(Adnkronos) –
Dopo aver adescato su un social network una ragazza, poco più che maggiorenne, l'avrebbe attirata con l'inganno in una cantina, sequestrata diverse ore e costretta a ripetute e gravi violenze fisiche e atti sessuali, con percosse, minacce di morte e usando travi di legno per immobilizzarla. Per questo motivo stamattina i militari della stazione dei carabinieri di Sant'Antonio Abate (Napoli), in esecuzione di un'ordinanza per la misura cautelare della custodia in carcere emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della procura, hanno arrestato un giovane di 26 anni. Secondo quanto riferisce una nota della procura di Torre Annunziata, il 26enne è accusato di violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona pluriaggravati, commessi nella notte tra il 2 e il 3 agosto scorso. Le indagini, coordinate dalla stessa procura ed eseguite dai carabinieri, sono partite dalla denuncia-querela presentata dalla vittima nei giorni successivi. Da quanto emerso dalle indagini, secondo l'accusa, l'indagato avrebbe adescato la ragazza tramite social network per poi portarla nella sua cantina, buia e isolata in un condominio di Castellammare di Stabia. Qui, dopo aver sbarrato l'unica porta d'ingresso con un pesante termosifone e averle preso il cellulare, il ragazzo l'avrebbe sequestrata per diverse ore. Nonostante le suppliche e i tentativi di difesa della vittima, l'indagato l'avrebbe costretta a subire ripetute e gravi violenze fisiche e atti sessuali. Secondo quanto riferiscono gli inquirenti, la ricostruzione della vittima avrebbe trovato anche "riscontro nei referti medici ospedalieri, nei rilievi fotografici effettuati dalla polizia giudiziaria e nelle testimonianze delle persone" con le quali la ragazza si era confidata.
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Napoli, sequestra per ore ragazza adescata sui social e la violenta: arrestato
Pilota Usa abbattuto in Iran: “E’ stato terrificante, ecco come mi sono salvato”
(Adnkronos) –
Ore trascorse in fuga, ferito e nascosto tra le montagne, dopo che il suo aereo era stato abbattuto in Iran. Per la prima volta un 'top gun' dell’aeronautica degli Stati Uniti ha raccontato pubblicamente cosa è accaduto nelle ore più drammatiche della sua missione in Iran e, in un’intervista trasmessa domenica sera dal programma '60 Minutes' della CBS, ha ricostruito l’operazione di salvataggio. Per proteggerne l’identità, nel corso della trasmissione è stato utilizzato soltanto il suo nome in codice, 'Bravo'. Il militare era il weapon systems officer (ufficiale addetto ai sistemi d'arma) a bordo di un F-15 colpito durante la missione. Dopo l'impatto è riuscito ad attivare l'ejection seat system per abbandonare il velivolo. Il suo paracadute è rimasto danneggiato e, durante la caduta, ha fatto tutto il possibile per "aprirlo e separarne i pezzi". "È stata la cosa più terrificante che abbia mai visto", ha raccontato. L'impatto con il terreno gli ha provocato gravi ferite: una frattura alla schiena, ad un braccio e ad una spalla, oltre a una distorsione alla caviglia e profonde escoriazioni alla testa e al volto. Nonostante le condizioni fisiche, 'Bravo' si è messo in movimento verso un crinale montuoso alto oltre 2.100 metri. Dopo aver trovato una grotta, è rimasto nascosto per circa 50 ore, riuscendo ad evitare le forze iraniane che si stavano avvicinando. Aveva con sé soltanto una pistola, un dispositivo per comunicare e un localizzatore GPS. Intervistato dalla giornalista della CBS Norah O’Donnell, 'Bravo' ha raccontato che "dopo aver trovato un posto che ritenevo abbastanza nascosto, ho iniziato a lavorare per riuscire a comunicare". Quando finalmente è riuscito a fermarsi e a valutare tutto quello che era successo, ha inviato il primo messaggio: "Dio è buono". L’operazione di salvataggio ha coinvolto centinaia di militari e uomini dell’intelligence americana, comprese unità d’élite come la Delta Force dell’Esercito e il SEAL Team Six della Marina. Prima dell’intervento sarebbe stata inoltre avviata una complessa operazione di depistaggio da parte della Cia per confondere i piani iraniani: Teheran aveva offerto una ricompensa per la cattura del militare. Durante '60 Minutes' sono state mostrate anche immagini declassificate dal Pentagono che documentano le operazioni dei paracadutisti d'élite dell'Aeronautica militare mentre si dirigevano verso il militare per soccorrerlo. Il momento in cui ha visto i suoi soccorritori arrivare sulla cresta dove si era nascosto, ha affermato 'Bravo', "è stato uno dei momenti più belli della mia vita, e non so come esprimerlo in modo più chiaro di un semplice 'grazie' per tutto quello che hanno fatto". I nomi del militare e del pilota dell'F-15 recuperato subito dopo lo schianto non sono mai stati resi pubblici dal Pentagono, sia per ragioni di sicurezza sia per evitare la divulgazione di informazioni sensibili.
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Anthropic, il country manager Mattia Gamberoni: “Trasparenti sui rischi senza precedenti dell’Ai”
(Adnkronos) – Anthropic annuncia la nomina di Mattia Gamberoni a Country manager per l’Italia, dopo l'annuncio dell’apertura di un ufficio a Milano, che è già operativo. Il manager guiderà il team in Italia supportando imprese, startup e ricercatori. In precedenza Gamberoni ha lavorato in Salesforce e Cisco, ha guidato Stripe nell’Europa meridionale e ha contribuito all’avvio di Aws nella penisola iberica. Mentre gli allarmi sulla possibile apocalisse provocata dall'Ai aumentano, il manager all’Adnkronos dice che “siamo sempre stati trasparenti sul fatto che l'Ai porterà con sé enormi benefici, ma anche rischi senza precedenti”. “Non commentiamo”, dice il manager “eventuali accessi futuri a Mythos 5”, la famiglia più avanzata di modelli di Anthropic a cui è appena stato garantito l’accesso all’Agenzia europea per la cybersecurity.
Quali progetti sono attualmente in corso in Italia e chi sono i vostri clienti più importanti?
Anthropic collabora con importanti imprese italiane nei settori dei servizi finanziari, delle life sciences, dell'energia, dell'automotive e della tecnologia. Generali, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane e Unipol sono tra le aziende che stanno estendendo l'utilizzo di Claude Code ai propri sviluppatori, affiancandolo alle competenze ingegneristiche interne per modernizzare il modo in cui sviluppano il software.
Di cosa si occuperà il team ospitato nell'ufficio di Milano? Ci sarà una componente di ricerca?
Guiderò un team focalizzato sul mercato italiano, con competenze trasversali che spaziano dal rapporto con le grandi imprese alle partnership, dal supporto tecnico e a diretto contatto con i clienti allo sviluppo dell'ecosistema. L'obiettivo è combinare una conoscenza approfondita del mercato italiano con l'accesso alle competenze e alle risorse di Anthropic a livello europeo e globale, in ambiti che comprendono prodotto, ricerca, sicurezza e implementazione. Il team italiano non opererà come un'unità autonoma, ma lavorerà in stretto coordinamento con i team di Anthropic nel mondo. Questo modello permette a clienti e partner locali di beneficiare sia di un supporto diretto sul territorio, sia del collegamento con i team che sviluppano Claude e con il più ampio lavoro dell'azienda su prodotto e sicurezza.
Cosa l'ha convinta ad accettare un ruolo in Anthropic?
Il mio obiettivo è aiutare le imprese italiane a trasformare il potenziale dell'AI in valore duraturo, attraverso sistemi di AI di cui possano fidarsi. Molte aziende, istituzioni e sviluppatori in Italia stanno già sperimentando e utilizzando tecnologie di frontiera, e io ho trascorso la mia carriera a costruire mercati e a far crescere piattaforme tecnologiche in Europa. È proprio l'attenzione di Anthropic a sicurezza, affidabilità e creazione di valore nel lungo periodo ad avermi convinto ad accettare questo ruolo.
Cosa rappresenta per voi il mercato italiano in termini di numeri e obiettivi? Per Anthropic questa presenza è puramente commerciale o apre anche possibilità strategiche, o persino di M&A?
Vediamo l'Italia come un Paese con un forte potenziale nell'AI, dove imprese, istituzioni e sviluppatori stanno già utilizzando tecnologie di frontiera per sperimentare nuovi modi di lavorare. L'apertura dell'ufficio di Milano e la nomina di un Country Manager si inseriscono nel più ampio percorso di crescita europea di Anthropic e riflettono la nostra volontà di lavorare fianco a fianco con aziende, founder, università e istituzioni pubbliche italiane per promuovere un'adozione responsabile dell'AI. Il nostro obiettivo è costruire una presenza solida e affidabile, capace di supportare nel lungo periodo i clienti e l'intero ecosistema italiano.
A quali clienti contate di rivolgervi in prima battuta? Ci sono già pubbliche amministrazioni o ministeri tra i vostri clienti?
L'approccio di Anthropic in Italia parte dalle esigenze dei clienti, non da un singolo segmento. Lavoriamo con imprese nei settori dei servizi finanziari, delle life sciences, dell'energia, dell'automotive e della tecnologia, che stanno utilizzando Claude principalmente in tre modi. I team utilizzano Claude per fare ricerca, analizzare informazioni, redigere contenuti e scrivere codice. Le aziende stanno integrando Claude nei processi operativi, affidandogli attività ad alto volume e permettendo così ai propri specialisti di concentrarsi sulle decisioni che richiedono esperienza e giudizio umano. Le imprese stanno integrando Claude nei prodotti e nei servizi che offrono ai propri clienti. Oltre al mondo enterprise, stiamo lavorando con università e istituzioni pubbliche sul tema dell'adozione responsabile dell'AI in Italia.
Sono previste partnership con attori come Cdp o iniziative simili per l’ecosistema? Avere un ufficio a Milano significa essere presenti sul territorio per supportare le imprese italiane, la ricerca e l'ecosistema tecnologico italiano nel percorso verso un'adozione sicura dell'AI. Più di recente abbiamo anche lanciato a Milano il programma Claude Community Ambassador, che riunisce founder e sviluppatori attraverso meetup, workshop e hackathon e crea un canale attraverso cui la community italiana degli sviluppatori può contribuire a plasmare il futuro di Claude.
Gli allarmi sulla sicurezza dell'AI aumentano mentre si avvicinano le grandi IPO. Qual è la sua visione sull'approccio di Anthropic alla sicurezza?
Siamo sempre stati trasparenti sul fatto che l'AI porterà con sé enormi benefici, ma anche rischi senza precedenti. Per affrontarli, continuiamo a sviluppare modelli dotati di alcune delle più solide salvaguardie del settore. Anthropic è stata pioniera nella mechanistic interpretability, un campo di ricerca che mira a comprendere cosa accade all'interno dei modelli di AI e come questi funzionano, e che oggi viene utilizzato per analizzare e prevenire potenziali fenomeni di disallineamento dell'AI. Siamo stati il primo laboratorio di AI a pubblicare una Responsible scaling policy, un framework pubblico dedicato alla mitigazione dei rischi catastrofici associati ai modelli di AI. Continuiamo inoltre a sottoporre i nostri modelli a test rigorosi per individuare capacità potenzialmente pericolose, in ambiti come la cybersecurity e la biologia, e a condividere ciò che impariamo per favorire il confronto e la ricerca nel settore. È anche per questo che riteniamo che il mondo trarrebbe beneficio dall'adozione, da parte dell'intero settore, di modalità legali e verificabili per collaborare alla definizione di criteri condivisi per lo sviluppo e il rilascio di modelli sempre più potenti.
Qual è l'attuale utilizzo in Italia dei vostri modelli più avanzati, parte della famiglia Mythos? Mentre a Enisa è stato appena garantito l'accesso a Mythos 5, avete avuto o avrete colloqui con le istituzioni italiane sul tema sicurezza?
Claude viene utilizzato in Italia in diversi ambiti, dallo sviluppo software al knowledge work, dalla ricerca e analisi alla trasformazione dei flussi di lavoro. Claude Code, in particolare, rappresenta un esempio concreto. Stiamo coinvolgendo l'ecosistema più ampio, comprese università e istituzioni pubbliche, nell'ambito di un confronto più ampio sull'adozione responsabile dell'AI. In questa fase non commentiamo eventuali accessi futuri a Mythos 5.
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Garlasco, Alberto Stasi sul possibile processo di revisione: “Spero sia arrivato il momento di avere giustizia per Chiara e per me”
(Adnkronos) – "Non faccio dichiarazioni anche per rispetto dell'autorità giudiziaria. Spero che sia arrivato il momento di avere giustizia per Chiara, per me". A parlare è Alberto Stasi, raggiunto dai microfoni di Mattino5 che questa mattina su Canale 5 ha mandato in onda la breve dichiarazione dell'unico condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco, in cui perse la vita Chiara Poggi, all'epoca sua fidanzata. Negli ultimi giorni si è tornato a parlare con insistenza di un possibile processo di revisione proprio per Stasi, alla luce dell'iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio nel nuovo filone d'indagine sull'omicidio. In studio ha preso la parola anche Giada Bocellari, che da anni assiste Stasi: "Alberto, come sapete, non ama molto parlare, e questo è strato motivo di antipatia in passato. Ma credo di rappresentare bene il suo pensiero: da un lato guarda al suo futuro con fiducia ma anche con paura perchè sono stati anni di grande soffrenza. Una speranza c'è, ma sappiamo che ci saranno dei processi, che sono le uniche cose che contano al di là del parlare mediatico". Sempre Bocellari ha poi aggiunto che "il focus della revisione è Alberto Stasi, non Andrea Sempio. Quest'ultimo non viene menzionato nella nostra richiesta di revisione, perché ha diritto ad essere eventualmente processato, non può essere portato in una sede in cui non gli sarebbe garantito neanche il contraddittorio. Ci tengo a precisarlo perché dal punto di vista tecnico è un dato fondamentale. Quello che le indagini di Pavia possono dire rispetto alla revisione riguardano potenziali elementi a discarico di Alberto Stasi a prescindere che essi siano o meno a carico del nuovo indagato".
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Biotech, malattie autoimmuni per 10% europei, a Bruxelles incontro per rapido accesso a cure
(Adnkronos) – “In Europa una persona su 10 convive con una malattia autoimmune. Milioni di uomini e donne quindi hanno necessità che il Vecchio Continente sia più competitivo anche nel settore delle biotecnologie. L’accesso alle cure deve essere invece più rapido. Vanno create le condizioni perché l’innovazione sviluppata possa trasformarsi più velocemente in nuove opportunità per i pazienti”. È quanto emerso in un incontro – riporta una nota – che si è volto nei giorni scorsi, a Bruxelles tra alcuni parlamentari europei e i rappresentanti del comparto biotech, chiamati a confrontarsi sul futuro Biotech Act. Al meeting ha partecipato anche Argenx, azienda biotech globale nata in Europa e specializzata nello sviluppo di terapie innovative per gravi patologie autoimmuni. “Il Biotech Act rappresenta uno dei passaggi centrali della strategia europea per rafforzare un settore considerato determinante per la competitività, la salute e l’autonomia strategica dell’Unione – afferma Fabrizio Celia, Ceo di Argenx Italia – L’obiettivo è creare un ecosistema più favorevole alla ricerca e allo sviluppo, agli investimenti e alla crescita delle imprese biotech. Una sfida che, deve però riguardare l’intero percorso dell’innovazione: dalla ricerca scientifica al capitale, dallo sviluppo clinico alla regolazione, fino alla valutazione delle tecnologie sanitarie, al rimborso e all’accesso e disponibilità effettiva dei pazienti alle nuove terapie”. Sempre a Bruxelles è emerso come l’Europa stia progressivamente perdendo terreno nella competizione globale per investimenti, ricerca e crescita delle imprese biotech. Nel 2002 – precisa la nota – gli Stati Uniti investivano in ricerca e sviluppo farmaceutico circa 2 miliardi di euro più dell’Europa. Oggi il divario è salito a circa 25 miliardi. Tra il 2015 e la metà del 2025, inoltre, le start-up biotech europee hanno raccolto circa 25 miliardi di euro di venture capital, contro circa 219 miliardi negli Stati Uniti. “Come Azienda siamo nati nel 2008 e la nostra storia dimostra che l’Europa può generare scienza e innovazione di altissimo livello, ma deve essere capace anche di finanziare la crescita delle imprese che da quella scienza nascono – prosegue Celia – Vanno create anche nel nostro Continente le condizioni perché un’azienda biotech possa trovare anche qui la scala di investimenti necessaria per diventare globale. Se non riusciamo a farlo, rischiamo di finanziare la nascita dell’innovazione in Europa per poi vederne la crescita e la creazione di valore spostarsi altrove. Va inoltre superata l’idea che investire nei farmaci innovativi significhi semplicemente aumentare una voce di spesa sanitaria. La competitività europea si gioca sull’intero ciclo: scienza, capitale, sviluppo, accesso, ritorno dell’investimento e reinvestimento. Se uno di questi passaggi non funziona – osserva – il ciclo si interrompe. Il Biotech Act rappresenta l’opportunità per contribuire a ricostruirlo e fare dell’Europa non soltanto il luogo in cui nasce una parte della migliore scienza mondiale, ma anche quello in cui l’innovazione può crescere, raggiungere i pazienti e generare le risorse necessarie per alimentare la prossima generazione di ricerca. Sempre nell’interesse delle persone costrette a vivere con una malattia autoimmune – conclude – riteniamo fondamentale rendere più rapidi, prevedibili e coordinati i percorsi di sviluppo”.
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Il cinghiale attraversa la strada, scontro tra 3 auto e 4 feriti
(Adnkronos) – Un cinghiale, che ha attraversato una strada nel Mugello, ha causato un incidente che ha coinvolto tre auto. E' accaduto intorno alle ore 23 di ieri, domenica 13 settembre, nel comune di Vicchio (Firenze), lungo la strada provinciale 41 Sagginalese, nei pressi di Ponte a Vicchio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del comando di Firenze, distaccamento di Borgo San Lorenzo, e i carabinieri. Il bilancio è di quattro persone ferite e portate all'ospedale di Borgo San Lorenzo (Firenze) per accertamenti sanitari.
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Seminari Dop, al Consorzio mozzarella bufala si presenta il libro del direttore Foglio Cerasa
(Adnkronos) – Ultimo appuntamento per la seconda edizione di 'Seminari Dop-Incontri di gusto', il progetto del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, che lega cultura e valorizzazione delle eccellenze del territorio. L’evento di chiusura si terrà nella sede del Consorzio (ingresso libero all’interno delle Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta) venerdì 18 settembre alle ore 16.30, con la presentazione del libro L’antidoto, scritto dal direttore del quotidiano 'Il Foglio' Claudio Cerasa. Il volume affronta i temi della libertà, dell’ambiente e della tecnologia, proponendo un manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo. Ad aprire l’incontro saranno i saluti di Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di tutela. Interverranno la giornalista Rosaria Capacchione, lo scrittore Antonio Pascale, la dirigente scolastica Antonella Serpico e il direttore del Consorzio Pier Maria Saccani. Sarà presente l’autore Claudio Cerasa, protagonista del confronto sui temi e sulle idee al centro del suo volume. L’iniziativa nasce in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore Giordani di Caserta. Al termine della presentazione, gli ospiti saranno accompagnati in un percorso alla scoperta della Mozzarella di Bufala Campana Dop. “Chiudiamo il secondo ciclo di iniziative confrontandoci con un libro di grande attualità, che riassume il senso del progetto, ovvero dare vita a occasioni di riflessione, abbinando libri e degustazioni, nella certezza che il cibo è cultura, condivisione e leva per lo sviluppo di un territorio”, commenta il presidente Raimondo.
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Consulenti del lavoro, ecco l’esercito silenzioso dei rimpatriati, 4 giovani su 10 tornano dopo avere lasciato l’Italia non solo per una retribuzione migliore
(Adnkronos) – E' un piccolo esercito che non fa clamore quello degli oltre 129 mila giovani italiani rimpatriati nell’ultimo quinquennio. Non un fenomeno sporadico ma un trend in consolidamento: i rientri in Italia ogni 100 trasferimenti all’estero erano 26 nel quinquennio 2011-2015, sono diventati 31 in quello successivo, per arrivare a 40 tra il 2021 e il 2025. Sono alcuni degli elementi che emergono dal Focus di Fondazione studi consulenti del lavoro 'Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze', che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare nel quale si analizzano trend e motivazioni di questo fenomeno, che si muove in senso contrario rispetto alla cosiddetta 'fuga dei cervelli' e assume dimensioni sempre più consistenti. I dati riguardano giovani tra i 18 e i 39 anni che hanno deciso di rientrare in Italia dopo un’esperienza all’estero. L’età media per il rientro è di 29,6 anni: giovani maturi che hanno probabilmente deciso per il rimpatrio dopo un periodo di formazione o un’esperienza professionale. Come dimostra la ricerca di Fondazione studi su un campione di italiani all’estero, nella quale ben il 41,5% indica queste motivazioni alla base della decisione di trasferirsi oltreconfine. Guardando alla geografia dei rientri emerge che la maggior parte provengono da Germania e Regno Unito, con 42 rimpatri ogni 100 espatri, ben sopra la media europea, pari a 32,5. A sorpresa, tra le destinazioni dei giovani cervelli rientrati in Italia, il Sud non è affatto fanalino di coda, con il 31,7% dei rientri. La sola Sicilia attrae il 9,2% dei giovani rimpatriati, testa e testa con il Lazio, al 9%. Stacca, invece, la Lombardia che si piazza al primo posto con il 19,8%. Proprio le mete di quanti scelgono di tornare in Italia suggeriscono poi un altro dato importante, confermato dall’indagine di Fondazione studi, ovvero che la decisione va spesso oltre le sole valutazioni relative alla retribuzione, per abbracciare una più ampia dimensione di benessere personale. Infatti, sebbene la maggioranza dei rimpatriati avesse già la sicurezza di un posto di lavoro al rientro, ben il 37% ha trovato lavoro solo dopo essere tornato in Italia. E guardandosi indietro chi ha deciso ti rimpatriare non si pente della scelta: più del 70% si dice più soddisfatto della propria situazione personale; mentre il 53,5% considera quella professionale alla pari o migliore. Non a caso gli aspetti del mondo del lavoro giudicati migliori o uguali rispetto all’estero sono le opportunità di conciliazione vita-lavoro (75%), seguite dal contesto/clima di lavoro (67,9%), dalle tutele del lavoratore (64,3%) e dai benefit (60,7%); mentre soltanto il 42,9% indica salari adeguati al costo della vita. “Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro – percorso già in atto – ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero”, ha commentato il presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro Rosario De Luca. La scelta del luogo in cui vivere non sembra essere valutata esclusivamente sulla base delle prospettive di reddito e carriera, ma attraverso un bilancio più ampio, nel quale entrano la serenità personale, le relazioni, la vicinanza agli affetti, la disponibilità di tempo e lo stile di vita. Il rientro può quindi risultare desiderabile anche quando implica un compromesso sul piano economico o professionale. In questo senso è significativo che, tra quanti rientrano, meno della metà (48,5%) disponga già di un lavoro, mentre il 37,1% dichiara di averlo trovato solo dopo il ritorno in Italia. La quota restante non lavora perché impegnata nello studio o in attività di assistenza, oppure perché ancora alla ricerca di un’occupazione. Il rientro, dunque, non sembra essere necessariamente subordinato alla disponibilità preventiva di un’opportunità professionale. Questo elemento invita a una riflessione più ampia sul rapporto tra lavoro e scelte di vita delle nuove generazioni. Il lavoro continua naturalmente a rappresentare una componente centrale, ma sembra inserirsi in un sistema di preferenze più articolato, nel quale assumono un peso crescente la qualità della vita, gli affetti, le relazioni e il benessere personale. Per una parte dei giovani, la decisione su dove vivere può quindi precedere quella relativa a dove e come lavorare. Del resto, la stessa indagine evidenzia come il fattore principale che spinge i giovani all'estero sia la voglia di fare un'esperienza formativa e/o professionale oltre confine (41,5%) o il presentarsi di un'occasione interessante (24,5%), prima ancora che la difficoltà a trovare un'occupazione adeguata in Italia (23,3%). Il lavoro, in questa prospettiva, non scompare come motore della mobilità, che trova ragione in motivazioni di altro tipo, ma diventa una delle condizioni che possono rendere sostenibile – oppure ostacolare – una scelta di rientro maturata anche sulla base di altri fattori. I livelli di soddisfazione dopo il ritorno sembrano confermare questa interpretazione. Il 71,4% dei giovani rientrati dichiara di essere più soddisfatto della propria situazione personale in Italia, mentre la quota restante si divide tra chi esprime un livello di soddisfazione analogo e chi si dichiara meno soddisfatto. Il giudizio sulla dimensione lavorativa è invece decisamente più articolato: il 53,5% considera la propria situazione professionale in Italia uguale o migliore rispetto a quella sperimentata all’estero, mentre il 46,4% la giudica peggiore. Il confronto tra le diverse dimensioni dell’esperienza lavorativa rende ancora più evidente questa ambivalenza. Rispetto all’estero, vengono valutate positivamente – o comunque non peggiorative – soprattutto la possibilità di conciliare vita e lavoro (75%), il contesto lavorativo (67,9%), le tutele del lavoratore (64,3%), i benefit aziendali (60,7%) e la flessibilità organizzativa (50%). L’esperienza all’estero continua invece a risultare più favorevole sul fronte della facilità di inserimento occupazionale, delle opportunità di crescita professionale e, soprattutto, delle retribuzioni. E' forse proprio in questa apparente contraddizione che si trova una delle indicazioni più interessanti dell’analisi. Tornare in Italia non equivale necessariamente a 'stare meglio' dal punto di vista professionale, così come restare all’estero non equivale necessariamente a 'stare meglio' in termini complessivi. Il rientro sembra piuttosto essere il risultato di un bilanciamento tra dimensioni diverse – lavoro, reddito, carriera, affetti, relazioni e qualità della vita – il cui peso può cambiare nel corso del tempo e delle diverse fasi della vita. Da questo punto di vista, la capacità dell’Italia di favorire il rientro dei giovani si gioca sulla possibilità di creare le condizioni perché questa scelta possa risultare sostenibile e duratura nel tempo. Se affetti, legami familiari e qualità della vita rappresentano fattori importanti nella decisione di tornare, le opportunità professionali, i percorsi di crescita e le condizioni di lavoro contribuiscono a consolidarla. La sfida non è quindi soltanto favorire il rientro, ma creare un contesto nel quale le competenze e le esperienze maturate all’estero possano essere pienamente valorizzate, trasformando la scelta di tornare in un’opportunità tanto per i giovani quanto per il Paese.
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Etna in eruzione, nuovi disagi all’aeroporto di Catania: voli in arrivo sospesi fino alle 16
(Adnkronos) – Nuova eruzione dell'Etna in Sicilia e nuovi disagi per i passeggeri all'aeroporto di Catania. "In seguito alle attività vulcaniche di oggi, lunedì 14 settembre, è stata disposta la chiusura del settore C1, con conseguente sospensione degli arrivi fino alle ore 16:00, ora locale", si legge in una comunicazione pubblicata sul sito ufficiale dello scalo dalla società che lo gestisce, SAC. "I passeggeri sono pregati di verificare con la compagnia aerea lo stato del proprio volo prima di recarsi in aeroporto. Seguiranno ulteriori aggiornamenti", conclude la nota. L'allerta rossa è scattata per la forte emissione di cenere, a causa di una nube vulcanica che si è alzata per 4 km. Secondo quanto emerge dal bollettino dell'Ingv sull'attività dell'Etna, nel vulcano sono in corso attività di "degassamento a regime variabile dai crateri sommitali, associata a quasi continue emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est, una debole attività stromboliana e sporadiche emissioni di cenere dal cratere Bocca Nuova". E' la seconda volta che l'eruzione del vulcano mette in difficoltà l'aeroporto di Catania: ad agosto migliaia di passeggeri avevano visti i propri voli cancellati o in ritardo proprio a causa dell'attività vulcanica.
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Ex Ilva Taranto, sciopero e blocco delle strade: “Servono misure straordinarie”
(Adnkronos) – È scattata questa mattina la mobilitazione dei lavoratori delle aziende dell'appalto e dell'indotto dell'ex Ilva di Taranto. Dopo l'assemblea convocata all'alba davanti alla Portineria Imprese dello stabilimento siderurgico, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero, dalle 9 di oggi alle 7 di domani. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte, mentre i sindacati hanno annunciato anche un blocco della viabilità sulla statale in direzione Bari. La protesta nasce dalla crescente preoccupazione per il futuro occupazionale dell’indotto, dopo l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo che interessano oltre 2.500 lavoratori di 28 aziende. "Non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori", sottolineano Fim, Fiom, Uilm e Usb nella comunicazione dello sciopero. "In questa assemblea emerge un problema importantissimo: coprire innanzitutto, con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc, le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi", afferma Pietro Cantoro, segretario Appalto Indotto Fim Cisl Taranto-Brindisi. "Intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente. Il governo – prosegue Cantoro – ci dia un programma e un piano industriale di previsione di ripresa dell’attività perché la gente ha bisogno di lavoro". Secondo il sindacalista, "la riconversione deve essere affrontata con urgenza e deve essere compatibile e green". "Le persone non possono essere abbandonate al loro destino e hanno bisogno di garanzia e di futuro", conclude Cantoro. La mobilitazione dell’indotto arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano sullo stop dell’area a caldo dello stabilimento tarantino e mentre resta aperto il confronto sul futuro industriale dell’ex Ilva. I sindacati chiedono al governo interventi straordinari per tutelare i lavoratori e garantire continuità occupazionale alle imprese dell’indotto.
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