(Adnkronos) – Arriva a Bergamo Logistics hub-B2B Event for supply chain and distribution, l’innovativa piattaforma di networking dedicata ai professionisti della supply chain che debutterà il 19 e 20 maggio 2027 presso la Fiera di Bergamo. Primo appuntamento del nuovo format Tech Fest Italia, Logistics hub offre al mercato una piattaforma innovativa di dialogo e confronto tra industria, ricerca e innovazione. Il progetto inaugura una serie di eventi B2B verticali, che Hannover fairs international GmbH svilupperà nei prossimi anni, a supporto delle principali filiere industriali presidiate dal network internazionale del Gruppo Deutsche Messe. Sull'evento Adnkronos/Labitalia ha intervistato il direttore generale di Hannover Fairs International GmbH, Andreas Züge.
Cosa ha convinto Hannover Fairs International a scegliere Bergamo come sede di lancio di questa nuova piattaforma internazionale dedicata alla logistica? "Direi soprattutto le caratteristiche del distretto industriale che fa capo a Bergamo. Qui infatti le infrastrutture strategiche, autostrade, aeroporti e collegamenti intermodali, si integrano con un tessuto industriale particolarmente dinamico, caratterizzato da una forte vocazione all’export e da una significativa capacità di investimento e innovazione. A questo si aggiunge la crescente attenzione delle istituzioni verso investimenti infrastrutturali e progetti di sviluppo volti a favorire l’innovazione, l’efficienza della logistica e il potenziamento delle connessioni nazionali e internazionali e noi in qualità di organizzatore fieristico internazionale, non potevamo che riconoscere il valore strategico di questo ecosistema e sviluppare un progetto capace di entrare in sintonia con le esigenze e le potenzialità del territorio".
Qual è la visione di Logistics hub per il futuro del settore?
"L’incidenza dei costi logistici sul fatturato delle imprese si attesta mediamente intorno al 10%. Di conseguenza, qualsiasi miglioramento dell’efficienza della catena logistica genera un impatto diretto e significativo sui margini operativi, oltre a contribuire alla sostenibilità economica e ambientale delle aziende. Le prospettive di crescita del settore sono particolarmente rilevanti. Da un lato, la logistica rappresenta una funzione trasversale a tutti i comparti produttivi; dall’altro, il suo peso crescente nella struttura dei costi aziendali rende indispensabile l’adozione di soluzioni innovative. L’automazione, l’intelligenza artificiale e le trasformazioni degli scenari geopolitici stanno infatti ridefinendo rotte, processi e modelli organizzativi della logistica a livello globale. In questo contesto si gioca una parte fondamentale della competitività delle imprese. Per questo motivo vogliamo offrire una piattaforma di incontro e confronto che, attraverso un evento B2B dedicato al networking, allo scambio di conoscenze e al trasferimento di competenze, porti sul territorio il know-how e le migliori pratiche che osserviamo nei principali mercati internazionali. L’obiettivo è favorire il dialogo tra operatori, accelerare l’innovazione e contribuire alla crescita di un ecosistema logistico sempre più efficiente, sostenibile e competitivo".
Quali sono gli obiettivi dell’edizione inaugurale del 2027?
"Il nostro punto di riferimento nella definizione del target è la qualità dei contenuti e delle relazioni che si svilupperanno all’interno di Logistics hub. Per questo motivo, il nostro obiettivo non è raccogliere il maggior numero possibile di espositori, ma costruire un evento B2B nella quale tutti i partecipanti, siano essi espositori o visitatori, possano trovare le migliori condizioni per sviluppare un dialogo proficuo. In questo siamo confortati anche dalle numerose manifestazioni di interesse che abbiamo ricevuto da molte importanti aziende che sono già espositori presso le nostre fiere in Italia e nel mondo". (di Sabrina Rosci)
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A Bergamo il nuovo business event per professionisti supply chain europea
Siddi, il borgo laboratorio che trasforma risorse comunità in opportunità economiche e sociali
(Adnkronos) – Siddi, piccolo borgo della Marmilla nel cuore della Sardegna, custodisce un patrimonio naturalistico, artistico e ambientale, che ogni anno richiama studenti, archeologi e studiosi, provenienti da università italiane e internazionali. Nell'ambito del mandato amministrativo 2026-2031, il Comune ha approvato il progetto 'Siddi-borgo laboratorio', con l'obiettivo di costruire un modello innovativo di sviluppo territoriale fondato sulla valorizzazione delle risorse endogene della comunità e sulla capacità di trasformarle in nuove opportunità economiche, sociali e culturali. Al centro del progetto c’è la riqualificazione dell’ex pastificio Puddu in hub multifunzionale, capace di generare nuove opportunità economiche, culturali, scientifiche e sociali finalizzate alla riduzione dello spopolamento, dove risorse materiali e immateriali si fondono per generare nuovi prodotti, servizi e iniziative. In particolare, il progetto si basa sul business model già realizzato in altre realtà similari, costituendo un cambio di paradigma in quanto focalizzato sulle priorità dei contenuti: valorizzazione del patrimonio, creazione della rete integrata degli asset culturali-turistici, stimolazione della imprenditoria locale (artigianato, agrifood, turismo); coinvolgimento attivo della comunità favorendo processi di innovazione, sostenibilità, partecipazione e rigenerazione territoriale. Il modello, condiviso con la Fondazione Ampioraggio, intende diventare scalabile, facendo di Siddi un laboratorio permanente di innovazione territoriale replicabile in altre realtà. Presentato ufficialmente il 30 giugno scorso a Ostra durante la X edizione di Jazz'Inn, il progetto ha suscitato l'interesse di imprese nazionali e multinazionali, investitori, startup, università e istituzioni che in occasione della seconda tappa di Jazz'Inn, in programma a Roma dal 9 al 13 novembre prossimi, potranno presentare proposte e soluzioni, contribuendo alla costruzione di un concreto modello di collaborazione tra pubblico e privato. "Lo spopolamento – dichiara Marco Pisanu, sindaco di Siddi – rappresenta una delle principali sfide delle aree interne italiane e, in Sardegna, assume dimensioni particolarmente rilevanti. Con 'Siddi-borgo laboratorio' intendiamo trasformare questa criticità in un'opportunità di sviluppo, creando le condizioni per attrarre nuove famiglie, giovani, imprese e investimenti attraverso la nascita di nuove attività economiche, la valorizzazione del patrimonio immobiliare e la crescita del turismo sostenibile. Il nostro obiettivo è costruire un modello innovativo economicamente sostenibile, capace di raggiungere l'equilibrio gestionale entro tre anni". Fondazione Ampioraggio, forte della propria esperienza nazionale nella promozione dell'innovazione territoriale e nello sviluppo dei borghi, è stata individuata quale coordinatore del progetto con il compito di accompagnarne il percorso di progettazione, sviluppo, consolidamento della rete partenariale e attivazione delle collaborazioni pubblico-private.
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Caldo, ‘effetto forno in casa’: come evitarlo e cosa fare quando succede
(Adnkronos) – Spesso capita di rientrare in casa nelle ore più calde e di trovare un’aria ferma, pesante, quasi più rovente di quella esterna. E' il cosiddetto 'effetto forno', che indica il fenomeno del surriscaldamento estivo dell’edificio, dovuto all’accumulo di calore nelle strutture edilizie e al suo lento rilascio durante le ore successive. Ma come capire quali fattori lo determinano e quali azioni funzionano davvero, prima e durante le ondate più intense. A rispondere Dafne Perico, di Immobiliare.it. "L’effetto forno in casa – spiega – è una condizione tipica degli ambienti abitativi che si surriscaldano eccessivamente durante le giornate calde, soprattutto in estate. Si verifica quando l’edificio assorbe una grande quantità di calore, ad esempio attraverso pareti esposte al sole, tetti non isolati o superfici vetrate, e non riesce a disperderlo in modo efficace. Il risultato è che il calore si accumula all’interno degli ambienti e viene rilasciato lentamente, facendo aumentare progressivamente la temperatura interna anche nelle ore serali, quando all’esterno l’aria è già più fresca. In pratica, la casa si comporta come un 'contenitore' che intrappola il calore, creando una sensazione di aria pesante e surriscaldata difficile da contrastare". "In questo contesto – fa notare – entra in gioco lo sfasamento termico, cioè il ritardo con cui il calore attraversa i materiali dell’edificio. Un buon sfasamento termico permette di 'spostare' l’ingresso del calore nelle ore notturne, quando può essere più facilmente smaltito, evitando così il picco di temperatura interna durante il giorno e riducendo l’effetto forno". Ecco le caratteristiche edilizie che aumentano il rischio: gli ultimi piani sotto coperture poco isolate sono maggiormente esposti all’irraggiamento solare e all’accumulo di calore nella copertura; gli appartamenti con finestre esposte solo su un lato, che limitano la possibilità di creare un ricambio d’aria efficace; gli immobili con grandi vetrate orientate a sud o a ovest prive di protezioni esterne; i contesti urbani densamente costruiti, dove l’asfalto e il cemento restituiscono accumulo termico anche dopo il tramonto. Posto questo, però, occorre sottolineare che anche edifici molto ben isolati possono surriscaldarsi in estate se non dotati di adeguate schermature solari, ventilazione notturna e strategie di raffrescamento passivo. Ma Come prevenire l’effetto forno prima che arrivi il caldo? alcune azioni vanno pianificate con un certo anticipo, idealmente in primavera. 1) Schermare le superfici vetrate: tende esterne, persiane, tapparelle e frangisole bloccano i raggi solari prima ancora che attraversino il vetro. Secondo le indicazioni degli esperti di efficienza energetica, infatti, abbassare gli schermi esterni nelle ore centrali della giornata può ridurre sensibilmente la temperatura interna in casa, solitamente molto più di quanto facciano le tende interne, che lo intercettano quando è già entrato nella stanza. 2) Curare l’isolamento dell’involucro edilizio: un buon cappotto termico, un tetto coibentato e infissi performanti rallentano anche l’ingresso del calore estivo. Chi sta considerando una ristrutturazione può chiedere al proprio tecnico una valutazione integrata, capace di bilanciare le esigenze di entrambe le stagioni. 3) Sfruttare il verde: piante rampicanti su pergole, alberi a foglia caduca vicino alle finestre più esposte e vasi raggruppati sui balconi creano ombra naturale e, attraverso l’evapotraspirazione, aiutano ad abbassare la temperatura percepita nelle zone circostanti. C'è poi il metodo dell’uomo delle caverne (Caveman Method) per rinfrescare casa senza aria condizionata che sfrutta il fresco della notte e semplici accorgimenti per mantenere la casa più fresca e ridurre l’uso dell’aria condizionata durante l’estate. Quando le alte temperature sono già una realtà, l’obiettivo cambia perché si tratta di limitare i danni e recuperare fresco nel modo più rapido possibile. Alcune azioni che si possono intraprendere: gestire l’apertura delle finestre con intelligenza: la regola generale è aprire nelle ore più fresche, notte e primo mattino, per poi chiudere finestre e schermature non appena la temperatura esterna torna a salire. Tenere aperte anche le porte interne favorisce una circolazione più uniforme dell’aria; creare corrente incrociata: se l’abitazione ha finestre su lati diversi, tenerle aperte contemporaneamente genera un flusso d’aria naturale molto più efficace della singola finestra spalancata. In assenza di questa possibilità, un ventilatore posizionato vicino a una finestra se orientato verso l’esterno può favorire l’espulsione dell’aria calda, mentre un secondo punto di ingresso dell’aria fresca rende il ricambio ancora più efficace. E' consigliabile impostare una temperatura di circa 26 °C del climatizzatore, evitando differenze eccessive rispetto all’esterno per limitare consumi e stress termico. Spostare le attività che generano calore: è bene cucinare, usare la lavastoviglie o la lavatrice nelle ore serali, quando le temperature calano, per evitare di aggiungere surriscaldamento agli ambienti nel momento sbagliato della giornata. Usare correttamente i ventilatori: i ventilatori aumentano la sensazione di fresco attraverso il movimento dell’aria sulla pelle, per questo vanno orientati direttamente verso le persone, non verso pareti o oggetti, e impostati in modalità antioraria se a soffitto, così da spingere l’aria verso il basso. Individuare la stanza più fresca della casa: in molte abitazioni esiste un ambiente naturalmente meno esposto al sole, magari seminterrato, da trasformare temporaneamente in zona rifugio nelle ore più calde, soprattutto per il riposo notturno. Per chi vive in condominio c’è la possibilità di installare tende da sole, frangisole o pellicole riflettenti sulle finestre. In questi casi è necessario informarsi se serva o meno un’autorizzazione. La disciplina coinvolge principalmente gli articoli 1102 e 1122 del Codice Civile, per cui ogni condomino può servirsi delle parti comuni purché non ne alteri la destinazione e non pregiudichi la stabilità, la sicurezza e il decoro architettonico dell’edificio. Inoltre, bisogna tenere conto delle disposizioni del regolamento condominiale e dell’eventuale normativa edilizia e paesaggistica applicabile. Anche chi vive in affitto ha margini di intervento: il conduttore può spesso installare tende o applicazioni rimovibili senza alterazioni strutturali, mentre interventi che incidono sull’immobile, come la sostituzione degli infissi o l’installazione di un climatizzatore fisso, richiedono il consenso del proprietario. E' sempre, però, consigliabile mettere per iscritto eventuali accordi su migliorie installate a proprie spese, anche per chiarire come andranno gestite al termine della locazione.
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Al Vinitaly Mionetto e i nuovi codici del bere contemporaneo, masterclass ‘No & Low Alcohol: i nuovi trend della mixology’
(Adnkronos) – In occasione della 58a edizione di Vinitaly, Mionetto (Pad. 4, Stand B3) invita operatori e visitatori a immergersi in un’esperienza che racconta l’evoluzione del bere contemporaneo: dalle etichette iconiche del Prosecco alle storiche cuvée, fino alla mixology e alle nuove proposte low e no alcohol, oggi sempre più centrali e richieste. In questo scenario in continua trasformazione, nonostante il Prosecco rimanga il cuore dell’identità della cantina, Mionetto si conferma capace di leggere il cambiamento e tradurlo in nuove occasioni. Seguendo la crescita rilevante del segmento NoLo, uno dei trend più interessanti nel panorama del beverage, Mionetto ha recentemente ampliato il proprio portafoglio con referenze dedicate come lo spumante dealcolato Mionetto 0.0% Alcohol Free, Mionetto Aperitivo Alcohol Free e Vivo Generation 5.5, lo spumante a bassa gradazione pensato per un bere più leggero e consapevole. Una proposta completa che consente di ampliare le modalità di fruizione, dall’aperitivo alle più attuali espressioni della mixology, in linea con l’evoluzione degli stili di vita e con una crescente diversificazione delle occasioni. “Oggi il bere è sempre più legato ai momenti e ai contesti, più che a un’unica modalità”, commenta Fabio Boldini, Chief Commercial Officer Italia di Mionetto S.p.A. “Per questo è fondamentale partire dall’ascolto dei consumatori, che esprimono esigenze sempre più diversificate. Dalla crescente attenzione verso il low e no alcohol fino al ruolo della mixology, il mercato richiede un’offerta più ampia e flessibile, capace di rispondere a questa evoluzione”. Una scelta strategica che sta dando riscontri concreti anche in Italia, un mercato che ha iniziato ad approcciarsi più recentemente al segmento NoLo ma che oggi mostra dinamiche di crescita particolarmente incoraggianti. In questo contesto, lo spumante dealcolato Mionetto 0.0% Alcohol Free evidenzia performance di rilievo, con una crescita di 59 punti rispetto al 2024, superiore all’andamento medio della categoria e indicativa del forte potenziale di sviluppo del segmento a livello nazionale. A Vinitaly, l’innovazione verrà trattata con le masterclass “No & Low Alcohol: i nuovi trend della mixology”, guidate dal bartender Vincenzo Pagliara. Un momento di approfondimento e degustazione che esplora le nuove frontiere del bere miscelato, tra cocktail iconici reinterpretati in chiave low e no alcohol e una crescente attenzione verso un consumo più equilibrato e consapevole. L’edizione di quest’anno vede al centro un’altra grande protagonista: la Cuvée Sergio 1887, espressione autentica dello stile Mionetto e omaggio alle origini, presentata in una nuova e iconica veste. La nostra Cuvée, prodotta con metodo Charmat, nasce dall’unione di vini provenienti da vitigni, vigneti o annate differenti, selezionati per dare vita a uno spumante più armonico, equilibrato e ricco di sfumature, pensato per offrire un’esperienza di gusto completa ma immediata.
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Dazi, Groenlandia e vino: la tregua di Trump e l’allarme per l’enologia italiana
(Adnkronos) – Sulla base dell’intesa con la Nato sulla Groenlandia, il presidente Trump ha annunciato che non imporrà i dazi aggiuntivi del 10% (a partire dal 1° febbraio) sulle merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Gran Bretagna, minacciati come “ritorsione” per l'invio di truppe da parte di questa nazioni nella “Terra Verde”. Il mondo del vino italiano, coinvolto da altri dazi statunitensi, osserva con estrema attenzione le mosse del Tycoon; non è passata inosservata la minaccia della Casa Bianca (avvenuta sempre in questi giorni) di applicare tariffe del 200% su vini e champagne francesi, dopo il rifiuto di Emmanuel Macron di aderire al "Board of Peace" per la ricostruzione di Gaza. “Trump ha già dimostrato di non minacciare a vuoto – spiega Livio Buffo, fondatore di Oscarwine e Ceo dell’agenzia di comunicazione Cenacoli – Se davvero dovesse dare seguito alle parole rivolte al suo omologo francese, la presenza dei vini transalpini sul mercato USA sarebbe seriamente compromessa, aprendo scenari inediti per le nostre etichette.” Secondo Buffo, l'effetto delle tariffe varia sensibilmente in base al posizionamento del prodotto: “Per i consumatori altospendenti statunitensi, una differenza di 10 dollari a bottiglia è spesso trascurabile. Tuttavia, dazi del 200% porterebbero i prezzi a livelli tali da poter spostare la domanda anche in questo segmento. L’impatto tra i prodotti di fascia media e bassa sarebbe invece più pesante, immediato, rendendo i prodotti francesi fuori mercato a vantaggio della concorrenza. Se i prodotti dei cugini dovessero schizzare alle stelle, è plausibile che la domanda si orienti verso alcuni dei nostri vini (non tutti ovviamente date certe differenze), che da anni sono protagonisti oltreoceano e rappresentano il loro rivale naturale. Ovviamente, chi augurerebbe qualcosa del genere ai francesi?” Rimane aperta la questione dei dazi trumpiani sui vini italiani. “Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) su base Istat – sottolinea il Ceo di Cenacoli – è di 6,5 miliardi di euro il valore dell’export italiano di vino nei primi 10 mesi del 2025, per una contrazione a valore in termini tendenziali sul pari periodo dello scorso anno del 2,7% (-1,4% il saldo a volume). Tra i motivi, c’è anche quanto avvenuto oltreoceano causa dazi: -5,6% il saldo a valore per il primo mercato della domanda mondiale per un controvalore di 1,5 miliardi di euro. Leggendo questi numeri, è fondamentale che il Governo continui il suo lavoro per risolvere il problema delle tariffe stelle e strisce.” In chiusura, Buffo allarga l'analisi al fenomeno della contraffazione e delle imitazioni, lanciando una proposta di cooperazione europea: “Dobbiamo essere consapevoli che, parallelamente all’ormai noto Italian Sounding, esiste un omologo transalpino altrettanto radicato: il French Sounding. Questo fenomeno colpisce duramente il settore enologico, dove i nostri cugini godono di una reputazione storica, alimentando un mercato di imitazioni di Champagne e di altre gemme della loro viticoltura. Il rischio concreto è che, se i prezzi dei vini francesi autentici dovessero diventare proibitivi a causa di dazi al 200%, il French Sounding possa proliferare ulteriormente, colmando il vuoto lasciato dai prodotti originali con falsi d'autore. Nella speranza che questa guerra commerciale non degeneri, sarebbe auspicabile che Italia e Francia stringessero un’alleanza strategica per tutelare i rispettivi patrimoni enogastronomici, difendendo insieme uno dei comparti più prestigiosi e trainanti della loro economia.”
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Come affrontare i cenoni delle feste. La guida di oscarwine
(Adnkronos) – Oscarwine, la freepress cartacea dedicata al mondo del vino, presenta il suo nuovo numero con un focus pungente sugli influencer del settore e una guida su come affrontare i cenoni delle feste. La copertina, in tema natalizio, cattura l'attenzione con un ironico "Anche a te e famiglia", che strizza l'occhio alla classica e ripetitiva risposta agli auguri, diventata anche un tormentone dei meme. "Almeno sulla cover siamo stati buoni – spiega Livio Buffo, fondatore di oscarwine – ma a livello di contenuti abbiamo mantenuto il solito spirito critico." Sotto la lente d'ingrandimento della rivista finiscono gli influencer del vino o, come precisa Buffo, una parte di essi: "I social non sono il male incarnato, come pensa qualcuno. La tecnologia si sviluppa in base all’uso che se ne fa o, nel caso degli influencer, in base alla domanda del pubblico o al desiderio che alcuni content creator riescono a far nascere nella gente." Il focus si concentra in particolare sui corsi online, le promesse di lavoro e i facili guadagni. "Potremmo parlare di divulgazione contro trucchi psicologici – commenta il fondatore di oscarwine – Ci sono degli influencer che fanno divulgazione seria, creando contenuti interessanti che ti arricchiscono. Poi, c’è chi promette di farti diventare esperto del vino con corsi online non riconosciuti o, addirittura, di farti raddoppiare le bottiglie vendute se sei un ristoratore o aumentare il tuo fatturato nel canale Ho.Re.Ca. se vendi vino. Come lo fanno? Alcuni proponendo trucchi psicologici o, in alcuni casi, dicendo apertamente che possono ‘ingannare’ il cliente.” "Davvero – continua – qualcuno pensa che un ristoratore di lungo corso abbia bisogno di questi giochetti? O che vendere una bottiglia in più sia la panacea di tutti i mali nella ristorazione? La crisi è nel cambio delle abitudini, delle nuove mode e della ridotta capacità di acquisto della gente. Alla fine, tutto si riduce a manuali, tecniche psicologiche, ‘piramidi’ e altri escamotage inutili, visto che oggi un ristoratore chiede consigli concreti a chi gli vende vino, non acquista perché ipnotizzato da belle parole e, solitamente ha uno staff che sa consigliare una bottiglia. I clienti, poi, non sono farlocchi." Buffo critica anche chi sostiene che i giovani dovrebbero bere di più: "Stiamo scherzando? I ragazzi prediligono i superalcolici perché basta poco per stordirsi. Piuttosto bisognerebbe insegnare loro a bere responsabilmente. Mettersi al volante ubriachi è un pericolo tanto per chi guida quanto per altri automobilisti e i pedoni.” Dalle critiche alla tavola. Per vedere cosa ci sia di vero dietro i miti sulle abbuffate festive, oscarwine ha intervistato il professor Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico di Roma: "Il professore ha smontato alcuni miti sui pranzi di Natale senza rovinare la festa ai lettori. Il Natale non è un pericolo per la salute, e c’è una percezione sbagliata del periodo, come se qualche sfizio rovinasse la linea e portasse a chili e chili in eccesso. Il professore ha inoltre dedicato un personale focus al vino, invitando a non trasformare un piacere conviviale in un rimedio salutistico.” Il numero tocca anche temi politici e di attualità per il comparto vinicolo: un’intervista all’onorevole Gadda (Italia Viva), che spazia tra OCM, dazi statunitensi, problemi climatici e sprechi alimentari e il punto del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio sugli avvisi sanitari irlandesi. La rivista propone anche tanti approfondimenti, storie di produttori e cantine. Tutto il contenuto sarà disponibile sul cartaceo o scaricabile online dal sito di oscarwine. Infine, una domanda per il fondatore: con il panettone, brut o passito? "Invito alla leggerezza: bevete quello che più vi piace con quello che amate mangiare. Non trasformiamo la tavola delle feste in un esercizio di stile. L’unico vero abbinamento che conta a Natale è quello del cuore: circondarsi di persone care. Il resto lo lascio ad altri."
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Italian sounding ed etichette “sanitarie” sui vini, cosa è cambiato in queste ore
(Adnkronos) – Nel giro di appena 24 ore, il mondo dell’agroalimentare italiano ha incassato due scosse di segno diverso. Da un lato, la denuncia del ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida sulla presenza di prodotti Italian sounding in un punto vendita interno al Parlamento europeo. Dall’altro, la decisione del governo irlandese di rivedere le proprie nuove norme di etichettatura delle bevande alcoliche, i cosiddetti “health warnings”, avvisi sanitari simili a quelli sui pacchetti di sigarette. A fare il punto è Livio Buffo, fondatore di oscarwine e ceo dell’agenzia di comunicazione Cenacoli, che segue da anni questi dossier. “L’italian sounding è un fenomeno che toglie ogni anno miliardi di euro alle nostre aziende in tutto il mondo” spiega. “Coldiretti denuncia da tempo che solo negli Stati Uniti il marketing ingannevole genera un giro d’affari da 40 miliardi di euro, che diventano 120 su scala globale. Ci sono nostri connazionali che, dopo decenni all’estero, non riconoscono nemmeno più i falsi. Non è solo un danno alle esportazioni autentiche e alla nostra immagine, ma un fenomeno che potrebbe crescere ulteriormente se non si risolvesse la questione dei dazi con il presidente Trump, con la prevedibile sparizione di molti nostri prodotti dagli scaffali americani”. Lo scorso maggio, Cenacoli ha presentato alla Camera la piattaforma “madenotinitaly”, nata per documentare e contrastare il fenomeno. “Se l’Italia non riesce a vincere il braccio di ferro per abolire i dazi statunitensi, può almeno recuperare con la comunicazione una parte di quanto generano i falsi made in Usa, un’azione che andrebbe portata avanti dazi o meno” osserva Buffo. “Il fatto che in Europa circolino prodotti taroccati non è una novità. Ma che accada in un market del Parlamento europeo è la vera notizia. Considerando l’atteggiamento spesso poco collaborativo della Ue sul fronte agroalimentare, la denuncia del ministro va oltre un semplice campanello d’allarme: in una sede istituzionale i controlli dovrebbero essere altissimi”.
La retromarcia irlandese sugli health warnings
La seconda notizia arriva da Dublino, dove il governo ha messo in pausa l’introduzione degli health warnings sulle bottiglie di vino. Un tema su cui Buffo e oscarwine lavorano da anni. “Abbiamo denunciato più volte, prima con il vecchio Mipaaf e poi con la vicepresidenza del Senato – assieme al senatore Centinaio e ad altri parlamentari – i rischi per le nostre aziende vitivinicole” ricorda. “Applicare avvisi in stile pacchetto di sigarette non serve a frenare l’alcolismo: chi ha un vizio non si ferma leggendo che potrebbe ammalarsi o morire. Serve invece a far aumentare i costi per le cantine e a ridurre i posti di lavoro nella filiera”. “Immaginate le bottiglie di vino con avvisi sanitari” continua Buffo. “Dapprima le aziende intenzionate a esportare dovrebbero sostenere costi aggiuntivi per etichette e packaging differenti. Poi, se la norma diventasse europea, il colpo ricadrebbe anche su grafici, creativi, stampatori, professionisti del packaging: sarebbe un effetto domino. E si perderebbe un’identità visiva essenziale, con scenari che ricordano distopie come ‘1984’ di Orwell”. Per ora il governo irlandese ha annunciato una revisione della norma, ma Buffo invita alla prudenza: “Si parla di rivederla, quindi bisogna vedere come. Visti i precedenti, aspetterei comunque a cantare vittoria”.
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Più dazi, meno Chianti: il paradosso del vino italiano colpito e copiato
(Adnkronos) – Tra i settori più esposti ai dazi di Trump c’è il vino italiano, destinato a subire uno dei contraccolpi peggiori. Una situazione che oscarwine, uno dei siti di settore più letti in Italia, aveva denunciato mesi fa, per voce del suo direttore Livio Buffo, e che in questi giorni è in distribuzione con il nuovo numero della freepress cartacea con una storia di copertina dal titolo provocatorio: “Trump VS Europa: dazi nostri”. «Ci piacciono le copertine forti in stile Libero o il Manifesto – spiega Buffo all'Adnkronos – e questa era pronta da tempo. Il cuore del pezzo è un’intervista alla senatrice Silvia Fregolent, che analizza l’impatto dei dazi e le paure crescenti tra i produttori.»
Paure che, oggi, sono diventate certezze.
«Trump mantiene sempre le promesse/minacce. I novanta giorni di stop ai dazi partiti ad aprile non hanno cambiato nulla… anzi. Ora inizia la vera sfida.»
Quale?
«Il mercato statunitense è il più importante per il vino italiano. Negli anni ci ha aiutato a costruire una reputazione, aumentare la nostra competitività, facendo crescere l’export e creando occupazione. I dazi colpiranno soprattutto i vini di fascia bassa che rappresentano il grosso dei volumi. I prodotti italiani diventeranno meno accessibili, probabilmente sostituiti da vini di qualità inferiore ma a prezzo più contenuto.»
Ci darebbe qualche numero?
«L’export vinicolo italiano negli USA vale 2 miliardi di euro, circa un quarto del nostro totale mondiale. Per alcune regioni italiane gli Stati Uniti valgono ancora di più, fino al 35% del loro mercato. Secondo l’UIV, le vendite di alcolici europei negli Usa (vino incluso) generano 8 miliardi di euro, contro 1,3 miliardi di import. Il dato che spaventa è un altro: l’81% del nostro vino esportato rientra nella fascia popolare, con circa 350 milioni di bottiglie vendute ogni anno. Questa è l’area che sarà più colpita. Invece, chi spende 100 dollari per un Brunello, potrà digerire un aumento di 10 ma invece chi deve arrivare a fine mese il vino italiano base inizierà a evitarlo dopo gli aumenti.»
Qualche mese fa lei aveva proposto di passare all’attacco, colpendo le aziende americane che lucrano sull’italian sounding.
«Parliamo di un fenomeno da 40 miliardi di euro che colpisce anche il vino. A maggio, con Cenacoli , il vicepresidente del Senato Centinaio e l’onorevole Cerreto della commissione agricoltura della Camera, abbiamo lanciato la piattaforma madenotinitaly.com, per segnalare i falsi italiani e fare cultura, spiegando la differenza fra un nostro prodotto e una imitazione nella speranza di far recuperare alle nostre aziende le perdite dovute ai tarocchi. Se i nostri produttori inizieranno a ritirarsi dal mercato USA o a ridurre la presenza, la situazione peggiorerà. L’italian sounding aumenterà i profitti. Se prima si stimava un incremento del fenomeno del 15%, oggi possiamo ipotizzare un’impennata almeno al 20%.»
Le conseguenze per il settore dei dazi?
«Migliaia di bottiglie torneranno indietro, invendute. Le cantine vedranno aumentare i costi di stoccaggio, i margini caleranno, e in pochi anni potremmo perdere migliaia di posti di lavoro. Le piccole cantine, in particolare, rischiano di essere spazzate via da un mercato a stelle e strisce inondato da prodotti alternativi.»
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Vino italiano sotto attacco, la campagna di Oscarwine e Centinaio
(Adnkronos) – Oscarwine, uno dei portali sul vino più letti, torna con i suoi eventi sul vino. Ad annunciarlo Livio Buffo, Ceo dell’agenzia di comunicazione Cenacoli e Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato della Repubblica. “Come anticipato a Vinitaly – ha commentato Livio Buffo – Con il senatore Centinaio abbiamo intenzione di lanciare una vera e propria campagna di sensibilizzazione su alcuni problemi che affliggono il nostro settore vitivinicolo e creare un sano dibattito che svegli le coscienze. Siamo un’eccellenza internazionale del vino ma continuiamo a subire passivamente il fuoco amico dell’Europa e, adesso, a subire i pericolosi cambi di umore degli statunitensi sui dazi: in questa situazione rischiano non solo le cantine ma anche tutte le aziende e le professionalità che fanno parte della filiera. Continuo a reputare che la miglior difesa sia l’attacco e, a brevissimo, presenteremo con il vicepresidente del Senato un progetto per provare a cambiare davvero le cose.” “Da anni – ha sottolineato il presidente Centinaio – sto portando avanti una battaglia contro una serie di vergognosi attacchi al nostro agroalimentare, dal nutriscore ai dazi americani, passando per gli avvisi sanitari irlandesi. Ci sono, tuttavia, altre situazioni sconosciute ai più – alcune potenzialmente pericolose, altre già dannose – che meritano la luce dei riflettori, che devono essere comunicate alla nostra filiera produttiva, combattute e fermate. Stiamo organizzando un incontro con Cenacoli e oscarwine per presentare questa iniziativa che vedrà coinvolta attivamente anche la nostra comunità italiana all’estero. Il patrimonio agroalimentare italiano è indissolubilmente legato al suo territorio e non delocalizzabile, non possiamo produrre l’olio d’oliva, il parmigiano, i nostri vini altrove come vorrebbe qualcuno. Urge diplomazia e una soluzione politica che non danneggi le nostre aziende: ieri il presidente Meloni ha fatto un importante passo in questo senso.” “Tanto per dare un dato a chi ci confronta sempre con i francesi – conclude Buffo – l’Italia è il primo Paese al mondo per export di formaggi oltreoceano e, negli ultimi anni, sono cresciuti anche i numeri del vino. Ho sentito dire da qualche italiano trapiantato negli Usa che, in caso di aumento dei prezzi delle nostre bottiglie, andrà sui vini della Napa Valley. Questo atteggiamento è grave. La nostra comunità –che ripeterò fino alla noia ha fortemente contribuito al ritorno del presidente Trump e che quindi ha un peso elettorale negli Usa – deve far sentire la sua voce e protestare; così come tengono la bandiera italiana in bella vista sui balconi o fuori dai negozi, devono manifestare la loro italianità anche in termini di sostegno “politico” al nostro agroalimentare. I nostri prodotti tipici sono unici, un’espressione del territorio, una materia prima unica al mondo, un saper fare che non si può delocalizzare o trasferire oltreoceano. Adesso attendiamo di vedere a cosa porterà l’incontro di ieri fra la premier Meloni e il presidente Trump.”
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Oscarwine sbarca su carta: la nuova freepress presentata al Vinitaly
(Adnkronos) – Dopo cinque anni di presenza digitale, Oscarwine, uno dei portali dedicati al vino più seguiti in Italia, diventa anche cartaceo. L’annuncio, a sorpresa, è arrivato nel corso dell’evento “Gli attacchi europei al vino italiano”, in corso al Vinitaly, e ha visto la partecipazione di figure di spicco del settore e della politica. A svelare la novità è stato Livio Buffo, CEO dell’agenzia di comunicazione Cenacoli e fondatore del marchio: “Dobbiamo far tornare la voglia di leggere alle persone. L’editoria non è morta: la carta ha ancora un grandissimo valore e noi vogliamo riscoprirlo. Per questo abbiamo fatto il percorso inverso, dai byte alla cellulosa.” La nuova rivista sarà una freepress trimestrale, distribuita nei luoghi dove il vino si compra, si degusta e si vende: “il suo habitat naturale”, come sottolineato da Buffo. L’obiettivo è raggiungere i lettori là dove vivono la passione per il vino, fuori dal web, in un contesto più diretto e tangibile. L’iniziativa editoriale è stata presentata in un contesto acceso, quello del convegno dedicato agli ostacoli posti dall’Europa all’agroalimentare italiano. Tra i temi affrontati, anche le recenti proposte di etichettatura sanitaria sulle bottiglie di vino – i cosiddetti health warning, simili a quelli presenti sui pacchetti di sigarette. Il senatore Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, ha criticato duramente l’iniziativa: “Mi sembra che l’Europa si occupi troppo di ciò che dovrebbe restare competenza degli Stati. Il vino non va criminalizzato, ma promosso come parte della nostra cultura. Due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne possono avere effetti positivi sulla salute.” Centinaio ha anche lanciato un monito contro una visione “penalizzante” nei confronti di Italia, Francia e Spagna, principali produttori di vino: “Perché se la prendono con il vino e non con la birra tedesca o le bibite industriali?”. L'intervento di Pietro Monti, vicepresidente della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) e produttore non vedente, si è concentrato su un approccio più inclusivo alle etichette: “Meglio QR code parlanti e scritte in braille, piuttosto che messaggi allarmistici. La tecnologia può aiutare davvero chi ha disabilità visive.” Monti ha raccontato l’esperienza positiva con Cenacoli per una special edition della sua azienda vinicola, già dotata di strumenti inclusivi sulle etichette. A chiudere l’incontro è stato Roberto Gualtieri, medico con oltre vent’anni di esperienza nei pronto soccorso romani, che ha posto l’attenzione sull’abuso di alcol tra i giovani: “Dai ragazzi di 11 anni fino agli adolescenti, l’alcol può causare danni irreparabili. La prevenzione, attraverso scuola e famiglia, è l’unica vera arma.” Gualtieri ha invitato a un’educazione consapevole, ribadendo che “bere responsabilmente” è la strada giusta, lontano da estremismi e allarmismi.
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