(Adnkronos) –
Il M5S e Giuseppe Conte dicono no alle armi per l'Ucraina. Elly Schlein e il Pd ribadiscono il sostegno a Kiev. A distanza si confrontano le due posizioni che caratterizzano il dibattito sulla politica estera nel campo largo. Ad animare il quadro sono le parole del leader del Movimento 5 Stelle. Sull'Ucraina "è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina -vinca Schlein o addirittura un altro candidato- e a quel punto si mandano a gogo armi a Kiev per una escalation militare, che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno. Questo, lo ripeto, va preventivamente chiarito e precisato", la posizione espressa da Conte alla festa de 'Il Fatto Quotidiano', in Versilia. "Il Movimento Cinque Stelle -avverte l'ex premier- non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera. L'invio delle armi, secondo me, può solo portare a una escalation militare e farci rotolare nella guerra…", aggiunge Conte. Le parole del leader pentastellato innescano reazioni nell'ambito del Pd. "Dopo che dice 'è scoppiata questa guerra' (credo parli della sanguinosa aggressione russa all’Ucraina) non c’è una cosa una non dico condivisibile, ma fondata, seria, giusta. Non una. Penso all’Ucraina e mi vergogno per loro. Se ne faranno una ragione: il sostegno a Kyiv continuerà", scrive su X il senatore dem Filippo Sensi, postando un video con una dichiarazione del presidente del Movimento 5 stelle. "Quindi sostanza, se capisco bene. La colpa della guerra è dell’Unione Europea (già un passo avanti, poteva dire l’Ucraina), non della Russia che continua a bombardare ogni giorno. E la svolta, geniale, sarebbe quella di trovare un negoziatore. Ideona", aggiunge. "L'insistenza con cui Conte ribadisce la sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione. Non è un alleato ma un sabotatore", scrive sui social la deputata Lia Quartapelle. "Al presidente Conte, che afferma che non si debba più sostenere l'Ucraina nella sua difesa dall'aggressione russa, è lecito porre un quesito cruciale: si deve cedere alla pretesa di Putin di ottenere la cessione del Donbass alla Federazione Russa?", chiede Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera. "A questo quesito – sottolinea Fassino – non si può sfuggire visto che Putin ha costantemente ribadito che non firmerà mai alcun accordo che non preveda la cessione del Donbass alla Federazione Russa. Anche perché se non lo ottenesse, non saprebbe come spiegare ai suoi cittadini perché ha scatenato una guerra che è costata la vita a centinaia di migliaia di soldati russi. E dunque – conclude Fassino – occorre dare una risposta chiara: la pace significa accettare il diktat dell'aggressore imponendo all'Ucraina aggredita una mutilazione del proprio Paese e una umiliante resa?". In serata, dal palco della Festa dell'Unità, ecco l'intervento di Elly Schlein. La segretaria del Pd si sofferma anche sulla politica estera e sulla posizione che assumerebbe l'Italia guidata dal centrosinistra. "L'Italia ripudia la guerra, noi ripudiamo la guerra e vogliamo contribuire a costruire la pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani. Ci batteremo per i valori della pace", dice davanti alla platea, criticando le scelte del governo attuale: "Se vincono loro portano al 5% la spesa militare, se vinciamo noi portiamo al 7% quella sanitaria". Sull'Ucraina, la linea del Pd prevede il sostegno a Kiev e l'impegno per una soluzione negoziale: "Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall'offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti. Abbiamo chiesto all'Europa di fare uno sforzo diplomatico e politico, di scegliere un negoziatore europeo. In questi giorni di incontri tra Putin, Zelensky e i mediatori americani, l'Europa non c'è. Altrimenti rischiamo di non poter accompagnare la pace giusta, che non è la resa all'invasore. Serve un'Ue compatta per difendere gli interessi di sicurezza europei e ucraini, è chiaro che Trump non lo farà". Una posizione apprezzata dal Lorenzo Guerini: "Prosecuzione del sostegno a Ucraina, sforzo per un negoziato per arrivare a una pace giusta, chiara distinzione tra aggredito ed aggressore, garanzie di sicurezza. Condivido le parole sull'Ucraina di Elly Schlein nel discorso di chiusura della festa nazionale dell’Unità".
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Conte: “M5S non firma programma con armi a Ucraina”. Schlein: “Sostegno a Kiev”
Il Regno Unito scricchiola? Oggi il vertice tra Scozia, Irlanda del Nord e Galles: sul tavolo indipendenza e rapporti con Ue
(Adnkronos) –
Il Regno Unito scricchiola? I leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si incontrano oggi a Cardiff per discutere una posizione comune sul diritto all'autodeterminazione e sulla possibilità di indire referendum sul futuro costituzionale delle rispettive nazioni. Al centro del vertice, secondo quanto riferisce il Telegraph, ci sarà una dichiarazione congiunta su economia, energia, rapporti con l'Europa, cooperazione tra le nazioni del Regno Unito e autodeterminazione. L'iniziativa arriva mentre cresce la pressione sul governo di Londra in relazione al futuro dell'Unione. Secondo il quotidiano britannico, il memorandum dovrebbe rivendicare per Scozia, Galles e Irlanda del Nord il diritto a decidere il proprio futuro costituzionale e prevedere un rafforzamento dei rapporti con le nazioni europee. La dichiarazione dovrebbe inoltre sostenere il diritto delle tre nazioni a un futuro rapporto con l'Unione europea: in caso di indipendenza, Scozia e Galles potrebbero chiedere l'adesione come nuovi Stati membri, mentre l'Irlanda del Nord potrebbe essere interessata da un'eventuale riunificazione con la Repubblica d'Irlanda, a cui ha fatto riferimento nel weekend – tra l'altro – Donald Trump con un tempismo che può apparire almeno curioso.
L'iniziativa punta anche a rafforzare i legami tra le tre nazioni in vista di una possibile evoluzione dell'assetto costituzionale britannico. Il vertice si svolge dopo lo scontro tra il primo ministro britannico, Andy Burnham, e il primo ministro scozzese, John Swinney, sulla possibilità di un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia. Burnham aveva inizialmente indicato che un nuovo voto potrebbe essere preso in considerazione qualora emergesse un chiaro consenso dell'opinione pubblica, paragonando la situazione scozzese al meccanismo previsto in Irlanda del Nord. Il primo ministro britannico ha però successivamente ribadito a Swinney che l'indipendenza e un nuovo referendum sono "off limits", sostenendo che non esiste al momento un consenso sufficiente in Scozia e che una nuova consultazione distoglierebbe l'attenzione dalle priorità economiche e dal costo della vita. Burnham ha inoltre sottolineato di non essere a conoscenza di una maggioranza nell'Irlanda del Nord favorevole alla separazione dal Regno Unito.
Swinney ha invece sostenuto che lo slancio verso l'indipendenza è "innegabile" e ha chiesto a Burnham di concordare un meccanismo legale per consentire alla Scozia di decidere il proprio futuro. Il leader dell'Snp ha definito un "significativo cambiamento" la posizione espressa dal premier alla Camera dei Comuni e ha sostenuto che il principio secondo cui la maggioranza degli scozzesi dovrebbe poter chiedere un referendum debba tradursi in un percorso giuridico concreto. Per la prima volta Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono guidati da forze favorevoli, seppure con posizioni diverse, a una maggiore autodeterminazione. Il primo ministro gallese Rhun ap Iorwerth ha respinto l'idea che l'incontro rappresenti un complotto per "smembrare" il Regno Unito, sottolineando invece l'obiettivo di rafforzare il ruolo del Galles e delle altre nazioni dell'Unione.
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Zverev come Donnarumma: vince gli Us Open ma… non se ne accorge e non esulta
(Adnkronos) – Metti vincere un giorno gli Us Open senza accorgertene e nemmeno… festeggiare. Ad Alexander Zverev è andata più o meno così. Il tennista tedesco, numero 2 del ranking Atp, ha battuto Ben Shelton nella finale dello Slam americano, conquistando il secondo titolo Major della sua carriera. A fare il giro del mondo non è stato però (solo) il suo trionfo, ma anche la mancata esultanza al punto decisivo. Cos'è successo? Alla fine dell'ottavo game del quarto set, quello valso la vittoria con il punteggio di 6-3 7-6 5-7 6-2, il re di New York ha… scoperto di esserlo solo dando un occhio al suo angolo in festa, alzando poi le mani al cielo per esultare accompagnato dal boato del pubblico dell'Arthur Ashe. In un momento iconico, destinato a entrare nella storia del tennis come la perfetta fotografia del concetto di trance agonistica, quello stato mentale e fisico 'speciale', in cui un atleta si isola da ciò che accade intorno pensando solo alla sua prestazione. Un po' come accadde a Gianluigi Donnarumma nell'estate del 2021, che non si accorse di aver vinto gli Europei con l'Italia dopo l'ultimo rigore parato contro l'Inghilterra. Con il successo agli Us Open 2026, Zverev succede così a Carlos Alcaraz nell'albo d'oro del torneo e diventa il secondo campione tedesco a New York, 37 anni dopo il trionfo di Boris Becker. Ci sarà un motivo in più per ricordarlo.
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Iran, il Nyt: “Così gli ultraconservatori hanno fatto saltare l’accordo di pace con gli Usa”
(Adnkronos) – Sono stati gli ultraconservatori a sabotare nei mesi scorsi l'accordo di pace raggiunto dall'Iran con gli Stati Uniti, ordinando in segreto un attacco contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz. E' quanto ricostruisce il New York Times sulla base di colloqui con funzionari iraniani, membri dei Guardiani della Rivoluzione ed ex funzionari, ricordando come lo scorso luglio le forze iraniane avessero aperto il fuoco contro le imbarcazioni, incendiando una petroliera qatariota per il trasporto di gas naturale liquefatto e danneggiando altre due navi. Il presidente Masoud Pezeshkian, informato dell'attacco, reagì con rabbia e telefonò al comandante in capo dei Pasdarane, il generale Ahmad Vahidi, chiedendo spiegazioni e definendo l'operazione irresponsabile. Vahidi – secondo il Nyt – rispose di non aver autorizzato l'attacco e di non essere stato informato in anticipo. Anche il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, organismo centrale nelle decisioni sulla guerra e nei negoziati, rimase all'oscuro dell'operazione. Tra i protagonisti della manovra – che aveva l'obiettivo di far saltare l'intesa con Washington e impedire la ripresa di future trattative – secondo tre funzionari iraniani citati dal Nyt, fu Hossein Taeb, potente esponente dell'apparato di sicurezza e da sempre contrario all'accordo con gli Stati Uniti. L'attacco alle navi contribuì a far fallire gli sforzi dei pragmatici iraniani per mettere fine alle ostilità e rilanciare un'economia già fortemente provata. A favorire l'iniziativa degli ultraconservatori fu anche l'assenza della nuova Guida Suprema, l'ayatollah Mojtaba Khamenei. Dalla sua nomina, avvenuta a marzo, il nuovo leader non è stato visto in pubblico né ascoltato direttamente e sono stati messi in dubbio anche alcuni messaggi scritti a lui attribuiti. La sua prolungata assenza ha lasciato senza un arbitro effettivo le dispute tra le diverse fazioni del potere iraniano. Dopo l'attacco alle navi, Pezeshkian tornò immediatamente a Teheran e, il giorno successivo, gli Stati Uniti risposero con raid aerei contro l'Iran. All'interno della leadership iraniana esplosero scontri politici tra i vertici civili e militari, con accuse reciproche di tradimento. Due alti generali arrivano a minacciare le dimissioni. Le tensioni contribuirono alla riorganizzazione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e alla nomina del generale Mohsen Rezaei alla guida dell'organismo, con l'obiettivo di mediare tra le diverse fazioni. Nel frattempo, secondo il New York Times, la componente più intransigente del regime ha rafforzato la propria posizione e spinge per un'ulteriore escalation contro gli Stati Uniti. Tra le ipotesi discusse figurano nuovi attacchi contro obiettivi americani, navi militari e infrastrutture petrolifere nella regione, con il coinvolgimento anche degli alleati iraniani, dagli Houthi in Yemen ai gruppi armati sciiti in Iraq. Pezeshkian e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf hanno avvertito dei rischi di una simile strategia, mentre la crisi economica iraniana si aggrava tra blocco navale, crollo delle esportazioni petrolifere, svalutazione della moneta e inflazione.
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ucraina, raid Russia al confine con Polonia. Kiev e Varsavia: “Escalation”. Trump frena Zelensky: “Non attaccare le raffinerie”
(Adnkronos) –
La Russia colpisce in Ucraina a ridosso del confine con la Polonia. Kiev e Varsavia accusano Mosca e accendono i riflettori sull'escalation deliberatamente cercata da Vladimir Putin. Mentre il Cremlino apre al dialogo allargato, con la mediazione di altri paesi, interviene anche Donald Trump. E se la prende con il presidente Volodymyr Zelensky, reo di colpire le raffinerie russe. La giornata è segnata dall'attacco russo contro un treno passeggeri della Jsc Ukrzaliznytsia (la società ferroviaria ucraina, ndr) in Volinia, a soli due chilometri dal confine ucraino con la Polonia. Non ci sono vittime, il convoglio è stato evacuato prima dell'attacco ma l'effetto dell'azione è dirompente: "Per il secondo giorno consecutivo, il nemico ha attaccato la ferrovia. Il gruppo di monitoraggio ha avvertito in anticipo il personale del treno della minaccia, grazie alla quale nessuno è rimasto ferito", aggiunge Ukrzaliznytsia. Nella stessa regione, i raid russi prendono di mira anche una stazione di servizio. Il messaggio, dice Zelensky, è chiaro. "Solo questa settimana la Russia ha lanciato circa 2100 droni sull'Ucraina. Con una parte significativa di essi, in particolare Shahed, i russi cercano di distruggere l'economia e rovinare la vita delle persone. Inoltre, il nemico ha impiegato quasi 1700 bombe aeree guidate e 78 missili di vari tipi. Tutti i servizi necessari stanno operando vicino al confine tra Ucraina e Polonia nella Volinia, dove i russi hanno deliberatamente colpito un locomotore di un treno e danneggiato un distributore di carburante con un attacco di drone", dice il presidente ucraino. "Proprio per impedire che questi attacchi si spingano oltre, in Europa, ogni giorno combattono gli ucraini e le ucraine, sacrificano le loro vite e non permettono all'aggressione di espandersi – conclude il capo dello Stato – Il terrorismo russo è una minaccia comune per molti, ma sconfiggerlo si può e si deve fare proprio in Ucraina. Grazie a ciascuno di voi che contribuisce alla difesa del cielo ucraino e al sostegno del nostro popolo". Gli attacchi di droni russi vicino al confine polacco rappresentano un'"escalation" nella guerra da parte di Mosca, dice il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, chiedendo di "raddoppiare" il sostegno all’Ucraina. "Questa è un'escalation, questa è un'altra grande sfida per l'Ucraina e per le potenziali future vittime dell'aggressione russa e questo significa che dovremmo raddoppiare i nostri sforzi per sostenere le vittime dell'aggressione", aggiunge Sikorski durante un punto stampa a Kiev. Il primo ministro Donald Tusk convoca una riunione con i vertici del ministero della Difesa, del ministero dell'Interno e dei servizi di sicurezza. La Polonia ha già innalzato il livello di allerta e nella giornata di domenica i caccia si sono alzati in volo in via precauzionale e i sistemi di difesa aerea sono stati attivati. La Russia conferma di aver colpito "infrastrutture ferroviarie" nell'Ucraina occidentale utilizzate per "trasportare materiale militare" dall'Europa. "Continuano gli attacchi alle infrastrutture ferroviarie nelle regioni occidentali dell'Ucraina, utilizzate per il trasporto di materiale militare proveniente dai paesi europei", rende noto il ministero della Difesa di Mosca in un comunicato condiviso su Telegram. Dal Cremlino, intanto, arriva un'apparente apertura al dialogo: la Russia non esclude la possibilità che si tengano colloqui trilaterali sull'Ucraina in ottobre, con la mediazione americana, come annuncia il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. "Non escludiamo questa possibilità. Ci riferiamo specificamente al prossimo futuro. Ovvero, in via provvisoria, ottobre. Ottobre non può essere escluso". In un quadro ad altissima tensione, si inserisce anche Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti, in Irlanda, viene interpellato sulla guerra tra Ucraina e Russia. E il numero 1 della Casa Bianca, convinto che Putin non attaccherà mai un paese Nato, punta il dito contro Zelensky: "Il signor Zelensky deve fare una cosa. Deve smettere di colpire le raffinerie di carburante in Russia. Zelensky sta causando una carenza di gasolio. Questo non è colpa del Medio Oriente. E' colpa di quello che sta succedendo tra Russia e Ucraina. Ne abbiamo parlato con il signor Zelensky, non vogliamo che colpisca le raffinerie. Ci sono tanti altri obiettivi".
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
“Il Var ha sbagliato”, Manchester City vince il derby con gol irregolare
(Adnkronos) – "Il Var ha sbagliato, il gol era da annullare". Il Manchester City ha vinto 1-0 sul campo del Manchester United nel derby deciso dalla rete di Haaland, a segno al 60'. La rete, inizialmente annullata per fuorigioco su segnalazione corretta dell'assistente, è stata successivamente convalidata dopo la revisione sbagliata del Var. Un paradosso: una decisione corretta adottata in campo è stata cancellata dopo la revisione delle immagini televisive, senza tra l'altro il coinvolgimento dell'arbitro. Con una valutazione errata, come ha riconosciuto Pro Ref – l'organismo arbitrale della Premier League – con una nota. Sul cross di Gvardiol, Haaland era tenuto in gioco da Dorgu. Il Var, però, non ha valutato la posizione di Fernandez che, in offside e marcato da Martinez, ha provato a giocare il pallone senza riuscirci. L'argentino ha partecipato attivamente all'azione: offside a tutti gli effetti, ignorato dal Var. "È stato accertato che Enzo Fernandez non ha giocato il pallone e pertanto qualsiasi infrazione di fuorigioco è soggettiva. Tuttavia, in questa occasione, il Var non ha riconosciuto il probabile impatto della sua posizione e avrebbe dovuto raccomandare una revisione sul campo", la nota di Pro Ref. L'arbitro Oliver, invece, ha ricevuto semplicemente il 'verdetto' dal Var e ha assegnato il gol. Un errore. "Abbiamo contattato il Manchester United per riconoscere quello che consideriamo un errore di valutazione. Verrà avviata un'indagine sull'accaduto", ha reso noto Pro Ref. Il comunicato dell'organismo arbitrale ha confermato dubbi e perplessità dei red devils. Il manager dello United, Carrick, nell'immediato dopopartita si era detto "a dir poco perplesso" dalla decisione.
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Morto Sean Michieli, il pescatore di 25 anni coinvolto nell’incidente in barca a Venezia. Ancora dispersa la moglie
(Adnkronos) – E' stato dichiarato il decesso di Sean Michieli, il pescatore di vongole di 25 anni di Burano, ricoverato all'ospedale dell'Angelo di Mestre dopo il drammatico incidente nautico avvenuto nel canale di Tessera nella laguna di Venezia, mentre era a bordo della sua imbarcazione insieme alla moglie Gabriella Querino, di 26 anni. Della donna, dispersa, non si hanno ancora notizie e proseguono le ricerche. Come ha ricordato l'ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sulla propria pagina Facebook, "Sean e la moglie Gabriella si erano sposati appena tre mesi fa e aspettavano il loro primo figlio. Dopo lo scontro con un taxi, il loro barchino è affondato: Sean è stato recuperato in gravissime condizioni, mentre Gabriella risulta ancora dispersa nella Laguna". Poi, ha ricordato le parole del papà del ragazzo: "Vi prego, fate in modo che non soffra. Promettetemi che non sentirà dolore".
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
La classifica dei paesi con il più alto consumo di birra pro capite: vince la Repubblica Ceca, Italia via dalla top 20
(Adnkronos) – Repubblica Ceca, Lituania e Austria: sono questi i tre paesi sul podio della classifica delle nazioni con il più altro consumo di birra pro capite secondo il Kirin Holdings Global Beer Consumption Report. I dati si riferiscono al 2024, che è stato l'ultimo censito. Stando al rapporto in questione, la regina indiscussa è la Repubblica Ceca, che ha registrato un consumo di 148,8 litri di birra pro capite, confermandosi leader mondiale in questa categoria per il 32° anno consecutivo dal 1993. I primi cinque paesi, e cioè Repubblica Ceca, Lituania, Austria, Irlanda e Croazia hanno mantenuto le stesse posizioni dell'anno precedente, senza variazioni in classifica. Male la Germania, ottava l'anno precedente, che è scesa al decimo posto, mentre la Slovenia è risalita dalla decima all'ottava posizione. Da segnalare, secondo il report, anche il fatto che nel 2024 il consumo pro capite di birra in Giappone è stato di 33,7 litri (equivalenti a circa 53,3 bottiglie da 633 ml), registrando un calo pari a 1,2 bottiglie da 633 ml rispetto all'anno precedente. Ciò che salta all'occhio è che l'Italia non solo è assente dalla top 20, ma non compare neanche tra le prime 34 posizioni.
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Us Open, Zverev spezza il sogno di Shelton e vince il suo secondo Slam
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Alexander Zverev si prende anche New York. Dopo il primo titolo Slam vinto al Roland Garros, il tennista tedesco mette in bacheca il primo Us Open della carriera battendo Ben Shelton nell’ultimo atto del torneo americano. Alla terza finale Major consecutiva, il 29enne di Amburgo cancella il brutto ricordo del 2020, quando si arrese a Dominic Thiem in cinque set dopo aver servito per il match (5-3) nel parziale decisivo. E’ di 6-3 7-6(2) 7-5 6-2, in tre ore e 32 minuti di gioco, il punteggio in favore del tennista tedesco, che è il nono giocatore nell’Era Open ad essere in grado di sollevare Roland Garros e Us Open nella stessa stagione dopo nomi del calibro di Rod Laver (1969), Guillermo Vilas (1977), Ivan Lendl (1986, 1987), Mats Wilander (1988), Andre Agassi (1999), Rafael Nadal (2010, 2013, 2017, 2019), Novak Djokovic (2023) e Carlos Alcaraz (2025). Zverev diventa anche il quarto tennista tedesco di sempre a trionfare a Fluishing Meadows: prima di lui ci erano riusciti Boris Becker (1989) e – al femminile – Steffi Graf (1988, 1989, 1993, 1995, 1996) e Angelique Kerber (2016).
Delusione per Ben Shelton, alla prima finale Slam della carriera, che ha ugualmente disputato un torneo incredibile: fatti fuori gli ostici Griekspoor, Hurkacz e Shapovalov, lo statunitense è stato protagonista dell’eliminazione di Alcaraz e del sorprendente Tiafoe. A Shelton è mancato il guizzo decisivo per riportare un titolo Major negli Usa che manca dallo Us Open 2003 con Andy Roddick.
Tra forfait ed eliminazioni a sorpresa, la classifica Atp e la Race verso le Atp Finals subiscono diversi cambiamenti. Jannik Sinner resta numero uno del mondo (11.500 punti), ma con meno di 2000 lunghezze di margine su Zverev (9690), che si prende però il primo posto nella Race: 8.650 contro 7.950 punti in favore del tedesco, che rientra prepotentemente in gioco per la corsa al numero uno del 2026. Alcaraz si conferma terzo in classifica Atp (5.560) con Shelton nuovo numero 4 del mondo (4.680). Perde una posizione Felix Auger-Aliassime, quinto con 3.890, mentre ne guadagna due Daniil Medvedev, sesto con 3.770. Flavio Cobolli si conferma in top ten, settimo con 3.720 punti, davanti a Frances Tiafoe, che entra nel best ranking di numero 8 del mondo (3.380). Otto anni dopo l’ultima volta, Novak Djokovic uscirà dalla top ten e scalerà in 12esima posizione (2.980). Perde terreno Lorenzo Musetti, che scivola ai margini della top 20 in 20esima piazza con 2.255 punti.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Mostra di Venezia, Israele minaccia la revoca di cittadinanza ai registi di Naza: “Sono traditori”
(Adnkronos) – Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha minacciato di revocare la cittadinanza a Yuval Abraham e Rachel Szor, registi del documentario 'Naza' che ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. In un post su X, Zohar ha descritto il film come "vile", affermando che "costituisce un tradimento dello Stato". "E' proprio per questo motivo che ho guidato l'importante riforma del cinema, affinché i cittadini israeliani non debbano più pagare di tasca propria per i danni arrecati ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane e allo Stato di Israele", ha dichiarato Zohar riferendosi alla sua riforma dei finanziamenti governativi per l'industria cinematografica locale.
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)