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Allarme Altnv, il nuovo virus dalle zecche: cosa sapere

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(Adnkronos) – Arriva Altnv, alias
nairovirus della zecca asiatica dalle lunghe corna, nuovo patogeno trasmesso dalle zecche identificato in Cina. Il virologo Fabrizio Pregliasco rassicura. "Sulla base dei dati oggi disponibili non siamo di fronte a un nuovo allarme sanitario globale", afferma commentando lo studio riportato sul 'New England Journal of Medicine'. Inoltre, "per l'Italia non esistono al momento elementi che indichino la circolazione di Altnv né un rischio specifico per la popolazione". Tuttavia, "la scoperta è importante perché dimostra quanto sia ancora ampio il mondo dei microrganismi trasmessi da zecche e altri vettori che possono causare infezioni nell'uomo senza essere immediatamente riconosciuti", sottolinea il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano, past president Anpas e vicepresidente Samaritan International. Per Pregliasco, "la notizia deve quindi essere letta soprattutto come un richiamo all'importanza della sorveglianza epidemiologica e virologica". E "il tema – rimarca – assume una rilevanza ancora maggiore nel contesto dei cambiamenti climatici e ambientali, che possono modificare distribuzione geografica, stagionalità e densità di zecche e altri vettori. Questo non significa che ogni nuovo virus identificato sia destinato a diffondersi in Europa, ma rende necessario conoscere tempestivamente i patogeni emergenti e monitorarne l'evoluzione". Quindi "la lezione che arriva dalla Cina è soprattutto una: individuare precocemente un nuovo patogeno non significa creare allarme, ma essere meglio preparati. Sorveglianza, ricerca e approccio One Health rappresentano gli strumenti fondamentali per affrontare le infezioni emergenti prima che possano trasformarsi in problemi sanitari più rilevanti", ribadisce l'esperto. E per difendersi dalla zecche, ricorda il medico, "la prevenzione rimane fondamentale: durante le attività in aree boschive o con vegetazione alta è opportuno utilizzare abiti coprenti e repellenti, controllare accuratamente la pelle al rientro e rimuovere correttamente e rapidamente eventuali zecche". 
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Polonia avverte: “Russia pronta a nuove provocazioni, serve unità Nato”

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(Adnkronos) – Il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha dichiarato oggi che, data la persistente politica aggressiva della Russia, che include attacchi ibridi e atti di sabotaggio, la Polonia è in costante contatto con i servizi di sicurezza statunitensi e di altri Paesi. Il ministro, che ieri aveva lanciato un allarme simile, ha aggiunto che la Russia ricorre anche ad azioni come l'incendio di impianti della difesa, violazioni dello spazio aereo e il disturbo dei segnali Gps, sottolineando che la risposta a questi atti deve consistere nell'unità della Nato e nel rigoroso rispetto delle disposizioni del Trattato di Washington. Kosiniak-Kamysz ha affermato che la Polonia rientra in una ristretta cerchia di Stati che ricevono informazioni di intelligence di massimo livello, grazie alla sua stretta alleanza con gli Stati Uniti. Nel corso di una dichiarazione rilasciata a Bircza, nella Polonia sud-orientale, il ministro della Difesa ha fatto riferimento al rapporto ricevuto dal primo ministro Donald Tusk da parte del direttore della Cia John Ratcliffe. In questo documento viene lanciato un avvertimento sulla necessità, per la Polonia e l'Europa, di prepararsi a diversi scenari legati al conflitto russo-ucraino e alla situazione sul fianco orientale dell'Unione Europea. Secondo Kosiniak-Kamysz, il partenariato tra Varsavia e Washington si concretizza negli accordi siglati di recente per il finanziamento dell'acquisto di equipaggiamenti militari destinati all'esercito polacco e nelle garanzie di credito concesse dagli Stati Uniti alla Polonia. Con riferimento alla cooperazione tra i servizi di sicurezza polacchi ed esteri, Kosiniak-Kamysz ha dichiarato che le operazioni condotte dall'Agenzia per la Sicurezza Interna e dal Servizio di Controspionaggio Militare, volte a neutralizzare minacce interne, sono il risultato diretto della costante collaborazione tra i servizi dei Paesi partner della Nato. 
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Medicina, Gianpaolo Balzano presidente Associazione italiana studio pancreas

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(Adnkronos) – Gianpaolo Balzano è stato eletto presidente dell'Associazione italiana per lo studio del pancreas (Aisp) per il triennio 2026-2029. La nomina è avvenuta in occasione del 50esimo Congresso nazionale dell'associazione, che si è chiuso oggi a Bergamo. Già professore associato di Chirurgia generale all'università dell'Insubria, responsabile della Chirurgia del pancreas dell'ospedale di Circolo di Varese, coordinatore scientifico della Rete delle Pancreas Unit di Regione Lombardia e autore di diversi studi sui modelli di centralizzazione della chirurgia pancreatica, Balzano succede a Silvia Carrara – informa Aisp in una nota – ed entra in carica con la volontà di guidare l'evoluzione delle cure delle malattie del pancreas verso modelli più efficaci e centrati sul paziente, specialmente in ambito oncologico. "Il tumore del pancreas continua a rappresentare una sfida cruciale in oncologia, malgrado i progressi raggiunti sul fronte diagnostico, terapeutico e chirurgico – spiega Balzano – Per questo, l'innovazione deve estendersi oltre la ricerca clinica e tecnologica, coinvolgendo anche i modelli organizzativi e assistenziali, con l'obiettivo di rendere i percorsi di cura più integrati, appropriati e omogenei e di garantire un accesso equo a prestazioni di eccellenza. In questo contesto, le Pancreas Unit possono rappresentare un modello organizzativo capace di rafforzare la presa in carico multidisciplinare e la continuità assistenziale, attraverso un'implementazione sostenibile nell’ambito delle risorse già disponibili del Servizio sanitario nazionale". In Italia si registrano ogni anno circa 14mila nuove diagnosi di tumore del pancreas – si legge nella nota – con una sopravvivenza a 5 anni di poco superiore al 10%. Si tratta del tumore a peggiore prognosi tra quelli più diffusi: circa la metà dei pazienti presenta già metastasi quando compaiono i primi sintomi e solo il 20% è in uno stadio iniziale che consente l’intervento. In questo contesto la chirurgia pancreatica, tra le procedure più complesse della chirurgia addominale, presenta un rischio di mortalità fortemente variabile in funzione dell'esperienza del centro. Negli ospedali ad alta specializzazione la mortalità dopo resezione pancreatica è inferiore al 5%, mentre in altri può superare il 20% e arrivare, in alcuni casi, oltre il 30%. "Non è più accettabile che la probabilità di superare un intervento dipenda in misura così rilevante dall’ospedale in cui si viene operati – afferma Balzano – La chirurgia pancreatica deve essere concentrata in centri che dispongano non soltanto di volumi adeguati, ma anche di competenze multidisciplinari, organizzazione e risultati documentati".  "L'esperienza lombarda, per esempio – sottolinea il neo presidente Aisp – dimostra che cambiare è possibile. La sfida dei prossimi anni sarà portare questo modello all'attenzione del ministero della Salute e della Conferenza Stato-Regioni, per favorirne una progressiva applicazione a livello nazionale". La Lombardia – ricorda la nota – è stata infatti la prima Regione italiana a istituire una rete formalizzata di Pancreas Unit, selezionando i centri di riferimento sulla base di specifici requisiti di qualità. I primi dati mostrano risultati significativi, con una riduzione della mortalità operatoria media dall'8,8% del 2024 al 5,5% del 2025. Il modello si basa su una rete Hub & Spoke, che consente di mantenere vicino a casa del paziente le cure che non richiedono elevata specializzazione (Spoke) e di concentrare nei centri di riferimento (Hub) gli interventi più complessi, garantendo percorsi condivisi, competenze multidisciplinari e standard di qualità.  "Un documento per l’implementazione delle Pancreas Unit è già stato approvato dal ministero della Salute – rimarca Balzano – Resta ora da completare il percorso istituzionale con le Regioni per favorirne l'applicazione sul territorio nazionale". Accanto allo sviluppo delle Pancreas Unit, il programma della nuova presidenza punta a rafforzare il ruolo di Aisp al fianco dei pazienti, promuovendo una corretta e consapevole informazione su prevenzione, fattori di rischio, genetica, terapie, nutrizione e cure di supporto. Tra le iniziative previste – conclude la nota – particolare attenzione sarà dedicata alla diffusione delle informazioni sulle sperimentazioni cliniche attive in Italia per il tumore del pancreas e alla maggiore accessibilità dei dati pubblici sulla qualità delle cure. 
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Radiologia Interventistica del Goretti di Latina si conferma riferimento in Europa

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(Adnkronos) – L'Unità Operativa Complessa di Radiologia Interventistica dell'ospedale 'S. Maria Goretti' di Latina si conferma riferimento a livello nazionale ed internazionale. Il dottore Giuseppe Pelle è intervenuto al Cirse Annual Congress 2026, il meeting più autorevole in Europa, per relazionare sulla esperienza nelle innovative procedure Carto/Parto per il trattamento delle varici gastriche in pazienti cirrotici, che si caratterizzano per un elevatissimo rischio emorragico e mortalità elevata. "La Uoc di Radiologia Interventistica del Goretti è stata tra le prime nel Vecchio Continente ad aver eseguito questo tipo di interventi mini invasivi in anestesia locale, che nella maggior parte dei casi garantisce la guarigione completa. A confermare il ruolo di capofila nell'applicazione delle Carto/Parto, i medici del presidio ospedaliero pontino sono stati i primi in Europa a pubblicare uno studio su una rivista internazionale, Gastrointestinal Disorders", sottolinea l'asl di Latina in una nota.  Sempre allo stesso congresso internazionale, tenutosi a Copenaghen alla presenza di oltre 1500 operatori sanitari, il dottore Flavio Andresciani, assistente della Radiologia interventistica del Goretti, ha ricevuto il premio come revisore della rivista europea 'Cvir Endovascular' della Cardiovascular and Interventional Radiological Society of Europe. La Radiologia Interventistica del Goretti, Hub neurovascolare di primo livello, è inoltre al vertice in Italia – con oltre 100 casi all'anno – nell'applicazione delle Sirt, procedure endovascolari per il trattamento di tumori epatici mediante radioisotopi.  L'Unità operativa diretta dal dottor Cesare Ambrogi si distingue inoltre per la pratica di embolizzazione endovascolare, tecnica innovativa che offre risultati eccellenti nel trattamento del dolore da osteoartrosi resistente a terapia medica. La Radiologia interventistica dell'ospedale di Latina, con una attività h24, tratta in media ogni anno oltre 100 casi di ictus e 40 di aneurismi celebrali. Gli oltre 2000 casi trattati annualmente, in proficua e sinergica collaborazione con le Unità Operative Complesse di Cardiologia, Chirurgia Vascolare e Gastroenterologia, riguardano anche delicate patologie toraco-addominali e vascolari. 
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Epatite A, 10 casi nelle aree di Pisa e Livorno: in corso verifiche su possibile focolaio

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(Adnkronos) – I Servizi di Igiene pubblica dell'Azienda Usl Toscana nord ovest "hanno segnalato complessivamente 10 casi di epatite A registrati nelle aree di Pisa e Livorno. Sulla base dei primi elementi raccolti, è in corso una verifica per accertare l'eventuale riconducibilità dei casi a una medesima origine, con particolare attenzione a un possibile cluster associato a uno stabilimento balneare del litorale pisano". Così l'Ausl in una nota. Le strutture dell'Azienda sanitaria stanno svolgendo gli approfondimenti epidemiologici necessari per ricostruire i possibili collegamenti tra i casi e individuare l'eventuale fonte comune dell'infezione. "Al momento, pertanto, non è possibile stabilire con certezza l'origine del contagio e le verifiche sono tuttora in corso", precisano.  "Attualmente tre persone sono ricoverate nel reparto di Malattie Infettive dell'ospedale di Livorno, dove vengono tenute sotto osservazione e sono in buone condizioni. Altri pazienti sono stati visitati dai sanitari e, non essendo necessario il ricovero, sono stati dimessi e hanno fatto rientro al proprio domicilio con le indicazioni e le prescrizioni mediche del caso", sottolinea la nota. I Servizi di Igiene pubblica dell'Azienda Usl Toscana nord ovest proseguono le attività di sorveglianza e di indagine epidemiologica, in collaborazione con le strutture sanitarie coinvolte, per chiarire l'origine dei casi e adottare, se necessario, ulteriori misure di prevenzione e controllo.  L'epatite A "è un'infezione del fegato causata dal virus dell'epatite A. Si trasmette principalmente per via oro-fecale, cioè quando il virus presente nelle feci di una persona infetta viene ingerito, direttamente o indirettamente, da un'altra persona. Il contagio può avvenire attraverso il contatto stretto con una persona infetta, soprattutto in condizioni di scarsa igiene delle mani, oppure attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati. Tra gli alimenti maggiormente associati alla trasmissione dell'infezione vi sono quelli consumati crudi o poco cotti e i prodotti che possono essere contaminati durante la manipolazione.  I sintomi – ricordano i sanitari dell'Ausl – possono comparire generalmente dopo un periodo di incubazione di alcune settimane e comprendono soprattutto stanchezza, perdita di appetito, nausea, vomito, febbre, dolori addominali e malessere generale. Possono inoltre comparire urine scure, feci più chiare e ittero, cioè una colorazione giallastra della pelle e della parte bianca degli occhi. Nei bambini l'infezione può anche manifestarsi con sintomi molto lievi o senza sintomi evidenti, mentre negli adulti può avere un decorso più significativo. L'epatite A, a differenza delle epatiti B e C, non diventa un'infezione cronica e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente. Il trattamento è principalmente di supporto e viene stabilito dal medico in relazione alle condizioni della persona".   
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Mostra Venezia, De Salvia (BeGreat): “Sostenere i giovani nello sport e nella vita”

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(Adnkronos) – “Sicuramente, come dice il claim dell'evento ‘The future is Human’, le persone sono il centro del nostro mondo e questo è confermato tutti i giorni anche dallo sport. Nello sport, come nella vita di tutti i giorni, è importante ricordare sempre che le persone sono al centro, lavorare per mantenere ecosistemi sostenibili a livello personale e soprattutto sostenere i giovani e le nuove generazioni”. Così Greta De Salvia, atleta di salto a ostacolo in equitazione e ambassador BeGreat, intervenendo all’evento ‘The future is human – Every great story starts before success’, organizzato da Be Great – Growing our sports talent e tenutosi durante l'83esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in svolgimento al Lido fino al 12 settembre 2026. “Sicuramente BeGreat ha cambiato la mia carriera e la mia vita e ha permesso a quello che era solo un talento di avere l'opportunità di realizzarsi. Ovviamente la strada non è mai finita, non si è mai arrivati al traguardo, ma BeGreat è un ecosistema fondamentale nello sviluppo di giovani talenti come me, e mi ha dato l'opportunità di poter raggiungere tanti risultati, ad esempio seguendo una scuola come la Luiss, che permette di sostenere un percorso di dual career e come tante altre opportunità – aggiunge – Spesso c'è un gap tra il talento e la sua realizzazione, BeGreat si occupa proprio di questo: mettere a disposizione dei giovani talenti i mezzi necessari per realizzare i propri obiettivi”. “In ecosistemi come quello che si occupa di creare BeGreat – conclude – le imprese hanno una responsabilità sociale importante e sono chiamate a unirsi nel sostegno dei giovani talenti”. 
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Neonati sepolti, Procura impugna assoluzione Chiara Petrolini per il primo omicidio

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(Adnkronos) – La Procura della Repubblica di Parma ha depositato oggi appello contro la sentenza emessa il 24 aprile scorso dalla Corte di Assise di Parma, nella parte in cui (pur condannando l’imputata Chiara Petrolini alla pena complessiva di 24 anni e 3 mesi di reclusione) ha assolto l'imputata dal delitto di omicidio del proprio figlio Domenico Matteo Granelli commesso il 12 maggio 2023, e ha riqualificato il reato di soppressione di cadavere riferito al secondo figlio Angelo Federico Granelli, commesso il 7 agosto 2024, nel meno grave reato di occultamento di cadavere.  La Corte, infatti, quanto ai fatti accaduti a Traversetolo il 12 maggio 2023 – spiega in una nota il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, ritenne l’imputata Chiara Petrolini responsabile della sola soppressione del cadavere del piccolo (cui successivamente venne dato il nome di Domenico Matteo Granelli), trovato, in forma ormai scheletrica, nel settembre 2024, solo dopo le indagini condotte dalla Procura; assolse, invece, l'imputata dall'omicidio aggravato premeditato ai danni dello stesso bambino, ritenendo non sufficientemente provata la circostanza che fosse nato vivo. Per quanto riguarda, invece, i fatti accaduti sempre a Traversetolo il 7 agosto 2024, la Corte di Assise ritenne provata la responsabilità della Petrolini per la morte del piccolo (cui venne dato successivamente il nome di Angelo Federico Granelli), ma, quanto al "celamento" del suo corpo (portato alla luce da uno dei cani presenti) ritenne che il fatto fosse da qualificare come occultamento e non come soppressione. La Procura non ha condiviso alcune parti della decisione della Corte di Assise, ritenendo che, quanto all’episodio del 12 maggio 2023, si possa desumere la prova della vitalità del bambino al momento del parto e, conseguentemente, la responsabilità della Petrolini anche per l’omicidio aggravato premeditato di Granelli Domenico Matteo; quanto all’episodio del 7 agosto 2024, la Procura ha ritenuto che la circostanza che, del tutto casualmente, il cane abbia riportato alla luce il cadavere del piccolo Granelli Angelo Federico non possa incidere sulla volontà della Petrolini, che era quella di far sparire definitivamente (e quindi sopprimere) anche il secondo cadavere, così come era avvenuto poco più di un anno prima per l’altro figlio dell’imputata. Della vicenda complessiva verrà ora investita la Corte di Assise di Appello di Bologna.  
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Mostra Venezia, Barbara (BeGreat): “Non si può fare business e industria dimenticando il sociale”

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(Adnkronos) – “Tutti i più grandi player a livello mondiale prestano un'attenzione particolare a iniziative come BeGreat, che è sicuramente un faro".  "Non si può fare business, finanza e industria dimenticando il sociale e non prestando adeguata attenzione a iniziative come BeGreat”. Sono le parole di Giovanni Barbara, presidente BeGreat, all’evento ‘The future is human – Every great story starts before success’, organizzato da Be Great – Growing our sports talent e tenutosi durante l'83esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in svolgimento al Lido fino al 12 settembre 2026. “Il nostro mondo, purtroppo, sta invecchiando velocemente e probabilmente lo sta facendo senza prestare l'adeguata attenzione ai giovani. Nel pensare a questo tema, non si può dimenticare che lo sport è un elemento che forma i giovani, li fa crescere, li fa diventare competenti e li plasma per far sì che possano avere tutte le competenze per affrontare le nuove sfide della società – spiega – Il sistema, purtroppo, soffre, e questo accade particolarmente in Paesi tradizionalisti come l'Italia. Forse infatti non è chiaro che alla tradizione, che è una componente importantissima che ci contraddistingue, bisogna aggiungere l'innovazione”.  “Se noi, come avvenuto in passato, pensiamo che lo sport sia un divertimento e che tutti gli altri temi siano la centralità si commette un grande errore – Lo sport ha un posto centrale, così come tutte le altre materie, nell'ambito della formazione, della crescita futura e BeGreat ne è un esempio” conclude. 
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Neopharmed Gentili rafforza piattaforma europea malattie rare, brand unico

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(Adnkronos) – Neopharmed Gentili annuncia il consolidamento sotto un unico brand delle proprie attività europee dedicate alle malattie rare, con il cambio di nome delle società nei diversi Paesi. L'operazione – informa l'azienda in una nota – prosegue il percorso avviato nell'ottobre 2025 con l'acquisizione da BioCryst Pharmaceuticals delle attività commerciali europee di Orladeyo*(berotralstat) per il trattamento dell'angioedema ereditario. A operare da subito sotto il marchio Neopharmed Gentili saranno le società presenti nei principali Paesi europei, oltre all'Italia: Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera. Il consolidamento proseguirà fino a riunire sotto un'unica identità societaria le attività dedicate alle malattie rare in tutti i mercati europei in cui l'azienda opera. "Il consolidamento delle attività europee dedicate alle malattie rare segna una tappa importante nel percorso di crescita di Neopharmed Gentili – dichiara il Ceo Alessandro Del Bono – Stiamo costruendo una realtà internazionale fondata su una visione comune, capace di mettere a sistema competenze, innovazione e un approccio realmente centrato sulla persona. Questo passaggio rafforza la nostra ambizione di essere un partner solido e affidabile per la comunità scientifica, le istituzioni, le associazioni pazienti e tutte le persone che convivono con una malattia rara, insieme ai loro caregiver. Continueremo a investire per ampliare la nostra presenza internazionale, sostenere l'accesso all'innovazione terapeutica e contribuire a migliorare la gestione delle malattie rare in Europa". 
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11 settembre, dov’era Trump durante gli attentati? Incongruenze e stranezze nei racconti del presidente

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(Adnkronos) –
Dov'era Donald Trump l'11 settembre 2001? A 25 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, ricostruire come il tycoon abbia vissuto quel giorno e quelli immediatamente successivi non è semplice, anche per le diverse versioni fornite nel corso degli anni dallo stesso presidente. Dall'aver assistito agli attacchi dalla Trump Tower all'aiuto prestato a Ground Zero, dalle "centinaia" di operai inviati tra le macerie ai vigili del fuoco che lo avrebbero portato in salvo temendo il crollo di un grattacielo: racconti che The Atlantic, Pbs e diversi fact-checker americani hanno passato al setaccio, trovando in alcuni casi riscontri parziali e in altri nessuna prova. Le ultime aggiunte alla storia sono arrivate martedì, durante una cerimonia dedicata alle vittime e ai soccorritori. "Stavo costruendo un grande edificio a New York e portai laggiù tutta la squadra subito dopo quello che era successo. Nessuno ebbe esitazioni, vennero tutti con me", ha raccontato Trump, precisando successivamente di non essere arrivato sul posto il giorno stesso degli attentati, ma "poco dopo". Il presidente ha poi ricordato di essersi trovato nei pressi di One Liberty Plaza, l'ex U.S. Steel Building, quando si temeva che il grattacielo potesse crollare. "Due vigili del fuoco, due ragazzi grandi e forti, mi presero sotto le braccia e dissero: 'Dobbiamo andarcene da qui'. Mi sollevarono letteralmente. E non è facile, sono grosso – ha raccontato – Cominciarono a correre portandomi con loro e io dissi: 'Ragazzi, posso correre da solo'". Che all'epoca ci fossero timori sulla stabilità dell'edificio è documentato, ma Pbs, PolitiFact e The Atlantic sottolineano che non risultano prove che Trump fosse presente durante quell'episodio o che sia stato portato via dai pompieri. Versioni meno dettagliate dello stesso racconto erano già state fornite dal tycoon nel 2016 e nel 2021. Una presenza di Trump nei pressi di Ground Zero è invece documentata il 13 settembre, due giorni dopo gli attacchi. Filmati d'archivio della Pbs lo mostrano a Lower Manhattan mentre dice ai giornalisti di avere oltre 100 uomini già impegnati nell'area e altri 100-150 in arrivo. "È semplicemente terribile. Non ho mai visto niente del genere – affermava allora – Abbiamo molti uomini qui in questo momento. Ne abbiamo più di 100 e ne stanno arrivando circa 125. Quindi avremo un paio di centinaia di persone qui". Non sono però emerse prove indipendenti che confermino che centinaia di dipendenti di Trump abbiano effettivamente partecipato alla rimozione delle macerie. Richard Alles, all'epoca responsabile dei vigili del fuoco di New York coinvolto nelle operazioni, ha dichiarato di non avere mai avuto notizia della presenza di Trump o di un contingente di suoi operai: "Ci sarebbe una registrazione. Non conosco nessuno che lo abbia mai visto lì". Anche i ricordi del giorno degli attentati sono cambiati nel tempo. L'11 settembre Trump raccontò in diretta televisiva di aver seguito l'attacco dalla sua abitazione nella Trump Tower, circa 6,5 chilometri dalle Torri Gemelle: "Ho una finestra che guarda direttamente verso il World Trade Center e ho visto questa enorme esplosione". Negli anni successivi ha sostenuto anche di aver visto il secondo aereo colpire le torri e persone gettarsi dagli edifici, dettagli che non aveva riferito nell'intervista rilasciata quel giorno. Sempre l'11 settembre affermò inoltre che, dopo la distruzione del World Trade Center, il suo grattacielo di 40 Wall Street era diventato il più alto di Lower Manhattan: non era vero, perché il primato apparteneva al vicino 70 Pine Street. La lista delle affermazioni controverse si è allungata negli anni. Durante la campagna presidenziale del 2015 Trump sostenne di aver visto "migliaia e migliaia" di persone, riferendosi a residenti musulmani, festeggiare a Jersey City mentre crollava il World Trade Center: numerosi fact-check non hanno trovato prove a sostegno del racconto. Nel 2019 rilanciò inoltre un video sostenendo che mostrasse la deputata democratica musulmana Ilhan Omar ballare nell'anniversario dell'11 settembre, definendola "il nuovo volto del Partito democratico": Cbs News verificò che le immagini erano state girate durante un evento del Congressional Black Caucus che non si era svolto l'11 settembre. Trump ha anche sostenuto di aver anticipato la minaccia rappresentata da Osama bin Laden, richiamando una citazione del leader di al-Qaeda nel suo libro del 2000 "The America We Deserve", ma all'epoca bin Laden era già noto negli Stati Uniti per il ruolo di al-Qaeda negli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania. Oggi Trump non ha partecipato alla cerimonia di Ground Zero, dove l'amministrazione è stata rappresentata dal vicepresidente JD Vance, ma ha commemorato il 25esimo anniversario degli attentati al Pentagono, insieme alla First Lady Melania Trump. "In giorni come l'11 settembre capiamo di che pasta è davvero fatto un Paese. In questo momento stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti", ha affermato il presidente, ricordando le "anime meravigliose strappate al nostro mondo" 25 anni fa: "Non lo dimenticheremo mai e poi mai. È per questo che oggi combattiamo. Non abbiamo scelta. Può esserci solo la vittoria". Nonostante i ricordi di quel giorno possano sembrare confusi, il tycoon ha raccontato che "quel giorno eravamo tutti newyorkesi. Tutti quanti. Eravamo tutti newyorkesi, ma eravamo anche tutti americani. Eravamo tutti una famiglia". 
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