tessuto culturale e civile della capitale", afferma l'assessora alla Cultura del Municipio I Roma Centro Giulia Silvia Ghia.
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Perrini (Cni), “Riforma delle professioni e AI al centro del Congresso nazionale degli ingegneri”
(Adnkronos) – Dalla riforma delle professioni all'intelligenza artificiale. Sono molti i temi al centro del 70° Congresso nazionale degli ingegneri che si svolgerà a Trieste dal 23 al 25 settembre, in un momento caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali. Dalla transizione energetica alla digitalizzazione alla sostenibilità, le sfide che attendono il Paese richiedono competenze tecniche sempre più avanzate e una capacità di visione di lungo periodo. In questo contesto il Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni) rivendica un ruolo attivo della professione nei processi decisionali e nella definizione delle politiche pubbliche, nella convinzione che gli ingegneri debbano essere protagonisti delle trasformazioni che stanno ridisegnando la società e l'economia. Dalla riforma delle professioni alle nuove tecnologie, dalle infrastrutture alla formazione delle future generazioni di professionisti, il messaggio che il Cni intende portare al Congresso è chiaro: le grandi sfide del presente e del futuro richiedono il contributo delle competenze tecnico-scientifiche. In un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, il presidente del Cni, Angelo Domenico Perrini, spiega che la categoria è chiamata a essere protagonista del futuro del Paese, mettendo competenze, innovazione e responsabilità al servizio delle scelte che ne determineranno lo sviluppo nei prossimi anni. "Oggi la sfida principale è saper cogliere per tempo le trasformazioni che interessano la società, l'economia e la tecnologia, per mettere gli ingegneri nelle condizioni di affrontarle al meglio. Viviamo una fase in cui la scienza e la tecnica avanzano con una rapidità senza precedenti e questo richiede una capacità di adattamento sempre maggiore. Il compito dell'ingegneria è contribuire a governare queste trasformazioni mettendo a disposizione competenze, responsabilità e capacità di visione. Alle istituzioni chiediamo di valorizzare maggiormente il contributo delle competenze tecnico-scientifiche nei processi decisionali. Le competenze ingegneristiche sono già spesso coinvolte nella definizione delle scelte strategiche, ma non sempre le indicazioni tecniche trovano una piena traduzione nelle norme e nei provvedimenti attuativi. L'ingegnere rappresenta il punto di raccordo tra scienza, politica e società. Senza gli ingegneri molte delle grandi trasformazioni in corso rischierebbero di rimanere sulla carta. Il nostro compito è fare in modo che queste transizioni siano sostenibili, sicure, concretamente realizzabili e soprattutto orientate al benessere delle persone. Oggi la progettazione non può più limitarsi a valutare gli effetti immediati di un'opera o di una tecnologia. E' necessario considerare l'intero ciclo di vita dei sistemi che realizziamo, dalla progettazione alla gestione fino allo smaltimento finale. Significa assumersi la responsabilità delle conseguenze che le scelte attuali avranno sulle generazioni future. E' una delle principali evoluzioni culturali dell'ingegneria contemporanea".
L'Italia e l'Europa sono chiamate ad affrontare sfide come la transizione energetica, la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale. Quale ruolo possono svolgere gli ingegneri?
"Negli ultimi anni la professione degli ingegneri. La società è profondamente diversa rispetto a quella che ha caratterizzato il secondo dopoguerra. Allora le principali esigenze riguardavano l'edilizia, le infrastrutture, l'industrializzazione e l'energia. Oggi parliamo di robotica, intelligenza artificiale, biomedicina, digitalizzazione e sistemi complessi. L'ingegnere è presente nelle sale operatorie, contribuisce allo sviluppo delle tecnologie medicali, partecipa alla progettazione di organi artificiali e opera in settori che fino a pochi anni fa erano impensabili. Proprio per questo diventa ancora più importante garantire che chi esercita queste attività possieda adeguate competenze, sia sottoposto a formazione continua e operi nel rispetto di regole deontologiche precise. La tutela della collettività rimane la nostra missione fondamentale. Il vero problema italiano spesso non è il tempo necessario per costruire un'opera, ma il lungo periodo che intercorre tra la decisione di realizzarla e l'avvio effettivo dei lavori. In molti casi questa fase preliminare richiede tempi superiori a quelli della costruzione stessa. Le cause sono note: eccesso di burocrazia e carenze di personale specializzato e qualificato nei sistemi digitali all’interno degli uffici tecnici della Pubblica amministrazione e insufficiente disponibilità di personale qualificato. Gli ingegneri possono contribuire a migliorare migliorando la qualità della progettazione, prevenendo gli ostacoli procedurali e rafforzando la capacità tecnica delle amministrazioni. In questo senso la formazione continua e la certificazione delle competenze rappresentano strumenti fondamentali per garantire professionalità sempre più specializzate. L'ingegneria non solo continua a svolgere un ruolo essenziale nei settori tradizionali, come l'edilizia, l'energia, l'idraulica e la tutela del territorio, ma oggi è chiamata a dare il proprio contributo anche in ambiti sempre più strategici come l'informatica, la digitalizzazione, l'ingegneria clinica e quella biomedica. Per questo ci aspettiamo che dal Congresso emergano riflessioni e proposte capaci di accompagnare l'evoluzione della professione e di valorizzarne il contributo allo sviluppo del Paese. L'auspicio è che il legislatore colga pienamente il valore strategico delle competenze ingegneristiche e riconosca il ruolo che gli ingegneri possono svolgere nell'affrontare le grandi sfide dell'innovazione, della competitività e della crescita del sistema Paese".
Negli ultimi anni il Pnrr ha contribuito ad accelerare numerosi interventi. Quali prospettive vede per il futuro degli investimenti infrastrutturali?
"L'esperienza del Pnrr ha dimostrato che, quando esistono obiettivi chiari e procedure efficaci, è possibile realizzare opere in tempi significativamente più rapidi rispetto al passato. Tuttavia, con la progressiva conclusione dei finanziamenti del Piano, sarà sempre più importante valorizzare strumenti come il partenariato pubblico-privato. Riteniamo che il coinvolgimento dei capitali privati possa rappresentare una leva importante per sostenere la realizzazione di opere strategiche, purché si riesca a trovare un equilibrio tra tutela dell'interesse pubblico e attrattività degli investimenti".
Tra i temi al centro del dibattito vi è anche la riforma delle professioni. Quali sono gli aspetti che il Cni considera prioritari?
"La proposta di legge delega rappresenta un passaggio fondamentale perché completa il percorso di riforma avviato nel 2012, quando furono introdotti strumenti importanti come la formazione continua, l'obbligo assicurativo e un sistema disciplinare più moderno. Si tratta di un processo che ha rafforzato il ruolo degli Ordini professionali nella tutela della collettività e che oggi necessita di essere aggiornato alla luce delle profonde trasformazioni che stanno interessando la professione. Tra gli aspetti che consideriamo prioritari vi è innanzitutto il riconoscimento delle nuove competenze che caratterizzano l'ingegneria contemporanea. Penso, ad esempio, all'ingegneria clinica, all'informatica, alla digitalizzazione e a tutti quei settori che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante e che oggi sono trasversali rispetto alle tradizionali specializzazioni dell'ingegneria. L'evoluzione delle tecnologie digitali ha modificato profondamente anche il modo di esercitare la professione. Oggi un ingegnere può accedere a conoscenze, strumenti e informazioni provenienti da tutto il mondo e l'intelligenza artificiale rappresenta un ulteriore salto di qualità in questo percorso. La riforma deve quindi consentire un reale ammodernamento dell'ordinamento professionale, mettendo gli ingegneri nelle condizioni di operare efficacemente in questo nuovo contesto tecnologico, senza mai perdere di vista il principio fondamentale che guida la nostra professione: la tutela dell'interesse pubblico e della collettività.
L'intelligenza artificiale sarà uno dei temi centrali del Congresso. Come deve essere affrontata dalla professione?
"L'intelligenza artificiale è uno straordinario acceleratore delle capacità professionali, ma non può sostituire il professionista. La responsabilità finale delle decisioni e degli atti rimane sempre in capo all'ingegnere. Il professionista deve essere in grado di definire correttamente i dati di input, validare i modelli, verificare i risultati e assumerne la responsabilità. Per questo motivo servono solide competenze scientifiche di base e una formazione adeguata. Come Consiglio nazionale abbiamo già aggiornato il Codice Deontologico introducendo specifiche disposizioni sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Tra queste vi è anche l'obbligo di informare il committente dell'utilizzo di tale strumento. L'AI resta, infatti, uno strumento, per quanto sofisticato; la responsabilità professionale rimane sempre della persona che firma, assumendosi la responsabilità dell'atto".
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