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Alessandra Tripoli ha ripercorso, ospite oggi a La volta buona, i 15 anni vissuti in Cina, precisamente a Hong Kong, dove si era trasferita insieme al marito Luca Urso per motivi legati alla loro attività nel mondo della danza. Il racconto è partito dai cosiddetti 'campi di dimagrimento' cinesi, strutture nelle quali le persone affette da obesità vengono sottoposte a regimi molto rigidi per poter perdere peso. Un sistema estremo ma, se si conosce la mentalità cinese, non "stupisce", ha detto la maestra di ballo di 'Ballando con le stelle' nel salotto di Caterina Balivo. "Perché ogni cosa che fanno, la fanno in grande", ha raccontato. La ballerina ha ricordato poi un episodio vissuto durante la pandemia di Covid, quando le misure adottate in Cina prevedevano l'isolamento assoluto dei positivi: "Durante il periodo del covid, c'era davvero una sorta di campo di concentramento per i positivi o i forse positivi. Mio marito è stato 'deportato', possiamo usare questo termine, in questo campo perché c'era il rischio che fosse positivo", ha detto la ballerina, estremizzando per far comprendere il concetto.
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Alessandra Tripoli, la rivelazione sul marito a La volta buona: “Durante il Covid…”
Ai, Omceo Roma: “Documento Atto medico guida per l’Ordine e ausilio per le 32 professioni sanitarie2
(Adnkronos) – "In medicina l'utilizzo dell'intelligenza artificiale è importante e rappresenta una grande opportunità, ma il giudizio clinico resta e deve restare umano. Il Documento Atto medico che oggi presentiamo come Omceo Roma assume un'importanza particolare proprio nel processo di digitalizzazione della sanità, perché pone alcuni punti fermi e chiarisce responsabilità e competenze: stabilisce, in sostanza, chi fa cosa, nel rispetto delle responsabilità proprie di ciascun professionista". Lo dichiara all'Adnkronos Salute Antonio Magi, presidente dell'Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e degli odontoiatri, in occasione della presentazione – oggi alla Camera dei deputati – di un volume e di un documento dedicati ad una nuova definizione di atto medico, presente il ministro della Salute, Orazio Schillaci. "Il documento – spiega Magi – vuole essere una vera e propria guida per l'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Roma e per il rapporto tra le diverse professioni sanitarie. In un sistema sempre più complesso e multidisciplinare, nel quale operano 32 professioni sanitarie, è fondamentale definire con chiarezza ruoli, competenze e responsabilità, senza perdere di vista la centralità della persona assistita. In altre parole stabilire chi fa cosa". Per Magi "la tecnologia può essere un supporto insostituibile, ma non può sostituire il medico nel momento della deliberazione clinica. La decisione nasce dall'integrazione tra evidenze scientifiche, responsabilità professionale, principi etici e ascolto della persona". È "questa dimensione umana e relazionale che dobbiamo tutelare, perché dalla fiducia tra medico e cittadino dipendono non solo la qualità delle cure, ma anche la tenuta e la sostenibilità del nostro sistema sanitario", conclude.
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Alcaraz, il preparatore attacca US Open: “Non si può giocare a quell’ora”
(Adnkronos) – La sconfitta di Carlos Alcaraz ai quarti di finale degli US Open fa ancora rumore, ma non solo per il risultato del campo. Il tennista spagnolo è stato eliminato dal padrone di casa Ben Shelton nello Slam americano, l'ultimo della stagione e a cui arrivava da campione in carica, al termine di una partita-maratona conclusa in cinque set dopo oltre quattro ore e mezza di gioco. I tennisti sono entrati sull'Arthur Ashe alle 23 inoltrate e hanno quindi concluso alle 3.30 ora locale, con uno sforzo fisico che ha portato Alcaraz, visibilmente piegato dalla fatica, a vomitare durante un cambio campo. In difesa dello spagnolo, ma più in generale per la salvaguardia della salute dei giocatori, è intervenuto il preparatore atletico del numero 3 del mondo, Alberto Lledó. "In alcune occasioni so (lo affermo con umiltà) che la prestazione non è sinonimo di salute…", ha scritto in una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram, "dobbiamo adattarci a qualsiasi circostanza, e chi lo fa per primo ha un vantaggio competitivo, ma iniziare una partita di tennis di 5 set alle 11 di sera non è affatto sano per un atleta".
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“Dear You”, il cinema cinese conquista il pubblico di Venezia
VENEZIA (XINHUA/ITALPRESS) – Martedì pomeriggio, le voci provenienti dalla regione di Chaoshan, nel sud della Cina, hanno riecheggiato in una sala cinematografica di Venezia, dove oltre 150 spettatori cinesi e italiani si sono riuniti per assistere alla proiezione di “Dear You”.
Il film è stato proiettato al Museo M9 di Mestre, a Venezia, nell’ambito di un programma di promozione del cinema in lingua cinese organizzato durante l’83esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Il film, noto in cinese come “Love Letters to Grandma”, è incentrato sulla tradizione dei “qiaopi”, lettere accompagnate da rimesse di denaro che i primi emigranti inviavano alle loro città d’origine per sostenere le famiglie. Attraverso una lettera che attraversa il tempo e la distanza, il film esplora i temi della famiglia, della nostalgia di casa e del legame con le proprie radici.
Per l’attrice Li Sitong, il viaggio a Venezia è stato quasi emozionante quanto il film stesso. “Quando giravamo il film a Chaoshan non avremmo mai immaginato che sarebbe arrivato così lontano”, ha dichiarato Li, dopo un volo di oltre 10 ore per partecipare alla proiezione a Venezia.
Con numerosi attori non professionisti e immagini di vita quotidiana, il film racconta i ricordi e le esperienze di famiglie comuni, trovando una forte risonanza tra gli spettatori italiani.
Laura Fincato, ex vice ministro italiano degli Esteri ed ex vice sindaca di Venezia, ha affermato che le vicende raccontate nel film hanno trovato riscontro nelle esperienze di molti italiani.
“E’ successo che anche molti italiani e molti veneziani siano andati in Paesi lontani da casa, alla ricerca di un futuro migliore”, ha raccontato Fincato a Xinhua. “Hanno lasciato lì un pezzo del loro cuore”.
Sia i migranti cinesi sia quelli italiani hanno cercato di preservare la propria identità mentre costruivano una nuova vita all’estero, ha affermato, aggiungendo che il cinema può svolgere un ruolo importante nel rafforzare i legami culturali tra i due Paesi.
“La tecnologia è importante, ma soprattutto deve esserci umanità”, ha dichiarato. “E questo è un film di grande umanità”.
Per Qin Shasha, è stata la seconda volta che vedeva “Dear You”, ma ha affermato di essersi commossa proprio come la prima volta.
“E’ un’esperienza diversa guardarlo all’estero”, ha dichiarato, esprimendo la speranza che più film cinesi vengano proiettati all’estero e che più storie cinesi possano raggiungere il pubblico internazionale.
Il console generale cinese a Milano Zhang Chenggang ha affermato che il film potrebbe trovare una forte risonanza nella comunità cinese in Italia. Molti membri della comunità conoscono bene l’esperienza di costruirsi una vita lontano da casa, pur mantenendo stretti legami con le proprie famiglie e con le proprie radici culturali.
Il programma in lingua cinese della Mostra del Cinema di Venezia ha previsto proiezioni, incontri tra operatori del settore e dibattiti. Oltre a “Dear You”, è stato proiettato anche il film cinese “La ballata di un soldato”.
(ITALPRESS).
– Foto Xinhua –
Comscore: l’estate traina lo smartphone. Comparto News a +5,5%, volano Paramount e Disney
(Adnkronos) – L’estate consolida le abitudini digitali degli italiani, confermando un trend ormai strutturale: la migrazione dei consumi verso lo smartphone e la centralità dei social media come canale primario di ingaggio. Secondo le ultime rilevazioni Comscore relative al mese di luglio 2026, la platea di italiani online si mantiene numericamente stabile a quota 46,1 milioni di visitatori unici, ma con un incremento significativo dell’intensità di fruizione. Il tempo medio speso per persona su internet sale infatti a 78 ore e 40 minuti nel mese, registrando una crescita del 3% rispetto a giugno (2 ore e 18 minuti in più in media per utente). Un incremento spinto quasi esclusivamente dalla componente Mobile (+3,4%), a fronte di una crescita decisamente contenuta del Desktop (+0,6%). Il fenomeno è ancora più evidente nel confronto anno su anno (luglio 2026 su luglio 2025): a parità di utenti complessivi, gli italiani hanno trascorso ben 8 ore e 8 minuti in più online (+11,5%), un risultato sintesi di due dinamiche opposte: il calo del tempo speso da desktop (-5,9%) e il boom di quello da mobile (+15,2%). A livello delle grandi property, in uno scenario di sostanziale tenuta delle Big Tech storiche, con variazioni minime sia con segno più sia con segno meno, si fa notare la crescita del Gruppo Mediaset che sale a 28,1 milioni di visitatori unici (+8% su giugno). Il mese di luglio evidenzia inoltre un netto balzo per due colossi dell’intrattenimento e dello streaming: The Walt Disney Company raggiunge 18,5 milioni di visitatori unici (+28%) e Paramount Global segna un +52% che la porta a 14,9 milioni di visitatori unici nel mese. Due modelli di espansione tuttavia differenti: se per Disney la spinta è distribuita sulle proprietà web e sulle piattaforme proprietarie, per Paramount il balzo è guidato quasi interamente dalla viralità sui canali social. Nel settore dell’informazione si assiste a una ripresa generale delle audience: l’insieme dei brand della categoria News presenti nella Top 100 registra a luglio un incremento complessivo dell'audience del 4% rispetto al mese precedente. A guidare il comparto è RaiNews, che si conferma saldamente al vertice della classifica con 36,3 milioni di visitatori unici (+2%), seguita dall’aggregato locale Citynews a 29,9 milioni (in lieve flessione sotto il punto percentuale). Alle loro spalle si mantengono le posizioni di vertice del comparto informativo-sportivo con Sky Sport Sites, 23,7 milioni di visitatori unici (-2%, ma con un’impennata del 26% registrata sui canali proprietari web e app trainata dai grandi eventi come Wimbledon e il Tour de France) e Sky TG24 Sites, 22,8 milioni (+2%). All’interno del comparto spiccano andamenti differenti che mostrano l’evoluzione dei canali di fruizione. Si registra la crescita solida e interamente concentrata sul perimetro proprietario (desktop e mobile) di testate come Il Sole 24 Ore, che raggiunge 10,2 milioni di visitatori unici (+15%), Il Fatto Quotidiano 8,2 milioni (+20%) e Il Post che sale a 6 milioni (+12%). Dinamica differente per Il Giornale, 5,3 milioni (+23%) e Libero, 3,4 milioni (+46%): per questi due quotidiani il consistente aumento dell’audience complessiva risente fortemente della distribuzione sui canali social, che addirittura ribaltano la flessione registrata sui perimetri proprietari desktop e mobile. In questo contesto, il dato medio della Social Incremental Reach, per i brand che hanno attivato la misurazione anche sui social, si attesta all'80%, in crescita di 5 punti percentuali rispetto a giugno, a conferma di come la distribuzione sulle piattaforme terze rappresenti per l’editoria ormai una leva strutturale di estensione della reach complessiva. Sul fronte dell'intelligenza artificiale OpenAI risente della stagionalità estiva registrando a luglio una flessione del 6%, con 13,4 milioni di visitatori unici, complice la pausa estiva di scuole e uffici; il dato non intacca tuttavia la sua crescita strutturale su base annua: rispetto a luglio dello scorso anno i visitatori crescono del 19%, mentre il tempo totale speso dagli italiani sulla piattaforma mantiene un trend decisamente sostenuto: +72%. Infine a luglio si segnalano due exploit nei confronti del mese precedente legati a dinamiche stagionali e distributive: è il caso di Ohga (Ciaopeople Media Group), che passa da poche centinaia di migliaia di utenti a 4,6 milioni di visitatori unici (+740%), spinto dalla forte visibilità ottenuta sui motori di ricerca per le ricerche legate al benessere estivo e Fatto in Casa da Benedetta, che aggiunge 3,8 milioni di visitatori unici (+47%) grazie a un’ampia spinta della propria community social.
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Intimamente noi, il vodcast in tre episodi su cura e igiene femminile
(Adnkronos) – È un argomento che ha smesso di essere un tabù, eppure le informazioni a riguardo restano poco accessibili e non sempre appropriate. Parliamo di igiene intima femminile, un tema di grande importanza in tutte le fasi della vita di una donna, dal menarca fino alla menopausa, che può avere un impatto non solo sulla sfera fisica ma anche su quella emotiva e sociale. Parte da qui ‘Intimamente noi', vodcast di Essity realizzato in collaborazione con Adnkronos dedicato alla cura e all’esperienza femminile. Un titolo non casuale ma che abbraccia tre dimensioni differenti: ‘Intima’, ‘mente’ e ‘noi’. A ogni tema è dedicato un episodio che approfondisce un aspetto specifico dell’esperienza femminile, grazie al contributo di professionisti che ogni giorno entrano a stretto contatto con le esigenze delle donne. Le tematiche e i dati Nonostante l'igiene personale sia ampiamente riconosciuta come importante, è un tema intimo e solo parzialmente condiviso. A confermarlo anche i dati di una recente ricerca sociologica condotta da AstraRicerche per Essity: in caso di insicurezza, il 36,1% non ne parla con nessuno. Il partner resta il confidente principale (28,9%) che con genitori e fratelli porta i parenti al 40,9%, seguiti dagli amici (22,2%) mentre medici e specialisti sono consultati raramente (14,5% in totale tra medico di base, ginecologo, psicologo o altri medici). I dati dell'indagine evidenziano inoltre che a giocare un ruolo importante è anche il senso di comunità. L’igiene non è solo una questione personale ma un vero e proprio criterio di giudizio sociale: il 61,1% sviluppa un’impressione negativa duratura di fronte a segnali di scarsa igiene. L'accessibilità, i contesti e le strutture sociali modellano l’esperienza delle donne e il ruolo dei sistemi di supporto è fondamentale. I tre episodi Il primo episodio, ‘Intima’, in arrivo il prossimo 17 settembre, esplora la dimensione fisica dell’igiene femminile attraverso gli interventi di Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica della Fondazione Onda ETS (Osservatorio Nazionale Salute Donna e di Genere); della dottoressa Chiara Di Pietro, medico chirurgo specialista in ginecologia e ostetricia; e infine di Ilaria Spinelli, Marketing Manager Intimate Hygiene Iberia & Italy di Essity. A seguire, il 15 ottobre, il focus si sposterà sul viaggio emotivo e psicologico che accompagna l’evoluzione del corpo femminile. Gli interventi saranno dell’episodio ‘Mente’ saranno della psicosessuologa Leni Marseglia; della presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano Diana De Marchi e di Alessandra Lisco, Marketing Director Iberia & Italy, Essity – Health&Medical division. L’episodio conclusivo, ‘Noi’, sarà online a partire dal 13 novembre ed esplorerà la dimensione collettiva, culturale e sociale dell’igiene intima. Alla round table parteciperanno la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, il Direttore Sanitario della Croce Rossa Italiana Valerio Mogini e Laura Deni, Responsabile Comunicazione di Essity. Il trailer del vodcast "IntimaMente Noi" è disponibile per l'ascolto su podcast.adnkronos.com
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Consumi, Brisigotti (Coop Italia): “Famiglie cercano risparmio, sentiment generale è negativo’
(Adnkronos) – "Il quadro che emerge dal Rapporto Coop è un quadro di trasformazione dei consumi. Le famiglie cercano il risparmio e hanno una percezione dell'inflazione più alta rispetto a quella reale. Questo fa pensare a un sentiment negativo, condizionato da molteplici fattori, anche esogeni a quelli del consumo alimentare". Lo ha spiegato Domenico Brisigotti, presidente di Coop Italia, alla presentazione, a Milano, dell’anteprima digitale del 'Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani', redatto dall’Ufficio studi di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori-Coop). "C’è anche una trasformazione legata alla tipologia dei prodotti consumati – ha sottolineato Brisigotti -, con una difficoltà per quanto riguarda la carne e una forte crescita del mondo vegetale. Vi è poi una trasformazione della vendita dei prodotti di consumo e dei prodotti confezionati". "Queste sono le direttrici, una economica e l'altra oggettiva legata alla tipologia dei prodotti, che rappresentano la sfida da interpretare anche per quest'anno – ha proseguito Brisigotti -. È questo che pensiamo di fare, soprattutto attraverso l'impegno che abbiamo da tempo sulla nostra marca privata, che è la soluzione che vogliamo cavalcare per garantire i profili di qualità e di sicurezza dei prodotti e, contemporaneamente, riuscire a offrire la tutela del potere d'acquisto". Guardando poi alle prospettive future, Coop ritiene che ci sarà "una trasformazione significativa del mercato retail in Italia, che ha vissuto di grande staticità per molti anni e che forse, oggi, è alla vigilia di cambiamenti negli assetti. È difficile immaginare una crescita dei consumi – ha concluso – considerando il fattore demografico e quello economico, ma questa è la sfida di tutti ed è quella che dobbiamo affrontare anche noi".
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Giornata Alzheimer, neurologo Rossini, ‘dopo 120 anni la sfida è prevederne evoluzione’
(Adnkronos) – Centoventi anni dopo la prima descrizione della malattia di Alzheimer, sappiamo molte più cose sul cervello di chi ne è colpito. Possiamo osservare l’accumulo delle proteine associate alla malattia, cercarne le tracce attraverso biomarcatori sempre più sofisticati e, oggi, persino individuarne alcuni con un semplice prelievo di sangue. Per la prima volta disponiamo inoltre di farmaci progettati per intervenire su uno dei meccanismi biologici della patologia. Per gran parte della storia dell’Alzheimer la domanda è stata: come possiamo riconoscere la malattia? Oggi stiamo iniziando a porcene una più difficile: possiamo capire, tra le persone nelle quali riconosciamo la biologia della malattia, chi svilupperà davvero la demenza, quando e con quale velocità? È il passaggio dalla diagnosi alla predizione, e dalla predizione alla medicina personalizzata. Il 21 settembre è inoltre la Giornata mondiale dell’Alzheimer. “Siamo davvero entrati in una fase nuova, anche se è fondamentale non creare false illusioni – spiega il professore Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele di Roma – Sul fronte diagnostico, i biomarcatori nel sangue si stanno rapidamente avvicinando alla pratica clinica quotidiana e possono rendere l’indagine della patologia biologica molto più accessibile rispetto al passato. Ma un biomarcatore positivo, da solo, non significa necessariamente che quella persona svilupperà una demenza e non consente ancora una prognosi individuale accurata”. Secondo il rapporto 'The Prevalence of Dementia in Europe 2025' di Alzheimer Europe, nel nostro Paese si stimano oggi circa 1,43 milioni di persone con demenza, 946 mila donne e 491 mila uomini. Circa la metà dei casi viene ricondotta alla malattia di Alzheimer. Il dato è destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione: le proiezioni riportate indicano circa 2,2 milioni di persone con demenza in Italia entro il 2050, con un aumento di oltre il 50% rispetto ai livelli attuali. A livello europeo, le stime indicano un passaggio dagli attuali 9,1 milioni a oltre 14,3 milioni di persone con demenza. Uno dei cambiamenti più importanti avvenuti nella conoscenza dell’Alzheimer riguarda proprio il concetto di malattia. Le modificazioni biologiche caratteristiche possono essere presenti prima che compaia un quadro clinico conclamato di demenza. Tra gli strumenti oggi più studiati – si legge nella nota del San Raffaele – ci sono i biomarcatori plasmatici, rilevabili cioè attraverso un prelievo di sangue. Particolare attenzione è rivolta alla p-tau217, una proteina associata ai processi patologici dell’Alzheimer. Studi pubblicati nel 2026 hanno mostrato risultati molto promettenti e la possibilità di identificare alterazioni biologiche con anticipo rispetto alla manifestazione clinica. “Il vantaggio potenziale è evidente – sostiene il neurologo – rispetto alla Pet cerebrale o all’analisi del liquor ottenuto mediante puntura lombare, il prelievo di sangue è più semplice, meno invasivo e costoso e più facilmente ripetibile. Ma proprio qui nasce uno degli equivoci più importanti”. Trovare la biologia dell’Alzheimer non significa poter leggere il futuro di quella persona “Nessuno dei biomarcatori attualmente disponibili, inclusi quelli plasmatici, è in grado di prevedere con accuratezza totale se il soggetto portatore svilupperà o meno il quadro clinico di demenza”, sottolinea Rossini. Esistono infatti persone nelle quali sono rilevabili alterazioni biologiche compatibili con la patologia ma che, seguite nel tempo, non arrivano a sviluppare una demenza clinicamente evidente. Ed è proprio questo uno dei territori più affascinanti e ancora poco conosciuti della ricerca: perché alcuni cervelli sembrano resistere alla malattia meglio di altri? Quello che sappiamo: 5 risposte per fare chiarezza. Un biomarcatore positivo significa che avrò l’Alzheimer? "No. La presenza di alterazioni biologiche associate alla malattia non equivale alla certezza che comparirà una demenza clinica. Biologia e manifestazione clinica non coincidono necessariamente", risponde Rossini. Un disturbo cognitivo lieve significa Alzheimer? "No. Il Mild Cognitive Impairment, o Mci, indica la presenza di difficoltà cognitive misurabili che non impediscono alla persona di mantenere la propria autonomia nelle normali attività quotidiane. Solo una parte delle persone con Mci svilupperà successivamente una demenza", prosegue il neurologo. Dimenticare un nome o un appuntamento significa essere all’inizio della malattia? "No. Episodi occasionali di dimenticanza possono verificarsi anche nell’invecchiamento fisiologico. Ad assumere importanza clinica sono soprattutto la frequenza, la progressione dei disturbi, il cambiamento rispetto alle capacità precedenti e il loro impatto sulla vita quotidiana – prosegue – E I nuovi farmaci curano l’Alzheimer? No. Gli anticorpi monoclonali rappresentano un importante cambio di paradigma, perché per la prima volta alcuni trattamenti intervengono direttamente su un meccanismo biologico della malattia. Ma parlare di “cura” sarebbe scorretto". Diagnosi precoce significa poter sapere oggi chi avrà una demenza tra dieci anni? "Non ancora. Ed è probabilmente proprio questa la nuova frontiera della ricerca", risponde Rossini. Quello che non sappiamo ancora: perché alcuni cervelli resistono? "Due persone possono presentare alterazioni biologiche associate all’Alzheimer e avere, negli anni successivi, traiettorie cliniche completamente differenti. Una può sviluppare progressivamente disturbi cognitivi tipici della demenza e perdere autonomia; l’altra può mantenere a lungo un funzionamento cognitivo del tutto soddisfacente". Perché? “La ragione risiede verosimilmente anche in fattori di “resilienza” in grado di contrastare efficacemente i fattori di rischio”, osserva Rossini. Capire quali siano questi meccanismi protettivi e imparare a identificare le persone che hanno realmente una maggiore probabilità di progressione rappresenta una delle grandi sfide della neurologia contemporanea. "È in questa direzione che si inserisce anche 'Interceptor', progetto finanziato da Aifa e Ministero della Salute e sviluppato attraverso una rete nazionale di centri di ricerca. Lo studio – osserva Rossini – ha integrato informazioni cliniche, neuropsicologiche, genetiche, neurofisiologiche, di neuroimaging e biomarcatori con l’obiettivo di costruire modelli capaci di stimare il rischio di progressione dal Disturbo cognitivo Lieve alla demenza”. Il risultato più rilevante è la pubblicazione, su 'Alzheimer's & Dementia', dei dati finali del progetto 'Interceptor', coordinato dallo stesso Rossini con il contributo dell'Istituto Superiore di Sanità, del Policlinico Gemelli, dell'Istituto Besta, del San Raffaele di Milano e del Fatebenefratelli di Brescia. Nato nel 2016 e sviluppato nell'arco di quasi un decennio da centinaia di ricercatori italiani, lo studio ha messo a punto uno strumento basato su algoritmi capace di predire, tra le persone con un lieve declino cognitivo già in corso, chi svilupperà una demenza — in particolare di tipo Alzheimer — entro tre anni. Il progetto, promosso e finanziato dall'Agenzia Italiana del Farmaco in collegamento con il Ministero della Salute, rappresenta un contributo tutto italiano alla "zona grigia" del Mild Cognitive Impairment, che riguarda quasi un milione di persone nel nostro Paese. Nella presentazione dei risultati, l'8 aprile 2026, è stata sottolineata anche la componente umana della ricerca, grazie al coinvolgimento diretto dell'Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (AIMA). I nuovi farmaci, una svolta, non ancora una cura: anche sul fronte terapeutico qualcosa di importante è cambiato. "Lecanemab e donanemab appartengono a una nuova generazione di anticorpi monoclonali diretti contro la beta-amiloide, una delle proteine che si accumulano nel cervello delle persone con Alzheimer e contribuiscono ai processi di neurodegenerazione", prosegue la nota dell'San Raffaele Roma. “Per la prima volta disponiamo di farmaci progettati per intervenire su uno dei meccanismi biologici della malattia e non soltanto sui suoi sintomi. È un vero cambio di paradigma rispetto agli ultimi decenni”, spiega Rossini. "Un cambio di paradigma che, tuttavia, non deve trasformarsi in un messaggio miracolistico. I benefici clinici osservati sono ancora relativamente contenuti, i trattamenti non sono indicati indistintamente per tutti i pazienti e richiedono un’attenta selezione e un accurato monitoraggio, anche per il rischio di possibili anomalie di imaging correlate all’amiloide, le cosiddette Aria. Paradossalmente – riporta il San Raffaele – quindi, l’arrivo di terapie più mirate rende ancora più importante migliorare la capacità di identificare chi presenta realmente la patologia biologica, chi rischia maggiormente di progredire e chi potrebbe beneficiare di un determinato trattamento". Quando una dimenticanza deve metterci in guardia? "Non ogni vuoto di memoria è Alzheimer. Il punto non è allarmarsi per una dimenticanza occasionale, ma riconoscere cambiamenti persistenti o progressivi rispetto al precedente funzionamento della persona", precisa Rossini. Tra i segnali che meritano una valutazione medica possono esserci: dimenticare con frequenza eventi recenti, conversazioni, nomi o appuntamenti; ripetere più volte la stessa domanda senza ricordare di averla già posta; perdere frequentemente oggetti o riporli in luoghi insoliti; mostrare difficoltà nuove nell’orientamento nel tempo o nello spazio; perdersi o avere difficoltà a riconoscere percorsi precedentemente familiari; incontrare sempre maggiore difficoltà nel trovare le parole o seguire una conversazione; avere problemi nello svolgimento di attività quotidiane prima gestite normalmente; manifestare cambiamenti significativi e persistenti dell’umore, della motivazione o del comportamento. La discriminante, quindi, non è il singolo episodio: è il cambiamento rispetto a prima, soprattutto quando le difficoltà diventano frequenti, progressive o iniziano a interferire con l’autonomia quotidiana. I Centri Specializzati. È anche per questo che la diagnosi dell’Alzheimer non può essere affidata a un solo esame. I Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) rappresentano il punto di riferimento specialistico per la valutazione, la diagnosi e la presa in carico delle persone con disturbi cognitivi e demenze. “La loro funzione diventa ancora più importante nell’epoca dei biomarcatori e delle terapie mirate: non si tratta semplicemente di stabilire se un test sia “positivo” o “negativo”, ma di interpretare quel risultato all’interno della storia clinica e del profilo cognitivo della singola persona. Valutazione neurologica, test neuropsicologici, imaging cerebrale e, quando indicato, biomarcatori e altri approfondimenti consentono di costruire un quadro complessivo, distinguere condizioni differenti, formulare la diagnosi, prevedere la traiettoria di evoluzione sulla base della quale definire il trattamento e programmare il follow-up”. È la direzione verso cui, secondo Rossini, si muove la medicina dell’Alzheimer. “La vera rivoluzione sarà riuscire a mettere insieme questi strumenti. Oggi possiamo riconoscere sempre meglio la biologia della malattia e abbiamo iniziato ad avere terapie capaci di modificarne alcuni meccanismi. Il passo successivo è capire con maggiore precisione chi svilupperà la malattia clinica e con quale velocità. È lì che diagnosi precoce e medicina personalizzata potranno davvero incontrarsi”. Al Cdcd dell’Irccs San Raffaele di Roma. Parallelamente ad 'Interceptor' prosegue 'ADvance', lo studio osservazionale del San Raffaele Roma che indaga i pattern di connettività cerebrale (tramite Eeg) come marcatori precoci del declino cognitivo, in combinazione con nanoterapie sperimentali antinfiammatorie in modelli preclinici di Alzheimer — una linea di ricerca che affianca l'approccio diagnostico a quello più propriamente terapeutico. Sul versante della divulgazione, il Prof. Rossini ha pubblicato per Mondadori il saggio 'La memoria fragile: viaggio al centro dell'Alzheimer', presentato l'11 giugno 2026 nella sede romana dell'istituto. Il libro, frutto di oltre 35 anni di attività clinica, allarga lo sguardo dalla dimensione strettamente medica a quella sociale e assistenziale – il ruolo dei caregiver, l'organizzazione dei servizi, le politiche sanitarie – e devolve interamente i ricavi alla ricerca sulle demenze dell'istituto.
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Mostra del cinema di Venezia, Alessandro Benetton: “Il film di De Angelis è una storia italiana di grande qualità”
(Adnkronos) – “Ho risposto con piacere all’invito del produttore di essere qui. Ho visto una storia italiana di grande qualità, in grado senz'altro di fare la sua parte nella competizione globale del Festival di Venezia. Al centro della pellicola c’è il rapporto complesso con la famiglia, reso sullo schermo con ferocia e con ironia, alla quale si appartiene e dalla quale a un certo punto si cerca di diventare indipendenti, ma restandole, nonostante tutto, legati. Seguire la propria traiettoria, cercare con determinazione la discontinuità senza rinnegare il fuoco delle proprie radici, è qualcosa di sano, tutt'altro che semplice, e che fa parte del ciclo della vita. Sono sentimenti e fasi che, in modi e tempi diversi, toccano ciascuno di noi”. Così Alessandro Benetton, Presidente di Edizione, ieri sera all’uscita della première del film “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis, prodotto da Picomedia con Rai Cinema, e interpretato da Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Nicole Malaj, Samuele Mazza e Tony Laudadio con Tommaso Ragno.
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Alimenti, Efsa rivaluta dolcificante sale di aspartame-acesulfame, ‘no problemi sicurezza’
(Adnkronos) – L'Autorità europea per la sicurezza alimentare Efsa ha completato la rivalutazione dell'additivo alimentare sale di aspartame-acesulfame (E 962) e ha concluso che "il suo utilizzo non solleva problemi di sicurezza". Il sale di aspartame-acesulfame è un dolcificante autorizzato per l'uso in una varietà di alimenti e bevande senza zucchero e a ridotto contenuto calorico. Una volta ingerito, si spiega in una nota dell'autorità Ue, si dissocia nei suoi componenti individuali, aspartame e acesulfame. Il gruppo di esperti "non ha riscontrato problemi di sicurezza associati agli usi e ai livelli di utilizzo attualmente segnalati di acesulfame K (E 950), aspartame (E 951) e del sale di aspartame-acesulfame E 962". Questa conclusione si basa su quella che è l'assunzione giornaliera accettabile (Acceptable daily intake-Adi) precedentemente stabilita, che per l'aspartame è di 40 mg/kg di peso corporeo al giorno, ora riconfermata, e sull'assunzione giornaliera accettabile (Adi) recentemente rivista per l'acesulfame K, che è di 15 mg/kg di peso corporeo al giorno. Le attuali stime di esposizione in tutte le fasce d'età rimangono al di sotto di queste Adi. Gli esperti raccomandano di aggiornare le specifiche Ue per l'additivo alimentare E 962 al fine di garantirne la conformità con le specifiche relative all'aspartame e all'acesulfame K utilizzati nella sua produzione. In linea con l'approccio applicato ad altri dolcificanti rivalutati, si raccomanda inoltre di rivedere i limiti per l'arsenico e il piombo nelle specifiche per l'aspartame E 951.
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