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Ceuta, l’Italia proroga di altri 15 giorni lo stop a Schengen con la Spagna

ROMA (ITALPRESS) – E’ di 15 giorni la proroga dei controlli alle
frontiere aeree e marittime con la Spagna decisa questa mattina
dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ne ha dato
comunicazione con una nota indirizzata alla Commissione europea e
agli omologhi ministri dell’Unione. Lo rende noto il Viminale,
secondo cui il provvedimento è stato ritenuto necessario dopo le
verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza
delle frontiere, riunitosi in mattinata. “Permangono infatti
elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un
possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni
terroristiche”.
(ITALPRESS).

– foto: Ipa Agency –

Amorim “In Europa vogliamo arrivare in fondo, col Benfica sfida storica”

MILANO (ITALPRESS) – “E’ una partita importante. E’ il nostro ritorno in Europa. Non vediamo l’ora di cominciare. E’ una sfida storica, una gara simbolo a livello continentale. Io ho un passato da giocatore del Benfica ma sono qui e siamo tutti qui per vincere domani sera: siamo pronti a dare tutto”. Così il tecnico del Milan, Ruben Amorim, alla vigilia del primo impegno della stagione in Europa League dei rossoneri, che ospitano il Benfica. “Il nostro obiettivo è cercare di arrivare in fondo in Europa League. Siamo il Milan e giochiamo ogni competizione per vincere”, ha aggiunto il tecnico dei rossoneri.

“Contro la Lazio c’è stato un cambiamento di atteggiamento fra il primo e il secondo tempo. Non credo ci sia stato un problema di due o tre giocatori; è stato un problema collettivo e di atteggiamento che ad aver causato il nostro brutto avvio di gara. Turn over? E’ chiaro che con tre gare ravvicinate dobbiamo gestire le forze”, ha continuato Amorim. “C’è stata la possibilità che potessi tornare in Portogallo per allenare ma io avevo deciso di riposare un pò. Poi c’è stata la chiamata importante del Milan e ho detto subito di sì”, ha precisato poi il tecnico portoghese.

“Modric? E’ importante avere il più possibile il possesso della palla per metterlo nelle condizioni di rendere al meglio. Io so bene del suo valore e delle sue qualità. Non è tempo di prendere decisioni affrettate, non l’ho mai fatto. Hutchinson è pronto e potrebbe giocare dall’inizio ma in merito alla formazione di domani mi riservo ancora di scegliere”, ha concluso Amorim.

A ruota ha parlato l’attaccante rossonero Goncalo Ramos, anche lui portoghese ed ex di turno: “E’ sempre speciale giocare in casa. Sarà una partita difficile ma dobbiamo puntare sul fattore campo. In caso di gol cercherò di non esultare. Per me Benfica è stata a lungo una seconda casa. Però è ovvio che cercherò in ogni modo di segnare”. “Il nostro focus non deve esser centrato però sul fatto se io segni o meno. Dobbiamo ragionare da squadra. Con il tempo tutto migliorerà e le vittorie arriveranno di certo”, ha aggiunto Goncalo Ramos.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

PoliMI scommette su startup e girls empowerment, la Rettrice agli studenti: “Scoprite chi potete diventare”

(Adnkronos) – Settembre – ottobre: mesi di ripartenza delle lezioni per oltre due milioni di studenti universitari, pronti a varcare le soglie delle aule degli atenei e a sfidare il futuro in un momento di grandi novità e poche certezze. Tra nuove e vecchie scommesse, l'Adnkronos ha parlato con Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano, prima università d'Italia e 87esima mondiale secondo il Qs Ranking 2026, in un anno accademico che l'Ateneo milanese, fondando la sua azione sulla centralità della ricerca e il trasferimento tecnologico all'impresa, ha potenziato sul fronte formazione dei giovani, matricole incluse, all'autoimprenditorialità ed empowerment femminile, per sconfiggere gli stereotipi di genere. Lo ha fatto tra l'altro attraverso il lancio di programmi di punta come l'ecosistema Polimi Innovators, che sarà inaugurato il prossimo 12 ottobre, la fondazione Tef o le borse di studio del Girls@Polimi…  La Rettrice del Politecnico, dove proprio questa settimana sono iniziate le lezioni, ha esordito con un messaggio virtualmente rivolto alle ragazze e ai ragazzi che popolano il campus. "Direi agli studenti di essere curiosi e di non avere troppa fretta di sapere esattamente dove stanno andando – ha detto – Entrare all'università è ovviamente un momento complesso perché è un mondo diverso rispetto a quello della scuola ma è anche un mondo che ti porta poi verso l'ambito delle professioni e le professioni stanno cambiando e alcune probabilmente ancora non esistono. Credo per questo che l'università oggi è sempre più importante per avere competenze solide ma soprattutto per insegnare a continuare a imparare, ad avere un pensiero critico. Quindi direi agli studenti di vivere pienamente l'università che non è solo il luogo in cui si decide che cosa fare, ma anche il luogo in cui si scopre chi si può diventare".  
Rettrice, il Politecnico di Milano nel Qs Ranking 2026 si conferma prima università d'Italia e 87esima mondiale, guadagnando 11 posizioni rispetto all'anno precedente. In alcune discipline, come ingegneria spaziale, si posiziona nella top ten globale nonostante i fondi a disposizione rispetto a università statunitensi che hanno conquistato il podio -come il Mit o Stanford – siano di gran lunga superiori, direi incomparabili. Quanto incidono sul posizionamento nei ranking le risorse finanziarie a disposizione degli atenei per la didattica e la ricerca?
 "Se facessimo il rapporto tra i risultati ottenuti e i finanziamenti ricevuti, credo ci posizioneremmo tra i primi tre in classifica. Io credo che il nostro obiettivo come università pubblica in Italia è quella di fare la miglior formazione e ricerca possibile e anche avere quella responsabilità sociale che messe insieme rappresentano il valore che ha l'università per la società. I ranking non sono un obiettivo ma sono uno strumento per attrarre studenti e ricercatori migliori anche dall'estero. Noi dobbiamo infatti ricordare che abbiamo un problema demografico in arrivo e che è necessario formare anche secondo la nostra cultura e competenze studenti che vengono da altri paesi per potere avere quella forza lavoro che manca nelle discipline tecnologiche; in particolare sull'intelligenza artificiale noto che i numeri sono veramente impietosi. Quindi semplicemente il nostro obiettivo è usare bene le risorse a disposizione, attirare i migliori ricercatori e studenti e fare il meglio possibile. Questa strategia abbastanza chiara viene premiata anche dai ranking".  
Lei è la prima donna alla guida Politecnico di Milano. Dalla sua nomina (nel gennaio 2023) quali sono state e continuano a essere le sfide culturali più grandi che ha dovuto affrontare?
 "Gli stereotipi, che si formano molto presto. Non credo che alle ragazze manchino le capacità o gli interessi per le discipline scientifiche, il problema è che, quando si devono immaginare nel loro futuro, alcune professioni vengono ancora percepite come più maschili di altre e questo oltre a non avere più senso ha delle conseguenze molto concrete: se una ragazza non vede donne ingegnere, informatiche o leader tecnologiche è difficile che immagini se stessa in quei ruoli. Quindi dobbiamo sicuramente lavorare prima dell'accesso all'università e far sì che le ragazze abbiano la possibilità di pensare al loro futuro avendo una idea di cosa vuol dire oggi essere un ingegnere, che vuol dire lavorare sulla energia, sulla intelligenza artificiale, sulla salute, sulla mobilità, sul clima, sulle città. Significa contribuire a progettare un futuro a beneficio della umanità in qualche modo. E dobbiamo fare in modo che questa idea sia permeabile e permeata su tutta la società". 
Da questo nasce GIrls@Polimi, iniziativa strategica che si rivolge specificamente alle studentesse del quarto e quinto anno delle scuole superiori per incoraggiarle a intraprendere studi universitari nell'ambito delle materie STEM attraverso borse di studio. Ma anche sul fronte autoimprenditorialità, in Polimi Innovators, il contenitore strategico dedicato agli aspiranti startupper che lanciate in questo nuovo anno accademico, c'è una sezione dedicata solo alle donne. Perché?
 "Perché il talento è distribuito mentre le opportunità, e soprattutto la percezione di poter diventare imprenditore, non sono percepite, distribuite nello stesso modo tra le nostre studentesse dottorande rispetto ai loro colleghi maschi. Non si tratta di creare un percorso separato ma di rimuovere alcuni ostacoli che si possono presentare ancor prima della nascita di una impresa. Cioè la mancanza di modelli nei quali riconoscersi, reti professionali, occasioni per confrontarsi. Quindi abbiamo cercato di creare un career mentoring per le ragazze con delle startupper mettendo in contatto direttamente le studentesse con altre alunne del politecnico che hanno fatto questa esperienza, sono diventate founder. Lavoriamo insieme sulla leadership, sulla negoziazione, sul networking, sulla capacità di cercare investimenti e di prendersi dei rischi che è uno dei grossi problemi che abbiamo non solo a livello femminile ma anche maschile. Quindi l'idea è che la imprenditorialità deve essere un'opzione realmente accessibile a tutto il nostro talento. E se qualcuno è un po' indietro perché la vede un po' meno, cerchiamo di dargli quelle opportunità per essere allo stesso livello degli altri". 
I dati sulle iscrizioni dell'anno accademico 2026-2027 saranno accessibili a novembre. Guardando all'offerta universitaria per intero, avete comunque registrato negli ultimi anni più iscrizioni di donne? C'è un cambio di percezione?
 "La tendenza è positiva, C'è una crescita progressiva ma non abbiamo avuto una inversione di tendenza. Negli ultimi 4 anni le ragazze iscritte alla triennale ad ingegneria sono passate dal 24% al 29% circa. Un po' di miglioramento nelle triennali quindi c'è stato. Ci sono degli indirizzi più femminili, come ingegneria biomedica. Altri più di orientamento maschile, come meccanica, informatica ed elettronica. E ciò è problematico perché ci sono molto richieste dal mondo delle aziende".  
Tra le sfide più ambiziose che il Politecnico di Milano oltre agli stereotipi si è puntato sull'autoimprenditorialità e il trasferimento tecnologico. Lei, che ne è strenua promotrice, affianca all'impulso all'innovazione un approccio culturale e metodologico che sta ridisegnando anche la didattica all'interno dell'Ateneo. Tra i suoi cavalli di battaglia c'è la promozione della 'pedagogia dell'errore'. Perché?  "Secondo me l'errore ha un ruolo fondamentale soprattutto quando parliamo di innovazione o di ricerca. Innovare significa per definizione muoversi in un territorio in cui non si hanno tutte le risposte così come avviene nella ricerca. All'università siamo abituati a valutare gli studenti sulla risposta corretta, ma se vogliamo formare degli innovatori dobbiamo insegnare anche a formulare un'ipotesi, verificarla, scoprire eventualmente che era sbagliata e usare quello che abbiamo imparato per formare eventualmente una ipotesi migliore. Lo stesso vale nell'ambito della imprenditorialità tant'è che negli Usa (i venture capital – ndr) credono che se non hai sbagliato una volta, non hai imparato e quindi il rischio di errore che si corre è più alto, non avendo tu imparato da un tuo precedente sbaglio. L'errore diventa negativo solo quando non produce apprendimento e questo è il motivo per cui vogliamo che i nostri studenti possano sperimentare l'errore all'università, in un ambiente un po' più protetto dalle conseguenze che si verificano in Italia in caso di fallimento societario. Pertanto, cerchiamo di farli lavorare in team multidisciplinari, simulando concretamente la vita di una start up, prendendo decisioni sul prodotto, il mercato, le risorse, reagendo agli imprevisti. Nello 'start up boot camp' affrontiamo esplicitamente proprio la gestione del fallimento. Nostro obiettivo è fare in modo che il costo dell'errore si abbassi e aumenti il valore dell'apprendimento dall'errore per ripartire meglio di prima. Un innovatore non è qualcuno che non sbaglia, è qualcuno che sa trasformare rapidamente un errore in conoscenza e questo è il nostro obiettivo".  
La pedagogia dell'errore dovrebbe diventare il mantra anche nelle scuole italiane, così come lo è già nelle anglosassoni?
 "Il sistema della scuola italiana è molto diverso da quello delle scuole straniere sopratutto anglosassoni. Non è semplice cambiarlo. All'università cerchiamo di farlo. Ci scontriamo con ragazzi che si aspettano di sapere esattamente come sono fatte le tracce degli esercizi. Cioè sono capaci di rifare l'esercizio che tu gli hai fatto vedere, ma se cambi la struttura dell'esercizio si trovano in maggiore difficoltà. Io cerco di spiegargli che devono imparare a ragionare e dopo di che qualunque esercizio va bene. Se la logica dei passaggi funziona ed è corretta anche se diversa da quella che ho pensato, io capisco che sei in grado di ragionare e risolvere un problema che è nuovo. Nella professione infatti i problemi che si porranno saranno nuovi, non già visti. bisogna essere in grado di affrontarli portandosi dietro il bagaglio di conoscenza".  
Cosa suggerisce?
 "Educare i ragazzi al pensiero critico e alla capacità di formulare delle ipotesi e provare a fare una ragionamento che non sia preconfezionato". 
Se i programmi come Polimi Innovators accendono la scintilla nei singoli studenti e ricercatori che vogliono innovare, la Tef (Tech Europe Foundation) rappresenta la massima espressione istituzionale e infrastrutturale della missione di autoimprenditorialità del Politecnico di Milano. Ci spiega?
 "Tef è una fondazione che mette insieme Politecnico, Bocconi, investitori privati e Camera di commercio creando un ecosistema in cui ricerca, imprese e capitale competente si possano incontrare per trasformare in innovazione la ricerca. Non bisogna dimenticare infatti che per fare innovazione prima devi fare ricerca. Sono tre i pilastri: sostegno alla ricerca , scouting e accompagnamento delle start up, open innovation con le imprese. Tutto ciò si traduce in diversi percorsi che sono fatti in fasi diverse: Tef Ignition consente agli studenti di partire da una idea e verificarla concretamente ed è un po' anche un complemento di Polimi Innovator; Tef Foundry, che nasce da una esperienza che abbiamo fatto da molti anni, 'Switch2Product', e invoglia i ricercatori a tirar fuori i risultati della ricerca e provare ad avere un finanziamento per fare un passo in più, trasformarlo in un'impresa, in un brevetto, in una innovazione che possa essere utilizzata; Tef Foundry accompagna quindi i team di ricerca verso la creazione di start up deep tech con mentor internazionali e con un finanziamento che li accompagna nella crescita. L'obiettivo finale è attrarre talento, generare imprese deep tech e fare di Milano uno di quei luoghi europei dove la scoperta scientifica abbia anche la possibilità di diventare una impresa. Cosa che c'è nella Silicon Valley o in aree tipo Berlino o Londra ma che in Italia è un po' mancante". 
Priorità oggi è integrare l'IA generativa nella didattica per aiutare gli studenti a sfruttarla e non subirla. Come la affrontate?
 "Al Politecnico l'IA non è una novità, la studiamo da oltre 50 anni e siamo stati la prima università italiana a creare degli insegnamenti di IA. Oggi l'IA è presente in tutti i nostri percorsi. Con l'IA generativa c'è un punto di passaggio in più: noi facciamo in modo che ingegneri, architetti, designer sappiano lavorare con l'IA conoscendone sia le possibilità che i limiti e questo ha significato anche ripensare alla didattica. Abbiamo lavorato sia con i docenti per capire come integrarla nei loro corsi e come usarla a supporto dell'apprendimento e della valutazione e stiamo poi anche sperimentando tutor virtuale specializzati e specifici sui singoli corsi. La questione fondamentale è però culturale. Lo studente deve capire che non può delegare il suo pensiero all'IA perché questo impoverisce la sua formazione, può utilizzarla per interrogare meglio un problema, confrontare soluzioni e ricevere feedback potenziando l'apprendimento ma deve saper formulare domande giuste, capire se le risposte ricevute hanno il valore corretto e assumersi la responsabilità della decisione finale. Quindi noi cerchiamo di fare in modo che lo studente (già con corsi aggiuntivi alle matricole) possa fare quello che l'IA da sola non può fare: avere il pensiero critico, la responsabilità e capacità di giudizio". 
L'ampliamento dei posti letto e il diritto all'alloggio è tra i punti programmatici e le missioni centrali del suo mandato. Come procede la sfida?
 "Il Politecnico ha una strategia che è stata quella di sviluppare le proprie residenze universitarie senza affidarsi a privati. Abbiamo oggi 2mila posti letto a Milano e poi abbiamo posti sia a Lecco che a Cremona. Di recente abbiamo riaperto la Casa dello Studente, nostra residenza storica totalmente ristrutturata e riqualificata, con il supporto dei fondi ministeriali e regionali, che oggi ha 420 posti letto, 84 di più rispetto a prima, con un investimento complessivo di 35 mln circa. L'anno prima ha aperto la residenza Marie Curie a Corvetto con 213 posti letto e adesso stiamo costruendo altri 750 posti letto in residenze universitarie che sono supportate da un cofinanziamento ministeriale e che saranno in Bovisa. Questi posti letto sono per il 60% a tariffa agevolata per il diritto allo studio, 1400 posti a 250 euro al mese circa, mentre il 40% ha tariffa piena ma inferiore alla metà della metà qui a Milano: 400 euro a posto letto. 750 posti saranno pronti alla fine del 2027, oltre a questi ne abbiamo altri 500 su cui abbiamo già deliberato e avuto il cofinanziamento per cui partirà la costruzione tra qualche mese a Lambrate, al posto del vecchio edificio del Dipartimento di Chimica. Abbiamo quindi messo in campo altri 1250 posti, i tempi dell'edilizia sono quelli che sono… Speriamo di averli al più presto. Sicuramente io penso di potere inaugurare i prossimi 750 mi piacerebbe anche gli altri 500 entro la fine del 2028 quando termina il mio mandato altrimenti sono sicura che verranno terminati da altri".  
La richiesta sarà soddisfatta?
 "Noi abbiamo richieste per circa 7mila posti all'anno, arriveremo alla metà dei posti letto. Abbiamo convenzioni con privati ma non è la stesa cosa. E' chiaro che c'è un tema di abitabilità non solo quando si è studenti, ma anche dopo. Con il primo stipendio un neolaureato non si può permettere un appartamento decente a Milano, neanche un monolocale. Il tema è che il livello degli stipendi in Italia è basso, anche a Milano dove è un po' più alto rispetto alla media italiana. Io dico sempre che va bene guardare agli studenti ma bisogna guardare anche il dopo, ai neolaureati. Se vogliamo trattenere i talenti che abbiamo formato a Milano o in Italia lì il problema casa esiste". "Ogni anno va via circa il 15% dei laureati e sul fronte dottorato, almeno ¼ se non il 30%di quelli che lo hanno conseguito. Tra l'altro il dottorato non è molto riconosciuto nel mondo delle aziende in Italia mentre lo è all'estero. Sono numeri che dovrebbero far riflettere". 
Ha esordito con un messaggio ai giovani, che appello alla politica?
 "La politica ricordi che senza formazione universitaria non si creano competenze e non si crea innovazione; e che senza innovazione non si aumenta la produttività e non si aumenta il prodotto interno lordo. L'investimento nella formazione universitaria ha un ritorno in un tempo lungo; il compito dell'università è quello di creare opportunità per tutti e sostenere chi non ha le possibilità economiche assicurando il diritto allo studio che oggi come oggi è un principio costituzionale non garantito dalla finanza pubblica".  "Riguardo alla cosiddetta fuga dei cervelli: Io non sono d'accordo. Ritengo che l'importanza sia avere i cervelli in Italia e che un equilibrio ci sia. Se qualcuno fa una esperienza all'estero e poi torna, per me è infatti un valore. Ciò che bisogna garantire è la possibilità di scegliere, che dipende dagli stipendi adeguati, che dipendono dalle aziende. Le stesse imprese che in alcuni paesi pagano stipendi consistenti, a parità di impiego in Italia pagano la metà. Ciò dimostra che sicuramente c'è un tema di tassazione che nel nostro Paese va modificato, ma non basta. Non è solo quello, è anche il valore che si dà al lavoro in Italia. Al valore medio, perché la produttività è più bassa. Tutto lì".  
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Bonino, oggi i funerali di Stato a Roma: presenti Mattarella e Meloni

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(Adnkronos) – Ultimo saluto oggi, martedì 14 settembre, in Campidoglio, a Emma Bonino. Ai funerali, in forma laica, partecipano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. Entrambi sono già arrivati nell sala della Protomoteca.  Ad aprire la cerimonia sarà Carla Taibi, per anni al fianco della leader radicale come assistente, insieme a Filomena Gallo. Poi la parola passerà a Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, prima delle chiusure, affidate a Romano Prodi ed Enrico Letta, il premier con cui Bonino guidò la Farnesina da ministra degli Esteri. Ieri in Campidoglio, nel corso della seconda giornata della camera ardente, si sono avvicendati il vicepremier Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, gli ex premier Massimo D'Alema ed Enrico Letta, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. Nel pomeriggio è arrivato anche Giuseppe Conte. E ancora, tra gli altri: Roberto Giachetti per Italia Viva, il presidente del Cnel Renato Brunetta, la senatrice dem Cecilia D'Elia, Bobo Craxi. Per Azione, il capogruppo alla Camera Matteo Richetti, la deputata Valentina Grippo e il segretario romano Alessio D'Amato. La storica leader radicale è morta venerdì 11 settembre a 78 anni nella Casa di Cura Nostra Signora della Mercede, a Roma, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. 
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Il principe Harry compie 42 anni, gli auguri di Meghan sui social

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(Adnkronos) – Il principe Harry compie oggi 42 anni e Meghan ha celebrato il compleanno del marito con un post su Instagram accompagnato da diverse foto di famiglia. La duchessa di Sussex ha pubblicato un dolce scatto di Harry che bacia la figlia, la principessa Lilibet, e molte altre immagini presumibilmente scattate nella campagna inglese. In apertura del post, un'immagine in bianco e nero del secondogenito di Re Carlo a cui segue una foto di Harry con il figlio, il principe Archie, apparentemente intenti a organizzare una partita di tiro con arco e palloncini. In una delle foto, appare anche il cane Pula, che segue il resto della famiglia su un trattore. C'è poi uno scatto che vede il principe che scia con Lilibet e un altra ancora, in bianco e nero, che mostra un tenero bacio fra e Harry e Meghan in un vigneto. Meghan ha accompagnato il montaggio con la didascalia: "È semplicemente il migliore", aggiungendo: "Buon compleanno, amore mio". 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Il presidente del Cagliari Giulini: “Crediamo a Maldini. Scritte cose gravi, verità verrà fuori”

(Adnkronos) – "Stupefacenti? Non capiamo come possano uscire notizie di questo tipo, mi sembra che ad oggi le tracce di stupefacenti siano più sui giornali che da altre parti e questo secondo noi è molto grave". Lo ha detto il presidente del Cagliari Tommaso Giulini – rispondendo a una domanda sul caso dell’incidente stradale di Daniel Maldini nella notte tra sabato e domenica – poco prima dell’Assemblea della Lega Calcio Serie A di oggi a Milano. Giulini aggiunge, a proposito di alcune ricostruzioni lette sui media: "È una cosa molto grave, perché noi abbiamo fatto degli esami ieri mattina, risultavano tutti negativi e crediamo ovviamente alla buona fede del ragazzo che giura di non aver assunto alcun tipo di sostanza, se non di aver bevuto magari due cocktail o tre birre, che poi si vedono anche dal valore perché non particolarmente alto. Ovviamente, non è un valore con cui è raccomandato guidare". Nella giornata di ieri, Maldini aveva affidato ai social la sua replica alle accuse di essere stato trovato positivo alle droghe dopo l'incidente, pubblicando in una storia Instagram l'esito negativo all'esame tossicologico al quale si è sottoposto in una struttura di Cagliari. (LEGGI L'ARTICOLO) Il numero uno del Cagliari spiega poi che la società rossoblù "non capisce come possano essere uscite queste notizie, è evidente che c'è qualcuno all'interno della polizia locale o dell'ospedale che ha ritenuto di far uscire qualcosa, che vedremo se verrà accertato o meno. È tutto molto particolare, innanzitutto perché questi pretest, oltre a non avere un valore giuridico nel probatorio, sono pretest che non danno molecole così precise. Quindi, vedere oggi sui giornali che addirittura è uscita la ketamina, mi chiedo da dove possa essere uscita…". Giulini continua: "Dopodiché, io ho visto il verbale della polizia municipale, quando lui è entrato al pronto soccorso, e quel verbale parla di uno screening fatto con questi famosi pretest, dove tendenzialmente sembrerebbero esserci tracce di THC. Allora, qualora avesse mai fumato una canna, e non credo, c'è una distinzione enorme tra fumarsi una canna e leggere sui giornali che Daniel Maldini ha assunto sostanze stupefacenti".  Il presidente del club sardo sottolinea che la grande attenzione mediatica sul caso sia legata al nome di Maldini, figlio dell’ex capitano del Milan Paolo: "Altrimenti, probabilmente la notizia non sarebbe così diffusa. Ritengo che sia gravissimo perché è stato anche preconvocato dalla Nazionale. Il ragazzo lo vedrò domani, però ci hanno parlato i miei e ovviamente crediamo a ciò che ha detto. Poi verrà fuori la verità fra qualche giorno, quando ci sarà l'ufficialità di questa analisi del sangue che ha fatto in pronto soccorso". Per Giulini, nella vicenda poi c'è anche un altro aspetto: "Da padre, ciò che dico anch'io dei figli giovani, maggiorenni, è che spero sempre che, quando bevano due gin tonic, escano poi senza la macchina, senza il motorino. Da quel punto di vista lì dirgli, ma credo che lo sappia anche lui, che la prossima volta che decide di andare in un locale a bere qualcosa è meglio che vada con un taxi, piuttosto che con qualcuno che guida, è assolutamente scontato. Sia per l'incolumità sua, ma soprattutto per l'incolumità di tutte le altre persone". 
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Tumori, ematologo Corradini: “Combo anticorpo bispecifico e chemioterapia più efficace in Dlbcl”

(Adnkronos) – Lo studio 'Starglo' "ha dimostrato per la prima volta che questa combinazione" glofitamab + GemOx con R-GemOx nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) recidivato o refrattario “è molto superiore alla chemioterapia da sola". Quindi, "nel paziente non eleggibile al trapianto autologo, lo standard non è più la chemio-immunoterapia, ma è la chemio-immunoterapia più anticorpo bispecifico. Questo è un dato molto importante”. Così Paolo Corradini, professore ordinario di Ematologia dell'università degli Studi di Milano e direttore della divisione di Ematologia della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, commenta i risultati dello studio internazionale di fase 3 a un incontro con la stampa, oggi a Milano, in occasione della disponibilità, in Italia, della prima combinazione dell’anticorpo bispecifico glofitamab e GemOx con R-GemOx (il trattamento standard) nei pazienti con Dlbcl recidivato o refrattario. “Si tratta del primo studio randomizzato al mondo che paragona un anticorpo bispecifico più la chemioterapia rispetto alla sola chemioterapia – continua Corradini – È chiaro che il braccio chemioterapico, in questo contesto di pazienti che non possono accedere al trapianto autologo, non è un braccio particolarmente robusto – osserva – però è anche vero che parliamo di pazienti con un'età mediana di 68 anni. Ed è altrettanto vero – aggiunge – che la randomizzazione è 2 a 1: gli investigatori, sapendo che era molto probabile che il braccio sperimentale con il bispecifico fosse più attivo, hanno allocato 2 pazienti al braccio più attivo e solo un paziente a quello meno attivo, il quale poteva comunque avere altre strategie di salvataggio successive, come il bispecifico da solo o le Car-T”. Alla nuova opzione terapeutica oggi disponibile si aggiungeranno “altre molecole in arrivo – anticipa l'ematologo – quindi per i clinici sarà complicato scegliere la terapia migliore per il paziente, in assenza di studi che mettano a confronto tra loro queste opzioni molto attive, come le Car-T rispetto ai bispecifici, o i diversi bispecifici tra di loro. Ma è una fortuna che oggi abbiamo il problema di dover scegliere tra tante terapie efficaci, piuttosto che quello di non averne a disposizione”, conclude. 
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Dlbcl, ematologo Carlo-Stella: “Sopravvivenza a 3 anni del 47% con glofitamab e chemio”

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(Adnkronos) – “L'immuno-chemioterapia di cui si parla oggi può essere considerata di seconda generazione e prevede l'associazione di glofitamab (per 12 cicli) con lo schema chemioterapico GemOx (per 8 cicli). Si tratta di uno schema che garantisce ai pazienti sottoposti a questo trattamento una sopravvivenza mediana di 25 mesi e un tasso di sopravvivenza a 3 anni del 47%. Sono valori estremamente importanti che, proiettati con analisi statistiche più sofisticate, evidenziano come chi si trova in risposta completa alla fine del trattamento mostri una sopravvivenza a 2 anni del 79%”. Lo ha detto Carmelo Carlo-Stella, professore ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di Milano e direttore della divisione di Ematologia dell'Irccs Humanitas Research Hospital di Milano, partecipando oggi all’incontro con la stampa organizzato nel capoluogo lombardo per fare il punto sul nuovo trattamento disponibile, la combinazione glofitamab e chiomioterapia, per il linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario (Dlbcl), “la forma più frequente di linfoma non-Hodgkin” che riguarda “circa un terzo di tutti i casi”. “È una patologia relativamente frequente, molto complessa dal punto di vista genetico, anatomo-patologico e clinico – spiega l'ematologo – talora si presenta con pochi sintomi, talaltra con una situazione clinica non molto diversa. Per vari decenni", il Dlbcl "è stato trattato con un regime di immuno-chemioterapia che comprende il rituximab più 4 chemioterapici, noto con l'acronimo R-Chop”, rituximab con ciclofosfamide, idrossidaunorubicina/doxorubicina, oncovin/vincristina e prednisone. “Lo schema R-Chop è stato un grande successo, poiché ha salvato e continuerebbe a salvare, il 60% dei pazienti – sottolinea lo specialista – Tuttavia, l'attenzione della ricerca biomedica si focalizza su chi non risponde a questa terapia, che equivale a un buon 40% della popolazione generale affetta da questo linfoma. Fino a pochi anni fa, questi pazienti avevano una probabilità di sopravvivenza molto ridotta e rappresentavano un enorme unmet medical need. Intorno al 2017 sono diventate disponibili le cellule Car-T – illustra Carlo-Stella – Questa nuova forma di immunoterapia cellulare ha modificato profondamente il panorama terapeutico, garantendo la guarigione a circa il 40% dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B ricaduto o refrattario. Questo 40% significava però che una quota residua piuttosto elevata continuava a rappresentare un bisogno medico insoddisfatto”. I benefici della combinazione glofitamab in associazione alla chemioterapia GemOx sono stati osservati nello studio Starglo. Oggi il trattamento è disponibile e rimborsato anche in Italia per il trattamento di seconda linea. “Stiamo quindi parlando di un progresso estremamente importante, che riduce sempre di più l'unmet medical need nel linfoma diffuso a grandi cellule B”, conclude il professore. 
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Sydney Sweeney posa nuda per uno spot di scommesse, è polemica: cosa è successo

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(Adnkronos) –
Sydney Sweeney è finita al centro di una nuova polemica per uno spot pubblicitario realizzato per Novig, una società di scommesse sportive. L'attrice americana nella pubblicità e nello shooting appare nuda, coperta soltanto da palloni e attrezzature legate a diversi sport, dal basket al tennis fino al golf. La campagna con protagonista la star di Euphoria ha suscitato tante polemiche, in particolare atlete di tutto il mondo hanno accusato la pubblicità di contribuire alla sessualizzazione delle donne nello sport e di mettere in secondo piano anni di sacrifici e risultati. A intervenire sulla vicenda è stata Amy Hunt, velocista britannica reduce da quattro medaglie d'oro agli Europei.    Dopo aver ottenuto un quarto posto nei 200m ai World Athletics Ultimate Championship domenica sera, Hunt nel corso di un'intervista ha detto: "Sydney Sweeney, ecco come sono fatte le donne nello sport: 21.4. Muscoli. Duro lavoro, sangue, sudore, lacrime. Questa è una serata bellissima", ha dichiarato l'atleta. "Quando sei una donna nello sport, non è tutto bello. Non è glamour. Non è sexy tutto il tempo, decisamente no", ha aggiunto, lanciando una frecciata.   
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ritorno a scuola, il neurochirurgo: “Allenare il cervello per migliori performance”

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(Adnkronos) – Con il ritorno a scuola, non è soltanto il fisico ad aver bisogno di allenamento, ma anche il cervello. “Proprio come accade con i muscoli, infatti, per funzionare al meglio il cervello ha bisogno di esercizio, ma anche di riposo e delle giuste attenzioni”. È il messaggio del neurochirurgo Christian Brogna, che lavora alla Clinica Paideia di Roma, il quale ha messo a punto un decalogo rivolto agli studenti, ma utile anche agli adulti. "Il cervello non è una macchina da spingere continuamente al massimo – spiega lo specialista – È un organo che, come i muscoli, può e deve essere allenato e che oggi, più che mai, ha bisogno di cure adeguate". Un'esigenza resa ancora più attuale dalle abitudini quotidiane di ragazzi e adulti. L'esposizione prolungata a smartphone, social network e sottopone infatti il cervello a stimolazioni continue e spesso poco funzionali, che possono interferire con attenzione, concentrazione e qualità del sonno. “Se siamo ormai abituati a preoccuparci della forma fisica schermi – si legge in una nota – molto meno scontato è dedicare la stessa attenzione alla salute e all'efficienza del cervello. Per funzionare bene, invece, il cervello ha bisogno di sonno, movimento, alimentazione equilibrata, allenamento mentale e momenti di recupero”. Da qui nasce il decalogo redatto da Brogna proprio in coincidenza con il ritorno sui banchi, 10 indicazioni semplici e concrete per allenare il cervello e creare le condizioni migliori per attenzione, memoria e apprendimento. "La vera performance non consiste nell'essere perfetti o nello studiare senza – precisa Brogna – Significa creare le condizioni che permettono al cervello di apprendere, ricordare e affrontare le difficoltà con maggiore efficacia. Il cervello è come un muscolo: va allenato con costanza, ma anche rispettato nei suoi tempi di recupero". Nel dettaglio: 1) Proteggere il sonno. Dormire a sufficienza favorisce l'attenzione, la memoria e la capacità di risolvere i problemi. Studiare fino a notte fonda, soprattutto in modo abituale, può ridurre la qualità dell'apprendimento; 2) Iniziare la giornata con un'alimentazione equilibrata. Il cervello ha bisogno di energia costante. Una colazione adeguata e un'alimentazione varia aiutano a evitare cali di attenzione; è invece preferibile non eccedere con zuccheri e prodotti ultraprocessati; 3) Bere regolarmente. Una corretta idratazione contribuisce al mantenimento delle funzioni cognitive. Non aspettate di avere sete per bere, soprattutto durante le giornate calde o dopo l'attività fisica.  E ancora: 4) Fare attività fisica. Il movimento regolare sostiene la salute del cervello, migliora l'umore e può favorire attenzione e capacità di apprendimento. Non è necessario praticare uno sport agonistico: anche camminare, andare in bicicletta o giocare all'aperto è utile; 5) Studiare in modo attivo. La semplice rilettura è meno efficace di un apprendimento partecipato. Ponetevi domande, spiegate l'argomento con parole vostre, create collegamenti e provate a ricordare le informazioni senza consultare il libro; 6) Distribuire il ripasso nel tempo. Ripetere a intervalli regolari favorisce il consolidamento della memoria più delle lunghe sessioni concentrate alla vigilia di una verifica. Inoltre: 7) Ridurre le distrazioni. Il cervello non svolge realmente più compiti complessi nello stesso momento: passa rapidamente da un'attività all'altra, con una possibile perdita di efficienza. Durante lo studio, disattivate le notifiche e tenete lo smartphone lontano; 8) Inserire pause brevi e regolari. Dopo un periodo di concentrazione, alzatevi, muovetevi e lasciate riposare gli occhi. Le pause aiutano a recuperare energie e a mantenere più a lungo una buona qualità dell'attenzione. Quindi: 9) Praticare meditazione o respirazione consapevole. Una breve pratica quotidiana può aiutare a riconoscere le distrazioni, ridurre la tensione e riportare l'attenzione al momento presente. Anche cinque minuti possono essere un buon inizio, se praticati con regolarità e senza aspettarsi risultati immediati e, infine, 10) Coltivare curiosità e nuove competenze. Leggere, imparare una lingua, suonare uno strumento, creare e affrontare attività nuove stimola la flessibilità mentale. La cosiddetta plasticità cerebrale dipende dall'interazione tra esperienza, esercizio e ambiente. 
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